Archivio tag | soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” presentazione del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea, con Monica Miari, vicepresidente dell’IIPP

Giovedì 29 gennaio 2026, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Firenze, per “I Pomeriggi dell’Archeologico” in collaborazione con l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presentazione del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi (già funzionaria Sabap Parma-Piacenza) e Maria Bernabò Brea (già funzionaria soprintendenza Archeologica Emilia Romagna), con il contributo scientifico di 21 specialisti afferenti a diverse discipline e della sponsorizzazione di SNAM. Interviene la prof.ssa Monica Miari, SABAP Bologna Modena Reggio Emilia e Ferrara, e vicepresidente dell’IIPP.

Copertina del libro “Il sito dell’età del Bronzo di Ca’ Nova ad Albareto (PR)” a cura di Roberta Conversi e Maria Bernabò Brea

Il libro, n. 38 della collana Origines dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, illustra i rinvenimenti avvenuti nel 2017 nella località di Ca’ Nova ad Albareto, nell’alto Appennino parmense a ca. 700 m slm, fornendone una lettura completa grazie ad una serie di studi interdisciplinari: archeologici, geo-archeologici, archeo-botanici, radiometrici, ecc. Lo scavo preventivo effettuato a Ca’ Nova dalla SABAP di Parma e Piacenza a seguito dei lavori per il metanodotto Pontremoli-Cortemaggiore ha messo in luce una stratigrafia inquadrabile dal Bronzo Antico all’età moderna. La ripetuta frequentazione del sito nel corso del tempo è giustificata dalla sua posizione, che consente un’ampia visibilità sulla valle del fiume Taro e che è inserita in una rete di percorsi di crinale che scavalcano l’Appennino.

Di particolare interesse sono gli strati di pertinenza del Bronzo medio (attorno al 1500 a.C.), indagati su un’area di scavo di quasi 900 mq, che hanno restituito molto materiale ceramico caratteristico della facies denominata “età del Bronzo Occidentale”, numerosi manufatti in steatite, soprattutto resti di officina per la realizzazione di monili e altri oggetti, ma anche alcuni inattesi elementi di pregio. Tra questi sono specialmente notevoli due frammenti di una sottile laminetta d’oro, accartocciate e piegate, che sono un unicum per quel territorio e per quell’epoca; le approfondite analisi condotte su di esse dimostrano che sono state portate da lontano in quel luogo remoto.

Tracce minori dimostrano che successivamente il sito di Ca’ Nova è stato frequentato nella media età del Ferro, in età romana e in età storica. Ma una serie di datazioni C14 effettuate su carboni testimoniano anche altri episodi di uso del territorio, che non hanno lasciato resti materiali, ma sono stati non meno importanti per la costruzione del paesaggio quale noi lo conosciamo: si tratta di incendi boschivi controllati per l’apertura di pascoli, praticati ripetutamente all’inizio del II e nel corso del I millennio a.C., che hanno profondamente modificato la vegetazione appenninica.

 

Al museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo) presentazione del libro “Racconti dalla Città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina” a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi, primo appuntamento della nuova rassegna “Racconti dalla città e dal territorio”

Al via al MUV – museo della Civiltà villanoviana di Villanova di Castenaso (Bo) “Racconti dalla città e dal territorio”, la nuova rassega di incontri, dedicati all’archeologia emiliano-romagnola: un appuntamento al mese da gennaio a marzo 2026, con ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, per ripercorrere la storia e l’archeologia del territorio attraverso la presentazione di libri e di contesti di scavo. Il primo appuntamento in calendario mercoledì 28 gennaio 2026, alle 18, al MUV Museo della Civiltà Villanoviana, in via Tosarelli 191 a Villanova di Castenaso (Bo), per la presentazione del libro “Racconti dalla Città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina”, QAER NS. 8, a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi (Bologna University Press, 2024). La rassegna continua martedì 24 febbraio 2026, alle 18, presentazione del libro “La Romagna tra VII e II secolo a.C.” di Claudio Negrini; e martedì 31 marzo 2026, alle 18, presentazione dello “Scavo della vasca romana di Villanova di Castenaso” di Annalisa Capurso, Cristian Tassinari.

