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Baia. Al Castello presentazione del libro “Il ramo d’oro. Un giallo delle origini” di Jean-Noël Schifano nell’ambito della mostra “Alla ricerca del Ramo d’oro – Immaginaria 2023” a cura del collettivo Opus continuum con il parco archeologico dei Campi Flegrei

baia_castello_immaginaria_libro-il-ramo-d-oro-un-giallo-delle-origini_presentazione_locandina“Ricorda Enea, non prima è concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall’albero l’auricomo ramo. Questo dono a lei sacro Proserpina bella fissò che le si porti…” Con queste parole la Sibilla cumana esorta l’eroe troiano a cercare nel bosco sacro la chiave d’accesso al mondo infero. Ma cos’è il ramo d’oro, qual è la sua vera natura? Virgilio ci ha lasciato in eredità un enigma da sciogliere. La posta in gioco è alta, spaventosa, forse bizzarra, ma sicuramente necessaria e Jean-Noël Schifano ha raccolto la sfida. Con il suo nuovo libro “Il ramo d’oro. Un giallo delle origini” (ed. Colonnese), il primo scritto direttamente in Italiano, la lingua del padre, Schifano ci accompagna in un appassionante viaggio nelle terre ardenti fino all’estremo limite delle acque avernali, lì dove ci ricorda l’autore è racchiusa, come in una lacrima, tutta la cultura occidentale. Sabato 13 maggio 2023, alle 11, nella suggestiva cornice del Castello di Baia, Schifano dialogherà con l’architetto e scrittore Francesco Escalona, ospite della rassegna “Immaginaria 2023. Alla ricerca del ramo d’oro”, accolto da Selene Salvi del collettivo “Opus Continuum” e dal direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. È questo il quarto appuntamento del ciclo di conferenze organizzate nell’ambito della mostra “IMMAGINARIA 2023 – Alla ricerca del ramo d’oro” a cura del collettivo Opus continuum in collaborazione con il parco archeologico dei Campi Flegrei. Ingresso gratuito.

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Copertina del libro “Il ramo d’oro. Un giallo delle origini” di Jean-Noël Schifano

Il ramo d’oro. Un giallo delle origini (pagg. 72, euro 8) è l’ultimo scritto di Jean-Noël Schifano, che ha arricchito la storica ed elegante collana “Lo Specchio di Silvia” delle edizioni Colonnese, guidate da Francesca Mazzei, che sarà accanto all’autore nei due incontri di presentazione. Virgilio, il grande poeta che amò e fu amato da Napoli, dove si trova la sua tomba, aveva nel suo nome – Publius Vergilius Maro – l’anagramma del “ramo” (Maro-Ramo). Quel ramo che per duemila anni gli studiosi hanno creduto fosse un “ramo di vischio”; le cui foglie crepitavano, leggere, al vento, e dal quale Enea estirpava il ramoscello troppo lento a venire. Parte da questa intuizione, l’appassionato e “ardente” excursus di Schifano sulla storia, la poesia, la letteratura dell’antica terra dei Campi Flegrei, con la scoperta dell’intimo saluto, del pensiero alle origini e all’infanzia che il grande Virgilio volle lasciare tra le righe delle sue opere immortali, sul ciglio dell’Averno.

Jean-Noël Schifano

Lo scrittore Jean-Noël Schifano

Jean-Noël Schifano è autore di una quindicina di libri ispirati dalla civiltà napoletana, tra cui “Il gallo di Renato Caccioppoli”, “Anna Amorosi” e il classico “Cronache napoletane”, editi in Italia da Colonnese. Cittadino onorario di Napoli, dove ha diretto l’Institut Français, è editore presso Gallimard e traduttore di Elsa Morante, Umberto Eco, Alberto Savinio, Italo Svevo, Leonardo Sciascia. Con le sue traduzioni ha fatto conoscere in Francia Anna Maria Ortese, Fabrizia Ramondino, Elena Ferrante. Per Colonnese ha pubblicato inoltre “Il vento nero non vede dove va” e “Amara o Le Opere Pie della Misericordia Corporale”.

