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Ferrara. Nella #domenicalmuseo la Befana si ferma prima al museo Archeologico nazionale con il Gruppo Archeologico Ferrarese

La Befana si ferma prima al museo Archeologico nazionale di Ferrara grazie all’iniziativa curata dai volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese. Domenica 4 gennaio 2026, alle 15, la Befana accompagnerà i piccoli visitatori e le loro famiglie lungo il percorso museale durante il quale accennerà alla scoperta dei doni che gli Dei fecero agli uomini, alla nascita di questa tradizione e ad alcuni riti propiziatori nel mondo antico. Il pomeriggio sarà ulteriormente animato da una simpatica baruffa tra una donna etrusca e la Befana e terminerà con la distribuzione dei doni a tutti i bambini presenti. L’iniziativa è gratuita e, coincidendo con la prima domenica del mese, anche l’ingresso al Museo è gratuito per tutti. A causa di un problema tecnico il Museo è temporaneamente senza riscaldamento. Sarà dedicata una sala riscaldata per l’evento per un massimo di 20 bambini. Prenotazione obbligatoria 0532 66299.

Marsala (Tp). Archeotrekking urbano e visita al museo Archeologico regionale: due percorsi complementari, pensati per chi ama camminare, esplorare e lasciarsi guidare dal racconto dell’archeologia

Domenica 4 gennaio 2026: due esperienze imperdibili per scoprire Marsala tra storia, mito e paesaggio: archeotrekking urbano e visita al museo, due percorsi complementari, pensati per chi ama camminare, esplorare e lasciarsi guidare dal racconto dell’archeologia.

Archeotrekking urbano a Lilibeo – Marsala: viaggio a piedi tra mito, storia e archeologia, alla scoperta dell’antica Lilibeo e dei suoi luoghi simbolo. Un percorso urbano che intreccia paesaggio, memoria e ricerca, accompagnati da un archeologo. Partenza alle 10. Punto di incontro all’ingresso area archeologica di Capo Boeo, in viale Vittorio Veneto (davanti Porta Nuova). Biglietti: 10 euro intero / 6 euro ridotto (under 15). Info & prenotazioni: 351 4849420 | lilibeo. Biglietti online: http://archeofficina.com/…/archeotrekking-urbano-a…/

Viaggio al Museo di Marsala – Visita con l’archeologo tra mito e archeologia. Nel pomeriggio un’esperienza immersiva al museo Archeologico regionale Lilibeo (Baglio Anselmi), affacciato sul mare di Capo Boeo. Un percorso guidato tra reperti unici e racconti che riportano in vita l’antica Lilibeo: il celebre relitto punico, unico al mondo; ceramiche, epigrafi, mosaici e oggetti della vita quotidiana; approfondimenti sulla topografia storica della città antica. Un museo che dialoga con il paesaggio dello Stagnone. Inizio visita alle 16.30 (durata circa 2h30). Biglietti: 10 euro intero / 6 euro ridotto (under 15). Prenotazione obbligatoria: 351 4849420 | lilibeo. Info: http://archeofficina.com/…/viaggio-al-museo-di-marsala…/

#domenicalmuseo: il 4 gennaio ingresso gratuito a musei e parchi archeologici statali

Domenica 4 gennaio 2026 si rinnova l’appuntamento con la #domenicalmuseo, l’iniziativa del ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese. Le visite si svolgeranno nei consueti orari di apertura, con accesso con prenotazione consigliata o obbligatoria, dove richiesta. La scorsa #domenicalmuseo, 7 dicembre 2025, ha registrato 247.108 ingressi.

Paestum (Sa). Il 2026 porta al parco archeologico la mostra “La città nel tempio” che prende le mosse dalla scoperta del tempietto arcaico e aggiorna la ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. Prime anticipazioni

