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Roma. Nella sala Ottagona delle Terme di Diocleziano del museo nazionale Romano apre la mostra “AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana”, Video arte, archeologia e intelligenza artificiale per raccontare la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. E nella prima settimana ogni sera un incontro di approfondimento: ecco il programma

Dal 3 luglio al 15 novembre 2026 l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano del museo nazionale Romano ospita la mostra “AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana”, ideata da Elisabetta Bruscolini, e curato da Alfonsina Russo, Elisabetta Bruscolini, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi, Alessio De Cristofaro, nell’ambito delle attività di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo. L’esposizione, promossa dal ministero della Cultura, racconta un capitolo ancora poco noto della storia antica: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle linee strategiche promosse dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, finalizzate a coniugare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio culturale. Una visione che individua nella cultura un fondamentale strumento di dialogo e conoscenza condivisa, in grado di rafforzare i rapporti tra i popoli, valorizzare un patrimonio storico comune e favorire nuove opportunità di cooperazione internazionale, soprattutto nel Mediterraneo e in Africa. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito: Studio Convertino per l’opera di video arte e il progetto grafico; Riccardo Boccuzzi per la realizzazione del filmato con AI; Studio VPS architetti per il progetto allestitivo; Mappe di Mondi per l’organizzazione. Il progetto illuminotecnico della mostra è stato realizzato con la sponsorizzazione tecnica di IGuzzini Illuminazione S.p.A.  L’iniziativa coinvolge studiosi e archeologi di importanti università e istituzioni italiane e internazionali, tra cui università di Roma Tor Vergata, università di Milano, Politecnico di Milano, università del Salento, università Federico II di Napoli, università di Padova e University of Leicester.

Grazie al fondamentale contributo degli archeologi e delle archeologhe impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del ministero delle Antichità Egiziano, “AEGYPTUS” si configura come una grande installazione immersiva e crossmediale che trasforma la visita in un’esperienza sensoriale e narrativa. Videoarte, ricostruzioni digitali, immagini degli scavi archeologici, animazioni e intelligenza artificiale accompagnano il pubblico alla scoperta del paesaggio delle oasi e del deserto romano, rendendo accessibile e coinvolgente il racconto della ricerca archeologica contemporanea. L’allestimento prevede un percorso che si apre con l’esposizione di significativi reperti archeologici provenienti sia dalle collezioni del museo nazionale Romano, che ne ha curato l’individuazione e la selezione, sia dalle attività di recupero e indagine condotte dal Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, protagonista del museo dell’Arte salvata ospitato all’interno dell’aula Ottagona. Il dialogo tra i reperti e i contenuti audiovisivi e digitali genera un originale intreccio tra storia e innovazione, offrendo una nuova chiave di lettura dell’Egitto romano. Al centro della narrazione emergono le oasi, luoghi di incontro e scambio tra culture, commerci, religioni e popoli diversi, in un territorio strategico che per secoli ha rappresentato un ponte tra Africa, Mediterraneo e Vicino Oriente. Più che una mostra tradizionale, “AEGYPTUS” è un vero e proprio evento che invita a riflettere sul valore della ricerca archeologica e sulla capacità del patrimonio culturale di raccontare storie ancora poco conosciute dal grande pubblico anche attraverso diverse forme d’arte e nuove tecnologie. In questa prospettiva, il deserto non appare come una periferia dell’Impero, ma come uno spazio vitale di connessione, scambio e contaminazione culturale, dove si intrecciano esperienze, identità e civiltà diverse. Un mondo magico dove gli insediamenti romani appaiono come un miraggio nel cuore del deserto.

La mostra sarà accompagnata da un Public Program di incontri e approfondimenti con archeologi e studiosi italiani e internazionali, ideato per avvicinare il pubblico ai temi della ricerca, della Tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale. Gli appuntamenti si svolgeranno nella prima settimana di apertura della mostra, dalle 21 alle 23, nello spazio antistante la sede espositiva. Ad accompagnare il progetto sarà inoltre un catalogo scientifico, curato dal dipartimento di Studi letterari, Filosofici e di Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata. In occasione del Public Program, l’Aula Ottagona rimarrà straordinariamente aperta dalle 19.30 alle 23 (ultimo ingresso alle 22.30) dal 3 al 9 luglio 2026, al costo di 5 euro salvo gratuità e agevolazioni di legge.

3 luglio 2026, ore 21: apertura Public Program. Introduzione: “Oasi come hub dell’Antichità”. Primo incontro “L’Egitto romano. Da Alessandria ad Assuan attraverso il deserto occidentale”. Intervengono: prof.ssa Paola Davoli, università del Salento; prof.ssa Patrizia Piacentini, università di Milano; dott.ssa Walaa Moustafa, museo Greco Romano di Alessandria.

