Scoperta archeologica in Egitto. Il sito di Kom al-Khaljan (governatorato di Daqahliya) ha restituito 110 tombe che risalgono a tre diverse civiltà, tra la preistoria (più di 5mila anni fa) e gli Hyksos (3500 anni fa): 68 della Civiltà di Buto 1 e 2, cinque di Naqada III e 37 del Secondo periodo intermedio


Uno scarabeo rinvenuto nel sito di Kom al-Khaljan, nella zona del Delta, in Egitto (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Un amuleto rinvenuto nel sito di Kom al-Khaljan, nella zona del Delta, in Egitto (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Il Basso Egitto restituisce ben 110 tombe che coprono un arco temporale lunghissimo di quasi 2500 anni, dalla preistoria agli Hyksos. La scoperta archeologica è avvenuta nel sito di Kom al-Khaljan, governatorato di Daqahliya, nella zona Delta, dove opera la missione archeologica guidata da Sayed Al-Talhawi. Le 110 tombe scoperte risalgono a tre diverse civiltà: la civiltà del Basso Egitto conosciuta come Bhutto/Buto 1 (3900-3700 a.C.) e Bhutto/Buto 2 (3700-3350 a.C.), la Civiltà di Naqada III (3500-3150 a.C.) e il secondo Periodo intermedio noto come periodo Hyksos (1720-1530 a.C.). “Questa scoperta”, ha spiegato Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità, “dà un importante contributo alla conoscenza storica e archeologica del sito: delle tombe trovate, 68 risalgono al periodo della civiltà del Basso Egitto, cinque tombe all’era di Naqada III e 37 tombe all’era di Hyksos. Siamo convinti che gli scavi continueranno a rivelare altri segreti di questa regione”. La missione ha anche scoperto una collezione di forni, stufe, resti di fondamenta in mattoni di fango, vasi di ceramica e amuleti, in particolare scarabei, alcuni dei quali erano fatti di pietre semipreziose e ornamenti come orecchini.

Tombe della civiltà di Buto. “Le 68 tombe”, ha aggiunto Ayman Ashmawi, capo del settore delle antichità egizie dello Sca, “sono fosse di forma ovale scavate nello strato sabbioso dell’isola deltizia e contengono persone sepolte in una posizione accovacciata, la maggior parte delle quali giaceva sul lato sinistro con la testa rivolta verso Ovest. Sono state anche scoperti i resti di un bambino sepolto all’interno di un vaso di argilla del periodo Bhutto 2, insieme a un piccolo vaso di argilla sferico”.

Tombe di Naqada III. “Le cinque tombe, che risalgono al periodo di Naqada III, sono anch’esse fosse di forma ovale scavate nello strato sabbioso dell’isola deltizia”, ha precisato sempre Ayman Ashmawi, “comprese due tombe che avevano i lati, il fondo e il tetto, coperti da uno strato di argilla. All’interno delle fosse, la missione ha trovato un gruppo di arredi funerari caratteristici di questo periodo, vasi cilindrici e triangolari, oltre alla ciotola del kohl, la cui superficie era decorata con disegni e forme geometriche”.


Grande vaso di argilla rinvenuto nel sito di Kom al-Khaljan, nel Delta (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Tombe del secondo periodo intermedio. “Le tombe scoperte risalenti al secondo periodo intermedio (il periodo Hyksos)”, ha affermato Nadia Khader, capo del Dipartimento centrale del Basso Egitto nel Consiglio supremo delle antichità, “sono 37, 31 delle quali sono fosse semi-rettangolari che vanno in profondità tra i 20 cm e gli 85 cm, e tutte le loro sepolture sono in posizione estesa, con la testa rivolta a Ovest, e la faccia in su. Inoltre, sono state riportate alla luce una tomba in argilla di un bambino è stata trovata all’interno di un sepolcreto; due tombe in mattoni a forma di edificio rettangolare con le sepolture dei bambini e alcuni arredi funerari, tra cui un piccolo vaso di argilla e anelli d’argento, nonché i resti di un bambino sepolto in un grande vaso di argilla. L’arredo funebre era posto all’interno del vaso, rappresentato in un piccolo vaso di argilla nera”.
Torino. Il 26 aprile riapre il museo Egizio con un nuovo progetto espositivo dedicato alla ricerca (“Nel laboratorio dello studioso”, mostre bimestrali) e un rinnovato impianto di illuminazione. Prenotazione obbligatoria


Immagini 3D dei sarcofagi egizi nella mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
Il museo Egizio di Torino pronto a riaprire lunedì 26 aprile 2021 con un nuovo progetto espositivo “Nel laboratorio dello studioso”, un ciclo di mostre bimestrali per scoprire il dietro le quinte della propria attività di ricerca. Lunedì 26 aprile 2021 il museo Egizio è dunque pronto ad accogliere nuovamente il pubblico, oltre che con la sua ricca collezione e la mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, anche con un nuovo progetto espositivo e un impianto di illuminazione rinnovato e potenziato per una migliore esperienza di visita. Per l’ingresso in museo sarà obbligatoria la prenotazione online con almeno un giorno di anticipo: sull’apposita sezione del sito (https://museoegizio.it/tickets-shop) i visitatori potranno scegliere la fascia oraria preferita e dovranno poi presentarsi all’ingresso con il biglietto elettronico. L’orario di apertura osservato sarà quello ordinario: il lunedì dalle 9 alle 14 e dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Resta in vigore il tariffario promozionale già sperimentato lo scorso febbraio: il prezzo d’ingresso è stato fissato a 12 euro, con biglietto ridotto a 10 euro; il ridotto studenti (15-18 anni e universitari) resta a 2 euro, così come il Ridotto Junior a 1 euro per la fascia 6-14 anni. Mantenuto il Family Ticket, dedicato ai nuclei composti da due adulti e due minorenni, al costo di 24 euro. In osservanza delle prescrizioni di sicurezza le visite guidate di gruppo, sempre acquistabili online, saranno limitate alla partecipazione di un massimo di 20 persone.

Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)
“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo Nel laboratorio dello studioso, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione”. “Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori”, aggiunge la presidente, Evelina Christillin, “ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza. Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo”.

La riapertura del 26 aprile 2021 permetterà infatti ai visitatori di apprezzare il rinnovato impianto di illuminazione implementato dal Museo: gli interventi riguardano in particolare l’inserimento di nuove luci interne ed esterne alle vetrine che permettono una migliore illuminazione dei reperti e, in particolare, di poterne osservare anche i più piccoli dettagli, come incisioni e bassorilievi. Le luci installate, di ultima generazione, garantiscono inoltre una ottimale conservazione dei reperti, con caratteristiche ad hoc a seconda dei materiali e del tipo di oggetto. Un progetto strategico fortemente voluto dall’istituzione iniziato durante i difficili mesi della pandemia e i cui lavori, dopo un’accelerazione durante la chiusura, sono quasi giunti a compimento.

In occasione della riapertura sarà possibile visitare il nuovo progetto espositivo del museo Egizio, “Nel laboratorio dello studioso”: un ciclo di mostre allestita in uno spazio al primo piano, per mettere sotto la lente di ingrandimento una serie di reperti della collezione e offrire ai visitatori un approfondimento inedito sulle storie che custodiscono e sulle ricerche realizzate da curatori e studiosi. Ogni due mesi la mostra sarà dedicata a un reperto diverso, che verrà indagato dal punto di vista archeologico, storico, attraverso studi e analisi, e in collegamento con altri oggetti. A rimanere sempre al centro della scena sarà la ricerca: “Nel laboratorio dello studioso” nasce infatti con lo scopo di avvicinare il visitatore all’attività scientifica che quotidianamente si svolge sugli oggetti esposti nelle sale e custoditi nei magazzini. Il primo oggetto protagonista della mostra è la statua di Hel: di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa), rappresenta una donna seduta su uno sgabello con cuscino, che stringe nella mano sinistra un fiore di loto e nella destra una collana di perline con contrappeso metallico, detta menat, uno strumento musicale rituale usato nel culto della dea della sensualità, Hathor. Oltre all’oggetto “protagonista” della mostra, sono presenti altre quattro vetrine che approfondiscono i temi evocati dalla statua di Hel: in particolare le caratteristiche dell’arte e dell’attività scultorea del periodo, ma anche i culti religiosi e gli strumenti musicali rituali come la menat e il sistro.


