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Roma. La Piramide Cestia riapre al pubblico dopo tre anni di lavori. Ma le aperture diurne e serali programmate sono già esaurite. La soprintendenza speciale sta valutando la possibilità di programmare nuove date di visita

La Piramide Cestia a Roma riapre al pubblico dopo tre anni di lavori (foto ssabap-roma)

La Piramide Cestia a Roma riapre al pubblico dopo tre anni di lavori: il recente intervento di restauro e di valorizzazione finanziato con fondi PNRR ha permesso alla soprintendenza speciale ABAP di Roma di mettere in sicurezza la scalinata di accesso, il riordino botanico del giardino, attraverso una ricognizione delle specie vegetali esistenti e il monitoraggio del loro stato. Un nuovo impianto di illuminazione e una nuova pannellistica didattica renderanno l’accoglienza al pubblico più accessibile. Dal 4 settembre al 31 ottobre 2026 sono in programma otto aperture diurne con visite libere gratuite con prenotazione obbligatoria e cinque aperture serali con visita guidata gratuita con prenotazione obbligatoria e due eventi speciali in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio sabato 26 e domenica 27 settembre 2026. Ma solo i più fortunati riusciranno ad accedere alla piramide costruita nel 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, alta 36,40 metri di altezza, rivestita di marmo lunense, con all’interno una camera funeraria decorata con pitture del terzo stile pompeiano. “I posti disponibili per le visite alla Piramide Cestia nelle date attualmente in programma sono esauriti”, spiegano in soprintendenza. “Siamo consapevoli che l’elevato numero di richieste abbia lasciato molte persone nell’impossibilità di prenotare e comprendiamo il disappunto di quanti avrebbero voluto partecipare. Il numero dei partecipanti per ciascun turno è necessariamente legato alle caratteristiche del monumento e alle esigenze di tutela e sicurezza. La Soprintendenza sta valutando la possibilità di programmare nuove date di visita. Tutti gli aggiornamenti saranno comunicati attraverso il sito istituzionale e i nostri canali social. Ringraziamo il pubblico per il grande interesse dimostrato e per la comprensione”.

Roma. Sul Celio scoperto un edificio di età imperiale con mosaici e affreschi, durante i lavori PNRR di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana: una residenza aristocratica forse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Necessarie ulteriori analisi di strutture e materiali per chiarire la destinazione d’uso

Veduta da drone dell’edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma (foto fabio caricchia / mic)

Otto ambienti decorati con mosaici e affreschi di grande pregio, un edificio di età imperiale rimasto nascosto per secoli e un ritrovamento che potrebbe ridefinire la conoscenza di uno dei settori più importanti del Celio antico. È questo il risultato degli scavi condotti dalla soprintendenza speciale di Roma del ministero della Cultura nell’ambito degli interventi finanziati dal PNRR, durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana a Roma.

Veduta da drone dell’edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma (foto fabio caricchia / mic)

“L’intervento di Villa Celimontana dimostra in modo esemplare la capacità del ministero di utilizzare le risorse del PNRR”, sottolinea il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in un messaggio letto dal Capo di Gabinetto del MiC, Valentina Gemignani: “Un cantiere nato per consolidare un muro di sostruzione romano si è trasformato, grazie alla scoperta di un importante edificio del II secolo d.C., in un cantiere di ricerca archeologica. È la dimostrazione di come tutela, ricerca e valorizzazione possano procedere insieme”.

Edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma: mosaici con soggetti marini (foto fabio caricchia / mic)
Edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma: rivestimenti in opus sectile (foto fabio caricchia / mic)

Le indagini hanno portato alla luce cinque ambienti completamente scavati e altri tre parzialmente conservati, appartenenti a un edificio costruito nel II secolo dopo Cristo e riorganizzato nel III secolo. Tra i ritrovamenti più significativi figurano un grande mosaico con un emblema marino raffigurante un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio intorno a un cratere, frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni del soffitto affrescato e numerosi rivestimenti in opus sectile, testimonianza dell’elevato livello decorativo del complesso. L’edificio, costruito nel II secolo e riorganizzato nel III, fu abbandonato tra V e VI secolo e parzialmente distrutto per la costruzione della loggia seicentesca di Villa Mattei.

Edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma: mosaici (foto fabio caricchia / mic)

“Roma continua a stupirci”. dichiara la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, “restituendo testimonianze capaci di ampliare la conoscenza della città antica. La Soprintendenza è riuscita con i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza un muraglione antico, a fare anche una scoperta archeologica di grande valore scientifico, che spinge ad aprire nuove prospettive di ricerca e valorizzazione”.

Edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma: frammenti di affreschi (foto fabio caricchia / mic)
Edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma: frammenti di mosaici (foto fabio caricchia / mic)
Edificio di età imperiale scoperto sul Celio a Roma: frammenti di opus sectile (foto fabio caricchia / mic)

La natura dell’edificio resta al momento oggetto di studio e apre un’affascinante questione interpretativa. I raffinati mosaici e gli affreschi sembrano raccontare la storia di una residenza aristocratica, mentre la collocazione dell’edificio e alcuni elementi emersi durante lo scavo potrebbero indicare che facesse parte della caserma della V Coorte dei Vigiles. Se questa seconda ipotesi fosse confermata, il ritrovamento contribuirebbe a ridefinire l’estensione di uno dei più importanti complessi militari della Roma imperiale. “Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso. Saranno l’analisi delle strutture, dei materiali e del contesto a permetterci di verificare le diverse ipotesi interpretative e di comprendere la reale funzione dell’edificio”, conclude Simona Morretta, responsabile scientifica dello scavo.

Roma. Aperta la vendita dei biglietti per “Notturno Imperiale alle Terme di Caracalla”: visite serali alle gallerie sotterranee

Le gallerie sotterranee delle Terme di Caracalla di Roma (foto ssabap-roma)

“Notturno Imperiale alle Terme di Caracalla”: aperta la vendita di biglietti, solo su museitaliani, per le visite serali del 19 settembre e del 15 ottobre 2026. Un museo sotterraneo tutto da scoprire. Le gallerie sotterranee delle Terme di Caracalla furono aperte al pubblico per la prima volta al pubblico nel 2012. Non solo, i frammenti architettonici scampati a spoliazioni e distruzioni trovano una loro collocazione espositiva. Una parte di quel dedalo di ambienti di servizio si trasforma in un Antiquarium: capitelli, bassorilievi, fregi colossali con raffinatissime scene figurate, si mostrano in un allestimento scenografico e filologico che consente di comprendere la bellezza dell’impianto architettonico.

Roma. Al via le aperture serali straordinarie con visite guidate nelle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro. E accesso al mausoleo di Sant’Elena. Ecco il programma

Le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro e il Mausoleo di Sant’Elena illuminate per le visite serali (foto ssabap)

Dal 9 maggio 2026 inizia un ciclo di aperture serali straordinarie con visite guidate nelle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro a Roma. Al III miglio della via Labicana Antica (attuale via Casilina), nella località chiamata ad (o inter) duas lauros si trovano le catacombe dei Santi Marcellino e Pietro e il Mausoleo di Sant’Elena. che costituiscono un polo monumentale unico, la cui visita costituisce un’esperienza straordinaria, una full immersion nella Roma tardo-antica. Ecco il calendario delle aperture serali straordinarie: 9 e 16 maggio 2026, 13 e 27 giugno 2026, 11 e 25 luglio 2026, 19 settembre 2026. Le visite guidate in orario serale nelle Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro sono organizzate in due turni: alle 19 e alle 20. Costo: 20 euro intero, 12 euro ridotto. Posti limitati, prenotazione obbligatoria: santimarcellinoepietro@gmail.com, (+39) 3396528887. Durante le aperture serali straordinarie, il Mausoleo di Sant’Elena e l’annesso antiquarium saranno visitabili al costo di 3 euro, senza obbligo di prenotazione, dalle 19 alle 21.45 (ultimo ingresso alle 21.15).

Roma. Nel cantiere di uno studentato scoperta un’ampia area funeraria riconducibile alla Necropoli Ostiense: cinque edifici funerari di età imperiale, probabilmente colombari, con affreschi e stucchi. Nelle sepolture tardo-antiche l’antico rito del chiodo conficcato nel petto

Durante le indagini di archeologia preventiva per la realizzazione di uno studentato in via Ostiense a Roma, la soprintendenza speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio di Roma del ministero della Cultura ha riportato alla luce un’ampia area funeraria riconducibile alla Necropoli Ostiense, tra le più estese dell’antica Roma. Cinque edifici funerari di età imperiale, probabilmente colombari, con affreschi e stucchi di grande qualità, insieme a strutture tardo-antiche, restituiscono un contesto di straordinaria rilevanza scientifica. Le nuove scoperte, articolate in una lunga fase temporale tra la prima età imperiale e la tarda antichità, costituiscono un rinvenimento di grandissima rilevanza, in grado di fornire informazioni nuove e preziose sull’impianto topografico, nonché sugli aspetti antropologici, epigrafici e di cultura materiale della Necropoli Ostiense.

