Verona. Al museo civico di Storia naturale giornata di studi “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” celebra lo storico direttore del museo di Storia naturale di Verona in occasione del 60° anniversario dalla morte
Sono tanti gli interventi nella giornata di studi “Francesco Zorzi (1900-1964). L’uomo e lo studioso” in programma venerdì 24 maggio 2024 nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona, per celebrare lo storico direttore del museo di Storia naturale di Verona in occasione del 60° anniversario dalla morte, con un evento organizzato in collaborazione con l’associazione Naturalisti Veronesi “Francesco Zorzi” e l’associazione Consiglieri Emeriti del Comune di Verona, e patrocinato dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, di cui Zorzi fu tra i fondatori, dalla Fondazione Fioroni, di cui fu il primo direttore, e dall’Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Partecipa all’iniziativa la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza. La partecipazione è libera fino a esaurimento dei posti disponibili in sala. Non è necessaria la prenotazione.
Programma della giornata. Alle 10, accoglienza dei partecipanti; 10.30, saluti delle autorità e introduzione alla giornata della direttrice dei Musei Civici Francesca Rossi. SESSIONE MATTUTINA, modera Alessandra Aspes, già museo di Storia Naturale: 10.45, Fedra Alessandra Pizzato, università di Verona, “‘Na scaiéta se strenze in le man. Francesco Zorzi combattente, animatore e guida tra ricerca e impegno socio-politico”; 11, Leonardo Latella, museo di Storia naturale di Verona, “Zorzi, Pasa e Ruffo: il trio che ha fatto grande il Museo di Verona”; 11.15, Nicoletta Martinelli, museo di Storia naturale di Verona, “Zorzi e le palafitte: gioie e dolori di una relazione ventennale”; 11.30, Massimo Saracino, museo di Storia naturale di Verona, “Le indagini di Zorzi sull’età del Ferro veronese fra castricoli e Atestini”; coffee break; 12, Antonio Curci, università di Bologna, “Tra un piroscafo e l’altro… Le ricerche di Francesco Zorzi alle Tremiti e la loro attualità”; 12.15, Fiorenza Gulino, università di Pavia, Cristiano Putzolu, università di Bologna, Paola Salzani, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Vicenza e Rovigo, Umberto Tecchiati, università di Milano, “Gli scavi dell’Università di Milano (2019-) nel villaggio preistorico delle Colombare di Negrar a settant’anni dalla sua scoperta”; 12.30, discussione e chiusura sessione mattutina. SESSIONE POMERIDIANA: alle 15, presentazione del libro “Francesco Zorzi e la ricostruzione del Museo Civico di Storia Naturale di Verona” di Ettore Curi, introduce Silvano Zavetti, associazione Consiglieri Comunali Emeriti del Comune di Verona, dialoga con l’autore Federico Melotto, direttore Fondazione Fioroni; 16, Margherita Frigo Sorbini, associazione Naturalisti Veronesi “Francesco Zorzi”, “Francesco Zorzi, una vita per la divulgazione delle Scienze Naturali”; 16.15, presentazione del montaggio di filmati “Zorzi in Super 8”, a cura di Massimo Saracino, museo di Storia naturale di Verona; 16.30, chiusura dei lavori.