Mercoledì 28 gennaio 2026, intervengono Renata Curina, Jacopo Ortalli, Silvana Sani, Tiziano Trocchi. Il volume -n. 8 per la collana Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, Nuova Serie edita dalle Soprintendenze ABAP di Bologna, Parma e Ravenna – presenta i risultati più aggiornati delle indagini archeologiche condotte negli ultimi quarant’anni dalla Soprintendenza ABAP di Bologna sull’insediamento etrusco di Felsina. L’opera raccoglie dati inediti provenienti da scavi recenti in contesti abitativi, con particolare attenzione alle fasi più antiche della città. Accanto all’analisi archeologica tradizionale, il volume propone una lettura più ampia dell’evoluzione storica, sociale e ambientale di Felsina, illustrando le trasformazioni urbane e il rapporto con il territorio tra VIII e VI secolo a.C.

Copertina del libro “Racconti dalla Città. Trasformazioni urbane e mutamenti sociali nella Bologna preromana I. L’abitato villanoviano e orientalizzante di Felsina”, QAER NS. 8, a cura di Jacopo Ortalli, Renata Curina, Tiziano Trocchi

“Per conservare il patrimonio archeologico presente nel sottosuolo, salvaguardandolo in accordo con le esigenze di sviluppo della città contemporanea e del suo territorio”, scrive nella Presentazione l’architetto Francesca Tomba, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, “negli ultimi decenni sono stati messi in atto strumenti e modelli di gestione che hanno permesso di conoscere e tutelare le stratificazioni del passato e nel contempo, di attuare le necessarie trasformazioni del territorio, in un quadro di generale sostenibilità. […] Molto significativi sono risultati in particolare gli elementi topografici e storici relativi alla prima e seconda età del Ferro emersi da queste indagini che si sono succedute nell’ultimo quarantennio; il quadro delle conoscenze acquisite per lo più nel corso di scavi ottocenteschi o dei primi anni del Novecento è stato quindi notevolmente approfondito e ampliato per quanto concerne soprattutto l’organizzazione dell’abitato di Felsina tra VIII e V secolo a.C. e delle necropoli ad esso collegate.
“Tra i principali compiti delle Soprintendenze – continua Francesca Tomba -, accanto alla tutela del patrimonio archeologico e culturale, ha un ruolo fondamentale quello della divulgazione dei dati raccolti nel corso delle indagini per renderli fruibili alla comunità. Per tale ragione è stato ritenuto fondamentale affrontare lo studio scientifico di una serie di contesti chiave comprendenti sia significativi resti strutturali dell’abitato preromano, sia le sepolture di quattro necropoli poste immediatamente al di fuori dei limiti della città, approfondendo temi specifici, per giungere infine alla pubblicazione.
“[…] Con questa edizione scientifica si presenta il primo di tre volumi Racconti dalla città, relativo alle trasformazioni urbane e spaziali che si attuano all’interno di Felsina tra VIII e VI secolo a.C., con specifici approfondimenti sul rapporto tra città e territorio e sullo studio dei materiali, corredato da una proposta tipologica dei reperti ceramici e fittili. L’esito dello studio che oggi vede la luce – conclude la soprintendente -, grazie alla messa a sistema dei risultati delle indagini archeologiche, permette quindi di aggiungere importanti informazioni sullo sviluppo urbano di Bologna etrusca ampliando il quadro conoscitivo e mettendo a disposizione una solida base di dati sulla quale impostare con maggiore consapevolezza la ricerca futura”.