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Panoramica del Castello di Baia, sede del museo Archeologico nazionale dei Campi Flegrei (foto pa-fleg)

“Alla ricerca del Ramo d’oro – Immaginaria 2023”, mostra a cura del collettivo di artisti Opus Continuum, è visitabile al museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia fino al 21 maggio 2023. Le mostre organizzate dal collettivo di artisti figurativi Opus Continuum si sono sempre distinte per le tematiche legate ai miti e alle leggende del territorio, dove il mito non è semplice rievocazione antiquaria, ma lente per leggere eventi e situazioni della nostra vita e del nostro tempo. Dopo il sepolcro della Sirena Parthenope è affrontato un altro enigma: che cos’è il ramo d’oro, qual è la sua vera natura? Anche su questo tema che riguarda il territorio si è scritto e continua a scrivere tantissimo. Con quel ramo (di vischio, mirto, oppure una spiga di grano come suggerì Giambattista Vico?), dono da fare alla bella Proserpina, Enea discese da vivo agli inferi per scoprire il suo destino. Il mito, o per meglio dire una delle sue tante varianti, racconta che l’ingresso all’Ade sia proprio nei Campi Flegrei. Lì la Sibilla, dalla sua esecrabile dimora, affidava al vento e alle foglie i suoi responsi. Così come è stato per il mitico sepolcro della nostra Sirena, nei secoli schiere di eruditi (ed in seguito di archeologi) hanno letteralmente setacciato l’intero territorio alla ricerca di una grotta, una cavità primordiale che potesse in qualche modo rappresentare quel passaggio agevole tra il “sopra” e “sotto”. Quante cavità artificiali nei Campi Flegrei sono state identificate come sede della Sibilla o come ingresso all’Ade? Ed ecco un esempio della potenza del mito che per alcuni diviene realtà, storia. Gli artisti del collettivo partenopeo, come l’eroe troiano, hanno affrontato quel terribile ed affascinate viaggio. Hanno cercato tra il folto degli alberi il proprio ramo, chiave di accesso al loro personale “sottosuolo”.  Questi gli Artisti espositori del collettivo: Sergio Coppola, Renato Criscuolo, Ludovico della Rocca, Fulvio De Marinis, Michele Di Lillo, Loris Lombardo, Carlo Alberto Palumbo, Selene Salvi.

Palermo. Alla Gipsoteca dell’università workshop “Paesaggi, archeologia ed ecologia: metodi e ricerche per lo studio dei territori siciliani nella lunga durata” dalla Preistoria al Medioevo

palermo_università_paesaggi-archeologia-ecologia_workshop_locandinaMartedì 9 maggio 2023, dalle 10, nella Gipsoteca del dipartimento Culture e Società dell’università di Palermo (Ed. 15, Campus di viale delle Scienze) si tiene il workshop “Paesaggi archeologia ed ecologia: metodi e ricerche per lo studio dei territori siciliani nella lunga durata”. L’incontro è organizzato dal prof. Giuseppe Bazan del dipartimento STEBICEF, dal prof. Aurelio Burgio del dipartimento Culture e Società e dal dott. Angelo Castrorao Barba della Polish Academy of Sciences, con l’obiettivo di presentare diversi approcci metodologici per ricostruire e comprendere i paesaggi siciliani nella lunga durata, dalla Preistoria fino al Medioevo. Partecipazione libera e aperta a tutti.

