Rovigo. Al via a Palazzo Roncale la mostra “Giovanni Miani. Il Leone Bianco del Nilo” che racconta la vicenda di un uomo irrequieto e fuori dagli schemi, di indomito coraggio e volontà ferrea, amante del rischio e dell’avventura, che votò la sua vita alla scoperta delle sorgenti del Nilo

Palazzo Roncale a Rovigo è pronto per aprire le porte al pubblico per l’evento di primavera, la mostra “Giovanni Miani. Il Leone Bianco del Nilo” in programma dal 12 marzo al 26 giugno 2022: per la prima volta ad essere soggetto di una mostra è la storia di un Indiana Jones dell’Ottocento, l’uomo che votò la sua vita alla scoperta delle sorgenti del Nilo. La mostra, che nasce da un’idea di Sergio Campagnolo, a 150 anni dalla morte dell’esploratore, è curata da Mauro Varotto, docente di Geografia del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’università di Padova e delegato della rettrice per i Musei e le collezioni dello stesso Ateneo. Tra storia, geografia ed etnografia, la mostra intende raccontare la vicenda di questo personaggio irrequieto e fuori dagli schemi, di indomito coraggio e volontà ferrea, amante del rischio e dell’avventura, sfortunato inseguitore di grandi ideali come di riscatto sociale.

Lui, il “bastardo”, sognava la celebrità e per tutta la vita inseguì un riconoscimento sociale che non gli riuscì di ottenere. Figlio di una domestica, non sarà mai riconosciuto dal padre. Ha 14 anni quando lascia Rovigo, dov’era nato il 17 marzo del 1810, per raggiungere la madre a Venezia, al servizio del nobile Pier Alvise Bragadin. Quest’ultimo accoglie il ragazzo, dandogli un’istruzione e destinandogli, nel suo testamento, un cospicuo lascito, che il giovane dilapida velocemente nel progetto di pubblicare un’enciclopedia universale della musica, naufragato al primo volume. Lui stesso scrive musica e frequenta i conservatori di mezza Europa, tentando senza fortuna anche la carriera di baritono. Rientrato a Venezia, partecipa ai moti del ’48-’49 contro la dominazione austriaca, ma qualche giorno prima della definitiva capitolazione prende la via del volontario esilio. Raggiunge Costantinopoli e poi l’Egitto, dove per un periodo presta servizio come pedagogo e insegnante di francese e italiano.


L’esploratore rodigino Giovanni Miani (foto esseci)
Nel frattempo si fa strada il sogno di individuare le sorgenti del grande Nilo, che nella sua idea coincidevano con la mitica regione dell’Ofir, la terra dalle immense ricchezze ricordata dalla Bibbia. Nel 1859, un modesto finanziamento del governo francese gli consente di avventurarsi in una spedizione che lo conduce a Khartoum, dove giunge il 20 luglio del 1859. La città, da poco fondata dagli inglesi, sorge alla confluenza dei due rami principali del Nilo, quello Azzurro e quello Bianco. Del primo si conosce l’origine; il secondo è invece oggetto dell’interesse delle spedizioni delle potenze europee che puntano ad impossessarsi di territori che sarebbero diventati fondamentali qualora si fosse realizzato quello che poi sarà il Canale di Suez. Da Khartoum Miani riparte senza i compagni di spedizione, decisi a non seguirlo. Raggiunge Gondokoro, oltre 1500 km a sud della città, trascrivendo dettagliatamente il viaggio nel suo diario e in una mappa del territorio destinata alla Società Geografica Francese. Il suo viaggio tuttavia è destinato a terminare poco oltre Galuffi, non lontano dal grande lago Nianza (poi ribattezzato Victoria) senza raggiungerlo: una febbre persistente ed una piaga ad una gamba, unite alla ostilità delle popolazioni indigene, lo costringono ad abbandonare il progetto. Del suo passaggio lascia traccia sul tronco di un tamarindo. Per gli indigeni era intanto diventato il “Leone Bianco”, tributo al suo coraggio e alla sua lunga e candida barba. Nel frattempo gli esploratori inglesi Speke e Grant entusiasmano il mondo con il loro annuncio della scoperta delle sorgenti del Nilo, individuate nel Lago Victoria, da loro raggiunto nel 1858. A Miani non resta che tornare in Europa. Lo accompagnano, al suo rientro, 14 casse zeppe di 1800 reperti. Tutti i tentativi di vendere la sua collezione falliscono. Decide allora di lasciarla in dono alla sua città di adozione, Venezia. Parte di questi eterogenei materiali (tessuti, armi, minerali, strumenti musicali, antichità varie…) è oggi esposta al museo di Storia naturale di Venezia.