 

Bologna. La soprintendenza lancia la mostra on line “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” che ripercorre un viaggio nell’archeologia del territorio ed evidenzia le attività di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico

È un viaggio virtuale alla scoperta di cento anni di ricerche, scavi e scoperte archeologiche di un’intera regione, l’Emilia-Romagna. E per farlo basta un clic. Si accede così alla mostra online “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” presentata ufficialmente giovedì 18 dicembre 2025, a Palazzo Marescalchi, sede Sabap-BO, in via IV Novembre 5 a Bologna. La mostra, con Comitato scientifico composto Sara Campagnari, Monica Miari, Silvia Bernardi e Rossana Gabusi (SABAP MET Bologna) è stata ideata e sviluppata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, in collaborazione con soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, Complesso monumentale della Pilotta, musei nazionali di Bologna – direzione regionale Musei nazionali Emilia-Romagna, musei nazionali di Ferrara, musei nazionali di Ravenna.

La pagina iniziale della mostra on line “1925-2025. Un secolo di Archeologia in Emilia-Romagna. Cento anni di Soprintendenza a Palazzo Ancarano” (foto artsteps)

Realizzata su piattaforma virtuale da Dario Ferrari, archeologo libero professionista e sviluppatore della mostra su piattaforma ArtSteps, e liberamente fruibile (CLICCA QUI  per accedere alle stanze virtuali), la mostra intende celebrare i cento anni di presenza della soprintendenza nella sede bolognese di Palazzo Ancarano in via Belle Arti, nei cui spazi, proprio nel 1925, vennero trasferiti gli uffici dell’allora soprintendenza alle Antichità dell’Emilia e della Romagna ospitati fino a quel momento presso il regio museo Archeologico di Bologna. Il centenario è l’occasione per ripercorrere un viaggio nell’archeologia del territorio e per evidenziare gli esiti più importanti dell’attività della Soprintendenza e degli Istituti che ad essa si sono affiancati nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico. Il percorso espositivo -articolato in 5 sezioni e 17 sottosezioni- ripercorre la storia dell’Istituzione e della sua sede, l’evoluzione della metodologia dalle prime grandi scoperte all’archeologia professionale e le più rilevanti mostre e iniziative svolte nel territorio.

Parma. Al Complesso monumentale della Pilotta conferenza della prof.ssa Maria Bernabò Brea su “Le statuette femminili neolitiche in Italia e non solo”: riflessione sul mondo simbolico del neolitico attraverso la cultura materiale: dalle figurine femminili del Vicino Oriente e dell’Europa, ai ritrovamenti del territorio italiano

parma_pilotta_arkeoparma_le.statuette-neolitiche-in-italia-e-non-solo_locandinaPer le conferenze di Arkheoparma giovedì 12 dicembre 2024, alle 17, all’auditorium dei Voltoni nel Complesso monumentale della Pilotta a Parma, la conferenza “Le statuette femminili neolitiche in Italia e non solo” con la prof.ssa Maria Bernabò Brea, promossa in collaborazione con l’associazione Amici della Pilotta. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La prof.ssa Bernabò Brea, già direttrice del museo Archeologico di Parma, oggi ispettrice onoraria della SABAP di Parma e Piacenza e membro del direttivo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, proporrà una riflessione sul mondo simbolico del neolitico attraverso la cultura materiale: dalle figurine femminili del Vicino Oriente e dell’Europa, ai ritrovamenti del nostro territorio.

Le civiltà che non hanno conosciuto l’uso della scrittura possono essere indagate solo con i metodi dell’archeologi grazie alle testimonianze della cultura materiale. Sono rarissimi i reperti che consentano uno sguardo più approfondito nel loro mondo simbolico e, tra questi, sono particolarmente interessanti le figurine antropomorfe, in grandissima percentuale femminili. Molte di esse sono attribuibili alle prime civiltà agricole del Vicino Oriente, dell’Europa sud-orientale e, in minor misura, dell’Italia, tanto da poter essere considerate un elemento fondante dell’ideologia di quelle civiltà.