IL PROGRAMMA. Alle 10, introduzione: Chiara Portale, università di Palermo, dipartimento Culture e Società. Interventi: 10.10, Vincenza Forgia, università di Palermo, laboratorio di Topografia antica del dipartimento Culture e Società, su “Paesaggi in movimento: dai territori delle comunità paleolitiche alle origini del paesaggio pastorale”; 10.30, Massimo Cultraro, istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, CNR, su “Paesaggi montani tra grotte e lava: per un’archeologia dei siti ad alta quota nella Sicilia orientale”; 10.50, Aurelio Burgio, università di Palermo, laboratorio di Topografia antica del Dipartimento Culture e Società, su “Paesaggi della romanizzazione nella Sicilia centro-occidentale”; 11.10, discussione. Dopo il coffee break, alle 11.50, Emma Vitale, università di Palermo, dipartimento Culture e Società, su “I paesaggi della cristianizzazione”; 12.10, Daniela Patti, università Kore di Enna, facoltà di Studi Classici, Linguistici e della Formazione, su “Paesaggi rupestri: temi e prospettive della ricerca archeologica nella Sicilia centrale”; 12.30, Angelo Castrorao Barba, Institute of Archaeology and Ethnology, Polish Academy of Sciences, su “Archeologia dei paesaggi islamici: temi, prospettive e ricerche in corso nella Sicilia occidentale”; 12.50, discussione. Dopo la pausa pranzo, alle 14.30, Rosa Maria Cucco, soprintendenza BB.CC.AA di Palermo, su “Strategie di tutela del patrimonio archeologico nel territorio della provincia di Palermo”; 14.50, Giuseppe Bazan, università di Palermo, laboratorio di Ecologia del Paesaggio ed Archeobotanica del dipartimento STEBICEF, su “La vegetazione come indicatore delle traiettorie storiche dei paesaggi”; 15.10, Roberto Miccichè, università di Palermo, laboratorio di Antropologia “LabHomo” del dipartimento STEBICEF, su “Paesaggi pastorali e interazioni sociali a Selinunte tra il VII e il VI sec. a.C. Una prospettiva archeozoologica”; 15.30, discussione. Alle 16.20, Luca Sineo, università di Palermo, laboratorio di Antropologia “LabHomo” del dipartimento STEBICEF, su “Paleoecologia del sito pleistocenico di San Teodoro”; 16.40, Claudia Speciale, IPHES-CERCA, Catalan Institute of Human Palaeoecology and Social Evolution, su “Il ruolo dell’archeobotanica nella ricostruzione del paesaggio siciliano: passato, presente e futuro”; 17, discussione e chiusura lavori.

Crotone. I carabinieri del TPC, dopo lunghe indagini, restituiscono all’Italia (e al Perù e all’Equador) decine di reperti archeologici di 2500 anni fa, frutto di saccheggio. La cerimonia al museo di Pitagora

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Il comandante del Nucleo Carabinieri Tpc di Cosenza, tenente Giacomo Geloso, e il direttore regionale Musei della Calabria, Filippo Demma, davanti ai reperti archeologici restituiti all’Italia (foto drm-calabria)

In antico erano chiamati i “Nostoi”, i ritorni, ovvero il racconto del ritorno in patria di singoli eroi della guerra di Troia. Un qualcosa del genere è avvenuto giovedì 4 maggio 2023, a Crotone. Ma non si tratta del ritorno in patria di eroi del terzo millennio, ma di testimoni dei popoli e della cultura della Magna Grecia di 2500 anni fa. Al museo di Pitagora, centro di riferimento delle attività culturali della città di Crotone, si è svolta infatti la cerimonia di restituzione di reperti archeologici all’Italia (ma anche al Perù e all’Ecuador). Preziose testimonianze recuperate in Italia e nel Regno Unito nel corso delle attività dell’indagine convenzionalmente denominata “Achei”. Ne dà notizia direttamente la Direzione regionale Musei della Calabria. Presenti alla cerimonia di restituzione il direttore regionale Musei della Calabria, Filippo Demma; il comandante del Nucleo Carabinieri Tpc di Cosenza, tenente Giacomo Geloso; l’ambasciatore peruviano Eduardo Martinetti e il ministro dell’Ambasciata dell’Ecuador, Patricio Troya Suarez.

