Roma. Al termine di due anni di restauri realizzati col sostegno di Tod’s, per la prima volta aprono al pubblico gli ipogei del Colosseo, occasione per conoscere la storia della macchina scenica più grande al mondo, dall’inaugurazione in età flavia fino alla fine dei giochi nel 523
Il 26 giugno 2021 è una data importante per il Colosseo. Per la prima volta saranno aperti al pubblico gli ipogei del Colosseo, visibili solo parzialmente fino all’avvio del cantiere nel dicembre 2018. Dal 26 giugno 160 metri di passerella accessibile condurranno il pubblico a conoscere la storia della macchina scenica più grande al mondo, dall’inaugurazione in età flavia fino alla fine dei giochi nel 523 e alla riscoperta archeologica dalla fine dell’Ottocento. Gli ipogei si visitano con il biglietto #fullexperience, già in vendita sul sito ufficiale.

“Ricordo che quando, diversi anni fa, ho cominciato il mio primo mandato da Ministro”, interviene Dario Franceschini alla presentazione dei lavori di restauro degli ipogei dell’Anfiteatro Flavio, “Tod’s aveva già avviato questa importante operazione. Rimasi allibito e indignato nel vedere che, di fronte a un’impresa italiana impegnata a destinare una somma così importante alla tutela del patrimonio culturale del Paese, invece del plauso generale si sollevassero polemiche. È stata questa ragione che mi ha spinto poi a proporre le norme sull’Art Bonus al Parlamento, che le ha approvate convintamente introducendo un’agevolazione fiscale per chi dona in cultura capace di portare in pochi anni oltre mezzo miliardo di euro”. Il restauro degli ipogei fanno parte della seconda fase dei lavori, avviata nel 2018, nell’ambito degli interventi realizzati con il sostegno di Tod’s, “che amplia e arricchisce il percorso di visita del Colosseo”.

“Tod’s è però intervenuta prima dell’introduzione dell’Art Bonus”, ha ricordato il ministro, “compiendo quindi un gesto di mecenatismo e di vera liberalità per il Paese. Grazie anche a questo gesto, sono cambiate un po’ di cose in questi anni. Innanzitutto, credo che sia caduta l’assurda barriera ideologica tra pubblico e privato, che invece possono e devono collaborare nella gestione del patrimonio culturale del Paese. L’articolo 9 della Costituzione riguarda tutti, e non solo le istituzioni. Sottolineo ciò soprattutto perché le grandi imprese italiane, al di là di quello che esportano nel mondo, hanno dietro l’Italia, la sua arte e la sua bellezza. Per questo ritengo che la logica del give back, della restituzione, debba essere pienamente introdotta nel nostro Paese. Nel ringraziare Diego Della Valle – ha aggiunto Franceschini – faccio quindi un appello: l’Art Bonus ha portato risultati importanti, ma è ancora poco. Non si sono fatte avanti grandi imprese, mentre sono moltissime le micro donazioni. Vorrei che si arrivasse a valutare l’impatto sociale del bilancio delle imprese – ha proposto il Ministro – considerando quanto ogni singola impresa abbia restituito al proprio Paese in termini di tutela del patrimonio culturale. L’Italia merita questo”.

“L’intervento di recupero e valorizzazione degli ipogei”, ha sottolineato il ministro, “è stato reso possibile anche dalle straordinarie professionalità dei tecnici del parco archeologico del Colosseo. Un grande lavoro tecnico che dimostra come, anche in questo caso, si possa coniugare la conservazione del patrimonio con le tecnologie e con la ricerca, arrivando anche a osare”.

“Grazie alle risorse pubbliche”, ha ricordato Franceschini, “partiranno poi i lavori per coprire gli ipogei, restaurati grazie a Tod’s, e fare un’arena che consentirà di ammirare il Colosseo dal centro, come avveniva fino alla fine dell’Ottocento. È una grande operazione. Abbiamo bisogno di orgoglio in queste settimane di ripartenza. Il nostro popolo ha sempre dato il meglio di sé nei momenti di difficoltà. Lo hanno dimostrato i nostri predecessori nell’immediato dopoguerra, quando si sono rimboccati le maniche in un Paese diviso e dilaniato portandolo in pochi anni a essere una potenza industriale. Torneremo a dimostrarlo ora, e sono felice che ciò avvenga nel nome della cultura”.
Franceschini ha chiuso con un annuncio: “Il Governo italiano il 29 e il 30 luglio 2021 porterà sull’arena del Colosseo il tavolo del G20 della Cultura, dove i delegati saranno accolti dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il mondo vedrà che l’Italia ha deciso di ospitare un simile incontro nel luogo che più la identifica nel mondo”.
Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno

Il giorno tanto atteso è arrivato: mercoledì 23 giugno 2021, alle 9, riapre la Domus Aurea, la reggia di Nerone, con un percorso di visita ricco di novità e con una mostra dedicata a Raffaello e alla straordinaria storia della scoperta delle sue superfici affrescate. Il Parco archeologico del Colosseo ha potenziato nel periodo di chiusura i lavori di restauro e di ripristino di spazi in precedenza ingombri da ponteggi che lasciano adesso vedere affreschi prima non visibili. Inoltre è stato creato un nuovo ingresso che dal parco del colle Oppio immette direttamente nella Sala Ottagona, sede della mostra, e lungo il percorso di visita del padiglione della reggia neroniana è stato completamente rinnovato l’impianto di illuminazione. Allo stesso tempo, sono state allestite sculture fino ad oggi conservate nei depositi del monumento, contribuendo a celebrare lo sfarzo della residenza di Nerone. Ingresso dal lunedì al giovedì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio; 9.18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal venerdì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe; 9-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. Biglietti: visita accompagnata dal lunedì al giovedì, intero: 12 euro; ridotto: 9 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic. Visita guidata dal venerdì alla domenica: intero: 18 euro; ridotto: 15 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic.

L’anteprima con il ministro. Lunedì 21 giugno 2021, anteprima alla presenza del ministro Dario Franceschini con inaugurazione della mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (23 giugno 2021 – 7 gennaio 2022), la mostra dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. La mostra è a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Produzione, organizzazione, promozione e catalogo Electa editore. Allestimento e interaction design dotdotdot.it. Nuova passerella di ingresso Stefano Boeri Architetti. Nuovo progetto di illuminazione Erco.

Il saluto del direttore del PArCo, Alfonsina Russo. “Dopo oltre un anno di chiusura”, ha ricordato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e co-curatrice della mostra, “apriamo oggi la Domus Aurea e insieme la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che avremmo dovuto inaugurare l’anno scorso in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello. La mostra è stata curata per le soluzioni multimediali da dotdotdot.it. In questa occasione inauguriamo anche un nuovo ingresso realizzato dall’architetto Stefano Boeri che consente di entrare direttamente nel cuore della Domus Aurea, nella Sala Ottagona dove è attualmente la mostra, da colle Oppio. Il percorso è arricchito da una alcune novità, un percorso ampliato con una serie di ambienti prima non visibili perché ingombri da ponteggi, e lungo questo percorso si dispiegano degli elementi scultorei rinvenuti nei depositi, come le Muse e alcuni elementi architettonici. E vera novità è l’illuminazione, l’elemento clou che ripropone quelli che erano gli espedienti degli architetti neroniani di catturare la luce attraverso delle finestre poste in alto le quali riuscivano in qualche modo a far filtrare la luce verso gli ambienti più bui. Devo ringraziare per questo Elisabetta Segala, e anche Francesca Guarneri l’attuale responsabile della Domus Aurea. E anche l’architetto Stefano Borghini che ha realizzato degli apprestamenti molto suggestivi. Infine devo ringraziare per il Giardino ecosostenibile il ministro Franceschini che ci ha dato con decreto una serie di fondi per riuscire a superare la criticità rappresentata dall’acqua che filtra attraverso le volte, e Gabriella Strano. La mostra è stata organizzata da Electa. E il parco archeologico del Colosseo ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il British Museum che attualmente ha in corso una mostra su “Nerone” per dare nuova luce alla figura di questo imperatore, che non è stato un imperatore solo con una serie di aspetti negativi ma ha avuto anche una serie di attività positive, come l’urbanistica, l’architettura, le arti”.

Il nuovo ingresso da colle Oppio. “Abbiamo realizzato questo ingresso all’interno di una delle gallerie che l’imperatore Traiano fece costruire”, ha spiegato l’architetto Stefano Boeri, “quando si decise sostanzialmente di riempire di terra tutti gli spazi della Domus Aurea per costruire sopra il grande impianto termale di Traiano. Riaprire, rendere visitabili una di queste gallerie, vuol dire fare i conti prima di tutto con un tema delicato: il nuovo rapporto della Sala Ottagona con l’esterno, cioè con il colle Oppio. Poi superare una pendenza molto importante, tra le due quote. Così questo viaggio nello spazio è anche un viaggio nel tempo. Percorrendo la gallerie si vedono infatti i resti degli impianti termali che Traiano fece costruire sopra la Domus Aurea. La galleria entra con un orientamento diverso da quello della Domus Aurea – ha continuato Boeri – e questo spiega il diverso orientamento dei due impianti: l’impianto di Traiano che è NW-SE, e l’impianto originario della Domus Aurea che è rigorosamente N-S. e questo è stato uno dei temi su cui abbiamo lavorato di più perché si leggesse questa differenza. Il progetto è fatto di tre parti: un inizio che è un vestibolo, un ingresso in cui abbiamo dovuto anche fare i conti con un problema termico (cioè non fare entrare il clima esterno all’interno della Domus Aurea); le rampe che non sono appoggiate sulle volte e arrivano fino al portale della Sala Ottagona; e infine l’approdo alla Sala Ottagona che è schermato da una parete che ha le dimensioni del portale storico per evitare che ci fosse un rapporto troppo diretto, come non c’è mai stato, tra interno e esterno”.

