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Due week end sulle orme degli antichi romani: visite guidate della soprintendenza alla strada romana di Bentivoglio (Bo), probabilmente un tratto della via Emilia Altinate o via Annia tra Bononia e Aquileia

Il tratto di strada romana riportato in luce a Bentivoglio all’interno dell’interporto di Bologna

Primavera 2016: si stanno realizzando le fondamenta di uno dei centri logistici della YOOX Net-a-Porter Group all’interno dell’Interporto di Bologna, in località Castagnolo Minore di Bentivoglio, quando sono stati intercettati circa 80 metri di una strada romana con orientamento NNE-SSW. Il conseguente scavo archeologico diretto dalla soprintendenza Archeologia SABAP-BO ha condotto alla possibile individuazione di un tratto dell’Aemilia Altinate: antica strada romana che congiungeva Bononia e Aquileia realizzata probabilmente dal Console Marco Emilio Lepido intorno al 175 a.C. “Tradizionalmente è indicata come via Annia o via Emilia Altinate”, spiegano gli archeologi. “Molte ipotesi sono state formulate sul suo nome, molto si è discusso se si trattasse di una via consolare o semplicemente di una delle tante strade realizzate nei 12 secoli di storia dell’impero romano. In questa parte di pianura bolognese, nessun miliario è ancora stato trovato, nessun tracciato indicato negli itinerari antichi è applicabile a questi territori in modo certo e inequivocabile”.

La strada romana di Bentivoglio, larga ben 8 metri: doveva essere una strada importante

Week end sulla strada romana di Bentivoglio (Bo). Due fine settimana sulle orme degli antichi romani: ci si potrà sentire come un legionario in marcia verso un castrum, o un mercante per i grandi empori dell’Alto Adriatico, grazie alle visite guidate allo scavo archeologico dell’antica strada romana di Bentivoglio promosse da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Unione Reno Galliera; Comune di Bentivoglio; associazione di Promozione Sociale-Archeologia. Appuntamento sabato 25 e domenica 26 agosto 2018, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19; e poi sabato 1 e domenica 2 settembre 2018, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Gli interessati e appassionati si devono ritrovare sul luogo degli scavi in via di Santa Maria in Duno a Bentivoglio (BO). I posti sono limitati, quindi la prenotazione è obbligatoria all’ispettore onorario di SABAP-BO, Moreno Fiorini, cell. 348 7913 695.

Mappa delle strade romane nel Nord Italia: il tracciato della via Emilia Altinate andava da Bononia ad Aquileia

Il geografo Strabone parla di una via realizzata in età repubblicana che in uscita da Bologna si dirigeva verso Aquileia ma il passo appare evidentemente corrotto e i vari tentativi di emendamento avanzati dagli studiosi non hanno ancora risolto la disputa. “Il ritrovamento di un tratto particolarmente ben conservato della strada presso l’Interporto di Bologna”, sottolineano in soprintendenza, “in evidente relazione con un sepolcreto di datazione non ancora determinata ma certamente riferibile all’età repubblicana, è da leggersi come indicatore di una continuità della direttrice di età repubblicana che metteva in relazione Bologna con le principali città alleate del nord-est. Una via legata a un particolare contesto che dunque si conferma spina dorsale e tracciato ancora funzionale rispetto alle nuove esigenze commerciali e sociali del territorio in età imperiale”. La strada è stata indagata per circa 50 metri e presentava una larghezza massima valutabile in circa 8 metri, a cui si aggiungevano fossi che la costeggiavano. Le dimensioni e l’accuratezza con cui era stata realizzata hanno fatto pensare che si trattasse di una strada di una certa rilevanza, forse interregionale, che poteva collegare il comprensorio dell’antica Bononia con le colonie nord-orientali dell’area veneta. I materiali rinvenuti sulla superficie stradale rimandano ad una datazione compresa tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. ma diversi indizi ci fanno pensare che sia stata percorsa sino all’epoca tardo-antica. Lungo l’asse viario infatti sono emerse numerose sepolture di epoca romana, ma anche una necropoli di epoca gota (VI secolo d.C.) che ancora ne rispettava il tracciato. “Oltre a un buon tratto di massicciata stradale, con varie fasi di costruzione e ripristino”, precisano meglio gli archeologi, “lo scavo ha portato in luce, lungo il lato occidentale della strada, un sepolcreto con varie fasi d’uso testimoniate da contesti sepolcrali con ceramiche a vernice nera, a loro volta asportati in parte da sepolture successive certamente da riferire alla piena età imperiale. Solo uno studio di dettaglio potrà chiarire meglio cronologie e fasi di frequentazione del sito”. Oggi, grazie a una proficua collaborazione tra Comune di Bentivoglio e soprintendenza e al lavoro di archeologi professionisti e volontari, si è portato alla luce un nuovo tratto della stessa strada, che ha restituito nuove e importanti informazione su questo antico percorso.

