Archivio tag | università La Sapienza di Roma

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con Paolo Sommella (accademico dei Lincei e professore emerito di Topografia Antica alla Sapienza Università di Roma) su “Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

roma_dialoghi-in-curia_conferenza-enea-nel-lazio_sommella_locandina“Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium” con Paolo Sommella, accademico dei Lincei e professore emerito di Topografia Antica alla Sapienza Università di Roma, è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Martedì 4 aprile 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium”. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su www.eventbrite.it o, in alternativa, in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo.

lavinium_heroon-di-enea_foto-museo-civico-lavinium

L’Heroon di Enea a Lavinium (foto museo archeologico lavinium)

Mezzo secolo fa veniva alla luce a Lavinium, grazie ad uno scavo di emergenza dovuto ad una aratura pesante, un complesso monumentale che fu poi al centro dell’interesse scientifico per vari anni, a causa dei suoi significati storici e cultuali. L’Heroon di Enea è l’evidenza archeologica più antica dei tre gruppi distinti di monumenti (XIII Altari ed edificio arcaico) del Santuario extraurbano (Aphrodision) posto a Sud Ovest dell’odierno borgo di Pratica di Mare. Si tratta di un tumulo funerario risalente al VII sec. a.C., che conteneva una tomba ad inumazione con una cassa in lastre tufacee, da attribuire ad un eminente personaggio del centro laurentino, verosimilmente un principe, sepolto con gli oggetti personali e un ricco corredo tra cui decine di vasi, oggetti in metallo, alari e spiedi in ferro ed un carro simbolo del potere.

paolo-sommella_accademico-dei-lincei

Paolo Sommella, accademico dei Lincei

Paolo Sommella, già professore ordinario (prima di Topografia e urbanistica poi di Topografia di Roma e dell’Italia antica) alla Sapienza università di Roma, ha pubblicato oltre 120 titoli, con saggi monografici, articoli e relazioni di scavo. È presidente della Commissione Internazionale per la Tabula Imperii Romani, su nomina dell’Union Académique Internationale (UAI) di Bruxelles e direttore della Forma Italiae, patrocinata dall’Unione Accademica Nazionale. Ha eseguito e diretto scavi archeologici a Roma (Sant’Omobono), Pratica di Mare (Lavinium), Sibari, Atri, Peltuinum (L’Aquila), Venosa, Grumentum e in altri centri italiani. Dirige le collane editoriali “Forma Italiae” (Olschki, Firenze) e “Città antiche in Italia” (L’Erma di Bretschneider, Roma). Tra i numerosissimi e prestigiosi incarichi e riconoscimenti accademici si ricordano quelli di socio dell’Accademia nazionale dei Lincei e di presidente dell’Istituto nazionale di Studi romani.

Roma. Nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, conclusi i lavori di restauro del tetto crollato, presentazione – in presenza e on line – del libro “Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini (L’Erma di Bretschneider)

roma_san-giuseppe-falegnami_carcer-tullianum_foto-parco

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami che insiste sul Carcer-Tullianum a Roma (foto PArCo)

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, già di San Giuseppe a Campo Vaccino, sorge alle pendici orientali del Campidoglio, in prossimità del Foro Romano e della chiesa dei Santi Luca e Martina. La chiesa originaria venne eretta al di sopra del Carcere Mamertino, a sua volta sovrastante il Tullianum. Si tratta di due ambienti sovrapposti che costituisco quello che per i Romani era il “carcer”: un ambiente di passaggio in attesa dell’esecuzione capitale dei condannati. In queste carceri perirono personaggi famosi come Giugurta, Vercingetorige, i partecipanti alla congiura di Catilina e secondo la tradizione vi furono rinchiusi anche San Pietro e San Paolo. Nel 1540 la Congregazione dei Falegnami aveva preso in affitto la chiesa di San Pietro in Carcere sopra il Carcere Mamertino per svolgere le proprie riunioni e funzioni religiose. Tuttavia, ben presto, data l’inadeguatezza dell’angusto edificio, la confraternita sentì l’esigenza di erigere una chiesa più ampia e accogliente. La chiesa fu consacrata l’11 novembre del 1663.

roma_san-giuseppe-falegnami_libro-carcer-tullianum_presentazione_locandina

roma_san-giuseppe-falegnami_soffitto-a-cassettoni_foto-parco

Il soffitto cassettonato della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami dopo i restauri (foto PArCo)

Martedì 28 Marzo 2023, alle 11, nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, a 5 anni dal crollo del tetto e a conclusione dei lunghi lavori di ricostruzione e di restauro del cassettonato, sarà presentato il libro “Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini (L’Erma di Bretschneider). Sono previste visite all’Oratorio, al museo e all’area archeologica. Saranno illustrate le più recenti indagini e la storia del complesso che si trova a ridosso delle pendici NE del Colle Capitolino, al di sotto della seicentesca chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami con annesso Oratorio. Le strutture del Carcer Tullianum (“Carcere Mamertino” di comune memoria) costituiscono uno dei complessi monumentali di età repubblicana più rilevanti del Foro Romano (area del Comizio) e più cari alla fede cristiana perché legato alla figura di San Pietro. Connesso al sistema sostruttivo/difensivo del Campidoglio sin dall’età arcaica (le cosiddette “Mura Serviane”), il Carcer Tullianum, secondo quanto attestato dalle fonti classiche, fungeva da luogo di reclusione dei nemici di Roma condannati a morte ed era composto da due nuclei distinti, il Carcer ed il Tullianum (ambiente ipogeo). Introducono monsignor Remo Chiavarini, responsabile Opera Romana Pellegrinaggi; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono monsignor Pasquale Iacobone, presidente della Pontificia commissione di Archeologia Sacra; Fulvio Cairoli Giuliani, accademico dei Lincei e professore emerito di Sapienza Università di Roma; Andrea Augenti; professore di Archeologia medievale all’università di Bologna. Conclude Patrizia Fortini, archeologa, già funzionaria del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su www.eventbrite.it. Ingresso da Clivo Argentario 1. Diretta streaming sul profilo Facebook del parco archeologico del Colosseo.

libro_Carcer-Tullianum_Russo-Fortini_copertina

Copertina del libro “Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano” di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini

“Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano”. A ridosso delle pendici NE del Colle Capitolino, al di sotto della seicentesca chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami con annesso Oratorio, si conservano le strutture del Carcer-Tullianum (“Carcere Mamertino” di comune memoria) uno dei complessi monumentali di età repubblicana più rilevanti del Foro Romano (area del Comizio) e più cari alla fede cristiana perché legato alla figura di San Pietro. Connesso al sistema sostruttivo/difensivo del Campidoglio sin dall’età arcaica (le cd. “Mura Serviane”) il Carcer-Tullianum, secondo quanto attestato dalle fonti classiche, fungeva da luogo di reclusione dei nemici di Roma condannati a morte ed era composto da due nuclei distinti, il Carcer ed il Tullianum (ambiente ipogeo). Con Carcer si intende l’ambiente a pianta trapezoidale con gli ambienti attigui, di età repubblicana (fine IV-II a.C.), che fu monumentalizzato nel I d.C. per disposizione senatoria, come recita l’iscrizione dedicatoria posta a coronamento della facciata in travertino che si apre rivolta verso il Foro Romano, edificata in quella occasione. Nel suo insieme si presenta come un sistema di strutture lapidee in opera quadrata, articolate e a varie quote, a ridosso delle pendici dell’Arce capitolina rivolte verso la valle del Foro Romano. Il complesso creava una possente quinta muraria che fa da sfondo al Foro Romano e in stretta relazione con gli edifici dove si svolgeva la vita politica, giudiziaria e giuridica di Roma: la Curia, il Comizio e i tribunali. Tullianum è la denominazione dell’ambiente ipogeo in blocchi di peperino (IV a.C. con una probabile fase di fine V a.C.) caratterizzato dalla sorgente che risale, per pressione, dal piano pavimentale attraverso una piccola apertura quadrata in fase con il pavimento stesso. Originariamente a pianta circolare (tholos) – come rivelato dagli scavi – assume la forma in pianta ad arco di cerchio, quando la costruzione del prospetto esterno del Carcer ne determina in parte lo smantellamento. Nessun dato è emerso dallo scavo per riconoscervi la funzione di cisterna; lo stesso condotto, che fino all’ultima campagna d’indagine scaricava all’esterno l’acqua raccolta nel pozzo, è moderno. Risale sicuramente alla prima età imperiale la teca rinvenuta sul piano pavimentale scavata appositamente per ospitare il materiale di età arcaica e repubblicana deposto dopo un’azione rituale svoltasi in un giorno d’autunno. Questo deposito e la sorgente portano a concludere, con un certo margine di sicurezza, che il Tullianum originariamente fosse stato costruito per una sorgente sacralizzata: forte il richiamo alla fonte dove, raccontano gli autori antichi, Tarpea incontra per la prima volta il re dei Sabini nemici dei Romani, Tito Tazio, e prendono avvio la serie di accadimenti che portano al tradimento da parte della giovane e alla sua morte È suggestivo pensare che l’acqua del Tullianum (“Acqua Tulliana”) sia quella presente nel racconto del tradimento di Tarpeia. La giovane romana, figlia di Spurio Tarpeio comandante della rocca capitolina, incontra Tito Tazio, capo dei nemici Sabini, presso una fonte (non se ne tramanda il nome) situata al di fuori delle mura dell’arce capitolina verso la piana che ospiterà poi il Foro Romano. Segue il tradimento e la punizione: Tarpea è uccisa seppellita viva sotto il cumulo degli scudi sabini. Anche il padre, ritenuto colpevole per aver perso la postazione, è giustiziato, precipitato per mano degli stessi Romani dall’alto della rupe ricordata come Rupes Tarpeia o Saxum Tarpeium. La rupe che oggi si tende a collocare sull’Arx nel settore che sovrasta il Carcer-Tullianum, il luogo votato per eccellenza alla uccisione dei nemici del Popolo Romano. Il complesso continua a vivere trasformato in età alto medievale in luogo di un culto cristiano, luogo che dal XII secolo si connota dedicato agli Apostoli Pietro e Paolo: la chiesa di S. Pietro in Carcere. Anche se coperta dalle fondazioni della chiesa S. Giuseppe dei Falegnami costruita nel XVI secolo, rimarrà sempre aperta al culto, impedendone così la distruzione. In un vano del Carcer coperto dalle fondazioni della chiesa seicentesca è ricavata alla metà del XIX secolo una cappella destinata ad ospitare il “Crocifisso delle Carceri”, un crocifisso ligneo esposto in precedenza alla pietà popolare sulla facciata in travertino del Carcer. Il Carcer-Tullianum e le strutture rinvenute dopo i recenti scavi fanno oggi parte del percorso espositivo del museo che ne racconta la complessa storia.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia al via il ciclo di formazione “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”: 8 conferenze, da marzo a dicembre, con esperti e studiosi che aprono a ricerca conoscenza e fruizione. Apre Maras sulle divinità del santuario del Portonaccio a Veio

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_locandinaA “rompere il ghiaccio” sarà l’archeologo Daniele Federico Maras che sabato 18 marzo 2023 aprirà al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il ciclo di formazione “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”: otto conferenze, da marzo a dicembre 2023, tenute da esperti e studiosi che aprono il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico e sono rivolte a curiosi, studenti e specialisti di ogni età, a cura dei Servizi educativi del Museo che “lanciano” alcune domande provocatorie: siete sicuri di conoscere tutto sulle lamine di Pyrgi? cosa si nasconde nei sotterranei di Villa Giulia? volete scoprire i segreti del restauro? Ovviamente per avere risposta a queste e altre domande l’invito è a partecipare alle conferenze che si tengono nella sala Fortuna con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti, esperti e specialisti. Ecco che la parola passa ai professionisti per diffondere la conoscenza dei loro studi, raccontare esiti e condividere ipotesi, offrendo nuovi spunti di lettura sulla Storia. Il Museo si racconta così come in un grande laboratorio condiviso in cui far dialogare mondo della ricerca e cittadinanza attiva, portando alla ribalta grandi e piccoli temi, spesso noti solo agli specialisti.

roma_villa-giulia_sala-tempio-di-portonaccio-di-veio_foto-etru

La sala 40 del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che ospita le grandi statue del santuario del Portonaccio a Veio (foto etru)

Si inizia dunque sabato 18 marzo 2023, alle 10, con la conferenza “Menerva e gli altri. Dèi e devoti nel santuario di Portonaccio a Veio”. L’archeologo Daniele Federico Maras ci introduce agli studi sul santuario di Portonaccio, un importante luogo di culto che sorgeva subito al di fuori della potente città etrusca di Veio: la più vicina a Roma e la più antica avversaria dei Romani. Il santuario, sede di un oracolo, era frequentato da Etruschi e Latini e persino da condottieri di passaggio, ma anche dai giovani della città, sin dal VII secolo a.C. e fino all’entrata nell’orbita romana. Un nutrito gruppo di divinità li accoglieva all’ombra del tempio, a partire da Rath e Menerva, rispettivamente corrispondenti ad Apollo e Atena per gli Etruschi, ma anche Hercle/Eracle, Turan/Afrodite, Aritimi/Artemide e altri ancora.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

L’archeologo Daniele Federico Maras

Daniele Federico Maras è funzionario archeologo alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, professore universitario alla Sapienza Università di Roma, socio ordinario e segretario della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. I suoi interessi di ricerca spaziano nell’intero campo della storia e della cultura dell’Italia preromana, con particolare riguardo ai temi dell’identità, degli scambi culturali e dell’acculturazione greca e romana.

