Pompei (Na). Aperta nella Palestra Grande la mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso documentano le diverse categorie femminili nelle varie fasi della vita e nei diversi ruoli che svolgevano nella società. Gli interventi del direttore Zuchtriegel, delle curatrici Ghedini e Salvadori, e del restauratore Napoli

Locandina della mostra “Essere donna nell’antica Pompei” dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi
Con il suo straordinario stato di conservazione Pompei si pone come osservatorio privilegiato. La documentazione emersa nel corso dei quasi tre secoli di scavi è preziosa per analizzare il ruolo della donna nella società romana, argomento che in altri contesti sfugge a causa della esiguità delle testimonianze. Ma soprattutto a Pompei si può cogliere la presenza non solo di coloro che appartenevano ai vertici della società, ma anche di quella folla indistinta di persone “comuni” a cui è stata dedicata la precedente mostra “L’altra Pompei”, con la quale la nuova esposizione si pone in continuità: la mostra “Essere donna nell’antica Pompei” – dal 16 aprile 2025 al 31 gennaio 2026 nella Palestra grande degli scavi – a cura di Francesca Ghedini e Monica Salvadori e in collaborazione con le università di Padova, Salerno e Verona. Il filo conduttore è la scoperta delle condizioni di vita delle donne e bambine, dei numerosi aspetti della vita quotidiana e della posizione che esse occupavano nella casa e nella società romana e ancor più in una città campana quale Pompei.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei: “Il filo conduttore è un po’ quello di raccontare L’altra Pompei, come si chiamava la mostra precedente, cioè quegli aspetti che vengono un po’ oscurati nella grande narrazione tradizionale. E tra questi ovviamente la vita delle donne, delle ragazze, delle bambine a Pompei, che era una vita segnata da violenza, da schiavitù a volte, la prostituzione, lo sfruttamento, ma anche spazio che le donne si sono conquistate. Ci sono imprenditrici, ci sono sacerdotesse. Dunque ci sono donne che possiamo definire anche un po’ del potere. Ma tutto questo è anche uno specchio per noi, perché siccome la storia non esiste senza chi la racconta, dipende molto da noi come presentiamo il tema. Abbiamo cercato un modo di parlare di tutti gli aspetti e credo che sia anche un’occasione per prendere atto che alcune cose sono cambiate per fortuna: oggi forse c’è ancora molto da fare, sicuramente c’è ancora molto da fare, ma possiamo anche misurare un po’ gli spazi che si sono aggiunti per le donne nella società, nel mondo lavorativo, nell’arte, in tutti i settori”.
Francesca Ghedini, professoressa emerita di Archeologia dell’università di Padova: “L’idea è cercare di illustrare le donne romane a Pompei, perché Pompei è un microcosmo che rappresenta in fondo tutto l’impero romano. E quindi capire come vivevano le donne a Pompei è cercare di capire la condizione femminile a Roma e quindi ampliare il nostro sguardo. Perché la condizione femminile in questi ultimi anni è stata studiata soprattutto da storici, storici della religione, antropologi, studiosi del diritto romano: noi vogliamo lo sguardo dell’archeologo in una realtà unica, perché Pompei cristallizzata dall’immane eruzione ci restituisce la vita vera. Quindi gli oggetti, quindi gli spazi, quindi le immagini. E attraverso queste tre categorie di documenti abbiamo proposto un percorso che illustri tutte le categorie di donne in tutti i momenti della loro vita e in tutte le attività che esse hanno svolto”.
Monica Salvadori, prorettrice al Patrimonio storico-artistico dell’università di Padova: “Con questa mostra abbiamo voluto raccontare un percorso ideale che parla delle donne pompeiane dalla nascita alla morte. Quindi la mostra si articola in tutta una serie di sezioni che prendono in considerazione il momento della nascita, l’educazione, il momento principale della vita di una donna che era il matrimonio, come la donna gestiva la casa, e di conseguenza anche quelle figure che raggiungono dei livelli importanti nella società pompeiana per le loro attività imprenditoriali; fino ad arrivare poi al momento della morte, quindi vede in questo caso una rappresentazione di alcune figure note e ignote. Quindi abbiamo voluto sempre giocare con i nomi delle donne pompeiane che sono stati catalogati e sono più di 600 i nomi che sono ricordati dalle fonti epigrafiche attestate a Pompei. Alcune di questi hanno delle identità più forti, perché siamo in grado di ricostruire la storia di alcune donne. Di alcune invece no: sappiamo solo cosa facevano, qual era la loro professione, non abbiamo altri elementi, però abbiano voluto dare dignità a tutte le donne pompeiane con questa mostra”.

