Roma. Il sabato al via “La Luna al Colosseo” visite guidate incentrate sulla scoperta dei sotterranei. E nei mercoledì di luglio “Tramonti al Foro” alla Casa delle Vestali

Riparte il ciclo di visite guidate “La Luna sul Colosseo” con un’edizione completamente rinnovata e, per la prima volta, sarà possibile visitare la Casa delle Vestali nel Foro Romano rischiarata dalle luci del tramonto. Queste le iniziative estive promosse dal parco archeologico del Colosseo, a partire da questa settimana.

“La Luna sul Colosseo 2021 – I Sotterranei”, il sabato dalle 20 alle 24. Da sabato 17 luglio 2021, e fino al 30 ottobre 2021, si riprende con “La Luna sul Colosseo”, in collaborazione con Electa, a partire dalle 20.10 e per gruppi di massimo 20 persone. Appuntamento annuale di grande successo che sa costantemente rinnovarsi, per questa edizione “La Luna sul Colosseo” incentra il percorso sulla scoperta dei sotterranei. Il nuovo e suggestivo itinerario è reso possibile dal recente restauro dell’intera superficie degli spazi che ospitavano belve, gladiatori e apparati scenici. PRENOTAZIONI: https://www.coopculture.it/events.cfm?id=177. Durante l’itinerario si dipana il racconto della topografia della valle dove è stato costruito il Colosseo mentre, attraversando l’area dei sotterranei, si scoprono i materiali con cui è stato costruito l’anfiteatro che hanno permesso di superare lo scorrere del tempo, le funzionalità e le regole che lo rendevano una straordinaria macchina dello spettacolo. Il percorso prosegue lungo il corridoio perimetrale al piano dell’arena passando di fronte all’Edicola della Via Crucis ricostruita con i frammenti ottocenteschi originari e si conclude sul piano stesso dell’arena, con uno straordinario affaccio sugli ipogei e con uno sguardo a 360° sull’immensità degli spalti, che accoglievano più di 60mila spettatori, disegnati nella notte dalle luci e dalle ombre delle cavità dei fornici.

“Tramonti al Foro”, mercoledì 14, 21 e 28 luglio 2021, ore 19.15-20.45. Inedita e da non perdere è l’apertura serale della Casa delle Vestali. Da mercoledì 14 luglio 2021 a partire dalle 19.20 per gruppi di massimo 20 persone, e per i restanti mercoledì di luglio (21 e 28), entrando al Foro Romano dall’Arco di Tito e percorrendo la via Sacra si giunge alla Casa delle Vestali sotto i colori dell’imbrunire. PRENOTAZIONI: https://www.coopculture.it/events.cfm?id=1802. Anche questa eccezionale apertura è possibile grazie alla conclusione di lavori di conservazione con l’allestimento degli ambienti della casa delle vergini sacerdotesse, incaricate della custodia del focolare sacro della città. Gli spazi adesso visitabili – tra cui spicca la stanza della macina in pietra lavica, interpretata subito dopo la scoperta come la stanza in cui le sacerdotesse di Vesta realizzavano la mola salsa, una focaccia sacra per i culti legati ai riti cui officiavano – circondano il cortile del complesso dove si erge il tempio circolare che custodiva il fuoco sacro.
Pozzuoli. All’Anfiteatro Flavio al via la rassegna di incontri “Anfiteatri Contemporanei. Dialoghi dentro e intorno al monumento”: il direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano dialoga con i responsabili di musei e parchi archeologici