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La grande lekythos attica a figure nere su fondo bianco, attribuibile al Pittore di Edimburgo del 500 a.C., recuperata sul mercato clandestino dai Carabinieri del TPC (foto drm-calabria)

Le indagini condotte dal 2017 al 2018 hanno consentito di accertare sistematici saccheggi che garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di beni archeologici di ingente valore ed erano inseriti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero. Tra i numerosi reperti uno specchio in bronzo con impugnatura a forma di fanciulla panneggiata (kore) del V sec. a.C., una grande lekythos attica a figure nere su fondo bianco, attribuibile al Pittore di Edimburgo del 500 a.C., 52 esemplari di monete in oro, rame, bronzo argento che vanno dal V al III sec. a.C.

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Alcuni reperti archeologici recuperati dai Carabinieri del TPC di Cosenza tra cui, al centro, uno specchio in bronzo con impugnatura a forma di fanciulla panneggiata (kore) del V sec. a.C. (foto drm-calabria)

“Significativo il lavoro svolto dagli Istituti del ministero della Cultura per contribuire alla conoscenza e allo studio dei reperti rubati e poi restituiti alla comunità e spesso le sale espositive sono occasione per scoprire opere recuperate grazie complesse attività di indagine”, è stato detto alla conferenza di presentazione. “Tappe queste che costruiscono la storia della tutela del patrimonio italiano. Ed è sempre più forte anche nella coscienza collettiva l’importanza della lotta al traffico illecito di reperti archeologici che ha il duplice scopo di recuperare materialmente i beni ed essere un deterrente per lo scavo clandestino, soprattutto per le disastrose conseguenze della distruzione dei depositi stratigrafici superstiti. Il recupero di questi reperti è quindi una riaffermazione della legalità e del diritto di ciascun popolo alla propria eredità culturale. E le diverse istituzioni che lavorano insieme per interporre efficaci barriere contro le aggressioni del crimine organizzato, consentono questi significativi ritorni”.

Al museo e parco archeologico di Sibari 1° Maggio speciale con Sybarisuona: picnic, visite guidate e musica. Navetta gratuita comunale

Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide e all’area archeologica di Sibari appuntamento il 1° Maggio 2023 con Sybarisuona: picnic, visite guidate e musica. E per accedere in sicurezza, dopo un incontro tra il direttore del museo Filippo Demma e il sindaco di Cassano all’Ionio Giovanni Papasso, è stata istituita una navetta comunale gratuita che parte alle 11, 12, 14, 15, 16, 17 e 18, dalla stazione di Sibari, fa sosta in largo Madonnina a Marina di Sibari, al centro commerciale dei Laghi di Sibari per poi giungere al museo di Sibari e, infine, al parco archeologico. La navetta è disponibile anche al ritorno quando, invece, ripartirà, alle 21, dal parco archeologico, essendo lì il fulcro dell’evento con i concerti (il cui avvio è previsto alle 17.30) di Massimo Garritano, Le ragazze del paese accanto, Luca Ciarla, Roberta Carrieri, Peppe Voltarelli, a cui è affidato il momento centrale del concertone, e Dj Hugolini, facendo scalo nelle stesse località ma in ordine inverso. L’evento è organizzato dal parco archeologico di Sibari in collaborazione con Sud Studio Digital Sound e con la partecipazione di Catasta Pollino.

