Archivio | novembre 2024

Archeologia in lutto. È morto all’età di 87 anni l’archeologo inglese Sir Colin Renfrew, Lord di Kaimsthorn, uno dei titani dell’archeologia moderna, il cui nome è strettamente legato ai suoi scavi in Grecia e alla ricerca dell’origine degli indoeuropei. Ecco il ricordo di colleghi, istituti e allievi

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Il professor sir Colin Renfrew, Lord Renfrew di Kaimsthorn, uno dei titani dell’archeologia moderna (foto cambridge university)

Il primo a dare la notizia in Italia è stato Valentino Nizzo, etruscologo dell’università L’Orientale di Napoli, con poche parole: “Sembra che purtroppo sia vero, Lord Colin Renfrew ci ha lasciati da poche ore e con lui scompare uno dei più grandi e originali maestri dell’archeologia mondiale”. Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 novembre 2024si è infatti spento a Cambridge (GB) Sir Colin Renfrew, Lord di Kaimsthorn, un gigante dell’archeologia. Aveva 87 anni. Era nato a Stockton-on-Tees, nell’Inghilterra nord-orientale, il 25 luglio 1937. Dopo gli studi a St Albans (Hertfordshire), dal 1956 al 1958 prestò servizio presso la RAF. Terminata la leva, frequentò i corsi di Archeologia e Antropologia al St John’s College dell’università di Cambridge, dove si laureò nel 1961. Nel 1965 discusse la sua tesi di dottorato Neolithic and Bronze Age cultures of the Cyclades and their external relations (“La culture neolitiche e dell’Età del Bronzo delle Cicladi e le loro relazioni esterne”) e si sposò con Jane M. Ewbank. Dal 1965 fu ricercatore presso il dipartimento di Preistoria e Archeologia dell’università di Sheffield; tra il 1968 e il 1970 condusse scavi archeologici a Sitagroi, in Grecia. Nel 1972 ottenne la cattedra di Archeologia all’università di Southampton, dirigendo in seguito scavi sulle isole Orcadi (Gran Bretagna) e a Milo (Grecia; più tardi tornò a Sitagri, dove lavorò anche con Marija Gimbuta. Nel 1981 fu chiamato all’Università di Cambridge, dove insegnò Archeologia fino all’anno del suo ritiro dalla docenza (2001). Nel 1990 divenne direttore dell’Istituto di Ricerca archeologica “McDonald”. Dal 2004 fu presidente del Managing Council for the British School ad Atene.

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Il prof. Colin Renfrew a Stonehenge (foto cambridge university)

Molte le attestazioni di stima da parte di colleghi, istituti e allievi. Tra i primi il dipartimento di Archeologia e il McDonald Institute for Archaeological Research dell’università di Cambridge che – scrivono – “piangono la morte e celebrano la straordinaria vita del professor Colin Renfrew, Lord Renfrew di Kaimsthorn, ex decimo professore di archeologia Disney, direttore fondatore di McDonald’s e maestro del Jesus College. Colin è stato, e rimarrà sempre, uno dei titani dell’archeologia moderna, un personaggio pubblico illustre, nonché un buon amico e collega di innumerevoli archeologi in tutto il mondo. Questa perdita rende il mondo dell’archeologia un posto più povero intellettualmente, oltre che in termini di pura energia e ottimismo che ha portato in tutto ciò che ha fatto. Fin dai suoi primi anni come uno dei coraggiosi nuovi archeologi degli anni ’60 – continuano -, Colin si distinse come una mente eccezionale e come uno spirito di cambiamento profondo, emozionante e rigoroso. È stato pioniere di nuovi modi di pensare teoricamente informati sulla spiegazione del cambiamento sociale e politico del passato, dentro e poi ben oltre il suo primo amore regionale duraturo per l’Egeo preistorico, sostenendo le tecniche scientifiche di datazione e provenienza come parte integrante dello sforzo archeologico. Da questa prospettiva, è stato uno dei primi ad apprezzare il significato della calibrazione dei dati del radiocarbonio per la comprensione della preistoria europea.

“Ha continuato a porre domande altrettanto fresche sul legame tra evoluzione linguistica e archeologia e, come primo direttore del McDonald Institute for Archaeological Research, ha sostenuto alcune delle prime applicazioni di archeologia, oltre a un approccio critico e investigativo al mercato illecito dell’antichità. Il suo lavoro sul campo si espanse alle Orcadi, per poi tornare alle isole più meridionali delle Cicladi, oggetto della sua ricerca di dottorato, e di notevoli scoperte sull’isola di Keros. Fino alla fine, è rimasto impegnato con l’avanguardia degli sviluppi archeologici, partecipando e apprezzando chiaramente la 36a lezione annuale McDonald il mercoledì prima di lasciarci. Come testimonierà ampiamente chi lo conosceva, Colin c’era molto, molto di più del leader mondiale e onoratissimo archeologo. Ha assunto il mantello di un compagno di lavoro alla Camera dei Lord, dove ha parlato di questioni di patrimonio e legislazione archeologica con l’eloquenza consueta e il ragionamento lapidario di un presidente della Cambridge Union. Era un appassionato e sapiente esperto e collezionista di arte moderna, grazie al quale il Jesus College sotto la sua cura rimane permanentemente graziato. Gli eventi sociali sotto la sua ospitalità sono diventati indimenticabili e spesso enormemente conviviali riunioni di menti brillanti provenienti dai campi diffusi che ha disegnato, e nelle giuste circostanze spesso culminavano in dimostrazioni delle abilità di Colin come ballerino. Ultimo, ma lontano dal minimo, era un marito molto amato per sua moglie Jane, e padre di Helena, Alban e Magnus.

