Pompei. All’auditorium degli Scavi la convegno internazionale “L’altra Pompei. Voci, tracce”: due giorni di confronto sulle tracce scritte, la cultura materiale e gli spazi della città antica: tematiche sollevate dalla mostra “L’altra Pompei – Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra Grande
“L’altra Pompei. Voci, tracce” è il titolo della convegno internazionale in programma l’auditorium del parco archeologico di Pompei si terrà, il 28 e 29 novembre 2024, che origina dalle tematiche della mostra temporanea allestita nella Palestra Grande di Pompei prorogata al 6 gennaio 2025, e dedicata ai ceti medi e bassi della città di Pompei al 79. d.C.

Locandina della mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” alla Palestra grande degli scavi dal 15 dicembre 2023 al 6 gennaio 2025
È in quest’ottica di un rinnovato approccio incentrato sugli “altri” di una città da sempre simbolo di ricchezza, che nascono due giornate dedicate a tali tematiche, dove il discorso letterario va a intrecciarsi fittamente con quello archeologico in un evento convegnistico internazionale e multidisciplinare. Il convegno, che nasce da una fruttuosa collaborazione con l’università Federico II di Napoli e di recente con la Sorbonne Université di Parigi, sancite da accordi nazionali e internazionali, vede la partecipazione di studiosi di diversa formazione, riconosciuti come esperti nel loro specifico campo.

Una sala della mostra “L’altra Pompei” nella Palestra Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Nella prima sessione, giovedì 28 novembre 2024, latinisti e linguisti di fama internazionale e esperti appartenenti al Thesaurus Linguae Latinae si avvicenderanno su tematiche importanti, quali le tracce scritte, di ogni tipologia (affreschi, graffiti, tituli picti e iscrizioni) lasciati da quella grande fetta della popolazione che per le strade della città antica conduceva vite “comuni”. I coordinatori delle sessioni e i relatori della giornata rappresentano le eccellenze italiane e internazionali nel campo della latinistica e dell’epigrafia, a cui nel corso della discussione si aggiungeranno altrettanto importanti studiosi di contesti più “archeologici”, cui sarà dedicata la seconda giornata del 29 novembre, quando i convegnisti si confronteranno sulla cultura materiale e sugli spazi della città antica, anche alla luce di nuove scoperte e ricerche in corso. L’obiettivo è quello di tracciare un quadro complesso, dove la contaminazione di materie apparentemente distanti contribuisca in maniera eguale a una conoscenza multilivello di uno dei contesti antichi più famosi al mondo.
Roma. Al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, in presenza e on line, presentazione del libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” promossa dalla soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016
Giovedì 28 novembre 2024, a Roma, alle 11, al Complesso monumentale di San Michele a Ripa, per iniziativa della soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, viene presentato il libro di Elisabetta Montenegro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale”. L’incontro può essere seguito anche in streaming attraverso la piattaforma Teams utilizzando il link indicato sul sito della Soprintendenza speciale. Il libro mira a definire un metodo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, frutto di serrato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche delle preesistenze archeologiche allo stato di rudere, finalizzate a stimarne la vulnerabilità sismica a scala territoriale. Il programma prevede il saluto di Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale, e gli interventi di Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e di Cesare Tocci, professore in Restauro dell’architettura al Politecnico di Torino. A moderare gli interventi sarà Claudia Cenci, a capo della Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016.

Copertina del libro “Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale” di Elisabetta Montenegro
Vulnerabilità sismica e patrimonio archeologico. Una proposta di valutazione speditiva per la conservazione e la gestione dell’architettura allo stato ruderale (Quasar). Il libro – che raccoglie gli esiti di una ricerca di dottorato – mira a definire un metodo speditivo di indagine per la valutazione del rischio sismico del patrimonio archeologico, argomento di indubbio interesse e (per certi versi) ancora trascurato. In un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa, dopo un’approfondita disamina della evoluzione normativa in materia, l’autrice tenta di stabilire un indispensabile e affidabile indice di vulnerabilità, che – opportunamente combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni – concorre alla definizione di una scala delle priorità del rischio, fondamentale in una programmazione (necessaria) degli interventi. Il risultato quantitativo è frutto di un continuo e argomentato dialogo tra meccanismi di collasso e considerazioni storico-morfologiche, a cui il calcolo deve sempre riferirsi per una sua validazione, in un rigoroso approccio analitico che inserisce la ricerca all’interno di un panorama consolidato per le costruzioni storiche, allargandone l’orizzonte ad un tema ancora poco esplorato, come le ‘rovine’.

Elisabetta Montenegro, architetto Sabap Le-Br
Elisabetta Montenegro, funzionario presso la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce, partendo dagli esiti di una ricerca di dottorato, ha condotto uno studio che delinea un percorso a metà tra metodo empirico e analisi quantitativa: dopo una disamina della evoluzione normativa in materia, tenta di indicare un indice di vulnerabilità affidabile che, combinato con la pericolosità e l’esposizione dei beni, concorra alla definizione di una scala delle priorità del rischio e a una corretta programmazione degli interventi.
Trieste. Al via la VI edizione di “Palæomovies Film Fest”, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità: film e incontri con gli esperti sulle ricerche recenti e le scoperte più importanti. Ecco il programma

