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Taranto. Presentazione del libro “Ceramica sovraddipinta di Gnathia. Taranto – Museo Archeologico Nazionale” di Amelia De Amicis che rappresenta il V fascicolo del Corpus Vasorum Antiquorum, Italia LXXXVIII (L’Erma di Bretschneider)

Venerdì 16 maggio 2025, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Taranto, presentazione del libro “Ceramica sovraddipinta di Gnathia. Taranto – Museo Archeologico Nazionale” di Amelia De Amicis che rappresenta il V fascicolo del Corpus Vasorum Antiquorum, Italia LXXXVIII (L’Erma di Bretschneider). Il volume esamina un ampio insieme di ceramiche della classe nota come “di Gnathia” provenienti da contesti tombali di Taranto ellenistica. Lo studio, attraverso l’analisi di reperti in gran parte inediti, evidenzia l’evoluzione dei corredi funerari tra IV e II secolo a.C., chiarendo le caratteristiche di una produzione destinata ai rituali funerari e distinguendola dalle manifatture rivolte ad altri ambiti funzionali. Interverranno: Stella Falzone, direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto; Luigi Todisco, presidente della commissione italiana del CVA; Antonietta Dell’Aglio, già funzionario archeologo soprintendenza Archeologica della Puglia; Elisa Lanza, funzionario archeologo direzione regionale Musei nazionali del Piemonte.

Copertina del libro “Ceramica Sovraddipinta “Di Gnathia”. Taranto – Museo Archeologico Nazionale” di Amelia De Amicis

Ceramica Sovraddipinta “Di Gnathia”. Taranto – Museo Archeologico Nazionale. Dalla polis ellenistica tarantina provengono i materiali sovraddipinti analizzati nel presente fascicolo, relativi a quella particolare classe vascolare convenzionalmente identificata come “ceramica di Gnathia” e nota al mondo scientifico prevalentemente attraverso reperti di pregio decontestualizzati. Provenendo quasi esclusivamente da contesti tombali chiusi, i numerosi reperti esaminati, in massima parte inediti, hanno costituito un’importante occasione di studio, consentendo di avanzare proposte di datazione sull’analisi degli elementi in corredo, delle morfologie e delle caratteristiche tecniche delle ceramiche. Nuclei omogenei di reperti sono stati ricondotti a specifiche unità produttive in alcuni casi assimilabili a quelli riconosciuti dall’indagine stilistica, puntualizzando alcune caratteristiche che ampliano la conoscenza del lessico ornamentale utilizzato da queste officine. I vasi presentati costituiscono una campionatura indicativa dei vari tipi vascolari attestati nella necropoli e delle trasformazioni che si determinano nei corredi dalla metà del IV a.C. sino agli inizi del II secolo a.C., mentre il linguaggio sostanzialmente uniforme che li identifica esemplifica la funzione rituale e rappresentativa assegnata dal sistema produttivo locale ai materiali destinati all’ambito funerario, differenziandoli qualitativamente da quelli indirizzati ad altre tipologie di consumo, in una lettura analitica di questa manifattura.

Ischia (Na). Ai Giardini La Mortella nella Recital Hall di Forio l’incontro “L’attività archeologica negli scenari di guerra del Medio Oriente” con Candida Felli (università di Firenze) e Ida Oggiano (Ispc-Cnr), primo appuntamento del ciclo di conferenze del “Progetto Kepos, Incontri di Archeologia e Paesaggio”

