Archivio | novembre 2021

Cividale del Friuli. Al museo Archeologico nazionale incontro di archeologia sperimentale: l’associazione La Fara presenta la ricostruzione di una capanna longobarda. Obbligatorio il Green Pass

Al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli appuntamento venerdì 26 novembre 2021 con l’archeologia sperimentale: “Ricostruzione di una capanna longobarda”. Alle 17.30, i ricercatori dell’associazione La Fara racconteranno il loro nuovo progetto: la ricostruzione di una capanna longobarda, tra gli studiosi nota come Grubenhaus (casa affossata), una tipologia abitativa utilizzata dalla popolazione longobarda al suo arrivo in Italia. Ingresso libero. Si accede al museo con mascherina indossata e Green Pass.

Archeologia sperimentale: ricostruzione di una capanna longobarda a cura dell’associazione La Fara (foto la fara)

Si tratta di una struttura seminterrata, di dimensioni contenute, dotata di una struttura e di una copertura in materiali deperibili realizzata nell’ambito di un progetto sperimentale/ricostruttivo a lungo termine, ovvero pensato per testarne le modalità realizzative, ma anche l’uso effettivo, nonché la riparazione e il disuso/abbandono. La capanna è rigorosamente realizzata con le sole tecniche tradizionali e con le materie prime fornite da un terreno incolto, a simulare la disponibilità delle risorse in un contesto di età altomedievale.

Israele. Così gli assiri conquistarono la città di Lachish e la Giudea: gli archeologi dell’università di Gerusalemme e di Oakland hanno scoperto come fu realizzata la rampa d’assedio della città, micidiale macchina da guerra dell’esercito di Sennacherib. Ad oggi è l’unica nota del Vicino Oriente antico e la più antica del mondo: risale a 2700 anni fa

Veduta aerea della collina sulla cui sommità sorgeva la città di Lachish, in Giudea (foto Quarta campagna di scavo a Lachish)
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La rampa d’assedio realizzata a Lachish, in Giudea, con tre milioni di pietre (foto Yosef Garfinkel)

Alle truppe del re assiro Sennacherib bastavano poco più di tre settimane per innalzare la rampa d’assedio, una macchina da guerra micidiale usata nella conquista delle città del Levante meridionale che si erano ribellate nell’VIII sec. a.C. All’epoca gli assiri avevano un esercito potente e ben equipaggiato: nel 721 a.C. fu conquistato il Regno d’Israele. Venti anni dopo, l’esercito assiro attaccò il regno di Giuda, assediando la sua città più importante, Gerusalemme, e lanciando un assalto diretto alla sua seconda città più importante, Lachish. Lo stesso re Sennacherib andò a Lachish per sovrintendere alla sua distruzione, che iniziò con la costruzione di una rampa per raggiungere le mura della città sulla collina. Ed è proprio a Lachish che gli archeologi hanno scoperto la tecnica usata dagli assiri per costruire la rampa e il suo uso per conquistare la città di Lachish: ad oggi è l’unica nota del Vicino Oriente antico e la più antica del mondo. Fu realizzata 2700 anni fa. Le rovine di Lachis erano state infatti scavate fin dagli anni ’30 del secolo scorso e i resti della rampa d’assedio assira, sollevata nell’angolo sud-ovest del sito, erano già stati identificati negli anni ’70. Ma proprio i nuovi studi degli archeologi dell’università di Gerusalemme e dell’americana Oakland stanno facendo luce su una delle battaglie più documentate della storia antica, descritta nella Bibbia, nei testi assiri e persino in rilievi giunti fino a noi. I risultati sono stati pubblicati sull’Oxford Journal of Archaeology. Il team, guidato dal professor Yosef Garfinkel e dalla dott.ssa Madeleine Mumcuoglu dell’Istituto di archeologia dell’università ebraica di Gerusalemme (HU), e dai professori Jon W. Carroll e Michael Pytlik dell’università di Oakland, negli Stati Uniti, ha attinto a diverse fonti su questo evento storico per fornire un quadro completo. L’eccezionale quantità di dati include testi biblici (2 Re 18:9–19:37; 2 Cronache 32; Isaia 36–37), iconografia (rilievi in ​​pietra raffiguranti scene di battaglia assira) e iscrizioni accadiche, scavi archeologici e fotografie di droni del XXI secolo.

