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Torino. Al museo Egizio l’egittologo Dimitri Laboury (università di Liegi) in “Who were the 18th-dynasty painters of Theban Tombs?”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-who-were-the-18th-dynasty-painters-of-theban-tombs_dimitri-laboury_locandinaIl museo Egizio di Torino è oggi famoso in tutto il mondo per la sua eccezionale collezione di reperti provenienti dal sito di Deir el-Medina, insediamento degli artisti e degli artigiani che realizzarono le tombe reali nella Valle dei Re durante il Nuovo Regno (ca. 1550-1080 a.C.). A causa della contiguità del loro insediamento coevo alla necropoli dell’élite tebana, spesso si è ipotizzato che questi dipendenti reali fossero anche responsabili della decorazione di tali tombe private altamente lodate. Mettendo in discussione questa ipotesi, la conferenza mira ad affrontare la questione dell’identità dei pittori di queste tombe durante la XVIII dinastia. Giovedì 4 aprile 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio, ne parla Dimitri Laboury (università di Liegi) nella conferenza “Who were the 18th-dynasty painters of Theban Tombs?”, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. l’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/who-were-the-18th-dinasty…. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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L’egittologo Dimitri Laboury (università di Liegi)

Formatosi come storico dell’arte oltre che come egittologo, Dimitri Laboury si è specializzato nello studio della storia dell’arte dell’antico Egitto. È professore di storia dell’arte e archeologia dell’antico Egitto presso l’università di Liegi, in Belgio, dove insegna anche storia dell’antico Egitto e storia delle religioni egiziane. Grazie a una sovvenzione per incentivi alla ricerca del F.R.S.-FNRS, il suo principale progetto di ricerca attuale è dedicato allo studio dei pittori e delle pratiche pittoriche nella necropoli tebana e, più ampiamente, degli artisti nella società dell’antico Egitto.

Torino. Al museo Egizio oltre 20mila visitatori nel ponte pasquale. Esteso l’orario di apertura per accogliere tutte le richieste di prenotazione

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La sala dedicata a Deir el Medina al museo Egizio di Torino riaperta al pubblico il 29 marzo 2024: la novità per gli oltre 20mila visitatori nel ponte pasquale (foto museo egizio)

Oltre 20mila visitatori al museo Egizio di Torino a Pasqua 2024. Sono stati infatti 20.710 i visitatori del museo Egizio nei giorni delle festività pasquali, da venerdì 29 marzo a lunedì 1° aprile 2024. Sono stati registrati quasi 2mila visitatori in più rispetto alle festività pasquali dell’anno scorso, quando il museo fu visitato da 18.761 persone (tra il 7 e il 10 aprile 2023). Venerdì 29 e domenica 31 marzo 2024 sono state le giornate in cui l’Egizio ha registrato il maggior numero di visitatori: con 5.316 persone venerdì 29 e 5.420 la domenica di Pasqua. Per poter accogliere tutte le richieste di prenotazione pervenute al Museo, è stato esteso l’orario di apertura fino alle 20 (in luogo della chiusura prevista in genere alle 18.30) nei giorni tra il Venerdì Santo e Pasqua.

Torino. Al museo Egizio riapre al pubblico la sala 6 di Deir el-Medina con un nuovo allestimento, reperti esposti per la prima volta, e un video sugli operai-artisti delle tombe dei faraoni

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Riallestimento della sala 6 di Deir el-Medina al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Ultimo giorno di lavori, giovedì 28 marzo 2024, al museo Egizio di Torino nella sala dedicata al villaggio di Deir el-Medina. Ultimi ritocchi ai nuovi allestimenti. Dal 29 marzo 2024, la sala è interamente visitabile dal pubblico con reperti esposti per la prima volta, grafiche aggiornate e un video sulla storia del sito per raccontare le storie inedite degli uomini e delle donne che costruirono le tombe nella Valle dei Re e delle Regine. Dal 4 marzo, infatti, un gruppo di lavoro ampio e trasversale, interno al Museo Egizio, ha condotto – con lavori a vista – nuove ricerche sui reperti provenienti dal villaggio di Deir el-Medina, esposti in Sala 6, sia sotto il profilo egittologico ed espositivo, sia per ciò che riguarda l’accessibilità dei contenuti nella sala. Il riallestimento è stato condotto con il sostegno di Fondazione CRT.

