Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo incontro in presenza e on line con Paolo Carafa su “Tra la casa di Augusto e il Velabro. Gli scavi di Sapienza Università di Roma alla pendice meridionale del Palatino (2020-2021)”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 20 Gennaio 2022, in Curia Iulia, alle 16.30, la Curia Iulia ospita Paolo Carafa su “Tra la casa di Augusto e il Velabro. Gli scavi di Sapienza Università di Roma alla pendice meridionale del Palatino (2020-2021)”: presentazione dei risultati delle recenti campagne di scavo condotte da Sapienza Università di Roma nell’angolo sud-occidentale del Palatino e alle pendici del colle. L’intervento del prof. Paolo Carafa sarà l’occasione per fare il punto sullo stato della ricerca e per comunicare nuove e importanti acquisizioni derivanti dalle indagini condotte nel 2020 e nel 2021. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento su via eventbrite (https://www.eventbrite.it/e/231436541927). L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo.
Esce in libreria il libro “Il Tempio di Venere e Roma” edito da Electa per celebrare, con il parco archeologico del Colosseo e FENDI, la restituzione di uno dei monumenti più iconici dell’Impero Romano, dopo il completamento degli interventi di restauro

Era il più grande edificio della Roma antica: il Tempio di Venere e Roma deve la sua straordinarietà, oltre alle eccezionali dimensioni, all’originalità del disegno architettonico, che combinava le proporzioni e la spazialità ellenistica con l’urbanistica e la tecnica costruttiva romana, realizzando una forma del tutto innovativa. Cassiodoro, nella Chronica, nel 135 d.C., scrive che sotto i consoli Pompeianus e Atilianus “fu costruito il Tempio di Venere e Roma, che adesso è detto dell’Urbe”. Martedì 11 gennaio 2022 esce in libreria per Electa il libro “Il Tempio di Venere e Roma” (192 pagine, bilingue, 50 euro) curato dal direttore del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo, con Martina Almonte e Ines Arletti.

Sfogliando il libro “Il Tempio di Venere e Roma” edito da Electa: una pagina interna (foto PArCo)
Il volume è aperto da un ampio reportage fotografico realizzato da Stefano Castellani che ci dà l’impressione di trovarsi proprio tra le alte mura del tempio. Oltre ai saggi scientifici che ne documentano la storia, sono presentate immagini d’archivio e foto scattate durante e dopo le diverse fasi dei lavori di restauro. “Un libro prezioso, bello esteticamente e ricco di informazioni dal punto di vista scientifico. Lo abbiamo realizzato – spiegano al PArCo – in omaggio alla storia millenaria del più grande tempio di Roma antica e per raccontare le fasi del restauro che, in 15 mesi, lo ha reso di nuovo interamente accessibile al pubblico”. Il volume infatti celebra, con il parco archeologico del Colosseo e Fendi, la restituzione alla collettività di uno dei monumenti più iconici dell’Impero Romano, dopo il completamento degli interventi di restauro e di valorizzazione del Tempio di Venere e Roma, frutto di una sponsorizzazione tecnica della Maison. Il volume, nella copertina in tela grezza con la grafica laminata bronzo, vuole richiamare i colori fondamentali del monumento, il cui splendore si rivela sfogliando il ricco reportage fotografico realizzato da Stefano Castellani, che accosta immagini d’archivio a foto scattate durante e dopo le diverse fasi dei lavori di restauro, ma anche dell’eccezionale sfilata Fendi Couture ospitata nella cella di Venere a luglio 2019.

Oltre 200 colonne in granito grigio e proconnesio avvolgevano un unico volume rettangolare, ripartito tra le due aule di culto contrapposte: quella dedicata alla dea Venere Felice, dea della natura generatrice, madre di Enea, progenitrice di Augusto e quindi della famiglia imperiale, rivolta verso il Colosseo; quella dedicata alla dea Roma Eterna, personificazione sacra della città e del suo dominio sui territori dell’Impero, rivolta verso il Campidoglio. L’architettura era messa in risalto dalla ricchezza delle decorazioni architettoniche, il cui splendore era aumentato dall’uso della foglia d’oro negli stucchi, dalle colonne in porfido e dalla sinfonia dei marmi policromi nelle superfici pavimentali: il rosso violaceo del porfido e del brecciato pavonazzetto, contrastava con il verde cangiante del cipollino e il giallo antico. Le pareti, rivestite da lastre di marmo, accoglievano nelle nicchie statue di marmo, mentre le gigantesche statue di culto sedute delle divinità campeggiavano nelle absidi.
Roma. Il nuovo anno porta la proroga fino ad aprile della mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” alla Domus Aurea. Piccola visita guidata. Gli orari

“L’Epifania tutte le feste porta via”, dice il proverbio, “ma lascia una buona notizia per i primi mesi dell’anno: la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” è prorogata fino al 3 aprile 2022. C’è ancora tempo quindi per visitare il percorso immersivo che dalla Sala Ottagona conduce alla riscoperta della pittura antica, sepolta nelle “grotte” delle rovine dimenticate dell’immenso palazzo imperiale di Nerone”. La mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” è stata pensata per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio (vedi Roma. Il ministro Franceschini ha aperto ufficialmente la Domus Aurea e la mostra multimediale “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”. L’intervento dei curatori. Via libera al pubblico dal 23 giugno | archeologiavocidalpassato) a cura di Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, promossa dal parco archeologico del Colosseo, produzione comunicazione e catalogo Electa, allestimento e interaction design Dotdotdot.

La nuova illuminazione della Sala 45 del padiglione di Colle Oppio nella Domus Aurea (foto ERCO illuminazione)
Il consenso del pubblico ha portato alla proroga dell’apertura della mostra fino al 3 aprile 2022 (la chiusura era prevista il 7 gennaio 2022), permettendo a un ulteriore numero di persone l’opportunità di vivere questa particolare esperienza di visita caratterizzata da proiezioni digitali che coinvolgono l’intero spazio espositivo e uno storytelling sonoro realizzato in sincronia con il progetto visivo e interattivo. La mostra, dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona della Domus Aurea e nei cinque ambienti circostanti, oltre alle Stanze di Achille a Sciro e di Ettore e Andromaca ancora preziosamente decorate, racconta la straordinaria storia della scoperta delle superfici affrescate.

Dettaglio dell’Atlante Farnese nella Sala Ottagona della Domus Aurea con le costellazioni proiettate sulla volta: allestimento e interaction Design a cura di Dotdotdot (foto Andrea Martiradonna)
Percorso della mostra. Nella Sala Ottagona vengono proiettate sulla cupola immagini astrologiche dedotte dal globo sostenuto dall’Atlante Farnese, eccezionale prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Svetonio, nella Vita di Nerone, ricorda che nella Domus Aurea il più memorabile salone per banchetti “era rotondo e ruotava su se stesso tutto il giorno, continuamente, come la terra”. Per evocare questa coenatio rotunda – che con ogni probabilità non si trovava presso il padiglione di colle Oppio e sulla cui esatta collocazione gli archeologi ancora discutono – è stata realizzata sulla volta della Sala Ottagona, assoluto capolavoro dell’architettura romana, una proiezione ruotante di immagini astrologiche ispirate al globo del celebre Atlante Farnese. A questi si alterna la proiezione di una caduta di petali di rosa come descriveva Svetonio avvenisse durante i banchetti dell’imperatore. A orari stabiliti, il videomapping si dissolve mentre gli effetti di luce naturale dall’oculo centrale simulano il passaggio dal giorno alla notte. Solo pochi minuti, che consentiranno ai visitatori di apprezzare gli straordinari effetti diurni immaginati e realizzati dagli architetti di Nerone Severo e Celere.

