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Sant’Antonio Abate (Na). Siglato tra Soprintendenza, Parco archeologico di Pompei e Comune un protocollo d’intesa triennale per la valorizzazione – tra l’altro – del sito archeologico della villa romana (cd Villa Cuomo) in località Casa Salese

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Il peristilio della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

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Il larario della servitù della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

Disco verde alla valorizzazione del patrimonio culturale di Sant’Antonio Abate e del sito archeologico di “Villa Cuomo”. La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, nella persona del soprintendente Mariano Nuzzo, il 4 luglio 2023 nella splendida cornice storica di “Villa Cuomo” in via Casa Salese ha siglato un protocollo d’intesa con il parco archeologico di Pompei, rappresentato dal direttore Gabriel Zuchtriegel, il dipartimento di Agraria dell’università di Napoli “Federico II” col direttore Danilo Ercolini, e il Comune di Sant’Antonio Abate, nella persona del sindaco Ilaria Abagnale, per la valorizzazione del patrimonio culturale cittadino e, in particolare, del sito archeologico denominato “Villa Cuomo”, in località Casa Salese. Questo atto formale sugella, in particolare, il progetto di restauro e valorizzazione di questo contesto archeologico di grande pregio, destinatario inoltre di importanti interventi di scavo delle aree individuate di maggiore interesse scientifico. Il provvedimento avrà durata triennale e potrà essere rinnovato previo accordo tra le parti.

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Il triclinio della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

Il territorio comunale di Sant’Antonio Abate è ricco di beni culturali e paesaggistici comprendenti siti archeologici, edifici, monumenti e sentieri storici di collegamento con il Castello di Lettere tutelati ai sensi degli art. 10 e 12 del D. Lgs. 42/2004 (cd. Codice dei Beni Culturali). In particolare, tra i numerosi insediamenti rurali documentati, l’unica riportata in luce e restituita alla pubblica fruizione è la villa rustica di epoca romana, sepolta dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., che dal suo proprietario e scopritore, è chiamata Villa Cuomo. Su una superficie di 500 mq sono venuti alla luce ambienti disposti su due piani, tra cui un triclinio e un larario affrescati con scene di caccia e nature morte, colonne di un peristilio, elementi architettonici di pregio, dolia, lucerne ed utensili.

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La scala che porta al secondo piano della villa romana, cd. villa Cuomo, a Sant’Antonio Abate di Napoli (foto sabap-met-na)

L’intervento in questi anni ha riguardato, come si diceva, l’area archeologica detta Villa Cuomo – dal nome dei proprietari del fondo ove è stata scoperta nel 1974 – sita in via Casa Salese a Sant’Antonio Abate. Sepolta durante l’eruzione del 79 d.C. da tre metri di lapilli, l’antica dimora rurale è costituita da ambienti di servizio aperti su un cortile con colonne in laterizi non intonacate. Attraverso l’intervento l’area è stata aperta al pubblico mediante un progetto finalizzato al recupero e alla valorizzazione della villa con la creazione di percorsi archeologici virtuali e pannelli esplicativi. Si prevede anche la realizzazione di un percorso attrezzato con strutture multimediali tra il piazzale in cui si fermeranno i bus con i visitatori e l’area archeologica.

Ercolano. Alla Reggia di Portici già 30mila visitatori per la mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”. Oggi, per la visita integrata, complice il bel tempo, una passeggiata da re conduce i visitatori dagli scavi alla residenza reale borbonica

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Una sala della mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto graziano tavan)

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Lo scalone reale della Reggia di Portici (foto paerco)

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Francesco Sirano, direttore del parco archeoligico di Ercolano, all’ingresso della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici (foto giorgia bisanti)

Trentamila visitatori in sei mesi: è il lusinghiero bilancio della mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” alla Reggia di Portici, che ora, complice il bel tempo, il sole e la gioia di stare all’aria aperta, la si raggiunge con una passeggiata da re: la strada, infatti, che si percorre per la visita integrata al parco archeologico di Ercolano e alla mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano”, è la stessa che in epoca borbonica portò i reperti dagli scavi di Herculaneum al primo luogo dove furono custoditi: appunto la Reggia di Portici. “Tra il Parco archeologico e la settecentesca Reggia di Portici, residenza di caccia della famiglia reale borbonica e sede del Herculanense Museum, tra i primi musei archeologici al mondo, progenitore del museo Archeologico nazionale di Napoli e meta dei viaggiatori del Grand Tour”,  dichiara il direttore del sito archeologico Francesco Sirano, “i visitatori possono godere di una doppia esperienza fantastica di conoscenza: gli incredibili mobili e arredi dell’antica Ercolano e la favolosa Reggia sospesa tra mare e il verde, sede da 150 anni di uno dei più importanti dipartimenti di Agraria d’Italia. Il Parco ha fortemente voluto questa mostra per moltiplicare gli effetti positivi sulla diffusione della conoscenza e dei valori identitari del territorio. Un territorio nel quale il rapporto con la storia si fa emozione e diretta consapevolezza grazie alla visita integrata a questi due siti culturali di straordinaria intensità”.

