Napoli. A Palazzo Reale, sede Sabap, presentazione del libro “Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra”, la prima guida completa alla visita del percorso archeologico del Rione Terra di Pozzuoli
Martedì 26 marzo 2024, alle 16, a Palazzo Reale di Napoli, in sala conferenze “Giovanni Carbonara”, all’interno degli spazi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, presentazione del libro “Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra. Guida alla visita”, Quaderni di Viaggio n. 3, Naus Editoria 2022. Il libro, realizzato con il patrocinio della Soprintendenza e del Comune di Pozzuoli, rappresenta un importante strumento per la comprensione e la valorizzazione del patrimonio archeologico della nostra area metropolitana. Presenteranno Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Stefano De Caro membro ICCROM; e Teresa Cinquantaquattro, segretario regionale MiC per la Campania. Ingresso libero.

Copertina della guida “Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra”
Puteoli. Il percorso archeologico del Rione Terra. Guida alla visita. La prima guida completa alla visita del percorso archeologico del Rione Terra di Pozzuoli. Un viaggio unico nell’antico cuore di Puteoli, nel luogo dove la sua storia ha avuto inizio, attraverso un itinerario che si snoda tra il sottosuolo e il mare, tra l’oscurità e la luce. Scopriremo la storia della colonia antica visitando il principale complesso sacro: il Capitolium, il tempio cd. di Augusto e la Cattedrale di San Procolo e percorreremo i cardini e i decumani tra botteghe, magazzini, terme e interi complessi scavati nel tufo.
Pompei. All’auditorium la conferenza “Nola: l’elaborazione dell’identità culturale e politica nel contatto col mondo greco tra età orientalizzante e classica” con l’archeologo Mario Cesarano della soprintendenza di Napoli, promossa dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” sui risultati degli scavi delle necropoli nolane


Grafica di una sepoltura dal territorio nolano con evidenziato il ricco corredo (foto amici di pompei)
Nola e i suoi scavi sono al centro dell’incontro che l’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS ha organizzato venerdì 22 marzo, alle 17, nell’Auditorium degli scavi di Pompei. Protagonista l’archeologo della soprintendenza di Napoli, Mario Cesarano, che propone la conferenza “Nola: l’elaborazione dell’identità culturale e politica nel contatto col mondo greco tra età orientalizzante e classica”. “A Nola – spiega Mario Cesarano – famosa fin dal Settecento per gli scavi di tombe che hanno restituito alcuni tra i più bei vasi greci conservati nei più importanti musei del mondo, gli scavi degli ultimi anni contribuiscono a narrare la storia di gruppi familiari che nel momento in cui per mare e per terra si incontrano e si scontrano Greci, Etruschi e indigeni, sono decisi a dichiarare la propria vicinanza alla politica della città greca di Atene, la più grande potenza del Mediterraneo del V secolo a.C., deponendo nelle loro sepolture una serie di richiami alla pratica dell’atletismo di tipo greco”. La conferenza metterà in luce come la differenziazione sociale della comunità di Nola tra la fine dell’VIII e il V secolo a.C. sia avvenuta ininterrottamente sulla base della formazione di gruppi culturali che si definiranno di volta in volta in rapporto al contatto più o meno intenso con alcune realtà allogene, soprattutto di matrice greca. Fonti privilegiate per la ricostruzione di questo scenario sono le sepolture, molte delle quali indagate negli ultimi anni: una serie di osservazioni spinge a ritenere che la composizione dei corredi funebri risponda alla necessità di delineare la fisionomia sociale e culturale del defunto e del suo gruppo di appartenenza in un contesto al limite tra il privato e il pubblico.
Pompei. All’auditorium l’archeologo Domenico Esposito presenta il libro “Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana) degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo, incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”
“Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” è il titolo del libro degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo con un contributo geoarcheologico di Aldo Cinque che viene presentato dall’archeologo Domenico Esposito, ricercatore alla Freie Universität Berlin, nell’incontro promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei” ETS, giovedì 14 marzo 2024, alle 17, nell’auditorium del parco archeologico di Pompei, con la partecipazione di Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Teresa Elena Cinquantaquattro, dirigente del Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania; Mariano Nuzzo, soprintendente della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli; Carmine Lo Sapio, sindaco di Pompei; Antonio Varone, presidente dell’associazione internazionale Amici di Pompei; Giuseppe Gargano, Centro di Cultura e Storia Amalfitana. Il testo, corredato dalle foto di Francesco Varone, è edito dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, il Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Campania, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, il Comune di Pompei.

