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Venezia. Scavo della villa romana di Lio Piccolo: portato alla luce un antico magazzino per il sale dagli archeologi del progetto Vivere d’acqua di Ca’ Foscari

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L’antico magazzino del sale portato alla luce tra le barene della laguna a Lio Piccolo nel progetto Vivere d’acqua (foto unive)

Il progetto Vivere d’acqua dell’università Ca’ Foscari ha portato alla luce un altro segmento dell’antica storia lagunare, rivelando un ulteriore settore delle monumentali strutture in legno di un edificio collegato ad una filiera produttiva, probabilmente un antico magazzino per il sale, di epoca romana. Si tratta di una delle pertinenze rustiche della cosiddetta villa marittima di Lio Piccolo. L’edificio aveva una particolarissima configurazione: in una fossa di fondazione larga 1,5 m e profonda altrettanto, gli antichi romani hanno depositato a coppie lunghe e possenti travi di legno, spesse 25/30 cm. Sopra di esse erano appoggiati, senza chiodi o cavicchi, numerosi robusti tronchi di quercia, ancora incredibilmente conservati (corteccia compresa), con un diametro di 60/70 cm. L’argilla lagunare usata come riempimento della fossa garantiva un’estrema solidità della fondazione di un edificio in legno, circondato dalle acque, che doveva svilupparsi in elevato, ma che soprattutto poteva sopportare un carico di pesi notevolissimo. L’ipotesi di lavoro a cui Diego Calaon e Daniela Cottica – direttori del progetto archeologico- stanno lavorando è che questo edificio possa essere una delle strutture delle antiche saline romane presso la costa, usato magari proprio per conservare il sale appena prodotto nelle vicine aree di salinazione, presso l’attuale isola delle “Saline”.

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Progetto Vivere d’acqua: fondazione lignea portata alla luce nello scavo a Lio Piccolo (foto unive)

Le analisi stratigrafiche, condotte al di sotto dei livelli medi di marea grazie all’impiego di pompe in un grande cantiere appositamente pensato per poter scavare scientificamente all’asciutto al di sotto delle acque e delle barene, descrivono un edificio con una probabile forma a “c” che si sviluppava intorno ad un cortile interno, occupato da una vasca per il filtraggio delle acque, ovvero un pozzo alla veneziana. Un’ampia vasca foderata in argilla, riempita con sabbia pulitissima proveniente da dune costiere che, come i pozzi della Venezia medievale, serviva a filtrare l’acqua piovana dei tetti dell’edificio per renderla potabile. L’edificio in legno era sicuramente il luogo di lavoro degli schiavi che si muovevano intorno alla villa. Le stratigrafie rivelano piani di lavoro, buche di palo, resti di attività artigianali: probabilmente per riparare e preparare gli strumenti che servono al mantenimento di un complesso sistema ambientale, fatto di argini e strutture complesse per poter sfruttare al massimo le risorse lagunari.

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Veduta da drone dell’antico magazzino per il sale a Lio Piccolo nello scavo della villa romana del progetto Vivere d’acqua (foto unive)

L’elemento di novità dello scavo del 2022, che prosegue il progetto inaugurato lo scorso anno in collaborazione con il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti e l’alta sorveglianza della soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, risiede nel fatto che si è riusciti a documentare un lungo periodo di occupazione del sito, che va dal I secolo d.C. al VI secolo d.C. La fotografia proposta è quella di una laguna stabilmente sfruttata in antichità, soprattutto presso gli spazi acquei di comunicazione tra il porto dell’antica città di Altino e la sua costa, ovvero lungo i canali di marea che connettevano il porto con il mare. Si è, quindi, molto lontani da quell’idea che avevamo in passato di una laguna in epoca romana priva di strutture antiche pre-veneziane. Allo stesso modo le ricerche di tipo globale che sono condotte in seno al progetto (survey, analisi di materiali, studi tipologici) ci permettono di capire che i reperti che abbondantemente troviamo in laguna (ad esempio le anfore) spesso non sono legati a un generico insediamento, ma a delle vere proprie attività di sfruttamento del territorio, dove si costruivano argini con anfore per dividere valli da pesca e “fondamenti” di saline.

Dallo scavo emergono numerose le tessere musive e i frammenti di intonaco che decoravano un edificio antico presente nella stessa area, databile proprio al I secolo d.C. È da qui, infatti, che provengono i numerosi frammenti di affresco raccolti da Ernesto Canal, celebrati dalla famosa mostra nel 2019. Gli archeologi spiegano come queste strutture, prima abitative e produttive, e poi eminentemente produttive, abbiano cambiato forma nell’arco dei secoli adattandosi a diversi modelli economici di sfruttamento della laguna: il prodotto non cambiava (si continuava a fare sale) ma cambiavano le tipologie delle strutture e le modalità di occupazione in base a modelli economici che via via si sono susseguiti nel territorio dell’antica Regio Venetia et Histria. Così, ad esempio, lo scavo ci illustra come tra V e VI secolo d,C.  l’edificio di legno venga sostituito da un edificio in muratura, con muri di laterizi di epoche precedenti riutilizzati e con un diverso orientamento.