I parchi archeologici di Paestum e Velia annunciano la realizzazione della mostra “La città nel tempio”, nel corso del 2026, anche grazie al cofinanziamento della Regione Campania. L’esposizione è ispirata alla recente scoperta di un santuario magno-greco ai margini occidentali dell’antica Poseidonia-Paestum e si propone come uno dei progetti scientifici ed espositivi più rilevanti degli ultimi anni puntando a condividere con il grande pubblico gli aggiornamenti della ricerca sull’architettura dorica e sul rapporto tra la città antica e il paesaggio, la religione e l’urbanistica. La mostra si articolerà tra il museo Archeologico nazionale di Paestum e l’area dove sorge il tempietto dorico, configurandosi come un percorso diffuso capace di mettere in dialogo reperti, contesto archeologico, ricostruzioni, nuove tecnologie. L’allestimento presenterà una selezione di materiali, riportati alla luce durante lo scavo (ancora in corso) – principalmente elementi architettonici in pietra locale (travertino e arenaria) ed ex voto in terracotta- accostati ad altri reperti provenienti da altri musei della Magna Grecia e della Sicilia, per offrire un confronto più ampio sul tema dei santuari e delle fondazioni coloniali. Il percorso sarà inoltre arricchito da una sezione fotografica d’autore, ideata per integrare la narrazione archeologica con lo sguardo dell’arte contemporanea. A guidare il progetto espositivo è un Comitato Scientifico composto da studiosi di rilievo internazionale, a testimonianza del valore e dell’ambizione dell’iniziativa. Ne fanno parte Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia; Mehrdad Hejazi, dell’University of Isfahan; Clemente Marconi, professore all’università di Milano; Dieter Mertens, già direttore dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma; Massimo Osanna, direttore generale Musei; Valeria Parisi, dell’università della Campania Luigi Vanvitelli; Carlo Rescigno, professore all’università della Campania Luigi Vanvitelli.

Tiziana D’Angelo, direttrice dei parchi archeologici di Paestum e Velia, sullo scavo del tempietto dorico nel santuario presso le mura di Poseidonia (foto pa-paeve)

Il percorso espositivo. La mostra sarà articolata in diverse sezioni. Una prima parte, dedicata alla scoperta e allo scavo, racconterà il percorso di ricerca dal presente alle origini del santuario, attraverso fotografie, rilievi, piante, disegni, filmati e approfondimenti geomorfologici e topografici. Una seconda sezione, “Il santuario e la città”, sarà dedicata alla ricostruzione del tempio nelle sue diverse fasi edilizie, all’evoluzione dello stile dorico a Paestum e alla rilettura dell’assetto urbanistico e del paesaggio antico. Seguirà una sezione dedicata al rito, al culto e alle divinità, in cui i materiali votivi permetteranno di ricostruire l’evoluzione delle pratiche cultuali dall’età greco-lucana fino all’età romana. Accanto all’esposizione archeologica, il progetto prevede una mostra fotografica affidata a un autore di fama internazionale, chiamato a interpretare lo scavo, il paesaggio e la scoperta attraverso il linguaggio dell’immagine. L’area dello scavo sarà parte integrante del percorso: grazie all’utilizzo di tecnologie immersive saranno proposte ricostruzioni virtuali del tempietto nelle diverse fasi della sua vita e installazioni contemporanee che permettono di restituirne l’alzato e la decorazione. Saranno, inoltre, previste visite guidate curate dal personale dei Parchi, comprese nel biglietto di ingresso e importanti progetti didattici orientati all’accessibilità cognitiva.

Veduta a volo d’uccello dell’area di scavo del tempietto dorico a ridosso delle mura di Poseidonia-Paestum (foto mic)

Una scoperta che riscrive la storia urbana di Paestum. La scoperta di un nuovo edificio templare collocato a ridosso del circuito murario occidentale, nei pressi della torre 12 e a poca distanza dall’antica linea di costa risale al 2019 durante i lavori di restauro e messa in sicurezza delle mura urbane.  È emersa, inoltre, una notevole quantità di materiali architettonici lapidei – blocchi di basamento, rocchi di colonne, metope, triglifi, sime e gocciolatoi, riconducibili a un edificio sacro di ordine dorico. Le successive indagini aerofotografiche e geofisiche hanno permesso di individuare con precisione il perimetro della struttura.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum nel 2019 (foto parco archeologico Paestum)

Tra il 2022 e il 2024 sono state condotte le prime campagne di scavo sistematiche, che hanno restituito una stratigrafia complessa, estesa dalla prima età imperiale fino alle fasi più antiche della colonia greca, con evidenze che in alcuni punti risalgono addirittura all’epoca preistorica. Nell’estate del 2025 l’area è stata acquisita dai Parchi archeologici di Paestum e Velia e le indagini stanno proseguendo su una superficie di circa 480 mq, con l’obiettivo di comprendere meglio la funzione del santuario, il suo rapporto con le mura urbane e il territorio circostante, nonché di individuare la divinità titolare del culto.

