Pompei. Alla Basilica degli scavi, antica sede del Tribunale di giustizia, un “processo simulato” a cura di studenti del liceo classico “Plinio Seniore”, sotto la guida del Tribunale di Torre Annunziata

La basilica negli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Venerdì 8 novembre 2024, alle 10.30, va in scena per la prima volta alla Basilica degli scavi di Pompei, antica sede del Tribunale di giustizia, un “processo simulato” a cura di studenti del liceo classico “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, sotto la guida del Tribunale di Torre Annunziata. La storia processuale che viene riportata in vita è “Il processo a Pino Paternò” liberamente tratto dal romanzo di Viola Ardone “Oliva Denaro” i cui protagonisti, Oliva Denaro e Pino Paternò, ripropongono la vicenda vera di Franca Viola, una giovane siciliana che nel 1966 fu segregata e stuprata e che poi decise coraggiosamente di denunciare il suo aguzzino rifiutando la prassi del matrimonio riparatore. Gli allievi del liceo classico, guidati ed affiancati da magistrati, avvocati e funzionari del Tribunale di Torre Annunziata, realizzeranno il processo, come una vera e propria messa in scena del reale dibattimento, che è stato aggiornato all’impianto del processo accusatorio moderno per attualizzare la procedura e per renderlo maggiormente fruibile. L’appuntamento dell’8 novembre 2024 si pone a poche settimane dal 25 novembre, “Giornata internazionale contro la violenza di genere” ed è realizzato grazie al contributo economico e al patrocinio del Comune di Pompei e alla collaborazione del Parco archeologico di Pompei. L’evento è aperto ai visitatori degli scavi di Pompei, e/o dietro esibizione di invito.

