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Dentro il teatro dello scontro navale. A Vetulonia nella mostra-evento “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia” il visitatore rivive la battaglia tra Greci, Etruschi e Cartaginesi nel mare Sardonio, con reperti preziosi, molti inediti

Il teatro della battaglia di Alalìa, ricreato a Vetulonia nel suggestivo allestimento di Luigi Rafanelli (foto Graziano Tavan)

La battaglia infuria. Lo scontro navale tra Greci, Etruschi e Cartaginesi è cruento. E non sono echi lontani. Siamo proprio in mezzo al teatro della battaglia ricreata nella “sala delle vele” del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia per la mostra-evento “Alalìa, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” aperta fino al 3 novembre 2019 (catalogo Ara edizioni). Così dopo aver conosciuto motivazioni e obiettivi della mostra-evento 2019 di Vetulonia, ed esserci immersi fisicamente nel Mediterraneo di 2500 anni fa, navigando lungo le sue coste, incrociando sulle frequentate rotte marittime navi commerciali e militari per avere un’idea precisa della situazione geopolitica ed economico-sociale nel VI sec. a.C., prima e dopo la battaglia di Alalìa, con la seconda sala della mostra entriamo nel vivo della battaglia (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/17/al-museo-archeologico-di-vetulonia-centocinquanta-reperti-da-corsica-sardegna-toscana-museo-etrusco-di-villa-giulia-e-dal-nucleo-tutela-della-guardia-di-finanza-raccontano-la-storica-battaglia-del/ e https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/29/il-mediterraneo-nel-vi-sec-a-c-traffici-mercantili-ricerca-di-minerali-spostamenti-di-popolazioni-la-mostra-evento-di-vetulonia-illustra-la-situazione-geopolitica-prima-e-dopo-alalia/).

Una panoramica a 360° della sala delle Vele del museo di Vetulonia: è come essere in mezzo al Tirreno con uno sguardo sulle coste della Sardegna, della Corsica e dell’Etruria (foto Graziano Tavan)

Stando al centro della sala, è come fossimo su una delle pentareme impegnate nello scontro. Ci guardiamo attorno, circondati dal mare Tirreno che ribolle sotto i colpi cadenzati dei rematori, e scorgiamo a Nord-Ovest le coste della Corsica con il porto di Alalìa/Aleria; a Nord-Est si profila all’orizzonte la costa etrusca con la città di Populonia, e più giù, a Est, si staglia l’isola dell’Elba, e a Sud-Est l’altura di Vetulonia; e a Sud-Ovest si vede bene l’isola di Tavolara, davanti ad Olbia, in Sardegna. All’altezza delle Bocche di Bonifacio è ambientato lo scontro ricostruito dal genio immaginifico dell’architetto Luigi Rafanelli.

Una nave cartaginese, una greca e una etrusca impegnate nella battaglia di Alalìa, ricostruite per la mostra “Alalìa, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” (foto Graziano Tavan)

“La scena è rappresentata da tre navi in legno (una etrusca, una cartaginese e una greca)”, spiega l’architetto, “ricostruite filologicamente nella dimensione all’incirca di metà del vero, in conflitto armato tra di loro, che fuoriescono improvvisamente da un sipario dove è raffigurato il mare aperto e irrompono sul palcoscenico”. La nave etrusca affonda il rostro nella nave greca, affiancata da una cartaginese. “Alle navi, dalla parte opposta, vengono incontro schierate a flottiglia altre sei imbarcazioni, cui alludono le vetrine alle quali è stata conferita una siffatta parvenza mediante il rivestimento della base in fasciame di legno, per l’assalto finale”. Ora, prima di osservare i preziosi reperti tra le vetrine, un consiglio: andate nella sala video, dietro il “teatro della battaglia”, e soffermatevi a guardare il video sulla battaglia di Alalìa. Se non l’avete fatto quando avete visitato il museo di Vetulonia, o non avete la possibilità di andare all’Archeologico “Isidoro Falchi”, ve lo proponiamo qui di seguito.