Sibari. Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide il laboratorio “La tavola dell’antica Sibari” con Saverio Mauro e l’archeologo Gianluca Sapio

sibari_parco_la-tavola-dell-antica-sibari_locandinaLegumi. Fave, in particolare. Di questi tempi è possibile ancora gustarle fresche. E zuppe, assortite e gustose. Ci piacciono e piacevano agli antichi Sibariti. Domenica 30 aprile 2023, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide, appuntamento con “La tavola dell’antica Sibari” a cura dell’associazione socio-culturale “Francesco”, attività gratuita inclusa nel costo del biglietto d’ingresso. Info e prenotazioni: luigideblasi13@virgilio.it, 3280337378. Preparerà i piatti antichi Saverio Mauro, stuzzicandone il sapore con erbe aromatiche spontanee. Le assaggeremo insieme mentre l’archeologo Gianluca Sapio porterà i partecipanti a banchettare in Magna Grecia e nella Sibari antica, in un viaggio attraverso i secoli, dove il banchetto è condizione sociale, vita religiosa e politica.

Monasterace (RC). Dopo un lungo periodo di attesa per lavori riapre il museo Archeologico nazionale dell’Antica Kaulonia. Iniziati i lavori di valorizzazione del Parco

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Il museo Archeologico nazionale dell’Antica Kaulon (foto drm-calabria)

Sabato 22 aprile 2023 riapre al pubblico e torna finalmente fruibile dopo un lungo periodo di attesa, il museo Archeologico nazionale dell’Antica Kaulonia. Dopo i lavori di manutenzione e messa in sicurezza promossi dall’amministrazione comunale di Monasterace (RC) nell’ambito del Progetto di “RISANAMENTO E VALORIZZAZIONE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI KAULONIA” – PROGRAMMA OPERATIVO FESR/FSE CALABRIA 2014/2020, apre le sue porte rinnovato e implementato nella sicurezza. Nuovi progetti sono in cantiere, che metteranno al centro la ricerca, i reperti esposti e daranno nuova linfa alle attività di valorizzazione.

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Veduta da drone dell’area archeologica dell’Antica Kaulonia (foto drm-calabria)


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Parco archeologico dell’Antica Kaulon: al via i lavori di valorizzazione (foto drm-calabria)

Intanto sono cominciati i lavori per la valorizzazione del parco archeologico dell’Antica Kaulon a Monasterace – Reggio Calabria. Il progetto è stato curato dalla direzione regionale Musei per la Calabria e dalla soprintendenza ABAP per la città di Reggio Calabria e Vibo Valentia. Il soggetto attuatore dell’interventi è il Segretariato regionale del MIC per la Calabria. L’intervento è finanziato dal ministero della Cultura nell’ambito del PON Cultura e Sviluppo (FESR 2014-2020) con un importo di 1.500.000 di euro. Dopo la bonifica da ordigni bellici in tutta l’area del parco archeologico che si è svolta da ottobre a dicembre 2022, i lavori di valorizzazione consisteranno nella messa in sicurezza e nel miglioramento della fruizione del parco archeologico che è costituito da terreni di proprietà statale e da terreni di proprietà comunale. Il raggiungimento di una visione unitaria del parco sarà possibile attraverso l’installazione di una recinzione lungo tutto il perimetro, compreso il tratto verso la spiaggia. Le infrastrutture di base per la fruizione consisteranno in un sistema dei percorsi e di aree di sosta, arredi per le piazzuole di sosta, pannelli didattici, la messa a dimora di piante di ulivo e la realizzazione di uno schermo verde formato da arbusti interrati di lentisco e di altre specie proprie della vegetazione locale e da impianti di illuminazione e di videosorveglianza. Inoltre sono previsti percorsi carrabili e ciclopedonali e interventi di restauro delle superfici decorate dei resti archeologici.

