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In libreria “Il mondo nascosto di Pompei” di Massimo Osanna con Luana Toniolo: i due archeologi ci accompagnano “dentro il cantiere” di Civita Giuliana, nell’operatività della moderna archeologia, restituendoci l’emozione della scoperta e la passione del loro lavoro

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Copertina del libro “Il mondo nascosto di Pompei” di Massimo Osanna con Luana Toniolo

È il 2017 quando la Procura di Torre Annunziata contatta il parco archeologico di Pompei. La proposta è chiara: intraprendere indagini congiunte per stabilire le responsabilità dei tombaroli e degli “scavatori” non autorizzati che stanno saccheggiando – ultimi di una lunga serie di clandestini – il territorio vesuviano. Nasce da qui l’avventura di ricerca raccontata nel libro “Il mondo nascosto di Pompei” di Massimo Osanna con Luana Toniolo (Rizzoli, in libreria da aprile 2022): si ricomincia a scavare a Civita Giuliana, là dove, si sapeva da indagini di inizio secolo, era il complesso di un’antica villa. E gli straordinari risultati sono già chiari dal sottotitolo “Il carro della sposa, la stanza degli schiavi e le ultime scoperte”. E gli autori sono una garanzia oltre che i protagonisti di quelle ricerche.

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Massimo Osanna (foto graziano tavan)

Massimo Osanna è professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la soprintendenza speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del parco archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.

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Luana Toniolo (foto graziano tavan)

Luana Toniolo è dal 2017 funzionario archeologo del parco archeologico di Pompei, precedentemente componente della segreteria tecnica del Grande Progetto Pompei. Ha insegnato Antichità pompeiane ed ercolanesi all’università di Napoli “Federico II”. Specialista di ceramica romana, ha lavorato all’estero nella missione italiana a Hierapolis di Frigia (Turchia) e nella missione tedesca a Schedia (Egitto). Nel 2022 è stata nominata direttore della Direzione regionale Musei Sardegna.

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Il tratto di criptoportico della villa suburbana di Civita Giuliana con i calchi dei corpi dei due fuggiaschi ritrovati (foto Luigi Spina)

Seguendo gli interventi dei clandestini in un’area oggi densamente abitata, il team del Parco guidato dall’allora direttore Massimo Osanna avvia una campagna di scavi destinata a restituire, tra momenti di delusione per i reperti distrutti o trafugati dai tombaroli, scoperte sensazionali: nuove vittime di cui si riesce a realizzare i calchi in gesso (dopo trent’anni dagli ultimi) (vedi Eccezionale scoperta a Pompei. Nella villa suburbana di Civita Giuliana ritrovati i corpi integri di due fuggiaschi, il padrone col suo schiavo, vittime dell’eruzione: la tecnica ottocentesca della colatura di gesso restituisce “l’impronta del dolore”, una scena di morte e disperazione | archeologiavocidalpassato), una stalla con tre cavalli (il primo calco equino mai realizzato a Pompei) (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato), una sepoltura successiva all’eruzione del 79 d.C. Poi, in un ambiente limitrofo, un reperto eccezionale e unico nel suo genere: un pilentum, un fastoso carro da cerimonia finemente decorato, di cui si aveva traccia solo nelle fonti scritte. Praticamente intatto, solo sfiorato dai tunnel dei clandestini, conserva ancora i meravigliosi medaglioni a tema erotico (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato).

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La Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Attraverso un’accurata ricostruzione del territorio oltre le mura di Pompei e delle ville che punteggiavano la campagna, Massimo Osanna e Luana Toniolo ci accompagnano dentro il cantiere di Civita Giuliana, nell’operatività della moderna archeologia, restituendoci l’emozione della scoperta e la passione del loro lavoro. Fino all’ultimo ritrovamento: una stanza abitata da una famiglia di schiavi che, a distanza di duemila anni dalla tragica eruzione, ci restituisce la vita quotidiana delle classi subalterne, quelle che meno – fino a oggi – avevano lasciato traccia di sé (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Un viaggio della conoscenza che diventa anche un monito: il nostro patrimonio archeologico e museale è un tesoro da difendere, da rilanciare, da valorizzare ogni giorno. E la villa al centro di questo libro, scrive Osanna, può oggi trasformarsi “da luogo di razzia, di distruzione dissennata, in un sito emblematico di tutela dinamica. Un simbolo della lotta dello Stato contro la piaga dello scavo clandestino e del commercio di manufatti archeologici e opere d’arte”.

Pompei. Con “Raccontare i cantieri” ogni giovedì di maggio e giugno ai possessori della My Pompeii Card il parco archeologico apre i suoi più importanti cantieri di valorizzazione e restauro

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Il restauro in corso nella Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Raccontare i cantieri” è la nuova iniziativa lanciata dal parco archeologico di Pompei per gli abbonati alla My Pompeii Card. Ogni giovedì, dal 5 maggio fino al 23 giugno 2022, il parco archeologico di Pompei apre al pubblico i suoi più importanti cantieri di valorizzazione e restauro: la casa delle Nozze d’argento, la casa dei Dioscuri, la Villa suburbana di Civita Giuliana, la casa dei Vettii, le fontane pubbliche, la torre di Mercurio, la casa di Castricio e la casa della Biblioteca presso l’Insula Occidentalis, la Villa di Diomede, le Terme Femminili del Foro, il cantiere per la manutenzione del verde, il parco del Polverificio Borbonico, la Villa San Marco. Si tratta di strutture di grande prestigio, presso le quali sono in corso interventi di messa in sicurezza e restauro, che saranno raccontati direttamente dagli addetti ai lavori. Un’occasione per conoscere la delicata e al tempo stesso complessa attività di restauro, attraverso il racconto e la visione in diretta degli esperti sul campo – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri – ma anche di poter fruire in anteprima assoluta di dimore di eccezionale pregio e raffinatezza o di straordinaria condizione di ritrovamento.

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“Raccontare i cantieri”: la mappa dei cantieri aperti al pubblico a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Raccontare i cantieri” è organizzata in due turni di visita per ciascun cantiere  –  alle 11 e  alle 12 – per massimo 20 persone per turno: sarà possibile prenotarsi per accedere ad uno dei cantieri, secondo il seguente calendario: 5 maggio 2022, Villa di Diomede, Civita Giuliana;  12 maggio 2022, Casa dei Dioscuri, Casa dei Vettii (in italiano e in inglese); 19 maggio 2022, Vivaio e verde di Pompei, Torre di Mercurio; 26 maggio 2022, Fontane pubbliche (in italiano e in inglese), Casa della Biblioteca; 9 giugno 2022, Casa di Castricio, Villa San Marco (in italiano e in inglese); 16 giugno 2022, Casa delle Nozze D’Argento, Terme Femminili​ del Foro; 23 giugno 2022, Insula dei Casti Amanti (in italiano e in inglese), Parco Polverificio Borbonico. L’iniziativa è riservata agli abbonati alla My Pompeii card. La prenotazione potrà essere effettuata al seguente indirizzo mail: mypompeiicard@beniculturali.it.

Tokyo. Aperta la grande mostra “Pompeii” con 160 reperti del Mann,  il più grande percorso espositivo promosso in Giappone nell’era post-Covid. Giulierini: “L’arte crea ponti fra popoli”

L’occhio scivola sul percorso basolato, entra nel giardino della Casa del Fauno: è lì che gli archeologi trovarono il grande mosaico di Alessandro, oggi uno di capolavori  del museo Archeologico nazionale di Napoli. Non siamo però a Pompei ma quasi a 10mila chilometri di distanza al Tokyo National Museum dove è stata inaugurata la mostra itinerante “Pompeii”, realizzata con centosessanta reperti del museo Archeologico nazionale di Napoli. L’evento coinvolgerà, sino a dicembre 2022, le prefetture di Kyoto, Miyagi e Fukuoka: le tappe successive dell’esposizione includeranno il Kyoto City KYOCERA Museum of Art e anche il Kyushu National Museum. L’allestimento “Pompeii” è inaugurato nella capitale nipponica in una data simbolica: nel 2022, infatti, ricorre il centocinquantesimo anno dalla fondazione del Tokyo National Museum, che è il più antico ed importante museo del paese, specializzato nella tutela e valorizzazione di antichità giapponesi e, più in generale, asiatiche. 

Mostra “Pompeii” a Tokyo: allestimento evocativo, che ricostruisce la vita nelle antiche città vesuviane (foto mann)

Un allestimento evocativo, che ricostruisce la vita nelle antiche città vesuviane: “Pompeii” non soltanto rappresenta una mostra che intende raccontare i legami tra le radici storiche dell’Occidente e dell’Oriente, in un certo senso “infrangendo” la specializzazione tematica e geografica dell’Istituto, ma è anche il primo grande percorso espositivo internazionale lanciato nell’era post-Covid. “Con il Giappone abbiamo intrapreso un importante viaggio culturale, iniziato ormai due anni fa”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “L’arte crea ponti tra i popoli e gli esiti finali di questa operazione, che ritengo possa forse essere la più importante nei rapporti  tra Giappone ed Italia, sono costituiti da due obiettivi: il restauro del Mosaico di Alessandro, possibile anche grazie al generoso contributo di The Asahi Shimbun, e la realizzazione della grande mostra su Pompei, organizzata da The Asahi Shimbun e NHK. Questa mostra porta in Giappone reperti provenienti da contesti noti ed intende approfondire settori fondamentali della vita della celebre città vesuviana: passando dalla scoperta, che è stata la fortuna dell’archeologia occidentale, si giunge all’analisi della dimensione quotidiana, che avvicina le sensibilità di popoli, lontani nel tempo e nello spazio, ma pur sempre legati dalla necessità di fronteggiare le avversità della natura. La costante e proficua sinergia tra il Mann  e il parco archeologico di Pompei è un esempio emblematico della -potenza di fuoco- dell’archeologia italiana”.

Mostra “Pompeii” a Tokyo: l’ingresso di una domus pompeiana con il “cave canem” (foto mann)

Articolato il framework di sinergie istituzionali che hanno dato vita al progetto: nel 2019, infatti, il Mann ha siglato una Convenzione Quadro con il Tokyo National Museum, proprio per valorizzare, con una grande mostra nel paese del Sol Levante, la conoscenza della cultura delle antiche città vesuviane. Seguendo la politica di promozione delle relazioni internazionali messa in atto dal ministero della Cultura- Mic, si è sviluppato il progetto scientifico della mostra che ha previsto, tra l’altro, la cooperazione del Ministero della Cultura Giapponese, dei Musei di Tokyo, Fukuoka e Kyoto, dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo e della Fondazione Italia Giappone. Il percorso espositivo nasce anche in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, che promuove la conoscenza delle antichità vesuviane nel contesto internazionale, non solo europeo. 