Sei vetrine come sei navi immaginarie con la stiva piena dei reperti provenienti dalle sponde del Tirreno prodotte dai popoli, che si sono scontrati nel mare Sardonio, nei secoli precedenti e successivi la battaglia navale del 540 a.C. Nelle prime tre sono esposti testimonianze dei popoli che si affacciavano sul mar Tirreno databili ai secoli precedenti la battaglia di Alalìa, cioè dalla prima Età del Ferro (IX sec. a.C.) alla metà del VI sec. a.C. Nelle altre tre vetrine possiamo conoscere i corredi dalla necropoli di Casabianda di Aleria, indagata negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, che ha restituito sepolture preromane con ricchi corredi posteriori alla battaglia di Alalìa.

Nella prima vetrina la presenza degli Etruschi in Sardegna nella prima Età del Ferro (foto Graziano Tavan)

Nel primo “bastimento” ecco la presenza degli Etruschi in Sardegna nella prima Età del Ferro: vediamo ossuari biconici, ben attestati nei centri protostorici dell’Etruria, recuperati dalla Guardia di Finanza. E poi materiali sardi ed etruschi tra l’età villanoviana e il periodo arcaico (IX-V sec. a.C.) provenienti da Tharros e il suo territorio, e conservati all’antiquarium Arbonense di Oristano: spilloni, brocchette, kantharos, oinochoe, pintadere, aryballoi. Accanto testimonianze etrusche in Corsica prima e dopo Alalìa: pendenti, collane, fibule, coppe (talora etrusche e corse affiancate) alcune delle quali conservate al museo Archeologico nazionale di Firenze.

Nella seconda vetrina la presenza dei Fenici in Sardegna (foto Graziano Tavan)

Nel secondo “naviglio” il carico ci porta a riconoscere la presenza dei Fenici in Sardegna con reperti conservati sempre nell’antiquarium di Oristano: esempi di ceramica fenicia (600-540 a.C.) sono brocche, piatti ombelicati, oil bottle (per contenere profumi e unguenti), vasi a chardon (a forma di fiori di cardo), un askos a forma di cavalluccio con cavaliere da esibire sulla tavola durante il banchetto, e ancora punte e puntali di lance (purtroppo l’asta in legno non si è conservata).

La terza vetrina è dedicata all’Olbia fenicia e all’Olbia greca (foto Graziano Tavan)

A Olbia è dedicata la terza vetrina. “Proprio il territorio di Olbia”, spiega Rubens D’Oriano, del comitato scientifico della mostra, “si è dimostrato particolarmente adatto all’insediamento umano: un porto naturale tra i più riparati dell’intero Mediterraneo, affacciato sulle principali rotte tirreniche e con bassi fondali adatti alla cattura e allevamento del pesce e alla raccolta del sale; un rilievo modesto, ininterrottamente occupato dall’area urbana, con una falda perenne di acqua dolce; una piana circostante ricca di acque e orlata di colline che la proteggono dai venti”. Gli scavi archeologici hanno confermato l’insediamento più antico, fenicio, anche se grazie a ritrovamenti di ceramiche fenicie in contesti più tardi; e poi la Olbia greca tra il 630 e il 510 a.C.: ecco un’hydria, un’oinochoe, una testina fittile, una coppa da vino corinzia, tutte di produzione greca, prestate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Sassari e Nuoro.

Nella quarta vetrina alcuni corredi dalle sepolture della necropoli di Casabianda di Aleria e conservati nel musée d’Archéologie d’Aléria (foto Graziano Tavan)

Con la quarta vetrina cominciamo a conoscere alcuni corredi dalle sepolture della necropoli di Casabianda di Aleria e conservati nel musée d’Archéologie d’Aléria. Innanzitutto due oggetti eccezionali dalla Tomba 98 con due deposizioni databili tra il 475 e il 425 a.C.: sono il cratere attico a colonnette a figure rosse attribuito al Pittore di Pan e la kylix attica a figure rosse del Pittore di Pentesilea. Accanto due oggetti, meno appariscenti, dalla Tomba 155A, con deposizione femminile databile al 440 a.C., una brocca etrusca in bronzo a becco, e a un balsamario punico in pasta vitrea dalla Tomba 175 associato a sepolture del 430-405 a.C.