Nell’ambito del nuovo percorso espositivo “Proiezioni”, inaugurato all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli il 20 maggio scorso e visitabile fino al 26 settembre prossimo, parte la rassegna di incontri “Anfiteatri Contemporanei. Dialoghi dentro e intorno al monumento”. Il direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei Fabio Pagano dialogherà con i direttori e le direttrici di musei e parchi archeologici che tutelano alcune delle arene romane più belle e importanti al mondo. “Proiezioni” è un percorso espositivo e multimediale organizzato in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli, in stretta connessione con la mostra “Gladiatori”. L’esibizione propone un racconto dei luoghi fondato sulla fusione delle suggestioni e delle informazioni veicolate da media diversi e complementari: forme scolpite del marmo, riproduzioni digitali, evocazioni sonore. (vedi Pozzuoli. All’Anfiteatro flavio il parco archeologico dei Campi Flegrei ha aperto il nuovo percorso espositivo “Proiezioni”, in stretta connessione con la mostra “Gladiatori” al museo Archeologico nazionale di Napoli: tra le arcate tornano le sculture originarie, nei sotterranei i gladiatori diventano suggestioni sonore e visive | archeologiavocidalpassato). Questo il calendario degli eventi: 15 luglio 2021, ore 18: Fabio Pagano dialoga con Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; 22 luglio 2021, ore 18: Fabio Pagano dialoga con Federica Rinaldi, archeologa del parco archeologico del Colosseo; 29 luglio 2021, ore 18: Fabio Pagano dialoga con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; 9 settembre 2021, ore 18: Fabio Pagano dialoga con Marta Ragozzino, direttrice regionale Musei Campania e Ida Gennarelli, direttrice del museo Archeologico dell’antica Capua, del Mitreo e dell’anfiteatro Campano. Gli incontri si terranno alle 18 nei sotterranei dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli a cui, tenendo conto dell’emergenza epidemiologica in corso, si accederà con ingresso contingentato. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
Chiusa al Colosseo la grande mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”. Per l’occasione il parco archeologico del Colosseo ha presentato un video-racconto che ripercorre sezioni e opere esposte

Domenica 27 giugno 2021 si è chiusa al Colosseo la grande mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana”, ideata e curata da Mario Torelli, grande archeologo recentemente scomparso. La mostra, curata nel progetto di allestimento e nella grafica da Maurizio di Puolo, è stata promossa dal Parco archeologico del Colosseo con l’organizzazione di Electa editore, e si è avvalsa della collaborazione scientifica del parco archeologico di Pompei e del museo Archeologico nazionale di Napoli. Per l’occasione il parco archeologico di Pompei ha presentato un video racconto, realizzato da Mario Cristofaro, che ripercorre tutte le sezioni e le opere attraverso le quali si è provato a restituire in maniera compiuta il complesso dialogo che lega le due realtà più famose dell’archeologia italiana, Roma e Pompei: vedi qui il video Facebook
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nell’undicesimo appuntamento, il viaggio parte dalla Basilica di Massenzio, sulla Velia, e giunge sulla via Appia seguendo le orme dell’imperatore

Undicesimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dalla Velia, nelle immediate vicinanze del Foro Romano, più precisamente dalla Basilica di Massenzio, per giungere, seguendo le orme dell’imperatore, sulla via Appia.

Dopo aver visitato monumenti pubblici, ricche abitazioni private e chiese antiche il parco archeologico del Colosseo oggi ci porta in uno dei più grandiosi edifici della Roma imperiale: la Basilica di Massenzio. “Iniziata dall’imperatore Massenzio all’inizio del IV sec d.C.”, raccontano gli archeologi del PArCo, “la Basilica fu costruita sul luogo precedentemente occupato dagli Horrea Piperataria, realizzati durante l’età flavia, che furono magazzini del pepe e delle spezie ma anche delle droghe e medicine: sappiamo infatti che in quest’area si concentravano gli studi di famosi medici come Galeno e Arcagato”.

Della Basilica di Massenzio oggi si conserva solo la navata settentrionale, ma è sufficiente per avere un’idea della maestosità dell’edificio originario, che copriva un’area di 100×65 metri e raggiungeva 35 metri di altezza. “La copertura centrale”, spiegano gli archeologi del PArCo, “doveva essere costituita da tre immense volte a crociera rette da colonne in marmo proconnesio (l’unica superstite fu collocata nella piazza di Santa Maria Maggiore per volontà di Papa Paolo V nel 1613). Dopo la morte di Massenzio la Basilica fu completata da Costantino, e i frammenti di una statua colossale di Costantino, oggi conservati nel cortile del Palazzo dei Conservatori, furono ritrovati all’interno dell’edificio nel 1478. La sola testa della statua, che probabilmente in origine raffigurava Massenzio e che fu poi rilavorata, ha un’altezza di 2,60 metri”.

“La basilica fu sede di istituzioni importanti”, continuano gli archeologi del PArCo, “e diventò quasi l’organo unitario di tutta l’amministrazione della città. La posizione elevata, sulla Velia (e non nel Foro come le precedenti basiliche), si lega a quella della Prefettura urbana che in età tardo-antica occupava l’area retrostante alla basilica stessa. Le trasformazioni di fine IV sec d.C., come la costruzione della nuova abside settentrionale, testimoniano indirettamente anche il cambiamento che ci fu nelle procedure amministrative: i processi non erano più pubblici ma riservati ormai solo ai senatori; era quindi sorta l’esigenza di avere aule appartate, dove potevano riunirsi pochi partecipanti”.