Torna a Trieste, al museo civico di Storia Naturale, dal 27 novembre al 1° dicembre 2024, Palæomovies Film Fest, cinema documentario sulla preistoria dell’umanità. È giunta alla VI edizione la rassegna che fa conoscere al pubblico, attraverso il cinema documentario e gli incontri con gli esperti, le ricerche recenti e le scoperte più interessanti sulla preistoria dell’umanità. Il PalæoMovies Film Fest è promosso dal Comune di Trieste, Servizio Musei e Biblioteche, Civico Museo di Storia Naturale, assieme alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con la collaborazione de La Cappella Underground e con il supporto della Società per la Preistoria e la Protostoria del FVG – Onlus, ed è curato dall’archeologo della Soprintendenza Roberto Micheli e dalla conservatrice del Museo Deborah Arbulla. L’ingresso è gratuito sino ad esaurimento dei posti disponibili.
Palæomovies nasce dall’interesse di comunicare temi e problematiche che riguardano l’evoluzione e la paleoantropologia, la diversità culturale, la formazione della socialità, lo sviluppo delle prime società complesse. Quest’anno la rassegna offre alcuni approfondimenti sull’antichità dell’uomo moderno, sull’origine della musica, sul ruolo della donna nelle società paleolitiche, sulle sepolture come fonti di conoscenza delle identità delle genti preistoriche e sulla vita nelle palafitte dell’arco alpino. L’edizione del 2024 presenta le anteprime italiane dei film: “Sapiens, et la musique fut” di Pascal Goblot e “They Called Her Jamila – The secrets of Stone Age Ba’ja” di Barbara Fally-Puskás. Vengono presentate anche due recenti e innovative produzioni italiane nel campo della divulgazione della preistoria. Oltre a ciò si aggiunge un appuntamento speciale dedicato ai castellieri, gli abitati protostorici su altura che hanno lasciato i loro imponenti bastioni in numerosi siti del Carso e nei dintorni di Trieste. Nelle giornate della rassegna si farà un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere comportamenti, tradizioni e costumi dei nostri antenati vicini e lontani. Per l’occasione, il museo civico di Storia Naturale propone anche laboratori, visite guidate e film di animazione dedicati ai bambini e alle famiglie. Attività gratuite con prenotazione obbligatoria scrivendo a newsmuseiscientifici@comune.trieste.it entro le 12 del 29 novembre 2024.

Frame del film “Hema. Una storia di castellieri” di Francesca Mucignato
PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 27 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Hema. Una storia di castellieri” di Francesca Mucignato (Italia, 2022, 69’). Docu-Fiction ispirata alla vita nei castellieri nel periodo dell’età del Ferro, girato tra mare e Carso. Prima della nascita di Trieste, le terre del Caput Adriae erano già abitate dalle genti che vivevano nei villaggi fortificati sulle alture che dominano il territorio. Hema è una bambina che vive nell’età del Ferro nel castelliere di Elleri, il padre, un commerciante di sale, diviene il protagonista di un triste rito che Hema, in una sorta di gioco, imiterà. Ma un parallelismo ai giorni nostri vede un’altra bambina simile ad Hema, che trovandosi in gita didattica presso lo stesso castelliere, riporta alla luce per caso un reperto che evocherà un legame emozionale con il passato. Saranno presenti alla proiezione la regista Francesca Mucignato, il direttore della fotografia Paolo Forti, l’autrice dei testi Lidia Rupel, l’autore dei disegni originali Guido Zanettini. Seguirà un confronto sul tema dei castellieri e la promozione della loro conoscenza. Interverranno gli autori del docu-film, Roberto Micheli (soprintendenza ABAP-FVG), Deborah Arbulla e Nicola Bressi (museo civico di Storia Naturale), Paolo Paronuzzi (Società per la Preistoria e Protostoria FVG).

Frame del film “Lady Sapiens à la recherche de la préhistoire / Lady Sapiens alla ricerca della preistoria” di Thomas Cirotteau
PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Lady Sapiens: à la recherche des femmes de la Préhistoire / Lady Sapiens: alla ricerca delle donne nella preistoria” di Thomas Cirotteau (Francia, Canada 2021, 90’). Cosa sappiamo delle donne preistoriche? Per 150 anni, i ricercatori hanno sottovalutato il loro ruolo interpretando le scoperte sulla base dei preconcetti del loro tempo. Le donne del Paleolitico sono diventate prigioniere di luoghi comuni. Oggi una nuova generazione di ricercatori, molti dei quali sono donne, sta ribaltando questo modello. Andando a incontrare gli scienziati sui siti di scavo o nei loro laboratori, emerge un nuovo ritratto di queste donne: le scopriamo cacciatrici, artiste, capi clan… E se questa era glaciale fosse stata anche l’era delle donne? Per la prima volta, “Lady Sapiens” racconta la loro storia. Presentazione a cura di Paola Visentini (museo Friulano di Storia Naturale).

