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Torino. Debutta il 24 novembre il podcast “Alla ricerca della vita”, un progetto del museo Egizio, prodotto da Piano P: 6 episodi, a cadenza settimanale, con protagonisti altrettante voci e racconti di archeologi, antropologhe, conservatori e genetiste

torino_egizio_podcast-alla-ricerca-della-vita_locandinaUn viaggio tra musei e laboratori in 6 episodi, con protagonisti altrettante voci e racconti di archeologi, antropologhe, conservatori e genetiste. È “Alla ricerca della vita” il podcast del Museo Egizio, che debutta sulle principali piattaforme il 24 novembre 2022 per raccontare, a cadenza settimanale fino alla fine di dicembre, come mummie e resti umani siano al centro di cure di archeologi, antropologhe e restauratori e genetiste, pronti a tutelarli e a ricostruire le loro storie, così lontane nel passato, eppure, così simili alle nostre, in musei, parchi archeologici e laboratori scientifici. A condurci in questo viaggio “Alla ricerca della vita”, è la giornalista scientifica Giulia Alice Fornaro, che collabora con “Le Scienze”, “Mind” e “la Repubblica”, ed è redattrice del portale frida.unito.it dell’università di Torino con cui ha contribuito alla produzione di diversi podcast, tra cui “Da clima a fondo”, che ha ricevuto la Menzione speciale “Rossella Panarese” del Climate Change Communication Award 2021 assegnata in collaborazione con Radio3 Scienza.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Prodotto da Piano P, piattaforma italiana di podcast giornalistici da 4 milioni di visitatori, “Alla ricerca della vita” parte proprio da Torino, dal museo Egizio, dove il curatore ed egittologo Paolo Del Vesco ci racconta di una mummia di un’adolescente di 4mila fa, conservata ed esposta al museo Egizio, per poi allargare lo sguardo agli studi, alla ratio e alle implicazioni etiche alla base delle scelte espositive del Museo, improntate alla preservazione e al rispetto di mummie e resti umani. Un tema di grande complessità su cui la comunità scientifica internazionale si è più volte interrogata, anche a partire dalla scelta del Manchester Museum nel 2008, di coprire alcune mummie in esposizione, scelta che generò aspre critiche da parte del pubblico. I visitatori chiesero a gran voce di svelare nuovamente le mummie, non per curiosità morbosa, ma perché rivendicavano il diritto alla conoscenza. Un fatto che a cascata aprì una riflessione all’interno della comunità degli egittologi e diede il la a sondaggi nei musei europei.

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Sala “Alla ricerca della vita” nel museo Egizio di Torino: una delle sei mummie scelte e studiate per presentare le varie fasi della vita nell’Antico Egitto (foto museo egizio)

La riflessione coinvolse anche i curatori del museo Egizio e portò poi all’inaugurazione di un nuovo percorso espositivo, nell’estate del 2021, dopo la pandemia, intitolato proprio “Alla ricerca della Vita” (vedi Torino. Il museo Egizio apre la nuova sala “Alla ricerca della vita” con una teca allestita per contenere 91 mummie. Tra queste, sei scelte per raccontare le varie fasi dell’esistenza, dalla gravidanza all’età avanzata, nell’Antico Egitto. Riflessione sull’esposizione di resti umani e implicazioni etiche | archeologiavocidalpassato). Si tratta di un percorso permanente che mette sotto i riflettori 6 mummie di uomini e donne dell’antico Egitto, nelle diverse tappe dell’esistenza e in epoche differenti, dalla fase in cui la vita è appena sbocciata fino alla morte, da un feto a una persona anziana, con l’obiettivo dichiarato di spostare l’attenzione del visitatore sulla vita e sulla quotidianità nell’antichità, per accendere un faro su aspetti storiografici meno noti e sulle implicazioni etiche dell’esposizione delle mummie. Come a dire, che nel museo Egizio più antico al mondo, che nel 2024 celebrerà il suo bicentenario, le collezioni non sono un’entità statica. E anzi manufatti e mummie spesso sono al centro di ricerche, indagini a cavallo tra scienza e archeologia, sul filo della memoria, dell’etica e quindi della cura.

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Alice Paladin, antropologa fisica di Eurac Research (Bolzano)

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Cristina Cattaneo, professore di Medicina legale all’università di Milano

 

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Erika Grasso, antropologa culturale e africanista al Maet (unito)

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Martina Terzoli, tra gli amuleti del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Dal museo Egizio il focus si sposta su Pompei, dove Valeria Amoretti, responsabile del Laboratorio di Scienze applicate del parco archeologico di Pompei ricostruisce le varie fasi del recupero di resti umani nello scavo archeologico: dal rinvenimento, alla documentazione, all’immagazzinamento. Il lavoro su questo tipo di reperti comporta l’intervento di più esperti. Non appena un archeologo trova dei resti interviene l’antropologo fisico, per evitare che nessun elemento o dato vada perso nelle operazioni di recupero. L’analisi dei resti umani antichi, visti come dei veri e propri archivi biologici dell’umanità è al centro della puntata dedicata ad Alice Paladin, responsabile del Laboratorio di antropologia dell’Istituto per lo studio delle mummie dell’Eurac Research di Bolzano. La ricostruzione dell’identità e della memoria è invece il tema toccato da Cristina Cattaneo, responsabile scientifica del Labanof (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense) di Milano. E infine il significato e il trattamento in altre culture dei resti umani sono al centro della puntata in cui l’ascoltatore incontra Erika Grasso, antropologa culturale e africanista presso il Maet (il museo di Antropologia ed Etnografia del Sistema museale di ateneo dell’università di Torino). Per l’ultima puntata del podcast si torna al museo Egizio, dove la curatrice Martina Terzoli ci accompagna alla scoperta degli amuleti, specchio dell’identità degli antichi egizi, delle loro paure e delle loro credenze, piccoli oggetti che accompagnavano le persone in vita, ma anche alla morte.