L’esposizione è organizzata dal famoso quotidiano The Asahi Shimbun e dalla NHK, NHK Promotions Inc (Nippon Hoso Kyokai – Japan Broadcasting Corporation). È sempre The Asahi Shimbun tra i finanziatori del restauro del Mosaico di Alessandro, attività che si avvale della collaborazione anche dell’Istituto Superiore per il Restauro del MIC: alla prima fase di messa in sicurezza dell’opera, seguirà, nei prossimi mesi, la movimentazione del manufatto, per analizzare direttamente lo stato di conservazione del supporto originario, al momento non accessibile, e definirne compiutamente gli interventi da eseguire. Il restauro sarà concluso entro il 31 dicembre 2022 ed i lavori saranno condotti in un cantiere aperto ai visitatori: sarà così restituito a napoletani e turisti un capolavoro di tutti i tempi, dopo un’operazione senza precedenti di ricerca e tutela. 

Mostra “Pompeii” a Tokyo: preziosi reperti dal museo Archeologico di Napoli (foto mann)

“Le storie della città antica di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli sono indissolubilmente legate. Non è possibile, infatti, comprendere gli accadimenti che interessarono Pompei senza conoscere le Collezioni pompeiane conservate presso il Mann e, viceversa, una visita alle sale del Museo non preceduta dagli itinerari percorribili nella città antica risulterebbe priva di senso”,  sottolinea Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei. “È nell’ottica di promuovere la conoscenza di questo straordinario patrimonio culturale che il Parco archeologico di Pompei e il Mann hanno la fortuna e l’onere di gestire, che si muove da sempre la collaborazione tra le Istituzioni del territorio e quelle straniere. Oggi, ancor di più, a seguito dei recenti rinvenimenti pompeiani– dagli scavi  della Villa di Civita Giuliana a quelli che stanno riportando alla luce intere insule della città antica – che gettano una luce nuova sulla storia della città e dei suoi abitanti, e generano, in chi la guarda, uno stupore pari solo a quello che devono aver provato i primi scopritori  alla vista delle pareti dipinte che man mano venivano svelate. È questo stesso stupore che ci auguriamo possa accendersi negli occhi degli amici giapponesi che verranno a visitare la mostra”. 

La mostra “Pompeii” a Tokyo è organizzata in cinque sezioni (foto mann)

La mostra è articolata in cinque sezioni: Sezione 1- Introduzione- L’eruzione del Vesuvio e il seppellimento di Pompei; Sezione 2- La città di Pompei: architettura pubblica e religione; Sezione 3- La società pompeiana; Sezione 4- La prosperità di Pompei; Sezione 5- Storia degli scavi, oggi e nel passato (Ercolano, Pompei, Stabiae e Somma Vesuviana). Filo conduttore dell’allestimento, curato, tra gli altri, dal direttore del Mann, Paolo Giulierini, dal  noto accademico Masanori Aoyagi, Commissario per le attività culturali in Giappone, da Umberto Pappalardo, Rosaria Ciardiello e Kyoko Sengoku Haga, è il legame tra le città (Pompei, Ercolano, Tokyo, Kagoshima) e i vulcani. Una sorta di itinerario alla scoperta della vita (e di quella che, con un fortunato termine contemporaneo, è stata chiamata “resilienza”), capace di affrontare le calamità naturali, tra eruzioni e terremoti: la mostra partirà dal 79 d.C. e dal seppellimento di Pompei, per ripercorrere, quasi a ritroso, quei cicli di distruzioni e successive ricostruzioni che le comunità civili hanno messo in atto sin dall’antichità.

Mostra “Pompeii” a Tokyo: esposte anche sculture provenienti dall’area vesuviana (foto mann)

In mostra, saranno visibili al Tokyo National Museum sino al 3 aprile 2022, contesti archeologici dalle Case del Fauno, del Citarista e del Poeta Tragico; anche grazie al lavoro di scavo nei depositi, svelando suppellettili (bronzi e vetri), sculture ed affreschi che decoravano domus e edifici pubblici romani, si darà testimonianza della cultura materiale che caratterizzava l’area vesuviana nel suo complesso. Nel percorso sarà possibile ammirare anche due statue, in marmo bianco di Paros, provenienti dalla Villa Augustea di Somma Vesuviana: un Dioniso con pantera e una peplophoros, entrambe opere recuperate grazie alla campagna di scavo condotta dall’università di Tokyo ed esposte nel museo Storico archeologico di Nola (direttore: Giacomo Franzese). Il prestito dei reperti è stato concesso dalla direttrice della Direzione Regionale Musei della Campania (direttrice: Marta Ragozzino), che ha caldeggiato il contributo del museo nolano alle importanti  iniziative culturali volte a celebrare  l’anniversario della fondazione del  Tokyo National Museum.  Al rientro in Italia le sculture saranno ospitate nella sala riallestita anche grazie al contributo concesso dal The Asahi Shimbun. Realizzata ad hoc per la mostra, l’esclusiva ricostruzione delle pareti della Villa di Cicerone a Pompei, grazie alla combinazione di frammenti di decorazioni parietali, come i famosi satiri funamboli: il progetto è stato firmato dall’archeologa Rosaria Ciardiello e dai fotografi  Luciano e Marco Pedicini.

Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano

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Veduta zenitale della “Stanza degli schiavi” scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto m. gravili / parco archeologico pompei)

La stanza è piccola, senza affreschi alle pareti e mosaici al pavimento, ma decorosa, sufficiente a contenere due letti grani e uno più piccolo, qualche oggetto personale, qualche anfora poggiata negli angoli-ripostiglio, brocche in ceramica, il “vaso da notte”, e poi un timone di carro e una cassa con oggetti in metallo e tessuti forse finimenti di cavalli: è la stanza degli schiavi, di una famigliola chiamata a governare i cavalli, in uno straordinario stato di conservazione, l’ultima eccezionale scoperta nella grande villa suburbana di Civita Giuliana, a un tiro di schioppo da Pompei, indagata dal 2017 e dalla quale sono già emersi – nel quartiere servile – un carro cerimoniale e una stalla con i resti di 3 equini, di uno dei quali è stato possibile realizzare il calco (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato). Lo scavo offre uno sguardo straordinario su una parte del mondo antico che normalmente rimane all’oscuro, dalla quale affiora uno spaccato rarissimo della realtà quotidiana degli schiavi. Grazie all’affinamento della tecnica dei calchi inventata da Giuseppe Fiorelli nell’Ottocento, sono stati portati alla luce letti e altri oggetti in materiali deperibili, che permettono di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano.

Lo scavo archeologico nella Stanza degli Schiavi della villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, e Nunzio Fragliasso, procuratore FF di Torre Annunziata, al rinnovo del protocollo di intesa per il contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici (foto parco archeologico di pompei)

Lo scavo dell’ambiente rientra in un’attività che il parco archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Nunzio Fragliasso. Risale a pochi mesi fa il rinnovo di un protocollo d’intesa tra Procura e Parco archeologico per il contrasto alle attività di scavo clandestino nel territorio pompeiano, che vede impegnati anche il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale Campania e il Nucleo investigativo Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri (vedi Contrasto al saccheggio e al traffico di reperti archeologici: rinnovato per altri due anni il protocollo di intesa tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata | archeologiavocidalpassato).

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

Oggetto di un saccheggio sistematico per anni, dopo un’indagine della procura, la villa di Civita Giuliana è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si aggiunge ora la stanza degli schiavi. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi 2 milioni di euro (vedi Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana | archeologiavocidalpassato).  

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Uno scorcio della Stanza degli Schiavi scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici”, dichiara il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “È un caso in cui l’archeologia ci aiuta a scoprire una parte del mondo antico che conosciamo poco, ma che è estremamente importante. Quello che colpisce è l’angustia e la precarietà di cui parla questo ambiente, una via di mezzo tra dormitorio e ripostiglio di appena 16 mq, che possiamo ora ricostruire grazie alle condizioni eccezionali di conservazione create dall’eruzione del 79 d.C. È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica, di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica”.

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Uno scorcio della Stanza degli Schiavi scoperta nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Pompei è la prova che quando l’Italia crede in sé stessa e lavora come una squadra raggiunge traguardi straordinari ammirati in tutto il mondo”, interviene il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Questa nuova incredibile scoperta a Pompei dimostra che oggi il sito archeologico è diventato non soltanto una meta tra le più ambite al mondo, ma anche un luogo dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie. Grazie a questo nuovo importante ritrovamento si arricchisce la conoscenza sulla vita quotidiana degli antichi pompeiani, in particolare di quella fascia della società ancora oggi poco conosciuta. Pompei è un modello di studio unico al mondo”.

La planimetria dell’ala della villa suburbana di Civita Giuliana con, in basso a destra, la stalla; sul lato sinistro il grande portico col carro cerimoniale; e, al centro del lato destro, la stanza degli schiavi (foto parco archeologico pompei)
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Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinvenimento è avvenuto non lontano dal portico dove, nel mese di gennaio 2021, fu scoperto un carro cerimoniale che attualmente è oggetto di interventi di consolidamento e restauro (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato). A pochi passi dal luogo in cui il prezioso veicolo fu parcheggiato e non lontano dalla vicina stalla scavata nel 2018, ora emerge uno degli alloggi modesti degli addetti che si occupavano del lavoro quotidiano in una villa romana, inclusa la manutenzione e la preparazione del carro.

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Il calco del prezioso e ben conservato timone da carro rinvenuto della Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Nell’ambiente, dove sono state trovate tre brandine in legno, infatti, è stata rinvenuta una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto che sembrano far parte dei finimenti dei cavalli. Inoltre, appoggiato su uno dei letti, è stato trovato un timone di un carro, di cui è stato effettuato un calco.

Uno dei letti della Stanza degli Schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei, composto da poche assi lignee sommariamente lavorate (foto parco archeologico pompei)

I letti sono composti da poche assi lignee sommariamente lavorate che potevano essere assemblate a seconda dell’altezza di chi li usava. Mentre due hanno una lunghezza pari a 1,70 m circa, un letto misura appena 1,40 m per cui potrebbe essere di un ragazzo o di un bambino. La rete dei letti è formata da corde, le cui impronte sono parzialmente leggibili nella cinerite, e al di sopra delle quali furono messe coperte in tessuto, anch’esse conservate come cavità nel terreno e restituite attraverso il metodo dei calchi. Al di sotto delle brandine si trovavano pochi oggetti personali, tra cui anfore poggiate per conservare oggetti, brocche in ceramica e il “vaso da notte.”