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_calendario_locandinaIL CALENDARIO DEGLI INCONTRI. Sabato 18 marzo 2023, alle 10, Daniele Federico Maras su “Menerva e gli altri. Dèi e devoti nel santuario di Portonaccio a Veio”; venerdì 21 aprile 2023, alle 16, Valentina Belfiore su “Le lamine di Pyrgi: nuovi spunti di lettura”; venerdì 19 maggio 2023, alle 16, Miriam Lamonaca, Sante Guido su “Il restauratore racconta. La Latona di Veio: dalla scoperta al restauro”; venerdì 16 giugno 2023, alle 16, Maria Cristina Biella su “Quando l’estate fu primavera. Falerii: la nascita della sua archeologia e il futuro delle ricerche”; venerdì 22 settembre 2023, alle 16, Maria Elisa Amadasi su “Aqua Virgo tra campagna e città: un viaggio di oltre duemila anni”; venerdì 20 ottobre 2023, alle 16, Patrizia Petitti, Ebe Giovannini, Emiliano Li Castro, Maurizio Pellegrini su “Gli archi di Ledro… un arco per ferire, un arco per guarire”; venerdì 17 novembre 2023, alle 16, Laura Maria Michetti su “Pyrgi e Spina: “porti gemelli” sui due mari”; venerdì 15 dicembre 2023, alle 16, Paola Conti, Simone Battisti, Luigia Gambino su “Alla ricerca del tempio perduto. Conservazione e restauro di un esperimento didattico di fine ‘800”.

Roma. “ALL’ETRUSCA. La scoperta della cultura materiale e visiva etrusca nell’Europa premoderna e moderna”: tre giorni convegno internazionale di studi promosso da Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, École française de Rome, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

roma_istituto-svedese_all-etrusca_convegno-di-studi-internazionale_locandina“ALL’ETRUSCA. La scoperta della cultura materiale e visiva etrusca nell’Europa premoderna e moderna” è il titolo del convegno internazionale di studi promosso a Roma dal 23 al 25 febbraio 2023 da Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, École française de Rome, museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con il patrocinio dell’istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici. Organizzatori: Ulf R. Hansson (Swedish Institute of Classical Studies in Rome), Julie Labregère (Université de Tours – CeTHiS), Christian Mazet (Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici). Comitato scientifico: Maurizio Harari (università di Pavia), Natacha Lubtchansky (université de Tours), Laura M. Michetti (Sapienza università di Roma), Valentino Nizzo (museo nazionale Etrusco di Villa Giulia), Ingrid D. Rowland (University of Notre Dame), Cornelia Weber-Lehmann (Ruhr-Universität Bochum). Il convegno internazionale “All’etrusca. La scoperta della cultura materiale e visiva etrusca nell’Europa pre-moderna e moderna” sviluppa una riflessione globale sull’impatto delle espressioni materiali e visive della civiltà etrusca, dalla sua scoperta nel XV secolo fino alla fine dell’Ottocento, quando l’etruscologia si affermò come disciplina archeologica. Saranno evidenziati diversi aspetti interdisciplinari di tale fenomeno, rivolgendo una particolare attenzione al suo impatto sulle espressioni culturali europee, come le arti e l’artigianato, l’architettura e l’arredamento, la letteratura e il pensiero politico, in un ampio spettro cronologico. Si tratterà così di rivalutare e definire meglio le caratteristiche della cultura materiale e visiva etrusca nel processo di ricezione artistica e culturale in epoca moderna, guardando specificamente allo status, ancora non ben definito, della “materialità” etrusca, cercando di evidenziare e, se necessario, abbandonare categorie storiografiche predeterminate.

roma_istituto-svedese-di-studi-classici_logoPROGRAMMA 23 FEBBRAIO 2023, alla biblioteca dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, in via Omero 14. Alle 9, accoglienza e introduzione al convegno con Ulf R. Hansson, Julie Labregère, Christian Mazet. SEZIONE “Oggetti etruschi in scena”, presidente: Natacha Lubtchansky. Alle 9.30, Andrea Galdy “A Bargain as Bargaining Power: the Role of Etruscan Antiquities in the Collection of Cosimo I de‘ Medici”; 10.30, Susan Dixon “When the Etruscan gods were silent: a 17th-century interpretation of the Ripostiglio Bianchini”; 10.30, Laurent Haumesser “Le lit funéraire du guerrier de la collection Campana”. Dopo la pausa café, alle 11.30, Elena Pontelli “1892. Note d’Etruria a Rio Ralletta”; 12, Françoise Gaultier “La présentation des collections étrusques au Louvre entre le milieu du XIXe siècle et les années 1980”; 12.30, Stefano Bruni “La Chimera di Arezzo nell’immaginario del Secolo Breve”. Dopo la pausa pranzo, SEZIONE “Storie di collezioni e musei”, presidente: Ulf R. Hansson. Alle 14.30, Eliana Fileri “Non vantò mai Roma un Museo più ampio e copioso di vasi, simulacri e monumenti etruschi”. La collezione del cardinale Filippo Antonio Gualterio (1660-1728)”; 15, Daniela Williams “Un museo solo etrusco a Firenze? Pro e contra nel carteggio di Joseph Eckhel con Luigi Lanzi (1776)”; 15.30, Sabrina Batino “Etruscherie fiorentine a Perugia. Congetture su un enigmatico eroe con ascia dalla Villa del Colle del Cardinale”; 16, Gabriella Tassinari, Alessandra Magni “Collezionismo di gemme etrusche a Verona: la dattilioteca di Giacomo Verità”. Dopo la pausa café, SEZIONE “Letture e riproduzioni della pittura etrusca”, presidente: Cornelia Weber-Lehmann. Alle 17, Luca Di Franco, Silvio La Paglia “L’influenza dell’etruscheria nell’interpretazione delle pitture funerarie campane: un equivoco erudito dell’antiquaria napoletana tra Settecento e Ottocento”; 17.30, Rune Frederiksen “Presenting Reproductions of the Past: the history of the display of Etruscan Facsimiles in the Ny Carlsberg Glyptotek”; 18, presentazione del progetto ICAR 4D online http://icar.huma-num.fr/4D/ (Natacha Lubtchansky) e della collezione di acquarelli e lucidi Morani, con handling session all’archivio dell’ISVROMA (Astrid Capoferro, Gaia Gambari).