Torino. Per il ciclo nel “Laboratorio dello Studioso” del museo Egizio la mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence” a cura di Martina Terzoli: viaggio tra le credenze, i desideri e le paure degli antichi Egizi per capire la mentalità e le pratiche magiche e religiose

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Nella mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence” sotto la lente di ingrandimento gli amuleti del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Si sono riaperte le porte del Laboratorio dello Studioso del museo Egizio di Torino per “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence”, la nuova mostra a cura di Martina Terzoli aperta dal 7 novembre 2022 all’8 gennaio 2023, ultimo appuntamento dell’anno del ciclo di mostre che accompagna i visitatori dietro le quinte del museo Egizio, alla scoperta dell’attività scientifica, condotta dai curatori e dagli egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca. Sotto la lente di ingrandimento gli amuleti, oggetti piccoli ma dal grande significato. Dal carattere magico, gli amuleti erano adoperati per contrastare insidie e paure della vita di tutti i giorni e, soprattutto, per assicurarsi un cammino sereno nell’aldilà.

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Martina Terzoli, curatrice della mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence”, tra gli amuleti del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Una selezione di 61 amuleti permette al visitatore di compiere un viaggio tra le credenze, i desideri e le paure degli antichi Egizi e di approfondirne la mentalità e le pratiche magiche e religiose.   Gli amuleti e le tecniche per produrli, infatti, rappresentano ancora un aspetto poco indagato dagli studi egittologici. Nel 2021 il museo Egizio, in collaborazione con il Cnr di Catania, il Mit di Boston e l’università di Torino ha avviato una serie di indagini archeometriche, tuttora in corso, sugli amuleti realizzati in faïence, finalizzata ad analizzare i processi di produzione e le loro trasformazioni nel corso del tempo. Tra i ricercatori coinvolti c’è la curatrice della mostra, Martina Terzoli, egittologa specializzata all’università di Milano, che ha preso parte a diversi scavi archeologici in Italia, Iraq e in Egitto e che dal 2019 lavora all’Egizio.

Con l’intervista rilasciata sui canali social del museo Egizio si può conoscere meglio Martina Terzoli, curatrice della mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence”, e scoprire – ad esempio – qual è il reperto più fragile che le è capito tra le mani o come è diventata egittologa. Proprio con la curatrice della mostra sono previste due visite guidate da un’ora: la prima mercoledì 23 novembre 2022 e la seconda martedì 13 dicembre 2022, entrambe alle 16.30.  La partecipazione è consentita a un massimo di 25 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso).  Acquista il biglietto QUI.

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Amuleti del museo Egizio di Torino nella mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence” (foto museo egizio)

Questi oggetti dal carattere magico erano utilizzati per contrastare insidie e paure della vita di tutti i giorni e, soprattutto, per assicurarsi un cammino sereno nell’aldilà. Finalizzati alla protezione di chi li indossava, erano pertanto utilizzati sia in vita che dopo la morte e raffiguravano ogni cosa esistente: dagli animali agli elementi del cosmo, dalle divinità agli emblemi regali. Gli amuleti, perciò, sono in grado di raccontare la percezione che gli antichi egizi avevano del mondo circostante e dei suoi pericoli e di come cercassero di contrastarli.

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Amuleto a occhio udjat, realizzato in faïence, che risale al Terzo Periodo Intermedio (1076-722 a.C.) conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Al centro della mostra un occhio udjat, realizzato in faïence, che risale al Terzo Periodo Intermedio (1076-722 a.C.), accompagnato da altri tre occhi udjat, realizzati sempre nello stesso materiale, ma con caratteristiche diverse. L’udjat è uno dei simboli più diffusi in forma di amuleto, che compare già a partire dall’Antico Regno (2592-2118 a.C.) e rimane in uso per moltissimo tempo. È legato al racconto mitologico di Horus e Seth, incarnazione del bene e del male, dell’ordine e del Caos. Horus, nella battaglia contro Seth, viene ferito ad un occhio e poi guarito dalle abilità magiche e mediche di Thot. Il nome del segno, infatti, significa “integro”. L’amuleto conferiva quindi una protezione magica, in grado di garantire l’integrità fisica e la rinascita di chi lo indossava sia in vita sia dopo la morte.

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Amuleti del museo Egizio di Torino nella mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence” (foto museo egizio)

In esposizione anche una selezione di oggetti realizzati in faïence, un materiale ricavato artificialmente, ampiamente apprezzato per le sue superfici colorate e brillanti e le sue caratteristiche simboliche. Particolare attenzione è data alle tecniche di lavorazione di questo materiale e alle modalità di realizzazione degli oggetti.

Torino. Al museo Egizio (aperture speciali a Pasqua e Pasquetta) la mostra “Aida, figlia di due mondi” racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi

Le note della Marcia trionfale risuonano al terzo piano del museo Egizio di Torino, dove sono previste aperture speciali a Pasqua 2022 (ore 9-21), Pasquetta (ore 9-18.30) e 25 aprile 2022 (ore 9-21) . È quello forse uno dei brani più iconici di una delle opere liriche più famose al mondo: Aida. Ambientata nell’antico Egitto, racconta la storia travagliata e piena di passione della giovane principessa etiope Aida, prigioniera degli egizi, e del condottiero Radamès. Amore, passione, fedeltà, tradimento, tragedia, magnificenza si mescolano nel libretto dell’opera verdiana che voleva celebrare la grande storia dell’Antico Egitto. Ma come nasce Aida? cosa si nasconde dietro quest’opera eterna? Fino al 5 giugno 2022 la mostra “Aida, figlia di due mondi”, con cui il museo Egizio celebra il 150mo anniversario del debutto di “Aida”, avvenuto al Cairo il 24 dicembre 1871 e alla Scala di Milano l’8 febbraio 1872, anni in cui il dialogo e lo scambio culturale tra Europa ed Egitto erano intensi, racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi.