4 luglio 2026, ore 21. Introduzione: “Luce e arte per raccontare l’archeologia” con Nasreldin Moataz, direttore Biennale d’Alessandria d’Egitto; Carmelo Occhipinti, università di Tor Vergata. Secondo incontro “Egitto, dono del deserto: le oasi prima dei faraoni”. Intervengono: dott. Giulio Lucarini, CNR; dott.ssa Jade Bajeot, Université de Toulouse 2 – Jean Jaurès.

5 luglio 2026, ore 21: “Siwa, dall’Oracolo di Amon all’Impero Romano: agricoltura, necropoli e insediamenti nel nord-ovest egiziano”. Intervengono: prof. Mohamed Kenawi, University of Leicester; dott.ssa Francesca Simi, università di Udine.

6 luglio 2026, ore 21: “La rappresentazione degli imperatori in Egitto da Augusto a Diocleziano”. Intervengono: dott.ssa Giorgia Cafici, università di Verona; prof. Sobhy Ashour, Helwan University, il Cairo.

7 luglio 2026, ore 21: “Culti e trasformazioni religiose nel deserto occidentale tra epoca tolemaica e prima età cristiana”. Intervengono: prof.ssa Paola Buzi, Sapienza Università di Roma; prof. Angelo Colonna, Sapienza Università di Roma; prof. Emanuele Ciampini, Sapienza Università di Roma.

8 luglio 2026, ore 21: “L’Egitto in trasformazione tra Roma e tarda antichità”. Intervengono: prof.ssa Cristina Mondin, università di Padova; prof. Paolo Maranzana, Bogazici University, Istanbul.

9 luglio 2026, ore 21: “Insediamenti romani nell’Oasi Magna e Umm el -Dabadib., una storia ai confini del mondo”. Intervengono: prof.ssa Corinna Rossi, università il Politecnico di Milano; prof.ssa Gaelle Tallet, La Sorbona, Parigi.

Verona. Al museo degli Affreschi la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento delle “Conversazioni di archeologia arte e scienza” promosse dai Musei Civici di Verona

Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)
Il percorso archeologico al Centro internazionale di Fotografia – Scavi scaligeri di Verona (foto graziano tavan)

Martedì 9 giugno 2026, alle 17, , nella Sala Galtarossa del Museo degli Affreschi “G.B. Cavalcaselle” di Verona, la conferenza “Scavi scaligeri. Un’area urbana dalla ricerca alla valorizzazione” con Marco Borsotti del Politecnico di Milano e Brunella Bruno della soprintendenza ABAP di Verona Rovigo e Vicenza, 17mo appuntamento con le conferenze dei Musei Civici 2025 – 2026 “Conversazioni di archeologia arte e scienza”, che presenta il caso degli “Scavi scaligeri” come esempio significativo di dialogo tra ricerca archeologica, progettazione architettonica e valorizzazione del patrimonio culturale in ambito urbano. Attraverso l’esperienza maturata in tale contesto, saranno illustrate le diverse fasi che hanno accompagnato la scoperta, lo studio e la restituzione pubblica di un’area archeologica complessa, inserita nel tessuto storico della città. L’intervento affronta il rapporto tra indagine scientifica e progetto di valorizzazione, evidenziando le problematiche legate alla conservazione delle evidenze archeologiche, alla loro integrazione negli spazi contemporanei e all’allestimento di ambienti espositivi accoglienti, praticabili e comunicativi. Partendo dalle attività di scavo e documentazione, la conferenza mostrerà inoltre come archeologi, architetti e istituzioni abbiano cooperato nella costruzione di percorsi capaci di rendere accessibile e comprensibile un patrimonio spesso nascosto o frammentario. Accesso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili. Si prega di arrivare con un breve anticipo per agevolare l’ingresso a tutti i partecipanti.

Marco Borsotti, architetto (Politecnico di Milano)

Marco Borsotti. È architetto, PhD in Architettura degli Interni e Allestimento, professore associato alla Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni/Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, dove è membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Progettazione architettonica, Urbana e degli Interni. È docente al Master IDEA Exhibition Design – Architettura dell’esporre (PoliDesign). È Responsabile Scientifico dell’Unità del Sistema Laboratori ABClab, MIMEX – Museum Innovation, Management and Exhibition Design, DABC Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito. Si occupa principalmente di allestimento contemporaneo in termini di museografia e di nuovi modelli narrativi per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Su questi temi ha pubblicato numerosi saggi e monografie tra cui: La continuità dell’esporre. Allestimenti ai Musei Civici di Verona 2004-2023 (2023), Digital practices for generating interaction: exhibits and museums as phygital environments (2022), A Brief Journey through Definitions of Contemporary Exhibition Design. From Display to Narrative and Back (2020), Tutto si può narrare. Riflessioni critiche sul progetto di allestimento (2017), Il progetto di allestimento e la sua officina. Luogo, memoria ed evento: mostre alle Fruttiere di Palazzo Te, Mantova (2009).

