USA. Parte dal The Houston Museum of Natural Science il tour mondiale della mostra “Ramses il Grande e l’oro dei faraoni”, 181 manufatti inestimabili tra cui sarcofagi, mummie di animali, magnifici gioielli, spettacolari maschere reali, squisiti amuleti e tesori d’oro decorati della tomba
Un viaggio all’indietro nel tempo di 3200 anni, attraverso le sabbie del deserto del Sahara, nel cuore pulsante dell’Antico Egitto governato dal più celebre costruttore nella leggendaria storia del Paese: Ramses II. Ecco la mostra “Ramses il Grande e l’oro dei faraoni” che apre il 20 novembre 2021 in anteprima mondiale allo Houston Museum of Natural Science negli USA, prima di intraprendere un tour mondiale in più Paesi. La mostra propone ai visitatori un’esperienza museale multisensoriale nuova, che apre una finestra sulla vita e sui successi del faraone Ramses II, attraverso 181 manufatti inestimabili tra cui tesori egizi e reperti unici, molti dei quali rappresentano lo stesso eccezionale faraone. In questo viaggio coinvolgente si può ammirare una collezione di manufatti straordinariamente conservati, tra cui sarcofagi, mummie di animali, magnifici gioielli, spettacolari maschere reali, squisiti amuleti e tesori d’oro decorati della tomba, che mostrano la superba lavorazione degli artisti egiziani: “Pronunciare il nome del defunto è farlo rivivere”, dicevano gli antichi egizi. Sarà disponibile un’audioguida sia in inglese che in spagnolo.
“I Neanderthal sono ancora tra noi”: a Palazzo Franchetti la fondazione Giancarlo Ligabue di Venezia incontra il paleoantropologo Giorgio Manzi sul libro “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prima della storia”. Visita guidata alla mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania”

“Sono seduto su un grande masso di fronte al mare. Alle mie spalle la grotta del Monte Circeo frequentata dai Neanderthal”. Con queste parole Giorgio Manzi nel libro “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prima della storia” (edizioni Il Mulino) inizia un sogno: un incontro immaginario tra un paleoantropologo e l’ultimo dei Neanderthal. I due condividono le competenze di oggi e le esperienze vissute nel tempo profondo. Dialogano così sull’origine, sulle caratteristiche e sui comportamenti dei Neanderthal, come pure sul loro destino. Ne deriva l’affascinante narrazione di una specie simile alla nostra, ma anche profondamente diversa da noi, con la quale ci siamo confrontati dopo centinaia di millenni di separazione evolutiva. Non solo, però: la vicinanza genetica ha reso possibili incroci che hanno lasciato tracce durature in tutti noi. I Neanderthal sono ancora qui. Per il ciclo “I Neanderthal sono ancora tra noi” il noto paleoantropologo Giorgio Manzi, docente all’università La Sapienza di Roma, sarà ospite della Fondazione Giancarlo Ligabue. Il nuovo appuntamento con la paleontologia, l’antropologia e lo studio del passato “Giorgio Manzi racconta: i Neanderthal, uno specchio in cui osservare noi stessi” è in programma venerdì 19 novembre 2021, alle 17.30, nella Sala del Portego di Palazzo Franchetti a Venezia, dove è in corso la mostra “Power & Prestige. Simboli del comando in Oceania”. In occasione dell’evento – con ingresso gratuito e capienza limitata in base alle norme vigenti anti contagio – i partecipanti possono usufruire alle 17 di una visita guidata della mostra “Power & Prestige”, con una riduzione sul normale prezzo del biglietto d’ingresso. L’ingresso consentito solo ai possessori di Green Pass. Per informazioni: 0412705616; prenotazioni@fondazioneligabue.it


Il paleoantropologo Giorgio Manzi
Al centro della conferenza, l’incontro immaginario tra il paleoantropologo e l’ultimo dei Neanderthal, filo conduttore dell’ultima fatica editoriale di Manzi uscita da poche settimane per le edizioni de Il Mulino: “L’ultimo Neanderthal racconta. Storie prima della storia”. Di fronte alla Grotta del Monte Circeo, Manzi sogna e immagina di trovarsi faccia a faccia con uno dei rappresentanti dell’umanità “forse il più iconico della preistoria”. Giorgio Manzi è professore di Antropologia alla Sapienza – Università di Roma. Accademico dei Lincei, è stato direttore del Polo museale Sapienza e segretario generale dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Editorialista di “Le Scienze”, collabora con quotidiani, periodici, trasmissioni radio e tv. Fra i libri per il Mulino: “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (2018), “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (2017).

