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Venosa (Pz). Al museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (Pz), seminario pubblico “Matera, Melfi, Bradanica: paesaggi, archeologie, reti di conoscenza” nell’ambito del progetto “Grand Tour Diversions. Redesigning Tourism Flows towards Sustainable Cultural Itineraries”

Il 13 maggio 2026, alle 15.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” di Venosa (Pz), seminario pubblico “Matera, Melfi, Bradanica: paesaggi, archeologie, reti di conoscenza”, dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione di nuovi itinerari culturali lungo l’asse bradanico tra Matera, Venosa e Melfi, nell’ambito del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) “Grand Tour Diversions. Redesigning Tourism Flows towards Sustainable Cultural Itineraries”, una ricerca biennale finanziata dal ministero dell’università e della Ricerca e sviluppata da cinque unità di ricerca appartenenti a università italiane: Sapienza università di Roma (capofila), IUAV Venezia, università di Ferrara, università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e università di Camerino. Programma del seminario. Alle 15.30, saluti istituzionali: Tommaso Serafini, direttore dei musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa; Francesco Mollica, sindaco di Venosa; Giuseppe Maglione, sindaco di Melfi; Giuseppe Mecca, sindaco di Avigliano; Giuseppe Candela, sindaco di Irsina; 16, introduzione: Fabrizio Toppetti, Ettore Vadini, Ludovico Romagni, Marino Borrelli su “Grand Tour Diversions. Matera, Melfi, Bradanica”; 16.30, interventi: Tommaso Serafini (musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa) su “Castelli, musei e parchi archeologici nazionali del Vulture: strategie e percorsi di valorizzazione”; Antonio Bixio (università della Basilicata) “Borghi rurali lucani in divenire”; Antonio Elettrico (fondazione Matera Basilicata 2019) su “Infrastrutture culturali e narrazione: la creazione di itinerari medievali nelle aree interne lucane”; 17.30, tavola rotonda: dialogo tra i partecipanti e chiusura seminario.

Promossa dalle Unità di Ricerca e dai Laboratori di Pre-Laurea coordinati dal prof. Ettore Vadini e dal prof. Ludovico Romagni della Scuola di Architettura e Design dell’università di Camerino, in collaborazione con l’istituto autonomo Musei e Parchi archeologici di Melfi e Venosa, l’iniziativa prevede un articolato programma di visite studio nei luoghi-patrimonio dell’Alto Bradano e un seminario pubblico conclusivo. Saranno coinvolti trenta studenti laureandi del corso di laurea in Scienze dell’Architettura della SAAD di Ascoli Piceno, accompagnati da docenti, ricercatori, tutor e guide. Il gruppo sarà impegnato nell’esplorazione di significativi patrimoni della modernità e dell’antichità tra Matera e Melfi, tra cui borghi della Riforma, castelli medievali, centri storici e siti archeologici.

L’obiettivo del progetto è indagare le condizioni di sfruttamento turistico di alcuni luoghi-simbolo del territorio italiano e, parallelamente, individuare nuove opportunità di sviluppo per contesti limitrofi ad alto potenziale. I casi studio includono Venezia e la Riviera del Brenta fino ai Colli Euganei, Roma e la costa nord da Fiumicino a Civitavecchia, Pescara e la costa dei Trabocchi con i parchi dell’Appennino centrale, e Matera con l’area interna bradanica verso il Vulture Melfese. In un contesto segnato dalle criticità dell’overtourism, il progetto intende promuovere un approccio multidisciplinare capace di valorizzare la diversità dei territori e di superare i limiti della monocultura turistica. Attraverso la costruzione di un solido quadro conoscitivo e lo sviluppo di progetti sperimentali a diverse scale, “Grand Tour Diversions” mira a delineare nuove funzioni e forme a supporto di itinerari culturali sostenibili.