Il rilievo funebre da Porta Sarno in mostra nella Palestra Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Giancarlo Napoli, direttore tecnico “Atramentum restauri” parla del restauro del rilievo funebre recentemente scoperto a Porta Sarno ed esposto, in cantiere aperto, proprio nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” (vedi Pompei. Scoperto nella necropoli di Porta Sarno un rilievo funebre da una tomba monumentale: raffigura a dimensioni reali una coppia, lui un uomo di rango elevato, lei una giovane sposa. Li vedremo in corso di restauro nella mostra “Essere donna nell’antica Pompei” che aprirà nella Palestra grande | archeologiavocidalpassato): “Dopo una prima pulitura abbiamo ritrovato del colore antico molto importante. Quindi abbiamo trovato la crisocolla, che è un colore verde; abbiamo trovato del blu egizio; abbiamo trovato delle lacche rosse. Quindi adesso stiamo mettendo in salvo questo colore. Lo stiamo consolidando prima che poi asciugandosi completamente sparisca. Stiamo usando anche dei leggeri biocidi per togliere le radici che c’erano nell’interno e stiamo consolidando il materiale lapideo. Perché essendo tufo è molto delicato e nel momento in cui tenderà ad asciugare probabilmente si creeranno delle lesioni, e quindi stiamo monitorando la situazione consolidando con delle nanosilici moderne che vanno ad aggregare di nuovo il materiale”.

Medaglione con busto di giovane donna: Intonaco dipinto, affresco, dalla Regio VI, insula 3, domus 11 di Pompei (I sec. d.C.) (foto marco casciello / parco archeologico pompei)
Il percorso della mostra si articola in 8 sezioni nel quale attraverso affreschi, ritratti privati e funerari, graffiti, iscrizioni ed oggetti d’uso sono documentate le diverse categorie femminili: matrone, liberte, schiave; nelle varie fasi della vita: nascita, infanzia, matrimonio, maternità, morte; e nei diversi ruoli che svolgevano nella società: dalle attività di grande rilievo sociale, economico, religioso, in cui erano impegnate le matrone di alto lignaggio e le liberte arricchite, ai mestieri di ogni genere esercitati da libere e schiave (filatrici e tessitrici, ostesse, venditrici, panificatrici, mediche, fattucchiere, prostitute ecc.).

Scena di lavatio: intonaco dipinto ad affresco da Pompei (I sec. d.C.) (foto marco casciello / parco archeologico pompei)
Nella prima sala il pubblico è accolto da nomi e volti di donne, come per dare voce alla loro individualità. Inizia, poi, il racconto che illustra, grazie al supporto di eccezionali testimonianze materiali – statue, affreschi, iscrizioni, graffiti e manufatti d’ogni genere – le donne di Pompei. Nelle prime sale sono illustrati gli aspetti principali della vita privata, che per una matrona comprendeva la gestione delle attività domestiche e il rapporto con la servitù, ma anche l’educazione dei figli, la cura del proprio corpo e le attività svolte nel tempo libero.

Ritratto femminile su erma in marmo dalla villa di Poppea a Oplontis (I sec. d.C.) (foto alfredo foglia e figlio sas / parco archeologico pompei)
Ampio spazio è poi riservato alla vita pubblica e lavorativa delle donne. Si stima cha a Pompei lavoravano fino a 100 donne nella prostituzione, molte costrette perché in schiavitù, ma non tutte. Le donne di si occupavano anche di attività di grande prestigio, con importanti ricadute sociali, come emerge nella sala dedicata alle imprenditrici ed evergeti dove sono raccontati ritratti di donne che hanno segnato il loro tempo, inaugurato nuove attività, cambiato il volto della città. Le ultime tracce del loro passaggio nella vita terrena si colgono invece nelle necropoli, dove monumenti funerari, iscrizioni e corredi restituiscono il ricordo di alcune di loro.