Storia e descrizione della mostra. “Questa mostra è nata in collegamento con la grande mostra di Raffello che l’anno scorso si è tenuta alle scuderie del Quirinale, che era molto centrare su Roma e sul rapporto con l’artista”, è intervenuto il prof. Vincenzo Farinella co-curatore della mostra. “In quella mostra non si parlava delle grottesche, della scoperta delle grottesche, dell’invenzione delle grottesche, perché quel tema era in qualche modo lasciato alla Domus Aurea. Poi gli eventi hanno reso impossibile inaugurare la mostra, ed è slittata di un anno. Ma ora fortunatamente ci siamo riusciti. È una mostra frutto di un lavoro collegiale che ha dato vita a un progetto originale. L’obiettivo di questa mostra era raccontare una storia che inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento, quando i primi artisti (Pinturicchio, Signorelli, e altri) scendono sottoterra da sopra, dal colle Oppio, calandosi per cunicoli, per grotte, come gli speleologi, con le torce, e scoprono questo mondo dimenticato, sepolto, senza neanche rendersi conto che era la Domus Aurea di Nerone. Ma rimasero abbagliati da questi affreschi che all’epoca dovevano essere molto ben conservati, che vengono immediatamente chiamati grottesche, dalle grotte in cui erano stati riscoperti. La storia si diceva inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento. E poi perché Raffaello? Raffaello intorno al 1515, grazie anche allo stimolo datogli da questa sua collaborazione con Giovanni da Udine, scende anche lui nella Domus Aurea, scopre anche lui le grottesche, e in modo geniale le reinventa completamente, creando i primi veri e propri ambienti all’antica, organicamente all’antica: come la Stufetta del card. Bibbiena in Vaticano, 1516, che abbiamo ricostruito in mostra, in uno degli ambienti radiali della Sala Ottagona. E poi l’ambizione – ha sottolineato lo storico dell’arte – era anche quella di estendere il discorso sia andando indietro nel tempo, e quindi rievocando per il visitatore, almeno in parte, l’effetto straordinario che doveva essere entrare nella Domus Aurea ai tempi di Nerone, quando la Domus Aurea era una delle meraviglie assolute del mondo. E infatti nella Sala Ottagona si vede la proiezione, l’effetto rotante della cupola, che vuole in qualche modo rievocare quella notizia di Svetonio che scrive che nella Domus Aurea c’era una sala da pranzo, una coenatio, rotonda che ruotava continuamente. E poi andare più avanti, ossia raccontare la storia delle grottesche da Raffaello in poi, mostrando quindi lo sviluppo delle grottesche e la diffusione in Italia e poi in Europa e poi nell’intero mondo di questo linguaggio ornamentale senza dimenticare il fatto che le grottesche non muoiono mai sostanzialmente, ma hanno anzi un ulteriore momento di rinascita novecentesca, e forse una delle sorprese maggiori sarà la quinta stanza dove viene evocato in qualche modo il tema della fortuna novecentesca delle grottesche. È una storia complicata, lunga, articolata che la mostra riesce a raccontare in modo non solo chiaro ma anche molto suggestivo”.