L’egittologo Federico Poole
L’esposizione dedicata alla statua di Hel, che durerà fino al 27 giugno 2021, è a cura di Federico Poole, curatore al museo Egizio dal 2013. All’interno del dipartimento Collezione e Ricerca, Poole si occupa dell’editoria scientifica del museo e dirige la Rivista del Museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il Nilo a Pompei” (2016) e ha collaborato all’allestimento della collezione egiziana del museo Archeologico nazionale di Napoli. Ecco il calendario delle prossime mostre che saranno realizzate nello spazio de “Nel laboratorio dello studioso”: luglio-agosto 2021, “Ad Astra, la decifrazione della tavola stellare di Mereru” (a cura di Enrico Ferraris); settembre-novembre 2021, “Figli di Horus proteggete questo ushabti! Il modellino di sarcofago di Kha” (a cura di Paolo Marini); novembre 2021 – gennaio 2022, “Gatti, falchi e anguille. I bronzi votivi per mummie animali” (a cura di Johannes Auenmueller); gennaio – marzo 2022, “Un santuario portatile per la dea Anuket” (a cura di Paolo Del Vesco); marzo – maggio 2022, “Il Libro dei Morti di Baki, Scriba del Signore delle Due Terre” (a cura di Susanne Töpfer).
Cairo, 18 aprile 2021: nella Giornata del Patrimonio mondiale aperta la Sala delle Mummie al museo nazionale della Civiltà egizia. Nel primo giorno 2000 visitatori. Omaggio del soprano Amira Selim
La data era stata annunciata ufficialmente nella serata della Parata d’oro dei Faraoni del 3 aprile 2021, quando dal museo Egizio di piazza Tahrir 22 mummie reali erano state trasferite al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat, sempre al Cairo. Due settimane per verificare le condizioni e assicurare l’allestimento in sicurezza delle spoglie di 18 re e 4 regine, e poi il 18 aprile 2021 la Sala delle Mummie sarebbe stata aperta al pubblico. E non è stata scelta una data a caso: il 18 aprile è infatti la Giornata del Patrimonio mondiale, istituita nel 1983 dall’Unesco per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla diversità e la vulnerabilità dei monumenti e dei siti del patrimonio costruiti nel mondo e sugli sforzi necessari per proteggerli e conservarli. Ed è stato subito un successo di pubblico. “Nonostante la giornata calda e il Ramadan”, ha dichiarato Ahmed Ghoneim, CEO della Museum Authority, “i visitatori si sono riversati numerosi al museo nazionale della Civiltà Egizia a Fustat per visitare la Sala delle Mummie il primo giorno in cui ha aperto le sue porte per ricevere i visitatori, nella Giornata del Patrimonio Mondiale: il numero di visitatori egiziani e stranieri alla Sala delle Mummie ha raggiunto i 2000. Senza dimenticare – ha concluso Ghoneim – che il museo nazionale della Civiltà Egizia di Fustat ha ricevuto migliaia di visitatori egiziani e stranieri dall’apertura della sala espositiva centrale e dalla ricezione delle mummie reali nella parata d’oro dei faraoni sabato 3 aprile”.
Nel giorno dell’apertura al pubblico della Sala delle Mummie nella Giornata del Patrimonio Mondiale, il soprano Amira Selim, protagonista anche durante la Parata d’Oro dei Faraoni, ha reso omaggio alla mummia della regina Hatshepsut, una delle più grandi regine che governarono l’Egitto, dicendo: “Posso solo cantare per lei”.
Torino. Al museo Egizio Anna Consonni del museo Egizio di Firenze su “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Dal 2017 un gruppo di ricerca italiano è associato agli scavi condotti dalla Missione franco-egiziana sull’area del Ramesseum, diretta da Christian Leblanc nell’ambito della missione archeologica francese di Tebe Ovest (MAFTO), in partnership con il Centro di Studi e Documentazione sull’Antico Egitto (CEDAE, Egyptian Ministry of Antiquities), l’associazione per la salvaguardia del Ramesseum (ASR) e il Centro di Egittologia Francesco Ballerini (CEFB). Martedì 13 aprile 2021, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (associazione amici collaboratori del museo Egizio di Torino) presenta la conferenza egittologica online “Gli annessi economici nord del Ramesseum: nuove prospettive di ricerca. Gli scavi italiani nel quadro della Missione franco-egiziana”, tenuta da Anna Consonni, curatrice della sezione “Museo Egizio” presso il museo Archeologico nazionale di Firenze, che si focalizzerà sugli scavi italiani al Ramesseum. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’incontro verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Agli archeologi italiani è stata affidata in particolare la ripresa degli scavi negli “annessi nord”, una serie di strutture in mattoni crudi, che coprono un’area di circa 12mila mq ed erano parte del complesso economico-amministrativo del Tempio. La destinazione originaria di questi ambienti, indagati nei secoli passati in modo non esaustivo, non è in molti casi ancora chiara. Allo stesso modo necessita di essere meglio definita la dinamica complessa di riutilizzo che l’area ha subito a partire dal Terzo Periodo Intermedio. Le nuove ricerche, condotte con l’ausilio di moderne metodologie e un approccio multidisciplinare, hanno già consentito di raccogliere nuove interessanti informazioni.

L’archeologa Anna Consonni, curatrice del museo Egizio di Firenze
Anna Consonni si è laureata in Egittologia all’università di Milano e specializzata nella stessa università in Preistoria e Protostoria, e ha conseguito il dottorato in Egittologia all’università di Pisa con una tesi sulle ceramiche provenienti dai contesti funerari presenti sull’area del Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II a Luxor (Egitto). Ha partecipato a numerosi scavi preistorici e protostorici in Italia, sia da libero professionista che in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, partecipando inoltre a diverse missioni archeologiche in Egitto. Dal 2018 al 2020 è stata funzionario archeologo al museo Archeologico nazionale di Taranto dove è stata curatore delle sezioni dedicate alla Preistoria-Protostoria e alla cultura indigena, e responsabile dell’area operativa “Educazione e Ricerca, Servizi al Pubblico” e dei Servizi educativi. Da gennaio 2021 è in servizio al museo Archeologico nazionale di Firenze, come curatore della sezione “Museo Egizio”.
Egitto. Zahi Hawass ha scoperto a Tebe Ovest la “città d’oro perduta”, edificata da Amenhotep III e utilizzata anche da Tutankhamon e Ay: è la più grande città mai trovata, con distretto amministrativo e industriale (“Scoperta paragonabile alla tomba di Tut”). Informazioni sulla vita quotidiana degli antichi egizi. Si spera dia risposte al perché Akhenaten e Nefertari si spostarono ad Amarna


L’egittologo Zahi Hawass già ministro delle Antichità (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Dalle sabbie di Luxor-Tebe Ovest riaffiora la “città d’oro perduta” edificata più di 3000 anni fa sotto il regno di Amenhotep III / Amenofi III e utilizzata – dopo la parentesi di Akhenaten – anche da altri due faraoni: Tutankhamon e Ay. Lo ha annunciato lo stesso autore della scoperta, Zahi Hawass, già ministro alle Antichità, alla guida della missione egiziana a Tebe Ovest. “La scoperta di questa città perduta è la seconda scoperta archeologica più importante dalla tomba di Tutankhamon”, assicura Betsy Brian, professore di egittologia alla John Hopkins University di Baltimora (Stati Uniti). “Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, ha sottolineato Hawass. “Noi abbiamo iniziato il nostro lavoro alla ricerca del tempio funerario di Tutankhamon perché i templi di Horemheb e Ay sono stati trovati in questa zona, e abbiamo trovato la città d’oro”. Non si sono ancora spenti gli echi della Parata d’Oro dei Faraoni, l’evento – seguito da milioni di appassionati nel mondo – voluto dal presidente Abdel Fatah al-Sisi e organizzato dal ministero per il Turismo e le Antichità per promuovere l’Egitto in occasione del trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia, che dall’Egitto arriva un’altra notizia destinata a fare rapidamente il giro del mondo.