roma_École-française-de-Rome_logoPROGRAMMA 24 FEBBRAIO 2023, nella Salle de conférence dell’École française de Rome, in piazza Navona 62. Alle 9, accoglienza con Ulf R. Hansson, Julie Labregère, Christian Mazet. Saluti di Nicolas Laubry e Giuseppe Sassatelli. SEZIONE “Storie di scavo ed oggetti in viaggio”, presidente: Christian Mazet. Alle 9.30, Micaela Lujan Capone “Nuove riflessioni su Domenico Venuti e il patrimonio etrusco delle collezioni borboniche”; 10, Simone Grosso “Tra scavo e dispersione. Meccanismi di vendita all’estero del materiale archeologico proveniente dagli Scavi Sermoneta a Caere”; 10.30 Marianna Craba “Pietro Manzi (1785-1839) erudito, collezionista e mercante di antichità etrusche nella Civitavecchia gentilizia dell’Ottocento”. Dopo la pausa café, SEZIONE “Falsi, pastiches e vicende del collezionismo”, presidente: Laura M. Michetti. Alle 11.30, Maria Stella Pacetti “Imitatio ed Aemulatio degli specchi etruschi tra XVIII e XIX sec.”; 12, Antonella Magagnini “Augusto Castellani e la collezione donata ai Musei Capitolini: preferire un cauto riserbo a pericolose informazioni”; 12.30, Hortense de Corneillan “Fashion victims ? Les vases d’Étrurie et leurs restaurations”. Dopo la pausa pranzo, SEZIONE “L’oggetto etrusco tra Scienze dell’antichità, arte e scopi politici”, presidente: Maurizio Harari. Alle 14.30, Julia Castiglione “Au-delà de la goffezza: écrire l’histoire matérielle des Toscani à Rome au début du XVIIe siècle”; 15, Massimiliano Di Fazio “Il (presunto) dualismo tra Etruschi e Italici nella storiografia italiana dell’Ottocento”; 15.30, Daniele Di Cola “Gustave Soulier: un contributo dimenticato alla teoria dell’empreinte étrusque nell’arte italiana”. Dopo la pausa café, SEZIONE “Sguardi incrociati dall’epigrafia alla letteratura”, presidente: Valentino Nizzo. Alle 16.30, Alberto Calderini, Riccardo Massarelli “Documentazione epigrafica etrusca nel XVI secolo. Il cortonese Tommaso Braccioli e i rapporti con Gubbio e Perugia”; 17, Enrico Benelli “L’arredo epigrafico del palazzo Bucelli a Montepulciano”; 17.30, Gennaro Ambrosino “Gli Etruschi nel Risorgimento: la rappresentazione di Viterbo nelle memorie archeologiche di Francesco Orioli”; 18, Marie-Laurence Haack “Amour étrusque de fin de siècle”; 18.30, Martina Piperno “Dante, the Etruscan: An Archeo-Biological Myth in Early 20th Century Italy”.

roma_villa-giulia_museo-etrusco_logoPROGRAMMA 25 FEBBRAIO 2023, in Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, in piazzale di Villa Giulia 9. Alle 9, accoglienza con Ulf R. Hansson, Julie Labregère, Christian Mazet. Saluti: Valentino Nizzo. SEZIONE “Cultura visiva etrusca e rinnovo artistico”, presidente: Ingrid D. Rowland. Alle 9.15, Maurizio Harari “La Pallade Etrusca di Sandro Botticelli”; 9.45, Eline Verburg “Etruscans for All: Etruscan objects as an inspiration for decorative and industrial arts”; 10.15, Iefke Van Kampen “Gli Etruschi in Olanda: dall’Etrurische Salon agli Etruskische Gezangen”; 10.45, Marjatta Nielsen “Hetrurians and the North: in search for alternative models for an artistic idiom in the Nordic countries”; 11.15, Francesca Mermati “(Ri)costruire l’antico. L’attività di illustratore di Ezio Anichini tra studi etrusco-italici, arte nuova e suggestioni littorie”. Alle 11.45, conclusioni del convegno. Alle 12, visita della Collezione Castellani del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a cura di Maria Paola Guidobaldi.

Sperlonga. Celebrazioni per i 60 anni del museo Archeologico nazionale (1963-2023): all’auditorium “Cultura e turismo sulle tracce di Ulisse”, dopo due giornate di studio dedicate alle ricerche nella villa di Tiberio e nella Riviera di Ulisse

sperlonga_archeologico_60-anni_celebrazioni_logo_locandinaLa presentazione del libro “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” di Angelo Pellegrino con la partecipazione di Maddalena Reni, direttrice del museo del Mare da Odisseo a Omero di Itaca, domenica 19 febbraio 2023 all’auditorium comunale (ex chiesa di S. Maria Assunta) di Sperlonga, sarà uno dei momenti clou della terza giornata di celebrazioni per i 60 anni del museo Archeologico nazionale di Sperlonga (1963-2023). Il 17 e 18 febbraio 2023 a Sperlonga, all’Auditorium, si sono tenute infatti delle giornate di studi dal tema “60 anni del Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga 1963-2023. La ricerca archeologica nella Riviera d’Ulisse”, a cura della Direzione regionale Musei Lazio, diretta da Stefano Petrocchi, e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Province di Frosinone e Latina, diretta da Francesco Di Mario. L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia di Latina e dal Comune di Sperlonga, nasce grazie alla cooperativa sociale “Cooperiamo Insieme. Cooperativa Sociale – La Riviera di Ulisse”: risultata vincitrice d’ un bando della Regione Lazio, con determinazione dirigenziale n. 1491/22 del 16.12.2022.

sperlonga_villa-tiberio_panorama_foto-PArCo

I resti della Villa di Tiberio a Sperlonga (Lt): sullo sfondo la cittadina di Sperlonga e, simile a un’isola, il promontorio del Circeo (foto PArCo)

Le giornate di studi si sono articolate in due momenti, di cui il primo, venerdì 17 febbraio 2023, interamente dedicata al museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga e alle recenti ricerche fatte nella Villa dell’imperatore Tiberio: occasione legata anche a una serie di iniziative che si svolgeranno per tutto il 2023, per celebrare i 60 anni del Museo, inaugurato il 26 novembre 1963. La seconda giornata, sabato 18 febbraio 2023, è stata dedicata invece alla presentazione dei risultati delle ultime ricerche archeologiche nella Riviera di Ulisse, svolte a cura sia direttamente dalla SABAP per le province di Frosinone e Latina che in collaborazione con diverse Università ed Istituti di ricerca.