Le donne “pompeiane” oggi: ecco il gruppo di esperte del parco archeologio di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Mostra “Essere donna nell’antica Pompei”: spezzoni di film ispirati all’antoichità romana (foto parco archeologico pompei)
Il percorso si chiude con un salto nella contemporaneità che da un lato presenta i profili di alcune figure di donne che hanno dato il loro contributo alla scoperta e alla conoscenza di Pompei (Carolina Bonaparte, Wilhelmina Jashemski, Tatiana Warsher, Olga Elia), dall’altro offre ai visitatori una selezione di spezzoni cinematografici dedicati all’immagine femminile, tratti dal grande cinema d’ambientazione ispirato all’antichità romana e in particolare a Pompei.
Bibione (Ve). Giornata speciale alla villa romana di Mutteron dei Frati: visite guidate con Oderzo Cultura al mattino, e con gli archeologi di Regensburg e Padova nel pomeriggio sulle recenti scoperte

Villa romana di Mutteron dei Frati a Bibione (Ve): campagna di scavo 2025 (foto bibione antica)
Giornata speciale quella di sabato 29 marzo 2025 alla villa romana di Mutteron dei Frati di Bibione (San Michele al Tagliamento, Ve) per iniziativa di Oderzo Cultura e di Bibione Antica, il servizio di informazione delle università di Regensburg e Padova che da anni portano avanti le ricerche archeologiche.
La fondazione Oderzo Cultura promuove l’appuntamento “Il museo intorno – primavera 2025” dedicato a “Bibione tra archeologia e natura”: un percorso tra archeologia e natura, con la possibilità di visitare, in via eccezionale, il cantiere di scavo della villa romana di Mutteron dei Frati, condotto dall’università di Regensburg e dall’università di Padova con la collaborazione della soprintendenza ABAP-VE-MET, accompagnati dal gruppo di ricerca. Dalle 11 alle 12, visita al cantiere di scavo della villa romana di Mutteron dei Frati (Bibione), all’interno dell’area naturalistica Val Grande, accompagnati dal gruppo di ricerca. Dopo la pausa pranzo, dalle 14 alle 17, “L’area naturalistica Val Grande”: itinerario di circa 5 km alla scoperta dell’oasi naturalistica Val Grande, un’area naturale protetta di oltre trecento ettari tra pinete, lecci, canneti e zone umide, abitata da caprioli, fagiani, folaghe e fenicotteri, accompagnati da un’archeologa e una guida ambientale escursionistica.
“Open Day” allo scavo archeologico della villa romana di Mutteron dei Frati con gli archeologi delle università di Regensburg e Padova. Visite guidate alle 14.30, 15.30, e 16.30 per seguire l’équipe al lavoro, conoscere la storia del luogo e avere un’anteprima delle ultime scoperte. Durata un’ora. Ritrovo all’oasi naturalistica Val Grande, dietro il ristorante Havana.
Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale al via “Novità. Doc?”, il ciclo di conferenze con giovani studiosi che si occupano dello sviluppo di Altino e del suo territorio nell’antichità e frequentano costantemente i depositi del parco archeologico. Ecco il programma
“Giovani studiosi per l’antica Altino”: sono numerosi i giovani studiosi, specializzandi e dottorandi presso diverse Università o già liberi professionisti, che si occupano dello sviluppo di Altino e del suo territorio nell’antichità e frequentano costantemente i depositi del parco archeologico di Altino. I loro studi contribuiscono a ricostruirne le vicende, dalla preistoria all’abbandono nel VII secolo, passando per l’età del ferro, quando Altino fu fondata e abitata dai Veneti antichi, e l’età romana. “Li abbiamo invitati a parlarne al Museo”, annuncia Marianna Bressan, direttrice del parco archeologico di Altino (Ve). Eccio quindi “Novità. Doc?”, il ciclo di conferenze in programma nella primavera 2025 nella sala Colonne del museo Archeologico nazionale di Altino, un’occasione per conoscere le metodologie applicate dagli archeologi e vedere direttamente i reperti protagonisti degli studi. Ecco il programma. Info: drm-ven.museoaltino@cultura.gov.it, 0422789443.
Giovedì 20 marzo 2025, ore 15.30, “Preistoria lagunare, una proposta di ricerca antologica” con Damiano Paris, specialista in Beni archeologici – università di Pisa, libero professionista; giovedì 17 aprile 2025, ore 15.30, “L’abitato protostorico in località “I Marzi” di Portegrandi” con Roberta Busato, specialista in Beni archeologici – università di Padova, libera professionista; giovedì 22 maggio 2025, ore 15.30, “Altino, località Fornace. Prima del santuario del dio Alt(i)no” con Nadia Noio, dott.ssa di ricerca in Archeologia – università di Padova, libera professionista; giovedì 5 giugno 2025, ore 15.30, “Modus Vivendi. I reperti della cloaca raccontano Altino romana” con Valentina Mantovani, dott.ssa di ricerca in Archeologia – università di Padova, ricercatrice indipendente.
Bologna. Al museo civico Archeologico Silvia Paltineri (università di Padova) in dialogo con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale” per il ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”
“Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale” dopo Padova approda a Bologna. Giovedì 20 marzo 2025, si parte con il ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Silvia Paltineri (università di Padova) che dialoga con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimi appuntamenti: giovedì 3 e giovedì 10 aprile 2025.
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”

