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La vita politica della Roma antica, tra il Foro e la Curia: il parco archeologico del Colosseo partecipa alla Notte europea dei Musei offrendo una passeggiata nella Storia all’interno della Curia Iulia, e sotto le stelle nel Foro Romano

Il Foro Romano illuminato offre suggestivi scorci per una passeggiata sotto le stelle (foto PArCo)

La vita politica della Roma antica, tra il Foro e la Curia. È il tema sviluppato dagli esperti del parco archeologico del Colosseo per la Notte europea dei Musei con apertura straordinaria serale del Foro Romano e della Curia Iulia, dalle 19.15 alle 21.45 (ultimo ingresso alle 21), senza prenotazione. Ingresso e uscita da Largo della Salara Vecchia. Per l’occasione il biglietto avrà il costo simbolico di 1 euro. Ulteriori informazioni sulle modalità di accesso verranno comunicate sul sito e sui canali social del PArCo. L’iniziativa, giunta alla sua diciassettesima edizione, è organizzata dal ministero della Cultura francese e patrocinata dall’Unesco, dal Consiglio d’Europa e dall’ICOM. Il parco archeologico del Colosseo partecipa aprendo i cancelli del Foro Romano e offrendo una suggestiva visita sotto le stelle, passeggiando nella Storia all’interno dello spazio della Curia Iulia sede del Senato romano.

La Curia Iulia, nel Foro Romano, era la sede del Senato di Roma (foto PArCo)

La Curia Iulia. “L’edificio”, spiegano gli archeologi del PArCo, “deve il suo nome alle assemblee dei “curiati”, i cittadini selezionati in base al censo, che si svolgevano nel Comizio; era qui infatti che si apriva la prima curia di Roma, la Curia Hostilia, edificata secondo la leggenda da Tullio Ostilio terzo re di Roma nel VI sec. a.C. Danneggiata da un incendio nel 52 a.C., Giulio Cesare rifondò la nuova Curia, modificandone l’orientamento e annettendola al suo Foro personale. Il lavoro fu terminato poi nel 29 a.C. da Augusto ma già nel 94 d.C. all’epoca di Domiziano vi fu un primo restauro, seguito da un intervento più importante dovuto a Diocleziano, conseguente al disastroso incendio del 238 d.C.: di questo restauro sono ancora visibili, all’interno, lo splendido pavimento a opus sectile e la decorazione parietale a nicchie marmoree policrome. Il grande vano interno rispettava le proporzioni consigliate da Vitruvio per le curie: l’altezza (21 m) era quindi circa la metà della somma tra lunghezza e larghezza. L’aula era divisa in tre settori, con a destra e sinistra tre gradini larghi e bassi, dove erano collocati i circa trecento seggi per i senatori”.

Giochi di riflessi sui grandi vetri della Curia Iulia, dopo i restauri del 2020 (foto Marco Graziani)

Tra il 2019 e il 2020 la Curia Iulia è stato oggetto di un importante restauro conservativo, a cura di Maria Grazia Filetici, che ne ha permesso la riapertura al pubblico come spazio di condivisione, dialogo, incontro. “I nuovi infissi – sottolineano al PArCo – forniscono un importante livello di sicurezza alla spinta del vento e i grandi vetri restituiscono giochi di riflessi e nuove trasparenze al monumento. Inoltre è stato creato un nuovo sistema di impermeabilizzazione della copertura e le nuove vetrate sono dotate di impianti meccanizzati per l’oscuramento della sala interna”.

Roma. Alla Basilica di Massenzio al via “Dante Assoluto”, sette serate, ognuna con un tema diverso, promosse da PArCo ed Electa, con interpreti del teatro, del cinema e della musica che celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita

La presentazione del festival “Dante Assoluto” con Alfonsina Russo, direttore del PArCo, e Maria Ida Gaeta, direttrice artistica dell’evento (foto PArCo)

Sette serate in cui autrici e autori italiani, e non solo, omaggeranno Dante con testi inediti ispirati a un canto, un verso, un personaggio della Divina Commedia o di un’altra opera del poeta per offrirne una nuova “lettura d’autore”. Testimonieranno la varietà e la profondità dei contenuti e la durevole attualità dell’opera dantesca che, oltre che un ineludibile riferimento per la nostra identità linguistica e culturale, continua a stimolare la sensibilità e la creatività contemporanee e ad essere un vivaio di riflessioni letterarie, storiche, scientifiche, etiche, giuridiche, politiche, psicologiche e artistiche. Tutto questo è “Dante assoluto”, festival alla Basilica Di Massenzio dal 1° al 20 luglio 2021 per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta Dante Alighieri, promosso dal parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Electa. Il Festival ha la direzione artistica di Maria Ida Gaeta, il patrocinio del Comitato Dante700 ed è realizzato in collaborazione con FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori). Si avvale, per la serata inaugurale, della collaborazione con il MAR Museo d’Arte della città di Ravenna e, per la serata del 5 luglio 2021, del sostegno del Centro per il libro e la letteratura e dell’ADI (Associazione degli Italianisti). Partner della manifestazione è Ferrovie dello Stato. Mediapartner RaiCultura, Rai5 e Rai Storia. Tutte le serate sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria attraverso la piattaforma Eventbrite. Le prenotazioni si aprono a partire dal decimo giorno precedente ogni singola serata, fino ad esaurimento posti. “Nel 2021, anno di Dante, il parco archeologico del Colosseo ha voluto omaggiare il Sommo Poeta con un Festival interamente dedicato a lui, simbolo della cultura e della lingua italiana nel mondo”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, “all’interno di uno degli spazi più monumentali del Foro Romano celebriamo la sua opera e la sua figura, patrimonio di tutti”. E la direttrice artistica Maria Ida Gaeta: “Partendo dalla consapevolezza che un classico è un autore i cui testi non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire, siamo certi che queste indagini contemporanee su un autore come Dante potranno offrirci una ricchezza tale da farci riflettere sull’attualità delle nostre vite con grande libertà critica”.

La locandina del festival “Dante Assoluto” dal 1° al 20 luglio 2021 alla basilica di Massenzio al Foro romano

Sul palco di Massenzio, insieme agli autori e alle autrici anche interpreti del teatro, del cinema e della musica celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita grazie alla sua intrinseca immortalità che ritroviamo indistruttibile anche nella cultura popolare e nella musica pop italiana. E sarà proprio questo il tema della prima serata di “Dante assoluto” (giovedì 1° luglio 2021) organizzata in collaborazione con il museo d’Arte della città di Ravenna. Ne sarà protagonista lo studioso della lingua italiana Giuseppe Antonelli, affiancato da grandi ospiti come Francesco De Gregori, uno dei più importanti artisti italiani che ha accompagnato le nostre vite con liriche e rime di forte ispirazione poetica e letteraria, spesso con sfondi etico – politici. De Gregori, con i musicisti dell’Orchestra popolare italiana diretta da Ambrogio Sparagna, ci farà dono di un intervento musicale dedicato a Dante Alighieri.  Nella stessa serata d’apertura ascolteremo poi Chiara Valerio che con Sergio Rubini e Michela Murgia daranno vita a una intervista impossibile a Beatrice, sulle tracce di quella realizzata da Umberto Eco nel 1975 su Radio RAI. In conclusione l’intervento dei rapper Murubutu e Claver Gold, tra le ultime più significative espressioni artistiche che attualizzano in chiave rap la poetica dantesca.