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Imbarcazione e dritto di prora dall’impianto termale dell’Insula Occidentalis di Ercolano esposti alla mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto graziano tavan)

Aperta al pubblico a dicembre 2022, la mostra “Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano” che espone alla Reggia di Portici i reperti del parco archeologico di Ercolano, giunge al traguardo dei 6 mesi. Quasi 30mila turisti hanno potuto fare un viaggio tra le bellezze lignee dell’antica Ercolano alla scoperta della Reggia di Portici, che grazie alla sinergia con il Parco registra presenze triplicate a confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Protagonista indiscusso della mostra appunto il legno. Ercolano infatti non solo è l’unica città del mondo romano che conserva il suo antico fronte a mare e l’elevato delle case sino al secondo piano, ma è anche il solo sito romano a conservare in enormi quantità il legno come materiale di costruzione, di arredo e non solo. Lo si deve al particolare tipo di seppellimento, causato dalle ondate di fango vulcanico dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Assolutamente unico il patrimonio di reperti dell’antico sito: dai serramenti come porte, finestre, tramezzi, fino ai soffitti, agli arredi, armadi, casse, tabernacoli, letti e tavolini in legno, frutto di un lavoro artigianale realizzato con grande perizia. L’accurata opera di restauro ha consentito il recupero di preziosissimi oggetti che, pur presentandosi, nella maggior parte dei casi, come legno carbonizzato, conservano la loro forma originale e la raffinatezza delle decorazioni intagliate.

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Larario da Ercolano esposto alla mostra “Materia” alla Reggia di Portici (foto paerco)

L’esposizione, prodotta dal parco archeologico di Ercolano e che si avvale del contributo della Città Metropolitana di Napoli, oggi proprietaria della Reggia, del Dipartimento di Agraria e del Musa – Centro museale Reggia di Portici dell’università di Napoli “Federico II”, con lo sponsor di HEBANON Fratelli Basile 1830, e il cui allestimento è affidato alla società ACME04, si articola in 6 sezioni, e sarà visitabile fino al 31 dicembre 2023, secondo i seguenti orari per la stagione estiva 9.30-19 (ultimo ingresso, 17.30). È possibile, con un unico biglietto integrato di 15 euro visitare il parco archeologico di Ercolano, la mostra “Materia”, la Reggia di Portici, l’Herculanense Museum, l’Orto botanico; mentre il biglietto per la mostra è di 5 euro. Tutte le informazioni sul sito www.matreiainreggia.itwww.ercolano.beniculturali.it.

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Veduta aerea della Reggia di Portici e, in fondo, lungo la costa, il sito archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Il mare, che abbraccia idealmente e realmente i due comuni di Ercolano e Portici”, riprende Sirano, “partecipa da protagonista naturale alle iniziative da parte degli amministratori che tessono alleanze e trame di intese per valorizzare un territorio allargato che non si ferma agli stretti confini del parco archeologico. Vogliamo che il numero di visitatori che raggiungono la Reggia di Portici cresca ulteriormente, vogliamo migliorare la qualità della vista e vogliamo che i primi a goderne siano proprio i cittadini dell’area e sicuramente la bella stagione sarà nostra alleata. Continueremo con le connessioni territoriali che sono di sicuro una carta vincente per lo sviluppo di tutta l’area”. E Il direttore del Centro MUSA, Stefano Mazzoleni, dichiara: “Una mostra emozionante di reperti straordinari che si aggiunge al percorso di visita del sito museale integrato della Reggia di Portici, un luogo sorprendente per bellezza architettonica e artistica, di testimonianza archeologica e di esperienza scientifica, nell’anno in cui si celebrano i 150 anni della Scuola Agraria di Portici e che nei prossimi mesi vedrà anche l’allestimento dei Musei delle Scienze Agrarie nelle nuove sale restaurate dalla Soprintendenza nel piano nobile della Reggia”.

