Bologna. Nella sede Sabap il pomeriggio di studi “POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani”: un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica
“POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani” è l’interessante titolo del pomeriggio di studi promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Appuntamento venerdì 16 dicembre 2022, dalle 15.30 alle 18.30, nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della Sabap, in via IV Novembre 5 a Bologna. Evento gratuito senza necessità di prenotazione, ingresso consentito fino ad esaurimento posti. Per info: siriana.zucchini@cultura.gov.it; annalisa.capurso@cultura.gov.it. Sarà un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica. Gli interventi in programma affrontano il tema in senso diacronico, attraverso un approccio multidisciplinare, tenendo conto sia del dato archeologico sia di quello relativo alle evidenze “biologiche”.

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione all’incontro da parte di Monica Miari (SABAP BO, Funzionario delegato) e di Annalisa Capurso (SABAP BO), intervengono: Valeria Acconcia (ICA Istituto Centrale per l’Archeologia) e Paola Francesca Rossi (parco archeologico Ostia Antica – ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) su “Introduzione alle Linee Guida ICA-ICCD I resti scheletrici umani: dallo scavo, al laboratorio, al museo, 2022”. La pubblicazione è scaricabile sul sito dell’ICA: https://bit.ly/3PsP5gC. Monica Miari (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro e Teresa Nicolosi (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Elementi di ritualità nella manipolazione dei resti umani in età preistorica”; Vanessa Poli (SABAP BO) e Claudio Cavazzuti (Dipartimento di Storie Culture Civiltà, DiSCi – UNIBO) su “Alcuni rituali nelle necropoli ad incinerazione dell’età del Bronzo in Italia settentrionale”; Sara Campagnari (SABAP BO), Lisa Manzoli (archeologa e collaboratrice SABAP BO) e Michael Allen Beck De Lotto (Dipartimento Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica – UNIPD) su “Analisi preliminare dei rituali del sepolcreto di fase orientalizzante di Via Montello a Bologna”; Annalisa Capurso (SABAP BO) e Mirko Mattia e Marta Mondellini (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, Labanof – UNIMI) su “Una sepoltura multipla presso la chiesa di sant’Apollonio sulla rupe di Canossa”; Valentina Di Stefano (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Restituzione dei resti umani e ricomposizione della memoria di una comunità: il caso del cimitero ebraico medievale di Bologna”.
Castelfranco Emilia (Mo). A Villa Sorra incontro con Luigi Malnati e presentazione del suo libro “La passione e la polvere”

Appuntamento a Castelfranco Emilia (Mo), nella prestigiosa sede di Villa Sorra, venerdì 15 ottobre 2021, dalle 15 alle 17, per la presentazione del libro “La passione e la polvere” di Luigi Malnati. Il Comune di Castelfranco Emilia, in qualità di ente capofila dei Comuni comproprietari (Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola e San Cesario sul Panaro), sta attuando il progetto di conservazione e valorizzazione del parco Villa Sorra progetto che per la sua strategicità ha ottenuto finanziamenti non solo da parte dei Comuni comproprietari, ma anche della Regione Emilia Romagna. Parole-chiave del nuovo progetto sono fruizione pubblica, valorizzazione delle eccellenze culturali e territoriali e luogo di comunità. In attesa della realizzazione del progetto, stiamo costruendo un programma di iniziative culturali e ricreative per l’autunno 2021, che vanno ad illustrare la funzione di villa Sorra andrà ad assumere nel tempo. In questo programma si inserisce l’appuntamento di venerdì al 15 ottobre 2021 a Villa Sorra. Alle 15, saluti del sindaco.

Luigi Malnati, già soprintendente archeologo (foto Mibact)
A seguire, il giornalista Stefano Luppi del Giornale dell’Arte – insieme a Valentina Di Stefano, funzionario della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara – intervista l’autore Luigi Malnati che è stato funzionario archeologo per Modena e Reggio Emilia, direttore del museo nazionale Etrusco di Marzabotto, poi soprintendente delle Marche, del Veneto, dell’Emilia-Romagna, della Lombardia e dal 2010 al 2014 direttore generale alle Antichità per il ministero dei Beni Culturali. Ha al suo attivo più di 150 pubblicazioni scientifiche, molte esposizioni anche di rilievo nazionale, la direzione di decine di scavi archeologici e si occupa di etruscologia, archeologia urbana e problemi relativi alla tutela. Al termine verrà proposto un brindisi in Villa.