“Colin si è spento serenamente nel sonno nella notte tra sabato 23 e domenica 24 novembre 2024. Tutti noi di Cambridge – concludono – porgiamo le nostre più sentite condoglianze e il profondo rispetto alla sua famiglia e a tutti coloro che lo hanno amato e conosciuto”.

colin_stonehenge3_foto-confederazione-italiana-archeologiConfederazione italiana archeologi: “Se ne è andato Lord Colin Renfrew, uno dei più grandi archeologi dello scorso e del presente secolo, il cui nome è strettamente legato ai suoi scavi in Grecia e alla ricerca dell’origine degli indoeuropei, da lui individuata, in contrapposizione con le teorie di Marja Gimbutas, nell’Anatolia neolitica. Sua la formulazione del concetto di neuroarcheologia, branca britannica dell’archeologia cognitiva, volta a studiare la connessione tra le strutture materiali e la capacità cognitiva umana del passato. Dal 1981 al 2004, anno del suo ritiro dalla docenza, è stato Disney Professor a Cambridge, una delle cattedre più ambite e più importanti dell’ambito archeologico mondiale e membro anziano del McDonald Institute for Archaeological Research, sempre a Cambridge, di cui fu direttore nel 1990. Sui suoi testi si sono formati migliaia di studenti di archeologia, scoprendo, oltre agli strumenti della nostra disciplina, la sua attenzione alle questioni etiche. Ci piace ricordarlo con l’emozione che provammo quando, nei primi anni del nostro impegno in CIA, fu premiato a Paestum durante la Borsa del Turismo archeologico e passò in quell’occasione anche davanti al nostro stand, chiedendo chi fossimo e cosa stessimo facendo: noi gli raccontammo la nostra allora breve esperienza e gli regalammo una maglietta, che lui, con la modestia dei grandi, accettò ringraziandoci. Il nostro cordoglio va alla sua famiglia e in particolare a sua moglie Jane, compagna di vita e di studi”.

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Heinrich Hall, archeologo/viaggiatore: “È un giorno molto triste per l’archeologia in generale e soprattutto per l’archeologia Egea. Abbiamo perso un grande uomo. Piangiamo la scomparsa di Colin Renfrew (a pieno titolo il professor Andrew Colin Renfrew, lord di Kaimsthorn), uno dei personaggi più importanti della nostra disciplina negli ultimi sessant’anni circa. Renfrew è stato una voce importante nella preistoria europea e nell’Egeo. Ha influenzato enormemente l’archeologia europea con il suo libro innovativo “Before Civilisation, the Radiocarbon Revolution and Prehistoric Europe” (1973). È stato il primo approccio unificato per applicare ampiamente la calibrazione del radiocarbonio alla preistoria del continente e quindi ha definito la cronologia che ancora utilizziamo. Nell’Egeo, è stato uno dei più importanti studiosi della cultura cicladica antica, applicando nuove interpretazioni, esemplificate dal suo pivotale “L’emergenza della civiltà: le Cicladi e l’Egeo nel terzo millennio a.C., un libro ancora enormemente importante quando si fa ricerche sulla prima età del bronzo Grecia. Questo enorme contributo è stato eguagliato dai suoi scavi a Phylakopi su Milos e più recentemente sull’isolotto di Keros, un progetto che ha ancora (e continuerà ad avere) grande impatto sulla nostra comprensione dell’Egeo preistorico. Ha anche condotto importanti scavi al Neolitico Sitagroi in Macedonia (Grecia settentrionale) e a Quanterness nelle Orcadi, ha definito l’approccio influente che ha soprannominato “archeologia cognitiva”, e ha co-pubblicato un importante libro di testo (attualmente alla sua nona edizione). È stato anche per molto tempo in prima linea nello smascherare e combattere il commercio globale di reperti archeologici illeciti. Soprattutto, ha insegnato a generazioni di studenti, molti dei quali si sono rivelati importanti studiosi di per sé, prima a Sheffield e Southampton, poi a Cambridge. Il suo interesse per l’arte moderna, specialmente per la “land art”, completa i suoi successi accademici. Colin Renfrew era un individuo davvero impressionante e una persona affascinante con cui ascoltare e comunicare (ho avuto il privilegio di trascorrere un po’ di tempo con lui alla British School di Atene). Era una presenza imponente, un uomo di immensa e naturale autorità, un padrone di casa affascinante e compere, una persona di interessi e conoscenza di vasta portata (mi ha davvero sorpreso con il suo tedesco senza accento), e talvolta un saggio consigliere. Il mondo è più povero senza di lui. Colin Renfrew amava sicuramente le isole Egee e la Grecia. La sua presenza si sentirà – e mancherà – per molto tempo, e la sua eco risuonerà ancora più a lungo. RIP”.

colin_stonehenge3_foto-associazione-nazionale-archeologiL’Associazione Nazionale Archeologi si unisce al cordoglio nel ricordo di Colin Renfrew. “Nella giornata di domenica 24 novembre è venuto a mancare Colin Renfrew, noto archeologo britannico. Ha elaborato originali metodologie per lo più applicate allo studio della preistoria europea e ha contribuito a confutare, in tale ambito, la teoria della diffusione. Era considerato tra i maggiori esponenti della new archaeology, con una particolare predilezione per gli studi preistorici e protostorici nelle Cicladi, dove i suoi lavori restano un punto di svolta. Celebri gli scavi archeologici sull’isola di Milo, a Phylakopi (e in più tarda età a Keros), come a Sitagoi. Ai numerosi meriti accademici, si aggiunge nel 1991 la nomina come membro della Camera dei Lord, che gli valse il titolo di Lord Renfrew of Kaimsthorn. L’Associazione Nazionale Archeologi si unisce al cordoglio della famiglia e della comunità accademica, che ne piangono la scomparsa. La terra gli sia lieve”.

Lo scrittore Marcello Loprencipe: “La notizia l’avevo appresa da Valentino Nizzo, già direttore di Villa Giulia a Roma e oggi titolare della cattedra di Etruscologie e Antichità Italiche all’Orientale di Napoli. Improvvisamente sono tornato indietro negli anni, a quelli della mia gioventù spesi nel campo dell’archeologia. L’approccio innovativo di Renfrew alla disciplina ha affascinato studenti e studiosi del mondo intero. Ricordo che negli anni ‘80 facevo salti mortali presso le biblioteche delle scuole straniere a Roma per fotocopiare le sue dispense e i testi ancora non pubblicati in Italia. Lascio ad altri, agli specialisti, ai competenti della materia il giusto tributo a uno dei più grandi archeologi degli ultimi decenni. Io ho scelto tanti anni fa altre strade e per questo mi limito a un semplice ricordo. Ciao Professore!”.