La mummia del re Amenhotep III fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)
“È la più grande città mai esistita in Egitto”, ha confermato Hawass, “fondata da uno dei più grandi sovrani dell’Egitto, il re Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, che governò l’Egitto dal 1391 al 1353 a.C. Suo figlio e futuro erede al trono, Amenhotep IV, che poi nella città dell’Aten (Akhetaten / Amarna) si farà chiamare Akhenaten, ha condiviso nella città d’oro gli ultimi otto anni del suo regno. Questa città era il più grande insediamento amministrativo e industriale dell’epoca. Le strade erano fiancheggiate da case, di cui ci sono rimasti alzati fino a 3 metri. L’area di scavo si trova tra il Tempio di Ramses III a Medinet Habu e il Tempio di Amenhotep III a Memnon: la città si estende a Ovest, fino a Deir el-Medina”. E Brian ha aggiunto: “La scoperta della Città Perduta, non solo ci darà un raro sguardo sulla vita degli antichi egizi nel periodo in cui il Regno era più ricco, ma ci aiuterà a far luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di trasferirsi ad Amarna”. Le ricerche stanno portando infatti gli archeologi allo strato della città nel suo momento d’oro: le informazioni che ricaveranno sono destinate a cambiare le nostre conoscenze su quel periodo storico tra Amenhotep III e Tutankhamon. Cosa è successo veramente? Perché la città è stata abbandonata e la capitale è stata trasferita ad Amarna? E la città fu di nuovo ripopolata quando Tutankhamon tornò a Tebe? Solo ulteriori scavi nell’area riveleranno cosa accadde veramente quasi 3400 anni fa. La scoperta della città perduta permetterà di capire meglio anche alcuni aspetti della vita quotidiana degli antichi egizi, come la tecnica di costruzione e decorazione delle case, gli strumenti usati e l’organizzazione del lavoro. Finora è stata scavato solo un terzo dell’area: la missione continuerà le ricerche, compresa l’area che è stata identificata come possibile sito del tempio funerario di Tutankhamon. “Abbiamo molte informazioni su tombe e templi”, ha sottolineato Hawass, “ma questa è la prima volta che uno scavo rivela segreti sulla vita dei re dell’età d’oro dell’Egitto”.

Lo scavo è iniziato nel settembre 2020 e in poche settimane, con grande sorpresa del team, file di mattoni di fango hanno iniziato ad apparire in tutte le direzioni. Quello che veniva poco a poco alla luce era il sito di una grande città in buone condizioni di conservazione, con mura quasi complete e con stanze piene di strumenti della vita quotidiana. Gli strati archeologici sono rimasti intatti per migliaia di anni, lasciati dagli antichi residenti come se fosse ieri. La missione egiziana – come detto – ha iniziato a lavorare in quest’area con l’obiettivo di ritrovare il tempio funerario di Tutankhamon, realizzato dal re Ay, il successore di Tutankhamon, su un sito che più tardi sarebbe finito adiacente al lato meridionale del Tempio di Ramses III a Medinet Habu. Gli egittologi ritengono che il tempio di Ay possa essere appartenuto prima a Tutankhamon poiché lì furono trovate due statue colossali del giovane re. La parte settentrionale del tempio è ancora sotto la sabbia.


Applique rinvenute nello scavo della città d’oro perduta a Tebe Ovest (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Il primo obiettivo della missione è stato datare questo insediamento. Iscrizioni geroglifiche trovate su tappi di argilla di vasi di vino e riferimenti storici ci dicono che l’insediamento era costituito da tre palazzi reali del re Amenofi III, nonché dal centro amministrativo e industriale del Regno. Un gran numero di reperti archeologici, come anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata e mattoni di fango recanti i sigilli del cartiglio del re Amenhotep III, hanno confermato la datazione della città. Dopo soli sette mesi di scavi, sono state scoperte diverse aree o quartieri. Nella parte meridionale, la missione ha trovato una panetteria, una zona di cottura e preparazione dei cibi, completa di forni e deposito di vasellame. Dalle sue dimensioni, possiamo affermare che la cucina accoglieva un numero molto elevato di lavoratori e dipendenti. La seconda area, ancora scoperta parzialmente, rappresenta il distretto amministrativo e residenziale, con unità più ampie e ben disposte. Quest’area è recintata da un muro a zig-zag, con un solo punto di accesso che conduce a corridoi interni e zone residenziali. L’unico ingresso ci fa pensare che fosse un sistema di sicurezza, che permetteva di controllare l’ingresso e l’uscita da aree chiuse. I muri a zig-zag sono uno dei rari elementi architettonici dell’antica architettura egizia, utilizzati principalmente verso la fine della XVIII dinastia. La terza area è l’officina. Da un lato, l’area di produzione dei mattoni di fango utilizzati per la costruzione di templi e annessi. I mattoni hanno sigilli recanti il cartiglio del re Amenhotep III (Neb Maat Ra). Dall’altro, un gran numero di stampi da colata per la produzione di amuleti e delicati elementi decorativi. Questa è un’ulteriore prova della vasta attività in città per la produzione di decorazioni sia per i templi che per le tombe.

