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Roma. Prorogata al 9 gennaio 2022 la grande mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori” a Villa Caffarelli-musei Capitolini: 92 opere greco-romane selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo

È stata prorogata fino al 9 gennaio 2022 la grande mostra “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” è visitabile a Roma nella nuova sede espositiva dei Musei Capitolini, a Villa Caffarelli (mostra che doveva chiudere a fine giugno 2021), 92 opere greco-romane selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo. La mostra conduce in un viaggio a ritroso nel tempo attraverso le vicende dei diversi nuclei collezionistici confluiti nella collezione Torlonia, composta da 620 pezzi tra cui sono stati selezionati statue, sarcofagi, busti, rilievi ed elementi decorativi. I curatori Salvatore Settis e Carlo Gasparri hanno individuato cinque momenti che corrispondono alle sezioni del percorso espositivo: evocazione del museo Torlonia fondato nel 1875 e rimasto aperto fino all’inizio del secolo scorso; sculture provenienti dagli scavi archeologici effettuati nell’Ottocento nelle proprietà Torlonia; marmi provenienti da collezioni settecentesche custoditi a Villa Albani, acquistata nel 1866 dal principe Alessandro Torlonia, e dello Studio dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi; un ricco nucleo proveniente dalla collezione del marchese Vincenzo Giustiniani acquistata dai Torlonia nell’Ottocento; il percorso si conclude con un insieme di opere riunite in raccolte quattro e cinquecentesche. Il museo Torlonia si racconta dunque come una collezione di collezioni, o come un gioco di scatole cinesi, in cui una raccolta racchiudeva in sé pezzi provenienti da collezioni ancor più antiche (vedi Roma. Ultime settimane per ammirare le 92 opere selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo per la grande mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori” a Villa Caffarelli-musei Capitolini. Piccola guida alla mostra | archeologiavocidalpassato).

Roma. Ultime settimane per ammirare le 92 opere selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo per la grande mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori” a Villa Caffarelli-musei Capitolini. Piccola guida alla mostra

Sempre oblligatoria la prenotazione per la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Villa Caffarelli ai Musei Capitolini

Se non l’avete ancora fatto, avete solo poche settimane – chiuderà il 29 giugno 2021 – per visitare a Villa Caffarelli dei musei Capitolini la grande mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori”, 92 opere greco-romane selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo. La mostra conduce in un viaggio a ritroso nel tempo attraverso le vicende dei diversi nuclei collezionistici confluiti nella collezione Torlonia, composta da 620 pezzi tra cui sono stati selezionati statue, sarcofagi, busti, rilievi ed elementi decorativi. I curatori Salvatore Settis e Carlo Gasparri hanno individuato cinque momenti che corrispondono alle sezioni del percorso espositivo: evocazione del museo Torlonia fondato nel 1875 e rimasto aperto fino all’inizio del secolo scorso; sculture provenienti dagli scavi archeologici effettuati nell’Ottocento nelle proprietà Torlonia; marmi provenienti da collezioni settecentesche custoditi a Villa Albani, acquistata nel 1866 dal principe Alessandro Torlonia, e dello Studio dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi; un ricco nucleo proveniente dalla collezione del marchese Vincenzo Giustiniani acquistata dai Torlonia nell’Ottocento; il percorso si conclude con un insieme di opere riunite in raccolte quattro e cinquecentesche. Il museo Torlonia si racconta dunque come una collezione di collezioni, o come un gioco di scatole cinesi, in cui una raccolta racchiudeva in sé pezzi provenienti da collezioni ancor più antiche.

“Il caprone a riposo” della collezione Torlonia con restauri realizzati da Gian Lorenzo Bernini (foto lorenzo de masi)

All’eccezionalità dei materiali esposti si aggiunge il fatto che essi hanno conservato restauri e integrazioni storiche, riflettendo il gusto e l’uso di epoche in cui i reperti mutili venivano “completati”, nelle parti mancanti, anche ricorrendo all’abilità di famosi scultori del tempo. La mostra racconta così una lunga storia non solo del collezionismo ma delle pratiche di restauro, che si chiude in maniera emblematica con la statua di un Ercole composto da 125 frammenti di marmo. Il restauro ha contribuito in maniera determinante ad aggiungere nuovi indizi storici sulle opere in mostra rivelando, ad esempio, tracce di colore sul Rilievo di Porto del III sec. d.C., confermando la mano di Gian Lorenzo Bernini per la statua del Caprone a riposo. Impressi nella materia che li costituisce, il restauro ha scoperto una stratificazione di segni che oggi, grazie alle nuove osservazioni condotte, si è cercato di decodificare, per poter giungere alla loro piena comprensione e a una corretta datazione. La mostra sfocia infine nell’Esedra dei Musei Capitolini, dove sono stati raccolti per l’occasione le statue di bronzo che il papa Sisto IV donò al popolo romano nel 1471: un’accorta risposta sovrana all’incipiente collezionismo privato di statuaria antica. Segno, questo, di un processo culturale in cui Roma e l’Italia hanno avuto un primato indiscutibile: i musei sono nati dal collezionismo di antichità. E questa storia contemporanea si concluderà con l’individuazione di una sede espositiva permanente per l’apertura di un rinnovato museo Torlonia.

La Fanciulla da Vinci, uno dei famosi ritratti della collezione Torlonia (foto lorenzo de masi)

Sezione I: il Museo Torlonia. Concepito verso il 1859 quando Roma era capitale degli Stati pontifici, il Museo fu fondato nel 1875, quando Roma era diventata capitale del Regno d’Italia. L’imponente catalogo del 1884–5, in mostra nell’ultima sala, offre le fotografie di tutte le 620 sculture del Museo e fu il primo esempio di un catalogo di sculture antiche integralmente riprodotte in fototipia. Il Museo Torlonia era collocato in un vasto stabile di via della Lungara e le sculture erano esposte in 77 sale. Questa sezione intende evocare il museo Torlonia in alcune delle sue componenti più significative: l’unico bronzo della raccolta, un Germanico scavato nel 1874 e prontamente restaurato e integrato; tre famosi ritratti: la Fanciulla, forse da Vulci; il cosiddetto Eutidemo, già creduto un sovrano greco-orientale; e il Vecchio, forse da Otricoli (già creduto Galba); venti busti della galleria di ritratti imperiali (o creduti tali), di varia provenienza, ordinati secondo l’ordine cronologico dei personaggi rappresentati.

Il suggestivo allestimento della mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

Sezione II: scavi Torlonia (secolo XIX). Il principe Giovanni Raimondo Torlonia (1754–1829) e poi il figlio Alessandro (1800–1886), il fondatore del museo Torlonia, condussero un’intensa attività di scavo nelle loro proprietà intorno a Roma: le tenute di Roma Vecchia e della Caffarella, le Ville dei Quintili, dei Sette Bassi e di Massenzio e altre notevoli aree archeologiche. Emergono fra queste i resti della villa di un ricchissimo filosofo e mecenate greco, Erode Attico (II secolo d.C.), che vi aveva esposto preziose sculture importate da Atene. Nel corso dell’Ottocento gli scavi Torlonia si estesero anche lungo la via Appia e la via Latina, dove erano in antico importanti sepolcreti. Anche l’acquisizione di altri latifondi (a Porto, in Sabina, nella Tuscia) portò a fortunati scavi, fra i quali risaltano quelli del Portus Augusti, il principale sbocco a mare di Roma in età imperiale, e quelli dell’antica Cures (Fara Sabina), da dove proviene il bronzo di Germanico in mostra nella prima sala.