sperlonga_archeologico_60-anni_celebrazioni-17-19-febbraio_locandinaLa giornata di domenica 19 febbraio 2023, a cura della cooperativa sociale “Cooperiamo Insieme. Cooperativa Sociale – La Riviera di Ulisse”, sarà invece destinata a “Cultura e turismo sulle tracce di Ulisse” con un ricco programma che terminerà con un concerto dei Giovani Filarmonici Pontini. Il programma. Alle 10, Riccardo Pece, presidente de La Riviera di Ulisse, su “Cultura e turismo nella Riviera di Ulisse”; 10.15, Enzo Patierno, Sapienza università Roma, su “La Riviera d’Ulisse: percorsi incantati tra mito e leggenda”; 10.30, Angelo Pellegrino-Maddalena Reni, presentazione del libro “Sulle rotte di Ulisse: da Troia a Itaca tra mito e realtà” (Valtrend editore).

libro_le-rotte-di-ulisse_pellegrino_copertina

Copertina del libro “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” di Angelo Pellegrino

Pellegrino conduce in un viaggio storico, geografico e artistico nel Mediterraneo per ripercorrere insieme le tappe del viaggio di Ulisse e individuare – tra storia, economia e geografia – città e regioni la cui ubicazione sia stata testimoniata da evidenze archeologiche e rinvenimenti epigrafici. Un viaggio sulle rotte di Ulisse e del suo rapporto con l’Occidente per comprendere un mito che ha travalicato la piccola isola dilatando il racconto verso orizzonti lontani per diffondere il suo germe nel mondo. Integra e completa il racconto una ricca analisi di Flavia Ferrante sulla figura di Ulisse, sulla sua percezione nell’arte, seguendone le alterne vicende nel corso dei secoli. Alle 11.15, consegna targhe a ricordo per i 60 anni del museo Archeologico nazionale di Sperlonga per il contributo dato allo sviluppo economico, culturale e sociale della Riviera d’Ulisse; 11.30, concerto dei Giovani Filarmonici Pontini.

sperlonga_area-archeologica_riapre-il-29-aprile_foto-riccardo-pesci

L’area archeologica di Sperlonga (Lt) con la villa di Tiberio (foto riccardo pesci)

Museo Archeologico nazionale e area archeologica di Sperlonga. Nel 1957, i costruttori della strada litoranea fra Terracina e Gaeta furono protagonisti d’ una scoperta eccezionale. A poche centinaia di metri dalla cittadina di Sperlonga, lungo l’antica via Flacca Valeria, s’imbatterono in una serie di resti archeologici, identificati poi con la villa di Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.). La villa di Sperlonga (il cui primo nucleo risale, in realtà, all’età tardorepubblicana), presenta una serie di terrazze rivolte sul mare altamente scenografica, ed era impreziosita da una notevole collezione di oggetti d’arte. I loro temi richiamano sovente la leggenda di Ulisse, personaggio caro a Tiberio. Il mito di Ulisse, del resto, già rappresentato su alcuni vasi greci agli inizi del VII secolo a.C., pochi secoli dopo la guerra di Troia, era divenuto molto popolare in età ellenistica e romana.

sperlonga_museo-archeologico_gruppo-ulisse_foto-drm-lazio

Il gruppo di Ulisse e Polifemo al centro del museo Archeologico nazionale di Sperlonga (foto drm-lazio)

Per ospitare le opere rinvenute fu realizzato il museo Archeologico nazionale di Sperlonga, inaugurato il 26 novembre del 1963, a soli sei anni dalla scoperta dei resti della villa e dei gruppi scultorei: tra i quali spiccano alcuni direttamente ricollegati alla figura di Ulisse, come ad esempio una testa dell’eroe divenuta negli anni emblema non solo del Museo ma di tutta la Riviera di Ulisse. La realizzazione del Gruppo di Scilla e del Gruppo del Polifemo accecato, tra i più spettacolari dell’antichità, è da riferire agli scultori Athanodoros, Hagesandros e Polydoros di Rodi, gli stessi maestri che realizzarono il mitico Gruppo del Laocoonte, esposto dal 1506, nei Musei Vaticani.

sperlonga_grotta-di-tiberio_foto-drm-lazio

Suggestivi scorci dalla grotta di Tiberio (foto drm-lazio)

A Sperlonga, il visitatore, muovendosi a piedi verso Sud, attraverso un declivio immerso nella macchia mediterranea, scende fino ai resti della villa imperiale: da dove si arriva rapidamente alle peschiere e alla grotta, al cui interno erano esposti un tempo i gruppi e le statue di maggior pregio. Da quella posizione, volgendosi a Ovest, si possono abbracciare con lo sguardo il monte Circeo e le isole di Palmarola e Ponza – ritagliate sullo sfondo del panorama – e, idealmente, il mare Mediterraneo nella sua interezza.

Roma. Per rispetto della tragedia che sta colpendo la Turchia sud-orientale e la Siria, rinviate le celebrazioni per i 62 anni di ricerca archeologica dell’università la Sapienza ad Arslantepe, sito Unesco dal 2021

roma_sapienza_arlsantepe-2023_conferenza-annullata_locandinaEra tutto pronto per celebrare i 62 anni di ricerca archeologica della Sapienza nella Türkiye sudorientale ad Arslantepe (dal 1961) e l’ingresso del sito nelle liste del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (2021), il 9 febbraio 2023, nell’aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma. Ma la notizia del devastante sciame sismico che sta duramente colpendo la Türkyie meridionale dalla scorsa notte ha fatto venir meno la serenità d’animo per qualunque celebrazione e cerimonia. Il comitato scientifico e organizzativo ha così unanimemente disposto il rinvio della giornata prevista per il prossimo 9 febbraio 2023 a data da destinarsi.