La basilica negli scavi di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Il Processo Simulato è una delle azioni inserite in un progetto più ampio, dal titolo “Ricucire i sogni”, che da oltre due anni le organizzazioni Apeiron Aps e la cooperativa Città della Gioia, unitamente al Tribunale di Torre Annunziata, stanno realizzando nel territorio vesuviano con l’obiettivo di generare un Patto educativo territoriale che possa essere argine al fenomeno della dispersione scolastica e della povertà educativa. I processi simulati vengono concepiti come una vera e propria messa in scena del dibattimento (modulato secondo canoni di fedeltà giudiziaria) e permettono di vivere l’accaduto mettendosi dal punto di vista delle vittime, ma anche degli imputati, facendo sentire “la giustizia” un alleato insostituibile per garantire equità e benessere. Rappresentano una proposta educativa efficace, di grande impatto, e da tempo il Tribunale di Torre Annunziata, assieme alle associazioni coinvolte, ne propone la realizzazione presso la sua sede istituzionale. Per la prima volta, lo scorso 18 aprile, sempre nell’ambito dell’iniziativa “Ricucire i sogni”, un processo simulato è stato realizzato presso l’aula consiliare di Pompei, prima di essere riproposto in un luogo di storia e cultura, quale il sito archeologico di Pompei.
Locri (RC). Cambio programma della rassegna “Un caffè… storicamente corretto”: la conferenza “Capolavori della cartapesta leccese in Calabria, tra serialità e libere interpretazioni” con lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino il 17 novembre. La presentazione del libro “Corpus della pittura monumentale bizantina in Italia. II/Calabria” di Lorenzo Riccardi a dicembre
Variazione di programma al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri: l’appuntamento di novembre con “Un caffè…storicamente corretto”, previsto giovedì 7 novembre 2024, con lo storico dell’arte Gianfrancesco Solferino sui “Capolavori della cartapesta leccese in Calabria tra serialità e libere interpretazioni”, slitta al 17 novembre. Invece la presentazione del libro “Corpus della pittura monumentale bizantina in Italia. II/Calabria” di Lorenzo Riccardi (Rubettino editore) è spostata a dicembre, in data da destinarsi.
Venezia. All’auditorium Santa Margherita la Giornata dell’Archeologia dell’università Ca’ Foscari: ecco il ricco programma degli interventi dal Veneto al Vicino Oriente, dalla preistoria al Medioevo
Giovedì 7 novembre 2024, alle 15.30, all’auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino a Dorsoduro 3689 di Venezia, la “Giornata dell’Archeologia” dell’università Ca’ Foscari. Dopo i saluti istituzionali di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; Luigi Sperti, vicedirettore del dipartimento di Studi umanistici, gli interventi: Federico Bernardini, “Preistoria recente dell’Alto Adriatico: la grotta Tina Jama e il castelliere di Trmun”; Elena Rova, “Da campi di tumuli ad aree per esercitazioni militari: leggere il paesaggio archeologico di Gardabani (Georgia, Caucaso)”; Ilaria Caloi, Davide Aquini, “Nuove scoperte sulla polis di Festòs (Creta)”; Alessandra Gilibert, “L’esplorazione dei paesaggi marginali: dall’archeologia costiera in Sardegna all’archeologia d’alta montagna in Armenia”; Luca Maria Olivieri, “Missione archeologica in Pakistan (Swat): scavo, conservazione e mobilizzazione sociale”; Emanuele Ciampini, Francesca Iannarilli, “Ca’ Foscari in Egitto e Sudan: fare archeologia tra guerra e alluvioni”; Giovanna Gambacurta, “L’origine delle ‘famiglie’ nel Veneto preromano: storie di inclusione alle origini delle città”; Elisa Costa, “L’archeologia subacquea ad alta profondità: relitti romani nel Mar Tirreno”; Carlo Beltrame, Valentina Mantovani, “Un ostriarium romano in laguna di Venezia”; Luigi Sperti, Eleonora Delpozzo, “Abitando Altino. Aggiornamenti e novità dalle ricerche nella città romana”; Daniela Cottica, Andrea Cipolato, Elena Rocco, “Novità dal porto fluviale di Aquileia fra ricerca, didattica e inclusione”; Alessandro Alessio Rucco, “Comacchio: nuovi dati sul passaggio tra tarda antichità e alto medioevo”; Margherita Ferri, “Ceramica a Venezia tra Medioevo e prima epoca moderna: oggetti, identità e ambiente”; Cristina Tonghini, “Progetto Archeologico Tell Zeyd: una finestra sul mondo rurale nord- iracheno nel periodo islamico (VII- XIX secolo)”; Diego Calaon, “Laguna Veneta e Oceano Indiano. Comunità, partecipazione e citizen science. Archeologie e archeologie di paesaggio condivise”; Luigi Magnini, Cinzia Bettineschi, “Archeologia dei paesaggi montani: l’Altopiano dei Sette Comuni e il Bostel di Rotzo tra diacronia, approcci tradizionali e innovazione”.
Torino. Al museo Egizio incontro con Laurence Des Cars, direttrice del museo del Louvre di Parigi, nono appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei
Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea. Il protagonista del nono incontro, il 7 novembre 2024, alle 18, in dialogo con il direttore Christian Greco sarà Laurence Des Cars, direttrice del museo del Louvre di Parigi. L’evento si tiene nella sala Conferenze del Museo, In lingua inglese con traduzione simultanea in sala. Ingresso libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/what-is-a-museum-tickets…. Anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.
Pompei. Apre per un giorno l’ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus, piccolo ma suggestivo ambiente che conserva nel suo antro due nicchie larario (edicole sacre) affiancate e un antico pozzo

Serpenti agatodemonici (portatori di fortuna) dipinti sulle pareti del piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
A Pompei apre al pubblico, all’interno dell’iniziativa della Casa del Giorno, l’ipogeo della grande Casa di N. Popidius Priscus, il giovedì dalle 9.15 alle 16.20 con ultimo ingresso alle 16. La visita avverrà in maniera contingentata per un massimo di 3 persone alla volta. I visitatori saranno dotati di torcia. Raggiungibile attraverso una scaletta interna, il piccolo ma suggestivo ambiente sottoposto conserva nel suo antro due nicchie larario (edicole sacre) affiancate e un antico pozzo.

Le due nicchie larario (edicole sacre) nel piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Sebbene occultate alla vista, le due nicchie regalano una vivacità e varietà di colori nelle ricche decorazioni conservate: in quella più grande è raffigurato un Genio che, con il capo velato e coronato di alloro, sta versando un’offerta su di un altare dalla patera (scodella) tenuta con la mano destra mentre, con la sinistra, stringe a sé una cornucopia. La figura del Genio è inquadrata da tre grosse ghirlande sospese.