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Carotaggi a Lio Piccolo nella laguna di Venezia nell’ambito del progetto Vivere d’acqua (foto unive)

Non solo la villa marittima, ma un complesso sistema di insediamenti romani per lo sfruttamento delle risorse costiere: da qui si origina la “forza lavoro” che contribuirà alla creazione della futura Venezia. L’équipe del progetto Vivere d’Acqua sta concludendo l’indagine in questi giorni con una serie di carotaggi e di analisi geologico ambientali per comprendere come la micro-morfologia del territorio abbia permesso questo tipo di insediamenti e lo sfruttamento della costa in epoca romana. E, forse, anche in epoca precedente. Dallo scavo e dai carotaggi, infatti emergono alcuni interessantissimi livelli antropici forse di età pre-augustea. Cristophe Morhange (Universitè Aix-Marseille) e Giovanni Sarti (Università di Pisa) insieme con il team veneziano sono certi che il litorale di tutta l’area di Lio Piccolo darà importanti informazioni in futuro sulla conformazione di questo paesaggio antico, oggi paesaggio sommerso.

Il documentario “Panorami sommersi”. Un’intuizione geniale cerca Venezia prima di Venezia, un pioniere nelle ricerche archeologiche veneziane, un team di ricercatori attivi in laguna convinti che raccontare lo scavo “mentre si fa” sia un dovere etico e una modalità scientifica di co-interpretazione dei paesaggi antichi: questi sono alcuni degli elementi narrati nel film documentario di controcampo produzioni panorami sommersi, prodotto in collaborazione con l’università Ca’ Foscari Venezia. “Panorami sommersi” è il titolo del film documentario di cui il progetto vivere d’Acqua è uno dei protagonisti. Il film, presentato nella sua anteprima veneziana il 26 ottobre 2022 all’Auditorium S. Margherita, è prodotto da Controcampo, e rappresenta una modalità inedita di raccontare l’archeologia del territorio veneziano, collegando i fili di narrazioni antiche con narrazioni contemporanei. Il gusto estetico e poetico del regista, Samuele Gottardello, ha incontrato la pragmaticità degli archeologi che scavano il fango, e insieme hanno provato a raccontare una storia di riappropriazione di un paesaggio scomparso, quello romano, indicato e descritto prima di tutti da Ernesto Canal. Il film narra come nasce un’intuizione archeologica, come il modello interpretativo possa venire elaborato e come la comunità se ne possa riappropriare in tutti i modi possibili che l’archeologia, la storia e l’arte consentono.

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Grande la risposta del pubblico nelle visite guidate allo scavo di Lio Piccolo con il progetto di archeologia pubblica di Vivere d’acqua (foto unive)

Il progetto di archeologia pubblica dell’università Ca’ Foscari. Il progetto Vivere d’Acqua ha scelto una via di comunicazione partecipata per condividere con quasi 2mila visitatori in un mese di scavo le ricerche in corso. Il programma di archeologia Pubblica con eventi, visite guidate, conversazioni e aperitivi archeologici ha permesso alle comunità locali, agli archeologi, e ai visitatori di riunirsi intorno allo scavo in corso e insieme narrare in modi diversi un passato comune. La lunga stagione degli appuntamenti di archeologia pubblica e partecipata collegati al progetto “Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino” hanno visto quasi 2 mila persone visitare e intrattenersi presso lo scavo della Villa marittima di Lio Piccolo. Il film “Panorami Sommersi” rappresenta uno di questi capitoli dove l’archeologia incontra la comunità. Proiettato per la sua “prima veneziana” presso l’Auditorium di Santa Margherita di Ca’, è un omaggio alla comunità cafoscarina che ha collaborato e ospitato parte delle riprese anche durante le ricerche archeologiche per individuare i resti della Villa Romana sepolta, riemersa in parte con gli scavi del 2021 e i recenti interventi, e di cui Canal ha più volte segnalato l’esistenza. Il film di Controcampo Produzioni ha felicemente incontrato il progetto dell’università Ca’ Foscari “Vivere d’Acqua”. Il progetto ha poche semplici regole: condivisione continua delle ricerche archeologiche con la comunità locale, comunicazione e co-progettazione delle azioni archeologiche e costruzione collettiva delle narrazioni del nostro passato, unendo archeologi e cittadini nel momento magico della scoperta e dell’interpretazione delle tracce sepolte. Gli incontri non hanno voluto essere didattici ma cogliere storia di uomini e di sogni alla ricerca della verità, in un’esperienza unica per vivere la Laguna meno nota e frequentata come un fertile incubatore di civiltà, di racconti, di esperienze, di ambienti naturali. Di bellezza.

