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Locri. Laboratori, visite guidate e mostre: è ricco il programma di luglio proposto dalla direzione del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri

locri-epizefiri_archeologico_parco_luglio-2023_locandinaLaboratori, visite guidate e mostre: è ricco il programma di luglio proposto dalla direzione del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri per la valorizzazione dell’antica colonia magnogreca.

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Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri

“L’estate è ormai entrata nel vivo e accogliamo la bella stagione con una serie di appuntamenti variegati che hanno lo scopo di abbracciare diversi interessi”, annuncia la direttrice Elena Trunfio. “Anche quest’anno attenzione massima alla diversificazione dell’offerta e alla collaborazione con le realtà attive del territorio. Riproporremo alcuni appuntamenti “storicizzati” come il ciclo “dallo scavo alla collezione”, le passeggiate con Archeoclub Locri e l’ormai annuale appuntamento con l’arte contemporanea insieme al Comune di Locri, proponendo inoltre alcune novità, come ad esempio il ciclo “Cantieri aperti a Locri Epizefiri” che ci darà l’opportunità di raccontare ai visitatori le attività in corso nel Parco. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla costruzione del programma e sono certa che i nostri visitatori non faranno mancare la loro presenza”.

locri-epizefiri_archeologico_mosaicando_locandinaSi parte il 2 luglio 2023, con un doppio appuntamento: ingresso gratuito per tutte e tutti per l’iniziativa #primadomenicaalmuseo promossa dal ministero della Cultura e il laboratorio per ragazzi “Mosaicando” che condurrà i piccoli visitatori nella scoperta dei mosaici locresi. Anche il laboratorio, destinato a bambini dai 6 ai 10 anni e con inizio alle 18.00, è gratuito ed è obbligatoria la prenotazione.

locri-epizefiri_archeologico_cantieri_aperti_3_locandinaIl 6 e il 7 luglio 2023 sarà avviato un nuovo ciclo di incontri curato dalla direttrice dal titolo “Cantieri aperti a Locri Epizefiri”, che ha lo scopo di avvicinare i visitatori al “dietro le quinte” del Parco, illustrando le attività in corso, i progetti in essere e coinvolgendo il pubblico nella vita quotidiana di un museo. Nel primo incontro sarà possibile entrare a stretto contatto con una delle attività più importanti realizzate all’interno del Parco: il restauro. Con l’iniziativa “Cantieri aperti a Locri Epizefiri. Dallo scavo al restauro: i reperti ceramici” si offrirà dunque ai visitatori l’opportunità di osservare da vicino il lavoro dei restauratori impegnati in attività di conservazione del patrimonio museale. In particolare, il laboratorio di restauro sarà visitabile il 6 luglio dalle 17 alle 20 e il 7 luglio, dalle 9 alle 20, con accesso libero. Il 7 luglio inoltre, alle 18, si svolgerà un incontro con gli studenti e i docenti del Corso di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali dell’università di Torino, curato dai professori dell’ateneo Diego Elia e Valeria Meirano e dalla direttrice di Locri Epizefiri Elena Trunfio, volto proprio a illustrare ai visitatori le fasi del restauro di alcuni reperti della collezione greca del museo Archeologico nazionale.

locri_archeologico_2_Genius Loci_Comunicart_Instagram 8 luglio_Valentina Romeo_locandinaL’8 luglio 2023, al parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, si darà avvio all’iniziativa di arte contemporanea promossa con il Comune di Locri “Genius loci. Amalia De Bernardis-Roberto Ghezzi” all’interno del festival ComunicArt arrivato alla sua quarta edizione e curato da Stefania Fiato. Il primo di una serie di appuntamenti performativi “The dreams of the Others” di Amalia De Bernardis avrà luogo al Parco archeologico, alle 18, e precederà l’inaugurazione della mostra, alle 20, al complesso museale del Casino Macrì. Il vernissage è gratuito e la mostra sarà visitabile fino al 6 settembre 2023.