La passione e la polvere. L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. In una parola: l’archeologia. Declinata attraverso il suo sviluppo e la sua evoluzione in 250 anni di scavi in Italia, e l’esperienza personale di 40 anni di attività in prima linea dell’archeologo Luigi Malnati, autore di “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni”, edito da La Nave di Teseo, con l’introduzione di Vittorio Sgarbi (vedi Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai nostri giorni” di Luigi Malnati, per 40 anni in prima linea come archeologo e soprintendente: è il racconto di un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto, con le parole di un testimone diretto | archeologiavocidalpassato).
Giornate europee dell’Archeologia 2021. Gli eventi promossi a Bologna, Comacchio, Imola, Modena, Ferrara dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

La soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara quest’anno ha organizzato in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia 2021 (18-20 giugno 2021) vari eventi accomunati dal tema “Dialoghi col territorio”. Gli eventi della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara si trovano alla pagina: https://journees-archeologie.fr/c-2021/lg-it/Italia/le-giornate-dell-archeologia-in-Europa; http://www.archeobologna.beniculturali.it/agenda.htm.

Bologna. Venerdì 18 giugno 2021, alle 10.30, nel salone d’Onore di Palazzo Dall’Armi Marescalchi, via IV Novembre 5. Presentazione del libro “Un arcipelago di storia. Archeologia e isole ecologiche interrate a Bologna”, pubblicato nel 2020 da AnteQuem con il contributo del Gruppo Hera. La pubblicazione, a cura di Renata Curina, Valentina Di Stefano e Cristian Tassinari, propone la sintesi dei dati archeologici raccolti durante la realizzazione delle mini isole ecologiche interrate nel centro urbano di Bologna, un’area che ha visto la crescita e lo sviluppo diacronico di una città a partire dall’VIII secolo a.C. fino ai giorni nostri. Il volume inaugura la nuova collana Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, che rappresenta un importante momento di aggiornamento e di approfondimento dell’esito delle più importanti ricerche archeologiche condotte in Emilia-Romagna e a cui collaborano congiuntamente le tre soprintendenze ABAP della regione (Comitato di Redazione: Annalisa Capurso, Marco Podini, Annalisa Pozzi, Rossana Gabusi). Interverranno: Lisa Lambusier, soprintendente ABAP della Città metropolitana di Bologna e le province di MO-RE-FE e soprintendente ad interim della SABAP per le province di RA-FC-RN; Corrado Azzollini, direttore Segretariato regionale del ministero della Cultura per l’Emilia-Romagna e soprintendente ad interim della SABAP per le province di PC-PR; Cristina Ambrosini, responsabile servizio Patrimonio culturale Regione Emilia-Romagna; Alberto Aitini, assessore Comune di Bologna per Sicurezza urbana integrata, commercio, polizia locale, protezione civile, manutenzione del patrimonio e del verde pubblico; Raffaella Zanfini, responsabile Operations Servizi Ambientali Hera Group; Monica Miari, responsabile Area Funzionale Patrimonio archeologico soprintendenza ABAP Bologna; Renata Curina – Valentina Di Stefano – Cristian Tassinari, curatori del volume. Evento gratuito, posti limitati. Per prenotazioni: sabap-bo.stampa@beniculturali.it

Comacchio (Fe). Venerdì 18 giugno 2021, alle 16, nella sala polivalente di Palazzo Bellini, via Agatopisto 5. Incontro “Dialoghi con il territorio. Lo scavo dell’edificio ellenistico di Strada Fiume. Presentazione dei dati preliminari”. Presentazione pubblica dello scavo dell’edificio ellenistico di Strada Fiume a Comacchio (Fe). Programma: saluti istituzionali del Comune di Comacchio; interventi di Sara Campagnari, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Claudio Negrelli, Roberto Rizzo, Marco Palmieri, Phoenix Archeologia. Per prenotarsi: ufficio IAT di Comacchio 0533314154.

Il rasoio con manico in bronzo che ha dato il nome alla Domus scoperta a Imola (foto sabap-bo)
Imola (Bo). Venerdì 18 giugno 2021, alle 17, a Palazzo Tozzoni, via Garibaldi 18. Incontro “Lo scavo della Domus del Rasoio”. Presentazione dei primi risultati scientifici e del progetto di allestimento e valorizzazione dell’area archeologica all’interno del Complesso del S. Domenico a Imola. Interverranno: Diego Galizzi e Laura Mazzini, Musei Civici di Imola; Valentina Manzelli, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Daniele Mazzitelli, Phoenix Archeologia; Roberta Michelini, archeologa libera professionista. L’ingresso è gratuito con posti limitati previa prenotazione, telefonando al 0542602609 dal lunedì al venerdì 9-13 o inviando una mail a musei@comune.imola.bo.it, scrivendo nome e numero di telefono per ricevere conferma. L’incontro sarà registrato e sarà visibile sui canali YouTube dei Musei Civici di Imola.