Necropoli Ostiense: lo scavo di una tomba con doppia sepoltura (foto mic)

“La Necropoli Ostiense, una delle più estese dell’antica Roma”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “ci regala un’altra importante testimonianza che, grazie alla soprintendenza speciale di Roma del Ministero della Cultura, “verrà tutelata, studiata, valorizzata senza impedire il progetto di un nuovo studentato e anzi con l’auspicio di rendere i ritrovamenti visitabili. Una volta di più le Soprintendenze si dimostrano il punto di incontro tra le esigenze del territorio e la cittadinanza per conservare e consegnare alle generazioni future i valori del patrimonio culturale italiano”. “Questo rinvenimento”, dichiara la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, “conferma la straordinaria complessità del patrimonio archeologico della città, che continua a emergere anche nei contesti interessati da trasformazioni urbane. La qualità delle strutture, l’organizzazione degli spazi e la ricchezza degli apparati decorativi rappresentano un’importante occasione di approfondimento scientifico. La Soprintendenza garantirà la piena tutela del complesso e avvierà un significativo progetto di valorizzazione, per restituire alla cittadinanza i risultati della ricerca”.

Necropoli Ostiense: edicole affrescate nelle tombe di età imperiale (foto mic)

Dallo scavo, diretto da Diletta Menghinello, archeologa della soprintendenza speciale di Roma, è emerso, a circa un metro di profondità, un nucleo di cinque edifici funerari d’età imperiale a pianta quadrangolare con copertura a volta, allineati da nord-est a sud-ovest e preceduti da due strutture minori. Un sesto edificio, analogo agli altri ma a essi perpendicolare, suggerisce, insieme ai resti di ulteriori ambienti, l’organizzazione del complesso attorno a un cortile interno.

Necropoli Ostiense: una decorazione rinvenuta nello scavo delal soprintednenza speciale (foto mic)

“Lo scavo dei sepolcri”, spiega Menghinello, “molto probabilmente identificabili come colombari, ambienti dotati di nicchie destinate a ospitare le urne cinerarie, è ancora in una fase preliminare. Nella limitata porzione attualmente visibile delle camere sepolcrali, è comunque già possibile riconoscere un elaborato apparato decorativo, costituito da intonaci affrescati a fasce e a motivi vegetali, stucchi, edicole ornate da figure della simbologia funeraria romana (come Oranti o Vittorie Alate). La prosecuzione dello scavo potrebbe consentire il rinvenimento di numerosi elementi di corredo, epigrafi e rivestimenti pavimentali”.

Scoperte in via Ostiense un’aula absidata e un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico (foto ssabap-roma)

Nell’area più prossima alla strada, a profondità via via maggiori, sono stati inoltre rimessi in luce un’aula absidata e un altro grande ambiente con resti di pavimentazione a mosaico, entrambi in laterizi, la cui funzione si chiarirà con il procedere dell’indagine. In età tardo-antica, una necropoli assai più modesta si impianta alle spalle del settore monumentale occupato dalle tombe di età imperiale, dal quale è separata da un lungo muro in blocchetti di tufo: scarsi oggetti di corredo accompagnano semplici sepolture a fossa, sovrapposte le une alle altre in fitta successione. Il contesto, particolarmente ricco e stratificato, va ricondotto alla vasta Necropoli della via Ostiense, sviluppatasi tra la tarda età repubblicana e il tardo impero, di cui sono attualmente visibili i settori del Sepolcreto Ostiense e della Rupe di San Paolo. “Queste scoperte archeologiche “, riflette Luigi La Rocca, capo dipartimento per la Tutela dei Beni culturali, “evidenziano come uno strumento normativo, ovvero la verifica preventiva dell’interesse archeologico, costituisca una opportunità di ricerca e di conoscenza della storia di Roma, che non finisce di stupire per la sua stratificazione, e fornisca, al tempo stesso, l’occasione per riflettere sul tema della conservazione del patrimonio ritrovato e della sua possibile integrazione nel tessuto e nei bisogni della città moderna, in un comparto urbano interessato da profonde trasformazioni”.