Giovedì 15 maggio 2025, alle 19, ai Giardini La Mortella nella Recital Hall di Forio, sull’isola d’Ischia (Na), l’incontro “L’attività archeologica negli scenari di guerra del Medio Oriente” con Candida Felli, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’università di Firenze, e Ida Oggiano, dirigente di ricerca all’istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, primo appuntamento del ciclo di conferenze del “Progetto Kepos, Incontri di Archeologia e Paesaggio”, dedicato al tema all’attività archeologica negli scenari di guerra del Medio Oriente. Dopo i saluti della presidente della Fondazione W. Walton e Giardini La Mortella Alessandra Vinciguerra, relazioneranno la prof.ssa Candida Felli, dell’università di Firenze, con un intervento dal titolo “L’attività archeologica negli scenari di guerra del Medio Oriente” e la prof.ssa Ida Oggiano, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che illustrerà “Il patrimonio archeologico del Libano: realismo e utopia nella progettualità in un paese tormentato dal suo passato e dal suo presente”. A moderare l’appuntamento sarà Mariangela Catuogno, direttore scientifico del Progetto Kepos. L’area del Medio Oriente è da sempre protagonista di vicende che hanno avuto conseguenze nella storia dell’intero Mediterraneo. Queste terre, solo apparentemente lontane per noi, sono in realtà parte di un “Oriente” che è da sempre “vicino” e che rende ancora più attuali e coinvolgenti le tragiche vicende di guerra di cui sono oggi protagoniste. Ma che ruolo hanno le missioni archeologiche italiane che da molto tempo operano nella regione in scenari di guerra come quelli di Libano, Siria, Iraq? Cosa si intende per “diplomazia culturale” in rapporto ai Beni Culturali?

Torino. Per Salone OFF 2025, al museo Egizio l’incontro “Musei e digitale: buone pratiche strumenti e nuovi orizzonti” con Nicolette Mandarano, autrice del libro “Il digitale per i Musei” (Carocci Editore) e Giuliano Gaia, autore del libro “Il museo immediato” (Editrice Bibliografica), in dialogo con il direttore Christian Greco

Nell’ambito del Salone internazionale del Libro OFF 2025, appuntamento al museo Egizio di Torino: giovedì 15 maggio 2025, alle 18.30, in sala conferenze, incontro su musei e digitale con Nicolette Mandarano, autrice del libro “Il digitale per i Musei” (Carocci Editore) e Giuliano Gaia, autore del libro “Il museo immediato” (Editrice Bibliografica), in dialogo con il direttore Christian Greco. Modera Emanuela Totaro, segretario generale Fondazione Kainòn ETS. L’evento è gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/musei-e-digitale-buone…. Nei giorni successivi all’evento, la conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. Come l’innovazione tecnologica influenza il mondo dei musei? Come si sposa il tempo lento di queste istituzioni con l’immediatezza del digitale? Quali nuovi strumenti hanno a disposizione le istituzioni culturali per la valorizzazione e la comunicazione? In che modo supportare il pubblico nella fruizione di esperienze digitali? E quali sono i mezzi, i contenuti e i linguaggi più adatti per catturarne l’attenzione e aumentarne il coinvolgimento? Una conversazione per rispondere a queste e altre domande centrali per i musei di oggi.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Custodi della disciplina: gli aruspici etruschi e la scienza della divinazione” con il direttore Daniele Federico Maras, quarto appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze l’incontro “Custodi della disciplina: gli aruspici etruschi e la scienza della divinazione” con il direttore Daniele Federico Maras, quarto appuntamento con la rassegna “Maggio 2025: mese degli Etruschi”. L’ingresso gratuito sarà consentito esclusivamente su prenotazione obbligatoria Scrivendo all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it. La fama degli aruspici etruschi, maestri della divinazione e iniziati alla scienza della Disciplina, sopravvisse alla fine dell’indipendenza del loro popolo, assorbito nel mondo romano. Cosa sappiamo oggi di questa tradizione, che tanto influenzò la cultura di Roma e arrivò perfino a incontrarsi e scontrarsi con il cristianesimo delle origini? Quali erano i mezzi a loro disposizione per conoscere il destino e la volontà degli dèi? E cosa contengono i misteriosi libri della Disciplina? Lo si scoprirà nell’incontro speciale offerto dal direttore.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “L’altra metà del bronzo. Novità dal Santuario di San Casciano dei Bagni” con il prof. Jacopo Tabolli (università per Stranieri di Siena)