La modesta Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei, illuminata, in alto, da una piccola finestra (foto parco archeologico pompei)

L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto e non presentava decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio per un gruppo di schiavi, forse una piccola famiglia come lascerebbe intuire la brandina a misura di bambino, l’ambiente serviva come ripostiglio, come dimostrano otto anfore stipate negli angoli lascati appositamente liberi per tal scopo.

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Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

“Ancora una volta uno scavo nato dall’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico, in questo caso grazie ad una proficua collaborazione con la procura di Torre Annunziata”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale dei Musei, sotto la cui direzione al parco archeologico di Pompei sono stati avviate nel 2017 le attività di scavo a Civita Giuliana, “ci permette di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza del mondo antico  Lo studio di questo ambiente, che sarà arricchito dai risultati  delle analisi in corso, ci permetterà di acquisire nuovi interessanti  dati sulle condizioni abitative e di vita dagli schiavi a  Pompei e nel mondo romano”.

La Stanza degli Schiavi nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)
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I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

“L’ulteriore significativo ritrovamento negli scavi di Civita Giuliana”, conclude il procuratore capo, Nunzio Fragliasso, “è l’ennesima conferma della sinergia tra la direzione del parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della efficacia del protocollo d’intesa stipulato tra le suddette Istituzioni che, con il prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, ha portato, da un lato, alla condanna in primo grado degli autori degli scavi abusivi di Civita Giuliana e, dall’altro, al rinvenimento di beni archeologici di eccezionale rilevanza. In attuazione del suddetto protocollo continueranno le attività investigative e di ricerca sia presso gli scavi di Civita Giuliana che presso altri siti di scavi archeologici abusivi ricadenti nel territorio di Pompei”.

Tre frammenti di affreschi parietali trafugati dalle ville di Stabia e altrettanti dalla villa suburbana di Civita Giuliana, recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei: cerimonia di consegna al museo Archeologico “Libero d’Orsi” di Castellammare

Un frammento di affresco parietale trafugato dalle ville di Stabia e recuperato dal comando Carabinieri Tutela del Patrimonio culturale (foto parco archeologico di Pompei)

Tre frammenti di affreschi parietali del I sec. d.C. provenienti dalle Ville di Stabia, recuperati grazie all’azione del comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei, martedì 18 maggio 2021 alle 14, con consegna al museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia (Na). Alla cerimonia ufficiale interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Gaetano Cimmino, sindaco della Città di Castellammare di Stabia; Laura Pedio, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano; Roberto Riccardi, generale di Brigata, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Saranno presenti le responsabili della Reggia di Quisisana, Maria Rispoli, e delle Ville di Stabia, Silvia Bertesago. Nella stessa circostanza, inoltre, alla presenza di Nunzio Fragliasso, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na); Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na), saranno restituiti altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, fuori le mura di Pompei.

Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli”

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Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)


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Particolare della decorazione a tema erotico sul carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Elegante, raffinato, prezioso: è lo straordinario carro da parata, con elementi in legno e ferro, dipinto di rosso, e decorazioni a tema erotico in stagno e bronzo, l’ultima eccezionale scoperta dagli scavi della villa suburbana di Civita Giuliana a un passo da Pompei. Sotto il portico della villa, a ridosso della stalla dove meno di tre anni fa erano stati trovati tre cavalli, uno ancora con le ricche bardature in bronzo, il carro era pronto forse per un rito legato a culti propiziatori come potevano essere quelli di Cerere o di Venere, forse – più probabilmente – per una cerimonia nuziale promossa dal ricco proprietario della villa. Nozze ed eros: riportano a scene di vita quotidiana e di festa delle élite. Lo scavo di Civita Giuliana continua dunque a stupire: solo due mesi fa ha restituito i corpi integri di due fuggiaschi, una scena – in quel caso – di morte e disperazione (vedi Eccezionale scoperta a Pompei. Nella villa suburbana di Civita Giuliana ritrovati i corpi integri di due fuggiaschi, il padrone col suo schiavo, vittime dell’eruzione: la tecnica ottocentesca della colatura di gesso restituisce “l’impronta del dolore”, una scena di morte e disperazione | archeologiavocidalpassato). La scoperta è stata annunciata oggi, 27 febbraio 2021, dal Parco Archeologico di Pompei e dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata: “Rinvenuto un reperto straordinario, emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana, a nord di Pompei, oltre le mura della città antica, nell’ambito dell’attività congiunta, avviata nel 2017 e alla luce del Protocollo d’Intesa sottoscritto nel 2019, finalizzati al contrasto delle attività illecite ad opera di clandestini nell’area (vedi Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana | archeologiavocidalpassato)”.

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La posizione della villa suburbana di Civita Giuliana (pallino giallo) rispetto al sito di Pompei (reticolato giallo) (foto aerea parco archeologico di Pompei)

Un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), è stato rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 equidi, tra cui un cavallo bardato. Un ritrovamento eccezionale, non solo perché aggiunge un elemento in più alla storia di questa dimora, al racconto degli ultimi istanti di vita di chi abitava la villa, e più in generale alla conoscenza del mondo antico, ma soprattutto perché restituisce un reperto unico – mai finora rinvenuto in Italia – in ottimo stato di conservazione. Il progetto di scavo in corso ha una duplice finalità: da un lato cooperare nelle indagini con la Procura di Torre Annunziata, per arrestare il depredamento del patrimonio culturale ad opera di clandestini che nella zona avevano praticato diversi cunicoli per intercettare tesori archeologici; dall’altro portare alla luce e salvare dall’azione di saccheggio una delle ville più significative del territorio vesuviano. Gli scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini e i danni perpetrati al patrimonio, sono stati accompagnati costantemente da attività di messa in sicurezza e restauro di quanto emerso via via. Lo scavo, infatti, ha mostrato fin dall’inizio una notevole complessità tecnica-operativa in quanto gli ambienti da indagare sono in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico.

“Pompei continua a stupire con le sue scoperte, e sarà così ancora per molti anni con venti ettari ancora da scavare”, commenta il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Ma soprattutto dimostra che si può fare valorizzazione, si possono attrarre turisti da tutto il mondo e contemporaneamente si può fare ricerca, formazione e studi, e ora un giovane  direttore come Zuchtriegel valorizzerà questo impegno. Quella che viene annunciata oggi è una scoperta di grande valore scientifico. Un plauso e un ringraziamento al Parco Archeologico di Pompei, alla Procura di Torre Annunziata e ai Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale per la collaborazione che ha scongiurato che reperti così straordinari fossero trafugati e illecitamente immessi sul mercato”.

Il carato da parata, un pilentum, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto Luigi Spina)
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Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

“Una scoperta straordinaria per l’avanzamento della conoscenza del mondo antico”, dichiara Massimo Osanna, direttore uscente del Parco archeologico. “A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna (uno dei quali si può ammirare nel nuovo Antiquarium stabiano), ma niente di simile al carro di Civita Giuliana. Si tratta infatti di un carro cerimoniale, probabilmente il Pilentum noto dalle fonti, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli, ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni. Mai emerso dal suolo italiano, il tipo di carro trova confronti con reperti rinvenuti una quindicina di anni fa all’interno di un tumulo funerario della Tracia (nella Grecia settentrionale, al confine con la Bulgaria). Uno dei carri traci è particolarmente vicino al nostro anche se privo delle straordinarie decorazioni figurate che accompagnano il reperto pompeiano. Le scene dei medaglioni che impreziosiscono il retro del carro rimandano  all’eros (Satiri e ninfe), mentre le numerose borchie presentano eroti. Considerato che le fonti antiche alludono all’uso del Pilentum da parte di sacerdotesse e signore, non si esclude che potesse trattarsi di un carro usato per rituali legati al matrimonio, per condurre la sposa nel nuovo focolare domestico. Se l’intera operazione non fosse stata avviata grazie alla sinergia con la Procura di Torre Annunziata, con la quale è stato sottoscritto un protocollo di intesa per il contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di traffico dei reperti e opere d’arte, avremmo perso documenti straordinari per la conoscenza del mondo antico”.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)
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La firma del protocollo d’intesa tra il procuratore del Tribunale di Torre Annunziata, procuratore Pierpaolo Filippelli, e il Parco archeologico di Pompei, dg Massimo Osanna (foto parco archeologico di Pompei)

“Costante è stata in questi anni l’attenzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata alla tutela dell’immenso patrimonio archeologico presente nel territorio di competenza”, spiega il Procuratore Capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. “Il contrasto alla spoliazione dei siti archeologici, all’interno e fuori l’area urbana dell’antica Pompei, è sicuramente uno degli obiettivi prioritari dell’azione dell’Ufficio. In questo contesto si colloca il protocollo sottoscritto nel 2019 da questa Procura con il Parco Archeologico di Pompei, che rappresenta a pieno titolo un “accordo pilota” nel campo della sinergia tra le Istituzioni per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale. La collaborazione tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e il Parco Archeologico di Pompei si è rivelata uno strumento formidabile non solo per riportare alla luce reperti e testimonianze di eccezionale valore storico ed artistico, ma anche per interrompere l’azione criminale di soggetti che per anni si sono resi protagonisti di un sistematico saccheggio dell’inestimabile patrimonio archeologico custodito nella vasta area, ancora in gran parte sepolta, della villa di Civita Giuliana, del quale sono una testimonianza i recenti eccezionali ritrovamenti”.