Brunella Bruno, archeologa (sabap-vr)

Brunella Bruno. Funzionaria archeologa alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, si occupa di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio veronese e rodigino e, in particolare dell’archeologia della città di Verona. Ha diretto e coordinato numerose indagini archeologiche, tra cui in città gli scavi dell’Arena, dell’ex Cinema Astra, di Castel San Pietro.  I suoi interessi scientifici riguardano in particolare i contesti di età romana e tardoantica, gli aspetti della cultura materiale e le metodologie della ricerca archeologica.

Torino. Il museo Egizio per Natale ha inaugurato il riallestimento della sala di Kha e Merit: 100 tessuti mai visti e una teca da record per il Papiro del Libro dei Morti. Greco e Christillin: “Questa sala è il manifesto del museo Egizio che vogliamo: un luogo dove la conoscenza si fa esperienza condivisa”

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Luci innovative, infografiche, magazzini a vista dei tessuti e una teca di 14 metri per il Libro dei Morti: sono le principali novità del nuovo allestimento inaugurato il 4 dicembre 2025 al museo Egizio di Torino della sala dedicata al corredo funebre di Kha e Merit, una coppia della classe scribale egizia, vissuta circa 3500 anni fa a Deir el-Medina, villaggio delle maestranze e degli artisti che lavoravano alle tombe dei faraoni. La sala rinnovata, curato dagli egittologi Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, in collaborazione con Johannes Auenmüller, Federica Facchetti, Alessandro Girardi, Cédric Gobeil, è destinata a diventare modello di riferimento per tutti i successivi riallestimenti, che non possono prescindere dalla ricerca archeologica e dalle nuove tecnologie.

Una fase dell’allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Per l’Ufficio Produzione hanno contribuito Enrico Barbero, responsabile dell’allestimento generale; Enrica Ciccone, incaricata del coordinamento museografico; Piera Luisolo per le grafiche. Al progetto hanno lavorato inoltre le restauratrici Sara Aicardi, Francesca Maiocchi, Eleonora Furgiuele, Giulia Pallottini e Valentina Turina, mentre Federico Taverni ha curato la modellazione 3D. L’intervento è sostenuto dalla Fondazione CRT, da grandi donatori privati che hanno sostenuto la realizzazione di due nuove teche all’interno della sala, da Gli Scarabei – Associazione dei Soci Sostenitori del Museo Egizio e da oltre 500 donatori e donatrici che hanno partecipato alla campagna di raccolta fondi “Oggetti quotidiani, storie straordinarie”. 

L’egittologa Corinna Rossi (seconda da destra) con lo staff del Politecnico di Milano che ha realizzato l’installazione video per il museo Egizio (foto politecnico mi)

Il nuovo allestimento della Sala di Kha e Merit comprende un’installazione video multimediale, frutto del lavoro del Politecnico di Milano. Sotto la guida della docente Corinna Rossi, è stato realizzato il modello 3D di tutta la tomba (cappella a forma di piramide, spazio ipogeo e contesto nei quali sono inseriti) ricavato dai rilievi effettuati sul campo, a Deir el-Medina in Egitto, e sul pyramidion, la punta della piramide conservata al museo del Louvre, a Parigi. L’installazione permetterà ai visitatori di avere una visione d’insieme realistica e veritiera della tomba e del suo ambiente circostante.

Esami diagnistici al Libro dei Morti nella sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

“Il riallestimento della sala di Kha e Merit rappresenta un momento cruciale per il museo Egizio e dimostra come la collaborazione tra istituzioni, sostenitori privati e pubblico possa generare progetti di portata internazionale”, hanno dichiarato la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco. “Grazie al sostegno della Fondazione CRT, grazie alla generosità di grandi mecenati e di oltre 500 donatori, abbiamo realizzato un modello di museo contemporaneo dove la tecnologia diventa strumento di narrazione e la ricerca dialoga direttamente con i visitatori. La teca anossica da 14 metri per il Libro dei Morti è un primato mondiale nella conservazione dei materiali organici. Ma l’aspetto più rivoluzionario è l’approccio: non mostriamo solo oggetti, ma raccontiamo vite, processi e scoperte in corso, come il TT8 Project che pubblicheremo dal 2027. Questa sala è il manifesto del museo Egizio che vogliamo: un luogo dove la conoscenza si fa esperienza condivisa”.

Dai corredi alle vite: cento tessuti raccontano l’antico Egitto. Alla base del nuovo progetto di riallestimento, a 120 anni dalla scoperta della Tomba ad opera di Ernesto Schiaparelli nel 1906, c’è un cambio di prospettiva radicale.  Sotto i riflettori non ci sono solo i 460 reperti, tra sarcofagi, mobili, tessuti, oggetti di uso quotidiano come boccette di profumi e unguenti in vetro e alabastro o il gioco della Senet, tra i giochi da tavolo più antichi, ma c’è l’idea di accompagnare il visitatore alla scoperta della vita quotidiana di Kha e Merit, due persone realmente esistite all’epoca del Nuovo Regno, verso la fine del XV secolo a.C., di intrecciare archeologia e tecnologia per dar vita al racconto umano.