Il nuovo museo Archeologico di Altino (Venezia) prende forma: venerdì 12 si inaugura il nuovo edificio, e per un giorno si visitano gli spazi che apriranno nel giugno 2015

Il grande edificio che viene inaugurato e che ospiterà il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino (Venezia)

Il grande edificio che viene inaugurato e che ospiterà il nuovo museo Archeologico nazionale di Altino

Il grande progetto “Da Altino a Torcello. Archeologia, ambiente e storia della Laguna Nord di Venezia” prende forma venerdì 12 dicembre: la pre-apertura del nuovo museo nazionale Archeologico di Altino durerà solo un giorno per chiudere subito dopo e riaprire a giugno, una volta completato l’allestimento del primo lotto espositivo. Ma la cerimonia se pur breve di venerdì, con l’inaugurazione del nuovo edificio museale di Altino e la presentazione del progetto di restauro e del progetto del nuovo allestimento, darà il via ufficialmente a quel percorso virtuoso – condiviso con il pubblico – che porterà appunto nel prossimo giugno 2015 all’apertura del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino, destinato a diventare “non solo contenitore/comunicatore degli oggetti simbolo di Altino e della Laguna Nord, ma anche grande polo culturale, attrattore e catalizzatore di tutte le istanze collegate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione dell’intero comparto territoriale”, parola di Ugo Soragni, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto, e di Vincenzo Tiné, soprintendente per i Beni archeologici del Veneto, Vincenzo Tiné. Dopo vent’anni (dieci dei quali impiegati nello scavo del santuario protostorico – il più antico nucleo della futura città – scoperto proprio nello spazio destinato al nuovo museo) si sono infatti conclusi i complessi e articolati lavori di ristrutturazione e adeguamento funzionale del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino (la Venezia prima di Venezia). “Finalmente questo straordinario sito, uno dei più importanti della romanità cisalpina e un caso storico-archeologico di rilevanza internazionale, dispone di una sede idonea ad ospitare gli ingenti lotti di materiali provenienti da secoli di collezionismo e ricerca scientifica”.

Il progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino annesso al sito archeologico

Il progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino annesso al sito archeologico

L'ingresso di quello che ora è il vecchio museo Archeologico di Altino

L’ingresso di quello che ora è il vecchio museo di Altino

L’idea del nuovo museo. L’attuale sede del museo Archeologico nazionale di Altino era da tempo considerata inadeguata a conservare, fare conoscere e divulgare la storia archeologica del territorio altinate. Per questo è stata pensata una nuova struttura “idonea a soddisfare le crescenti esigenze espositive e gestionali del patrimonio culturale, la cui costruzione si accompagna a un riallestimento della parte esistente”. Il nuovo complesso architettonico, realizzato su un’area demaniale in località “La Fornace” nel comune di Quarto d’Altino (Venezia), consisterà in due edifici rurali restaurati e in tre nuovi corpi di fabbrica, diventando, per estensione, numero e qualità dei servizi offerti, il primo museo archeologico del Veneto. Il progetto, elaborato dalla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, è stato concepito in modo da assicurare la continuità alla narrazione espositiva, la differenziazione dei percorsi (pubblico, dipendenti del museo, gestori dei servizi aggiuntivi), la visibilità delle persistenze archeologiche, lo svolgimento di attività collaterali (mostre, spettacoli teatrali, concerti, installazioni). “I visitatori – spiegano in soprintendenza – saranno in grado di percepire il percorso che dal loro rinvenimento conduce all’esposizione delle testimonianze archeologiche del passato, familiarizzandosi con quei passaggi, tecnici e amministrativi, che consentono al reperto di divenire bene culturale oggetto di godimento pubblico e parte integrante di un processo scientifico-informativo di grande rilevanza”.