“Massenzio”, ricordano gli archeologi del PArCo, “fu straordinario committente di questa opera per uso pubblico nel centro della Roma antica ma, come tutti i suoi predecessori, per godere di un po’ di tranquillità fuori città fece costruire una splendida residenza privata in un’area suburbana, tra il II e il III miglio della via Appia. Il complesso era costituito da tre edifici principali: il palazzo, il circo e il mausoleo dinastico”.

Il palazzo, dai cui resti svetta l’abside dell’Aula Palatina, sorgeva su un’altura già occupata nel II sec. a.C. da una villa rustica, poi trasformata nel II secolo d. C. dal retore greco Erode Attico, che la inglobò nel Pago Triopio.

“Il monumento più noto del complesso”, spiegano gli archeologi del PArCo, “è il circo, ancora ben conservato in tutte le sue componenti architettoniche. Esso si sviluppa per una lunghezza di m 512, con una spina (m 296) centrale ornata da vasche e sculture; al centro si ergeva l’obelisco in granito trasportato nel 1650 in piazza Navona per decorare la Fontana dei Fiumi di Bernini”.

Il mausoleo dinastico, di forma circolare, è noto come “Tomba di Romolo” dal nome del figlio dell’imperatore morto tragicamente nel 309 d.C. “Chiuso in un quadriportico coperto in origine da volte a crociera”, descrivono gli archeologi del PArCo, “il sepolcro è a pianta circolare ed era preceduto da un accesso monumentale. Della costruzione, che si sviluppava su due livelli, si conserva solo la cripta mentre al posto del pronao d’ingresso è oggi la palazzina Torlonia, trasformazione di un precedente casale agricolo settecentesco. Agli inizi dell’Ottocento l’area venne infatti acquisita dalla famiglia Torlonia e annessa alla vasta tenuta della Caffarella; nel 1825 ebbero inizio gli scavi sistematici del complesso”.

Informazioni per la visita: sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali – Villa di Massenzio, via Appia Antica 153. Ingresso gratuito dal martedì alla domenica (ore 10-16); la biglietteria chiude mezz’ora prima. Chiuso il lunedì, 1° gennaio, 1° maggio e 25 dicembre. Informazioni su www.villadimassenzio.it e allo 060608.
Roma. Dal 6 luglio il percorso di visita al Foro Romano si arricchisce del settore SE dell’Atrium Vestae, la Casa delle Vestali, con un nuovo allestimento museale

Con il nuovo allestimento museale per gli ambienti occupati dalle vergini sacerdotesse, incaricate della custodia del focolare sacro della città e di altri riti connessi con il culto domestico, si ampliano gli spazi espositivi e si arricchisce il percorso di visita del PArCo nel Foro Romano. Dal 6 luglio 2021, dopo nuove indagini archeologiche e accurati interventi di restauro conservativo, torna a rivivere il complesso della Casa delle Vestali: diventa finalmente accessibile un nuovo percorso di visita che consentirà la fruizione del settore sud-orientale dell’Atrium Vestae, da tempo chiuso al pubblico.

Il settore SE della Casa delle Vestali e l’allestimento museale. La Casa delle Vestali, o Atrium Vestae, venne messa in luce da Rodolfo Lanciani nel corso degli scavi eseguiti negli anni 1882-1884. “In particolare”, ricordano gli archeologi del PArCo, “gli ambienti, ora aperti al pubblico, sono stati rinvenuti in seguito alla rimozione del grande muro di recinzione degli Orti Farnesiani e degli strati di interro, caratterizzati da uno spessore anche di venti metri rispetto al piano di calpestio antico. Subito dopo la scoperta ebbero inizio i lavori di sistemazione delle strutture e dei reperti lapidei rinvenuti, parte dei quali, successivamente esposti nell’Antiquarium forense, sono ora allestiti negli ambienti del settore SE, dopo un accurato intervento di recupero conservativo durato dal 2013 al 2020”.