Giovedì 15 maggio 2025, alle 17, in sala della Fortuna al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “L’altra metà del bronzo. Novità dal Santuario di San Casciano dei Bagni” con il prof. Jacopo Tabolli, professore associato all’università per stranieri di Siena e direttore dello scavo, che illustrerà le ultime novità provenienti dall’esplorazione del Santuario. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Gli scavi effettuati nel santuario termale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni hanno portato alla luce a partire dal 2022 il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo. Riproduzioni di parti anatomiche, offerte per chiedere alle divinità la salute o ringraziare di una guarigione, e statue realizzate secondo i canoni della cosiddetta mensura honorata (alti tre piedi romani, equivalenti a circa un metro), che raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro o i fedeli dedicanti. La gran parte di questi pregevoli reperti si data tra il II e il I secolo a.C., un periodo storico di grandi trasformazioni che vede la definitiva romanizzazione delle potenti città etrusche.

Padova. A Palazzo Folco, sede della Sabap, presentazione del libro “Nel suburbio di Padova – Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia”, a cura di Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo, e visita al laboratorio di restauro della soprintendenza con illustrazione di alcuni reperti

La soprintendenza e il dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova presentano giovedì 15 maggio 2025, alle 16, a Palazzo Folco, sede patavina della soprintendenza, in via Aquileia 7 a Padova, il libro “Nel suburbio di Padova – Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia”, a cura di Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo. Interverrà la prof.ssa Patrizia Basso, del dipartimento Culture e Civiltà – università di Verona, e sarà seguita, alle 17.30, da una breve visita al laboratorio di restauro della soprintendenza, dove il gruppo di lavoro illustrerà alcuni reperti. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili. Per la visione dei reperti presso il laboratorio di restauro, per limiti di capienza, l’accesso avverrà con turni di 6 persone alla volta, fino ad un massimo di 30 persone. Al fine di organizzare al meglio la breve visita, sarà necessario prenotarsi all’arrivo in Soprintendenza, prima dell’inizio dell’evento.

Attività al Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF) dell’università di Padova (foto agnese lena / unipd)

Il libro raccoglie gli esiti del Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF), condotto nell’estate del 2018 nel Laboratorio di Archeologia del dipartimento di Beni culturali – università di Padova. Il laboratorio ha avuto per oggetto i reperti provenienti da un contesto funerario di età romana, con tombe e strutture di bonifica, rinvenuto a Padova nel 2017 tramite un intervento di archeologia urbana nel settore orientale dell’attuale centro storico, in antico parte del primo suburbio cittadino. Lo scavo era stato condotto con la direzione scientifica della soprintendenza ABAP Ve-Met che ha poi accordato lo studio alla dott.ssa Cecilia Rossi, all’epoca Ricercatore a tempo determinato del DBC. Le attività formative hanno visto la pulitura e la ricomposizione dei manufatti, la setacciatura con flottazione delle terre di rogo, lo studio bio-archeologico dei resti umani, il micro-scavo dei contenitori integri e il campionamento dei medesimi. Analisi archeometriche e indagini biomolecolari sono state condotte sui campioni raccolti per la definizione del contenuto originario. Alle attività laboratoriali è seguito lo studio di dettaglio dei reperti, suddivisi per categorie e classi, la ricostruzione delle dinamiche rituali e l’inquadramento finale del contesto in rapporto alle conoscenze pregresse sulla Padova di età romana.