Nelal quinta vetrina reperti databili tra il V e IV sec. a.C. provenienti dal museo di Aleria (foto Graziano Tavan)

Nella quinta vetrina si esamina un’epoca un po’ più recente: reperti databili tra il V e IV sec. a.C. Ancora dalla Tomba 155A un colino in bronzo, coppe in ceramica di età ellenistica, mentre dalla Tomba 155B, con sepoltura maschile databile al 420 a.C., una serie di kyathos (specie di bicchieri-mestolo) rocchetto in bronzo e una lekythos attica a figure rosse. Dalla Tomba 155C, maschile, databile al 325 a.C., ceramica indigena corsa. E da tombe diverse, oggetti per il simposio come bacili, simpolum (mestoli), infundibulum. Dalla Tomba 85 un glaux (coppetta) di tipo attico prodotta in Etruria. E dalla grande Tomba 129B a camera (325 a.C.) il cratere a campana etrusco a figure rosse.

Nella sesta vetrina reperti databili al III sec. a.C. (foto Graziano Tavan)

Con la sesta e ultima vetrina, vediamo affacciarsi in Corsica la presenza romana. Si comincia con un’oinochoe con bocca a cartoccio a figure rosse del gruppo Torcop e Pittore di Populonia, proveniente dalla Tomba 129C (300 a.C.). Quindi dalla Tomba 31 uno skyphos etrusco a vernice nera sovradipinta; in ceramica fine ecco un’olpetta (T 45), un’oinochoe (T 83), un’anfora (T 118B). Nella Tomba 46 troviamo invece ceramica fine da mensa di tipo campano, un boccalino corso in impasto, un’olletta di produzione indigena. Infine dalla Tomba 53, a camera, a inumazioni multiple, oinochoe e piatto in ceramica di Gnathia, skyphoi ceretani, piattelli Genucillia, ceramica di produzione etrusca e protocampana: materiali databili tra il 340 e il 280 a.C. I romani sono ormai alle porte: nel 259, durante la prima guerra punica, conquistano Alalia che viene chiamata Aleria, nome che conserva ancora oggi.

(3 – fine; gli altri post sono usciti il 17 e il 29 ottobre 2019)

Al museo Archeologico di Vetulonia centocinquanta reperti da Corsica, Sardegna, Toscana, museo Etrusco di Villa Giulia e dal nucleo tutela della Guardia di Finanza raccontano la storica battaglia del mare Sardonio nella mostra-evento “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”: un percorso emozionale, immersivo nel rigore della ricerca archeologica

L’ingresso del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” a Vetulonia (foto Graziano Tavan)

Gli echi della battaglia risuonano nell’aria. Sono grida di ordini, ma anche urla, gemiti, lamenti di soldati feriti. E poi il ritmo cadenzato dei colpi dei remi che accarezzano le onde facendo volare le potenti navi da guerra. Ecco il colpo sordo del rostro che affonda nel ventre dei gusci nemici. Ecco l’esultanza dei vincitori, ecco il sangue che colora le spume del mare. Sono passati quasi 2500 anni da quello scontro navale al largo delle acque di Alalia, nello spazio tirrenico compreso fra la Corsica, l’Elba e il litorale toscano, ma quella che è passata alla storia come la battaglia del mare Sardonio (era il 540 a.C.), che ridefinì gli ambiti di influenza delle tre grandi potenze dell’epoca, Greci, Etruschi e Cartaginesi, rivive al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia nella mostra-evento 2019 “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” (fino al 3 novembre 2019, catalogo Ara edizioni), elaborata nel quadro del Programma Collettivo di Ricerca su “Aleria e i suoi territori”. Una mostra non solo storico-archeologica, rigorosa, che fa scientificamente il punto sulle ricerche archeologiche (soprattutto in Corsica, isola che sta vivendo una riscoperta-rinascita culturale), ma anche emozionale, immersiva, che fa del visitatore un protagonista attivo della memorabile battaglia navale. “È la prima mostra internazionale Italia-Francia per valorizzare la Corsica”, sottolinea Simona Rafanelli, direttore del museo di Vetulonia, che non nasconde la propria soddisfazione, perché la tappa italiana del progetto “è rappresentata da Vetulonia”. La mostra poi si trasferirà nel 2020 ad Aleria, in Corsica, per concludersi nel 2021 a Cartagine, Tunisia (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/07/20/alalia-la-battaglia-che-ha-cambiato-la-storia-greci-etruschi-e-cartaginesi-nel-mediterraneo-del-vi-secolo-a-c-mostra-evento-al-museo-isidoro-falchi-di-vetuloni/).