Dettaglio della nicchia larario con due lari e un’aquila sopra l’altare nel piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
La nicchia più piccola è, invece, caratterizzata dalla presenza di due Lari (protettori della casa) posti ai lati di un altare sovrastato da un’aquila ad ali spiegate; una ghirlanda fiorita chiude in alto la scena. Entrambi i Lari protendono verso l’altare una piccola situla (vaso) per raccogliere lo zampillo di vino che sgorga da un corno potorio.

Un uccellino dipinto sulle pareti del piccolo ipogeo della grande Casa di Popidius Priscus a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Sulle pareti del piccolo ambiente ipogeo si stagliano, su un fondo bianco, le figure di altri animali: serpenti agatodemonici (portatori di fortuna) e uccelli di varie specie (un pavone, un cigno in volo, una colomba) associati a ghirlande, a rose, a fiori di loto e a cespugli di erba.

Le strutture della grande Casa di Popidius Priscus da cui si accede all’ipogeo affrescato (foto parco archeologico pompei)
L’ambiente era un tempo parte di una dimora di modeste dimensioni che occupava questo punto dell’isolato prima della costruzione della grande domus di Popidius Priscus, che lo aveva inglobato. La casa si trova lungo il vicolo del Panettiere (civico 20 dell’insula 2 della Regio VII). I recenti scavi stratigrafici hanno consentito di ricostruire la storia edilizia dell’edificio che, tra il 130 ed il 120 a.C., occupò tutta la profondità dell’isolato superando anche la sensibile differenza di quota, circa 3 m, tra il fronte settentrionale e quello meridionale. Proprio per consentire l’estensione dell’abitazione verso sud ed il completamento del peristilio, furono creati spessi contrafforti in opera incerta riempiti di terra e detriti. La spesa per questi lavori fu sostenuta da un ramo della famiglia dei Popidii, come sembra attestare il rinvenimento di un’iscrizione osca e di un sigillo bronzeo che menzionano discendenti della gens.
Spalato (Croazia). Al via l’ottava edizione del Festival Internazionale del Cinema Archeologico (MFAF): tre giorni di proiezioni, workshop e conferenze, con 18 film in concorso tra cui 4 produzioni italiane. Ecco i titoli
Ancora un giorno di attesa e poi sarà Festival Internazionale del Cinema Archeologico di Spalato (MFAF). Per tre giorni, dal 7 al 9 novembre 2024, la sala Grande delle Esposizioni del museo dei Monumenti archeologici croati di Spalato (Croazia) si trasformerà in un palcoscenico per più di 18 film in concorso proiettati nelle ore pomeridiane e serali, workshop e conferenze, portando gli spettatori in un viaggio interdisciplinare e transmediale. I visitatori avranno l’opportunità di guardare film di qualità a un passo da grandi monumenti archeologici. Indipendentemente dalla loro durata, i film si soffermano su scoperte archeologiche e scientifiche, mostrando studi, analisi e ricostruzioni di monumenti storici. Sabato 9 novembre, alle 20.10, prima della cerimonia di premiazione, incontro con Martine Regert che nella conferenza “Notre-Dame de Paris dopo l’incendio: una cattedrale della ricerca” presenterà l’eccezionale avventura scientifica e umana, che attualmente riunisce più di 150 esperti provenienti da diversi settori. Tra i 18 film che concorrono per uno dei tre premi in palio (della Giuria degli Esperti, del Pubblico e della Giuria degli Studenti) ci sono quattro film.

Frame del film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello
GIOVEDÌ 7 NOVEMBRE, alle 17.45, il film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello (Italia 2022, 55’). Pochi conoscono il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità.

Frame del film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia
VENERDÌ 8 NOVEMBRE, alle 19.45, il film “The black Italian Renaissance / Rinascimento nascosto” di Cristian di Mattia (Italia 2023, 90’). Il film racconta le vite di personaggi afro-discendenti nell’Italia Rinascimentale, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche del XV e XVI secolo, e che, in modi diversi, hanno segnato la Storia. I loro volti fanno capolino tra le tele di alcune delle più grandi opere d’arte di tutti i tempi. I loro nomi sono sparsi tra i libri mastri di archivi antichi. Raccontando le storie di nobili, schiavi, ambasciatori e cavalieri, il documentario svela come il concetto rinascimentale di “razza” fosse diverso da quello che conosciamo oggi.