L’archeologo e giornalista Tsao Cevoli: “È scomparso Colin Renfrew, colui il quale fino ad oggi ha per me incarnato il massimo esponente dell’archeologia mondiale. Ebbi anni fa l’onore di seguirne di persona ad Atene una conferenza sul traffico illecito di beni culturali, un tema che è stato tra i pionieri ad affrontare nel mondo dell’archeologia”.

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L’archeologo inglese Sir Colin Renfrew, Lord di Kaimsthorn (foto cambridge university)

L’Osservatorio Internazionale Archeomafie esprime il proprio cordoglio per la scomparsa dell’archeologo Andrew Colin Renfrew, uno dei massimi esponenti dell’archeologia a livello mondiale. Ha insegnato archeologia all’università di Cambridge, dove ha fondato e diretto il McDonald Institute for Archaeological Research. Esponente della new archaeology, ha dato un contributo straordinario all’archeologia con i suoi studi di archeologia teorica e le sue ricerche, in particolare sulla preistoria e sulle civiltà dell’Egeo. Ha promosso aspetti innovativi della ricerca archeologica ed è stato anche un coraggioso pioniere della lotta contro il mercato illecito dei beni culturali, con pubblicazioni, ricerche, mostre ed incontri, accendendo, grazie al suo spessore intellettuale universalmente riconosciuto, l’interesse ed il dibattito sui doveri etici della professione dell’archeologo”.

L’archeologo Giuliano Volpe, dell’università di Bari: “È scomparso un grandissimo archeologo: Colin Renfrew. Intere generazioni di archeologi si sono formato sul suo manuale e rifacendosi al suo approccio. Stamattina (25/11, ndr) alla SAIA ho iniziato la mia lezione di metodologia della ricerca archeologica, ricordandolo. Il minimo che potessi fare”.

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L’archeologo Colin Renfrew (foto york university)

University of York: “Il dipartimento è molto triste per la notizia della morte del prof. Lord Colin Renfrew. Professore Disney di Archeologia all’università di Cambridge, fondatore del McDonald Institute for Archaeological Research, e gigante dell’archeologia preistorica, i suoi scavi, la teoria, le pubblicazioni e la difesa politica garantiscono una vasta eredità per i futuri archeologi. Dubito che ci sia uno studente di archeologia o laureato in Gran Bretagna che non abbia una copia di “Archaeology: Theorie, Methods and Practice” di Renfrew e Bahn sulla scrivania. I nostri pensieri vanno alla famiglia e agli amici di Colin”.

Archaeoreporter: “Si potrebbe semplicemente scrivere “è morto Renfrew” che per il mondo allargato dell’archeologia sarebbe sufficiente, basti ricordarlo come l’autore del manuale più diffuso nelle università anglosassoni, e per la verità non poco diffuso anche in Italia: “Il” Renfrew-Bahn, che poi è ora diventato, dall’ultima edizione, il “Renfrew-Bahn-DeMarrais” (la nona in lingua inglese!), con l’aggiunta di un’autrice. In realtà stiamo parlando del celeberrimo studioso che, per abbreviare sarebbe Sir Colin Renfrew, ma più precisamente il Professor Lord Colin Renfriew, visto che dal 1991 era un Pari del Regno Unito, impegnato tra l’altro con i Conservatori. Aveva 87 anni”.

Palazzolo Acreide (Sr). Giornata di studi “Akrai 1824-2024. I 200 anni dalla scoperta del teatro greco e la pubblicazione dei disegni inediti di Jakob Ignaz Hittorff”: esperti e studiosi di archeologia e storia riflettono sulla scoperta del Teatro Greco di Akrai e sull’eredità storica e culturale degli Iblei

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Veduta aerea del teatro greco di Akrai a Palazzolo Acreide (Sr) (foto regione siciliana)

palazzolo-acreide_auditorium_giornata-di-studi-akrai-1824-2024_locandinaA Palazzolo Acreide (Sr) giornata di studi “Akrai 1824-2024. I 200 anni dalla scoperta del teatro greco e la pubblicazione dei disegni inediti di Jakob Ignaz Hittorff”: appuntamento sabato 30 novembre 2024, alle 10, nell’Auditorium ex Biblioteca del Palazzo Municipale di Palazzolo Acreide. Alla giornata di studi, organizzata dal parco archeologico e paesaggistico di Siracusa Eloro Villa del Tellaro e Akrai, dal Comune di Palazzolo Acreide e dal museo dei Viaggiatori in Sicilia, partecipano esperti e studiosi di archeologia e storia per riflettere sulla scoperta del Teatro Greco di Akrai e sull’eredità storica e culturale degli Iblei. Alle 10, saluti istituzionali e apertura dei lavori con Salvatore Gallo, sindaco di Palazzolo Acreide; Carmelo Bennardo, direttore del Parco archeologico; Antonino Lutri, soprintendente per i Beni culturali di Siracusa; Nadia Spada, assessore alle Attività culturali di Palazzolo Acreide; Francesca Gringeri Pantano, direttrice del Museo dei Viaggiatori in Sicilia. Alle 10.30, I SESSIONE: archeologia e viaggiatori tedeschi, presieduta da Francesca Gringeri Pantano. Intervengono Angela Maria Manenti: “Notabilità da vedere dal taccuino n. 2 di Paolo Orsi del 1888”; Lavinia Gazzè: “Tra politica e antiquaria: i viaggiatori tedeschi in Sicilia tra XVII e XIX secolo”; presentazione del libro “Hittorff Rèserautiste” (2024) a cura di Michael Kiene, docente dell’università di Colonia, in dialogo con Francesca Gringeri Pantano; Luigi Lombardo: “Gabriele Judica e Jacob Ignaz Hittorff: uno scavo nella memoria”. Alle 15, II SESSIONE: Hittorff e il messaggio degli antichi drammaturghi, presieduta da Carmelo Scandurra. Intervengono Michele Cometa: “Hittorff e la Sicilia”; Ornella Valvo: “Le giovani generazioni, il Teatro di Akrai e il messaggio degli antichi drammaturghi”. La giornata si concluderà con un’esibizione teatrale degli studenti degli Istituti di istruzione superiore di Palazzolo Acreide, che metteranno in scena “Acarnesi” di Aristofane.