Sabato 15 febbraio 2025, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) l’incontro “Adria, San Basilio, Corte Cavanella. La rete per Una storia antica nella terra più giovane d’Italia” e presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”. Alle 10.30, saluto delle autorità; 11, Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria, “Sintesi di 3 anni di attività del progetto di educazione all’archeologia”; 11.20, Giovanna Falezza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, “Nuove modalità di fruizione del patrimonio archeologico con strumenti e ricostruzioni 3D”; 11.40, Paolo Bellintani, CPSSAE, presentazione del numero LVIII della rivista “Padusa”; 12, Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, e Silvia Paltineri, università di Padova, “I risultati della ricognizione nell’area dell’insediamento etrusco”.
Rovigo. A Palazzo Roncale, l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive”: novità sul progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche in provincia di Rovigo sostenuto dalla Fondazione Cariparo. Ecco il programma
Sabato 1° febbraio 2025, alle 9, a Palazzo Roncale a Rovigo, la Fondazione Cariparo ospita l’incontro “Archeologia in Polesine. Progetti in corso, novità, prospettive” che presenterà risultati e prospettive del progetto di ricerca e valorizzazione di alcune aree archeologiche di grande rilievo situate in provincia di Rovigo. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, che vede coinvolti la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, l’università di Padova, l’università Sapienza di Roma, l’università Ca’ Foscari di Venezia, la direzione regionale Musei nazionali Veneto, il CPSSAE di Rovigo e il Comune di Ariano nel Polesine. Un intervento che ha un forte valore scientifico e può contribuire alla valorizzazione culturale e turistica di tutta l’area polesana. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti, previa registrazione al seguente link: https://fondazionecariparo.it/…/archeologia-in…/
IL PROGRAMMA. INTRODUZIONE. Alle 9, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: Giuseppe Toffoli, vice presidente, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Andrea Rosignoli, soprintendente, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza; Daniele Ferrara, direttore, direzione regionale Musei nazionali Veneto. PROGETTI IN CORSO PER L’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 9.30, Paolo Bellintani, Andrea Cardarelli, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Frattesina e Grignano Polesine”; 9.50, Michele Cupitò, David Vicenzutto, Wieke De Neef, Paola Salzani, “Progetto Prima Europa – Villamarzana”; 10.10, Giovanna Gambacurta, Silvia Paltineri, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: l’abitato etrusco”; 10.30, Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto, Wieke De Neef, Giovanna Falezza, “Progetto San Basilio: il vicus romano”; 10.50, pausa caffè. ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN POLESINE: RICERCA E DIVULGAZIONE: 11.20, Raffaele Peretto, “Monitorare il territorio: gruppi archeologici attivi nella ricerca e il ruolo del CPSSAE”; 11.40, Enrico Maragno, “Quarant’anni di ricerche e divulgazione del Gruppo Archeologico di Villadose”; 12.10, Alberta Facchi, Marco Bruni, Maria Letizia Pulcini, “I Musei nazionali e locali: Adria, Fratta Polesine, San Basilio”; 12.30, Chiara Vallini, “Il Museo dei Grandi Fiumi oggi: eredità ed evoluzione”. PRESENTE E FUTURO DELL’ARCHEOLOGIA IN POLESINE: 12.50, Giovanna Falezza, Paola Salzani, “Archeologia in Polesine: dal presente al futuro”. Conclusione lavori.
Padova. Al circolo culturale sardo “Eleonora d’Arborea” la conferenza “Nora la più antica città della Sardegna. Trent’anni di scavi e ricerche dell’Università di Padova” con il prof. Jacopo Bonetto