Dante Alighieri “protagonista” per sette serate promosse dal parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Gli appuntamenti successivi, che avranno ognuno un tema differente, vedranno protagonisti con i loro inediti scritti per l’occasione le scrittrici e gli scrittori Piero Trellini, Giulio Leoni, Javier Cercas, Roberto Saviano, Melania Mazzucco, Alessandro Piperno, Aldo Cazzullo, Fabio Stassi, Edoardo Albinati, Stefania Auci, Nicola Lagioia; gli studiosi Lina Bolzoni, Giulio Ferroni e Franco Cardini e i poeti Valerio Magrelli, Ana Blandiana, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Simone Di Biaso, Sara Ventroni. Con loro anche l’attrice Monica Guerritore con un testo teatrale di cui lei stessa è autrice.  Le letture dantesche sono affidate alle voci di Valeria Solarino, Anna Bonaiuto, Maddalena Crippa, Giorgio Colangeli, Lucia Mascino, Lunetta Savino. In tutte le serate musica live con i musicisti Riccardo Manzi, Erica Scherl, Pierpaolo Ranieri, Alessandra Celletti, Rita Marcotulli, Andrea Damiano, Sandra Castellano, Alessandra Bossa, Alessandro Gwis, Michele Rabbia che accompagneranno le parole di autrici e autori e le letture di attrici e attori. 

Dante Alighieri troneggia con le sue opere sulle grandi volte della Basilica di Massenzio al Foro romano (foto PArCo)

Infine, a testimonianza di quanto sia intenso il dialogo tra poesia, musica e canto nelle varie generazioni e nei vari stili musicali di autori italiani, in continuità con la presenza cantautoriale di Francesco De Gregori e dei rapper Murubutu e Claver Gold con i loro omaggi a Dante nella prima serata, anche la conclusione delle altre serate del Festival sarà affidata alle voci di cantautori quali Cristiano Godano, frontman del gruppo rock Marlene Kuntz,  la violinista H.E.R. vincitrice del Premio Musicultura e del Premio Amnesty International Emergenti, Giovanni Succi il poeta – cantante leader del gruppo indie rock Bachi da Pietra – e il giovanissimo Fulminacci, vincitore della Targa Tenco come miglior Opera Prima e del Premio MEI come miglior giovane cantautore dell’anno. Scarica qui il programma completo (SOLO PROGRAMMA.indd (parcocolosseo.it).

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel nono appuntamento, il viaggio parte dall’Arco di Tito, alle pendici del Palatino, per giungere alla Sinagoga del parco archeologico di Ostia Antica, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma

L’Arco di Tito, costruito sul punto più alto della Via sacra, domina il Foro Romano (foto PArCo)

Nono appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte dalle pendici del Palatino, precisamente dall’Arco di Tito, e si arriva al parco archeologico di Ostia Antica, alla Sinagoga, sulle tracce della Menorah, alla scoperta della presenza ebraica in antico nell’area di Roma.

L’Arco di Tito incorporato nella fortezza Frangipane come si vede nella “Veduta dell’Arco di Tito” di Bernardo Bellotto, olio su tela (1742-44), conservata all’Accademia Carrara di Bergamo (foto accademia carrara)

Costruito sul punto più alto della Via Sacra, l’Arco di Tito domina il paesaggio del Foro Romano: “Fu forse proprio la sua posizione – raccontano gli archeologi del PArCo – a far sì che nel Medioevo fosse incorporato nella fortezza costruita dalla famiglia Frangipane; fu poi parte del vicino convento di Santa Maria Nova, e solo tra il 1812 ed il 1824, grazie ai restauri di Raffaele Stern e Giuseppe Valadier, fu “liberato” assumendo l’aspetto attuale”.

L’Arco di Tito visto da Est, con l’iscrizione dedicatoria del Senato e del popolo romano all’Imperatore divinizzato (foto PArCo)

“L’arco, ad un solo fornice – spiegano gli archeologi del PArCo -, fu dedicato all’imperatore Tito dopo la sua morte (unico tra gli archi trionfali superstiti ad essere dedicato ad un imperatore divinizzato), per commemorare la vittoria nella Guerra giudaica conclusasi drammaticamente nel 70 d.C. con il saccheggio di Gerusalemme e con la distruzione del Tempio da parte dell’esercito romano. Sono proprio questi avvenimenti ad essere illustrati sui rilievi all’interno dell’arco, che per struttura e decorazione costituisce una dei capolavori dell’arte romana: nella sua decorazione, infatti, sono per la prima volta vengono introdotti in un monumento ufficiale gli elementi stilistici dell’arte popolare”.

Il soffitto cassettonato del fornice dell’Arco di Tito; nel riquadro al centro è raffigurata l’apoteosi dell’imperatore Tito, morto nell’anno 81 d.C. (foto PArCo)
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Copia del rilievo del fornice meridionale dell’arco di Tito con la rappresentazione della menorah e degli altri oggetti sacri portati via del tempio di Gerusalemme (foto PArCo)

“Nella volta, riccamente decorata a cassettoni, è raffigurata l’apoteosi dell’imperatore, portato in cielo da un’aquila. I due grandi rilievi sui lati interni del fornice rappresentano invece il trionfo di Tito: a Nord, Tito è sulla quadriga trionfale, incoronato dalla Vittoria; sul lato Sud, si vede invece il corteo che avanza verso la Porta Triumphalis: si distinguono gli oggetti saccheggiati al tempio di Gerusalemme, i vasi sacri, le trombe di argento e la menorah (il candelabro a sette braccia) che saranno poi esposti come “bottino di guerra” nel vicino Tempio della Pace. La fine della guerra giudaica, con l’imposizione del “Fiscus iudaicus”, la tassa da pagare al tempio di Giove Capitolino, segnò forse il momento di crisi più profonda tra la gerarchia imperiale e la numerosa ed influente comunità ebraica romana, considerata la più antica del mondo, stanziata a Roma probabilmente già dalla metà del II secolo a.C.”.

Veduta dall’alto della sinagoga a Ostia (foto parco archeologico ostia antica)

Ma una comunità ebraica numerosa doveva essere presente anche nella vicina Ostia Antica, come dimostra la scoperta della sinagoga, avvenuta nel 1961 durante i lavori di realizzazione della viabilità verso Fiumicino. L’edificio si impose subito all’attenzione degli archeologi per la sua monumentalità e per la sua lunga vita.

Veduta della sinagoga a Ostia: sorgeva lungo la via Severiana quasi in riva al mare (foto parco ostia antica)

La sinagoga di Ostia Antica sorgeva lungo la via Severiana quasi in riva al mare, fuori dalla porta cittadina (in età romana la linea di costa era molto arretrata rispetto all’attuale): “Una posizione decentrata”, sottolineano gli archeologi del PArCo, “che si spiega con il voler mantenere la propria identità religiosa ben distinta dalla serie di culti che si svolgevano in città e ai quali erano dedicati tantissimi luoghi, sacelli, templi e aree sacre, in funzione delle specificità delle singole divinità. Inoltre, per gli Ebrei le spiagge del Mediterraneo erano considerate luoghi puri per fare abluzioni rituali. L’edificio di culto era orientato in direzione Est/Sud-Est: ovvero in direzione di Gerusalemme”.