Il mal d’Africa torna prepotente ed eccolo ancora una volta a Karthoum, dove diventa direttore del nuovo zoo della città. Utilizza questa funzione per farsi accettare in una spedizione diretta verso il Mombuto, nell’attuale Zaire. Il suo ruolo è duplice: esperto scientifico della spedizione e cercatore di specie animali sconosciute da introdurre nel suo zoo. Riesce a catturare anche due pigmei, che avrebbero svelato l’enigma della loro esistenza favoleggiata da Erodoto. Ospite del re Bunza, muore a Nangazizi nel novembre del 1872. La notizia della sua morte giunge a Venezia l’anno dopo e la sua tomba sarà rinvenuta solo nel 1881. I suoi resti saranno destinati all’Accademia dei Concordi della natia Rovigo.
Archeologia in lutto. Il museo Egizio di Torino ricorda Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project, scomparso prematuramente a 50 anni, e Geoffrey Almeric Thorndike Martin, 87 anni, che scoprì la Tomba di Horemheb e quella di Maya, tesoriere di Tutankhamon, a Saqqara

L’egittologo Ramadan Badry Hussein è scomparso prematuramente all’età di 50 anni

L’egittologo Geoffrey Thorndike Martin è morto all’età di 87 anni (foto ees)
Archeologia in lutto. Negli ultimi giorni sono scomparsi due egittologi: Ramadan Badry Hussein è morto a 50 anni nella notte del 9 marzo 2022 dopo una grave malattia, come ha annunciato l’università di Tubinga; Geoffrey Thorndike Martin è venuto a mancare nella giornata di lunedì 7 marzo 2022 all’età di 87 anni: era nato a South Ockendon (GB) il 28 maggio 1934. È il museo Egizio di Torino a ricordarli, entrambi impegnati nell’area archeologica di Saqqara. “Il museo Egizio – si legge sul sito istituzionale – ricorda con stima e riconoscenza il prof. Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project all’Institute of Near Eastern Studies della Eberhard Karls Universität, Tübingen, Germania. Formatosi nelle università del Cairo e la Browndi Rhode Island negli USA, ha lavorato a lungo per il ministero delle Antichità Egiziane a Giza, Saqqara e Bahariya”. E continua: “Il museo Egizio ricorda con stima e gratitudine il professor Geoffrey Almeric Thorndike Martin, Edward Professor of Egyptian Archaeology and Philology emerito allo University College di Londra. Nella sua carriera ha scavato a lungo con la Egypt Exploration Society in Egitto e in Sudan, ma la sua scoperta principale è legata agli scavi della Tomba di Horemheb e di quella di Maya (tesoriere di Tutankhamon) a Saqqara”.