Frame del film “Uomini e dèi. Il mare e il sacro / Men and gods. The sea and the sacred” di Massimo D’Alessandro
SABATO 9 NOVEMBRE, alle 17, il film “Uomini e dèi. Il mare e il sacro / Men and gods. The sea and the sacred” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 43’). Le grotte dell’isolotto di Sant’Eufemia, di fronte alla città di Vieste, in Puglia, custodiscono un segreto millenario: più di 200 iscrizioni rupestri che raccontano storie dimenticate. Un patrimonio prezioso che dall’epoca romana all’età contemporanea offre uno sguardo affascinante sulla vita dei marinai che solcavano le pericolose acque dell’Adriatico. Dalle prime incisioni dedicate alla dea Venere Sosandra, la “salvatrice degli uomini”, alle incisioni cristiane del periodo medievale, dove i marinai rendevano omaggio alle loro divinità protettrici incidendo sulle pareti di roccia le loro dediche votive. Una grotta santuario che è un testimone silenzioso di secoli di vita. Grazie al lavoro degli archeologi delle Università di Bari e Foggia, il patrimonio iconografico dell’isola di Sant’Eufemia ritrova voce aprendo nuove porte alla comprensione del passato.

Frame del film “Anima insulae” di Lorenzo Daniele
Alle 19.05, il film “Anima Insulae” di Lorenzo Daniele (Italia 2024, 51′). Il sito di Palikè già in epoca preistorica doveva essere ritenuto un luogo sacro, per la presenza di una grande grotta naturale e dei laghetti di acqua sulfurea. A partire dall’età arcaica l’area di Rocchicella viene istituzionalizzata dai Siculi, comincia ad assumere una precisa fisionomia e a corredarsi di strutture dedicate alla celebrazione dei rituali e pasti in comune in onore dei mitici fratelli Palìci. Si tratta di un culto indigeno dal valore identitario molto forte, in grado di aggregare Siculi che vivono in villaggi spesso distanti fra loro. La sua centralità, illustrata dall’archeologo Brian Evans McConnell, professore presso la Florida Atlantic University, diventa fondamentale durante l’età classica, in occasione della rivolta sicula contro i coloni greci guidata da Ducezio, che farà del santuario di Rocchicella il simbolo dell’identità locale. Il documentario si articola attraverso interviste ad archeologi ed esperti, ma anche a persone comuni che, in forme diverse, hanno stabilito negli anni una relazione con il sito di Palikè, la cui importanza non si limita solo all’informazione storica o alla sua cultura materiale, ma anche alle percezioni di quanti riconoscono il posto come elemento della propria vita oltre che dell’identità siciliana.
Nogarole Rocca (Vr). All’ex oratorio San Leonardo di Pradelle apre la mostra “CON-NESSI. Interazioni millenarie di una necropoli” che vuole valorizzare l’eccezionale necropoli protostorica del III-II millennio a.C. che ha restituito 40 sepolture e molte ossa dei defunti che rivelano informazioni su mobilità, coesistenza sociale e attrattività dei territori
Dal lavoro sinergico della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, del Comune di Nogarole Rocca e del museo Archeologico nazionale di Verona (che ha fornito alcuni corredi esposti al Man-Vr), grazie alla sponsorizzazione di Autostrada del Brennero, nasce la mostra “CON-NESSI. Interazioni millenarie di una necropoli” che viene inaugurata il 6 novembre 2024 alle 10.30 e resterà aperta fino al 2 febbraio 2025, all’ex oratorio San Leonardo di Pradelle, nel comune di Nogarole Rocca (Vr). La mostra, che ha ottenuto il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, del FAI – Delegazione di Verona, della Provincia di Verona e della Regione Veneto, vuole valorizzare l’eccezionale necropoli protostorica del III-II millennio a.C. indagata dalla soprintendenza tra il 2017 e il 2019 nella lottizzazione “Le Porte della città” in località San Francesco.