In tutte le aree scavate, la missione ha trovato molti strumenti utilizzati in una sorta di attività industriale come la filatura e la tessitura. Sono state portate alla luce anche scorie di lavorazione del metallo e del vetro, ma l’area principale di tale attività deve ancora essere scoperta. All’interno di una delle stanze sono state trovate due insolite sepolture di una mucca o di un toro. Sono in corso indagini per determinare la natura e lo scopo di questa pratica. E ancora più notevole è la sepoltura di una persona trovata con le braccia tese lungo i fianchi, e resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia. La posizione della sepoltura e la deposizione di questo scheletro sono piuttosto strane e sono in corso ulteriori indagini. È stato inoltre ritrovato un contenitore contenente due galloni di carne essiccata o bollita (circa 10 kg) che reca una preziosa iscrizione: “Anno 37, carne condita per la terza festa di Heb Sed dal macello del recinto per bestiame di Kha fatta dal macellaio luwy”. Questa preziosa informazione non solo ci dà i nomi di due persone che hanno vissuto e lavorato nella città, ma conferma anche che la città era attiva e ha determinato il tempo della co-reggenza del re Amenhotep III con suo figlio Amenhotep IV / Akhenaten. La missione ha anche trovato un testo inciso sull’impronta di un sigillo che recita: “gm pa Aton” che può essere tradotto come “il dominio dell’abbagliante Aten”, e questo è il nome di un tempio costruito dal re Akhenaten a Karnak. A nord dell’insediamento è stato anche scoperto una grande necropoli, la cui estensione non è stata ancora determinata, e la missione ha scoperto un gruppo di tombe scavate nella roccia di varie dimensioni, a cui si accede tramite scale scavate nella roccia, che mostrano una caratteristica comune alla costruzione delle tombe nella Valle dei Re e nella Valle dei Nobili. Gli scavi sono ancora in corso e la missione prevede di scoprire tombe incontaminate piene di tesori.
Torino. Il museo Egizio lancia un nuovo progetto di didattica a distanza per le scuole, oltre 200 le classi già prenotate: un’esperienza digitale a misura di studente
Vivere l’esperienza al museo è impossibile a causa di grandi distanze? Forse un’alternativa c’è: il museo Egizio di Torino propone alle scuole, oltre alle visite in presenza, un’esperienza didattica digitale altrettanto coinvolgente. Per rispondere al complesso momento vissuto dal sistema scolastico italiano per effetto dell’emergenza sanitaria, il museo Egizio promuove infatti una nuova iniziativa dedicata alla formazione degli studenti. Si tratta di un innovativo progetto di didattica a distanza sviluppato in collaborazione con esperti nell’ambito dell’insegnamento e della didattica virtuale: non una semplice lezione online, ma una vera e propria esperienza digitale a misura di studente, da vivere in classe con la guida di un egittologo. Oltre 200 le classi già prenotate. Ciò che è nato come sperimentazione per far fronte all’emergenza Covid, si è trasformata in una occasione di sviluppo dell’area didattica che, anche quando le scuole potranno ritornare al museo Egizio in presenza, sarà possibile continuare rivolgersi a nuovi pubblici: infatti, potranno essere raggiunte scuole ovunque, superando eventuali problemi di mobilità. La didattica a distanza è inoltre disponibile in altre lingue.

“L’iniziativa mira a rafforzare l’alleanza tra Scuole e Museo, pur nella consapevolezza della funzione insostituibile del ‘vivere’ gli spazi espositivi”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Quello che proponiamo è un approccio integrato non alternativo alla visita museale. Si è lavorato molto per raccontare gli oggetti, narrarne la biografia, mettere in relazione artefatti situati in luoghi fisici diversi, facendo ricorso a modalità narrative innovative. La collezione ritrova anche in questo modo la sua dimensione pubblica, indagando e sperimentando un modello di didattica nuovo che mette in dialogo materiale e immateriale, e restituendo al museo il suo ruolo educativo e formativo”. Ed Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, aggiunge: “Il museo Egizio ha da sempre dedicato grande attenzione all’offerta formativa per le scuole, accogliendo migliaia di studenti ogni anno. Per questo abbiamo fortemente voluto sviluppare questo progetto di didattica, integrato e digitale, che ci permette di riprendere le attività museali a favore degli istituti scolastici. L’iniziativa in questa prima fase ha già raccolto un grande interesse e apprezzamento, come dimostrano le oltre 230 classi da tutta Italia che hanno effettuato una prenotazione: un dato incoraggiante che ci spinge a continuare a lavorare in questa direzione, sviluppando nuovi percorsi e contenuti, che in futuro vogliamo poter proporre anche alle scuole secondarie superiori”.


