Il parco archeologico di Paestum e Velia riapre tutti i giorni da lunedì 26 aprile in sicurezza: prenotazione obbligatoria nei week end e nei festivi

L’attesa è finita e il parco archeologico di Paestum e Velia è pronto ad accogliere tutti, per un tanto desiderato ritorno alla normalità. Il ritorno della Campania in zona gialla dà il lasciapassare alla riapertura del Parco Archeologico di Paestum e Velia: da lunedì 26 aprile 2021, i due siti archeologici magno-greci saranno pronti a riaccogliere i visitatori in sicurezza. Il museo e l’area archeologica di Paestum e l’area archeologica di Velia potranno essere visitati tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, e questa volta anche nei week-end e nei giorni festivi, previa prenotazione obbligatoria. Info apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19:30 (ultimo biglietto 18:45), prenotazione consigliata; dal sabato alla domenica e tutti gli altri giorni festivi dalle 9 alle 19:30 (ultimo biglietto 18:45) con prenotazione obbligatoria da effettuarsi con almeno un giorno di anticipo al seguente link https://www.vivaticket.com/it/cerca-biglietti/Paestum. Per essere sempre aggiornati consultare il sito www.paestum.museum.

Assicurate tutte le misure di prevenzione anti Covid-19 come i percorsi di visita obbligati, la misurazione della temperatura corporea, la presenza di dispenser con soluzioni alcoliche per i visitatori. Nel periodo di chiusura forzata il Parco ha continuato il proprio lavoro di ricerca, studio, manutenzione e restauro e anche il museo è oggetto di lavori di riallestimento. Lo stop alle visite fisiche è stato, inoltre, in parte compensato dalla didattica a distanza che ha coinvolto studenti e docenti di tutta Italia da novembre 2020, fra i primi a offrire questo servizio.
Il paesaggio protagonista al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: nel secondo incontro l’archeologo Maurizio Cannatà ricostruisce “Un paesaggio ‘perduto’ della Calabria antica. Pausania e la palaia graphè di Temesa”

“Il paesaggio torna protagonista al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”, così il direttore Carmelo Malacrino presenta il secondo incontro della rassegna “Paesaggi della storia. La Calabria e il suo territorio attraverso le collezioni del MArRC”, sulla pagina Facebook del Museo. “È il secondo appuntamento della rassegna dedicata al tema “Paesaggi della storia. La Calabria e il suo territorio attraverso le collezioni del MArRC”, commenta il direttore. “L’incontro si inserisce nel proseguo delle iniziative legate alla Giornata Nazionale del Paesaggio, istituita dal Ministero diretto da Dario Franceschini. Il MArRC, così, continua a portare le sue collezioni sui canali social in attesa di poter presto riaprire le porte del Museo al pubblico”. Nell’incontro del mese di aprile il funzionario archeologo Maurizio Cannatà intrattiene il pubblico con la conferenza “Un paesaggio ‘perduto’ della Calabria antica. Pausania e la palaia graphè di Temesa”.
“Nessun’altra civiltà del mondo antico ha creato un sistema narrativo di racconti leggendari paragonabile a quello dei Greci”, commenta Cannatà. “Per secoli, attraverso il mythos (letteralmente ‘racconto’) e attraverso le storie dei suoi protagonisti principali, gli ‘eroi’, i Greci hanno narrato il loro passato più antico, ricostruendo le loro origini e legittimando il loro potere sul territorio, spesso a discapito di popolazioni non greche. La storia della Magna Grecia – continua- ci ha restituito numerosi esempi di questo fenomeno culturale. Quello più affascinante, sicuramente il più noto, sin dall’antichità, fu il mito dell’Eroe di Temesa, città costiera della Calabria tirrenica, poiché affonda le sue radici direttamente nell’Odissea, il poema fondativo della civiltà occidentale”.