L’egittologo Ramadan Badry Hussein è stato direttore del Saqqara Saite Tombs Project all’Institute of Near Eastern Studies della Eberhard Karls Universität, Tübingen, Germania (foto università di Tubinga)

La maschera di mummia d’argento dorato del Secondo Sacerdote della Dea Mut e della Dea Niut-shi-es (foto università di tubinga)
Ramadan Badry Hussein ha studiato egittologia all’università del Cairo prima di lavorare per il settore pubblico delle antichità egiziane come ispettore a Saqqara e Giza. “Un raro esempio di studioso che ha servito l’archeologia muovendosi senza soluzione di continuità tra la rete di protezione del patrimonio del suo paese d’origine e le istituzioni archeologiche in tutto il mondo – lo ricordano i colleghi -, ha conseguito con successo il Master e il PhD alla Brown University (USA), tornando al ministero delle Antichità per ricoprire varie posizioni di autorità (responsabile del Center of the Documentation and Study of Egyptian Antiquities, Managing Editor del Publication Department, direttore dell’ufficio del Ministero delle Antichità) e successivamente si trasferisce all’università Eberhard Karls, a Tübingen in Germania, come Alexander von Humboldt Research Fellow; alla fine divenne professore associato di egittologia presso l’Istituto di studi del Vicino Oriente a Tubinga”. Dal 2015, Hussein è stato direttore del progetto per la conservazione, lo scavo e la pubblicazione delle tombe della XXVI dinastia a Saqqara. A lui si deve la scoperta del primo laboratorio di mummificazione mai conosciuto a Saqqara, che risale al VII-VI secolo a.C. Lo scavo ha portato alla luce una serie di oggetti rari e spettacolari (ad esempio, una maschera di mummia d’argento dorato del Secondo Sacerdote della Dea Mut e della Dea Niut-shi-es, la terza del suo genere ad essere scoperta in Egitto), facendo presto notizia oltre il mondo accademico e diventando un importante argomento di archeologia pubblica. “Il workshop sulla mummificazione – ricordano – è stato votato tra le 10 migliori scoperte dell’anno 2018 e le 10 migliori scoperte del decennio 2010-2020 (2020) di Archaeology Magazine ed è stato presentato attraverso una serie di quattro film documentari di National Geographic Channel. L’ampio riconoscimento del suo lavoro ha reso il Dr. Hussein un esperto molto ricercato nel campo dell’archeologia pubblica, che è stato spesso invitato a discutere di questioni legate al patrimonio contemporaneo come il saccheggio di siti archeologici. Studioso carismatico che supertao vari limiti (Egitto / estero, mondo accademico / archeologia pubblica, archeologia statale / organizzazioni del patrimonio privato), è stato sicuramente uno dei migliori egittologi dell’attuale generazione. La sua prematura e improvvisa scomparsa è una terribile perdita per il mondo dell’archeologia”.

L’egittologo Geoffrey Thorndike Martin (foto università di Cambridge)

Interno della Tomba di Horemheb (KV 57) scoperta nella Valle dei Re da Geoffrey Thorndike Martin
Geoffrey Thorndike Martin aveva frequentato la scuola ad Aveley e poi la Palmer’s School a Grays nell’Essex. Conseguita una laurea in Storia antica allo University College di Londra nel 1963, e la laurea magistrale, PhD e Litt. D dell’Università di Cambridge, è stato Budge Research Fellow in Egyptology al Christ’s College di Cambridge dal 1964 al 1970. Dopo aver lasciato il Christ’s College, Martin è diventato lecturer in Egyptology allo University College London, reader dal 1978 e Edwards Professor of Egyptian Archaeology and Philology dal 1988 fino al pensionamento nel 1993. Martin ha operato in varie località del Sudan e dell’Egitto. Ha scavato con la missione della Egypt Exploration Society a Buhen in Sudan nel 1963. Con l’EES e il National Museum of Antiquities di Leiden e l’università di Amsterdam ha scavato a Saqqara dal 1964 al 1968; è stato direttore del sito dal 1970 al 1974 e direttore sul campo dal 1975 al 1998. È stato direttore sul campo della missione epigrafica di Amarna, dell’Egypt Exploration Society nel 1969 e nel 1980. Dal 1998 al 2002 ha lavorato sotto Nicholas Reeves, Project Director, come Joint Field Director del Progetto Tombe Reali di Amarna. Martin fu famoso soprattutto per le sue scoperte della tomba di Maya, tesoriere di Tutankhamon, e della tomba privata di Horemheb, ma anche più in generale per il suo lavoro nella Valle dei Re e Saqqara, con le tombe di Tia, sorella di Ramses II, e di altri dignitari.
Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con la curatrice Federica Facchetti su “I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi”

