Archivio tag | soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Caserta e Benevento

Benevento. Il dinosauro Scipionyx samniticus (noto come Ciro) sottoposto a nuove analisi, a 42 anni dalla sua scoperta, per cercare di capire la transizione dai dinosauri carnivori agli attuali uccelli

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Il fossile di dinosauro Scipionyx samniticus, più noto come Ciro, scoperto nel 1980 a Pietraroia (Bn) straordinariamente ben conservato (foto sabap-ce-bn)

Il dinosauro “Ciro” torna sul tavolo degli studiosi. A 42 anni dalla sua scoperta e a mezzo secolo dal suo riconoscimento internazionale, il fossile di dinosauro Scipionyx samniticus, il primo dinosauro scoperto in Italia, considerato il reperto fossile più importante rinvenuto nel nostro Paese, noto ai media e a livello popolare appunto col soprannome di “Ciro”, da lunedì 19 dicembre 2022 sarà sottoposto a nuove indagini, promosse da Matteo Fabbri del Field Museum of Natural History di Chicago. Lo comunica la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento, diretta da Gennaro Leva. Le analisi sul fossile, conservato nell’ex Convento San Felice a Benevento sede di Benevento della Soprintendenza, di cui è responsabile Gerardo Marucci, sono state autorizzate dal funzionario archeologo Simone Foresta, considerata l’eccezionale possibilità di ottenere nuovi dati scientifici sul reperto. Nell’ex convento il fossile è ammirato ogni anno dalle scolaresche provenienti da tutta la regione e non solo, ed è stato protagonista di numerose attività e approfondimenti a cura dei Servizi educativi, di cui ora è responsabile Mariangela Mingione.

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Ecco la mappa delle informazioni note dalle precedenti analisi sul piccolo dinosauro Ciro (foto sabap-ce-bn)

Portato alla luce nel 1980 a Pietraroia (BN) da un privato cittadino, fu identificato solo tredici anni più tardi dai paleontologi del museo di Storia naturale di Milano, che si adoperarono per affidarlo alla soprintendenza di Salerno, che aveva la competenza territoriale sul sito di rinvenimento. Negli anni successivi, il museo di Milano restaurò e studiò con immutato interesse il reperto (1994-1999; 2004-2011). Nel 1998 Scipionyx fu riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno dei fossili più importanti nella storia della paleontologia, conquistando la copertina di Nature per il suo eccezionale stato di conservazione: caso tuttora unico al mondo, Scipionyx è un esemplare neonato, che conserva, oltre alle prede di cui si nutrì nella sua brevissima vita, una varietà incredibile di tessuti molli interni, tra cui legamenti intervertebrali, cartilagini articolari nelle ossa delle zampe, muscoli e connettivi del collo, parte della trachea, residui dell’esofago, tracce del fegato e di altri organi ricchi di sangue, l’intero intestino, vasi sanguigni mesenterici, capillari, muscoli del cinto pelvico, degli arti posteriori e della coda, tutti ben visibili sino a livello subcellulare.

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Dettaglio della testa di pochi centimetri del fossile di dinosauro Scipionyx samniticus (più noto come Ciro) (foto sabap-ce-bn)

Nonostante Scipionyx sia stato studiato intensamente, molto rimane ancora da scoprire, in particolare riguardo alla modalità di conservazione dei tessuti molli e alla loro organizzazione tridimensionale. Queste nuove informazioni darebbero una prospettiva unica per comprendere più a fondo la transizione evolutiva più spettacolare avvenuta nel nostro Pianeta: quella dai dinosauri carnivori agli uccelli attuali. Il progetto, promosso dal Field Museum of Natural History di Chicago, prevede un programma di studio dei tessuti scheletrici e molli di Scipionyx, attraverso la digitalizzazione in tre dimensioni del fossile, tramite scansioni tomografiche computerizzate (microCT scanning). Questa tecnologia, applicabile anche in Italia, si basa sulla scansione tridimensionale di oggetti in maniera non invasiva, senza alcun rischio di danno o alterazione degli stessi. Contrariamente alle radiografie comuni, la tomografia computerizzata ottiene sezioni del volume analizzato, permettendo non solo la digitalizzazione superficiale del reperto, ma anche la visione delle strutture interne, altrimenti impossibili da studiare. A tal fine è stato individuato un adeguato microCT scanner nel laboratorio dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), all’Osservatorio Vesuviano di Napoli.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Capua. La seconda Roma” di Mario Pagano e Antonella Tomeo

Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli con “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 6 aprile 2022, alle 16, nella sala conferenze, presentazione del libro “Capua. La seconda Roma” di Mario Pagano e Antonella Tomeo. Dopo i saluti del direttore Paolo Giulierini, interverranno con gli autori Valeria Sampaolo, già direttore del museo Archeologico dell’Antica Capua e responsabile del territorio, e Umberto Roberto, ordinario di Storia romana all’università “Federico II” di Napoli. Sarà presente anche l’editore Stefano Flores. Il volume, pubblicato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Caserta e Benevento e da Belle Époque, è il frutto della continua attività di tutela e controllo, condotta dalla stessa soprintendenza, sull’ampia espansione edilizia che, negli ultimi anni, ha interessato buona parte del territorio di Santa Maria Capua Vetere e che ha consentito l’individuazione di nuove testimonianze del patrimonio archeologico ancora sotterrato.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre il nuovo percorso “La Piana Campana, una terra senza confini” che è anche un laboratorio di ricerca sulla Campania antica. Anticipazioni sull’allestimento. Prima della presentazione, tavola rotonda in diretta on line sul progetto espositivo

Anteprima delle fasi di allestimento del nuovo percorso “La Piana Campana” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera)

Archeologi e restauratori al lavoro, vetrine che riprendono vita, sguardi di pietra emersi da scaffali pieni di tesori: al museo Archeologico nazionale di Napoli prosegue il work in progress per l’allestimento delle sale dedicate a “La Piana Campana, una terra senza confini”. Ottocento reperti, nella maggior parte provenienti dai depositi e sottoposti ad interventi di restauro, saranno presentati venerdì 16 luglio 2021 alle 12: l’esposizione, che si collega al percorso di ricerca della mostra “Gli Etruschi e il MANN”, abbraccia un arco temporale tra l’Età del Bronzo ed il III sec. a.C. Il percorso espositivo “La Piana Campana. Una terra senza confini” sarà visitabile dal 16 luglio 2021. Si articola in due sale: la prima dedicata al territorio, la seconda incentrata sulle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli.

Uno dei reperti recuperati dai depositi, studiati e restaurati per il nuovo percorso “La Piana Campana” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera)

Non solo un nuovo itinerario di visita per l’offerta culturale del nostro istituto, ma anche un progetto inteso come laboratorio di ricerca permanente sulla Campania antica: il Mann si pone al centro di un itinerario condiviso con altre istituzioni, tra cui la direzione regionale musei della Campania, la Regione Campania, la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio- SABAP del Comune di Napoli, la SABAP per l’area Metropolitana di Napoli, la SABAP di Caserta e Benevento, con cui sono stati sottoscritti due protocolli d’intesa, il parco archeologico dei Campi Flegrei; stabilita anche una rete scientifica con la Saint Mary’s University (Canada). Focus, dunque, su storia e cultura dell’area compresa tra la città di Napoli ed i confini con il Lazio: Carinaro, Gricignano, l’antica Cales, Capua e Cuma sono soltanto alcuni dei centri raccontati dal nuovo allestimento del Mann.

Anteprima delle fasi di allestimento del nuovo percorso “La Piana Campana” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera)

Prima della presentazione venerdì 16 luglio 2021, dalle 9.45 in diretta Facebook sulla pagina istituzionale del Museo, sarà in programma una tavola rotonda con i rappresentanti delle istituzioni coinvolte, per approfondire le caratteristiche del progetto allestitivo, curato da Paolo Giulierini, Emanuela Santaniello e Mariateresa Operetto, con una prospettiva rivolta agli sviluppi futuri. Parteciperanno Paolo Giulierini (direttore del Mann), Rosanna Romano (direttore generale Politiche culturali e turismo della Regione Campania), Marta Ragozzino (direttore regionale Musei Campania), Luigi La Rocca (soprintendente SABAP per il Comune di Napoli), Teresa Elena Cinquantaquattro (soprintendente SABAP per l’Area Metropolitana di Napoli), Mario Pagano (soprintendente SABAP Caserta e Benevento) e Fabio Pagano (direttore parco archeologico dei Campi Flegrei). Prevista una lectio del prof. Stefano De Caro. L’organizzazione è di Electa. 