L’assedio della città di Lachish da un rilievo assiro (foto Osama Shukir Muhammed Amin)
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Ceramiche scoperte nel sito archeologico di Lachish (foto C. Amit / IAA)

Gli assiri all’epoca erano una delle superpotenze del Vicino Oriente: controllavano un impero che si estendeva dall’Iran all’Egitto. Per conquistare Israele hanno utilizzato tecnologie militari che hanno permesso loro di vincere le battaglie e penetrare nelle città fortificate. E se oggi per prevalere ci si affida alla forza aerea e alle forze speciali, nel IX-VII secolo a.C., tutto ruotava attorno alla rampa d’assedio, una struttura elevata che trasportava rampe di attacco fino alle mura della città nemica e permetteva ai soldati assiri di aver la meglio sui loro nemici. Lachish era una fiorente città cananea nel II millennio a.C. ed era stata la seconda città più importante del regno di Giuda. Nel 701 a.C. Lachish fu attaccata dall’esercito assiro, guidato dal re Sennacherib. L’analisi di Garfinkel ha permesso di superare le diverse ipotesi avanzate giungendo a definire come fu costruita dagli assiri la massiccia rampa che permise loro di trasportare arieti fino alla cima della collina su cui sorgeva Lachish, violare le sue mura e invadere completamente la città. Garfinkel si è avvalso anche dell’analisi fotogrammetrica delle fotografie aeree e della creazione di una mappa digitale dettagliata del paesaggio, che ha prodotto un modello che tiene conto di tutte le informazioni disponibili su quella battaglia.

Le sei posizioni sulla rampa d’assedio assira dove le pietre sono state recuperate e pesate (foto Dr. M. Pytlik)
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Un muro del X sec. a.C. portato in luce a Lachish (foto Emil Aladjem)

Secondo Garfinkel, la rampa era fatta di piccoli massi, di circa 6,5 ​​kg ciascuno. Quindi per realizzarla sarebbero servite qualcosa come tre milioni di pietre. Impensabile che siano state raccolte nei campi attorno al sito, perché avrebbe richiesto troppo tempo rallentando la costruzione della rampa che invece doveva essere rapida. L’ideale sarebbe stata l’estrazione delle pietre all’estremità opposta della rampa: ed è proprio lì che gli archeologi hanno trovato una rupe che rivelava l’esistenza di un substrato roccioso. La costruzione della rampa, dalle evidenze archeologiche, sarebbe iniziata a una ottantina di metri di distanza dalle mura della città di Lachish, vicino a dove si potevano estrarre le pietre necessarie per la rampa. Le pietre sarebbero state trasportate con una catena umana, passate da uomo a uomo a mano. Secondo Garfinkel con quattro catene umane che lavorano in parallelo sulla rampa, ciascuna attiva 24 ore su 24, ogni giorno sarebbero state spostate circa 160mila pietre. “Il tempo era la principale preoccupazione dell’esercito assiro”, spiega Garfinkel. “Centinaia di operai lavoravano giorno e notte trasportando pietre, possibilmente in due turni di 12 ore ciascuno. La manodopera era probabilmente fornita dai prigionieri di guerra e dai lavori forzati della popolazione locale. Gli operai erano protetti da massicci scudi posti all’estremità settentrionale della rampa. Questi scudi venivano fatti avanzare verso la città di pochi metri ogni giorno”. Con questo sistema la rampa, un gigantesco cuneo triangolare, avrebbe potuto raggiungere le mura della città in 25 giorni. “Questo modello”, sottolinea Garfinkel, “presuppone che gli assiri fossero molto efficienti, altrimenti ci sarebbero voluti mesi per essere completato”.

Ricostruzione delle fasi di realizzazione della rampa d’assedio, partendo dall’estremità opposta con una cava di pietra nelle vicinanze (foto Yosef Garfinkel)
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Rampe d’assedio assiro sul rilievo di Lachish scoperto nel palazzo di Sennacherib. Si può notare la macchina d’assedio con le sue ruote su una strada pavimentata (disegno di Judith Dekel)

Man mano che gli operai completavano la rampa e si avvicinavano alle mura di Lachish, gli abitanti cercavano di difendere la loro città lanciando frecce e lanciando pietre sul nemico. Garfinkel suggerisce che gli operai usassero massicci scudi di vimini a forma di L, simili a quelli mostrati mentre proteggono i soldati sui rilievi assiri. Nella fase finale, le travi di legno sono state posate sopra le pietre, dove sarebbero stati posizionati in modo sicuro gli arieti all’interno delle loro massicce macchine d’assedio, del peso di una tonnellata. L’ariete, una grande e pesante trave di legno con una punta di metallo, colpiva le pareti facendolo oscillare avanti e indietro. Garfinkel suggerisce che l’ariete fosse sospeso all’interno della macchina d’assedio su catene metalliche, poiché le corde si sarebbero consumate rapidamente. In effetti, una catena di ferro è stata trovata in cima alla rampa a Lachish.

