Viaggio nella terra dei Veneti antichi

"Venetkens", la grande mostra a Padova

“Venetkens”, la grande mostra a Padova

La grande mostra “Venetkens” a Padova chiude il 17 novembre

Rimane poco meno di un mese per un viaggio, unico e irripetibile, nella terra dei Veneti antichi: la grande mostra “Venetkens”, allestita al Palazzo della Ragione di Padova, chiude il 17 novembre. Meglio affrettarsi, perché difficilmente si potrà avere una visione d’insieme così completa e composita di oggetti (sono oltre 1700 quelli in mostra) provenienti non solo dai musei archeologici nazionali in Veneto, ma anche dai musei civici, dai magazzini della soprintendenza, e dalle Regioni vicine e oltre confine, come la Slovenia: dalla tomba del principe delle Narde di Frattesina  alla situla Benvenuti di Este, fino agli ex voto di Auronzo e di Lagole di Calalzo e alle statue monumentali di Gazzo Veronese; ma anche capolavori finora mai esposti al pubblico , come l’incredibile situla dell’Alpago o i nuovi cippi confinari e le sepolture principesche con cavalli di Padova.

Trentasette anni dopo “Padova romana”

Cavallino in bronzo: il cavallo veneto era famoso

Cavallino in bronzo: il cavallo veneto era famoso

L’ultima significativa, anche se parziale, esposizione sulle genti che hanno abitato il Veneto prima dei romani fu nel 1976 con “Padova preromana”: allora si parlava ancora di “Paleoveneti” terminologia oggi superata dalla dizione “Veneti antichi”. Questa mostra, spiega il soprintendente ai Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tinè, “vuole dare al visitatore un’impressione sostanziale e duratura di quella che fu una delle più caratterizzate e originali culture dell’Italia antica. Superando le suggestioni mitografiche e restituendo ai Veneti quel ruolo di protagonisti a pieno titolo nel mosaico etnico e culturale che, nella penisola come in area padana, precedette durante tutto il I millennio a.C. la fase globalizzante della ‘pax romana’  e  della strutturazione regionale augustea che, del vecchio caleidoscopio di popoli e culture, fu peraltro la definitiva cristallizzazione”.

“Venetorum angulus”, ma strategico

Visitando la mostra, sintetizza Tinè, si ha la percezione del ruolo di fondamentale mediatore geografico e culturale di questo territorio e del popolo che gli ha dato il nome. “Per nulla ‘Venetorum angulus’ ma, invece, terra di contatto tra realtà mediterranea, peninsulare, padana, alpina e transalpina, in un gioco di relazioni e di scambi che spiega la complessità e l’articolazione di un panorama culturale e probabilmente anche etnico quanto mai vario e multiforme con stratificazioni di diversa origine: Etruschi, Greci, Celti e infine Romani naturalmente”.

Un viaggio che parte da lontano

Bronzetto raffigurante Paride arciere

Bronzetto raffigurante Paride arciere

Era il 1876 quando a Este iniziarono i primi scavi. Da allora la ricerca archeologica non si è mai fermata in tutta la regione e in alcune zone limitrofe. Ciò ha imposto alle curatrici della mostra, Mariolina Gamba, Giovanna Gambacurta, Angela Ruta Serafini, Francesca Veronese, delle scelte rigorose in un mix tra vecchi rinvenimenti già famosi e scoperte recenti, spesso inedite. Il percorso espositivo ha così la prospettiva di un viaggio che attraversa il Veneto antico nello spazio e nel tempo, dal Delta del Po all’alta valle del Piave, dal XII sec. (età del Bronzo) al I sec. a.C. (romanizzazione).  Il visitatore è dunque come un “antico viaggiatore” che approda nei dintorni del delta, proprio dove si pongono le basi per lo sviluppo del Veneto antico. Qui infatti si trovano i più importanti centri mercantili europei dell’epoca, dove giunge l’ambra del Baltico, ma si scambiano anche prodotti in metallo, osso, vetro e merci esotiche come uova di struzzo e avorio. Dal delta si entra nella pianura padana. Seguendo il corso dei fiumi si toccano le due capitali, Este e Padova, ma anche Vicenza, Treviso, Altino, Oderzo, Concordia. Il visitatore-viaggiatore entra nelle città venete nel periodo di loro massimo splendore, cioè tra il VI e gli inizi del IV sec. a.C. Scopre l’organizzazione dello spazio urbano, ammira la bellezza degli edifici, stupisce per le usanze religiose. È in città che ci si imbatte nei testi scritti: chi sa scrivere tra i Veneti antichi? Come? Che suoni ha questa lingua? Qualche risposta cerca di darla anche la mostra. Uscendo dalle città il viandante incontra prima i luoghi di culto e poi le ‘città dei morti’. Lasciandosi alle spalle i grandi centri, il viaggiatore si avvia verso la zona dell’alta pianura, ai piedi delle colline e delle montagne. Attraverso l’alta pianura ci si avvia alla pedemontana, una ‘galassia’ di insediamenti  quanto mai vivaci e produttivi, dai monti Lessini veronesi alle propaggini friulane. La valle del Piave porta il nostro viaggiatore verso il confine dei Veneti e verso la conclusione del suo cammino. Ormai i Romani, che nel 189 a.C. fondano Aquileia, sono ben presenti in regione.

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