Particolare di una “grottesca” della Stanza delle Maschere nella Domus Aurea (foto parco archeologico del Colosseo)
Primo ambiente: animali fantastici mezzi umani e mezzi vegetali, motivi fitomorfi, arpie e strumenti musicali, vasi con perline, palmette sono tra i motivi decorativi che si rincorrevano nella Domus Aurea e che vengono scoperti da alcuni artisti presenti a Roma intorno all’anno 1480. Il visitatore stesso innesca questo racconto muovendo il proprio corpo, simulando il riverbero della fiamma delle torce, utilizzate all’epoca di Raffaello per illuminare gli ambienti sotterranei della Domus Aurea. Con un solo gesto la grottesca antica si trasforma, tramite morphing, in un motivo rinascimentale proprio di quegli artisti che per primi scoprirono un mondo di immagini fantastiche e sconosciute.

La stufetta del Cardinal Bibbiena conservata all’interno dei Musei Vaticani
Secondo ambiente: dedicato allo studio e alla reinterpretazione delle grottesche da parte di Raffaello. Affiancato da allievi e da collaboratori, intorno alla metà del secondo decennio del Cinquecento, Raffaello realizzerà il primo vero studio sistematico di queste decorazioni parietali antiche, capace di consentirgli di riproporle organicamente come “decorazione globale” di ambienti appositamente progettati in chiave antiquaria. Fulcro spettacolare di questo nucleo – e grazie a un accordo del parco archeologico del Colosseo con i Musei Vaticani – è la riproduzione multimediale della Stufetta del Bibbiena: il minuscolo bagno privato dell’appartamento cardinalizio realizzato nel 1516 su disegno di Raffaello. In ogni parete, le grottesche della Stufetta – non visibile al pubblico perché non rientrano nel percorso di visita dei Musei Vaticani – si ingrandiscono e rimpiccioliscono generando inediti effetti di scala e mettendo in evidenza i dettagli più significativi dell’intero ciclo decorativo.

Calco in gesso del Laocoonte, prestito del museo di Palazzo Albani di Urbino, esposto alla mostra “Raffaello e la Domus Aurea” (foto electa / PArCo / dotdotdot)
Terzo ambiente: un audio-racconto narra la memorabile scoperta del Laocoonte, il gruppo scultoreo rinvenuto nel 1506 in uno spazio sotterraneo, che si trovava nella stessa area del palazzo neroniano. In un videoloop le copie e le declinazioni nel tempo di questa scultura si susseguono in morphing sullo sfondo del calco in gesso del Laocoonte, prestito del museo di Palazzo Albani di Urbino che restituisce tutta l’imponenza dell’originale. Un gioco di luci ricrea poi la destinazione primaria di questo ambiente, decorato con una fontana a cascata.

L’Antiquarium della Residenza di Monaco è la più grande sala in stile rinascimentale a Nord delle Alpi (foto @pakunior beniculturali3.0)
Quarto ambiente: una consolle interattiva – metaforica finestra sul mondo – permette ai visitatori di ammirare ed esplorare molteplici luoghi, in Italia e in Europa, decorati a grottesca dal ‘500 e fino all’Ottocento. Dalle Gallerie degli Uffizi, con i loro chilometrici affreschi capaci di variare all’infinito e di attualizzare i modelli archeologici romani, alla residenza del duca di Baviera Luigi X a Landshut, edificata a partire dal 1536 ed esemplata sul mantovano Palazzo Te; dal Peinador de la Reina, eretto intorno al 1537 per volere di Carlo V nell’Alhambra di Granada, fino alla Galleria di Francesco I a Fontainebleau (c. 1532-1539), assecondando gli estri del Rosso Fiorentino e di Primaticcio.

Ritratto di Salvador Dalì
Quinto ambiente: le grottesche hanno affascinato anche grandi artisti del Novecento, in particolare i principali esponenti del Surrealismo quali Victor Brauner, Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Miró e Yves Tanguy. Una semisfera, contenente scenografie animate da esseri “mostruosi” anche creati da questi esponenti dell’arte moderna, consente ai visitatori di giocare e creare collage digitali onirici sempre nuovi. Il progetto di sound design: ad arricchire l’esperienza è uno storytelling sonoro realizzato in sincronia con il progetto visivo e interattivo, sensibile anche al movimento e all’intensità del pubblico. Il sottofondo musicale si arricchisce di suoni e rumori che enfatizzano i contenuti e le caratteristiche architettoniche di ogni ambiente. Canti di muse e voci magiche accompagnano le videoproiezioni della volta celeste, mentre rumori cavernosi, riverberi, sussurri, gocciolii, echi lontani contribuiscono ad accrescere il potenziale evocativo del palazzo neroniano. Proiezioni video e suono si fondono così in un’affascinante performance di luci e ombre che ogni 30 minuti simula il passaggio tra giorno e notte, smaterializzando l’allestimento e rivelando la bellezza scenografica e la potenza architettonica della Sala Ottagona e degli spazi circostanti.

Nuove visite guidate. Dal 2 dicembre 2021 si estende anche al giovedì la visita guidata del cantiere della Domus Aurea. Questo percorso, ricco di novità grazie ai lavori di costante manutenzione che lo rinnovano continuamente, comprende la mostra Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche. L’esposizione dagli straordinari apparati interattivi e multimediali allestita nella Sala Ottagona e negli ambienti circostanti racconta la singolare storia della scoperta delle superfici affrescate della reggia di Nerone. Orari: dal lunedì al mercoledì: visita limitata alla sala Ottagona e alle sale limitrofe, comprensiva della mostra immersiva, con accompagnamento obbligatorio, 9-18.30 (ultimo ingresso 17.30), con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Dal giovedì alla domenica: visita guidata obbligatoria, estesa a tutto il monumento, compresa la mostra nella sala Ottagona e sale limitrofe, 9-18.30 (ultimo ingresso 16.45), con ingressi contingentati e turni di massimo 20 persone ogni 15 minuti (guida inclusa). Le capienze e i turni saranno soggetti a modifiche e revisioni in base alle norme vigenti sulle misure di contenimento della diffusione della pandemia. La visita è consentita solo con preacquisto obbligatorio del biglietto. Diritti di prevendita 1 euro.
Archeologia in lutto. È morta a Berlino, prematuramente, a 69 anni, Fedora Filippi, la “signora” della Domus Aurea, di cui è stata per anni direttore scientifico: archeologa di chiara fama e intellettuale raffinatissima, capace di spaziare dalla letteratura, alla musica, all’arte. Il ricordo di colleghi e amici