locri-epizefiri_archeologico_tra-parco-e-musei_dallo-scavo-alla-collezione_2023_incontro-14-luglio_locandinaIl 14 luglio 2023, dalle 17.30, si terrà il secondo appuntamento del ciclo di incontri con visita guidata “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione”. In questa seconda tappa sarà approfondito il tema della polis greca grazie alla partecipazione dei professori. Diego Elia e Valeria Meirano del dipartimento di Studi storici di Torino, insieme con i membri della missione universitaria in corso al Parco archeologico, dal titolo “Presso il colle Zefirio dalla bianca cima. Insieme agli archeologi alla scoperta della città greca”. L’incontro prevede una prima parte seminariale e di approfondimento sulla collezione museale per poi proseguire con una visita guidata agli scavi archeologici.

Torino. Al museo Egizio conferenza del curatore Paolo Del Vesco su “Le figurine femminili della collezione del Museo Egizio”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-le-figure-femminili-del-museo-egizio_del-vesco_locandinaLe figurine femminili sono oggetti realizzati per lo più in terracotta o pietra (ma anche in legno, avorio o faience) di circa 15-20 cm che rappresentano una figura femminile più o meno stilizzata. “Le figurine femminili della collezione del Museo Egizio” è il tema della conferenza di Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento degli incontri con i curatori, lunedì 29 maggio 2023, alle 18, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino. Introduce Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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Figurina femminile in terracotta conservata al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Figurine in terracotta di questo tipo sono state ritrovate in tutto il bacino del Mediterraneo, sia in contesti domestici, che funerari e templari. Le figurine rinvenute in Egitto e databili al Nuovo Regno, in particolare, includono elementi figurativi come orecchini tondi, ampie parrucche, coni di profumo o copricapi. La figura, inoltre, può essere a volte sdraiata su un letto e accompagnata da oggetti come uno specchio, un vasetto o una giara, e può anche essere rappresentata in compagnia di un bambino o nell’atto di allattarlo al seno. La conferenza sarà incentrata su alcune delle figurine che fanno parte della collezione del museo Egizio e sul dibattito in corso fra gli studiosi a proposito dei significati e delle funzioni che questi oggetti così particolari potevano avere.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Paolo Del Vesco è curatore e archeologo al museo Egizio dal 2014, con esperienza di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. Partecipa dal 2015 alle missioni archeologiche del museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017), “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018) e “Attraverso gli occhi di Tutankhamon: prospettive alternative sull’egittologia” (2022) e delle nuove sale museali “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021).

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Andrea Fanciulli su “Inni al faraone dal villaggio di Deir el-Medina: la raccolta del Museo Egizio di Torino”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-Inni al faraone dal villaggio di Deir el-Medina_la raccolta del Museo Egizio di Torino_andrea-fanciulli_locandinaIl museo Egizio di Torino conserva una delle più importanti collezioni di papiri ieratici dal villaggio di Deir el-Medina. Giovedì 20 aprile 2023, alle 18, nuovo appuntamento in sala Conferenze del museo Egizio per l’incontro a cura di Andrea Fanciulli, dottorando all’università di Liegi e museo Egizio su “Inni al faraone dal villaggio di Deir el-Medina: la raccolta del Museo Egizio di Torino”. Introduce Susanne Töpfer, curatrice del museo Egizio. l’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Alcuni frammenti di papiri ieratici dal villaggio di Deir el-Medina recano inni e preghiere dedicate ai sovrani della XX dinastia (1190-1076 a.C.). Il progetto di dottorato di Andrea Fanciulli si occupa dello studio di questi documenti e, attraverso l’analisi materiale e testuale, intende gettar luce sul modo in cui gli operai del faraone, dediti a lavorare per “assicurargli l’eternità”, creassero e comunicassero l’immagine del sovrano. Nel corso della conferenza, verranno presentati alcuni degli inni più interessanti dalla collezione torinese, cercando di metterne in luce il contenuto nel panorama più ampio della propaganda dell’ideologia reale.