Copertina del libro “Carta del potenziale archeologico del territorio comunale di Pompei” (Centro di Cultura e Storia Amalfitana) degli archeologi Mario Notomista e Domenico Camardo
Questo libro nasce dalla redazione della Carta del Potenziale Archeologico del territorio comunale di Pompei, che gli archeologi Domenico Camardo e Mario Notomista, della Sosandra srl, hanno realizzato nel 2020 per conto dell’Amministrazione civica nel corso dell’elaborazione del Piano Urbanistico Comunale. È nota a tutti l’importanza che l’antica Pompei riveste nel mondo, sia come fonte di conoscenza delle civiltà del passato ed in modo particolare di quella romana del I secolo d.C., sia come attrattore turistico. Meno conosciuti sono, invece, i numerosi rinvenimenti sparsi nel territorio, che testimoniano una frequentazione umana di questi luoghi a partire dall’Età Preistorica. La ragione di questa mancanza è dovuta essenzialmente al fatto che molti di questi siti pur essendo stati individuati ed esplorati, in alcuni casi anche integralmente, sono stati successivamente ricoperti e quindi oggi non sono più visibili. A ciò si aggiunga che mentre l’antica città è stata oggetto di indagini sistematiche avviate nel 1748 sotto l’egida della corona Borbonica, il territorio invece è stato esplorato solo attraverso interventi sporadici. Lo scopo di questo volume, che mappa i rinvenimenti archeologici e le aree sottoposte a vincolo presenti entro i confini comunali, è quello di costituire un valido strumento di lavoro che serva da base a tutti quei professionisti che si adopereranno per lo sviluppo urbano della città tenendo presente anche le valenze storico-archeologiche. L’auspicio che grazie all’utilizzo di questo volume, finanziato dal Centro di Cultura e Storia Amalfitana, tutti i soggetti coinvolti riusciranno a conciliare la salvaguardia del patrimonio archeologico con le necessità di sviluppo territoriale, trasformando quello che per molti è un “rischio archeologico” in un vero e proprio “potenziale” a servizio della crescita culturale della comunità pompeiana.
Bacoli (Na). Nei lavori di riqualificazione dell’area, scoperta una monumentale villa romana del I sec. d.C. nei pressi di Punta Sarparella a Miseno, da cui si ipotizza Plinio il Vecchio avrebbe visto l’eruzione del Vesuvio, e poi sarebbe salpato alla volta di Stabiae

I resti della villa romana monumentale del I sec. a.C. scoperta a Punta Sarparella di Miseno a Bacoli (foto sabap-met-na)
A seguito di dissequestro e bonifica dell’intera area sono stati avviati i lavori per la realizzazione di una villa comunale, nelle immediate prossimità di Punta Sarparella nel comune di Bacoli (Na), per restituire alla pubblica fruizione uno degli accessi più spettacolari alla spiaggia di Miseno, per lunghi anni resa inaccessibile da rifiuti e sterpaglie, progetto al quale ha partecipato attivamente la soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli intenzionata a supportare attivamente l’amministrazione comunale in questo progetto di riqualificazione, sono emersi i resti di quella che si è rivelata subito essere una monumentale villa romana. La struttura, databile intorno al I secolo d.C., si estende senza soluzione di continuità fino alla spiaggia e ai fondali antistanti, presso Punta Sarparella, il promontorio da cui si ipotizza che Plinio il Vecchio, Praefectus classis Misenensis, avrebbe visto l’eruzione del Vesuvio, e poi sarebbe salpato alla volta di Stabiae, per soccorrere gli abitanti delle diverse città costiere, minacciate dall’eruzione vesuviana. In attesa di valutare un progetto di scavo estensivo della villa e contestuale valorizzazione, attualmente il perimetro degli ambienti è stato ben individuato e recintato, e restituito, grazie anche alla prossima installazione di pannellistica esplicativa, al pubblico godimento.