Torino. Al museo Egizio incontro con Massimo Osanna, direttore generale Musei, secondo appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_locandinaCome possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea.

torino_egizio_what-is-a-museum_massimo-osanna_locandinaLunedì 26 giugno 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, ci sarà il secondo appuntamento della serie “What is a museum”, per riflettere sui musei di oggi e su quelli di domani. Il direttore del museo Egizio Christian Greco dialogherà con Massimo Osanna, direttore generale Musei del Mic. Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione tramite Eventbrite (il posto in sala verrà riservato fino alle 18) al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-what-is-a-museum…. L’incontro sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Al centro del confronto tra Christian Greco e Massimo Osanna di lunedì 26 giugno 2023 ci sarà la necessità di rafforzare la rete del sistema museale nazionale, con una particolare attenzione alle multiformi realtà che lo compongono, molto diverse e lontane fra loro, non solo dal punto di vista geografico. Conservare e valorizzare il patrimonio culturale custodito negli istituti museali non può prescindere dai nuovi allestimenti e dalle acquisizioni, dalla ricerca archeologica, dalla valorizzazione dei depositi, dall’innovazione digitale e, non da ultimo, dall’accessibilità. Un accenno, inoltre, sarà rivolto alle enormi potenzialità del patrimonio culturale che, attraverso azioni quali la comunicazione e le grandi mostre, realizzate con opere provenienti da tutto il territorio nazionale, si propone come veicolo di riflessione sui grandi temi e i valori centrali dell’umanità.

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Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

Massimo Osanna, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”, è direttore generale per i Musei del ministero della Cultura da settembre 2020. Ha conseguito il suo primo dottorato in Archeologia all’università di Perugia, dove ha studiato la colonizzazione greca in Italia e il suo secondo dottorato in Storia all’università di San Marino, studiando la religione dell’antico Peloponneso. Ha svolto ricerche presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene e l’università di Heidelberg (borsista Alexander von Humboldt).

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Massimo Osanna osserva lo scheletro schiacciato del pompeiano fuggiasco (foto parco archeologico pompei)

Ha svolto la sua attività professionale all’università della Basilicata dove è stato professore di Archeologia classica (dal 1994), professore associato (dal 2000) e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici di Matera (2002-2014). È stato anche soprintendente per i Beni archeologici della Basilicata (2007-2008); directeur d’études all’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi (2007); professore di Archeologia classica all’università di Heidelberg (2010); Research Fellow Alexander von Humboldt alla Humboldt-Universität di Berlino (2011); Visiting Professor all’École Normale Supérieure di Parigi (2013). Tra il 2014 e il 2020 è stato direttore del Parco archeologico di Pompei, guidando il “Grande Progetto Pompei”. È autore di un centinaio di saggi e monografie dedicati all’archeologia della Grecia e dell’Italia antica.

torino_egizio_what-is-a-museum_incontri_locandina“What is a Museum?” tornerà dopo la pausa estiva. In autunno approderanno a Torino i direttori dei musei stranieri: il 26 settembre 2023 sarà la volta Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino, il 9 novembre 2023 è atteso a Torino Miguel Falomir Faus, direttore del Museo Nacional del Prado di Madrid. I protagonisti del 2024 saranno: Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice del National Archaeological Museum di Atene, Tristram Hunt, alla testa di Victoria and Albert Museum di Londra. Sempre da Londra è atteso Hartwig Fischer, direttore del British Museum. Mentre gli ultimi due appuntamenti del 2024 saranno dedicati a Laurence des Cars, direttrice del Musée du Louvre di Parigi e a Hartmut Dorgerloh, direttore dell’Humboldt Forum di Berlino.

Pompei. Per le Giornate europee dell’Archeologia gli archeologi del parco archeologico raccontano i cantieri: le indagini di ricerca e le missioni di scavo delle università. Visite tematiche a villa San Marco (Stabia) e alla villa di Poppea (Oplontis)

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Ricercatori della Tulane University (USA) nell’edificio di via Nocera a Pompei (foto parco archeologico pompei)

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Ricercatore della Cornell University (USA) nella Casa della Regina Carolina a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Per le Giornate europee dell’Archeologia gli archeologi del parco archeologico di Pompei raccontano i cantieri: le indagini di ricerca e le missioni di scavo delle università a Pompei. Venerdì 16 giugno 2023, a Pompei, dalle 9.30 alle 13, i visitatori avranno la possibilità di addentrarsi nell’attività di ricerca e nelle missioni di scavo di alcune Università impegnate in indagini archeologiche sulle fasi edilizie precedenti all’eruzione del 79 d. C. Le equipe di scavo saranno a disposizione del pubblico per raccontare il loro lavoro e gli aggiornamenti delle ricerche in corso. Ecco i cantieri visitabili: Botteghe su via dell’Abbondanza, VII 14, 1-4/6-8/10-14 (università di Genova, referente prof.ssa Pallecchi); Casa della Regina Carolina, VIII 3, 14 (Cornell University, referenti prof.sse Gleason, Marzano, Barrett); Casa su via del Tempio di Iside, VIII 7, 26 e Tempio di Asclepio (università Federico II, ref. prof.ssa Capaldi); Bottega su via del Foro, VII 5, 29 (Centre Jean Bérard, Napoli, ref. prof.ssa Zanella); Casa, VI 11, 11-12 (Centre Jean Bérard, Napoli, ref. prof.sse Ballet, D’Auria); Edificio su via di Nocera, I 14, 1/11-14, (Tulane University, ref. prof.ssa Emmerson).