“Nora, la più antica città della Sardegna. Trent’anni di scavi e ricerche dell’Università di Padova” è il titolo della conferenza in programma sabato 11 gennaio 2025, alle 17, nella sede sociale del circolo culturale sardo “Eleonora d’Arborea” in via delle Piazze 22 a Padova. A presentare i trent’anni di scavi e ricerche condotti dall’università di Padova nell’antica città di Nora, in Sardegna, sarà il professor Jacopo Bonetto, professore ordinario dell’università di Padova. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti. Nora è considerata la più antica città della Sardegna, con origini fenicie risalenti all’VIII secolo a.C. Grazie agli scavi e alle ricerche dell’università di Padova, sono emersi importanti ritrovamenti archeologici che gettano nuova luce sulla storia e sulla cultura di questa affascinante città. L’attenzione di importanti studiosi appartenenti a varie università, in particolare dell’università di Padova, è la testimonianza della grandezza dell’antica civiltà della nostra Isola.
L’università di Padova è attiva in Sardegna con un progetto di ricerca archeologica che ha come centro di attenzione la città antica di Nora, sita nel comune di Pula in provincia di Cagliari. Il sito, già noto ai viaggiatori ottocenteschi, è stato a lungo indagato nel corso del secolo scorso ed è oggetto di ricerche sistematiche da parte di un gruppo di Atenei italiani dal 1990. In questo ambito l’università di Padova si è occupata di indagare con scavi stratigrafici e rilievi architettonici il settore orientale della penisola su cui si trova la città antica, riportando alla luce edifici pubblici e privati di particolare importanza. Inoltre, negli ultimi anni, nuove attenzioni sono state rivolte ad una grande area funerarie attiva dall’età fenicia fino all’età romana e al pressante problema dell’erosione costiera che minaccia alcuni settori del Parco archeologico. Le ricerche hanno rivolto speciale attenzione anche agli aspetti della divulgazione e della valorizzazione in un sito che proprio nel 2024 ha superato la soglia dei 100mila visitatori annui.
Belluno. A Palazzo Fulcis giornata di studi e apertura della mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa”: un focus sulla Circolazione di materie prime (rame) e trasmissione di idee tra le comunità a Nord e a Sud delle Alpi. Ecco il ricco programma

Locandina della mostra “Dolomiti e pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa” a Palazzo Fulcis di Belluno dal 14 dicembre al 30 marzo 2025
L’attesa è finita. Sabato 14 dicembre 2024 per iniziativa della Fondazione Giovanni Angelini in collaborazione con il museo civico di Belluno apre a Palazzo Fulcis di Belluno la mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa”, con un lunghissimo sottotitolo “Circolazione di materie prime e trasmissione di idee tra le comunità a Nord e a Sud delle Alpi, tra la fine dell’Età del Bronzo e la prima Età del Ferro”, e la giornata di studi. Data la capienza ridotta del salone nobile di Palazzo Fulcis, per partecipare alla giornata di studi si raccomanda la prenotazione al numero del Museo 0437 913323 o via email prenotazionimuseo@comune.belluno.it.La mostra sarà visitabile con il biglietto d’ingresso al museo dal 14 dicembre 2024 al 30 marzo 2025.