Archeologia in lutto: il 5 gennaio 2022 è morta, a Berlino, prematuramente, a 69 anni, Fedora Filippi, la “signora” della Domus Aurea, di cui è stata per anni direttore scientifico: archeologa di chiara fama e intellettuale raffinatissima, capace di spaziare dalla letteratura, alla musica, all’arte. “È nella luce soffusa della Domus Aurea, fra i meravigliosi colori che la adornano che vogliamo ricordare Fedora Filippi”, scrivono archeologi ed archeologhe del parco archeologico del Colosseo. “Oggi ci ha lasciato una grande archeologa, di grande intelligenza ed energia. Non solo una collega, una guida illuminata e solerte, un’amica sensibile. L’abbiamo amata per la sua tenacia, l’abbiamo stimata per la sua professionalità e cultura. Quello che lei ha iniziato abbiamo il dovere di portarlo a termine. Ciao, cara Fedora”. “Intelligente e riservata, scrupolosa negli studi e nella comunicazione, ma allo stesso tempo generosa e dotata di una fine ironia che riservava alle persone che riuscivano a farle breccia nel cuore”: così la descrivono quanti hanno avuto modo di lavorare con lei o semplicemente di conoscerla.

Alessandro D’Alessio è il nuovo direttore del parco archeologico di Ostia antica
“È con sommo sconforto e profonda tristezza che apprendo della prematura scomparsa di Fedora Filippi, archeologa di chiara fama, in forze fino a pochi anni or sono alla gloriosa Soprintendenza Archeologica di Roma”, scrive Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia Antica, già archeologo del parco archeologico del Colosseo e responsabile scientifico della Domus Aurea. “Responsabile per lungo tempo della Domus Aurea, dove ha avuto l’enorme merito di avviare l’impegnativa opera di messa in sicurezza e risanamento delle strutture murarie e degli apparati decorativi di uno dei monumenti più importanti e delicati della città, e ancora della ricerca e tutela nell’area del Campo Marzio, cui ha pure dato un contributo di primo piano, Fedora è stata una studiosa di altissimo livello e un Funzionario esemplare del nostro Ministero. Personalmente mi mancherà sempre il confronto con la sua intelligenza e lungimiranza. A nome mio e di quello che fu lo staff della Domus Aurea sotto la sua e poi mia responsabilità, esprimo a Henner, ai familiari e agli amici tutti di Fedora le mie più sentite condoglianze e il rammarico per la gravissima perdita”.

Daniela Porro, soprintendente speciale ABAP di Roma
Cordoglio per la prematura scomparsa dell’archeologa Fedora Filippi è stato espresso anche dalla soprintendenza speciale di Roma. “Con profonda tristezza”, scrivono il soprintendente Daniela Porro e gli archeologi della Sabap Roma, “apprendiamo la notizia della prematura scomparsa di Fedora Filippi, archeologa di fama internazionale e fino a pochi anni fa in servizio presso la soprintendenza Archeologica di Roma e nostra apprezzata e stimata collega. Fine studiosa e eccellente archeologa, Fedora ha dedicato la sua carriera lavorativa alla salvaguardia, allo studio e alla valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale di Roma, dedicandosi in particolare alla tutela dell’area centrale. Prima fra tutte va ricordata la sua attività come direttore della Domus Aurea dove ha portato avanti la messa in sicurezza e il restauro del monumento e, con la consueta lungimiranza, ne ha reso partecipe il grande pubblico in tempo reale.


La copertina del libro “HORTI ET SORDES. Uno scavo alle falde del Gianicolo”
Responsabile della tutela archeologica delle aree di Campo Marzio e Trastevere, è stata autrice di scoperte archeologiche di grande importanza, come le scuderie imperiali di via Giulia, il complesso sotto la Rinascente in via del Tritone, gli Horti alle falde del Gianicolo, solo per ricordarne alcune e che spesso sono confluite in pubblicazioni scientifiche di grande spessore come “Horti et sordes. Uno scavo alle falde del Gianicolo” del 2008 e “Campo Marzio. Nuove ricerche” del 2016. Nella sua attività – continuano – ha sempre messo in primo piano anche la divulgazione, curando mostre di grande impatto e respiro e che testimoniano il suo interesse e curiosità anche per argomenti diversi, come “I colori del fasto. La domus del Gianicolo e i suoi marmi” del 2005, “Ricostruire l’antico prima del virtuale. Italo Gismondi un architetto per l’archeologia” del 2007, “I colori dell’archeologia. La documentazione archeologica prima della fotografia a colori” del 2009. Durante gli anni in Soprintendenza ha curato anche la sistematizzazione e informatizzazione dei dati dell’archivio storico archeologico, organizzandoli in una banca dati consultabile on-line e ha coordinato l’attività di tutela nell’area centrale. Per tutti noi suoi colleghi, quella di Fedora, è una grande perdita e ci mancheranno molto la sua intelligenza, la sua preparazione e la sua amicizia e affettività. Ai familiari e agli amici le nostre più partecipate condoglianze”.

Un personalissimo ricordo l’ha scritto la giornalista Lucia Conti, direttore de “Il Mitte”, il primo quotidiano online per gli italiani all’estero, inaugurato il 7 maggio 2012 a Berlino. “Per me questa donna dalla mente eccelsa – scrive Lucia Conti – era soprattutto Fedora, o Fedi. L’ho conosciuta per la prima volta a casa dell’amica comune Amelia Massetti, persona straordinaria che tanto le è stata vicina, fino all’ultimo giorno. Ricordo il suo sorriso, la sua eleganza e ricordo il fatto che ci venne naturale chiacchierare. Parlammo del lavoro, delle incombenze del momento, della serata piacevolissima che stavamo vivendo, di cose poco importanti e importantissime, nello schema generale della vita. Il legame si creò subito. Ebbi la grande fortuna e l’onore di essere oggetto della sua stima”. E continua: “Ricordo la sua timidezza, le sue mani che quasi tremavano, la riservatezza estrema che questa donna così elegante e delicata mostrava quando si trattava di venire avanti anche in prima persona, e non solo attraverso i risultati del suo eccellente lavoro. Laddove molti rivendicano titoli e spazi con tracotanza, a volte anche a gomitate, lei nascondeva i suoi successi come se fossero colpe. Però era sempre pronta a farsi violenza e a vincere se stessa, quando si trattava di esporsi per una causa giusta. A casa sua ebbi modo di scorrere alcune tra le sue innumerevoli pubblicazioni scientifiche, che l’avevano resa una star dell’archeologia. E quanto si imbarazzerebbe, se leggesse oggi queste mie parole! Scoprii anche che aveva lavorato a Beirut, con grande successo e in condizioni di estremo pericolo. Ogni tanto spuntava fuori un tassello di quel meraviglioso mosaico che è stata la sua vita professionale e quando accadeva era bellissimo restare in silenzio, a imparare”. Conclude Lucia Conti: “Sinceramente prostrata dalla notizia, mi unisco a chi la amava, è l’unica cosa che posso fare. Quindi abbraccio con tutto il cuore innanzitutto la famiglia, il marito Henner, che è stato straordinario in momenti terribili, e Federica, gemella di Fedora, che sono stata felicissima di conoscere, anche se in circostanze davvero tristi. Fedora è andata via in una giornata uggiosa. Il giorno dopo è spuntato il sole e domina il suo ricordo, più luminoso di quanto sia questo spicchio di luce a cui sto anche dando le spalle. Voglio immaginarla immersa nelle cose che amava: leggere, studiare, viaggiare, esplorare il passato del mondo, le sue passeggiate nel bosco, la purezza assoluta dei monti e i soggiorni in famiglia sul Baltico, quando c’è sole, ma fa ancora freddo”.
Cosa ci porta il nuovo anno? Nell’autunno 2022, novant’anni dopo il lungimirante progetto di Amedeo Maiuri, nel Braccio nuovo del museo Archeologico nazionale di Napoli aprirà la nuova Sezione Tecnologica Romana con cento reperti e ricostruzioni moderne dei macchinari antichi