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Locandina della mostra “AIDA. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore al museo Egizio di Torino

La mostra è curata da Enrico Ferraris, egittologo del museo Egizio e ideatore di un progetto transmediale che travalica i confini dell’Egizio e coinvolge diverse istituzioni culturali, in un percorso che spazia tra opera, teatro, egittologia, storia, letteratura e cinema, frutto di un progetto scientifico firmato a quattro mani dal direttore del museo Egizio, Christian Greco e dal curatore, Enrico Ferraris. Main partner dell’esposizione è l’Archivio Storico Ricordi, mentre l’Istituto nazionale di Studi Verdiani e il Teatro Regio di Torino sono i partner scientifici. L’università di Torino, insieme al museo nazionale del Cinema, all’Aiace, al Teatro Regio di Torino e al Conservatorio, ha curato un palinsesto trimestrale di incontri, approfondimenti e rassegne cinematografiche, dedicati ad “Aida” e all’Egitto antico e contemporaneo, nell’ambito del progetto UniVerso. Al Circolo dei lettori poi è previsto un Gruppo di lettura dedicato, a partire da fine marzo e ad aprile un incontro col giallista Giancarlo De Cataldo, che propone una riflessione sul melodramma come teatro di tutti i sentimenti umani. Dallo scenario originale di “Aida” ai bozzetti di costumi, scenografie e gioielli, usciti dalla matita dell’egittologo Auguste Mariette, artefice del primo museo di antichità Egizie al Cairo, fino alle diverse stesure del libretto e degli spartiti di Giuseppe Verdi: la mostra ripercorre la genesi dell’opera, attraverso documenti, memorabilia, reperti, lettere e spartiti provenienti da 27 tra archivi e musei di tutta Europa, dal Louvre all’Archivio di Stato di Parma. Ricostruzioni filologiche di scene e costumi del debutto di “Aida”, realizzate dal Teatro Regio di Torino, ma anche podcast, videogame, pillole video, incontri e rassegne cinematografiche accompagnano il visitatore in un periodo storico che va dagli anni Quaranta agli anni Settanta dell’Ottocento.

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Il musicista Giuseppe Verdi: la sua “Aida” debuttò alla Scala di Milano l’8 febbraio 1872: 150 anni fa (foto museo egizio)

È l’inizio di giugno del 1870, quando Giuseppe Verdi, dopo una lunga trattativa, accetta dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià, un compenso senza precedenti per comporre “Aida”, un’opera lirica, in lingua italiana, ambientata al tempo dei faraoni. L’Egitto punta sulla lirica per rispolverare il proprio passato glorioso e allo stesso tempo portare alla ribalta internazionale il proprio desiderio di modernità ed emancipazione dall’Impero Ottomano. E se l’Egitto nell’Ottocento guarda all’Europa come modello di modernità, nel Vecchio Continente già a partire dal 1809 la pubblicazione della “Déscription de l’Egypte” accende la passione per faraoni, papiri e reperti antichi. Esattamente 200 anni fa, nel 1822, con la decifrazione dei geroglifici, ad opera di Jean François Champollion, nasce l’Egittologia e due anni dopo, nel 1824 a Torino vede la luce il primo museo al mondo dedicato interamente alle antichità egizie, primo nucleo dell’attuale Museo Egizio. Due mondi, l’Egitto e l’Europa, che nel 1800 si intersecano e si intrecciano a più riprese. Ed è proprio questo intreccio di culture che la mostra “Aida, figlia di due mondi” vuole indagare. 

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Il viceré d’Egitto, Ismail Pascià: fu lui a commissionare “Aida” a Giuseppe Verdi

Il percorso espositivo si divide in due sezioni. La prima è dedicata al committente e all’ideatore di “Aida”, rispettivamente il viceré d’Egitto, Ismail Pascià, e il suo funzionario, l’egittologo e direttore degli scavi in Egitto, Auguste Mariette. Dalla nascita del Museo di Boulaq (1863), primo nucleo del Museo delle Antichità Egizie del Cairo, cui diede i natali lo stesso Mariette, all’Esposizione Internazionale di Parigi (1867), dove l’Egitto debuttò con i suoi imponenti padiglioni, tra cui il “Tempio di Hathor”, una ricostruzione scenografica di diversi templi e reperti egizi, ideata sempre da Mariette, fino all’inaugurazione del Canale di Suez e del nuovo Teatro Khediviale del Cairo (1869): sono le tappe del progetto di modernizzazione sostenuto dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià. È proprio all’Esposizione Universale di Parigi che Ismail Pascià rimane colpito dal “Don Carlos” di Verdi. E due anni dopo, per dare lustro al nuovo Teatro Khediviale del Cairo, il viceré d’Egitto pensa proprio al maestro di Busseto. Un clima che per Mariette sarà decisivo per dare i natali ad “Aida” e, più in generale, per raccontare al mondo il passato glorioso dell’Egitto e codificarne una nuova immagine internazionale. 

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Per la mostra “Aida” i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana (foto museo egizio)

Al centro della seconda sezione la genesi vera e propria dell’opera, da quando cioè il nome di Aida compare per la prima volta, in una lettera datata 27 aprile 1870, fino alla sua prima rappresentazione al Cairo e poi a Milano. Per volere di Ismail Pascià, Mariette scrive, infatti, di suo pugno al librettista del “Don Carlos”, Camille Du Locle, svelandogli una storia dal “titolo curioso, Aida”. È l’inizio di un carteggio tra il Cairo, Parigi e Busseto, che in parte è possibile ammirare in mostra a Torino, grazie ai prestiti dell’Archivio Storico Ricordi. I bozzetti originali di Mariette, conservati alla Bibliotèque National de France, hanno preso vita grazie al Teatro Regio. Per questa mostra i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato appositamente un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana.

Archeologia in lutto. Febbraio si porta via due grandi archeologi: Marcello Piperno, innovatore degli studi preistorici, e Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese. Il ricordo di colleghi e amici

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L’archeologo Dario Palermo

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L’archeologo Marcello Piperno

Doppio lutto nel mondo dell’archeologia, non solo italiana, che perde, nel giro di due settimane di febbraio, Marcello Piperno e Dario Palermo. Il primo, grande studioso del Paleolitico, è scomparso il 14 febbraio 2022. Piperno, prima funzionario archeologo, poi docente a Napoli alla “Federico II” e infine a Roma alla “Sapienza”, è stato un grande innovatore degli studi preistorici, ha operando in varie località in Italia e all’estero, preoccupandosi sempre di coniugare la ricerca alla musealizzazione e alla valorizzazione dei resti archeologici. Il secondo ci ha lasciato il 26 febbraio 2022. Dario Palermo, docente di archeologia classica prima all’università di Torino e poi a Catania, ha condotto numerose ricerche in varie località della Sicilia e a Creta, a Priniàs, nella città arcaica della Patela. Corale e unanime il profondo cordoglio espresso “alle famiglie, agli allievi e agli amici e all’intera comunità archeologica” dalla Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia, come ricorda sul suo sito l’archeologo Giuliano Volpe dell’università di Bari.

