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Torino. Al museo Egizio per “Incontro con gli autori”, in presenza e on line, presentazione del libro “I segreti di Tutankhamon” di Valentina Santini in dialogo con la curatrice del museo Egizio Federica Facchetti

torino_egizio_conferenza-libro-i-segreti-di-tutankhamon_santini_locandinaGrazie al ritrovamento degli splendidi oggetti che erano parte del corredo funerario del giovane faraone, nel XX secolo esplose una vera e propria Tut-mania, che influenzò architettura, musica, letteratura e ogni altra forma d’arte. Tutankhamon iniziò a dettare moda più di qualsiasi altro stilista al mondo, divenne fonte di ispirazione più di qualsiasi altra musa, e affascinò l’immaginario collettivo più di qualsiasi altro personaggio. Ancora oggi, quando si pensa a un faraone, il rimando è quasi automatico: chi, se non Tutankhamon? Per “Incontro con gli autori” al museo Egizio di Torino, Valentina Santini, autrice del libro “I segreti di Tutankhamon”, in dialogo con la curatrice del museo Egizio Federica Facchetti, presenterà il volume edito da Longanesi giovedì 24 novembre 2022 alle 18 nella sala Conferenze del museo Egizio. L’evento è in lingua italiana. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio

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La copertina del libro “I segreti di Tutankhamon. Storia di un faraone tra mito e realtà” (Longanesi) di Valentina Santini

“I Segreti di Tutankhamon” (Longanesi). A cento anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, un saggio che svela fatti e curiosità su uno dei ritrovamenti archeologici più sensazionali di tutti i tempi. Un viaggio avvincente attraverso il passato e le sabbie della Valle dei Re per conoscere più da vicino i segreti del faraone bambino. Il 4 novembre 1922 il piccone di un operaio colpì il primo gradino di una scala davanti alla tomba già nota di Ramses VI. L’egittologo inglese Howard Carter, ormai sfinito e prossimo a interrompere gli scavi, seguì quegli scalini uno dopo l’altro con il cuore che gli martellava nel petto finché non si trovò di fronte all’accesso di una porta in pietra. Quello che scoprì entrando da quel passaggio avrebbe cambiato le sorti dell’archeologia: la prima tomba di un faraone praticamente intatta. La casa che avrebbe dovuto ospitare la vita ultraterrena di Tutankhamon era stipata di migliaia di oggetti preziosi, statue divine e umane, letti, un trono, armi e gioielli e di alcuni dei reperti più incredibili, famosi e misteriosi di tutta la Storia come i feti mummificati delle figlie del faraone, la maschera in oro e lapislazzuli che copriva il suo volto e il pugnale forgiato con ferro e nichel di origine  meteoritica: tutti gli ingredienti del mito e della Tut-mania che a partire dagli anni Venti si sarebbe diffusa in tutto il mondo. A distanza di cento anni, il fascino che Tutankhamon esercita su di noi e sulla cultura pop è ancora profondo.

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L’egittologa Valentina Santini

Valentina Santini è dottoranda in Egittologia al dipartimento di Studi classici, Storia antica e Archeologia dell’università di Birmingham e, dopo aver lavorato al museo Egizio di Torino, è ora egittologa e addetta alla comunicazione al centro studi CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) di Firenze. Le sue ricerche si concentrano sull’antico Egitto e in particolare sugli aspetti della vita spirituale del popolo del Nilo.

