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Paestum. Giornata di presentazione delle indagini archeologiche nel parco archeologico

La locandina della Giornata di presentazione delle indagini archeologiche a Paestum

Giornata speciale, venerdì 21 febbraio 2020, a Paestum dedicata alla presentazione delle indagini archeologiche nel parco archeologico. Intenso il programma con inizio alle 10 con i saluti e la presentazione del direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel. Seguono gli interventi: “Nuovi scavi dall’area dell’Athenaion: la campagna del 2019” di Fausto Longo e Maria Luigia Rizzo (università di Salerno); “New light once more on the temple of Athena” di Albert e Rebecca Ammerman (Colgate University of New York); “Saggi di scavo nell’agorà di Poseidonia” di Emanuele Greco e Marina Cipriani (Fondazione Paestum); “Gli scavi dell’unior a Poseidonia-Paestum [campagne 2018/2019]” di Laura Ficuciello (università di Napoli “L’Orientale”); “La casa dei sacerdoti nel santuario meridionale: i dati provenienti dalla recente indagine” di Giovanni di Maio e Serenella Scala (Parco Archeologico di Paestum e Velia – Geomed); seguo il dibattito. Dopo il coffee break, “Dati preliminari sulla campagna di scavo 2019 nell’abitato preromano di Paestum: le nuove sequenze stratigrafiche dalla porzione centrale e settentrionale della domus II nell’IS 2” di Rachele Cava e Guglielmo Strapazzon (Parco Archeologico di Paestum e Velia – Cooperativa Archeologia); “Le fornaci dell’insula 10-12: testimonianze di un impianto produttivo coloniale” di Francesco Mele, Rosa De Venezia, Jessica Elia, Manuela Ferraioli, Letterio Giordano (Parco Archeologico di Paestum e Velia – Ganosis/Edilco); “Santuario di Hera al Sele: la ricerca continua” di Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”); “La tutela archeologica nel territorio di Paestum” di Maria Tommasa Granese (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino). Dopo il dibattito, le conclusioni di Gabriel Zuchtriegel.

Firenze. Al via il ciclo “Incontri al Museo” archeologico nazionale: otto appuntamenti in sei mesi. Si inizia con un approfondimento di Luigi Donati sul simposio etrusco e greco

Alcune kylix conservate al museo Archeologico nazionale di Firenze con scene di simposio (foto Maf)

L’invito per l’incontro al Maf con Luigi Donati dell’Accademia Etrusca di Cortona sul simposio tra gli etruschi e i greci

Otto incontri distribuiti in sei mesi, da gennaio a giugno 2020: il nuovo ciclo di “Incontri al Museo”, proposto dal museo Archeologico nazionale di Firenze, che attraverserà un’intera stagione e si concluderà a giugno 2020. Anche quest’anno studiosi e appassionati di archeologia e storia dell’arte condivideranno con il pubblico la comune passione per le antiche civiltà nelle conferenze in programma, come di consueto il giovedì alle 17, al piano terra del museo Archeologico di Firenze, nel mediceo Palazzo della Crocetta. Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti. Per informazioni: tel. 055.2357717, 2357744, 2357768, 2357704. Si inizia giovedì 16 gennaio 2020, alle 17, con la conferenza “Nunc est bibendum! Simposi etruschi e greci: analogie e differenze nell’uso del vino” di Luigi Donati dell’Accademia Etrusca di Cortona. Gli altri appuntamenti in calendario: giovedì 13 febbraio 2020, Stefania Berutti (archeologa) su “Un “addio al nubilato” su una hydria del Museo Archeologico di Firenze”; giovedì 12 marzo 2020, Anna Revedin (Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria) su “Legno, farina… tracce inaspettate del più antico popolamento della Toscana”; Giovedì 2 aprile 2020, Paolo Persano (Scuola Normale Superiore, Pisa) su “Antiope perde la testa! Nuove ricerche sulle sculture frontonali del tempio di Apollo Daphnephoros a Eretria”; Giovedì 30 aprile 2020, Graziella Becatti (Université Catholique de Louvain, Belgio) su “Hypnos-Somnus: il dio del sonno, un demone custode”; Giovedì 14 maggio 2020, Alessandro Diana (Scuola Normale Superiore, Pisa) su “Atene e Firenze fra Medioevo e Rinascimento: il ducato degli Acciaiuoli”; giovedì 28 maggio 2020, Anna Maria D’Onofrio (Università “L’Orientale”, Napoli) su “I kouroi e i canoni della perfezione maschile nella Grecia arcaica”. Il ciclo chiude giovedì 4 giugno 2020 con Vincenzo Baldoni (Università di Bologna) su “Nuove scoperte a Numana e nel Piceno preromano”.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, vetrina delle scoperte dell’archeologia subacquea dal 1950 ad oggi. Viaggio con quattrocento reperti alla scoperta del Mediterraneo nelle sue varie accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio. La mostra esempio di collaborazione tra enti scientifici, amministrativi e privati

Le “costellazioni” illuminano e indicano il percorso della grande mostra “Thalassa” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” dal 12 dicembre 2019 al 9 marzo 2020

Le costellazioni indicano ancora la via. Ieri guidavano i navigli dei popoli che dalle sponde del Mediterraneo affrontavano il mare alla ricerca di approdi dove intessere rapporti commerciali, fondare nuove città, conquistare territori. Oggi, sospese nel “cielo” del Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli, indicano ai visitatori della grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (fino al 9 marzo 2020) la “rotta” per scoprire i tesori restituiti dal mare. E non sono costellazioni qualsiasi: sono proprio quelle scolpite sul globo sorretto dall’Atlante Farnese, capolavoro marmoreo del II sec. d.C. conservato al Mann, fulcro attorno al quale si sviluppa l’esposizione, dove la grande scultura è mostrato in un modo nuovo e insolito. “Un paravento riflettente”, spiega Simona Ottieri della Gambardellarchitetti che ha curato l’allestimento, “mostra, come in un caleidoscopio, le costellazioni contenute nella parte superiore della meravigliosa scultura. In un unico sguardo è così possibile vedere l’Atlante da più punti di vista”.