Paestum. On line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno, il tempio meglio conservato della Magna Grecia: progetto del parco archeologico e dell’università di Salerno, finanziato dall’Art Bonus. E intanto dagli scavi sul tempio emerge la storia della sua costruzione

È on line il monitoraggio sismico del tempio di Nettuno a Paestum. Il tempio meglio conservato della Magna Grecia da marzo 2021 è soggetto a un monitoraggio sismico continuo grazie a una collaborazione tra il Parco Archeologico di Paestum e Velia (l’arch. Antonella Manzo, già responsabile dell’ufficio Unesco del parco archeologico, che ha curato il progetto) e il dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno (prof. Luigi Petti). I lavori sono stati diretti dall’arch. Luigi Di Muccio della Soprintendenza ABAP di Caserta e Benevento. Il progetto innovativo era stato presentato l’autunno scorso in occasione del bilancio della campagna di raccolta fondi sul portale “ArtBonus” (vedi Paestum. Tempio di Nettuno: con l’ArtBonus finanziato un progetto di monitoraggio dei micro-movimenti con sensori di tecnologia avanzata. E un nuovo scavo svela la storia del lungo cantiere, tra il VI e V sec. a.C., tra progettazione e ripensamenti | archeologiavocidalpassato). L’intervento è stato infatti finanziato con l’aiuto di sostenitori privati attraverso la piattaforma ArtBonus del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo.

Sistema di monitoraggio del tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)

Quattordici punti di misura, realizzati con sensori di ultima tecnologia, sviluppati nell’ambito della ricerca sulle onde gravitazionali, sono stati posizionati sulle parti alte dell’edifico di V sec. a.C. e nel sottosuolo, per misurare in tempo reale ogni minimo movimento della struttura millenaria. La precisione degli accelerometri è tale da poter registrare non solo attività sismiche, ma anche l’impatto del traffico e persino del vento sul tempio. Tali dati, dal momento che vengono raccolti in maniera sistematica, aiuteranno a elaborare un modello del comportamento dinamico dell’edifico e saranno fondamentali per rintracciare cambiamenti strutturali, non visibili a occhio nudo, che potrebbero rappresentare un rischio. “Si tratta di un’integrazione virtuosa tra ricerca applicata e tutela”, commenta l’ing. Luigi Petti dell’ateneo salernitano, “che impiega tecnologie e sensori altamente innovativi, sviluppati dal professore Fabrizio Barone per applicazioni nei settori della sismologia e della geofisica, integrando le conoscenze di molti settori scientifici, tra cui l’archeologia, l’architettura, la geologia e l’ingegneria strutturale. Tali attività rientrano in un progetto di ricerca più ampio, a cui partecipano, tra l’altro, le università di Roma La Sapienza e di Kassel in Germania. È, inoltre, iniziata una collaborazione con l’ISPRA per attività di monitoraggio sui beni culturali”.

Rilievo elaborato nell’ambito delle attività congiunte di ricerca PAEV-DICIV (Unisa) con il supporto dei professori Luigi Petti e Salvatore Barba, dell’arch. Alfredo Balasco e del dott. Salvatore Ciro Nappo (foto pa-paeve)

I dati messi in rete sul sito del Parco. Il datacenter dell’università di Salerno, d’intesa con il parco archeologico, consentirà l’accesso ai dati a enti di ricerca da tutto il mondo, previa stipula di una convenzione non onerosa. Intanto, una parte dei dati è accessibile liberamente in tempo reale sulla pagina del sito istituzionale del Parco Archeologico di Paestum e Velia: https://www.museopaestum.beniculturali.it/monitoraggio-sismico-del-tempio-di-nettuno/. “In questa maniera”, commenta Maria Boffa, funzionaria per la comunicazione del Parco, “ci si può connettere da tutto il mondo per seguire il comportamento dinamico del tempio di Nettuno in tempo reale. Ovviamente i dati messi on line sono in uno stato crudo e parziale e per accedere ai dataset completi bisogna effettuare un’apposita richiesta. Per avere un’idea di cosa esattamente stiamo parlando, si può fare una prova e osservare in video una oscillazione del monumento in diretta proprio nell’orario di transito del Frecciarossa, oppure quando la situazione meteorologica a Paestum non è delle migliori. In tal modo, speriamo di sensibilizzare il pubblico verso un campo di ricerca che a lungo è stato riservato agli addetti ai lavori e far capire come la tecnologia può aiutare nella tutela del patrimonio”.