Cosa ci porta il nuovo anno? Una novità arriva dal Mann. La Sezione Tecnologica Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli aprirà al pubblico nell’autunno del 2022 e sarà ospitata nel cosiddetto Braccio Nuovo, novant’anni dopo il lungimirante progetto di Amedeo Maiuri: qui, negli ambienti vicini agli Uffici dei Servizi Educativi, sarà allestito un percorso che, attraverso circa cento reperti e ricostruzioni moderne dei macchinari antichi, svelerà al visitatore come strategia e progettazione duemila anni fa abbiano permesso ai cittadini dell’area vesuviana di fronteggiare sfide soltanto apparentemente impossibili. Distintivo il taglio didattico della Sezione, che presenterà approfondimenti destinati non solo ad esperti, ma anche a giovani e scuole. Il progetto scientifico della sezione è curato da Giovanni Di Pasquale (museo Galileo di Firenze) e Laura Forte (funzionario archeologo del Mann). L’allestimento è firmato da Andrea Mandara, il design grafico è di Francesca Pavese. Gli apparati multimediali saranno prodotti dal museo Galileo, che ha inoltre elaborato i progetti in base ai quali verranno realizzati da Opera Laboratori i modelli ricostruttivi. Prevista una convenzione tra università Suor Orsola Benincasa e Mann per approfondire i temi di conservazione e restauro dei manufatti.

La Sezione Tecnologica Romana nasce da un’interessante prospettiva museografica: nel 1932, con lungimiranza rispetto ai tempi, Amedeo Maiuri costituì al Museo una Sezione di tecnologia e meccanica antica. Il progetto scientifico odierno, dunque, non può che prendere le mosse da questo innovativo archetipo novecentesco, ampliandolo non solo con nuovi materiali, ma anche con modelli realizzati ad hoc e apparati multimediali. Filo conduttore della sezione è l’approccio empirico che, tipico dei musei della scienza, riesce ad “attualizzare” la percezione del mondo antico. Questo nuovo allestimento nasce in partnership con il museo Galileo di Firenze, specializzato in ricerca e didattica nel campo della storia della scienza e della tecnica, rinnovando così un legame di lunga tradizione: già nella mostra di Storia della scienza tenutasi a Firenze nel 1929, la Campania era rappresentata proprio dai materiali e dalle macchine del museo Archeologico nazionale di Napoli.

“Come è noto, ben poco delle conquiste dell’arte del mondo antico sarebbe stato possibile senza una corretta padronanza delle tecnologie”, ricorda il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “basti pensare ad esempio al processo di costruzione di un tempio, dalla cavatura delle pietre fino all’innalzamento delle colonne. Le straordinarie scoperte di Pompei hanno accelerato sempre di più tale processo di ricongiungimento tra musei d’arte e musei tecnologici, perché (caso unico insieme al mondo egizio) hanno restituito tutti oggetti della vita quotidiana che, quando conosciuti, nel passato erano stati tenuti in disparte, in oscuri depositi. Ne è conseguita spesso un’idea falsata della società antica. In realtà – continua Giulierini – già Amedeo Maiuri intorno agli anni Trenta del Novecento ebbe la felice intuizione di dar vita ad una Sezione Tecnologica nel Braccio Nuovo del Museo, poi dismessa, dedicata a settori delle scienze e delle discipline applicate, dall’idraulica, all’agricoltura, all’astronomia. Oggi il Mann, cosciente che la società antica non può essere raccontata senza ristabilire tale connubio, che la rende, tra l’altro, molto più vicina a quella attuale, ha avviato il progetto di rinnovo, riallestimento e ammodernamento di quella che fu la dismessa sezione tecnologica, affidandosi ad una collaborazione con il museo Galileo, già avviata sin dai tempi della mostra “Homo Faber” (1999), dedicata alle conoscenze scientifiche in area vesuviana. D’altra parte – conclude -, Il Museo ha intrapreso un percorso di narrazione dei contenuti museali con l’ausilio delle tecnologie, e soprattutto del digitale, per conseguire gli obiettivi previsti dai nostri due Piani strategici, in linea con la Convenzione di Faro e i 17 obiettivi dell’agenda Unesco 2030”.


Rubinetto con chiave ad anello nella Sezione Tecnologica Romana al Mann (foto mann)
Il progetto scientifico del Mann e del museo Galileo parte dall’osservazione dei quattro elementi della natura (aria, acqua, terra e fuoco), raccontandone le attività umane correlate. Uno sguardo alla volta celeste dà l’input per parlare di astronomia e misura del tempo, così come i cicli produttivi di olio, pane e vino forniscono la straordinaria occasione per esporre macchinari antichi. Tra questi, le macine, che appartengono alle collezioni del Mann, saranno poste insieme a tutti gli strumenti utilizzati per coltivare, misurare la terra, pesare e conservare le derrate alimentari. Troveranno dunque spazio nell’allestimento la celebre groma dalla bottega di Verus, gli attrezzi di uso comune (rastrelli, zappe, vanghe, forche) e, ancora, gli strumenti per progettare e costruire (squadre, compassi, fili a piombo, calibri, martelli, scalpelli). Una sezione a parte sarà dedicata alle tecnologie idrauliche, che permettevano la regimazione delle acque a livello cittadino e il rifornimento delle singole abitazioni. Ne sono un esempio le grandi valvole idrauliche rivenute a Pompei, le fistule in piombo, le chiavi, i rubinetti, le bocche di fontana, le vasche da bagno in bronzo. Lenti, prismi, globi ustori rappresenteranno, invece, la versatile applicazione del vetro, delineandone il rapporto con la luce e il fuoco.

Il percorso espositivo si articolerà su diversi livelli di comunicazione: i materiali antichi di età romana, per la maggior parte di area vesuviana e selezionati dai depositi (dagli affreschi alle meridiane, dai pesi in bronzo a quelli in pietra, dalle bilance alle misure campione), saranno messi in dialogo con le ricostruzioni moderne dei principali macchinari antichi. In allestimento, vi saranno anche video esplicativi che illustrano la funzione degli strumenti tecnologici di epoca romana. Tra le riproduzioni, da menzionare la gru calcatoria, la vite di Archimede e la ruota idraulica. In quest’ultimo caso, il modello sarà affiancato ad un reperto eccezionale: il calco di ruota idraulica rivenuto nei pressi di Venafro nell’alveo del fiume Triverno ai primi del Novecento e, da allora, conservato al Museo. La Sezione Tecnologica Romana avrà una sorta di “anteprima espositiva” nel Giardino della Vanella: qui sarà riallestita la peschiera che Maiuri realizzò negli anni Trenta come riproduzione in scala ridotta di un modello presente in una villa romana di Formia.