Altino romana era in una posizione strategica all'incrocio della via Annia e della via Claudia Augusta

Altino romana era in una posizione strategica all’incrocio della via Annia e della via Claudia Augusta

Monumento funerario romano conservato ad Altino

Monumento funerario romano conservato ad Altino

Altino e l’Altinate. Le prime tracce di frequentazione umana sembrano risalire al VII millennio a.C., ma è con l’età del Ferro (I millennio a.C.) che si forma un primo insediamento stabile. Occorre, però, giungere al V secolo a.C. per trovare uno stanziamento sul territorio di una certa consistenza posto tra il fiume Zero e il canale Siloncello, in prossimità di quella che sarà l’arteria romana principale, la via Annia, realizzata nel 131 a.C. Lo sviluppo e la fortuna della città sono dovuti anche alla posizione geografica limitrofa alla laguna e, quindi, al mare, nonché ai numerosi corsi d’acqua che costituirono una vera e propria rete di trasporto e di scambio commerciale. Il porto, probabilmente situato in località Montiron, conferma la funzione di interscambio tra il traffico terrestre e quello acqueo-marittimo-lagunare. Le notevoli capacità tecnico-costruttive acquisite nell’organizzazione dei territori conquistati suggerirono ai Romani di costruire la via Annia e parte della Claudia Augusta rialzate su un terrapieno, in considerazione delle escursioni di marea e del regime variabile dei corsi d’acqua. Il tessuto abitativo e l’impianto viario, delineati già alla metà del I secolo a.C., trovano naturale completamento nella centuriazione che si va estendendo a Nord della città, fra il Muson e il Sile, al confine con quelle di Padova, Asolo e Treviso: a partire dall’anno 89 a.C. e per circa un cinquantennio si realizza la trasformazione da abitato paleoveneto a città romana. Pochi anni dopo Altino diviene municipio e viene iscritta alla tribù “Scaptia”. La maggiore espansione di Altino è da collocare agli inizi del I secolo d.C.: le numerose campagne di scavo promosse e fatte eseguire dalla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto hanno portato alla luce numerose strutture edilizie della città e della necropoli, oltre a innumerevoli reperti. È in questo periodo che Altino assume il ruolo di importante scalo fluviale e marittimo dell’Adriatico, assolvendo soprattutto alla funzione di smistamento del traffico commerciale tra il Nord e il Mediterraneo. Con il II secolo d.C. si assiste ad una lenta, ma inarrestabile, decadenza economica e culturale di Altino. A partire, poi, dal IV secolo d.C. diviene sede vescovile con la costruzione di chiese e sacelli. E durerà fino al VII secolo d.C. quando, con la caduta della città per mano longobarda, e la maggior parte della popolazione che si spostava sulle isole dell’estuario, territorio ritenuto più sicuro, l’episcopio venne trasferito a Torcello.

Veduta assonometrica del progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino

Veduta assonometrica del progetto del nuovo museo Archeologico nazionale di Altino