“Le recenti indagini archeologiche hanno consentito di acquisire nuovi dati sulle vicende che hanno interessato il complesso architettonico”, spiegano gli archeologi del PArCo. “Il rinvenimento del suolo naturale subito sotto i piani pavimentali imperiali conferma che il lato Est dell’Atrium a Sud dell’antica Via Nova, prima delle ristrutturazioni neroniane conseguenti all’incendio del 64 d.C., doveva essere verosimilmente occupato dal bosco sacro, il Lucus Vestae. Alla fase neroniana-flavia si possono ascrivere alcune strutture murarie rinvenute nel corso delle indagini più recenti nel settore SE, sia in corrispondenza del cd. mezzanino sia al piano terra e che sono state successivamente inglobate nelle strutture traianee databili intorno al 110-113 d.C. Nella fase traianea gli ambienti posti al pianterreno (A-E) dovevano avere funzioni residenziali e di rappresentanza. Sostanzialmente fino almeno al IV secolo d.C. il piano inferiore restò pressoché immutato”.

“Fin dal rinvenimento, l’ambiente D è stato interpretato come pistrinum, ovvero mulino, data la forma circolare e il ritrovamento (probabilmente all’interno o nei pressi) di alcuni elementi frammentari pertinenti a più di una macina a clessidra (mola versatilis) in pietra lavica: due frammenti di catillus e due metae frammentarie di diverso diametro”, raccontano gli archeologi del PArCo. “Nonostante l’opinione comunemente condivisa in letteratura, che viene in genere associata ad una delle funzioni svolte dalle Vestali, ossia la preparazione della mola salsa, composta da farina di farro e sale, alcune considerazioni di tipo tecnico-costruttivo sembrano escludere la correlazione di questa struttura con l’installazione di un mulino. Probabilmente si deve ai primi anni del XX secolo l’allestimento della meta al centro della struttura circolare”.

La mola salsa. Secondo le fonti le tre Vestali Massime un giorno su due, durante il periodo dal 7 al 14 maggio, mettevano le spighe di farro, far, in cesti da mietitori; quindi procedevano alla tostatura, alla frantumazione e alla molitura delle spighe. Aggiungendo sale cotto e sale grezzo ai Lupercalia (15 febbraio), ai Vestalia (9 giugno) e alle Idi di settembre (13 settembre), le Vestali facevano la mola salsa, sparsa su tutti gli animali condotti al sacrificio pubblico e su ogni offerta fatta agli dei. Da questo rito preliminare del sacrificio proviene il termine immolare, letteralmente cospargere di mola.
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel decimo appuntamento, il viaggio parte dal Santa Maria Antiqua al Foro Romano, simbolo della cristianizzazione di Roma, e giunge a Santa Maria Maggiore nell’antica città di Ninfa (Lt)

Decimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dal Foro Romano, più precisamente da uno dei luoghi simbolo della cristianizzazione di Roma, Santa Maria Antiqua (“antiqua” perché nel IX sec. d.C. un terremoto la distrusse e fu quindi sostituita dalla “nova” chiesa monumentale, non lontano dall’Anfiteatro Flavio), per giungere a Santa Maria Maggiore nell’antica città di Ninfa, nel Comune di Cisterna di Latina.


Acquerello del 1702 allegato al “Diario di Francesco Valesio” (da De Grüneisen 1911) raffigurante la parete absidale di Santa Maria Antiqua: si vede la parete oggi conosciuta come parete-palinsesto mostrava un solo strato di pitture, probabilmente l’ultimo realizzato al tempo di Giovanni VII (705-707 d.C.) (foto da: Santa Maria Antiqua al Foro Romano, cento anni dopo. Atti del colloquio internazionale, Roma 5-6 maggio 2000 Campisano editore, 2004)
Santa Maria Antiqua fu costruita alla metà del VI sec d.C. sfruttando strutture esistenti di età imperiale; la chiesa è preziosa soprattutto per il suo complesso di pitture, databili tra il VI e il IX sec d.C. Considerata un manifesto dell’ellenismo di Bisanzio, la decorazione pittorica permette di comprendere l’evoluzione della pittura tra la tarda antichità e il medioevo. Tutto questo è testimoniato, in particolar modo, dalla parete palinsesto, a destra dell’abside, che conserva tracce di diversi strati di pitture sovrapposti.

“Il primo strato, quindi l’immagine più antica”, spiegano gli archeologi del PArCo, “risale alla prima metà del VI sec d.C. e raffigura Maria regina con Bambino e angelo, dipinta subito dopo la conquista bizantina della città. Del periodo successivo si conserva un’Annunciazione di cui rimane solo il volto della Vergine e la figura del cosiddetto Angelo “bello” realizzato dalla mano di un artista raffinato a testimonianza del breve periodo felice in cui la chiesa divenne palatina (565-578 d.C.). Il terzo strato permette di riconoscere due Santi identificati come Basilio e Giovanni e fu realizzato sicuramente dopo il 649 d.C. Nel quarto ed ultimo strato è riconoscibile parte di uno dei Padri della Chiesa, Gregorio Nazianzeno, raffigurato con San Basilio (705-707 d.C.)”.