L’area della necropoli protostorica del III-II millennio a.C. indagata dalla soprintendenza tra il 2017 e il 2019 nella lottizzazione “Le Porte della città” in località San Francesco di Nogarole Rocca (vr) (foto sabap-vr)

Un momento dello scavo nella necropoli preistorica e protostorica di Pradelle di Nogarole Rocca (Vr) (foto sabap-vr)
Più di 40 sepolture risalenti al III-II millennio a.C. su un’area di 12.800 metri quadri. Basterebbero i numeri a dire dell’eccezionalità delle scoperte archeologiche condotte dalla Soprintendenza nel Comune di Nogarole Rocca. Le indagini hanno consentito di svelare una straordinaria necropoli preistorica e protostorica, che probabilmente si estendeva su un’area ancora più vasta. E che oggi diventa protagonista di una mostra. Attraverso l’esposizione dei reperti rinvenuti e il racconto dei risultati inediti degli studi in corso sul contesto, si evidenzia il legame di questo rinvenimento con la contemporaneità e le nuove sfide di oggi in termini di mobilità, coesistenza sociale e attrattività dei territori.

Le tracce dei tumuli funerari della necropoli preistorica e protostorica di Pradelle di Nogarole Rocca (Vr) (foto sabap-vr)
La campagna di scavo, che è stata diretta dall’allora funzionario archeologo di zona Gianni De Zuccato e dalla collega Paola Salzani, ha portato alla luce più di 40 sepolture, di epoche diverse: 8 di queste sono risalenti alla fine dell’età del Rame e associate alla Cultura del Bicchiere campaniforme. Imponente l’articolazione della successiva frequentazione fra Bronzo Antico e Bronzo Medio 1 con strutture funerarie circolari (tumuli) e più di 25 sepolture a inumazione e infine le 6 sepolture a cremazione della fine del II millennio a.C.

Una sepoltura a inumazione dalla necropoli preistorica e protostorica di Pradelle di Nogarole Rocca (Vr) (foto sabap-vr)
Gli scavi hanno permesso di recuperare non solo materiali archeologici di eccezionale valore ma anche un importantissimo patrimonio rappresentato dalle ossa dei defunti. È stato così possibile approfondire alcuni temi particolarmente attuali nella ricerca archeologica e nel dibattito scientifico a livello europeo, non solo sulle malattie, sulla dieta e sulla salute dei defunti. Infatti grazie alle analisi genetiche sul Dna e a quelle isotopiche si sono potute reperire informazioni e formulare ipotesi anche sui legami di parentela, sulla provenienza e mobilità degli individui e di alcune materie prime.
Modena. Alle Gallerie Estensi al via la mostra “Riflessi d’Egitto. Fascinazioni e tracce nelle raccolte estensi” a cura di Maria Chiara Montecchi: 150 reperti che raccontano il collezionismo estense