Vissuti nel tardo Pleistocene, diffusi in Europa ma anche più a oriente nel vasto territorio compreso tra il Mediterraneo e le steppe della Mongolia, inevitabilmente i Neanderthal dovettero incontrarsi e confrontarsi con gli Homo Sapiens partiti dall’Africa. La vicinanza genetica ha reso possibili incroci, ibridazioni che ebbero scarsa fortuna ma che hanno lasciato tracce molto durature tuttora presenti nel DNA di molte nostre popolazioni. I Neanderthal – che hanno abitato anche la nostra penisola – sono dunque ancora qui e la paleoantropologia che studia i reperti fossili utilizzando le più moderne tecniche di un’ampia varietà di discipline ci permette di conoscerli sempre meglio. Le scoperte si susseguono in questi ultimi anni, basti pensare ai recenti, eccezionali rinvenimenti legati alla grotta Guattari nel Circeo, e ciò aiuterà a comprendere meglio anche la nostra storia.

Inti Ligabue, presidente della fondazione Giancarlo Ligabue, tra i bastoni di comando della collezione Ligabue (foto James Mollison)
“La preistoria antica, il Paleolitico, occupa la quasi totalità del nostro passato bioculturale, il 99,5% della nostra esistenza come genere Homo”, ricorda Inti Ligabue, presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue. “Un periodo lunghissimo dell’evoluzione in cui affondano le nostre origini umane e sul quale gli studiosi devono ancora fare piena luce; un periodo che offre continui spunti e nuove conoscenze. Anche per questo ci piace proporre le riflessioni di Giorgio Manzi che da anni affronta questi temi collaborando con colleghi di discipline diverse: nuove strade della conoscenza che la Fondazione vuole percorrere”.
Roma. All’Ara Pacis presentazione del libro “Aqua Traiana. Le indagini fra Vicarello e Trevignano Romano. Nuove acquisizioni e prospettive di studio sull’acquedotto Traiano-Paolo”. Prenotazione obbligatoria e Green Pass


Copertina del libro “Aqua Traiana” (Gangemi Editore)
Venerdì 19 novembre 2021, alle 17, l’auditorium del Museo dell’Ara Pacis ospita la presentazione del libro “Aqua Traiana. Le indagini fra Vicarello e Trevignano Romano. Nuove acquisizioni e prospettive di studio sull’acquedotto Traiano-Paolo” (Gangemi Editore), a cura di Francesco Maria Cifarelli e Marina Marcelli. L’iniziativa è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Il volume presenta, in particolare, i risultati del ‘Progetto Pilota’, realizzato fra il 2019 e il 2021 nella zona di Vicarello, presso Trevignano Romano, primo step di un più ampio programma di documentazione dell’intero acquedotto condotto dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con ACEA SpA. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria allo 060608 (tutti i giorni 9-19). Nel rispetto delle misure di prevenzione sanitaria per l’accesso al Museo è necessario essere muniti di una delle certificazioni verdi Covid19 Green Pass (in formato digitale o cartaceo) e sottoporsi alla misurazione della temperatura, che dovrà essere inferiore ai 37.5°. È obbligatorio l’uso della mascherina. All’interno del museo è necessario mantenere la distanza di sicurezza ed evitare assembramenti. Porgeranno i saluti per la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali la sovrintendente, Maria Vittoria Marini Clarelli e, per ACEA SpA, Giovanni Papaleo, Chief Operating Office. Presenteranno i contenuti scientifici del volume Alessandra Ten, professoressa di Rilievo e Analisi tecnica dei Monumenti antichi al dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’università di Roma “Sapienza”, e Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia Antica. Saranno presenti i curatori e gli autori.