Fiscaglia (Fe). “La Massa di Fiscaglia: la storia, il territorio, nuove prospettive di ricerca”: giornata di studi in occasione degli 800 anni dalla concessione degli Statuti Comunali. Ingresso a teatro con Green Pass

“La Massa di Fiscaglia: la storia il territorio nuove prospettive di ricerca”: giornata di studi in occasione degli 800 anni dalla concessione degli Statuti Comunali. Appuntamento venerdì 26 novembre 2021 al teatro Vittoria in via Castello 16, località Massa Fiscaglia, Comune di Fiscaglia (Fe). L’ingresso sarà soggetto al controllo del Green Pass. La registrazione della giornata di studi sarà visibile sulla pagina Facebook dell’associazione Culturale “L. Franzon”. Info: associazione Culturale “L. Franzon” (ass.culturale.lorenzofranzon@gmail.com), tel. 3711380343. Sarà un’occasione per riscoprire le origini della comunità di Fiscaglia dall’antichità alle soglie dell’epoca moderna. È una data importante che merita di essere ricordata e celebrata, soprattutto quale occasione per riscoprire una storia antica e poco conosciuta, quella delle origini di una comunità definita dalle fonti antiche come “massa” e “arimannia”, di un territorio direttamente dipendente dal Papa, ma conteso tra Ravenna, Pomposa e Ferrara, che oggi coincide a grandi linee con il Comune di Fiscaglia, a sua volta frutto della fusione di Massa Fiscaglia, Migliaro e Migliarino. Programma. Allo 9.30, saluti istituzionali. Seguono gli interventi di Rolando Dondarini (Motivazioni e significati degli Statuti); Patrizia Luciani (Le fonti documentali dell’antica Massa di Fiscaglia e della Diocesi di Cervia in Massafiscaglia); Alberto Andreoli (Toponomastica e topografia storica fiscagliese e massese). Pausa: 12 – 13.30. Nel pomeriggio, interventi di Claudio Balista (L’aspetto geomorfologico del territorio di Fiscaglia); Chiara Guarnieri (Inquadramento archeologico del territorio); Giovanna Bucci (Nuovi studi per la ricostruzione della storia della chiesa di San Pietro a Massafiscaglia); Cornelius Mayr (Le prospezioni magnetometriche: metodologia); Marco Bruni (Nuove ricerche nel territorio di Fiscaglia: S. Lorenzo e tracce del popolamento in età romana); Flavia Amato (Il territorio di Fiscaglia tra Medioevo e Rinascimento: i casi di S. Vitale, Corba e Torre Thieni). Conclusioni.

Torino. Al museo Egizio il prof. Alberto Rizzuti (università di Torino) su “Il suono della rugiada”: lo strano fenomeno sonoro che la rugiada produceva al sorgere del sole sul Colosso di Memnone. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

Mèta di viaggiatori eccellenti sin dai tempi più antichi, il Colosso di Memnone conobbe una straordinaria fortuna fra il 27 a.C. e il 199 d.C., periodo in cui al sorgere del sole produceva – forse a causa dell’evaporazione della rugiada – un affascinante fenomeno sonoro. Giovedì 25 novembre 2021, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino , nuovo appuntamento con gli incontri organizzati in collaborazione con ACME, associazione Amici e Collaboratori del museo Egizio, “Il suono della rugiada”: Alberto Rizzuti, docente di Storia della civiltà musicale all’università di Torino ci parla di un curioso fenomeno sonoro rilevato presso il Colosso di Memnone da numerose testimonianze. Letture di Valentina Monateri e Marta Romagnoli. Ingresso in sala conferenze fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

I Colossi di Memnone a Tebe Ovest: facevano parte del tempio funerario di Amenofi III

Le proprietà oracolari attribuite nel tempo alle sonorità del Colosso furono un vettore potente della sua fama, tanto che al suo cospetto sfilarono in pochi decenni ben tre imperatori romani; il secondo di essi, Adriano, andò a visitarlo in compagnia della moglie e della poetessa Julia Balbilla, la quale lasciò incisi sul basamento quattro epigrammi in lingua greca. In epoca moderna il Colosso è divenuto mèta di personaggi anche letterari. La relazione del prof. Alberto Rizzuti muove dalla scena in cui, nel corso di un improbabile percorso di formazione, al suo cospetto giunge Peer Gynt, il protagonista del dramma omonimo di Henrik Ibsen (1867). Oltre a illustrare i pochi versi in cui il drammaturgo norvegese concentra la profezia, la relazione propone l’analisi e l’ascolto della pagina (1875) in cui il l’amico e compatriota di Peer Gynt, Edvard Grieg, affida all’orchestra sinfonica il compito non facile di evocare un suono sepolto da sedici secoli nella sabbia del deserto egiziano.