Una panoplia dal museo di Aleria in Corsica in mostra a Vetulonia: la machaira (grande spada a lama ricurva) italica all’elmo Negau di tipo etrusco (foto Graziano Tavan)

Simona Rafanelli, direttore del museo Archeologico di Vetulonia

“La mostra”, spiega Simona Rafanelli, “intende rappresentare una tappa importante nel percorso di studio sulle civiltà affacciate sul bacino del Mediterraneo, gettando le basi per instaurare una riflessione più profonda sull’identità corsa forgiata nell’antichità in un ambiente marittimo aperto e interculturale, ove la partecipazione della Corsica e dei Corsi in seno alla civiltà e allo spazio etrusco rappresenta un fatto fondamentale e, negli ultimi anni, largamente riconosciuto. Un rapporto assai stretto, quello tra Etruschi e Corsi, ancora purtroppo scarsamente documentato nei secoli che precedono la battaglia di Alalia, ma ravvisabile con immediatezza, per l’epoca posteriore all’evento bellico, nella fisionomia dei corredi che, recuperati dai coniugi Jehasse nella necropoli di Casabianda negli anni Sessanta del Novecento, formano oggi il patrimonio esposto nel museo di Aleria. Panoplie di armati, che associano la machaira (grande spada a lama ricurva) italica all’elmo Negau di tipo etrusco, testimoniano la presenza di una forza militare che, reclutata dagli Etruschi primariamente tra indigeni e cartaginesi, risponde all’esigenza di mantenere il controllo etrusco su Alalia e sull’intero versante litoraneo orientale dell’isola e che, permeata, al pari degli Etruschi stessi, di cultura ellenica, arreda i propri sepolcri di straordinari set da simposio e da banchetto, ove prestigiose ed eleganti ceramiche greche figurate affiancano pregiati utensili in bronzo di manifattura etrusca, che trovano identità di confronto con quelli usciti dalle botteghe di Vetulonia e Populonia”.

Il manifesto della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia dal 9 giugno al 3 novembre 2019

La mappa della battaglia di Alalia, oggetto della mostra di Vetulonia

Centocinquanta reperti di straordinario valore scientifico e artistico, richiesti in prestito primariamente al museo di Aleria (partner del progetto e della mostra), quindi all’Antiquarium Arborense di Oristano e della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro, sul suolo sardo, al museo Archeologico nazionale di Firenze, per quanto concerne la Toscana e, infine, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, cui si affianca una selezione di reperti sequestrati dal Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza di Roma (partner esclusivo dal 2013 delle mostre vetuloniesi), sono i protagonisti di un racconto che si snoda dietro le quinte di uno scenario che rappresenta il Mediterraneo in epoca arcaica, nel tempo che precede e segue lo scontro navale che, secondo lo storico greco Erodoto terminerà senza vincitori né vinti, ma che assai concretamente sancirà la spartizione delle isole del Tirreno tra le potenze marittime che dominavano i traffici e le rotte commerciali in questo ben definito angolo di mare, assegnando la Corsica agli Etruschi, la Sardegna ai Fenici di Cartagine e la Sicilia insieme al Sud Italia ai Greci.

Una delle tre pentecontere dipinte sul dinos di Exekìas conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma

“È proprio il Tirreno o, più latamente, il Mediterraneo nella sua ansa occidentale”, riprende Simona Rafanelli, “a rivestire il ruolo di autentico protagonista dell’intera vicenda che sconvolse e riassestò gli equilibri commerciali e politici delle potenze marinare che si affrontarono al largo delle acque di Alalia. È il Mare ad aver disegnato le quinte dello scenario ove l’intero fatto storico rappresentato ha trovato origine e compimento. Ed è quindi al Mare che i curatori della mostra-evento hanno voluto dedicare la scelta di un oggetto-simbolo, coevo alla battaglia, destinato ad assurgere a logo tangibile della mostra e rappresentato dal celeberrimo deinos (dinos, grande vaso sferoidale) a firma di Exechias, il “padre” della ceramografia attica a figure nere, esposto al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, cui sarebbe affidato il compito di veicolare il significato, e con esso le finalità, dell’intero progetto scientifico ed espositivo. In esso, lungo la fascia interna dell’orlo circolare del vaso, trova infatti piena espressione figurata l’incedere, sulla superficie ondulata del mare, di quelle pentecontère ove sono riposti speranze e destino delle maggiori potenze navali del Mediterraneo”.