Il percorso dell’Aqua Traiana dal lago di Bracciano a Roma
Il progetto è stato finalizzato all’esplorazione sistematica, alla documentazione e allo studio di un tratto campione dell’acquedotto, ma anche a testare le metodologie di lavoro in un teatro operativo di estrema complessità, quale quello degli angusti condotti sotterranei di un acquedotto funzionante. È stato così esplorato e documentato nel dettaglio un tratto di circa un chilometro del condotto principale, in un punto nel quale su questo affluiscono tre importanti e ramificati bracci di captazione, quello di Vicarello, quello delle Sette Botti e, da ultimo, il lunghissimo braccio della Calandrina.
L’acquedotto Traiano-Paolo, interamente di proprietà di Roma Capitale e in gestione ad ACEA SpA, costituisce, per l’incredibile stato di conservazione funzionale delle strutture antiche, un caso assolutamente eccezionale. Fu costruito dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. per rifornire Trastevere e, caduto in parziale abbandono nel medioevo, fu riattivato dagli ingegneri pontifici sotto papa Paolo V nel 1612, in funzione dello sviluppo del complesso del Vaticano. L’acquedotto è alimentato da un articolato sistema di captazione delle sorgenti del bacino del lago di Bracciano da cui, con un percorso di oltre 57 km, giunge a Roma sul Gianicolo, al celebre ‘Fontanone’, la mostra monumentale realizzata da Giovanni Fontana per il nuovo acquedotto Paolo. Dal Gianicolo, attraverso una rete di condotti sotterranei, l’acqua è distribuita fino al centro storico, alimentando le più celebri fontane monumentali. Un ramo dell’acquedotto ancora oggi rifornisce lo Stato di Città del Vaticano con le sue 100 fontane. La sua straordinaria importanza, fino a tempi recentissimi assolutamente non compresa, sta riemergendo prepotentemente grazie all’impegno della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e di ACEA SpA, che hanno concordato un programma di ricerca volto alla conoscenza dell’intero sistema idraulico. Risultato di tale progetto, condotto in collaborazione con il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio e con l’Associazione Roma Sotterranea, è una documentazione di dettaglio probabilmente senza precedenti, pubblicata integralmente nel volume presentato, che mostra l’incredibile stato di conservazione e funzionalità dei condotti e dei sistemi di captazione di età Traianea: ne è risultata la preziosissima immagine di un acquedotto antico ancora in uso, che restituisce all’Aqua Traiana il valore della sua unicità e della sua rilevanza storico-archeologica, solo oggi pienamente compresa.
Al museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera apre la mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” per raccontare il gusto estetico e il ruolo della donna nel mondo antico in epoche e contesti differenti

Un viaggio nella bellezza tra Pompei e la Basilicata per raccontare il ruolo della donna nel mondo antico, attraverso ornamenti e gioielli, espressione del gusto estetico di epoche e contesti differenti, ma anche simbolo di uno status sociale. Appuntamento al museo Archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera dove dal 18 novembre 2021 al 30 giugno 2022 si può visitare la mostra “Da Matera a Pompei. Viaggio nella bellezza” a cura di Annamaria Mauro, Massimo Osanna, Gabriel Zuchtriegel, frutto della collaborazione tra il museo nazionale di Matera e il parco archeologico di Pompei e il ministero della Cultura, che mette a confronto e unisce due contesti archeologici molto diversi tra di loro e lontani nello spazio e nel tempo: da un lato la Basilicata antica, influenzata dai costumi e dalle mode del mondo greco coloniale, dall’altro Pompei e l’area vesuviana, dove nel I secolo d.C. sono ben documentati lo stile e il gusto romano. Giovedì 18 novembre 2021, alle 12, la mostra sarà inaugurata dai curatori Annamaria Mauro, direttrice del museo nazionale di Matera; Massimo Osanna, direttore generale Musei; e Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei.
Ad Amburgo il simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto” (in presenza e su Zoom) con interventi degli archeologi del parco archeologico del Colosseo, della Sovrintendenza Capitolina, dei Musei Vaticani e della Federico II di Napoli: focus sulla “rivoluzione per immagini” scaturita dall’ascesa di Augusto, primo imperatore di Roma cui è dedicata una grande mostra nel 2022