Un pannello didattico della mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa” a Palazzo Fulcis di Belluno (foto fondazione angelini / sabap-ve)
Le caratteristiche apparentemente ostili dell’ambiente montano hanno fortemente condizionato sin dall’epoca antica l’antropizzazione di valli e terrazzi alpini. Questa complessità ha portato l’uomo ad escogitare strategie di adattamento di cui è ricca la storia delle Dolomiti, non solo tra preistoria e protostoria ma anche in fasi ben più recenti. Ne sono testimonianza saperi e tecniche legati alle attività di sussistenza, che per questo ambiente sono anzitutto pastorizia e alpeggio, con forme integrate di agricoltura. Alla circolazione delle conoscenze tra le comunità a nord e a sud dei versanti montani, si unisce la trasmissione di materie prime e beni di pregio: in epoca protostorica il collegamento e il flusso di beni materiali tra opposti versanti sono stati accompagnati dalla trasmissione di modelli e idee, di cui abbiamo documentazione nei resti di cultura materiale, che hanno permesso di ricostruire la vita in territori montani tra loro confinanti. Il Bellunese rientra nel più ampio quadro del popolamento delle Dolomiti e dei contatti con l’area circumalpina e l’area padana nella fase conclusiva dell’età del Bronzo.

Allestimento della mostra “Dolomiti e Pianura. Vita e culture a confronto 3.000 anni fa” a Palazzo Fulcis di Belluno (foto fondazione angelini / sabap-ve)
La mostra pone l’attenzione proprio sulla connessione continua tra queste tre regioni, le Dolomiti bellunesi, la fascia confinante tra Trentino orientale e Alto Adige / Sudtirol meridionale e la pianura padana centrale, attraverso aspetti della cultura materiale che consentono di apprezzare la fitta rete di scambi avvenuti tra II e I millennio a.C. Proprio nell’ambito di questi rapporti culturali e commerciali, di centrale importanza è il tema della circolazione metallurgica e dell’estrazione del rame, risorsa fondamentale per la comprensione delle dinamiche di popolamento del mondo dolomitico e alpino dell’età del Bronzo e delle complesse relazioni commerciali che lo avvicinano al mondo padano e, tramite il collegamento delle principali vie fluviali, al Mediterraneo.
Programma della giornata di studi. MATTINO Alle 10, saluti delle autorità: Vincenzo Tinè, soprintendente Archeologica Belle arti e Paesaggio Venezia Padova Treviso e Belluno; Giovanni Leonardi, senior full professor università di Padova; Andrea Cardarelli, presidente istituto italiano di Preistoria e Protostoria. CHAIR: Monica Miari; 10.30, Franco Marzatico: “ll Trentino e le aree limitrofe: uno sguardo sulla circolazione della produzione metallurgica”; 10.50, Umberto Tecchiati: “Dall’età del Bronzo all’età del Ferro in Alto Adige/ Südtirol. Aggiornamenti e nuove prospettive”; 11.10, Gerhard Tomedi: “Riflessioni sulla genesi della cultura Fritzens-Sanzeno nel Tirolo settentrionale/Reflections on the Genesis of the Fritzens-Sanzeno Culture in North Tyrol”; 11.30, coffee break; 11.50, Andrea Cardarelli: “Dalle Alpi alla grande pianura: rapporti fra le comunità delle terramare e mondo alpino tra Bronzo medio e recente”; 12.10, Michele Cupitò: “Spunti di riflessione sui rapporti tra l’area alpina e la pianura veneta sud-occidentale tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio della prima età del Ferro”; 12.30, Elena Silvestri: “Nuovi dati sulla tarda età del Bronzo e l’età del Ferro in Trentino dall’abitato di Lavis località Bristol”; 12.50, discussione sui lavori della mattinata; 13.10, buffet in Museo.
POMERIGGIO CHAIR: Umberto Tecchiati; 14.30, Gilberto Artioli, Ivana Angelini: “Dati d’insieme dalla ricerca di Alpine archeo copper project”; 14.50, Giovanni Tasca, David Vicenzutto: “Circolazione dei tipi metallici tra Alpi orientali e pianura veneto-friulana. Un focus sulle asce della tarda età del bronzo”; 15.10, Anna Angelini, Valentina Donadel: “Dal museo civico di Belluno agli scavi stratigrafici: circolazione di metalli e sistemi insediativi nelle Dolomiti bellunesi tra tarda età del Bronzo e età del Ferro”; 15.30, coffee break; 15.50, Mara Migliavacca, Valentina Donadel, Alberto Balasso, Silvia Bandera, Giuseppe Maltese: “Il sito fortificato di Monte Palazzo: un nodo strategico di scambi nelle Prealpi venete”; 16.10, Carlo Mondini, Aldo Villabruna: “L’età del Bronzo alla luce di quarant’anni di ricerche del gruppo Amici del Museo di Belluno”; 16.30, conclusione dei lavori e discussione.
Segue visita libera all’esposizione “Dolomiti e pianura. Vita e culture a confronto 3000 anni fa” nel lapidarium del Museo.