“Temesa – spiega l’archeologo del MArRC- fu una delle tappe dell’avventura ‘italiana’ di Ulisse, il luogo dove uno dei suoi compagni, Polites, si ubriacò e violentò una fanciulla, essendo per questo ucciso dagli abitanti del luogo. Lasciato insepolto da Ulisse, che si affrettò a salpare con le sue navi, il corpo di Polites si trasformò in demone, perseguitando la comunità di Temesa. Da quell’antefatto nacque il mito di un eroe-lupo, cui veniva offerta in ogni anno la più bella fanciulla di Temesa per placare la sua ira, fino all’arrivo del prode Euthymos, un personaggio storico realmente esistito, pugile olimpionico e comandante dell’esercito locrese, che vinse in battaglia il demone liberando per sempre Temesa dal gravoso tributo. Una leggenda al confine tra il mito e la storia, quindi, da cui nacque addirittura un proverbio, noto in tutto il mondo antico, che metteva in guardia tutti coloro che erano artefici di soprusi e ingiustizie, dell’arrivo, prima o poi, dell’eroe di Temesa. Grazie a Pausania, scrittore greco del II secolo d.C., sappiamo che questa storia era così famosa da essere rappresentata in una pittura antica, in cui era raffigurato il ‘paesaggio mitico’ di Temesa, con la città, il suo fiume, la sua fonte e, soprattutto, il suo ‘Eroe’ vestito di lupo. La pittura era conservata a Olimpia, nel più importante santuario del mondo greco, dove i Greci conservavano le memorie del proprio passato mitico, e con esse anche della storia di Temesa e del suo Eroe”.
Il TG2 Dossier sabato fa tappa al Mann con la puntata “Museo Archeologico Nazionale, scrigno di civiltà” curata da Laura Pintus, in replica domenica
Una bambina con maglioncino giallo apre le porte della Collezione Magna Grecia: forse da qui inizia, simbolicamente, il viaggio del Tg2 Dossier, che fa tappa al Mann nella puntata “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà”, in onda su Rai 2 sabato 17 aprile 2021 alle 23.30 e in replica domenica 18 aprile 2021 alle 10.10. La puntata sarà disponibile su Rai Play. Quarantacinque minuti di bellezza per raccontare l’istituto di Napoli ed i legami che si intrecciano tra i capolavori del Sud Italia: l’attento ed efficace percorso, curato da Laura Pintus, rappresenta il Mann a trecentosessanta gradi, tra collezioni permanenti, esposizioni temporanee e grandi progetti di ricerca.


Gli elmi della mostra “I Gladiatori” nel laboratorio di restauro del Mann nel backstage della puntata di TG2 Dossier “Museo Archeologico Nazionale di Napoli, scrigno di civiltà” (foto mann)
Trait d’union del programma è il dialogo con i protagonisti della vita del Museo: dal direttore Paolo Giulierini, che guida la giornalista alla scoperta dei tesori museali, agli archeologi, ai restauratori, agli addetti alla custodia dei tesori dischiusi dai depositi. Non mancano, naturalmente, incursioni nel backstage della mostra “Gladiatori”: nel laboratorio di restauro dell’Archeologico, infatti, sono state curate “le ferite” degli splendidi elmi bronzei, esposti oggi nel Salone della Meridiana per il grande allestimento. E poi spazio agli interventi per restaurare il Mosaico di Alessandro, ai programmi di valorizzazione per i più piccoli con le pubblicazioni a fumetti, alla storia dei capolavori della statuaria Farnese: un percorso ricchissimo, che svela un volto inedito del Museo.

Dal Mann ai legami con il territorio: il Tg2 Dossier traccia un itinerario suggestivo tra passato e presente, ritrovando usi e costumi in cui rispecchiarsi ancor di più oggi, in tempi di pandemia. La puntata si sofferma anche su tante eccellenze del territorio, per definirne la matrice identitaria, pur nelle differenze storico-artistiche: da Cuma a Palazzo Reale, da Santa Maria Capua Vetere a Ercolano, un inno alla bellezza che, all’epoca del Covid e del lockdown degli istituti culturali, infonde speranza per il futuro.
Quinto appuntamento con “Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra il regista Nicolò Bongiorno, che ha vinto l’ultima edizione di Firenze Archeofilm col film “I Leoni di Lissa”


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Il regista Nicolò Bongiorno è il protagonista del quinto appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand giovedì 15 aprile 2021. La rubrica si basa sulle relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, direttore del Firenze Archeofilm, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vede importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.

