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Venezia. Il 29 ottobre riapre Palazzo Zaguri con una grande mostra “Tutankhamon. Misteri e tesori” nel centenario della scoperta della tomba del “faraone bambino” (1922-2022): 1000 reperti da ammirare oltre ad esperienze immersive nel metaverso dell’Antico Egitto

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Logo della mostra “Tutankhamon” che apre a Palazzo Zaguri a Venezia il 29 ottobre 2022 (foto italmostre)

“Tutankhamon. Misteri e testori” sbarca a Venezia nel centenario della scoperta della tomba del “faraone bambino”, scomparso a poco meno di 19 anni nel 1323 a.C., 3345 anni fa. Il 29 ottobre 2022 riapre il centro museale privato del trecentesco Palazzo Zaguri inaugurando l’imponente mostra archeologica nel cuore pulsante di Venezia: 1000 reperti da ammirare oltre ad esperienze immersive nel metaverso dell’Antico Egitto, con la realtà virtuale e la realtà aumentata. Un evento culturale “faraonico” per la ricchezza dei contenuti e l’unicità dei pezzi esposti, allestito da Venice Exhibition Srl nelle 36 sale espositive distribuite nei cinque piani del trecentesco Palazzo Zaguri in campo San Maurizio.

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Palazzo Zaguri in campo San Maurizio a Venezia riapre al pubblico il 29 ottobre 2022 (foto italmostre)

“Sarà un’esposizione di grande valore contenutistico”, anticipano gli organizzatori, “per celebrare un secolo da quel lontano 4 novembre 1922, data cruciale dell’archeologia mondiale, ricordata come il momento ufficiale della scoperta della tomba di Tutankhamon nella valle dei Re, a Tebe Ovest, a non molta distanza dalla sponda occidentale del Nilo. Palazzo Zaguri, dopo un periodo di pausa, torna in grande stile con una grande mostra e nuove proposte culturali per ritagliare a Venezia uno spazio dedicato alle mostre tematiche”. Un evento culturale internazionale, quindi, che vuole uscire dal cliché della mera analisi dei reperti archeologici, arricchendo il percorso espositivo di contenuti storici, aneddoti e curiosità meno noti, oltre ad indagini sui misteri mai risolti dell’egittologia, nella convinzione che del faraone Tutankhamon, e delle evidenze che sono emerse dalla sua tomba, negli ultimi 100 anni si sia parlato molto, ma tanto ci sia ancora da scoprire.

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Howard Carter e Lord Carnarvon davanti all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re a Tebe Ovest

Centenario della scoperta: 1922-2022. I protagonisti del ritrovamento della tomba del faraone Nebkheperura Tutankhamon (1341 a.C. circa – gennaio/febbraio 1323 a.C. circa) furono l’archeologo inglese Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon. Il 1° novembre 1922 Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima. Proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala d’accesso ad un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62. Il giovanissimo sovrano della XVIII dinastia, che salì al trono a 9 anni e morì a 18 giorni dalla vigilia del 19esimo compleanno, divenne famoso per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la sua mummia reale. I reperti trovarono spazio nel museo Egizio del Cairo che dedicò un’intera ala al faraone bambino.

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Nella mostra “Tutankhamon. Misteri e tesori” a Venezia un migliaio i reperti da ammirare (foto italmostre)

“Venezia torna protagonista con un’importante mostra sull’antico Egitto, la cui inaugurazione coinciderà con la riapertura di Palazzo Zaguri”, annuncia con soddisfazione l’amministratore unico di Venice Exhibition Srl, Mauro Rigoni. “Dopo anni di silenzio per calamità come l’Acqua Granda e la Pandemia, finalmente il centro museale potrà riprendere le sue attività culturali legate alla città di Venezia portando avanti i suoi obiettivi tra cui: il circuito di grandi mostre tematiche e l’allestimento del museo ufficiale di Casanova”.

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Nella mostra “Tutankhamon. Misteri e tesori” a Venezia un migliaio i reperti da ammirare (foto italmostre)

“Con questo evento di caratura internazionale sui tesori di Tutankhamon”, aggiunge Rigoni, “la mostra con tutta la sua ricchezza e spettacolarità occuperà l’intero Palazzo Zaguri. Allestiremo il più grande evento espositivo temporaneo sul faraone più discusso e famoso della storia egiziana, senza precedenti in Europa. Saranno in mostra centinaia di reperti originali, alcuni in anteprima mondiale, grazie alla collaborazione con importanti istituzioni egiziane”. I reperti inizieranno ad arrivare a Venezia a fine settembre in 5 container e ci vorranno oltre 60 viaggi in Canal Grande per trasportarli, con grande cautela e sotto gli occhi attenti di egittologi, fino alla sede espositiva in campo San Maurizio per comporre il ricco allestimento. L’obiettivo sarà aprire la mostra il 29 ottobre 2022, a pochi giorni dalla ricorrenza della scoperta.