“I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi” è il titolo del nuovo incontro (in presenza e on line) al museo Egizio di Torino con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca”: appuntamento giovedì 10 marzo 2022, alle 18, nella sala conferenze insieme a Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. Introduce Federico Poole, curatore del museo Egizio. Ingresso libero fino a esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la conferenza si percorreranno i 4000 anni di storia dell’antico Egitto attraverso l’oggetto più comune e più utilizzato in tutto il mondo antico prodotto dall’uomo per rispondere a molteplici necessità. I vasi saranno presentati in base al sito di provenienza, con un particolare focus sulle tipologie più interessanti, sulle informazioni che possiamo trarne e i diversi studi in corso da parte di specialisti interni al museo e esterni. L’intervento metterà in luce la ricchezza della collezione di vasi torinese e la sua importanza nello studio della cultura materiale dell’antico Egitto.
Al via la IV edizione di Firenze Archeofilm: 60 film in concorso in cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali. Ecco i film da non perdere. Ingresso gratuito con Super Green Pass e FFP2
Ci siamo. Mercoledì 2 marzo 2022 apre al Cinema La Compagnia di Firenze la IV edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival internazionale organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) fino al 6 marzo 2022: 60 film in concorso per il Premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico, anteprime nazionali, proiezioni non stop, dalla mattina alla seconda serata; ospiti internazionali e incontri con i registi; grandi scoperte, scenari mozzafiato, immagini inedite. Cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali, tutte a ingresso gratuito (obbligatorio green pass rafforzato e mascherine FFP2), che permetteranno al pubblico di viaggiare in universi lontani, nel tempo e nello spazio, soffermandosi anche su tematiche di grande attualità, come il cambiamento climatico e le imminenti minacce per il pianeta (per l’intero programma vedi Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato).

Tra i film da non perdere “L’Enigma delle ossa ovvero la rivoluzione di genere nella preistoria” (mercoledì 2 marzo, nel pomeriggio). L’opera per la prima volta affronta la questione del rapporto maschile femminile nella preistoria, ribaltando il cliché, prove archeologiche alla mano, per cui il “capofamiglia” dovesse essere sicuramente un maschio. Restando ai primordi dell’umanità, la grande produzione francese “Stonehenge, le origini svelate” (giovedì 3 marzo, ore 16) squarcia finalmente il velo sugli ultimi misteri del circolo megalitico più conosciuto al mondo. Se mai, infine, ci fossimo fatti un’idea di un abbigliamento “selvatico” per gli uomini e le donne della preistoria il film “Signore e Principi preistorici” (giovedì 3 marzo) è pronto a smentire ogni convinzione di questo tipo, come dimostrano le sepolture di grande “sfarzo” e bellezza, con abbigliamenti e ornamenti inimmaginabili.

Con il documentario “Città del Vaticano alla ricerca dell’eternità” (giovedì 3 marzo, ore 22) per la prima volta al cinema si indaga sulla storia architettonica, lunga duemila anni, del Vaticano; e ancora, “D’Artagnan e i tre moschettieri: la storia vera” (sabato 6 marzo mattina), racconta sul grande schermo la vera storia di D’Artagnan e porta sulle tracce dell’iconico dramma storico, romantico, di Alexandre Dumas (padre); “La flotta delle Indie” (venerdì 4 marzo) documenta di fatto le prime prove di globalizzazione, con la scoperta dell’America; la minaccia di una nuova Pompei alle pendici del Vesuvio e il grande tema della possibile previsione di nuove eruzioni vulcaniche è infine al centro del film “La prossima Pompei” in programma mercoledì 2 marzo. E non manca l’Antico Egitto: in programma al festival i documentari “Il mondo di Cheope” (giovedì 3 marzo), “70 milioni di mummie animali” (venerdì 4 marzo), “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona” (sabato 5 marzo).