Sistemazione dei tessuti nel nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Per la prima volta, oltre 100 tessuti del corredo funerario restaurati, escono dai depositi per essere esposti in un nuovo magazzino a vista, aggiunto alle vetrine che oggi custodiscono i reperti che compongono il corredo della coppia, che è l’unico corredo intatto al di fuori dell’Egitto, risalente al Nuovo Regno. Anche la porta della Tomba viene presentata in una nuova configurazione, frutto di un meticoloso restauro basato su approfonditi studi del reperto, sostenuto da Rotary Distretto 2031 – Nord Piemonte e Valle d’Aosta, sotto la curatela di Cédric Gobeil, egittologo e curatore dell’Egizio.  

L’egittologa Susanne Töpfer controlla il Libro dei Morti nella sala di Kh e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Primato mondiale nella conservazione. Ma la vera rivoluzione è tecnologica. Il museo Egizio si conferma all’avanguardia mondiale nella conservazione dei papiri: il Libro dei Morti di Kha sarà esposto in una teca anossica inclinata massimo a 45 gradi e lunga circa 14 metri, la prima al mondo di queste dimensioni progettata specificamente per papiri. L’anossia – l’assenza di ossigeno – rappresenta una delle strategie più efficaci di conservazione preventiva, capace di eliminare completamente le infestazioni biologiche e gli insetti in ogni stadio di sviluppo. “Le analisi condotte su diversi reperti e sul Libro dei Morti ci hanno fatto scoprire dettagli preziosi”, hanno dichiarato Enrico Ferraris e Susanne Töpfer, curatori del museo Egizio e del riallestimento della sala. “Si tratta di risultati, che pubblicheremo nel 2028, e che dimostrano come diagnostica, filologia e archeometria possano dialogare per offrire nuove chiavi di lettura e nuovi percorsi di visita. Il corredo di Kha e Merit, unico nel suo genere al di fuori dell’Egitto, per quanto riguarda il periodo del Nuovo Regno, meritava un allestimento che ne valorizzasse non solo la ricchezza materiale, ma anche la complessità. Il Libro dei Morti di Kha, conservato in una nuova teca ad alta tecnologia è accompagnato da infografiche che traducono i geroglifici e decifrano per il visitatore il racconto contenuto nel papiro”.

L’infografica del Libro dei Morti nella sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il Libro dei Morti è accompagnato da un’infografica innovativa che si estende per tutta la sua lunghezza di 14 metri. Seguendo l’esempio delle installazioni già realizzate per altri papiri della collezione, come il Libro dei Morti di Iuefankh con la sua infografica di 19 metri che spiega 40 capitoli attraverso immagini, anche il papiro di Kha sarà corredato da tre livelli di approfondimento che integrano prospettive archeologiche, filologiche e storico-religiose. L’infografica illustra le 33 formule magiche del manoscritto, svelando la complessità culturale e tecnica celata in questo documento funerario: dalla preparazione originaria del papiro per un altro proprietario, alle tecniche scribali utilizzate, fino al significato delle vignette colorate che accompagnano le formule per la protezione e la resurrezione del defunto nell’aldilà. Un viaggio che permetterà ai visitatori di comprendere non solo il contenuto del testo, ma anche la sua materialità e la storia della sua creazione e trasformazione. 

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Corredo esposto nella sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

ll nuovo allestimento della sala di Kha e Merit al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Esami diagnostici a uno dei sarcofagi di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Quando la scienza incontra il pubblico. La sala di Kha e Merit ha l’ambizione di raccontare in un unico spazio diagnostica, ricerca egittologica e restauro: tre ambiti che negli ultimi anni si sono avvicinati sempre più e che oggi suscitano un interesse crescente non solo tra gli specialisti, ma anche tra i visitatori. L’incontro tra analisi dei materiali, studio filologico, archeometria e scienze della conservazione offre un’esperienza di visita nuova, che permette di osservare non solo gli oggetti, ma anche il processo di conoscenza che li rende interpretabili. Questo approccio integrato è anche la base metodologica del TT8 Project, il programma di ricerca internazionale avviato dal museo Egizio nel 2017 per lo studio completo del corredo funerario, della cappella e della tomba inviolata di Kha e Merit. Il progetto ha l’obiettivo di raccogliere, analizzare e riunire per la prima volta tutti i dati archeologici, diagnostici e filologici in un’unica cornice di interpretazione, avviando la prima pubblicazione generale della tomba e del corredo a partire dal 2027. Nel quadro del TT8 Project rientrano anche le indagini archeometriche condotte tra febbraio e marzo 2024 dal MOLAB (E-RIHS) sul Libro dei Morti di Kha, i cui risultati preliminari trovano posto nell’imponente apparato grafico che accompagna la nuova lunga teca del papiro. Queste analisi consentono al pubblico di avere un primo sguardo sul lavoro scientifico in corso e di scorgere con maggiore chiarezza le fasi tecniche che hanno dato forma al manoscritto: dai gesti dello scriba che ha tracciato il testo, a quelli del pittore che ha applicato i pigmenti, fino al lavoro dell’artigiano che ha confezionato i fogli di papiro. La ricerca scientifica rende così leggibili i processi materiali alla base della sua realizzazione. Il nuovo allestimento riflette così i principi che guidano oggi un’idea di narrazione del museo Egizio nella quale conservazione, ricerca e tecnologie avanzate non procedono più su binari paralleli, ma costruiscono insieme una narrazione scientifica accessibile. La sala rinnovata diventa dunque un modello per i futuri riallestimenti del museo Egizio, in cui il pubblico sarà sempre più accompagnato alla scoperta non solo dei reperti, ma della conoscenza che li circonda. 