 

Venezia. “Archeologia e ambiente in laguna. Verso il grande museo del Lazzaretto vecchio”: ne parla a bordo scavo di Lio Piccolo il team di scavo di Ca’ Foscari con i curatori del progetto museale e gli archeobotanici coinvolti. Visita guidata e aperitivo archeologico

venezia_lio-piccolo_vivere-d-acqua_archeologia-e-ambiente_14-ottobre_locandinaVisita agli Scavi, Aperitivo archeologico e ospiti d’eccezione. Nuovo appuntamento, venerdì 14 ottobre 2022, alle 16, a Lio Piccolo (Venezia) con “Archeologia di comunità. Lo scavo della villa marittima di epoca romana di Lio Piccolo, anno 2022”, nell’ambito del progetto “Vivere d’acqua, archeologie tra Altino e Lio Piccolo” dell’università Ca’ Foscari di Venezia. In programma visita dello scavo, conversazione a bordo scavo e aperitivo archeologico. Si accede all’area dello scavo dall’agriturismo Le Saline in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo (Ve). Per partecipare scrivere a vivereacqua@unive.it, messaggi whatsapp a +39 351 690 0300. Il tema di venerdì 14 ottobre 2022 è “Archeologia e ambiente in laguna. Verso il grande museo del Lazzaretto vecchio”. Il team di scavo Diego Calaon e Daniela Cottica incontrano Daniele Ferrara, Letizia Pulcini e Giulia Passante della Direzione regionale Musei del Veneto, curatori del progetto museale. La conservazione della risorsa archeologica è davvero una sfida per la Laguna, dove i siti difficilmente possono essere lasciati visibili come in un parco archeologico tradizionale. A questa sfida risponde l’ambizioso progetto del futuro museo di Archeologia del Lazzaretto Vecchio, con un progetto di narrazione della lunga storia conservativa della laguna e di Venezia. Invece gli archeobotanici Marco Marchesini e Silvia Marvelli aiuteranno a capire come l’ambiente naturale, le piante e le erbe ci permettano di tracciare una storia di continue iterazioni tra uomo e ambiente.

Venezia. Al via le Conferenze Marciane, cinque incontri su “Torcello tra storia e leggenda”, in presenza e on line. Aprono Braccesi e Gambacurta con “Torcello e la laguna dai manufatti micenei alla testimonianze arcaiche”

venezia_marciana_conferenze-torcello-e-la-laguna_programma_locandina“Torcello tra storia e leggenda” è il tema affrontato dalle Conferenze Marciane 2022, organizzate dal Centro Studi Torcellani, Biblioteca nazionale Marciana e Centro Studi ClassicA (IUAV) di Venezia, con il fondamentale sostegno e contributo di Banca Annia, e giunte al nono anno consecutivo: cinque incontri previsti in altrettanti giovedì a cadenza quindicinale, tra il 13 ottobre e il 15 dicembre 2022, con inizio alle 17, nel salone sansoviniano. Le conferenze, caratterizzate dal loro stile scientifico-divulgativo ampiamente apprezzato sia dagli studiosi sia dagli appassionati della materia fin dalla loro prima edizione, si arricchisce anche dell’importante collaborazione del Centro Studi ClassicA (IUAV) di Venezia. Il tema di quest’anno – si diceva – sarà “Torcello fra storia e leggenda” ritornando così a trattare argomenti di ricerca particolarmente cari al Centro Studi Torcellani. Si indagherà in modo particolare la realtà lagunare torcellana partendo dalle sue possibili origini più antiche, viaggiando tra storie e testimonianze archeologiche e passando attraverso quelli che sono stati i miti che nel corso del tempo hanno arricchito oppure modificato la storia stessa, per arrivare, infine, al periodo contemporaneo con un omaggio a Gabriele D’Annunzio che ben conosceva l’isola di Torcello. Coordinamento di Lorenzo Braccesi, Maddalena Bassani, Marco Molin. In apertura di ogni incontro: saluti da parte del direttore della Biblioteca nazionale Marciana, Stefano Campagnolo. Modera gli incontri: Marco Molin, direttore del Centro Studi Torcellani.

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L’isola di Torcello e la laguna di Venezia protagonisti delle Conferenze Marciane 2022

Prima conferenza, 13 ottobre 2022, alle 16.30, nel Salone sansoviniano “Torcello e la laguna dai manufatti micenei alla testimonianze arcaiche”, Giovanna Gambacurta discute con Lorenzo Braccesi. La conferenza sarà trasmessa sul canale YouTube della Biblioteca, con possibilità di interagire tramite chat, al link: https://www.youtube.com/channel/UCesk4_I8FuO08GpqmnYJINg. Sarà possibile accedere in presenza fino ad esaurimento posti disponibili per massimo di 99 persone. Nelle Sale è vivamente consigliato l’uso di mascherine FFP2, salvo altre disposizioni governative e regionale in materia di contenimento del contagio da Covid-19. Per qualsiasi informazione si prega di scrivere a b-marc.stampa@beniculturali.it. Il ritrovamento dei famosi vasetti micenei rinvenuti nella palude di Mazzorbo e conservati al Museo di Torcello ha portato già nei decenni passati a numerose dispute tra gli storici e gli archeologi. Sono reperti erratici oppure possono essere considerati il segno di una presenza insediativa ben più antica di quella che al momento si conosce? Ne discutono due tra i più apprezzati studiosi della materia, Giovanna Gambacurta e Lorenzo Braccesi, alla luce anche di altre scoperte fatte nel corso del tempo.