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L’egittologo Andrea Fanciulli

Andrea Fanciulli si è laureato in Egittologia al Pontificio Istituto Biblico e l’università “La Sapienza” di Roma. È attualmente iscritto come dottorando all’università di Liegi, sotto la supervisione di Stéphane Polis, con un progetto intitolato “Picturing the king from Deir el-Medina: a Twentieth dynasty perspective”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologa Silvia Zago (università di Liverpool) parlerà di “Storie dell’altro mondo: la morte e l’aldilà nell’antico Egitto”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-storie-dell-altro-mondo_la-mortre-e-l-aldilà-nell-antico-egitto_silvia-zago_locandinaLa credenza nell’esistenza di una vita dopo la morte è uno degli aspetti più caratteristici della cultura egizia, che conosciamo grazie a numerosissime fonti scritte e archeologiche. Se ne parla martedì 4 aprile 2023 nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio: alle 18, in sala conferenze, interviene Silvia Zago (università di Liverpool) su “Storie dell’altro mondo: la morte e l’aldilà nell’antico Egitto”. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Conferenza in italiano. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Introduce Paolo Marini, curatore del museo Egizio. Le fonti scritte e archeologiche, tuttavia, offrono una visione tutt’altro che unitaria del mondo che gli egiziani credevano li aspettasse nell’aldilà, la Duat. Essa poteva essere dipinta come un accogliente grembo celestiale o come un ambiente sotterraneo irto di ostacoli, o con caratteristiche miste, a seconda dei contesti e delle funzioni che si trovava ad avere all’interno del complesso quadro di nozioni cosmologiche relative all’esistenza oltremondana. La conferenza esplorerà i vari aspetti della concettualizzazione della Duat nel corso dei secoli basandosi sui testi funerari, che erano iscritti sulle pareti delle tombe e su oggetti del corredo funerario, e che erano finalizzati ad accompagnare i defunti nel loro viaggio eterno e a permetterne la rinascita.

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L’egittologa Silvia Zago con il libro “A Journey through the Beyond”

Silvia Zago è docente di Egittologia al dipartimento di Archeologia, Civiltà Classiche ed Egittologia dell’università di Liverpool e visiting professor al dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’università di Pisa. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Civiltà del Vicino e Medio Oriente (Egittologia) all’università di Toronto, dove ha anche insegnato la storia e la lingua egiziana per diversi anni. Ha inoltre conseguito la Laurea Magistrale in Lingue e Culture del Vicino e Medio Oriente (Egittologia) all’università di Pisa e la Laurea Triennale in Conservazione dei Beni Culturali (Archeologia del Vicino Oriente Antico) all’università Ca’ Foscari di Venezia.  Silvia è specializzata nella religione e testi funerari dell’antico Egitto, e in particolare l’evoluzione nel tempo dei concetti dell’aldilà, argomento su cui ha recentemente pubblicato la monografia A Journey through the Beyond: The Development of the Concept of Duat and Related Cosmological Notions in Egyptian Funerary Literature (Columbus, GA: Lockwood Press, 2022). La sua ricerca include anche le pratiche magiche e rituali, la concettualizzazione e l’uso dei paesaggi sacri nell’antico Egitto, e i contatti interculturali e la trasmissione del sapere nell’Egitto Greco-Romano. Dal 2021 è membra della Royal Historical Society di Londra.

Torino. Al museo Egizio l’archeologo David Wengrow parlerà di “Rethinking early states. Ancient Egypt and Beyond”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-rethinking-early-state_Wengrow_locandinaApproda a Torino uno degli autori del best seller internazionale “L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità” (Rizzoli), una riflessione sull’evoluzione sociale dell’Homo Sapiens, nel 2022 per diverse settimane ai vertici della classifica dei libri del New York Times. Si tratta dell’archeologo David Wengrow, docente di Archeologia comparata all’Institute of Archaelogy dell’University College London, protagonista giovedì 16 marzo 2023, alle 18, al museo Egizio, con “Rethinking early states. Ancient Egypt and Beyond”, nell’ambito del ciclo di conferenze scientifiche del museo, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Introduce Federico Poole, curatore del museo Egizio. L’evento di terrà nella sala conferenze del Museo e l’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino esaurimento scorte). La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la conferenza sarà anche possibile acquistare il libro di David Graeber e David Wengrow “L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità”, edito da Rizzoli.