I reperti. I reperti più interessanti ritrovati nella cloaca sono esposti nella mostra “Modus vivendi” inaugurata a maggio 2023 e ancora visibile al museo (La mostra è stata ideata in collaborazione con il MUB – museo della Bonifica di San Donà di Piave e P.ET.R.A. soc. coop con il contributo di Regione del Veneto L.R. 17/2019 “Legge per la cultura”, annualità 2022 e di ministero della cultura Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali). Nella mostra si possono vedere recipienti di vetro di colori vivaci, suppellettili di ceramica decorata che facevano parte dell’arredo della casa ma anche un raro balsamario blu con inserti in foglia d’oro che serviva a contenere profumi o unguenti per la cura del corpo (in tutto l’Impero romano se ne conoscono soltanto nove di simili). Dall’allestimento facevano capolino tre coppette decorate che vivacizzavano la tavola imbandita e le lucerne, piccole lampade portatili ma anche gli oggetti “preziosi”, perle in pasta di quarzo, a forma di melone, che facevano parte di collane di uso quotidiano o l’ago, anch’esso di osso, che era una forcina per capelli.
Gli scavi sono ripresi grazie a un finanziamento ad hoc erogato per la prima volta da parte del ministero della cultura, in particolare della direzione generale Musei, e destinato proprio a campagne di scavo nei parchi archeologici nazionali (svolti oggi ad Altino dalla SAP Società archeologica). Il museo archeologico e l’area archeologica di Altino inoltre sono infatti ufficialmente diventati un Parco archeologico. Con il decreto del ministero della Cultura di marzo scorso (il decreto di istituzione del Parco è il numero 57 del 15 marzo 2024) il percorso cominciato tre anni fa è arrivato a compimento dando la spinta definitiva al nuovo progetto.

Mercoledì 13 e giovedì 14 novembre 2024 al teatro Caio Melisso di Spoleto (Pg) il convegno “Sulle tracce dei Longobardi”, organizzato dall’Associazione Italia Langobardorum, ente di gestione del sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia – I luoghi del potere (568-774 d.C.)”. Il convegno, a partecipazione libera e organizzato grazie alle risorse erogate dal ministero della Cultura a valere sulla legge 77/2006 dedicata ai siti UNESCO, rappresenta un importante momento di riflessione scientifica, che si rivolge non solo agli specialisti, ma a una platea ampia ed eterogenea, con l’obiettivo di condividere con il grande pubblico le nuove scoperte e conoscenze legate alla civiltà dei Longobardi. Dopo numerose iniziative di successo sui temi della promozione, della divulgazione conoscitiva e dell’educazione culturale, connessi alla valorizzazione del sito seriale UNESCO, l’Associazione Italia Langobardorum punta nuovamente i riflettori sui temi della ricerca coinvolgendo studiosi di rilevanza internazionale, con interventi che spazieranno dalla geopolitica del VI secolo alle pratiche funerarie, fino all’architettura religiosa longobarda, le forme di insediamento e la presenza dei Longobardi nei musei, presentando anche una serie di case studies focalizzati sui sette gruppi monumentali appartenenti al sito seriale UNESCO.
Il programma e il taglio scientifico del convegno sono stati messi a punto e definiti grazie al comitato scientifico composto da: Immacolata Aulisa (direttrice del Centro Studi Micaelici e Garganici dell’università di Bari Aldo Moro), Gian Pietro Brogiolo (già università di Padova), Angela Maria Ferroni (già ministero della Cultura), Paola Mercurelli Salari (direttrice museo del Ducato e Tempietto sul Clitunno), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva e Tourisma), Marcello Rotili (già università del Sannio), Marco Sannazaro (università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Donatella Scortecci (università di Perugia) e Luca Villa e al coordinamento tecnico scientifico di Francesca Morandini, Fondazione Brescia Musei e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; Maria Stovali, Comune di Spoleto e responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum; e Arianna Petricone, responsabile di progetto per l’Associazione Italia Langobardorum.

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