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

“Le attività criminali di cui aveva notizia la Procura di Torre Annunziata”, continua Fragliasso, “e che dovevano essere pienamente accertate – vale a dire la realizzazione di una ramificata rete di tunnel e cunicoli ad oltre 5 metri di profondità, con saccheggio e distruzione parziale degli ambienti clandestinamente esplorati – richiedevano una attività investigativa che non poteva essere realizzata se non attraverso una vera e propria campagna di scavi archeologici, che andava condotta quindi unitamente al Parco Archeologico di Pompei. Le operazioni di scavo svolte sul sito dal Parco Archeologico di Pompei con l’ausilio, ai fini investigativi, dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e dei Carabinieri del Gruppo di Torre Annunziata, sotto il costante coordinamento del Procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, hanno consentito di acquisire prove decisive ed inconfutabili della commissione di gravi e reiterate condotte illecite di trafugamento di preziosi reperti archeologici poste in essere dai “tombaroli”. È stato accertato, tra l’altro, che proprio il carro portato ora alla luce è miracolosamente scampato all’azione di saccheggio dei tombaroli, essendo stato letteralmente sfiorato da due cunicoli scavati da questi ultimi ad oltre 5 metri di profondità. Proprio in questi giorni è in corso di svolgimento, davanti al Tribunale di Torre Annunziata, il processo penale a carico di due imputati ritenuti gli artefici materiali di tale attività criminale, la cui abitazione tuttora insiste sul sito della antica villa romana depredata. Le indagini hanno consentito di accertare che proprio dalla proprietà dei due imputati si diramava una rete di cunicoli di oltre 80 metri utilizzata per il sistematico saccheggio dell’area archeologica. Anche nei prossimi anni l’impegno di questo Ufficio nella tutela del patrimonio artistico, archeologico e culturale del territorio sarà costante e prioritario, riservando una particolare attenzione all’attività finalizzata al recupero dei preziosi reperti archeologici trafugati, esportati all’estero, e alla loro restituzione al patrimonio nazionale”.

Villa suburbana di Civita Giuliana (Pompei): il solaio in legno di quercia decidua sotto il quale c’era, ancora integro, il carro da parata (foto parco archeologico di Pompei)

Lo scavo. Gli interventi portati avanti nel corso degli ultimi mesi hanno richiesto un’attenta pianificazione da parte di un team interdisciplinare che ha coinvolto archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, vulcanologi, operai specializzati ma anche, man mano che lo scavo procedeva, archeobotanici ed antropologi. Si è quindi proceduto a uno scavo che ha raggiunto i 6 metri di profondità rispetto al piano stradale, mettendo in sicurezza sia i fronti di scavo che le possenti strutture murarie – conservate fino a 4 metri – che emergevano nel corso delle indagini. Lo scavo dell’ambiente, dove si è rinvenuto il carro, ha mostrato fin dall’inizio la sua eccezionalità: si tratta infatti di un portico a due piani, aperto su una corte scoperta, che conservava in tutta la sua interezza il solaio ligneo carbonizzato con il suo ordito di travi. Nell’ottica interdisciplinare adottata costantemente negli scavi del Parco Archeologico di Pompei si sono condotte analisi archeobotaniche del legno che hanno mostrato come il solaio fosse stato realizzato in legno di quercia decidua (Quercus sp. – cfr. roburfarnia), un legno frequentemente utilizzato in età romana per realizzare elementi strutturali. Anche la porta sul lato sud della stanza, che metteva in comunicazione il portico  con la stalla dove negli scorsi anni si sono rinvenuti 3 equidi, conservava la sua struttura in legno carbonizzato che è stato analizzato e identificato come faggio. Il solaio ligneo è stato accuratamente consolidato, pulito e rimosso dall’area di scavo per permettere il proseguimento delle indagini.

Il carro da parata affiora dalla cenere nel portico della villa di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Il 7 gennaio 2021 è emerso dalla coltre di materiale vulcanico che aveva invaso il portico, proprio al di sotto del solaio ligneo rimosso, un elemento in ferro che dalla forma lasciava ipotizzare  la presenza di un manufatto di rilievo sepolto. Lo scavo proseguito lentamente nelle settimane successive – per la fragilità degli elementi che si progressivamente emergevano, ha portato alla luce un carro cerimoniale, risparmiato miracolosamente sia dai crolli delle murature e delle coperture dell’ambiente sia dalle attività clandestine, che con lo scavo di due cunicoli lo hanno sfiorano su due lati, senza averne compromessa la struttura.

La decorazione in bronzo del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Sin dal momento della sua individuazione lo scavo del carro si è rivelato particolarmente complesso per la fragilità dei materiali e le difficili condizioni di lavoro; si è quindi dovuto procedere con un vero e proprio microscavo condotto dalle restauratrici del Parco specializzate nel trattamento del legno e dei metalli. Parallelamente, ogni volta che si rinveniva un vuoto, è stato colato del gesso per tentare di preservare l’impronta del materiale organico non più presente. Così si è potuto conservare il timone e il panchetto del carro, ma anche impronte di funi e cordami, restituendo così il carro nella sua complessità.

Restauratrici all’opera durante lo scavo del carro da parata di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Considerata l’estrema fragilità del carro e il rischio di possibili interventi e danneggiamenti di clandestini per la fuga di notizie, il team ha lavorato anche tutti i fine settimana a partire dalla metà di gennaio, sia per garantirne la conservazione che per dare un segno forte dell’azione di tutela sul Patrimonio esercitata dal Parco in sinergia con la Procura di Torre Annunziata ed i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, coadiuvati da investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata. Questa collaborazione ha portato anche alla partecipazione di tecnici del Parco al processo in corso contro i presunti scavatori clandestini che negli ultimi anni hanno così pesantemente colpito questa villa.

Rilievo con il laser scanner degli ambienti della villa di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Terminato il microscavo in situ, attualmente i vari elementi del carro sono stati trasportati in laboratorio all’interno del Parco archeologico di Pompei, dove le restauratrici stanno procedendo a completare la rimozione del materiale vulcanico che ancora ingloba alcuni elementi metallici e a iniziare i lunghi lavori di restauro e ricostruzione del carro. Quanto emerso è stato sistematicamente documentato mediante accurata documentazione fotografica e tramite rilievo con laser scanner.

Una fase dello scavo del carro da parata di Civita Giuliana: emergono le ruote (foto Luigi Spina)

Il carro è stato ritrovato all’interno di un portico a due livelli che affacciava probabilmente su una corte scoperta, nei pressi della stalla già indagata, con la quale comunicava attraverso una porta. La coltre di cinerite che ha sigillato il carro ha permesso la conservazione delle dimensioni originarie e delle singole parti che ne scandiscono la struttura in connessione. Si tratta di un carro a quattro ruote, probabilmente identificabile sulla base delle notizie tramandate dalle fonti e dei pochi riscontri archeologici ad oggi noti con un pilentum, un veicolo da trasporto usato nel mondo romano dalle élites in contesti cerimoniali.

Una delle ruote del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)
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Uno dei medaglioni con scene a sfondo erotico nella decorazione del carro da parata di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Su alte ruote in ferro, connesse tra loro da un sistema meccanico di avanzata tecnologia, si erge il leggero cassone (0.90 x 1.40 m), parte principale del carro, su cui era prevista la seduta, contornata da braccioli e schienale metallici, per uno o due individui.  Il cassone è riccamente decorato sui due lati lunghi con l’alternanza di lamine bronzee intagliate e pannelli lignei dipinti in rosso e nero, mentre sul retro termina con un complesso e articolato sistema decorativo che prevede tre distinti registri con una successione di medaglioni in bronzo e stagno con scene figurate. Questi, incastonati nelle lamine bronzee e contornati da motivi decorativi in esse ricavati, rappresentano figure maschili e femminili a rilievo ritratte in scene a sfondo erotico. La lamina bronzea è inoltre decorata nella parte superiore con piccoli medaglioni, sempre in stagno, che riproducono amorini impegnati in varie attività. Nella parte inferiore del carro si conserva una piccola erma femminile in bronzo con corona. Anche in questo caso si sono svolte analisi archeobotaniche che hanno mostrato come il legno impiegato per realizzare le strutture laterali e il retro del carro a cui sono fissati mediante piccoli chiodi e grappe gli elementi decorativi in bronzo sia faggio, particolarmente adatto a questo tipo di lavorazione.

Il calco integro dell’equino dalla stalla della villa suburbana di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Questo tipo di carro è un vero e proprio unicum in Italia non solo per il livello di conservazione, in quanto non abbiamo solo le singole decorazioni ma l’intero veicolo, ed anche perché non è un carro da trasporto per i prodotti agricoli o per le attività della vita quotidiana, già attestati sia a Pompei che a Stabia. Nella stalla adiacente già indagata, ricordiamo che era stato possibile realizzare oltre al calco della mangiatoia, il calco di un cavallo di grande taglia, che presentava ricche bardature in bronzo (vedi Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico” | archeologiavocidalpassato).

La stalla della villa suburbana di Civita Giuliana dove sono stati trovati i resti di tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

Nello stesso ambiente si rinvennero altri due cavalli, uno riverso sul fianco destro e uno sul fianco sinistro, di cui non è stato possibile realizzare il calco, a causa dei danni causati dai tunnel dei tombaroli e alla conseguente cementificazione delle cavità, che ne avevano distrutto il contesto di ritrovamento. Sono state tuttavia rinvenute altre bardature in bronzo, pertinenti ad una sella e altri elementi da parata, di sicura correlazione con il carro rinvenuto (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

Pompei. Aperto il nuovo Antiquarium: 11 sale che raccontano la storia della città antica e introducono alla visita del sito. Ecco come si articola il percorso espositivo

Undici sale per oltre 600 metri quadri di esposizione permanente che illustra la storia di Pompei: è il nuovo Antiquarium di Pompei, inaugurato questa mattina, 25 gennaio 2021, dal direttore ad interim del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, alla presenza del generale Mauro Cipolletta direttore generale del Grande Progetto Pompei, e del sindaco di Pompei Carmine Lo Sapio. Per il visitatore sarà una emozionante e coinvolgente “introduzione alla visita del sito”, come ha ricordato Osanna, “attraverso le testimonianze più rilevanti della città antica, dall’età sannitica (IV secolo a.C.) fino alla tragica eruzione del 79 d.C., con particolare evidenza all’inscindibile relazione con Roma. Oltre a celebri testimonianze dell’immenso patrimonio pompeiano, come gli affreschi della Casa del Bracciale d’oro, gli argenti di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro, sono qui esposti anche i rinvenimenti dei più recenti scavi condotti dal Parco Archeologico: dai frammenti di stucco in I stile delle fauces della Casa di Orione al tesoro di amuleti della Casa con Giardino, agli ultimi calchi delle vittime dalla villa di Civita Giuliana”.