La prima sala della mostra “Alalia” nel museo di Vetulonia, nell’allestimento dell’arch. Luigi Rafanelli (foto Graziano Tavan)

“Exechias mi fece”: la firma sul dinos conservato al museo di Villa Giulia ed esposto a Vetulonia (foto Graziano Tavan)

Citando il deinos di Exechias siamo entrati nel vivo della mostra, che occupa due stanze del museo di Vetulonia (la sala G e la sala “delle vele”), più il locale a fianco della sala “delle vele”, che funge nell’occasione da saletta cinematografica, dove viene proiettato un cortometraggio ad hoc su “Aleria e i suoi territori”. “La mostra è intesa non come un semplice contenitore di una antologia di pezzi archeologici”, spiega l’architetto Luigi Rafanelli, che ha curato l’allestimento, “ma come rievocazione del luogo dove l’evento è andato in scena, del theatre de bataille. È un allestimento che coniuga il rigore scientifico con la spettacolarità, in cui la battaglia fa da scenario alle preziose testimonianze archeologiche appartenenti ai tre popoli protagonisti e collocate nelle vetrine, ma ricrea anche il contesto ambientale, naturalistico e culturale, in cui aleggia ancora il pathos dello scontro. Il colore predominante dell’allestimento è l’azzurro del cielo e, soprattutto, del mare. Un secondo livello di lettura della mostra è infatti la storia vista attraverso il mare, il luogo dove si intrecciano i rapporti tra cultura e civiltà, tra scambi commerciali e scontri di guerra, tra terraferma e isole, tra uomo e mare. Un mare, il mare Mediterraneo, che è stato la culla delle più grandi civiltà del mondo antico e che, negli auspici, torni ad essere, anche attraverso queste iniziative culturali transfrontaliere, elemento di unione e non di divisione tra i popoli”.

(1 – continua)

“Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”: mostra-evento al museo “Isidoro Falchi” di Vetulonia con 150 reperti da Corsica, Sardegna, Toscana e museo di Villa Giulia raccontano lo scontro che portò alla spartizione delle isole tirreniche tra le superpotenze dell’epoca

Carta del Mediterraneo occidentale, con le aree di influenza della cultura etrusca, greca e cartaginese. Eaborazione: Jean Castela, Grafica: Alessandro Bartoletti

“Quando [i Focei] giunsero a Cirno (la Corsica, ndr), per cinque anni abitarono insieme a quelli che erano arrivati prima di loro e costruirono dei templi. Ma poiché depredavano e derubavano tutti i popoli confinanti, Tirreni (Etruschi, ndr) e Cartaginesi di comune accordo mossero contro di loro, entrambi con una flotta di sessanta navi. I Focei armarono anch’essi le loro navi, in numero di sessanta, e affrontarono il nemico nel mare chiamato di Sardegna. Attaccata battaglia, i Focei riportarono una vittoria cadmea: delle loro navi, quaranta furono distrutte e le venti superstiti erano inutilizzabili, avendo i rostri rivolti all’indietro. Approdati ad Alalia, presero a bordo i figli, le donne e tutti gli altri beni che le navi potevano trasportare e, abbandonata Cirno, fecero vela alla volta di Reggio (Calabria, ndr). Quanto agli uomini delle navi distrutte, la maggior parte di essi li presero i Cartaginesi e i Tirreni e, dopo averli condotti fuori dalla città, li lapidarono”. Così Erodoto (Storie, I, 166-167). Ma anche se lo storico greco parla di “vittoria cadmea”, noi diremmo “vittoria di Pirro”, “la Màχe (battaglia) del mare detto Sardonio, tra i Focei di Alalìe in Corsica e forse di Massalìe (Marsiglia), da una parte e i Cartaginesi e gli Etruschi, dall’altra, fu l’evento capitale del Mediterraneo centro occidentale del VI secolo a.C., che decise le sorti delle due isole tirreniche di Kyrnos (Corsica) e Sardò (Sardegna).