Necropoli Ostiense: l’antico rito del chiodo conficcato nel petto in una sepoltura tardo-antica (foto ssabap-roma)

Nel nuovo settore della Necropoli Ostiense le sepolture tardo-antiche con le salme sepolte nella terra, presentano l’antico rito del chiodo conficcato nel petto. L’inserimento di chiodi nella sepoltura è ben noto in epoca romana e nelle successive e la sua funzione è stata interpretata in vari modi e la sua la sua presenza esprime un evento compiuto, immutabile. In primo luogo avrebbe fissato la condizione di morte del defunto tuttavia era anche una pratica magica legata alla superstizione. Il chiodo preserva, protegge la salma da eventuali profanatori della sua ultima dimora, il morto dal maligno e i parenti superstiti da un suo possibile ritorno tra i vivi. L’azione magica del chiodo vede le sue origini in antichissime credenze religiose e per la sua funzione materiale di “fissaggio” che nel simbolismo esoterico dipendeva dal suo utilizzo. Poteva avere un significato positivo, come mezzo di espiazione del passato, chiudendo il tempo andato e augurando fortuna al futuro, segnandone il principio, come nel clavum figendi, cioè il conficcamento di un grosso chiodo, celebrata in ambito etrusco e romano in occasioni particolari, come il passaggio al nuovo anno. Allo stesso modo poteva essere usato per fissare il male e di conseguenza augurare il bene, Plinio il Vecchio, nelle Naturalis Historiae, attribuisce ai chiodi il potere di combattere malattie come peste, febbre, ferite, epilessia; piantando un chiodo nel punto era caduto per la prima volta l’epilettico egli sarebbe guarito. Poteva anche scongiurare eventi naturali pericolosi, come le inondazioni. La valenza negativa è testimoniata dalle defixiones, maledizioni che prendono il loro nome dallo stesso verbo defigere, “inchiodare”. Esse consistevano in una lamina di piombo su cui veniva incisa la volontà maligna che in questo modo si sarebbe fissata; in alcuni casi si usava materialmente un chiodo per sigillare il foglietto metallico

Roma. Riaperta al pubblico l’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci (I sec. a.C. – V sec. d.C.), nel quartiere di Spinaceto, dopo i lavori di restauro e valorizzazione del PNRR

L’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci, nel quartiere di Spinaceto a Roma (foto roma capitale)

È di nuovo aperta al pubblico l’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci, nel quartiere di Spinaceto, oggetto di lavori di restauro e valorizzazione curati dalla soprintendenza speciale Abap di Roma e dalla Sovrintendenza Capitolina nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi. La villa – esempio significativo di residenza suburbana il cui arco di vita si estende dalla tarda età repubblicana (I sec. a.C.) alla fine dell’età imperiale (V sec. d.C.) – è visitabile il 25 marzi 2026 nell’ambito degli appuntamenti dedicati ai singoli cittadini. Il settore residenziale della villa si articola in tre parti: un atrio porticato che doveva fungere da ingresso, l’ala di rappresentanza posta subito dietro l’atrio porticato e un impianto termale situato al centro del complesso.

I percorsi attrezzati per il pubblcio nell’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci (foto roma capitale)

La prima fase edilizia (I secolo a.C.) è caratterizzata dalle murature in opus reticulatum, come si osserva nei tramezzi del portico all’ingresso della villa. Seguono le fasi di età imperiale (I-III secolo d.C.), caratterizzate da murature in opus latericium e da pavimenti a mosaico geometrico in tessere bianche e nere. A questo periodo risalgono gli ambienti dell’impianto termale, con vasche rivestite di lastre marmoree, per il bagno in acqua calda (calidarium) e fredda (frigidarium).

Sarcofago dall’area archeologica della villa romana di Tor de’ Cenci a Roma (foto roma capitale)

A nord del settore residenziale si estendeva l’area destinata alle sepolture: ai proprietari della villa era di certo riservato il monumentale edificio funerario di età tardoantica (IV-V secolo d.C.), con murature in opus latericium e in opus listatum. Esso presenta un’aula rettangolare, preceduta da un atrio “a forcipe” (ovvero con due absidi alle estremità) e conclusa da un’abside: una pianta basilicale che ne fa ipotizzare un uso di culto cristiano. Qui furono rinvenuti nel 1933 tre sarcofagi marmorei: uno di essi, ora nel Museo Nazionale Romano, mostra il busto del defunto al centro della fronte. Intorno si estendeva un’area sepolcrale con tombe a fossa, destinata al personale di servizio della villa.