4 novembre 1922 – 4 novembre 2022: nell’anniversario della scoperta- cento anni fa – della tomba di Tutankhamon, a Firenze presentazione del libro “I segreti di Tutankhamon” e la mostra “Re-discovering Tutankhamon”

firenze_camnes_tutankhamon_mostra-e-libro_locandina4 novembre 1922 – 4 novembre 2022: oggi, cento anni fa, Howard Carter scopri il primo gradino d’ingresso della Tomba di Tutankhamon. Il C A M N E S – Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies di Firenze insieme alla Lorenzo de Medici Gallery, dedica a questa ricorrenza, oggi 4 novembre 2022, un doppio evento: la giornata inizia alle 15 con la presentazione del libro “I Segreti di Tutankhamon” (Longanesi) di Valentina Santini all’ex-Chiesa di S. Jacopo, in via Faenza 43 – Firenze; e prosegue alle 17 con l’inaugurazione della mostra “ReDiscovering Tutankhamon”, dedicata al faraone bambino in occasione del centenario della scoperta della tomba. La mostra rimarrà aperta alla LdM Gallery in via de’ Pucci 4, a Firenze, fino al 18 novembre 2022. Proprio l’egittologa Valentina Santini, una dei protagonisti della giornata, ha anticipato questi due eventi con un video prodotto da Camnes, su un tema che dalla scoperta della tomba del faraone bambino ha fatto presa sull’opinione pubblica ed è entrata nell’immaginario collettivo: la maledizione di Tutankhamon.

Come è nata la leggenda della maledizione di Tutankhamon? E come si è diffusa fino ai nostri giorni? In questo video vedremo l’origine del mito e la sua trasmissione nel corso del tempo. Ne parla Valentina Santini, archeologa e dottoranda in Egittologia all’università di Birmingham, ha lavorato al museo Egizio, a Torino, dove è stata parte della redazione della Rivista dello stesso museo Egizio, ha gestito lo sviluppo del nuovo sito web e si è occupata della trasmissione al grande pubblico di contenuti scientifici egittologici (2016-2018). In precedenza aveva svolto attività di tirocinio al museo Egizio di Firenze, dedicandosi alla digitalizzazione e alla riorganizzazione dell’archivio cartaceo della collezione e fornendo supporto nel riallestimento delle sale (2012, 2015). È ora egittologa e addetta alla comunicazione presso il centro studi CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) di Firenze.

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La copertina del libro “I segreti di Tutankhamon. Storia di un faraone tra mito e realtà” (Longanesi) di Valentina Santini

“I Segreti di Tutankhamon” (Longanesi). A cento anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, un saggio che svela fatti e curiosità su uno dei ritrovamenti archeologici più sensazionali di tutti i tempi. Un viaggio avvincente attraverso il passato e le sabbie della Valle dei Re per conoscere più da vicino i segreti del faraone bambino. Il 4 novembre 1922 il piccone di un operaio colpì il primo gradino di una scala davanti alla tomba già nota di Ramses VI. L’egittologo inglese Howard Carter, ormai sfinito e prossimo a interrompere gli scavi, seguì quegli scalini uno dopo l’altro con il cuore che gli martellava nel petto finché non si trovò di fronte all’accesso di una porta in pietra. Quello che scoprì entrando da quel passaggio avrebbe cambiato le sorti dell’archeologia: la prima tomba di un faraone praticamente intatta. La casa che avrebbe dovuto ospitare la vita ultraterrena di Tutankhamon era stipata di migliaia di oggetti preziosi, statue divine e umane, letti, un trono, armi e gioielli e di alcuni dei reperti più incredibili, famosi e misteriosi di tutta la Storia come i feti mummificati delle figlie del faraone, la maschera in oro e lapislazzuli che copriva il suo volto e il pugnale forgiato con ferro e nichel di origine  meteoritica: tutti gli ingredienti del mito e della Tut-mania che a partire dagli anni Venti si sarebbe diffusa in tutto il mondo. A distanza di cento anni, il fascino che Tutankhamon esercita su di noi e sulla cultura pop è ancora profondo.

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Locandina della mostra fotografica “Re-discovering Tutankhamon” alla LdM Gallery di Firenze dal 4 al 18 novembre 2022

Mostra fotografica “Re-Discovering Tutankhamon”. È curata da Valentina Santini, Massimiliano Franci e Irene Morfini, con le immagini di Paolo Bondielli. La mostra, visitabile dal 4 al 18 novembre 2022, a ingresso libero, pensata per celebrare il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon, mira a far riflettere il visitatore sugli aspetti meno noti che ruotano attorno alla figura del giovane faraone. Le foto sono state scelte con lo scopo di accompagnare il pubblico ad approfondire dettagli e particolari che spesso sfuggono o sui quali non ci si sofferma abbastanza, dando l’impressione ai visitatori di essere fianco a fianco al celebre sovrano d’Egitto.