Roma. In Curia Iulia la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto” a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino)

Giovedì 30 Ottobre 2025 in Curia Iulia, alle 11, la conferenza “La citazione erudita nell’architettura eclettica di Ernesto Verrucci Bey alla corte d’Egitto”, a cura di Giuseppe Bonaccorso (università di Camerino). Accesso da largo della Salara Vecchia. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su https://egitto30ottobre.eventbrite.it. Dopo i saluti istituzionali di Francesca Boldrighini (parco archeologico del Colosseo), introduce Claudio Castelletti (università di Roma Tor Vergata). Nel 2024, per iniziativa del Corso di studi magistrali in Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata, il dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte dello stesso Ateneo ha istituito in convenzione col museo Egizio di Torino il laboratorio di ricerca EgyLab, dedicato alla ricezione dell’Egitto dall’Antichità greco-romana all’età contemporanea, diventato laboratorio didattico a partire dall’anno accademico 2025-2026. Nel quadro delle attività di EgyLab, il Dipartimento ha promosso nel 2025 in convenzione col parco archeologico del Colosseo un ciclo di conferenze intitolato Aegyptophilia, a cura di Carmelo Occhipinti e Claudio Castelletti, patrocinato dal DiVA – dipartimento di Valorizzazione del Patrimonio culturale, dal museo Egizio di Torino, dall’Accademia d’Egitto, dall’Institutum Romanum Finlandiae – Villa Lante al Gianicolo, dalla Fondazione Marco Besso e dal 3ARC – Ancient Art Architecture Reception Center. Il ciclo è stato ideato non solo come un’occasione di confronto interdisciplinare tra studiosi e studiose di diversa formazione scientifica e metodologica (archeologi, egittologi, storici, storici dell’arte, storici dell’architettura, ecc.), ma anche come uno “spazio” di condivisione e accessibilità del sapere, per promuovere e valorizzare il dialogo tra cultura egiziana e cultura europea, in particolare italiana.

TourismA 2018, Sgarbi lancia la sfida-progetto: “Ricostruirò per anastilosi il tempio G di Selinunte, il più grande dell’occidente greco. Sarà un valore aggiunto di bellezza per la Sicilia”. Costo dell’operazione: 15 milioni, da coprire con sponsor

L’ammasso di rocchi di colonne effetto del crollo del tempio G di Selinunte

Sulla collina orientale di Selinunte si vede solo un informe ammasso di rocchi di colonne, più vicino a una ruina dantesca che a una vestigia antica. È quello che rimane di quello che oggi è noto come Tempio G, tempio greco di ordine dorico (VI-V sec. a.C.) dedicato agli dei olimpici e alle principali divinità della città di Selinunte (Zeus, Phebo, Apollo, Pasikrateia, Malophoros), che con i suoi quasi 45 metri di larghezza e 109 di lunghezza era uno dei più grandi dell’occidente greco. “Basterebbero sette mesi per vedere in piedi le prime colonne”, ha affermato Vittorio Sgarbi, neo assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, ospite sabato 7 febbraio di TourismA 2018, a Firenze. Poi, rivolgendosi all’auditorium gremito del centro congressi, mostra un’immagine sul grande schermo: “Guardate. Qui in primo piano le rovine del tempio G, sullo sfondo il tempio E maestoso. Ma non è sempre stato così. Anche quel tempio era a terra ed è stato riassemblato. Perché allora non fare altrettanto con il più grande tempio greco dell’occidente?”.

Vittorio Sgaarbi sul palco di TourismA 2018 mostra la grande “ruina” del tempio G a Selinunte (foto Graziano Tavan)

L’idea-progetto del suo assessorato Sgarbi l’aveva manifestata la prima volta un mese fa proprio a Selinunte, intervenendo al convegno “Valorizzazione e tutela dai rischi geologici della polis di Selinunte” al baglio Florio del parco archeologico selinuntino, dove sono stati presentati i risultati del primo di tre anni di una ricerca che i geomorfologi dell’università di Camerino stanno svolgendo nel sito. E a Firenze l’ha ribadito con forza: “Mi sto impegnando per raggiungere l’obiettivo: la ricostruzione per anastilosi del tempio G, che rappresenterà un valore aggiunto di bellezza per il parco archeologico selinuntino. Una bellezza in più per il patrimonio siciliano”.