Copertina del libro “Le necropoli romane di Padova romana” di Cecilia Rossi

“Avviato negli anni Novanta con i primi lavori di dettaglio su singoli contesti funerari, emersi durante scavi urbani”, scrive Elena Pettenò, funzionario archeologo della soprintendenza, “lo studio delle necropoli di Padova romana ha trovato una sistematica edizione nel volume, uscito alle stampe nel 2014, Le necropoli romane di Padova romana a firma di Cecilia Rossi. Ad un decennio di distanza esce il presente volume che si concentra su un piccolo nucleo sepolcrale, di età giulio-claudia, emerso durante i lavori di archeologia urbana in via S. Eufemia 7, verosimilmente parte della necropoli estesa ad est dell’abitato antico e in relazione alla via Annia. Dieci anni, quelli compresi tra il 2010 e il 2020, durante i quali interventi di ricerche stratigrafiche condotte nell’immediato suburbium di Patavium hanno portato a un incremento di scoperte con conseguente ampliamento dei dati che, analizzati secondo un nuovo approccio di studio più attento ai resti umani, hanno correttamente posto la componente antropica come fulcro della sepoltura e suo elemento cardine. Di qui la necessità di porre in evidenza gli elementi di novità, il saper andare a capo, aprirsi ad un nuovo inizio, con occhio attento agli aggiornamenti metodologici e non solo”.

Copertina del libro “Nel suburbio di Padova – Il contesto funerario romano di via Sant’Eufemia” a cura di Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo

“Nella premessa al volume, curato da Cecilia Rossi, Stefania Mazzocchin e Silvia Tinazzo – continua Pettenò -, è proprio Cecilia Rossi che illustra – suggestivamente in prima persona, tanto gli anni di studio e ricerca sono stati vissuti intensamente- il suo percorso di studio più in generale e, nello specifico, come sia nato e si sia sviluppato il progetto LaDAF, ovvero Laboratorio di archeologia funeraria, un esperimento che si può, a buon titolo, dire riuscito, proprio con l’edizione del testo. Per meglio comprenderne la genesi è utile fare un passo indietro; l’evoluzione della ricerca personale della studiosa si è arricchita dell’esperienza di workshop organizzati presso l’Ècole Française de Rome circa la “ricostruzione delle dinamiche culturali e deposizionali”, per citare le sue stesse parole, temi poi maturati durante il soggiorno di studio presso il Centre Camille Jullian ad Aix-en-Provence. Esperienze di grande sinergia foriere di suggestioni per nuovi approcci e nuove letture che si sono andati a consolidare sulla base del lavoro pregresso”.

Vaso ossuario dalla necropoli di via Sant’Eufemia a Padova (foto sabap-pd)

“Il volume – spiega Pettenò – si articola in un primo capitolo dedicato allo scavo e alla definizione topografica della necropoli affiancata da un apprestamento di bonifica con anfore, plausibilmente coevo, cui segue una rigorosa presentazione dei materiali; elencati per classe, di ciascuna viene esplicitata le caratteristiche e i confronti con altri contesti locali, la cronologia, per poi fornire il catalogo di tutti i pezzi rinvenuti. Tale approccio si avvale dello studio attento alla cultura materiale che costituisce la cifra di Stefania Mazzocchini, mentre, per quanto riguarda i disegni, sono raccolti in tavole il cui layout si deve alla eccellente mano di Silvia Tinazzo. Segue un corposo capitolo dedicato alle diverse analisi di laboratorio che hanno coinvolti non solo specialisti dell’università di Padova, ma anche il Laboratoire Nicolas Garnier SAS di Viv-le Compte (Francia); si sottolinea l’approccio multidisciplinare tanto vasto da aprirsi a contesti di studio stranieri che implementano le conoscenze. Una sezione è poi dedicata al restauro, seguito dalla collega Sara Emanuele, la quale non solo ha coordinato le attività di restauro del laboratorio, ma ha fornito di fatto una sorta di stage agli studenti che vi hanno preso parte. Il testo si chiude con un’analisi critica dei rinvenimenti, dove viene posta attenzione alla topografia e al rituale del contesto funerario, arrivando a definire le caratteristiche della compagine sociale ivi sepolta e al suo stile di vita, ponendo attenzione alla presenza della bonifica di anfore e, elemento che costituisce un valore aggiunto, una disamina degli indicatori di attività artigianali”.