Museo Galileo – Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze. Le straordinarie collezioni del museo Galileo, tra le più importanti del mondo, comprendono circa cinquemila strumenti scientifici e apparati sperimentali databili dal secolo XI al XIX, suddivisi in due nuclei principali: collezione Medicea e collezione Lorenese. Delle raccolte fanno parte gli unici due telescopi di Galileo giunti fino a noi. L’Istituto, attivo dal 1927 nel campo della ricerca e della documentazione sulla storia delle scienze e della tecnologia, mette a disposizione degli studiosi le ingenti risorse della sua biblioteca e del proprio ricchissimo sito internet. Partecipa a innovativi progetti di ricerca in collaborazione con prestigiose istituzioni internazionali, tra cui le Gallerie degli Uffizi, il museo Archeologico nazionale di Napoli, il parco archeologico del Colosseo, l’Accademia dei Lincei, l’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea-CNR, la Reale Accademia delle Scienze di Svezia, gli istituti della Max-Planck-Gesellschaft e la Harvard University.
“A Natale regala arte e cultura!”: da RavennAntica al museo Egizio, dal MArTa al Mann, dal parco archeologico del Colosseo alla Regione Campania. Ecco alcune opportunità

“A Natale regala arte e cultura!”. È lo slogan lanciato dalla Fondazione RavennAntica, presieduta da Giuseppe Sassatelli, ma può essere esteso a molti altri musei che in questi giorni promuovono abbonamenti e regali a tema. Ne vediamo qualcuno. Cominciamo da RavennAntica. “Il Natale si avvicina! Regala ai tuoi cari e ai tuoi amici un’esperienza unica alla scoperta del patrimonio culturale di Ravenna e Classe con il nostro Buono Regalo! Grazie a questa opportunità è possibile ammirare la Domus dei Tappeti di Pietra, il Museo Tamo Mosaico, la Cripta Rasponi e Giardini pensili della Provincia, il Mausoleo di Teodorico, il Museo Nazionale di Ravenna, il Battistero degli Ariani, il Palazzo di Teodorico, il Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe, il Museo Classis Ravenna e l’Antico Porto di Classe. Regalarlo è semplice: scegli l’importo del Buono Regalo e procedi all’acquisto. Il gioco è fatto!”. Il Buono Regalo è un credito spendibile nell’acquisto di ingressi ai monumenti, audioguide e visite guidate: a ogni Buono Regalo corrisponde un codice che funziona come sconto al momento dell’acquisto di biglietti e servizi, online oppure di persona alle biglietterie. Il Buono Regalo è un file scaricabile e stampabile. Il valore del Buono Regalo può essere personalizzato, da un minimo di 5 euro a un massimo di 500 euro. Il Buono Regalo funziona come un codice sconto da utilizzare al momento dell’acquisto di biglietti o servizi, l’importo del buono regalo viene scalato dal costo totale degli acquisti effettuati. Chi riceve il Buono Regalo può decidere come utilizzarlo: può prenotare online l’ingresso ai monumenti che preferisce oppure andare fisicamente alle biglietterie. Ha validità 18 mesi, non è nominale e può essere personalizzato: potete scegliere voi l’importo! Per tutte le info e per l’acquisto: + 39 320 9539916 oppure clicca qui

Parco archeologico del Colosseo. “Regali dell’ultimo istante? Nulla di meglio della nostra Membership Card! La card è una tessera annuale che consente ai suoi possessori l’ingresso illimitato e gratuito alle aree archeologiche e ai monumenti, nonché l’accesso a interessanti appuntamenti mensili proposti in esclusiva quali visite dedicate, incontri e convegni, anteprime e iniziative speciali. È disponibile in 3 tagli differenti (Individual, Young, Family & Friends) e può essere acquistata presso le biglietterie del Parco archeologico del Colosseo oppure online (https://parcocolosseo.it/sostieni-e-partecipa/membership/). L’offerta esclusiva per i possessori della Membership Card, con l’ingresso illimitato per 12 mesi all’area del Palatino, al Foro Romano e al Colosseo, include eventi dedicati che vengono segnalati in un calendario aggiornato settimanalmente con tutte le attività organizzate. Per i membri della community ogni giorno sarà inoltre possibile praticare al PArCo discipline come Yoga, Tai Chi e meditazione, da soli o con un gruppo di altri membri della community.
Museo Archeologico nazionale di Taranto. La Gift Card del MArTA per donare cultura con un viaggio nel tempo: la MArTA Christmas Card contiene un codice che consentirà di viaggiare lungo la storia dei reperti del MArTA. In cambio, chi donerà cultura riceverà l’attestato di MArTA Ambassador, diventando così un vero e proprio mecenate della cultura e contribuendo alla realizzazione di progetti scientifico-culturali e di formazione. La gift card del MArTA si ottiene a seguito di una semplice donazione volontaria ed è acquistabile anche dai possessori di 18app.

Museo Egizio di Torino. “Non è mai troppo presto per entrare a far parte della nostra community! Con You&ME anche i più giovani possono vivere un anno alla scoperta del museo Egizio e di tutti i suoi segreti in compagnia di una guida di eccezione: la potente dea Sekhmet. Insieme alla membership card, che consente accessi illimitati in museo, i giovani Member Under 14 riceveranno a casa un passaporto da completare con timbri speciali, rilasciati dalla dea leonessa in persona. Diventare Member Under 14 significa coltivare una passione, approfondire la conoscenza della civiltà egizia e sostenere fin da piccoli un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità! Scopri i benefit che abbiamo pensato per i Member Under 14 e per regalare 365 giorni di ricerca, scoperta e passione: https://museoegizio.it/sostieni/membership/”.

Il gioco RischiaThot del museo Egizio di Torino
“Stai cercando gli ultimi regali di Natale? Regala RischiaThot – Il GiocaQuiz sull’Antico Egitto! Chi erano i faraoni? Come sono state costruite le piramidi? Chi fu la prima mummia? Da che lato si leggevano i geroglifici? Divertiti a sfidare i tuoi amici sulla storia e i misteri dell’Antico Egitto, con le 150 domande del RischiaThot, il gioco di carte realizzato in collaborazione con il Museo Egizio! Ogni carta è arricchita da spassose illustrazioni che renderanno la battaglia di enigmi ancora più irresistibile. https://shop.museoegizio.it/…/rischiathot-antico-egitto…”.