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Dal 29 ottobre 2022 il pubblico tornerà a visitare Palazzo Zaguri a Venezia (foto italmostre)

“Verranno potenziati tutti i sistemi di sicurezza di Palazzo Zaguri e una sezione della mostra sarà dedicata ad Howard Carter, l’archeologo che scoprì la tomba di Tutankhamon”, anticipano infine da Venice Exhibition Srl. “L’imponente allestimento rimarrà a Venezia per qualche mese, la data di chiusura non è stata ancora comunicata: rimarrà visitabile il tempo necessario ad attrarre l’attenzione degli osservatori internazionali ed offrire al pubblico eterogeneo che frequenta la città galleggiante un evento culturale di alto valore scientifico. Per questi motivi è stato coinvolto un autorevole comitato scientifico nella realizzazione della mostra temporanea. Saranno disponibili visite guidate multilingue studiate per rispondere alle esigenze del turismo e delle scolaresche di ogni ordine e grado”. venezia_palazzo-zaguri_mostra-tutankhamon_logo_foto-italmostreNon mancherà infine la più avanzata fruizione tecnologica dei contenuti con una sezione dedicata alla realtà aumentata applicata alla ricostruzione in 3D degli scenari e dei reperti archeologici. Si tratterà di un’area molto futuristica con una sorta di metaverso dell’Antico Egitto che farà rivivere ai visitatori l’esperienza della scoperta della famosa tomba e molte altre emozioni da archeologi.

Il 2022 è un anno speciale per l’Archeologia, segnato da importanti anniversari: decifrazione geroglifici (200 anni), scoperta della tomba di Tutankhamon (100), della necropoli di Spina (100), dei Bronzi di Riace (50)

Il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon è uno dei grandi anniversari archeologici del 2022

Per l’archeologia il 2022 è un anno di grandi anniversari. A cominciare l’Antico Egitto (vedi il video promo (3) Facebook): 100 anni della scoperta della tomba di Tutankhamon e 200 della decifrazione della stele di Rosetta e della scoperta dell’antica lingua egizia che segna la nascita ufficiale dell’Egittologia. Ma anche l’Italia ha un calendario di tutto rispetto, dai 100 anni della scoperta della necropoli di Spina ai 50 anni dal rinvenimento dei Bronzi di Riace.

Howard Carter davanti al sarcofago con la mummia del faraone Tutankhamon
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La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino

4 novembre 1922: è la data ufficiale della scoperta della Tomba di Tutankhamon nella valle dei Re, a Tebe Ovest, quindi sulla sponda occidentale del Nilo. Ma l’evento che avrebbe avuto una risposta mediatica eccezionale portando per la prima volta in prima pagina l’Archeologia. Il racconto di quei giorni è noto, a cominciare dal famosissimo dialogo tra l’archeologo Howard Carter e il suo finanziatore Lord Carnarvon del 24 novembre 1922: “Era venuto il momento decisivo. Con mani tremanti praticammo una piccola apertura nell’angolo superiore sinistro…”. “Potete vedere qualche cosa?”. “Sì, cose meravigliose”. In realtà la scoperta della sepoltura del re bambino era avvenuta all’inizio del mese di novembre 1922. Il 1° novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba KV9 di Ramses VI, faraone della XX dinastia, in un settore di forma triangolare dove aveva già lavorato parecchi anni prima, ma che aveva incomprensibilmente abbandonato. Qui erano precedentemente stati rinvenuti i resti (ritenuti archeologicamente privi di importanza) di alcune capanne costruite dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9 e proprio in quel punto, tre giorni dopo, il 4 novembre 1922, fu scoperto il primo gradino di una scala di accesso a un ipogeo: la tomba intatta di Tutankhamon, nota come KV62, giovanissimo sovrano della XVIII dinastia che salì al trono a 9 anni e morì a 18, poco prima di compierne 19, divenuta famosa per la ricchezza del suo corredo e dei sarcofagi che proteggevano la mummia reale, che costrinse le autorità egiziane dell’epoca a rivedere l’organizzazione degli spazi del museo Egizio del Cairo, riservando un’intera ala al faraone bambino (vedi 4 novembre 1922 – 4 novembre 2020: nel 98.mo anniversario della scoperta del secolo, ingresso scontato nella tomba di Tutankhamon. Il ministro El-Anani: “L’anno prossimo tutto il tesoro del faraone bambino esposto al Grand Egyptian Museum” | archeologiavocidalpassato).