Attività al Laboratorio Didattico di Archeologia Funeraria (LaDAF) dell’università di Padova (foto agnese lena / unipd)

“Il volume – sottolinea Pettenò – si caratterizza per puntualità, acribia, rigore di metodo, in ragione della consolidata competenza delle tre curatrici, ciascuna per la propria specializzazione; un metodo, che, come si è anticipato, è solido e si arricchisce anche di esperienze straniere, per lo più d’Oltralpe. Non trascurabile è il fatto che lo studio del contesto sepolcrale di via S. Eufemia prevedesse, inizialmente, un esame individuale da parte di Cecilia Rossi; ma le caratteristiche delle sepolture (ubicazione, l’essere esito di uno scavo stratigrafico, l’ottimo stato di conservazione) hanno reso i manufatti adatti ad uno studio globale, che ha consentito di applicare una nuova metodologia di studio globale, comprensivo di numerose analisi. Ne è nata così un’esperienza corale che ha coinvolto studenti in formazione per il corso magistrale e specialisti di settore. Con lezioni frontali e attività pratiche, di cui il volume è ricco di riproduzioni fotografiche, la ricerca non si è sottratta alla formazione degli studenti, alcuni dei quali sono stati coinvolti anche nella redazione del volume, il cui ricco indice è emblematico del lavoro svolto”.

“Pare molto significativo anche il logo scelto per il laboratorio il quale, tra forme e colori, allude ad una ricerca innovativa. A tale proposito vale la pena sottolineare l’importanza delle analisi biomolecolari, volte alla comprensione del contenuto di alcuni manufatti, affidata alla vasta esperienza e competenza di Nicolas Garnier che ha assicurato l’inserimento dei dati patavini in un contesto più ampio “volto alla definizione delle pratiche cultuali antiche, a prescindere dalla datazione e dal contesto culturale di appartenenza”. Il volume porta, a pieno titolo, alla visione di un’umanità dentro e dietro alle cose dando al defunto la sua centralità e soffermandosi sul ruolo dei congiunti durante i rituali funebri, spingendosi fino alla ricostruzione della compagine sociale e delle dinamiche cerimoniali, con riflessioni sullo stile di vita e lo stato di salute degli abitanti di Patavium in età imperiale. Esito di un lungo percorso, attento alla globalità degli approcci cui si sono sottoposti i diversi manufatti, il volume – conclude Pettenò – costituisce l’elaborazione finale di un lavoro che si caratterizza come uno studio paradigmatico, grazie al quale si è approfondita la conoscenza della ritualità funeraria di Padova romana, chiarendo quella che poteva essere il “funerale standard” per il ceto medio patavino della prima età imperiale e, per riprendere la parole di Cecilia Rossi, “gli esiti delle indagini scientifiche si sono rilevate tutt’altro che scontati, dando modo di ampliare, correggere e mettere in discussione quanto affermato finora sulla base delle fonti letterarie”.

Verona. Al museo di Storia Naturale presentazione del libro “Roma preistorica” di Alessandro Guidi, terzo degli incontri “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al museo di Storia maturale di Verona” a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca

Giovedì 15 maggio 2025, alle 17, nella sala conferenze “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, presentazione del libro “Roma preistorica” di Alessandro Guidi (Carocci, 2024), terzo incontro del ciclo “La Biblioteca di Nemo. Dialoghi di storia e di scienza al Museo di Storia Naturale di Verona” realizzati dal museo di Storia naturale di Verona e dal Servizio Biblioteche specialistiche e Archivi storici dei Musei, in collaborazione con il dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona e con il patrocinio della Società italiana di Storia della Scienza: sette appuntamenti a cura di Massimo Saracino e Andrea Tenca. Guidi discuterà con Alfredo Buonopane (università di Verona) e Massimo Saracino (Musei Civici di Verona) in merito alla preistoria dell’Agro romano per rispondere alla domanda: “Come è nata Roma?”.  Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Copertina del libro “Roma preistorica” di Alessandro Guidi