Giornate-europee-dell-archeologia_2023_logoSabato 17 giugno 2023, alle 10, è in programma una visita dedicata a Villa San Marco a Stabiae/ Castellammare di Stabia a cura degli archeologi del Comitato Libero D’orsi, mentre domenica 18 giugno 2023, dalle 10 alle 13, è prevista una visita tematica alla Villa di Poppea a Oplontis/ Torre Annunziata, dal titolo “La medicina nell’antica Oplontis” con l’archiatra Andromaco, medico di Nerone e della famiglia Giulio Claudia, a cura del Gruppo storico Oplontino e dell’Archeoclub di Torre Annunziata.  Non è richiesta prenotazione per le visite.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “La riscoperta di Ercolano. Da antiquaria a politica culturale dei Borbone per la gloria del Re” a cura di Aniello De Rosa

napoli_scaffale-del-mann_libro-la-riscoperta-di-ercolano_de-rosa_locandinaNuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: venerdì 26 maggio 2023, alle 11, in sala Conferenza, presentazione del libro “La riscoperta di Ercolano, da antiquaria a politica culturale dei Borbone per la gloria del Re” a cura di Aniello De Rosa. Dopo i saluti di Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli, intervengono Aniello De Rosa, curatore, e presidente Accademia Ercolanese; Maria Lucia Siragusa, direttrice Biblioteca universitaria di Napoli; Antonello Migliozzi, ricercatore dipartimento di Agraria dell’università “Federico II” di Napoli; e Giuseppe Luongo, vulcanologo. Il volume fuori commercio, a cura di Aniello De Rosa e nel quale è presente un notevole contributo della direttrice della Biblioteca universitaria, Maria Lucia Siragusa, racchiude inediti documenti archivistici riguardanti la riscoperta di Ercolano prima (1738) e di Pompei dopo (1748) e del primo abuso edilizio dell’area Vesuviana (1709) perpetrato da Emanuel Mauritius de Lorena Principe d’Elboeuf.

Firmato l’Accordo quadro tra università di Napoli “Federico II” e parco archeologico di Pompei per approfondire conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio delle aree archeologiche vesuviane di competenza

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Mappa del parco archeologico di Pompei da Oplontis a Boscoreale al Real Polverificio Borbonico (foto parco archeologico pompei)

Firmato l’Accordo quadro tra il parco archeologico di Pompei e l’università “Federico II” di Napoli, rappresentate rispettivamente dal direttore Gabriel Zuchtriegel e dal rettore, Matteo Lorito. Presenti mercoledì 24 maggio 2023, nell’aula del Consiglio in via Mezzocannone a Napoli, i responsabili scientifici dell’Accordo per l’ateneo federiciano prof. Vincenzo Morra, ordinario di Petrologia e Petrografia del dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse e la prof. Renata Picone, ordinario di Restauro architettonico al dipartimento di Architettura e direttrice della Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio di Napoli.

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Prospetto del tratto di fortificazione di Porta Nola a Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’Accordo quadro si inserisce all’interno della consolidata collaborazione tra le due istituzioni ed è finalizzato ad approfondire la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio delle aree archeologiche vesuviane incluse nella competenza del Parco, attraverso la promozione di ricerche tematiche e progettuali destinate ad avviare programmi di restauro del patrimonio costruito e paesaggistico, di ampliamento e miglioramento della fruizione dei suoi siti. In tal senso l’università di Napoli “Federico II” svolge già da molti anni ricerche volte a sostenere le attività di tutela e valorizzazione del Parco, favorendo lo studio, la sperimentazione e l’applicazione dei risultati di ricerca anche in considerazione della complessità delle tematiche trattate che necessitano di un elevato grado di interdisciplinarità che un grande Ateneo pluridisciplinare, come la Federico II può garantire. In tale ottica l’Accordo quadro costituisce la cornice istituzionale entro cui poter definire e mettere in atto forme integrate di collaborazione sul piano scientifico, didattico, formativo e della valorizzazione.