Particolare della sinagoga di Ostia con l’edicola all’interno dell’aula di culto (foto parco ostia antica)
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La menorah raffigurata nell’edicola della sinagoga di Ostia (foto parco ostia antica)

“Considerata per lungo tempo la più antica sinagoga dell’Occidente mediterraneo, secondo le ultime interpretazioni essa si imposta su un edificio privato del I secolo d.C. che solo all’inizio del III secolo fu destinato a sinagoga. Gli interventi strutturali più importanti risalgono però al IV secolo d.C. quando il complesso fu ampliato anche con funzioni di ospitalità per viaggiatori ebrei e con la realizzazione all’interno dell’aula di culto di un’edicola nella quale erano conservati i rotoli della Legge, la Torah. L’edicola – concludono – era un piccolo spazio absidato e monumentalizzato con colonnine con mensole decorate con la rappresentazione della menorah (il calendario a 7 bracci) a bassorilievo a lato dell’ingresso”.

Roma. Al termine di due anni di restauri realizzati col sostegno di Tod’s, per la prima volta aprono al pubblico gli ipogei del Colosseo, occasione per conoscere la storia della macchina scenica più grande al mondo, dall’inaugurazione in età flavia fino alla fine dei giochi nel 523

Il 26 giugno 2021 è una data importante per il Colosseo. Per la prima volta saranno aperti al pubblico gli ipogei del Colosseo, visibili solo parzialmente fino all’avvio del cantiere nel dicembre 2018. Dal 26 giugno 160 metri di passerella accessibile condurranno il pubblico a conoscere la storia della macchina scenica più grande al mondo, dall’inaugurazione in età flavia fino alla fine dei giochi nel 523 e alla riscoperta archeologica dalla fine dell’Ottocento. Gli ipogei si visitano con il biglietto #fullexperience, già in vendita sul sito ufficiale.

Il ministro Dario Franceschini alla presentazione degli ipogei del Colosseo alla fine dei restauri (foto PArCo)

“Ricordo che quando, diversi anni fa, ho cominciato il mio primo mandato da Ministro”, interviene Dario Franceschini alla presentazione dei lavori di restauro degli ipogei dell’Anfiteatro Flavio, “Tod’s aveva già avviato questa importante operazione. Rimasi allibito e indignato nel vedere che, di fronte a un’impresa italiana impegnata a destinare una somma così importante alla tutela del patrimonio culturale del Paese, invece del plauso generale si sollevassero polemiche. È stata questa ragione che mi ha spinto poi a proporre le norme sull’Art Bonus al Parlamento, che le ha approvate convintamente introducendo un’agevolazione fiscale per chi dona in cultura capace di portare in pochi anni oltre mezzo miliardo di euro”. Il restauro degli ipogei fanno parte della seconda fase dei lavori, avviata nel 2018, nell’ambito degli interventi realizzati con il sostegno di Tod’s, “che amplia e arricchisce il percorso di visita del Colosseo”.

Gli ipogei del Colosseo alla fine dei restauri (foto PArCo)

“Tod’s è però intervenuta prima dell’introduzione dell’Art Bonus”, ha ricordato il ministro, “compiendo quindi un gesto di mecenatismo e di vera liberalità per il Paese. Grazie anche a questo gesto, sono cambiate un po’ di cose in questi anni. Innanzitutto, credo che sia caduta l’assurda barriera ideologica tra pubblico e privato, che invece possono e devono collaborare nella gestione del patrimonio culturale del Paese. L’articolo 9 della Costituzione riguarda tutti, e non solo le istituzioni. Sottolineo ciò soprattutto perché le grandi imprese italiane, al di là di quello che esportano nel mondo, hanno dietro l’Italia, la sua arte e la sua bellezza. Per questo ritengo che la logica del give back, della restituzione, debba essere pienamente introdotta nel nostro Paese. Nel ringraziare Diego Della Valle –  ha aggiunto Franceschini – faccio quindi un appello: l’Art Bonus ha portato risultati importanti, ma è ancora poco. Non si sono fatte avanti grandi imprese, mentre sono moltissime le micro donazioni. Vorrei che si arrivasse a valutare l’impatto sociale del bilancio delle imprese – ha proposto il Ministro – considerando quanto ogni singola impresa abbia restituito al proprio Paese in termini di tutela del patrimonio culturale. L’Italia merita questo”.

Gli ipogei del Colosseo sono stati restaurati dai tecnici del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

“L’intervento di recupero e valorizzazione degli ipogei”, ha sottolineato il ministro, “è stato reso possibile anche dalle straordinarie professionalità dei tecnici del parco archeologico del Colosseo. Un grande lavoro tecnico che dimostra come, anche in questo caso, si possa coniugare la conservazione del patrimonio con le tecnologie e con la ricerca, arrivando anche a osare”.

La nuova passerella che porta i visitatori negli ipogei del Colosseo (foto PArCo)

“Grazie alle risorse pubbliche”, ha ricordato Franceschini, “partiranno poi i lavori per coprire gli ipogei, restaurati grazie a Tod’s, e fare un’arena che consentirà di ammirare il Colosseo dal centro, come avveniva fino alla fine dell’Ottocento. È una grande operazione. Abbiamo bisogno di orgoglio in queste settimane di ripartenza. Il nostro popolo ha sempre dato il meglio di sé nei momenti di difficoltà. Lo hanno dimostrato i nostri predecessori nell’immediato dopoguerra, quando si sono rimboccati le maniche in un Paese diviso e dilaniato portandolo in pochi anni a essere una potenza industriale. Torneremo a dimostrarlo ora, e sono felice che ciò avvenga nel nome della cultura”.

g20-cultura_logoFranceschini ha chiuso con un annuncio: “Il Governo italiano il 29 e il 30 luglio 2021 porterà sull’arena del Colosseo il tavolo del G20 della Cultura, dove i delegati saranno accolti dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e il mondo vedrà che l’Italia ha deciso di ospitare un simile incontro nel luogo che più la identifica nel mondo”. 

Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno

Dal 23 giugno 2021 la Domus Aurea riapre al pubblico (foto PArCo)

roma_domus-aurea_nuova-locandina_apertura-23-giugnoIl giorno tanto atteso è arrivato: mercoledì 23 giugno 2021, alle 9, riapre la Domus Aurea, la reggia di Nerone, con un percorso di visita ricco di novità e con una mostra dedicata a Raffaello e alla straordinaria storia della scoperta delle sue superfici affrescate. Il Parco archeologico del Colosseo ha potenziato nel periodo di chiusura i lavori di restauro e di ripristino di spazi in precedenza ingombri da ponteggi che lasciano adesso vedere affreschi prima non visibili. Inoltre è stato creato un nuovo ingresso che dal parco del colle Oppio immette direttamente nella Sala Ottagona, sede della mostra, e lungo il percorso di visita del padiglione della reggia neroniana è stato completamente rinnovato l’impianto di illuminazione. Allo stesso tempo, sono state allestite sculture fino ad oggi conservate nei depositi del monumento, contribuendo a celebrare lo sfarzo della residenza di Nerone. Ingresso dal lunedì al giovedì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio; 9.18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal venerdì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe; 9-18.30 con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. Biglietti: visita accompagnata dal lunedì al giovedì, intero: 12 euro; ridotto: 9 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic. Visita guidata dal venerdì alla domenica: intero: 18 euro; ridotto: 15 euro, visitatori tra 6 e 12 anni di età, docenti delle scuole di ogni ordine e grado; dipendenti Mic.