Roma preistorica. Come è nata Roma? Perché si è scelto di vivere proprio lì? Come si fa a trovare le tracce delle sue origini tra le molte stratificazioni che ha avuto nel tempo? Il libro parte dal più antico popolamento dell’Agro romano mezzo milione di anni fa, passando per le vicende dei primi agricoltori, fino alla concentrazione di genti attorno al guado sul Tevere e alla veloce crescita che le fece assumere le dimensioni di città, per arrestarsi proprio poco dopo la data mitica della fondazione, il 753 a.C. Fanno parte della trattazione la ricostruzione dei mutamenti del paesaggio a partire dal Pleistocene, una breve rassegna della fortuna del mito delle origini nell’arte, nella letteratura e nel cinema, una “guida” a musei e siti archeologici legati alle testimonianze della “prima” Roma.

Il prof. Alessandro Guidi (foro FB)

Alessandro Guidi è stato professore ordinario di Archeologia preistorica e protostorica nelle università di Verona e Roma Tre. Fra i suoi libri: Storia della paletnologia (Laterza, 1988), Preistoria della complessità sociale (Laterza, 2000).

Paestum (Sa). Al museo Archeologico nazionale presentazione in anteprima del corto “Elea – La Rinascita” da un’idea del direttore Tiziana D’Angelo: il progetto cinematografico si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del sito di Velia

Il 15 maggio 2025, alle 10, nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale di Paestum, i parchi archeologici di Paestum e Velia presentano in anteprima il cortometraggio “Elea – La Rinascita”, un progetto cinematografico che affonda le radici nell’antichità per riflettere su temi quanto mai attuali: migrazione, identità e rinascita. Nato da un’idea di Tiziana D’Angelo, direttore dei Parchi, con la regia di Luigi Marmo e la sceneggiatura di Luca Apolito, il corto è realizzato in collaborazione con il Giffoni Film Festival e co-finanziato dalla Regione Campania. L’opera si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del sito di Velia, avviato con la mostra “Elea – La Rinascita” (2023–2024), e ispirato alle recenti e significative scoperte emerse durante gli scavi archeologici sull’Acropoli, tuttora in corso. L’anteprima sarà l’occasione per riflettere, insieme a studenti, istituzioni e pubblico, sull’universalità della storia antica e di come il cinema possa restituire senso, emozione e accessibilità a un passato che continua a parlare alle nuove generazioni.

Nel corso della giornata di presentazione, interverranno: Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Jacopo Gubitosi, direttore generale di Giffoni; Giuseppe Coccorullo, presidente del parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; e Filippo Ungaro, portavoce di UNHCR Italia, il quale offrirà un contributo sul tema delle migrazioni, cuore pulsante del film. Presenti inoltre Luigi Marmo, regista del cortometraggio e, in rappresentanza del cast, l’attore Orazio Cerino, volto noto del cinema e del teatro. Porterà il saluto istituzionale anche il sindaco di Ascea, Stefano Sansone, in rappresentanza del territorio che ospita l’antica Velia. Saranno anche presenti le classi della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo Carducci Capaccio Trentinara e il Forum dei Giovani di Ascea.

Il sito archeologico di Velia (foto pa-paeve)

Una proiezione permanente per tutti i visitatori. Dopo l’anteprima del 15 maggio 2025, il cortometraggio sarà proiettato quotidianamente presso l’Antiquarium della Canonica, sull’Acropoli di Velia, durante tutto l’orario di apertura del sito. A Paestum, invece, la proiezione avverrà ogni giorno alle 11 e alle 17 nella sala Spazio pubblico del museo Archeologico nazionale. Un’iniziativa che arricchisce l’esperienza di visita, offrendo a famiglie, studenti e viaggiatori un’occasione di approfondimento emozionale e visivo. Un modo nuovo per entrare in dialogo con il passato, attraverso la forza delle immagini e la potenza dei sentimenti.

