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Parchi archeologici: un confronto storico Stato-Regione Siciliana: due giorni di convegno al rettorato dell’università di Messina a cura (e in memoria) del prof. Gioacchino La Torre, scomparso prematuramente pochi giorni fa

messina_convegno-parchi-archeologici_locandinaI parchi archeologici, con la loro autonomia e un assetto organizzativo che li differenzia da tutti gli altri istituti, costituiscono un settore chiave del patrimonio culturale, che in anni recenti ha visto importanti e decisive riforme sia a livello statale che della Regione Siciliana, con competenza esclusiva in materia di beni culturali. Nei giorni 16 e 17 giugno 2022, l’aula magna del Rettorato di Messina ospiterà il convegno “Parchi Archeologici. Analisi e proposte” a cura (e in memoria) del prof. Gioacchino La Torre, ordinario di Archeologia classica dell’università di Messina (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2022/06/15/archeologia-in-lutto-e-morto-a-63-anni-dopo-una-breve-malattia-gioacchino-francesco-la-torre-uno-dei-piu-grandi-archeologi-italiani-prima-funzionario-del-ministero-poi-docente-dellaten/) e della dott.ssa Silvia Mazza, storica dell’arte e giornalista. I lavori saranno aperti dal rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea, dal prof. Giuseppe Giordano, direttore del DiCAM e dall’on. Gaetano Armao, assessore dell’Economia e vicepresidente della Regione Siciliana. Il Convegno si terrà in memoria del prof. La Torre, prematuramente venuto a mancare il 12 giugno 2022 e del quale nel corso dei lavori verrà letto l’intervento che avrebbe voluto pronunciare. Un’occasione storica, senza precedenti, di confronto tra un “modello regionale” dei beni culturali e un “modello statale”, insieme ai vertici delle due Amministrazioni e illustri studiosi e professori universitari. “I parchi archeologici – spiega la dott.ssa Mazza – con la loro autonomia e un assetto organizzativo che li differenzia da tutti gli altri istituti, costituiscono un settore chiave del patrimonio culturale, che in anni recenti ha visto importanti e decisive riforme sia a livello statale che della Regione Siciliana, con competenza esclusiva in materia di beni culturali”. E aggiunge: “la tragica perdita del prof. La Torre fa sì che l’incontro vada ben oltre i suoi contenuti e le sue finalità, per assurgere a testimonianza di un impegno etico e civile fuori dal comune. Un esempio alto in cui si concretizza il senso della Terza Missione dell’Università, ovvero il trasferimento diretto delle conoscenze scientifiche, tecnologiche e culturali alla società civile, con l’obiettivo di promuovere la crescita culturale, sociale, ma anche economica del territorio”.

messina_convegno-parchi-archeologici_programma-locandinaL’obiettivo del Convegno vuole essere quello di analizzare l’attuale situazione in Italia e in Sicilia e di formulare qualche proposta di riforma, in particolare per la seconda, che verrà consegnata alla Tavola conclusiva. L’evento, che si pregia dell’adesione del prof. Salvatore Settis, Accademico dei Lincei, Presidente del Consiglio Scientifico del Louvre, sarà suddiviso in quattro sessioni, dal taglio interdisciplinare, con una componente accademica di archeologi, architetti, etno-antropologi, economisti e giuristi; due sessioni rispettivamente dedicate alle esperienze statali e della Regione Siciliana e una dedicata al parere delle associazioni. Tra gli altri, interverranno Clemente Marconi ordinario di Archeologia classica, New York University e università di Milano; Philippe Pergola, ordinario di Topografia generale, di Topografia dell’Orbis Christianus Antiquus e di Metodologia, e decano del Pontificio Istituto di Archeologia cristiana; Francesco Astone, ordinario di Diritto amministrativo, università di Messina; Stefano Consiglio, ordinario di Organizzazione aziendale, direttore del dipartimento di Scienze sociali, università Federico II di Napoli; Sergio Foà, ordinario di Diritto amministrativo e titolare del corso di Diritto dei Beni culturali; Massimo Osanna, direttore generale Musei, ministero della Cultura; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo; Franco Fazio, dirigente generale, dipartimento BB.CC. e IS., assessorato dei BB.CC. e IS., Regione Siciliana; Roberto Sciarratta, direttore del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi; Gabriella Tigano, direttore del parco archeologico di Naxos Taormina; Alessandro Garrisi, presidente ANA, Associazione nazionale Archeologi; Adele Maresca Campagna, presidente ICOM Italia; Francesco Mannino, coordinatore Sicilia ICOM Italia; e Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia. L’intervento in chiusura è affidato alla dott.ssa Silvia Mazza.