La Sala Ottagona come si presenta per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot
L’ultima parola al ministro Dario Franceschini. “Questa bellissima mostra arricchisce ancora di più questo luogo straordinario, magico, unico, che lascia sbalorditi, a bocca aperta tutti i visitatori che entrano, perché percepiscono la grandezza di Roma, la maestosità dell’intervento, percepiscono la magia di questi buchi nel soffitto da cui si calavano Pinturicchio e altri pittori del Rinascimento. Veramente un luogo magico. Io non dimentico – ha raccontato il ministro – l’ammirazione e lo stupore negli occhi del presidente Macron, che abbiamo accompagnato qui qualche anno fa con l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Questo luogo viene arricchito oggi con un intervento di architettura contemporanea, grazie a Stefano Boeri, dimostrazione di come si possano fare interventi contemporanei di qualità che svolgono una funzione ma che si conciliano perfettamente con la conservazione, la tutela dei luoghi più prestigiosi del nostro Paese. È questa un’altra grande occasione di arricchimento del nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo per tutta Italia e tutto il mondo. Fra poco più di un mese, il 29 luglio, si aprirà il G20 dei ministri della Cultura all’interno del Colosseo: insomma un modo per dimostrare che l’Italia investe sul futuro anche sulla base della grandiosità di quello che hanno fatto le generazioni prima di noi. È un luogo stupendo. Ora dobbiamo rendere stupendo anche fuori – ha dichiarato Franceschini – con l’intervento per il Giardino sostenibile, per evitare le infiltrazioni d’acqua che hanno rovinato purtroppo nel tempo gli affreschi della Domus Aurea. C’è un problema che si chiama parco di colle Oppio. Il Ministero ha offerto collaborazione al Comune. Vedremo dopo le elezioni amministrative. Ma come Parco archeologico del Colosseo siamo pronti a prenderci in gestione il parco di colle Oppio all’interno del PArCo perché sarebbe un modo per renderlo, come è giusto che sia, uno dei luoghi più collegati al Colosseo in tutto il suo splendore e non in un degrado come è oggi, veramente imbarazzante, che mal si concilia con lo splendore della Domus Aurea e del Colosseo”.
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nell’ottavo appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere al parco archeologico di Privernum (Lt) alla scoperta delle sontuose case private dei romani

Ottavo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dalla Casa dei Grifi per scoprire l’edilizia privata che, prima dei palazzi imperiali, occupava questa zona esclusiva, ambita soprattutto per la sua vicinanza al Foro, centro religioso e commerciale della città. E si arriva a scoprire le residenze private conservate ancora oggi al parco archeologico di Privernum, in provincia di Latina.

“Siamo in età repubblicana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “quando la classe dirigente romana si amplia e cresce di pari passo l’esigenza di arricchire anche le abitazioni. A una ricca famiglia aristocratica possiamo attribuire la proprietà della Casa dei Grifi, residenza privata su due piani disposti lungo il pendio della collina, con il superiore articolato intorno ad un atrio o peristilio”.

La Casa dei Grifi, scoperta agli inizi del XX secolo dall’archeologo Giacomo Boni, prende il nome da una lunetta decorata a stucco con la suggestiva rappresentazione di grifi in posizione araldica. Le strutture sono in opera incerta e, in una seconda fase, in opera reticolata. La decorazione è databile agli inizi del I secolo a.C. e le pitture sono tra le rare testimonianze del cosiddetto secondo stile iniziale a Roma.


Casa dei Grifi sul Palatino. Particolare delle pitture murali che decorano la stanza in cui si trova l’emblema (foto PArCo)
“I mosaici – continuano gli archeologi – sono di raffinata fattura, in particolare quello di un ambiente del piano terra, arricchito da un emblema con cubi prospettici inserito nel pavimento a mosaico di tessere bianche e nere. I cubi sono realizzati in materiali lapidei di colore bianco (palombino), verde (calcare marnoso del nord del Lazio) e nero (ardesia), mentre la cornice è in marmo rosso antico; lo stesso motivo ricorre anche nelle decorazioni pittoriche. Scomparse quasi del tutto dal Palatino con la costruzione dei palazzi imperiali, queste tipologie di abitazioni, che ripetono schemi abitativi di stampo ellenistico e si segnalano per le ricche decorazioni parietali e pavimentali, si conservano però ancora non solo a Pompei, ma anche in città del Lazio”.

Splendidi esempi ne troviamo a Privernum, colonia romana fondata verso l’inizio del I secolo a.C. nella valle dell’Amaseno, a poca distanza dal sito collinare dell’attuale Priverno (in provincia di Latina). La città, i cui resti sono oggi visibili nel parco archeologico di Privernum, fu forse non grande ma sicuramente ricca, e stupisce per la bellezza e l’alto livello decorativo delle pavimentazioni a mosaico delle sontuose abitazioni repubblicane, che appartennero di certo a esponenti dell’aristocrazia cittadina.

“Nella Domus della Soglia nilotica, ad esempio – spiegano ancora gli archeologi del PArCo -, “scopriamo un ricco repertorio geometrico e figurato che decorava ogni angolo della casa: dal lussuoso atrio corinzio, al tablino, al triclinio e alle raffinate stanze da letto. Nel cubicolo a due alcove ai lati dell’ingresso spicca un originale ‘tappeto’ impreziosito da un emblema esagonale a cubi prospettici, quasi identico a quello conservato nella Casa dei Grifi, incorniciato da una larga bordura bianca vivacizzata da una gran varietà di piccoli e serrati inserti di pietre colorate”.