Pompei. Per l’International Museum Day il parco archeologico incontra il gruppo impegnato nel progetto Tulipano Art Friendly 

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Incontro con i ragazzi del progetto Tulipano Art Friendly al parco archeologico di Pompei per l’International Museum Day (foto parco archeologico pompei)

Il parco archeologico aderisce all’International Museum Day, la giornata promossa dall’International Council of Museum (ICOM), finalizzato a rafforzare il ruolo che i musei svolgono nella società e il cui tema di quest’anno è “Musei, sostenibilità e benessere”. Per l’occasione, giovedì 18 maggio 2023, il parco accoglierà in visita un gruppo di giovani adulti con autismo e\o disabilità cognitiva, impegnati nella realizzazione del progetto Tulipano Art Friendly per la fruizione dei musei e dei luoghi dalla cultura in maniera universalmente accessibile e inclusiva, in collaborazione con la cooperativa sociale “Il Tulipano”. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di una convenzione con il Parco finalizzata alla realizzazione di percorsi sperimentali di fruizione dei siti archeologici, per persone con questo tipo di difficoltà cognitive e per i loro accompagnatori (famiglie, scuole e associazioni), nonché di tirocini formativi orientati all’inserimento lavorativo di giovani adulti autistici, attraverso progetti inclusivi di adozione e cura di aree verdi extra moenia del Parco.

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Incontro con i ragazzi del progetto Tulipano Art Friendly al parco archeologico di Pompei per l’International Museum Day (foto parco archeologico pompei)

Tra le attività realizzate dal Parco con la cooperativa Il Tulipano, in collaborazione con il dipartimento di Scienze mediche traslazionali dell’università Federico II di Napoli, è in fase di messa a punto il percorso di fruizione della Casa del Menandro per bambini con autismi o disabilità cognitiva, che utilizza agende visive e attività interattive in grado di coinvolgere l’intero gruppo classe, e i familiari e di questi ragazzi speciali. Il percorso è pensato affinché la visita alla Domus sia un’esperienza piacevole, inclusiva e partecipativa di tutti. In corso, inoltre, il progetto “I Ragazzi di Plinio”, che vede impegnati giovani del territorio, del centro medico riabilitativo di Pompei, in attività di agricoltura sociale nelle aree verdi del Parco, sotto la guida di neuropsichiatri infantili dell’università Federico II, assieme ai terapeuti del centro ed agli educatori della cooperativa. Con tali progettualità il parco archeologico di Pompei intende sottolineare l’essenza dei luoghi della cultura quali espressione di Bellezza, fonte di benessere individuale e sociale, sviluppo personale e comunitario. Luogo in cui la fragilità dell’Arte e dell’Archeologia viene esperita da persone anch’esse fragili che, a loro volta, se ne prendono cura innescando un circolo virtuoso dove Sostenibilità, Inclusione e Benessere trovano fonte nella storia e cultura che favorisce la valorizzazione dell’identità personale e territoriale.

L’affresco pompeiano della Vittoria Alata dal museo Archeologico nazionale di Napoli alla Corte di Giustizia dell’Ue: è la quarta “ambasciatrice” del Mann in mostra temporanea al Palais lussemburghese, prestigiosa collaborazione internazionale col progetto Obvia dell’università Federico II. Giulierini: “Simbolo di pace e prosperità”

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Vittoria Alata, affresco pompeiano (45-79 d.C.), conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli: esposta temporaneamente alla Corte europea di Giustizia (foto mann)