Francesco Zorzi, paletnologo, storico direttore del museo civico di Storia naurale di Verona (foto comune vr)
Francesco Zorzi nacque il 2 luglio 1900 a Verona. La sua giovinezza fu segnata da eventi importanti: prese parte alla prima guerra mondiale come volontario nei reparti d’assalto, conquistando una medaglia d’argento dal valore militare, nel 1920 divenne funzionario della Civica Amministrazione e il 16 dicembre 1930 entrò a far parte del personale del museo civico di Storia naturale di Verona come assistente, quando era allora direttore Vittorio Dal Nero con cui instaurò una profonda amicizia. Nel 1933 succedette a quest’ultimo con la carica di conservatore del museo di Storia naturale con funzioni direttive, cercando di trasformare il Museo secondo le sue vedute: da semplice organismo statico e raccoglitore di materiali, sistemazione che rispecchiava la tradizione museologica ottocentesca di cui Dal Nero fu portavoce, a centro dinamico in cui si svolgevano attività di ricerca e didattiche.
Durante i primi anni del suo nuovo incarico cercò di ampliare lo spazio destinato alle collezioni del Museo, in quanto palazzo Pompei allora era sede anche del Liceo Artistico, dell’Accademia Cignaroli e della Galleria d’Arte Moderna, riuscendo, dopo numerose trattative, nel suo intento. Contemporaneamente al suo lavoro da direttore, Zorzi portò avanti anche le sue ricerche, orientandosi in particolare verso la Paletnologia, allo scavo metodico e allo studio della zona palafitticola di Barche di Solferino, i cui importanti risultati vennero da lui pubblicati solo nel 1940. Stessa sorte toccò alle ricerche intraprese nei depositi archeologici identificati nelle cave di Quinzano, in cui rintracciò anche un antico occipitale umano fossile. Con l’avvento della seconda guerra mondiale, i suoi studi dovettero subire una battuta d’arresto momentanea, in quanto Zorzi fu impegnato in prima persona nel conflitto, prima come ufficiale di Commissariato addetto alla Croce Rossa Italiana e poi dal settembre del 1943 nella Resistenza.
Finita la guerra, iniziò il periodo più fecondo e produttivo per Zorzi: divenne direttore del Museo, si dedicò alla sua risistemazione (il palazzo aveva subito gravi danni a causa dei bombardamenti), impostando ex novo le collezioni didattiche, arricchendo quelle di studio, consolidando i laboratori di ricerca e la biblioteca, prima praticamente inesistenti, nel 1946 fondò la Società Naturalisti Veronesi, nel 1951 ottenne la libera docenza in Paletnologia e inoltre riprese in modo attivo le sue ricerche di stampo preistorico, spesso in collaborazione con l’amico e collega Angelo Pasa. Tra le campagne di studio svolte assieme dai due naturalisti, una delle più importanti e gratificanti fu quella che fecero in Puglia, poiché fruttò non solo il ritrovamento di significativi giacimenti con industrie e faune del Paleolitico, ma soprattutto condusse nel 1962, all’interno della Grotta Paglicci presso Rignano Garganico, all’importantissima scoperta delle prime pitture parietali paleolitiche rinvenute in Italia. Non trascurò però il territorio veronese, dove condusse ricerche archeologiche sia su necropoli e palafitte della pianura, sia su insediamenti e siti ricchi di resti litici della Lessinia.
Durante gli ultimi anni di vita fu afflitto da una grave malattia, che lo portò a lasciare il suo amato lavoro nel dicembre del 1963; morì l’11 maggio 1964 a Verona, solo pochi mesi prima dell’inaugurazione del nuovo Museo per cui Zorzi aveva tanto lavorato.

Il Fondo Zorzi conservato al museo civico di Storia naturale di Verona (foto comune vr)
Fondo Zorzi, 1964. Acquisizione: gli ultimi anni di vita di Francesco Zorzi furono interamente dedicati alla ricostruzione del Museo e al riallestimento della parte espositiva in vista della riapertura al pubblico. Nel 1963 tuttavia fu costretto dalla malattia ad abbandonare il lavoro, morì nel 1964 lasciando in Museo tutto il suo patrimonio di studi, ricerche e corrispondenza. Consistenza e composizione: Zorzi lasciò in Museo una serie di cartelle numerate progressivamente ma senza una organizzazione cronologica o tipologica del materiale. Si è deciso perciò un riordino, tuttora in corso, che ha prodotto finora 16 faldoni di archivio così suddivisi: materiale che riguarda siti di scavo preistorici e romani, corrispondenza, appunti, bibliografie, manoscritti, segnalazioni, fotografie, cartoline, disegni, contabilità, fatture.
Verona. A due anni dalla sua inaugurazione il museo Archeologico nazionale presenta la Guida breve alla sezione di Preistoria e Protostoria (SAP libri), e rinnova il sito web. La presentazione della direttrice Giovanna Falezza

Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona, davanti a una vetrina della sezione dell’Età del Ferro (foto graziano tavan)