Modena. Venerdì 18 giugno 2021, alle 18, nella sala Ex-Oratorio, Palazzo dei Musei, largo Porta S. Agostino 337. Incontro “Da San Geminiano alla cattedrale romanica”. Presentazione del progetto di ricerca sulla topografia tardo antica e alto medievale di Mutina-città e del territorio di riferimento. Frutto dell’accordo quadro stilato tra SABAP-BO, Museo Civico di Modena, UNIMORE e UNIBO, Laboratorio di Antropologia fisica e DNA antico-sede di Ravenna. Interverranno: Cinzia Cavallari, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Francesca Piccinini e Silvia Pellegrini, Museo Civico di Modena; Giovanna Bosi e Stefano Lugli, UNIMORE – dipartimento di Scienze della Vita e dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche; Stefano Benazzi e Antonino Vazzana, UNIBO – Laboratorio di Antropologia fisica e DNA antico-sede di Ravenna. Posti limitati. Per prenotarsi: tel. 0592033125 – palazzo.musei@comune.modena.it

Ferrara. Sabato 19 giugno 2021, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale, via XX Settembre 122. Giornata d’incontro “Tra terre ed acqua: prospettive di ricerca e ultimi rinvenimenti nel territorio ferrarese”. La giornata sarà dedicata all’illustrazione delle recenti scoperte archeologiche nel territorio ferrarese. Interverranno: Chiara Guarnieri, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Paola Desantis, direzione regionale Musei, museo Archeologico di Ferrara; Letizia Bassi, presidente GAF; Marco Bruni, Flavia Amato, Francesca Acqui, Simone Bergamini, Giulia Guidorzi, archeologi liberi professionisti. Per info tel. museo nazionale: 053266299. Programma: 10.30, Paola Desantis: presentazione; 10.45, Chiara Guarnieri: Tra terre ed acqua: prospettive di ricerca e ultimi rinvenimenti nel territorio ferrarese; 11, Letizia Bassi: L’attività del gruppo archeologico ferrarese; 11.15, Marco Bruni: Una pieve sepolta tra le centuriazioni affioranti. San Venanzio e l’Alto Copparese; 11.30, Flavia Amato: L’ultima mansio? Un edificio posto ai limiti tra terra ed acqua nel territorio argentano; 11.45, Francesca Acqui: Ritrovamenti monetali romani rinvenuti presso un sito dell’argentano: catalogazione e analisi; 12, Simone Bergamini: Dalla Terramara di Pilastri ai “pilastri della Terramara“ dallo scavo alla pubblicazione; 12.15, Giulia Guidorzi: Lungo i fiumi e per le strade. Sondaggi archeologici nell’alto bondenese.
18-19-20 Giugno, canale YouTube Sabap-BO MO-RE-FE. Proiezione del video “Dialoghi col territorio. Il progetto di archeologia pubblica ad Argenta (Fe)”. Proiezione del video realizzato sul progetto di archeologia pubblica di Argenta (Fe), relativa alla villa/mutatio rinvenuta in località Frittelline. Le indagini sono state realizzate in collaborazione con il Comune di Argenta, il locale Gruppo Archeologico e l’istituto superiore Montalcini di Argenta nelle modalità scuola/lavoro. Sulla base della L.R. 18, Piano 2020 è stato presentato all’IBC il progetto Argenta romana, che ha trovato finanziamento. A cura di Chiara Guarnieri, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Flavia Amato, Marco Bruni, Gruppo Archeologico Ferrarese; Classi IV A e IV B, Istituto Superiore Rita Levi Montalcini Argenta; Servizio Patrimonio culturale ER.
Bologna. Causa emergenza sanitaria, annullata la presentazione del libro “Un arcipelago di storia. Archeologia e isole ecologiche interrate a Bologna”