I resti della villa romana monumentale del I sec. a.C. scoperta a Punta Sarparella di Miseno a Bacoli (foto sabap-met-na)
In un’area già sottoposta a tutela da vincolo archeologico ministeriale per la densità di evidenze antiche disseminate nelle immediate prossimità di Punta Sarparella a Bacoli, dall’accesso al teatro romano di Misenum, al Collegio degli Augustali, al bacino interno del porto antico, è stata fatta infatti una scoperta archeologica di portata eccezionale. In occasione dei lavori di rigenerazione urbana del Comune di Bacoli, è stato avviato un progetto di recupero e valorizzazione dell’area occupata in precedenza dall’ex Lido Piranha, un ecomostro abusivo finalmente abbattuto in anni recenti. Durante le operazioni di sistemazione del piano di campagna, destinato a ospitare il nuovo vialetto di accesso, le panchine e l’area giochi per bambini, sono emersi i resti di quella che si è rivelata subito essere una monumentale villa romana, databile intorno al I secolo d.C., realizzata in opera reticolata di cubilia di tufo assai ben costruita, che si estende senza soluzione di continuità fino alla spiaggia e ai fondali antistanti. Sono stati individuati una decina di ambienti di grandi dimensioni con diverse fasi edilizie, piani di calpestio e tracce di rivestimento murario.

I resti della villa romana monumentale del I sec. a.C. scoperta a Punta Sarparella di Miseno a Bacoli (foto sabap-met-na)
Tali evidenze sono probabilmente pertinenti a quello che resta di una delle terrazze della residenza del Prefetto della Flotta romana del Tirreno, la Classis Misenensis. Che delle strutture si conservassero in quella zona era già risaputo, così come lacerti di murature in opera reticolata sono già visibili lungo la spiaggia della Sarparella, ma grazie ai lavori di bonifica prima – iniziati nel 2021 – e a quelli di riqualificazione in via di completamento, è stato possibile avviare una pulizia sistematica delle creste murarie ed individuare l’articolazione degli ambienti. L’ipotesi, ancora da verificare, che su Punta Sarparella fosse ubicata la residenza del Prefetto della Flotta, si basa sulla circostanza che quel luogo offrisse, per la sua posizione, la massima visibilità dell’intero bacino portuale ed un’ampia veduta sul Golfo intero; sarebbe stato questo il promontorio dal quale si ipotizza che Plinio il Vecchio, che ricopriva la carica di Praefectus classis Misenensis, avrebbe visto l’eruzione del Vesuvio, e poi sarebbe salpato alla volta di Stabiae, per soccorrere gli abitanti delle diverse città costiere, minacciate dall’eruzione vesuviana. La scoperta è ancor più eccezionale se si considera che ignoti sono ancora tuttora l’articolazione e lo sfruttamento degli spazi all’interno e intorno al porto romano per l’assenza quasi completa di dati che chiariscano le dinamiche organizzative della base logistica, le vie di comunicazione tra il porto e il resto della cittadina e l’ubicazione stessa del centro della Colonia di Misenum. L’individuazione di tali strutture in un punto nevralgico del territorio antico, prospiciente il bacino interno del porto romano, prossima all’ingresso del teatro di Misenum e all’area che doveva ospitare il foro cittadino, aggiungono un tassello di grande importanza alla conoscenza dell’articolazione del palinsesto insediativo antico.
Napoli. A Palazzo Reale firmato il protocollo d’intesa tra la Procura di Torre Annunziata e la soprintendenza ABAP dell’area metropolitana di Napoli per la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale, artistico e archeologico, e il contrasto alle attività criminali nell’area di Torre Annunziata. Il comandante del nucleo TPC ha consegnato al soprintendente reperti sequestrati in zona
Protocollo d’Intesa per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area di Torre Annunziata: la firma il 6 dicembre 2023 al Palazzo Reale di Napoli negli uffici della soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli, tra la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, rappresentata dal procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso e la Soprintendenza rappresentata dal soprintendente Mariano Nuzzo. Il Protocollo nasce in risposta alle esigenze di tutela, sicurezza e conservazione dei beni culturali, come sancito dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. L’obiettivo principale è la salvaguardia dell’eccezionale patrimonio culturale, artistico ed archeologico del circondario del Tribunale di Torre Annunziata e il contrasto alle attività criminali nell’area dei comuni della provincia di Napoli ubicati nel suddetto circondario che mettono in pericolo il predetto patrimonio.