La stele di Rosetta conservata al British museum di Londra
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Jean François Champollion ritratto da Leon Cogniet nel 1831

27 settembre 1822, Jean François Champollion detto Champollion il Giovane annuncia la decifrazione dei geroglifici: nasce l’Egittologia. Secondo quanto raccontato dal nipote, Aimé Champollion-Figeac, Champollion il 14 settembre 1822 aveva notato che un cartiglio di Abu Simbel conteneva quattro segni geroglifici. Intuì che il primo segno circolare rappresentasse il sole che in copto si dice “ri”. Mentre il segno che appariva due volte alla fine del cartiglio era la “s” nel cartiglio di Tolomeo. Ciò gli fece concludere che se il nome nel cartiglio inizia con Re e termina con “ss”, potrebbe quindi corrispondere a “Ramesse”, suggerendo che il segno al centro rappresentasse “m”. Un altro cartiglio conteneva tre segni, due uguali a quelli del cartiglio Ramesse: un ibis, simbolo del dio Toth. Seguendo il ragionamento fatto per Ramesse giunse a indicare che il nome nel secondo cartiglio sarebbe Thothmes, cioè il faraone Thutmosis. Il passo successivo su sulla Stele di Rosetta: Champollion conosceva le parole copte che avrebbero tradotto il testo greco e poteva dire che segni fonetici come “p” e “t”, che erano già stati identificati nel nome di Tolomeo, si sarebbero adattati a queste parole. Da lì poteva indovinare i significati fonetici di molti altri segni. L’annuncio ufficiale delle sue proposte di letture dei cartigli greco-romani nella Lettre à M. Dacier (titolo completo: Lettre à M. Dacier relative à l’alphabet des hiéroglyphes phonétiques “Lettera a M. Dacier riguardante l’alfabeto dei geroglifici fonetici”) che completò il 22 settembre 1822. Questa comunicazione scientifica, sotto forma di una lettera, inviata a Bon-Joseph Dacier, segretario francese dell’Académie des Inscriptios et Belles-Lettres, è considerata il documento fondante dell’Egittologia, ma rappresentava solo un inizio. Champollion non dice nulla della scoperta sui cartigli di Ramesse e Thutmose, non dice ancora nulla (forse per prudenza) di quanto già sa o intuisce, e si limita a suggerire che segni fonetici avrebbero potuto essere usati nel lontano passato dell’Egitto. Ma la strada è aperta.

Coppa attica a figure rosse dalla tomba 512 di Spina (foto museo archeologico ferrara)
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Le Valli di Comacchio che conservano le tracce dell’antica città etrusca di Spina (foto http://www.rivadelpo.it)

23 aprile 1922: scoperta della necropoli della città greco-etrusca di Spina, nelle Valli di Comacchio. La scoperta del sito è legata alle opere di bonifica del primo dopoguerra, come ricostruisce Nereo Alfieri in “Spina. Storia di una città tra Greci ed etruschi” (catalogo mostra, 1994). La prima comunicazione, infatti, è dell’ing. Aldo Mattei, direttore della sezione staccata del Genio civile a Comacchio, con una lettera alla soprintendenza agli Scavi e Monumenti archeologici di Bologna: “Nella valle Trebba (Valli settentrionali di Comacchio), in cui è stata compiuta la bonifica idraulica a cura dello Stato e dove si stanno facendo da Comuni interessati opere di bonifica agraria, è stato scoperto casualmente da un operaio un sepolcreto probabilmente dell’epoca etrusca: così almeno ritengo vai vasi istoriati scoperti”. Questa sobria segnalazione – scrive ancora Alfieri – dette l’avvio a un’impresa archeologica tra le più notevoli dell’Italia settentrionale. La ricerca dell’antica Spina tra le paludi nel delta del Po era stata fino ad allora un vero giallo archeologico che aveva appassionato eruditi e studiosi illustri fin dal Medioevo. Il primo che ipotizzò il sito di Spina a Valle Trebba fu il medico bolognese Gian Francesco Bonaveri (fine del XVII secolo) attratto dalla singolarità di quell’ambiente lagunare da cui emergevano di tanto in tanto manufatti antichi, ma del celebre e florido emporio marittimo descritto dagli autori greci e romani sembrava essersi persa ogni traccia. E la sua intuizione trovò conferma solo due secoli dopo. Alla scoperta casuale del 1922 seguirono le indagini scientifiche dirette dalla soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna, istituita il 19 settembre 1924. Le campagne di scavo, condotte fino al 1935 dal neo soprintendente Salvatore Aurigemma nell’area di Valle Trebba portarono alla luce la zona settentrionale della necropoli di Spina con più di 1200 sepolture i cui materiali sono oggi esposti al museo Archeologico nazionale di Ferrara. Ma la ricerca continua. L’obiettivo è scoprire il nucleo abitato dell’antica Spina (vedi Ritrovare l’antica città etrusca di Spina (le vaste necropoli sono state una delle scoperte più importanti del Novecento): è l’obiettivo del progetto Eos (Etruscans on the Sea) dell’università di Bologna all’interno del progetto interreg Value. A Comacchio la presentazione in streaming della prima campagna di scavo e le attività future. Intanto a Stazione Foce sta nascendo la ricostruzione dell’abitato di Spina | archeologiavocidalpassato).