Le sculture ritrovate nei fondali della Grotta Azzurra a Capri (foto Mann / Giorgio Albano)

La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che rappresenta una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino ad oggi, raccoglie circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Centro simbolico della mostra – come si diceva – è l’Atlante Farnese: il percorso di visita, infatti, con particolarissimi artifici allestitivi e giochi di luce, segue le costellazioni rappresentate nella parte superiore della scultura, assecondando, in una suggestiva rotta artistica tra passato e presente, il modus dei naviganti antichi che orientavano il proprio viaggio seguendo il cielo. Filo conduttore di questo originale itinerario è la scoperta del Mediterraneo che, sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali, era interpretato (e vissuto) secondo diverse accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio sono termini legati, da sempre, al Mare Nostrum.

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

Così il tema dell’interconnessione (di dimensioni temporali, discipline, contenuti scientifici e linguaggi della comunicazione) ha caratterizzato il progetto espositivo di “Thalassa”, sin dalla sua genesi: la mostra è nata, infatti, nel più ampio framework di collaborazione tra il Mann e l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana; questa sinergia è stata resa possibile grazie all’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” ha elaborato il progetto scientifico dell’esposizione, curata da Paolo Giulierini, Sebastiano Tusa, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni. L’exhibit è stato promosso anche in rete con il parco archeologico di Paestum, sede della mostra “gemella” “Poseidonia. Città d’acqua” su archeologia e cambiamenti climatici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/), e con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che ospita il percorso espositivo su “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area flegrea e in Sicilia”. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli e Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), università di Salerno, università “L’Orientale” e università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’università di Bari, l’università “Parthenope”, ENEA ed INGV.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Segna la fine dei biechi personalismi e mette al centro della questione la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche di natura privata. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Quando l’alchimia dell’alleanza riesce, allora si raggiungono questi fondamentali risultati. Per questo non posso che ringraziare di cuore anzitutto il compianto Sebastiano Tusa, inventore della Soprintendenza del Mare, promotore dell’iniziativa e del protocollo tra Mann e Regione Sicilia. A lui e alla sua umanità sono dedicati l’esposizione e il catalogo. Analoga gratitudine va al Presidente Nello Musumeci e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che da anni sostiene l’attività del nostro museo. Accanto a loro voglio sottolineare il lavoro dei tanti funzionari della Regione Sicilia, del direttore della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, i generosi prestiti e la collaborazione incondizionata dei soprintendenti Teresa Cinquantaquattro e Luigi la Rocca che permettono di far luce su anni di attività scientifica, fino alle clamorose scoperte delle navi del porto di Napoli nonché dei Direttori dei tanti Istituti autonomi: Fabio Pagano (Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto). A questi si aggiungono i tanti musei ed enti prestatori nazionali ed internazionali. Ed ancora voglio ricordare Cherubino Gambardella del Dipartimento di Architettura dell’Università Vanvitelli per le linee guida sull’allestimento, il Comune di Napoli, NextGeosolutions, Coelmo, ETT, Snav, Unicocampania, Città del Gusto Gambero Rosso. Un ringraziamento a parte va a Teichos, nella persona di Salvatore Agizza, per aver sostenuto buona parte del peso scientifico, curatoriale e organizzativo dell’intera operazione, Federico Baciocchi per il suo talento artistico e Luigi Fozzati, che si è fatto carico di raccordare tutti gli aspetti di curatela scientifica e di coordinamento editoriale della mostra, ad Electa per la stampa della guida e del catalogo e ai miei solerti colleghi del Mann”.

Il singolare allestimento a specchi che permette di apprezzare l’Atlante Farnese in tutte le sue sfaccettature (foto Graziano Tavan)

La mostra si snoda nel Salone della Meridiana presentando molte sezioni con temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. L’esposizione prosegue con una seconda sezione, ubicata nell’area sotterranea della Metropolitana, che accoglie nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa – continua Giulierini – disegna, nel complesso, rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le collaterali a questa mostra, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento. Di più: il mare può essere una fonte di ispirazione letteraria e poetica da Omero in poi. Così andranno inquadrate le prossime presentazioni di libri di grandi autori che hanno scritto di mare, come Erri De Luca. Il mare è avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: ed ecco la mostra su Corto Maltese che abbiamo ospitato al Mann qualche mese fa, nel quadro del progetto Obvia e della collaborazione con il Comicon Napoli, o la ragione della presenza di un Festival dedicato alla distesa blu che accompagnerà i giorni iniziali della mostra”.

“Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico”, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/09/il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-scende-in-campo-per-lambiente-con-la-mostra-capire-il-cambiamento-climatico-experience-exhibition-mix-tra-il-linguaggio/) . Alla fine del ragionamento possiamo concludere che tutti noi abbiamo un compito da svolgere: ripescare la pagella che si era portato dietro il bambino tragicamente annegato qualche mese fa. Questa pagella, in realtà, non lo riguarda: riguarda noi. Siamo noi sotto esame, ora: non avremo altre occasioni per dimostrare che anche la cultura può far crescere le persone, attraverso una ricerca che ci porti ad una maturazione non solo contenutistica ma etica. Anche noi possiamo dare un senso al nostro lavoro se lavoriamo per aprire le menti, insegnando che il mare deve essere esplosione di vita, non riferimento di morte. Oggi credo che, tutti insieme, con questa importante fatica, abbiamo intrapreso una buona rotta, seguendo la costellazione del Sapere che, guarda caso, è legato nell’etimo a sapidus, dunque salato e pertanto saporito. Ancora una volta – conclude Giulierini – torna in ballo il mare e ci dice di dare un senso a questa conoscenza, perché non sia insipida e priva di obiettivi finali”.