 

Roma. Al Drugstore Museum l’incontro “Geroglifici e fake news: smontiamo i falsi miti sull’antico Egitto!” con l’egittologa Valentina Santini, promossa da CAMNES e Mensa Italia

Dopo l’evento fiorentino di giugno 2025, CAMNES e Mensa Italia, con la collaborazione del Drugstore Museum, dell’Unitre Arvalia e della soprintendenza speciale di Roma, ripropongono “Geroglifici e fake news: smontiamo i falsi miti sull’antico Egitto!” per parlare delle bufale più curiose e significative legate all’epoca faraonica. L’appuntamento è sabato 21 febbraio 2026, alle 16.30, al Drugstore Museum, via Portuense 317, Roma. Valentina Santini, egittologa di CAMNES e socia Mensa Italia, presenterà alcuni dei più curiosi e significativi falsi miti sull’antico Egitto, mettendoli a paragone con le evidenze archeologiche in nostro possesso. Un incontro per smontare i falsi miti che riguardano l’antico Egitto. Introdurrà l’incontro Francesco Lioce (Unitre Arvalia). Ingresso libero.

 

Roma. Al Parco delle Acacie di Pietralata scoperte due grandi vasche monumentali, un piccolo edificio di culto probabilmente dedicato a Ercole e due tombe di età repubblicana in un intervento di archeologia preventiva diretto da Fabrizio Santi: “Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali”. La soprintendente Daniela Porro: “Le periferie moderne si rivelano così depositarie di memorie profonde”

Vasca monumentale e ingresso di una tomba di età repubblicana scoperte a Pietralata di Roma (foto ssabap-roma)

Due grandi vasche monumentali, un piccolo edificio di culto probabilmente dedicato a Ercole e due tombe di età repubblicana sono emersi nel corso degli scavi di archeologia preventiva condotti al Parco delle Acacie in via di Pietralata, quartiere nell’area orientale di Roma. Le indagini sono state effettuate dalla soprintendenza Speciale di Roma nell’ambito di un programma urbanistico e rientrano nelle attività istituzionali del ministero della Cultura a tutela del patrimonio archeologico. “Le tombe individuate costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare, mentre le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti”, spiega l’archeologo Fabrizio Santi. “Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive oppure legate alla raccolta delle acque: uno studio scientifico approfondito permetterà di contestualizzare questi ritrovamenti e comprenderne il ruolo all’interno del paesaggio antico, per restituire alla collettività il significato autentico di queste testimonianze del passato”. “È proprio in contesti come questo”, secondo Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma, “apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, che emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa e che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo. Le periferie moderne si rivelano così depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare. Inoltre, questi ritrovamenti confermano l’importanza dell’archeologia preventiva come strumento indispensabile perché lo sviluppo urbano sia associato alla tutela e si accompagni a una maggiore conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio”.

L’interno di una tomba a camera di età repubblicana scoperta a Pietralata di Roma (foto ssabap-roma)

Iniziate nell’estate del 2022 all’interno di un’area molto vasta, circa 4 ettari, le indagini, con la direzione scientifica di Fabrizio Santi – archeologo della soprintendenza Speciale di Roma – sono tuttora in corso e hanno restituito un contesto ampio circa un ettaro di grande interesse che testimonia una occupazione dal V – IV secolo a.C. al I secolo dopo Cristo e, meno assiduamente, tra il II e il III secolo d.C. Un lungo asse viario nell’antichità attraversa l’area di scavo, su di un terreno interessato dal passaggio di un corso d’acqua, che si immetteva nel non lontano Aniene. Di particolare rilievo è il sacello a pianta quadrangolare, costruito sopra un deposito votivo e collegato, secondo le prime ipotesi scientifiche, al culto di Ercole, divinità ampiamente venerata lungo la via Tiburtina. Le due tombe a camera, appartenenti con ogni probabilità a una gens facoltosa, testimoniano inoltre la presenza di un insediamento aristocratico strutturato in età repubblicana. Gli scavi, diretti dalla soprintendenza Speciale di Roma del ministero della Cultura, proseguiranno nei prossimi mesi e, al termine delle attività sul campo, sarà avviato uno studio finalizzato alla valorizzazione dell’area, con l’obiettivo di restituire questi importanti ritrovamenti alla fruizione e alla conoscenza della collettività.