Nicolò Bongiorno ha prodotto, scritto, diretto e interpretato numerosi film documentari per la televisione, come “Viaggio verso casa” (1998), “Esodo” (2007), “Rol – Un mondo dietro al mondo” (2007), “Cervino” (2015). Ha inoltre esordito come scrittore con la biografia del padre “La versione di Mike”. È socio fondatore e presidente della Fondazione Mike Bongiorno per la quale realizza e supervisiona i progetti editoriali, multimediali e benefici a impatto sociale. “Ho visto due film di Nicolò Bongiorno”, interviene Di Blasi: “I Leoni di Lissa e Songs of the Water Spirits. Sono rimasto colpito dalla grande curiosità, attenzione e rispetto che Nicolò ha verso le culture che incontra e dalla sua necessità di descrivere e documentare la dignità di uomini e donne che vivono con soddisfazione e felicità, vite difficili e precarie”.
“Dedico questo premio a tutti gli amanti del mare”, ha commentato commosso il regista presente alla premiazione. “Molto devo a mio papà, Mike; che per primo mi ha trasmesso la passione per il mare. Quest’opera è stata per me un viaggio anche interiore nello spazio e nel tempo. Dedico questa mia vittoria al grande archeologo subacqueo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso”. È uno dei passaggi dell’intervista (che qui proponiamo) realizzata a Nicolò Bongiorno subito dopo la consegna del premio “Firenze Archeofilm” 2019 da parte del direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti. “I Leoni di Lissa” (Italia, 2019; 76’) è uno splendido documentario realizzato da Allegria Films per la regia di Nicolò Bongiorno che ripercorre, esplora e cerca di ricostruire, attraverso una coraggiosa discesa negli abissi, le vicende della battaglia di Lissa. Saliamo così a bordo di una sorta di astronave-sarcofago che conserva al suo interno una memoria che non si è mai spenta. Come colonna sonora del documentario è stato scelto un lavoro di Matteo Milani, Lis02er, che fa parte di una raccolta più completa. Un viaggio narrativo all’interno del suono, dove ognuno dei dieci frammenti rappresenta un momento emotivo, cristallizzato emotivamente, ciascuno diverso, ma parte di un tutto.
Roma. Il parco archeologico del Colosseo celebra la giornata del Mare promuovendo il progetto “La rotta di Enea”, itinerario culturale che segue il viaggio del mitico eroe da Troia al Lazio. Annunciati convegno sul Tempio di Vesta e una mostra sul Palladio. E nel 2022 convegno su “Le città di Troia, Cartagine e Roma tra mito e storia”


Giornata nazionale del Mare 2021
Oggi, 11 aprile 2021, è la Giornata nazionale del Mare, istituita in Italia nel 2018. Il parco archeologico del Colosseo celebra la Giornata nazionale del Mare sull’onda grande progetto “La rotta di Enea”, promosso dall’associazione Rotta di Enea (www.aeneasroute.org ), al quale il PArCo partecipa sin dalle fasi di avvio. Il progetto coinvolge un ampio network di istituzioni internazionali presenti nel bacino del Mediterraneo, unite da un itinerario culturale che segue il viaggio del mitico eroe, fuggitivo da Troia in fiamme e poi fondatore della città di Lavinium, mentre il figlio Ascanio fonderà sui Colli Albani Alba Longa e dalla sua stirpe nascerà Romolo, fondatore di Roma e suo primo re. Di questo e molto altro ha parlato recentemente in Curia Iulia Mario Lentano (Università di Siena) a proposito del suo volume “Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani”, edito da Salerno editrice. Chi non ha avuto la possibilità di seguire l’incontro, è disponibile il podcast Dialoghi in Curia | Enea. L’ultimo dei Troiani, il primo dei Romani – Parco archeologico del Colosseo | Podcast on Spotify.


Il logo dell’associazione Rotta di Enea
“Un progetto nel nome del mito di Enea”, spiega Giovanni Cafiero, presidente dell’associazione Rotta di Enea, “è un patto tra generazioni per non abbandonare il vecchio Anchise, ma allo stesso tempo per pre-occuparsi del futuro di Ascanio, un progetto di ripresa da un lungo periodo di smarrimento, che ruota intorno a un progetto umanistico comune. Uno smarrimento che ha portato a gravi crisi economiche e ambientali preesistenti, ma apparse più evidenti alla luce dell’emergenza pandemica. La Rotta di Enea costituisce un nuovo itinerario marittimo a tema archeologico, culturale e paesaggistico, che rappresenta – attraverso il mito di Enea e il racconto virgiliano dell’Eneide – la fusione del patrimonio culturale mediterraneo di cui la Roma antica fu erede e che sistematizzò attraverso istituzioni e leggi comuni che hanno costituito il riferimento per tutta l’Europa”.

Le tappe del viaggio di Enea. “Leggere l’Eneide – spiega l’associazione Rotta di Enea -vuol dire scoprire le radici mitiche della nostra storia nata intorno al Mediterraneo, culla di civiltà e luogo di incontro fra culture, quasi il liquido amniotico della nostra Europa. La Rotta di Enea, attraverso un itinerario fatto di secoli e di molte soste nel Mediterraneo, è un percorso fisico, attraverso le località toccate dall’eroe troiano in fuga dalla sua città in fiamme in cerca di un nuovo inizio in una terra sconosciuta. È un viaggio ideale, perché parla della storia dell’uomo, sempre pronto a viaggiare, per scelta o per necessità, e a cercare casa dove regnano pace e prosperità, portando con sé affetti e saperi. È una rotta culturale, perché racconta attraverso l’archeologia, la natura, la letteratura, una storia avvincente nella quale tutti possiamo riconoscerci. Il viaggio tocca cinque paesi diversi, ventuno località diverse, tra le quali ben cinque siti Unesco, ma anche molti altri luoghi straordinari ed affascinanti, tutti da scoprire”.