Alcuni reperti del prezioso carico della nave di Antikythera, naufragata tra il 70 e il 60 a.C. recuperati tra il 1900 e il 1901, e conservati al museo Archeologico nazionale di Atene (foto Graziano Tavan)

“Thalassa”: una mostra che crea rete. Il messaggio di tutela e valorizzazione del Mare nostrum, alla base del progetto scientifico di “Thalassa”, ha determinato la creazione di una rete sinergica tra soggetti pubblici e privati, che hanno cooperato, a differenti livelli, alla realizzazione della mostra. Il percorso sulle “Meraviglie sommerse del Mediterraneo” è stato anticipato da altri due importanti appuntamenti espositivi, caratterizzati da una grafica promozionale “Verso Thalassa”: da aprile a settembre del 2019, in collaborazione con il Salone del Fumetto Comicon e nell’ambito del progetto universitario “Obvia-Out of Boundaries Viral Art Dissemination”, è stata in calendario al MANN la mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, celebrazione della creatività artistica di Hugo Pratt; ancora, da maggio a settembre, la Sala del Plastico di Pompei ha ospitato l’incursione dello street artist Blub, noto per aver rappresentato, su sportellini di ferro arrugginiti nei centri storici cittadini, personaggi famosi con la maschera da sub (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/06/02/lo-street-artist-blub-invade-il-cuore-di-napoli-con-ritratti-famosi-in-maschera-da-sub-e-al-mann-presenta-la-mostra-blub-larte-sa-nuotare-dove-le-sue-opere-dialogano-con-i/). Una meditazione sulla necessità di difendere l’ambiente marino è rappresentata dalla mostra “Capire il cambiamento climatico” che, sino al 31 maggio 2020, mostrerà al pubblico cause ed effetti del riscaldamento globale. Non soltanto arti visive, ma anche spettacolo: in tre giorni di eventi (5/8 dicembre 2019, con corollario prenatalizio il 20 dicembre), l’Archeologico ha promosso la kermesse “Muse al Museo. Speciale Thalassa”, una produzione FestivalMANN con perfomance e concerti ispirati al mare (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/04/muse-al-museo-speciale-thalassa-al-museo-archeologico-di-napoli-musica-spettacolo-e-performance-dedicati-al-mare-in-attesa-della-grande-mostra-sulle-meraviglie-sommerse-d/).

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

La locandina dell’offerta ExtraMann

Questa focalizzazione programmatica, che ha anticipato la mostra nei tempi e nei contenuti, ha consentito di pianificare una comunicazione integrata fra diversi istituti culturali: se con il Parco Archeologico di Paestum è in corso un progetto di valorizzazione social delle mostre “Poseidonia. Città d’acqua” (a Paestum sino al 31 gennaio 2020), “Capire il cambiamento climatico” (all’Archeologico sino al prossimo 31 maggio) e “Thalassa”, anche tutti gli altri musei statali, che custodiscono opere con soggetto marino, saranno invitati a promuovere le proprie collezioni con un’unica grafica riferita alla mostra del MANN. La rete degli istituti culturali, abbracciati dal mare simbolico di “Thalassa”, coinvolgerà anche un altro importante monumento storico-artistico della nostra regione: la Villa San Michele ad Anacapri. La dimora del medico e scrittore Axel Munthe, oggi sede permanente delle istituzioni svedesi, è un capolavoro di architettura perfettamente integrato nel paesaggio dell’isola azzurra (il giardino della Villa è stato premiato come più bel Parco d’Italia nel 2014/2015): al suo interno, è presente una pregevole collezione di vasi, anfore ed oggetti artistici, tra cui figurano anche riproduzioni delle opere del MANN. Assecondando, dunque, una matrice culturale comune (Axel Munthe era uno studioso di archeologia e la sua Villa riflette, nell’assetto museale, questa passione) e una vocazione mediterranea condivisa, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e la soprintendente di Villa San Michele Kristina Kappelin, hanno firmato una convenzione che promuoverà una scontistica integrata tra i due siti. L’iniziativa è stata inserita nel più ampio quadro di eventi organizzati per ricordare i 70 anni dalla scomparsa di Axel Munthe. In occasione di “Thalassa” anche la rete Extramann si rafforzerà: ogni visitatore dei 16 siti partner (per l’elenco degli istituti aderenti, consultare https://www.museoarcheologiconapoli.it/en/extramann-partner/) potrà richiedere alla biglietteria del MANN un ingresso ridotto (9 euro), mostrando il ticket di uno degli istituti del circuito. Viceversa, il biglietto dell’Archeologico e la card Open Mann daranno diritto all’ ingresso scontato del 25% in tutti i siti Extramann.

Dal mondo della cultura all’imprenditoria: sempre seguendo le rotte della navigazione, a partire dai primi giorni di programmazione della mostra “Thalassa” e per tutto il 2020, sarà attivo l’accordo tra la compagnia SNAV ed il MANN. Non soltanto una convenzione di tipo commerciale, che consentirà uno sconto biunivoco ai visitatori del MANN ed ai clienti di SNAV, ma anche una comunicazione integrata nel moderno circuito on board delle unità della compagnia e nei video all’interno del Museo: un particolare spot spiegherà a visitatori e clienti che “L’arte ti fa viaggiare con SNAV” ed “Al MANN si arriva in aliscafo”. E sempre dal settore imprenditoriale campano provengono altre azioni di supporto alla mostra “Thalassa”: l’azienda COELMO, specializzata nella produzione di gruppi elettrogeni anche a basso impatto ambientale, ha dato un contributo alla realizzazione dell’esposizione, aderendo alla campagna a favore del Mecenatismo promossa con Artbonus. Ancora COELMO, in occasione della manifestazione Nauticsud 2020 (8/16 febbraio), brandizzerà il proprio stand anche con la grafica di “Thalassa”, allestendo un corner multimediale per diffondere i video in mostra. Infine, l’organizzazione della Mostra d’Oltremare per Nauticsud 2020 promuoverà, in rete con il MANN, una scontistica integrata per visitatori del Museo e della fiera, diffondendo anche contenuti multimediali di “Thalassa” nell’esposizione nautica curata da Afina. Dal Mecenatismo alla rete con il territorio: il Consorzio Unicompania metterà in vendita, da metà dicembre, il Ticket integrato del trasporto pubblico con la grafica dell’esposizione sulle “Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”. Città del Gusto Napoli/Gambero Rosso, in qualità di partner ed in occasione del vernissage della mostra “Thalassa”, proporrà un percorso di degustazione di food e wine, selezionando protagonisti di eccellenza per promuovere la cultura gastronomica del territorio. L’azienda Next Geosolutions ha dato supporto per la realizzazione dei pannelli in mostra e dei video dedicati alle esplorazioni subacquee. ETT ha fornito i contenuti multimediali nella sezione “Relitti” dell’esposizione “Thalassa”.