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Riallestimento della sala 6 di Deir el-Medina al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il sito di Deir el-Medina è collocato sulla riva ovest del Nilo, di fronte alla città di Luxor, e si è perfettamente conservato perché nessuna città moderna vi è stata costruita sopra in seguito al suo abbandono. Deir el-Medina è stata sede di una comunità di artigiani responsabili di scavare e decorare le tombe reali delle vicine Valli dei Re e delle Regine. Il contesto è unico perché conserva i resti di un intero villaggio, un’area votiva e una necropoli con alcune delle più belle tombe non reali presenti in Egitto. Il sito è particolarmente importante perché è quello che ha fornito le maggiori informazioni sulla vita quotidiana nell’antico Egitto. Vi hanno scavato Ernesto Schiaparelli e la Missione Archeologica Italiana fra il 1905 e il 1909.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Pascal Vernus parla di “Egyptian hieroglyphs and the issue of figurativity in the most ancient scripts”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-egyptian-hieroglyphs-and-issue-of-figurativity-in-the-most-ancient-script_locandinaLa caratteristica più sorprendente dei geroglifici dell’antico Egitto è che si tratta di rappresentazioni figurative che possono essere più o meno identificate, anche da chi è completamente estraneo alla civiltà egiziana. Per designare questa caratteristica, il termine “iconicità”, comunemente usato, appare troppo generico e sarebbe preferibile l’uso del termine “figuratività” derivato dalla Storia dell’Arte (cfr. “arti figurative”). Se ne parla giovedì 21 marzo 2024, alle 18, al museo Egitto di Torino nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, con un incontro a cura di Pascal Vernus su “Egyptian hieroglyphs and the issue of figurativity in the most ancient scripts”. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo e l’ingresso è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/egyptian-hieroglyphs-and…. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La figuratività non è limitata agli antichi geroglifici egiziani, era originariamente presente anche nei più antichi sistemi di scrittura provenienti dalla Cina, dalla Valle degli Indi, da Elam, dalla Mesopotamia, dall’impero ittita, da Creta e dal Mesoamerica. La figuratività originale della scrittura è soggetta a evoluzione e può svanire nel tempo; una bella illustrazione è fornita dal nostro alfabeto latino. Molte lettere risalgono ai geroglifici egiziani attraverso gli alfabeti proto-sinaitico, fenicio ed ebraico, per esempio, la lettera “a” trae la sua origine in un geroglifico egiziano completamente figurativo a forma di testa di bue.

Pascal Vernus, “agrégé de lettres classiques”, “Docteur d’État” dalla Sorbona, è stato membro scientifico dell’Institut Français d’Archéologie du Caire (1973-1976). È stato nominato Professore («Directeur d’études») presso l’École Pratique des Hautes Études, IVe Sezione, alla Cattedra “Egittologia” nel 1976, fino al suo pensionamento diventando “Professore emerito”. Ha tenuto lezioni presso l’Università Ain Shams al Cairo, presso l’Università di Yale (USA), presso la Nova Universitad (Lisbona), presso l’Autonoma Universitad (Barcellona). È stato membro scientifico della Spedizione Archeologica Spagnola ad Heracleopoli. Ha pubblicato circa duecento contributi riguardanti la storia, la religione, la letteratura, la lingua e la scrittura degli antichi Egizi. Alcune delle sue pubblicazioni includono: Dictionnaire des Pharaons; Affaires et scandales sous les Ramsès; Chants d’amour de l’Égypte antique; Sagesses de l’Égypte pharaonique; Dictionnaire amoureux de l’Égypte pharaonique; Le bestiaire des pharaons (in collaborazione con J. Yoyotte).

Torino. Al museo Egizio lectio magistralis del prof. Filippo Carlà-Uhink (Universität Potsdam) su “Numismatica comportamentale. Riflessioni per un nuovo approccio allo studio della monetazione antica”

torino_egizio_lectio-magistralis-numismatica-comportamentale_filippo-carlà_locandinaGli studi di economia antica quasi sempre si basano sul modello dell’homo oeconomicus, ovvero sull’assunto, tipico della scuola economica neoclassica, che ogni individuo tende attraverso scelte razionali e informate alla massimizzazione del profitto e alla minimizzazione della perdita. Tale assunto è però da alcuni decenni sotto attacco – e lo sviluppo dell’Economia Comportamentale ha contributo con particolare successo a confutarne le premesse. “Numismatica comportamentale. Riflessioni per un nuovo approccio allo studio della monetazione antica” è il titolo della lectio magistralis che Filippo Carlà (Universität Potsdam) tiene mercoledì 20 marzo 2024, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino. Introduce Federico Poole. Modera Federico Barello, archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Torino. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/numismatica-comportamentale…. Questo incontro intende quindi mostrare, nello specifico campo della storia monetaria antica – e soprattutto romana – quali interpretazioni, stabilite e ricorrenti, poggino su tale postulato, e proporre invece approcci diversi allo studio della monetazione romana antica e del suo uso nei secoli dell’impero e in particolare della tarda antichità: quali erano i meccanismi “irrazionali” e “emotivi” che intervenivano nel quotidiano quando le monete venivano prese in mano, guardate, usate, scambiate? E come interveniva l’autorità emittente per controllare questi fenomeni – o addirittura per utilizzarli ai propri fini?