Veduta zenitale del tempietto dorico con l’annesso altare scoperto a ridosso delle mura di Paestum (foto mic)

Il tempio, il paesaggio, il culto. La campagna di scavo 2022-2024 ha riportato alla luce un tempio dorico di modeste dimensioni (11,60 x 7,60 m), orientato est-ovest e databile alle fasi finali dell’epoca arcaica, agli inizi del V secolo a.C. L’edificio presenta una peristasi con 4 colonne sui lati brevi e 6 su quelli lunghi, una cella chiusa sul fondo e un altare collocato in asse a circa 9 metri di distanza. Al di sotto della struttura sono stati individuati frammenti pertinenti a un edificio ancora più antico, databile alla prima metà del VI secolo a.C., oltre a testimonianze di frequentazioni preistoriche, tra cui un recinto di pietre inglobato nella costruzione sacra. Il santuario si inserisce in un’area già compresa nella prima pianificazione urbanistica della colonia e si colloca lungo un limite naturale della città, sulla falesia che segna la placca di travertino su cui sorge Paestum. Come avviene in altri contesti del mondo greco, la presenza di uno spazio sacro al confine contribuisce a definire un’idea di limite permeabile, luogo di passaggio tra città e mare, tra cittadini e stranieri, tra dimensione religiosa, politica ed economica. Un’interpretazione che apre nuove prospettive sul ruolo del santuario come presidio simbolico e territoriale della polis. Dallo scavo proviene un numero eccezionale di reperti: oltre 10.000 oggetti, attualmente conservati nei depositi del museo. Particolarmente abbondanti sono la coroplastica e la ceramica miniaturistica, accanto a ceramiche d’impasto, ceramica corinzia, ceramica a vernice nera, metalli, ambra, osso lavorato ed elementi architettonici che in alcuni casi conservano tracce di decorazione policroma.

Veduta da drone del tempietto greco lungo le mura di Paestum con il team di archeologi che segue le ricerche: al centro la direttrice Tiziana D’Angelo (foto pa-paeve)

Un progetto scientifico ampio. Dal punto di vista strategico, la mostra intende rafforzare il posizionamento dei parchi archeologici di Paestum e Velia come luogo di ricerca, sperimentazione e divulgazione, capace di intercettare un pubblico non solo regionale ma internazionale. Il progetto garantirà piena accessibilità e sarà sviluppato in collaborazione con università, enti di ricerca e partner culturali, per favorire una partecipazione ampia e consapevole alla fruizione del patrimonio.

Tiziana D’Angelo, direttore dei parchi archeologici di Paestum e Velia, e Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, all’inaugurazione della sezione romana del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Giornata di studi. “La città nel tempio” nasce anche con l’obiettivo di offrire alla comunità scientifica una base aggiornata di dati su cui avviare nuove riflessioni sull’architettura sacra e sull’urbanistica della Magna Grecia. In quest’ottica, il progetto sarà accompagnato da una giornata di studi dal titolo (provvisorio): “Paestum e il dorico: nuove proposte sull’architettura sacra in Magna Grecia”, preliminare all’inaugurazione della mostra e alla pubblicazione del catalogo scientifico.

Taranto. Capodanno al museo Archeologico nazionale con visita guidata all’esposizione “Memorie Trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri TPC”

Capodanno all’insegna dell’arte al museo Archeologico nazionale di Taranto. Giovedì 1° gennaio 2026, alle 11 e alle 12, un’occasione speciale per approfondire la mostra “Memorie Trafugate. I reperti recuperati dal Comando Carabinieri TPC”: un membro dello staff del MArTA accompagnerà gratuitamente i visitatori alla scoperta dei reperti esposti, illustrando il percorso che ne ha permesso il rientro nel patrimonio pubblico, le fasi di studio e le analisi conservative. Un’occasione per conoscere più da vicino le opere e le storie che raccontano. Attività inclusa nel biglietto d’ingresso (10 euro, salvo gratuità e riduzioni). Nessuna prenotazione richiesta.

Capodanno tra templi, mosaici e memorie millenarie riscoprendo la magia dei parchi archeologici di Paestum e Velia

Capodanno nella storia: il 1° gennaio 2026 i parchi archeologici di Paestum e Velia aprono le loro porte per una giornata straordinaria all’insegna della cultura e della bellezza, grazie al Piano di Valorizzazione del ministero della Cultura. Un’occasione unica per iniziare l’anno tra templi, mosaici e memorie millenarie, riscoprendo la magia dei nostri Parchi: https://www.vivaticket.com/it/ticket/parco-archeologico-di-paestum-velia-apertura-straordinaria/292532.

A Paestum, apertura del museo e dell’area archeologica dalle 10 alle 18, con due appuntamenti speciali: alle 11 e alle 15 “Architettura senza barriere”, visite guidate al Tempio di Nettuno e alla Basilica, e alle 12 e alle 16 “Oltre il museo”, un viaggio tra le storie custodite nei depositi.