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L’archeologo Marcello Piperno impegnato negli scavi nell’area di Melka Kunture, in Etiopia, ricca di siti preistorici

Lunedì 14 febbraio 2022, dopo una lunga malattia, è morto, all’età di 76 anni, Marcello Piperno. Lo ha annunciato sul proprio sito l’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, ripercorrendo i suoi importanti risultati raggiunti in anni di ricerche. “Studioso del Paleolitico di fama internazionale – scrive l’Iipp -, “Piperno è ben noto soprattutto per gli scavi effettuati in Etiopia, nell’area di Melka Kunture, ricca di siti olduvaiani e acheuleani in collaborazione con Jean Chavaillon dal 1999 al 2010; in questa località, inoltre, ha creato anche un Museo. Un altro importante scavo diretto da Piperno è quello del giacimento del Paleolitico inferiore di Notarchirico (Venosa), altro sito in seguito musealizzato; nel Lazio va ricordata la ricerca negli anni Ottanta del Novecento alla Grotta Guattari (San Felice Circeo, LT), in cui effettuando un calco della paleosuperficie e analizzando la tafonomia del deposito si poté capire per la prima volta l’influenza delle iene come agenti della formazione dello stesso. Va anche ricordata la sua partecipazione all’équipe che lavorò sull’importante scoperta dell’Uomo di Altamura e gli scavi della grotta di San Sebastiano (Mondragone, CE), sito ascrivibile a un orizzonte (l’aurignaziano) fino ad allora poco conosciuto in Campania. A Piperno si devono anche le ricerche effettuate negli anni Novanta del secolo scorso nel Vallo di Diano per poterne ricostruire il popolamento in età pre e protostorica. Nel Medio Oriente – continua lo scritto dell’IIpp – va ricordata la sua lunga collaborazione con Maurizio Tosi che lo portò a scavare e in seguito a pubblicare, assieme a Sandro Salvatori, la necropoli di Shahr-i-Shokta, del III millennio a.C. Dopo lunghi anni in cui lavorò come Ispettore all’allora soprintendenza speciale per la Preistoria e l’Etnografia, nel 1992 divenne professore associato di Paletnologia all’università “Federico II” di Napoli; in seguito fu professore ordinario della stessa materia all’università “La Sapienza” di Roma. Autore di numerose pubblicazioni e organizzatore di importanti convegni internazionali – conclude l’Iipp -, va anche ricordato il costante impegno nella divulgazione di alto profilo; come esempio può essere citata l’edizione italiana del Dizionario di Preistoria di A. Leroi Gourhan da lui curata agli inizi degli anni
Novanta. Esponente della generazione che innovò l’archeologia italiana, soprattutto nei metodi di lavoro sul campo, Marcello Piperno lascia un vuoto che sarà difficile colmare”.

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L’archeologo Marcello Piperno durante la direzione degli scavi nella Grotta di Roccia San Sebastiano a Mondragone (Ce)

La città di Mondragone (Ce) piange il professore Marcello Piperno, 76 anni, uno dei più importanti archeologi preistorici italiani. A Mondragone è stato componente del Comitato Scientifico del museo civico “Biagio Greco”, responsabile della sala preistorica, ed era, da più di vent’anni, direttore della campagna di scavo archeologico relativa appunto alla preistoria, che ha messo in luce la Grotta di Roccia San Sebastiano ed ha attestato la presenza dell’uomo di Neanderthal sul territorio mondragonese. “Salutiamo l’impegno garbato di Marcello Piperno sul nostro territorio”, scrive l’ex sindaco di Mondragone, Giovanni Schiappa, “e lo ringraziamo per aver onorato la nostra terra con i suoi appassionati studi, le sue indagini scrupolose, le meticolose ricerche e le brillanti campagne di scavo. Mancherà a Mondragone ed alla nostra voglia di riprendere il filo della storia. Ciao Prof”. E il centro culturale ‘Palazzo Tarcagnota’ di Mondragone: “Nessuno di noi poteva mai immaginare, che lungo la via per la Grotta di Roccia San Sebastiano, mentre eravamo alla ricerca dell’uomo della Preistoria, avremmo incontrato la Morte. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato così all’improvviso e che saremmo stati qui a ricordare insieme Marcello Piperno, il suo coraggio, la sua determinazione. Il Comune di Mondragone, il museo civico Archeologico “B. Greco” hanno perso un grande archeologo, il prof. Marcello Piperno, ma di più hanno perso un amico, un magnifico punto di riferimento di umanità ancor prima che di professionalità e rappresentatività. Marcello Piperno era un uomo straordinario, disponibile, accorto, semplice e per queste sue grandissime qualità umane era possibile apprezzarne e sentire il prezioso valore della sua vicinanza e della sua presenza. Ci mancherà il suo sorriso, la sua profonda umanità, la sua ironia. Sul piano professionale, nel campo della ricerca archeologica, ci mancherà invece, la sua azione, le sue parole, i suoi scritti, il suo insegnamento. Mondragone perde una figura monumentale, un cultore sincero della nostra Storia, che ha voluto generosamente donare la sua opera di studioso al nostro Museo, allestendo e sistemando una delle collezioni di reperti preistorici più importante in Europa. L’amministrazione comunale, il sindaco Virgilio Pacifico, il direttore del museo Archeologico Luigi Crimaco e Marianna Musella, responsabile del Laboratorio di Restauro, unitamente a Carmine Collina, Gustavo Riccio, Francesca Sogliani e a tutto il personale scientifico del Museo, con grande e sincero dispiacere, e nella speranza che dall’esperienza del dolore possa generarsi un insegnamento positivo vogliono ricordare e ringraziare il professor Marcello Piperno per la sua opera e per la sua amicizia”.