Il prof. Umberto Tecchiati (università di Milano) con la direttrice Giovanna Falezza al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)
In occasione dell’incontro con il prof. Umberto Tecchiati (università di Milano) su “Ricerca archeologica e valorizzazione” al museo Archeologico nazionale di Verona è stata presentata la guida breve sulla sezione di Preistoria e Protostoria allestita all’ultimo piano del museo nell’ex caserma asburgica di San Tomaso, a pochi passi dall’Adige e dal cuore della città scaligera. E insieme alla guida anche il nuovo sito web del museo. La pubblicazione arriva a neppure due anni da quella “storica” apertura dell’Archeologico, la prima istituzione statale in città, dopo un iter andato avanti almeno vent’anni: il 17 febbraio 2022, infatti, è stata inaugurata la prima parte dell’allestimento dedicato “Agli albori della creatività umana” (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato), seguita, pochi mesi dopo, il 26 ottobre, con la seconda parte “Entrando nella storia. L’Età del Ferro nel Veronese” (vedi Verona. Al museo Archeologico nazionale apre la sezione dell’Età del Ferro che completa il percorso espositivo della Preistoria e Protostoria: tra le star in mostra i “Cavalli delle Franchine” di Oppeano e la tomba del “principe bambino” dalla necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio | archeologiavocidalpassato). A illustrare per i lettori di archeologiavocidalpassato la guida breve, edita da Sap, è la direttrice del museo, Giovanna Falezza.

Copertina del libro “Museo Archeologico nazionale di Verona. Sezione di Preistoria e Protostoria. Guida breve” (foto graziano tavan)
La guida breve. “Oggi presentiamo la guida breve della sezione di Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Verona”, spiega Giovanna Falezza. “È il frutto del lavoro degli ultimi mesi ma è anche un atto dovuto per i visitatori perché è stata pensata proprio come uno strumento agile – è un libricino che si tiene facilmente in mano – e che ha lo scopo proprio di accompagnare il visitatore lungo le sale ed è stata impostata proprio come una passeggiata, una guida cartacea che spiega vetrina per vetrina e racconta la storia che c’è dietro gli oggetti esposti. Abbiamo lavorato perché il linguaggio sia il più possibile accessibile, semplice, comprensibile, perché l’obiettivo nostro è di dare modo a tutti quelli che vengono in museo di poter fruire appieno quello che vede in vetrina, che vede nelle sale. Quindi l’impostazione è molto semplice, segue proprio il percorso lungo le sale, spiega le scelte espositive che sono state fatte – come i colori, perché sono messi in quel modo -, l’esposizione, le vetrine, il contenuto e anche le storie che son dietro gli oggetti, i contesti, gli scavi – quando sono stati fatti. Cerca di dare una cornice, di far parlare ancora di più l’oggetto che viene mostrato al visitatore. Il tutto corredato da foto. Abbiamo fatto una campagna fotografica apposita per fare in modo – una cosa che ritenevamo importante – che poi il visitatore insieme alla guida e tutta la storia che viene raccontata degli oggetti portasse a casa anche qualcosa di bello. Le foto si possono fare liberamente nelle sale, ma queste foto fatte dal nostro collaboratore Francesco Anti, che devo ringraziare perché ci ha dedicato tantissime ore di lavoro, sono foto di altissima qualità e consentono anche di rendere bene ingranditi la bellezza, le particolarità tecniche degli oggetti. Ecco quindi uno strumento molto semplice, agile, che speriamo possa piacere – anzi ne siamo sicuri. In realtà – conclude – devo dire anche che era tempo che i visitatori ci chiedevano una guida per portarsi a casa anche un ricordo di questo bel museo. Quindi questo è un primo passo dovuto. Speriamo sia soddisfacente”.