Testa di giovane di età imperiale della collezione Torlonia: Cavaceppi vi riconobbe il ritratto di Tolomeo XIII (foto fondazione torlonia)

Sezione III: Villa Albani e lo Studio Cavaceppi (secolo XVIII). Molte sculture del museo Torlonia vengono da due grandi nuclei formatisi nel secolo XVIII: le raccolte di Villa Albani e i marmi che, alla morte del celebre scultore Bartolomeo Cavaceppi (1716–1799), si trovavano nel suo studio in via del Babuino a Roma. Villa Albani, costruita dal 1747 in poi dal cardinale Alessandro Albani (1692–1779) per ospitare la sua straordinaria collezione di antichità, venne acquistata dal principe Alessandro Torlonia nel 1866. Il principe Giovanni Torlonia comprò all’asta il 9 aprile 1800 tutti i marmi che Cavaceppi aveva raccolto e lasciato in eredità all’Accademia di S. Luca. Amico di Winckelmann, Cavaceppi era stato protetto dal cardinale Albani e aveva restaurato molte delle sue sculture: i due nuclei settecenteschi poi confluiti nel museo Torlonia sono dunque strettamente connessi fra loro. Questa Sezione mostra alcune delle più importanti sculture Albani e Cavaceppi.

Collezione Torlonia: la cosiddetta Hestia Giustiniani (foto lorenzo de masi)

Sezione IV: la collezione di antichità di Vincenzo Giustiniani (secolo XVII). Il marchese Vincenzo Giustiniani (1564–1637) fu raffinatissimo collezionista. Conoscitore d’arte e autore di penetranti scritti teorici (Discorso sopra la pittura, Discorso sopra la scultura, Istruzioni necessarie per fabbricare), protesse fra gli altri il poeta Giovan Battista Marino e Caravaggio. Nel suo palazzo romano (ora sede della Presidenza del Senato) espose la sua splendida collezione di antichità, che volle registrata nel 1636–37 in una sontuosa opera a stampa, la Galleria Giustiniana (due volumi con 330 incisioni, che riproducono gli esemplari più importanti, scelti anche fra quelli raccolti nelle sue residenze extra-urbane). Contro la volontà del Giustiniani, le sue raccolte d’arte finirono per essere disperse. Il nucleo più consistente delle antichità fu acquistato dal principe Giovanni Torlonia nel 1816, ma per varie vicende solo nel 1856–59 venne nelle mani del figlio Alessandro, che lo pose nel Museo da lui fondato. Sono esposte tra l’altro alcune sculture che alludono al gusto per le narrazioni e le curiosità erudite che influenzò le inclinazioni collezionistiche del Giustiniani: una replica del Fanciullo che strozza l’oca, da un perduto originale in bronzo dello scultore ellenistico Boethos; una coppia di marmi restaurati e integrati in modo da rappresentare la storia di Apollo che scortica Marsia.

Collezione Torlonia: la Tazza Torlonia durante i restauri per la mostra a Villa Caffarelli (foto lorenzo de masi)

Sezione V: le collezioni di antichità dei secoli XV–XVI. Nel catalogo del museo Torlonia (edizione del 1885), Carlo Ludovico Visconti citava “l’acquisto, o totale o parziale, di alcune antiche ed insigni collezioni romane” come parte essenziale del “saldo proposito” del principe Alessandro mentre andava componendo il suo Museo. Mentre le più antiche raccolte romane di antichità (secoli XV e XVI) venivano disperdendosi, alcuni nuclei giunsero al museo Torlonia come parte di più vaste acquisizioni (Albani, Giustiniani, Cavaceppi), o per acquisto diretto. Questa sezione offre una selezione di sculture del Museo Torlonia che risultano documentate in collezioni dei secoli XV–XVI. In una delle sale di questa sezione è esposta la Tazza Torlonia, documentata da disegni d’artista sin dal 1480 in una chiesa di Trastevere, poi nel giardino del cardinale Federico Cesi (1500–1565) e quindi a Villa Albani. Nel giardino Cesi la Tazza era allestita come vasca da fontana, con un Sileno versante da un otre. Quel Sileno, ancora a Villa Albani, è stato sostituito in mostra da una statua assai simile del museo Torlonia (proveniente dalla raccolta Giustiniani). Nell’ultima sala su un tavolo con ripiano di porfido (forse ricavato da una grande colonna di questo prezioso e raro materiale), è posta una copia del sontuoso volume del Museo Torlonia (1884) con riproduzione in fototipia di tutte le 620 sculture del Museo. Una documentazione fotografica così estesa e minuziosa era del tutto nuova per quel tempo. Il volume fotografico fu accompagnato da un volume di testo, in italiano e in francese, scritto da Carlo Ludovico Visconti, che aggiornò e ampliò il catalogo dello zio Pietro Ercole Visconti pubblicato dal 1876 in poi in varie edizioni (anche in francese e in inglese). Questi volumi non furono posti in vendita, ma donati dai Principi Torlonia a biblioteche e personaggi illustri.

Roma. Pronta la riapertura del Sistema Musei civici dal 26 aprile. Tra le novità la mostra sui mosaici di età romana alla Centrale Montemartini, l’esposizione per i 150 anni della Capitale al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Il 2 maggio torna la prima domenica del mese ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

Il mausoleo di Augusto restituito ai visitatori solo nel marzo 2021 dopo un lungo restauro (foto musei in comune)

A partire dal 26 aprile 2021 il Sistema Musei Civici di Roma è pronto alla riapertura al pubblico dei suoi musei, delle mostre e delle aree archeologiche, ora anche nei fine settimana e nei festivi (1° maggio escluso). Le riaperture sono promosse da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti si potranno seguire su www.museiincomuneroma.it e www.culture.roma.it e sui canali social di Roma Culture, del Sistema musei civici e della Sovrintendenza Capitolina. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.  Da lunedì 26 aprile 2021 si potranno visitare nuovamente i musei Capitolini, i Mercati di Traiano – museo dei Fori Imperiali, il museo dell’Ara Pacis,  i Fori Imperiali – ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su via dei Fori Imperiali, dalle 8.30 alle 19.15, ultimo ingresso 18.10 – e il Mausoleo di Augusto, riaperto lo scorso marzo. Sempre il 26 aprile si potrà di nuovo attraversare il percorso pedonale dell’area archeologica del Teatro di Marcello, dalle 9 alle 19, chiuso da marzo 2020.  

La preziosa testa del faraone Seti I in granito nero, conservata al museo di Scultura antica “Giovanni Barracco” di Roma (foto Graziano Tavan)

Seguiranno martedì 27 aprile 2021 le aperture degli altri musei del circuito: la Centrale Montemartini, il museo di Roma, il museo di Roma in Trastevere, la Galleria d’Arte Moderna, i musei di Villa Torlonia, il museo civico di Zoologia, il museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, il museo Napoleonico, il museo “Pietro Canonica” a Villa Borghese, il museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, il museo di Casal de’ Pazzi, il museo delle Mura e la Villa di Massenzio, che torneranno ad accogliere i visitatori con i capolavori delle collezioni permanenti, le numerose mostre prorogate e alcune importanti novità espositive, sinora rinviate a causa della pandemia in corso.  

