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Al museo Archeologico nazionale di Adria incontro promosso dal Gruppo archeologico adriese su “L’insediamento protostorico di S. Basilio” di Ariano Polesine

La locandina dell’incontro “L’insediamento protostorico di San Basilio” al museo Archeologico nazionale di Adria

L’archeologa Giovanna Gambacurta

Silvia Paltineri dell’università di Padova

“L’insediamento protostorico di S. Basilio” protagonista del nuovo incontro promosso dal Gruppo archeologico adriese “Francesco Antonio Bocchi” onlus, sezione del Cpssae, nell’ambito del XXVIII ciclo di incontri 2018-’19 “Scambi commerciali nell’adriatico”. Appuntamento domenica 27 gennaio 2019, alle 17, nella sala del museo Archeologico nazionale di Adria, con Giovanna Gambacurta, dell’università Ca’ Foscari di Venezia, e Silvia Paltineri, dell’università di Padova. San Basilio è una piccola località a una ventina di chilometri a sud-est di Adria, nell’isola di Ariano, tra il Po di Venezia e il Po di Goro, così denominata dalla chiesetta medioevale edificata su una delle alte dune che nell’antichità segnavano la linea di costa. Qui sotto i campi, i frutteti e i pioppeti sono stati trovati importanti resti archeologici risalenti a diverse età a conferma della posizione strategica nell’area deltizia. “Tra il VI e il V sec. a.C.”, spiegano gli archeologi, “fiorì un insediamento commerciale ed artigianale frequentato da Etruschi, Greci e Veneti, collocato in una posizione strategica a ridosso della costa e presso la foce di un ramo del Po. Nel II sec. a.C., quando i Romani iniziarono il loro processo di conquista del Nord-Est d’Italia, qui venne fatto transitare un fondamentale asse viario, la strada costruita dal console Publio Popillio Lenate e fu collocata una stazione di posta, la mansio Hadriani. Intorno sorsero ville e, forse, un villaggio. Nel I sec.d.C. da qui si dipartiva una nuova strada diretta verso Nord, affiancata da un canale per la navigazione interna. Alla fine dell’Impero romano si costituì qui uno dei più antichi centri battesimali cristiani della zona”.

Al museo Archeologico nazionale di Adria “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”, appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po, prematuramente scomparso

Locandina della “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle” al museo Archeologico nazionale di Adria

Manifesto del convegno di Copparo “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”

Umberto Dallemulle era un appassionato studioso dell’antichità nelle terre del Delta del Po. A lui, prematuramente scomparso, il CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, il Polo museale del Veneto, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo in collaborazione con l’amministrazione comunale di Adria, il gruppo archeologico adriese “F.A. Bocchi”, la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” e il gruppo archeologico Ferrarese, dedicano la “Giornata dedicata all’archeologia del Delta in ricordo di Umberto Dallemulle”. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Adria, in sala F.G. Bocchi, sabato 1° dicembre 2018, dalle 9.30 alle 13.30. Gli ospiti saranno accolti dalle studentesse e dagli studenti dell’IPSEOA “G. Cipriani” di Adria in un progetto di Alternanza Scuola Lavoro. Dopo i saluti Istituzionali, gli interventi: alle 9.45, Simonetta Bonomi, soprintendente per l’Archeologia, le Belle arti e il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, su “Umberto Dallemulle e l’archeologia”; alle 10.15, Sandro Gino Spinello, già sindaco di Adria, su “Umberto Dallemulle, un non adriese che ha amato Adria”; alle 10.45, Patrizia Basso, dell’università di Verona, presenta il volume “Antichi romani e romanità nelle terre del delta del Po, nuovi studi e prospettive”, atti del convegno di Copparo 26 settembre 2015; alle 11.15, Maria Bernabò Brea, dell’istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, presenta il n° LI-LIV della rivista PADUSA; alle 11.45, Raffaele Peretto, del CPSSAE Centro Polesano di Studi Storici Archeologici Etnografici, parla di “Paesaggi sepolti tra Adria e l’Isola di Ariano, nuove prospettive di ricerca”; alle 12.15, Alberta Facchi (polo museale del Veneto), Giovanna Gambacurta (università di Venezia Ca’ Foscari), Silvia Paltineri (università di Padova), Maria Cristina Vallicelli (soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Vicenza e Rovigo) illustrano il “Ritorno a San Basilio: ripresa delle ricerche e prospettive di valorizzazione nel sito protostorico”. Chiude i lavori l’aperitivo offerto in collaborazione con l’IPSEOA “G. Cipriani” e la Fondazione Scolastica “C. Bocchi” di Adria.