L’home page del nuovo sito web del museo Archeologico nazionale di Verona
Nuovo sito web. La direttrice Giovanna Falezza: “Presentiamo anche un’altra piccola cosa che siamo riusciti a fare, che sembra banale ma è importante sempre in ordine alla sempre maggiore valorizzazione e conoscenza di questo museo: siamo cioè riusciti a creare il nostro sito internet dedicato, nuovo, anche questo organizzato nella maniera più semplice, funzionale e chiara, costantemente aggiornato. Quindi tutti possono trovare tutte le notizie non solo sui biglietti, l’apertura, ma anche su tutte le attività che facciamo – devo dire sono molte – e in questo modo uno molto facilmente riesce a recuperare tutte le informazioni per la visita”.
Verona. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “Ricerca archeologica e valorizzazione. Il ruolo del Museo nella cultura contemporanea” con il prof. Umberto Tecchiati dell’università di Milano
“Ricerca archeologica e valorizzazione. Il ruolo del Museo nella cultura contemporanea” è il tema della conferenza del prof. Umberto Tecchiati dell’università di Milano: appuntamento venerdì 12 gennaio 2024, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Verona. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Con l’occasione verranno presentati la Guida breve alla sezione di Preistoria e Protostoria, recentemente pubblicata, ed il nuovo sito internet del Museo, che festeggeremo con un piccolo brindisi. La partecipazione è gratuita. Per informazioni: drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.
Rovereto. Nella seconda giornata del RAM film festival tra la storia dei Pirati e la Task Force della Cultura. Con Tecchiati approfondimento su “Preistoria e cambiamenti climatici”
Giovedì 5 ottobre 2023, seconda giornata del RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie, inizia con la partecipazione delle scuole, con i più giovani delle primarie e secondarie di primo grado che saranno intrattenuti dal RimAttore, con giochi di parole e rime, tra un film e l’altro.

Frame del film “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud
A partire dalle 15 e fino alle 19.30 sono 10 i film proiettati al Teatro Zandonai, che si trasforma in sala cinematografica per l’occasione. Numerosi i film di carattere prettamente archeologico, così come alcuni documentari che raccontano sfumature diverse del focus di quest’anno, ovvero gli sguardi sul clima e sulle sfide del patrimonio culturale: “Arte paleolitica: la nostra storia” di Elisabetta Flor e Luca Scoz (Italia 2022, 18’); “La terracotta preistorica” di Saverio Caracciolo (Italia 2023, 28’); “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli Etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski (Francia 2022, 52’); “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud (Francia 2023, 52’); “Looking into Helenistic Pergamon / Uno sguardo sulla Pergamo ellenistica” di Serdar Yilmaz (Turchia 2021, 5’).

La Unite4Heritage è una task force composta da 60 unità pronte a intervenire su chiamata degli Stati
Tra questi un film di RAI Cultura “Custodi della memoria. La via italiana alla tutela del patrimonio” di Linda Tugnoli (Italia 2021, 49’). A partire dai Caschi Blu della Cultura, la prima Task force al mondo che vede lavorare fianco a fianco i carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale insieme a storici dell’arte e restauratori del MIC, il nostro paese ha acquisito una vasta esperienza. Oggi l’approccio italiano al restauro è riconosciuto in tutto il mondo.

Film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin
La serata di giovedì ci porta invece in mare aperto con il film “The True Story of Pirates / La vera storia dei pirati” di Stéphane Begoin (Francia 2022, 52’) che cerca di ricostruire la storia poco conosciuta della pirateria, seguendo due diverse indagini archeologiche, provando a capire chi si nasconde dietro la leggenda. La serata prosegue con un cortometraggio dal Kazakistan dedicato alla figura mitica di Madre Umay “A Child in the House is Happiness / Un bambino fa la felicità della casa” di Marzhan Zhubanysh (Kazakistan 2022, 7’), e poi con un film italiano “The Black Italian Renaissance / Il Rinascimento italiano nero” di Cristian Di Mattia (Italia 2023, 90’) che esplora il Rinascimento del nostro paese seguendo le vite di personaggi afro-discendenti, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche di quei secoli.
“Preistoria e cambiamenti climatici”: grande successo per gli approfondimenti proposti dall’Aperitivo in Giardino. Sold out l’appuntamento con Umberto Tecchiati, archeologo preistorico, specializzato in archeologia alpina. La crisi climatica e ambientale attuale presenta aspetti particolari riconducibili in gran parte a un non più sostenibile impatto antropico, come riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli studiosi. Con Umberto Tecchiati andremo a vedere come crisi simili caratterizzarono anche la preistoria e la protostoria, come dimostra il caso del crollo quasi improvviso del sistema insediativo padano alla fine del Bronzo Recente (XII secolo a.C.).
Umberto Tecchiati dal 2018 insegna Preistoria ed Ecologia preistorica al dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano. Nei 23 anni precedenti ha ricoperto funzioni di conservatore di museo e di funzionario archeologo presso la soprintendenza ai Beni culturali di Bolzano, dove è stato direttore d’ufficio sostituto. Archeologo della Preistoria, specialista di archeologia Alpina, archeozoologo, è presidente dell’associazione italiana di archeozoologia (Aiaz). Dirige le missioni di scavo nell’insediamento preistorico e protostorico delle Colombare di Villa nel comune di Negrar di Valpolicella (Vr) e nella riserva delle grotte preistoriche di Aisone, provincia di Cuneo, nella Valle Stura di Demonte. La sua produzione scientifica è incentrata sullo studio dei fondamenti ideologici, spirituali, economici e ambientali delle società preistoriche e protostoriche dell’Italia settentrionale, con particolare riferimento all’area prealpina e alpina.
Rovereto. Sta per avere un volto il bambino di 10 anni morto più di 4mila anni fa nelle grotte di castel Corno (Tn) e trovato nella campagna di scavo del museo civico di Rovereto nel 1998. Presto una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno

Sta prendendo forma il volto del bambino di Castel Corno di più di quattromila anni fa. Nel 1998 il museo civico di Rovereto ha realizzato uno scavo nelle grotte di Castel Corno, a circa 800 metri di altitudine tra i paesi di Patone e Lenzima, nel comune di Isera (Trento), dove è stata rinvenuta una necropoli del Bronzo Antico le cui prime sepolture risalgono addirittura all’Età del Rame. Sono stati trovati anche i resti di un bambino sepolto all’età di 10 anni.

Nelle immediate vicinanze del castello medievale di Castel Corno un intricato labirinto di grotte formate da una frana fu infatti utilizzato nell’età del Bronzo antico (2200-1650 a.C.) a scopo cultuale e funerario. Il sito è stato oggetto di numerose campagne di scavo dal 1960 ad oggi; le ultime ricerche, condotte nel 1998-‘99 da parte del museo civico di Rovereto, hanno messo in luce numerosi reperti (vasellame, strumenti in pietra e in osso, resti di ossa umane e animali ed elementi d’ornamento, fra cui un “brassard” in pietra verde), oggi conservati ed esposti nelle sale museali.

Viviana Conti, che sta seguendo un progetto di WeScup – il servizio civile trentino al museo di Rovereto nell’area Archeologia, sta ricostruendo il volto di questo bambino grazie all’esperienza acquisita con la Laurea Magistrale in Arti Forensi in Gran Bretagna. Partendo dal teschio ritrovato ne è stata fatta una riproduzione digitale e una prima ricostruzione del volto in 2 dimensioni con Photoshop. Poi il modello di teschio è stato stampato con una stampante 3D e ricoperto prima ricostruendo i muscoli e poi con una finta pelle, fatta di un materiale utilizzato anche per le protesi cinematografiche che renderà l’effetto finale molto realistico anche al tatto.