Nell’area archeologica del Circo Massimo disponibile la visita immersiva Circo Maximo Experience (foto musei in comune)

Dal 27 aprile 2021 si potrà tornare a visitare anche l’area archeologica del Circo Massimo, aperta tutti i giorni compresi il sabato e la domenica dalle 9.30 alle 19 (ultimo ingresso alle 17.50). Al suo interno, da giovedì a sabato dalle 17 alle 20, sarà a disposizione del visitatore Circo Maximo Experience, la visita immersiva in realtà aumentata e virtuale del più grande edificio per lo spettacolo dell’antichità. 

Mosaico parietale policromo con nave e faro conservato ai musei Capitolini ed esposto nella mostra “Colori dei romani” alla Centrale Montemartini (foto musei in comune)

Molte le novità in arrivo già durante la prima settimana: si inizia il 27 aprile 2021 con l’esposizione “Colori dei romani. I mosaici dalle collezioni capitoline”, un progetto espositivo ospitato alla Centrale Montemartini che porterà all’attenzione del grande pubblico una selezione di antichi mosaici pavimentali e parietali di grande pregio e valore, selezionati dalla collezione di mosaici di età romana presente nelle raccolte Capitoline.  Nella stessa data apriranno al museo di Roma in Trastevere le due mostre “Chiamala Roma. Fotografie di Sandro Becchetti 1968 – 2013”, una rivisitazione personale e poetica della città che Becchetti mette in atto attraverso gran parte della produzione da lui dedicata alla capitale, e Luciano D’Alessandro. L’ultimo idealista, con oltre cento scatti realizzati nei sessant’anni di ricerca fotografica di Luciano D’Alessandro, uno dei massimi interpreti italiani del reportage sociale. La prima settimana di riapertura si concluderà domenica 2 maggio 2021 con la prima domenica del mese ad ingresso gratuito per tutti nei Musei Civici e nell’area del Circo Massimo. Prenotazione obbligatoria allo 060608 entro venerdì 30 aprile e nei Tourist Infopoint entro sabato 1° maggio 2021.  

“Uomo davanti a manifesti pubblicitari” di Giuseppe Primoli conservata dalla Fondazione Primoli ed esposta nella mostra “Nascita di una capitale” al museo di Roma di Palazzo Braschi (foto musei in comune)

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dalla proclamazione di Roma Capitale, il 4 maggio 2021 al museo di Roma a Palazzo Braschi aprirà la mostra “Nascita di una capitale. Roma 1870-1915”, con una ricchissima selezione di oltre 600 opere e documenti che illustrano la Roma “storica” e i suoi protagonisti, gli scavi archeologici, le demolizioni e ricostruzioni volte a definire il nuovo volto della neonata capitale del Regno, oltre ai mutamenti socio-culturali che riguarderanno la nascente città moderna fino alla drammatica cesura rappresentata dalla prima guerra mondiale.  A seguire, il 5 maggio 2021, in occasione di un’altra storica ricorrenza, i 200 anni dalla morte di Napoleone a Sant’Elena, il museo Napoleonico ospiterà la mostra “Napoleone, ultimo atto. L’esilio, la morte, la memoria”, che illustra le vicende dell’esilio, della morte e il successivo processo di mitizzazione della sua figura attraverso oggetti, documenti, stampe, dipinti e altri materiali delle collezioni del museo. Sempre il 5 maggio 2021 aprirà al museo “Pietro Canonica” a Villa Borghese la mostra “The Factum – Una realtà di spazio e tempo”, patrocinata dall’Ambasciata di Romania in Italia, con gli interventi installativi dell’artista Maria Nitulescu.  

“Aracne” una delle installazioni di “Back to nature 2020” al Villa Borghese (foto musei in comune)

Dal 12 maggio 2021 tornerà l’arte contemporanea nel parco di Villa Borghese per la seconda edizione di “Back to Nature” con installazioni di artisti di fama internazionale come Loris Cecchini, Leandro Erlich, Giuseppe Gallo, Marzia Migliora, Michelangelo Pistoletto, Pietro Ruffo, Marinella Senatore e l’Accademia di Aracne. L’esposizione coinvolgerà prevalentemente il parco dei Daini e l’area di piazza di Siena, oltre al museo Carlo Bilotti che riaprirà al pubblico per l’occasione con la mostra “Arte e Natura. Opere dalle collezioni capitoline di arte contemporanea”.  Nei giorni a seguire si succederanno infine le aperture delle mostre: “Katy Castellucci, la Scuola Romana e oltre” al Casino dei Principi di Villa Torlonia (13 maggio 2021), che, oltre ad esporre le opere dell’artista, dipinti e disegni, ricostruisce l’ambiente che la circondava e i suoi rapporti con Mafai e con la Scuola romana; “Nina Maroccolo. La Rivoluzione degli Eucalipti”, alla Galleria d’Arte Moderna (14 maggio 2021), un’installazione per i 70 anni del Mondial Earth Day che rappresenta un albero simbolo, l’eucalipto, e le variazioni cromatiche delle sue cortecce; “Isole a Villa di Massenzio” (20 maggio 2021), un progetto artistico di Tommaso Strinati con la fotografa Anna Budkova e l’ausilio del video-maker Francesco Arcuri, che ricostruisce la pianta odierna di Roma sulle sagome dei frammenti della Forma Urbis, la pianta marmorea severiana di Roma; “Il Cinema in Vetro” al museo delle Mura (25 maggio 2021) con i lavori degli allievi del corso di Vetrate Artistiche della Scuola “Ettore Rolli”; “Ciao maschio! Volti, potere e identità dell’uomo contemporaneo” alla Galleria d’Arte Moderna (27 maggio 2021) che racconterà le trasformazioni dell’immagine del maschio e della sua evoluzione attraverso circa 100 opere, tra dipinti, sculture, video, installazioni, grafica; “La Vita Nova: l’amore in Dante nello sguardo di dieci artiste”, al museo di Scultura Antica “Giovanni Barracco” (28 maggio 2021) che ripercorrerà la celebre opera di Dante – nel settecentenario dalla morte – attraverso dieci note di artiste contemporanee, tra le quali Elisa Montessori, Giosetta Fioroni e Letizia Battaglia.

Capolavori di arte antica nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” allestita a Villa Caffarelli nei musei Capitolini a Roma (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

Con la riapertura, il pubblico potrà tornare a visitare le mostre in corso temporaneamente sospese. Ai musei Capitolini la mostra “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” (fino al 29 giugno 2021, prenotazione obbligatoria), risultato di un’intesa del ministero per i Neni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il ministero, della direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la soprintendenza speciale di Roma. Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. Electa, editore del catalogo, cura anche l’organizzazione e la promozione dell’esposizione. Il progetto d’allestimento è di David Chipperfield Architects Milano, negli ambienti dello spazio espositivo dei musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita dopo oltre cinquanta anni grazie all’impegno di Roma Capitale per restituire alla cittadinanza un nuovo spazio espositivo progettato e interamente curato della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bvlgari che è anche main sponsor della mostra. Il progetto della luce è stato scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno.   

Ai musei Capitolini il progetto espositivo multimediale “L’eredità di Cesare e la conquista del tempo” (foto sovrintendenza capitolina ai beni culturali)

Sempre ai musei Capitolini il progetto espositivo multimediale “L’eredità di Cesare e la conquista del tempo” (fino al 31 dicembre 2021) e ultima settimana per visitare l’esposizione “Il Tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione Roberto Longhi” con il celebre dipinto Ragazzo morso da un ramarro (prorogata fino al 2 maggio 2021). La mostra, in collaborazione con la Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, è dedicata alla raccolta dei dipinti caravaggeschi del grande storico dell’arte e collezionista.  