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L’archeologo Dario Palermo durante il suo intervento al convegno internazionale di studi “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale. Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)” tenutosi a Palermo ai primi di novembre 2021

Sabato 26 febbraio 2022, all’età di 71 anni, si è spento il professore Dario Palermo, ordinario di Archeologia Classica (già di Antichità Egee) dell’ateneo catanese. Durante la sua brillante carriera accademica ha ricoperto molti incarichi di prestigio, tra tutti direttore di Dipartimento, senatore accademico e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dal 2017 al 2020. Profondo conoscitore delle antichità egee e della civiltà cretese, era stato allievo del noto archeologo prof. Vincenzo La Rosa, di cui ha seguito le tracce nell’isola di Creta, dove ha scavato nel sito di Priniàs a partire dal 1974 e condotto la missione Archeologica Italiana sin dal 2006. In Sicilia le sue maggiori scoperte sono legate al mondo egeo e pre-greco in Occidente, nella montagna di Polizzello (CL), a Sant’Angelo Muxaro (AG), a Torricella di Ramacca (CT). Ha effettuato scavi inoltre nelle colonie greche di Leontinoi (SR) e Casmene (SR), e a Caltabellotta in Sicilia (AG). Nato a Meina (No) il 15 ottobre 1950. Laureato in Lettere classiche all’università di Catania, ha conseguito il diploma della Scuola di Perfezionamento in Archeologia classica della stessa università.

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L’archeologo Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese

Sit tibi terra levis” scrive la Scuola archeologica italiana di Atene in memoria di Dario Palermo, di cui è stato direttore della Missione Archeologica Italiana a Priniàs (Creta) dal 2006 al 2020. E l’archeologo Massimo Cultraro, dirigente di ricerca al Consiglio nazionale delle Ricerche e docente di Preistoria e Archeologia egea all’università di Palermo, formatosi alla Scuola archeologica italiana di Atene: “L’archeologia siciliana ed egeo-cretese perde Dario Palermo, un vero galantuomo di altri tempi, un docente di eccezionali doti comunicative, raffinato esploratore del passato, uomo mite che si è sempre distinto tra i rumorosi clamori di una disciplina spesso troppo urlata. Io perdo più semplicemente un amico, kalo taxidi file mou”. Un ricordo infine anche dalla Scuola di specializzazione in beni archeologici dell’università di Catania, di cui il prof. Palermo diresse la Scuola dal 2017 al 2020: “Il Direttore e il Consiglio scientifico della Scuola di Specializzazione in beni archeologici si stringono attorno alla famiglia per la scomparsa prematura del prof. Dario Palermo, archeologo raffinato e serio, profondo conoscitore della storia e dell’archeologia delle due isole in cui lavorò tanto, Sicilia e Creta”.

Torino. Al museo Egizio il prof. Alberto Rizzuti (università di Torino) su “Il suono della rugiada”: lo strano fenomeno sonoro che la rugiada produceva al sorgere del sole sul Colosso di Memnone. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

Mèta di viaggiatori eccellenti sin dai tempi più antichi, il Colosso di Memnone conobbe una straordinaria fortuna fra il 27 a.C. e il 199 d.C., periodo in cui al sorgere del sole produceva – forse a causa dell’evaporazione della rugiada – un affascinante fenomeno sonoro. Giovedì 25 novembre 2021, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio di Torino , nuovo appuntamento con gli incontri organizzati in collaborazione con ACME, associazione Amici e Collaboratori del museo Egizio, “Il suono della rugiada”: Alberto Rizzuti, docente di Storia della civiltà musicale all’università di Torino ci parla di un curioso fenomeno sonoro rilevato presso il Colosso di Memnone da numerose testimonianze. Letture di Valentina Monateri e Marta Romagnoli. Ingresso in sala conferenze fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

I Colossi di Memnone a Tebe Ovest: facevano parte del tempio funerario di Amenofi III

Le proprietà oracolari attribuite nel tempo alle sonorità del Colosso furono un vettore potente della sua fama, tanto che al suo cospetto sfilarono in pochi decenni ben tre imperatori romani; il secondo di essi, Adriano, andò a visitarlo in compagnia della moglie e della poetessa Julia Balbilla, la quale lasciò incisi sul basamento quattro epigrammi in lingua greca. In epoca moderna il Colosso è divenuto mèta di personaggi anche letterari. La relazione del prof. Alberto Rizzuti muove dalla scena in cui, nel corso di un improbabile percorso di formazione, al suo cospetto giunge Peer Gynt, il protagonista del dramma omonimo di Henrik Ibsen (1867). Oltre a illustrare i pochi versi in cui il drammaturgo norvegese concentra la profezia, la relazione propone l’analisi e l’ascolto della pagina (1875) in cui il l’amico e compatriota di Peer Gynt, Edvard Grieg, affida all’orchestra sinfonica il compito non facile di evocare un suono sepolto da sedici secoli nella sabbia del deserto egiziano.

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Il prof. Alberto Rizzuti (università di Torino)

Alberto Rizzuti insegna Storia della civiltà musicale all’università di Torino. Fra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano “Musica sull’acqua. Fiumi sonori, fontane magiche e mari in tempesta da Händel a Stravinskij” (Roma, Carocci, 2017) e “Torino 6 unica. Un’indagine preliminare sul manoscritto Varia 42/2 della Biblioteca Reale”, Studi francesi LXIV-I, 2020, pp. 84-112. 

Politiche e modalità di fruizione dei beni culturali in chiave turistica: il museo Archeologico nazionale di Taranto alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e a TourismA – Salone internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale

La nuova identità visiva e digitale del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTa

Il binomio cultura-turismo sarà al centro di due prossimi eventi che a Paestum e a Firenze metteranno in correlazione best practices, politiche e modalità di fruizione dei beni culturali in chiave turistica. Per questa ragione il museo Archeologico nazionale di Taranto sarà presente sia alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum – BMTA che sia alla tre giorni del Salone internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale di Firenze – TourismA.

Giovedì 25 novembre 2021, nella sala Nettuno, alla XXIII edizione del Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, parteciperà dalle 11.30 alle 15.30 al convegno “I Beni Culturali e il turismo culturale dopo la pandemia”. Venerdì 26 novembre 2021, nella sala MiC della stessa BMTA, la direttrice Eva Degl’Innocenti terrà alle 14.20 la relazione su “Tutta un’altra storia. Fruizione inclusiva del patrimonio archeologico” con un focus sul progetto FISH & C.H.I.P.S.