Il parco archeologico del Colosseo partecipa al Simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto” del 17-18 novembre 2021 al Bucerius Kunst Forum di Amburgo, incentrato sulla “rivoluzione per immagini” scaturita dall’ascesa di Augusto, primo imperatore di Roma (27 a.C. – 14 d.C.). Il convegno precede la grande mostra dedicata al princeps in programma nel 2022 e alla quale il PArCo partecipa con importanti prestiti. Saranno presentati gli esiti delle ricerche condotte sulla statua di ‘Apollo Palatino’ e sull’Arco di Augusto nel Foro Romano, con gli interventi di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi. Al Simposio “Die neuen Bilder des Augustus” parteciperà anche il direttore dei musei Archeologici e Storico-artistici della Sovrintendenza Capitolina, Claudio Parisi Presicce, con un intervento sul rinvenimento in via Alessandrina di un nuovo ritratto di Augusto. Il convegno si terrà in tedesco e italiano con traduzione simultanea nell’altra lingua. La partecipazione al convegno è possibile anche gratuitamente in forma digitale. A questo scopo, il Bucerius Kunst Forum utilizza il software Zoom. Collegamento zoom: https://buceriuskunstforum-de.zoom.us/join. ID riunione: 812 9618 2382 / Codice ID: 023470. Registrazione su symposium@buceriuskunstforum.de

Simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto”, Amburgo. Augusto segna una svolta nella storia romana. Come primo imperatore (dal 27 a.C. al 14 d.C.), non solo possiede un immenso potere, ma fa anche uso di nuove strategie di comunicazione. La mostra e il simposio preparatorio discutono le immagini e i monumenti di questo tempo. Da un lato, questi sono in una tradizione repubblicana, d’altra parte, sono adattati al nuovo bisogno di dichiarazioni, specialmente nel contesto politico-pubblico. Statue d’onore, rilievi di stato e monete con l’immagine dell’imperatore sono presenti nell’impero in una densità precedentemente inimmaginabile. Le opere pubbliche spesso riconducono a motivi tradizionali, la cui forza risiede nella loro apertura. I viticci bucolici, ad esempio, possono essere intesi come un riferimento all’età dell’oro, ma anche più in generale come espressione di felicità.

La ricostruzione dell’aula di culto con la statua del Genio di Augusto nel Foro a Roma (foto sovrintendenza capitolina)
Con Augusto inizia a Roma un’immensa attività edilizia. La capitale riceve un nuovo paesaggio urbano, i nuovi edifici diventano il vettore di una varietà di immagini. Statue arcaiche creano un’atmosfera sacra nel Santuario di Apollo sul Palatino, mentre viene sviluppata una nuova iconografia per il culto dei Lari, che si combina con il culto del genio dell’imperatore. Il nuovo desiderio per l’immagine all’inizio dell’era imperiale è particolarmente evidente nella sfera privata. Oltre ai dipinti del terzo stile, questo vale per le sculture, i treppiedi in marmo e i candelabri che popolavano i giardini dei ricchi. Le stoviglie sono state scoperte anche come porta immagini. I temi ruotano attorno al mondo di Bacco e Venere e sono ben lontani dalla cultura pittorica pubblico-politica.