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Scavi archeologici al tempio di Nettuno di Paestum (foto pa-paeve)

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Dallo scavo al tempio di Nettuno riemerge la storia della sua costruzione (foto pa-paeve)

Novità dagli scavi lungo le fondazioni. Per il posizionamento dei sensori nel sottosuolo sono stati effettuati nuovi scavi lungo le fondazioni del monumento. Le indagini, coordinate dai funzionari archeologi Daniele Rossetti e Francesco Scelza, hanno riservato più di una sorpresa agli studiosi. “Può sembrare strano”, sottolinea il direttore del Parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “ma sono i primi scavi stratigrafici controllati e documentati in maniera corretta sul tempio di Nettuno, uno dei monumenti dorici più famosi del mondo antico. E a volte sono proprio i monumenti più celebri – che sembrano stranoti anche se in realtà non lo sono – che nascondono ancora delle sorprese. Nel nostro caso, è soprattutto la cronologia che abbiamo potuto chiarire grazie alla fortuna di trovare una stratigrafia intatta che ancora contiene la storia del cantiere del tempio. In passato, Dieter Mertens ipotizzò sulla base di alcuni dettagli del podio che il tempio originariamente fosse stato progettato come un periptero di 8 x 19 colonne, per poi essere riprogettato in una forma più ‘moderna’ con 6 x 14 colonne. I nostri scavi hanno dimostrato che tutta la parte delle fondazioni effettivamente risale al periodo tardo-arcaico, circa mezzo secolo prima della terminazione del progetto intorno al 460 a.C. Come nelle grandi cattedrali del medioevo, anche qui dobbiamo immaginare un cantiere che si protraeva per più generazioni, con ripensamenti, aggiustamenti e cambiamenti in corso d’opera. Inoltre, lo scavo ci ha messo nella condizione di ricostruire come la costruzione del tempio abbia comportato una rimodulazione del paesaggio circostante. Prima di iniziare la costruzione, l’area dove sarebbe sorto il tempio era stata livellata, però senza abbassare il livello molto al di sotto del piano di campagna. Su un sottile strato di sabbia di mare, riscontrato in tutti e quattro i saggi lungo le fondazioni, furono poi messe le fondamenta che erano dunque quasi completamente al di sopra del piano di campagna. Solo successivamente furono coperti di terreno, creando così una specie di collinetta artificiale intorno al podio del tempio che si può apprezzare ancora oggi. Tutto ciò ha arricchito in maniera straordinaria la nostra conoscenza del tempio dorico meglio conservato della Magna Grecia; è un episodio che ancora una volta fa capire come tutela e ricerca siano due facce della stessa medaglia”.

Il tempio di Nettuno a Paestum, il tempio meglio conservato della Magna Grecia (foto pa-paeve)
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Il progetto ArtBonus “Il tempio di Nettuno si muove – partecipa ad un viaggio unico al mondo!” premiato alla XVI edizione di LuBeC – Lucca Beni Culturali 2020 perché nella top ten dei progetti ArtBonus più votati (foto pa-paeve)

Il progetto finanziato con Artbonus. I lavori per la messa in opera del sistema di monitoraggio sono stati finanziati con donazioni arrivate attraverso il portale Artbonus del ministero della Cultura che prevede sgravi fiscali a chi sostiene la tutela e la valorizzazione di beni culturali. Tra i maggiori contribuenti la famiglia di Sabato D’Amico, titolare dell’omonima azienda di Pontecagnano, e Roberto Savarese di Sorrento Sapori e Tradizioni Srl. “Donare per la realizzazione del progetto di monitoraggio ci ha fatto sentire custodi della storia”, dichiara Sabato D’Amico. “Con la nostra azienda cerchiamo di affermare il made in Italy in tutto il mondo e a contribuire allo sviluppo di questo territorio della Piana del Sele, così ricco di risorse naturali e di cultura. Essere un mecenate significa creare un rapporto saldo con importanti realtà come il Parco Archeologico di Paestum e Velia che quotidianamente tutelano e valorizzano i nostri beni culturali per scrivere un progetto di crescita di più ampio respiro che guarda al futuro”. Come evidenzia il direttore, il progetto, in virtù della sua polivalenza “è un esempio concreto di quanto si riesce a fare in un’ottica di integrazione virtuosa tra tutela, ricerca e coinvolgimento del territorio grazie alle possibilità che si sono aperte con la riforma dei beni culturali e con la legge Artbonus”.