Ferrara. Apertura straordinaria della Delizia di Belfiore con visite guidate agli scavi aperti a cura del gruppo archeologico ferrarese nell’ambito del progetto triennale di archeologia partecipata e pubblica ideata dalla Sabap

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Visite guidate alla Delizia di Belfiore sabato 30 novembre 2024, dalle 10 alle 17. Per le visite sono previsti i seguenti turni: 10, 11, 12, 14, 15, 16. Evento gratuito senza necessità di prenotazione. Punto di ritrovo: via Orlando Furioso a Ferrara. Che Delizia Belfiore! è un progetto triennale di archeologia partecipata e pubblica ideato e diretto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara nella persona di Chiara Guarnieri, finanziato dal Comune di Ferrara, realizzato a cura del Gruppo Archeologico Ferrarese, con l’apporto degli studenti del liceo scientifico “A. Roiti” e del liceo classico “L. Ariosto” di Ferrara e con il supporto della Provincia di Ferrara e del Consorzio di Bonifica di Ferrara. In occasione dell’apertura straordinaria della Delizia di Belfiore, grazie al Gruppo Archeologico Ferrarese sarà possibile visitare gli scavi ancora in corso e scoprire i risultati del progetto.

Cortona (Ar). A Palazzo Casali il seminario di studi, in presenza e on line, “Le mura delle città etrusche. Cortona: persistenze e trasformazioni dall’antichità all’età contemporanea” sullo stato attuale delle conoscenze sulle mura e la loro valorizzazione. Ecco il programma di due giorni

cortona_palazzo-casali_seminario-le-mur-delle-città-etrusche_locandinaCortona è conosciuta, tra le altre cose, anche per la sua cinta muraria caratterizzata da tratti di epoca etrusca. I viaggiatori che dal Settecento la scelgono come tappa del loro Grand Tour restano meravigliati per le pietre “ciclopiche” con cui è realizzato l’imponente monumento, che nel corso dei secoli ha vissuto attacchi dai nemici, demolizioni e ricostruzioni. Oggi presenta problemi di conservazione che, per essere affrontati seriamente, necessitano di una preliminare indagine del suo stato di salute. L’Accademia Etrusca di Cortona, in collaborazione con il Comune di Cortona, organizza per le giornate di venerdì 29 novembre (ore 15-18) e sabato 30 novembre 2024 (ore 9.30-18.30), nella sala Medicea di Palazzo Casali a Cortona (Ar), organizza il seminario di studi “Le mura delle città etrusche. Cortona: persistenze e trasformazioni dall’antichità all’età contemporanea” al quale partecipano studiosi di varie discipline con l’intento di illustrare lo stato attuale delle conoscenze sulle mura e di proporne la valorizzazione nel quadro complessivo della promozione del parco archeologico della città. Il seminario, in presenza e on line (in diretta YouTube al link https://www.youtube.com/live/bt3cAr_6_QA?si=pU47dgS_cadFEah2) giunge al termine di una serie di indagini e studi condotti dall’Accademia Etrusca, con la supervisione della soprintendenza e in stretta collaborazione con il dipartimento di Architettura dell’università di Firenze, in particolare con il prof. Pietro Matracchi, e si concluderà con una tavola rotonda destinata a individuare le forme migliori di tutela e di fruizione delle mura cittadine, anche sul piano turistico.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 29 NOVEMBRE 2024. Alle 15, saluto del sindaco di Cortona e del lucumone dell’Accademia Etrusca. Interventi: Luigi Donati, “Cortona “città murata”: le ragioni di una ricerca e di un incontro di studio”; Luca Pulcinelli, “Le città murate dell’Etruria meridionale”; Luca Attenni, “Città con mura ciclopiche”; Flavio Barbaro e Alessandra Cittadini, “Oltre le mura: difesa, divisioni e spazio sociale dall’Iliade alla caduta del Muro di Berlino”.

PROGRAMMA DI SABATO 30 NOVEMBRE 2024. Alle 9.30, Giuliano Pinto, “Le cinte murarie, componenti identitarie del paesaggio medievale”; Michele Nucciotti, “Per una archeologia delle mura in epoca medievale”; Paolo Giulierini, “La porta bifora di Cortona. Una ipotesi di ricostruzione”; Paolo Bruschetti, “Recenti acquisizioni sulle mura etrusche di Cortona”; Curgonio Cappelli e Francesco Mazzarella, “Alcune considerazioni sulla vegetazione delle mura di Cortona”; 15, Pietro Matracchi, “Dalla digitalizzazione alla conoscenza delle mura di Cortona”; 16, Tavola rotonda “Tutela, conservazione e valorizzazione delle mura urbiche di Cortona coordina” con Paolo Bruschetti, Accademia Etrusca di Cortona, e Giulio Paolucci, direttore del MAEC. intervengono Maurizio Martinelli, Regione Toscana, Settore Patrimonio culturale, Museale e documentario, Arte contemporanea, Investimenti per la cultura; Gabriele Nannetti, soprintendente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le provincie di Siena Grosseto e Arezzo; Maria Gatto, direzione regionale Musei nazionali della Toscana; Marica Bruni, Comune di Cortona; 18, conclusioni del convegno: Pietro Matracchi. Nel corso del Seminario sono previste letture di brani sul tema delle mura tratti da autori di varie epoche, a cura di Alessandra Cittadini, Emma Torresi e Filippo Trenna.