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L’archeologa Giovanna Gambacurta dell’università Ca’ Foscari

Giovanna Gambacurta: professore associato all’università Ca’ Foscari di Venezia dove insegna Etruscologia e Antichità italiche, è membro dell’Accademia dei Concordi di Rovigo e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici. I suoi interessi di ricerca e le sue cospicue pubblicazioni vertono principalmente sulle problematiche inerenti l’Età del Ferro nel Veneto, nonché il popolamento e le dinamiche commerciali tra Veneto e mondo adriatico in età antica.

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Il prof. Lorenzo Braccesi

Lorenzo Braccesi: ha insegnato Storia greca e Storia romana negli atenei di Torino, Venezia e Padova. Si è impegnato su più fronti di ricerca, in modo particolare ha studiato la colonizzazione greca e le sue aree periferiche, l’ideologia di propaganda nel mondo antico e l’eredità della cultura classica nella letteratura moderna. Relatore in molti convegni nazionali ed internazionali, autore di numerose opere monografiche e di saggi in collane miscellanee, ha fondato e dirige la rivista Hesperia, studi sulla grecità in Occidente e la collana Venetia/Venezia.

Venezia. “A chi appartiene il patrimonio archeologico?”: ne parla Monica Calcagno a bordo scavo di Lio Piccolo col team di Ca’ Foscari. Visita guidata e aperitivo archeologico

venezia_lio-piccolo_visita-guidata-e-conferenza_locandina“A chi appartiene il patrimonio archeologico? Allo Stato, ovvio. Ma il problema dell’appartenenza, intesa come adesione non solo formale ma anche emozionale, politica e di intenti si riflette sul management dei beni culturali”. Ne parla, sabato 8 ottobre 2022, alle 16, Monica Calcagno (università Ca’ Foscari), esperta di management nei settori dell’industria creativa, artistica e dei beni culturali, nell’incontro “A chi appartiene l’archeologia? Il management (sostenibile) dei beni culturali” sullo scavo di Lio Piccolo, a Venezia, in dibattito con il team di scavo Diego Calaon e Daniela Cottica. Evento gratuito, con prenotazione necessaria, scrivendo a vivereacqua@unive.it. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Alle Saline (Via della Sparesera 4 – Lio Piccolo). Lio Piccolo è Zona a Tutela Rilevanza Urbanistica, per questa ragione l’amministrazione comunale ha anche messo a disposizione il trenino gommato con partenza dal cimitero di Treporti e arrivo al Borgo di Lio Piccolo (info orari e costi www.ctservizi.eu/it). L’incontro rientra nel progetto di Archeologia di Comunità “Lo scavo della villa romana di Lio Piccolo, anno 2022” promosso da “Vie d’acqua, archeologie tra Altino e Lio Piccolo” con visita guidata, conversazione a bordo scavo e aperitivo archeologico.

Venezia. Lo scavo archeologico della villa marittima di Lio Piccolo apre le porte al pubblico con gli Aperitivi Archeologici. Incontri con gli archeologi e visite guidate

venezia_lio-piccolo_scavo-villa-marittima_locandinaDal 1° ottobre 2022 lo scavo archeologico di Lio Piccolo apre ufficialmente le porte al pubblico: proiezioni cinematografiche, visite guidate e conversazioni archeologiche animeranno Lio Piccolo, Ca’ Savio e l’area di cantiere dello scavo. Tutte le attività saranno accessibili tramite prenotazione (vivereacqua@unive.it e whatsapp 3516900300). L’indagine archeologica come lo scorso anno è diretta dal prof. Diego Calaon e dalla prof.ssa Daniela Cottica dell’università di Ca’ Foscari Venezia e vede la collaborazione e il finanziamento del Comune di Cavallino-Treporti, sotto l’alta sorveglianza della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ministero della Cultura. Le attività di archeologia pubblica sono organizzate in collaborazione con la Direzione Regionale Musei, Veneto. “L’apertura al pubblico e la condivisione dei risultati è per noi archeologi un’azione fondamentale per un progetto partecipato e condiviso”, spiegano Diego Calaon e Daniela Cottica. “Condividere il percorso stratigrafico e, soprattutto, interpretativo ci ha permesso lo scorso anno di recuperare preziosissime informazioni dalla comunità: in un’indagine affascinante, talvolta complessa, che mira a comprendere il legame tra uomo e ambiente nell’antichità, per capire le modalità di sfruttamento degli spazi costieri antichi, abbiamo bisogno di condividere le informazioni con chi, “vive d’acqua”, proprio come il nome del nostro progetto”. L’apertura delle aree archeologiche mentre il lavoro è in corso, permette al pubblico di esser parte integrante di questo processo: non solo visitatori dunque, ma protagonisti del processo cognitivo e interpretativo. Che aspetto aveva la costa di fronte ad Altino presso Lio Piccolo in epoca romana? È questa la domanda e la sfida posta dallo scavo. L’amministrazione di Cavallino-Treporti ha inoltre promosso un percorso didattico finalizzato alla conoscenza del luogo per le scuole del territorio che hanno colto l’opportunità e che in questi giorni porteranno i ragazzi delle classi primarie e secondarie a visitare le aree archeologiche.