La trama. Teos e Thalia: il viaggio di due fratelli tra storia e contemporaneità. Nel cuore della notte, Teos e Thalia, fratello e sorella adolescenti, fuggono da Focea, una città sotto assedio, prossima alla distruzione. Le mura tremano, il futuro è incerto. I genitori sono scomparsi, forse caduti in battaglia, e ai due giovani non resta che un’ultima indicazione: fuggire. Andare lontano. Attraversare il mare. Cercare una nuova terra dove ricominciare. È da questa premessa drammatica che prende vita il cortometraggio “Elea – La Rinascita”, ambientato in una Focea sospesa tra passato e presente, tra l’antica città ionica e una città contemporanea devastata dalla guerra. Il confine tra epoche si dissolve: la storia dei due fratelli si colloca in un tempo indefinito e, proprio per questo, profondamente universale. Una fuga attraverso paesaggi in rovina e mari agitati, dove ogni passo porta con sé la paura e la speranza. A rendere unico il cammino dei due protagonisti, il continuo mutamento dei loro volti e delle loro voci: a ogni tappa attori diversi, provenienti da contesti e paesi differenti. Un espediente narrativo potente e simbolico, che restituisce al racconto una dimensione collettiva e globale. I due adolescenti diventano così simboli di tutti i migranti, rifugiati, esuli di ogni epoca; la loro storia attraversa i secoli, unisce civiltà, culture, geografie. Il loro viaggio si conclude a Elea, la nuova patria, fondata da esuli come loro. Con questo racconto per immagini, il cortometraggio “Elea – La Rinascita” restituisce dignità e centralità a storie troppo spesso dimenticate, e ci invita a guardare alla storia antica non come a un frammento lontano, ma come a uno specchio del nostro presente.

L’archeologo Francesco Uliano Scelza con il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

“Questo progetto”, sottolinea Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, “rappresenta un modo nuovo e potente per raccontare la storia di Velia: attraverso il linguaggio simbolico del cinema, i valori di accoglienza, resilienza e trasformazione, che hanno segnato la nascita della polis, riaffiorano come insegnamenti vivi per il nostro tempo”. E Jacopo Gubitosi, direttore generale del Giffoni Film Festival, dichiara: “Abbiamo realizzato questo cortometraggio in stretta collaborazione con il parco archeologico di Paestum e Velia, condividendo l’obiettivo di avvicinare i giovani a un patrimonio culturale di straordinaria importanza. Velia, l’antica Elea, custodisce una storia che merita di essere raccontata con nuovi linguaggi: attraverso il cinema, abbiamo voluto dare forma a un racconto capace di emozionare, educare e creare connessioni profonde tra passato e presente. Unendo immagini, archeologia e memoria, abbiamo costruito insieme un ponte verso le nuove generazioni”.

“Questo cortometraggio e la storia di Elea sono di grandissima attualità, e ci portano a riflettere sul valore della solidarietà e dell’accoglienza”, afferma Filippo Ungaro, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – UNHCR Italia. “Oggi più che mai, visto che il numero delle persone nel mondo che scappano da conflitti e persecuzioni ha raggiunto la cifra record di oltre 120 milioni. A fronte di questo aumento dei bisogni, le risorse a disposizione sono sempre più scarse. L’intero sistema umanitario è a un punto di rottura: alle carenze di lunga data nell’assistenza umanitaria, si somma l’attuale brutale crisi dei finanziamenti, il cui impatto sulla vita dei rifugiati è già devastante e peggiorerà ulteriormente. Non si tratta solo di una carenza di fondi, ma di una crisi di responsabilità. Il costo dell’inerzia si misurerà in sofferenza, instabilità e futuro perduto. Tagliando gli aiuti umanitari si tradiscono principi di solidarietà che definiscono la nostra umanità. È una ferita ai valori su cui si fondano le società giuste”.