L’anteprima della mostra “Raffaello e la Domus Aurea” con il ministro Dario Franceschini, l’architetto Stefano Boeri, e i curatori Alfonsina Russo e Vicenzo Farinella (foto PArCo)

L’anteprima con il ministro. Lunedì 21 giugno 2021, anteprima alla presenza del ministro Dario Franceschini con inaugurazione della mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” (23 giugno 2021 – 7 gennaio 2022), la mostra dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti. La mostra è a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio. Produzione, organizzazione, promozione e catalogo Electa editore. Allestimento e interaction design dotdotdot.it. Nuova passerella di ingresso Stefano Boeri Architetti. Nuovo progetto di illuminazione Erco.

Aperti nella Domus Aurea nuovi ambienti con il posizionamento di sculture dai depositi (foto PArCo)

Il saluto del direttore del PArCo, Alfonsina Russo. “Dopo oltre un anno di chiusura”, ha ricordato Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, e co-curatrice della mostra, “apriamo oggi la Domus Aurea e insieme la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” che avremmo dovuto inaugurare l’anno scorso in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello. La mostra è stata curata per le soluzioni multimediali da dotdotdot.it. In questa occasione inauguriamo anche un nuovo ingresso realizzato dall’architetto Stefano Boeri che consente di entrare direttamente nel cuore della Domus Aurea, nella Sala Ottagona dove è attualmente la mostra, da colle Oppio. Il percorso è arricchito da una alcune novità, un percorso ampliato con una serie di ambienti prima non visibili perché ingombri da ponteggi, e lungo questo percorso si dispiegano degli elementi scultorei rinvenuti nei depositi, come le Muse e alcuni elementi architettonici. E vera novità è l’illuminazione, l’elemento clou che ripropone quelli che erano gli espedienti degli architetti neroniani di catturare la luce attraverso delle finestre poste in alto le quali riuscivano in qualche modo a far filtrare la luce verso gli ambienti più bui. Devo ringraziare per questo Elisabetta Segala, e anche Francesca Guarneri l’attuale responsabile della Domus Aurea. E anche l’architetto Stefano Borghini che ha realizzato degli apprestamenti molto suggestivi. Infine devo ringraziare per il Giardino ecosostenibile il ministro Franceschini che ci ha dato con decreto una serie di fondi per riuscire a superare la criticità rappresentata dall’acqua che filtra attraverso le volte, e Gabriella Strano. La mostra è stata organizzata da Electa. E il parco archeologico del Colosseo ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il British Museum che attualmente ha in corso una mostra su “Nerone” per dare nuova luce alla figura di questo imperatore, che non è stato un imperatore solo con una serie di aspetti negativi ma ha avuto anche una serie di attività positive, come l’urbanistica, l’architettura, le arti”.

La nuova passerella pedonale che porta nel cuore della Domus Aurea (foto PArCo)

Il nuovo ingresso da colle Oppio. “Abbiamo realizzato questo ingresso all’interno di una delle gallerie che l’imperatore Traiano fece costruire”, ha spiegato l’architetto Stefano Boeri, “quando si decise sostanzialmente di riempire di terra tutti gli spazi della Domus Aurea per costruire sopra il grande impianto termale di Traiano. Riaprire, rendere visitabili una di queste gallerie, vuol dire fare i conti prima di tutto con un tema delicato: il nuovo rapporto della Sala Ottagona con l’esterno, cioè con il colle Oppio. Poi superare una pendenza molto importante, tra le due quote. Così questo viaggio nello spazio è anche un viaggio nel tempo. Percorrendo la gallerie si vedono infatti i resti degli impianti termali che Traiano fece costruire sopra la Domus Aurea. La galleria entra con un orientamento diverso da quello della Domus Aurea – ha continuato Boeri – e questo spiega il diverso orientamento dei due impianti: l’impianto di Traiano che è NW-SE, e l’impianto originario della Domus Aurea che è rigorosamente N-S. e questo è stato uno dei temi su cui abbiamo lavorato di più perché si leggesse questa differenza. Il progetto è fatto di tre parti: un inizio che è un vestibolo, un ingresso in cui abbiamo dovuto anche fare i conti con un problema termico (cioè non fare entrare il clima esterno all’interno della Domus Aurea); le rampe che non sono appoggiate sulle volte e arrivano fino al portale della Sala Ottagona; e infine l’approdo alla Sala Ottagona che è schermato da una parete che ha le dimensioni del portale storico per evitare che ci fosse un rapporto troppo diretto, come non c’è mai stato, tra interno e esterno”.

L’Atlante Farnese al centro della Sala Ottagona per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

Storia e descrizione della mostra. “Questa mostra è nata in collegamento con la grande mostra di Raffello che l’anno scorso si è tenuta alle scuderie del Quirinale, che era molto centrare su Roma e sul rapporto con l’artista”, è intervenuto il prof. Vincenzo Farinella co-curatore della mostra. “In quella mostra non si parlava delle grottesche, della scoperta delle grottesche, dell’invenzione delle grottesche, perché quel tema era in qualche modo lasciato alla Domus Aurea. Poi gli eventi hanno reso impossibile inaugurare la mostra, ed è slittata di un anno. Ma ora fortunatamente ci siamo riusciti. È una mostra frutto di un lavoro collegiale che ha dato vita a un progetto originale. L’obiettivo di questa mostra era raccontare una storia che inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento, quando i primi artisti (Pinturicchio, Signorelli, e altri) scendono sottoterra da sopra, dal colle Oppio, calandosi per cunicoli, per grotte, come gli speleologi, con le torce, e scoprono questo mondo dimenticato, sepolto, senza neanche rendersi conto che era la Domus Aurea di Nerone. Ma rimasero abbagliati da questi affreschi che all’epoca dovevano essere molto ben conservati, che vengono immediatamente chiamati grottesche, dalle grotte in cui erano stati riscoperti. La storia si diceva inizia alla fine degli anni Settanta del Quattrocento. E poi perché Raffaello? Raffaello intorno al 1515, grazie anche allo stimolo datogli da questa sua collaborazione con Giovanni da Udine, scende anche lui nella Domus Aurea, scopre anche lui le grottesche, e in modo geniale le reinventa completamente, creando i primi veri e propri ambienti all’antica, organicamente all’antica: come la Stufetta del card. Bibbiena in Vaticano, 1516, che abbiamo ricostruito in mostra, in uno degli ambienti radiali della Sala Ottagona. E poi l’ambizione – ha sottolineato lo storico dell’arte – era anche quella di estendere il discorso sia andando indietro nel tempo, e quindi rievocando per il visitatore, almeno in parte, l’effetto straordinario che doveva essere entrare nella Domus Aurea ai tempi di Nerone, quando la Domus Aurea era una delle meraviglie assolute del mondo. E infatti nella Sala Ottagona si vede la proiezione, l’effetto rotante della cupola, che vuole in qualche modo rievocare quella notizia di Svetonio che scrive che nella Domus Aurea c’era una sala da pranzo, una coenatio, rotonda che ruotava continuamente. E poi andare più avanti, ossia raccontare la storia delle grottesche da Raffaello in poi, mostrando quindi lo sviluppo delle grottesche e la diffusione in Italia e poi in Europa e poi nell’intero mondo di questo linguaggio ornamentale senza dimenticare il fatto che le grottesche non muoiono mai sostanzialmente, ma hanno anzi un ulteriore momento di rinascita novecentesca, e forse una delle sorprese maggiori sarà la quinta stanza dove viene evocato in qualche modo il tema della fortuna novecentesca delle grottesche. È una storia complicata, lunga, articolata che la mostra riesce a raccontare in modo non solo chiaro ma anche molto suggestivo”.