Programma mercoledì 17 novembre 2021. Alle 17, benvenuto del prof. Andreas Hoffmann, amministratore Delegato del Bucerius Kunst Forum e curatore della mostra. Alle 17.15, “Le nuove immagini di Augusto. A proposito del concetto della mostra” con Annette Haug, professore di Archeologia classica all’Istituto di Antichità Classica dell’università di Kiel e curatore della mostra. Sezione I+II: Comunicazione e interazione tra imperatore e popolo. 17.45, “Da Ottaviano ad Augusto. L’immagine dell’imperatore. Media e Semantica” con Dietrich Boschung, professore di Archeologia classica all’Istituto Archeologico dell’università di Colonia; 18.30, “Un nuovo colossale ritratto di Augusto dalla Via Alessandrina a Roma e le sue implicazioni per la comprensione del ritratto di Augusto” con Claudio Parisi Presicce, direttore dei musei Archeologici e di Storia dell’Arte del Comune di Roma e direttore esecutivo della soprintendenza Archeologica del Comune di Roma; 19.15, ricevimento.

Programma giovedì 18 novembre 2021. Alle 9, “Sull’iconografia delle nuove immagini dell’imperatore. Tipi di statue, attributi e loro significato” con Giandomenico Spinola, responsabile delle collezioni archeologiche dei Musei Vaticani, Città del Vaticano; 9.45, “Immagini mobili per le persone. L’inizio del principato nella monetazione” con Bernhard Weisser, direttore del Gabinetto delle Monete della Staatliche Museen zu Berlin; 10.30, pausa caffè; 11, “Livia Drusilla, la moglie del primo imperatore romano e la nuova immagine della donna nella gens Augusta” con Claudia Valeri, curatrice della collezione di antichità greca e romana, Musei Vaticani, Città del Vaticano. Sezione III: La nuova immagine della città in augustea. Alle 11.45, “La nuova immagine della città di Roma in epoca augustea” con Johannes Lipps, professore di Archeologia classica all’Istituto di Studi Classici dell’università Johannes Gutenberg di Magonza, attualmente Fellow al Gutenberg Research College, Magonza; 12.30, pausa pranzo; 13.30, “L’Arco di Augusto sul Foro Romano. Dalla disiecta membra alla ricostruzione” con Federica Rinaldi, direttore del parco archeologico del Colosseo, Roma; 14.15, “La nuova immagine della città in Campania. Accoglienza del programma di immagini del Forum Augustum di Cuma e Puteoli” con Carmela Capaldi, docente di Archeologia classica, università “Federico II” di Napoli; 15, pausa caffè. Sezione IV: Nuove immagini – vecchie immagini. Immagini in Culto e Culto Imperiale. Alle 15.30, “Pictures for Cult and Imperial Cult in Augustan Times” con Patric-Alexander Kreuz, professore di Archeologia classica / Archeologia Urbana all’Istituto di Antichità Classica dell’università di Kiel; 16.15, “Immagini per il culto. Una nuova ricostruzione della statua di Apollo Palatino” con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo e del museo sul Palatino, Roma; 17, pausa caffè. Sezione V: Vivere al tempo di Augusto. Alle 17.30, “Immagini in casa tra tradizione e innovazione nella tarda repubblica e nel primo periodo imperiale” con Annette Haug, professore di Archeologia classica all’Istituto di Antichità classica dell’università di Kiel e curatore della mostra; 18.15, ricevimento.
A Taranto il convegno internazionale “Taras e Vatl. Rapporti tra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana” (in presenza e on line in streaming): tre giorni di riflessioni sulle due grandi aree culturali dell’Italia preromana, quella etrusca largamente diffusa nella Penisola e quella di marca ellenica, con i suoi molteplici rapporti con le culture indigene, della Magna Grecia e della Sicilia