La conservazione di Villa dei Quintili protagonista con il parco archeologico dell’Appia Antica al Salone internazionale del Restauro di Ferrara. In presenza e on line

Dal 14 al 16 maggio 2025, il parco archeologico dell’Appia Antica è presente al Salone internazionale del Restauro di Ferrara, il grande evento internazionale dedicato all’eccellenza italiana nel restauro artistico e architettonico che celebra l’importante traguardo della 30a edizione. Per tre giorni, Ferrara Expo si trasformerà in una piattaforma dinamica di confronto tra memoria e innovazione, ospitando oltre 100 espositori e altrettanti appuntamenti, tra workshop, convegni e attività formative dedicate ai professionisti del settore. Diagnostica, digitalizzazione, restauro specialistico, impiantistica, sostenibilità: l’area espositiva offrirà una panoramica completa sulle tecnologie e le soluzioni più avanzate per il restauro architettonico, artistico e urbano. Nel ricco programma di incontri, a cui parteciperanno anche tecnici, ricercatori, direttori di Istituti e di Musei, ci saranno seminari, incontri, talk e momenti formativi di alto livello, offrendo nuove prospettive e approfondimenti sulle sfide e le opportunità del settore.

Villa dei Quinitli, una delle più belle ville edificate lungo la via Appia (foto parco appia antica)

Per il parco archeologico dell’Appia Antica il momento clou è giovedì 15 maggio 2025, quando, tra le 16 e le 17, nella Sala Mic – Padiglione 3, c’è l’incontro “Villa dei Quintili: un grande laboratorio per la conservazione e la conoscenza”, nel corso del quale saranno esposte le attività conservative e di ricerca più recenti effettuate presso la Villa dei Quintili in collaborazione con l’Istituto centrale del restauro e la Sapienza università di Roma. Diretta streaming: https://www.youtube.com/@FieraRestauro/streams. Dopo i saluti di Simone Quilici, direttore PAAA; Luigi Oliva, direttore ICR; Daniela Esposito, professoressa Sapienza università di Roma; gli interventi di Eleonora Gioventù, Edoardo Capasso, Sara Belletti, Giuliana Codato, Valentina Fantera “Ricerca, sperimentazione e restauro per la conservazione del patrimonio archeologico di Villa dei Quintili”; Marta De Pari (dottoranda SAPIENZA–UNIBA, Progetto PNRR 4.1) “Conoscere per Conservare. La Villa dei Quintili; un approccio multidisciplinare per l’impianto termale”; Roberta Boscherini, Raffaella Guarino, Sara Iovine (funzionari PAAA) “Conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico di Villa dei Quintili: gli ultimi interventi conservativi sui sectilia pavimentali”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro con Maddalena Santeroni su “Rivoluzioni e Rivoluzionarie. Da Elisabetta Sirani a Grazia Deledda”: sesto appuntamento della rassegna “Mercoledì talk!”

Sesto appuntamento con “MERCOLEDÌ TALK!”, la nuova rassegna culturale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che esplora temi e argomenti diversi e che stimola un dialogo curioso tra pubblico e specialisti. La rassegna, curata da Maddalena Santeroni per l’Associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia, si svolge per quattro mercoledì a cadenza bimensile fra febbraio e marzo ed ogni incontro è dedicato ad un tema specifico: arte, cinema, storia, psicoanalisi, poesia. Mercoledì 14 maggio 2025, alle 17.45, in sala Fortuna, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, “Rivoluzioni e Rivoluzionarie. Da Elisabetta Sirani a Grazia Deledda” con Maddalena Santeroni. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti con prenotazione all’indirizzo mail presentazioni11@yahoo.com. È ancora importante parlare di donne? È ancora importante sapere chi ha tracciato un solco per acquisire diritti? Chi ha combattuto una battaglia femminista anche senza saperlo? Conosciamole meglio, conosciamole tutte, donne semplici o donne artiste donne che hanno aperto le porte al futuro. In qualsiasi secolo le rivendicazioni hanno avuto il profumo di donna.