Archeologia in lutto. È morto, a 63 anni, dopo una breve malattia, Gioacchino Francesco La Torre, uno dei più grandi archeologi italiani: prima funzionario del ministero, poi docente dell’ateneo di Messina, dove ha ricoperto vari ruoli fino a Pro Rettore

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Il prof. Gioacchino Francesco La Torre morto a 63 anni, dopo una breve malattia (foto dal profilo FB del prof. Fabrizio Mollo)

Lutto nel mondo dell’archeologia. È morto all’età di 63 anni, domenica 12 giugno 2022, Gioacchino Francesco La Torre, uno dei più grandi archeologi italiani. Si è spento dopo una breve malattia. Romano di nascita, ma adottato da Messina. Laureatosi e specializzatosi a Roma La Sapienza, si è perfezionato alla Scuola Archeologica Italiana di Atene. Dal 1989 al 2001 nei ruoli del ministero della Cultura come funzionario archeologo, ha lavorato dapprima in Abruzzo (1988) e poi per lunghi anni in Calabria (1989-2001). Nell’ateneo di Messina dal 2001 come professore associato, e poi dal 2014 come professore ordinario di archeologia classica, ha ricoperto vari ed importanti incarichi didattici, operando dal 2018 anche come prorettore alla didattica. È il Rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea, a esprimere il cordoglio di tutta la Comunità Accademica per la scomparsa del Pro Rettore alla Didattica e Ordinario di Archeologia Classica, prof. Gioacchino Francesco La Torre. “È una grave perdita per il nostro Ateneo – ha dichiarato il Rettore – non soltanto perché perdo uno dei miei più validi collaboratori, ma perché viene a mancare uno studioso attento, rigoroso, straordinariamente bravo che lascia traccia indelebile dei suoi tanti anni di lavoro in Italia e nel mondo. Una morte che non lascia nello sgomento soltanto la famiglia, i suoi più stretti collaboratori, ma anche tutti noi che quotidianamente apprezzavamo le sue doti umane e professionali. Il suo percorso accademico, le sue ricerche, i suoi scavi, la sua perseveranza devono essere da esempio per tutti i giovani ricercatori di archeologia. Lascia un grande vuoto la sua scomparsa, ho avvertito e avverto in tutta la Comunità Accademica il grande affetto e la grande stima che meritava”.

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Il prof. Gioacchino Francesco La Torre, docente di Archeologia classica e Pro Rettore per la Didattica all’università di Messina (foto dal profilo FB del prof. Fabrizio Mollo)