Frame del film “Memorie di un mondo sommerso / Mémoires d’outre-lacs” di Philippe Nicolet
PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 20, il film “Antiche tracce. La vita in palafitta” di Federico Basso (Italia 2024, 6’). Un corto in Realtà Virtuale ambientato nel parco Archeo Natura di Fiavé in provincia di Trento, patrimonio mondiale UNESCO, e suddiviso in sei scene, nato per raccontare attraverso uno storytelling immersivo in VR la vita di una delle comunità agricole più antiche d’Europa che, tra il 3.800 a.C. e il 1.500 a.C., ha costruito e abitato villaggi alpini preistorici su palafitte. Una finestra sulla vita quotidiana in un villaggio preistorico, in cui la location diventa la tela su cui illustrare la quotidianità degli abitanti, e ripercorre le attività quotidiane della società preistorica che ha abitato le zone di Fiavè. A seguire il film “Memorie di un mondo sommerso / Mémoires d’outre-lacs” di Philippe Nicolet (Svizzera 2021, 58’). Grazie alle particolari condizioni ambientali e alle perfette condizioni di conservazione dei resti organici, le aree umide europee preservano importanti monumenti preistorici di un lontano passato. I siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, iscritti dal 2011 nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, rappresentano degli importanti archivi archeologici e paleoambientali che ci fanno conoscere la vita e le forme di adattamento delle prime comunità agricole europee alle aree umide avvenute durante la preistoria. Il film presenta uno straordinario spaccato del mondo dei nostri antenati palafitticoli del Neolitico e dell’età del Bronzo. Presentazione a cura di Pierre Corboud (università di Ginevra, Svizzera).

Frame del film “Il misterioso villaggio dell’età della pietra: cosa ci raccontano le tombe di Ba’ja” di
PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE. Alle 10, il film “Sapiens, et la musique fut And There Was Music / Sapiens, e fu la musica” di Pascal Goblot (Francia, 2021, 53’). La musica è ovunque: nei bar, nelle chiese, nei negozi, nelle cuffie dei nostri smartphone… Come spiegare questa universalità e diversità? Sarebbe possibile risalire a un’origine? Alla ricerca di tracce archeologiche, cercando di ricostruire quella che poteva essere la musica dei nostri antenati, inizieremo con il più antico strumento conosciuto: un flauto d’osso, la cui età è oggi stimata in oltre 40.000 anni! Esploreremo poi altre tracce di musica nella preistoria: resti archeologici che oggi interpretiamo come strumenti, incisioni e dipinti, e tutto ciò che possiamo dedurre dal rapporto dei Cro-Magnon con la musica. A seguire il film “Das geheimnisvole Steinzeit-Dorf: Was die Gräber von Ba’ja erzählen They Called Her Jamila – The secrets of Stone Age Ba’ja / Il misterioso villaggio dell’età della pietra: cosa ci raccontano le tombe di Ba’ja” di Barbara Puskas (Austria, 2022, 52’). Nel 2018 sull’altopiano di Ba’ja in Giordania, durante gli scavi in un insediamento dell’età della pietra, gli archeologi hanno fatto una scoperta affascinante: i resti di una bambina di otto anni, sepolta sotto il pavimento di una casa, con un corredo funerario e un’antica collana. Ispirati dal gioiello, gli scienziati hanno dato alla defunta il nome di Jamila – “la bella”. La loro scoperta offre una visione innovativa delle società umane del Neolitico: Ba’ja è stata insediata circa 9.000 anni fa, quando gli esseri umani avevano abbandonato la loro precedente esistenza di cacciatori-raccoglitori per diventare sedentari. Presentazione a cura di Andrea Pessina (segretariato regionale del MiC per il Friuli Venezia Giulia).

Frame del film “Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente” di Marco Tomaselli
PROGRAMMA Di SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 17, il film “Os enigmas do Cabeço da Mina The Mysteries of Cabeço da Mina / Gli enigmi di Cabeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019, 27’). Come in una rotazione cosmica con epicentro nella valle di Vilariça, il documentario presenta i principali resti archeologici conosciuti della regione di Trás os-Montes in Portogallo, dall’arte dei cacciatori-raccoglitori del Paleolitico (Mazouco, Côa) agli habitat, alle architetture funerarie megalitiche e altri luoghi sacri dei primi agricoltori e pastori. Al cuore della storia, Cabeço da Mina, una piccola collina situata in una valle che si distingue come terra delle prime comunità agricole: qui, a partire dagli anni ’80, sarebbe stata scoperta la più grande concentrazione di stele risalenti al III millennio a.C. in un unico sito dell’Europa occidentale. A seguire il film “Pescatori-Cacciatori-Raccoglitori. Abitanti del Nilo bianco nella preistoria recente / Fisher-Hunter-Gatherers: Inhabitants of the White Nile in Recent Prehistory” di Marco Tomaselli, Donatella Usai (Italia, Sudan, 2023, 43’). Il documentario illustra gli aspetti della vita dei cacciatori-raccoglitori-pescatori che abitavano sulla sponda del Nilo Bianco nel Tardo Pleistocene-inizio Olocene Antico. Una narrazione resa possibile dai risultati del lavoro interdisciplinare effettuato nel sito di al-Khiday dal Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani (ETS) di Treviso, in collaborazione con l’università di Padova, Parma e Milano. Un film di Marco Tomaselli con la supervisione scientifica di Donatella Usai e le musiche originali di Adriano Orrù e Silvia Corda. Presentazione a cura di Donatella Usai (Centro Studi Sudanesi e Sub-Sahariani).

Frame del film “Dames et princes de la Préhistoire / Dame e Principi della Preistoria” di Pauline Coste
PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 20, il film “Dames et princes de la Préhistoire Ladies and Princes of Prehistory / Dame e Principi della Preistoria” di Pauline Coste (Francia, Repubblica Ceca, 2022, 52’). 28 marzo 1872, al confine tra Francia e Italia, l’archeologo Émile Rivière porta alla luce uno scheletro umano che ritiene molto antico, oggi datato a meno di 24.000 anni. Questa importante scoperta ha cambiato la nostra percezione dell’uomo preistorico e, soprattutto, della donna preistorica. La donna che oggi chiamiamo la “Dama del Caviglione”, dal nome della grotta in cui fu ritrovata, fu inizialmente scambiata per un uomo a causa della sua robustezza e della ricchezza dei suoi corredi funerari. Il suo studio nel corso del ventesimo secolo racconta anche come è cambiata la nostra visione di queste società preistoriche. Presentazione a cura di Fabio Negrino (università di Genova).