Sabato 18 e domenica 19 dicembre 2021, il MArTA si racconta a Firenze, nell’ambito di TourismA, il Salone dell’Archeologia e del turismo Culturale. Sabato 18 dicembre 2021, la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, sarà relatrice nell’evento, organizzato dall’ANA- Associazione Nazionale Archeologi, dal titolo “Archeologia al tempo del Covid-19: la digitalizzazione del patrimonio archeologico alla luce del Pnrr” che si terrà dalle 14.30 alle 18. Domenica 19 dicembre 2021, dalle 11.50 alle 13.30, nella sala convegni del Palazzo dei Congressi di Firenze, la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, insieme ai direttori del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, e di Anna Maria Marras, ricercatrice dell’università di Torino e componente ICOM Italia della Commissione Tecnologie Digitale per il patrimonio culturale, parteciperà alla tavola rotonda “Musei Archeologici e culture digitali”.

Cividale del Friuli. Al museo Archeologico nazionale concerto “Il Soffio del Tempo” di International Recorder Quartet promosso da Wunderkammer nell’ambito del progetto Gemini

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Locandina del concerto “Il Soffio del Tempo” al museo Archeologico nazionale di Cividale

cividale_museo-archeologico-nazionale_logoAppuntamento speciale domenica 6 giugno 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli: alle 18, concerto “Il Soffio del Tempo” con IRQ International Recorder Quartet. Fabiano Martignago, Luca Ventimiglia, Susanne Geist, Lorenzo Cavasanti proporranno con flauti dolci musiche di J.S. Bach, A. Vivaldi, F. Mendelsshon, G.F. Haendel, H. Purcell. Posti limitati, prenotazione obbligatoria chiamando il numero 0432700700. Il concerto è compreso nel biglietto d’ingresso. Il concerto  promosso da Wunderkammer, rientra nel Progetto Gemini, nato per il restauro degli strumenti musicali, che sviluppa con grande originalità musiche realizzate mediante riproduzioni digitali. Il progetto ha preso l’avvio con un workshop aperto al pubblico durante ESOF 2020, inserito nel Science in the City Festival. A questo fa seguito, inanellandosi con Wunderkammer, il concerto “Il Soffio del Tempo”, che il gruppo emergente IRQ porta nelle sale dei musei Archeologici nazionali di Cividale e Aquileia e nel circuito del festival FEM (Friuli Early Music) e quello dell’ensemble filoBarocco, entrato quest’anno nel progetto EEEMERGING+.

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Concerto promosso da Wunderkammer per il progetto Gemini (foto wunderkammer)

Progetto Gemini. Le tecnologie di manifattura digitale offrono uno straordinario strumento per colmare questa lacuna e Gemini nasce per coprire tutto il ciclo di competenze che portano dallo studio dello strumento alla manifestazione concertistica. Un rilievo tomografico a raggi X ad alta risoluzione fornisce un modello geometrico accurato dello strumento che viene in seguito riprodotto con tecniche di manifattura additiva (stampa 3D). Questa tecnologia apre interessanti prospettive di valorizzazione delle collezioni museali e di restauro virtuale di strumenti danneggiati, riportando all’orecchio moderno suoni storici altrimenti impossibili da fruire. Il progetto prevede la scansione con tomografia a raggi X ad alta risoluzione di uno strumento storico, realizzata al Tomolab di Elettra Sincrotrone Trieste. Da queste misure verranno ricavati i modelli tridimensionali dello strumento, che serviranno all’università di Torino per realizzare copie stampate 3D di elevata qualità acustica, da sottoporre non solo al confronto con l’originale, ma anche alla prova di esecutori di alto profilo nell’ambito di una rassegna concertistica.

Torino. “Formazione e ricerca”: nuova pagina web del museo Egizio con gli Atti dei convegni. La prima pubblicazione, convegno nell’ambito della mostra “Anche le statue muoiono”, accompagnata dalla tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali sul ruolo dei musei

Una serie di teste di Qau, conservate al museo Egizio di Torino, mostra il diverso stato di conservazione dei reperti (foto museo egizio)

È online una nuova pagina web del museo Egizio di Torino dedicata all’importante attività di studio e approfondimento che l’istituzione porta avanti quotidianamente, tanto al proprio interno quanto attraverso il confronto e la collaborazione con una rete di istituzioni nazionali ed internazionali: il portale “Formazione e ricerca” (raggiungibile dal sito del Museo e all’indirizzo https://formazioneericerca.museoegizio.it) permetterà infatti di consultare e scaricare liberamente gli Atti dei Convegni curati e realizzati dall’istituzione. Dopo la rivista scientifica, la possibilità di consultare online alcuni dei reperti conservati e dei papiri, la piattaforma “Formazione e ricerca” rappresenta quindi un’ulteriore risorsa a disposizione della comunità scientifica, ma non solo: “Garantire il più ampio accesso alla propria attività di ricerca ritengo che sia uno dei compiti principali che un museo è chiamato a svolgere, e la scelta di rendere disponibili a tutti i nostri Atti dei Convegni è certamente in linea con questo obiettivo”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Il nostro museo è un’istituzione viva, dinamica e moderna, che mira ad una profonda crescita culturale attraverso il confronto e il dialogo con altre discipline, dall’egittologia ai beni culturali, dal restauro all’inclusione sociale: sono solo alcuni degli argomenti affrontati nel corso di Convegni ed Incontri svolti in Museo nel corso degli anni e che troveranno in questo portale spazio, condivisione e accesso gratuito, nell’ottica di favorire la diffusione della conoscenza”.