Un egittologo tiene il corso in collegamento live con gli studenti (foto museo egizio)
L’esperienza avviene nel corso di un collegamento live con un egittologo: oltre a esplorare alcuni elementi di base sulla cultura faraonica, viene offerta agli studenti l’opportunità di scoprire nel dettaglio i reperti della collezione e di interagire con gli esperti del Museo, per diventare protagonisti attivi dell’incontro. Contributi video, animazioni e grafiche realizzate ad hoc rendono più coinvolgente ed efficaci i contenuti, mentre sono stati previsti anche dei momenti di “motricità” in tema egizio per i ragazzi, al fine di rendere meno statica la fruizione del corso. Inoltre, ciascun percorso didattico è accompagnato da un Vademecum, ispirato ai contenuti specifici dell’incontro, che organizza e approfondisce i temi trattati mediante materiali destinati agli studenti da utilizzare prima, durante e dopo il collegamento con l’egittologo. Due i moduli attualmente disponibili, entrambi rivolti alle scuole primarie: il percorso “Storie di acqua, di terra e di sabbia. Vita quotidiana in Egitto” conduce alla scoperta del territorio, del clima e delle abitudini degli antichi abitanti della Valle del Nilo, mentre il percorso “Storie dell’altro mondo. Religione e culti funerari” offre un focus speciale sui culti e sui riti funerari della cultura faraonica. Gli insegnanti interessati possono trovare la descrizione del format didattico, le modalità di fruizione e il dettaglio dei contenuti nell’apposita sezione dedicata alle scuole del sito web del Museo Egizio (https://egizio.museitorino.it/categoria/scuole/), sviluppata in collaborazione con il concessionario dei servizi museali.
Egitto. Al Cairo è arrivato il giorno della grande parata dei faraoni col trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat. Emessa una serie di francobolli commemorativi col QR Code interattivo. Oggi conosciamo altri sei protagonisti del corteo
L’attesa per la parata d’oro dei Faraoni è finalmente giunta al termine! È il 3 aprile 2021: il giorno fissato per la Parata d’Oro dei Faraoni. Alle 18, le 22 mummie reali attraverseranno le strade del Cairo, dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat. La parata sarà accompagnata da salve d’onore e fuochi d’artificio che si preannunciano “magnifici”. Un corteo seguirà le mummie reali ed è previsto, a margine, un ricco programma di festeggiamenti. Il trasferimento delle mummie reali sarà conforme ai rigorosi standard di sicurezza e protezione per il trasporto di manufatti. Le mummie, in ottimo stato di conservazione, verranno collocate in contenitori sterili e inserite all’interno di speciali teche che ne garantiranno la perfetta conservazione. Verranno poi caricate su carrozze appositamente progettate per l’evento. Una volta arrivate al museo nazionale della Civiltà egizia, le mummie reali saranno soggette a restauro per circa 15 giorni nel laboratorio del museo: verranno preparate per la loro installazione all’interno delle nuove teche nella Royal Mummies Hall, “decorata in modo da assomigliare alla Valle dei Re”, l’area nel sud dell’Egitto dove ci sono le tombe reali. Ora non resta che seguire l’evento in diretta a questo link https://www.youtube.com/channel/UCbEs… o a questo link https://bit.ly/31sZGA6. Nell’attesa, il ministero del Turismo e delle Antichità “svela” i nomi di re e regine le cui mummie andranno a stare nella nuova dimora a Fustat: oggi facciamo la conoscenza di altri sei protagonisti della “Golden parade” del 3 aprile 2021.

La mummia del re Siptah, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, sarà trasferito con le mummie reali nella parata d’oro dei Faraoni dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia. Il re Siptah salì al trono da ragazzo, posto lì da un potente funzionario di nome Bay. Poiché era troppo giovane per governare da solo, la sua matrigna Tawosret, moglie di Seti II, ha assunto il ruolo di reggente.

La mummia del re Ramses III, scoperta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT 320) nel 1881, sarà trasferita con 22 mummie reali nella parata d’oro dei faraoni dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat. Considerato l’ultimo dei grandi “faraoni guerrieri” del Nuovo Regno, Ramses III ha combattuto molte battaglie importanti ed è ricordato come abile nell’arte della guerra. Nonostante le sue grandi vittorie e successi, cadde vittima di un complotto ideato da una moglie minorenne, Tiye, per mettere suo figlio Pentawer sul trono. Diversi papiri raccontano di questa “cospirazione dell’harem” per uccidere il re, che coinvolse vari ufficiali, membri dell’harem reale e funzionari dell’alta corte. Una recente TAC della mummia ha rivelato che la trachea, l’esofago e i grandi vasi sanguigni del collo sono stati recisi, uccidendolo. Forse per assicurarsi che il re sarebbe stato guarito completamente nell’aldilà, un occhio dell’amuleto di Horus è stato posto sul bordo inferiore destro della ferita.

La mummia del re Ramses IV, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, è tra le 22 mummie trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella Parata d’Oro dei Faraoni. Sebbene suo padre sia stato assassinato da cospiratori che cercavano di prendere il trono per il figlio di una regina minore, il legittimo principe ereditario, Ramses IV, riuscì a mantenere la corona. Durante il suo breve regno, ha fatto molto per onorare la memoria di suo padre e continuare le sue politiche.