I Bronzi di Riace esposti in una speciale sala del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
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Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

16 agosto 1972: rinvenimento dei Bronzi di Riace. Era il 16 agosto 1972 quando un giovane sub dilettante romano, Stefano Mariottini, si immerse nel mar Ionio a 230 metri dalle coste di Riace Marina. Quando, a 8 metri di profondità, fu attratto da un qualcosa che emergeva dalla sabbia del fondo marino: sembrava un braccio. Non si sbagliava. Era il braccio sinistro di quella che poi sarebbe stata denominata statua A: aveva scoperto le statue di due guerrieri considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca, e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell’età classica. Stefano Mariottini aveva scoperto i Bronzi di Riace. Da quel momento è iniziato un delicato, lungo processo di restauro. Prima all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e poi direttamente a Reggio Calabria, man mano che si riscontravano nuove problematiche sui fragili bronzi. L’ultimo spettacolare intervento di restauro conservativo, dal 2009 al 2013,  in una sala appositamente predisposta a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, da dove a un certo punto era sembrato non dovessero più tornare a casa. Ciò avvenne grazie a un blitz notturno dell’allora ministro ai Beni culturali Massimo Bray con la soprintendente Simonetta Bonomi: il guerriero A e B furono rimessi in piedi e trasportati in assoluta sicurezza a Palazzo Piacentini, sede del museo Archeologico nazionale della Magna Grecia, alloggiati in una speciale sala dotata di uno specifico sistema di filtraggio, e di un percorso di depurazione,  attraverso il quale transitano i visitatori, per mantenere sempre costante il clima in cui sono conservati i Bronzi. Inoltre è stata attivata una protezione antisismica (vedi 16 agosto 1972, il sub Mariottini scoprì nel mar Ionio i Bronzi di Riace. L’anno prossimo saranno passati 50 anni. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria si lavora per #BronzidiRiace2022: incontro strategico tra il direttore e l’assessore alla Cultura. In attesa di promuovere i Bronzi di Riace nel mondo, il MArRC promuove in classe la storia e il patrimonio archeologico della Calabria antica | archeologiavocidalpassato).

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “La terza scansione radar KV62 e la mappatura geofisica della Valle dei Re” con il prof. Francesco Porcelli, archeo-fisico del Politecnico di Torino. Ecco come seguirlo

Le ricerche con il radar fatte dal Politecnico di Torino nella Valle dei Re e nella Tomba di Tutankhamon sono al centro della conferenza on line del 16 novembre 2021 col prof. Francesco Porcelli archeo-fisico del Politecnico di Torino, promossa dal Centro Archeologico Italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata d’Italia al Cairo: il webinar “La terza scansione radar KV62 e la mappatura geofisica della Valle dei Re”, alle 18 ora locale (le 17 ora italiana), si può seguire al seguente link Partecipa alla conversazione (microsoft.com).

Un tecnico in azione col radar nella tomba di Tutankhamon nella valle dei Re in Egitto
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Il prof. Francesco Porcelli del Politecnico di Torino

L’esistenza di camere nascoste e corridoi adiacenti alla tomba di Tutankhamon (nome in codice KV62) è stata a lungo dibattuta. Nel 2015 è stato suggerito che queste camere potrebbero ospitare la sepoltura non ancora scoperta di Nefertiti. Per testare questa ipotesi, sono state effettuate due indagini Ground Penetrating Radar (GPR), condotte nel 2015 e nel 2016 dall’interno di KV62, ma hanno dato risultati contraddittori. Per risolvere queste incertezze e ottenere una risposta più sicura e conclusiva, nel febbraio 2018 il nostro team ha condotto un terzo sondaggio GPR. I risultati di questa terza scansione radar sono riportati in questo articolo. Sono stati adottati tre sistemi GPR con più bande di frequenza (da 150 MHz a 3000 MHz) e campionamento spaziale molto denso. Dopo un’attenta elaborazione dei dati, nei radargrammi non sono state riscontrate marcate discontinuità dovute al passaggio da roccia naturale a pareti di blocco artificiali. Si conclude quindi che non ci sono camere nascoste immediatamente adiacenti alla tomba di Tutankhamon (vedi anche Dai segreti della Grande Piramide a quelli della Tomba di Tutankhamon: la 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto apre nel segno dell’Antico Egitto | archeologiavocidalpassato).