Il parco archeologico del Colosseo intende promuovere il patrimonio archeologico e culturale dei paesi coinvolti affacciati sul Mediterraneo, organizzando (dopo la riapertura) una serie di attività ed eventi che ne raccontano storia e leggende, natura e paesaggi. “Il 9 giugno 2021”, spiegano al PArCo, “abbiamo intenzione di proporre un convegno su “Il Tempio di Vesta – Archeologia, Architettura e Restauro” in occasione della conclusione delle attività di manutenzione straordinaria condotte sul monumento tra il 2020 e l’inizio del 2021. Verranno analizzati i diversi aspetti connessi all’evidenza archeologica e i differenti approcci alla conservazione e restauro di inizio Novecento”.

Tra i progetti in cantiere una mostra sul Palladio, la statua in legno (xoanon) di Pallade Atena che aveva il potere di proteggere l’intera città. Ulisse e Diomede la sottrassero ai troiani ed Enea la portò a Roma, dove fu conservata nel Tempio di Vesta nel Foro Romano per secoli. In questa occasione verrà esposto anche il famoso Palladio del museo Palatino. “Si tratta di una testa in marmo greco insulare, proveniente molto probabilmente dall’area del Colle Palatino”, spiegano gli archeologi del PArCo, “che appartiene ad una statua di Atena armata di dimensioni minori rispetto al naturale (circa 1 metro di altezza). La testa è caratterizzata da un elmo liscio che lascia in vista la capigliatura. L’occhio a mandorla, di taglio ionico con sopracciglio allungato, e le ciocche di capelli ondulate ad incorniciare la fronte datano l’originale al periodo tardo arcaico o alla prima età severa (480-450 a.C.). La raffigurazione di Atena armata, di dimensioni ridotte, prende il nome di Palladio, statuetta sacra che aveva il potere di proteggere un’intera città e che, secondo una tradizione, era stata portato a Roma da Enea ed era conservata nel tempio di Vesta nel Foro Romano”. Per il prossimo anno sono in programma altri eventi. Tra questi, una conferenza internazionale su “Le città di Troia, Cartagine e Roma tra mito e storia”, un momento di confronto e di analisi delle più recenti informazioni archeologiche.
Nel museo Archeologico nazionale di Taranto nasce il Giardino dei Giusti. Il primo albero sarà piantato (quando l’emergenza sanitaria lo permetterà) per Khaled al-Asaad, torturato e decapitato dai jihadisti dell’Isis per difendere Palmira

Nel museo Archeologico nazionale di Taranto nasce il Giardino dei Giusti. Appena le norme per il contenimento del Covid-19 lo consentiranno, al museo avrà luogo la piantumazione di un albero di ulivo per sancire la nascita, nel chiostro dell’ex Convento degli Altarini che ospita il MArTA, del Giardino dei Giusti voluto dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dal Comitato Qualità della Vita. Il progetto è nato da un protocollo di intesa sottoscritto lo scorso 6 marzo 2021, nella ricorrenza della Giornata dei Giusti dell’Umanità, tra il MArTA e il Comitato Qualità della Vita: insieme alla riqualificazione del verde della parte en plein air del Museo, si avrà la messa a dimora di alberi e varietà arboree in ricordo di quanti, in ogni tempo e luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane e si sono battuti per i diritti umani. La direzione del MArTA ha deciso che il primo “giusto” a mettere radici nel museo tarantino sarà l’archeologo Khaled al-Asaad, uno dei più importanti studiosi di archeologia del Medio Oriente, morto per difendere un pezzo di storia dell’umanità mediterranea. Il primo albero del Giardino dei Giusti ospitato dal museo di Taranto sarà quindi dedicato a lui. “Tornare ai Giusti significa conservare e difendere la memoria e la storia, e riconoscere il merito di persone straordinarie, come Khaled al-Asaad, uno dei più importanti studiosi di archeologia del Medio Oriente, che nel 2015 venne torturato e decapitato dai jihadisti dell’Isis a Palmira – patrimonio Unesco – proprio tra i resti dell’antico anfiteatro della storica città siriana che lui aveva tentato di difendere”, dice la direttrice Eva Degl’Innocenti. “Preferiamo morire piuttosto che arrenderci”, diceva spesso Khaled Al-Asaad, evocando le parole profetiche della regina Zenobia, sovrana di Palmira.
Paestum. Il museo Archeologico nazionale è “autism friendly”: confermato anche per il 2021 le visite gratuite inclusive “Un tuffo nel Blu”