Il Covid-19 torna protagonista. La presentazione del volume “Un arcipelago di storia. Archeologia e isole ecologiche interrate a Bologna” (edizioni Ante Quem) a cura di Renato Curina, Valentina Di Stefano, Cristian Tassinari era stata programmata per giovedì 29 ottobre 2020, alle 11, nel Salone d’Onore di Palazzo Dall’Armi Marescalchi, sede della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, a numero chiuso (massimo 30 persone), ma con la possibilità di seguire l’incontro in videoconferenza. Tutto inutile. Come comunicato dalla soprintendenza “visto l’evolversi della situazione e in ottemperanza al DPCM del 18 Ottobre 2020, la presentazione è stata rimandata a data da destinarsi”. A poco più di due anni dalla conclusione dei lavori il volume presenta gli scavi condotti dalla soprintendenza a seguito della realizzazione di oltre cento isole ecologiche interrate all’interno del centro storico di Bologna che hanno portato ad acquisire una significativa mole di dati utili a riconoscere la crescita e lo sviluppo diacronico della città dall’VIII secolo a.C. ai giorni nostri.
Il Mediterraneo Antico e il passato di Bologna agli incontri autunnali del ciclo “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese
Il Mediterraneo Antico e il passato di Bologna: cambiare nella tradizione. Potrebbe essere questo il filo conduttore del nuovo ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…”, organizzato dal Gruppo Archeologico Bolognese (Gabo), affiliato ai Gruppi archeologici d’Italia, con i quali sono promosse – soprattutto d’estate – campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo Archeologico Bolognese collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso. Tutti gli incontri si tengono il martedì alle 21 al Centro Sociale “G.Costa”, in via Azzo Gardino 48, a Bologna. Per il ciclo del quarto trimestre 2019 il Gabo ha scelto di dedicare quattro dei nuovi incontri allo stesso tema, “Il Mediterraneo Antico”, da sviscerare da diversi punti di vista: un ciclo all’interno del ciclo tradizionale.
Si inizia martedì 15 ottobre 2019, con la conferenza dell’archeologa e travel designer Silvia Romagnoli “Giochi e passatempi nel mondo antico”. Una settimana dopo, martedì 22 ottobre 2019, prima conferenza del ciclo “Il Mediterraneo Antico”. Maurizio Cattani, docente al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, illustra “Le prime navigazioni nel Mediterraneo”. Martedì 29 ottobre 2019, seconda conferenza del ciclo “Il Mediterraneo Antico”. Francesco Iacono, assegnista di ricerca al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, si sofferma su “Popoli, scambi e commerci nel Mediterraneo”. I primi due martedì di novembre completano i focus del ciclo “Mediterraneo Antico”: martedì 5 novembre 2019, Marco Bonino, docente di Architettura navale all’università di Bologna interviene su “Barche e navi di età romana”; e martedì 12 novembre 2019, completa l’approfondimento l’archeologo e esperto di Archeologia subacquea Xabier Muro Gonzales che tirerà le somme parlando di “Archeologia subacquea nel Mediterraneo: scoperte, ricerche, prospettive”.

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
Con martedì 19 novembre 2019, si passa al secondo grande tema di “…comunicare l’archeologia…”, il passato di Bologna. Le funzionarie archeologhe della SABAP-BO Settore Archeologia, Renata Curina e Valentina Di Stefano, intervengono su “Il cimitero ebraico di Via Orfeo a Bologna”. E martedì 26 novembre 2019, Claudio Calastri, archeologo e coordinatore Settore archeologia di Ante Quem srl ciporta sulle “Tracce di una città. Nuove ipotesi sulla Bologna romana e tardoantica”. L’ultima settimana di novembre “…comunicare l’archeologia…” fa una pausa per lasciare spazio all’altro tradizionale appuntamento del Gabo: “Imagines: obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico giunta alla diciassettesima edizione. La sede, come sempre, alla Mediateca del Comune di San Lazzaro di Savena (Bo). Appuntamento il 29, 30 novembre, 1° dicembre 2019. A dicembre, gli ultimi due incontri, sempre sul passato di Bologna e il suo territorio. Martedì 10 dicembre 2019, Valentina Manzelli, funzionaria archeologa della SABAP-BO Settore Archeologia, fa “Nuova luce su Forum Cornelii: considerazioni su Imola a fronte dei recenti scavi archeologici”. Infine martedì 17 dicembre 2019, Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, spiega “L’acquedotto romano di Bologna riscoperto”.
“La Casa della Vita. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”: per le Giornate europee del Patrimonio visita guidata al museo Ebraico di Bologna con la curatrice della mostra

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
C’è tempo fino a venerdì 20 settembre 2019 per prenotarsi chiamando allo 0512911280 oppure scrivendo a info@museoebraicobo.it. Ci sono al massimo trenta posti disponibili per la visita guidata alla mostra “La Casa della Vita. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna” a cura dell’archeologa Valentina Di Stefano. L’occasione è data dalle Giornate europee del Patrimonio. L’appuntamento domenica 22 settembre 2019, alle 16, al MEB – Museo Ebraico di Bologna. L’archeologa della soprintendenza Valentina Di Stefano, curatrice della mostra “La Casa della Vita. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”, in corso al Meb fino al 6 gennaio 2020, guida il pubblico alla scoperta delle tante sorprese emerse dagli scavi dell’antico cimitero ebraico rinvenuto in Via Orfeo a Bologna. “La Casa della Vita” o Beth ha-Chaim è uno dei modi con cui gli ebrei indicano tradizionalmente il cimitero (Beth ha-kevaroth). L’esposizione, realizzata dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dal museo Ebraico di Bologna in collaborazione con la Comunità Ebraica di Bologna, racconta la storia della comunità ebraica cittadina tra Medioevo e Rinascimento attraverso un percorso che illustra le dinamiche culturali, politiche e sociali di una delle comunità più vivaci della penisola (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/07/10/archeologia-medievale-a-cinque-anni-dalla-scoperta-del-piu-grande-cimitero-medievale-ebraico-noto-in-italia-esce-il-libro-il-cimitero-ebraico-medievale-di-bologna-un-percorso-tra-memoria-e-valori/).