Santa Maria Antiqua nel Foro Romano: Cappella di Teodoto, particolare della Crocifissione, che testimonia il passaggio dalla pittura con influenze costantinopolitane di ascendenza tardo-ellenistica all’utilizzo di forme e figure rese in maniera semplice ed efficace (foto PArCo)
“Le pareti della chiesa – continuano gli archeologi del PArCo – verranno arricchite man mano da nuovi affreschi; la navata a sinistra dell’ingresso, per esprimere in maniera inequivocabile la fede verso la Chiesa di Roma, fu affrescata con Santi della chiesa greca e latina, con Cristo al centro e in alto scene del Vecchio Testamento (757-767 d.C.). A sinistra del presbiterio ancora oggi si può ammirare la splendida e colorata cappella di Teodoto, databile al 741-782 d.C. dove le immagini sacre rivestono ancora un ruolo fondamentale mentre a Bisanzio erano già state cancellate dall’iconoclastia . A destra del presbiterio, la Cappella dei Santi Medici fa parte della campagna decorativa promossa da Giovanni VII nel 705-707 d.C.”.

Ma c’è un’ altra chiesa, con lo stesso nome di Santa Maria e anch’essa con il passare dei secoli in parte crollata, che ha anche un forte legame con Roma e con Bisanzio, e che può ancora oggi svelare molto della sua storia: Santa Maria Maggiore nell’area dell’antica città di Ninfa (Cisterna di Latina). “Siamo più avanti sulla linea del tempo”, fanno presente gli archeologi del PArCo, “ma anche qui ci troviamo di fronte ad un contesto unico e straordinario: S. Maria Maggiore, costruita a partire dal X secolo, era il più importante edificio di culto dell’antica città di Ninfa. Situata in una posizione strategica, in corrispondenza di una delle quattro porte di accesso che si aprivano lungo la cinta muraria, ancora oggi si mostra con la sua imponenza e maestosità tra i ruderi del giardino. Fu proprio in questa chiesa che nel 1159 fu incoronato Papa, con il nome di Alessandro III, il cardinale Rolando Bandinelli che si era rifugiato a Ninfa, fuggendo dall’Imperatore Federico Barbarossa. Quest’ultimo, per vendetta saccheggiò la città con il suo esercito”.

Originariamente – ricordano gli archeologi – il corpo della Chiesa era costituito da tre navate scandite da pilastri a sezione quadrata, con un’unica abside affrescata, rivolta verso l’oriente e con un’ampia cripta, le cui tracce sono visibili ancora oggi. “È nel Trecento che viene realizzato il campanile addossato alla facciata, caratterizzato da bifore, cornici e da una decorazione diffusa in molte chiese di Roma. La navata centrale era coperta da un tetto ligneo a due falde, mentre le navate laterali presentavano volte in muratura”.

Santa Maria Maggiore a Ninfa: le tracce degli affreschi decorativi del catino absidale mostrano una figura, San Pietro, che regge le teste dei principi degli apostoli con accanto un santo domenicano (forse Tommaso d’Aquino) (foto Giardino di Ninfa)
A testimoniare la ricchezza del luogo, sono ancora visibili nel catino dell’abside due affreschi, uno dei quali raffigurante San Pietro, datati al 1160-1170 circa, eseguiti probabilmente in occasione del matrimonio della principessa bizantina Eudocia, di passaggio a Ninfa proprio in quegli anni. Le visite allo splendido Giardino di Ninfa, gestito dalla Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta Onlus, sono organizzate secondo un preciso calendario, disponibile sul sito https://www.giardinodininfa.eu.
La vita politica della Roma antica, tra il Foro e la Curia: il parco archeologico del Colosseo partecipa alla Notte europea dei Musei offrendo una passeggiata nella Storia all’interno della Curia Iulia, e sotto le stelle nel Foro Romano