Toccante il ricordo del prof. Fabrizio Mollo, docente di Archeologia classica all’università di Messina. “Trovare la forza di scrivere è davvero complicato in questo momento. Ho sofferto in silenzio per giorni, sperando e pregando con tutte le mie forze. Adesso prevale il dolore ed un forte senso di smarrimento. Ti ho conosciuto nel 1993, ancora studente: in questi 29 anni mi hai letteralmente preso per mano, insegnandomi tutto. Sei stato un grande maestro: mi hai insegnato il mestiere dell’archeologo, a fare ricerca, ad essere speculativo, ad andare in profondità, a vedere le cose in prospettiva. Sei stato un modello per me, da ogni punto di vista. Mi sono nutrito del tuo esempio, ho osservato i tuoi comportamenti e ne ho fatto tesoro. Abbiamo condiviso tantissime esperienze lavorative: gli anni calabresi (1989-2001) sono stati esaltanti. Hai trasformato il Tirreno cosentino in un modello di studio e di ricerca, lavorando in lungo e largo ed effettuando ricerche straordinarie. Ricordo gli anni di Temesa (Imbelli, Campora, Serra Aiello, Principessa), un ventennio di scoperte strabilianti a Tortora (l’abitato del Palecastro, le necropoli, il Mausoleo), sensazionali e memorabili imprese di scavo, nottate a fare da ‘guardiani’ alle tombe ricchissime in corso di scavo, parlando per ore e ore di archeologia, di politica, di calcio di cui eravamo grandi appassionati (io juventino sfegatato e tu antijuventino). E poi la passione condivisa per il tennis che ci portava a giocare partite lunghissime a Tortora, a Cetraro, a Serra Aiello, a Porto Empedocle. Dappertutto, purché ci fosse un campo: tanto vincevi sempre tu, eri il più bravo, come in tutto il resto. Abbiamo scavato a Cirella, a Laos, a Belvedere, a Cetraro, ad Acquappesa. E poi ancora musei allestiti (Tortora, Cetraro, Licata), parchi archeologici realizzati, convegni organizzati. Io ero sempre lì a seguirti, ad imparare, ad aiutarti, a nutrirmi del tuo sapere. Dal 2001 sono arrivati gli anni all’università di Messina; ho iniziato a collaborare con te dal 2003, lavorando a Tripi e a Licata, per anni. Dal 2011 siamo diventati colleghi e abbiamo continuato a collaborare, iniziando nel 2014 le ricerche a Skotoussa, in Grecia (il tuo sogno si era realizzato). Sono stati trent’anni di condivisione, di gioie, di fatica e di sudore, di grandi sacrifici e di grandi soddisfazioni e di grandi risultati. Sei stato un grande maestro, un grande ricercatore. Sereno, pacato, autorevole, ironico, risoluto, votato naturalmente ad insegnare agli altri, coinvolgente quando parlavi, hai costituito un esempio per tutti, allievi, colleghi, amici, dall’alto della tua specchiata moralità. Un esempio per la tua onestà, per la tua correttezza, per la tua disponibilità. Una guida, una bussola. Sei stato uno dei più grandi archeologi In Italia e non solo, un grande maestro per generazioni di studiosi, per chi come me ha avuto il privilegio di condividere con te tante ricerche. Per me sei stato soprattutto un grande amico e in questi anni ho condiviso con te tantissimi momenti belli. A casa nostra sei stato sempre di famiglia, i miei figli ti chiamavano sin da piccolissimi affettuosamente ‘Zio Francesco’ e tu, tenerissimo, eri sempre gentile e premuroso con loro. Tante volte ti ho ripetuto che una vita non sarebbe bastata per manifestarti la mia gratitudine per tutto quello che mi avevi dato; purtroppo sono ancora tuo debitore e non potrò onorare sino in fondo la mia promessa. Io proverò a proseguire nel solco del tuo insegnamento. Mi mancherai tanto, davvero tanto. Non sarà facile ripartire. Ma io continuerò a pregare per Te, senza sosta. Chi rimane all’ombra di uomini di tale levatura non può che indegnamente provare a portare avanti il testimone per onorarne e perpetrarne il magistero scientifico e morale”.

Reggio Calabria. Nuove indagini diagnostiche sul Kouros in marmo pario uno dei reperti più suggestivi e straordinari del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, grazie all’accordo con l’università di Messina

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Il Kouros in marmo pario conservato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

Nuove indagini diagnostiche su uno dei reperti più suggestivi e straordinari del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il Kouros in marmo pario, esposto al Livello D. Per questo progetto il MArRC e il dipartimento di Scienze matematiche e informatiche, Scienze fisiche e Scienze della terra (Dipartimento MIFT) dell’università di Messina hanno attivato un accordo di collaborazione per attività di studi, ricerca scientifica, formazione e valorizzazione. “Si tratta di sinergie proficue che suggellano e fortificano i rapporti tra il sapere scientifico delle nostre università e il Museo”, spiega il direttore Carmelo Malacrino. “Il MArRC non deve essere solo attrattore culturale, ma anche luogo in cui le testimonianze del passato possano offrire dati inediti e di forte valenza scientifica grazie a importanti progetti multidisciplinari e interistituzionali”. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria non è solo spazi espositivi, ma continua ad affermarsi anche come luogo di studio e ricerca. Gli approcci adottati per la valorizzazione delle ricche collezioni archeologiche continuano a puntare su conoscenza e conservazione, anche grazie alla collaborazione con università e centri di ricerca italiani e stranieri.

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Barbara Fazzari, funzionario restauratore che guida anche il laboratorio di restauro del MArRC (foto MArRC)

“L’accordo siglato dal nostro direttore e dal direttore del dipartimento MIFT Domenico Majolino”, interviene Barbara Fazzari, funzionario restauratore che guida anche il laboratorio di restauro del MArRC, “si inserisce nell’ambito di una serie di collaborazioni avviate con numerosi istituti di ricerca. Così il MArRC intende approfondire lo studio delle opere conservate all’interno del Museo, con particolare attenzione per gli aspetti scientifici legati alla conoscenza delle tecniche esecutive e dei fenomeni di degrado”. E la prof.ssa Valentina Venuti, referente della convenzione per il dipartimento MIFT: “Il progetto, condiviso dai due istituti culturali, è sfociato in una sinergia nata sul campo tra le diverse professionalità. In particolare, il lavoro condotto dalla dott.ssa Fazzari e dal funzionario archeologo Daniela Costanzo è andato integrandosi con le attività del team scientifico con il quale condivido numerosi progetti di ricerca nell’ambito dei beni culturali, composto oltre che dal prof. Majolino e dalla sottoscritta, dalla prof.ssa Vincenza Crupi, dal prof. Francesco Caridi, dal dott. Giuseppe Paladini e dal dott. Sebastiano Ettore Spoto”.