Verona. Al museo Archeologico nazionale convegno “VENETI ed ETRUSCHI. Un confine invisibile” dedicato alla Necropoli dell’Età del Ferro della Colombara a Gazzo Veronese con presentazione del libro di Luciano Salzani e Marisa Morelato

verona_archeologico_convegno-veneti-ed-etruschi_locandina“VENETI ed ETRUSCHI. Un confine invisibile” è il titolo del convegno dedicato alla Necropoli dell’Età del Ferro della Colombara a Gazzo Veronese. Appuntamento sabato 4 febbraio 2023, alle 10, al museo Archeologico nazionale di Verona. La partecipazione all’evento è gratuita. Per informazioni: tel. 346.5033652 o museovr@archeologica.it. Dopo i saluti del soprintendente Vincenzo Tinè, introduce e modera Mara Migliavacca (università di Verona). Interventi: 10.30, Giovanna Gambacurta (università Ca’ Foscari, Venezia) su “Gazzo Veronese: un nodo strategico nei percorsi del Veneto”; 11, Angela Ruta Serafini (già direttrice del museo nazionale Atestino) presenta il libro “I Veneti Antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara”. Dopo il coffee break, alle 11.45, Sabrina Masotti (università di Ferrara) su “Il rito incineratorio a Colombara: analisi antropologica e confronti con altre necropoli del territorio veneto”; 12.15, Alessandro Canci (università di Udine) su “Le inumazioni della necropoli della Colombara di Gazzo Veronese. Evidenze utili per una ricostruzione del rituale funerario”.

gazzo-veronese_necropoli-della-colombara_sepoltura_foto-sabap-vr

Sepoltura rinvenuta nella necropoli della Colombara a Gazzo Veronese (foto sabap-vr)

“Il convegno di Verona”, spiega Giovanna Gambacurta, “nasce dalla volontà di presentare al pubblico (scientifico e non scientifico) un ultimo lavoro di Luciano Salzani che tanta parte ha giocato per la conoscenza della preistoria e protostoria del Veronese e del Veneto in generale. In questo caso si presenta l’edizione sistematica della necropoli di Gazzo Veronese in località Colombara, studiata da Luciano Salzani con la collaborazione di Marisa Morelato. L’idea degli organizzatori è stata quella di non limitarsi alla presentazione del volume, ma di farne un’occasione di conoscenza a più ampio respiro. In questa direzione a Mariangela Ruta è stata chiesta la presentazione del volume, impresa non facile per i numerosi contatti con altre realtà dell’età preromana che si possono mettere in luce. In sostanza si tratta di un difficile lavoro di sintesi per evidenziare i tratti salienti di questa necropoli del centro cardine di Gazzo Veronese. A me è stato chiesto di inquadrare il centro di Gazzo nel suo contesto territoriale, mettendo in luce le motivazioni che portarono Gazzo a rivestire un ruolo chiave nei traffici e nei commerci che legavano il Veneto al mondo villanoviano prima ed etrusco poi. Il quadro si completa con lo studio antropologico dei resti, sia incinerati che inumati, per dare una fisionomia più completa a questi antichi abitanti della pianura veronese”.

libro_i-veneti-antichi-a-gazzo-veronese_salzani-morelato_copertina

Copertina del libro “I Veneti antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara” (Edizioni Sap) di Luciano Salzani e Marisa Morelato

Il libro “I Veneti Antichi a Gazzo Veronese. La necropoli della Colombara”. Risalgono agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso le prime segnalazioni sull’esistenza di una necropoli in località Colombara, una corte agricola posta poco a sud dell’attuale abitato di Gazzo Veronese. Nei decenni successivi tutta la zona fu interessata da importanti e radicali lavori di sistemazione agraria, che portarono alla distruzione di numerose sepolture; altre tombe vennero depredate da ricercatori non autorizzati. Il parroco del paese riuscì a recuperare alcuni oggetti dalle tombe distrutte e diede inizio ad una piccola raccolta archeologica locale; la sua opera fu poi proseguita dal Gruppo Archeologico di Gazzo Veronese. Solo dal 1980 la Soprintendenza Archeologica del Veneto poté intervenire con un’efficace azione di tutela e con alcuni sondaggi di scavo di limitata estensione e nel 1999 venne fatto uno scavo in estensione che portò al recupero di 190 tombe. Il sepolcreto della Colombara fa parte di un’ampia necropoli orientale formata da diversi gruppi di tombe e separata dell’abitato protostorico di Coazze tramite il corso del fiume Tartaro. A sud il corso del fiume Tione separa l’abitato dalla necropoli meridionale, anch’essa costituita da vari gruppi sepolcrali. Questo studio è iniziato dall’esame delle tombe scavate nel 1999 e si è poi ampliato fino a comprendere i ritrovamenti delle ricerche degli anni precedenti e i recuperi di materiali sporadici; la pubblicazione rientra in un ampio progetto di studio,  valorizzazione e promozione culturale e scientifica del territorio di Gazzo Veronese, promosso nel 2013 dalla soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, dall’università di Verona e dall’università di Roma “La Sapienza”. L’arco cronologico dell’utilizzo della necropoli della Colombara, che va dal X al V secolo a.C., è stato suddiviso in alcune ampie fasi. La fase più antica (X-IX secolo a.C.) è documentata da un numeroso gruppo di tombe a cremazione con le ossa combuste poste all’interno di un’urna oppure sparse nella fossa. L’aspetto culturale di materiali di questa fase ha forti legami di continuità con la facies protoveneta della fine dell’età del Bronzo. Nella seconda fase (VIII secolo a.C.) la necropoli assume caratteri pienamente veneti che dimostrano strette affinità con i materiali di Este. Il polo di Gazzo Veronese va assumendo il ruolo di centro periferico dei Veneti a controllo dell’importante direttrice fluviale del Tartaro e Mincio. Questo ruolo avrà poi maggiore importanza nelle fasi successive quando nella vicina pianura mantovana si insedieranno gli Etruschi. In questo quadro è molto significativo il rinvenimento di una lunga spada con fodero, un vero e proprio status symbol del capo guerriero della comunità. Nelle due fasi successive (VII-V secolo a.C.) le tombe della necropoli presentano un buon livello di ricchezza nei corredi, sempre con sostanziali affinità con Este, ma manifestando anche alcuni caratteri locali di differenziazione, che sono stati definiti “stile Garolda-Coazze”. I rapporti ad ampio raggio, soprattutto con gli Etruschi, sono esplicitati in particolare dal rinvenimento di una tomba con il corredo di un’ascia bipenne e da quello di un gruppo di statue di pietra. Durante le varie fasi tra le tombe a cremazione si trovano poche tombe ad inumazione, prive di corredo e spesso con defunti deposti in posizioni anomale; forse stano a dimostrare la presenza di individui di un livello sociale inferiore. Il ciclo di utilizzo della necropoli della Colombara si chiude nel V secolo a.C., però i vicini sepolcreti di Dosso del Pol e di Cassinate stanno a dimostrare una continuità di esistenza del centro protostorico di Gazzo Veronese anche nei secoli successivi fino agli inizi delle invasioni celtiche.

luciano-salzani

L’archeologo Luciano Salzani

Luciano Salzani ha lavorato alla soprintendenza Archeologica del Veneto in qualità di direttore archeologo coordinatore, con competenze per i siti preistorici e e protostorici delle province di Verona e Rovigo. È stato direttore del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine. È socio dell’Istituto italiano di Preistoria e Protostoria e dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona. Ha diretto numerose campagne di scavo soprattutto in abitati e necropoli dell’età del Bronzo e del Ferro, di cui ha curato l’edizione.