La prima opera italiana in assoluto ad arrivare in Lussemburgo era stata l’Erma di Socrate; quindi si erano avvicendate la testa dallo pseudo Seneca e la Doppia Erma di Erodoto/Tucidide. Questa volta la scelta del museo Archeologico nazionale di Napoli è caduta su un affresco pompeiano (inv. 8940, dimensioni cm 65 x 55), datato al 45-79 d.C.: è la Vittoria Alata, simbolo di pace e prosperità, che sarà presente dal 20 aprile 2023, per 18 mesi, al Palazzo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in Lussemburgo. Si tratta della quarta opera del Mann, unico prestatore italiano all’Istituzione che espone capolavori da tutto il continente, a essere “ambasciatrice” del nostro paese. Il dialogo tra l’arte antica e le radici del diritto era partito nel 2017, per iniziativa del direttore Paolo Giulierini, nell’ambito del progetto “OBVIA – out of boundaries viral art dissemination”, per la promozione internazionale del Mann in rete con l’università di Napoli “Federico II”. La cerimonia si terrà alle 18, al secondo piano del Palazzo della Corte di Giustizia, nella salle des pas perdus. “Per la quarta volta il museo Archeologico nazionale di Napoli si onora di prestare alla Corte di Giustizia un manufatto archeologico dal profondo significato”, sottolinea il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Si tratta infatti di un affresco delle nostre collezioni proveniente dai primi scavi di Pompei. La figura femminile ha un ramoscello di palma nella mano destra e una cornucopia, simbolo dell’abbondanza, in quella sinistra. Questo è il messaggio di pace e prosperità che il Mann e Napoli portano alla Corte in una nuova occasione che rinsalda il nostro dialogo con le istituzioni europee. Ricordiamo che nella culla giudiziaria d’Europa in 27 Stati membri dell’EU sono rappresentati dai giudici e dai funzionari e che migliaia sono le persone che si recano ogni giorno nel palazzo”. La professoressa Lucia Serena Rossi, giudice italiano alla Corte di Giustizia e presidente del Comitato opere d’arte di quest’ultima, dichiara: “Ringrazio vivamente a nome della Corte il direttore Paolo Giulierini e Daniela Savy, referente progetto OBVIA per il Mann, per aver reso possibile il prestito di quest’opera, che la Corte è grata e orgogliosa di ospitare e che rappresenta in maniera eccellente la cultura italiana fra le opere qui esposte, provenienti dai vari Stati membri dell’Unione. Oltre ad essere di incomparabile pregio artistico e culturale, questo affresco ha un valore simbolico estremamente importante per la Corte, in quanto porta un messaggio di pace in un momento così difficile per il continente europeo”. “OBVIA, out of boundaries viral art dissemination è un progetto universitario adottato dal Mann, che nasce da un Protocollo d’intesa tra l’università Federico II e il museo Archeologico, per la promozione dell’immagine del Museo sul piano nazionale ed internazionale, ovvero Arte senza confini”, sottolinea Daniela Savy, ricercatrice di Diritto dell’Unione europea e docente di Diritto europeo dei beni culturali.

Napoli. Giornata “storica” al museo Archeologico nazionale: riaperte dopo 50 anni di oblio le sale monumentali dell’ala occidentale con la sezione “Campania Romana: sculture e pitture da edifici pubblici”, quasi 250 opere in un allestimento unico. Intervento del ministro Sangiuliano: i progetti futuri. Ovazione per Giulierini

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La sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli: la quadriga di Ercolano (foto valentina cosentino / mann)


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Inaugurazione della sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli con il ministro Gennaro Sangiuliano (foto graziano tavan)

Un’ovazione. Tutta per Paolo Giulierini. Il lunghissimo, interminabile, applauso tributato dall’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli al suo direttore è stato un riconoscimento esplicito non solo di quanto realizzato negli otto anni del suo mandato ma anche di quanto Paolo Giulierini persona, un non napoletano a Napoli, sia entrato nei cuori dei napoletani e della città per la quale il Mann è diventato un punto di riferimento imprescindibile e orgoglio di Napoli nel mondo, e con le cui istituzioni – non solo culturali – ha intessuto una rete di collaborazioni che ne hanno fatto un partner affidabile e concreto. Ma quell’applauso è stato anche un invito, neppure tanto velato, al vicino ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano a ricordarsi, quando il 30 settembre 2023 scadrà il suo mandato, di quanto Giulierini può ancora dare a Napoli. È cominciata così, lunedì 3 aprile 2023, la presentazione ufficiale della sezione “Campania Romana: sculture e pitture da edifici pubblici” del museo Archeologico nazionale di Napoli, con la curatela scientifica di Carmela Capaldi dell”università di Napoli Federico II: 2000 mq di sale monumentali comprese negli spazi dell’ala occidentale, i cui ambienti storici non erano fruibili da oltre cinquant’anni. Duecentoquaranta le opere esposte, una vera e propria summa dell’arte romana che si espresse in regione e nel Sud d’Italia. Ne esce un percorso straordinario attraverso la Campania antica, territorio che aveva confini più estesi rispetto a quelli attuali: si parte dal II secolo a.C.  per giungere almeno al III secolo d.C., spostandosi tra l’area flegrea, le città vesuviane e il territorio interno, con particolare riferimento all’attuale Casertano. E, guardando più lontano, l’itinerario tocca a Nord il basso Lazio e a Su alcuni centri della Calabria.