Napoli. Più di 60mila visitatori hanno scelto la mostra “Assiri all’ombra del Vesuvio” al museo Archeologico nazionale. Ora la mostra “Vola alta, parola. Trent’anni di Colophonarte” e OpenMANNFest

Rilievo con leonessa morente dal Palazzo Nord i Assurbanipal a Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

Al Mann la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” fino al 16 settembre 2019

Più di sessantamila visitatori. Tanti sono stati gli ospiti del museo Archeologico nazionale di Napoli che, dopo aver staccato un biglietto per il Mann, ed essersi immersi nella visita della collezione Farnese o dei tesori di Pompei ed Ercolano, hanno deciso di salire la rampa che porta alle sale 90-93 (ve lo ricordate? Quasi un’ascesa alla ziggurath…) per trovarsi a tu per tu con “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, la mostra organizzata dal Mann in collaborazione con l’università “L’Orientale” di Napoli (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/08/28/al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-gli-assiri-allombra-del-vesuvio-viaggio-multisensoriale-alla-scoperta-di-una-grande-civilta-con-reperti-dai-grandi-musei/).

Effetto speciale a ricostruire le scene tratte dai rilievi assiri (foto Giorgio Albano)

Nel periodo di programmazione della mostra (3 luglio/15 settembre 2019), su 104mila visitatori complessivi dell’Archeologico, il sistema di rilevamento posto all’accesso delle sale 90/93 (in prossimità della Meridiana), ha captato, in particolare, l’ingresso del pubblico interessato a scoprire il fascino dell’antica civiltà mesopotamica, ammirando 45 preziosi reperti (provenienti tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, musei Vaticani, museo Barracco, musei civici di Como e musei Reali di Torino) ed i calchi ottocenteschi del Mann. E grazie ai questionari, posti a fine percorso, è stato anche verificato il gradimento degli utenti rispetto agli occhiali multimediali per le ricostruzioni in 3D degli ambienti dei palazzi assiri: il servizio, che rientra nella sezione tecnologica del percorso di visita (coordinamento: prof. Ludovico Solima/università della Campania “Luigi Vanvitelli”), è stato percepito in maniera molto positiva in termini di valore aggiunto apportato alla fruizione complessiva della mostra.

Invito per la mostra “Vola alta parola. Trent’anni di Colophonarte” al Mann

Chiusa la mostra “Assiri”, non certo la programmazione del Mann. Mercoledì 18 settembre 2019 (alle 17), il vernissage della mostra “Vola alta, parola. Trent’anni di Colophonarte”, dove sarà ripercorso il viaggio culturale della casa editrice bellunese, nota, in Italia ed all’estero, per i raffinati libri d’artista, realizzati con i contributi di importanti autori internazionali (solo per citarne alcuni: Mimmo Paladino, Enrico Castellani, Arnaldo Pomodoro, Lucio Del Pezzo, Giuseppe Maraniello, Kounellis, Enrico Baj, Emilio Isgrò, Giorgio Griffa, Roberto Barni, Giulio Paolini, Ferdinando Scianna, Hermann Nitsch, Corneille, Eduardo Arroyo, Claude Viallat, François Morellet, Medhat Shafik, Michel Kenna).

Locandina dell’OpenMann Fest al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 19 al 22 settembre 2019

E dal 19 al 22 settembre 2019, al via l’OpenMANNFest: per quattro giorni, sarà possibile, esclusivamente presso la biglietteria del museo, sottoscrivere a prezzi promo l’abbonamento annuale all’Archeologico (15 euro per adulti, 10 per giovani tra i 18 ed i 25 anni, 30 per una coppia di over 25). L’OpenMANN Fest è stato programmato non soltanto in occasione della festività di San Gennaro (dalle 9 alle 19, l’ingresso al Mann sarà gratuito, mentre dalle 20 alle 23 il museo resterà aperto con ticket a 2 euro), ma anche delle Giornate Europee del Patrimonio. Il 21 ed il 22 settembre, saranno in calendario, infatti, alcuni eventi culturali per festeggiare gli European Heritage Days: sabato 21 (ore 18), presentazione del volume “Gli ultimi giorni del comandante Plinio” di Alessandro Luciano; per l’apertura serale (orario: 20-23; costo: 1 euro), nel Giardino delle Fontane (ore 21), in programma il concerto dei dipendenti dell’Archeologico intitolato “DivertissMANN”. Spazio per il pubblico di giovanissimi (8-12 anni), nel laboratorio didattico “Archaeology for kids”, previsto per domenica 22 settembre (ore 11): partendo dalla mostra “Mann on the moon”, la fantasia dei più piccoli sarà guidata in un suggestivo racconto delle stelle, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte e la Biblioteca Nazionale di Napoli (l’evento, condotto dalla prof. Alessandra Pagliano, rientra nella preview della manifestazione “La notte dei ricercatori 2019). E durante le aperture serali (19 e 21 settembre) sarà possibile degustare gli aperitivi preparati dal MANNCaffé (le consumazioni non saranno incluse nel ticket di ingresso al MANN).