Riva del Garda (Tn). Al museo Alto Garda apre la mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” che offre confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna. Ecco il programma delle aperture e delle visite guidate

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Dopo il Menhir Museum di Laconi (Or), il tourismA di Firenze e l’area megalitica di Saint Martin de Corléans ad Aosta, la mostra itinerante “Pietre Parlanti nella Preistoria” arriva nelle sale del museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn), dove saranno esposte le gigantografie delle immagini delle statue menhir della Sardegna e delle statue stele esposte negli altri musei italiani. Venerdì 29 novembre 2024, alle 18, inaugurazione della mostra fotografica itinerante “Pietre parlanti nella Preistoria. La statuaria preistorica in Italia” nella sezione archeologica del museo Alto Garda nella Rocca di Riva del Garda che riapre le sue porte per l’occasione dopo la pausa autunnale. La mostra è visitabile dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025. Questo progetto di ArcheoFoto Sardegna e del Menhir Museum di Laconi è stato condiviso e supportato dalla Regione Autonoma della Sardegna attraverso l’assessorato dei Beni Culturali. Tra musei ed enti locali, sono 15 le realtà istituzionali coinvolte nel progetto della mostra fotografica tra cui il MAG Museo Alto Garda. Attraverso un percorso visivo ricco di suggestioni e un’accurata selezione di immagini, la mostra invita il pubblico a un confronto diretto con un corpus di statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e dalla Sardegna, mettendo in luce le affinità stilistiche e iconografiche che testimoniano l’esistenza di un’ampia rete di scambi culturali, e a riflettere sulle radici comuni delle nostre culture. Dopo la presentazione del progetto e una visita alla mostra, ci sarà un piacevole momento conviviale con musica per brindare tutti insieme a questa nuova mostra temporanea. Partecipazione libera e gratuita.

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Il museo dell’Alto Garda (MAG) nella Rocca di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Dopo l’inaugurazione della nuova mostra temporanea, il Museo riaprirà le sue porte, dal 30 novembre 2024 al 6 gennaio 2025, dalle 10 alle 18, durante il periodo festivo (dicembre 01, 06, 07, 08, 13, 14, 15, 20, 21, 22, 23, 24, 27, 28, 29, 30, 31; gennaio 02, 03, 04, 05, 06). E, domenica 1° dicembre 2024, in occasione della prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito grazie all’iniziativa del ministero della cultura #domenicalmuseo. Per il periodo natalizio sarà applicata a tutte le visitatrici e i visitatori del Museo la tariffa ridotta di 4 euro sul biglietto di ingresso. Rimarranno invece invariate le condizioni di gratuità.

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Le statue-stele conservate nel museo Alto Garda di Riva del Garda (Tn) (foto mag)

Domenica 1° dicembre 2024, alle 11, prima visita guidata alla mostra fotografica “Pietre parlanti nella preistoria”: un affascinante viaggio nell’arte preistorica italiana alla scoperta di un patrimonio artistico straordinario. Sarà l’occasione per ammirare le affinità stilistiche e iconografiche delle statue menhir provenienti da diverse regioni d’Italia e comprendere il profondo significato culturale che queste sculture rivestivano per le antiche popolazioni. Insieme a una guida esperta, i partecipanti esploreranno le affascinanti statue menhir e cercheranno di decifrare i messaggi che ci hanno lasciato i nostri antenati. Attività gratuita in quanto prima domenica del mese. Ecco il calendario delle altre visite guidate (Attività inclusa nel biglietto d’ingresso). Visita guidata alla mostra: domenica 15 dicembre, ore 11; domenica 29 dicembre, ore 11. Visita guidata agli “Impedibili del museo”: domenica 08 dicembre, ore 11; domenica 22 dicembre, ore 11; domenica 05 gennaio, ore 11. Visita guidata alla mostra con il direttore: venerdì 03 gennaio, ore 15.

Napoli. A Palazzo Reale, sede Sabap, si firma l’accordo per la tutela paesaggistica e valorizzazione dei vigneti campani: progetto innovativo di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e agricolo campano

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La Regione Campania, la soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli, la soprintendenza ABAP per le province di Caserta e Benevento, la soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino uniscono le forze per un progetto innovativo di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico e agricolo campano. L’accordo, che sarà ufficialmente firmato il 29 novembre 2024, alle 10, nella Sala Giovanni Carbonara di Palazzo Reale a Napoli, rappresenta un passo concreto per la salvaguardia dei vigneti campani, simbolo di tradizione e qualità, e per la promozione di un’agricoltura sostenibile e integrata con il paesaggio storico-culturale della regione. Interverranno Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli e per le province di Caserta e Benevento; Nicola Caputo, assessore all’Agricoltura della Regione Campania; Ciro Lungo, Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Campania”; Raffaella Bonaudo, soprintendente ABAP per le province di Salerno e Avellino; Maria Passari, direttore generale delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Campania; Giuseppe Rosario Mazzeo, dirigente UOD Politica Agricola Comune della Regione Campania; Sonia Colandrea, funzionario responsabile ufficio rapporti e accordi istituzionali della SABAP NA-MET. L’Accordo sancisce una collaborazione istituzionale tra la Regione Campania e le Soprintendenze, per garantire la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nel contesto delle attività agricole, con particolare riferimento agli interventi di impianto e reimpianto di vigneti. L’obiettivo principale è quello di snellire i processi tecnico-amministrativi, rispettando al contempo le normative di tutela vigenti. Le Finalità dell’accordo sono quelle di razionalizzare le procedure per il rilascio delle autorizzazioni necessarie, garantire la tutela del patrimonio archeologico, storico-artistico e paesaggistico regionale e promuovere un dialogo costruttivo tra le istituzioni coinvolte e i soggetti privati. L’iniziativa rappresenta un passo significativo verso una gestione integrata e sostenibile del territorio campano, coniugando la salvaguardia del patrimonio culturale con le esigenze del settore agricolo.