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Il prof. Filippo Carlà-Uhink dell’università di Potsdam (foto kaya neutzer)

Filippo Carlà-Uhink è professore ordinario di Storia antica all’università di Potsdam in Germania. Dopo aver conseguito la laurea in Lettere classiche all’università di Torino (2003) e il dottorato di ricerca in Scienze dell’Antichità all’università di Udine (2007), ha insegnato e fatto ricerca nelle università di Heidelberg, Mainz, Exeter, Tübingen e all’università dell’Educazione di Heidelberg prima di essere chiamato nel 2018 alla cattedra di storia antica a Potsdam. La sua ricerca si concentra, tra gli altri temi, sulla storia economica e sociale del (tardo) impero romano, sulla corruzione nel mondo antico, sull’oratoria giuridica attica e sulla ricezione dell’antico nella cultura popolare moderna e contemporanea. È autore di “L’oro nella tarda antichità: aspetti economici e sociali” (Torino, Zamorani 2009), di “The Birth of Italy: The Institutionalization of Italy as a Region – 3rd-1st Century BCE” (Berlin / Boston, de Gruyter 2017), di “Diocleziano”(Bologna, Il Mulino 2019) e di “Representations of Classical Greece in Theme Parks” (London / New York, Bloomsbury 2020) e coautore, tra altri titoli, di “Questioni tardoantiche. Storia e mito della “svolta costantiniana” (con Maria G. Castello: Roma, Arachne 2010), di “Economia e finanza a Roma” (con Arnaldo Marcone: Bologna, Il Mulino 2011) e di “Monsieur le Professeur… Correspondances italiennes 1853-1888. Theodor Mommsen, Carlo, Domenico, Vincenzo Promis” (con Silvia Giorcelli Bersani: Paris, Académie des Inscriptions et des Belles Lettres 2018).

Torino. Per la Festa del Papà al museo Egizio ingresso gratuito ai papà con i figli

torino_egizio_festa-del-papà_2024_locandinaIn occasione della Festa del Papà, martedì 19 marzo 2024 ingresso gratuito al museo Egizio di Torino per tutti i papà accompagnati dai propri figli. Prenotazione obbligatoria al link https://ow.ly/Skfh50QUeKq.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale, per la Giornata internazionale della donna con ingresso gratuito alle donne, le visite tematiche “Specchio, specchio delle mie brame” alla scoperta della magia, della bellezza e del mondo femminile dall’Egitto all’Etruria

firenze_archeologico_giornata-della-donna_viste-tematiche-specchio-delle-mie-brame_locandinaVenerdì 8 marzo 2024, per la Giornata internazionale della donna con ingresso gratuito alle donne, al museo Archeologico nazionale di Firenze le visite tematiche “Specchio, specchio delle mie brame”: il direttore e le curatrici accompagneranno personalmente il pubblico nelle sale e nelle sezioni del museo alla scoperta della magia, della bellezza e del mondo femminile dall’Egitto all’Etruria attraverso alcune delle opere meno note e dei loro dettagli nascosti. Non è necessaria la prenotazione. Alle 10, Mario Iozzo: “Il riflesso di Atena”; 10.45, Barbara Arbeid: “Una danza di sguardi: gli specchi fra divinazione e mondo femminile”; 11.30, Anna Consonni: “Colei che guardava il suo riflesso nell’acqua, ora possiede uno specchio: i molti significati dello specchio nell’Antico Egitto”; 12.15, Claudia Noferi; “Bellezza eterna: riflessi di donne sui monumenti funerari etruschi”.