La locandina della mostra “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” allestita al museo Egizio nel 2018

La prima pubblicazione disponibile è quella relativa a “Statues Also Die. Destruction and Preservation in Ancient and Modern Times”, convegno realizzato nell’ambito della mostra temporanea “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” e dedicato al rapporto tra istituzioni culturali, conservazione e distruzione del patrimonio. In occasione della messa online degli Atti, giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio ospita la tavola rotonda “Perché preservare il passato”: un confronto tra egittologi, archeologi, storici e curatori museali introdotta dal direttore Christian Greco, che si focalizzerà proprio sui temi del convegno, approfondendoli grazie a un dialogo tra esperti di discipline diverse. La mostra diffusa “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”, inserita nel calendario italiano dell’Anno Europeo del Patrimonio 2018, era nata dalla comune riflessione di quattro istituzioni – Museo Egizio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali, Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino – e aveva proposto un dialogo tra opere d’arte e manufatti di epoche e contesti geografici diversi attorno al tema trasversale della distruzione e della perdita e quindi, in parallelo, della conservazione e della protezione del patrimonio. Il progetto aveva fornito uno sguardo sul presente, in particolare sulla sistematica distruzione del patrimonio storico-artistico che ha di recente interessato le aree di conflitto nel Vicino Oriente. Introducendo, però, una diversa temporalità, legata alla storia e all’idea di trasmissione da un’epoca a un’altra di manufatti, opere, idee. Oggetto di riflessione è stato anche il ruolo del Museo che, a partire dal ventesimo secolo, si è imposto come luogo di tutela e conservazione di un patrimonio che appartiene, almeno in teoria, a tutta l’umanità. I musei si trovano, tuttavia, in una posizione liminale: è ineludibile, infatti, pensarli sia come “predatori” di patrimoni altrui, sia come luoghi di conservazione e protezione di reperti che, altrimenti, sarebbero soggetti alla distruzione e all’oblio.

La locandina della tavola rotonda “Perché preservare il passato?” al museo Egizio di Torino

Giovedì 13 maggio 2021, alle 18.15, il museo Egizio di Torino ospita dunque la tavola rotonda “Perché preservare il passato?”. La tavola rotonda si svolgerà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del Museo Egizio. L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del Museo (QUI il link alla diretta). Si è radicato il concetto che la società abbia l’obbligo morale di conservare i reperti antichi per la posterità, opponendosi, quindi, alla distruzione dettata dallo scorrere del tempo. È lecito e doveroso allora domandarsi che ruolo abbia l’istituzione museale – luogo di conservazione per eccellenza, destinata a farsi testimone dell’arte o delle culture dei secoli passati – in questo processo. I musei concorrono alla morte delle opere che conservano nelle loro collezioni, cristallizzando il naturale processo di trasformazione e distruzione degli oggetti, o sono l’ultimo baluardo perché esse possano sfuggire alla fine di un’esistenza messa in pericolo da una miriade di fattori quali l’oblio, mancanza di risorse, conflitti, disastri ambientali o più semplicemente incuria? Un ricco panel di relatori discuterà di questi temi dal punto di vista museale, archeologico, storico e scientifico. Intervengono: Arianna Arisi Rota (Università di Pavia), Irene Calderoni (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Elena Calandra (Istituto Centrale per l’Archeologia), Paolo Del Vesco (Museo Egizio), Christian Greco (Museo Egizio), Salvatore Settis (Scuola Normale Superiore di Pisa), Caterina Ciccopiedi (Università di Torino), Carlo Lippolis (Università di Torino), Simonetta Graziani (Università di Napoli “L’Orientale”), Rita Lucarelli (University of California, Berkeley), Hourig Sourouzian (direttrice de “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”/DAI).

Torino. Al museo Egizio incontro on line con Silvia Giorcelli Bersani e Filippo Carlà-Uhnik autori del volume “Monsieur le professeur… Correspondances italiennes 1853-1888. Theodor Mommsen, Carlo, Domenico, Vincenzo Promis” in dialogo col direttore Greco

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La copertina del libro “Monsieur le professeur… Correspondances italiennes 1853-1888. Theodor Mommsen, Carlo, Domenico, Vincenzo Promis” (Ed. Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, Paris 2018)

Nei decenni centrali del XIX secolo, al momento dell’unificazione italiana e tedesca, Torino e Berlino avevano anche stabilito stretti legami scientifici. All’Accademia delle Scienze di Berlino, Theodor Mommsen stava lavorando al grande progetto del Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), il cui quinto volume contiene iscrizioni piemontesi. Mommsen visitò più volte il Piemonte, ma, come in ogni altro luogo, si affidò principalmente all’aiuto di studiosi locali considerati degni della sua fiducia, tra cui l’architetto e storico Carlo Promis. Lunedì 29 marzo 2021 alle 18 il museo Egizio di Torino ospita la presentazione del volume “Monsieur le professeur… Correspondances italiennes 1853-1888. Theodor Mommsen, Carlo, Domenico, Vincenzo Promis” (Ed. Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, Paris 2018), attraverso un dialogo tra gli autori Silvia Giorcelli Bersani e Filippo Carlà-Uhnik, e il direttore del museo Egizio Christian Greco. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

Nell’Ottocento l’Accademia delle Scienze fu luogo di incontro di studiosi e sede di grandi progetti culturali (foto museo egizio)

Nel volume gli autori Silvia Giorcelli Bersani e Filippo Carlà-Uhink ripercorrono le intense collaborazioni scientifiche condivise tra Torino e Berlino nei decenni centrali del XIX secolo. L’Accademia delle Scienze di Torino non fu soltanto il luogo di riferimento per gli studiosi che desideravano avvicinare la straordinaria collezione egizia da poco acquistata ma anche la sede di numerosi progetti culturali di grande rilevanza. Tra questi la compilazione del volume del Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL) a opera del grande storico ed erudito tedesco Theodor Mommsen. Torino e Berlino condividevano intense collaborazioni scientifiche e certamente la raccolta delle iscrizioni latine esistenti in Piemonte mobilitò le migliori intelligenze locali. Mommsen scendeva spesso in Piemonte per censire le epigrafi e per partecipare alle sedute dell’Accademia delle Scienze di Torino, di cui era socio. Egli poteva contare sull’aiuto di molti studiosi locali e soprattutto di Carlo Promis, docente di architettura al Politecnico, fine studioso di antichità e maestro dell’epigrafia piemontese: Carlo Promis, il fratello Domenico e il nipote Vincenzo, erano al centro di una straordinaria rete di intellettuali di alto profilo, tra i quali Prospero Balbo, Amedeo Peyron, Costanzo Gazzera, Ariodante Fabretti e altri. Il volume presenta l’edizione critica della corrispondenza tra Mommsen e i tre Promis e ricostruisce lo scenario politico e culturale nel quale nacque il volume delle iscrizioni romane piemontesi, ancora oggi un punto di riferimento imprescindibile per gli studi di storia romana e di epigrafia latina.