Frame del film “Homo Sapiens, les nouvelles origines Homo Sapiens: New Origins / Homo sapiens: le nuove origini” di Olivier Julien
PROGRAMMA DI DOMENICA 1° DICEMBRE 2024. Alle 10, il film “Homo Sapiens, les nouvelles origines Homo Sapiens: New Origins / Homo sapiens: le nuove origini” di Olivier Julien (Francia, Marocco, 2020, 90’). Un teschio dal volto allungato e arcate sopracciliari prominenti viene scoperto nel 1960 da un operaio in una miniera di Djebel Irhoud, in Marocco. Potrebbe trattarsi di un Neanderthal? Il Carbonio 14 fa risalire il ritrovamento a più di 40.000 anni fa, ma negli anni ‘80 il ricercatore francese Jean-Jacques Hublin e il professore marocchino Abdelouahed Ben-Ncer avanzano l’ipotesi che il teschio sia molto più antico e appartenga a un Homo sapiens. Il settimo strato di sedimenti rivela un tesoro sbalorditivo: i resti di cinque individui distinti. La datazione a termoluminescenza ne fa risalire l’origine a 300.000 anni fa… Presentazione a cura di Marco Peresani (università di Ferrara). A seguire il film “L’uomo di Val Rosna” di Stefano Zampini (Italia, 2024, 20’). Docu-drama che mostra alcuni momenti della vita dell’Uomo di Val Rosna, un cacciatore vissuto 14.000 anni fa nell’attuale territorio del Comune di Sovramonte (Belluno). La sepoltura di questo cacciatore è stata scoperta negli anni ’80 da Aldo Villabruna e studiata dal professor Alberto Broglio dell’Università degli Studi di Ferrara. Caccia, vita di comunità, cure dentali e un rito funebre sono i momenti di vita messi in scena. Un film di Stefano Zampini con la fotografia di Daniele Simoncelli, la supervisione scientifica di Marco Peresani e le musiche originali di Duck Chagall (Francesco Ambrosini).
Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza di Carlo Rota “Il leone e il cammello. Cristianità e Islam dagli Altavilla a Federico II di Svevia. Quale convivenza?” in collaborazione con il Laboratorio degli Annali di Storia
Mercoledì 27 novembre 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, il Laboratorio degli Annali di Storia, nell’ambito dell’accordo di collaborazione scientifica sottoscritto con il direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, propone la conferenza “Il leone e il cammello. Cristianità e Islam dagli Altavilla a Federico II di Svevia. Quale convivenza?” col prof. Carlo Ruta. L’ingresso è gratuito e i posti limitati. Introduce il direttore del MArRC Fabrizio Sudano. Lo storico Carlo Ruta, direttore scientifico degli Annali di Storia, interviene su un tema complesso, quello del travaglio interetnico e interculturale nel Regnum normanno e svevo, dai due Ruggeri a Federico, nell’orizzonte di un medioevo che usciva dagli schemi. Non pochi, gli aspetti da mettere a fuoco.
Egitto. Al Cairo workshop interdisciplinare, in presenza e on line, “Archeologia e ambiente. Antiche comunità di confine tra sabbia e corsi d’acqua” promosso dal Cnr-Ispc con l’omologo egiziano sui dati recenti degli scavi di Tell el-Maskhuta, l’antica città di Tjeku, importante città ai confini dell’Egitto e lungo importanti vie di comunicazione
Focus sul sito di Tell el-Maskhuta, nella parte orientale del Wadi Tumilat (Delta orientale, circa 15 km a ovest di Ismailiya), indagato da diversi anni dal CNR-Missione Egittologica Multidisciplinare (CNR-MEM) dell’Istituto di Scienza del Patrimonio (ISPC) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che opera con il riconoscimento istituzionale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. È l’obiettivo del workshop interdisciplinare “Archeologia e ambiente. Antiche comunità di confine tra sabbia e corsi d’acqua” in programma a Il Cairo il 27 novembre 2024 sotto gli auspici del prof. Fagr Abdel Gawad, presidente ad interim del Centro Nazionale delle Ricerche egiziano. Il workshop si può seguire on line: fai clic su https://zoom.us/j/8294969597?omn=99364923599 (passcode: 98765) per avviare o partecipare alla riunione Zoom pianificata. Il workshop internazionale è organizzato dal CNR-ISPC italiano in collaborazione con il Centro Nazionale delle Ricerche egiziano per condividere e discutere i dati recenti degli scavi di Tell el-Maskhuta e discutere l’esistenza di un’importante città ai confini dell’Egitto e lungo importanti vie di comunicazione. Il tema del workshop è stato esteso a siti archeologici della stessa regione o in aree con caratteristiche simili.