E al ministro Sangiuliano questo applauso spontaneo non è passato inosservato. “Oggi – ha esordito – sono particolarmente felice, perché quando si è a casa si è felici. Io sono nato qui accanto in via Foria, ho fatto le scuole elementari al Froebelliano in un edificio che si trova qui vicino, le scuole medie alla Federico Croce, quindi ho avuto la fortuna fin da bambino di conoscere il valore e l’importanza di questo museo che avevo visitato decine e decine di volte. E da quando sono ministro è la terza volta che vengo qui. Credo non ci sia nessun museo italiano nel quale mi sia recato tre volte in un lasso di tempo relativamente breve: sono appena cinque mesi. E quando ero direttore del Tg2, d’accordo con il direttore Giulierini, feci fare un documentario, che si può vedere sulla piattaforma della Rai, documentario con Tg2 Dossier interamente dedicato al Mann. Quindi è evidente che c’è un atto di amore da parte della mia persona nei confronti di questo luogo.

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Presentazione in auditorium del Mann della sezione Campania romana: da sinistra, Massimo Osanna, Gennaro Sangiuliano, Paolo Giulierini e Carmela Capaldi (foto graziano tavan

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Sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli: Afrodite trionfante dall’anfiteatro campano di Capua (foto graziano tavan)

Ringrazio l’applauso per Giulierini. È un applauso più che meritato perché immagino tutto il lavoro che c’è dietro questo risultato, e ringrazio tutto lo staff del ministero che è qui con me: il direttore generale Osanna, la professoressa Capaldi per l’apporto che ha dato, il capo di gabinetto, il direttore generale La Rocca, perché c’è stato un lavoro di entusiasmo, un lavoro corale. Tutti quanti hanno dato un apporto a questo progetto. Questo non è un progetto casuale. Quello che noi facciamo per i musei, a cui daremo sempre maggiore impulso, rappresenta la punta dell’iceberg di un progetto identitario e culturale molto più ampio. Nella Canzone d’Italia Giacomo Leopardi declina questi versi o Patria mia: e che cosa identifica lui nella patria? Identifica gli archi, le colonne, le erme, cioè la patria è fatta di tutti quei simboli che nel sedimento della Storia, in secoli e secoli di storia, si sono creati all’interno di un popolo e del valore identitario di un popolo. Benedetto Croce, che era a Palazzo Filomarino non lontano da qui e che probabilmente avrà visitato questo museo, dice che la storia è sempre un fatto contemporaneo. La storia non è un orpello del passato, la storia è una sorta di cassetta degli attrezzi dove noi rinveniamo gli strumenti che ci aiutano a interpretare il presente e magari anche a prefigurare il futuro. Quando ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza e studiai sui testi i grandi maestri romanisti: Vincenzo Arangio Ruiz che fu anche uno dei primi ministri repubblicani e che scrisse quel meraviglioso testo molto chiaro sulla Storia del Diritto romano; oppure il napoletano Antonio Guarino che scrisse un meraviglioso testo sul Diritto romano, tu potevi comprendere le istituzioni repubblicane di Roma e poi quelle imperiali successive attraverso una visualizzazione esperienziale all’interno di questo museo. E infatti ci dice André Malraux, grande scrittore francese che fu ministro della Cultura di De Gaulle, il museo è uno dei luoghi che danno l’idea più elevata dell’uomo. Perché il museo non è una mera esposizione di reperti archeologici – in questo caso – ma è la costruzione di una storia e la storia è un’identità, è quello che Giambattista Vico chiama il sentire comune: una comunità non esiste in maniera astratta ma una comunità esiste quando ha un’identità che si è sedimentata nella storia e che unisce, cementa questa comunità umana. Nel caso nostro la comunità nazionale italiana.

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Il ministro Gennaro Sangiuliano durante la visita alla sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

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Sezione Campania romana al Mann: lucerna in oro a due becchi dal tempio di Venere a Pompei (foto graziano tavan)

“Ora – ha continuato il ministro – so che qui ci sono tanti altri progetti: come il collegamento con la metropolitana, e la valorizzazione della Galleria che si trova qui di fronte che è bellissima e che può tornare a vivere, a pulsare. Io ringrazio il direttore Giulierini e il direttore Osanna per quello che hanno fatto. Perché io ricordo anche gli anni in cui questo museo, soprattutto negli anni ’80, era un luogo polveroso e buio, era buio proprio nella visione. Entravi dentro e c’erano pochissime persone, io ero uno dei pochi, ed era un luogo non vivo come lo è diventato adesso. Purtroppo un luogo non conosciuto dagli stessi napoletani. Questo è uno dei più importanti musei archeologici al mondo. Io ho dato una mia interpretazione personale al mosaico della battaglia di Gaugamela – poi gli esperti mi correggeranno -, ma quel mosaico secondo me simboleggia la lotta tra la polis, che è un ambito dove si riconoscono le persone titolari di diritti e di doveri, e la monarchia territoriale, dove invece si è sudditi. Noi dobbiamo sempre affermare la nozione di cittadini in contrapposizione alla nozione di sudditi. Quando io faccio una critica a una certa globalizzazione ricordo sempre che c’è un’alta nozione occidentale di cives destinatari di diritti e di doveri, e poi c’è la nozione dl suddito che purtroppo oggi sta degradando a codice a barre, le persone degradano a codice a barre, e perdono il loro valore di cittadini. E quindi noi tutto questo lo ritroviamo qui dentro. Quindi dopo questo appannamento c’è stato questo rilancio e ci sono tanti altri progetti.