La firma del protocollo d’intesa per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area vesuviana tra la soprintendenza (Mariano Nuzzo) e la Procura di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) (foto sabap-met-na)
Considerata l’unicità storica, archeologica e paesaggistica dell’area di rispettiva competenza, la Procura e la Soprintendenza intendono promuovere una collaborazione istituzionale per monitorare e contrastare più efficacemente il fenomeno criminale del saccheggio dei siti archeologici. Il Protocollo, della durata di due anni, ma rinnovabile, stabilisce gli obiettivi comuni e gli impegni reciproci delle due Istituzioni. Tra le principali disposizioni, si prevede l’attivazione di un canale diretto di scambio di informazioni e di atti nonché la cooperazione sinergica nelle attività di tutela. La Procura si impegnerà infatti, a trasmettere tempestivamente alla Soprintendenza le notizie in proprio possesso sulla presenza di attività di scavo clandestino (e viceversa) e si attiverà per la sensibilizzazione delle Forze dell’ordine al fine della vigilanza sui siti di interesse archeologico, mentre la Soprintendenza fornirà il proprio qualificato supporto tecnico-scientifico alle attività investigative, garantendo il rispetto degli standard internazionali nelle ricerche archeologiche. In caso di reperti rinvenuti, la Procura potrà disporne il sequestro, affidandoli in custodia giudiziaria alla Soprintendenza.

Accodo per la tutela del patrimonio archeologico e paesaggistico nell’area vesuviana tra la soprintendenza (Mariano Nuzzo) e la Procura di Torre Annunziata (Nunzio Fragliasso) (foto sabap-met-na)ccordo
Il Protocollo prevede anche la mappatura e il censimento dei siti archeologici oggetto di scavi clandestini. In questo contesto sono stati già individuati alcuni siti su cui intervenire nelle aree di Boscoreale e Boscotrecase e la Soprintendenza si impegnerà a fornire una carta archeologica aggiornata del territorio di competenza alla Procura per un monitoraggio costante. Inoltre, entrambe le istituzioni si impegnano a promuovere iniziative per diffondere la cultura della legalità e la valorizzazione e il rispetto dell’immenso patrimonio artistico culturale presente nel territorio circostante. Il Protocollo sarà reso pubblico sui siti web istituzionali della Procura e della Soprintendenza.

Oggetti in avorio sequestrati dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale (TPC) di Napoli (foto sabap-met-na)
Al termine dell’incontro, il comandante del Nucleo TPC di Napoli cap. Massimiliano Croce alla presenza del procuratore Fragliasso, ha restituito al Soprintendente nuovi reperti oggetto di sequestro nell’area di Torre Annunziata, che verranno esposti al pubblico nei locali della Soprintendenza dell’Area Metropolitana al Palazzo Reale di Napoli. “È un’attività anche questa coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata – spiega il comandante Croce -. L’abbiamo svolta in collaborazione con la soprintendenza per l’area metropolitana di Napoli. E questo è il frutto di quanto ci siamo detti riguardo agli scavi clandestini. Quindi c’è un mercato clandestino di questi beni che vanno ad alimentare attività criminose che vedono appunto bande di tombaroli ma anche di ricettatori sia nazionali che internazionali che poi mettono a segno queste vere e proprie devastazioni di siti, di necropoli. Parliamo in questo caso ovviamente di tombe a camera, di contesti chiusi molto importanti dal punto di vista scientifico che di volta in volta vengono devastati, per cui se ne perdono i dati scientifici. Oggi restituiamo questi beni alla soprintendenza in modo che possano essere conservati e valorizzati anche se hanno perso la loro storia, la loro funzione scientifica. Possiamo vedere, in questo caso, anche dei beni in avorio, anche questi sottoposti a sequestro in quanto vietati dalla normativa Cites. Parliamo di zanne in avorio autentico, quindi riconducibili ad animali, a elefanti asiatici in particolare, sui quali sono state poi realizzate queste forme artistiche quindi del tutto vietate, e quindi sottoposte a sequestro”.
Ischia (Na). Nell’area archeologica di Mazzola (Lacco Ameno) si torna a scavare dopo 50 anni il quartiere metallurgico (VII sec. a.C.) dell’antica Pithekoussai