Il sito di Tell el-Maskhuta, l’antica città di Tjeku, situata non lontano dal Canale di Suez, in posizione strategica lungo il Wadi Tumilat (foto cnr-ispc)
Il CNR-MEM opera a Tell el-Maskhuta applicando tecnologie avanzate, quali indagini geofisiche elettromagnetiche, implementazione di modelli numerici del tell e delle strutture ecc. Questo approccio consente una documentazione molto accurata del sito archeologico. Tell el-Maskhuta, identificata con l’antica città di Tjeku e situata non lontano dal Canale di Suez, nasconde una grande città antica che doveva la sua importanza alla sua posizione lungo il Wadi Tumilat, all’estremo confine nord-orientale dell’Egitto, lungo una delle rotte più importanti verso il Levante. Inoltre, anticamente, lungo il Wadi Tumilat veniva scavato un canale navigabile, il cosiddetto Canale dei Faraoni. L’antica Tjeku era una grande città, ricca di commercio internazionale. Sono state scavate alcune parti di un grande muro di cinta (circa 200 m x 300 m), in alcuni tratti conservato in tutta la sua elevazione. In una zona così di confine, le mura di Tjeku dovevano mostrare la potenza dell’Egitto, dei suoi re e dei suoi dei, alle genti che arrivavano dal Levante. Il lato settentrionale del recinto conserva dimensioni sorprendenti: circa 8 m sopra l’attuale livello del suolo e 22 m di spessore. Nel corso delle recenti campagne di scavo è stata rinvenuta una grande rampa che parte dalla sommità dell’enorme muro settentrionale e scende verso l’esterno. È stata inoltre rinvenuta una grande discarica di anfore. Il grande accumulo, solo parzialmente scavato, è una tipica discarica di container inutilizzabili formatasi nei pressi di un porto commerciale. La discarica fornisce una miniera di dati sul commercio dell’antico Egitto e indica la vicinanza di un porto sul canale navigabile. Il grande muro settentrionale può quindi essere identificato con un’infrastruttura civile del porto sul canale navigabile. Inoltre, il carotaggio ha fornito interessanti spunti sull’ambiente antico, con indicazioni chiave sui corpi idrici del passato. In conclusione, le recenti campagne rivelano nuovi importanti dati sul percorso dell’antico canale navigabile che collegava anticamente il Mediterraneo e il Mar Rosso.
PROGRAMMA. Alle 9 (ora de Il Cairo), saluti di benvenuto; 10, I SESSIONE: Centro nazionale delle Ricerche per il patrimonio culturale, presiede: Medhat Ibrahim. Interventi: Medhat A. Ibrahim, Centro nazionale di ricerca, Egitto, “Modellistica molecolare e spettroscopia: tecnologie applicate al patrimonio culturale”; Ahmed Refaat, Centro nazionale di ricerca, Egitto, “Integrazione tra patrimonio culturale e spettroscopia: analisi spettroscopiche di icone di valore storico e artistico”. 10.40, II SESSIONE: Comunità di frontiera, presiede Gihane Zaki. Interventi: Gihane Zaki, Institut d’E gypte, CNRS – UMR 8167, SHS – Université Paris Sorbonne, “L’impatto dei cambiamenti climatici sull’isola di Biggeh. L’archeologia alle sfide del Terzo Millennio”; Amr Abdel-Rauf, Università di Zagazig, “Ricostruzione paleoambientale dell’area di insediamento dell’antica Bubastis, delta sud-orientale del Nilo (Egitto)”; Mohamed Abdel-Maksoud, Tell Hebua la porta orientale dell’Egitto”; 11.40, pausa caffè; 12.40, II SESSIONE: Comunità di confine, presiede: Gihane Zaki. Interventi: Sayed Abdel-Alim, Hanin Mustafa, “Paleo-paesaggio acquatico dell’Università di Ain Shams nel Sinai nordoccidentale. Impatto del ramo pelusico del Nilo sulla continuità e rottura degli insediamenti urbani e militari”; Mustafa Hassan, Ministero del Turismo e delle Antichità, “Recenti scoperte archeologiche nell’area delle Antichità di Ismailia”; Mustafa Nur el-Din, Ministero del Turismo e delle Antichità, “Antichi canali artificiali nel Wadi Tumilat e nell’istmo di Suez”; 13.40, III SESSIONE: Tell el -Maskhuta e il Canale dei Faraoni. Condivisione dei dati sulle comunità di confine, presiede: Tarek Tawfik. Interventi: Bruno Marcolongo, Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, Istituto di Scienza del Patrimonio “Sulle tracce dell’antica Tumilat con l’occhio del geomorfologo”; Giuseppina Capriotti Vittozzi, Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, Istituto di Scienza del Patrimonio, “Tell el-Maskhuta e il Canale dei Faraoni: scoperte recenti”; Andrea Angelini, Consiglio Nazionale delle Ricerche Italiano, Istituto di Scienze del Patrimonio, “Applicazioni tecnologiche ai recenti scavi in Tell el-Maskhuta: le infrastrutture portuali”; Ilaria Mazzini, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, “Ricostruzione preliminare del paesaggio olocenico nell’area di Tell el-Maskhuta”.
Torino. Al museo Egizio arriva il progetto di visite teatralizzate “Anche le statue parlano” con Caterina Bernardi, Alessandro Maione ed Edoardo De Angelis: un vero e proprio viaggio nel tempo tra archeologia e storia contemporanea
E se la Stele di Meru conservata nella Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino iniziasse a parlare? Quali storie ci racconterebbe? “Anche le statue parlano”: mercoledì 27 novembre 2024, gli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione e il cantautore Edoardo De Angelis – grazie alle suggestioni della musica e dei testi scritti per l’occasione – guideranno il pubblico alla scoperta delle affascinanti storie che la Galleria della Scrittura, il nuovo gioiello espositivo da poco inaugurato negli spazi del museo Egizio di Torino, conserva. Il progetto di visite teatralizzate “Anche le statue parlano”, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzato dall’A.C. CulturArti di Udine in partenariato con il museo Egizio di Torino, nasce con l’intento di collegare passato e presente, archeologia e storia contemporanea. Si tratta di un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo, di tipo espressivo e artistico, un progetto innovativo di valorizzazione culturale accessibile a tutti, ideato per far conoscere e apprezzare le storie e le leggende relative alle opere conservate presso le realtà museali coinvolte nell’iniziativa. Un viaggio nell’Antichità, ma anche un filo diretto con la Storia dei nostri giorni e un appello alla necessità di tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio culturale. Sono previsti tre turni di visita: ore 11 (1° gruppo), 13.40 (2° gruppo), 14.40 (3° gruppo). Lo spettacolo è incluso nel biglietto di ingresso al Museo.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale in occasione della Festa di san Bellino, apertura straordinaria e visita guidata con esperienza sonora “Il sonaglio di bambino dalla necropoli di Ca’ Cima di Adria”