Roma. Ultimi giorni a Palazzo Braschi per la mostra “Roma Medievale. Il volto perduto della città”: mosaici, affreschi e opere mobili fanno luce sull’aspetto di una città ancora in parte superstite, anche se spesso nascosta

Ancora pochi giorni per riscoprire il volto perduto della Roma fra VI e XIV secolo e il suo ruolo cardine nell’Europa cristiana e medievale sia per i semplici pellegrini sia per regnanti e imperatori. Chiude il 5 febbraio 2023 al Museo di Roma a Palazzo Braschi a Roma la mostra “Roma Medievale. Il volto perduto della città”, promossa da Roma Culture, sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Sapienza università di Roma – Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo. Progetto scientifico di Marina Righetti. La mostra, a cura di Anna Maria D’Achille e Marina Righetti, organizzazione Zètema Progetto Cultura, copre un arco temporale che va dal VI al XIV secolo, dal tempo di papa Gregorio Magno all’indizione del primo Giubileo del 1300, e si sviluppa in 9 principali nuclei tematici che hanno l’obiettivo – grazie alle oltre 160 opere tra mosaici, affreschi e opere mobili generosamente messe a disposizione da 60 prestatori tra musei, enti religiosi e istituzioni pubbliche e private – di far luce sull’aspetto di una città ancora in parte superstite, anche se spesso nascosta. In esposizione documenti provenienti in massima parte da luoghi e raccolte romane, proprio allo scopo di esortare i cittadini romani a riscoprire le ricchezze della loro città. Il pubblico è guidato da ricchi apparati didattici e dal catalogo (De Luca Editori D’Arte) curato da Marina Righetti e Anna Maria D’Achille, studiosi formatisi prevalentemente nella scuola dell’università Sapienza di Roma che, in oltre quaranta anni di studi e ricerche, hanno portato a svelare il volto medievale della città. La mostra è stata inoltre pensata con lo scopo di portare a conoscenza di un vasto pubblico i risultati di queste ricerche universitarie, in linea con i principi della Terza Missione promossa da Sapienza.

icona San Silvestro al Quirinale

Madonna che allatta il bambino e angeli, detta Madonna della Catena, icona da San Silvestro al Quirinale (foto ministero degli interni)

Il visitatore viene accompagnato tra le pieghe storiche, architettoniche e artistiche della Roma medievale, attraverso i suoi luoghi più iconici, quali basiliche e palazzi, ma anche grazie alla ricostruzione del contesto ambientale, oggi profondamente modificato, caratterizzato, per esempio, dal serpeggiante corso del Tevere che, con i suoi porti e i suoi ponti, era sfondo e teatro della vita e delle attività urbane. L’immersione nella realtà del Medioevo romano è poi approfondita prendendo in esame le ricche committenze di papi e cardinali, l’attività di artisti e botteghe artigiane, che contribuivano al fascino esercitato dall’Urbe, meta imprescindibile di pellegrinaggio anche per re e imperatori. Il percorso, un viaggio ideale verso Roma, fa calzare al visitatore i panni del pellegrino medievale che, immerso nel fascino dell’antica Roma, era animato dal desiderio di entrare a contatto con le prime testimonianze del cristianesimo e le reliquie dei martiri. La presenza della sede papale, inoltre, fece dell’Urbe un polo politico di primaria importanza, al centro di complessi intrecci politici e diplomatici.

Ekta 8830

San Luca Evangelista, mosaico del XIII sec., conservato ai Musei Vaticani (foto governatorato scv-direzione dei musei9

Il visitatore scopre poi l’importanza rivestita da alcuni luoghi sia dal punto di vista religioso, sia politico: il vasto complesso del Laterano, prima basilica cristiana, cattedrale di Roma e sede dei pontefici durante il Medioevo; San Pietro in Vaticano, luogo della tomba di Pietro e meta di pellegrinaggio da tutta l’Europa cristiana; San Paolo fuori le mura, memoria dell’Apostolo delle Genti, e Santa Maria Maggiore, custode delle reliquie del Presepe e prima basilica dedicata alla Vergine.  Sono monumenti oggi molto mutati, ma di cui ancora si conservano vestigia medievali di fondamentale importanza. Attraverso una selezione mirata di oggetti, viene offerta un’idea della vastità dei quattro complessi basilicali e della ricchezza di opere d’arte che connotava questi luoghi.

roma_museo-di-roma_ritratto-papa-innocenzo-III_mosaico_foto-roma-musei

Ritratto di papa Innocenzo III, mosaico (1205-1209/1212) conservato al museo di Roma (foto roma musei)

Uno spazio di rilievo è dedicato al rapporto privilegiato tessuto nel corso dei secoli tra la città e il papato. Una relazione complessa che ha unito, e quasi identificato, l’Urbe e i suoi pontefici durante tutto il Medioevo. Il visitatore potrà così conoscere i papi più rappresentativi dell’epoca, come Gregorio Magno, Leone III, Innocenzo III e Bonifacio VIII, protagonisti di momenti chiave del Medioevo. Il grande salone del Museo è scenograficamente dedicato a un’ideale passeggiata nello spazio sacro di una chiesa medievale, nella quale sono proposti numerosi oggetti mobili, come affreschi e arredi liturgici, ma anche preziosi reliquiari e suppellettili, con lo scopo far compiere un viaggio indietro nel tempo, sulle tracce della liturgia medievale.

roma_museo-di-roma_ROMA MEDIOEVALE_ph. Monkeys video Lab_7

Dettaglio del suggestivo allestimento della mostra “Roma medievale” a Palazzo Braschi (foto Monkeys video Lab)

La riproposizione dello spazio sacro è occasione poi per approfondire alcuni aspetti particolari, come quello della devozione popolare romana, con un focus particolare tutto dedicato alle icone mariane ancora oggi custodite nelle chiese della città; o il caso emblematico della decorazione in affresco proveniente da Santa Croce in Gerusalemme. Un cittadino, un pellegrino o un visitatore che percorreva le strade della Roma medievale aveva davanti agli occhi una città completamente diversa rispetto a quella attuale. A scandire il percorso di mostra ci sono, quindi, due ‘intermezzi’ urbani che, grazie all’ausilio di incisioni e disegni, restituiscono, in parte, il volto medievale perduto della città. Non solo luoghi di culto e di potere quindi. Il percorso espositivo vuole anche far riflettere su come si vivesse a Roma nel Medioevo. Una serie di piccoli ma preziosi oggetti, provenienti dalla Crypta Balbi, narra al visitatore storie di vita quotidiana fatta di botteghe, artisti e artigiani.