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Il promontorio di Punta Stilo a Monasterace dove l’archeologo Paolo Orsi identificò nel 1891 la colonia greca di Kaulonia (foto drm-calabria)


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Planimetria dell’area archeologica dell’Antica Kaulonia (foto drm-calabria)

A Monasterace presso il promontorio di Punta Stilo, l’archeologo Paolo Orsi identificò nel 1891 la colonia greca di Kaulonia fondata dagli Achei tra la fine dell’VIII e i primi del VII secolo a.C., un territorio già abitato dai Bruzi antico popolo di stipe italica, inserito nelle più antiche rotte di frequentazione delle coste meridionali della penisola. Gli Achei avviarono il processo di strutturazione e monumentalizzazione della città. L’insediamento urbano della polis è definito dalla cinta muraria di cui si conservano lunghi tratti e che delimita ad Est un’ampia area urbana ubicata sul mare e piega poi verso l’interno includendo un’area collinare. La città conobbe un primo periodo di prosperità economica e commerciale tra la fine del VI e l’inizio del V sec. a.C. grazie allo sfruttamento delle risorse del territorio, quali le riserve boschive e delle risorse minerarie che le consentirono anche di coniare moneta propria in argento al pari delle maggiori colonie magnogreche. Tuttavia, militarmente debole e compressa tra le due potenti e rivali polis di Crotone e Locri, Kaulonia non fu in grado di durare a lungo come stato autonomo: nel 389 a.C. venne assoggettata a Locri. Da questo periodo di declino si risollevò in età ellenistica (seconda metà del IV sec. a.C.- II sec. a.C.). Si ridisegna quindi un nuovo impianto urbano. Ciò trova riscontro nel rinvenimento di abitazioni con lussuose pavimentazioni musive, la “casa del drago” e delle terme pubbliche, dette di Nannon, caratterizzate da intonaci dipinti e da pavimentazioni musive di eccezionale pregio artistico. Il definitivo declino della polis è legato alla spedizione di Pirro contro i Romani. Nel corso del IV-V sec. d.C. gradualmente gli abitanti abbandonarono il sito. Le prime campagne di scavo furono condotte da Paolo Orsi tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Seguì un lungo periodo di silenzio interrotto nella seconda metà del secolo scorso e dagli anni ’80 le indagini archeologiche riprendono in modo programmatico con la collaborazione di importanti istituti universitari italiani e stranieri che affiancano la soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale giornata di studi “La biodiversità faunistica nell’area dello Stretto” promossa dall’associazione “Famiglia Ventura”, e apre il percorso tematico “Reptilia. Biodiversità dal Mondo Antico”

reggio-calabria_archeologico_giornata-di-studi_la-biodiversità-faunistica-nell-area-dello-stretto_locandinaIl 20 aprile 2023 è la Giornata internazionale per la biodiversità. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la celebra con un nuovo evento culturale: alle 17, si tiene la giornata di studi “La biodiversità faunistica nell’area dello Stretto”, promossa dall’associazione “Famiglia Ventura”, con il patrocinio della Societas Herpetologica Italica. Dopo i saluti del direttore del museo, Carmelo Malacrino, e del presidente dell’associazione, Francesco Ventura, l’incontro sarà moderato dal prof. Emilio Sperone sui temi dell’erpetologia, dell’entomofauna e dell’avifauna. Interverranno il prof. Marcello Cavallaro, dell’università di Messina; Valentino Borza, membro dell’associazione “Famiglia Ventura”; Viviana Cittadino, Claudia Valerioti e Francesco Luigi Leonetti, componenti della Societas Herpetologica Italica; Dalila Giacobbe, della Società Italiana di Scienze Naturali; e Giuseppe Martino, dell’associazione guide ufficiali del parco nazionale dell’Aspromonte. “Questa giornata di studi sulla biodiversità faunistica nell’area dello Stretto era un’iniziativa che avevamo in animo di realizzare già da prima della pandemia”, commenta il presidente dell’associazione, Francesco Ventura. Siamo, dunque, felici di coordinare questo tavolo d’alto profilo scientifico naturalistico in una sede così prestigiosa, qual è il MArRC. Tutto è nato dalla volontà di valorizzare le evidenze archeozoologiche del nostro territorio, anche grazie ad un interessamento della sezione calabrese della Societas Herpetologica Italica, la quale ha realizzato alcuni studi per meglio comprendere e identificare alcuni carapaci presenti nel Museo”.