All’Ara Pacis di Roma la mostra “Josef Koudelka. Radici” (foto musei in comune)

Al museo dell’Ara Pacis la mostra “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza” (fino al 29 agosto 2021), organizzata da Contrasto e Magnum Photos, con oltre cento spettacolari immagini del grande fotografo che propongono la sua interpretazione artistica di alcuni dei più importanti siti archeologici della cultura romana e greca.   

Napoleone con gli abiti dell’incoronazione, olio su tela di François Gérard (1805) conservato al Palais Fesch-Musée des Beaux-Arts di Ajaccio (foto Reunion des Musees Nationaux – Grand Palais)

Ai Mercati di Traiano – museo dei Fori Imperiali la mostra “Napoleone e il mito di Roma” (fino al 30 maggio 2021), dedicata agli scavi promossi da Bonaparte a Roma, proprio nell’anno in cui ricorre l’anniversario del bicentenario della morte dell’imperatore francese. E inoltre “Sten Lex. Rinascita”, la mostra alla Galleria d’Arte Moderna prorogata fino al 13 giugno 2021, che racchiude una selezione di opere e uno stencil poster dei due noti muralisti italiani; “La vita delle api” fino al 27 giugno 2021 al museo civico di Zoologia, un percorso visivo-gustativo attraverso il mondo delle api e dei prodotti ad esse correlati; la rassegna di artisti contemporanei “Le altre opere. Artisti che collezionano artisti” che, insieme alle due opere vincitrici al “Premio per Roma”, alla Galleria d’Arte Moderna prorogano l’apertura fino al 16 maggio 2021; “Un mondo fluttuante. Opere su carta di Anna Onesti” alla Casine delle Civette dei musei di Villa Torlonia a disposizione ancora fino al 2 maggio 2021. 

Sempre oblligatoria la prenotazione per la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Villa Caffarelli ai Musei Capitolini

Biglietti. È possibile effettuare l’acquisto dei biglietti di ingresso ai musei Civici e/o alle mostre direttamente nelle biglietterie ma rimane fortemente consigliato il preacquisto da casa tramite il sito www.museiincomuneroma.it (acquisto con 1 euro di prevendita). Il preacquisto consente di annullare le attese in biglietteria e di ricevere l’assegnazione di fasce orarie in cui presentarsi per entrare al museo e iniziare la visita, nel rispetto del contingentamento previsto. Una volta completato l’acquisto sarà sufficiente stampare la ricevuta e mostrarla cartacea o digitale all’ingresso del museo scelto e/o della mostra. Il consiglio è valido anche per i possessori della MIC card, per i quali la prenotazione allo 060608 è gratuita. È consigliato l’acquisto online della MIC Card (con 1 euro di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei. È sempre obbligatoria la prenotazione per la mostra “I Marmi Torlonia” e per visitare i musei e i siti durante il weekend. Va effettuata entro il giorno precedente la visita sul sito www.museiincomuneroma.it (acquisto con 1 euro di prevendita). La scadenza prevista per le MIC Card già acquistate è prorogata di un mese. 

Roma. Il 1° febbraio riapre il Sistema Musei di Roma Capitale, l’area archeologica dei Fori Imperiali e il Circo Massimo. Nuova mostra all’Ara Pacis. Prorogate le mostre “I Marmi Torlonia” e “Il Tempo di Caravaggio”

La bellezza dell’arte torna a disposizione di tutti grazie alla riapertura del Sistema Musei di Roma Capitale, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Da lunedì 1° febbraio 2021 sono di nuovo aperti al pubblico i musei Capitolini, museo di Roma a Palazzo Braschi, museo dell’Ara Pacis, museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, musei di Villa Torlonia, museo Civico di Zoologia, museo di Scultura antica “Giovanni Barracco”, museo Napoleonico, museo “Pietro Canonica” a Villa Borghese, museo “Carlo Bilotti” – Aranciera di Villa Borghese, museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, museo di Casal de’ Pazzi, museo delle Mura, Villa di Massenzio. Al loro interno i visitatori possono ritrovare le collezioni permanenti con i tanti capolavori in esse conservati, oltre alle numerose mostre prorogate e ad alcune importanti novità espositive, sinora rinviate a causa della pandemia in corso. I musei sono aperti anche il lunedì in considerazione della chiusura prevista nel fine settimana dal Dpcm in vigore.

I mercati traianei si affacciano sui fori imperiali a Roma (foto Roma Capitale)

Diventano nuovamente visitabili anche le aree archeologiche dei Fori Imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana e uscita dal Foro di Cesare su Via dei Fori Imperiali), dalle 8.30 alle 16.30 (ultimo ingresso 15.30), e del Circo Massimo, dalle 9.30 alle 16.30 (ultimo ingresso 15.30), all’interno del quale sarà attivo anche Circo Maximo Experience. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.

All’Ara Pacis di Roma la mostra “Josef Koudelka. Radici” (foto musei in comune)

Le novità all’Ara Pacis. Si inizia il 1° febbraio 2021 con la tappa unica italiana della mostra “Josef Koudelka. Radici”. Evidenza della storia, enigma della bellezza, organizzata da Contrasto e Magnum Photos, al via al museo dell’Ara Pacis. Con oltre cento spettacolari immagini panoramiche, l’esposizione del maestro ceco documenta il suo straordinario viaggio alla ricerca delle radici della nostra storia. Sarà l’estratto di un’inedita e personale riflessione sull’antico, sul paesaggio e sulla bellezza compiuta lungo trent’anni di vita, toccando diciannove diversi paesi e visitando più di cento siti archeologici tra i più rappresentativi per la storia del Mediterraneo. La mostra aprirà al pubblico alle 14.

Locandina della mostra “Napoleone e il mito di Roma” ai Mercati Traianei (foto musei in comune)

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali riaprono il 4 febbraio 2021 con la mostra “Napoleone e il mito di Roma”, dedicata agli scavi promossi da Bonaparte a Roma, proprio nell’anno in cui ricorre l’anniversario del bicentenario della morte dell’imperatore francese. La mostra, a cura di Claudio Parisi Presicce, Simone Pastor, Massimiliano Munzi, Nicoletta Bernacchio, analizza il contesto culturale e letterario della seconda metà del XVIII secolo (neoclassicismo e l’estetica del sublime) e dedica approfondimenti ad aspetti urbanistici, quali a esempio gli scavi del settore centrale della Basilica Ulpia, la Colonna Traiana valorizzata dal Governo Napoleonico di Roma, l’Egittomania di Napoleone e molti altri aspetti di grande rilevanza, relativi all’annessione di Roma all’Impero dal 1809 al 1814. In quegli anni Roma diventa città imperiale seconda solo a Parigi per volontà di Napoleone stesso.