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Il prof. Alberto Rizzuti (università di Torino)

Alberto Rizzuti insegna Storia della civiltà musicale all’università di Torino. Fra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano “Musica sull’acqua. Fiumi sonori, fontane magiche e mari in tempesta da Händel a Stravinskij” (Roma, Carocci, 2017) e “Torino 6 unica. Un’indagine preliminare sul manoscritto Varia 42/2 della Biblioteca Reale”, Studi francesi LXIV-I, 2020, pp. 84-112. 

Egitto. Torna al suo antico splendore il Viale delle Sfingi, la strada processionale che 3500 anni fa collegava il tempio di Karnak col tempio di Luxor: dopo un lunghissimo progetto di scavo archeologico, recupero e ripristino delle 1200 statue leonine con testa umana, i 2700 metri del viale sacro è protagonista del grande evento mediatico inaugurale “Luxor… La strada degli arieti”

Prova generale per la celebrazione della riapertura del Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_luxor-riapre-viale-delle-sfingi_locandinaCi siamo. Dopo l’ennesimo rinvio (l’ultimo è del 5 novembre scorso) oggi, giovedì 25 novembre 2021, dopo un decennale progetto di ricerca archeologica e restauro, sarà riaperta la via processionale delle sfingi che 3500 anni fa collegava il tempio di Luxor con il tempio di Karnak, ideata dal faraone della XVIII dinastia Amenhotep-Amenofi III (1386-1349 a.C.) e utilizzata fino al tramonto della civiltà egizia. Appuntamento alle 19.30 (18.30, ora italiana) con l’evento “Luxor…La strada degli arieti”. E sarà “un evento spettacolare in una delle mete turistiche più famose e più belle dell’Egitto che promuoverà il turismo a Luxor e le sue diverse realtà, non solo archeologiche. A conclusione di uno dei più grandi progetti archeologici realizzati nel Medio Oriente che farà di Luxor il più grande museo all’aperto del mondo”, parola del ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Anani che nei giorni scorsi ha ispezionato i templi di Luxor e Karnak seguendo da vicino i preparativi per l’evento “Luxor…La strada degli arieti”. Khaled el-Anani è stato accompagnato durante la visita dai suoi assistenti, dal soprintendente generale allo Sviluppo dei Servizi nei siti e musei Archeologici al Consiglio Supremo delle Antichità, il capo dell’amministrazione centrale delle Antichità dell’Alto Egitto, il direttore generale delle Antichità dell’Alto Egitto, il direttore generale delle Antichità di Luxor e il direttore generale delle Antichità di Karnak.

La nuova illuminazione al Ramesseum nel tempio di Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il ministro Khaled el-Anani nel sopralluogo al tempio di Karnak (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Il ministro el-Anani ne è convinto: l’evento “Luxor…La strada degli arieti” affascinerà il mondo per la bellezza e le attrazioni turistiche e archeologiche di Luxor e farà luce sull’antica civiltà egizia, soprattutto grazie al completamento dei lavori di sviluppo e miglioramento dell’efficienza delle infrastrutture nel governatorato e sviluppo e abbellimento della Corniche, delle sue strade e piazze. E le immagini delle prove generali della grande festa sembrano confermarlo. Il progetto di restauro ha coinvolto la sala ipostila con le grandi colonne nei templi di Karnak, i sistemi di illuminazione nel tempio di Luxor, la sala di 14 pilastri nel tempio di Luxor. “Si potrà così riscoprire il percorso delle grandi processioni conosciute come il Viale degli Arieti”.