venezia_lio-piccolo_aperitivi-archeologici_1-ottobre_locandinaSabato 1° ottobre 2022, alle 16, Aperitivo Archeologico con Diego Calaon, Daniela Cottica e il team di scavo. Ospite Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino. Segue la visita guidata agli scavi. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: vivereacqua@unive.it, la prenotazione dal diritto pass per il passaggio nella ZTL di Lio Piccolo. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Alle Saline (Via della Sparesera 4 – Lio Piccolo). Lio Piccolo è Zona a Tutela Rilevanza Urbanistica, per questa ragione l’amministrazione comunale ha anche messo a disposizione il trenino gommato con partenza dal cimitero di Treporti e arrivo al Borgo di Lio Piccolo (info orari e costi www.ctservizi.eu/it). Info: vivereacqua@unive.it, WhatsApp: +39 351 690 0300.

Jesolo. Visite guidate con l’università Ca’ Foscari al sito archeologico Antiche Mura e al Monastero di San Mauro

jesolo_area-archeologica-antiche-mura_monastero-san-mauro_visite-guidate_locandinaDal 22 settembre al 13 ottobre 2022 si terranno le visite guidate gratuite al sito archeologico Antiche Mura e al Monastero di San Mauro di Jesolo. L’area è stata oggetto fin dal secolo scorso di numerosi studi e ricerche grazie ai quali sono arrivati a noi importanti documenti e resti archeologici che testimoniano l’importanza religiosa del luogo. Nel sito archeologico troviamo i resti della Cattedrale di Santa Maria, condizioni attuali risalenti probabilmente alla Prima Guerra Mondiale, e i resti del Monastero altomedievale di San Mauro, la cui scoperta risale agli anni cinquanta del Novecento. Le visite saranno curate dall’università Cà Foscari di Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici. Visite guidate per residenti e turisti: il lunedì e il giovedì in due turni, primo turno alle 15.45, secondo turno alle 16.30. Visite guidate per scolaresche il lunedì e il giovedì alle 9.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, presentazione della collana di architettura “Angoli e Demoni” a cura di Renata Samperi e Paola Zampa. Incontro in presenza e in streaming

roma_Dialoghi-in-Curia_collana-architettura-Angoli-e-Demoni-2_locandinaCon settembre, dopo la pausa estiva, riprendono gli appuntamenti con i “Dialoghi in Curia”, incontri e appuntamenti che il giovedì pomeriggio animano gli spazi dell’antica sede del Senato romano promossi dal parco archeologico del Colosseo. Giovedì 15 settembre 2022 alle 16.30 la Curia Iulia ospita la presentazione della collana di architettura “Angoli e Demoni”, a cura di Renata Samperi e Paola Zampa, edita da Campisano Editore. Con l’occasione saranno presentati i seguenti volumi componenti la collana: “Οι γωνίαι. Il capitello angolare del tempio di Bassae” di Stefano Borghini; “Perché egli è Tagliacantone: Borromini, un architetto spigoloso” di Richard Bösel; “Non un palazzo, ma una città in forma de palazzo: gli angoli nel palazzo Ducale di Urbino” di Francesco Paolo Fiore. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Elisabetta Molteni (università Ca’ Foscari Venezia), Claudio Strinati (Accademia nazionale di San Luca), Alessandro Viscogliosi (Sapienza Università di Roma). Modera e coordina Giovanni Battista Tomassini, capo redattore della Redazione Cultura e Spettacolo del TG3, Rai Radiotelevisione italiana. Saranno presenti gli autori e le curatrici della collana. L’evento potrà essere seguito in presenza con ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sull’account YouTube del PArCo: https://www.youtube.com/parcocolosseo.