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Il ministro Sangiuliano con la professoressa Capaldi nella visita della sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

“E c’è un progetto a cui personalmente tengo tantissimo. E l’altro giorno – ha annunciato – ho firmato un decreto per portare sul progetto di Palazzo Fuga e dell’Albergo dei Poveri altri 33 milioni di risorse aggiuntive. Quindi ai 100 che ci sono. Come il Louvre oggi ha tre sedi, credo che il Mann abbia tutte le risorse e tutto il patrimonio – io ho visitato i depositi del Mann – per poter raddoppiare sulla direttrice di via Foria. Provate a immaginare insieme a me l’attuale sito dove ci troviamo noi adesso e via Foria passando attraverso l’Orto botanico che è un’altra eccellenza di Napoli, e si arriva poi all’Albergo dei Poveri dove il direttore già mi ha fatto individuare alcune collezioni che potranno essere esposte lì. Quindi queste sono le idee che abbiamo e che io perseguirò con costanza. Qualcuno mi dice che a Napoli ci vengo troppo spesso. Ma – ha concluso – io sono un martello pneumatico. Verrò ogni volta saranno dimenticate”.

napoli_mann_sezione-campania-romana_giardino-delle-camelie_foto-graziano-tavanCosa trovano ora i visitatori? I primi, entrati lunedì 3 aprile 2023, alle 17, con ingresso gratuito, hanno già visto queste meraviglie che ci spiega il direttore Paolo Giulierini. “La struttura della statuaria campana all’Archelogico di Napoli ritorna a essere un punto di riferimenti mondiale delle collezioni di sculture e pittura classica. Si tratta di 250 monumenti che provengono dalle aree pubbliche di Pompei ed Ercolano e che fanno vedere il livello raggiunto in età post Augustea dalla Campania Felix, in particolare il recupero di 2000 metri quadri espositivi e anche il recupero della tessitura architettonica e quindi sarà possibile da parte della città e dei futuri visitatori incontrare un crescendo di arti: architettura pittura scultura spalmate dal mondo antico fino all’età neoclassica”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Disiecta membra calena. Appunti per una storia dell’antica Cales” (Naos edizioni) di Caterina Serena Martucci

napoli_scaffale-del-mann_libro-disiecta-membra-calena_di-martucci_locandinaAlla scoperta dell’antica Cales, partendo dai tesori dei depositi del Mann. Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 15 marzo 2023, alle 16.30, in sala conferenze, presentazione del libro, che rientra fra le pubblicazioni curate dal Mann, “Disiecta membra calena. Appunti per una storia dell’antica Cales” di Caterina Serena Martucci (Naos edizioni), della collana “Le archeologie. Storie, ricerche e metodi”. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, con l’autrice intervengono Stefano Quilici Gigli, professore emerito di Topografia antica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e Italo Iasiello, docente di Museografia e critica artistica del restauro alla Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’università “Federico II” di Napoli.

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Copertina del libro “Disiecta membra calena. Appunti per una storia dell’antica Cales” (Naos edizioni) di Caterina Serena Martucci

“Disiecta membra calena. Appunti per una storia dell’antica Cales”. Cales è stata la più antica colonia latina in Campania, oggetto di poche indagini stratigrafiche ma di numerosi sterri e saccheggi per il recupero di materiali archeologici. Oggetti piccoli e grandi che solo in parte sono arrivati nella loro sede naturale di destinazione, il museo Archeologico nazionale di Napoli, e che si trovano dispersi in diversi musei italiani e stranieri. Questo libro nasce da uno scavo condotto nella miniera degli archivi (soprattutto del Mann) che ha permesso di riscoprire gli oggetti scavati e finalmente associarli ai luoghi di rinvenimento. I contesti di scavo sono registrati sulla carta topografica telerilevata che correda il testo, punto di arrivo di questa ricerca e al tempo stesso punto di partenza per future indagini archeologiche e progetti di valorizzazione del territorio.