Il periodo di cui parliamo ha complessivamente una lunga durata (dal IX-VIII al IV millennio a.C.) e l’area presa in considerazione è estremamente estesa. È quindi naturale che le figurine siano stilisticamente differenziate, diventando, in ogni luogo e in ogni tempo, oggetti emblematici di culture molto diverse tra loro. La maggior parte di esse è realizzata in ceramica, ma ve ne sono anche in pietra, in osso, in avorio; talvolta i tratti sono tendenzialmente naturalistici, benché spesso esagerati, altre volte invece sono fortemente stilizzati. Tra esse si riconoscono alcune vere e proprie opere d’arte, accanto a moltissimi piccoli oggetti senza pregio artistico, o che paiono solo alludere alla forma antropomorfa.

Il dibattito sul loro significato, acceso fin dai primi rinvenimenti nel XIX secolo, è tutt’ora irrisolto, tra credenza nel culto universale di una “Grande Madre” o “Madre Terra” e interpretazioni quali talismani, rappresentazioni di defunte/i, oggetti propiziatori. La riflessione, dopo un accenno ai possibili -antichissimi- progenitori paleolitici, verterà sulle più famose figurine neolitiche del Vicino Oriente e dell’Europa, senza dimenticare i ritrovamenti neolitici nel nostro territorio.

Piacenza. Ultimati i restauri della tomba romana rinvenuta nel 1998 durante i lavori del Polichirugico e oggi in un vano interrato dell’ospedale, ora fruibile

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La tomba romana conservata negli interrati dell’ospedale “Guglielmo da Saliceto” a Piacenza (foto sabap pr-pc)

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Il ritrovamento della tomba romana nel 1998 durante la costruzione del Polichirurgico a Piacenza (foto sabap pr-pc)

Presentati i lavori di restauro della tomba romana conservata all’interno di uno dei vani interrati dell’ospedale “Guglielmo da Saliceto”. Il restauro, appena terminato, è stato realizzato con fondi ministeriali sotto la direzione scientifica e tecnica della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e con il sostegno dell’Azienda Usl di Piacenza, che ospita il monumento. I lavori edili e di valorizzazione e restauro sono stati condotti dall’impresa Pizzasegola Dioscoride e dalla restauratrice Alessandra D’Elia su progettazione dell’architetto Daniele Silva.

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La musealizzazione della tomba romana ni vani interrati dell’ospedale di Piacenza (foto sabap pr-pc)

La tomba, rinvenuta nel 1998, durante la costruzione del Polichirurgico, necessitava da tempo di un intervento di restauro e valorizzazione che consentisse di renderla fruibile. Nel maggio del 2021 è stata inaugurata la nuova sezione archeologica romana dei Musei civici di Piacenza a Palazzo Farnese, dove il letto in osso decorato rinvenuto all’interno della tomba ha trovato la sua definitiva sistemazione. L’intervento conservativo sulla tomba completa quindi l’opera di restituzione alla pubblica fruizione di questo rinvenimento e del relativo contesto archeologico.

Bologna. L’università presenta “ArcheoDB – il progetto di mappatura dei dati archeologici attivo in Emilia-Romagna”: incontro in presenza e in streaming. Ecco il programma