Liverpool (GB). Conferenza, in presenza e on line, di Susanne Töpfer, curatore del museo Egizio di Torino, su “La Collezione dei Papiri di Torino – Progetti di ricerca passati, presenti e futuri sui papiri di Deir el Medina”

liverpool_university_conferenza-The-Turin-Papyrus-Collection_di-susanne-töpfer_locandinaLa Collezione papirologica del museo Egizio di Torino protagonista all’università di Liverpool (GB) nella conferenza “La Collezione dei Papiri di Torino – Progetti di ricerca passati presenti e futuri sui papiri di Deir el Medina” di Susanne Töpfer, curatore del museo Egizio di Torino per la collezione papirologica. Incontro giovedì 7 marzo 2024, alle 17 (in Italia alle 18), in presenza all’università di Liverpool (per iscriversi https://forms.office.com/e/wXU2PEC6aQ), e on line su Zoom Meeting
https://liverpool-ac-uk.zoom.us/j/94386885466?pwd=bERUcTRxUFdoSnJrQXJIZ1JDdjVLZz09.

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Una pagina della nuova piattaforma online Tpop Turin Papyrus Online Platform per l’accesso alla collezione papirologica del museo Egizio di Torino n(foto museo Egizio Torino)

Il museo Egizio di Torino conserva una delle collezioni di papiri più significative al mondo. La Collezione Papiro comprende quasi 700 manoscritti interi o ricomposti e oltre 20.000 frammenti di papiro; documentando oltre 3.000 anni di cultura materiale scritta in sette scritture e otto lingue. La stragrande maggioranza dei manoscritti papiracei conservati al museo Egizio risalgono al periodo ramesside e con molta probabilità provengono dall’insediamento di Deir el-Medina, che ospitava le famiglie degli operai che costruirono le tombe reali. I papiri appartenevano probabilmente a membri dell’amministrazione della necropoli reale. La conferenza si compone di due parti: nella prima parte si concentrerà sulle ricerche effettuate su quel materiale negli ultimi 200 anni, da quando i primi documenti giunsero a Torino nel 1824. Nella seconda parte verranno presentati i progetti di ricerca in corso e in programma, sottolineando l’uso e il contenuto della “Turin Papyrus Online Platform (TPOP)”, un archivio ad accesso aperto che consente alla comunità di esperti con sede in diverse località europee di fornire dati. Inoltre, nella parte frontale, si adatta alle esigenze dei diversi utenti, dal profano interessato al filologo e papirologo altamente specializzato.

Torino. Al museo Egizio incontro con Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice dell’Hellenic National Archaeological Museum di Atene, sesto appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_Anna-Vasiliki-Karapanagiotou_locandinaCome possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea. Il protagonista del sesto incontro, il 7 marzo 2024, alle 18, sarà Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice dell’Hellenic National Archaeological Museum di Atene, in dialogo con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, per riflettere sul presente e sul futuro dei musei, con particolare riferimento a quelli archeologici. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo, ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/anna-vasiliki…. L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala e sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino. Si parlerà di esperienza fisica e digitale, ingaggio del pubblico, un’offerta culturale sempre più coinvolgente. Un’occasione unica per riflettere sul futuro del MAN, che ha appena festeggiato i 150 dalla sua fondazione, e del Museo Egizio, che nel 2024 celebra il bicentenario.

Firenze. Al cinema La Compagnia al via la sesta edizione di Firenze Archeofilm, il festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva: 88 film da 16 Paesi. Molti i temi: preistoria, miti greci, antico Egitto, impero romano, eserciti medievali, Vichinghi, Inca, tesori sommersi, arcaiche usanze religiose, minacce ecologiche. L’8 marzo sarà una giornata all’insegna della donna, archeologa, studiosa, regista, attrice o spettatrice che sia. E il 10 marzo un ricordo particolare all’archeologo Sebastiano Tusa