Particolarmente preziosi sono gli esemplari figurati, oggi esposti al museo Archeologico di Priverno. “Una lunga soglia che si snoda come un nastro, per quasi cinque metri, a illustrare un paesaggio ambientato lungo il fiume Nilo, ornava l’ingresso principale del tablino. In primo piano e per tutta la lunghezza del fregio scorre il Nilo in piena: vi galleggiano imbarcazioni, vi nuotano gli animali che talvolta emergono a minacciarle e vi crescono varie piante palustri. In secondo piano una sequenza di mura, torri, ingressi monumentali e piccoli sacelli, fa da contorno a gustose ‘vignette’ animate da Pigmei”.

“In un emblema che originariamente decorava il triclinio – ricordano gli archeologi del PArCo -, è invece raffigurato il mito di Ganimede, il giovane pastorello che era ‘il più bello dei mortali’ e che fu rapito da Giove per essere trasportato sull’Olimpo dove divenne il coppiere degli dei”. Il parco archeologico di Privernum, in località Mezzagosto sulla via Carpinetana 609 (I traversa) a Priverno (Latina) è aperto il sabato, la domenica e nei festivi dalle 16 alle 20. La sede dei musei Archeologici di Priverno di Palazzo Antonelli è a Priverno in piazza Giovanni XIII, Priverno. È aperta dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 13; il sabato, la domenica e i festivi è visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Info: 0773 912306.
Roma. Nasce la membership card (ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo) per diventare ambasciatori e sostenitori del Parco archeologico del Colosseo. Primo benefit: footing alle pendici del Palatino

Da lunedì 14 giugno 2021 sarà possibile entrare a far parte della comunità del Parco archeologico del Colosseo acquistando la membership card che offre l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo, oltre a numerosi benefici riservati ai possessori. Aderire a una comunità che, da un lato, si prende cura e, dall’altro, si avvale dei servizi del monumento più iconico d’Italia e del parco archeologico centrale di Roma, vuol dire condividere un pensiero di responsabilità civica. Un segnale di reciproco sostegno per il patrimonio culturale. Il PArCo – custode di un Patrimonio Unesco che tutela e valorizza – ha utilizzato ricerche di marketing e sui pubblici condotte negli anni scorsi per mettere a punto un sistema differenziato di card tramite il quale chi aderirà, oltre a usufruire dei vantaggi tradizionalmente legati ad essa, potrà sostenere in prima persona gli studi, le ricerche e i restauri di questo complesso monumentale unico al mondo e conoscerne i risultati in anteprima. La membership card del PArCo è declinata in tre tipologie, rivolte a un pubblico ampio, eterogeneo, con interessi, riferimenti culturali e stili di vita diversi: Young (25 euro) è la card riservata a coloro cha hanno tra 18 e 30 anni compiuti; Individual (50 euro) è la card individuale dai 31 anni in su; Family&friends (80 euro) è la card dedicata a chi vuole condividere l’esperienza, riservata a due adulti, cui si possono aggiungere fino a 3 ragazzi entro i 18 anni. La membership card può essere acquistata alle biglietterie del PArCo oppure online.


Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)
“L’acquisto della membership card è un’azione concreta per rafforzare ancor più il rapporto dei cittadini con i tesori artistici di un bene pubblico contribuendone al rilancio”, dice Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, “divenendone non soltanto sostenitori, ma soprattutto ambasciatori”. Il momento storico che si sta attraversando è quello più adatto alla creazione di questa nuova comunità, consentendo innanzi tutto ai residenti di godere di una ricchezza della propria città, prima esclusiva dei turisti, e divenirne attivi promotori. L’invito è quello di vivere il proprio quotidiano all’interno di un’area verde unica al mondo, e di avere un’esperienza di visita più consapevole: lenta, personale e intima. Oltre agli ingressi illimitati, la membership card include numerose agevolazioni, tra cui gratuità per visitare monumenti a ingresso contingentato all’interno dell’area archeologica, riduzioni e occasioni speciali per assistere agli eventi culturali che si svolgono negli spazi tutelati dal Parco. E si parte di corsa: per i possessori della membership card che amano correre al mattino, dal 21 giugno al 31 agosto dalle 8 alle 11 sarà riservato l’ingresso di via di San Gregorio per il footing lungo le pendici meridionali del Palatino. Il progetto della membership card del Parco archeologico del Colosseo è stato ideato in collaborazione con la casa editrice Electa, che ne cura anche la comunicazione e il marketing, e con Coopculture per la distribuzione e la vendita.
Roma. In Curia Iulia giornata internazionale di studio “Aedes Vestae. Archeologia, Architettura e Restauro” a cura di Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti. Alla fine dei restauri, momento di dibattito e confronto sul monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e della storia della sua ricostruzione