La vita politica della Roma antica, tra il Foro e la Curia. È il tema sviluppato dagli esperti del parco archeologico del Colosseo per la Notte europea dei Musei con apertura straordinaria serale del Foro Romano e della Curia Iulia, dalle 19.15 alle 21.45 (ultimo ingresso alle 21), senza prenotazione. Ingresso e uscita da Largo della Salara Vecchia. Per l’occasione il biglietto avrà il costo simbolico di 1 euro. Ulteriori informazioni sulle modalità di accesso verranno comunicate sul sito e sui canali social del PArCo. L’iniziativa, giunta alla sua diciassettesima edizione, è organizzata dal ministero della Cultura francese e patrocinata dall’Unesco, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM. Il parco archeologico del Colosseo partecipa aprendo i cancelli del Foro Romano e offrendo una suggestiva visita sotto le stelle, passeggiando nella Storia all’interno dello spazio della Curia Iulia sede del Senato romano.

La Curia Iulia. “L’edificio”, spiegano gli archeologi del PArCo, “deve il suo nome alle assemblee dei “curiati”, i cittadini selezionati in base al censo, che si svolgevano nel Comizio; era qui infatti che si apriva la prima curia di Roma, la Curia Hostilia, edificata secondo la leggenda da Tullio Ostilio terzo re di Roma nel VI sec. a.C. Danneggiata da un incendio nel 52 a.C., Giulio Cesare rifondò la nuova Curia, modificandone l’orientamento e annettendola al suo Foro personale. Il lavoro fu terminato poi nel 29 a.C. da Augusto ma già nel 94 d.C. all’epoca di Domiziano vi fu un primo restauro, seguito da un intervento più importante dovuto a Diocleziano, conseguente al disastroso incendio del 238 d.C.: di questo restauro sono ancora visibili, all’interno, lo splendido pavimento a opus sectile e la decorazione parietale a nicchie marmoree policrome. Il grande vano interno rispettava le proporzioni consigliate da Vitruvio per le curie: l’altezza (21 m) era quindi circa la metà della somma tra lunghezza e larghezza. L’aula era divisa in tre settori, con a destra e sinistra tre gradini larghi e bassi, dove erano collocati i circa trecento seggi per i senatori”.

Tra il 2019 e il 2020 la Curia Iulia è stato oggetto di un importante restauro conservativo, a cura di Maria Grazia Filetici, che ne ha permesso la riapertura al pubblico come spazio di condivisione, dialogo, incontro. “I nuovi infissi – sottolineano al PArCo – forniscono un importante livello di sicurezza alla spinta del vento e i grandi vetri restituiscono giochi di riflessi e nuove trasparenze al monumento. Inoltre è stato creato un nuovo sistema di impermeabilizzazione della copertura e le nuove vetrate sono dotate di impianti meccanizzati per l’oscuramento della sala interna”.
Roma. Alla Basilica di Massenzio al via “Dante Assoluto”, sette serate, ognuna con un tema diverso, promosse da PArCo ed Electa, con interpreti del teatro, del cinema e della musica che celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita

Sette serate in cui autrici e autori italiani, e non solo, omaggeranno Dante con testi inediti ispirati a un canto, un verso, un personaggio della Divina Commedia o di un’altra opera del poeta per offrirne una nuova “lettura d’autore”. Testimonieranno la varietà e la profondità dei contenuti e la durevole attualità dell’opera dantesca che, oltre che un ineludibile riferimento per la nostra identità linguistica e culturale, continua a stimolare la sensibilità e la creatività contemporanee e ad essere un vivaio di riflessioni letterarie, storiche, scientifiche, etiche, giuridiche, politiche, psicologiche e artistiche. Tutto questo è “Dante assoluto”, festival alla Basilica Di Massenzio dal 1° al 20 luglio 2021 per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta Dante Alighieri, promosso dal parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Electa. Il Festival ha la direzione artistica di Maria Ida Gaeta, il patrocinio del Comitato Dante700 ed è realizzato in collaborazione con FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori). Si avvale, per la serata inaugurale, della collaborazione con il MAR Museo d’Arte della città di Ravenna e, per la serata del 5 luglio 2021, del sostegno del Centro per il libro e la letteratura e dell’ADI (Associazione degli Italianisti). Partner della manifestazione è Ferrovie dello Stato. Mediapartner RaiCultura, Rai5 e Rai Storia. Tutte le serate sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria attraverso la piattaforma Eventbrite. Le prenotazioni si aprono a partire dal decimo giorno precedente ogni singola serata, fino ad esaurimento posti. “Nel 2021, anno di Dante, il parco archeologico del Colosseo ha voluto omaggiare il Sommo Poeta con un Festival interamente dedicato a lui, simbolo della cultura e della lingua italiana nel mondo”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, “all’interno di uno degli spazi più monumentali del Foro Romano celebriamo la sua opera e la sua figura, patrimonio di tutti”. E la direttrice artistica Maria Ida Gaeta: “Partendo dalla consapevolezza che un classico è un autore i cui testi non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire, siamo certi che queste indagini contemporanee su un autore come Dante potranno offrirci una ricchezza tale da farci riflettere sull’attualità delle nostre vite con grande libertà critica”.