firenze_archeofilm_2024_locandina“Firenze Archeofilm 2024. Ottantotto film per un’unica storia che riguarda tutti noi, abitanti attuali del pianeta. Perché chi volta le spalle alla realtà volta le spalle al nemico. E fin troppi film hollywoodiani insegnano che non è cosa saggia”: Giuditta Pruneti, direttore di Firenze Archeofilm, comincia così la presentazione della sesta edizione del festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore), in programma dal 6 al 10 marzo 2024 al cinema La Compagnia in via Cavour 50/r a Firenze: film in concorso con proiezioni non stop mattina (10-13) e pomeriggio (14.30-19.30), ospiti internazionali e incontri con i registi. I film – tutti in italiano e con una sezione in original sound – arrivano quest’anno da Francia, Gran Bretagna, Belgio, Spagna, Italia, Iran, Germania, Canada, Nuova Caledonia, Romania, Repubblica Ceca, Messico, Ungheria, Grecia, Portogallo, Turchia. Ricca la produzione italiana, con pellicole che spaziano dalle ricerche archeologiche più mozzafiato – vedi gli ormai famosi Bronzi di San Casciano dei Bagni – fino a tematiche più strettamente etnografiche. Moltissimi i temi al centro delle pellicole partendo dalla storia più antica dell’uomo, le prime tracce dell’umanità, passando attraverso il mito e il racconto archeologico per approdare alle epoche più vicine a noi e interrogarsi sul futuro dell’umanità. Preistoria, miti greci, antico Egitto, impero romano, eserciti medievali, Vichinghi, Inca, tesori sommersi, arcaiche usanze religiose, minacce ecologiche danno vita a un viaggio per suoni e immagini lungo 88 film. “L’archeologia – continua Giuditta Pruneti – è così destinata ad abbracciare, anche in questa sesta edizione del Festival, mondi affini, alleati, legati a un doppio filo, molto stretto e intimo. A tirar fuori la testa dallo scavo per guardare dritto negli occhi la storia, l’arte, l’ambiente, l’oggi. Il risultato è un’apertura totale, per una visione più complessa e completa del nostro passato e del presente. Quello sguardo in più, quell’orizzonte, che ci aiutano a spaziare, contemplare e comprendere”.

“Quest’anno al centro del Festival – sottolinea Giuditta Pruneti – cade l’8 marzo. Una festa importante, una data da celebrare. Una giornata all’insegna della donna, archeologa, studiosa, regista, attrice o spettatrice che sia. Questo giorno. Almeno un giorno. È dedicato a lei. Lo dobbiamo a tutte le donne: quelle imbavagliate dai regimi, quelle bastonate dai consorti, quelle ancora in lotta, quelle che non possono lottare più. A tutte le donne che hanno cambiato il mondo, e a quelle che vogliono provare a farlo. Lo dedichiamo anche agli uomini, nella speranza che un cambiamento avvenga. Anche attraverso il cinema che racconta un passato comune, una storia che ci lega, che unisce. Come sempre – conclude -, un sorriso e un pensiero speciale vanno al nostro pubblico”. A titolo di esempio, ricordiamo il film “La Donna Longobarda” di Sandra Lopez Cabrera e Simone Vrech (Italia 2023, 26’) che analizza la condizione femminile nella società longobarda tra il VI e l’VIII secolo d.C. attraverso gli occhi di una donna del villaggio di Romans.

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L’archeologo Sebastiano Tusa (foto fondazione buttitta)

Ma c’è anche un’altra data da non dimenticare: il 10 marzo. Quel giorno del 2019, è morto l’archeologo Sebastiano Tusa, soprintendente del Mare in Sicilia e assessore regionale ai Beni culturali, nel disastro aereo dell’Ethiopian Airlines. “Firenze Archeofilm” proporrà due pellicole che vedono Tusa protagonista e testimone di importanti scoperte archeologiche sopra e sotto il mare: “Devils from Hell. Il killer in fondo al mare” di Riccardo Cingillo (Italia 2015, 28’) con la consulenza scientifica della Soprintendenza del Mare, Sebastiano Tusa; e “La terra di Yrnm” di Nicola Ferrari (Italia 2022, 52’) con la consulenza scientifica: Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni.

film_hardrocks_di-Berangere-Gehan_locandinaUna curiosità: Sbarca per la prima volta al “Firenze Archeofilm” un corto cinematografico VM 14 anni dal titolo emblematico “Hardrocks” di Berangere Gehan, Juliette Uliana, Felicie Diaz, Lise Caro, Paul-Emile Landez (Francia 2023, 3’). Simpatico corto animato, frutto del progetto studentesco di una scuola francese di animazione e design. Nel Paleolitico, la razza umana si trova ad affrontare un’era glaciale senza precedenti che minaccia la sopravvivenza della specie. Confinati nelle caverne, gli ultimi esseri umani assistono impotenti alla propria estinzione. Riuscirà nel Paleolitico la razza umana a mandare avanti la specie?

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Sul palco studenti dell’università di Firenze e protagonisti alle premiazioni dell’edizione 2023 di Firenze Archeofilm (foto AV)

Torna quest’anno al Firenze Archeofilm l’esercito di studenti universitari che, grazie alla rinnovata collaborazione con UniFi, in veste di giuria studentesca dovrà valutare oltre 40 cortometraggi per l’attribuzione del Premio studenti UniFi al termine della manifestazione. Ovviamente c’è il Premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico in qualità di giuria popolare; e poi il Premio “Università di Firenze”; e il Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria” al miglior film di archeologia preistorica.