La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Le mostre in corso. Molte sono le mostre che i visitatori ritroveranno all’apertura del sistema museale cittadino appena le misure lo consentiranno.  A cominciare dai musei Capitolini, con la splendida mostra sulla storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” (fino al 29 giugno 2021). L’esposizione è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il ministero, della direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. Electa, editore del catalogo, cura anche l’organizzazione e la promozione dell’esposizione. Il progetto d’allestimento è di David Chipperfield Architects Milano, negli ambienti dello spazio espositivo dei musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita dopo oltre cinquanta anni grazie all’impegno di Roma Capitale per restituire alla cittadinanza un nuovo spazio espositivo progettato e interamente curato della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bvlgari che è anche main sponsor della mostra. Il progetto della luce è stato scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno (vedi Roma. Apre a Palazzo Caffarelli ai musei Capitolini la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, il grande evento 2020 più volte rinviato causa Covid-19: 96 marmi, selezionati dalla celebre collezione Torlonia la quale torna così finalmente visibile al pubblico. Alla presentazione il ministro Franceschini | archeologiavocidalpassato). Sempre ai musei Capitolini l’esposizione “Il Tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione Roberto Longhi” con il celebre dipinto del Caravaggio Ragazzo morso da un ramarro (prorogata fino al 2 maggio 2021) (vedi Roma. Ai musei Capitolini, il museo pubblico più antico del mondo, con capolavori antichi unici, ora anche la mostra “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi” nel cinquantenario della scomparsa del grande storico dell’arte | archeologiavocidalpassato) e alla mostra fotografica “Lockdown Italia” visto dalla Stampa Estera (fino al 28 febbraio 2021). Alla Galleria d’Arte Moderna è stata prorogata fino al 28 marzo 2021 “Sten Lex. Rinascita”, la mostra che racchiude una selezione di opere dei due noti muralisti italiani e uno stencil poster visibile nel chiostro.

La MIC Card del Sistema Musei di Roma

Biglietti. È possibile effettuare l’acquisto dei biglietti di ingresso ai musei Civici e/o alle mostre direttamente nelle biglietterie ma rimane fortemente consigliato il preacquisto da casa del biglietto online (acquisto con 1 euro di prevendita). Questa procedura consente di annullare le code in biglietteria e ridurre gli affollamenti nelle sale, grazie all’assegnazione di fasce orarie in cui presentarsi per entrare al museo e iniziare la visita. Una volta completato l’acquisto sarà sufficiente stampare la ricevuta e mostrarla cartacea o digitale all’ingresso del museo scelto e/o della mostra. Il consiglio è valido anche per i possessori della MIC card, per i quali la prenotazione allo 060608 è gratuita. È consigliato l’acquisto online della MIC Card (con 1 euro di prevendita) con ritiro in biglietteria dei musei. 

Mostra “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Roma: fin dai primi giorni di apertura grande risposta del pubblico nel rispetto delle misure anti-Covid

La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Grande successo di pubblico nei primi giorni di apertura della mostra “I marmi Torlonia. Collezionare capolavori” in corso a Roma, a Villa Caffarelli. Più di 2000 gli ingressi da mercoledì 14 – primo giorno di apertura al pubblico – a domenica 18 ottobre: sono i primi dati della biglietteria. Sfiorato il tutto esaurito anche in settimana, raggiunto nel weekend, e con visite effettuate sempre nel rispetto delle misure in vigore per la prevenzione dal contagio. All’interesse per l’esposizione delle 92 opere greco-romane selezionate tra statue, sarcofagi, busti, rilievi ed elementi decorativi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo, si somma il desiderio di approfondire gli studi recenti sulla raccolta di marmi, riscontrato con la vendita di circa 450 cataloghi, cui si aggiunge l’acquisto di più di 150 guide.

Il suggestivo allestimento della mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

A 135 anni dalla pubblicazione dell’unico grande catalogo dell’ultima fra le grandi collezioni principesche di Roma, il catalogo edito da Electa – in doppia edizione, italiano e inglese – si pone come il più aggiornato ed esauriente strumento di conoscenza dei capolavori della collezione appartenente alla Famiglia Torlonia. A questa prestigiosa pubblicazione si affianca un’agile guida bilingue italiano/inglese, che accompagna il visitatore, sezione dopo sezione, alla scoperta delle opere in mostra.

Oltre 90 capolavori di arte greca e romana della collezione Torlonia per la prima volta visibili al pubblico nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

L’esposizione è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il ministero, della direzione generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio con la Soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. Electa, editore del catalogo, cura anche l’organizzazione e la promozione dell’esposizione. Il progetto d’allestimento è di David Chipperfield Architects Milano, negli ambienti dello spazio espositivo dei musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita dopo oltre cinquanta anni grazie all’impegno di Roma Capitale per restituire alla cittadinanza un nuovo spazio espositivo progettato e interamente curato della Sovrintendenza capitolina. La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bvlgari che è anche main sponsor della mostra. Il progetto della luce è stato scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno.

Roma. Presentata la mostra “I Marmi di Torlonia. Collezionare capolavori”: oltre novanta opere greco-romane selezionate tra i 600 marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo, anche definita “la collezione delle collezioni”. Ora l’impegno è di giungere al museo Torlonia a Roma. Franceschini: “Lo Stato mette luoghi e risorse. Un’idea? Palazzo Silvestri Rivaldi in via dei Fori Imperiali, ora in disuso”

Oltre 90 capolavori di arte greca e romana della collezione Torlonia per la prima volta visibili al pubblico nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)
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La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Sono passati 135 anni da quando il principe Alessandro Torlonia aveva dato forma al suo progetto ambizioso e innovativo, la creazione di un museo Torlonia con le collezioni confluite nei secoli nel patrimonio di famiglia, accompagnato da un catalogo delle opere, altrettanto innovativo, a cura di Carlo Ludovico Visconti con fototipie, storia e bibliografia. Sono passati invece quattro anni dalla firma dell’accordo tra la Fondazione Torlonia e il ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo per la realizzazione di una grande mostra sulla collezione Torlonia e avviare finalmente la creazione a Roma di un museo nazionale Torlonia (“Lo Stato Italiano – ha assicurato il ministro Dario Franceschini – è pronto a mettere a disposizione luoghi e risorse per realizzarlo”). È da questi due punti fermi, due fatti storici, quasi due sogni, che parte il progetto che confluisce ora nella grande mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori” che dal 14 ottobre 2020 al 29 giugno 2021 apre al pubblico negli ambienti espositivi dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli, tornati alla vita dopo oltre cinquanta anni grazie all’impegno di Roma Capitale per restituire alla cittadinanza un nuovo spazio espositivo progettato e interamente curato della Sovrintendenza capitolina.

Oltre novanta opere greco-romane sono state selezionate tra i marmi della più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo. L’esposizione è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il Ministero, della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la Soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di studio e valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore della mostra con Carlo Gasparri. Electa, editore del catalogo, cura anche l’organizzazione e la promozione dell’esposizione. Il progetto d’allestimento è di David Chipperfield Architects Milano. La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bvlgari che è anche main sponsor della mostra. Il progetto della luce è stato scritto da Mario Nanni, lumi Viabizzuno.

La famosa Fanciulla da Vulci della collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)
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Virginia Raggi, sindaco di Roma

Alla presentazione ufficiale della mostra (in streaming, nel rispetto delle misure anti-Covid) i commenti sono stati entusiasti, a iniziare dal sindaco di Roma, Virginia Raggi: “Con questa mostra potremo godere di opere d’arte uniche e preziose, di una collezione privata dal valore inestimabile, che diventa patrimonio di tutti. Le Istituzioni hanno il dovere di promuovere, sostenere e diffondere la cultura e l’arte italiana fuori dai nostri confini. La mostra, che presentiamo oggi, è un’ulteriore conferma di come Roma sia simbolo d’arte e cultura nel mondo. La mostra è frutto di una grande collaborazione tra pubblico e privato, dalla Fondazione Torlonia alla Maison Bvlgari, dallo studio Chipperfield a Electa, che ha consentito il recupero di questi marmi pregevoli. È importante perché è l’occasione per restituire al pubblico le sale di Villa Caffarelli. Ed è importante perché rientra nel 150° anniversario di Roma Capitale. E poi viaggerà nel mondo in un programma itinerante tra le principali capitali, creando così un ponte tra popoli e culture, perché l’arte parla a tutti”.