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, viaggio multisensoriale alla scoperta di una grande civiltà con reperti dai grandi musei del mondo e, per la prima volta, i calchi ottocenteschi dei rilievi assiri di Nimrud e Ninive conservati dal Mann e mai esposti prima

La scalinata che porta alla mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Al Mann la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” fino al 16 settembre 2019

Come salire su una ziggurat. La breve rampa che dalle scale monumentali dominate dalla grande statua di Ferdinando di Borbone, il padrone di casa, realizzata da Antonio Canova, porta alle quattro sale (dalla 90 alla 93) al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli ti prepara al suggestivo viaggio nella storia alla scoperta di una grande civiltà antica proposto dalla mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, in programma fino al 16 settembre 2019, focus sulla regione dell’Assiria, che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq. Su quel lembo di terra, dall’Ottocento in poi, si concentrarono le ricerche di intellettuali e antiquari, che gettarono le basi per la costituzione di una moderna koinè di studiosi internazionali: un modello sinergico riproposto dalla rete di collaborazioni che hanno portato alla realizzazione dell’esposizione “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”. Il progetto scientifico, promosso dal Mann e dall’università di Napoli “L’Orientale”, ha selezionato oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del Mann e non esposti da molti anni. La mostra è stata realizzata con il contributo della Regione Campania (POC Campania 2014-2020) e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente).

La prima sala della mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” al Mann (foto Graziano Tavan)

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

“L’impero assiro rivive al museo Archeologico di Napoli in tutto il suo splendore parlandoci di eredità profonde”, dichiara il direttore Paolo Giulierini. “Assiri all’ombra del Vesuvio” è una mostra preziosa, fortemente voluta dal Mann con il coordinamento dell’università di Napoli L’Orientale, per fare luce sul patrimonio di calchi di ortostati i cui originali sono ora conservati presso il British Museum. Ci furono tempi infatti in cui il nostro museo ambiva a rappresentare tutte le civiltà, come testimonia anche la presenza della collezione egizia. Oggi in un clima di rinnovato slancio internazionale, e in attesa del riallestimento definitivo, dal Mann emergono opere che ci parlano di storie apparentemente lontane nel tempo e nello spazio rivelandosi veicolo eccezionale di connessione tra i popoli in un mondo globalizzato”. E poi, una riflessione. Lavorare sulla storia dell’Assiria significa accendere un riflettore su un’area molto sensibile del Medio Oriente, la Siria, l’Iraq e l’Iran, Paesi che per la posizione strategica e la presenza di petrolio hanno subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici . Seguire con attenzione tutto quanto attiene il patrimonio culturale in pericolo, come già accaduto con la realizzazione del forum e del volume “Archeologia Ferita”, deve far parte della nostra missione.

Scena di corte: Assurnasirpal II, con attendenti e genio alato, compie l’aspersione rituale. Calco di rilievo da Nimrud, conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

In tre sale (in prossimità della Meridiana) i visitatori sono condotti a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il Mann presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

La pianta del Palazzo Nord-Ovest di Assurnasirpal II a Nimrud (foto Graziano Tavan)

Nimrud e il palazzo di Assurnasirpal II. L’opera di Assurnasirpal II comincia con il trasferimento della capitale imperiale da Assur, dove è nata la dinastia assira e patria del dio eponimo, a Kalkhu (odierna Nimrud). Il Palazzo Nord-Ovest, situato sulla cittadella, fu il primo edificio monumentale eretto dal re. La concezione spaziale di questa imponente costruzione consiste nella realizzazione di vani a pianta rettangolare, sviluppati su due file attorno a una corte centrale, il bitanu (“il settore della casa”), e di una grande corte pubblica, il babanu (“il settore della porta”), dalla quale si accedeva alla sala del trono B. Gli ambienti erano decorati con lastre scolpite in calcare alabastrino che rivestivano le pareti delle sale di rappresentanza: il tema predominante dei rilievi del palazzo è di natura rituale e mitico-simbolica, mentre le lastre narrative a tema bellico e venatorio decoravano principalmente la sala del trono. Un aspetto fondamentale dell’esercizio della regalità è il coinvolgimento del sovrano nelle attività rituali e cultuali. L’importanza delle pratiche rituali si manifesta anche sui sigilli che raffigurano il re e i sacerdoti e nelle riproduzioni miniaturizzate di demoni e di esseri ibridi.

Modellino in resina di una ziggurat, l caratteristico tempio mesopotamico (foto Graziano Tavan)

La ziggurat è il caratteristico tempio mesopotamico costruito su sette terrazze quadrangolari sovrapposte, che dall’alto verso il basso aumentano progressivamente di dimensione. Il tempio vero e proprio si trova sull’ultima terrazza. La struttura è caratterizzata da nicchie e contrafforti. Ciascuna terrazza termina con una merlatura.

Tavoletta cuneiforme da Ninive, conservata al British Museum, con una lettera inviata ad Assurbanipal che annuncia disgrazia capitata al re dell’Elam (foto Graziano Tavan)

Assiria ed Elam. L’Elam (Iran sud-occidentale) è il confinante orientale dei popoli mesopotamici fin dal III millennio a.C. Una lettera scritta al re Asarhaddon da un alleato nel Paese del Mare (Mesopotamia meridionale) denuncia la politica aggressiva di Teumman, fratello del re elamita. Poco dopo Teumman sale al trono e Assurbanipal lo attacca. Secondo gli Annali assiri, l’esercito assedia le città reali tra cui Bit Bunaki. La battaglia campale è sulle rive del fiume Ulai (653 a.C.) tra Babilonia e Susa. Teumman è catturato e decapitato. La sua testa fa capolino tra le fronde del banchetto in giardino mentre Assurbanipal brinda alla vittoria, celebrata dalla propaganda anche in un’ottica religiosa: Assurbanipal ha saputo unificare l’Elam e stabilire gli assiri in regioni lontane, imponendo il proprio tributo. I rapporti furono anche di convivenza, come testimonia una lettera in elamico ritrovata a Ninive.