Federica Rinaldi e gli altri archeologi e restauratori del parco archeologico del Colosseo lo avevano annunciato in occasione della conclusione dei restauri del tempio di Vesta nel Foro romano: “Stiamo organizzando una giornata internazionale di studio dedicata proprio all’Aedes Vestae che, con i buoni auspici della Dea (leggi Covid permettendo), sì terra il 1º marzo 2021” (vedi: Roma. Archeologi e restauratori del parco archeologico del Colosseo raccontano il cantiere di restauro del Tempio di Vesta nel Foro romano. E a primavera giornata di studi internazionali sull’Aedes Vestae | archeologiavocidalpassato). La prudenza era d’obbligo. Ora i vincoli per le iniziative con la pandemia si sono un po’ allentati, grazie soprattutto alla campagna massiccia di vaccinazioni, e così il parco archeologico del Colosseo ha potuto finalmente fissare la data per la giornata di studio “Aedes Vestae. Archeologia Architettura e Restauro” che si propone, a conclusione delle attività di manutenzione straordinaria del monumento, come momento di dibattito e confronto sul monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e della storia della sua ricostruzione. Ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, la Giornata di Studio ha il patrocinio della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio di Sapienza università di Roma e del Master Biennale Internazionale Culture del Patrimonio dell’università Roma Tre. Appuntamento mercoledì 9 giugno 2021, dalle 10 alle 17, in Curia Iulia. La Giornata di Studi sarà trasmessa integralmente a partire dalle 10 in diretta dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo. Per seguire i lavori collegarsi a www.facebook.com/ParcoColosseo.

Il fulcro del complesso monumentale legato al culto di Vesta è il tempio dedicato alla dea, culto antichissimo e risalente già al secondo re di Roma Numa Pompilio, più volte ricostruito a causa dei numerosi incendi e infine restaurato, nelle forme visibili ancora oggi, dall’imperatrice Giulia Domna verso la fine del II secolo d.C. Dal podio circolare in opera cementizia rivestito in marmo, si innalzavano colonne con capitelli corinzi. L’interno accoglieva il braciere con il fuoco sacro, che non doveva mai spegnersi, simbolo dell’eternità di Roma e del suo destino di impero universale. La forma circolare era forse ispirata a quella delle capanne di epoca arcaica, con un foro al centro del tetto conico per far uscire il fumo. All’interno del tempio era anche conservato il Palladio, piccolo simulacro di Atena-Minerva, portato a Roma, secondo la leggenda, da Enea e simbolo della nobiltà della stirpe romana. Accanto al tempio è la casa delle Vestali, sacerdotesse dedicate al culto di Vesta e alla sorveglianza del fuoco sacro, l’unico sacerdozio femminile di Roma. In numero di sei e provenienti da famiglie patrizie, dovevano osservare il loro servizio per 30 anni, conservando la verginità, pena la morte. In cambio godevano di molti privilegi (si spostavano in carro in città e disponevano di posti riservati negli spettacoli).

L’intervento conservativo 2020 dell’Aedes Vestae al parco archeologico del Colosseo ha rappresentato un’occasione di tutela e conoscenza del monumento in un’ottica multidisciplinare. Il coinvolgimento di differenti specialisti – archeologi, architetti, restauratori, rilevatori, archivisti, ingegneri – ha avuto come esito l’acquisizione di dati finalizzati alla progettazione e all’esecuzione dell’intervento, rivelandosi allo stesso tempo proficuo per il riesame del bene storico-archeologico, permettendo di approfondire la conoscenza del monumento che, frutto di un’anastilosi degli anni Trenta del secolo scorso, andava indagato anche nei suoi aspetti strutturali e statici. La giornata di studio sull’Aedes Vestae che il PArCo propone a conclusione delle attività di cantiere si configura come momento di confronto e dibattito con gli studiosi del monumento dal punto di vista archeologico, architettonico e della storia della sua ricostruzione, alla luce dei più recenti apporti frutto dell’intervento e di nuove ricerche anche in ambito internazionale.