Museo Archeologico nazionale di Napoli. “Dona cultura, dona un abbonamento Openmann family e…a dicembre partecipi gratis alle attività didattiche promosse da CoopCulture!”. Ne avevamo già parlato (vedi Natale 2021 al museo Archeologico nazionale di Napoli: Presepe continuum, nuove mostre (da Dante al giocattolo nel mondo antico) e una nuova campagna di abbonamento OpenMANN per essere protagonisti nel 2022 con tre nuove sezioni, la Campania Romana, e grandi mostre, dalla Sardegna Megalitica e alla civiltà bizantina | archeologiavocidalpassato): dal 6 dicembre 2021 è ripartita la campagna di abbonamento all’Istituto. Il claim scelto è “Vieni al Mann a dicembre e torna per tutto il 2022”. Da lunedì 6, in biglietteria e on-line, è possibile acquistare la card annuale a prezzi promo: 16 euro per un adulto, 28 euro per due over 25 anni (opzione family), 3 euro per ragazzi dai 18 ai 24 anni e per tutti gli studenti universitari, senza limiti di età. L’abbonamento OpenMann ha la validità di 365 giorni dalla data di attivazione e consente accessi illimitati al Museo, per visitare mostre temporanee e collezioni permanenti. Dal 4 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022, chi sottoscriverà una card family potrà partecipare gratuitamente, sino ad esaurimento posti, ai laboratori didattici per bambini proposti da Coopculture. Inoltre, l’abbonamento garantisce di visitare con il 25% di sconto gli oltre trenta siti culturali della rete Extramann, ricevendo una newsletter mensile con le offerte dedicate. Tra le strenne natalizie prodotte dal Museo anche il volume a fumetti “Nico e l’elmo del Gladiatore” (Electa) e il calendario della Scuola Italiana di Comix.

Mercante in fiera: la carta con l’Ercole Farnese al Mann (foto scabec)

Mercante in fiera: la carta con il trono a Palazzo Reale di Napoli (foto scabec)
Regione Campania. “Quest’anno le festività natalizie avranno un fascino ancora più speciale! Fino al 6 gennaio 2022, acquistando un pass 365 Campania Artecard riceverete in regalo un’edizione speciale del “Mercante in Fiera” dedicato alle bellezze artistiche della nostra regione”. Ideato e progettato da Scabec – Regione Campania nell’ambito di Campania Artecard, in collaborazione con Dal Negro, con il supporto di UniCredit – Official Sponsor di Campania Artecard e in partnership con Temi Spa – GLS. Tutte le info https://www.scabec.it/attivita/mercante-in-fiera-edizione-campania. Ecco la special edition del Mercante in Fiera in una versione illustrata della Campania in omaggio per Natale. Non più l’ancella, lo stambecco e la pagoda, ma l’abbazia, l’arco, le catacombe, l’anfiteatro, i templi, ovvero l’Abbazia del Goleto, l’Arco di Traiano di Benevento, le Catacombe di Napoli, l’Anfiteatro Campano di Capua, il Parco archeologico di Velia e molti altri. Il cofanetto del Mercante in Fiera edizione Campania, include 40 carte ed ognuna rappresenta uno dei luoghi della cultura campana, in una combinazione in cui si esaltano siti molto noti alternati a quelli meno conosciuti e non sempre inseriti nei tradizionali circuiti turistici.
Roma. AstroPArCo: tre eventi on line per la Giornata Nazionale dello Spazio al parco archeologico del Colosseo per conoscere le tecnologie di monitoraggio satellitare per la tutela del patrimonio monumentale, scoprire le costellazioni raffigurate sul globo dell’Atlante Farnese, assistere al passaggio della Stazione Spaziale Internazionale sopra il Colosseo

Manca pochissimo all’inizio degli eventi al parco archeologico del Colosseo in occasione della Giornata Nazionale dello Spazio promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana. Oggi, infatti, 16 dicembre 2021, è istituita, con Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, la prima Giornata Nazionale dello Spazio, allo scopo di ricordare e celebrare il lancio del primo satellite italiano, il San Marco 1, avvenuto il 15 dicembre del 1964, grazie al quale l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a superare l’atmosfera terrestre. L’obiettivo – come si legge sul sito dedicato dell’Agenzia Spaziale Italiana www.giornatadellospazio.it e www.giornatadellospazio.com – è quello di far comprendere come le tecnologie spaziali siano più vicine ai cittadini e alla nostra vita quotidiana più di quanto non si immagini.

Il parco archeologico del Colosseo propone tre appuntamenti online sui canali social @parcocolosseo, che permetteranno al pubblico di conoscere le tecnologie di monitoraggio satellitare per la tutela del patrimonio monumentale, di scoprire le costellazioni raffigurate sul globo dell’Atlante Farnese, statua marmorea del II secolo d.C. attualmente in prestito dal museo Archeologico nazionale di Napoli per la mostra “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche” e di assistere all’emozionante passaggio della stazione spaziale internazionale sopra il Colosseo. “Il parco archeologico del Colosseo”, interviene Alfonsina Russo, direttore del PArCo, “partecipa alla prima Giornata Nazionale dello Spazio proponendo tre appuntamenti disponibili online proprio per poter raggiungere grazie al web il maggior numero di persone in tutto il mondo. Grazie all’intervento di esperti, uniremo lo studio dello spazio al mondo dell’archeologia, mostrando come i due ambiti non siano in realtà così distanti. Già nell’antichità – prosegue – lo studio degli astri e del loro posizionamento nella volta celeste era imprescindibile per numerose attività. Il globo dell’Atlante Farnese – oggi in prestito alla Domus Aurea ma normalmente esposto nella sala della meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli -, con le sue meravigliose costellazioni costituisce una delle più antiche raffigurazioni del firmamento ed è una testimonianza delle profonde e dettagliate conoscenze astronomiche acquisite dagli antichi. Altra convergenza di questi mondi si ha nel monitoraggio satellitare dei siti archeologici, uno strumento fondamentale per garantire la salvaguardia dei monumenti, oggi sempre più compromessi a causa dei cambiamenti climatici. Il PArCo utilizza i preziosi dati provenienti da queste rilevazioni per programmare le attività di manutenzione e tutela”.

L’archeologa Irma Della Giovampaola (foto PArCo)
Il primo appuntamento, “Il ruolo dei satelliti per la tutela dei beni culturali: l’esempio del Parco archeologico del Colosseo”, è giovedì 16 dicembre 2021, alle 11, con Irma Della Giovampaola, archeologa, responsabile dell’Ufficio Monitoraggio delle aree archeologiche e dei monumenti del PArCo e della manutenzione programmata, e Alessandro Coletta astrofisico, direttore di Missione della Costellazione di satelliti COSMO-SkyMed e responsabile ASI dell’Unità Downstream e Servizi Applicativi, che discuteranno di come l’osservazione della Terra sia in grado di contribuire alla definizione della vulnerabilità dei siti e dell’analisi dei rischi e degli effetti dei cambiamenti climatici a cui i beni culturali, in particolare quelli archeologici. La questione è alla base del progetto di monitoraggio del PArCo e dell’attività svolta da ASI in questo ambito.

Il secondo eccezionale appuntamento nel pomeriggio del 16 dicembre 2021, alle 17: “Il Firmamento dell’Atlante Farnese”. L’astrofisico e dottore di ricerca in Astronomia Gianluca Masi illustrerà, dalla Sala Ottagona della Domus Aurea, le costellazioni raffigurate sul globo celeste del celebre Atlante Farnese, unica e preziosissima testimonianza sulle conoscenze astronomiche del passato (https://youtu.be/KuSFc75_8lk). In occasione della Giornata Nazionale dello Spazio, le sue costellazioni raccontano la propria storia millenaria, svelando quelle sorprese e meraviglie che da sempre catturano la curiosità e l’immaginazione dell’uomo.