Pianta del Palazzo Nord di Assurbanipal a Ninive (foto Graziano Tavan)

Ninive e il Palazzo di Assurbanipal. Nel I millennio la città di Ninive fu eletta nuova grande capitale dell’impero neoassiro da Sennacherib; non si tratta di una fondazione ex novo, bensì di un’imponente opera di ristrutturazione e riedificazione di un antico e sacro centro urbano d’Assiria. Sul lato settentrionale del tell anche Assurbanipal innalzò la sua residenza reale, il Palazzo Nord, da cui provengono le mirabili serie di rilievi narrativi che esaltano il tema della caccia, della guerra e del banchetto. Gli spazi residenziali e amministrativi del Palazzo Nord furono ideati secondo la tradizionale concezione palatina assira, con una serie di grandi corti a cielo aperto e ambienti di carattere pubblico che introducevano alla sala del trono, e i quartieri abitativi probabilmente situati al secondo piano del complesso, nell’area posta dietro la corte del bitanu.

Collana in lapislazzuli da Ur (XXVII-XXV sec. a.C..) conservata all’Ashmolean Museum (foto Graziano Tavan)

La corte del re. La vita di corte si svolgeva nel benessere dei palazzi e dei giardini, allietata da banchetti, prelibate leccornie servite in vasellame di lusso e intrattenimenti musicali come nella scena ritratta nel celebre rilievo di Assurbanipal. I sovrani neo-assiri profusero molte energie nella costruzione dei palazzi reali di cui si enfatizzava la monumentalità e il lusso. La ricchezza dei materiali esaltava infatti la natura interculturale dell’impero sotto l’egida del sovrano. I legni esotici e gli incensieri diffondevano fragranze di paesi lontani, mentre gli intarsi in avorio e pietre preziose e le decorazioni metalliche donavano agli ambienti luce e colore. Particolare attenzione era riservata al decoro personale. Tessuti speciali e accessori in oro arricchivano l’abbigliamento del sovrano e dei membri della corte, il cui gusto raffinato si esprimeva nella gioielleria e nell’uso di unguenti profumati, provenienti dalle periferie dell’impero e custoditi in preziose fiale di alabastro.

Scene di caccia reale dal palazzo di Assurbanipal di Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

La caccia reale è documentata in Mesopotamia fin dal IV millennio a.C. Si tratta di un atto fortemente simbolico che vuole rappresentare la lotta del sovrano contro le forze del caos. La caccia reale al leone raggiunge il suo apice a livello ideologico durante l’impero assiro ed è parte integrante della propaganda regia. L’attività venatoria, lungi dall’essere un semplice passatempo sportivo, è un privilegio reale e al contempo un dovere religioso imposto dalle divinità: nelle iscrizioni reali i racconti della caccia sono infatti sempre preceduti da un’invocazione religiosa. Questa pratica rituale veniva svolta all’interno dei parchi reali, condotta dal sovrano in piedi sul carro e armato di arco e frecce o di lancia.

Pianta del Palazzo di Sargon II a Khorsabad (foto Graziano Tavan)

Testa di Sargon II conservata ai musei Reali di Torino (foto Graziano Tavan)

Khorsabad e il Palazzo di Sargon II. Dur Sharrukin (“Fortezza di Sargon”, odierna Khorsabad) fu la nuova capitale fondata da Sargon II. La città fu edificata a Nord di Ninive tra il 717 e il 706 a.C. e abbandonata l’anno seguente perché ritenuta maledetta a seguito della morte prematura del re. La città era cinta da imponenti mura scandite da 157 torrioni che ne proteggevano il perimetro. Sette porte permettevano di entrare nella città da tutte le direzioni. La cittadella, con il palazzo reale, i templi e una ziggurat a sette piani, fu edificata su un mastodontico terrazzamento artificiale. Il palazzo comprendeva oltre 200 stanze ordinate intorno a corti interne ed era protetto da ulteriori mura. Al suo interno si accedeva mediante una maestosa porta ai cui stipiti erano scolpiti due monumentali lamassu, tori androcefali alati. Il palazzo era suddiviso in tre zone: l’area templare, il quartiere amministrativo e l’area palatina. Le sue pareti erano decorate da numerose sculture e rilievi.

Sigillo cilindrico con scena rituale dell’VIII-VII sec. a.C. (foto Graziano Tavan)

I sigilli, strumenti di potere. L’uso dei sigilli è documentato nel Vicino Oriente antico dal VII millennio a.C. al I millennio d.C. Fin dal primo apparire vennero impiegati come marchio di proprietà e garanzia. Il sigillo cilindrico è documentato per la prima volta a Uruk nell’Iraq meridionale, e a Susa nell’Iran sud-occidentale, alla metà del IV millennio a.C., da dove si diffonde in tutto il Vicino Oriente antico. Il repertorio iconografico dei sigilli illustra tematiche attinenti a ogni aspetto della vita materiale e spirituale: economia, potere, guerra, religione, mitologia.

Rilievo con leonessa morente dal Palazzo Nord i Assurbanipal a Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

Ritratto di Alessandro Castellani (foto Graziano Tavan)

Nella mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” un approfondimento ad hoc è riservato, naturalmente, alla storia dei calchi ed alla loro inclusione nelle collezioni del Mann. I calchi furono realizzati da Domenico Brucciani per riprodurre i rilievi neoassiri, rinvenuti nei palazzi di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) a Nimrud e di Assurbanipal (668-630 a.C.) a Ninive, e conservati oggi nell’Assyrian Basement del British Museum di Londra: qui è raccolta una vera e propria summa della cultura assira, perché i rilievi, databili dal IX al VII secolo a.C., decoravano i palazzi dei sovrani e costituivano la parte iconografica di un significativo fenomeno di propaganda politica ante litteram, volta a celebrare le gesta dei regnanti. Le riproduzioni delle grandi lastre in calcare giunsero al museo Archeologico nazionale grazie al dono di Alessandro Castellani: questo ambiguo e discusso esperto d’arte, in esilio a Napoli, ebbe il merito di comprare i calchi e di affidarli all’istituto allora diretto da Giuseppe Fiorelli, dove sono stati sempre custoditi, ricevendo adesso, grazie alla mostra, una nuova valorizzazione.