Roma. Il Nucleo TPC dei carabinieri ha recuperato due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve (Pg), tutte riferibili allo stesso ipogeo riconducibile alla gens Pulfna. L’intervento di Luigi La Rocca

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I carabinieri del TPV riconsegnano sarcofagi e urne etrusche recuperate da scavo clandestino di Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

Nuovo importante successo dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che grazie a una lunga e minuziosa indagine hanno sventato la sottrazione allo Stato di un significativo nucleo di reperti etruschi databili nell’ultimo quarto del III sec. a.C. trafugati da un contesto funerario nel territorio di Città della Pieve località San Donnino. La complessa e articolata attività di indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale – sezione archeologia, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, col recupero di due sarcofagi e otto urne etruschi provenienti da uno scavo clandestino a Città della Pieve, è stata presentata a Roma, nella sede del Reparto operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

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Urne e sarcofagi etruschi recuperati dai carabinieri del TPC: da sinsitra, il sostituto procuratore di Perugia, Annamaria Greco; il Gen. D. Francesco Gargaro; il procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone; il ministro della Cultura Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del Mic, Luigi La Rocca (foto emanuele antonio minerva / tpc)

Sono intervenuti il procuratore capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Raffaele Cantone; il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Perugia, Annamaria Greco; il comandante dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Gen. D. Francesco Gargaro; il ministro della Cultura, Alessandro Giuli; e il capo del dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale del ministero della Cultura, Luigi La Rocca. L’operazione di recupero di queste urne è considerata dagli esperti uno dei più importanti recuperi di manufatti etruschi mai realizzato durante un’azione investigativa. La circostanza, altresì, che le opere sequestrate siano riferibili a un unico ipogeo rendono particolarmente rilevante il valore archeologico, artistico e storico del recupero stesso. I materiali provengono infatti da una tomba costituita probabilmente da due piccole camere ipogee, che è stata quasi completamente distrutta dai responsabili dello scavo clandestino.

Le attività sono state avviate nel mese di aprile 2024, a seguito di una comunicazione dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che segnalava un possibile scavo abusivo nella zona fra Chiusi e Città della Pieve e il ritrovamento di importanti reperti archeologici etruschi. L’indagine, svolta dalla sezione Archeologia del Reparto Operativo TPC, ha preso il via dall’acquisizione di fotografie ritraenti numerose urne cinerarie con personaggi semi-recumbenti, tipici della cultura etrusca, che circolavano sul mercato illecito dell’arte. La collaborazione scientifica da parte di un docente dell’università di Roma Tor Vergata ha permesso di contestualizzare l’appartenenza dei reperti a una necropoli etrusca, verosimilmente del territorio chiusino già ricco di analoghe testimonianze artistiche.

Ulteriori accertamenti, con il supporto specializzato della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio del ministero della Cultura e della Soprintendenza dell’Umbria, hanno permesso di focalizzare l’attenzione su un rinvenimento fortuito, già denunciato nel 2015 a Città della Pieve: un agricoltore, durante i lavori di aratura del terreno, si era imbattuto in un ipogeo etrusco contenente quattro urne funerarie e due sarcofagi riconducibili alla gens Pulfna, il cui medesimo patronimico era presente proprio su alcune delle urne raffigurate nelle fotografie da ricercare. Tuttavia, mentre l’ipogeo dei Pulfna scoperto nel 2015 era costituito da sepolture maschili, le immagini reperite dagli investigatori raffiguravano prevalentemente principesse etrusche. Le indagini sono state quindi concentrate nei luoghi limitrofi al predetto sito umbro, al fine di accertare se altri ipogei fossero stati violati di recente.

Valutata la necessità di disporre di adeguate attrezzature e mezzi meccanici per la movimentazione e il trasporto di tali reperti, considerato il peso e le dimensioni delle urne, i Carabinieri si sono concentrati su determinati soggetti ritenuti in grado di gestire le complesse operazioni di un recupero clandestino. L’analisi di ulteriori dati acquisiti negli archivi amministrativi locali e l’interpolazione con gli elementi raccolti nella prima fase delle indagini, hanno consentito di incentrare l’interesse investigativo su un imprenditore locale, titolare di una società in grado di svolgere anche movimento terra, che possedeva, tra l’altro, terreni adiacenti a quelli in cui era stato scoperto nel 2015 l’ipogeo.

Avendo avuto i militari del TPC conferma di una imminente commercializzazione dei beni sul mercato antiquario clandestino, è stata richiesta al gip l’autorizzazione allo svolgimento di intercettazioni telefoniche. Tale attività è stata supportata anche da servizi di osservazione e pedinamento, con l’utilizzo di un drone in dotazione al Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pratica di Mare. Ciò ha permesso di individuare con rilevante probabilità la presenza dei reperti all’interno di un’area ben delimitata nel territorio di Città della Pieve. È stato, quindi, emesso decreto di perquisizione locale ed in sede di esecuzione sono state proprio le urne ritratte nelle fotografie individuate nella fase iniziale dell’indagine. Inoltre, utilizzando anche gli elementi topografici acquisiti dal sorvolo del drone, i militari TPC hanno potuto individuare con precisione il sito di scavo. In particolare, sono state individuate quali eventuali responsabili due persone, nei confronti delle quali si procede per i reati di furto e ricettazione di beni culturali e soprattutto sequestrate 8 urne litiche etrusche, due sarcofagi e il relativo corredo funerario di età ellenistica del III secolo a.C.

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Reperti fittili e in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

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Lo scheletro di una donna di circa 40 anni all’interno di uno dei sarcofagi recupertai dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

“Dal momento del trasporto a Roma”, ricorda Luigi La Rocca, “i reperti sono stati affidati alla cura di un gruppo di lavoro costituito da funzionari archeologi della DG ABAP (Sara Neri e Federica Pitzalis) e della Soprintendenza ABAP dell’Umbria (Luca Pulcinelli e Paola Romi), funzionari restauratori (Adriano Casalgrande, Stefania Di Marcello, Giulia Severini, Serena Di Gatano) e una antropologa (Elena Dellù) dell’ICR, a cui si deve un primo inquadramento del contesto. Si tratta di oltre 50 elementi fittili e metallici pertinenti al corredo funebre, di due sarcofagi, di uno dei quali si conserva la sola copertura poiché la cassa è stata distrutta e trovata in frammenti all’esterno della tomba, l’altro completo, la cui copertura reca una formula onomastica femminile incisa (VELIA LEFNI PULFNASA) e la cui cassa contiene lo scheletro di una donna di circa 40 anni; otto urne litiche per lo più realizzate in alabastro, che presentano casse decorate a rilievo e coperchio coronato dalla figura del defunto nella posizione semirecumbente (distesa) propria del banchetto, anch’esse ancora riempite di terra e contenenti ancora i resti delle incinerazioni”.