Il sonaglio di bambino dalla necropoli di Ca’ Cima di Adria (sec. IV-III a.C.) conservato nel museo Archeologico nazionale di Adria (foto drm-veneto)
Martedì 26 novembre 2024, in occasione della Festa di san Bellino, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) dalle 10.30 alle 19.30. Alle 11 e alle 12 visita guidata con esperienza sonora “Il sonaglio di bambino dalla necropoli di Ca’ Cima di Adria”, a cura del personale del Museo. Info e prenotazioni: 0426 21612, drm-ven.museoadria@cultura.gov.it. L’ingresso al Museo è soggetto a bigliettazione, salvo agevolazioni di legge. I biglietti per il museo Archeologico nazionale di Adria sono acquistabili attraverso l’app Musei Italiani (consigliato) e sul portale, raggiungibile al link: https://bit.ly/3tUU3fR.
Sonaglio di bambino da Adria (sec. IV-III a.C.). Sonaglio in ceramica alto adriatica di forma globulare, schiacciata ai poli, cavo all’interno e contenente piccoli elementi sonanti. Decorazione dipinta con vernice nero-rossastra diluita: linea continua nel punto di massima espansione del corpo e linee a raggiera sulle due superfici; su un lato, 12 linee di colore rossastro partono dal vertice sommitale per scendere a raggiera sulla linea continua, sull’altro lato i raggi, di colore nerastro, sono 6 o 7 e partono dall’altro vertice per terminare sempre sulla linea continua. Sparse sulla superficie sono delle lineette trasversali, a rotellatura, irregolari e sporadiche. L’argilla è di colore camoscio.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Poggetti Vecchi e Schöningen. Vivere tra gli elefanti migliaia di anni fa” con Jordi Serangeli (università di Tübingen) con visita guidata alle due sezioni della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”
Martedì 26 novembre 2024, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Firenze, in via della Colonna 38, la conferenza “Poggetti Vecchi e Schöningen. Vivere tra gli elefanti migliaia di anni fa” con Jordi Serangeli (università di Tübingen) a corollario della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”, organizzata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, che celebra così il suo 70° anniversario, in collaborazione con il Sistema Museale di Ateneo, università di Firenze e con il museo Archeologico nazionale di Firenze, in accordo con la direzione regionale Musei nazionali Toscana, e con il contributo di Regione Toscana e Fondazione CR Firenze.

La vita a Poggetti Vecchi 170mila anni fa: disegno (foto maf)
“Il sito di Poggetti Vecchi, datato a circa 170.000 anni, ed il complesso di siti di Schöningen, datati a circa 300.000 anni, sono come due finestre aperte in un passato lontanissimo. La preservazione del legno ha in entrambi quasi dell’incredibile. Lo studio di questi siti ci ha permesso di raccogliere dati sull’ambiente, il clima ed il modo di vivere dei nostri antenati. Questi dati, lungi dall’essere fine a se stessi, ci aiutano a capire meglio il nostro presente e ci permettono di riflettere su aspetti centrali ed attualissimi quali la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e l’evoluzione culturale”.

Locandina della mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima” al museo Archeologico nazionale di Firenze dal 24 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025
In occasione della conferenza sarà possibile visitare gratuitamente con le curatrici le due sezioni della mostra “170.000 anni a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima”: il primo appuntamento è alle 16.15 al museo di Antropologia e Etnologia, via del Proconsolo 12, per poi proseguire al museo Archeologico nazionale. È necessaria la prenotazione a info@iipp.it specificando se si intende partecipare a entrambi gli eventi o solo alla conferenza. Posti limitati.
Verona. Al museo degli Affreschi “Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio”, quarto appuntamento con le “conferenze dei Musei Civici 2024-2025”: presentazione del progetto di scavo in corso nel cortile del Museo e illustrazione dei risultati e dei lavori ancora da svolgere

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel grande cortile di Castelvecchio a Verona, a ridosso delle mura (foto i-muv)
Martedì 26 novembre 2024, alle 17, nella sala Galtarossa del museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, è in programma il quarto appuntamento con le “conferenze dei Musei Civici 2024-2025” dal titolo “Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio”, durante il quale sarà presentato il progetto di scavo in corso nel cortile del Museo e verranno illustrati risultati e i lavori ancora da svolgere. L’accesso – libero – è consentito fino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo i saluti di benvenuto di Marta Ugolini, assessore alla Cultura Turismo Rapporti con l’Unesco Comune di Verona; Francesca Rossi, direttrice dei Musei Civici di Verona; Andrea Rosignoli, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Davide Del Curto, prorettore Politecnico di Milano – Polo di Mantova; Paolo De Paolis, direttore dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona; intervengono Filippo Bricolo, Politecnico di Milano – Polo di Mantova; Brunella Bruno, soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Luca Fabbri, Musei Civici Verona; Elisa Lerco, università di Verona; Fabio Saggioro, università di Verona.