bologna_unibo_presentazione-progetto-archeodb_locandinaArcheoDB si presenta. Giovedì 2 marzo 2023, nell’aula Prodi del Complesso monumentale di San Giovanni in Monte, della Scuola di specializzazione in Beni archeologici del Dipartimento Storia Culture Civiltà – Alma Mater Studiorum università di Bologna viene presentato “ArcheoDB – il progetto di mappatura dei dati archeologici attivo in Emilia-Romagna”. Sarà possibile partecipare sia in presenza che in streaming cliccando su questo link. Non è richiesta prenotazione. Il progetto, portato avanti dal Segretariato Regionale e dalle Soprintendenze, coinvolge direttamente anche tutti i professionisti che operano sul campo. Questi possono richiedere le credenziali necessarie sia per utilizzare le informazioni relative ai siti archeologici già censiti, sia per aggiornare o aggiungere quelle mancanti. Diventa così possibile inserire ogni informazione georeferenziata in una mappa che si aggiorna costantemente, evitando duplicazioni degli sforzi e mettendo immediatamente a disposizione della comunità tecnica e scientifica le acquisizioni, in un’ottica di trasparenza e continuo miglioramento. Tutti i dati per la consultazione sono infatti a disposizione di cittadini e tecnici sul portale www.patrimonioculturale-er.it. Il programma prevede al mattino una prima sessione in cui si illustreranno gli scopi e l’avanzamento del progetto e l’integrazione del database regionale con il Geoportale Nazionale per l’Archeologia, mentre nel pomeriggio si entrerà nello specifico della formazione alla compilazione, con una sessione aperta al confronto con i professionisti che operano e opereranno sul sistema.

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L’aula Prodi dell’università di Bologna dove si tiene la presentazione del progetto ArcheoDB (foto raffaele scatasta / archivio unibo)

PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti istituzionali: Elisabetta Govi, direttrice della Scuola di specializzazione in Beni archeologici – università di Bologna; Elena Calandra, direttrice dell’Istituto Centrale per l’Archeologia – Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio; Corrado Azzollini, segretario regionale del MiC per l’Emilia-Romagna; 9.45-13, PRIMA SESSIONE: presentazione del geodatabase degli interventi archeologici. Presiede: Monica Miari, soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara; 9.45, Valeria Boi, Istituto centrale per l’Archeologia, Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Ada Gabucci, archeologa libera professionista, su “ArcheoDB e il Geoportale nazionale per l’Archeologia: un modello virtuoso di collaborazione per la raccolta e la condivisione di dati archeologici aperti”; 10.15, Ilaria Di Cocco, segretariato regionale del MiC per l’Emilia-Romagna, su “Come nasce e funziona ArcheoDB: un nuovo strumento di conoscenza e tutela all’interno del WebGIS del patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna”; dopo la pausa caffè, alle 11.15, Marco Podini – Cecilia Moine, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, su “La nascita del progetto: dalla ricerca alla tutela, dall’archivio al WebGIS”; 11.45, Massimo Sericola, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini, e Giovanna Montevecchi, archeologa libera professionista, su “Dai dati editi delle prime sperimentazioni al recupero dei dati d’archivio: risultati dell’approfondimento e criticità”; 12.15, Valentina Manzelli – Valentina Di Stefano – Rossana Gabusi – Vanessa Poli, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara, su “ArcheoDB quale strumento di conoscenza e supporto alla pianificazione: casi di applicazione a Bologna e nei PUG del territorio bolognese”; 12.45, Paolo Severi, Regione Emilia-Romagna – Area Geologia suoli e sismica, su “I dati archeologici derivati da ArcheoDB al servizio del progetto CARG”; 13, discussione. 15-17, SECONDA SESSIONE: modalità di utilizzo ed esempi. Alle 15, Ilaria Di Cocco, segretariato regionale del MiC per l’Emilia-Romagna, e Gabriele Boi, segretariato regionale MiC per l’Emilia-Romagna – Supporto Ales SpA, su “Quando si usa ArcheoDB: valutazioni di impatto archeologico, consegna della documentazione di scavo, piani urbanistici, ricognizioni d’archivio. Procedure di accredito e documentazione disponibile sul sito”; 15.20, Cecilia Moine, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, su “Usare ArcheoDB: un plugIn per la gestione del dato archeologico”; 15.50, Gianluca Bottazzi, archeologo libero professionista, e Maria Maffi, archeologa libera professionista, su “Esempi nel territorio piacentino: dalla prassi all’approfondimento scientifico”.