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Copertina del libro di David Graeber e David Wengrow “L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità”, edito da Rizzoli.

Gli studiosi hanno a lungo cercato le origini degli Stati moderni nell’antichità, con l’antico Egitto che funge da prototipo dello “Stato arcaico”. Prendendo spunto dalle idee contenute nel suo recente libro con David Graeber, “The Dawn of Everything (L’alba di tutto)”, David Wengrow presenterà una tesi alternativa. Invece di essere una forma politica profondamente radicata, lo Stato moderno può essere considerato come una recente convergenza di tre diversi principi di potere sociale: la sovranità, la politica competitiva (ad esempio le elezioni) e la burocrazia. Una prospettiva archeologica suggerisce che questi tre principi del potere organizzato hanno origini distinte e spesso sono apparsi indipendentemente o in tensione tra loro. Ciò potrebbe fornire un modo più convincente per comprendere la varietà delle forme politiche nel passato umano, piuttosto che cercare “le origini dello Stato”.

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L’archeologo David Wengrow

David Wengrow è professore di Archeologia comparata all’Institute of Archaeology dell’University College London (UCL) ed è stato visiting professor alla New York University (Institute of Fine Arts), l’università di Auckland e l’università di Friburgo. David ha condotto ricerche archeologiche sul campo in Africa e in Medio Oriente. È autore di numerosi libri e articoli scientifici, tra cui The Archaeology of Early Egypt, What Makes Civilization? e co-autore con David Graeber del bestseller del New York Times The Dawn of Everything: A New History of Humanity.

Torino. Al museo Egizio conferenza della dottoranda Martina Landrino su “Al lavoro per il faraone: storie di vita operaia tra Deir el-Medina e la Valle dei Re”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-al-lavoro-per-il-faraone_martina-landrino_locandinaLa collezione papirologica del Museo Egizio ospita un abbondante numero di documenti provenienti dal villaggio di Deir el-Medina. Nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze dei curatori del museo Egizio di Torino realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Giovedì 2 marzo 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, conferenza di Martina Landrino, dottoranda all’università di Lipsia e museo Egizio, su “Al lavoro per il faraone: storie di vita operaia tra Deir el-Medina e la Valle dei Re”. Introduce Susanne Töpfer, curatrice del museo Egizio. L’evento di terrà nella sala conferenze del museo e l’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il progetto di dottorato di Martina Landrino – “Working Hard for the Pharaoh. Administrative documents dated to Ramesses IX at the Museo Egizio Torino” – si occupa dello studio di un corpus di circa 30 papiri datati al faraone Ramses IX e provenienti proprio da Deir el-Medina. Questi documenti ci permettono di dare una sbirciatina alla vita lavorativa – e non solo – degli abitanti di Deir el-Medina. La conferenza ha lo scopo di presentare ciò che è emerso dallo studio di questi testi, mostrando come documenti noti agli studiosi da almeno 200 anni possano ancora essere fonte di nuove informazioni.

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Martina Landrino (museo egizio)