 

Un libro al giorno. “The Late Roman Settlement of Umm al-Dabadib: A Remote Investigation (L’insediamento tardo romano di Umm al-Dabadib: un’indagine a distanza)” di Corinna Rossi, egittologa del Politecnico di Milano: studiati da lontano, l’insediamento fortificato tardo romano e il suo sistema agricolo contemporaneo – nel Deserto Orientale egiziano – hanno fornito una messe di informazioni

Copertina del libro “The Late Roman Settlement of Umm al-Dabadib: A Remote Investigation (L’insediamento tardo romano di Umm al-Dabadib: un’indagine a distanza)” di Corinna Rossi

Il rilievo 3D del forte romano di Umm al-Dabadib realizzato dal 3D Survey Group del Politecnico di Milano

È uscito per i tipi di Sidestone Press- Innovative Academic Publishing il libro “The Late Roman Settlement of Umm al-Dabadib: A Remote Investigation (L’insediamento tardo romano di Umm al-Dabadib: un’indagine a distanza)” di Corinna Rossi, egittologa del Politecnico di Milano: possibile consultare il pdf libero Rossi_Remote_investigation_2025_compresso.pdf. Come indagare un sito archeologico divenuto inaccessibile? Quando il Deserto Occidentale egiziano fu chiuso per motivi di sicurezza nel 2016, poco prima dell’inizio del primo scavo archeologico a Umm al-Dabadib, nell’oasi di Kharga, questa domanda divenne il punto di partenza per un viaggio inaspettato alla ricerca di una metodologia alternativa. Il nostro team multidisciplinare, composto da egittologi, archeologi, architetti, storici, ingegneri, matematici, esperti informatici, botanici e idrologi, ha intrapreso una “indagine a distanza” basata su una combinazione di nuovi strumenti e metodi, utilizzati per recuperare informazioni aggiornate da vecchi dati e fonti alternative. Studiati da lontano, l’insediamento fortificato tardo romano e il suo sistema agricolo contemporaneo hanno fornito una ricchezza di informazioni non solo su un periodo specifico della vita di Umm al-Dabadib, ma anche sul suo contesto geografico, storico e strategico. Un’indagine a distanza non sostituisce uno scavo archeologico, ma in un luogo remoto come Umm al-Dabadib, immerso in un ambiente naturale intatto e ricco di biodiversità, può aiutare a indirizzare e concentrare gli scavi futuri e a ridurne sia i costi che l’impatto sul sito.

Milano. Al Politecnico conferenza “Il museo Egizio 200 anni dopo” di Christian Greco. Intervengono Stefano Della Torre e Corinna Rossi, docenti DABC

“Il museo Egizio 200 anni dopo” è il titolo della conferenza – aperta al pubblico – di Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, in programma nell’aula Rogers, edificio 11, del Politecnico di Milano in via Ampére 2. Alle 17, saluti istituzionali della rettrice Donatella Sciuto, e presentazione di Stefano Della Torre e Corinna Rossi, docenti DABC. Alle 17.15, conferenza di Christian Greco.

Torino. Al museo Egizio la “Dal frammento al documento: gli ostraka e il valore del supporto ceramico nell’antico Egitto” con Clementina Caputo (Politecnico di Milano), in presenza e on line. In collaborazione con ACME e l’università di Torino

Nel momento in cui un testo viene apposto su un frammento ceramico, tale coccio diventa un documento, o meglio, un ostrakon. Se ne parla al museo Egizio di Torino, in sala conferenze, martedì 10 giugno 2025, alle 18.30, nell’incontro “Dal frammento al documento: gli ostraka e il valore del supporto ceramico nell’antico Egitto” con Clementina Caputo (Politecnico di Milano). L’evento è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/dal-frammento-al-documento…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. La conferenza è organizzata in collaborazione con l’associazione ACME e il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Il testo non può quindi prescindere dal supporto scrittorio poiché insieme costituiscono due aspetti di uno stesso oggetto e di un gesto che è stato voluto e attuato da un individuo in un luogo e in un momento specifici. Ciò presuppone che chi si accingeva a scrivere su un coccio prima di tutto effettuava una scelta tra i frammenti ceramici che aveva a disposizione prima di apporvi il testo e, per tale ragione, esso non può essere analizzato unicamente nella sua parte testuale ma deve necessariamente essere contestualizzato nell’ambito della società che lo ha prodotto, attraverso l’applicazione di metodologie di studio archeologiche e ceramologiche. L’ostrakon, come ogni altro artefatto, deve essere considerato come uno strumento di archiviazione della memoria.