La locandina della mostra “LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”
Dopo anni di studio e restauri, la mostra espone gli straordinari reperti, in prevalenza anelli e gioielli d’oro, recuperati nello scavo delle oltre 400 sepolture del cimitero ebraico medievale rinvenuto tra il 2012 e il 2014. Istituito alla fine del 1300, il cimitero ha accolto gli ebrei bolognesi defunti fino al 1569, anno in cui papa Pio V emanò la Bolla Hebraeorum gens che imponeva la cacciata degli ebrei dallo Stato Pontificio. Il 29 novembre dello stesso anno il Pontefice promulgò un Breve con cui disponeva la profanazione del cimitero bolognese, imponendo il passaggio di proprietà del terreno che lo ospitava alle monache del vicino Monastero di San Pietro Martire. Alla disposizione del Papa seguì una sistematica attività di danneggiamento delle sepolture, mirata a distruggere ogni traccia della presenza del cimitero e della memoria della presenza ebraica in città. Il ricordo del cimitero ebraico permane comunque nelle fonti d’archivio con la dicitura “Orto degli Ebrei”: le cifre ricavate dall’affitto del terreno come orto sono regolarmente registrate nei Bilanci del Monastero di San Pietro Martire fino al XVIII secolo inoltrato. I 176 anni che vanno dal 1393 al 1569 racchiudono alcune delle pagine più culturalmente entusiasmanti quanto politicamente drammatiche della storia di Bologna tra Medioevo e Rinascimento.
Archeologia medievale. A cinque anni dalla scoperta del più grande cimitero medievale ebraico noto in Italia, esce il libro “Il cimitero ebraico medievale di Bologna: un percorso tra memoria e valorizzazione” a cura di Curina e Di Stefano

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
Soppresso 450 anni fa, col tempo se n’erano perse le tracce del cimitero ebraico medievale di Bologna, citato dalle fonti storiche e documentarie, anche se una tradizione popolare non ha mai dimenticato la presenza degli “orti degli ebrei”. Ci ha pensato l’archeologia. Tra il 2012 e il 2014 l’area di via Orfeo a Bologna è stata oggetto di ricerche archeologiche che hanno individuato il cimitero ebraico medievale, il più grande finora noto in Italia con le sue 408 sepolture, il quale è stato oggetto e punto di partenza di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ebraico del capoluogo felsineo. “È la più vasta area cimiteriale medievale mai indagata in città, testimone di eventi che hanno radicalmente mutato la storia e la vita di una parte della popolazione bolognese tra il XIV e il XVI secolo. Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento -che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici della città- sopravvive per secoli solo nel toponimo di Orto degli Ebrei”, avevano raccontato alla presentazione della scoperta Renata Curina e Valentina Di Stefano, archeologhe della soprintendenza, e Laura Buonamico di Cooperativa Archeologia, che hanno seguito le ricerche archeologiche (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/02/archeologia-medievale-scoperto-in-via-orfeo-a-bologna-il-cimitero-ebraico-soppresso-450-anni-fa-con-le-sue-408-sepolture-e-il-piu-grande-ditalia-e-il-secondo-in-europa-sara-il-fulcro-di-un/).

Il sepolcreto si colloca nei pressi del monastero di San Pietro Martire, nell’isolato compreso tra via Orfeo, via de’ Buttieri, via Borgolocchi e via Santo Stefano (foto Sabap – Bo)
Il sepolcreto si colloca nei pressi del monastero di San Pietro Martire, nell’isolato compreso tra via Orfeo, via de’ Buttieri, via Borgolocchi e via Santo Stefano. “Le fonti d’archivio riportano che quest’area fu acquistata nel 1393 da un membro della famiglia ebraica dei Da Orvieto (Elia ebreo de Urbeveteri)”, spiegano le tre archeologhe, “per poi essere lasciata in uso agli ebrei bolognesi come luogo di sepoltura. Questa funzione permane fino al 1569, quando l’emanazione di due Bolle Papali condanna le persone di religione ebraica ad abbandonare le città dello Stato Pontificio e ad essere cancellate dalla memoria dei luoghi dove avevano vissuto e operato. Uno degli effetti più violenti di queste persecuzioni è l’autorizzazione a distruggere i cimiteri e a profanare le sepolture ebraiche presenti in città. Una damnatio memoriae che riesce solo in parte visto che negli atti e registri degli anni seguenti, ma soprattutto nella consuetudine orale, quell’area continua ad essere indicata come Orto degli Ebrei”.