Sul palco di Massenzio, insieme agli autori e alle autrici anche interpreti del teatro, del cinema e della musica celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita grazie alla sua intrinseca immortalità che ritroviamo indistruttibile anche nella cultura popolare e nella musica pop italiana. E sarà proprio questo il tema della prima serata di “Dante assoluto” (giovedì 1° luglio 2021) organizzata in collaborazione con il museo d’Arte della città di Ravenna. Ne sarà protagonista lo studioso della lingua italiana Giuseppe Antonelli, affiancato da grandi ospiti come Francesco De Gregori, uno dei più importanti artisti italiani che ha accompagnato le nostre vite con liriche e rime di forte ispirazione poetica e letteraria, spesso con sfondi etico – politici. De Gregori, con i musicisti dell’Orchestra popolare italiana diretta da Ambrogio Sparagna, ci farà dono di un intervento musicale dedicato a Dante Alighieri. Nella stessa serata d’apertura ascolteremo poi Chiara Valerio che con Sergio Rubini e Michela Murgia daranno vita a una intervista impossibile a Beatrice, sulle tracce di quella realizzata da Umberto Eco nel 1975 su Radio RAI. In conclusione l’intervento dei rapper Murubutu e Claver Gold, tra le ultime più significative espressioni artistiche che attualizzano in chiave rap la poetica dantesca.

Gli appuntamenti successivi, che avranno ognuno un tema differente, vedranno protagonisti con i loro inediti scritti per l’occasione le scrittrici e gli scrittori Piero Trellini, Giulio Leoni, Javier Cercas, Roberto Saviano, Melania Mazzucco, Alessandro Piperno, Aldo Cazzullo, Fabio Stassi, Edoardo Albinati, Stefania Auci, Nicola Lagioia; gli studiosi Lina Bolzoni, Giulio Ferroni e Franco Cardini e i poeti Valerio Magrelli, Ana Blandiana, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Simone Di Biaso, Sara Ventroni. Con loro anche l’attrice Monica Guerritore con un testo teatrale di cui lei stessa è autrice. Le letture dantesche sono affidate alle voci di Valeria Solarino, Anna Bonaiuto, Maddalena Crippa, Giorgio Colangeli, Lucia Mascino, Lunetta Savino. In tutte le serate musica live con i musicisti Riccardo Manzi, Erica Scherl, Pierpaolo Ranieri, Alessandra Celletti, Rita Marcotulli, Andrea Damiano, Sandra Castellano, Alessandra Bossa, Alessandro Gwis, Michele Rabbia che accompagneranno le parole di autrici e autori e le letture di attrici e attori.

Infine, a testimonianza di quanto sia intenso il dialogo tra poesia, musica e canto nelle varie generazioni e nei vari stili musicali di autori italiani, in continuità con la presenza cantautoriale di Francesco De Gregori e dei rapper Murubutu e Claver Gold con i loro omaggi a Dante nella prima serata, anche la conclusione delle altre serate del Festival sarà affidata alle voci di cantautori quali Cristiano Godano, frontman del gruppo rock Marlene Kuntz, la violinista H.E.R. vincitrice del Premio Musicultura e del Premio Amnesty International Emergenti, Giovanni Succi il poeta – cantante leader del gruppo indie rock Bachi da Pietra – e il giovanissimo Fulminacci, vincitore della Targa Tenco come miglior Opera Prima e del Premio MEI come miglior giovane cantautore dell’anno. Scarica qui il programma completo (SOLO PROGRAMMA.indd (parcocolosseo.it).
Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel nono appuntamento, il viaggio parte dall’Arco di Tito, alle pendici del Palatino, per giungere alla Sinagoga del parco archeologico di Ostia Antica, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma

Nono appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dalle pendici del Palatino, precisamente dall’Arco di Tito, e si arriva al parco archeologico di Ostia Antica, alla Sinagoga, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma.