Piacenza. Nuovo allestimento con supporto multimediale per la sezione Romana del museo civico Archeologico a Palazzo Farnese. Viaggio alle radici della storia e dell’identità del territorio, con due eccellenze: il Fegato Etrusco e la statua firmata da Kleomenes

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Antonella Gigli, direttrice dei Musei Civici di Piacenza

Un avvincente viaggio di scoperta alle radici della storia e dell’identità del territorio, articolato su più registri comunicativi in funzione delle tante possibili fasce di utenza.  È il nuovo allestimento nei sotterranei di Palazzo Farnese di Piacenza per la Sezione Romana del museo civico Archeologico che aggiunge un importante tassello alla conoscenza del passato di Piacenza e che va ad arricchire significativamente  il patrimonio museale della città. Sono circa 1400 i reperti che i visitatori possono apprezzare e attraverso i quali ripercorrere gli eventi che hanno caratterizzato la storia di Placentia in epoca romana, dalla sua fondazione nel 218 a.C. fino all’insediamento dei Longobardi nel VI secolo d.C. Il progetto, coordinato dalla direttrice dei Musei Civici Antonella Gigli, ha visto la stretta collaborazione tra il Comitato scientifico (presieduto dal prof. Nicola Criniti e composto da Marco Podini della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, dall’architetto Manuela Corvi e dall’ingegnere Chiara Gazzola dell’Amministrazione comunale), le archeologhe e restauratrici di Arti e Pensieri, le aziende Space per gli aspetti di fruizione multimediale e grafico-didascalici e Bawer per gli allestimenti fisici.

Nuovo allestimento del museo civico Archeologico di Piacenza con vetrine e postazioni multimediali (foto musei piacenza)
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I pannelli grafici offrono al museo Archeologico di Piacenza moltissime informazioni (foto musei di piacenza)

Il nuovo allestimento museale consente l’esposizione permanente delle collezioni antiche e promuove la conoscenza della storia della città e delle collezioni attraverso pannelli didascalici, videoproiezioni e postazioni interattive progettate e realizzate ad hoc per valorizzare reperti di particolare importanza e fornire al pubblico una coinvolgente esperienza di visita. Nell’ambito del progetto, che si snoda lungo 15 sale a partire dall’impianto della Cittadella viscontea fino a ‘sfociare’ negli imponenti ambienti farnesiani, sono stati realizzati più di 120 pannelli grafici e didascalici per un totale di oltre 500 mq di stampe di varia tipologia e dimensione; 15 postazioni multimediali e video; oltre 30 elementi espositivi tra vetrine di varia grandezza, pedane ed elementi speciali di allestimento per esposizione delle moltissime vestigia romane in mostra.

L’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, eccellenza del museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)
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Museo Archeologico di Piacenza: il percorso nei sotterranei di Palazzo Farnese (foto musei di piacenza)

Il percorso, secondo un’impostazione tematica e didattica, inizia con un inquadramento territoriale e cronologico dell’epoca, nel quale si dà spazio alla storia delle scoperte e alla metodologia archeologica, per concludersi con un video che ripercorre le tappe più significative della storia della città. All’interno della Sezione Romana si ritrovano alcune eccellenze, come il celebre Fegato di Piacenza o l’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, entrambe valorizzate dal nuovo allestimento, oltre ad alcuni importanti reperti inediti in grado di restituire il volto della città e di ricostruire la vita nella Placentia romana. Si completa così il percorso del museo Archeologico che include, al piano terra della Cittadella, anche la sala dedicata ai collezionisti che hanno dato origine al muse civico oltre alla sezione di pre e protostoria.