Resti del quartiere metallurgico (VII sec. a.C.) dell’antica Pithekoussai nell’area archeologica di Mazzola a Lacco Ameno sull’isola d’Ischia (foto sabap-met-na)
Dopo quasi 50 anni dai primi scavi, in novembre 2023 sono ripresi i lavori nell’area archeologica di Mazzola (Lacco Ameno, isola d’Ischia), sulla collina di Mezzavia, indagata negli anni sessanta del Novecento dall’archeologo tedesco Giorgio Buchner. Le evidenze, costituite da strutture databili a partire dall’VIII sec. a.C., sono riferibili ad un quartiere metallurgico, come dimostrano le varie tipologie di oggetti rinvenuti. Grazie ad un finanziamento del ministero della Cultura, gli scavi, diretti dalla funzionaria archeologa Maria Luisa Tardugno, consentiranno di approfondire le conoscenze sul quartiere artigianale dell’antica Pithekoussai e di risistemare l’area attraverso interventi di manutenzione e messa in sicurezza.
Napoli. Il direttore Giulierini traccia un bilancio del suo mandato nel libro “Otto anni alla guida del Mann”: nella conversazione con Ludovico Solima esce la potenzialità del suo progetto visionario. E con l’arrivo del secondo frammento dell’iscrizione del tempio dei Dioscuri, annuncia la sezione Neapolis, da fine 2024. Lettera di Zuchtriegel

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, nelle sale che ospiteranno la sezione Vascolare e il Tesoro della Legalità del Mann (foto mann)

Copertina del libro “Otto anni alla guida del Mann”: una conversazione tra Paolo Giulierini e Ludovico Solima (Arte’m edizioni)
“Quello che non sono riuscito a fare è completare quello che avevamo dichiarato, ci troveremo a uno spartiacque in cui avremo realizzato l’80%, o forse un po’ di più, mentre il restante è in corso, ed è progettato. Chiaramente avrei voluto completare tutto, ma forse è proprio l’idea di completare un progetto di museo che è semplicemente impossibile. Quello che non mi sarei mai aspettato, e lo dico a rischio di essere banale, è l’abbraccio della città. E credo che questo sia l’unico, vero, senso di questi otto anni”. Paolo Giulierini chiude così, con queste parole, la lunga conversazione con Ludovico Solima raccolta nel libro “Otto anni alla guida del Mann” a cura di Serena Venditto, un’ottantina di pagine, corredate da splendide immagini di Luigi Spina, Valentina Cosentino e Claudia Pescatori, in cui il professore di Economia e Gestione delle Imprese e professore ordinario di Management delle Imprese Culturali all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, che collabora con il direttore del Mann fino dal suo arrivo a Napoli nel 2015 dalla piccola Cortona, fa raccontare a Giulierini la sua esperienza. Ne esce un quadro esemplare di come un direttore visionario abbia saputo trasformare un museo straordinario per ricchezza di reperti e storia, ma chiuso in se stesso, avulso dalla città prima ancora che dal mondo, quasi addormentato se non ammuffito, in una macchina culturale che dialoga con Napoli e il mondo, punto di riferimento per studiosi e appassionati, ma anche per non addetti ai lavori che nel grande palazzo borbonico trovano stimoli e risposte in un dialogo costante tra antico e contemporaneità, tra oggetti e persone, tra palazzo e periferia.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, e Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei (foto proloco pompei today)
Un libro tutto da leggere per capire cosa significa museo nel XXI secolo. Come ha ben sottolineato Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, che non era presente fisicamente alla presentazione del libro-bilancio di Giulierini l’altro giorno al Mann, ma lo è stato con una lettera aperta al “Caro Paolo”: “Avrei voluto essere con te oggi, ma purtroppo non è stato possibile. Dunque ecco una mia lettera per una giornata che rimarrà alla storia del Museo. Ricordo una serata di otto anni fa, durante la Borsa del turismo archeologico a Paestum. Eravamo appena stati nominati. Avevamo cominciato a entrare nel vivo del nostro compito di trasformare dei luoghi bellissimi, ma lontani dall’esprimere la loro immensa potenzialità, in istituzioni museali aperte, dinamiche e propulsive. Oggi forse non tutti ricordano da dove siamo partiti. Al museo di Paestum pioveva dentro le sale. Il Mann era un luogo senza legami con la città, con molte sezioni chiuse. Eravamo forse un po’ spaventati davanti all’enormità della sfida. Ma anche molto entusiasti e con una gran voglia di metterci in gioco. Oggi ti voglio fare i complimenti per due motivi. Uno, perché hai vinto la sfida. Insieme ai tuoi collaboratori e collaboratrici, hai trasformato il tuo museo. Due, non hai mai perso quell’entusiasmo iniziale, nonostante le difficoltà che c’erano, eccome. Grazie per tutto, soprattutto per la tua amicizia”.