Un museo strategico. La posizione geografica dell’area demaniale destinata ad accogliere il nuovo museo archeologico, il cui valore strategico era stato compreso e abilmente sfruttato in epoca romana, consente collegamenti reali e possibili per terra, per acqua e per aria. L’area museale, posta in prossimità dell’asse viario Padova-Venezia-Treviso, è collegata alla rete viaria, stradale e autostradale, che conduce a Udine, a Trieste e al confine da un lato, e all’entroterra veneto dall’altro. Il sistema fluviale, attualmente sottoutilizzato (vi è un solo collegamento da Portegrandi a Treviso sul Sile), deve essere potenziato: la linea pubblica di navigazione da Venezia per Torcello può giungere a ridosso dell’area demaniale risalendo parte del fiume Dese e quindi imboccando il canale Santa Maria. L’attuazione di tale collegamento farebbe entrare di fatto Altino nel circuito dei musei veneziani. La vicinanza con l’aeroporto di Venezia, il Marco Polo di Tessera, fa, poi, assumere interesse internazionale al nuovo museo, potendo disporre di una rete aerea in continuo e progressivo potenziamento: durante la sosta per l’interscambio dei voli intercontinentali può essere organizzato un trasporto per effettuare una visita veloce al museo.

Nel "vecchio" museo di Altino trovano posto i reperti provenienti dalla necropoli romana

Nel “vecchio” museo di Altino trovano posto i reperti provenienti dalla necropoli romana

Una sala espositiva del museo Archeologico nazionale di Altino

Una sala espositiva del museo Archeologico nazionale di Altino

Venerdì 12 dicembre, il grande giorno. Vent’anni di lavori, si diceva, ostacolati da notevoli difficoltà burocratiche e finanziarie e dal rinvenimento dello straordinario santuario protostorico. Ma il primo traguardo è stato raggiunto grazie alla sinergia tra il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici e soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto), la Regione del Veneto e la società Arcus SpA. La conquista della prima tappa di questo percorso, che farà di Altino e della Laguna Nord di Venezia uno dei principali attrattori turistici del Veneto, sarà dunque celebrata venerdì 12 dicembre, alle 15.30: al taglio del nastro con Soragni e Tiné ci sarà il governatore del Veneto, Luca Zaia. Seguirà l’inaugurazione del nuovo allestimento del “vecchio” museo di Altino, riqualificato come ulteriore spazio espositivo presso le aree archeologiche, e un brindisi offerto da Bisol. Da fine luglio 2014 infatti il “vecchio” museo Archeologico è stato riallestito per illustrare esclusivamente la necropoli romana, con un nuovo apparato didascalico, con reperti archeologici provenienti dall’antica città di Altinum e dalla sua necropoli. L’evento di venerdì è aperto al pubblico e rappresenta la prima data di un calendario di eventi pubblici e partecipati che accompagneranno tutti gli interessati alla conoscenza delle ulteriori tappe di realizzazione del progetto di allestimento e in generale degli sviluppi del grande progetto “Da Altino a Torcello. Archeologia, ambiente e storia della Laguna Nord di Venezia”. “Considerata la lunga attesa e la forte aspettativa da parte della comunità locale e degli addetti ai lavori”, sottolineano Soragni e Tiné, “e la grande soddisfazione di aver finalmente completato un percorso estremamente laborioso ma con risultati eccezionali, che fanno di Altino l’unica struttura museale archeologica propriamente moderna e in linea con gli standard internazionali del Veneto, è parso giusto condividere con il pubblico un primo momento inaugurale del complesso”. E aggiungono: “In un’ottica di partecipazione delle tappe del programma di allestimento è stata predisposta una sezione di spiegazione del percorso espositivo dell’intero compendio e sono state preallestite alcune vetrine che fungono da esempio di quello che sarà l’assetto definitivo. Solo sabato sarà possibile visitare tutti gli spazi del museo, già perfettamente restaurati e adeguati alle nuove funzioni, comprese quelle essenziali degli uffici, dei laboratori, della biblioteca, della sala conferenze, dello spazio per esposizioni temporanee e dei servizi aggiuntivi al pubblico (bar-ristorante, book-shop, punto informativo, aula didattica)”.