La copertina del libro di Renata Curina e Valentina Di Stefano “Il cimitero ebraico medievale di Bologna: un percorso tra memoria e valorizzazione”
L’analisi dei dati archeologici condotta dalla soprintendenza, lo studio antropologico sugli inumati effettuato dall’università di Bologna e la costante collaborazione della Comunità Ebraica Bolognese – il tutto con il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – hanno aperto la strada a un processo di conoscenza più sistematico su periodi e aspetti della storia di Bologna, delle sue tradizioni e delle abitudini di vita dei suoi abitanti. Ora, a pochi anni da questa eccezionale scoperta e grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, esce il volume curato dalle archeologhe Renata Curina e Valentina Di Stefano “Il cimitero ebraico medievale di Bologna: un percorso tra memoria e valorizzazione” che viene presentato giovedì 11 luglio 2019, alle 17, nel Salone d’Onore di Palazzo Dall’Armi Marescalchi, via IV Novembre n. 5 a Bologna, sede della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Intervengono: Giusella Finocchiaro, presidente Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna; Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, belle arti e Paesaggio di Bologna; Daniele De Paz, presidente Comunità Ebraica di Bologna; Alberto Sermoneta, rabbino capo Comunità Ebraica di Bologna; Sauro Gelichi, università Ca’ Foscari Venezia; Daniela Rossi, soprintendenza speciale Archeologia, belle arti e Paesaggio di Roma. Il volume, tredicesimo della collana DEA, Documenti ed Evidenze di Archeologia, della soprintendenza, documenta gli studi e le ricerche effettuate nell’ultimo lustro e offre abbondante materia di riflessione per individuare modalità di restituzione della memoria e di valorizzazione di questo importante patrimonio culturale ebraico di Bologna.

La locandina della mostra “LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”
Per gli interessati, fino al 6 gennaio 2020 è allestita al MEB – Museo Ebraico di Bologna in via Valdonica 1/5 a Bologna la mostra “La Casa della Vita. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”, visitabile da domenica a giovedì, dalle 10 alle 17.30, venerdì (dalle 10 alle 15.30), chiusa sabato e festività ebraiche. “La Casa della Vita” o Beth ha-Chaim è uno dei modi con cui gli ebrei indicano tradizionalmente il cimitero (Beth ha-kevaroth): “… ti ho posto davanti la vita e la morte … scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie” Deuteronomio (30,19). La mostra consente di ripercorrere, in modo globale e sistematico, la storia di una minoranza, dei suoi usi, della sua cultura e delle sue interazioni con la società cristiana del tempo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/06/19/bologna-ad-alcuni-dalla-scoperta-in-citta-del-piu-importante-cimitero-ebraico-finora-noto-in-italia-apre-la-mostra-la-casa-della-vita-ori-e-storie-intorno-allantico-cimitero-ebrai/).
Bologna. Ad alcuni anni dalla scoperta in città del più importante cimitero ebraico finora noto in Italia, apre la mostra “LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna” con gioielli in oro, pietre incise, oggetti in bronzo recuperati in più di quattrocento sepolture scavate

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
Con le sue 408 sepolture il cimitero ebraico scoperto in via Orfeo a Bologna è il più grande finora noto in Italia. “È la più vasta area cimiteriale medievale mai indagata in città”, avevano raccontato Renata Curina e Valentina Di Stefano, archeologhe della soprintendenza, e Laura Buonamico di Cooperativa Archeologia, alla presentazione della scoperta, “testimone di eventi che hanno radicalmente mutato la storia e la vita di una parte della popolazione bolognese tra il XIV e il XVI secolo. Per 176 anni è stato il principale luogo di sepoltura degli ebrei bolognesi ma dopo le bolle papali della seconda metà del Cinquecento -che autorizzano la distruzione dei cimiteri ebraici della città- sopravvive per secoli solo nel toponimo di Orto degli Ebrei”. E fin da subito l’impegno è stato chiaro da parte della soprintendenza: il cimitero ebraico di via Orfeo a Bologna sarà oggetto e punto di partenza di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ebraico del capoluogo felsineo sarà oggetto e punto di partenza di un progetto di valorizzazione del patrimonio culturale ebraico del capoluogo felsineo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/02/archeologia-medievale-scoperto-in-via-orfeo-a-bologna-il-cimitero-ebraico-soppresso-450-anni-fa-con-le-sue-408-sepolture-e-il-piu-grande-ditalia-e-il-secondo-in-europa-sara-il-fulcro-di-un/). Sono passati cinque anni dalla fine degli scavi, e finalmente una mostra racconta la storia della comunità ebraica cittadina nei secoli del suo massimo splendore attraverso gli straordinari reperti rinvenuti – come si diceva – in via Orfeo a Bologna, poco lontano dalle mura trecentesche, in uno dei più ampi cimiteri ebraici medievali del mondo.