Il percorso nei sotterranei di Palazzo Farnese per il nuovo allestimento del museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)

Una retroproiezione animata accoglie i visitatori verso la discesa al percorso sotterraneo. Una prima sala introduttiva con mappe urbane e localizzazione dei ritrovamenti e una seconda sala dedicata al mestiere dell’archeologo, con la ricostruzione materica di una sezione stratigrafica, segnano l’inizio del lungo percorso illustrando le modalità del lavoro archeologico e introducendo il visitatore alla scoperta della collezione esposta. Da qui, il visitatore viene accompagnato con parole, immagini, suoni, suggestioni e reperti attraverso un minuzioso ed esauriente racconto sulla storia dell’Ager placentinus: “persistenze e preesistenze”, dalle tracce etrusche alle testimonianze romane che consentono di ricostruire usi, vita e morte degli abitanti dell’antica Placentia. Tra gli exhibit del percorso, un’area didattica sul tema della religiosità pre-romana legata alla natura, inserita in un ambiente che riproduce uno stilizzato bosco sacro etrusco da cui scrutare, come gli antichi aruspici, la volta celeste in videoproiezione.

Il famoso Fegato di Piacenza, modello in bronzo di Fegato Etrusco, conservato nel museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)

Uno dei reperti più prestigiosi delle collezioni civiche è senza dubbio il modello in bronzo del Fegato Etrusco, noto proprio come “Fegato di Piacenza”, testimonianza diretta delle pratiche religiose etrusche legate all’interpretazione del volere divino mediante l’osservazione e il confronto del fegato di un animale. Oltre ai pannelli descrittivi, una proiezione a terra dell’immagine del fegato permette di scoprire nei dettagli l’unicità di questo reperto. Particolare rilievo è stato dato agli splendidi mosaici rinvenuti nel corso degli anni, con un allestimento che, tramite un percorso di pedane accessibili anche a portatori di handicap, consente di ammirarne con adeguata visuale i dettagli e le particolarità.

La statua frammentaria firmata dallo scultore ateniese Kleomènes arricchita da una multiproiezione (foto musei di piacenza)

Di straordinario interesse e suggestione l’exhibit in multiproiezione dedicato alla valorizzazione dell’imponente statua frammentaria firmata dallo scultore ateniese Kleomènes. Attraverso una narrazione per immagini, viene illustrata la sorprendente scoperta avvenuta durante gli scavi per costruzioni edili nel centro cittadino e l’ipotesi di completamento virtuale della forma originaria, poi contestualizzata in finale nella sua possibile collocazione d’ambiente ricostruito in 3D.

Pugnali in bronzo a manico fuso e lamina decorata conservati al museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)
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Reperti e pannelli didattici al museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza

A concludere il viaggio nella storia archeologica piacentina, un filmato che racchiude l’intera esperienza di visita vissuta percorrendo questo nuovo allestimento museale, reso ancora più seducente ed immersivo dalla straordinaria bellezza degli ambienti che lo racchiudono. L’intervento ha previsto anche il riallestimento delle esposizioni all’interno della Sala Pallastrelli, dedicata alla storia del collezionismo a Piacenza: le origini del Museo e le donazioni dei reperti di varie epoche storiche raccolti da illustri uomini di cultura.

“Veleia sotto le stelle”: arte, miti, yoga, storia e stelle. Serate a tema e visite guidate con archeologi della soprintendenza nel sito archeologico di Veleia (Pc), municipio romano che ricorda i liguri Veleiates sconfitti e sottomessi a Roma