2 aprile 2017, prima domenica del mese speciale per il museo Archeologico nazionale di Adria: si inaugura la mostra “Coloratissimi incontri”, mosaici ispirati dalle ceramiche attiche; e si presenta il sito etrusco di San Cassiano di Crespino per il ciclo “Adria e l’Etruria padana”

Cratere a figure rosse del Pittore di Filottrano (IV sec a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

Prima domenica del mese speciale quella del 2 aprile 2017 per il museo Archeologico nazionale di Adria: apre la mostra “Coloratissimi incontri” e viene presentato il sito etrusco di San Cassiano di Crespino. I graditi ospiti saranno accolti e guidati dagli studenti e dalle studentesse delle classi quarta e quinta dell’istituto professionale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità alberghiera “G. Cipriani” di Adria. In concomitanza con l’ingresso gratuito nei musei durante la prima domenica di ogni mese, il 2 aprile verrà infatti inaugurata nel museo Archeologico nazionale di Adria alle 16 la mostra “Coloratissimi incontri”, dal gruppo “Mosaico’s friends” una colorata rielaborazione attica. Nell’antisala F.G. Bocchi del museo verranno esposti alcuni mosaici elaborati dal gruppo Mosaico’s friends dell’associazione Pianeta Handicap, affiancati ai frammenti di ceramica attica che hanno ispirato la loro realizzazione.

La locandina della mostra “Coloratissimi incontri” di Mosaico’s friends al museo Archeologico nazionale di Adria

L’esposizione, dal 2 al 25 aprile, promossa da museo Archeologico nazionale di Adria (ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo); Cpssae; associazione onlus Pianeta Handicap – Sezione Mosaico’s friends, è a cura di Sandra Bedetti, che ha seguito come esperta archeologa la realizzazione dei mosaici. “I mosaici di “Coloratissimi incontri” sono stati direttamente ispirati dai reperti di ceramica attica a figure rosse e a figure nere conservati nel museo di Adria, veri e propri capolavori dell’antichità”, spiegano gli organizzatori sul sito del Mibact. “Il titolo della mostra è evocativo degli incontri venutisi a creare tra  antichità  e mondo di oggi, tra i toni classici della ceramica e i coloratissimi mosaici realizzati, tra il mondo dell’archeologia e quello dell’associazionismo e della disabilità. Ecco allora, solo per fare un esempio, che il momento dell’incontro (…ancora incontri) tra l’eroe Eracle e la dea Atena raffigurato su di un’anfora a figure nere di 2500 anni fa diventa, nella fantasia del mosaicista, un vivido profilo con elmo e scudo dai colori cangianti. La civetta dai grandi occhi, cara alla dea e simbolo di Atene, dipinta in rosso su di una coppa per il vino, è stata riprodotta a grandi dimensioni e con il piumaggio colorato. E mille colori riempiono ora le cinque vetrine della mostra, accanto ai più sobri capolavori dell’antichità per i quali Adria e il suo Museo sono conosciuti in tutto il mondo”.

Il sito etrusco di San Cassiano di Crespino nell’entroterra di Adria

Conferenza alle 17, per iniziativa del Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” onlus sez. del Cpssae, nell’ambito XXVII Ciclo di incontri 2017 “Adria e l’Etruria Padana”: la professoressa Mirella T.A. Robino presenta “Il sito di S. Cassiano di Crespino”, nell’entroterra di Adria, esplorato da 11 campagne di scavo tra il 1994 e il 2004 dell’università di Pavia in collaborazione con quella di Ferrara, con il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e d’intesa con la soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, sotto la direzione di Maurizio Harari. “La nascita di questi centri minori nel territorio circostante Adria”, scrive Mirella Robino, “è da mettere strettamente in rapporto con la precoce strutturazione urbana di Adria e lo sviluppo del centro portuale, che tra la fine del VI sec a.C. e l’inizio del V sec a.C. visse una fase cruciale della sua storia, come testimoniato dai materiali rinvenuti nella necropoli di Ca’ Cima nel corso degli anni Novanta del Novecento. Lo studio dei corredi ha permesso di osservare la comparsa in modo massiccio di oggetti  in bronzo di produzione etrusca e l’assunzione da parte del corredo stesso di un aspetto maggiormente standardizzato dove al servizio da vino si accompagna l’attrezzatura per la cottura delle carni. In parallelo sono presenti altri schemi compositivi nei quali la ceramica attica figurata assume la funzione di elemento di pregio, e al banchetto si allude esclusivamente con la presenza di un vaso di forma chiusa per miscelare l’acqua con il vino e di una coppa per bere”.