L’incredibile storia degli “Angeli dell’arte” ad Aleppo: arrivano in Italia per la prima volta le immagini del salvataggio del museo della città siriana, da parte di una squadra di archeologi e volontari impegnati in una corsa contro il tempo. S’intitola “Il testamento di Ciriaco” (venerdì 4 marzo) il film di Olivier Bourgeois, interamente girato dentro al museo Archeologico di Aleppo durante la guerra civile in Siria del 2011, che ripercorre la corsa contro il tempo di archeologi e custodi per mettere in salvo oltre ventimila opere (una di queste restaurata in loco dall’università di Firenze).

L’archeologia in 3D, come non si era mai vista: nei giorni 4 e 5 marzo ci si potrà immergere in un’esperienza multimediale con “Noto. Il giorno della paura (1693)”. Grazie ad un apposito visore si rivive lo spaventoso terremoto che l’11 gennaio del 1693 sconvolse in Sicilia la Val di Noto. Ogni personaggio in 3D ha una controparte nella vita reale che ha prestato le fattezze al proprio omologo digitale. In questo processo, gli autori hanno voluto valorizzare con tratti di persone reali (anziché generate proceduralmente al computer) i protagonisti storici dell’epoca del sisma. La premessa narrativa ha quindi posto le basi per una fase di selezione via casting dei protagonisti, conclusasi con la scelta dei 20 attori per le 20 figure da replicare digitalmente.
In programma poi il suggestivo “Al tempo dei dinosauri” (sabato 5 marzo, ore 16), che narra l’incredibile scoperta di nuove specie di dinosauri negli ultimi vent’anni, combinata con le ricostruzioni in 3D, altamente realistiche, che assicurano spettacolarità al documentario presentato in anteprima nazionale.

Altro tema centrale di Firenze Archeofilm, l’Ambiente: l’Amazzonia e la regione indiana del Ladakh chiudono il festival. Il film tutto italiano “Guerra all’Amazzonia” (domenica 6 marzo, mattina) documenta un viaggio attraverso il Brasile per raccontare come gli incendi e il disboscamento illegale stiano vincendo la partita contro l’Amazzonia. E alla fine della giornata – e in chiusura del festival – presentato dal regista Nicolò Bongiorno, ci sarà il film “Songs of the Water Spirits” (domenica 6 marzo, pomeriggio): la descrizione di una profonda trasformazione sociale nel territorio indiano del Ladakh, ai piedi dell’Himalaya, connotato da antiche tradizioni che rischiano di essere cancellate da uno sviluppo troppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura la cultura locale.


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Premi e giurie. Al termine della manifestazione saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: il premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico; il premio “Università di Firenze”; il premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica e il premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio ambientale. “Il cinema”, dichiara il direttore artistico di Firenze Archeofilm Dario Di Blasi, “è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico. Il mondo antico aspetta di essere raccontato, non solo descritto”.
Torino. Al museo Egizio visita guidata alla mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” con il curatore Paolo Del Vesco


L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)
Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Martedì 1° marzo 2022 Paolo Del Vesco, curatore della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” (vedi Torino. Al museo Egizio quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagoniste la dea Anuket e le altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan nella mostra curata da Paolo Del Vesco “Un santuario portatile per la dea Anuket” | archeologiavocidalpassato) guiderà i partecipanti alla scoperta di un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramses II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Assuan, nell’Egitto meridionale. Grazie ad altri oggetti esposti sarà possibile comprendere la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina, luogo in cui i reperti furono ritrovati. Appuntamento alle 16.30. Costo 7 euro a persona + ingresso al museo. Durata 60 minuti. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 25 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. La visita è in lingua italiana.
La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso” è aperta fino al 20 marzo 2022, al piano 1 del museo Egizio, dove si può conoscere più da vicino la ricerca condotta sul Santuario portatile della dea Anuket. In questa intervista, il curatore della nuova mostra ci racconta il suo percorso, le sue attività di ricerca e cosa significa per lui essere un archeologo.
Per “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna”, al museo civico Medievale “Caccia al reperto con WunderBO” con gli attori di Fantateatro, e al museo civico Archeologico “Caccia grossa! Sulle tracce degli animali dell’antico Egitto” per bambini e “Facce, volti, ritratti al museo civico Archeologico” per tutti