Capolavori di arte antica nella mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” allestita a Villa Caffarelli nei musei Capitolini a Roma (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

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Il ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini


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Palazzo Silvestri Rivaldi in via dei Fori imperiali a Roma

Dario Franceschini, ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo: “Oggi viviamo un momento importante di un percorso molto lungo: non ci possiamo nascondere che della collezione Torlonia si parla da decenni. Quando nel 2015 incontrai per la prima volta il principe Torlonia e parlammo del progetto di una grande mostra e della creazione di un grande museo a Roma, sembrava un sogno impossibile. Oggi invece stiamo dimostrando che quell’accordo comincia a prendere forma. Questa mostra è un evento straordinario che segna un passo ulteriore verso il pieno ritorno alla luce dei marmi Torlonia, la più importante collezione di arte greco-romana privata esistente al mondo rimasta a lungo celata. Si tratta di un’operazione culturale di livello internazionale, resa possibile da un fattivo e proficuo dialogo tra pubblico e privato, che permetterà al pubblico di godere della bellezza di capolavori straordinari dell’antichità. Ma questo, come detto, è solo il primo passo. Il ministero in accordo con tutti gli attori coinvolti nel progetto vuole individuare un luogo a Roma dove rendere visibili per sempre questi capolavori. Lo Stato Italiano è pronto per mettere a disposizione luoghi e risorse per creare il grande museo Torlonia. Un’idea, ma non se ne è ancora discusso nelle sedi appropriate con tutti gli enti interessati, potrebbe essere Palazzo Silvestri Rivaldi in via dei Fori Imperiali: un luogo prestigioso in un’area prestigiosa. L’edificio è dello Stato e in disuso. Per ora abbiamo stanziato 40 milioni per la sua ristrutturazione. Se poi non sarà idoneo per il museo Torlonia, sarà comunque uno spazio speciale per altri progetti culturali”.

Collezione Torlonia. Gruppo di sculture restaurate: in primo piano statua di guerriero inginocchiato e statua di Afrodite, replica della Venere Medici (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)

Alessandro Poma Murialdo, presidente Fondazione Torlonia: “La mostra apre nel 150° di Roma Capitale, che è proprio quando Alessandro Torlonia concepiva la sua idea di museo, progetto ambizioso fin dalla sua nascita, passando dal collezionismo al museo promosso da un privato a fine Ottocento con concetti moderni: pensiamo che già nel 1884 usciva il primo catalogo delle opere della collezione Torlonia a cura di Visconti che censì tutti i marmi in schede complete di straordinari fototipie, storia e bibliografia. E l’edizione ottocentesca, come lo è ora la mostra con il catalogo, fu concepita per diffondere nel mondo la cultura. La collezione era di proprietà di Alessandro Torlonia, nipote dell’omonimo principe che nell’Ottocento la creò. Con le guerre ci fu la necessità di metterla in sicurezza. Venti capolavori furono portati prima a Villa Albani e poi a Palazzo Torlonia in via della Conciliazione. Gli altri finirono nei sotterranei del museo, che diventarono in seguito i depositi della collezione. Con gli anni ’60 del Novecento Torlonia cominciò a progettare una sistemazione definitiva (leggi museo) della collezione. Ma per motivi diversi tutte le varie ipotesi avanzate fallirono. Nacque allora la Fondazione Torlonia per dare un metodo moderno alla mission di sempre: approfondire, studiare, valorizzare il patrimonio di famiglia. La Collezione Torlonia e Villa Albani Torlonia sono due straordinari complessi artistici destinati ad incontrarsi nel corso della storia, scoperti e preservati con cura grazie alla passione per l’arte di diverse generazioni della Famiglia Torlonia che trova il suo compimento nella Fondazione. Essere un’istituzione culturale dedicata ad un patrimonio storico e artistico di tale rilevanza nell’epoca delle industrie 4.0, apre nuovi scenari di cui la Fondazione Torlonia vuol essere protagonista, utilizzando l’efficacia delle tecnologie più innovative per trasmettere la più grande eredità culturale della Famiglia condividendo obiettivi e risultati tracciati nella storia stessa di questo eccezionale patrimonio artistico: l’apertura dei Laboratori Torlonia per lo studio ed il restauro degli oltre seicento marmi Torlonia, l’innovativo programma di conservazione di Villa Albani Torlonia e la mostra I marmi Torlonia. Collezionare Capolavori sono il suggello di un metodo progressivo, che assicura la trasmissione di una componente essenziale della nostra identità culturale, alle nuove generazioni”.

La Statua di Meleagro della Collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)

Lucia Boscaini  per Jean Christoph Babin, amministratore delegato Bvlgari: “Per un gioielliere, non c’è nulla di più esaltante della scoperta di un nuovo tesoro. Con grande orgoglio ed entusiasmo Bvlgari ha partecipato in qualità di sponsor al restauro degli oltre 90 esemplari di marmi antichi, un tesoro inestimabile che finalmente si svela al pubblico. Per Bvlgari si è trattato di un omaggio alle radici greche e romane dell’azienda, nel quadro delle molteplici iniziative di mecenatismo per la Città Eterna promosse da diversi anni a questa parte. Questa mostra offrirà al pubblico romano e internazionale la possibilità di ammirare questi incredibili pezzi unici, autentici gioielli di arte classica che restituiscono ai nostri occhi la grandezza della storia greca e romana, il fascino della mitologia, il carisma degli imperatori, l’infinita grazia di ninfe e dee. La magnificenza e lo splendore di queste statue sono oggi un nuovo dono per i nostri occhi, fulgidi esempi di un’arte che ha forgiato per sempre il nostro senso estetico”.

L’allestimento a sfondi colorati, pavimento in mattoni neri e basamenti ad altezza variabile ideato dal gruppo David Chipperfield Architects di Milano per la mostra ” Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)

Architetto Cristiano Billia per il gruppo di progettazione di David Chipperfield Architects Milano: “È stata un’esperienza straordinaria lavorare alla creazione di uno spazio architettonico per la prima esposizione pubblica della Collezione Torlonia, in stretta collaborazione con la Fondazione Torlonia, il professor Salvatore Settis e il professor Carlo Gasparri. Come architetti, è un privilegio allestire queste sculture di una bellezza senza tempo ed essere incaricati di sviluppare gli spazi espositivi all’interno della storica Villa Caffarelli. L’idea dell’allestimento si basa sul catalogo Visconti del 1884. Siamo partiti da quelle bellissime fototipie che grazie al fondo nero danno risalto a ogni dettaglio e forza alle opere. Per questo abbiamo creato degli sfondi monocromi agli ambienti, scegliendo cinque colori diversi per le cinque sezioni della mostra, che danno più dettagli alle opere esposte. Mentre un sistema di plinti variabili esprime la varietà e la dimensione delle sculture E poi abbiamo pensato a una pavimentazione degli ambienti con mattoni in argilla nera artigianali che uniformano e articolano le diverse sale. Questa soluzione si ispira all’architettura romana e al contempo al tempio di Giove Capitolino sotto Villa Caffarelli”.