roma_museo-di-roma_manoscritto_ROMA MEDIOEVALE_ph. Monkeys video Lab_27

Uno dei manoscritti esposti alla mostra “Roma medievale” a Palazzo Braschi (foto Monkeys video Lab)

La mostra si conclude con la sala dedicata a un ultimo ma importante aspetto. A Roma si installò, già a partire dal II secolo a.C., la comunità ebraica, la più antica al mondo, che con alterne vicende visse continuativamente in città, costituendo, soprattutto nel Duecento, un polo culturale di alto livello, anche per i suoi scambi internazionali. Roma poi, per la sua stessa natura di centro di potere, politico, economico e religioso è sempre stata al centro di un fitto intreccio di culture. Alcuni manoscritti testimonieranno, sia pure parzialmente, il livello di questa straordinaria koinè.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la tavola rotonda, in presenza e on line, su “Resti umani. Ricerca, tutela e valorizzazione di un archivio bio-naturalistico” partendo dal libro Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” curato da Maria Giovanna Belcastro, Giorgio Manzi e Jacopo Moggi Cecchi

roma_villa-giulia_tavola-rotonda_resti-umani_locandina“Resti umani. Ricerca, tutela e valorizzazione di un archivio bio-naturalistico” è il titolo della tavola rotonda che prende spunto dal libro “Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” curato da Maria Giovanna Belcastro, Giorgio Manzi e Jacopo Moggi Cecchi. Appuntamento giovedì 19 gennaio 2023, alle 17.30, in sala della Fortuna con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Si consiglia la prenotazione all’indirizzo relazioniesterne@mulino.it. Sarà possibile seguire l’evento in diretta sul canale YouTube Etruschannel al seguente link https://youtu.be/FU0UCjRZVNo. Introduce: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; ne discutono: Cristina Cattaneo, antropologo forense, Labanof – università statale di Milano; Francesco Remotti, antropologo, linceo e accademico delle Scienze di Torino; Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze e National Geographic Italia, Roma. Saranno presenti autori e curatori del volume.

libro_quel-che-resta_scheòetri-e-resti-umani_come-beni-culturali_copertina

Copertina del libro “Quel che resta. Scheletri e altro resti umani come beni culturali” (Il Mulino)

Quel che resta. Scheletri e altri resti umani come beni culturali” (Il Mulino). Che provengano dalla preistoria o da epoche storiche, i resti umani racchiudono uno straordinario potenziale informativo per la nostra evoluzione bio-culturale e per la ricostruzione delle storie di vita del passato. Costituiscono la base della ricerca scientifica in antropologia, ma sono anche di grande interesse per la museologia, per la didattica scolastica e universitaria, per la diffusione delle conoscenze scientifiche sulla natura umana. Rappresentano un vero e proprio archivio biologico delle popolazioni del passato, affiancandosi ai documenti a carattere storico e archeologico; assumono così, a pieno titolo, la valenza di «bene culturale». Nondimeno, quando si tratta di resti umani è necessario confrontarsi su diversi temi: che tipo di patrimonio culturale rappresentano? Quali figure professionali e quali strutture sono adeguati a studiarli e a tutelarli? Quali sono i limiti dell’indagine scientifica e della conservazione? come orientarsi nella formazione e nella disseminazione? L’assenza di chiarezza su questi temi può comportare – e, di fatto, ha comportato e comporta – una serie di problemi, con soluzioni solo di carattere generale, spesso non condivise, che si intrecciano con problemi di ordine religioso, etico e sociale, nonché politico.

associazione-amtopologica-italiana_logoI curatori: Maria Giovanna Belcastro è professoressa ordinaria di Antropologia all’università di Bologna dove è responsabile delle collezioni museali di Antropologia; fa inoltre parte del Consiglio Direttivo dell’Associazione Antropologica Italiana. Giorgio Manzi è professore ordinario di Antropologia alla Sapienza università di Roma, vicepresidente dell’Associazione Antropologica Italiana e Accademico dei Lincei. Jacopo Moggi Cecchi è professore associato di Antropologia all’università di Firenze e segretario dell’Associazione Antropologica Italiana.

Roma. In Curia Iulia l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” nell’ambito del progetto “Paesaggi di confine”: momento di condivisione e confronto tra il mondo della cultura e il mondo dell’accoglienza

roma_curia-iulia_paesaggi-di-confine_incontro-oltre-il-confine-il-rifugio_locadinaAppuntamento in Curia Iulia mercoledì 18 gennaio 2023, dalle 14.30 alle 16.30, per l’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” pensato come momento di condivisione e confronto tra le istituzioni del mondo della cultura in senso lato e chi sul  territorio concretamente e quotidianamente si adopera nell’accoglienza, nella cura, nel sostegno e nell’accompagnamento nel percorso di integrazione di migranti e rifugiati o comunque di persone provenienti da realtà ben diverse dalla nostra. L’incontro “Oltre il confine, un rifugio: patrimonio culturale e nuove cittadinanze” rientra nelle attività del progetto “Paesaggi di confine” ed  è curato dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza-Università di Roma e a cui il parco archeologico del Colosseo partecipa come partner insieme ad altri 11 enti e istituti (associazione Italia Nostra, associazione italiana di Storia Orale, museo MAXXI di Roma, parco archeologico del Colosseo, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Benetton Studi e Ricerche, Biblioteche di Roma, associazione di Storia della Scienza, Ecomuseo Casilino, associazione Presidi del Lazio, ANP Lazio, associazione Esquilino chiama Roma, Circuito Necropoli Portuense, Drugstore Museum). Ingresso gratuito con prenotazione al seguente link: https://docs.google.com/…/1FAIpQLSdVrJsP21TGE…/viewform. L’evento potrà essere seguito anche in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo. paesaggi-di-confine_logoPROGRAMMA. Dopo i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, e di Arianna Punzi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia di Sapienza Università di Roma, introducono Irene Baldriga (Sapienza Università di Roma) e Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo). Modera Carmelo Russo, Sapienza Università di Roma. Intervengono: Francesca Cuomo, Centro Astalli; Daniela Moretti, Comunità di Sant’Egidio; Alessandro Baldo, ASCS – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo; Claudio Gnessi, Ecomuseo Casilino; Francesca Boldrighini, parco archeologico del Colosseo; Michela Nocita, liceo Classico Pilo Albertelli; Pino Pecorelli, Orchestra di Piazza Vittorio; Augusto Venanzetti, Casa dei Diritti Sociali; Clara Lopez, Associazione Nonna Roma; Marco Stefanelli e Marwa Al Husseini, Guide invisibili.