Un bell’esempio di “grottesca” da una parete della Domus Aurea (foto PArCo)
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La Sala Ottagona come si presenta per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”: allestimento e interaction design a cura di Dotdotdot

L’ultima parola al ministro Dario Franceschini. “Questa bellissima mostra arricchisce ancora di più questo luogo straordinario, magico, unico, che lascia sbalorditi, a bocca aperta tutti i visitatori che entrano, perché percepiscono la grandezza di Roma, la maestosità dell’intervento, percepiscono la magia di questi buchi nel soffitto da cui si calavano Pinturicchio e altri pittori del Rinascimento. Veramente un luogo magico. Io non dimentico – ha raccontato il ministro – l’ammirazione e lo stupore negli occhi del presidente Macron, che abbiamo accompagnato qui qualche anno fa con l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Questo luogo viene arricchito oggi con un intervento di architettura contemporanea, grazie a Stefano Boeri, dimostrazione di come si possano fare interventi contemporanei di qualità che svolgono una funzione ma che si conciliano perfettamente con la conservazione, la tutela dei luoghi più prestigiosi del nostro Paese. È questa un’altra grande occasione di arricchimento del nostro patrimonio culturale in un luogo simbolo per tutta Italia e tutto il mondo. Fra poco più di un mese, il 29 luglio, si aprirà il G20 dei ministri della Cultura all’interno del Colosseo: insomma un modo per dimostrare che l’Italia investe sul futuro anche sulla base della grandiosità di quello che hanno fatto le generazioni prima di noi. È un luogo stupendo. Ora dobbiamo rendere stupendo anche fuori – ha dichiarato Franceschini – con l’intervento per il Giardino sostenibile, per evitare le infiltrazioni d’acqua che hanno rovinato purtroppo nel tempo gli affreschi della Domus Aurea. C’è un problema che si chiama parco di colle Oppio. Il Ministero ha offerto collaborazione al Comune. Vedremo dopo le elezioni amministrative. Ma come Parco archeologico del Colosseo siamo pronti a prenderci in gestione il parco di colle Oppio all’interno del PArCo perché sarebbe un modo per renderlo, come è giusto che sia, uno dei luoghi più collegati al Colosseo in tutto il suo splendore e non in un degrado come è oggi, veramente imbarazzante, che mal si concilia con lo splendore della Domus Aurea e del Colosseo”.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nell’ottavo appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere al parco archeologico di Privernum (Lt) alla scoperta delle sontuose case private dei romani

Particolare dell’emblema a cubi sul pavimento dell’ambiente al piano terra della Casa dei Grifi sul Palatino (foto PArCo)

Ottavo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dalla Casa dei Grifi per scoprire l’edilizia privata che, prima dei palazzi imperiali, occupava questa zona esclusiva, ambita soprattutto per la sua vicinanza al Foro, centro religioso e commerciale della città. E si arriva a scoprire le residenze private conservate ancora oggi al parco archeologico di Privernum, in provincia di Latina.

Casa dei Grifi sul Palatino. Ambiente del piano terra, con emblema all’interno di un mosaico pavimentale a tessere bianche e nere. Le pareti sono decorate con pitture di II stile iniziale con prospettive architettoniche di colonne e pannelli che imitano marmi e pietra dure, come l’onice (foto PArCo)

“Siamo in età repubblicana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “quando la classe dirigente romana si amplia e cresce di pari passo l’esigenza di arricchire anche le abitazioni. A una ricca famiglia aristocratica possiamo attribuire la proprietà della Casa dei Grifi, residenza privata su due piani disposti lungo il pendio della collina, con il superiore articolato intorno ad un atrio o peristilio”.

Casa dei Grifi sul Palatino. Lunetta in stucco da cui prende nome la domus con rappresentazione di due grifi alati affrontati (foto PArCo)

La Casa dei Grifi, scoperta agli inizi del XX secolo dall’archeologo Giacomo Boni, prende il nome da una lunetta decorata a stucco con la suggestiva rappresentazione di grifi in posizione araldica. Le strutture sono in opera incerta e, in una seconda fase, in opera reticolata. La decorazione è databile agli inizi del I secolo a.C. e le pitture sono tra le rare testimonianze del cosiddetto secondo stile iniziale a Roma.

Casa dei Grifi sul Palatino. Emblema con cubi prospettici realizzati in materiali lapidei di colore bianco (palombino), verde (calcare marnoso del nord del Lazio) e nero (ardesia) mentre la cornice è in marmo rosso antico (foto PArCo)
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Casa dei Grifi sul Palatino. Particolare delle pitture murali che decorano la stanza in cui si trova l’emblema (foto PArCo)

“I mosaici – continuano gli archeologi – sono di raffinata fattura, in particolare quello di un ambiente del piano terra, arricchito da un emblema con cubi prospettici inserito nel pavimento a mosaico di tessere bianche e nere. I cubi sono realizzati in materiali lapidei di colore bianco (palombino), verde (calcare marnoso del nord del Lazio) e nero (ardesia), mentre la cornice è in marmo rosso antico; lo stesso motivo ricorre anche nelle decorazioni pittoriche. Scomparse quasi del tutto dal Palatino con la costruzione dei palazzi imperiali, queste tipologie di abitazioni, che ripetono schemi abitativi di stampo ellenistico e si segnalano per le ricche decorazioni parietali e pavimentali, si conservano però ancora non solo a Pompei, ma anche in città del Lazio”.

Domus della soglia nilotica di Privernum. Ricostruzione del cubicolo a due alcove decorato con l’emblema a cubi prospettici (foto musei Archeologici di Privernum)

Splendidi esempi ne troviamo a Privernum, colonia romana fondata verso l’inizio del I secolo a.C. nella valle dell’Amaseno, a poca distanza dal sito collinare dell’attuale Priverno (in provincia di Latina). La città, i cui resti sono oggi visibili nel parco archeologico di Privernum, fu forse non grande ma sicuramente ricca, e stupisce per la bellezza e l’alto livello decorativo delle pavimentazioni a mosaico delle sontuose abitazioni repubblicane, che appartennero di certo a esponenti dell’aristocrazia cittadina.