L’ingresso monumentale dell’Antiquarium di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Massimo Osanna, direttore ad interim del parco archeologico di Pompei, alla presentazione del nuovo Antiquarium (foto parco archeologico di pompei)

Ma se oggi si plaude a questa nuova proposta culturale di Pompei (entusiasta il sindaco Lo Sapio che ha annunciato la cittadinanza onoraria a Osanna, “con la speranza che continui a stare vicino a Pompei, letteralmente rinata dal suo arrivo alla direzione del parco archeologico, nonostante i suoi nuovi prestigiosi incarichi a Roma”), la storia dell’Antiquarium registra alterne vicende. Inaugurato da Giuseppe Fiorelli nel 1873 circa e ampliato da Amedeo Maiuri a partire dal 1926, nel 1943 subì i danni del bombardamento che portò alla distruzione di una intera sala e alla perdita di diversi reperti. Seguì un nuovo allestimento nel 1948. Ma ancora nel 1980, il terremoto ne determinò nuovamente la chiusura per ben 36 anni e solo nel 2016, è stato possibile riaprirlo con ambienti dedicati ad esposizioni temporanee. “Oggi si restituisce alla pubblica fruizione uno spazio, completamente rinnovato, che rimanda a quella che fu la prima concezione museale di Amedeo Maiuri”. L’allestimento, curato da COR arquitectos & Flavia Chiavaroli, è caratterizzato da una forte luminosità e riporta all’atmosfera dell’Antiquarium pensato da Amedeo Maiuri, grazie anche al recupero spaziale delle gallerie originali, al restauro delle vetrine espositive degli anni cinquanta e ad una loro rivisitazione (vedi Pompei. Il 25 gennaio viene inaugurato il “nuovo” Antiquarium con sale dedicate all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei, seguendo la concezione museale data da Amedeo Maiuri | archeologiavocidalpassato).

L’allestimento del nuovo Antiquarium di Pompei (foto Francesco Squeglia)
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La copertina della guida “Pompei. Antiquarium” (Electa)

L’organizzazione è stata a cura di Electa che ha edito anche la guida “Pompei. Antiquarium” a cura di Massimo Osanna, Fabrizio Pesando e Luana Toniolo (14 euro) . L’accesso all’Antiquarium consigliato è da piazza Esedra ed è incluso nella tariffa di ingresso al sito. Dal 25 gennaio 2021 è possibile acquistare il biglietto sia  on-line sul sito www.ticketone.it, unico rivenditore ufficiale autorizzato, sia presso le casse automatiche di piazza Esedra e di piazza Anfiteatro. Tariffe: Pompei e Antiquarium: intero 16 euro (+ 1.50 euro su prevendita online); ridotto: 2 euro (+ 1.50 euro su prevendita online) per giovani tra 18 e 25 anni. Gratuità e riduzioni come da normativa. E allora vediamo meglio il percorso espositivo.

Parete con architetture prospettiche (affresco della metà I secolo a.C. dall’area vesuviana) (foto parco archeologico di Pompei)

Prima sezione: “Summa pompeiana”. La scoperta di Pompei nel 1748 porta a un’immagine nuova dell’Antico, che racconta gli aspetti della vita domestica e quotidiana. Goethe nel 1786, vinto dallo stupore per quella quotidianità ritrovata, esclama: “Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. Credo sia difficile vedere qualcosa di più interessante”. Pompei offre per la prima volta la possibilità di trovarsi in una città media dell’Italia antica, all’interno di case con pareti decorate con affreschi che potevano riprodurre semplici partizioni architettoniche o raccontare dei miti e con tavoli in marmo dove il proprietario esponeva i propri oggetti più preziosi. Biografie di uomini e di oggetti di cui a volte possiamo seguire tutto il percorso di vita fino al ritratto posto sulla propria tomba. La prima sala è una sorta di presentazione, tramite pezzi iconici, dei vari momenti storici, offrendo una “summa pompeiana”, che introduce alla visita.

Metopa in tufo con il supplizio di Issione della fine IV-inizi III secolo a.C. dal Tempio Dorico (foto parco archeologico di Pompei)

Seconda sezione: “Prima di Roma”. Il “Secolo Oscuro”. Durante l’età arcaica (VII-VI secolo a.C.) Pompei conobbe un grande sviluppo urbano, grazie alla forte influenza esercitata dalle città magno-greche ed etrusche presenti nell’area del golfo di Napoli. Furono pianificate grandi aree pubbliche come la piazza principale, costruiti templi (il santuario di Apollo e quello di Atena presso il Foro Triangolare), edificate abitazioni e la città venne difesa da mura di oltre 3 chilometri. Il V secolo a.C. coincide con un profondo periodo di crisi: i templi non sono più frequentati, le mura abbandonate e si registra un significativo calo demografico. È una crisi che riguarda quasi tutta l’Italia centro-meridionale, dovuta anche allo stanziamento di nuovi popoli provenienti dall’area appenninica: fra questi i Sanniti, che si stabilirono a Pompei e nella Valle del Sarno. Le tombe sannitiche del IV sec. a.C., scoperte al di sotto della necropoli romana di Porta Ercolano, con gli oggetti di corredo, in genere riferibili alla pratica del banchetto rituale, gettano luce su questa fase ancora oscura. La fase dell’alleanza con Roma Nel 308 a.C., due anni dopo aver subito la devastazione del proprio territorio ad opera dei Romani, le città della Valle del Sarno stipulano un trattato di alleanza con Roma: i fatti, narrati dallo storico romano Livio, costituiscono la prima testimonianza storica su Pompei. Il suo ingresso fra le città federate coincide con una notevole attività edilizia che si riflette nella ristrutturazione del Tempio Dorico e in una rinnovata attenzione al culto di Apollo e, soprattutto, nella costruzione di un nuovo circuito murario, edificato con il sistema ad agger utilizzato anche a Roma. Il restauro dell’antico Tempio Dorico del Foro Triangolare, in particolare, è documentato da una metopa in tufo raffigurante un episodio mitico (il supplizio di Issione o la costruzione della nave Argo) e da una serie di lastre di protezione in terracotta raffiguranti Minerva ed Ercole. A partire dai primi decenni del III secolo a.C. inizia a svilupparsi la Pompei che tutti conosciamo, con le sue strade, allora semplici battuti, i suoi edifici pubblici e le sue abitazioni.

Fregio floreale in terracotta con divinità ed eroti della metà del II – inizio I secolo a.C. dall’Insula Occidentalis (foto di Roberto Della Noce e Francesco Saverio Esposito/MEF)

Il “secolo d’oro” di Pompei. Il II secolo a.C. può essere definito il “secolo d’oro” della città. Seguendo le tappe della conquista romana in Oriente, gruppi di mercanti provenienti dalle città costiere della Campania raggiungono i principali porti del Mediterraneo: Delo, Rodi e Alessandria. Come le altre importanti città della Campania, anche Pompei rinnovò e moltiplicò in pochi decenni i propri monumenti. Presso il Tempio Dorico furono costruiti un teatro, alcuni templi destinati a culti stranieri fra cui quello dedicato all’egiziana Iside, una serie di edifici per la formazione fisica, culturale e militare dell’élite locale come la Palestra Sannitica e la domus publica. Poco lontano venne eretto il più antico edificio termale della città, le Terme Stabiane. Nell’area del Foro Civile fu interamente ricostruito il santuario di Apollo e intorno alla piazza, circondata da tabernae, si affacciarono nuovi monumenti, ispirati a quelli presenti a Roma: il tempio di Giove, la Basilica e, poco distante, il mercato pubblico (macellum).

Coppe di terracotta a rilievo di produzione microasiatica (costa occidentale della Turchia) del 140-100 a.C. provenienti dallo scarico sul lato occidentale del Foro (foto di Roberto Della Noce e Francesco Saverio Esposito/MEF)

Mercatores. L’attività dei mercanti pompeiani nel bacino del Mediterraneo è ben nota fin dal II secolo a.C. Iscrizioni di cittadini pompeiani sono state ritrovate sia a Delo, il più famoso porto dell’Egeo e crocevia globale di genti e di merci, sia nelle province ispaniche, dove le principali attività erano collegate allo sfruttamento minerario e al traffico degli schiavi. Una serie di oggetti esposti attesta l’arrivo di merci dall’Oriente e dall’Occidente del Mediterraneo, scambiate con rinomati prodotti locali, fra cui il vino e il garum: fra questi spiccano vasi e coppe da banchetto di produzione egea, piccoli contenitori di provenienza iberica e una quantità notevole di anfore rodie e puniche.

Capitello in tufo figurato con coppie di sposi, Satiri e Menadi della seconda metà del II secolo a.C. dalla Casa dei Capitelli figurati (foto parco archeologico di pompei)

Privata luxuria. L’“immagine di Roma” era ben presente percorrendo le vie della città. Grandi case, talvolta perfino più lussuose di quelle presenti a Roma – dove l’angustia dei luoghi consentiva spesso solo un pericoloso sviluppo verticale – si aprivano sulle strade con alti portali. In esse si poteva ammirare la vasta solennità di atri adatti a ricevere decine di visitatori ogni giorno per la cerimonia della salutatio e la sontuosità di ariosi peristili, dove gli ospiti erano accolti in sale da banchetto che richiamavano le magnifiche architetture della Grecia ellenistica. Gli ingressi erano spesso segnalati da ricchi capitelli scolpiti di tufo, raffiguranti la trasfigurazione dei proprietari nella perfetta coppia maritale. Anche i ceti intermedi godevano di un sereno benessere: le loro case erano più piccole ma decorate con ricercatezza, e in alcune si allestirono anche dei bagni privati.

Proiettili in pietra lavica di catapulta del I secolo a.C. (foto parco archeologico di pompei)

Terza sezione: “Roma vs Pompei”. Obsidio. Nel corso della dura e sanguinosa Guerra Sociale, che vide Roma opporsi agli alleati Italici (91-89 a.C.), Pompei aderì alla coalizione degli insorti e le fonti antiche testimoniano l’intervento diretto di Silla contro la città nell’89 a.C. L’archeologia ci mostra i segni di questo assedio: lungo il settore Nord-Ovest delle mura sono ancora visibili i fori lasciati dai proiettili lanciati dalle catapulte. Una preziosa serie di iscrizioni in lingua osca documenta il sistema di difesa messo in atto dai pompeiani: le milizie scelte erano disposte in difesa di singoli settori delle mura, gli ausiliari raggruppati presso le principali aree pubbliche e lungo i percorsi indicati con il nome delle antiche strade di Pompei, fra le quali si ricordano la víu sarinu (Via Salaria) e la víu mefíu (Via Mediana).