Un trattio della starad in terra battuta scoperta a Pietralata (foto ssabap-roma)

LA STRADA. La strada si articola in due tratti distinti: uno, più vicino a via di Pietralata, in terra battuta, l’altro, in prossimità di via Feronia, tagliato nel tufo. Anche se la percorrenza doveva essere più antica, le prime tracce di una regolarizzazione dell’asse stradale, da Nord-Ovest a Sud-Est, dovrebbero risalire alla età medio-repubblicana (III secolo a.C.), quando venne costruito un grosso muro di contenimento in blocchi di tufo, sostituito nel secolo successivo da un muro in opera incerta. Nel I secolo d.C. la strada, ancora in uso, venne provvista di un nuovo battuto e delimitata da altre murature in opera reticolata. La parte vicina a via Feronia ha un periodo d’uso tra il III secolo a.C. e il I d.C., e nella sua fase più antica, la tagliata nel banco di tufo, si riconoscono alcuni solchi carrai. Nel II-III secolo dopo Cristo alcune modeste tombe a fossa ubicate lungo l’asse stradale documenterebbero il graduale abbandono del percorso.

 

Il sacello, forse dedicato al culto di Ercole, scoperto a Pietralata di Roma (foto ssabap-roma)

IL SACELLO. Dalla strada si accedeva ad un piccolo edificio di culto a pianta quadrangolare (4,5 per 5,5 metri), con murature in opera incerta di tufo e tracce di intonaco sulle pareti interne. Al centro, in asse con l’ingresso, è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco da identificare con un altare o parte di esso. Un avancorpo in muratura sulla parete di fondo, al centro, doveva essere la base di una statua di culto. Lo scavo ha evidenziato come il sacello sia stato realizzato al di sopra di un deposito votivo dismesso, al suo interno teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Reperti che portano a pensare che il sacello fosse destinato al culto di Ercole, il dio venerato sulla vicina Via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, con vari templi. Alcune monete di bronzo permettono di datarne la realizzazione tra la fine del III e il II secolo a.C.

 

Ingresso monumentale della tomba a camera scoperta a Pietralata di Roma (foto ssabap-roma)

TOMBE DI ETÀ REPUBBLICANA. Sul pendio di tufo che degrada da via di Pietralata, all’interno di un unico complesso, due corridoi distinti e paralleli (dromoi) conducono a due tombe a camera risalenti al IV – inizio III secolo a.C. La tomba A presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia, caratterizzato dalla presenza di un portale in pietra (stipiti e architrave), chiuso internamente da una grossa e pesante lastra monolitica. All’interno della tomba sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne tutti in peperino.

Tomba di Pietralata: tra i materiali rivenuti due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata (foto ssabap-roma)

Tra i materiali rivenuti si segnalano due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta a vernice nera. La tomba B, forse realizzata in un momento di poco successivo, ma sempre in età repubblicana (III secolo avanti Cristo), era chiusa con grandi blocchi di tufo. La camera sui lati presenta banchine per la deposizione dei defunti, tra cui un uomo di età adulta di cui è stato per ora recuperato soltanto parte del cranio, sul quale è stato riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica. Le due tombe, all’interno dello stesso complesso funerario, dovevano presentare una facciata monumentale in blocchi di tufo, di cui ne rimangono solo alcuni, mentre gli altri dovettero essere asportati e reimpiegati già in età romana. Una simile costruzione fa ipotizzare che l’edificio appartenesse a una gens facoltosa e potente che operava in questo comparto territoriale.

 

La vasca est, dista da drone, scoperta a Pietralata a Roma (foto ssabap-roma)

LA VASCA EST. La struttura – circa 28 x 10 metri e profonda 2,10 metri –, venne realizzata nel II secolo avanti Cristo come si può ricavare dalla tecnica muraria utilizzata (opera incerta). A partire dal I secolo dopo Cristo dovette venir meno la sua funzione: ebbe inizio, infatti, un processo di abbandono culminato nella sua definitiva chiusura alla fine del II secolo. Le murature in opera cementizia erano sicuramente rivestite di un compatto intonaco bianco quasi del tutto distaccatosi con l’abbandono e di cui ne rimangono alcune tracce; tutta la struttura era sormontata da una cornice in blocchi di tufo di grandi dimensioni. Al centro dei due lati lunghi sono presenti due nicchie con volta a botte, su un lato corto un dolio inglobato nella gettata di cementizio e infine sull’altro una piccola rampa rivestita in blocchi di tufo lavorati, che comunque non arriva al fondo della vasca. Al di là della presenza e della raccolta d’acqua, la sua funzione rimane incerta: si potrebbe pensare, anche sulla scorta dei rinvenimenti effettuati (terrecotte architettoniche, frammenti ceramici, di cui alcuni con graffiti) a un uso cultuale o, se così non fosse, a qualche tipo di attività produttiva. La vasca era alimentata da un sistema di canalette provenienti sia dal corso d’acqua che dal pendio ancora esistente a lato di via di Pietralata.