La mummia del re Ramses V, scoperta in buone condizioni di conservazione nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, è tra le 22 mummie trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella Parata d’Oro dei Faraoni. Il re Ramses V, figlio di Ramses IV della XX dinastia, Nuovo Regno, aprì le cave di arenaria a Gebel Silsila e inviò spedizioni nelle miniere del Sinai per ottenere rame e turchese. Gli studi hanno indicato che è morto intorno ai 35 anni.

La mummia del re Ramses VI, trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, sarà trasferita durante la parata d’oro dei faraoni. Il re Ramses VI, uno dei figli di Ramses III, governò per otto anni.

La mummia del re Ramses IX fu scoperta nel 1881 nel nascondiglio di Deir el-Bahari. Ma il luogo di sepoltura originale di Ramses IX in realtà fu la tomba KV 6, una tomba splendidamente dipinta che conserva ancora oggi i suoi colori- Poi la sua mummia fu spostata più volte prima di essere nascosta nel nascondiglio di Deir el-Bahari. Ottavo re della XX dinastia, Nuovo Regno, Ramses IX era il nipote di Ramses III. I suoi principali contributi furono al Tempio del Sole a Heliopolis; ha anche decorato la parete nord del Settimo Pilone del complesso di Amon-Ra a Karnak. La sua mummia sarà trasferita dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia il 3 aprile 2021.

Uno dei francobolli commemorativi col QR Code emessi dall’Egitto per la parata delle mummie (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Per celebrare l’evento, il ministero delle Comunicazioni e dell’Informatica ha emesso una serie di francobolli commemorativi. Ma non saranno francobolli “normali”. Per la prima volta su francobolli egiziani ci sarà un QR Code per offrire una ricca esperienza interattiva. Chi possiederà questi francobolli, infatti, potrà acquisire tutte le informazioni necessarie sulla parata d’oro dei faraoni in modo innovativo e attraente. Il set di francobolli commemorativi è composto da tre francobolli, ciascuno dei quali misura 3 cm x 5 cm, e ha un valore di 5 sterline egiziane (0.27 euro) per ogni francobollo, mentre la carta commemorativa misura 8 cm per 12 cm e ha un valore di 5 sterline egiziane, e la targa commemorativa include 22 francobolli con immagini di tutti i re che saranno trasferiti misura 20 x 21 cm, e ogni francobollo vale 5 sterline. Si noti che tutte le versioni offset sono multicolore, assicurate contro la contraffazione e sono dotate della tecnologia “QR Code”.
Egitto. Al Cairo mancano due giorni alla grande parata dei faraoni del 3 aprile col trasferimento di 22 mummie reali dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat. Il Governo avvia una campagna promozionale e annuncia dirette tv e on line. Oggi conosciamo altri sei protagonisti del corteo

Meno due. Tanti sono i giorni che ci dividono dalla “parata d’oro dei faraoni” del 3 aprile 2021 che “sarà un evento globale”: il Governo egiziano ne è convinto, e non vuole lasciare nulla al caso. Così dalla sera di giovedì 1° aprile 2021 il ministero del Turismo e delle Antichità lancerà un’importante campagna pubblicitaria per promuovere la processione delle mummie reali sulle piattaforme dei social media arabi e internazionali, in particolare nei principali mercati per il turismo dell’Egitto. “Questa campagna promozionale”, assicura l’ing. Ahmed Youssef, amministratore delegato dell’Autorità Experience Egypt, “comprenderà la traduzione di tutto il materiale promozionale e dei filmati dell’evento in 14 lingue diverse, da collocare sulle pagine ufficiali dei siti di social media Instagram, Facebook, Twitter e YouTube nel mercato arabo e internazionale”. L’obiettivo sono alcuni importanti mercati esportatori di turismo in Egitto; tra questi Paesi ci sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bielorussia, Ucraina, Inghilterra, Giappone e Stati Uniti d’America, Italia, Francia e Germania. La processione delle mummie reali sarà trasmessa in diretta da diversi canali televisivi internazionali e arabi, oltre al live streaming sul canale YouTube ufficiale del Ministero e dell’Authority Experience Egypt. E in attesa del grande evento il ministero del Turismo e delle Antichità “svela” i nomi di re e regine le cui mummie andranno a stare nella nuova dimora a Fustat: oggi facciamo la conoscenza di altri sei protagonisti della “Golden parade” del 3 aprile 2021.

La mummia del re Amenhotep III, trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor, fa parte delle 22 mummie reali protagoniste della parata d’oro dei faraoni. Il re Amenhotep III è il figlio del re Thutmose IV, della XVIII dinastia (Nuovo Regno). Quando si entra nel museo Egizio di Tahrir, si incontra una meravigliosa enorme statua del re Amenhotep III e di sua moglie, la regina Tiye, simbolo del loro forte legame e del loro potere eterno. E a Kom el-Heitan (Tebe Ovest), il suo tempio funerario era fronteggiato da enormi statue oggi conosciute come i Colossi di Memnone. Il re Amenhotep III ha lasciato molti monumenti importanti, tra cui un gran numero di statue.