Costruito sul punto più alto della Via Sacra, l’Arco di Tito domina il paesaggio del Foro Romano: “Fu forse proprio la sua posizione – raccontano gli archeologi del PArCo – a far sì che nel Medioevo fosse incorporato nella fortezza costruita dalla famiglia Frangipane; fu poi parte del vicino convento di Santa Maria Nova, e solo tra il 1812 ed il 1824, grazie ai restauri di Raffaele Stern e Giuseppe Valadier, fu “liberato” assumendo l’aspetto attuale”.

“L’arco, ad un solo fornice – spiegano gli archeologi del PArCo -, fu dedicato all’imperatore Tito dopo la sua morte (unico tra gli archi trionfali superstiti ad essere dedicato ad un imperatore divinizzato), per commemorare la vittoria nella Guerra giudaica conclusasi drammaticamente nel 70 d.C. con il saccheggio di Gerusalemme e con la distruzione del Tempio da parte dell’esercito romano. Sono proprio questi avvenimenti ad essere illustrati sui rilievi all’interno dell’arco, che per struttura e decorazione costituisce una dei capolavori dell’arte romana: nella sua decorazione, infatti, sono per la prima volta vengono introdotti in un monumento ufficiale gli elementi stilistici dell’arte popolare”.


Copia del rilievo del fornice meridionale dell’arco di Tito con la rappresentazione della menorah e degli altri oggetti sacri portati via del tempio di Gerusalemme (foto PArCo)
“Nella volta, riccamente decorata a cassettoni, è raffigurata l’apoteosi dell’imperatore, portato in cielo da un’aquila. I due grandi rilievi sui lati interni del fornice rappresentano invece il trionfo di Tito: a Nord, Tito è sulla quadriga trionfale, incoronato dalla Vittoria; sul lato Sud, si vede invece il corteo che avanza verso la Porta Triumphalis: si distinguono gli oggetti saccheggiati al tempio di Gerusalemme, i vasi sacri, le trombe di argento e la menorah (il candelabro a sette braccia) che saranno poi esposti come “bottino di guerra” nel vicino Tempio della Pace. La fine della guerra giudaica, con l’imposizione del “Fiscus iudaicus”, la tassa da pagare al tempio di Giove Capitolino, segnò forse il momento di crisi più profonda tra la gerarchia imperiale e la numerosa ed influente comunità ebraica romana, considerata la più antica del mondo, stanziata a Roma probabilmente già dalla metà del II secolo a.C.”.

Ma una comunità ebraica numerosa doveva essere presente anche nella vicina Ostia Antica, come dimostra la scoperta della sinagoga, avvenuta nel 1961 durante i lavori di realizzazione della viabilità verso Fiumicino. L’edificio si impose subito all’attenzione degli archeologi per la sua monumentalità e per la sua lunga vita.

La sinagoga di Ostia Antica sorgeva lungo la via Severiana quasi in riva al mare, fuori dalla porta cittadina (in età romana la linea di costa era molto arretrata rispetto all’attuale): “Una posizione decentrata”, sottolineano gli archeologi del PArCo, “che si spiega con il voler mantenere la propria identità religiosa ben distinta dalla serie di culti che si svolgevano in città e ai quali erano dedicati tantissimi luoghi, sacelli, templi e aree sacre, in funzione delle specificità delle singole divinità. Inoltre, per gli Ebrei le spiagge del Mediterraneo erano considerate luoghi puri per fare abluzioni rituali. L’edificio di culto era orientato in direzione Est/Sud-Est: ovvero in direzione di Gerusalemme”.


La menorah raffigurata nell’edicola della sinagoga di Ostia (foto parco ostia antica)
“Considerata per lungo tempo la più antica sinagoga dell’Occidente mediterraneo, secondo le ultime interpretazioni essa si imposta su un edificio privato del I secolo d.C. che solo all’inizio del III secolo fu destinato a sinagoga. Gli interventi strutturali più importanti risalgono però al IV secolo d.C. quando il complesso fu ampliato anche con funzioni di ospitalità per viaggiatori ebrei e con la realizzazione all’interno dell’aula di culto di un’edicola nella quale erano conservati i rotoli della Legge, la Torah. L’edicola – concludono – era un piccolo spazio absidato e monumentalizzato con colonnine con mensole decorate con la rappresentazione della menorah (il calendario a 7 bracci) a bassorilievo a lato dell’ingresso”.







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