Martina Landrino si è laureata all’università di Torino nel 2018 in Archeologia e Storia Antica, con un focus in Egittologia. Da settembre 2018 è iscritta come dottoranda all’università di Lipsia dove, sotto la supervisione di Hans-W. Fischer-Elfert e Ben Haring (Leiden), si sta occupando del progetto di dottorato “Working Hard for the Pharaoh. Administrative documents dated to Ramesses IX at the Museo Egizio, Torino”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Dietrich Raue parlerà di “The sun temple of Heliopolis. Egyptian-German Excavations 117 years after Ernesto Schiaparelli”.  Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-the-sun-temple-of-heliopolis_dietrich-raue_locandinaEliopoli è un’icona della religione e della cultura dell’antico Egitto. Il culto di Eliopoli spiega l’ordine politico dell’Egitto attraverso il mito della creazione. Pochi altri luoghi al mondo vantano una tradizione di culto ininterrotta, sponsorizzata dai governanti per un periodo di almeno 2400 anni. La sua reputazione come fonte di saggezza dell’antico Egitto avrebbe portato i progenitori della scienza e della filosofia europea (ad esempio Platone) in questo tempio e nella sua biblioteca. Se ne parla martedì 28 febbraio nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del museo Egizio: alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, incontro con Dietrich Raue su “The sun temple of Heliopolis. Egyptian-German Excavations 117 years after Ernesto Schiaparelli”. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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Lo scavo archeologico nel sito di Eliopolis nel 1906 a cura della missione archeologica italiana in Egitto diretta da Ernesto Schiaparelli (foto archivio museo egizio)

In epoca moderna il sito urbano del temenos era ampiamente considerato privo di monumenti. I primi scavi sistematici intrapresi dalla Missione Egizio-Tedesca (2012-2021) hanno tuttavia rivelato le prime prove del paleo-paesaggio e della topografia del sito nel tempo, oltre a importanti monumenti e caratteristiche individuali del IV-I millennio a.C. Il progetto affronta l’architettura e l’epigrafia del temenos nella sua ultima fase, che rappresenta l’ultimo periodo in cui ebbe fama internazionale. Gli strati superiori del IV secolo a.C. possono ancora essere documentati quasi ovunque nel sito da indagini geofisiche e da scavi. Soprattutto la coesistenza di strutture e monumenti di vari periodi non è ancora ben compresa. Il progetto intende inoltre ricontestualizzare il considerevole numero di monumenti eliopolitani che sono stati spediti da Alessandria a Roma e in altre località, al fine di generare un’idea più precisa sulla natura visiva del santuario eliopolitano in Egitto. Una seconda componente del progetto proposto indaga le ragioni dell’abbandono storico di Eliopoli. Il tempio perse improvvisamente il patrocinio reale alla fine del IV secolo a.C., con il conseguente riutilizzo e spostamento di oggetti durante il periodo greco-romano, mentre Eliopoli continuò a vivere nella cultura testuale. Quindi, Eliopoli fu l’unico grande santuario in Egitto a essere smantellato durante il periodo romano, mentre la maggior parte degli altri santuari del Paese rimase attiva.

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L’egittologo Dietrich Raue

Dietrich Raue ha studiato Egittologia, Archeologia del Vicino Oriente e Archeologia classica alle università di Heidelberg e di Berlino. Nel 1996 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Heidelberg (tesi: Heliopolis und das Haus des Re. Eine Prosopographie und ein Toponym im Alten Reich). Dal 1987 al 2017 ha partecipato a scavi a Elefantina, Dra Abu el-Naga, Tomba Theben 95, Hierakonpolis, Dahschur, Saqqara, Giza, Heliopolis/Matariya. Dal 2010 al 2022, custode del museo Egizio Georg Steindorff dell’università di Lipsia, Germania; dal 2022, professore onorario di Egittologia all’università di Lipsia; dall’ottobre 2022, primo direttore dell’Istituto Archeologico Germanico – Sezione del Cairo.

Pompei. Alla Domus della Caccia Antica concluso il primo “cantiere pilota di monitoraggio e schedatura conservativa” con il supporto degli studenti dell’università di Torino. Zuchtriegel: “Cambierà la nostra visione di come si evolve il sito”