Il suggestivo allestimento della mostra “I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” curata da Salvatore Settis e Carlo Gasparri (foto Fondazione Torlonia – Bvlgari – Electa)
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L’archeologo Salvatore Settis

Salvatore Settis, curatore della mostra: “Con questa mostra oggi ci possiamo fare un’idea di come poteva essere alla fine dell’Ottocento il grande museo Torlonia. Questa mostra è una promessa: nell’accordo del 2016 ci si impegnava a realizzare il museo Torlonia a Roma. Tra molte difficoltà questa mostra è il primo passo nella realizzazione di quell’impegno grazie a un team di persone che non hanno mai smesso di credere in questo progetto. Ma questa mostra è anche il racconto di una collezione di collezioni. Noi in mostra presentiamo “solo” il 15% del patrimonio dei Torlonia. E quindi ci siamo trovati di fronte alla necessità di una scelta che permettesse di raccontare questa straordinaria storia del collezionismo romano che va dal Quattrocento e arriva ai nostri giorni, frutto di scavi diretti e acquisizioni di intere collezioni come di singole opere, messe insieme per la gloria della famiglia. Questo racconto lo abbiamo sintetizzato in cinque sezioni: nella prima si focalizza il museo Torlonia, come è stato pensato nell’Ottocento; nella seconda c’è una selezione dei marmi provenienti da scavi; con la terza si presentano le opere giunte da collezioni settecentesche; la quarta invece è incentrata sulla ricca collezione Giustiniani; infine nella quinta ci sono i capolavori affluiti nel corpus Torlonia fin dal Quattrocento. È un percorso che ci porta a scoprire come è nato il collezionismo di antichità a Roma. E da lì si passa, grazie alla collaborazione con i musei Capitolini, nell’esedra del Marco Aurelio dove per l’occasione saranno riuniti tutti i bronzi, che erano al Laterano, e furono restituiti da Papa Sisto IV “al popolo romano” nel 1471, dando vita al primo nucleo dei musei Capitolini”.

Roma. Apre a Palazzo Caffarelli ai musei Capitolini la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori”, il grande evento 2020 più volte rinviato causa Covid-19: 96 marmi, selezionati dalla celebre collezione Torlonia la quale torna così finalmente visibile al pubblico. Alla presentazione il ministro Franceschini

La statua di Meleagro della Collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)
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La locandina della mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini

Giusto un anno fa veniva annunciata come l’evento dell’anno per il 2020 a Roma: è la mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” a Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini al Campidoglio: una inedita esposizione di 96 marmi, selezionati dalla celebre collezione Torlonia la quale torna così finalmente visibile al pubblico. Uno dei progetti di mostra più prestigiosi, per partecipazioni istituzionali, valore scientifico ed eccezionalità dell’occasione, nella programmazione di Electa che, oltre a pubblicarne il catalogo, cura l’organizzazione e la promozione. La mostra era programmata dal 25 marzo 2020 al 10 gennaio 2021. Poi venne il coronavirus. E tutto è cambiato. Prima la vernice era stata “aggiornata” con grande ottimismo al 4 aprile 2020. Poi, visto l’aggravarsi dell’emergenza sanitaria e il lockdown, si era parlato di settembre 2020. Ora ci siamo. E stavolta sembra quella giusta: la mostra sarà aperta dal 14 ottobre 2020 al 29 giugno 2021. E lunedì 12 ottobre 2020, alla presentazione ufficiale (che si potrà seguire in streaming dato il contingentamento e le restrizioni anti Covid-19) ci sarà anche il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, con il sindaco di Roma Virginia Raggi, il presidente della Fondazione Torlonia Alessandro Poma Murialdo, e il curatore della mostra Salvatore Settis.

La mostra “The Torlonia Marbles. Collecting Masterpieces / I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori” è il risultato di un’intesa del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo con la Fondazione Torlonia; e nello specifico, per il ministero, della direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la soprintendenza Speciale di Roma. Il progetto scientifico di valorizzazione della collezione è di Salvatore Settis, curatore dell’esposizione con Carlo Gasparri. Il progetto di allestimento della collezione Torlonia è di David Chipperfield Architects Milano. Bvlgari è main sponsor del restauro delle opere esposte. La mostra è allestita nella sede espositiva dei musei Capitolini a Palazzo Caffarelli, tornata alla vita grazie all’impegno e al progetto della sovrintendenza di Roma Capitale. La scelta della sede è stata dettata dal proposito di incentrare il percorso espositivo sulla storia del collezionismo: un aspetto sotto il quale la vicenda del Museo Torlonia alla Lungara (fondato dal principe Alessandro Torlonia nel 1875), che conta 620 pezzi catalogati, appare di eccezionale rilevanza. Questa raccolta si presenta infatti come una collezione di collezioni o, meglio, come uno spaccato altamente rappresentativo e privilegiato della storia del collezionismo di antichità in Roma dal XV al XIX secolo. I marmi Torlonia, restaurati nei Laboratori Torlonia, sono raccontati in una serie di video su collezione ed esposizione, disponibile al link https://www.fondazionetorlonia.org/channel/.

Statua di caprone in riposo: marmo greco della Collezione Torlonia (foto Lorenzo De Masi /Fondazione Torlonia)
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Collezione Torlonia. Gruppo di sculture restaurate: in primo piano statua di guerriero inginocchiato e statua di Afrodite, replica della Venere Medici (foto Lorenzo De Masi / Fondazione Torlonia)

L’esposizione si articola come un racconto, in cinque sezioni, in cui si narra la storia del collezionismo dei marmi antichi, romani e greci, in un percorso a ritroso che comincia con l’evocazione del museo Torlonia, fondato nel 1875 dal principe Alessandro Torlonia, e rimasto aperto fino agli anni Quaranta del Novecento. La sezione successiva riunisce i rinvenimenti ottocenteschi di antichità nelle proprietà Torlonia. La terza sezione rappresenta le forme del collezionismo del Settecento, con le sculture provenienti dalle acquisizioni di Villa Albani e della collezione dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi. A seguire, una selezione dei marmi di Vincenzo Giustiniani, uno dei più sofisticati collezionisti romani del Seicento, e per finire pezzi da collezioni di famiglie aristocratiche del Quattro e Cinquecento. La mostra termina con un affaccio sull’esedra dei musei Capitolini dove sono riuniti la statua equestre del Marco Aurelio, la lupa romana e i bronzi del Laterano che Sisto IV nel 1471 donò alla città.  Un nesso importante con il museo che gli antichi busti, rilievi, statue, sarcofagi ed elementi decorativi in mostra creano: riflesso di un processo culturale in cui Roma e l’Italia hanno avuto un primato indiscutibile.

Al museo Archeologico di Napoli la mostra “Augusto e la Campania” chiude il bimillenario augusteo: in Campania nasce e si definisce il potere del princeps, a Nola il divo muore

Al museo archeologico nazionale di Napoli la mostra "Augusto e la Campania" chiude il bimillenario

Al museo archeologico nazionale di Napoli la mostra “Augusto e la Campania” chiude il bimillenario

Il manifesto della mostra aperta al museo archeologico di Napoli fino al 4 maggio 2015

Il manifesto della mostra aperta al museo archeologico di Napoli fino al 4 maggio 2015

Le celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto (14 d.C.  – 2014) non potevano avere una chiusura più appropriata: l’ultima mostra è a Napoli, cioè in quella terra di Campania dove, nella villa di Nola, il primo imperatore di Roma si spense. Con Augusto cambia il destino della Campania, dell’Italia e del Mediterraneo. Di qui l’idea della soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli di raccontare nella mostra “Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C.”, aperta fino al 4 maggio 2015 al museo Archeologico di Napoli, i luoghi della regione che lo videro protagonista nell’ascesa al potere. “Punto di riferimento costante nella cultura occidentale”, spiegano in soprintendenza, “la figura di Augusto offre inesauribili spunti di riflessione sulle dinamiche attraverso le quali il potere si afferma, si definisce e si trasforma. Proprio il particolare legame che unì Ottaviano/Augusto alla Campania, nella fase della conquista del potere e una volta al comando dell’impero, è il tema della mostra a lui dedicata, che chiude le celebrazioni del bimillenario della sua morte”. Centocinque reperti in undici sale, alcuni mai esposti al pubblico: la mostra, finanziata dalla Regione Campania attraverso fondi Por-Fesr 2007/13, e realizzata con la soprintendenza speciale di Pompei Ercolano e Stabia, è curata da Carmela Capaldi docente di Archeologia greca e romana all’ateneo “Federico II” di Napoli e Carlo Gasparri. I pezzi provengono dell’Archeologico di Napoli, da Pozzuoli, Capri, e della Curia partenopea.