A Velia, il sito sarà accessibile dalle 10 alle 14, offrendo l’opportunità di esplorare un patrimonio unico tra tracce antiche e panorami suggestivi.

Un libro al giorno. “Storia del Mediterraneo medievale. Tempi, spazi, interazioni” a cura di Antonio Musarra, Pietro Silanos che ricostruiscono le molte storie medievali del Mediterraneo

Copertina del libro “Storia del Mediterraneo medievale. Tempi, spazi, interazioni” a cura di Antonio Musarra, Pietro Silanos

È uscito per i tipi de Il Mulino il libro “Storia del Mediterraneo medievale. Tempi spazi interazioni” a cura di Antonio Musarra, Pietro Silanos. Il Mediterraneo ha costituito, da sempre, il teatro in cui sono andate in scena le epopee di grandi civiltà, imperi e culture. Ciò vale, a maggior ragione, per quel frangente storico che siamo soliti chiamare Medioevo, la cui storia è, per sua natura, una storia mediterranea. Seguendo una precisa scansione diacronica, ed entro una cornice coerente il manuale ricostruisce le molte storie medievali del Mediterraneo, mettendo in luce i tempi del loro sviluppo, gli spazi abitati e navigati – che ne hanno segnato i principali tornanti dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale – e le interazioni tra le sue sponde. Una trama che si sviluppa a oriente e a occidente, a settentrione e a meridione di un mare che ha connesso per secoli tre continenti.

Antonio Musarra insegna Storia medievale alla Sapienza università di Roma. Pietro Silanos insegna Storia medievale all’università di Bari Aldo Moro.

Senigallia (An). Tutti gli eventi che portano al finissage della mostra La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica” alla Rocca Roveresca, a cura di Massimo Osanna e di Luana Toniolo

Con il laboratorio “Crea il tuo gioiello”, attività per famiglie, il 30 dicembre 2025, alle 11, con replica il 2 gennaio 2026, alle 11 e alle 16; e il 31 dicembre 2025, alle 11, con l’ultima visita guidata dell’anno, iniziano gli eventi di avvicinamento al finissage della mostra “La forma dell’oro. Storie di gioielli dall’Italia antica”, allestita negli spazi della Rocca Roveresca di Senigallia (An), a cura di Massimo Osanna (direttore generale dei musei) e di Luana Toniolo (direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma), prorogata fino a domenica 11 gennaio 2026. Per quanto riguarda il finissage della mostra sono previsti quattro giorni di appuntamenti. Si comincia giovedì 8 gennaio 2026, alle 11, con la conference call con i musei prestatori; alle 13, il brindisi e alle 15.30 la visita guidata; infine alle 17 è prevista la conferenza “Il gioiello tra passato e presente” di Anna Tomassoni, esperta di storia dell’arte orafa. Venerdì 9 gennaio 2026, alle 15.30, ancora una visita guidata e alle 17 “Forme di protezione. Amuleti, magia e materia nell’antico Egitto”, conference call Martina Terzoli, curatrice del museo Egizio di Torino. Sabato 10 gennaio 2026, alle 11, ancora una visita guidata, quindi alle 15.30 “InventAmuleto, attività per famiglie con laboratorio e poi alle 17.30 “Gli ori della Magna Grecia”, conferenza dell’archeologa Maria Pia Giansanti. Infine domenica 11 gennaio 2026, ultimo giorno di mostra, alle 11 e alle 17.30 sono previste visite guidate, mentre alle 16 la conferenza “Animali preziosi. Presenze zoomorfe negli ornamenti antichi”, di Amanda Zanone, curatrice della tappa senigalliese della mostra.

Uno dei preziosi gioielli esposti nella mostra “La forma dell’oro” alla Rocca Roveresca di Senigallia (foto claudio ripati)

Una mostra unica. Allestita nelle sale rinascimentali della fortezza roveresca, la mostra propone una selezione di preziose testimonianze archeologiche provenienti da varie parti d’Italia: si ammirano infatti oltre 400 reperti di produzioni ornamentali nell’Italia peninsulare e in Sardegna dalla Preistoria all’Alto Medioevo. La ricca selezione di oggetti di grande valore storico-archeologico consente un affascinante viaggio geografico e temporale nell’Italia antica, dalla Preistoria all’alto Medioevo, tra ornamenti e gioielli che portano con sé, non solo bellezza e unicità, ma anche valenze simboliche legate agli ambiti del sacro, della magia, del potere e del prestigio sociale, attribuite in passato a questi oggetti che ancora suscitano attrazione e meraviglia in chi li guarda.