Clementina Caputo (politecnico di Milano)

Clementina Caputo ha conseguito nel 2008 la Laurea quadriennale in Conservazione dei Beni Culturali, indirizzo Beni Architettonici, Archeologici e dell’Ambiente all’università del Salento con una tesi in Egittologia. Nel 2014 consegue il doppio titolo di Dottore di ricerca (co-tutela Italia-Francia) in ‘Filologia ed Ermeneutica del testo’ e ‘Archéologie, Ethnologie, Prehistoire’, sotto la direzione scientifica di Paola Davoli (univ. Del Salento) e Pascale Ballet (univ. Poitiers), con la tesi “Ermeneutica e semiotica in archeologia: per una nuova interpretazione culturale della ceramica vascolare nell’Egitto greco-romano” e tra il 2015 e il 2016 è assegnista all’università del Salento. Dal 2016 al 2019 prosegue con un Post-Dottorato presso la Ruprecht-Karls-Universität di Heidelberg in Germania con il progetto “Writing on Ostraca in the Inner and Outer Mediterranean”, SFB 933-TP 09 «Materiale Textkulturen». Dal 2020 al 2022 è Assegnista presso il Dipartimento di architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito (DABC) del Politecnico di Milano con il progetto insignito del ‘Seal of Excellence of the European Commission’ intitolato SUR.VI.V.E.-SURveying VIrtual Voids in Egyptian collections. A Digital and Cultural Study on Terracotta Figurines and their Lost Molds, incentrato sullo studio e la modellazione 3D delle terrecotte figurate inedite conservate presso il Museo Egizio. Dal 2022 è Ricercatore RTD A presso il Dipartimento di architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito (DABC) del Politecnico di Milano e il 2023 consegue l’Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore universitario di II fascia nel Settore Concorsuale 10/A1-Archeologia. Negli anni ha partecipato a diversi progetti di ricerca internazionali, tra cui ‘The Levantine Ceramic Project’ ed il progetto di Ricerca NWO “Text in Context. Recontextualising the Papyri from Roman Soknopaiou Neso/Dimê (Fayum, Egypt)” dell’Univ. di Leiden. Da 19 anni è membro di diverse missioni archeologiche nazionali ed internazionali in Egitto, tra cui Dime es-Seba/Soknopaiou Nesos (Fayyum) con l’università del Salento (Lecce), Amheida/Trimithis (Oasi di Dakhla) con la NYU-ISAW, Umm el-Dabadib (Kharga Oasis) con il Politecnico di Milano e Tuna el-Gebel (Medio Egitto) con il Landesmuseum Hannover. Oltre ad un diverso numero di articoli scientifici, i dati raccolti in questi anni hanno portato alla pubblicazione di una monografia Amheida V. The House of Serenos. Part I: The Pottery (New York 2020) e alla co-edizione con Julia Lougovaya degli atti del convegno Using ostraca in the Ancient World: New Discoveries and Methodologies, Materiale Textkulturen 32, Berlin/Boston/München 2020.

Paestum. Al museo Archeologico nazionale la tavola rotonda “Building social value beyond conservation” con apertura della mostra di fine workshop

Al museo Archeologico nazionale di Paestum, sabato 17 maggio 2025, alle 10.30, in sala Cella, workshop internazionale “Building social value beyond conservation” promosso dal Politecnico di Milano e l’università di Napoli “Federico II”, con la direzione scientifica di Tiziana D’Angelo. Alla tavola rotonda intervengono il direttore dei Parchi Tiziana D’Angelo, Valerio Tolve  e Luisa Ferro  del Politecnico di Milano, Renato Capozzi e Federica Visconti  dell’università di Napoli “Federico II”, Oana Diaconescu e  Daniel Armenciu dell’Universitatea de Arhitectură și Urbanism “Ion Mincu”, Luis Bosch Roig e María José Ballester dell’Universitat Politècnica de Valencia, Miguel Angel de La Iglesia Santamaria, Flavia Zelli, Carlos Rodríguez e Sagrario Fernández Raga dell’Universidad de Valladolid. Alle 12, inaugurazione della mostra di fine workshop (fino al 23 maggio 2025) con cinque visioni progettuali per ripensare il valore sociale dei Parchi archeologici di Paestum e Velia: frutto del lavoro congiunto di studenti, tutors e docenti delle Scuole di Architettura di Milano, Napoli, Bucarest, Valencia e Valladolid.