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Il Kouros di Reggio Calabria sottoposto a indagini non invasive mediante Micro Raman portatile (foto MArRC)

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Il Kouros di Reggio Calabria sottoposto a indagini non invasive mediante Micro Raman portatile (foto MArRC)

Nell’ambito di questo accordo lo scorso febbraio al Museo è stata effettuata una campagna di indagini di tipo non invasivo sul Kouros. La statua, databile intorno al 500 a.C., è stata recentemente restaurata dalla ditta Sante Guido. Restauro di opere d’arte, nell’ambito del grande progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo. Già durante l’intervento conservativo la statua era stata sottoposta a indagini mediante spettroscopia XRF e Raman portatile eseguite dal team messinese. “Per ulteriori approfondimenti scientifici”, continua Venuti, “si è scelto di effettuare indagini puntuali tramite uno spettrometro Micro Raman portatile; una strumentazione che, a differenza del tradizionale sistema Raman, permette l’analisi molecolare di aree molto ridotte, focalizzando il laser, tramite un microscopio, su regioni di dimensioni nell’ordine di qualche micron, con la garanzia di risultati importanti per lo studio dell’opera”.

Reggio Calabria. Col diciottesimo incontro di “Notti d’Estate del MArRC” inserita nelle GEP 2021 si chiude la programmazione estiva del museo Archeologico nazionale. Il Planetario propone “La scienza incontra la storia”. Inoltre visite guidate alla sala dei Bronzi e alla collezione dei pinakes. Accesso al museo col Green Pass

Il diciottesimo, e ultimo, appuntamento “Notti d’estate del MArRC”, la fortunata serie di eventi svolti dopo il tramonto nel suggestivo scenario dello Stretto di Messina, sabato 25 settembre 2021 si inserisce negli eventi delle Giornate europee del Patrimonio 2021 con l’obiettivo di offrire attività rivolte alla comunità del territorio, aumentando anche il livello di coinvolgimento digitale e social del pubblico. Particolare attenzione sarà dedicata all’accessibilità. 

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Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il volto del bronzo A (foto MArRC)

Sabato 25 settembre il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sarà aperto al pubblico fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30), con il costo simbolico del biglietto di solo 1 euro. Il museo proporrà visite guidate alla sala dei Bronzi e alla collezione dei pinakes, guidate da Palma Buda e con partenza da piazza Paolo Orsi, nell’atrio del MArRC. La prima iniziativa, dal titolo “Aspettando il 50° anniversario… I Bronzi di Riace capolavori dell’arte antica”, avrà inizio alle 21 e durerà circa 20 minuti. La seconda visita tematica, dedicata a “Storie d’argilla. La collezione di pinakes del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”, prenderà il via alle  22. Ancora sabato 25 settembre, alle 21, sulla magnifica terrazza affacciata sullo Stretto, si svolgerà l’incontro “La scienza incontra la storia”, promosso nell’ambito del Festival della Scienza “Cosmos” e in collaborazione con il Planetario “Pythagoras” di Reggio Calabria. Saranno presenti, insieme alla prof.ssa Angela Misiano, responsabile del Planetario, il prof. Daniele Castrizio, docente dell’università di Messina e già componente del Comitato Scientifico del MArRC, e il prof. Elio Di Antonello, astronomo all’osservatorio di Brera. L’evento nasce dalla sinergia tra il MIUR, il ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Società Astronomica Italiana. “Siamo lieti di partecipare anche quest’anno alle Giornate europee del Patrimonio, la prestigiosa iniziativa promossa dal ministero della Cultura”, commenta il direttore del museo, Carmelo Malacrino.  reggio-calabria_festival-della-scienza-cosmos_locandina“Un progetto importante che abbraccia temi, quali quelli dell’inclusione e dell’apertura alla comunità, molto cari al Museo. Torneranno i percorsi di visita tematici, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, e sulla terrazza si terranno le conferenze organizzate nell’ambito del Festival della Scienza “Cosmos”, che proprio in questi giorni si celebrerà in città anche con altri eventi. Con la serata di sabato – prosegue il direttore – si conclude la programmazione estiva delle Notti d’Estate, che ha riscosso grande successo di pubblico. Voglio ringraziare tutte le istituzioni, gli enti e le associazioni che hanno collaborato per fare del Museo un “luogo della cultura” inclusivo e dinamico. La mia gratitudine – conclude Malacrino – va, in particolare, a tutto lo staff del Museo che, con impegno ed entusiasmo, durante la stagione estiva ha affrontato le difficoltà legate alla continua evoluzione dei protocolli di sicurezza anti Covid, offrendo al pubblico un servizio accogliente ed efficiente”.