Affresco con la dea Venere su una quadriga trainata da elefanti (I secolo d.C.) dall’Officina dei Feltrai (foto parco archeologico di pompei)

Quarta sezione: “Pompeis difficile est”. Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum. Un’espressione proverbiale attribuita a Cicerone ricordava che era più facile fare carriera a Roma che a Pompei. La creazione di una colonia di veterani dell’esercito di Silla nell’80 a.C., Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum, cambiò per sempre la vita della città. La classe dirigente sannitica fu sostituita anche brutalmente dai nuovi arrivati e Pompei assunse l’aspetto di una città romana dotandosi di edifici allora in voga, come il teatro per le rappresentazioni musicali (l’Odeion) e l’anfiteatro. Lungo le strade che uscivano dalla città furono create grandi necropoli monumentali, simili a quelle di Roma, e il suburbio venne popolato da grandi ville aristocratiche (come la Villa dei Misteri) e da una miriade di piccole fattorie, il cui aspetto ci è testimoniato da Villa Regina a Boscoreale.

Ritratto in marmo di Marcello della prima metà I secolo d.C. dagli scarichi sotto la Casa di Championnet (foto parco archeologico di pompei)

Quinta sezione: “Tota Italia”. Pompei Augustea. La lealtà di Pompei al nuovo sistema di potere creato da Augusto e dai suoi successori fu celebrata da una serie di monumenti sul lato orientale del Foro, costruiti da magistrati e da potenti personaggi locali, spesso donne come nell’Edificio di Eumachia. Poco lontano dalla piazza fu ristrutturato il Macellum, luogo di riunione della potente congregazione degli Augustales e venne costruito su suolo privato il Tempio della Fortuna Augusta. Nel lato opposto della città, l’enorme Palestra Grande fu destinata alla formazione fisica e culturale della gioventù pompeiana. Lavori di ammodernamento interessarono l’antico teatro, dove l’ardita realizzazione dell’architetto M. Artorius Primus definì uno spazio al tempo stesso ludico e sacrale, nel quale la gigantesca statua di Augusto compariva al centro della scena. Lo stesso avvenne nel Tempio di Venere, ristrutturato come luogo celebrativo delle origini della gens Iulia. Nelle case e nei più sontuosi mausolei, le statue e i ritratti dell’élite locale si ispiravano alle pose e alla foggia di quelli della famiglia imperiale, a cui rendevano esplicito omaggio di lealtà.

Servizio da tavola in argento composto da 20 pezzi (3850 grammi) di età augustea da Moregine (foto parco archeologico di Pompei)
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Tesoro di amuleti del I secolo d.C. dalla Casa con Giardino (foto parco archeologico di pompei)

Sesta sezione: “Hic habitat felicitas”. Vivere nel lusso. Durante l’età giulio-claudia (27 a.C.-68 d.C.) Pompei godette di un rapporto diretto con la corte imperiale, che sotto Tiberio e Nerone soggiornò lungamente nell’area del golfo, fra Capri e Baia. Un graffito ricorda forse la residenza in città di una delle mogli di Caligola, e Svetonio narra che un figlio di Claudio vi trovò la morte durante un tragico gioco infantile. Le ville e le case in città dell’aristocrazia e dei nuovi ricchi mostrano nell’articolazione architettonica degli spazi e negli arredi in marmo, bronzo e argento un nuovo gusto, anche filellenico e antiquario, una ricercatezza e un’esibizione di lusso che attestano un benessere socio-economico. Tra tutti si ricordano gli arredi della Casa del Menandro (appartenuta a un ramo della famiglia di Poppea Sabina, moglie di Nerone) e il prezioso tesoro di argenti rinvenuto a Moregine. Tra le scoperte più recenti, gli scavi della Regio V hanno restituito reperti di grande rilievo. Nel 58 d.C. Tacito racconta una grande rissa scatenatasi nell’anfiteatro, che vide contrapposti Nucerini e Pompeiani e che alla fine lasciò sul campo decine di vittime. L’episodio causò una dura repressione da parte del Senato romano, che vietò i combattimenti gladiatori in città per quindici anni.

Rilievo in marmo con gli effetti del terremoto del 62 d.C. nel Foro (62-79 d.C.) dal larario della Casa di Cecilio Giocondo (foto parco archeologico di pompei)

Settima sezione: “A fundamentis reficere”. Ma il mondo “dorato” della prima età imperiale cessa, in parte, di esistere a causa di un evento terribile, che trova eco nei rilievi della Casa di Cecilio Giocondo: il terremoto, anzi un lungo sciame sismico, più che un unico evento. Sotto il consolato di Regolo e di Virginio, Seneca ricorda che: “Pompei, frequentata città della Campania […] è sprofondata a causa di un terremoto che ha devastato tutte le regioni adiacenti e che ciò è avvenuto proprio nei giorni invernali che i nostri antenati garantivano essere al sicuro da un pericolo del genere. Questo terremoto si è verificato alle None di Febbraio, sotto il consolato di Regolo e di Virginio, ed ha devastato con gravi distruzioni la Campania, regione che non era stata mai al sicuro da queste calamità e che ne era sempre uscita indenne, anche se tante volte morta di paura […] A questi danni se ne aggiungono altri: è morto un gregge di seicento pecore, alcune statue si sono rotte, alcuni dopo questi fatti sono andati errando con la mente sconvolta e non più padroni di sé (Seneca, Questioni Naturali, 6, 1, 1-2.)”.

Coppette contenenti i pigmenti impiegati per le decorazioni parietali a Pompei nel I secolo d.C. (foto parco archeologico di pompei)

Structores et pictores. Per l’enorme lavoro di ricostruzione della città non potevano essere sufficienti le poche officine di muratori (structores) o di decoratori (pictores) presenti in città al momento del terremoto. Dopo lo sgombero delle macerie, dovettero intervenire decine di imprese specializzate provenienti da altre località, meno colpite o uscite indenni dal sisma. E tutte queste maestranze composte da schiavi, lavoratori salariati, architetti, muratori, pittori e mosaicisti, dovevano risiedere a lungo in città o giungere quotidianamente dai centri vicini; e tutti dovevano mangiare, dormire, riposarsi. Una città raddoppiata, per la quale bisognava costruire locande, luoghi di ristoro, alloggi, postriboli: in una parola la Pompei che oggi conosciamo percorrendo le sue principali strade.

I calchi dei pompeiani sorpresi dall’eruzione del Vesuvio chiudono il percorso nel nuovo allestimento dell’Antiquarium di Pompei (foto Francesco Squeglia)

Ottava sezione: “L’ultimo giorno”. Prima dell’eruzione, il Vesuvio appariva come una fertile montagna, le cui pendici erano occupate da ville rustiche dedite alla produzione di vino. Nella convinzione di trovarsi in un luogo protetto dagli dei, i pompeiani vivono senza immaginare di essere sull’orlo di un vulcano. Il 24 agosto o il 24 ottobre del 79 d.C., come suggeriscono recenti studi e scoperte, il Vesuvio riversa una pioggia di lapilli e frammenti litici su Pompei: l’eruzione durò fino al giorno dopo facendo crollare i tetti e mietendo le prime vittime. I pompeiani tentarono di ripararsi nelle case o sperarono nella fuga, camminando sul letto di pomici che si andava formando, alto ormai più di 2 metri. Ma alle 7.30 del giorno successivo una scarica violentissima di gas tossico e cenere ardente devastò la città: essa si infiltrò dovunque, sorprendendo chiunque cercasse di sfuggire e rendendo vana ogni difesa. Una pioggia di cenere finissima, depositata per uno spessore di circa 6 metri, aderì alle forme dei corpi e alle pieghe delle vesti e avvolse ogni cosa.

Eccezionale scoperta a Pompei. Nella villa suburbana di Civita Giuliana ritrovati i corpi integri di due fuggiaschi, il padrone col suo schiavo, vittime dell’eruzione: la tecnica ottocentesca della colatura di gesso restituisce “l’impronta del dolore”, una scena di morte e disperazione

I calchi dei corpi dei due fuggiaschi individuati nel criptoportico della villa suburbana di Civita Giuliana (foto Luigi Spina)

Sono ombre. Che vengono dal passato. Ma il dolore della morte è reale. Guardare questi corpi ancora contorcersi, sorpresi e sopraffatti dall’eruzione del Vesuvio, mette i brividi. E ti sembra sentire le grida di dolore, le disperate richieste di aiuto, i rantoli, mentre il calore vince quei corpi e un buffo di sangue esce dalla bocca, esalando l’ultimo respiro. È una scena di morte e disperazione quella che ci restituisce l’ultima eccezionale scoperta fatta dall’équipe del parco archeologico di Pompei nella villa suburbana di Civita Giuliana, a meno di un chilometro dagli Scavi più famosi: gli scheletri di due uomini – forse il padrone con il suo schiavo- colti dalla furia dell’eruzione, di cui è stato possibile realizzare dei calchi dalla resa straordinaria, individuati in un vano laterale del criptopotico, corridoio di passaggio sottostante la villa, che consentiva l’accesso al piano superiore. La scoperta è stata illustrata sabato 21 novembre 2020 dal direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, e dal ministro per i Beni e le Attività culturali e il Turismo, Dario Franceschini.

Il calco integro dell’equino dalla stalla della villa suburbana di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

La scoperta delle due vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. all’interno della villa suburbana di Civita Giuliana non sorprende. In questa località a circa 700 metri a Nord-Ovest di Pompei, sono in corso scavi nell’area della grande villa suburbana dove già nel 2017 – grazie all’operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata ad arrestare il traffico illecito dei tombaroli – era stata portata in luce la parte servile della villa, la stalla con i resti di tre cavalli bardati, sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell’eruzione (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/). Così come nella prima campagna di scavo fu possibile realizzare i calchi dei cavalli, oggi è stato possibile realizzare quelli delle due vittime rinvenute nei pressi del criptoportico, nella parte nobile della villa oggetto delle nuove indagini.