Mantova. Al Campus del Politecnico di Milano, in presenza e on line, conferenza “Beauty as a Fundamental Human Right; for a Nation System for Beauty / La bellezza come diritto umano fondamentale; per un Sistema Nazione per la Bellezza”

mantova_campus-politecnico_conference-Beauty as a Fundamental Human Right_locandinaIl Politecnico di Milano organizza la conferenza “Beauty as a Fundamental Human Right; for a Nation System for Beauty / La bellezza come diritto umano fondamentale; per un Sistema Nazione per la Bellezza”. Appuntamento in presenza al Campus di Mantova mercoledì 29 novembre 2023 in piazza Carlo d’Arco 3 a Mantova. La partecipazione a distanza è possibile tramite la piattaforma “Webex”, accedendo a questo collegamento. Diversi studi hanno dimostrato come l’esposizione alla bellezza metta in moto il mondo interiore, muovendo le emozioni e contribuendo alla cura e all’evoluzione psico-spirituale di una persona. Anche le rovine hanno una bellezza, la bellezza di un ricco passato storico. Come possono gli archeologi inquadrare questo valore in modo che gli “eredi” possano veramente ereditarlo? La nostra Costituzione ha sancito, tra i suoi principi fondamentali, all’articolo 9, la promozione dello sviluppo culturale, della ricerca scientifica e tecnologica, e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, ponendo tali beni a fondamento dell’identità nazionale. I diritti non costituiscono un catalogo chiuso e statico, ma vengono rimodellati quotidianamente in risposta ai bisogni, alle opportunità e alle sfide affrontate dai rapidi cambiamenti (tecnologici, economici, sociali, culturali, demografici, ecc.) che mettono continuamente a dura prova le nostre vite. In una società focalizzata sul soddisfacimento dei bisogni evolutivi, la ricerca della bellezza può pretendere di diventare un diritto, fungendo da strumento per migliorare il benessere pubblico. In questa prospettiva, il diritto all’esperienza estetica diventa un’opportunità quotidiana di realizzazione personale, inclusione, coesione sociale, conforto e speranza. Il seminario affronta il tema del diritto alla bellezza nell’ottica di istituire un sistema di tutela di nuovi diritti e di creare un sistema nazionale per la bellezza.

PROGRAMMA. Alle 9, benvenuto e introduzione ai lavori: prof. Carlo Peraboni, coordinatore del corso di laurea in Progettazione e Storia dell’Architettura, nell’ambito del programma scientifico della Cattedra UNESCO Mantova, Politecnico di Milano – Campus di Mantova; 9.15, introduzione “Bellezza e benessere. Sulla configurazione di nuovi diritti”: prof. Danila Iacovelli, ricercatore in Diritto amministrativo, Politecnico di Milano, professore in Diritto dei Beni culturali al Corso di Progettazione e Storia dell’Architettura, nell’ambito del programma scientifico della Cattedra UNESCO Mantova, Politecnico di Milano – Campus di Mantova; 9.30, “La pragmatica della bellezza, la poetica della prosperità”: prof. Guilermo Aranda-Mena, scuola di Gestione di proprietà, costruzioni e progetti RMIT University, Melburne City Campus, visiting professor Politecnico di Milano, Campus di Mantova; 9.45,”Incorniciare la bellezza del patrimonio”: prof. Giorgio Buccellati, direttore Mesopotamian Lab, Cotsen Institute of Archaeology, UCLA, professor emeritus, Department of Near Eastern Languages and Cultures, and Department of History, UCLA; direttore IIMAS – The International Institute for Mesopotamian Area Studies; 10.15, “Un senso di meraviglia”: dr. Yasmine Mahmoud, IIMAS Associate Director for the Urkesh Extended Project; 10.30, “Il giovane futuro”: dr. Hiba Qassar – IIMAS Associate Director for Educational Programs; 10.45, “Orgoglio tra le rovine”: dr. Samer Abdel-Ghafour – Adjunct Professor, The American University of Rome; IIMAS Associate Director for Communications; 11, “Coordinamento della sessione di domande e risposte”: dott. Marco Fontana – PhD candidate Università di Pisa and Teaching assistant Politecnico di Milano; 11.30, pausa caffè; 12, “La ricerca del bello sotto il genere del senso”: prof. Pasquale Giuseppe Macrì – Expert in aesthetics and contemporary art; 12.30, “Daniel Buren: l’arte di creare paesaggio nel paesaggio”: dott. Giuseppe Simone Modeo – Art manager; 13, conclusioni “Per un sistema nazionale sulla bellezza”: prof. Maria Agostina Cabiddu – Full prof. School AUIC of Architecture Planning and Build Engineering, Politecnico di Milano.