Il "divo" Augusto accoglie i visitatori della mostra "Augusto e la Campania" all'Archeologico di Napoli

Il “divo” Augusto accoglie i visitatori della mostra “Augusto e la Campania” all’Archeologico di Napoli

Il contatto del visitatore con il “Divo Augusto” è immediato. All’ingresso della mostra di Napoli la statua di Augusto “accoglie” il pubblico al varco multimediale, dove – su un grande schermo – viene proiettata la storia dell’imperatore in Campania. Una serie di sale poi accompagnano i visitatori alla scoperta del forte legame che unì Ottaviano alle terre dei Campi Flregrei, di Napoli e di tutti i centri che raggiunse prima di esalare l’ultimo respiro vicino Nola (apud Nolam). Dalla celebrazione della coppia imperiale (Augusto e Livia), alla descrizione della dinastia Giulio-Claudia e sino ai grandi cambiamenti politici e sociali successivi alla pax augustea, i visitatori hanno modo di vedere da vicino tutte le testimonianze materiali dell’epoca di maggiore splendore di Roma: statue, lastre in marmo, intonaci pompeiani, vasi ed altri oggetti della vita quotidiana, arricchiscono la mostra che ripercorre la vita di Augusto che – in oltre quarant’anni – cambiò per sempre la storia dell’impero.

Una moneta con l'effige di Ottaviano Augusto morto nel 14 d.C. a Nola in Campania

Una moneta con l’effige di Ottaviano Augusto morto nel 14 d.C. a Nola in Campania

La lastra marmorea con l’iscrizione dei Giochi Isolimpici recuperata l'anno scorso nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, che ha incisi in greco i vincitori di giochi celebrati a Napoli in onore di Augusto

La lastra marmorea con l’iscrizione dei Giochi Isolimpici recuperata l’anno scorso nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, che ha incisi in greco i vincitori di giochi celebrati a Napoli in onore di Augusto

Il percorso della mostra ricostruisce quasi cinematograficamente la parabola di Augusto, la storia dell’uomo, dell’uomo di potere e del dio. Seguiamo lo sviluppo delle 11 sale in cui si articola la mostra, frutto di una positiva sinergia tra soprintendenza e università Federico II di Napoli. L’imponente statua in marmo che – come detto – apre il percorso lo raffigura come Divus, uomo tra gli dei, dopo la consacrazione sancita dal Senato (sala I). Il tema degli onori divini resi alla coppia imperiale, Augusto e Livia (II), precede la presentazione della famiglia giulio-claudia (III) e la sezione dedicata al pantheon augusteo (IV). Il racconto delle fonti storiche sul viaggio compiuto dal princeps in Campania poco prima della morte è il tema delle sale successive, nelle quali sono esposte opere provenienti da Pozzuoli (VI), Capri (VI), Napoli (VII), i centri che egli toccò prima di dirigersi a Nola, dove morì nella villa paterna nell’agosto del 14 d.C. Da qui partì il corteo funebre, sostando di giorno nelle città disposte lungo la via Appia (VIII), per giungere a Roma, dove furono celebrati i funerali di stato. Augusto lasciava così per sempre la Campania nella quale, giovane erede designato da Cesare, aveva cercato consensi e aveva posto nei Campi Flegrei la base delle operazioni militari contro Sesto Pompeo (IX). Grandi trasformazioni investirono la regione negli ultimi anni delle repubblica e nella prima età imperiale, quando la pax augustea, enfatizzata dalla chiusura a Roma del Tempio di Giano (3 a.C.), accrebbe le manifestazioni del consenso alla politica del principe da parte dei ceti dirigenti locali, influenzandone la vita pubblica (X) e quella privata (XI). Per l’occasione sono state esposte opere importanti ma sconosciute come il cratere di Gaeta, e sono stati restaurati pezzi di recente acquisizione, come la statua di Marte, esposta la prima volta, affiorata nel 2006 durante gli scavi nel Foro di Cuma, o la lastra marmorea con l’iscrizione dei Giochi Isolimpici recuperata l’anno scorso nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, che ha incisi in greco i vincitori di giochi celebrati a Napoli in onore di Augusto. La mostra non si esaurirà alla data di chiusura, nel maggio dell’anno prossimo: molte delle opere resteranno nell’esposizione permanente del museo Archeologico a completamento del grande sistema del museo di Napoli. La mostra può essere seguita anche con un’app.

Una delle cosiddette "Coppe di Augusto" in argento dal tesoro di Boscoreale

Una delle cosiddette “Coppe di Augusto” in argento dal tesoro di Boscoreale

Gli itinerari campani. “Abbiamo scelto di finanziare questa grande iniziativa che consideriamo un elemento di promozione e valorizzazione del territorio che deve obbligatoriamente andare al di là dei confini campani e rilanciare il museo archeologico su scala internazionale”, spiega l’assessore al Turismo e beni Culturali della regione Campania, Pasquale Sommese, che ha presentato la mostra insieme alla soprintendente Maria Elena Cinquantaquattro e alla direttrice del museo Valeria Sanpaolo. “I legami tra Augusto e la Campania sono testimoniati in modo oggettivo e da qui bisogna partire per rivendicare l’orgoglio delle nostre radici ed esaltare la storia e la bellezza dei nostri luoghi. I dati parlano di un aumento del 58% dei visitatori in Campania e quindi il turismo diventa ancora di più l’unica risorsa che abbiamo per il rilancio”. Non è un caso che legati e a completamento della mostra siano previsti degli itinerari campani augustei a Baia, Boscoreale, Cuma, Ercolano, Napoli, Nola, Pausilypon, Pompei, Pozzuoli. “Al termine delle guerre civili (battaglia di Azio 31 a.C.)”, ricordano i curatori, “la Campania partecipa ad un vasto programma di colonizzazione e distribuzione agraria ai veterani. La concentrazione di colonie campane è di per sé una spia dell’interesse di Augusto per la regione e indizio della creazione di una base di consenso. È in Campania che si circostanzia quel motivo della pietas, che costituisce l’idea-guida dello stato augusteo. Il motivo delle origini troiane della gens Iulia, costituisce un formidabile strumento di legittimazione dinastica che trova nei Campi Flegrei, l’opportuna ambientazione per la storicizzazione del mito. Parallelamente alla definizione del nuovo sistema politico prende forma anche in Campania un nuovo linguaggio figurativo che di quel sistema si fa portavoce. La ricorrenza del bimillenario della morte di Augusto fornisce, così, l’occasione per una indagine a tutto campo sulle dinamiche di quel processo che vide la Repubblica romana scomparire e fare spazio al nuovo sistema politico che Augusto qualificava in un editto come optimus status”.