La locandina della mostra “LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”
Appuntamento al museo Ebraico di Bologna, giovedì 20 giugno 2019, alle 18.30, per l’inaugurazione della mostra “LA CASA DELLA VITA. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”, con Guido Ottolenghi, presidente Fondazione Museo Ebraico di Bologna; Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna; Daniele De Paz, presidente Comunità Ebraica di Bologna. “La Casa della Vita” o Beth ha-Chaim è uno dei modi con cui gli ebrei indicano tradizionalmente il cimitero (Beth ha-kevaroth): “… ti ho posto davanti la vita e la morte … scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie” Deuteronomio (30,19). La mostra, aperta dal 20 giugno 2019 al 6 gennaio 2020, curata e organizzata dal museo Ebraico di Bologna e dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, in collaborazione con Comunità Ebraica di Bologna, consente di ripercorrere, in modo globale e sistematico, la storia di una minoranza, dei suoi usi, della sua cultura e delle sue interazioni con la società cristiana del tempo.
Tra il 2012 e il 2014, gli scavi estensivi condotti dalla soprintendenza in via Orfeo a Bologna, preventivi alla costruzione di un complesso residenziale, hanno prodotto una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi decenni: il ritrovamento del “perduto” cimitero ebraico medievale della città. Nota alle fonti d’archivio e sopravvissuta nella consuetudine orale – quest’area continua a essere indicata come “Orto degli Ebrei” ben oltre la Bolla Papale del 1569 che ne autorizzava la distruzione – l’area cimiteriale di via Orfeo ha restituito non solo centinaia di sepolture a inumazione perfettamente ordinate in file parallele ma anche straordinarie tracce di vita vissuta. Gioielli in oro di eccezionale fattura e bellezza, pietre incise, oggetti in bronzo recuperati in più di quattrocento sepolture, attestano la presenza a Bologna di una fiorente comunità proficuamente inserita nel contesto urbano e sociale fino a quando l’emanazione di due Bolle Papali la condanna ad abbandonare le città dello Stato Pontificio e ad essere cancellata dalla memoria dei luoghi dove avevano vissuto e operato. Questi reperti, finalmente visibili dopo anni di studi e restauri, sono i protagonisti della mostra “La Casa della Vita. Ori e Storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna”. Una settantina di reperti riaffiorati dal sottosuolo danno testimonianza di un luogo di cui le fonti archivistiche attestavano l’esistenza ma di cui si era perduta ogni traccia, e sollevano interrogativi che ridestano ancora una volta curiosità verso un’epoca tra le più interessanti ed enigmatiche della storia culturale italiana.
Nel Ventennale del museo Ebraico di Bologna si torna dunque a parlare della presenza ebraica tra Quattro e Cinquecento in uno dei centri più importanti dell’ebraismo italiano. Durante il periodo della mostra, un percorso espositivo diffuso tra musei e istituzioni culturali della città – museo civico Medievale, Biblioteca Universitaria, museo internazionale della Musica, museo del Patrimonio industriale, museo civico del Risorgimento-Certosa di Bologna – consentirà al pubblico di conoscere luoghi, episodi e persone che hanno fatto la storia ebraica di Bologna dipingendo un quadro complessivo di grande respiro e insospettabile ricchezza. Inoltre a breve sarà pubblicato il volume “Il Cimitero ebraico medievale di Bologna: un percorso tra memoria e valorizzazione” curato da Renata Curina e Valentina Di Stefano, tredicesimo della collana Dea (Documenti ed Evidenze di Archeologia), della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Il volume esce grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Per le Giornate europee dell’archeologia a Bologna giornata di studio “Sotto-Sopra: ricerca archeologica e narrazione del passato”, viaggio trasversale tra i molteplici aspetti dell’attività di tutela archeologica: scavi, valorizzazione, conservazione, produzione pubblicistica ed espositiva, nuove metodologie d’indagine, problematiche del restauro

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
Che cos’hanno in comune un abitato d’età protostorica a grande profondità e una necropoli ebraica in pieno centro storico? La storia delle più recenti scoperte archeologiche in Emilia-Romagna offre lo spunto per discutere delle strategie e soluzioni più innovative da adottare. In occasione delle Giornate dell’archeologia in Europa 2019 la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna propone un dibattito aperto tra professionisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni per parlare della sfida principale del lavoro dell’archeologo: ricostruire la storia di un territorio e restituirla ai suoi abitanti… senza perdersi d’animo! L’appuntamento con “Sotto-Sopra: ricerca archeologica e narrazione del passato”, un incontro con archeologi, restauratori e rappresentanti di enti locali moderato dalla soprintendente Cristina Ambrosini, è per venerdì 14 giugno 2019, alle 15.30, a Bologna nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, in via IV novembre n. 5. Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza massima 90 persone). Non saranno Indiana Jones ma anche il loro lavoro è all’insegna dell’imprevisto e dei colpi di scena. Dimenticate i topi da biblioteca o i maniaci di reperti impolverati, se mai lo sono stati: gli archeologi del terzo millennio sono figure interdisciplinari e multitasking, in precario equilibrio tra tutela e progresso, applicazione di normative e strategie di intervento, pianificazione pubblica ed esigenze del mondo privato. Per raccontarlo e raccontarsi, archeologi e restauratori della Soprintendenza propongono un dialogo aperto con il pubblico per illustrare le mille sfaccettature della quotidiana attività di tutela e non solo. L’incontro promosso dalla soprintendenza bolognese vuole essere un viaggio trasversale tra i molteplici aspetti dell’attività di tutela archeologica, dagli scavi alla valorizzazione, dalla conservazione alla ricca produzione pubblicistica ed espositiva, dalle nuove metodologie d’indagine alle problematiche del restauro.