L’impronta del dolore: i calchi dei corpi del padrone col suo schiavo colti nel momento drammatico della morte (foto Luigi Spina)

Pompei. Interno giorno. 25 ottobre 79 d.C., ore 9. Non è la sceneggiatura di un film, ma la storia di una realtà antica che oggi, prorompente, torna viva e contemporanea. Due corpi la racchiudono. Due calchi in gesso che, come un fermo immagine di duemila anni fa, rendono eterni due uomini rimasti uccisi, il padrone e il suo schiavo, che ora rinascono dalle ceneri di Pompei. Sono le vittime di quella che è forse una delle calamità naturali più famose della storia, l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Durante la prima fase eruttiva, quando l’antica città romana venne ricoperta dai lapilli, le prime vittime furono quelle intrappolate negli ambienti, investite dai crolli provocati dal materiale vulcanico depositatosi fino a un’altezza di tre metri. Di queste persone sono rimasti soltanto gli scheletri. Poco dopo, quando la città venne colpita dal flusso piroclastico che riempì gli spazi non ancora invasi dai materiali vulcanici, le persone morirono all’istante per shock termico. I corpi rimasero nella posizione in cui erano stati investiti dal flusso, e il materiale cineritico solidificatosi ne ha conservato l’impronta dopo la decomposizione. Mentre tutto questo accadeva la città era in fermento, i pompeiani stavano cercando di salvarsi la vita, ma, poco prima, erano immersi nelle loro consuete attività, così come dimostrano tutti i ritrovamenti che restituiscono le tracce della vita quotidiana nelle botteghe, per le strade, nelle terme, nelle domus e nelle ville, come quella suburbana del Sauro Bardato (dal ritrovamento di un cavallo con bardature: https://archeologiavocidalpassato.com/2018/12/24/pompei-eccezionale-scoperta-nella-lussuosa-villa-suburbana-di-civita-giuliana-saccheggiata-dai-tombaroli-nella-stalla-trovato-un-terzo-cavallo-di-razza-da-parata-con-bardature-militari-osanna/) a Civita Giuliana, dove uno scavo in corso dal 2017 ha riportato alla luce i resti di una lussuosa abitazione che, con una grande terrazza panoramica, dominava il golfo di Napoli e di Capri. È proprio sotto questa terrazza, nel criptoportico, che sono stati trovati i corpi dei due fuggiaschi, quello di un uomo abbiente, il padrone, e, con molta probabilità, quello del suo schiavo.

“Uno scavo molto importante questo di Civita Giuliana”, dichiara il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, “perché condotto insieme alla Procura di Torre Annunziata per scongiurare danni enormi al patrimonio. Scavi clandestini stavano attraversando ambienti con tunnel e saccheggiando la villa. Uno scavo importantissimo che restituisce al patrimonio una villa suburbana meravigliosa ma anche uno scavo con scoperte toccanti di grande emotività e impatto. Le due vittime scoperte in questi giorni sono la testimonianza incredibile e straordinaria di quella mattina del 25 ottobre dell’eruzione del 79 d.C. Le vittime probabilmente cercavano rifugio nel criptoportico, in questo vano sotterraneo dove pensavano di essere più protetti. Vengono travolti dalla corrente piroclastica probabilmente alle 9 di mattina quando raggiunge Pompei la nube ardente che distrugge completamente i piani superiori e uccide chiunque ha incontrato sul suo percorso: molti probabilmente per lo shock termico, come mostrano anche gli arti, le mani  e i piedi contratti. Ma è questa una morte che per noi è una fonte di conoscenza incredibile. Il dettaglio della tecnica della colatura in gesso restituisce non solo i volti, non solo le membra, ma anche i vestiti. Le vesti con un panneggio straordinario sembrano veramente delle statue. E come ricordava Giuseppe Fiorelli il 13 febbraio 1863, lui che per la prima volta realizzò i calchi dei fuggiaschi, l’archeologia non sarà più studiata nei marmi o nei bronzi, ma sopra i corpi stessi degli antichi, rapiti alla morte, dopo diciotto secoli di oblio”.

Il tratto di criptoportico della villa suburbana di Civita Giuliana con i calchi dei corpi dei due fuggiaschi ritrovati (foto Luigi Spina)

L’impronta del dolore. Così scriveva nella “Lettera ai pompeiani” Luigi Settembrini nel 1863 (cioè nell’anno in cui Fiorelli realizzò i primi calchi dei pompeiani vittime dell’eruzione): “Ritorno adesso da Pompei ed ho l’animo pieno di mestizia per uno spettacolo miserando. È impossibile vedere quelle tre sformate figure, e non sentirsi commosso. Sono morti da diciotto secoli, ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura… Finora si è scoverto templi, case ed altri oggetti che interessano la curiosità delle persone colte, degli artisti e degli archeologi; ma ora tu, o mio Fiorelli, hai scoverto il dolore umano, e chiunque è uomo lo sente”. Ancora una volta, dunque, con la scoperta di Civita Giuliana prende forma quella che Settembrini definì “il dolore della morte che riacquista corpo e figura”. Dall’Ottocento a oggi, grazie a questa innovativa tecnica, a Pompei sono stati realizzati oltre cento calchi. Sono celebri i numerosi calchi realizzati durante il Novecento, generalmente lasciati a vista sul luogo del rinvenimento in vetrine o protetti da tettoie; tra questi i tredici corpi, ancora oggi in situ, da cui prende nome l’Orto dei Fuggiaschi. I calchi sono anche oggetto di ispirazione per poeti e artisti, tra i quali Primo Levi, con la poesia “La bambina di Pompei”, e Roberto Rossellini, che dedica alla scoperta di alcuni calchi una celebre scena del “Viaggio in Italia”. Col passare del tempo, dalle prime sperimentazioni ad oggi, il metodo della colatura del gesso si è via via perfezionato e il risultato di oggi ne è la sorprendente prova: i nuovi calchi sono talmente ricchi di dettagli da impressionare nella loro capacità di catturare perfettamente le forme e le curve, i lineamenti, le pieghe dei panneggi, le membra, le mani con le vene che sembrano ancora pulsare. La capacità di restituire tutti i dettagli è ben visibile nei due nuovi calchi in gesso.

La scoperta dei due corpi. All’interno dell’ambiente è stata rilevata dapprima la presenza di vuoti nello strato di cenere indurita, al di sotto dei quali sono stati intercettati gli scheletri. Una volta analizzate le ossa – a cura dell’antropologa fisica del Parco che ne ha rimosso la più parte – si è proceduto alla colatura di gesso, secondo la famosa tecnica dei calchi di Giuseppe Fiorelli, che per primo ne fu inventore e sperimentatore. I calchi hanno restituito la forma dei corpi di due vittime in posizione supina. Entrambe erano state sorprese dalla morte durante la cosiddetta seconda corrente piroclastica, che nelle prime ore del mattino del 25 ottobre investì Pompei e il territorio circostante portando alla morte dei superstiti ancora presenti in città e nelle campagne. Questa seconda corrente era stata preceduta da una fase di breve quiete, forse di una mezz’ora, durante la quale i sopravvissuti sia a Pompei che probabilmente a Civita, uscirono dalle abitazioni nel vano tentativo di salvarsi. La corrente che lì investì fu però molto veloce e turbolenta, abbatté i primi piani delle abitazioni e sorprese le vittime mentre fuggivano su pochi centimetri di cenere, portandoli alla morte. Nel nostro caso è probabile che la corrente piroclastica abbia invaso l’ambiente da più punti inglobando e seppellendole nella cenere.

“Questa scoperta straordinaria dimostra che Pompei è importante nel mondo non soltanto per il grandissimo numero di turisti”, dichiara il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, “ma perché è un luogo incredibile di ricerca, di studio, di formazione. Sono ancora più di venti gli ettari da scavare, un grande lavoro per gli archeologici di oggi e del futuro”.

Dettaglio della prima vittima nel criptoportico della villa suburbana di Civita Giuliana: è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe (foto Luigi Spina)

La prima vittima, con il capo reclinato, denti e ossa del cranio visibili, dai primi studi risulta essere un giovane, fra i 18 e i 23/25 anni, alto circa 156 cm. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell’individuo, fa ipotizzare anche lo svolgimento di lavori pesanti. Poteva dunque trattarsi di uno schiavo. Indossava una tunica corta, di cui è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe, la cui consistenza assieme alle tracce di tessuto pesante, fanno ipotizzare che si trattasse di fibre di lana. Il braccio sinistro è leggermente piegato con la mano, ben delineata, appoggiata sull’addome, mentre il destro è appoggiato sul petto. Le gambe sono nude Accanto al volto sono presenti alcuni frammenti di intonaco bianco, trascinato dalla nube di cenere, e lungo le gambe frammenti della preparazione parietale del vano.

La seconda vittima nel criptoportico della villa suburbana di Civita Giuliana: ben delineati il mento, le labbra e il naso (foto Luigi Spina)

La seconda vittima ha una posizione completamente differente rispetto alla prima ma attestata in altri calchi a Pompei: il volto è riverso nella cinerite, a un livello più basso del corpo, e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano le ossa del cranio. Le braccia sono ripiegate con le mani sul petto, secondo una posizione attestata in altri calchi, mentre le gambe sono divaricate e con le ginocchia piegate. La robustezza della vittima, soprattutto a livello del torace, suggerisce che anche in questo caso sia un uomo, più anziano però rispetto all’altra vittima, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 162 cm. Questa vittima presenta un abbigliamento più articolato rispetto all’altra, in quanto indossa una tunica e un mantello. Sotto il collo della vittima e in prossimità dello sterno, dove la stoffa crea evidenti e pesanti pieghe, si conservano infatti impronte di tessuto ben visibili relative ad un mantello in lana che era fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro si rinviene anche l’impronta di un tessuto diverso pertinente ad una tunica, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica. Vicino al volto della vittima vi sono frammenti di intonaco bianco, probabilmente crollati dal piano superiore. A un metro circa a Est dalla prima vittima e a circa 80 cm a Est della seconda, nel corso dei lavori di scavo si sono rinvenuti altri fori; anche in questo caso si è colato il gesso rivelando la presenza non di vittime bensì di oggetti, forse persi durante la fuga. L’esplorazione manuale di questi “vuoti”, poi la forma rivelata dal gesso hanno mostrato che si tratta di cumuli di stoffa con grosse e pesanti pieghe; in particolare il cumulo vicino alla vittima 1 sembra essere interpretabile come un mantello in lana, evidentemente portato con se nella fuga dal giovane “schiavo”.

Scavi clandestini, saccheggio e traffico di reperti archeologici: da Pompei parte un modello pilota. Firmato un protocollo d’intesa con il Tribunale di Torre Annunziata. Il caso di Civita Giuliana

La firma del protocollo d’intesa tra il procuratore del Tribunale di Torre Annunziata, procuratore Pierpaolo Filippelli, e il Parco archeologico di Pompei, dg Massimo Osanna (foto parco archeologico di Pompei)

Il caso di Civita Giuliana era stato emblematico. Ricordate i titoli? “Straordinaria scoperta tra i cunicoli di scavi clandestini di Civita Giuliana” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/08/straordinaria-scoperta-tra-i-cunicoli-di-scavi-clandestini-a-civita-giuliana-appena-fuori-le-mura-nord-di-pompei-trovata-una-villa-suburbana-in-ottimo-stato-di-conservazione-per-evitare-fake-news-e/). E ancora: “A Civita Giuliana, nel settore non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli, trovati una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/). Scavi clandestini. Una piaga. Ma da Pompei arriva una risposta che potrebbe essere d’esempio per altre aree d’Italia con la firma, giovedì 1° agosto 2019, di un protocollo d’intesa tra il Parco archeologico di Pompei e il Tribunale di Torre Annunziata. Da Pompei parte dunque un modello pilota per contrastare il saccheggio e il traffico di reperti archeologici che è l’obbiettivo alla base dalla collaborazione istituzionale tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, già avviata con successo da tempo e che si è formalizzato, appunto con la firma del protocollo d’intesa tra il procuratore F.F, Pierpaolo Filippelli, e il direttore generale, Massimo Osanna.