Reggio Calabria. Per il quattordicesimo incontro di “Notti d’Estate al MArRC” il museo Archeologico nazionale ospita, in collaborazione con il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, Paola Radici Colace (università di Messina) su “Tra Euripide ed Eschilo: Baccanti, Coefore ed Eumenidi”. Accesso al museo col Green Pass

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Atena stante con lo scudo a terra, proveniente dai depositi votivi presso il teatro di Locri, e conservata al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRc)

Il teatro di Eschilo ed Euripide sarà il protagonista del quattordicesimo appuntamento con “Notti d’estate del MArRC”, la fortunata serie di eventi svolti dopo il tramonto al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il suggestivo scenario dello Stretto di Messina dalla terrazza panoramica del museo sarà lo sfondo, sabato 11 settembre 2021, alle 21, alla conferenza della professoressa Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica – Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’università di Messina, su “Tra Euripide ed Eschilo: Baccanti, Coefore ed Eumenidi”. L’incontro è organizzato in sinergia con il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presieduto da Loreley Borruto, con il contributo della Cattedra di Teatro Antico e Moderno, la Cattedra di Mitologia Antica e Moderna e in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi sul Mito (CISM) di Ancona e con l’Accademia Siciliana dei mitici di Palermo. “Il teatro è un luogo magico che ha rivestito un ruolo centrale nella società, nella politica e nella cultura della Grecia antica”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Non poteva mancare, quindi, un appuntamento dedicato a questa forma di arte, le cui vestigia architettoniche si conservano ancora in molti siti archeologici italiani. Anche il MArRC conserva testimonianze legate al teatro in Magna Grecia, reperti che ci raccontano, molto spesso, delle attività religiose e artistiche ad esso correlate. L’evento di sabato – conclude – conferma ancora una volta le straordinarie sinergie con le associazioni del territorio per offrire cultura e conoscenza alla comunità reggina e ai visitatori”. E la relatrice Colace: “La fortunata coincidenza della contemporanea rappresentazione a Siracusa, nella stagione 2021, di Coefore ed Eumenidi di Eschilo (458 a. C.) e di Baccanti di Euripide (composta nel 406/405 a.C. alla corte di Archelao di Macedonia, e rappresentata postuma in prima assoluta al Teatro di Dioniso ad Atene nel 403) ci permette di dare a questa relazione il  sottotitolo  La paura del femminile on the stage, un punto di vista nuovo attraverso il quale saranno indagati i grumi tragici delle tre opere. Pur nelle diversità delle vicende, e per contenuto e per il contesto storico di riferimento – aggiunge Colace – essendo le protagoniste femminili, si può constatare che nelle tre opere è messo in scena un unico, immenso nodo tragico, legato al ruolo della donna nel mito e nella storia”. Ancora per qualche settimana, ogni giovedì e sabato, il Museo sarà aperto fino alle 23 (ultimo ingresso 22.30) e a partire dalle 20 il costo del biglietto sarà di soli 3 euro. Sarà possibile visitare i quattro livelli della collezione permanente e la mostra “Salvati dall’Oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”. A partire dalle 20.30 si potrà accedere anche in terrazza, in concomitanza con la rassegna “Notti d’estate”. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e l’uso del gel disinfettante e della mascherina negli spazi chiusi. Obbligatorio il possesso del Green Pass.

Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale sesto appuntamento in sinergia con l’associazione CalabriaSpagna. Con Enzo Musolino dibattito dedicato a Miguel De Unamuno. Attivo sul web il servizio di biglietteria online. Green Pass obbligatorio da venerdì 6 agosto