Archeologia subacquea in laguna di Venezia. Il team di Ca’ Foscari ha scoperto a Lio Piccolo, nel sito della villa romana, una vasca per l’acquacoltura dei molluschi con le ostriche di duemila anni fa eccezionalmente conservate

Gusci di ostriche di duemila anni fa a un metro e mezzo di profondità nella laguna di Venezia, in una vasca che probabilmente serviva per conservare i prelibati molluschi prima di essere degustati. Siamo nel sito lagunare di Lio Piccolo, nel comune di Cavallino Treporti, scoperto quasi venti anni fa dall’archeologo amatore Ernesto Canal. E l’ipotesi preliminare su cui sta lavorando il team interdisciplinare impegnato nei giorni scorsi nella seconda campagna di scavo archeologico subacqueo è che la struttura detta “Villa romana di Lio Piccolo” era dotata di piscine per l’acquacoltura, in particolare di ostriche. Le indagini sono state dirette da Carlo Beltrame, professore associato di archeologia marittima del Dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna. Il progetto di indagine, pluriennale, ha coinvolto anche studenti e studentesse con idoneo brevetto di subacqueo, che hanno avuto l’occasione di formarsi in condizioni di sicurezza. Inoltre, hanno partecipato l’impresa Idra di Venezia; Paolo Mozzi, geomorfologo e geoarcheologo del Dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova; e Elisabetta Boaretto, specialista in analisi al radiocarbonio del Weizmann Institute di Rehovot (Israele).

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Le ostriche di duemila anni fa ritrovate sul fondo della vasca in mattoni per l’acquacoltura nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

“Nel mondo romano”, spiega Carlo Beltrame, “le ostriche erano molto apprezzate e allevate, anche se forse già adulte, in Gallia e nella penisola italiane. Come ricorda Cicerone, famose erano quelle allevate nel Lago Lucrino da Sergio Orata. Gli autori antichi ci parlano anche delle ostriche dell’Istria ma non menzionano Altino, dove però ostriche sono emerse da vari scavi della città romana. Non stupisce quindi trovarle a Lio Piccolo, ossia in una località che in età romana doveva essere in prossimità del litorale, in condizioni ideali per la loro crescita”.

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Ricerche subacquee dei ricercatori dell’università Ca’ Foscari nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

La prima campagna si era svolta esattamente un anno fa e aveva permesso di mettere in luce alcune strutture murarie e palificate segnalate da Canal a poche decine di metri dall’argine di Lio Piccolo lungo Canale Rigà. Questa nuova breve campagna ha permesso di chiarire l’interpretazione e la datazione di quanto visto nel 2021. Il fondale conserva una vasca in mattoni sesquipedali di forma rettangolare databile, anche sulla base di analisi al radiocarbonio, al 1° e 2° secolo d.C. In età romana, la struttura era sommersa e serviva per la conservazione, forse poco prima della consumazione, di ostriche. Questi molluschi si sono infatti eccezionalmente conservati sul fondo della vasca. Le ostriche verranno ora studiate da Davide Tagliapietra di Cnr-Ismar. La presenza di un gargame in legno, che doveva suddividere lo spazio per mezzo di una saracinesca, fa pensare peraltro che questa non fosse l’unica specie ospitata nella vasca.

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Spalletta della vasca in mattoni usata duemila anni fa per l’acquacoltura delle ostriche a Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Ostriche e affreschi per una villa di pregio. Gli studiosi hanno rinvenuto delle strutture fondazionali ad una profondità minore rispetto al livello del medio mare. Si tratta di fitte palificate infisse su un fondale argilloso compatto che sostenevano dei camminamenti in mattoni rivestiti di cocciopesto. Numerosi resti di affreschi di pregio, in corso di analisi ad opera di Alessandra De Lorenzi, chimico-fisica dell’ateneo veneziano, e di mosaici bianchi e neri completano il quadro. Secondo l’ipotesi preliminare del team di studiosi, ci troviamo di fronte a una villa marittima di un certo livello dotata di piscine per l’allevamento ittico. L’applicazione, in via sperimentale, della tecnica fotogrammetrica subacquea, condotta da Elisa Costa, assegnista di ricerca del Dipartimento di Studi umanistici dell’ateneo veneziano, sta dando ottimi risultati anche in queste acque a bassissima visibilità permettendo di documentare al meglio le strutture sommerse individuate.

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Pali di fondazione e resti di pavimento in mattoni nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Il progetto riguarda la portualità di Altino. Questo sito si inserisce nel progetto di archeologia dei paesaggi lagunari condotto da Carlo Beltrame in collaborazione con Paolo Mozzi e incentrato sulla ricostruzione della dimensione portuale di Altino. Negli ultimi due anni sono già stati oggetto di indagine il cosiddetto torrione romano, dimostratosi in realtà una cisterna di tipologia estremamente simile a quelle “alla veneziana” come quella, già nota, di Ca’ Ballarin (molto vicina alla villa di Lio Piccolo). È stato inoltre indagato un piccolo molo in opera pozzolanica, sempre di età imperiale romana, forse di servizio alla cisterna di Ca’ Ballarin, anch’esso a poche centinaia di metri dalla villa romana. Parte integrante del progetto sono anche le ricerche “terrestri” sull’area del porto urbano di Altino in località Vallerossa dove è stata indagata la grande darsena ad elle, di un ettaro di superfice, collegata al Sioncello, già nota da precedenti ricerche del Dipartimento di Geoscienze dell’ateneo patavino. “Le quote di giacitura di queste strutture sommerse – conclude Beltrame – sono preziosissimi markers per studiare il fenomeno dell’innalzamento relativo del livello del mare nelle sue due componenti eustatiche (innalzamento o abbassamento a scala globale del livello medio dei mari, non dipendente cioè da fenomeni locali) e di subsidenza regionale che, sommate, hanno portato gli edifici romani ad una sommersione di oltre due metri rispetto al livello del medio mare attuale”.