La mummia della regina Tiye, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35), nella Valle dei Re, a Luxor, sarà tra le 22 mummie reali trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia a Fustat. La regina Tiye era la figlia di Yuya e Tjuya del Nuovo Regno, e la grande moglie reale di Amenhotep III, uno dei faraoni di maggior successo dell’Egitto.

La mummia del re Seti I, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) a Deir El Bahari, è una delle mummie trasferite nella parata d’oro dei faraoni il 3 aprile 2021 dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia di Fustat. La tomba del re Seti I, figlio del re Ramses I, fondatore della XIX dinastia, Nuovo Regno, è una delle tombe reali più belle nella Valle dei Re, che conserva ancora i suoi colori sgargianti. Seti I condusse una battaglia contro gli Ittiti. Le sue gesta e le sue vittorie militari furono accuratamente registrate nel Tempio di Amon a Karnak.

La mummia di Ramses II, scoperta nel nascondiglio di Deir el-Bahari (TT 320), a ovest di Luxor nel 1881, è tra le 22 mummie reali dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia nella parata d’oro dei faraoni del 3 aprile 2021. Ramses II succedette a suo padre Seti I e godette di un lungo regno. Governando per 67 anni, ha lasciato un’eredità ben documentata. Ricordato come un grande guerriero, il re Ramses II è probabilmente il più famoso dei faraoni del Nuovo Regno. Ha firmato con gli Ittiti il primo trattato di pace conosciuto nella storia, registrato sulle pareti dei templi di Karnak. Ha registrato su più monumenti la sua battaglia di Qadesh, che ha combattuto contro gli Ittiti nel quinto anno del suo governo. Questo faraone costruì templi quasi ovunque in Egitto. I più famosi dei quali sono Abu Simbel e il Ramesseum (dedicato al suo culto funerario). La sua grande moglie reale era Nefertari, per la quale costruì un tempio vicino al suo ad Abu Simbel.

La mummia di re Merenptah, scoperta nel 1898 nella Tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re, Luxor, è una delle 22 mummie reali trasferite dal museo Egizio di Tahrir al museo nazionale della Civiltà Egizia, in un evento senza precedenti il 3 aprile 2021. Re Merenptah era il figlio del grande Ramses II, della XIX dinastia, Nuovo Regno. A causa del lungo regno di suo padre, salì al trono in età avanzata. Partecipò a numerose campagne militari. Risale al suo regno “il pannello della vittoria”, uno dei manufatti più importanti, esposto nel Museo Egizio di Tahrir.

La mummia del re Seti II, il quinto re della XIX dinastia, fu trovata nel 1898 nella tomba di Amenhotep II (KV 35) nella Valle dei Re a Luxor, all’interno di molti strati di lino eccezionalmente fine. Per la maggior parte, i tratti del viso di Seti II sono ben conservati. Il 3 aprile, la mummia del re sarà trasferita dal museo Egizio di Tahrir nella processione delle mummie reali al museo nazionale della Civiltà Egizia.
“Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, è condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra Angelo Castiglioni e il figlio Marco per parlare dei fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni i risultati delle cui incredibili ricerche sono raccolti nel museo Castiglioni di Varese


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Terzo appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand: ma attenzione questa settimana non sarà di martedì, ma di giovedì: la rubrica utilizza le relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, direttore del Firenze Archeofilm, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vede importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.

Appuntamento dunque giovedì 1° aprile 2021 alle 17 con Angelo Castiglioni e il figlio Marco presidente dell’associazione culturale Conoscere Varese che gestisce il museo Castiglioni, in streaming sul sito www.streamcult.it e sui canali social di StreamCult (Facebook e YouTube). La stessa puntata resterà visibile on demand per permettere a chiunque, nelle settimane a seguire, di poterla vedere. “Alcune persone hanno speso l’intera vita e le proprie risorse in un’avventura infinita alla ricerca di altri popoli e altre culture, un viaggio interminabile nel Mondo Antico fino alla più lontana preistoria”, spiega Dario Di Blasi. “Tra questi i fratelli Angelo e Alfredo Castiglioni i risultati delle cui incredibili ricerche sono raccolti nel museo Castiglioni di Varese. Parleremo delle loro esperienze con Angelo e suo figlio Marco che si occupa quotidianamente del museo. Alfredo è purtroppo scomparso da non molto ma nei racconti di Angelo e nelle immagini dei loro film è sempre presente”.

“Alla fine della seconda guerra mondiale”, continua Di Blasi, “i giovanissimi fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni partono alla scoperta del mondo con una piccola motoretta, una Vespa, e arrivano in Africa. La loro vita da quel momento sarà all’insegna dell’avventura, della voglia infinita di conoscere altri popoli, altre culture, altre tradizioni. Sul loro percorso incontreranno e chiederanno collaborazione ad archeologi, antropologi e tanti altri professionisti., raccogliendo una quantità gigantesca di reperti. Realizzeranno decine di filmati, documentando un mondo, ora, purtroppo scomparso. Chiunque abbia la fortuna, la voglia, di visitare il museo Castiglioni all’interno dello splendido parco della Villa Toeplitz di Varese (Jósef Leopold Toeplitz personaggio da scoprire) troverà uno scrigno prezioso e ne uscirà piacevolmente stupito”.














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