La vasca sud, dista da drone, scoperta a Pietralata a Roma (foto ssabap-roma)

LA VASCA SUD. È stata rinvenuta una seconda vasca monumentale scavata nel banco tufaceo dalle dimensioni di 21 × 9,2 metri che raggiunge una profondità di circa 4 metri. La vasca risulta delimitata esternamente da murature in blocchetti squadrati disposti in maniera irregolare, che rivestono direttamente le pareti dell’invaso e che si possono datare nel II secolo a.C. Un secolo dopo vennero realizzati altri setti murari in opera reticolata e opera quadrata di tufo che delimitano perimetralmente la sommità della vasca. L’accesso a quest’ultima avveniva tramite una rampa in grandi basoli di tufo, appoggiata direttamente sul terreno. A seguire un’ulteriore rampa di larghezza inferiore, fatta in cementizio e pavimentata con lastre rettangolari, permetteva di raggiungere il fondo della vasca. La funzione di questo invaso monumentale non è al momento chiara, anche perché finora non sono stati ancora individuati canali di adduzione o di deflusso delle acque. Tuttavia, la vasca di Pietralata presenta alcune analogie – in particolare nel tipo di pavimentazione basolata della rampa di accesso – con la vasca recentemente scoperta a Gabii dall’università del Missouri in collaborazione con i musei e parchi archeologici di Praeneste e Gabii, datata nel III secolo avanti Cristo, della quale è stata ipotizzata una funzione sacra. Il materiale ceramico rinvenuto nell’interro che ha colmato la struttura sembrerebbe collocare il suo abbandono nel corso del II secolo d.C.

Roma. Apertura con visite guidate gratuite del Porto Fluviale (I sec. d.C.) al Testaccio

Il criptoportico del Porto Fluviale di Roma antica al Testaccio (foto ssabap/fabio caricchia)

Il Porto Fluviale di Roma era il centro di stoccaggio di ogni genere di merci proveniente da tutto il Mediterraneo. Edificato nel I secolo d.C., era caratterizzato da una lunga struttura articolata su due piani con un lungo criptoportico, ancora oggi visibile. Per iniziativa della soprintendenza speciale di Roma il Porto Fluviale, in lungotevere Testaccio all’altezza di via Romolo Gessi, è aperto alle visite domenica 21 dicembre 2025 dalle 10 alle 13 con turni alle 10, alle 11 e alle 12. Le visite sono gratuite e senza prenotazione fino a esaurimento posti per un massimo di 40 partecipanti per turno

Roma. In occasione delle visite serali alle Terme di Caracalla, apertura straordinaria del Mitreo, il più grande di Roma

Il Mitreo alle Terme di Caracalla, il più grande di Roma (foto ssabap-roma)

Alla scoperta del Mitreo delle Terme di Caracalla, venerdì 12 dicembre 2025, aperto al pubblico eccezionalmente in occasione di eventi particolari come le visite serali: primo ingresso alle 17.45 e ultimo ingresso alle 20.15. Biglietto acquistabile al link https://portale.museiitaliani.it/…/c763f66b-8295-4800… Un dedalo di gallerie sotterranee che, un tempo lontano, serviva ad alimentare l’imponente funzionalità dell’impianto termale di superficie: forni, carri carichi di legname, centinaia di operai. Un incessante andirivieni di materiali nascosto allo sguardo dei frequentatori delle Terme di Caracalla. In questo mondo sotterraneo è stato rinvenuto il più grande Mitreo di Roma. La presenza del Mitreo nelle grandi terme imperiali racconta qualcosa di più della religiosità di Caracalla e della sua famiglia in cui divinità classiche e orientali si mescolavano in un unico culto. Il Mitreo è un luogo simbolico, sotterraneo, ‘prezioso’.