Il viale delle Sfingi a Luxor dopo il lungo progetto di scavo, restauro e ricollocamento (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Prova generale per la celebrazione della riapertura del Viale delle Sfingi a Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Si ricorda il Viale degli Arieti, ma oggi si parla di Viale delle Sfingi: perché? Fu la regina Hatshepsut (XVIII dinastia, regnò dal 1506 al 1493 a.C. circa) a costruire porre sulla strada processionale sfingi a sua somiglianza. Ma venne spesso modificata a cominciare dal faraone Amenhotep-Amenofi IV (Akhenaten) che alternò le sfingi con immagini sue alternate a quelle della regina Nefertiti; dopo di lui, Tutankhamon fece modificare quelle immagini facendo scolpire teste di ariete proprio in onore al dio Amon, di cui aveva ripristinato il culto. Invece risale al faraone Nectanebo I, fondatore dell’ultima dinastia faraonica (regnò dal 380 al 362 a.C. circa), il viale che è giunto fino a noi con una teoria di sfingi tipiche del Periodo Tardo. A dimostrazione, spiegano gli egittologi, il fatto che queste sfingi ricordano i lineamenti di Nectanebo e mostrano il tipico sorriso delle sculture della XXX dinastia.

Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)

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Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)


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Fase dello scavo del Viale delle Sfingi a Luxor (foto maurizio zulian)

Dei lavori di ideazione, scavo, restauro e ricollocamento in situ delle sfingi, nonché la musealizzazione di tutto il percorso, si parla dall’inizio degli anni 2000. E come molti altri progetti archeologici dell’Egitto ha dovuto affrontare e superare molti ostacoli finanziari e amministrativi che hanno inevitabilmente causato la sospensione dei lavori. Nelle immagini di Maurizio Zulian, curatore onorario per le antichità egizie alla fondazione museo civico di Rovereto, si può seguire l’andamento dei lavori che hanno obbligato le autorità a modificare la viabilità, eliminando i tratti stradali che passavano proprio sopra il tracciato sacro, e ad abbattere molti edifici anche pubblici (tra cui la sede del Governatore e una moschea), con lo fratto e lo spostamento di più di 800 famiglie. Oggi il Viale delle Sfingi rappresenta una passeggiata eccezionale di 2700 metri dal X pilone del tempio di Amon-Ra a Ipet Sut (l’antico nome del Tempio di Karnak) al grande portale alto 24 metri costruito da Ramesse II a Ipet Resyt (l’antico nome del Tempio di Luxor) fiancheggiata da circa 1200 statue leonine che attirerano – le autorità egiziano lo sperano convinte – tantissimi turisti.

Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo presentazione del libro “Architetture perdute. Decorazioni architettoniche fittili dagli scavi tra Palatino, Velia e valle del Colosseo (VII-IV secolo a.C.)” di Clementina Panella, Carlo Rescigno, Antonio F. Ferrandes

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia”: giovedì 25 novembre 2021, in Curia Iulia, alle 16.30, presentazione del recente volume “Architetture perdute. Decorazioni architettoniche fittili dagli scavi tra Palatino Velia e valle del Colosseo (VII-IV secolo a.C.)” di Clementina Panella, Carlo Rescigno, Antonio F. Ferrandes, edito da Naus. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; presentano Vincenzo Bellelli, dirigente di ricerca all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR; e Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. Saranno presenti gli autori. Prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti su www.eventbrite.it. Ingresso da Largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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La copertina del libro “Architetture perdute” di Clementina Panella, Carlo Rescigno, Antonio F. Ferrandes

Il libro indaga il paesaggio del costruito di un’area sacra emersa nel cuore della Roma arcaica nel corso degli scavi decennali condotti da Sapienza-Università di Roma tra le pendici del Palatino e la valle del Colosseo. Documentazione stratigrafica e presentazione analitica dei materiali architettonici si intrecciano in un racconto che permette di restituire la sequenza degli interventi di monumentalizzazione dell’area, ritenuta sede delle Curiae Veteres, tra epoca tardo orientalizzante e periodo tardo classico.

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Clementina Panella (università Sapienza Roma)

Clementina Panella, già professore ordinario di ‘Metodologia e tecniche della ricerca archeologica’ alla Sapienza-Università di Roma, ha diretto importanti scavi: Ostia, Terme del Nuotatore; Cartagine, Centuria A; Roma, Porticus Liviae, area della Meta Sudans e pendici nord-orientali del Palatino. Le sue ricerche riguardano l’archeologia urbana, la topografia di Roma, la cultura materiale, in particolare le produzioni di età ellenistica e romana e i rapporti commerciali tra l’Italia e le province in età imperiale e tardoantica, e le metodologie delle scienze applicate allo studio dei siti archeologici pluristratificati.