Al via alle Gallerie Estensi di Modena la mostra “Riflessi d’Egitto. Fascinazioni e tracce nelle raccolte estensi”, a cura di Maria Chiara Montecchi, dal 6 novembre 2024 al 4 maggio 2025. La mostra svela per la prima volta un aspetto poco noto del collezionismo estense, la passione per l’antico Egitto. Oltre 150 reperti, fra cui bronzetti, statuette, amuleti e il grande sarcofago di epoca tolemaica, accompagnano i visitatori in un lungo viaggio, dal Medio Regno (2010-1755 a.C.) al periodo greco-romano, per giungere fino a moderne suggestioni “egittizzanti”. Il percorso è arricchito dal prestigioso prestito di un nucleo di opere provenienti dal museo Egizio di Torino, che proprio quest’anno celebra il suo bicentenario.
SINTONIE: dopo tre anni giunge a conclusione il progetto di valorizzazione del patrimonio culturale nato dalla collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense. Due le iniziative in programma: una tavola rotonda al museo Archeologico nazionale di Ferrara il 7 novembre 2024; il finissage della mostra, con visita guidata, al museo di Casa Romei l’8 novembre 2024. Il progetto Sintonie giunge a termine, con la stessa volontà di sperimentare azioni di public engagement che hanno animato l’intero percorso, condiviso con la cittadinanza e volto a instaurare relazioni stabili di ascolto, dialogo e collaborazione tra il mondo dei musei, le imprese cooperative e gli altri interlocutori territoriali. Nato nel 2021 da un accordo di collaborazione pubblico-privato tra direzione regionale Muse nazionali dell’Emilia-Romagna, Assicoop Modena&Ferrara e Legacoop Estense, Sintonie è un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ferrarese, che ha messo in dialogo opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara con gli ambienti e le testimonianze di due musei statali, il museo Archeologico nazionale di Ferrara e il museo di Casa Romei. Nel corso di un triennio, Sintonie ha permesso di realizzare una serie di momenti espositivi, permanenti e temporanei, e di attività di mediazione del patrimonio, attraverso cui fornire ai cittadini nuove opportunità di conoscenza e valorizzazione della realtà artistica, collezionistica e museale ferrarese.
Giovedì 7 novembre 2024, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Ferrara, la tavola rotonda “Sintonie. Racconto di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale tra pubblico e privato (2021-2024)”, sarà l’occasione per rendicontare gli impatti sul territorio e confrontarsi sulle buone pratiche di collaborazione tra pubblico privato. Dopo i saluti di apertura di Milo Pacchioni (presidente Assicoop Modena&Ferrara) e Paolo Barbieri (presidente di Legacoop Estense), la tavola rotonda metterà a confronto due ospiti esterni, la responsabile Cultural Heritage e Corporate Collection La Galleria di BPER Banca Sabrina Bianchi e Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con rappresentanti del gruppo di lavoro di Sintonie: Tiziano Trocchi (già direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara), Andrea Sardo (direttore dei musei nazionali di Ravenna), Emanuela Fiori (presidente Istituto Superiore Industrie Artistiche di Faenza), Patrizia Cirino (responsabile Area educazione e ricerca e dei servizi educativi della direzione regionale Musei nazionali dell’Emilia-Romagna) e Luciano Rivi (curatore della Collezione Assicoop Modena&Ferrara). Concluderà la giornata un brindisi di saluto. A tutti i partecipanti, verrà consegnata una copia del volume, edito da Bacchilega, che racconta e approfondisce il progetto Sintonie.
Venerdì 8 novembre 2024, alle 17.30, al museo di Casa Romei, si svolgerà il finissage della mostra “Sintonie. Tra visioni e racconti”, percorso espositivo triennale che è stato filo conduttore del progetto: 37 opere della Collezione Assicoop Modena&Ferrara hanno arricchito, da dicembre 2021, la proposta espositiva del museo di Casa Romei e del museo Archeologico nazionale di Ferrara. Mentre l’allestimento all’Archeologico sarà visitabile fino a dicembre, il percorso di Casa Romei si conclude in anticipo, per via della chiusura temporanea del museo, prevista dal 18 novembre per lavori di ristrutturazione. Il finissage di venerdì 8 offrirà, pertanto, l’ultima occasione per visitare la mostra assieme al direttore del museo Marcello Toffanello e al curatore della collezione Assicoop Modena&Ferrara Luciano Rivi, che illustreranno le opere, tra gli altri, di Gaetano Previati, Adeodato Malatesta, Alberto Pisa, Gianfranco Goberti, Arrigo Minerbi e Giuseppe Graziosi, poste in dialogo con gli ambienti decorati dell’edificio quattrocentesco e con le opere antiche in esso conservate. Dopo i saluti di Alessandra Necci (direttrice delegata dei musei nazionali di Ferrara) e Milo Pacchioni (presidente di Assicoop Modena&Ferrara), verrà inoltre presentata la visita virtuale, realizzata da TryeCo 2.0, delle cinque sale del museo che hanno accolto la maggior parte delle 22 opere esposte, che permetterà al pubblico di continuare a fruire il percorso di visita sul sito web della Collezione Assicoop. La serata si concluderà con un brindisi offerto da Casa Romei, che sarà un momento di ritrovo e saluto del personale del museo con i suoi frequentatori e i volontari delle associazioni culturali cittadine che con esso hanno collaborato in questi anni, prima della chiusura temporanea della Casa dei Romei dal 18 novembre 2024 per permettere i lavori di riorganizzazione degli spazi destinati alla 𝑏𝑖𝑔𝑙𝑖𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎, ai 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑖𝑧𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖, agli 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖 e alla 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎.
A Montecchio di Negrar di Valpolicella (Vr) tornano le “conferenze del giovedì” dell’associazione Piro Ma Cogno alla sala civica di via don Tacchella. Giovedì 7 novembre 2024, alle 21, il professor Umberto Tecchiati, direttore delle ricerche allo scavo archeologico a Colombare di Villa, nell’incontro “Archeologia. Lo scavo archeologico di Colombare di Villa” parlerà dell’avanzamento delle ricerche durante la campagna 2024, conclusasi a fine settembre. L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti.
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