La mapppa del crollo del tempio G di Selinunte con gli elementi delle singole colonne colorati con colori diversi (foto Graziano Tavan)

Un plastico che mostra come doveva essere il tempio G di Selinunte

Il tempio G presentava 8 colonne sul fronte e 17 sui fianchi. Il peristilio circondava un naos suddiviso in 3 navate. Sgarbi ha già un’idea dei costi dell’operazione: circa 15 milioni di euro da coprire con sponsorizzazioni, senza gravare sul bilancio pubblico. Da una prima stima il prezzo della ricostruzione per ogni colonna sarebbe di 600mila euro. “Ho chiesto preventivi a quattro diverse fonti”, ha chiarito, “e ritengo che quello più autorevole sia il progetto da 12 milioni elaborato dalla soprintendenza del Mare, ente capofila, con la soprintendenza del sito”. Un altro progetto, che prevede la ricostruzione anche della cella e di altre componenti del tempio, si avvicinerebbe ai 35 milioni di euro. “Ho detto alle due soprintendenze di mettersi d’accordo e di darmi un preventivo certo, che pare potrebbe essere intorno ai 15 milioni con la ricostruzione del solo peristilio”. Sgarbi, una volta che avrà in mano il progetto definitivo (“Questione di settimane”), cercherà dei mecenati che lo possano sostenere. “La volontà politica della ricostruzione esiste”, ha concluso, “gli studi sono stati in gran parte esperiti con un convegno del 2013, altri studi sono stati fatti e quelli dell’università di Camerino sono utili sul piano della geologia”.

Selinunte, scoperta dai geologi dell’università di Camerino la città greca di 2700 anni fa. Le immagini dall’alto con la termocamera permetteranno di far vedere come era la prima Selinunte e avere informazioni per la salvaguardia del parco archeologico. Presto sondaggi mirati

Il cosiddetto Tempio C domina l’acropoli nel parco archeologico di Selinunte

La mappa del parco archeologico di Selinunte in Sicilia

Selinunte non ha bisogno di presentazioni. La città fondata nella seconda metà del VII sec. a.C. dai greci provenienti dalla colonia di Megara Hyblaea, una delle prime in Sicilia, costituisce oggi il più grande parco archeologico d’Europa, oltre 270 ettari, visitato da oltre 300mila persone ogni anno. Ma se dell’area archeologica sappiamo molto, dalla collina orientale (piana Marinella) con i tre grandi templi dorici “Tempio E”, “Tempio F” e il “Tempio G”, all’acropoli con le mura lungo le sponde del fiume Cottone; dalla collina di Manuzza con l’abitato vero e proprio e due santuari extraurbani, al santuario di Malaphoros sulla valle del fiume Selinus, della Selinunte di 2700 anni fa, all’epoca della sua fondazione, si sa ben poco. La risposta è arrivata dal sottosuolo grazie agli studi effettuati dai geologi dell’università di Camerino. I risultati sono stati presentati il 16 e 17 gennaio 2018 alla presenza del critico d’arte Vittorio Sgarbi, assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia, e del rettore Unicam Claudio Pettinari, dal team di ricercatori, guidato dal prof. Gilberto Pambianchi, ordinario di Geomorfologia e Geografia fisica dell’università di Camerino e presidente nazionale dei geomorfologi Italiani.