Il museo di Paestum è autism fiendly
A Paestum si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo 2021 con la conferma delle visite gratuite inclusive “Un Tuffo nel Blu” per tutto il 2021. Il progetto, nato nel 2018, è stato ideato e realizzato dall’associazione Cilento4all-Il Tulipano Art Friendly in collaborazione con il Parco archeologico di Paestum e Velia: si tratta di percorsi di fruizione museale aperti a bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico o con disabilità cognitiva e alle loro famiglie, associazioni, contesti scolastici. Mentre la pandemia globale continua per il secondo anno consecutivo, il Parco archeologico di Paestum e Velia ribadisce la sua funzione sociale e accoglie l’esigenza di queste categorie speciali di utenti inserendo nella propria offerta museale le visite nel museo di Paestum, fruibili non appena i luoghi della cultura saranno nuovamente aperti. Con il percorso “Un Tuffo nel Blu” il Parco archeologico di Paestum è Velia è diventato un sito culturale autism friendly e ha consentito fino ad oggi ad oltre ottanta minori, unitamente ai loro familiari e compagni di classe, di poter fruire in modo personalizzato ed individualizzato del museo come ambiente di apprendimento e di benessere.
“Quando abbiamo riaperto il 18 maggio dell’anno scorso, dopo il primo lockdown del 2020”, ricorda Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, “Un tuffo nel blu è stato il primo progetto che abbiamo riavviato, proprio lo stesso giorno della riapertura del sito al pubblico. Per persone con autismo, soprattutto giovani e bambini, e per le loro famiglie, l’emergenza sanitaria è tutt’altro che facile da gestire e hanno tutto il mio rispetto e la mia ammirazione per quello che affrontano in questi tempi. Vogliamo rinnovare il nostro impegno con l’edizione di Un tuffo nel blu nel 2021, ricordando che non si tratta di un progetto per persone con autismo, ma di un progetto inclusivo per tutti, e dunque anche per persone con autismo. Il nostro motto è che ‘disabili’ non sono le persone, ma casomai le istituzioni che non riescono a far sentire tutti a loro agio”. E Giovanni Minucci, coordinatore di Cilento4all\Tulipano art friendly, commenta: “Non appena verranno riaperti i musei, avremo una nuova occasione per sperimentare nuovi percorsi inclusivi di fruizione e di attività laboratoriali anche attraverso l’uso delle tecnologie digitali”. Nell’attesa della riapertura, il Parco offre progetti di didattica a distanza gratuiti per studenti di tutte le età. Per informazioni e prenotazioni: http://www.museopaestum.beniculturali.it/didattica-al-parco/
Quattordici siti Unesco, custodi di altrettante eccellenze archeologiche italiane, sono raccontati da Archeo3D’Italia, la nuova video-piattaforma dedicata ai siti archeologici italiani iscritti dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità, in rapporto con il loro contesto naturale, storico e culturale, promossa dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO attraverso le ambasciate e gli istituti di cultura. La piattaforma è stata realizzata in collaborazione con Altair4 multimedia, realtà realizzata nella ricostruzione 3D di siti dell’antichità: regia, Alessandro Furlan; curatore, prof. Vincent Jolivet; virtual 3D, Pietro Galifi, Stefano Moretti; post produzione, Luigi Giannattasio; raccolta dati scientifici, Maria Grazia Nini.

Un portale per scoprire i Siti archeologici italiani Patrimonio mondiale Unesco. Le relazioni e gli scambi culturali internazionali sono profondamente radicati nella storia e rappresentano uno degli strumenti principali per favorire il dialogo, la comprensione e la pace tra i popoli. Le testimonianze archeologiche, storiche, artistiche e naturali rappresentano un palinsesto esteso e variegato su scala mondiale, come ben riflesso nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. L’Italia riconosce grande importanza a questo patrimonio impegnandosi nella sua tutela, conservazione e valorizzazione sia a livello nazionale che globale. Il nostro paese è uno dei principali sostenitori della cooperazione culturale multilaterale e un attivo organizzatore di missioni archeologiche, etnoantropologiche e di conservazione in tutto il mondo contribuendo a un sostanziale miglioramento delle relazioni tra gli Stati.


























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