Per le Notti d’estate al MArRC, locandina dell’incontro con Enzo Musolino sul filosofo Miguel de Unamuno

icona-green-passDal 6 agosto 2021 anche al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si entrerà solo muniti di Green Pass. Un regolamento necessario per garantire la massima sicurezza a quanti vorranno raggiungerci per ammirare le collezioni esposte, i magnifici Bronzi di Riace e i capolavori del relitto di Porticello. Intanto, giovedì 5 agosto, alle 21, sesto appuntamento con “Notti d’estate al MArRC”, in sinergia con l’associazione CalabriaSpagna, presieduta da Rosa Fontana.  Sulla terrazza panoramica, con la possibilità di gustarsi il magnifico scenario dello Stretto al tramonto, il dibattito su “Miguel De Unamuno filosofo dell’esistenza. Il sentimento tragico dell’uomo concreto, di carne e d’ossa” con Enzo Musolino dell’università di Messina. Accesso al museo dalle 20 al costo di 3 euro. A tutti i partecipanti all’evento l’associazione CalabriaSpagna offrirà una degustazione di sangria castigliana in un bar attiguo al museo. “L’obiettivo è quello di diffondere il pensiero del poeta più insigne della cosiddetta generazione del 98, precursore novecentesco dell’esistenzialismo cristiano, lungo la linea Pascal-Kierkegaard”, spiegano Rosa Fontana e Vincenzo Musolino. “Con il suo sentimento tragico della vita, Miguel De Unamuno ribalta il celebre motto panlogista hegeliano in questo modo: “Tutto ciò che è vitale è irrazionale, mentre tutto ciò che è razionale è antivitale”. In tale contesto di irrisolvibile dialettica che sfugge ad ogni facile e appagata conciliazione – aggiungono i referenti di “CalabriaSpagna” – solo un cristianesimo “agonico”, cioè sofferto e sempre alla prova, e solo la centralità delle speranze dell’uomo concreto, possono strutturare senza certezze la verità intima della modernità e salvare, nella fede, l’esistenza scissa e insufficiente dell’individuo. Nei primi anni del Secolo Breve – aggiungono – Miguel De Unamuno abbandona le sicurezze del ‘Sistema’ e le illusioni positivistiche, per giungere ad una mistica del fare e dell’impegno morale che ha lo scopo di meritarsi l’infinito e di spiritualizzare il presente, di esprimere il divino in uno con la volontà di credere, di eternizzare nel Bene la propria vita. Unamuno “filosofo spagnolo” non significa chiusura su uno sterile tradizionalismo nazionalista ma, al contrario, vivificare la specificità di ogni approccio culturale, nell’unità di destino che caratterizza tanto la complessità iberica quanto l’universalismo cristiano. Contro l’urlo “viva la muerte!” lanciatogli contro nel 1936 dal generale falangista Millán Astray, il Rettore a vita dell’Università di Salamanca, Miguel De Unamuno, oppose il suo: “Potrete vincere, ma non convincere!”, mettendo al centro la libertà, il dialogo, la persuasione nel Diritto come forze delegittimanti ogni potere autoritario. Ed è questa, ancora oggi- concludono- la lezione più importante lasciateci dall’insigne intellettuale”.

Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il volto del bronzo A (foto MArRC)

Intanto l’estate è entrata nel vivo al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria con il consueto incremento dei visitatori del mese di agosto. Complici le ferie estive e il flusso dei turisti in città il MArRC sta accogliendo, in questi giorni, un numero sempre crescente di pubblico, desideroso di ammirare le bellezze della Calabria antica e di gustare il magnifico scenario dello Stretto al tramonto, in occasione delle aperture serali. Per rispondere alle esigenze degli utenti è già possibile, sul sito web del Museo, effettuare l’acquisto del biglietto online, con l’indicazione dell’orario di ingresso, per un massimo di 10 biglietti ogni 15 minuti. Il servizio resta valido anche per gli operatori turistici, le agenzie di viaggio e i gruppi organizzati. “Torniamo operativi con il digitale”, dichiara il direttore Carmelo Malacrino, “con un sistema efficace e rapido che consentirà ai visitatori di arrivare in museo già con il biglietto in mano. Il servizio era stato sospeso a causa dell’emergenza epidemiologica e torna adesso disponibile per l’ingresso ordinario, per la promozione del #mercoledìalmarrc e per le aperture serali del giovedì e del sabato. È bene tuttavia precisare – aggiunge il direttore – che le disposizioni governative non prevedono la prenotazione per l’accesso al Museo e che il personale all’ingresso continuerà a contingentare gli ingressi per ragioni legate al contenimento della pandemia”.

Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale ancora Dante protagonista con Paola Radici Colace su “Ponti e specchi tra la vita e la morte nella Divina Commedia”. Accesso alla terrazza con il Green Pass

Per le Notti d’estate al MArRC, locandina dell’incontro con Paola Radici Colace su Dante

Per le Notti d’Estate del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, nuovo appuntamento con Dante Alighieri, protagonista della serata di sabato 17 luglio 2021, alle 21, sulla magnifica terrazza affacciata sullo Stretto. Dopo l’osservazione del cielo con i telescopi e la conferenza sull’astronomia nella Divina Commedia, promosse giovedì 15 luglio 2021 dal Planetario Pythagoras di Reggio Calabria, sarà la volta del Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con l’incontro “Ponti e specchi tra la vita e la morte nella Divina Commedia”, a cura di Paola Radici Colace, professore ordinario all’università di Messina e presidente onorario del CIS, introdotta dai saluti di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, e Rosita Loreley Borruto, presidente CIS della Calabria. “La conferenza”, spiega la relatrice, “metterà a fuoco il significato della presenza, nella Divina Commedia, di due Realien che appartengono alla cultura materiale: i ponti e gli specchi. Occorrenti i primi prevalentemente nell’Inferno, i secondi nel Paradiso. Essi permettono di leggere il poema da punti di vista particolari, mentre il ricordo di letture bibliche si incrocia con esperienze personali del Poeta. Dante – continua Colace – avrebbe trovato ispirazione per i ponti che uniscono le Malebolge nel Ponte di Veja, nel Veronese; racconta il percorso che i pellegrini facevano su Ponte Sant’Angelo (Inferno, XVIII, 29); nel Purgatorio (III, 128) ricorda l’estremità del ponte sul fiume Cadore (in co del ponte presso a Benevento) e nel Paradiso (XVI, 146) ‘l ponte, cioè il Ponte Vecchio in Firenze. Ponti sono anche quelli (detti ponticelli o scogli) che, in Malebolge, cavalcano le bolge ad arco, in modo da lasciar libera sotto di sé la circolazione nel fondo della bolgia, crollati il giorno della morte del Cristo, destrutturando così architettonicamente l’Inferno. Ancora più intensa la presenza degli specchi nel Paradiso, la cui metafora è usata per indicare sia il fenomeno della riflessione, otticamente inteso, che le infinite creature di luce che popolano il Paradiso: i Troni, i Cherubini, le miriadi di Angeli, lo splendore del sole, quell’immensità di riflessi che proviene da tutte le parti. Non si tratta soltanto di una visione mistica del Poeta – conclude –; dietro le varie descrizioni ci sono senz’altro gli studi universitari di ottica, ai quali Dante era iscritto”. E il direttore Carmelo Malacrino: “Abbiamo immaginato di celebrare anche noi il grande Poeta fiorentino. Quest’anno ricorrono i 700 anni dalla sua morte e ci uniamo alle celebrazioni che si stanno svolgendo in tutta Italia. La ripartenza ci riempie di entusiasmo, con le aperture dopo il tramonto che continuano a riscuotere grande successo in termini di pubblico e gradimento. C’è un grande desiderio di ricostituire la comunità culturale, di fare rete e socializzare. Complice lo spazio all’aperto che permettere di godere delle Notti d’Estate con qualche serenità e in sicurezza. Preserveremo l’accesso alla terrazza ai possessori di Green Pass, che dovrà essere esibito su richiesta del personale, nel rispetto della privacy di ciascuno – conclude -. Ogni giovedì e sabato, per tutta l’estate, il Museo, oltre agli eventi in terrazza, offrirà ai visitatori l’insieme dei quattro livelli espositivi, con i magnifici Bronzi di Riace e altri celebri tesori dell’archeologia calabrese”.

16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica

Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace.

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

L’anno prossimo, 2022, saranno quindi cinquant’anni da quella straordinaria scoperta. Il tempo stringe. E il capoluogo calabro non vuole giungere impreparato. Va in questa direzione l’incontro di mercoledì 17 marzo 2020 svoltosi al MArRC tra il direttore del museo Carmelo Malacrino e l’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Calabria Rosanna Scopelliti, con la presenza del professore Daniele Castrizio, già componente del comitato scientifico del museo e professore ordinario all’università di Messina. “È stata un’occasione preziosa per unire entusiasmi e idee per continuare a promuovere la cultura del territorio con risultati sempre maggiori”, dichiara Malacrino. “Una comunione di intenti con l’assessore Scopelliti e con tutta l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, che permetterà di promuovere un’offerta culturale inclusiva e ben strutturata. In particolare in questa fase strategica per il MArRC, in cui stiamo iniziando a delineare il quadro delle celebrazioni dei 50 anni dalla scoperta dei Bronzi di Riace, patrimonio mediterraneo. Una ricorrenza che immaginiamo di altissimo profilo scientifico e che sarà un’occasione da non perdere per valorizzare, in completa sinergia, non solo la città, ma tutta la Calabria, l’area dello Stretto e lo straordinario patrimonio archeologico della Magna Grecia”.