Lombardia. Emergenza siccità anche per i beni culturali: messe in sicurezza due imbarcazioni antiche emerse dal fiume Oglio e manufatti lignei di altri siti tra Cremona e Mantova. Individuata una palafitta dell’Età del Bronzo

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Messa in sicurezza di due piroghe medievali sul fiume Oglio a isola Dovarese (Cr) (foto sabap-cr-mn)

Messe in sicurezza due piroghe medievali emerse dal fiume Oglio in secca. Il protrarsi della siccità che nel corso di questa estate ha colpito la Lombardia, tra gli altri consistenti danni, ha causato l’affioramento dall’alveo dei fiumi di strutture, reperti archeologici e manufatti antichi. La situazione di emergenza per la tutela è collegata non solo al rischio che i materiali vengano raccolti da soggetti non autorizzati, ma anche all’esposizione al sole che ne mette a repentaglio la conservazione, in particolare per i reperti lignei. È il caso di due imbarcazioni antiche, emerse dal fiume Oglio nel territorio di Isola Dovarese (CR), poco a valle del ponte “Tre martiri”. Si tratta di due piroghe, vale a dire imbarcazioni monossili ricavate da un unico tronco d’albero scavato, risalenti all’epoca medioevale. Di particolare rilievo risulta una delle due, della lunghezza di 11.50 m, perché presenta anche alcune costolature di rinforzo interne, raramente attestate fino a oggi.

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Messa in sicurezza di una piroga medievale a Isola Dovarese (Cr) (foto sabap-cr-mn)

In seguito alla segnalazione dei volontari Auser (ex gruppo dell’ecomuseo di Isola Dovarese) e del sindaco di Isola Dovarese, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Cremona Lodi e Mantova, stanziando parte dei fondi destinati alla tutela per il 2022, ha diretto un progetto di messa in sicurezza dei due scafi, consistente nel riseppellimento in alveo, una volta eseguita la documentazione e la campionatura dei manufatti.

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Una fase della messa in sicurezza della piroga a Isola Dovarese (Cr) (foto sabap-cr-mn)

La delicata operazione, che ha avuto luogo il giorno 18 luglio 2022, progettata dallo Studio Associato di Ricerca Archeologica di Gattico (No) con l’intervento degli archeologi Fausto Simonotti, Andrea Montrasi e Alice Lucchini, dottoranda dell’università Ca’ Foscari di Venezia specializzata in questo tipo di evidenze, con il supporto tecnico della ditta Olli Scavi srl, è stata resa possibile dalla collaborazione di diversi soggetti, quali AIPO-ufficio di Mantova, il Parco Oglio sud, il Consorzio di Bonifica Navarolo, i gestori della centrale idroelettrica di Isola facenti capo alla FENENERGIA spa, il sindaco Gianpaolo Gansi di Isola Dovarese e i volontari Auser Rino Piseroni, Mauro Bernieri, Ferruccio Minuti, Pierluigi Migliorati e Luciano Sassi.

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Dalle acque del fiume Oglio è affiorata una piroga medievale (foto sabap-cr-mn)

Parallelamente a questa, altre situazioni di affioramento sono state segnalate contemporaneamente alla Soprintendenza nella zona: a Piadena (CR) e ad Acquanegra sul Chiese (MN) altre imbarcazioni monossili e a fasciame sono parzialmente emerse dall’acqua, ma, a differenza di quelle di Isola Dovarese, il livello raggiunto dal fiume non ne pregiudicava la conservazione.

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Palificazioni emerse in comune di Calvatone (Cr), presso la riva di un’ansa fluviale immediatamente a monte dell’oasi WWF “Le Bine” (foto sabap-cr-mn)

Più complesso è apparso invece il contesto individuato in comune di Calvatone (CR), presso la riva di un’ansa fluviale immediatamente a monte dell’oasi WWF “Le Bine”. La segnalazione, trasmessa dall’associazione Klousios – Centro Studi e ricerche basso Chiese, della presenza di una serie di palificazioni emerse dall’acqua e di abbondante materiale ceramico, ha permesso alla Soprintendenza di attivare la protezione del sito, con il coinvolgimento del sindaco di Calvatone, Valeria Patelli, del Comando Stazione Carabinieri di Piadena, del Comando Compagnia Carabinieri Casalmaggiore e l’aiuto nella sorveglianza di vari cittadini di Calvatone, Enrico Tavoni, Massimiliano Seniga, Francesco Cecere e dell’ispettrice onoraria e collaboratrice della Soprintendenza Daniela Benedetti.