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Dettaglio dei monili rivestiti in foglia d’oro indossati dalle defunte sui coperchi dei sarcofagi recuperati dai carabinieri del TPC a Città della Pieve (foto tpc)

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Specchi in bronzo recuperati dai carabinieri del TPC nell’operazione a Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

“Sulla base delle prime ricostruzioni”, continua La Rocca, “in una delle camera erano deposti i due sarcofagi, le due urne di maggior pregio, che si contraddistinguono anche per l’eccezionale stato conservativo dei pigmenti policromi e del rivestimento a foglia d’oro, che esalta la sontuosità dei molteplici monili indossati dalle defunte raffigurate sui coperchi e gli oggetti di corredo che pure fanno riferimento all’universo femminile tra cui spiccano – accanto a un consistente nucleo di vasellame in bronzo (olpai, oinochoai, situle e fiasca) – quattro specchi con decorazione incisa figurata, che nelle more degli interventi conservativi rivelano raffigurazioni di indubbio interesse. Uno in particolare è decorato con la scena di una lupa che allatta un bambino in presenza di figure tra cui sembra di potere riconoscere Eracle e Mnerva, scena che naturalmente richiama il mito di fondazione di Roma anche se non sfugge l’anomalia dell’assenza di uno dei gemelli. Sarà quindi l’approfondimento dell’analisi tecnica a fornire elementi utili per una interpretazione definitiva dell’iconografia rappresentata. Altro dato interessante è che lo specchio è certamente più antico dell’epoca della deposizione, fine IV a.C. e quindi costituisce oggetto di famiglia, tesaurizzato e poi posto nella tomba”.

“Le urne sono decorate con episodi del mito, raffiguranti la caccia al cinghiale calidonio da parte di Meleagro e Atalanta, connotata come cacciatrice dal corto chitone e dall’ascia bipenne brandita sopra la testa e una variante etrusca dell’uccisione di Troilo, uno dei figli del re Priamo, da parte di Achille assistito da Aiace, alla presenza di una coppia di Vanth (demoni inferi). Davanti a un altare, sul ventre di un cavallo atterrato, il corpo dell’eroe troiano è scompostamente disteso e privato dalla testa, sollevata per la capigliatura dall’antagonist. Le caratteristiche stilistiche e la raffinatezza dell’esecuzione permettono di ricondurre entrambe le urne al Gruppo dei Purni Curce, attivo tra il 240 e il 220 a.C. e identificato da studi recenti quale cerchia produttiva di primaria importanza nella scultura chiusina di età ellenistica”.

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Urna con protome di gorgone e coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….): proveniente da Città della Pieve (foto emanuele antonio minerva / tpc)

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Le urne etrusche recuperate nella seconda camera ipogea a Città della Pieve dai carabinieri del TPC (foto tpc)

“All’altra, e prossima, camera ipogea – descrive La Rocca – sono invece riconducibili le altre cinque urne: una con coperchio displuviato recante il nome del titolare (VEL PULFNA CLANTI….) e cassa ornata da una protome di gorgone sorgente da un cespo d’acanto, compresa tra lesene scanalate, con policromia ben preservata, una con cassa liscia sostenuta da due sfingi e coperchio con defunto di età matura a torace scoperto, altre due recanti sul coperchio un personaggio semirecumbente ma con superfici fortemente degradate per fenomeni post deposizionali; su una si riconosce una nuova scena con l’agguato di Achille a Troilo, un’ultima con figura acefala sul coperchio nella posizione canonica del banchetto e cassa con scena figurata con una scena di battaglia tra un personaggio maschile in nudità eroica, con lembo sui fianchi, armato di un aratro, individuabile con ECHETLO, l’eroe di Maratona e guerrieri con scudo e armatura. Più incerta appare, infine, l’originaria localizzazione di un’ultima urna di piccole dimensioni, posta forse all’interno di una nicchia e caratterizzata dalla raffigurazione della defunta sul coperchio e sulla cassa da quella dell’uccisione reciproca di Eteocle e Polinice, tratta dal ciclo tebano”.

“Grazie alla presenza di iscrizioni onomastiche sul sarcofago deposto nella prima tomba e dell’urna con Medusa nella seconda di proprietà di un Vel”, sottolinea La Rocca, “entrambi i sepolcri afferiscono alla ricca gens dei Pulfna – titolare anche con il ramo Pulfna Peris di un’altra camera ipogea venuta fortuitamente in luce nel 2015 a poca distanza e indagata dalla Soprintendenza territoriale. È presumibile, dunque, che nell’area dovessero collocarsi residenze e fattorie appartenenti a questa famiglia secondo una modalità di popolamento diffuso. Come documentano le attestazioni epigrafiche, i Pulfna, insieme ai Purni, rappresentano, infatti, le famiglie di spicco di Città della Pieve, la cui presenza ricorre a Chiusi stessa (Tomba del Granduca) e in altre località dell’agro (Dolciano, Prunellato. La nuova scoperta, al di là dell’indubbio valore intrinseco dei reperti, offre una preziosa occasione di lettura contestuale dei beni depredati e di valorizzazione delle possibilità documentarie dell’intero palinsesto funebre, dal momento che il tempestivo intervento dei CC, a scavo appena concluso si potrebbe dire, ha consentito la possibilità di registrazione di dati importanti che diversamente sarebbero stati definitivamente perduti: la presenza di sepolture a cremazione e a inumazione, la tipologia e il materiale dei monumenti ivi presenti, il corredo di accompagno (urne, sarcofagi, ecc.; alabastro, travertino, ecc.), il nome della famiglia titolare della tomba, gli alfabeti usati nelle iscrizioni”.