Uno degli edifici scavati dagli archeologi nel sito di San Cassiano di Crespino

“In questi stessi anni”, continua Robino, “si sviluppa una serie di insediamenti minori che testimoniano una occupazione capillarmente diffusa del territorio a sud-ovest di Adria e, sembrerebbe, finalizzati alla penetrazione da oriente verso occidente nella pianura Padana all’interno di quella che sembra sempre più configurarsi come una vera e propria chora, in rapporto con il centro principale probabilmente attraverso vie sia d’acqua che di terra. Questi insediamenti, come quello di San Cassiano, si distribuiscono prevalentemente lungo i dossi di paleo alvei secondari, in particolare con il sistema Po di Adria-Pestrina-Tartaro e a un secondo sistema forse da riconoscere nelle diramazioni settentrionali del paleoalveo padano Ferrara-Copparo”. La comprensione del contesto storico-paesaggistico in cui si inserisce il sito di San Cassiano di Crespino, ricorda l’archeologa, “non può essere disgiunta dall’opera di bonifica e regolamentazione delle acque intrapresa dai coloni etruschi, senza la quale la messa a coltura dei territori bassopolesani non poteva avvenire, date le caratteristiche idrogeologiche del terreno. La fotografia aerea testimonia l’esistenza di un’opera di arginatura che interessa i siti di San Cassiano e di Le Balone, del tutto indipendente dal disegno agrario di epoca romana”.

Lekythos attica a figure nere da San Cassiano di Crespino

Le campagne di scavo (1994-2004) hanno portato all’identificazione dei resti di un complesso abitativo rurale piuttosto articolato. “Si sono rinvenuti quattro edifici”, scrive l’archeologa Silvia Paltineri, “tre con zoccoli di fondazione in trachite euganea e una capanna, articolati in uno spazio accuratamente pianificato e oggetto di un’azione di bonifica. Le strutture erano separate tra loro da quattro canali di drenaggio (per evitare la risalita della falda) paralleli e orientati quasi perfettamente secondo i punti cardinali nord-sud, distanti tra loro circa 10 metri. Nelle estati del 2000 e 2001 è stato rinvenuto il fondo di una capanna dove è stata individuata una fossa per rifiuti che ha restituito numerosi frammenti di ceramica etrusco-padana, nonché ceramica attica a vernice nera e figurata. I dati più interessanti provengono però da un scarico a circa 15 metri dall’edificio, che ha restituito frammenti di ceramica figurata, databili tra lo scorcio del Vi sec a.C. e la prima metà del IV sec a.C.: in particolare uno skyphos a figure rosse di fabbrica italiota, probabilmente lucana, del IV sec., e un eccezionale attingitoio attico a tecnica mista, forse attribuibile al Pittore di Castle Ashby (500 a.C.)”. “Tali rinvenimenti – conclude Paltineri – hanno contribuito a chiarire la cronologia assoluta per le fasi del sito: l’insediamento di San Cassiano è già attivo sullo scorcio del VI sec a.C., come indica anche un piede di kylix di tipo C; resta in uso nel primo quarto del V sec a.C., come dimostrano alcuni frammenti riferibili alle più tarde fabbriche a figure nere e una lekythos a palmette vicina alla bottega del Pittore della Megera, nonché nella seconda metà del V sec a.C. come documentano alcuni frammenti di kylikes a figure rosse; il IV sec a.C. è infine testimoniato dai frammenti dello skyphos a figure rosse di produzione italiota di cui si è detto in precedenza e di un secondo skyphos appartenente al fat Boy Group”.