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Carlo Rescigno (università della Campania)

Carlo Rescigno è professore ordinario di ‘Archeologia Classica’ all’università della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore del corso di dottorato in ‘Archeologia e Culture del Mediterraneo Antico’ alla Scuola Superiore Meridionale. Conduce scavi e ricerche a Cuma, Stabiae e a Neapolis. È socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. È autore di oltre 100 pubblicazioni e di numerose monografie.

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Antonio F. Ferrandes (università Sapienza Roma)

Antonio F. Ferrandes, ricercatore al dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza-Università di Roma, insegna ‘Archeologia della Produzione e del Commercio’ e ‘Classical Archaeology’. I suoi interessi riguardano i metodi della ricerca archeologica, l’archeologia urbana, l’archeologia  dell’architettura e del paesaggio, la cultura materiale, l’archeologia della produzione e la storia dei commerci mediterranei (con un focus sulla città di Roma nel periodo medio- e tardo-repubblicano). Ha partecipato a numerose indagini sul campo (Roma, Ventotene, Pompei, Pantelleria) e alle ricerche sulle pendici nord-orientali del Palatino, cui ha dedicato numerosi rapporti preliminari e alla cui edizione definitiva sta attualmente lavorando.

“Un capolavoro chiamato Italia. Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”: al via su Radio MCA il programma radiofonico realizzato dalla Fondazione Enzo Hruby con l’università Ca’ Foscari che racconta l’incredibile bellezza del patrimonio culturale italiano: si inizia con otto tesori del Veneto

La Fondazione Enzo Hruby – da anni impegnata per sostenere la protezione del patrimonio culturale italiano e per diffondere la cultura della sicurezza –  ha ideato il programma radiofonico “Un capolavoro chiamato Italia – Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”, che debutta giovedì 25 novembre 2021 su Radio MCA Musica con le Ali, innovativa web radio dedicata alla musica classica, ai giovani e alla cultura ascoltabile tramite App per iOS e Android scaricabile gratuitamente, e tramite podcast sul sito www.radiomca.it e su tutte le principali piattaforme di streaming on demand. Un capolavoro chiamato Italia è condotto dallo scrittore Salvatore Vitellino e si configura come un programma di ampio respiro nel quale parole e note si intersecano per offrire un’avvincente narrazione dei beni del patrimonio culturale italiano cosiddetto minore e favorire così la conoscenza di tesori la cui valorizzazione può apportare un significativo beneficio per i territori di riferimento, soprattutto in chiave turistica. La narrazione è accompagnata da brani musicali accuratamente selezionati, per fare in modo che arte e musica si possano valorizzare a vicenda, in un dialogo che favorisce l’interesse del pubblico verso la conoscenza e la fruizione del patrimonio culturale italiano e della musica classica. Radio MCA è ascoltabile tramite app disponibile gratuitamente per iOS e Android e tramite podcast disponibili sul sito http://www.radiomca.it e sulle principali piattaforme di streaming on demand. Link al podcast di UN CAPOLAVORO CHIAMATO ITALIA: https://www.radiomca.it/index.php/podcast/un-capolavoro-chiamato-italia. Per maggiori informazioni: info@fondazionehruby.org; tel. 02 38036625 www.fondazionehruby.org

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Salvatore Vitellino conduce il programma radiofonico “Un capolavoro chiamato Italia – Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese”

Le puntate del programma, che verranno rese disponibili tramite podcast, sono state realizzate grazie alla collaborazione attivata dalla Fondazione Enzo Hruby nell’ambito della propria attività educational con l’università Ca’ Foscari di Venezia, e vedono il coinvolgimento attivo di alcuni studenti del corso di laurea triennale in “Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali” dell’importante Ateneo. Gli studenti hanno segnalato alla Fondazione Enzo Hruby alcuni luoghi e opere di interesse del nostro patrimonio che ancora necessitano di tutela e valorizzazione adeguate, proponendo dei progetti concreti per realizzarle. In ciascuna puntata Salvatore Vitellino intervista gli studenti che hanno presentato i vari beni, ed inoltre sindaci, assessori, restauratori, rappresentanti delle istituzioni e delle realtà del territorio, docenti universitari e personaggi di spicco del mondo dei beni culturali – come Andrea Erri, docente dell’università Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice di Venezia, e Luca Nannipieri, critico d’arte e scrittore – e dello spettacolo, come l’attrice teatrale Paola Gassman.