Fimon Molino Casarotto (Arcugnano, Vi). Presentazione dei risultati delle ricerche archeologiche riprese dopo anni per definire con più precisione la frequentazione del sito preistorico (dalla fine del IV millennio agli inizi del III) e comprendere meglio le cosiddette “aree di abitazione”

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Una fase della campagna di scavo al sito di Fimon Molino Casarotto ad Arcugnano di Vicenza (foto sabap-vr)

La ripresa delle ricerche nel sito di Fimon Molino Casarotto (Arcugnano, VI) è il primo intervento sul campo nel quadro del “Progetto di promozione culturale e scientifica dei siti pre-protostorici delle valli umide dei Colli Berici (Vicenza)”, protocollo d’intesa siglato nel 2021 tra soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza e Dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova. Lo scavo stratigrafico in corso consentirà il recupero dei materiali archeologici qui ancora conservati e permetterà di definire con maggiore precisione la cronologia assoluta delle fasi di frequentazione del sito, ma è finalizzato soprattutto ad effettuare analisi scientifiche di ultima generazione per meglio comprendere le attività antropiche che si svolgevano nelle c.d. “aree di abitazione”, oltre al quadro paleo-ambientale circostante. Queste analisi verranno svolte al Dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova, in una serie di laboratori di ultima generazione che sono stati creati grazie al progetto GEODAP. E lunedì 19 settembre 2022, alle 11, a Fimon, sul luogo dello scavo Molino Casarotto, presentazione dei risultati delle ricerche.

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La copertura a protezione dell’area di scavo 2022 nel sito di Fimon Molino Casarotto (Arcugnano, Vi) (foto sabap-vr)

L’insediamento di Molino Casarotto venne alla luce durante l’estrazione della torba nel 1942 presso la località “Persegaro” nelle Valli di Fimon (Arcugnano, VI). Grazie all’intervento di Gastone Trevisiol, che seguiva in quanto ispettore onorario della soprintendenza i lavori di estrazione, le prime strutture furono accuratamente rilevate e pubblicate postume nel 1946 (Trevisiol 1944-45). Tra il 1969 ed il 1972 il sito venne scavato da parte del prof. Alberto Broglio dell’università di Ferrara e del prof. Lawrence Barfield dell’università di Birmingham (Barfield, Broglio 1986). Gli scavi furono svolti secondo le più moderne metodologie analitiche disponibili per l’epoca. Vennero messe in luce tre aree di abitazione, con delle piattaforme di pali orizzontali poggianti sul limo lacustre nel quale erano conficcati, con funzione di costipamento e drenaggio, numerosi pali verticali. Ciascuna area di abitazione presentava un focolare e furono recuperati abbondanti materiali ceramici e litici, inquadrabili nello stile geometrico-lineare della facies dei Vasi a Bocca Quadrata.

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Alcuni partecipanti allo scavo 2022 sul sito di Fimon Molino Casarotto

La campagna di scavo del 2022, finanziata all’interno del progetto “GEODAP” di cui è Principal investigator il prof. Cristiano Nicosia e diretta insieme al funzionario archeologo della soprintendenza Paola Salzani, mira a valutare le condizioni di conservazione del deposito a cinquant’anni esatti dagli scavi Barfield-Broglio. Nel 2020 infatti, il prof. Nicosia aveva effettuato prospezioni geo-magnetiche ad altissima risoluzione nell’areale degli scavi novecenteschi, stabilendo che una metà del deposito della c.d. II area di abitazione, risparmiato all’epoca degli scavi del 1969-1972, era ancora in situ.