L’area della chiesa di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona nel 2023, prima dell’inizio del progetto di scavo (foto musei civici verona)

Grafica 3D dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Risultati e prospettive dell’indagine archeologica di San Martino in Aquaro a Castelvecchio. Sono iniziati nell’autunno 2023, nel cortile del Museo di Castelvecchio, gli scavi per portare nuovamente alla luce il sito e i resti archeologici della chiesa di San Martino in Aquaro (vedi Verona. Nel cortile del museo di Castelvecchio al via nuovo progetto di scavo per portare alla luce la chiesa di San Martino in Aquaro, individuata 60 anni fa dai lavori dell’architetto Carlo Scarpa. Durerà tre anni e sarà un cantiere aperto al pubblico | archeologiavocidalpassato). Il progetto, della durata di tre anni, vede la collaborazione del dipartimento Culture e Civiltà dell’università di Verona, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e del Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano. Il progetto intende approfondire lo studio e la valorizzazione del sito e i resti archeologici della chiesa di San Martino in Aquaro. L’edificio religioso, attestato già tra VIII e IX secolo, proseguì la sua funzione anche dopo essere stato inglobato all’interno del recinto difensivo scaligero, trasformandosi in cappella castrense, fino alla completa distruzione avvenuta nel corso dell’ammodernamento del complesso dei primi anni dell’Ottocento.

Gli scavi della chiesa di San Martino in Aquaro a Castelvecchio di Verona negli anni Sessanta del Novecento (foto archivio castelvecchio vr)

Planimetria di Castelvecchio a Verona con tratteggiata la chiesa di San Martino in Aquaro nel cortile del museo (foto archivio carlo scarpa – castelvecchio)
Il secondo obiettivo della ricerca è quello di approfondire la conoscenza del contesto urbano nel quale l’edificio insisteva, mettendo in relazione le nuove acquisizioni di scavo con i ritrovamenti di età romana, alto medievale e scaligera venuti alla luce nella zona, per chiarire la storia e l’evoluzione di uno snodo di fondamentale importanza del tessuto urbano cittadino. Il sito venne superficialmente indagato negli anni Sessanta del Novecento, quando una campagna di scavo rintracciò parte del perimetro dell’edificio, nel quale erano reimpiegati numerosi elementi di età romana ancora conservati in situ. Nonostante Carlo Scarpa avesse cominciato a ragionare sulla valorizzazione dei resti archeologici, questi vennero per la maggior parte interrati, e l’area rimase di fatto uno spazio non del tutto risolto all’interno del limpido disegno del cortile elaborato dall’architetto veneziano.

Visite guidate al cantiere di scavo di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Il progetto è l’occasione per offrire l’esperienza del cantiere aperto a tutti i visitatori del museo, che hanno la possibilità, durante le operazioni, di assistere in prima persona ai lavori di indagine e di interagire grazie a un allestimento appositamente realizzato per la valorizzazione degli scavi archeologici.

Le pannellature lignee ai bordi dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona con l’anno di scavo e le relative spiegazioni (foto i-muv)

Bozzetto del progetto di allestimento per la valorizzazione dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Un allestimento per la valorizzazione degli scavi archeologici. Il museo di Castelvecchio nell’allestimento di Carlo Scarpa è una delle pietre miliari della museografia mondiale. Fulcro del museo è l’allestimento di ogni opera concepito come dispositivo critico in grado di suscitare la consapevolezza del visitatore attraverso un porgere interrogativo che richiede una partecipazione attiva. Il progetto di valorizzazione degli scavi archeologici in fase di realizzazione presso il sito della chiesa di San Martino in Aquaro si propone di portare avanti ed allo stesso tempo di reinterpretare questo processo. Delle pannellature lignee, realizzate in assi di cantiere, si pongono a cavallo del parapetto posto da Carlo Scarpa a protezione degli scavi realizzati con Licisco Magagnato in fase di ultimazione del cortile. Sulle pannellature sono accolti elementi realizzati in legno bruciato che appaiono ad una prima visione come figure interrogative che invitato il visitatore all’avvicinamento. Ad aumentare l’interesse sono delle date realizzate in numeri romani poste nella parte sommitale delle pannellature e delle targhe lignee appese a spaghi in corda contenenti le didascalie esplicative. Chiamati da questi dispositivi, i visitatori, si avvicinano e compiono l’atto di prendere in mano le didascalie appese accendendo, in questo modo, alla fase di comprensione. L’azione indotta dall’allestimento vuole rompere la distanza a volte presente in queste tipologie di esposizioni ed innescare una maggiore partecipazione da parte del visitatore.