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Imbarcazione a fasciame emersa in comune di Calvatone (CR), presso la riva di un’ansa fluviale immediatamente a monte dell’oasi WWF “Le Bine” (foto sabap-cr-mn)

L’indagine archeologica condotta ha permesso di rilevare e posizionare una struttura composta da un centinaio di pali lignei, che vanno a comporre una piattaforma quadrangolare a centro fiume collegata alla riva da due pontili. Nei pressi è stata reperita un’imbarcazione a fasciame, ancora per la maggior parte interrata. La presenza di materiale ceramico di diverse cronologie, collegata allo scorrimento del fiume, non permette di datare con sicurezza la struttura, già individuata nel 2003 e allora interpretata come una palafitta ascrivibile ad un periodo compreso tra l’età del Bronzo Antico Finale e il periodo centrale del Bronzo Medio. Le campionature effettuate dai pali permetteranno tramite analisi dendrocronologiche e con l’utilizzo del C14 di comprendere meglio la datazione e il significato del contesto, che risulta in ogni modo di straordinaria rilevanza.

Scoperte ad Altino. Dagli scavi dell’area residenziale emerge un’imponente cloaca, parte di un sistema fognario pubblico. E, sul fondo, lucerne vasellame oggetti per la cura del corpo. Questi ritrovamenti saranno svelati in anteprima nell’iniziativa “Scavi aperti”

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L’imponente cloaca scoperta nel quartiere residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

Una cloaca. Imponente. Ad Altino. All’inizio non ha sorpreso più di tanto, nonostante l’imponenza, perché qualcosa del genere era già emerso diversi decenni fa, nella zona a nord oltre l’anfiteatro, e probabilmente parte dello stesso sistema fognario. Ma gli scavi, iniziati a marzo 2022 nel quartiere augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve), hanno svelato un “tesoro” che i fortunati partecipanti all’iniziativa “Scavi aperti” di mercoledì 20 luglio 2022, potranno vedere in anteprima. Dal “nuovo” lotto di scavi ad Altino iniziati in marzo, condotti sul campo dalla società cooperativa Petra di Padova e diretti dal Museo in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, sono emerse delle scoperte inaspettate: in particolare le basi molto ben conservate di una struttura imponente, una cloaca, probabilmente costruita nello stesso periodo in cui la città si ampliò, interrando il canale con l’accesso acqueo. Un’infrastruttura a volta (di cui sono rimaste alcuni mattoni d’attacco) con spallette, anche quelle in mattoni alte un metro e mezzo ben visibili e una pavimentazione di lastroni di trachite. Sul fondo oggetti di uso quotidiano, pettini, oggetti in osso per la cura del corpo, vasellame da mensa e piccole lucerne decorate. La struttura si trova 3 metri sotto terra rispetto al piano campagna (il livello del terreno in cui si cammina oggi).

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

“Il manufatto”, spiega Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Direzione regionale Musei Veneto), “ha una dimensione imponente quindi si tratta sicuramente di un sistema fognario pubblico predisposto secondo un preciso disegno urbanistico, non di  un piccolo fognolo di scarico dalle abitazioni private. Il livello di conservazione è molto buono e ci dice molto della pianificazione urbanistica dell’epoca”.

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Una delle lucerne ritrovate con altro vasellame sul fondo della grande cloaca scoperta nel quartiere residenziale di Altino (foto drm-veneto)

Oltre alla struttura ha un valore importante anche ciò che in essa è contenuto: vasellame da mensa, fine o grezzo, vasellame da cucina, lucerne, oggetti in osso per la cura del corpo, frammenti in vetro, piccoli strumenti in bronzo, pezzi di attrezzi da artigiani (come ad esempio un manico di mannaia) finiti nella fognatura attraverso gli ampi tombini dell’epoca. “Gli scavi di Altino riservano sorprese, scientificamente e qualche volta anche dal punto di vista dei monumenti e dei reperti che restituiscono”, interviene Bressan. “Per il futuro quindi ci auguriamo di continuare a scavare, qui, nelle altre aree demaniali, e non soltanto perché Altino è ancora tutta da scoprire e perché la ricerca, che in archeologia significa soprattutto scavo, è il fondamento e la base per la valorizzazione del patrimonio archeologico”.

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Visite guidate nel cantiere aperto dell’area residenziale di Altino con l’iniziativa “Scavi Aperti” (foto drm-veneto)

Tutte queste scoperte, che in futuro non rimarranno a vista, saranno osservabili in un’occasione speciale: l’incontro di “Scavi Aperti”, l’iniziativa di archeologia pubblica promossa dal Museo di Altino che a luglio raddoppia: appuntamento mercoledì 20 luglio 2022, alle 16, su prenotazione (0422 789443). Nel pomeriggio, durante l’incontro con il pubblico, oltre alla visita della ditta Petra, società cooperativa di Padova delle indagini archeologiche nell’area residenziale augustea, verrà infatti proposta anche una visita agli scavi di Campo Rialto dell’università Ca’ Foscari di Venezia, progetto “Alla ricerca di Altinum”. Sono raccomandati abbigliamento e scarpe comode, una bottiglietta d’acqua e antizanzare.