Un interno del grande edificio che ospiterà il nuovo museo Archeologico di Altino

Un interno del grande edificio che ospiterà il nuovo museo Archeologico di Altino

Museo e cantiere aperto. Una sorta di “cantiere aperto” condiviso in itinere, quindi, più che la definitiva inaugurazione dell’intero museo, che comporterà ancora anni per il restauro e il trasferimento delle ingenti collezioni altinati e la disponibilità di ulteriori, importanti, risorse finanziarie per la realizzazione dei relativi allestimenti museografici. L’allestimento degli spazi museali è già iniziato: il primo lotto espositivo, che prevede, nella storica “Risiera”, le sezioni dedicate alla preistoria e alla protostoria al piano terra e quelle dedicate alla romanizzazione e alla città romana al primo, sarà completato entro giugno 2015. I costi complessivi dell’attuale intervento sono stati di 500mila euro per il primo lotto di lavori di allestimento e di adeguamento funzionale del museo Archeologico nazionale di Altino interamente finanziato da Arcus Spa; 6 milioni per il completamento dell’intervento (di cui 1,2 milioni da Arcus attraverso la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto e la Regione del Veneto, e 4,88 milioni da risorse POR-parte FESR (2007-2013).

Il nuovo allestimento, che si potrà già intuire se non proprio apprezzare nell’apertura straordinaria di venerdì 12, punta a minimizzare la presenza delle strutture espositive per valorizzare i reperti ed attirare l’attenzione sul contenuto piuttosto che sul contenitore. “Il filo conduttore della progettazione museografica – ricordano in soprintendenza – è stato quello di creare strutture che non denunciano se stesse, ma solo la funzione del loro essere, privilegiando la linearità e l’essenzialità delle forme alla spettacolarità”. Per far ciò si sono ridotti al minimo possibile gli spessori e gli ingombri delle strutture portanti gli oggetti; l’illuminazione stata direzionata e concentrata sugli oggetti per esaltarne le caratteristiche e far “scomparire” gli espositori e i supporti; l’apparato didascalico è stato reso chiaramente leggibile e sintetico; infine è stato previsto un percorso di visita definito ed univoco, pur se articolato per sezioni e percorsi alternativi.

“Le sculture romane del museo archeologico nazionale Concordiese” di Elena Di Filippo Balestrazzi

Sculture al museo archeologico nazionale Concordiese

Sculture al museo archeologico nazionale Concordiese a Portogruaro

L’occasione è di quelle ghiotte per incontrare alcuni dei massimi esperti di arte classica, collezionismo antiquario e museografia e al contempo visitare uno dei complessi archeologici più importanti del Veneto, quello di Concordia Sagittaria con il relativo Museo archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro. Giovedì 27 febbraio 2014, dalle 10.30, nelle sale museali del municipio di Concordia Sagittaria, Elena Francesca Ghedini, direttore del dipartimento di Archeologia dell’università di Padova, e Irene Favaretto (Università di Padova) presenteranno il volume “Le sculture romane del Museo Nazionale Concordiese” di Elena Di Filippo Balestrazzi. Seguirà, dalle 15, una visita guidata al museo nazionale Concordiese di Portogruaro, alla presenza dell’autrice (ingresso gratuito).

La copertina del volume di Elena Di Filippo Balestrazzi

La copertina del volume di Elena Di Filippo Balestrazzi

Elena di Filippo Balestrazzi

Elena di Filippo Balestrazzi

Il museo di Portogruaro è nato per ospitare le consistenti raccolte di reperti archeologici provenienti dalla città di Iulia Concordia. In occasione del recente riordino degli archivi del museo, voluto dalla direzione generale per favorire lo studio e la comprensione dei materiali conservati, l’autrice si è dedicata allo studio delle sculture muovendo dalla storia dell’acquisizione e dell’inventariazione di ogni reperto. Le schede elaborate comprendono descrizione dello stato di conservazione, analisi stilistica e iconografica, confronto con la bibliografia disponibile. L’autrice considera, in relazione alle diverse datazioni, talvolta problematiche, l’individuazione dei personaggi rappresentati, le funzioni probabili, l’esistenza di botteghe locali, i rapporti con le tradizioni ellenistica, nord-adriatica, italica e romana, le possibilità di una precoce “romanizzazione” precoloniale.  La collezione storica del museo si compone di più “anime”; un nucleo si costituì a partire dalla fine del ‘700 con la raccolta Muschietti, una famiglia di collezionisti locali.