Lo scavo nel 2017 della mansio lungo la via Emilia a Castelfranco Emilia (la romana Forum Gallorum) (foto Sabap-Bo)
Partendo dall’illustrazione di alcuni scavi, gli archeologi spiegheranno le principali tematiche che devono quotidianamente affrontare. Lo scavo di una stazione di posta romana (una mansio) a Castelfranco Emilia sarà l’occasione per parlare di archeologia preventiva e di ciò che comporta mentre l’indagine di una terramara a Malalbergo mostrerà le sfide, i problemi e le soluzioni di uno scavo condotto a grandi profondità. Un importante intervento di archeologia privata (lo scavo di un cimitero ebraico medievale in via Orfeo a Bologna) consentirà di illustrare quanto l’integrazione di diverse discipline sia fondamentale per una migliore comprensione dei dati di scavo ma anche come relazionarsi con un’importante comunità religiosa; infine, la pubblicazione dello scavo di via Fondazza a Bologna aiuterà a capire come possono essere riletti e diffusi i risultati di un’indagine condotta trent’anni fa. Si cercherà anche di spiegare come e quanto sia cambiata negli ultimi decenni la professione dell’archeologo, come si sia evoluta in funzione delle “nuove” metodologie d’indagine e del rapporto con esperti di altre discipline, e quanto sia importante la collaborazione con i restauratori, a loro volta impegnati in continui aggiornamenti sulle più innovative soluzioni tecnologiche. Grazie alla presenza del direttore dell’IBC Laura Moro sarà aperta un’ulteriore finestra sul rapporto tra musei, comunità e territorio, con particolare attenzione al delicato tema della restituzione alla collettività del patrimonio archeologico rinvenuto o restaurato tramite mostre, incontri ed eventi ma anche grazie alle pubblicazioni di cui la soprintendenza è particolarmente feconda. Archeologia a tutto tondo, insomma, che non è solo scoprire, conoscere e proteggere ma continuo confronto con l’applicazione di norme, l’adozione delle pratiche più virtuose e l’ascolto dei propri interlocutori, siano enti pubblici, privati cittadini, terzo settore o sponsor.

I contrasti dell’archeologia: in questa foto dello scavo degli anni Ottanta in Via Fondazza, la grandezza del passato che emerge dal sottosuolo si confronta e dialoga con il degrado degli edifici in superficie (foto Sabap-Bo)
Intenso il programma dell’incontro “Sotto-Sopra: ricerca archeologica e narrazione del passato”. Apre, alle 15.30, la soprintendente Cristina Ambrosini introducendo la giornata: obiettivi, ruolo e lavoro della soprintendenza archeologica; quindi iniziano gli interventi. Alle 15.45, Laura Moro, direttore IBC, su “Il ruolo dell’IBC nel rapporto tra Musei-comunità-territorio”; 16, Chiara Guarnieri, archeologa SABAP-BO, su “La professione dell’archeologo”; 16.15, Monica Miari, archeologa SABAP-BO, su “Caso per caso. Ogni scavo è diverso: norma, contesto, strategia d’intervento”; 16.30, Sara Campagnari, Valentina Manzelli, archeologhe SABAP-BO, su “Archeologia preventiva: la mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia”; 16.45, Monica Miari, Tiziano Trocchi, Rossana Gabusi, archeologi SABAP-BO, su “Archeologia in profondità: un abitato del II Millennio a Ponticelli di Malalbergo”; 17.15, Renata Curina, Valentina Di Stefano, archeologhe SABAP-BO, su “Archeologia privata: il cimitero ebraico medievale di via Orfeo a Bologna”; 17.30, Diana Neri, direttore del museo Archeologico di Castelfranco Emilia, su “Archeologia recuperata: lo studio dello scavo di Via Fondazza a Bologna, un’indagine degli anni ’80”; 17.45, Mauro Ricci, Virna Scarnecchia, restauratori SABAP-BO, su “Il lavoro dei restauratori su oggetti e aree archeologiche”; 18.05, Annalisa Capurso, archeologa SABAP-BO, su “Le pubblicazioni archeologiche della Soprintendenza”. Alle 18.10, chiude la giornata il dibattito “Condividere la cultura con la collettività: incontri, eventi, mostre in corso o appena concluse”.




















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