A quasi trenta anni dal XXXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia dal titolo “Magna Grecia Etruschi Fenici”, tenutosi a Taranto nel 1993 (edito nel 1994), torna l’attenzione su questo tema ancora a Taranto nel convegno internazionale “Taras e Vatl. Rapporti tra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana”, e proprio nel corso del 2021, l’anno del progetto “Taras e Vatl”, a cura di Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, e di Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, che ha portato alla realizzazione di due mostre: “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto” al museo Archeologico nazionale di Taranto e “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. Alle due mostre avrebbe dovuto far seguito una tavola rotonda su alcuni dei temi toccati. La riflessione scientifica emersa dai progetti espositivi ha suggerito un obiettivo più ambizioso, ovvero quello di confrontarsi, in una prospettiva più ampia, con l’insieme dei rapporti tra le due grandi aree culturali dell’Italia preromana, quella etrusca largamente diffusa nella Penisola e quella di marca ellenica, con i suoi molteplici rapporti con le culture indigene, della Magna Grecia e della Sicilia. Appuntamento dunque dal 17 al 19 novembre 2021, al teatro comunale Fusco di Taranto, col convegno internazionale “Taras e Vatl. Rapporti tra Magna Grecia ed Etruria nel quadro dell’Italia preromana” a cura di Eva Degl’Innocenti e Simona Rafanelli, organizzato dal museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA, dal Comune di Taranto e dal museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia – MuVet. Ingresso gratuito senza prenotazione: convegno in presenza e in diretta on-line sui canali YouTube e Facebook del MArTA. La riflessione si svilupperà all’interno di grandi ambiti tematici.

Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)

Francesco D’Andria )Accademia dei Lincei)
Il programma di mercoledì 17 novembre 2021. Alle 8.45-9.05, saluti istituzionali e apertura dei lavori. SESSIONE 1 – STORIA, LINGUE, SOCIETÀ: presiede: Francesco D’Andria (Accademia Nazionale dei Lincei). Ore 9.10-9.30, Mario Lombardo (Università del Salento) “Tarentini, Italioti, Etruschi: note peregrine”; 9.35-9.55, Flavia Frisone (Università del Salento) “Buone maniere e cattivi maestri. Pratiche sociali e modelli di rappresentazione delle élites fra Etruria e Magna Grecia”; 10-10.20, Gianluca Tagliamonte (Università del Salento) “Mercenari etruschi in Magna Grecia e Sicilia”; 10.25-10.45, Paolo Giulierini (museo Archeologico nazionale di Napoli – MANN) “Gli Etruschi e la Campania. Dalla mostra Gli Etruschi al MANN al progetto La Piana Campana. Una terra senza confini”; 10.45-11, coffee break; 11.05-11.25, Caterina Ingoglia (Università di Messina) “Gli Etruschi e l’area dello Stretto”; 11.30-11.50, Francesca Spatafora (già parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato) “La Sicilia fenicio-punica tra Cartagine ed Etruria”; 11.55-12.15, Valentina Belfiore (museo Archeologico nazionale d’Abruzzo – Villa Frigerj) “Le teste bifronti etrusche e le porte in età ellenistica. Alcune riflessioni”; 12.20-12.40, Simona Marchesini (Alteritas – Interazione tra i popoli) “Pluralità divina tra Magna Grecia ed Etruria. L’evidenza epigrafica”; 12.45-13.05, Gilles Van Heems (Université Lumière – Lyon 2) “Etrusco campano o etrusco di Campania?”; 13.10-13.40, discussione; 13.40-14.40, lunch break. SESSIONE 2 – TARANTO E L’“ELLENISMO ETRUSCO-ITALICO”: presiede: Maria Cecilia Parra (Università di Pisa). Ore 14.45-15.05, Vincent Jolivet (CNRS-UMR8654, AOrOc) “Destini incrociati: Macedonia, Taranto e l’Etruria nella prima Età ellenistica”; 15-10-15.30, Simona Rafanelli (museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia – MuVet), Eva Degl’Innocenti (museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA) “Una nuova tomba a edicola con gorgoneion da Sovana. Gorgoneia ellenistici al museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA”; 15.35-15.55, Adriano Maggiani (già Università Ca’ Foscari Venezia) “Echi tarantini nella scultura etrusca di Volterra”; 16-16.20, Giuseppina Carlotta Cianferoni (già museo Archeologico nazionale di Firenze) “Da Taranto a Tarquinia: il sarcofago delle Amazzoni”; 16.25-16.45, Carmela Roscino (Università di Bari “Aldo Moro”) “Da Taranto all’Italia: riflessi dello stile apulo medio nella ceramica etrusca e falisca del IV secolo a.C.”; 16.45-17.05, coffee break; 17.10-17.30, Alessandra Coen (Università di Urbino “Carlo Bo”) “La produzione orafa di età tardo classica ed ellenistica tra Etruria e Taranto: un rapporto complesso”; 17.35-17.55, Giovanna Mandara (Ricercatore indipendente) “Ori di Vetulonia. Influenze magno-greche in età ellenistica”; 18-18.20, Maria Luisa Vitobello (European Jewellery Technology Network – EJTN GEIE, Bruxelles) “Primo millennio a.C. Tecniche orafe nel Mediterraneo: analisi comparata e metodologie integrate di autenticazione (composizione dei materiali e tecniche di produzione)”; 18.25-18.45, Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia – ETRU) “Echi Tarantini al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”; 18.50-19.20, discussione.