L’Ipogeo di Santa Maria in Stelle (Vr) valorizzato dalla nuova illuminazione (foto Sabap-Vr)

Per quanto riguarda i “tesori” oggetto delle varie puntate e veri protagonisti del programma, essi sono il Centro Pavanello di Meolo – con il quale il programma radiofonico debutta il prossimo 25 novembre 2021 – e, a seguire, l’Ipogeo di Santa Maria in Stelle di Verona, la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Murano, il museo Luigi Bailo di Treviso, Villa Godi-Malinverni di Lugo di Vicenza. Ancora, il dipinto di San Paolo Stigmatizzato di Vittore Carpaccio conservato nella chiesa di San Domenico a Chioggia, Villa Da Porto a Montorso Vicentino, e il Giardino Jacquard di Schio. Beni accomunati dal fatto che si trovano tutti in Veneto – la meravigliosa regione dove ha sede l’università Ca’ Foscari che ha contribuito con i suoi studenti a questo progetto – e che nella loro straordinaria varietà rappresentano al meglio la ricchezza del nostro tesoro-Italia. Un tesoro unico al mondo: da conoscere, proteggere e valorizzare.

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Carlo Hruby, vice presidente della Fondazione Enzo Hruby

“In Italia”, dichiara Carlo Hruby, vice presidente della fondazione Enzo Hruby, “accanto ai più celebri beni e monumenti esiste uno straordinario patrimonio minore, ingiustamente definito così solo perché nel nostro Paese abbiamo una tale quantità e densità di bellezze artistiche da rendere giustificabile una definizione un po’ sminuente di beni di eccezionale valore culturale, economico e sociale, che costituiscono le fondamenta del nostro patrimonio e che come tali vanno protetti, tutelati, valorizzati, e ancor prima fatti conoscere. Proprio questo è l’obiettivo primario del programma radiofonico Un capolavoro chiamato Italia. Viaggio tra i tesori nascosti del nostro Paese, che trova in Radio MCA, innovativa web radio dedicata ai giovani, alla musica classica e alla cultura, il contenitore ideale per promuovere questi luoghi e valorizzarli al meglio, affinché possano apportare un significativo beneficio ai territori di riferimento. Ascolteremo le voci di chi questi beni li vive quotidianamente, di importanti esponenti del mondo dei beni culturali, dell’istruzione, delle realtà del territorio e soprattutto degli studenti dell’università Ca’ Foscari di Venezia, coinvolti in questo progetto grazie alla proficua collaborazione che esiste tra la nostra Fondazione e il prestigioso Ateneo. Una collaborazione che è nata nell’ambito della nostra attività Educational ed è alimentata dalla costante attenzione e sensibilità di Andrea Erri – docente di Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice – verso la nostra realtà e verso le nostre iniziative”.

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Andrea Erri, università Ca’ Foscari

“In un periodo in cui, a causa della pandemia in atto, tutte le lezioni si sono svolte giocoforza in modalità remota, la risposta dei nostri studenti è stata – come sempre – straordinaria”, dichiara Andrea Erri,  docente dell’università Ca’ Foscari e direttore generale del Teatro La Fenice di Venezia. Sono davvero colpito dalla fantasia e dalle concrete capacità progettuali espresse nei loro lavori, frutto sicuramente di un impegno personale ma anche della qualità che caratterizza i corsi di laurea di Ca’ Foscari. Vorrei inoltre sottolineare il valore sistemico del partenariato tra l’università e le istituzioni quali la Fondazione Hruby: queste sinergie fungono infatti da catalizzatore per i nostri studenti, che attraverso queste progettualità vedono possibili applicazioni del loro percorso di studi. A Carlo Hruby va pertanto il mio più sincero ringraziamento per aver ideato questo importante percorso”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con la storica dell’arte Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “Un’eredità complicata. Faccia a faccia tra patrimonio culturale e identità”

Locandina dell’incontro on line “Un’eredità complicata. Faccia a faccia tra patrimonio culturale e identità”

Mercoledì 24 novembre 2021, alle 18, il nuovo appuntamento on line del ciclo i “Mercoledì del MArTA” sarà una occasione di scambio dialettico e di riflessione con Martina Bagnoli, storica dell’arte e dal 2015, dopo prestigiose e importanti esperienze internazionali, direttrice delle Gallerie Estensi. Insieme alla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, parlerà infatti di “Un’eredità complicata. Faccia a faccia tra patrimonio culturale e identità” in diretta sul profilo Facebook e YouTube del MArTA. Le direttrici delle due importanti istituzioni museali sono accomunate dalla visione di patrimonio culturale e dall’idea di museo non solo come luogo di conservazione e tutela, ma anche di dialogo e scambio sociale.