Una giornata di studio. Nella prima sessione, presieduta dal professore Alessandro Viscogliosi, direttore della scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio di Sapienza università di Roma, un approccio archeologico al monumento, che non può prescindere dal punto di vista dell’archeologia dell’architettura, affronta, a partire dall’inquadramento del tema degli edifici circolari a pianta centrale, la questione della ‘forma’ dell’Aedes Vestae, attraverso l’esame degli elementi architettonici decorativi, dei resti archeologici e dell’ulteriore documentazione che il mondo antico ci ha trasmesso. La seconda sessione, presieduta dalla professoressa Elisabetta Pallottino, direttore del master biennale internazionale Culture del Patrimonio dell’università Roma Tre, è dedicata all’anastilosi degli anni Trenta del XX secolo. Il tema della ricostruzione viene affrontato attraverso il riesame della documentazione degli archivi, contestualizzando l’intervento nella stagione dei grandi scavi del XIX secolo arrivando fino alla ricostruzione ed entrando nel dettaglio delle scelte tecniche operate nell’anastilosi. Emergeranno anche gli esiti dello studio strutturale della porzione ricostruita e verrà proposto un approfondimento inedito sulla forma “geometrica” dell’Aedes. L’ultima sessione, presieduta dal direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo, è dedicata alla metodologia dell’intervento conservativo 2020, progettato integrando e verificando anche in corso d’opera i dati acquisiti nelle ricerche preliminari, con il confronto costante tra i diversi specialisti. Con l’intervento conservativo degli elementi architettonici dell’elevato ricostruito dell’Aedes, il PArCo si impegna per il futuro alla prosecuzione del restauro dell’area del podio in situ e alla valorizzazione dei reperti mobili facenti parte del monumento originario, per completare la restituzione di valore ai resti materiali di un monumento che ha rivestito un ruolo simbolico per la città di Roma dalle sue origini e ancora, in chiave propagandistica, nell’età contemporanea. Infine, in un’ottica nuova il cantiere ha inaugurato una prassi di coinvolgimento del pubblico nel racconto delle attività in corso, oggi acquisita dagli altri cantieri del PArCo, con pannelli didattici di recinzione e la comunicazione online degli interventi.
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel sesto appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere al museo Archeologico nazionale e Grotta di Tiberio a Sperlonga, alla scoperta – seguendo il Palladio – del mito delle origini di Roma, legato all’arrivo di Enea nel Lazio

Sesto appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano) il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dal museo Palatino, dove si conserva il Palladio, per giungere, dopo un viaggio di quasi 130 chilometri, alla villa di Tiberio a Sperlonga (Lt).

Il museo Palatino è il luogo in cui si conserva il Palladio, l’oggetto protagonista di questo itinerario che ci porta a quasi 130 chilometri da Roma. Ma le caratteristiche dell’opera in questione ci spingono altrove, nel Mediterraneo orientale: ci sono invisibili fili che grazie a esso collegano il Palatino a Troia. C’è una tradizione che lega in modo indissolubile la storia di Roma al mito greco: l’arrivo di Enea, fuggito da Troia, in Italia e il suo ruolo di progenitore dei romani. Tra le numerose versioni del mito, Dionigi di Alicarnasso narra che fu proprio Enea a portare in Italia il Palladio, l’immagine sacra di Pallade Atena venerata dai Troiani e considerata il pegno per la difesa della città; altre tradizioni narrano invece che furono Ulisse e Diomede a sottrarre il Palladio e a portarlo in occidente.


Il profilo del Palladio Palatino mostra la presenza dell’elmo di Atena (foto PArCo)
“Il Palladio, in origine una statua lignea (in greco xoanòn)”, raccontano gli archeologi del PArCo, “era fortemente simbolico anche per i Romani, tanto che il primo imperatore, Augusto, lo conservava nel tempio di Vesta dove, assieme al fuoco sacro, garantiva la salvezza della città. L’imperatore aveva istituito il culto di Vesta anche sul Palatino e alcuni studiosi sostengono che il Palladio fu trasportato in questo secondo tempio, o duplicato per avere due simulacri, uno per ogni tempio. Questa seconda ipotesi è però meno sostenuta. Del Palladio oggi al museo Palatino, probabilmente una copia in marmo della mitica statua lignea, si conserva solo un frammento del volto: ma anche così è evidente la forte influenza orientale dell’opera, che dovette essere realizzata tra il tardo arcaismo e la prima età severa (VI-V sec a.C.). L’occhio a mandorla della dea Atena mostra un disegno delicato; il sopracciglio è allungato, lo zigomo pronunciato, e la chioma ordinata disposta attorno al viso scende sulle tempie e copre parte dell’orecchio, che presenta un forellino per l’inserimento di un orecchino”.