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri

Il territorio di competenza del Parco archeologico di Pompei, in particolare l’area suburbana dove sono presenti vari insediamenti (tra cui alcune ville e necropoli), la cui tutela è anche tra gli obbiettivi di natura giurisdizionale della Procura, è stato interessato negli anni da diversi episodi di danneggiamento e di furto. Scopo del protocollo è l’attivazione di un costante e rapido canale di scambio di informazioni e notizie e l’attuazione di procedure condivise, nel rispetto delle reciproche attribuzioni e competenze, volte ad interrompere l’azione criminale e arrestare la spoliazione di siti archeologici, spesso reiterata, scongiurandone la prosecuzione. L’ efficace operazione congiunta degli scorsi anni, che ha visti impegnati il Parco e la Procura, assieme agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli per salvare il patrimonio archeologico in pericolo presso l’area suburbana di Civita Giuliana (nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei), oggetto di cunicoli clandestini, ha sottolineato l’importanza di formalizzare le buone prassi operative avviate, allo scopo di creare uno strumento modello da riproporre in diverse situazioni. In quel caso la Procura che da tempo aveva rilevato l’esistenza di attività illecite di tombaroli aveva richiesto al Parco archeologico di avviare un vero e proprio scavo, per le acquisizioni probatorie, che ha consentito tra l’altro di portare in luce ambienti di una ricca villa suburbana oltre al rinvenimento di importanti reperti archeologici e scientifici.

Nella stalla della lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con bardature militari (foto parco archeologico di Pompei)

La stretat di mano tra Massimo Osanna e Pierpaolo Filippelli dopo la firma del protocollo d’intesa tra il Parco archeologico di Pompei e il Tribunale di Torre Annunziata (foto parco archeologico Pompei)

Ecco i principali punti dell’accordo che ha validità di due anni, con possibilità di rinnovo. La Procura si impegnerà a trasmettere tempestivamente e formalmente al Parco tutte le notizie in proprio possesso relative ad attività clandestine nelle aree di competenza ed eventualmente a richiedere la realizzazione di saggi archeologici o vere e proprie attività di scavo. Sul cantiere sarà autorizzata la presenza di ufficiali della Polizia Giudiziaria autorizzati a ispezionare tunnel e cunicoli, a sequestrare gli oggetti e strumenti di reato, oltre che a prendere visione dei reperti rinvenuti, che saranno affidati in custodia al Parco. Il Parco, per sua parte, si impegnerà ad attivare in caso di richiesta, procedure di somma urgenza per avviare i relativi scavi, nell’area di interesse investigativo. Le attività di scavo, oltre a garantire il rispetto di tutti gli standard di intervento scientifico, contribuiranno a fornire tutti gli elementi di prova di attività illecite, utili alle indagini. Dovrà fornire, inoltre, periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazione delle aree d’interesse non esplorate e suddivise per tipologia (necropoli, ville suburbane, monumenti infrastrutturali ecc.), eventuali scavi legalmente condotti e re-interrati, o anche scavi clandestini precedenti, di cui si abbia avuto notizia. E ancora il Parco si impegnerà a fornire un dettagliato elenco dei beni trafugati, anche quelli che attraverso varie fonti risultino attualmente esportati in territorio estero, al fine di consentire una visione complessiva e aggiornata del fenomeno e poter meglio orientare le azioni investigative.

Pompei. Eccezionale scoperta nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli: nella stalla trovato un terzo cavallo di razza da parata con bardature militari. Osanna: “Nel 2019 fondi per esproprio terreni, completare lo scavo e aprire il sito al pubblico”

Nella stalla della lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con bardature militari (foto parco archeologico di Pompei)

I carabinieri esplorano i cunicoli clandestini nel sito archeologico di Civita Giuliana

I danni provocati dai tombaroli purtroppo non hanno permesso di realizzarne il calco, ma la scoperta annunciata nella villa suburbana di Civita Giuliana, nella zona Nord fuori le mura del sito archeologico di Pompei, è di quelle che solleticano l’immaginario collettivo: nella stalla di Civita Giuliana scoperto un terzo cavallo di razza con ricca bardatura militare appartenuto a qualche comandante. La scoperta conferma l’importanza del sito che sta venendo alla luce dopo anni di saccheggi ad opera dei tombaroli. Proprio lo scorso marzo un’operazione congiunta del parco archeologico di Pompei con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata (con il procuratore capo Alessandro Pennasilico e il procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli), il Comando gruppo carabinieri di Torre Annunziata e il Nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli aveva dato avvio a un importante intervento di scavo allo scopo di arrestare l’attività illecita di tombaroli a danno del patrimonio archeologico dell’area (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/05/11/pompei-osanna-contro-le-fake-news-ecco-la-descrizione-scientifica-delle-eccezionali-scoperte-nella-villa-suburbana-di-civita-giuliana-nel-settore-per-fortuna-non-danneggiato-irrimediabilme/).

Una veduta zenitale della stalla della villa suburbana di Civita Giuliana con i resti dei tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

La stalla della villa suburbana di Civita Giuliana dove sono stati trovati i resti di tre cavalli di razza (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento a Civita Giuliana aveva portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale, con diversi reperti (anfore, utensili da cucina, parte di un letto in legno di cui è stato possibile realizzare il calco). Tra gli ambienti era stata individuata la stalla della tenuta dove si era potuto realizzare il calco di un cavallo di razza. Nella prima fase di scavo era stata identificata una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare un calco, la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale. Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio, hanno messo in luce integralmente tale ambiente e hanno individuato la parte restante del secondo cavallo e un terzo equide con i resti di una ricca bardatura di tipo militare. Dei due, l’uno giace riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra. Presumibilmente legato alla mangiatoia, non era riuscito a divincolarsi. L’altro giace riverso sul fianco sinistro, e sotto la mandibola conserva il morso in ferro. La realizzazione dei tunnel da parte dei tombaroli e la conseguente cementificazione delle cavità, non hanno permesso di realizzare il calco del terzo cavallo.

Il direttore generale Massimo Osanna tra i resti dei cavalli riemersi a Civita Giuliana (foto di Cesare Abbate, Ansa)

Uno dei finimenti di pregio, parte di una bardatura militare, da un cavallo di Civita Giuliana

“I tre cavalli, come forse il primo rinvenuto ed analizzato, dovevano far parte della razza più nobile, animali di rappresentanza, per la loro imponenza dimensionale, probabilmente frutto di accurate selezioni, e per i finimenti di pregio, in ferro e bronzo”, sottolinea il direttore generale Massimo Osanna. “Lo studio della sella è a cura dell’archeologo Domenico Camardo, mentre le ricerche sul campo sono seguite dall’archeologa Paola Serenella Scala. Questi eccezionali ritrovamenti confermano che si trattava di una tenuta prestigiosa, con ambienti riccamente affrescati e arredati, sontuose terrazze digradanti che affacciavano sul golfo di Napoli e Capri, oltre a un efficiente quartiere di servizio, con l’aia, i magazzini per l’olio e per il vino, e ampi terreni fittamente coltivati, anche stando a le prime indagini di inizio Novecento”. I tre cavalli probabilmente erano pronti per essere montati. Ma sono stati sorpresi dagli effetti nefasti dell’eruzione del Vesuvio. Non si può quindi escludere – un’ipotesi, ma anche una speranza degli archeologi impegnati nelle ricerche – che all’esterno della stalla si possano trovare i resti del carro, forse una biga, per la fuga e, magari, i resti di quanti abitavano quella lussuosa villa e che si apprestavano a scappare per salvarsi. Lo scavo non resterà “ristretto” agli esperti. Lo assicura Osanna: “Nel 2019 saranno stanziati due milioni di euro, dai fondi ordinari del Parco archeologico, per procedere all’esproprio dei terreni che appartengono alla famiglia Russo e per proseguire le indagini di scavo, al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico”. E per quel giorno, il sogno del direttore generale è poter ristrutturare il casolare Russo, dove realizzare un centro accoglienza per i visitatori, con un polo didattico per raccontare Pompei dopo l’eruzione, alla luce del rinvenimento della tomba di un pompeiano morto tra fine I e II secolo d.C.”.

Ricostruzione dei finimenti e della sella cosiddetta “a quattro corni” in base ai ritrovamenti nella stalla della villa suburbana di Civita Giuliana (foto parco archeologico di Pompei)

Reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata: appartenevano a una sella a quattro corni (foto parco archeologico di Pompei)

Ricostruzione delle giunzioni ad anello che collegavano le cinghie di cuoio della sella (foto parco archeologico di Pompei)

Durante la fasi di scavo del corpo sono venuti alla luce anche cinque reperti bronzei. Sulle coste della gabbia toracica, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata ; un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori, formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco. La forma di questi elementi e i confronti in letteratura fanno ipotizzare che appartengano a un tipo particolare di sella definita a quattro corni, formata da una struttura di legno rivestita con quattro corni, due anteriori e due posteriori, ricoperta da placche di bronzo che servivano per dare stabilità al cavaliere, in un periodo in cui non erano state inventate le staffe. Selle di questo tipo sono state utilizzate nel mondo romano a partire dal I secolo d.C. ed in particolare in ambito militare. Le giunzioni ad anello erano quattro per ogni bardatura e servivano a collegare diverse cinghie di cuoio per bloccare la sella sul dorso del cavallo . Si tratta sicuramente di bardature militari da parata. Ulteriori elementi riferibili agli “ornamenta” del cavallo sono documentati dietro la schiena, dove tracce di fibre vegetali lasciano ipotizzare la presenza di un drappo/mantello e nello spazio tra le zampe posteriori ed anteriori, in cui un ulteriore calco suggerisce la presenza di una sacca. “È probabile che parte dei mancanti finimenti siano stati trafugati dai tombaroli”.