1° gennaio al Museo! Apertura straordinaria dei Musei e parchi archeologici nazionali

“Iniziamo il Nuovo Anno con una visita al Museo!” è l’invito del ministero della Cultura che per il 1° gennaio 2026 ha programmato l’apertura straordinaria dei Musei e parchi archeologici statali. Ingresso con biglietto ordinario, salvo riduzioni e gratuità per legge.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale prorogata la mostra “Lex Municipii: progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi” che espone la tavola bronzea originale della Lex Municipii Tarentini (il più antico statuto municipale ad oggi noto), rinvenuta a Taranto nel 1894 e conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli

Al museo Archeologico nazionale di Taranto la mostra “Lex Municipii: progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi” è stata prorogata fino al 1° febbraio 2026. Avviata nel novembre 2024 con il rientro a Taranto del frammento originale dello statuto del municipio, a cui si lega una ricerca interdisciplinare che unisce archeologi, epigrafisti, studiosi di storia del diritto romano, la mostra espone la tavola bronzea originale della Lex Municipii Tarentini (il più antico statuto municipale ad oggi noto), rinvenuta a Taranto nel 1894 e confluita nella collezione del museo Archeologico nazionale di Napoli. Si tratta di un evento di portata nazionale considerato il valore culturale, archeologico e storico del reperto rinvenuto a fine ‘800 durante lavori di scavo in un pozzo, dall’archeologo Luigi Viola, istitutore di quello che poi diventerà il museo Archeologico nazionale di Taranto.

Allestimento della mostra “Lex Municipii: progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi” al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

Il ritorno, seppur temporaneo, della lastra superstite dello Statuto Municipale, databile al I sec. a.C., ha fornito l’occasione per discutere ed approfondire le tematiche legate alla progettazione urbanistica di Taranto partendo dalla città antica fino all’epoca contemporanea, nell’ambito di un progetto scientifico elaborato dal MArTA insieme al dipartimento di Ricerca e Innovazione umanistica e al dipartimento Jonico dell’università di Bari Aldo Moro, a cura di Stella Falzone, Gianluca Mastrocinque e Maria Casola.

La tavola bronzea originale della Lex Municipii Tarentini conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto marta)

Tra i centri urbani della Puglia di età romana Taranto offre l’opportunità, unica nel panorama della penisola, di mettere a confronto le evidenze archeologiche sistematizzate dalla ricerca recente con il frammento conservato della Lex municipii tarentini, unico statuto a oggi noto per l’Italia, oltre che il più antico in assoluto tra i pochi documentati. I numerosi elementi di coerenza tra testo normativo e testimonianze archeologiche spingono a pensare che proprio gli statuti giocano un ruolo prioritario nella costruzione dei paesaggi urbani dei municipi, che si concretizza tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C., con particolare intensità al tempo di Augusto. Anche in materia di urbanistica, come per altri ambiti della vita pubblica, gli statuti dei diversi centri dovevano presentare, infatti, molteplici disposizioni comuni, come mostrano ad esempio, rispetto alla lex tarantina, le meglio conservate leggi municipali della Spagna di età flavia, tutte derivanti da una norma quadro emanata e conservata a Roma. Proprio il rispetto degli statuti può dunque spiegare il carattere capillare del disegno urbano, che nei centri meglio documentati si configura come un vero e proprio piano regolatore e le numerose affinità in molti aspetti dell’urbanistica, che emergono anche in Puglia dallo studio sistematico di tutte le città, 27 municipi, oltre a due centri per cui l’assetto giuridico è discusso. Tra le soluzioni più ricorrenti spiccano l’organizzazione della maglia stradale e delle infrastrutture collegate alle strade, su cui lo statuto di Taranto presenta indicazioni molto precise, ma anche la distribuzione delle aree pubbliche con le loro diverse funzioni e le relazioni, accuratamente predisposte, tra i complessi pubblici e gli spazi per le abitazioni e per le manifatture. Attraverso il confronto tra alcuni dei centri urbani meglio documentati in Puglia, anche sulla base di indagini di scavo recenti e in corso, si cercherà di riflettere sui principali tratti comuni, cercando di distinguere quanto queste soluzioni dipendano dal testo statutario oppure derivino da esigenze specifiche di carattere economico, produttivo e religioso, oltre che dalla valorizzazione delle risorse naturali e dall’adattamento alle preesistenze dei centri urbani indigeni che avevano raggiunto un alto livello di organizzazione tra IV e III secolo a.C.