Domus della soglia nilotica di Privernum. Emblema esagonale con lastrine di calcare policrome che formano il motivo a cubi prospettici (foto musei Archeologici di Priverno)

“Nella Domus della Soglia nilotica, ad esempio – spiegano ancora gli archeologi del PArCo -, “scopriamo un ricco repertorio geometrico e figurato che decorava ogni angolo della casa: dal lussuoso atrio corinzio, al tablino, al triclinio e alle raffinate stanze da letto. Nel cubicolo a due alcove ai lati dell’ingresso spicca un originale ‘tappeto’ impreziosito da un emblema esagonale a cubi prospettici, quasi identico a quello conservato nella Casa dei Grifi, incorniciato da una larga bordura bianca vivacizzata da una gran varietà di piccoli e serrati inserti di pietre colorate”.

Particolare della soglia nilotica che dà il nome alla domus di Privernum. Il mosaico è un’opera straordinaria che offre uno spaccato della vita lungo il fiume: in alto a destra una delle tante scenette animate dai Pigmei; in primo piano animali e piante palustri; in secondo piano sequenza di mura, torri e un ingresso monumentale (foto musei Archeologici di Priverno)

Particolarmente preziosi sono gli esemplari figurati, oggi esposti al museo Archeologico di Priverno. “Una lunga soglia che si snoda come un nastro, per quasi cinque metri, a illustrare un paesaggio ambientato lungo il fiume Nilo, ornava l’ingresso principale del tablino. In primo piano e per tutta la lunghezza del fregio scorre il Nilo in piena: vi galleggiano imbarcazioni, vi nuotano gli animali che talvolta emergono a minacciarle e vi crescono varie piante palustri. In secondo piano una sequenza di mura, torri, ingressi monumentali e piccoli sacelli, fa da contorno a gustose ‘vignette’ animate da Pigmei”.

Il riquadro figurato con il Rapimento di Ganimede dal triclinio della Domus della soglia nilotica di Privernum (foto musei Archeologici di Priverno)

“In un emblema che originariamente decorava il triclinio – ricordano gli archeologi del PArCo -, è invece raffigurato il mito di Ganimede, il giovane pastorello che era ‘il più bello dei mortali’ e che fu rapito da Giove per essere trasportato sull’Olimpo dove divenne il coppiere degli dei”. Il parco archeologico di Privernum, in località Mezzagosto sulla via Carpinetana 609 (I traversa) a Priverno (Latina) è aperto il sabato, la domenica e nei festivi dalle 16 alle 20. La sede dei musei Archeologici di Priverno di Palazzo Antonelli è a Priverno in piazza Giovanni XIII, Priverno. È aperta dal mercoledì al venerdì dalle 10 alle 13; il sabato, la domenica e i festivi è visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Info: 0773 912306.

Giornate europee dell’Archeologia 2021. Il parco archeologico del Colosseo partecipa con attività speciali, nell’ottica dell’accessibilità, per approfondire le collezioni archeologiche e il patrimonio culturale custodito

Tornano, finalmente in presenza, le Giornate Europee dell’Archeologia: appuntamento questo week-end, il 18, 19 e 20 giugno 2021. Il parco archeologico del Colosseo partecipa anche quest’anno alle Giornate Europee dell’Archeologia (GEA), istituite dall’Institut national de recherches archéologiques préventives (Inrap) in Francia e dal 2019 estese all’Europa, con attività speciali che permetteranno, nell’ottica dell’accessibilità, di approfondire le collezioni archeologiche e il patrimonio culturale custodito. Tutte le attività sono incluse nel biglietto di accesso al PArCo: per acquistare il biglietto d’ingresso al PArCo visitate la pagina dedicata del sito; i posti sono limitati, per partecipare alle attività è obbligatoria la prenotazione via mail all’indirizzo: pa-colosseo.didattica@beniculturali.it. Si ricorda l’obbligo di utilizzo durante le attività dei dispositivi di protezione individuale, dei guanti per le visite tattili, delle mascherine e del mantenimento della distanza di sicurezza.

Veduta aerea della Vigna Barberini sul Palatino dopo gli scavi recenti (foto PArCo)
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Il grandioso pilone che sosteneva l’edificio circolare ritrovato nel 2009 sullo sperone nord-orientale della Vigna Barberini, panoramico sulla valle del Colosseo. Si tratta forse della famosa “coenatio rotunda” (foto PArCo)

Venerdì 18 giugno 2021, ore 10.30, visita dello scavo della Vigna Barberini; appuntamento: alla Vigna Barberini. Durata dell’attività: 1 ora ca. Per partecipare alla visita è obbligatorio indossare scarpe da ginnastica. Con la guida di un archeologo è in programma l’apertura straordinaria dello scavo in corso sulla Vigna Barberini al Palatino, dove è stata rinvenuta una complessa struttura di età neroniana in cui va forse riconosciuta la cosiddetta coenatio rotunda della Domus Aurea. Nella visita sarà possibile conoscere la storia di questo settore del Palatino e i risultati delle più recenti indagini archeologiche, toccando con mano il metodo di indagine stratigrafico.

Guida tattile: piano Interrato del Museo Palatino (foto PArCo)
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La guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia” (foto PArCo)

Venerdì 18 giugno 2021, ore 16.30, e sabato 19 giugno 2021, ore 10, visite tattili del Museo Palatino; appuntamento: all’Arco di Tito. Durata delle attività: 2 ore ca. Il programma prevede venerdì e sabato visite tattili del Museo Palatino rivolte a persone con disabilità visiva, e loro accompagnatori, e persone normovedenti, senza limiti di età. Il carattere inclusivo delle attività permetterà ai partecipanti di approfondire l’archeologia attraverso una selezione di reperti significativi e di arricchire l’esperienza sensoriale di fruizione dei reperti e delle opere d’arte attraverso la sperimentazione della tattilità. Nel Museo Palatino l’attività didattica sarà supportata dall’utilizzo della guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma”. La lettura tattile dei reperti originali e l’esplorazione delle schede a rilievo della guida permetteranno di approfondire il tema del mestiere dell’archeologo, attraverso una reale interazione tra i partecipanti sia dal punto di vista tattile che del racconto verbale.

Panoramica sul Foro Romano visto dal Palatino (foto PArCo)

Domenica 20 giugno 2021, ore 10.30, visita tattile del Foro Romano; appuntamento: al Tempio del Divo Giulio nel Foro Romano. Durata dell’attività: 2 ore ca. La visita guidata tattile al Foro Romano è un percorso inedito per toccare con mano il paesaggio del Foro. Mediante un approccio tattile e integrato dei sensi, la visita si concentrerà sulle evidenze archeologiche dell’area e sui momenti più significativi del Foro Romano, oltre alla lettura di brani storico-letterari che ci aiuteranno a calarci nella dimensione antica. Dopo l’esplorazione in situ dei monumenti, nella Curia Iulia sarà possibile godere degli eccezionali Plutei traianei, ritrovando quindi i monumenti esplorati nel Foro rappresentati in un documento storico-artistico di eccezionale valore che restituisce in un rilievo storico il paesaggio del Foro Romano.

Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)

Sabato 19 e domenica 20 giugno 2021, ore 16.45, cacce al tesoro per bambini alle pendici del Palatino; appuntamento: Foro Romano, presso la Basilica Giulia, inizio del percorso lungo le pendici del Palatino. Durata: 90 minuti ca. Ai bambini dai 6 ai 12 anni sono invece dedicate le cacce al tesoro alla scoperta del patrimonio del PArCo che permetteranno di conoscere, attraverso il gioco, la storia della nascita della città, la leggenda di Romolo e Remo e della lupa, la flora e la fauna del luogo, esplorando le pendici del Palatino.

Roma. Nasce la membership card (ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo) per diventare ambasciatori e sostenitori del Parco archeologico del Colosseo. Primo benefit: footing alle pendici del Palatino

Panoramica sul Foro Romano visto dal Palatino (foto PArCo)

roma_PArCo-membership_card_foto-PArCoDa lunedì 14 giugno 2021 sarà possibile entrare a far parte della comunità del Parco archeologico del Colosseo acquistando la membership card che offre l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, Foro Romano e Colosseo, oltre a numerosi benefici riservati ai possessori. Aderire a una comunità che, da un lato, si prende cura e, dall’altro, si avvale dei servizi del monumento più iconico d’Italia e del parco archeologico centrale di Roma, vuol dire condividere un pensiero di responsabilità civica. Un segnale di reciproco sostegno per il patrimonio culturale. Il PArCo – custode di un Patrimonio Unesco che tutela e valorizza – ha utilizzato ricerche di marketing e sui pubblici condotte negli anni scorsi per mettere a punto un sistema differenziato di card tramite il quale chi aderirà, oltre a usufruire dei vantaggi tradizionalmente legati ad essa, potrà sostenere in prima persona gli studi, le ricerche e i restauri di questo complesso monumentale unico al mondo e conoscerne i risultati in anteprima. La membership card del PArCo è declinata in tre tipologie, rivolte a un pubblico ampio, eterogeneo, con interessi, riferimenti culturali e stili di vita diversi: Young (25 euro) è la card riservata a coloro cha hanno tra 18 e 30 anni compiuti; Individual (50 euro) è la card individuale dai 31 anni in su; Family&friends (80 euro) è la card dedicata a chi vuole condividere l’esperienza, riservata a due adulti, cui si possono aggiungere fino a 3 ragazzi entro i 18 anni. La membership card può essere acquistata alle biglietterie del PArCo oppure online.

La domus Tiberiana domina il colle Palatino a Roma (foto PArCo)
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Le arcate severiane alle pendici meridionali del Palatino (foto PArCo / B. Angeli)

“L’acquisto della membership card è un’azione concreta per rafforzare ancor più il rapporto dei cittadini con i tesori artistici di un bene pubblico contribuendone al rilancio”, dice Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo, “divenendone non soltanto sostenitori, ma soprattutto ambasciatori”. Il momento storico che si sta attraversando è quello più adatto alla creazione di questa nuova comunità, consentendo innanzi tutto ai residenti di godere di una ricchezza della propria città, prima esclusiva dei turisti, e divenirne attivi promotori. L’invito è quello di vivere il proprio quotidiano all’interno di un’area verde unica al mondo, e di avere un’esperienza di visita più consapevole: lenta, personale e intima. Oltre agli ingressi illimitati, la membership card include numerose agevolazioni, tra cui gratuità per visitare monumenti a ingresso contingentato all’interno dell’area archeologica, riduzioni e occasioni speciali per assistere agli eventi culturali che si svolgono negli spazi tutelati dal Parco. E si parte di corsa: per i possessori della membership card che amano correre al mattino, dal 21 giugno al 31 agosto dalle 8 alle 11 sarà riservato l’ingresso di via di San Gregorio per il footing lungo le pendici meridionali del Palatino. Il progetto della membership card del Parco archeologico del Colosseo è stato ideato in collaborazione con la casa editrice Electa, che ne cura anche la comunicazione e il marketing, e con Coopculture per la distribuzione e la vendita.

Il Colosseo e il Mann “uniti” da un portale: da oggi la tecnologia SLIDEDOOR collega in tempo reale i due Istituti di Roma e Napoli. Al via un nuovo itinerario culturale tra reale e virtuale

Il direttore del Mann. Paolo Giulierini, saluta da Napoli gli amici del parco archeologico del Colosseo attraverso il portale Slidedoor (foto mann)

“Uniti si vince”, sventola Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli. E Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo applaude. Nuove connessioni per i Musei del futuro. Grazie al portale SLIDEDOOR, da oggi, 11 giugno 2021, il Mann e il PArCo sono più vicini e uniti oltre che da legami culturali, anche da prospettive virtuali. SLIDEDOOR è uno strumento di sofisticata tecnologia, ideato dall’ingegno tutto napoletano dalla Factory Slide World: il progetto consiste nella realizzazione di portali a grandezza naturale, attraverso cui è possibile guardare ed essere guardati, vivendo l’esperienza di avere di fronte a sé persone e luoghi in realtà molto distanti. La tecnologia 4k live cam-streaming è così al servizio di una raffinata filosofia progettuale: dal lato opposto del portale c’è un’altra persona che osserva e, al tempo stesso, è osservata; ognuno dei due protagonisti è inserito nel proprio contesto di riferimento, ma le due realtà si fondono ed emergono le comuni radici storico-culturali. La realizzazione di SLIDEDOOR rientra nel progetto più ampio di ricerca per la creazione di un dizionario meta-museale dei gesti.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, da Roma saluta Paolo Giulierini a Napoli attraverso il portale Slidedoor (foto PArCo)

Lo sguardo, tra reale e virtuale, completa una condivisione di intenti, che diviene anche promozione congiunta: in uno splendido itinerario culturale tra Roma e Napoli, il pubblico della mostra potrà visitare con ticket ridotto entrambi gli Istituti. La promozione sarà valida anche per i titolari di membership del Parco archeologico del Colosseo, la cui messa in vendita è imminente, e per i possessori di abbonamento OpenMann.

Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli mostra alcuni cartelli agli amici dall’altra parte del portale Slidedoor a Roma (foto mann)

Il trait d’union tecnologico e simbolico fra il Mann e il Colosseo, infatti, sottolinea proprio il legame tra la storia e la programmazione culturale dei due istituti: al museo Archeologico nazionale di Napoli SLIDEDOOR è nell’Atrio, di fronte al grande rilievo che, proveniente dalla Necropoli Marittima di Pompei, accoglie i visitatori con un suggestivo invito a visitare la mostra “Gladiatori”; al Colosseo, il portale è collocato al di sotto della cosiddetta Porta Triumphalis, da dove entrava la pompa gladiatoria prima dell’inizio dei giochi, inquadrando così il punto di vista dell’arena e della cavea dell’anfiteatro. Il legame inter-istituzionale si rafforza ancora di più: dopo la felice collaborazione per la realizzazione della mostra “Pompei 79 d.C. Una storia romana” che, a cura dell’indimenticabile Mario Torelli, propone in allestimento significativi prestiti del Mann, oggi è la volta di “Gladiatori”; qui sono esposti alcuni importanti reperti provenienti dall’Anfiteatro Flavio, luogo per antonomasia dei combattimenti e degli spettacoli gladiatorii.