“Veleia sotto le stelle”: serate a tema e visite guidate nell’area archeologica

Arte, miti, yoga, storia e stelle: sono gli ingredienti del ricco menù di inizio agosto a Veleia Romana, nella valle del Chero, prospero municipio romano ed importante capoluogo il cui nome deriva dalla tribù ligure chiamata Veleiates, fondato nel 158 a.C., dopo la definitiva sottomissione dei Liguri a Roma. L’appuntamento è per “Veleia sotto le stelle”, evento promosso dal Polo museale dell’Emilia Romagna in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e il Comune di Lugagnano Val d’Arda. Per 4 serate, da sabato 4 agosto a domenica 12 agosto 2018, l’area resta aperta fino alle 22.30 e, a partire dalle 19.30, ospita eventi culturali. Proprio in queste serate è possibile effettuare visite guidate all’area con archeologi della soprintendenza e in particolare al “castellum aquae” più noto come “anfiteatro”, normalmente chiuso al pubblico. Tutti gli eventi si svolgono al centro visite di Veleia con inizio alle 21. L’osservazione delle stelle e le lezioni di yoga, nel foro romano, sempre alle 21. È gradita la prenotazione (0523801173 sabap-pr.segreteria@beniculturali.it ). Le iniziative sono gratuite per chi accede all’area archeologica (costo ingresso: 2 euro intero, 1 euro ridotto).

L’archeologa Federica Guidi

Ogni serata è dedicata a un tema culturale differente: si è aperto sabato 4 agosto 2018, con la conferenza sul mondo dei Gladiatori a cura di Federica Guidi, autrice del best seller “Morte nell’arena”, che ha raccontato scena e retroscena di un costume che ha attraversato i secoli. In principio, nel III sec. a.C. si chiamavano munera, obblighi verso i defunti. Poi il nome rimase ma i combattimenti divennero festività offerte da personalità politiche e dall’imperatore per procurarsi consenso Panem et circenses. Gli eventi proseguono nel weekend del 10-12 agosto.

Visite guidate nel foro romano di Veleia nelle serate di agosto

Per la sera di San Lorenzo, venerdì 10 agosto 2018, l’architetto Valentina Cinieri terrà una lezione sull’iconografia del Santo tra arte, devozione e tradizione popolare: “Il pianto del cielo. San Lorenzo tra arte e devozione”. Il giorno dedicato a San Lorenzo è noto per la concentrazione della pioggia di meteore, fenomeno che ha originato tradizioni popolari che ricondurrebbero questo avvenimento naturale al martirio del Santo, paragonando le stelle cadenti alle lacrime versate durante il supplizio o alle scintille provenienti dalla graticola infuocata del martirio. Attraverso le rappresentazioni pittoriche e scultoree del Medioevo agli inizi del secolo scorso, realizzate nei diversi ambiti storico-culturali dei differenti periodi storici, è possibile tracciare l’evoluzione dell’iconografia del santo martire.

Le terme romane di Veleia

Sabato 11 agosto 2018 sarà la volta del restauro: gli architetti Cristian Prati della Soprintendenza e Luca Oddi con i restauratori di Opus restauri, presenteranno i lavori di restauro in corso sulle terme di Veleia, realizzati anche con il contributo dei mecenati del luogo che hanno aderito alla “chiamata alle arti” di Art Bonus: Cristian Prati introdurrà i principi del restauro applicati ai beni archeologici, mentre Luca Oddi e i restauratori illustreranno il progetto in corso nel settore termale della cittadina romana.

L’astrofilo Marco Bastoni

Domenica 12 agosto 2018 l’area ospiterà un noto astrofilo, Marco Bastoni, che accompagnerà i presenti dal foro romano alla scoperta di stelle, pianeti e costellazioni, rievocando miti e leggende del cielo: racconti dal cielo osservando le stelle. Accompagnati da letture dalle Metamorfosi di Ovidio, osservazione del cielo con telescopio insieme all’astrofilo Marco Bastoni.

Yoga nel foro romano di Veleia

Yoga nel foro romano. Per gli amanti della meditazione e del contatto con la natura, nelle serate dell’11 e 12 agosto 2018 nel foro romano sarà possibile partecipare alle lezioni di Akhanda Yoga della maestra Francesca Bicchieri: Akhanda, come la parola yoga, significa completo, indivisibile, intero, infinito, pieno. Akhanda yoga non è qualcosa che facciamo ma è ciò che siamo.