Milano. Apre alle Gallerie d’Italia la mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori. The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces”: 96 marmi della Collezione Torlonia, la più importante raccolta privata di statuaria classica
Le Gallerie d’Italia in piazza Scala a Milano, museo di Intesa Sanpaolo, presentano dal 25 maggio al 18 settembre 2022 la mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori. The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces”: 96 marmi della Collezione Torlonia, la più importante raccolta privata di statuaria classica, in una grande esposizione che, con cinque nuove opere restaurate, inaugura il programma espositivo mondiale della Collezione. Martedì 24 maggio 2022, alle 11.30, alle Gallerie d’Italia, presentazione ufficiale della mostra. Intervengono Giovanni Bazoli, presidente emerito Intesa Sanpaolo; Daniela Porro, soprintendente speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma; Alessandro Poma Murialdo, presidente della Fondazione Torlonia; Salvatore Settis, curatore della mostra; Carlo Gasparri, curatore della mostra.

Capolavori di arte antica nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” nell’allestimento a Villa Caffarelli nei musei Capitolini a Roma (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)
La mostra conduce in un viaggio a ritroso nel tempo attraverso le vicende dei diversi nuclei collezionistici confluiti nella collezione Torlonia, composta da 620 pezzi tra cui sono stati selezionati statue, sarcofagi, busti, rilievi ed elementi decorativi. I curatori Salvatore Settis e Carlo Gasparri hanno individuato cinque momenti che corrispondono alle sezioni del percorso espositivo: evocazione del museo Torlonia fondato nel 1875 e rimasto aperto fino all’inizio del secolo scorso; sculture provenienti dagli scavi archeologici effettuati nell’Ottocento nelle proprietà Torlonia; marmi provenienti da collezioni settecentesche custoditi a Villa Albani, acquistata nel 1866 dal principe Alessandro Torlonia, e dello Studio dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi; un ricco nucleo proveniente dalla collezione del marchese Vincenzo Giustiniani acquistata dai Torlonia nell’Ottocento; il percorso si conclude con un insieme di opere riunite in raccolte quattro e cinquecentesche. Il museo Torlonia si racconta dunque come una collezione di collezioni, o come un gioco di scatole cinesi, in cui una raccolta racchiudeva in sé pezzi provenienti da collezioni ancor più antiche.

“Il caprone a riposo” della collezione Torlonia con restauri realizzati da Gian Lorenzo Bernini (foto lorenzo de masi)
All’eccezionalità dei materiali esposti si aggiunge il fatto che essi hanno conservato restauri e integrazioni storiche, riflettendo il gusto e l’uso di epoche in cui i reperti mutili venivano “completati”, nelle parti mancanti, anche ricorrendo all’abilità di famosi scultori del tempo. La mostra racconta così una lunga storia non solo del collezionismo ma delle pratiche di restauro, che si chiude in maniera emblematica con la statua di un Ercole composto da 125 frammenti di marmo. Il restauro ha contribuito in maniera determinante ad aggiungere nuovi indizi storici sulle opere in mostra rivelando, ad esempio, tracce di colore sul Rilievo di Porto del III sec. d.C., confermando la mano di Gian Lorenzo Bernini per la statua del Caprone a riposo. Impressi nella materia che li costituisce, il restauro ha scoperto una stratificazione di segni che oggi, grazie alle nuove osservazioni condotte, si è cercato di decodificare, per poter giungere alla loro piena comprensione e a una corretta datazione. Roma e l’Italia hanno avuto un primato indiscutibile: i musei sono nati dal collezionismo di antichità. E questa storia contemporanea si concluderà con l’individuazione di una sede espositiva permanente per l’apertura di un rinnovato museo Torlonia.
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Tag:Alessandro Poma Murialdo, Alessandro Torlonia, Bartolomeo Cavaceppi, Carlo Gasparri, Daniela Porro, Fondazione Torlonia, Gallerie d'Italia di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, Salvatore Settis, soprintendenza Speciale Archeologia belle arti e paesaggio di Roma, Vincenzo Giustiniani
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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