Per “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna” i Musei Civici di Bologna, che ogni settimana propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici, appuntamento sabato 26 febbraio 2022, al museo civico Medievale in via Manzoni 4 con “Caccia al reperto con WunderBO”: “WunderBO” è il videogioco del museo civico Medievale e del museo di Palazzo Poggi, che si è arricchito di 20 nuovi reperti da sbloccare dal vivo. Alle 11 e alle 15, si svolgerà una straordinaria caccia al tesoro all’interno dei due musei, con tre guide d’eccezione: il naturalista Ulisse Aldrovandi, il collezionista di meraviglie Ferdinando Cospi e il fondatore dell’Istituto delle Scienze Luigi Ferdinando Marsili, impersonati dagli attori di Fantateatro. I partecipanti diventeranno collezionisti per un giorno e grazie all’app “WunderBO” potranno creare la propria collezione di oggetti, andando alla ricerca di reperti meravigliosi e pieni di 1 mistero, inquadrando il codice, sbloccando l’oggetto e portando a termine il gioco aggiudicandosi un premio. Punto di ritrovo al museo civico Medievale, per ragazzi e ragazze da 8 anni in su (con un adulto accompagnatore). Prenotazione obbligatoria a info@fantateatro.it indicando nella mail: nome e cognome del genitore o di chi accompagna il bambino; indirizzo mail a cui confermare l’iscrizione; numero di cellulare; numero di partecipanti; nome e cognome, età del bambino; in quale orario si desidera partecipare (alle ore 11 o alle ore 15). In alternativa è possibile prenotare telefonicamente allo 051 0395670 dalle 9 alle 16 dal lunedì al venerdì. Per partecipare è necessario essere dotati di smartphone e attivarne la fotocamera (è consigliato di scaricare prima l’app gratuita WunderBO dal sito http://www.wunderbo.it e di provare il gioco a casa). In caso di impossibilità a partecipare è raccomandato disdire in anticipo la prenotazione per permettere ad altri di prendere parte alla visita-gioco. WunderBO è un progetto sperimentale nato nel 2019 per promuovere la città di Bologna e i suoi musei, disponibile gratuitamente come app in italiano e inglese in versione IOS e Android al link http://www.wunderbo.it. WunderBO è stato realizzato da Melazeta, studio di Modena attivo da anni nel settore videogiochi. Ingresso: gratuito Info: www.museibologna.it/arteantica

Sempre sabato 26 febbraio 2022, ma al museo civico Archeologico, due appuntamenti, uno pensato per i bambini e uno per gli adulti. Alle 16, “Caccia grossa! Sulle tracce degli animali dell’antico Egitto”: visita animata per bambini dai 5 ai 7 anni, a cura di ASTER. La grande statua della potente dea leonessa Sekhmet ci apre le porte del museo per una visita animata attraverso la quale avvicinare i più piccoli alla civiltà egiziana, alla ricerca degli animali che sono raffigurati sugli oggetti della collezione e che, per gli antichi Egiziani, oltre ad essere importanti nella vita quotidiana, erano anche strettamente legati ad alcune divinità. Prenotazione obbligatoria a partire da questo link: https://www.astershop.it/shop/it/home/900-bologna-caccia-grossa-sulle-tracce-degli-animalidell-antico-egitto.html. Ingresso: 7 euro a bambino Info: www.museibologna.it/archeologico.