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Da sinistra, Carmelo Malacrino, Rosanna Scopelliti e Daniele Castrizio (foto MArRC)

E l’assessore Rosanna Scopelliti: “Ci siamo confrontati sull’idea di città e su come una realtà importante come il MArRC, dove sono custoditi i Bronzi di Riace, possa diventare strategica per favorire l’offerta turistica e culturale del territorio cittadino e dell’intera provincia. E proprio sulla valenza culturale dei Bronzi convergerà la sinergia con il Museo per dare vita a una serie di iniziative volte a promuovere questo evento di grandissimo rilievo non solo per il nostro territorio, ma che ha ampio respiro su scala mondiale. È un percorso quello col MArRC che prosegue anche in questo “secondo tempo” dell’amministrazione Falcomatà, con la prospettiva condivisa di offrire alla comunità cittadina e a chi sceglie la nostra città come meta turistica, un’esperienza che punti alla riscoperta della nostra identità e delle radici del territorio in cui viviamo”. All’incontro era presente anche il professor Daniele Castrizio, noto studioso e conoscitore dei Bronzi di Riace e dei beni culturali conservati in Museo. “L’evento dell’agosto 2022 non può prescindere da un coordinamento importante”, afferma Castrizio, “perché i Bronzi costituiscono il nostro punto di riferimento a livello mondiale e la ricorrenza necessita un coordinamento di alto livello. Il cinquantesimo dovrà essere un momento di massima divulgazione didattica per rendere note e accessibili al grande pubblico tutte le opere del Museo. Tutto ciò che di straordinario abbiamo nelle collezioni del MArRC dovrà essere legato ai Bronzi e dovrà viaggiare assieme a essi. Questo è il grande contributo divulgativo che può e deve maturare dall’anniversario del recupero delle due statue”.

Lezioni a distanza sulle testimonianze archeologiche conservate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria entra in classe per far conoscere la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica. In videoconferenza con gli allievi del liceo classico “Ludovico Ariosto” di Reggio Emilia, Maurizio Cannatà funzionario archeologo del MArRC  ha tenuto due lezioni dal titolo “Initium mirandi graecarum artium opera (Livio XXV, 40, 2). Roma e i Greci d’occidente (VIII-I sec. a.C.)” e “Dall’arte greca all’arte classica. Roma, la Grecia e i Bronzi di Riace” con l’obiettivo di divulgare le testimonianze archeologiche conservate in museo. “Collaborare con le scuole è uno degli obiettivi principali dei Servizi Educativi del Museo”, commenta il direttore Malacrino. Seguendo l’indirizzo indicato dal Ministro Franceschini, già da tempo il Museo ha avviato proficue sinergie utili alla divulgazione del sapere antico e all’educazione alla tutela per patrimonio culturale. La rete e la tecnologia digitale ci consente di raggiungere istituti anche al di fuori dei confini della regione per mostrare le bellezze custodite nel Museo. Con la pandemia la scuola italiana si è dovuta reinventare, facendo grandi passi avanti sul piano della digitalizzazione – aggiunge Malacrino -. Ma soffre della possibilità di realizzare i viaggi di istruzione. Un’assenza che sentiamo anche al MArRC, in particolare in questi giorni di chiusura al pubblico. Ci manca molto la presenza dei tanti studenti che normalmente in questo periodo affollano le sale espositive, con i loro sguardi meravigliati tra le vetrine delle nostre collezioni o davanti ai magnifici Bronzi di Riace e di Porticello”. Un’occasione imperdibile per riflettere insieme ai ragazzi sul mondo antico e sul suo sistema dei valori. “Una lezione”, – aggiunge Maurizio Cannatà. “È stata incentrata sul fascino della Grecia e la sua indiscussa superiorità artistica e culturale presso i Romani già dalle vittoriose campagne militari nel Mediterraneo orientale del II-I secolo a.C. In quegli anni, infatti, Roma giunge a controllare buona parte del mondo ellenistico, nato dalla disgregazione dell’impero di Alessandro Magno. Un secondo appuntamento, invece, ha riguardato la storia dei Bronzi di Riace. Due tra i rari originali in bronzo attribuibili ai grandi maestri della Grecia classica e sopravvissuti all’oblio dei secoli, restituiti dallo Jonio calabrese dove si interruppe misteriosamente il loro viaggio. La loro storia – conclude Cannatà- è paradigmatica di quella straordinaria migrazione di cultura dal mondo delle poleis greche alla Roma imperiale, una delle radici più profonde della cultura occidentale”.