Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella sesta tappa il pavimento in opus sectile della Curia Iulia

Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile marmoreo policromo, particolare della decorazione geometrica in porfido verde greco, porfido rosso e pavonazzetto. Ai lati del quadrato con disco centrale e decorazione vegetalizzata si sviluppa nei rettangoli un motivo “a cornucopia” (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo sesto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna, e una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, e prima di salutare il Foro Romano e orientare la visita virtuale alla scoperta dei mosaici e dei pavimenti marmorei in direzione del colle Palatino, viene dedicata una tappa importante al pavimento della Curia Iulia. “Questo edificio”, spiegano gli archeologi del PArCo, “deve il suo nome alle assemblee dei “curiati” che si svolgevano nel Comizio; qui si affacciava la prima curia dell’Urbe, la Curia Hostilia, edificata secondo la tradizione da Tullo Ostilio, terzo re di Roma”.

Esterno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta della chiesa di Sant’Adriano al Foro in una foto d’archivio (foto PArCo, ASF, 36 FR-C-LS-asf013118)
“Dopo essere stata danneggiata da un incendio nel 52 a.C.”, continuano, “venne restaurata, ma poco dopo Giulio Cesare iniziò i lavori di realizzazione del suo Foro che interessarono tutta l’area ad essa limitrofa. L’edificio che prese infine il nome di Curia Iulia fu quindi terminato e inaugurato da Augusto il 28 agosto del 29 a.C.; restaurato sotto Domiziano nel 94, subì ulteriori interventi sotto Diocleziano e nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, fu trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant’Adriano al Foro. La chiesa venne decorata con affreschi bizantini, ancora in parte visibili, e dotata di campanile, per essere successivamente restaurata in stile barocco. Tra il 1930 e il 1936 si decise di riportare l’importante edificio al suo aspetto originario: la chiesa venne sconsacrata e l’edificio spogliato di tutte le aggiunte successive all’epoca dioclezianea”.

Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati (foto PArCo)
Il grande pavimento su cui si soffermano gli archeologi del PArCo risale al rifacimento generale della Curia da parte dell’imperatore Diocleziano a seguito dell’incendio del 283 d.C. “Il disegno geometrico, redatto con marmi bianchi e policromi, mostra un sistema a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati in porfido verde greco contenenti al loro interno dischi in porfido rosso alternati a dischi in porfido verde, con foglioline a tre petali presso i quattro angoli. Nei rettangoli dello schema reticolare si sviluppano quadrati di porfido rosso delimitato da una fascia ondulata in pavonazzetto seguita da una fascia in porfido verde. Ai due lati del quadrato si sviluppa un motivo “a cornucopia” in porfido rosso, con foglioline e dettagli in porfido verde. Il pavimento è uno splendido esemplare di opus sectile di III secolo d.C. e la sua particolarità nella redazione lo rende praticamente un unicum”.

Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile in marmi policromi, veduta del pavimento in una foto d’Archivio (foto PArCo, ASF, 1 FR-C-PA-asf013411)
“A seguito degli interventi di ripristino della Curia negli anni Trenta, anche il pavimento è stato oggetto di restauro e ampiamente reintegrato. Presso l’Archivio Fotografico del PArCo – concludono gli archeologi – sono reperibili numerose fotografie antecedenti il restauro, che mostrano il pavimento lacunoso e conservato per un tratto decisamente più breve rispetto a quello odierno e corrispondente alla schola cantorum della chiesa di Sant’Adriano, che a partire dal VI secolo si insedia nel Senato romano”.
Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Giandomenico Spinola e Claudia Valeri su “Augusto e Livia, la propaganda nelle immagini”

Per il ciclo “Dialoghi in Curia” la Curia Iulia ospita giovedì 17 marzo 2022 la conferenza in presenza e on line di Giandomenico Spinola e Claudia Valeri “Augusto e Livia: la propaganda nelle immagini”. La rivoluzione politica, amministrativa e culturale del principato augusteo è tangibile attraverso il processo di costruzione dell’immagine dei suoi protagonisti. I modelli iconografici elaborati per il princeps e la sua sposa costituirono un punto di riferimento imprescindibile per i successori. Conferenza a cura di Giandomenico Spinola responsabile delle collezioni archeologiche dei musei Vaticani e Claudia Valeri curatrice della collezione di antichità greca e romana dei musei Vaticani. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://www.eventbrite.it/e/276689875867. Ingresso da Largo della Salara Vecchia n.5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo.
Roma. “Dialoghi in Curia”, per le Idi di Marzo il parco archeologico del Colosseo propone un doppio appuntamento, in presenza e on line: un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel e la presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta

“Tu quoque!”: quante volte lo abbiamo sentito pronunciare per sottolineare la delusione o l’amarezza di fronte al comportamento di un amico dal quale ci sentiamo in qualche modo traditi. In realtà quell’espressione ha duemila anni di storia ed è la contrazione della frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), espressione latina attribuita a Giulio Cesare. Secondo la tradizione – ma non ci sono certezze a riguardo – infatti sarebbero state queste le ultime parole pronunciate da Cesare quando, in punto di morte (alle Idi di Marzo del 44 a.C.), sotto i colpi delle coltellate dei congiurati nella Curia di Pompeo, avrebbe riconosciuto fra i volti dei suoi assassini quello di una persona a lui cara come un figlio, Decimo Bruto Albino. Martedì 15 marzo 2022, in occasione delle Idi di Marzo, il parco archeologico del Colosseo, propone un doppio appuntamento in presenza in Curia Iulia e on line, per il ciclo “Dialoghi in Curia”: alle 15.30, un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel, e alle 17 presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta.

Concerto di arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel per le Idi di Marzo 2022. In occasione delle Idi di Marzo, martedì 15 marzo 2022, alle 15.30, la Curia Iulia ospita un concerto dell’ensemble degli allievi del maestro Stella Parenti che eseguiranno arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel. Con la partecipazione di Marco Ciardo (tenore), Yan Jiayi (soprano), Sara Tiburzi (mezzosoprano), Valeria De Carolis (flauto traverso) e Daniele Perri (pianoforte). Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Presentazione del volume “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta. Per il ciclo “Dialoghi in Curia”, martedì 15 marzo 2022, alle 17, Silvia Costa, commissario governativo, intervista in Curia Iulia Marisa Ranieri Panetta, autrice del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” (Bolis Edizioni). Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Sarà presente l’Autrice. La presentazione del libro sarà accompagnata da un concerto degli allievi di Stella Parenti, insegnante di Canto Lirico al Conservatorio di Santa Cecilia. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posi (max 100) su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Copertina del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta
Il volume di Marisa Ranieri Panetta passa al microscopio il 15 marzo 44 a.C.: uno dei giorni memorabili della storia qui rivive in tutta la sua drammaticità. Giulio Cesare, dittatore a vita, è all’apice del successo e del potere; ma, tra coloro che hanno ottenuto da lui incarichi e benefici, si annidano nemici implacabili, che ne decretano la morte. Cesare è stato ucciso per la sua brama di cingere una corona regale, come hanno sostenuto coloro che l’hanno pugnalato? O i motivi vanno ricercati nelle loro ambizioni e avidità? In questo saggio, che appassiona come le pagine di un romanzo, la congiura guidata da Bruto e Cassio è seguita dalla nascita alla realizzazione, in un’analisi storica e psicologica dei principali protagonisti, tra i quali Marco Antonio e Cicerone. Nel grande affresco degli ultimi anni della repubblica, emergono anche figure femminili come Cleopatra, regina d’Egitto, Porcia, moglie di Bruto, nonché Servilia, la donna che Cesare ha amato di più. Nel contempo, scorro – no davanti ai nostri occhi le immagini di Roma con le trasformazioni urbanistiche in atto, la magnificenza degli Horti aristocratici, le scene di trionfo. E Cesare domina ogni scena: nei suoi eccessi e nei suoi gesti di clemenza, in un insieme di contraddizioni che non sminuiscono l’eccezionalità dell’uomo. Il cui progetto politico fu forse accelerato, anziché frenato, dalla congiura delle Idi di marzo.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella quinta tappa i mosaici di una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia

Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi che presenta al centro un riquadro con cerchi intersecantisi affiancati da pannelli quadrati e rettangolari, campiti da decorazioni geometriche (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quinto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna il percorso entra in una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, che chiudono la piazza del Foro lungo il lato settentrionale. “La Basilica Emilia – ricordano gli archeologi del PArCo – venne fatta costruire nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido sui resti di un edificio precedente. Fino al V sec. d.C. la Basilica subì numerosi restauri e rifacimenti, l’ultimo dei quali risale alla prima metà del V secolo d.C. resosi necessario a causa dei notevoli danni subiti dalle devastazioni del sacco di Roma del 410 d.C. La taberna, antistante la Basilica, faceva parte in epoca repubblicana del cuore pulsante del Foro Romano, e in un momento successivo, verso il VI secolo d.C., venne rivestita da una elegante pavimentazione in opus sectile marmoreo realizzato con marmi di reimpiego, sia bianchi, venati e scritti, sia colorati, tra i quali il porfido verde greco, il porfido rosso e il giallo antico”.