Milano. Al Politecnico presentazione del libro “La conservazione preventiva e programmata: una strategia per il futuro” di Rossella Moioli

milano_politecnico_libro-la-conservazione-preventiva-e-programmata_di-rossella-moioli_locandinaAl Politecnico di Milano presentazione del libro “La conservazione preventiva e programmata: una strategia per il futuro” di Rossella Moioli. Appuntamento lunedì 27 novembre 2023, alle 12, in aula Magna, ed. 1 “Rettorato” p.zza Leonardo da Vinci 32. Introduce e coordina Stefano Della Torre, Politecnico di Milano. Interventi di Giovanni Azzone, presidente Fondazione Cariplo; Sabrina Sammuri, direttore generale Culture, Identità e Autonomie Regione Lombardia; Gabriele Barucca, soprintendente ABAP per le province di Cremona e Mantova; Valentina M. Sessa, università e-campus. Saranno presenti Rossella Moioli, Pietro Petraroia e Lorenza Gazzerro. A seguire rinfresco.

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Rossella Moioli (politecnico di Milano)

Il libro. La Conservazione preventiva e programmata è una strategia di medio-lungo periodo che pone l’integrazione delle attività di conservazione e valorizzazione alla base di un’efficace gestione del bene culturale. È orientata alla prevenzione e alla cura costante del patrimonio culturale ed è un processo articolato di produzione di nuova conoscenza e di stratificazione di informazioni. Il libro racconta le riflessioni condotte nell’arco di più di venti anni sul tema della conservazione preventiva e programmata e rende conto degli esiti di dieci anni di interventi di Fondazione Cariplo sulla linea del rinnovamento della visione e delle metodologie della conservazione del patrimonio architettonico, inquadrandone il fondamento culturale, anche grazie alla preziosa ricostruzione delle vicende novecentesche proposta da Pietro Petraroia nella sua Prefazione, il contesto internazionale e le prospettive di sviluppo, con una crescente attenzione ai temi della transizione digitale e della prevenzione ambientale.

Bologna. A Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede Sabap, presentazione del libro “LA CONSERVAZIONE PREVENTIVA E PROGRAMMATA: UNA STRATEGIA PER IL FUTURO. Premesse esiti e prospettive degli interventi di Fondazione Cariplo sul territorio” di Rossella Moioli

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Copertina del libro “LA CONSERVAZIONE PREVENTIVA E PROGRAMMATA: UNA STRATEGIA PER IL FUTURO. Premesse esiti e prospettive degli interventi di Fondazione Cariplo sul territorio” di Rossella Moioli

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara propone la presentazione del libro di Rossella Moioli “LA CONSERVAZIONE PREVENTIVA E PROGRAMMATA: UNA STRATEGIA PER IL FUTURO. Premesse esiti e prospettive degli interventi di Fondazione Cariplo sul territorio” (Nardini, Firenze, 2023). Appuntamento il 15 novembre 2023, alle 16.30, a Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede Sabap-Bo, in via IV Novembre 5 a Bologna. Programma: dopo i saluti della soprintendente, arch. Francesca Tomba, intervengono: Marco Cammelli, Associazione di cultura e politica “Il Mulino”, su “L’evoluzione normativa nella definizione del concetto di “conservazione programmata”; Lorenza Gazzerro, Fondazione Cariplo, su “Il ruolo della Fondazione Cariplo nella promozione di un nuovo approccio al tema della “conservazione programmata”; Stefano Della Torre, Politecnico di Milano, su “Un concetto in evoluzione”; Marco Pretelli, università di Bologna, su “Dall’ICR all’attualità: perché conservare deve essere programmato”. Partecipano Rossella Moioli e Pietro Petraroia. Non è prevista prenotazione. L’ingresso alla presentazione è libero, fino ad esaurimento per un massimo di 80 posti disponibili.

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Rossella Moioli (politecnico di Milano)

Il libro. La Conservazione preventiva e programmata è una strategia di medio-lungo periodo che pone l’integrazione delle attività di conservazione e valorizzazione alla base di un’efficace gestione del bene culturale. È orientata alla prevenzione e alla cura costante del patrimonio culturale ed è un processo articolato di produzione di nuova conoscenza e di stratificazione di informazioni. Il libro racconta le riflessioni condotte nell’arco di più di venti anni sul tema della conservazione preventiva e programmata e rende conto degli esiti di dieci anni di interventi di Fondazione Cariplo sulla linea del rinnovamento della visione e delle metodologie della conservazione del patrimonio architettonico, inquadrandone il fondamento culturale, anche grazie alla preziosa ricostruzione delle vicende novecentesche proposta da Pietro Petraroia nella sua Prefazione, il contesto internazionale e le prospettive di sviluppo, con una crescente attenzione ai temi della transizione digitale e della prevenzione ambientale.