Grazia Semeraro (università del Salento)
Programma di giovedì 18 novembre 2021. SESSIONE 3 – PRODUZIONI, FORME ARTISTICHE, ARCHITETTURA: presiede Grazia Semeraro (Università del Salento). Alle 9-9.20, Francesco D’andria (Accademia nazionale dei Lincei) “Echi d’Etruria presso i popoli della Puglia”; 9.25-9.45, Laura Ambrosini (Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Roma), Domenico Palombi (Sapienza Università di Roma) “I capitelli figurati etruschi. Relazioni e contatti con quelli apuli”; 9.50-10.10, Carlo Rescigno (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) “Fictilia tecta tra Etruria e Magna Grecia”; 10.15-10.35, Federica Chiesa, Enrico Giovanelli (Università di Milano) “La coroplastica votiva di Capua. L’elaborazione del repertorio iconografico locale alla luce dei modelli greci”; 10.35-10.55, coffee break; 11-11.20, Claudia Noferi (museo Archeologico nazionale di Firenze) “Modellini di maschere teatrali nei corredi funerari di età ellenistica in Etruria meridionale: iconografia, diffusione, produzione, interpretazione e confronti con gli esemplari magno greci”; 11.25-11.45, Alessandro Naso (Università di Napoli “Federico II”) “Vasellame etrusco in bucchero in Puglia e nell’Italia meridionale”; 11.50-12.10, Luigi Michele Todisco (Università di Bari “Aldo Moro”) “Scendere da cavallo. Testimonianze iconografiche tra Attica, Etruria, Magna Grecia”; 12.15-12.45, discussione; SESSIONE 4 – I GRECI, GLI ETRUSCHI E GLI ALTRI. FORME DI INTERAZIONE SOCIO-ECONOMICA E CULTURALE: presiede Adriano Maggiani (già Università Ca’ Foscari Venezia); 12.50-13.10, Fernando Gilotta (Università della Campania “Luigi Vanvitelli”) “Etruria e mondo coloniale: momenti di incontro in un rapporto sempre aperto”; 13.15-13.35, Andrea Celestino Montanaro (Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Lecce) “Le popolazioni indigene della Puglia preromana e gli Etruschi. Relazioni culturali e importazioni tra VIII e V secolo a.C.”; 13.40-14.40, lunch break; 14.45-15.05, Grazia Semeraro (Università del Salento) “Bronzi etruschi nei contesti della Messapia: dimensione cerimoniale e fenomeni di interazione nelle società arcaiche”; 15.10-15.30, Carmine Pellegrino (Università di Salerno) “Tra Ionio e Tirreno: mobilità dall’area enotria alla Campania tra l’VIII e il VII sec. a.C.”; 15.35-15.55, Mario Iozzo (museo Archeologico nazionale di Firenze) “Importazioni magnogreche a Chiusi”; 16-16.20, Stéphane Verger (museo nazionale Romano) “Etruschi e Greci d’Italia negli scambi transalpini”; 16.20-16.40, coffee break; 16.45-17.15, discussione.