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Pompei testa un nuovo sistema di monitoraggio del sito con il supporto degli studenti dell’università di Torino. In questi giorni si è infatti concluso il primo “cantiere pilota di monitoraggio e schedatura conservativa” presso la Domus della Caccia Antica, con gli studenti dell’università di Torino afferenti al Corso di laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni culturali, al Dottorato in Scienze archeologiche, storiche, storico artistiche e al Corso magistrale in Archeologia e Storia antica. Consolidare lo stato di conservazione del sito di Pompei, raggiunto con il Grande Progetto Pompei, è l’obiettivo del sistema di monitoraggio e manutenzione programmata che il Parco sta sviluppando e sperimentando in questi mesi. Ai fini della conservazione e di tutte quelle analisi propedeutiche al rilevamento dello stato delle strutture archeologiche e degli apparati decorativi, il Parco sta coinvolgendo sempre più le Università e gli studenti in progetti “di monitoraggio e schedatura”, con l’obiettivo di ricevere supporto per le numerose attività sul campo e al contempo favorire la formazione diretta dei giovani studenti.

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Per tutelare il patrimonio bisogna fare manutenzione programmata, che a Pompei già si fa da quasi un decennio”, sottolinea il direttore generale Gabriel Zuchtriegel. “Ma per farlo in maniera sempre più efficace bisogna sapere dove intervenire in maniera preventiva. E per saperlo, in un sito con 45 ettari e più di 10mila ambienti, molti con affreschi e mosaici, non si può fare a meno di piattaforme e tecnologie digitali. Vogliamo dotare Pompei di un sistema di monitoraggio che sarà strettamente legato alle attività di manutenzione programmata e agli interventi quotidiani di cura del patrimonio. Per comprendere cosa significa, immaginate che invece di navigare lungo le coste conosciute, i marinai cominciano a orientarsi grazie alle stelle e a disegnare carte nautiche, accedendo così a un tipo di conoscenza che cambia la loro visione e permette loro di spingersi al di là del dato empirico, nel mare aperto”.

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Studenti dell’università di Torino monitorano la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Gli strumenti e il sistema di acquisizione dei dati sono stati messi a punto dai funzionari del Parco e nell’ambito di un accordo attuativo finalizzato al monitoraggio del sito di Pompei, vengono testati dagli studenti grazie a un’attività di survey dello stato di conservazione e schedatura conservativa, in questo caso della Domus della Caccia Antica, l’importante complesso archeologico già oggetto di studio e parte dei progetti di ricerca sviluppati a Pompei dall’università di Torino e dal Centro Conservazione e Restauro (CCR) “La Venaria Reale”, a partire dal 2016. Gli studenti sono coordinati da Diego Elia (Dip. di Studi Storici, UniTO) e Daniele Castelli (Dip. di Scienze della Terra, UniTO), da Michela Cardinali (CCR-Laboratori di restauro e Scuola di Alta Formazione) e Arianna Scarcella (CCR-SAF), e sono coinvolti quotidianamente in momenti di confronto con i Funzionari del Parco Archeologico ed i diversi consulenti specialistici per l’analisi interdisciplinare dei manufatti e di condition reporting delle Domus. L’attività didattica ha ricevuto il sostegno dell’Associazione Amici della Reggia e del Centro di Restauro “La Venaria Reale”.