Nella stessa giornata del 20 aprile 2023 aprirà al pubblico “Reptilia. Biodiversità dal Mondo Antico”, il percorso tematico diffuso curato dai funzionari Giuseppina Cassalia e Daniela Costanzo, con il supporto della stagista Alessia Furia. “È tutto pronto per questo nuovo incontro scientifico e divulgativo”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. Un evento nato dalla sinergia con l’associazione Famiglia Ventura, che ringrazio. Sono occasioni che qualificano la funzione del Museo anche come luogo di produzione e diffusione di conoscenza. Inoltre il percorso diffuso “Reptilia” – aggiunge il direttore – offrirà ai visitatori, agli appassionati e agli esperti una suggestiva narrazione tematica, valorizzando anche reperti normalmente conservati nei depositi”. “Reptilia. La biodiversità dal mondo Antico” è il titolo scelto per far scoprire i reperti a tema erpetologico esposti al MArRC allo scopo di sensibilizzare i visitatori, e in particolare i più piccoli, sul tema della tutela della natura e del paesaggio. “L’idea nasce dalla collaborazione con l’associazione Famiglia Ventura per celebrare la Giornata Internazionale della Biodiversità”, commenta Cassalia, “e si concretizza grazie ad una stretta ed attenta collaborazione tra i diversi uffici del museo. Ci auguriamo che tanti giovani, studenti e appassionati di erpetologia vengano stimolati da questo percorso tematico diffuso alla ricerca e fruizione delle bellezze del mondo antico, attraverso i reperti presenti nel nostro museo, il museo di tutti”. Il percorso tematico sarà visitabile fino a domenica 14 maggio 2023. Sia attraverso alcuni marcatori installati sulle vetrine dell’esposizione ai Livelli B e C del Museo, sia seguendo le mappe con i segnalini sarà possibile individuare i reperti selezionati. Inquadrando i QR code associati, inoltre, si potrà scaricare sul proprio telefono una brochure con focus sui reperti selezionati. In questo modo il visitatore avrà la possibilità di fruire di un nuovo percorso, esplorando prospettive inedite nate dal dialogo tra l’iconografia dei reperti archeologici e l’erpetologia. “Il Museo è uno scrigno di infiniti racconti, di cui i reperti esposti diventano straordinari protagonisti – commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. I Bronzi di Riace e di Porticello sono i capolavori indiscussi dell’esposizione, ma tra le migliaia di oggetti esposti si trovano tante curiosità sul mondo antico. Sono particolarmente felice per questo percorso tematico diffuso, che promuove il tema della biodiversità nel binomio cultura e natura. Ringrazio le dott.sse Cassalia, Costanzo e Furia per l’impegno profuso, nonché l’associazione Famiglia Ventura per la Giornata di studi promossa al Museo. Sono occasioni, queste, in cui le tracce del nostro passato ci guidano per un futuro più sostenibile”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” (Artem) a cura di Giovanni Vastano

napoli_scaffale-del-mann_libro-i-greci-prima-dei-greci_locandinaNuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 19 aprile 2023, alle 16, in sala conferenze (Braccio Nuovo, Secondo piano), presentazione del libro “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” (Artem) a cura di Giovanni Vastano. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, intervengono Agostino Riitano, direttore di Procida Capitale italiana della Cultura 2022; Teresa Elena Cinquantaquattro, direttore del Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania; Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei; Nicola Scotto di Carlo, direttore del museo civico di Procida “Sebastiano Tusa”; e Giovanni Vastano, archeologo del museo Archeologico nazionale di Napoli.