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Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi

Martina Bagnoli compirà una full immersion nelle trasformazioni, soprattutto quelle di ordine demografico e valoriale, che rappresentano una sfida per il nostro patrimonio culturale. “La mediazione tra aspettative del pubblico e il contesto storico delle opere d’arte spetta ai musei”, dice la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli, “e in questa conferenza discuteremo del ruolo che le istituzioni culturali possono avere nella trasformazione della società, suggerendo anche qualche strategia per continuare a rimanere rilevanti nella sfera pubblica”. Nella società in continua evoluzione e trasformazione un richiamo diretto alle origini. “È peraltro l’ambizioso progetto del Costituente che pensò all’articolo 9 della nostra carta costituzionale”, dichiara la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, “considerando il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione caposaldo della nostra identità civica e democratica. Il ruolo dei Musei è fondamentale nel processo di sviluppo ed evoluzione delle nostre comunità chiamate a progredire ripartendo dalle radici dei propri beni comuni”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale gli studenti di Archeologia classica tornano a incontrarsi al museo e confrontarsi con i capolavori conservati, come dall’epoca di Fiorelli: al via il ciclo di seminari “Il Museo come libro da sfogliare”, nuova proposta didattica

Antinoo Farnese, tra le sculture della collezione Farnese conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

napoli_mann_seminari_museo-libro-da-sfogliare_locandina“Seminari al Mann: la ripresa di una tradizione”: con questo intervento Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, mercoledì 24 novembre 2021, alle 9, introdurrà  il ciclo di incontri “Il Museo come libro da sfogliare”, nuova proposta didattica promossa nell’ambito del corso di laurea triennale in Archeologia, Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio culturale dell’università di Napoli “Federico II”. Gli eventi, a cura di Bianca Ferrara, sono realizzati in collaborazione con i Servizi Educativi e Ricerca del Mann. Gli appuntamenti didattici rappresentano un’occasione di confronto per allievi di tutte le accademie napoletane, dall’ateneo federiciano all’Orientale e al Suor Orsola: si ripropone, dunque, una tradizione che, dall’epoca di Fiorelli, portava gli studenti di archeologia classica ad incontrarsi al Museo per mettere alla prova, sul campo, le conoscenze acquisite dai libri. 

I depositi delle Cavaiole al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)
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Affresco con danzatrici conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Tanti gli argomenti che saranno affrontati durante le lezioni: Andrea Mazzucchi descriverà gli itinerari di ricerca proposti dal dipartimento di Studi umanistici nell’ambito prettamente archeologico (mercoledì 24 novembre 2021, alle 10); a seguire, Luigi Cicala approfondirà le caratteristiche della scelta del corso di laurea (alle 10.30), mentre Bianca Ferrara analizzerà alcuni capolavori tra le sculture del Mann. Appuntamento anche mercoledì 1° dicembre 2021: dalle 9 , in programma la lezione di Giovanna Greco sulla colonizzazione greca letta attraverso i reperti del Museo, il dibattito su archeologia e storia condotto da Mauro de Nardis e il focus di Marialucia Giacco sui depositi museali. Venerdì 10 dicembre 2021, sempre dalle 9, viaggio tra affreschi e mosaici del Mann, a cura di Bianca Ferrara, per poi approfondire, con Laura Forte, il lavoro di scavo nei depositi come premessa all’allestimento di mostre. In mattinata, previsto anche l’intervento di Valerio Petrarca su etnografia e archeologia.

Torino. Al museo Egizio il direttore Christian Greco su “Egitto fra storia e memoria: il ruolo dei musei”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

I musei costituiscono il mezzo principale di interazione con i resti fisici dell’antico Egitto. Considerando la loro natura, potremmo dire che le collezioni archeologiche sono parziali, frammentarie, idiosincratiche. Ciononostante, i musei cercano di presentare una visione coerente di un unico “antico Egitto”. I musei sono poi promotori ed essi stessi oggetto di studio. Ne parlerà Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, nella conferenza “Egitto fra storia e memoria: il ruolo dei musei” al museo Egizio, in collaborazione con Acme, martedì 23 novembre 2021, alle 18 (ingresso in sala conferenze dalle 17.30, fino a esaurimento dei posti). La conferenza sarà trasmessa in live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la sua conferenza, il direttore del museo Egizio Christian Greco prenderà in esame lo sviluppo e il ruolo dei musei come istituzione, la storia dell’acquisizione delle collezioni egizie e l’esperienza dei visitatori per comprendere come i musei rimangano un interlocutore importante per la formazione della memoria collettiva della terra del Nilo.