Tavola litografata del volume in folio dl 1853 con i bassorilievi assiri frutto della missione di Austen Henry Layard, volume conservato nelal biblioteca del Mann (foto Graziano Tavan)

All’Archeologico fu legato, soprattutto, Henry Austin Layard, autore delle fortunate campagne di scavo che portarono in Inghilterra, nel cuore dell’Ottocento, alcuni capolavori dei palazzi neoassiri: vicino, ancora una volta, a Giuseppe Fiorelli, anche per la condivisione degli ideali risorgimentali, Layard donò al Museo un frammento di rilievo assiro ed alcuni pregevoli libri, riproposti nel percorso espositivo per inquadrare le tappe più importanti della scoperta dell’Assiria. Accanto a un ritratto di Lady Layard affacciata sul Canal Grande, a documenti e litografie che ripropongono le campagne di scavo, un touch screen permette al pubblico di sfogliare, leggere ed ingrandire le pagine dei testi appartenuti all’archeologo inglese.

Modellino del Palazzo di Khorsabad per un’esperienza tattile (foto Graziano Tavan)

Peculiarità della mostra sugli Assiri è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (università della Campania

Effetto speciale a ricostruire le scene tratte dai rilievi assiri (foto Giorgio Albano)

“Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al Mann è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza sono proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra sugli Assiri. Nei punti segnalati all’interno del percorso espositivo è inoltre possibile utilizzare occhiali multimediali dotati di lenti trasparenti (gli occhiali sono stati progettati dalla startup Ar tour srl), che consentono di fruire degli effetti suggestivi della cd. Realtà Aumentata; il servizio (che ha un costo aggiuntivo di 5 euro, con riduzioni a 3 euro, tra l’altro, per titolari di OpenMann ed Artecard) è basato su ricostruzioni 3D degli ambienti degli antichi palazzi Assiri e su animazioni in 3D che ripropongono dettagli dei bassorilievi in mostra. I dispositivi funzionano, così, come un “navigatore culturale”, grazie al quale vengono mostrati, in sovrapposizione alla realtà visiva, i punti d’interesse e le relative informazioni «aumentate»: testi, immagini, audio, video. L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Napoli, al Mann tre giorni di eventi: dopo “Paideia” e il passaggio della fiaccola della Universiade, apre la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” con preziosi reperti dall’estero e i calchi ottocenteschi dei rilievi di Ninive e Nimrud

Vaso attico a figure nere (VI sec. a.C.) con soggetto sportivo nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli protagonista di un’intensa tre giorni nella vita del capoluogo partenopeo. Lunedì primo luglio 2019, in omaggio alla 30.ma universiade Napoli 2019 (dal 3 al 14 luglio 2019) il commissario Gianluca Basile inaugura la mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, in programma fino al 4 novembre 2019: durante il vernissage esibizione in un’antica danza greca delle coreute ufficiali di Olimpia, ospiti dell’associazione Amarthea – Isolimpìa, cui è affidato tradizionalmente il compito dell’accensione della fiaccola olimpica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/06/29/benvenuta-universiade-napoli-torna-a-essere-olimpica-e-il-mann-dove-dormira-la-torcia-delle-universiadi-partecipa-con-la-mostra-paideia-giovani-e-sport-nella/). Dopo l’ultimo passaggio napoletano (2 luglio 2019) della Torcia, mercoledì 3 luglio 2019 (alle 11) la fiaccola sarà nella Sala dei Tirannicidi, nel percorso espositivo di “Paideia”, prima di essere consegnata, dal direttore del Mann Paolo Giulierini, al Comitato organizzatore Universiade Napoli 2019.

Ma non è finita. Mercoledì 3 luglio, alle 17.30, apre la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, che punterà simbolicamente i riflettori sulla regione dell’Assiria, che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq. Il progetto scientifico, promosso dal Mann e dall’università di Napoli “L’Orientale”, ha selezionato reperti provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni, che riproducono i rilievi originari rinvenuti a Ninive e Nimrud. Peculiarità dell’esposizione sarà l’allestimento di una ricca sezione tecnologica, per approfondire contenuti scientifici e coinvolgere il visitatore in un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo.

A Verona la mostra “Etiopia. La Bellezza rivelata. Sulle orme degli antichi esploratori” (2^ parte): focus sull’Etiopia attraverso le fotografie di Carlo Franchini

Donna di etnia Hamer a Turmi nella valle dell’Omo in Etiopia (foto Carlo Franchini)

La locandina della mostra “Etiopia. La bellezza rivelata” al museo di Storia naturale di Verona dal 24 marzo al 30 giugno 2019

L’Etiopia è stata la culla dell’umanità grazie all’abbondanza di risorse minerali, animali e vegetali. La regione ha dunque rivestito un ruolo centrale nelle reti di scambio sulle lunghe distanze, fornendo per secoli avorio, resine aromatiche, ebano e oro al resto del mondo antico. Per tale ragione, questo Paese e le altre regioni del Mar Rosso meridionale erano al centro dell’interesse e dell’immaginario degli antichi, essendo spesso dipinte come terre amate e frequentate dagli dei. Verso queste terre, a partire dal XVI secolo, iniziarono gli itinerari dei grandi viaggiatori e in seguito degli esploratori, che rappresentano, di fatto, anche la base per la conoscenza scientifica dell’Etiopia documentata e raccontata nella mostra “Etiopia. La Bellezza rivelata. Sulle orme degli antichi esploratori”, al museo di Storia Naturale di Verona fino al 30 giugno 2019, a cura di Carlo Franchini e Leonardo Latella, mostra promossa dal museo di Storia Naturale in collaborazione con l’università di Napoli “L’Orientale”, la Società Geografica italiana, l’istituto italiano di Cultura Addis Abeba, l’ambasciata d’Etiopia a Roma e l’università di Addis Abeba. Dopo aver apprezzato i reperti della collezione etnoantropologica del museo di Storia Naturale di Verona (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/05/20/a-verona-la-mostra-etiopia-la-bellezza-rivelata-sulle-orme-degli-antichi-esploratori-1-parte-scopriamo-i-reperti-etnografici-e-faunistici-mai-visti-prima-portati-dai-missio/), oggi cerchiamo di conoscere meglio l’Etiopia attraverso le fotografie di Carlo Franchini, che costituiscono la seconda sezione della mostra veronese, e alcuni brevi video con i commenti dello stesso Franchini.