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Copertina del libro “I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” (Artem) a cura di Giovanni Vastano

“I Greci prima dei Greci. Alle origini della presenza ellenica nel Golfo di Napoli” è uno dei primi progetti immaginati nel corso della redazione del dossier di candidatura di Procida a Capitale e incarna a pieno la nostra visione. Nato grazie alla collaborazione tra Procida 2022, il museo Archeologico nazionale di Napoli, il parco archeologico dei Campi Flegrei, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli e il museo civico di Procida “Sebastiano Tusa”, con il contributo della Regione Campania, esprime una nuova visione, destinata a segnare i prossimi decenni delle politiche culturali e museali del Paese. L’itinerario di visita abbraccia tre grandi eccellenze dell’archeologia del nostro Paese e costruisce un ampio racconto in grado di affascinare il visitatore nonché di approfondire pagine straordinarie della nostra storia, non sempre note al grande pubblico.

“La Città e le città della Sicilia Antica” a cura di Carmine Ampolo (edizioni Quasar): la Scuola Normale di Pisa ha pubblicato, in parte rielaborati, i testi presentati nel convegno di Pisa nel 2012

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La copertina del libro “La Città e le città della Sicilia Antica” a cura di Carmelo Ampolo (Edizioni Quasar)

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Il prof. Carmelo Ampolo

“La Città e le città della Sicilia Antica” è il titolo del libro pubblicato nel 2022 per Edizioni Quasar dalla Scuola Normale di Pisa, a cura di Carmine Ampolo, a cui va il merito di avere coordinato un lavoro complesso e impegnativo. Carmine Ampolo, storico italiano, è stato professore ordinario di Storia greca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dal 2000 al 2014, di cui ha presieduto la Classe di Lettere dal 2001 al 2004. Il libro raccoglie contributi sulla Città e gli insediamenti nella Sicilia antica. Sono stati in parte rielaborati i testi presentati originariamente al Convegno “La Città e le città della Sicilia Antica” (Pisa 18-21 dicembre 2012). Lo scopo del volume è mettere insieme gli insediamenti nell’isola pertinenti alle varie popolazioni per fornire alla comunità scientifica e a tutti gli interessati la possibilità di un confronto non occasionale, con approfondimenti e sintesi. Questa voluta ricerca di una ottica generale fa sì che discipline e tipi di documentazione differente siano presenti negli scritti raccolti. In questo spirito sono compresi saggi che toccano anche ambiti diversi (ad esempio la Magna Grecia) e evidenze diverse (la cartografia di età moderna), ma utili alla comprensione delle realtà siciliane. La parte finale è dedicata a un seminario su documenti epigrafici di Halaesa e Tauromenium. Dopo un’introduzione generale curata da Ampolo, sui centri indigeni contributi di Sebastiano Tusa, Francesca Spatafora ed Elisabetta Tramontana; sui centri fenicio-punici, Lorenzo Nigro, Rossella Giglio Cerniglia, Beatrice Lietz, Donata Zirone, Maria Luisa Famà, Adriana Fresina, Francesca Spatafora, Martine Fourmont; sui centri greci, Maurizio Giangiulio; sulle fondazioni calcidesi, Maria Costanza Lentini, Jari Pakkanen, Giovanna Maria Bacci, Massimo Frasca; sulle fondazioni doriche, Giuseppe Voza, Ugo Fantasia, Federica Cordano; sulle fondazioni dorico-calcidesi, Stefano Vassallo, Oscar Belvedere, Vincenza Forgia, Antonietta Brugnone; sulle fondazioni megaresi, Mauro Moggi, Michel Gras; sulle fondazioni rodio-cretesi, Mario Lombardo, Rosalba Panvini, Gianfranco Adornato, Leone Porciani; sui centri ellenizzati, Carmine Ampolo, Maria Cecilia Parra, Alessandro Corretti, Riccardo Guglielmino, Chiara Michelini, Maria Cecilia Parra, Maria Adelaide Vaggioli, Hans Peter Isler, Malcolm Bell III, Antonino Facella, Gabriella Tigano; sulla città di Sicilia e Magna Grecia, Donatella Erdas, Antonino Pinzone, Maria Ida P. Gulletta, Dieter Mertens.