Ciò che rimane del gruppo scultoreo del Ratto del Palladio conservato al museo di Sperlonga. A sinistra la testa di Diomede e parte del braccio che regge il Palladio. Sulla destra la statua di Ulisse, acefala; la testa è stata rinvenuta ed è esposta nello stesso Museo ma in un altro ambiente (foto PArCo)
Ma esiste una seconda raffigurazione del Palladio tra le sculture antiche del Lazio, fanno sapere gli archeologi del PArCo: “Nel 1957, durante la realizzazione della nuova via Flacca, a poche centinaia di metri dalla cittadina di Sperlonga, i costruttori s’imbatterono in una serie di resti archeologici, che furono presto identificati con la villa di Tiberio, più volte citata dalle fonti antiche ma la cui collocazione era sconosciuta. Durante gli scavi furono rinvenuti dei gruppi scultorei che narrano alcuni episodi delle gesta di Ulisse. Le sculture, tutte di pregevole valore artistico (quello di Scilla riporta le firme di tre scultori rodii, che sono ritenuti autori anche del Laocoonte dei musei Vaticani), erano in antico collocate in un teatro naturale costituito da una grotta resa ancor più suggestiva da una serie di accorgimenti decorativi”.

“Il gruppo del Ratto del Palladio – continuano – narra uno degli episodi che incisero sull’esito finale della guerra di Troia, ossia proprio il momento in cui l’immagine sacra di Pallade Atena viene rubata da Ulisse e Diomede, privando così Troia della sua protezione divina. La composizione conservata al museo Archeologico nazionale di Sperlonga immortala uno degli istanti più significativi della narrazione, ossia il balenare degli occhi e il vibrare della lancia, segni tramite i quali il Palladio rivela sé stesso, e impedisce ad Ulisse, che nasconde la spada nel mantello avvolto intorno al braccio, già pronto a sguainarla, la realizzazione del suo piano -dettato dall’invidia- di colpire alle spalle l’amico Diomede e di presentarsi ai Greci come portatore del Palladio”.

Il museo Archeologico nazionale di Sperlonga e Grotta di Tiberio si possono visitare dal giovedì alla domenica, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19). L’area archeologica: dal giovedì alla domenica, dalle 8.30 alle 16 (invernale), dalle 8.30 alle 19 (estivo). Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del ministero della Cultura.
Roma. L’attesa mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” apre, con la Domus Aurea, il 23 giugno. Lo annunciano in contemporanea il Parco archeologico del Colosseo ed Electa

Domus Aurea, stavolta ci siamo: riaprirà il 23 giugno 2021 con la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. Programmata per l’8 marzo 2020, in occasione della celebrazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520); bloccata e rinviata a data da destinarsi per lo scoppio della pandemia; più volte annunciata con date via via sempre aggiornate, questa sembrerebbe la volta buona: lo confermerebbero la comunicazione ufficiale – quasi in contemporanea – sulle newsletter rispettivamente di Electa e del Parco archeologico del Colosseo (vedi: Cosa ci porta il 2021. Finalmente una data per l’attesa mostra-evento alla Domus Aurea “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: è l’11 marzo. Quindi un anno dopo la prima programmazione | archeologiavocidalpassato). “È tutto pronto negli ambienti della Domus Aurea”, confermano al PArCo, “per l’apertura al pubblico della mostra dedicata a Raffaello Sanzio e al tema delle grottesche, con straordinari apparati interattivi e multimediali. Il progetto, promosso dal PArCo e prodotto da Electa, narra l’eccezionale storia della riscoperta della pittura antica sepolta nelle “grotte” della Domus Aurea di Nerone”. Ora si attendono informazioni tempestive sull’apertura e le modalità di visita.

Pensata per il cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio che cadeva il 6 aprile del 2020, il Parco archeologico del Colosseo per la riapertura al pubblico della Domus Aurea ha mantenuto nella sua programmazione “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (al momento programmata dal 23 giugno al 31 dicembre 2021), allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520) fu il primo artista rinascimentale a comprendere a fondo la logica dei sistemi decorativi della residenza neroniana, riproponendoli organicamente, grazie alle sue profonde competenze antiquarie, in numerosi capolavori ricordati in questa esposizione curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Allestimento e interaction design sono progettati da Dotdotdot.

Per questa prima grande mostra realizzata all’interno della Domus Aurea è stato progettato un ingresso dedicato (vedi Roma. Aperto il nuovo ingresso per la Domus Aurea, con un percorso che suggerisce un viaggio alla ricerca della volta celeste che si apre nella volta della Sala Ottagona. Il progetto propedeutico all’apertura della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” | archeologiavocidalpassato). In una delle gallerie originata dalle sostruzioni delle Terme di Traiano che cancellarono la memoria di questo padiglione della Domus Aurea, lo Studio Stefano Boeri Architetti ha progettato una passerella pedonale che – dal parco di Colle Oppio – si insinua, sfiorandole, tra le rovine fino ad approdare nella Sala Ottagona. Una linea guida che accompagna il visitatore direttamente verso il fulcro dell’edificio neroniano.


















Commenti recenti