La giornata del 16 dicembre 2021 si conclude alle 21: “Colosseo chiama Spazio: il transito della Stazione Spaziale Internazionale sull’Anfiteatro Flavio”. Le riprese del transito della Stazione Spaziale Internazionale sul Colosseo tra il 6 e il 7 dicembre 2021, effettuate e commentate da Gianluca Masi, astrofisico e dottore di Ricerca in Astronomia, sono il gran finale della ricca programmazione del Parco archeologico del Colosseo per la giornata promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana. L’esperienza degli astronauti non è poi così inaccessibile, almeno allo sguardo: i satelliti più brillanti solcano regolarmente il cielo e tutti possono osservarli. Tra essi spicca la Stazione Spaziale Internazionale, simbolo della presenza in orbita dell’uomo. Osservare le immagini immortalate da un luogo unico come l’Anfiteatro Flavio sarà un’esperienza emotiva ed estetica straordinaria (https://youtu.be/Cdxsf_0PvLc).
Roma. Una mongolfiera sopra il Foro Romano annuncia la grande mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità”. La vita e la personalità dell’archeologo e architetto viene raccontata attraverso quattro sezioni, nei luoghi dove ha principalmente operato e di cui ha definito l’attuale fisionomia: il Foro Romano e il Palatino


Una foto del Foro Romano realizzata da Giacomo Boni col pallone frenato (foto Archivio Fotografico Storico PArCo)
Questa mattina una mongolfiera si è alzata dal Foro Romano, davanti alla Basilica di Massenzio, attirando l’attenzione dei turisti presenti nell’area archeologica e su via dei Fori Imperiali (vedi Facebook). Una nuova attrazione turistica? Non proprio. O, meglio, un modo per promuovere la grande mostra che il Parco archeologico del Colosseo dal 15 dicembre 2021 dedica alla figura di Giacomo Boni (Venezia, 1859 – Roma, 1925) e al tempo stesso ricordare le imprese proprio dell’archeologo Giacomo Boni che nei primi anni del Novecento fotografò l’area archeologica centrale con l’innovativa tecnica del pallone frenato. In questi primi giorni di apertura della mostra, si parla di una settimana, salendo sulla mongolfiera (l’installazione è stata resa possibile con il contributo di Q8) si potrà provare l’ebrezza di vedere dall’alto i fori, il Palatino, il Colosseo, ricordando l’utilizzo che ne ha fatto Boni. Anche in questo pioniere di innovazioni tecnologiche nel campo della ricerca e del restauro, Giacomo Boni impiega il pallone frenato per scattare delle vedute aeree del Foro e restituire in questo modo una visuale d’insieme delle tracce archeologiche che stavano emergendo dagli scavi, creando così le basi per una nuova modalità di documentazione e comunicazione dello scavo archeologico.


Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022
La mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” (15 dicembre 2021 – 30 aprile 2022), curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini, Alessio De Cristofaro e Anna De Santis, con l’organizzazione e la promozione di Electa, rappresenta un ricordo di Giacomo Boni, convinto sostenitore della necessità di tutelare e valorizzare l’insieme degli straordinari monumenti che caratterizzano l’area archeologica centrale di Roma e ha, dunque, posto le premesse per l’istituzione del Parco archeologico del Colosseo. Il catalogo Electa, edito in occasione della mostra, riunisce numerosi saggi che ripristinano tutta la poliedrica e moderna personalità di Giacomo Boni, facendo il punto sulla ricezione e l’eredità della sua figura ripercorrendo anche il contesto politico, culturale e artistico nel quale è cresciuto e si è affermato.

Autodidatta, con una formazione di disegnatore nei cantieri veneziani, col tempo diviene archeologo e architetto sviluppando metodi innovativi di scavo – a cominciare da quello stratigrafico – di restauro, di documentazione e di valorizzazione. Comprende l’importanza di condividere con il grande pubblico il valore delle scoperte che hanno ridisegnato l’aspetto del Foro Romano ricorrendo a un linguaggio nuovo, non accademico, e alla fotografia. Tra le scoperte si ricordano quelle del Tempio di Vesta; il complesso della fonte sacra di Giuturna; la chiesa medievale di Santa Maria Antiqua con il ciclo pittorico bizantino; il sepolcreto arcaico, che ha consentito di stabilire una vita protostorica nell’area del Foro Romano; il Lapis Niger, luogo che gli autori antichi riferiscono alla saga di Romolo. Per il Palatino approfondisce i temi della flora, interesse che lo accompagna tutta la vita e di cui resta traccia nell’ordinamento del giardino degli Horti farnesiani, e in quel roseto che porta ancora il suo nome e dove è sepolto.

Giacomo Boni è stato anche un colto rappresentante dell’ambiente intellettuale e cosmopolita dell’epoca, illustrato da eccellenti prestiti in mostra che favoriscono la narrazione degli aspetti meno conosciuti della sua personalità. Già in giovane età, il credito acquisito presso eminenti figure della cultura anglosassone, a cominciare da John Ruskin e William Morris, le stimolanti e influenti amicizie veneziane e milanesi – in particolare Primo Levi e Alberto Carlo Pisani Dossi – e, grazie a quelle, l’ingresso nei circoli intellettuali sostenitori di Francesco Crispi lo portano a Roma. In un contesto culturale in cui si intrecciano la passione per l’archeologia e l’interesse per la contemporanea arte inglese, risulta incoraggiata dall’operato di Boni una nuova visione dell’Antico che l’arte simbolista porta al pieno sviluppo all’inizio del Novecento. Il progetto museografico realizzato in quegli anni per il Foro Romano e il Palatino da Giacomo Boni è pertanto il risultato di una molteplicità di interessi e incontri, e si presenta straordinariamente attuale e innovativo: forse il primo esperimento di parco archeologico in cui natura, resti antichi, ricostruzioni filologiche, rievocazioni e divulgazione tendono a fondersi in armonia.

Le sezioni: Tempio di Romolo. Vengono ripercorsi gli anni della formazione e i rapporti con la cultura anglosassone durante il periodo veneziano (1879–1888), l’arrivo a Roma con l’incarico presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti (1888–1898) e i successivi all’ufficio scavi del Foro Romano che portano a grandi scoperte. E ancora dal 1907 quando il Palatino viene accorpato al Foro, fino all’anno della morte. Oltre a opere di De Carolis e Cambellotti, al centro del tempio è esposto il pallone frenato utilizzato con straordinaria intuizione da Boni per effettuare le vedute fotografiche degli scavi dall’alto.