Sezione delle grotte di Castel Corno e localizzazione dei sondaggi eseguiti, rielaborata da Regola (foto fmcr)
È in fase di preparazione una pubblicazione sul sito preistorico delle grotte di Castel Corno a cura di Maurizio Battisti della Fondazione museo civico di Rovereto e Umberto Tecchiati dell’università di Milano che comprende anche questo interessante progetto. Ma a breve verrà pubblicato anche un approfondimento sul sito del museo. “Le sepolture, purtroppo depredate da scavi abusivi”, scrivono Battisti e Tecchiati, “sono databili tra la fine dell’Età del Rame e la prima Età del Bronzo. Quasi tutte le ossa provengono dalla Grotta 3. Le ossa e i denti, in numero di 190, rinvenuti in questa grotta, sono di almeno 1 feto, 3 subadulti rispettivamente di circa 8 anni e 2 di circa 11 anni, e 2 adulti di sesso indeterminato. L’unico reperto scoperto nella Grotta 1 è una vertebra di un adulto. Solo un radio e un’ulna retti, e il loro controlaterale, sono stati trovati in connessione e così tante ossa rimangono non attribuite. Sono presenti ipoplasia dello smalto e cribra orbitali, carie, tartaro e abrasione dentale. In generale, la situazione dentale mostra molte anomalie di crescita, magari di carattere ereditario o di aspetto endemico della popolazione. Inoltre, le ossa mostrano un ritardo di crescita per quanto riguarda l’invecchiamento dentale. L’unico teschio e il frammento di fibula mostrano aree carbonizzate probabilmente dovute ad eventi tafonomici (fossilizzazione) o a rituali post-deposizionali”.
A Montecchio di Negrar di Valpolicella (Vr) tornano le “conferenze del giovedì” dell’associazione Piro Ma Cogno alla sala civica di via don Tacchella. Giovedì 7 novembre 2024, alle 21, il professor Umberto Tecchiati, direttore delle ricerche allo scavo archeologico a Colombare di Villa, nell’incontro “Archeologia. Lo scavo archeologico di Colombare di Villa” parlerà dell’avanzamento delle ricerche durante la campagna 2024, conclusasi a fine settembre. L’ingresso è gratuito, fino a esaurimento posti.
Nuovo incontro dedicato al pubblico della Valpolicella, per raccontare il nostro lavoro alle Colombare di Negrar e per far conoscere l’importanza e il valore di questo sito preistorico a più persone possibile, organizzato dal laboratorio di Preistoria Protostoria ed Ecologia preistorica del dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona e il Comune di Negrar. Appuntamento giovedì 7 dicembre 2023, alle 21, nella sala civica di Montecchio di Negrar in via Don Tacchella 4, con il professor Umberto Tecchiati, direttore dello scavo e docente di Preistoria ed Ecologia preistorica all’università di Milano, che racconterà l’avanzamento delle ricerche nella conferenza “Gli scavi dell’università di Milano nel sito preistorico delle Colombare di Villa (Negrar di Valpolicella)”. L’incontro è gratuito.

Martedì 9 maggio 2023, alle 17.30, nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia Naturale di Verona, nuovo appuntamento con le conferenze curate dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”. Il professor Umberto Tecchiati dell’università di Milano parlerà della ripresa degli scavi nel sito archeologico a Colombare di Negrar e del progetto che, dal 2018, ha ripreso lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta più di settant’anni fa proprio da uno degli “antenati” del museo, Francesco Zorzi. L’accesso è libero fino all’esaurimento dei posti.
Non solo la Villa dei Mosaici di Negrar ancora protagonista, dopo le visite guidate andate subito in sold out. Venerdì 14 aprile 2023, alle 17.30, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza in collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella, l’università di Verona e l’università di Milano organizza, a Villa Rizzardi – Pojega, l’incontro “Archeologia a Negrar: le ricerche in corso” per illustrare i risultati delle ricerche archeologiche in corso in tutto il territorio negrarese, rese possibili anche grazie a sponsorizzazione e ad accordi di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza, il Comune di Negrar di Valpolicella, le Università e ad alcune aziende vitivinicole della Valpolicella. Un focus particolare sulla Villa dei Mosaici dove è in corso di definizione il progetto per la valorizzazione come area archeologica con strutture e percorsi attrezzati per la pubblica fruizione. Dopo i saluti e la presentazione dell’incontro da parte di Roberto Grison (sindaco di Negrar di Valpolicella) e Brunella Bruno (soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), interverranno: Paola Salzani (soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza) e Umberto Tecchiati (università di Milano) su “Prima della villa: ricerche archeologiche e paleoambientali nel sito preistorico di Colombare”; Gianni De Zuccato (già soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), Nicola Delbarba (università di Verona) su “La Villa dei mosaici dallo scavo alla ricostruzione 3D”; Patrizia Basso (università di Verona), Gianni De Zuccato (già soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza) su “La Villa dei mosaici e la produzione vinicola”; Alberto Manicardi (SAP Società Archeologica) su “Le ultime fasi dello scavo”; Vincenzo Tinè (soprintendenza APAB per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso) su “Il progetto di valorizzazione”. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.




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