l’arrivo simbolico al museo Archeologico nazionale di Napoli della seconda parte dell’iscrizione che coronava il fregio del tempio dei Dioscuri (I sec. d.C.) (foto mann)

La prima parte dell’epigrafe del fregio dei Dioscuri, con il nome del dedicatario Iulio Tarso, conservata al Mann (foto mann)
Ma da Paolo Giulierini ci si poteva aspettare solo un “saluto”, per quanto emozionato e ricambiato da grande affetto? Impossibile. Così anche nel giorno del “congedo” dal suo amato Mann, con l’illustrazione del libro sul bilancio di mandato (Arte’m edizioni) e del rapporto annuale 2022/2023 (Electa editore), ecco anticipare la nuova sezione Neapolis che sarà inaugurata tra un anno, alla fine del 2024, con un coup de théâtre: l’arrivo simbolico al museo Archeologico nazionale di Napoli della seconda parte dell’iscrizione che coronava il fregio del tempio dei Dioscuri (I sec. d.C.). Il prestito di lunga durata, garantito dalla Curia arcivescovile di Nola e promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli (soprintendente Mariano Nuzzo), consentirà di completare quanto scritto sul fregio del tempio: la prima parte dell’epigrafe, con il nome del dedicatario Iulio Tarso, appartiene al Mann. Così Giulierini ancora una volta ha sottolineato il suo legame con il capoluogo campano: “La sezione Neapolis aprirà a fine 2024 e l’arrivo dell’epigrafe sancisce tre elementi: il riferimento costante alla città, la necessità di interagire con il territorio, la programmazione di ricerche scientifiche di rilievo”.

La lastra, parte dell’iscrizione a coronamento del fregio del tempio dei Dioscuri, rinvenuta nella chiesa di Santa Maria del Plesco a Casamarciano (foto mann)
L’iscrizione è stata rinvenuta nella chiesa di Santa Maria del Plesco a Casamarciano, dove era stata murata all’interno di un altare (la parte iscritta non era visibile) nel corso del Settecento durante i lavori di rifacimento diretti da Domenico Antonio Vaccaro. Vaccaro, negli stessi anni, era impegnato nel rifacimento della chiesa di San Paolo Maggiore di Napoli, dove si trovavano le rovine del tempio dei dioscuri. L’iscrizione di dedica del tempio dei dioscuri di Neapolis era ben nota da trascrizioni fatte da studiosi sin dal Quattrocento: si conosceva un unico frammento, rinvenuto nel 1901 nella certosa di San Martino ed esposto al Mann nella sezione Neapolis. Questo di Casamarciano è il secondo frammento superstite, scoperto nel 2020 e reca parte del nome dei dioscuri. I Dioscuri erano venerati a Napoli da tempo, sicuramente sin dalla fondazione della colonia.











Mercoledì 19 giugno 2024, alle 16, in sala “Giovanni Carbonara” a Palazzo Reale a Napoli, , all’interno dei nuovi spazi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, presentazione del libro “Impronte di donna. Realtà femminili nell’antichità classica” di Mariarosaria Barbera (edizioni Espera). Con l’autrice intervengono Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Teresa Elena Cinquantaquattro, segretario regionale MiC per la Campania; Paola Miniero, già funzionario archeologo MIC.

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