Le sezioni: Complesso di Santa Maria Nova. La sezione della mostra è dedicata in generale all’attività archeologica di Boni al Foro Romano e in particolare al museo forense, da lui voluto e inaugurato nel 1908. Si inscrive nel racconto di questa figura atipica di archeologo, anticipatrice per molti versi, che ha trasformato lo studio dell’archeologia. Sono stati messi in luce i suoi criteri espositivi, riproposti dei contesti di scavo come il sepolcreto arcaico di cui aveva fatto realizzare un plastico – adesso restaurato e in mostra – e come l’insieme delle sculture che decoravano la fontana di Giuturna. Sono anche esposte delle teche disegnate dallo stesso Boni e con l’organizzazione dei reperti da lui disposta. Risulta in questo modo evidente il suo principio: rispettare l’integrità dei complessi riportati alla luce. Tutti i materiali sono ugualmente fondamentali: che si tratti di manufatti, resti antropologici, botanici, faunistici. Un metodo che ha sviluppato lo studio dei reperti anche da un punto di vista etnoantropologico. Importante sottolineare anche il luogo scelto da Boni per istituire l’Antiquarium: all’interno del chiostro quattrocentesco del complesso di Santa Maria Nova. I restauri di allora, avviati proprio per consentire l’esposizione dei reperti, portano alla luce non solo le trasformazioni dal trecento al settecento del chiostro stesso, ma anche parte della pavimentazione del pronao della cella dedicata alla dea Roma. Tutti elementi che il percorso di mostra oggi ripropone, grazie anche a un recente intervento di manutenzione del complesso e di ristrutturazione delle sale espositive che restituisce al grande pubblico questi spazi, chiusi al pubblico da più di dieci anni.

Le sezioni: Santa Maria Antiqua e rampa domizianea. Si racconta il ritrovamento della chiesa e del ciclo pittorico altomedievale di matrice bizantina, dopo l’abbattimento della chiesa secentesca di Santa Maria Liberatrice. Una scoperta, riccamente documentata dal gruppo di lavoro di Boni, e da cui prende avvio un filone neo-bizantino che investe le arti e l’architettura dell’epoca.

Le sezioni: Uccelliere farnesiane. È in questa sezione che emerge con forza l’aspetto meno noto del grande archeologo e architetto: il ruolo avuto negli ambienti culturali italiani ed europei degli inizi del Novecento. Ben introdotto nei circoli mondani e culturali della capitale – si ricordano i rapporti con il socialismo umanitario romano, costanti dopo il primo incontro nella redazione della “Nuova Antologia” con Giovanni Cena, Sibilla Aleramo, Duilio Cambellotti – e definito poeta, e profeta, da Eleonora Duse, Ugo Ojetti e Benedetto Croce per la capacità di ricostruire il mito delle origini dell’antica Roma. Le scoperte che ridisegnano il Foro e il suo pensiero suggestionano il simbolismo romano, la cui onda lunga penetra nel Novecento, alimentando il Liberty della capitale e arrivando almeno al 1913, con l’affermarsi delle Secessioni e delle Avanguardie. L’approccio al mondo classico fatto di simboli, rievocazioni, allusioni cifrate è evidente nelle opere esposte di Bottazzi, Cambellotti, Dalbono, Discovolo, Grassi, Maldarelli, Netti e Sartorio, molte delle quali provenienti da collezioni private. Spicca la tela “Gli archeologi” di Giorgio de Chirico, segno della memoria storica sempre presente. Boni dal 1910 si ritira a vivere nelle Uccelliere, e lo ricorda l’esposizione di una selezione di arredi originali della sua casa-studio. A completamento della narrazione della vita di Giacomo Boni, oltre alle quattro sezioni della mostra nel Foro Romano sono posizionati dei totem nei luoghi di maggior intervento e di scoperte, che hanno consentito una nuova lettura dell’area archeologica centrale e della storia dell’antica Roma.
Roma. Tra il Foro romano e il Palatino fervono i lavori per completare l’allestimento della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” promossa dal parco archeologico del Colosseo

Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022
Al parco archeologico del Colosseo, dal complesso di Santa Maria Nova che sarà aperta per la prima volta al pubblico alle Uccelliere Farnesiane, fervono i lavori per completare l’allestimento della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” (vedi https://www.facebook.com/parcocolosseo/videos/583617956072135): dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022 il parco archeologico del Colosseo dedica una grande mostra alla figura di Giacomo Boni (Venezia, 1859 – Roma, 1925) nei luoghi in cui l’archeologo e architetto operò principalmente: il Foro Romano e il Palatino. Curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini, Alessio De Cristofaro e Anna De Santis, organizzazione e promozione di Electa editore, la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” si articola in quattro sezioni: l’attività archeologica e il museo forense, nel Complesso di Santa Maria Nova; la vita di Boni, al Tempio di Romolo; la scoperta della chiesa e del ciclo pittorico bizantino, a Santa Maria Antiqua e nella rampa domizianea; il contesto culturale e artistico del primo Novecento, nelle Uccelliere farnesiane. Ne scaturisce la visione complessiva di un uomo che autodidatta, con una formazione di disegnatore nei cantieri veneziani, col tempo diviene archeologo e architetto sviluppando metodi innovativi di scavo – a cominciare da quello stratigrafico –, di restauro e di valorizzazione. Attento divulgatore delle proprie scoperte archeologiche che rivelano una Roma prerepubblicana e medievale, si dimostra precursore anche nel campo della documentazione degli scavi e della comunicazione nell’utilizzo delle fotografie dall’alto, con l’uso del pallone aerostatico.
Roma. Il parco archeologico del Colosseo ha inaugurato il nuovo impianto di illuminazione delle pendici meridionali del Colle Palatino realizzato grazie alla collaborazione con Acea Gruppo-Areti
Nuova luce sul Palatino. Il parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Acea Gruppo-Areti e con il Municipio Roma I Centro di Roma Capitale, ha presentato alla città il nuovo impianto di illuminazione delle pendici meridionali del Colle Palatino, realizzato grazie alla collaborazione di Acea-Areti, che ha voluto offrire al parco archeologico del Colosseo, e quindi alla città di Roma, una visuale rinnovata delle pendici meridionali del Colle Palatino. “Rispetto al precedente impianto”, spiegano al parco archeologico del Colosseo, “l’attuale presenta un innovativo sistema integrato di protezione contro le sovratensioni elettriche. Mantenendo inalterato il concept illuminotecnico originale, tutti i proiettori sono stati sostituiti con apparecchi di ultima generazione, dotati di appositi apparati aventi la funzione di filtro di rete per le sovratensioni fino a 10 kV e i campi elettrici generati da scariche atmosferiche. La cura per l’arte e per i monumenti ha portato all’impiego di elementi a ridotto impatto estetico, ideati e ingegnerizzati su misura per l’intervento. L’impianto realizzato, oltre a garantire maggiore resistenza ai fenomeni atmosferici, consentirà una diminuzione dei consumi elettrici pari al 15%. Il progetto, segno di come la luce possa essere strumento di conoscenza e di comunicazione emotiva di una realtà archeologica dalla forte componente monumentale, esalta la grandiosità delle cosiddette arcate severiane del palazzo imperiale palatino che si affacciava sul Circo Massimo, facendole emergere, di notte, dal fondo scuro e avvolgente della pendice del colle. Una prospettiva notturna profondamente identitaria che viene restituita alla città”.
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