L’immagine rdi Selinunte ealizzata con la termocamera posizionata su un drone a cura dei tecnici dell’università di Camerino

Il prof. Gilberto Pambianchi

Una termocamera ad alta sensibilità termica, caricata su drone, ha permesso ai geologi dell’università di Camerino di rilevare sul terreno dell’area archeologica di Selinunte, alcune anomalie riconducibili ad importanti strutture sepolte di circa 2700 anni fa che dal Tempio M scendono verso il porto. Lo spiega bene Fabio Pallotta, geoarcheologo consulente dell’università di Camerino del parco archeologico di Selinunte: “Verosimilmente era un susseguirsi di templi e di vasche colme di limpida acqua sorgiva che ruscellava verso il mare africano per offrire prezioso ristoro ai viaggiatori di confine. Da queste immagini termiche tutti possono osservare come il gradiente di calore delinea nel terreno perfetti disegni geometrici che circondano proprio i resti del cosiddetto Tempio M, ora collocato lungo la sponda destra del fiume Selino, ma che in origine spiccava con tutta la sua bellezza sull’estremo promontorio occidentale dell’incantevole laguna”. E precisa il prof. Pambianchi: “È da un anno che stiamo lavorando ad un progetto di ricerca molto importante e riguardante il sito archeologico di Selinunte, in Sicilia. Siamo riusciti a delineare, attraverso indagini di campagna e con la termo-camera, gli ambienti naturali dei primi insediamenti, dunque una realtà non ancora venuta alla luce, ma che è sotto. Siamo riusciti anche a individuare sul paesaggio alcune tracce, molto probabilmente correlate a terremoti, frane, alluvioni del passato che ora dovremmo inquadrare nel tempo. Questi indizi ci consentiranno di registrare una memoria storica estremamente importante per le politiche di prevenzione e di tutela dei siti archeologici non solo in Sicilia, ma anche in tutta Italia”.

La planimetria della città greca di Selinunte 2700 anni fa

Enrico Caruso, direttore del parco archeologico di Selinunte

Particolarmente soddisfatto Enrico Caruso, direttore del parco archeologico di Selinunte: “Il lavoro avviato con i geologi dell’Unicam, frutto di un anno di letture e sopralluoghi, promette bene: procedere alla conoscenza degli strati più profondi del terreno su cui i greci decisero di insediarsi, ci permetterà di trovare le soluzioni migliori per perpetuare nel futuro prossimo e anche oltre il patrimonio straordinario di Selinunte”. E continua: “Di Selinunte conosciamo le meraviglie dell’architettura religiosa, dell’urbanistica greca e delle sue principali componenti, quali le possenti fortificazioni. Molte parti di quelle che furono le magnificenze dell’antichità sono oggi allo stato ruderale perché gli edifici più grandiosi sono collassati a causa di violenti terremoti avvenuti in più tempi nei secoli scorsi. Non sappiamo però se le cause di queste distruzioni siano dovute a imperizia costruttiva o se dovute, invece, solo alle cause naturali che ne hanno decretato il crollo: conosciamo bene questi edifici dal punto di vista estetico e meno dal punto di vista statico, sia per ciò che attiene all’elevato che per il terreno su cui sorgono. Conoscere le ragioni dei crolli che hanno decretato la fine dei templi e delle case è molto importante anche per capire cosa si può fare oggi per salvaguardare le strutture giunte fino a noi, anche, e soprattutto, quelle crollate”.

Al parco archeologico di Selinunte a breve sondaggi e carotaggi mirati

Risultati eccezionali che hanno indotto l’università di Camerino e il parco archeologico di Selinunte a continuare le ricerche per altri due anni. Lo conferma il prof. Pambianchi: “A breve eseguiremo una serie di mirati e programmati sondaggi geognostici, strategicamente ubicati nell’area del parco e fondamentali alla taratura geoarcheologica, stratigrafica, cronologica e paleo ambientale del sito.  Effettueremo dunque sul territorio dei sondaggi meccanici con una larghezza del foro di circa 10 cm ed una profondità variabile dai 5 ai 30 metri. Le carote estratte saranno identificate ed archiviate su apposite cassette catalogatrici depositate presso i laboratori del parco di Selinunte e quindi messe a disposizione dei ricercatori archeologi, botanici, geologi, storici, climatologi ed esperti di storia dell’alimentazione. Grazie allo studio dei materiali delle carote si potrà infatti risalire alle condizioni climatiche passate, allo stato della vegetazione e, con un po’ di fortuna, anche alla alimentazione degli abitanti di Selinunte”.