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Il team con gli studenti dell’università di Torino che ha monitorato la Casa della Caccia Antica a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Il coordinamento dell’attività e del sistema di acquisizione dati, che prevede anche voli mensili di un drone che fotografa l’intero sito dall’alto, è a cura del Parco archeologico di Pompei: ing. Vincenzo Calvanese (responsabile Ufficio Tecnico), ing. Alessandra Zambrano, dott. Antonino Russo e arch. Raffaele Martinelli, mentre gli interventi di manutenzione sono coordinati dall’arch. Arianna Spinosa sulla base di una programmazione annuale che si prevede essere sempre più accurata grazie ai dati acquisiti. Il progetto si avvale inoltre della collaborazione di un gruppo del Dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno, coordinato dal prof. ing. Luigi Petti. “Oggi la qualità del dato non è più il problema”, conclude il direttore, “considerando che abbiamo delle possibilità mai avute nella storia dell’archeologia e del restauro, dai microsensori ai satelliti. La sfida sta nel selezionare i dati significativi e nell’integrarli in un processo operativo che passa dalla conoscenza direttamente all’intervento. Si tratta di una questione sistemica per cui siamo contenti di avere al nostro fianco le università che fanno ricerca in questo ambito, altamente dinamico e interdisciplinare per definizione”.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Aaron De Souza parlerà di “Egyptian or Nubian? Towards a more nuanced view of ancient cultural diversity”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-egyptian-or-nubian_aaron-de-souza_locandinaI faraoni amavano tracciare confini netti attorno a ciò che consideravano “egiziano”, e queste antiche prospettive persistono nell’Egittologia moderna. La prima cateratta del Nilo è generalmente considerata come il confine tra antico Egitto e l’antica Nubia, ma la divisione è più che geografica. Tombe, oggetti e persino persone sono etichettati come “nubiani” anche se provenienti dai confini dell’Egitto faraonico. Ma perché facciamo queste distinzioni? E quanto sono accurate? Martedì 7 febbraio 2023, alle 18, nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino: nella sala Conferenze del museo Egizio di Torino Aaron De Souza parlerà di “Egyptian or Nubian? Towards a more nuanced view of ancient cultural diversity”. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Questa conferenza illustra i problemi che derivano da questo genere di divisioni e mette in luce le sfide che provengono dal porsi nuove domande sulle prove storiche, artistiche e archeologiche. I confini tradizionali saranno sfumati, e prospettive meno nette verranno incoraggiate.

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L’egittologo Aaron de Souza

Aaron de Souza (PhD Macquarie 2017) è archeologo specializzato in cultura materiale della Nubia del Secondo millennio A.C., e la sua ricerca si basa su un approccio oggettuale ai complessi contatti interculturali e intra-culturali che ebbero luogo nell’intera Valle del Nilo. Attualmente è borsista post-dottorato Lise Meitner presso l’Istituto archeologico austriaco di Vienna, finanziato dal Fondo austriaco per la scienza (FWF), e in precedenza è stato borsista di ricerca Marie Skłodowska-Curie, sempre presso l’Accademia austriaca delle scienze, finanziato dalla Commissione europea (2019-2020). Aaron ha collaborato a numerosi progetti di scavo in Egitto, in particolare a Tell Edfu, Hierakonpolis, Elefantina, Assuan, Dendara e Helwan, oltre a progetti di ricerca museale finanziati da borse di studio in Svezia, Regno Unito, Stati Uniti e Italia. È anche editore fondatore della rivista online Interdisciplinary Egyptology, ospitata dall’università di Vienna.

Torino. Al museo Egizio conferenza Johannes Auenmüller, curatore del Museo, sul progetto speciale “Cortile Aperto: Flora dell’antico Egitto”, primo passo verso la trasformazione del museo in vista del suo bicentenario nel 2024

torino_egizio_conferenza-cortile-aperto_Auenmüller_locandinaNel giugno 2022, il progetto speciale “Cortile Aperto: Flora dell’antico Egitto” è stato inaugurato con successo al museo Egizio di Torino. Primo passo verso la trasformazione del museo in vista del suo bicentenario nel 2024, il progetto ha trasformato lo spazio di transizione del cortile in un’oasi verde che può essere apprezzata sia dai visitatori del museo che dai cittadini. Giovedì 15 dicembre 2022, alle 18, appuntamento con le conferenze scientifiche a cura del dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio realizzate in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Johannes Auenmüller, curatore del museo Egizio, con “Cortile aperto: the Egyptian Garden from the idea to realisation” parlerà del recente progetto “Cortile aperto: Flora dell’antico Egitto”. Introduce Divina Centore, egittologa del museo Egizio. Evento in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il pubblico in sala conferenze. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo: https://www.youtube.com/watch?v=TF4TOwFq71k. Fin dall’inizio, il progetto del giardino ha dovuto affrontare una serie di sfide che hanno portato all’attuale forma di esposizione. La presentazione di Johannes Auenmüller fornirà una visione dettagliata dello sviluppo e della realizzazione del progetto, tenendo conto di considerazioni egittologiche, archeobotaniche, orticole e architettoniche.