“Al fine di dispiegare la potenzialità scientifica del contesto e restituire un patrimonio di indubbia rilevanza al territorio”, conclude La Rocca, “si è avviato un progetto più ampio che vede coinvolti DG ABAP ICR e Soprintendenza che possa reinserire nel proprio tessuto storico le evidenze rinsaldando così il legame indissolubile tra conoscenza, tutela e valorizzazione attraverso attività da svolgere nell’area del rinvenimento (Indagini non invasive e, in seguito, scavo stratigrafico) e in laboratorio (microscavo del contenuto delle urne, trattamento dei resti antropologici, interventi di prima conservazione e restauro delle urne e degli oggetti di corredo), finalizzate alla diffusione scientifica delle conoscenze e alla restituzione alla pubblica fruizione di concerto con la DG Musei”.

Roma. A Sapienza università giornata di studio “La scena dell’imperatore: lo spazio della corte e della comunicazione del potere” a cura di Mattia Ippoliti e Paola Quaranta in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo

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Le pendici meridionali del Palatino nel parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Venerdì 29 novembre 2024, alle 9.30, nell’aula di Archeologia del museo dell’Arte classica, Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza università di Roma, giornata di studio “La scena dell’imperatore: lo spazio della corte e della comunicazione del potere” a cura di Mattia Ippoliti e Paola Quaranta, organizzata in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo, per presentare il progetto di ricerca del dipartimento di Scienze dell’Antichità. Ingresso libero. Un’occasione per fare il punto sulle ricerche in corso sui palazzi imperiali del Palatino e per presentare nuovi dati quali le recenti indagini archeologiche condotte presso la Schola Praeconum.

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La Schola Praeconum – la Casa degli Araldi – sul colle Palatino (foto PArCo)

Programma. Alle 9.30, saluti della Magnifica Rettrice Antonella Polimeni; 10, introduzione di Alfonsina Russo, capo del dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale; 10.30, Paolo Carafa, “Architetture, arredi e spazi aperti”; 11, Mattia Ippoliti, “Il progetto La scena dell’imperatore”; 11.15, coffee break; 11.45, Francesca Coletti, “Ancora sulla domus in conspectu prope totius urbis (Cic. dom., 100), ovvero dalle residenze dell’aristocrazia al Palazzo imperiale”; 12.15, Mattia Ippoliti, “Analisi multiscalare dei Palazzi imperiali: dalle case dell’aristocrazia alle prime fasi del Palazzo (II sec. a.C – I sec. d.C.)”; 12.45, Paola Quaranta, “Ri-costruire o ri-produrre? L’immagine e la forma del Palazzo”; 13.15, pausa pranzo; 14.15, Francesco Caprioli, “Il linguaggio architettonico del Palazzo”; Federica Rinaldi, Paola Quaranta, “Schola Praeconum. La riscoperta della Casa degli Araldi”; 15.15, Sara Bossi, Nicolò Squartini, “Dal Palazzo imperiale alle pendici palatini: i nuovi rilievi 3D”; 15.45, Paolo De Paolis, Claudia Livrini, Andrea Romei, Matteo Cattaneo, “Il GIS del Palazzo imperiale: la gestione delle informazioni per la ricostruzione delle architetture e dei paesaggi”; 16.15, discussione e tavola rotonda: Andrea Augenti, Andrea Carandini, Paolo Carafa, Maria Teresa D’Alessio, Rafael Hidalgo, Patrizio Pensabene, Alfonsina Russo; 17.30, saluto finale.

Milano. Apertura straordinaria dell’Antiquarium “Alda Levi” e visite guidate della soprintendenza alla mostra “Extra Moenia. EGITTO, ETRURIA, MAGNA GRECIA. Reperti archeologici da raccolte private milanesi”

milano_antiquarium-levi_Extra-Moenia-EGITTO-ETRURIA-MAGNA-GRECIA_visite-guidate_locandinaNell’ambito del Piano di valorizzazione 2024, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Milano propone visite guidate alla mostra “Extra Moenia”, allestita all’Antiquarium “Alda Levi”, condotte dal proprio personale. Appuntamento giovedì 28 novembre 2024, appuntamento Antiquarium “Alda Levi” in via De Amicis 17 a Milano per l’apertura straordinaria e le visite guidate a cura del personale della Soprintendenza alle 15, 16 e 17, alla mostra “Extra Moenia. EGITTO, ETRURIA, MAGNA GRECIA. Reperti archeologici da raccolte private milanesi”. Ingresso gratuito. Non è necessaria la prenotazione. L’esposizione presenta una selezione di reperti archeologici di particolare pregio e interesse provenienti da ambiti territoriali e culturali lontani dal contesto milanese, frutto di operazioni di recupero effettuate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano e dal Nucleo di Monza del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, nel quadro della loro costante attività di tutela e conservazione dei beni culturali.

Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso della Pilotta incontro con Cecilia Pedrelli su de “Il grande deposito votivo al dio del fiume: lo scavo archeologico di piazza Ghiaia a Parma” per il ciclo di conferenze di Archeologia con ArkheoParma

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Per il ciclo di conferenze di Archeologia con ArkheoParma all’auditorium dei Voltoni del Complesso della Pilotta di Parma, appuntamento giovedì 28 novembre 2024, alle 16.30, con Cecilia Pedrelli che parlerà de “Il grande deposito votivo al dio del fiume: lo scavo archeologico di piazza Ghiaia a Parma”. Ingresso libero fino al raggiungimento della capienza della sala da 100 posti. L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione Amici della Pilotta. L’incontro offrirà l’opportunità di restituire alla città il risultato degli scavi archeologici condotti in piazza Ghiaia per la realizzazione del parcheggio interrato, attraverso la testimonianza dell’archeologa che ha diretto il cantiere, Cecilia Pedrelli. Partendo dalla storia della piazza e dalle origini del nome, verrà spiegata la genesi del cantiere e le difficoltà incontrate durante lo scavo svolto ad avanzamento frontale e non secondo le metodologie stratigrafiche. La dott.ssa Pedrelli illustrerà poi gli straordinari reprerti e ritrovamenti archeologici venuti alla luce, importanti testimonianze della frequentazione e dell’utilizzo del torrente Parma e delle sue sponde in epoca romana. Tra questi verrà approfondito lo stupefacente ritrovamento di un ripostiglio votivo che evidenzia la probabile esistenza, già in epoca repubblicana, di un luogo sacro al centro del torrente in corrispondenza di un antico guado.