Statua di Neferhotep I nella sezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Alle 17.30, “Facce, volti, ritratti al museo civico Archeologico”: visita guidata a cura di ASTER. Il mondo antico ci ha restituito moltissimi volti, ma quanti di questi somigliavano veramente alla persona ritratta? Quanto c’è di ideale, e quanto di reale nei ritratti che ci vengono dal mondo antico? Lo scopriremo davanti alle tante immagini di sovrani, dignitari, condottieri, prigionieri, artigiani, uomini e donne del passato. Prenotazione obbligatoria a musarcheoscuole@comune.bologna.it indicando numero di persone e cellulare, entro le 18 del giorno precedente la visita. Ingresso: biglietto museo (6 euro intero / 3 euro ridotto). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito Info: www.museibologna.it/archeologico.
Archeologia in lutto. Si è spento l’ultimo esploratore: è morto a Gallarate a 85 anni Angelo Castiglioni, con il fratello Alfredo (scomparso nel 2016) protagonista di mezzo secolo di ricerche in Africa: esploratore, archeologo, antropologo, etnologo, autore di libri, film, reportage. Il ricordo dell’ex assessore Palazzi

Archeologia in lutto. Si è spento l’ultimo esploratore. A Gallarate (Va), a sei anni di distanza dal fratello Alfredo, e quasi nello stesso giorno – il primo il 14 febbraio, lui 17), è morto Angelo Castiglioni. Aveva 85 anni. Alfredo e Angelo Castiglioni, fratelli gemelli, esploratori, archeologi, antropologi, etnologi di fama internazionale, erano stati inseparabili, entusiasti del loro lavoro e delle loro ricerche, capaci di farti rivivere con le parole e le immagini emozioni e scoperte dei loro numerosi viaggi, soprattutto in Africa. Raccogliendo migliaia di reperti storici che sono stati poi donati alla città di Varese per essere esposti al museo Castiglioni a Villa Toeplitz, diretto oggi da Marco Castiglioni, figlio di Angelo, che parlerà in futuro per tutti e due. La coppia, che si era rotta improvvisamente nel 2016, quando un infarto aveva stroncato Alfredo, ora si è “ricomposta”. Sabato 19 febbraio 2022 le esequie nella basilica di San Vittore a Varese.

“Raramente accade che la morte di un uomo coincida con la conclusione di un’epoca”, scrive l’avvocato Massimo Palazzi, già assessore alla Cultura del Comune di Gallarate, in ricordo di Angelo Castiglioni. “Da quando conobbi i fratelli Castiglioni, nel 1999, mi piaceva pensare ed affermare che erano gli ultimi esploratori ottocenteschi viventi, perché la loro vita affascinante, le scoperte etnografiche ed archeologiche, la raccolta di collezioni e la loro valorizzazione in contesti sia locali che internazionali, lo spirito stesso d’avventura che li caratterizzava era identico a quello dei grandi viaggiatori e pionieri dell’esplorazione dell’Africa sviluppatasi tra la metà e la fine del XIX secolo. Però quando i fratelli Castiglioni partirono per il loro primo viaggio verso il Sahara alla fine degli anni Cinquanta, l’epopea dell’esplorazione romantica era già definitivamente terminata da oltre 50 anni. In un continente in cui maturava lo sconvolgimento di tutte le caratteristiche della sua antica storia, sembrava non esserci più posto per le scoperte che avevano illuminato le figure di Giovanni Battista Belzoni, Orazio Antinori, Giovanni Miani, Carlo Piaggia, Guglielmo Massaja, Gustavo Bianchi, Vittorio Bottego, per ricordare solo alcuni degli italiani che avevano attraversato un’Africa ancora sconosciuta”.