Napoli e Roma, il museo Archeologico nazionale di Napoli e il parco archeologico del Colosseo uniti attraverso il portale Slidedoor (foto mann)

“Dalla Campania di Spartacus, terra di Gladiatori, dove il mito ha le sue radici, all’Anfiteatro cuore dell’Impero, il Colosseo, immagine dell’Italia nel mondo”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini: “non poteva esserci occasione migliore della grande mostra che il museo Archeologico di Napoli dedica a questi eroi dell’antichità, uomini che hanno sofferto, amato e vissuto, per aprire il nostro portale ‘virtuale’ con il parco del Colosseo che è anche il  simbolo di una collaborazione forte e concreta tra i due siti, sia dal punto di vista scientifico che della valorizzazione. Ringrazio il parco archeologico del Colosseo e la sua direttrice Alfonsina Russo per essere con noi in questa entusiasmante ripartenza, nel segno dell’arte e della bellezza: solo uniti vinceremo”.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, davanti al portale Slidedoor in collegamento col Mann (foto PArCo)

“Sono orgogliosa di questa novità che consente al Colosseo di unire la propria storia a quella del Mann, scrigno delle più importanti collezioni di antichità e custode di moltissimi reperti dal fortissimo legame con gli spettacoli gladiatorii”, gli fa eco Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “E sono anche orgogliosa di aver favorito anche una connessione fisica oltre che virtuale, con l’istituzione di un biglietto ridotto per favorire la visita dei nostri Istituti”.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel settimo appuntamento, il viaggio parte ancora una volta dal Palatino per giungere sul colle Quirinale al Palazzo Barberini alla scoperta delle proprietà della famiglia Barberini

L’ex Vigna Barberini sul colle Palatino a Roma (foto PArCo)

Settimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, precisamente dall’area dell’ex Vigna Barberini per giungere sul colle Quirinale, a circa 2,5 km dal punto di partenza dove sorge Palazzo Barberini, sede di Barberini Corsini Gallerie Nazionali.

Vigna Barberini al tramonto: sullo sfondo, in corrispondenza con il podio del tempio costruito da Elagabalo, la chiesa di San Sebastiano. È ben visibile lo stemma in pietra, decorato dalle api Barberini (foto PArCo)

La Vigna Barberini è forse il luogo più tranquillo del Palatino: “In questa terrazza erbosa, dal suggestivo affaccio sul Colosseo, dominata dai conventi di San Bonaventura e San Sebastiano”, raccontano gli archeologi del PArCo, “arrivano attutiti i rumori del traffico cittadino, e quasi nulla ci fa ricordare il passato più antico: il silenzio e la pace della Vigna nascondono in realtà una storia affascinante e complessa, messa in luce dagli scavi svolti a partire dal 1985 in collaborazione con l’Ecole française de Rome. Le ricche abitazioni che sorgevano qui in età repubblicana furono presto “cancellate” dalla Domus aurea neroniana”.

Il grandioso pilone che sosteneva l’edificio circolare ritrovato nel 2009 sullo sperone nord-orientale della Vigna Barberini, panoramico sulla valle del Colosseo. Si tratta forse della famosa “coenatio rotunda” (foto PArCo)
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Veduta aerea della Vigna Barberini sul Palatino dopo gli scavi recenti (foto PArCo)

“È proprio qui infatti che nel 2009 furono scoperti i resti di una eccezionale struttura alta più di 10 metri”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “sorretta da un grande pilastro e da doppi archi a raggiera, su cui poggiava una piattaforma circolare: era forse questa la coenatio rotunda, la famosa sala da pranzo che girava giorno e notte imitando il movimento della terra. Le tracce di giardino scoperte durante gli scavi, con messa a coltura di essenze in vasi disposti a filari, fanno pensare che qui fossero anche gli splendidi “Giardini di Adone” che gli scrittori antichi nominano tra le attrattive del Palazzo Flavio. Ma un gravissimo incendio, nel 191 d.C., cambiò di nuovo le sorti della “vigna”, dove agli inizi del III secolo l’imperatore Elagabalo costruì il grandioso tempio dedicato al Dio Sole: oggi ne resta solo parte del basamento. Proprio sulle sue scale, ad gradus Elagabali, fu martirizzato, sotto il regno di Diocleziano, il giovane ufficiale Sebastiano: una chiesa dedicata al culto del Santo esisteva sul posto già nel IX secolo. Nel Medioevo l’area, ormai rurale, fu proprietà di diverse famiglie, finché, nell’agosto del 1631, fu acquistata dal principe Taddeo Barberini, nipote del Papa Urbano VIII: il Papa stesso in quell’anno diede inizio ai lavori di ricostruzione della Chiesa, del Santo cui si aggiunse poi il convento.

Palazzo Barberini. L’elegante scala elicoidale nell’ala sud, progettata da Francesco Borromini (foto Alberto Novelli)
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Palazzo Barberini. Lo scalone d’onore a pianta quadrata su disegno di Gian Lorenzo Bernini (foto Alberto Novelli)

La Vigna costituisce solo un piccolo tassello della fitta rete di proprietà della famiglia Barberini a Roma, che nel 1623 aveva raggiunto, con Urbano VIII, il soglio pontificio. Già nel 1625 infatti il cardinal Francesco Barberini, fratello del papa, acquista la villa della famiglia Sforza vicino al Quirinale per realizzare un palazzo in grado di rappresentare il nuovo status della famiglia. Per l’ampliamento dell’edificio i Barberini si affidano a Carlo Maderno, che realizza l’impianto ad H, una soluzione assolutamente innovativa che tramite un braccio centrale collega l’ala Sforza, orientata a settentrione su piazza Barberini, con una nuova ala, speculare, a Sud. Gian Lorenzo Bernini progetta lo scalone quadrato e il salone centrale, che occupa in altezza due piani del palazzo. Qui Pietro da Cortona dipinge sulla volta il Trionfo della divina Provvidenza (1632-1639) per celebrare la potenza spirituale e temporale del pontificato Barberini. Negli stessi anni, Francesco Borromini realizza la scala elicoidale nell’ala meridionale.

Palazzo Barberini. La grandiosa facciata è formata da sette campate che si ripetono su tre piani, con arcate sostenute da colonne caratterizzate dai tre stili classici: dorico, ionico e corinzio (foto Alberto Novelli)

La grandiosa impresa è tale da segnare un’epoca: il barocco, infatti, nasce qui. Il palazzo è più che una semplice dimora, è anche strumento politico nelle mani della famiglia, che commissiona la realizzazione di varie guide del palazzo rivolte a pubblici diversi e utilizzate come dono diplomatico e mezzo di propaganda. Per informazioni sulle Gallerie Nazionali Barberini Corsini e sulle modalità di visita si può visitare il sito ufficiale https://www.barberinicorsini.org/.