Valentino Nizzo, direttore del museo etrusco di Villa Giulia
Programma di venerdì 19 novembre 2021. SESSIONE 5 – CULTI E MITI NELLE IMMAGINI: presiede Valentino NIZZO (Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia- ETRU). Ore 9-9.20, Luca Cerchiai (Università di Salerno) “In viaggio per mare, sulla coppa del Sole”; 9.25-9.45, Barbara Arbeid (museo Archeologico nazionale di Firenze) “Identità labili e travestimenti nella ceramica etrusca a figure rosse: due nuovi vasi del Funnel group”; 9.50-10.10, Maria Cecilia Parra (Università di Pisa) “Offerte di piombo fuso e offerenti multipli: paralleli tirrenici nel santuario di Punta Stilo a Kaulonía?”; 10.15-10.35, Giuseppina Gadaleta (Università di Bari “Aldo Moro”) “Gusto e rito tra Magna Grecia e Etruria”; 10.40-11, Lorenzo Mancini (museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA) “L’Oro della Terra. Grifoni e Arimaspi nell’immaginario funerario, tra Mar Nero e Macedonia, Magna Grecia ed Etruria”; 11-11.20, coffee break; 11.25-11.55, discussione; 12-12.30, conclusioni e chiusura dei lavori.
Bologna. In soprintendenza presentazione del libro di Luigi Malnati “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo). Green pass obbligatorio


Luigi Malnati, già soprintendente archeologo (foto Mibact)
L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. Lo descrive molto bene l’archeologo, già soprintendente, Luigi Malnati nel suo libro “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo) che l’arch. Maria Luisa Laddago presenterà mercoledì 17 novembre 2021, alle 11, a Palazzo Dall’Armi Marescalchi, sede della soprintendenza, in via IV Novembre 5 a Bologna. Ne discuteranno con l’autore Marco Cammelli (professore emerito di Diritto amministrativo – Università di Bologna) e Giuseppe Sassatelli (professore emerito di Etruscologia e Archeologia Italica – Università di Bologna). Ingresso libero con obbligo di Green Pass. Prenotazione consigliata: lara.sabbionesi@beniculturali.it. Per acquistare il volume rivolgersi a Libreria Pavoniana in via Collegio di Spagna 5 a Bologna (tel. 051.234112).

La copertina del libro “La passione e la polvere” di Luigi Malnati (edizioni La Nave di Teseo)
La passione e la polvere. Avventurosa e carica di mistero: da sempre, è così che immaginiamo l’archeologia. Spesso legata a paesi lontani, esotici e favolosi, o a scoperte di tesori e reperti straordinari come le tombe etrusche, gli affreschi di Pompei, le sculture classiche. Non è più così da molto tempo, da quando nell’Ottocento l’archeologia ha iniziato a distinguersi dalla storia dell’arte antica ed è diventata una scienza intimamente connessa alla storia dell’uomo, contribuendo, insieme alle fonti scritte, a scoprire e raccontare la vita nelle diverse civiltà. Da allora si sono moltiplicati gli scavi, condotti con metodi rigorosi, specie nelle città che conservano sotto l’aspetto attuale le tracce delle epoche e delle culture precedenti. In Italia la professione di archeologo è nata formalmente negli anni ottanta del Novecento e richiama giovani spinti da una grande passione, che lavorano duramente, a fianco delle soprintendenze, il più delle volte lontani dalla ribalta. Perché non esistono solo Pompei e il Colosseo: il patrimonio archeologico è diffuso e la battaglia per salvaguardarlo non è ancora perduta. Arricchito da un inserto di immagini che ripercorrono momenti e figure decisive e illustrano le tecniche dell’archeologia, La passione e la polvere racconta un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto, nelle parole di un testimone diretto.
A un anno dalla scomparsa del direttore, Filippo Maria Gambari, Il museo delle Civiltà di Roma-Eur vuole ricordarlo presentando il volume “Riscopriamo Angera. La collezione Pigorini Violini Ceruti”: evento esclusivamente online venerdì 19 novembre 2021, alle 17, in diretta Streaming 











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