Il manifesto della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia dal 9 giugno al 3 novembre 2019

Alla battaglia del mare Sardonio, che ebbe luogo intorno al 540 a.C. al largo delle acque di Alalia, nello spazio tirrenico compreso fra la Corsica, l’Elba e il litorale toscano, il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia dedica la mostra-evento 2019 “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” (fino al 3 novembre 2019), elaborata nel quadro del Programma Collettivo di Ricerca su “Aleria e i suoi territori”. “È la prima mostra internazionale Italia-Francia per valorizzare la Corsica”, sottolinea Simona Rafanelli, direttore del museo di Vetulonia, che non nasconde la propria soddisfazione, perché la tappa italiana del progetto “è rappresentata da Vetulonia”. La mostra poi si trasferirà nel 2020 ad Aleria, in Corsica, per concludersi nel 2021 a Cartagine, Tunisia.

Il suggestivo allestimento della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia

Dedicata alla prima grande battaglia navale tramandata dalla Storia, destinata a dettare i nuovi equilibri geo-politici nel Mediterraneo Occidentale, la mostra vuole instaurare una riflessione più profonda sull’identità corsa forgiata nell’antichità in un ambiente mediterraneo aperto e interculturale, ove la partecipazione della Corsica e dei Corsi in seno alla civiltà e allo spazio etrusco rappresenta un fatto fondamentale. Idealmente centrato sulla battaglia d’Alalìa, le sue cause e le sue conseguenze nei secoli che immediatamente precedono e seguono lo scontro navale, il tema dell’esposizione è quello più generale dei contatti fra le Civiltà antiche presenti in questa parte del bacino del Mediterraneo, che hanno determinato la scelta del sottotitolo “Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”.

La direttrice Simona Rafanelli all’inaugurazione della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”

Centocinquanta reperti di straordinario valore scientifico e artistico, prestati primariamente dal museo di Aleria (Corsica), partner dell’esposizione, quindi dall’antiquarium Arborense di Oristano e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro, per quanto riguarda la Sardegna; dal museo Archeologico nazionale di Firenze, per quanto concerne la Toscana e, infine, dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, cui verrà ad affiancarsi una selezione di reperti sequestrati dal Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della GdF di Roma: questi reperti sono i protagonisti di un racconto che si snoda dietro le quinte di uno scenario che rappresenta il Mediterraneo in epoca arcaica, nel tempo che precede e segue lo scontro navale che – come abbiamo visto – secondo lo storico greco Erodoto terminerà senza vincitori né vinti, ma che assai concretamente sancirà la spartizione delle isole del Tirreno fra le potenze marittime che dominavano le rotte e i traffici commerciali in questo ben definito angolo di mare, assegnando la Corsica agli Etruschi, la Sardegna ai Fenici di Cartagine e la Sicilia insieme al Sud Italia ai Greci.

Una delle tre pentecontere dipinte sul dinos di Exekìas conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma

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La firma del pittore Exekìas autore del dinos conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a oma

eperto simbolo della mostra è un pezzo unico, straordinario, rappresentato dal vaso greco (un dinos) decorato a figure nere, che esibisce la firma di Exekìas, il padre della ceramografia attica, del quale si contano poco più di dieci firme ad oggi conosciute in tutto il mondo! A questo vaso, concesso in prestito in via eccezionale dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, esposto per la prima volta a Vetulonia completo del suo supporto, viene affidato il compito di veicolare il significato, e con esso le finalità, dell’intero progetto scientifico ed espositivo. Lungo la fascia interna dell’orlo circolare del vaso, trova infatti piena espressione figurata l’incedere, sulla superficie ondulata del mare, di quelle pentecontère (navi da guerra con 50 rematori) ove sono riposti speranze e destino delle maggiori potenze navali del Mediterraneo antico.