“Ma le persone straordinarie – continua Palazzi – sono quelle che superano l’ingannevole sipario delle apparenze e Alfredo e Angelo Castiglioni hanno dimostrato che le grandi scoperte erano ancora possibili: cogliendo e conservando tramite le nuove tecnologie i costumi e le tradizioni orali prima della loro repentina e inesorabile estinzione, attraversando territori in precedenza poco frequentati perché a margine della frenetica corsa alle sensazionali scoperte geografiche, o, ancor più intelligentemente, rileggendo con occhi differenti le fonti antiche, per individuare luoghi affioranti nella memoria, ma ancora fisicamente coperti da metri di sabbia. Per me il lascito più emozionante di Alfredo e Angelo Castiglioni è che hanno saputo traslare il Tempo. Non intendo dire semplicemente che hanno viaggiato nel tempo, qualità che si è soliti attribuire agli archeologi, poiché hanno fatto molto di più: hanno creato una parentesi di Ottocento, ponendola a cavaliere tra XX secolo e Nuovo Millennio e ci hanno donato così la possibilità di vivere con loro questa meravigliosa esperienza di esplorazione romantica. Ciò che si conclude oggi con la scomparsa di Angelo Castiglioni è proprio quella parentesi: si chiude con loro la “proiezione” di quel tempo nel mondo contemporaneo. Per me – conclude – questo rimane il dono più grande della lanterna magica con la quale Alfredo ed Angelo Castiglioni sono riusciti ad emozionarci per oltre sessant’anni”.
Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line con Johannes Auenmüller curatore del museo Egizio su “A chapel and its Visitors: Secondary stelae and graffiti at Ellesija / Una cappella e i suoi visitatori: Stele secondarie e graffiti a Ellesija”

Il museo Egizio di Torino è uno dei pochi Musei al mondo ad avere al proprio interno un tempio originale. Si tratta del tempio di Ellesija, che giunse a Torino nel 1967. Negli anni Sessanta la costruzione della grande diga di Assuan avrebbe sommerso numerosi monumenti. La comunità egittologica si mobilitò e prese avvio grazie alla sezione culturale delle Nazioni Unite (Unesco) la missione internazionale di recupero dei templi nubiani. Quattro templi furono donati dal governo egiziano ai paesi che maggiormente contribuirono alla missione di salvataggio, tra questi ci fu l’Italia a cui andò il tempio di Ellesija. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 18, al museo Egizio conferenza egittologica, in presenza e on line, “A chapel and its Visitors: Secondary stelae and graffiti at Ellesija / Una cappella ei suoi visitatori: Stele secondarie e graffiti a Ellesija” con uno dei curatori del museo, Johannes Auenmüller. A introdurre la conferenza, che si terrà in lingua inglese, sarà Alessia Fassone, curatrice delle sale di epoca tolemaica, romana e tardoantica e della sala del tempio di Ellesija. L’incontro si svolge in sala conferenze al museo Egizio e verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2.

La cappella rupestre di Ellesija è un affascinante monumento a più livelli. Oltre al suo programma iconografico originale, presenta un’ampia gamma di interazioni epigrafiche secondarie, da stele reali, tableaux “ex voto” d’élite e stele votive integrate a iscrizioni rupestri e graffiti, nonché croci cristiane e pentagrammi. Durante la conferenza saranno analizzati nel dettaglio i proprietari e i produttori delle stele secondarie, dei tableaux e dei graffiti del Nuovo Regno. Così facendo, scopriremo chi erano quelle persone che hanno visitato la cappella dopo il suo completamento e hanno lasciato un segno di iscrizione. Discuteremo da dove provengono e quali ruoli hanno svolto all’interno della società locale o dell’amministrazione sovraregionale. La motivazione dei visitatori a lasciare un’iscrizione o una stele nella cappella sarà affrontata anche utilizzando la cornice dell’abito epigrafico dell’Egitto faraonico.

L’egittologo Johannes Auenmüller, curatore del museo Egizio di Torino
Johannes Auenmüller ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia alla Free University Berlin e ha svolto ricerche sulla tecnologia della fusione del bronzo all’università di Bonn. Auenmüller ha comparato le iscrizioni e le stele del tempio conservato al Museo, con testimonianze storiografiche e fotografiche del tempio nella sua posizione originaria, giungendo così a nuove importanti conclusioni su testi e iscrizioni.









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