La pannellatura lignea ai bordi dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona con l’anno 1964, anno dei primi scavi, con le relative spiegazioni (foto i-muv)
Le pannellature sono divise in due gruppi distinti disposti sui due lati del parapetto scarpiano: sul primo lato (entrando nel cortile) si trova una presentazione delle principali fasi di formazione del complesso di Castelvecchio utili per inquadrare il ruolo della chiesa di San Martino in Aquaro nello sviluppo storico che ha condotto allo stato attuale; sul secondo lato, tre pannellature, sono dedicate alla valorizzazione degli esisti dello scavo archeologico. Le pannellature sono divise per gli anni di attività previsti per lo scavo e raccoglieranno progressivamente una descrizione ed interpretazione dei risultati emergenti. Gli espositori sono pensati come sistemi aperti che muteranno con l’evolversi delle indagini. Viste nell’ambiente del cortile, le pannellature lignee, richiamano allusivamente alla bacheca dell’archeologo e, allo stesso tempo, si evidenziano come un ipertesto provvisorio totalmente rimovibile dialogando a distanza con altri interventi temporanei che hanno riguardato il cortile di Castelvecchio.

Veduta zenitale dell’area di scavo di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto saggioro)
Le campagne di scavi: 2023. Gli scavi hanno consentito di rimettere in luce la porzione della chiesa nota dagli anni 60 del Novecento e indagata in parte da Licisco Magagnato e Carlo Scarpa. Lo studio ha permesso di ricostruire la sequenza degli interventi riferibili alla struttura romanica e alle fasi successive, anche dopo la costruzione del Castello, con l’individuazione di molte sepolture già spogliate nei secoli passati. Quanto messo in luce interessa la navata meridionale della chiesa di cui si sono rinvenute anche tracce di pavimentazioni. Grazie ad approfondimenti stratigrafici si sono individuate anche le tracce di una frequentazione di età romana o tardo antica a circa 2 metri di profondità dal livello di calpestio attuale. Queste tracce potrebbero quindi testimoniare un’occupazione dell’area già in età romana.

Grafica 3d con alcune sepolture emerse nello scavo dell’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Le campagne di scavi: 2024. Sono stati esplorati, con sondaggi mirati, alcuni punti del cortile di Castelvecchio: alcuni vicini e posti ad oriente della chiesa, altri più spostati verso la zona del prato per verificare i perimetrali più settentrionali. Sono inoltre state condotte indagini con il Georadar per acquisire le informazioni su una più ampia area. Nel corso delle indagini, i dati più interessanti sono emersi nell’area compresa tra la chiesa e la porta d’ingresso del castello. In questa zona, pur rimaneggiata da molti interventi di età moderna, si sono rinvenute strutture e fasi legate all’alto medioevo e all’età romana, confermando quanto si era già osservato nel 2023. Non risulta ancora chiaro se quanto individuato possa riferirsi a strutture produttive o residenziali, ma il dato offre sicuramente un elemento molto utile per raccontare quasi duemila anni della storia di questo luogo.

L’area archeologica di San Martino in Aquaro nel cortile del museo di Castelvecchio a Verona (foto i-muv)
Le campagne di scavi: 2025. Nella primavera 2025 l’obiettivo sarà quello di aprire l’area della navata centrale della chiesa, probabilmente coincidente con la prima chiesa altomedievale, e di riuscire a chiarire cosa vi fosse nel luogo dove sorse l’unica chiesa di Verona dedicata a San Martino, santo caro ai Franchi, a Carlo Magno e a suo figlio Pipino che fu spesso presente a Verona.
Bolzano. Al Centro Trevi-TreviLab la conferenza “Etruria al femminile: la rappresentazione della donna nell’arte etrusca” con Valentina Belfiore a corollario della mostra “Etruschi. Artisti e artigiani” a cura dell’Ufficio Cultura della Provincia autonoma di Bolzano in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

A sinistra, dettaglio dello specchio di bronzo con Turan (Afrodite), Elina (Elena), Ermania (Ermione) ed Elachsantre (Paride Alessandro) (475-450 a.C.) da Palestrina; a destra, dettaglio dell’antefissa a testa di satiro (V sec. a.C.) proveniente dal santuario del Portonaccio a Veio: entrambi conservati al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
“Etruria al femminile: la rappresentazione della donna nell’arte etrusca” è il titolo della conferenza in programma al Centro Trevi-TreviLab di Bolzano, lunedì 25 novembre 2024, alle 17.30, nell’ambito della mostra “Etruschi. Artisti e artigiani” aperta al Centro Trevi-TreviLab fino al 2 febbraio 2025, a cura dell’Ufficio Cultura della Provincia autonoma di Bolzano in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Relatrice sarà Valentina Belfiore, curatrice della mostra con Maria Paola Guidobaldi. Attraverso le testimonianze dirette e indirette fornite dall’archeologia e dalle rappresentazioni femminili nell’arte etrusca, al centro di una riflessione sarà la figura della donna nelle vesti di aristocratica o subalterna, moglie o madre, sacerdotessa o devota, combattente e altro ancora. Accesso tramite registrazione su www.eventbrite.it
La mostra “Etruschi. Artisti e artigiani”, promossa dalla Provincia autonoma di Bolzano, Cultura italiana, grazie alla collaborazione del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Luana Toniolo, museo che conserva la più importante raccolta di opere etrusche al mondo, è un viaggio nel cuore di una civiltà antica incentrato su un aspetto specifico, quello della produzione artistica e artigianale (vedi Bolzano. Al Centro Trevi-TreviLab apre la mostra “Etruschi. Artisti e artigiani” in collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: in otto sezioni, viaggio nel cuore di una civiltà antica incentrato su un aspetto specifico, quello della produzione artistica e artigianale | archeologiavocidalpassato).
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