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La prof.ssa Silvia Giorcelli Bersani dell’università di Torino

Silvia Giorcelli Bersani insegna Storia romana ed Epigrafia latina all’università di Torino e, dall’anno 2020/21, Storia delle donne romane. Studia i processi di romanizzazione in area cisalpina con particolare riferimento alle strutture istituzionali, sociali, religiose delle comunità urbane; si interessa di ricezione del passato romano tra XVI e XX secolo, con attenzione alla storiografia e alle antichità sabaude. Ha presieduto il Comitato Pari Opportunità e il Comitato Unico di Garanzia dell’Ateneo torinese ed è attualmente presidente del corso di laurea magistrale in Archeologia e Storia antica e vicedirettrice della Scuola di Scienze Umanistiche. Per il volume “L’impero in quota. I Romani e le Alpi” (2019) ha vinto il Premio Itas del Libro di montagna 2020 (sezione Vita e Storie di montagna) e il Premio Mario Rigoni Stern 2020.

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Il prof. Filippo Carlà-Uhink dell’università di Potsdam (foto kaya neutzer)

Filippo Carlà-Uhink è dal 2018 professore ordinario di Storia antica all’università di Potsdam (Germania). Laureato in Lettere classiche all’università di Torino, ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze dell’Antichità all’università di Udine e l’abilitazione al ruolo di professore in Germania alla Technische Universität Dresden nel 2016. I suoi filoni di ricerca principali sono la storia sociale ed economica del mondo antico, la storia culturale e della mentalità e la ricezione dell’antico nella cultura popolare moderna e contemporanea.

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Il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco (foto museo Egizio)

Christian Greco è direttore del museo Egizio dal 2014. Ha guidato e diretto il progetto di ri-funzionalizzazione, il rinnovo dell’allestimento e del percorso espositivo, concluso il 31 marzo 2015, che ha portato alla trasformazione dell’Egizio, da museo antiquario a museo archeologico. Formatosi principalmente in Olanda, è un egittologo con una grande esperienza in ambito museale: ha curato moltissimi progetti espositivi e di curatela in Olanda, Giappone, Finlandia, Spagna e Scozia. Alla direzione del museo Egizio ha sviluppato importanti collaborazioni internazionali con musei, università ed istituti di ricerca di tutto il mondo. La sua forte passione per l’insegnamento lo vede coinvolto nel programma dei corsi dell’università di Torino e di Pavia, della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, della New York University di Abu Dhabi e della Scuola IUSS di Pavia con corsi di cultura materiale dell’antico Egitto e di museologia. Il lavoro in campo archeologico è particolarmente importante: è stato membro dell’Epigraphic Survey of the Oriental Institute of the University of Chicago a Luxor e, dal 2015, è co-direttore della missione archeologica italo-olandese a Saqqara. Al suo attivo ha molteplici pubblicazioni divulgative e scientifiche in diverse lingue e numerose partecipazioni a convegni internazionali di egittologia e di museologia come keynote speaker.

Torino. Conferenza egittologica con Enrico Ferraris curatore del museo Egizio su “Ritorni celesti nel firmamento d’Egitto: i due orologi stellari del museo Egizio” con la presentazione di un nuovo frammento inedito di tavola stellare diagonale

La locandina della conferenza on line di Enrico Ferraris al museo Egizio di Torino

L’osservazione del moto apparente del firmamento ha dato forma, in Egitto, ad una peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa e funeraria egizia. Se ne parla giovedì 14 gennaio 2021, alle 18, al museo Egizio che ospita la conferenza egittologica online “Ritorni celesti nel firmamento d’Egitto: i due orologi stellari del Museo Egizio” tenuta dal curatore Enrico Ferraris. Nel corso della conferenza saranno analizzate due tavole stellari diagonali presenti nella collezione del museo Egizio (Mereru e Iqer) e sarà presentato un nuovo frammento inedito che porta così a 28 il numero complessivo dei documenti, interi o frammentari, esistenti al mondo. La conferenza si terrà in italiano e sarà introdotta da Christian Greco, direttore del museo Egizio. La conferenza verrà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Tavola stellare diagonale conservata al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

L’osservazione del moto apparente del firmamento ha dato forma, in Egitto, a una peculiare concezione circolare del tempo che permea la tradizione religiosa e funeraria egizia. La prima chiara evidenza di un processo di registrazione e traduzione grafica dei moti delle stelle è documentata dalle cosiddette tavole stellari diagonali che decorano i coperchi di sarcofagi datati tra la fine del Primo Periodo Intermedio e l’inizio del Medio Regno (ca. 2000 a.C.) e provenienti principalmente dalla necropoli di Assiut. Una tavola stellare diagonale ha l’aspetto di una griglia nella quale trovano posto i nomi di 36 stelle appositamente selezionate per scandire, con il loro sorgere, le dodici ore della notte nel corso dell’anno; la loro sequenza, si rinnova così idealmente con la levata di Sirio che, a fine luglio, annunciava l’arrivo della piena del Nilo, l’avvio del nuovo anno agricolo e la promessa di rinascita per gli spiriti dei defunti.

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L’egittologo Enrico Ferraris, curatore del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Enrico Ferraris si è laureato in Egittologia all’università di Torino e poi ha conseguito il dottorato di ricerca a Pisa con una tesi intitolata: “Oggetti celesti e culti stellari nella documentazione figurativa e testuale egiziana”. Ha lavorato per la missione di scavo dell’università di Torino ad Alessandria d’Egitto (2001-2007) e per il ministero degli Affari Esteri italiano al museo Egizio del Cairo nell’ambito del progetto “GEM – Grand Egyptian Museum” (2004). Dal 2013 è curatore al museo Egizio di Torino ed è responsabile del programma di analisi archeometriche dei reperti della tomba intatta di Kha e Merit, denominato TT8 Project (2018-2023). Ha curato la mostra temporanea “Archeologia Invisibile” (attualmente in corso).