Il prof. Andrea Manzo dell’università Orientale di Napoli

“La varietà ambientale dell’Etiopia deriva in primis da un’orografia caratterizzata da sbalzi altitudinali spesso estremi, frutto di una travagliata vicenda geologica legata all’origine della Rift Valley, del Mar Rosso e ai connessi fenomeni tettonici e vulcanici”, A spiegarlo è Andrea Manzo, docente di Egittologia e Civiltà copta all’università “L’Orientale” di Napoli. “In Etiopia infatti si può -spesso rapidamente- passare dalle regioni di bassopiano o, addirittura, dalla depressione dell’Afar, che supera i 100 metri sotto il livello del mare, agli oltre 2000 m dell’altopiano, con i picchi del Semien, nel Nord, che toccano i 4550 metri. Alle differenze di altitudine si associa poi un regime climatico monsonico, caratterizzato da un’accentuata stagionalità. La combinazione di tali condizioni crea tante nicchie ecologiche che spiegano l’estrema varietà ambientale, di fauna e di flora di questa regione. Nell’arco di distanze limitate si possono attraversare tantissimi ambienti diversi, che hanno favorito l’adozione di sistemi economici diversi da parte delle popolazioni che hanno abitato e abitano l’Etiopia, contribuendo alla loro differenziazione culturale. Ma la differenziata distribuzione delle risorse ha però da sempre favorito anche gli spostamenti stagionali e l’interazione tra le diverse popolazioni, che spesso dipendono strettamente le une dalle altre, avendo sviluppato sistemi economici complementari e sinergici. La bellezza dell’Etiopia, ambientale e culturale, risiede proprio in questa estrema differenziazione e nella connessa unitarietà che al di là di essa si coglie”.

Il fiume Omo a Kolcho in Etiopia (foto Carlo Franchini)

“Nell’antichità, nei cui periodi più lontani l’Etiopia è stata la culla dell’umanità attuale proprio grazie alle tante risorse minerali, animali e vegetali che le sue diversissime parti offrono”, – continua Manzo -, “la regione ha rivestito un ruolo centrale nelle reti di scambi sulle lunghe distanze, fornendo per secoli avorio, resine aromatiche, ebano e oro al resto del mondo antico. Per questo motivo l’Etiopia e le altre regioni del mar Rosso meridionale erano al centro dell’interesse e dell’immaginario degli antichi, essendo spesso dipinte come terre amate e frequentate dagli dei. Dopo alcuni secoli di oblio, in cui solo rare eco della regione e delle sue genti giungevano in Europa, trasfigurate nelle descrizioni del favoloso e potente regno del Prete Gianni, lo scrigno delle bellezze etiopiche si è nuovamente e gradualmente dischiuso a partire dal XVI secolo. Inizia allora l’epoca dei viaggiatori e in seguito degli esploratori, che rappresenta poi la base anche per la conoscenza scientifica della regione”.

La chiesa monolitica di San Giorgio a Lalibela (Etiopia), sito Unesco (foto di Carlo Franchini)

Chiese nella roccia. “In nessun altro luogo della terra”, scrive Françisco Alvarez nel 1540, “l’uomo, scavando nella roccia, ha prodotto qualcosa di veramente comparabile alle chiese nella roccia d’Etiopia. Chiese nella roccia. Intendo con questa definizione chiese in grotta: chiese ricavate sotto tettoie di roccia… o all’interno di caverne; interamente o in parte costruite. Intendo chiese ipogee: chiese scavate dalla roccia, grotte artificiali più che non costruzioni, alcune chiuse nella montagna, altre con uno dei lati visibili. Intendo le vere e proprie chiese monolitiche, ricavate da un unico blocco, libera da ogni lato, chiese-sculture, radicate e sorgenti dalla roccia viva solo con il basamento, le vere meraviglie tra i monumenti a noi noti… le chiese rupestri dell’Etiopia sono uniche… Chiese rupestri con affreschi e altri tesori allo stati grezzo attendono in Etiopia chi non rifugga dalle marce o dal mulo come mezzo di trasporto e sia in grado di scalare pareti quasi verticali”.

La città sacra di Axum. “Il 9 maggio lasciammo Adua per un’escursione ad Axum, situata a circa dodici miglia di distanza in direzione Ovest”, scrive Henry Salt in Voyage to Abyssinia and Travels into the Interior of that Country (1814). “A poche miglia da Axum si apre una vasta piana coltivata dove si raccolgono numerosi esemplari di pietre dure e agate. La città di Axum è collocata in una posizione molto gradevole in un angolo della piana, riparata dalle colline adiacenti. Avvicinandosi, il primo elemento che attira l’attenzione è una piccola stele ai piedi di una collina a mano destra, in cima alla quale sorge il monastero di Abba Pantaleon, e di fronte la grande lastra con l’iscrizione in greco che avevo precedentemente decifrato. Superati questi, la città e la sua chiesa cominciano ad apparire e, dopo aver virato un poco in direzione nord, lasciando una serie di piedistalli rotti (troni, ndt) sul lato sinistro, si apre una vista completa del grande obelisco, in piedi accanto a un immenso sicomoro. Quest’opera d’arte, finemente lavorata, ricavata da un unico blocco di granito che misurava sessanta piedi di altezza, produsse la stessa forte impressione nella mia mente come la prima volta in cui la vidi, e mi sentivo ancora più incline ad ammirare l’abilità e l’ingegnosità di chi aveva realizzato un’opera così stupenda. I suoi ornamenti a rilievo, insieme allo spazio cavo che corre verso l’alto e alla patera, conferiscono all’intera opera una leggerezza ed un’eleganza probabilmente senza rivali. Diversi altri obelischi giacciono rotti a terra, a poca distanza, uno dei quali di dimensioni ancora più grandi di quello or ora descritto”.