Francesca Ghedini

Francesca Ghedini

Irene Favaretto

Irene Favaretto

La raccolta, nella seconda metà dell’800, venne donata, per lascito testamentario, al Comune di Portogruaro che la conservò presso il Municipio. Sullo scorcio del XIX secolo, a seguito dei fortunati scavi nell’area urbana e nel cd. “Sepolcreto dei militi” di Concordia Sagittaria, grazie all’attività di Dario Bertolini e su volere di Giuseppe Fiorelli, all’epoca a capo della Direzione Generale per gli scavi e i monumenti, si procedette con l’individuazione di una struttura consona in cui raccogliere il materiale di nuovo rinvenimento e quello dislocato nelle diverse sedi concordiesi (Municipio) e portogruaresi (Seminario, casa Muschietti). Il Comune acquisì l’area di via Seminario, di proprietà del Seminario vescovile, ed il Ministero finanziò la costruzione del Museo Concordiese, la cui prima pietra venne posta nel 1885 e che fu poi inaugurato il 28 ottobre 1888. Il Museo, riaperto completamente nel 1986 dopo lavori di restauro e di parziale riallestimento, presenta oggi un’esposizione del materiale rinnovata nelle vetrine, mentre nella sala dei reperti lapidei si è mantenuto il vecchio ordinamento che costituisce di per sé una suggestiva testimonianza dell’approccio collezionistico dell’epoca.

I "tre littori" nell'atrio del museo Concordiese

I “tre littori” nell’atrio del museo Concordiese

Atrio. L’atrio ospita interessanti manufatti lapidei, tra i quali degno di nota è il rilievo con tre littori, vestiti di tunica corta e di mantello, facenti parte di una più ampia scena di sacrificio. E’ datato al I sec. d.C. Un’ara intitolata a Marcus Acutius Noetos presenta sui fianchi bellissimi bassorilievi rappresentanti due uccelli ai lati di un vaso da cui escono tralci di vite animati da uccellini. Da un pezzo segato di quest’ara è stata ricavata nel XIII secolo una scultura raffigurante una Madonna in trono con Bambino, la cui pertinenza all’ara si deve a Dario Bertolini.

La grande sala (basilica) del museo Concordiese

La grande sala (basilica) del museo Concordiese

Sala 1 (Basilica).La sala ospita la maggior parte dei reperti provenienti da Concordia. I materiali sono esposti lungo le navate di sinistra e di destra, secondo un ordine cronologico progressivo. Nella navata centrale si distinguono frammenti di parti architettoniche di edifici pubblici (come parte dell’architrave riferita al teatro della città con iscrizione del I sec. d.C.); capitelli e rocchi di colonne; reperti della necropoli romana di Concordia che si sviluppava lungo la via Annia fuori dalla cinta muraria (stele architettoniche ad edicola – come quella della famiglia dei Cornelii -, cippi sepolcrali – come quello di F. Galla, detto anche del porcinarius, in cui sono rappresentati una coscia di maiale e gli attrezzi del mestiere -, frammenti di soffitti di camere funerarie – come quella a cassettoni, decorata al centro dalla scena di Ganimede rapito dall’aquila); spicca su tutti la statua femminile acefala in marmo di Luni, forse pertinente ad un ciclo statuario, in prossimità della quale sono esposti pavimenti musivi a motivi geometrici del I sec. d.C. e a motivi figurati (Tre Grazie) del III sec. d.C. Nella navata sinistra sono numerose le iscrizioni, sia pagane sia cristiane, relative a semplici cittadini o a notabili che nel centro cittadino occuparono cariche pubbliche: le iscrizioni sono incise su basi la cui collocazione museale lungo la navata serve per ricordare la loro collocazione originaria lungo le strade e negli spazi pubblici più importanti della città. Nella navata destra, infine, si trova la maggior parte dei reperti (sculture, sarcofagi, stele, iscrizioni databili tra la fine del IV ed il V sec. d.C.) rinvenuti nel “Sepolcreto dei militi” scavato tra il 1873 ed il 1876: è esposta una scelta dei 260 sarcofagi lì originariamente presenti e reinterrati.