Foro Romani, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della parte centrale del pavimento, bordata da una scacchiera di rombi, e della decorazione di uno dei pannelli laterali, con scacchiera di quadrati alternativamente semplici e con un quadrato inscritto diagonalmente (foto PArCo)
“Il rivestimento è stato, in via ipotetica, connesso alla presenza di un insediamento cristiano nel portico antistante la Basilica Emilia – spiegano gli archeologi del PArCo – e in origine doveva rivestire una superficie di ca. 7,50×5,20 m, di cui se ne conservano quasi i due terzi. Esso presenta al centro un riquadro centrale, campito da un motivo a cerchi intersecantisi, da cui risultano esagoni. Il motivo è bordato da una cornice con scacchiera di rombi di giallo antico e porfido verde greco. Ai lati del riquadro centrale si sviluppano due coppie di pannelli, ognuno dei quali contiene una scacchiera di quadrati di marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco, questi ultimi con un quadrato di marmo bianco o giallo antico inscritto diagonalmente. La fascia centrale è racchiusa sui lati anteriore e posteriore da cinque pannelli. I due estremi, agli angoli dell’ambiente, sono rettangolari e si compongono di una lastra in giallo antico circondata da lastrine quadrate e rettangolari in marmi bianchi e venati. Tra i pannelli angolari sono compresi tre riquadri rettangolari, il maggiore dei quali è lungo quanto gli altri due e si affianca ad essi; essi contengono il motivo degli ottagoni affiancati, con quadrati di risulta in porfido verde greco”.

Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della scacchiera di quadrati in marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco (foto PArCo)
“Questo tipo di pavimento in opus sectile – continuano – è completamente diverso da quello visto nel tablino della Casa delle Vestali, di prima età imperiale. Completamente diversa è la dimensione delle formelle: in epoca tardo antica e poi medievale, infatti, i pavimenti marmorei venivano realizzati recuperando i sectilia pavimenta di epoche precedenti, le cui lastre, fratturate e sconnesse dall’usura e dal tempo, venivano parzialmente riutilizzate e rimodulate in dimensioni più piccole, a ricomporre gli schemi geometrici di epoca imperiale”.

Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, integrazione delle parti mancanti con mattonelle laterizie effettuata nel corso dei restauri da parte di Giacomo Boni agli inizi del XX secolo (foto PArCo)
“Il complesso disegno geometrico del pavimento è stato restaurato all’inizio del 1900 da Giacomo Boni con un sistema all’avanguardia che ripropone le parti mancanti con l’uso di mattonelle laterizie di almeno due diverse tonalità cromatiche per riproporre il disegno originario. A partire dal 2020 – concludono – il pavimento, che nel secolo precedente era stato coperto da un interro protettivo, è stato riportato interamente alla luce ed oggetto di un esteso intervento di manutenzione straordinaria. L’intervento riguarda l’intera superficie dell’ambiente, sia quella restaurata dal Boni, sia quella originale. Entrambe le zone sono interessate da difetti di adesione degli elementi che compongono la decorazione dalle malte preparatorie. È stato dunque necessario eseguire la rimozione delle lastre dal letto di posa, l’incollaggio degli elementi fratturati, e successivamente il loro riposizionamento. Al termine delle operazioni di ricollocazione, nelle loro posizioni originarie, le lastre sono state pulite e stuccate in superficie. Le aree di lacuna sono state reintegrate con malte idrauliche idonee per granulometria e colorazione”.
Giornata Nazionale del Paesaggio 2022: il parco archeologico del Colosseo propone un itinerario inedito nella Domus Aurea alla scoperta della pittura di paesaggio

Lunedì 14 marzo 2022, in occasione della Giornata nazionale del Paesaggio 2022, istituita dal ministero della Cultura con l’obiettivo di promuovere la cultura del paesaggio in linea con la Convenzione europea del Paesaggio di Firenze, il parco archeologico del Colosseo propone un itinerario inedito nella Domus Aurea alla scoperta della pittura di paesaggio presente su alcuni degli straordinari rivestimenti pittorici della residenza di Nerone. Sono previste due visite gratuite, una alle 14.30 (PRENOTA LA VISITA GRATUITA DELLE ORE 14.30) e una alle 16 (PRENOTA LA VISITA GRATUITA DELLE ORE 16.00), condotte dal funzionario architetto Stefano Borghini (responsabile tecnico della Domus Aurea) e dall’architetto paesaggista Gabriella Strano. Numero massimo di partecipanti per ciascuna visita: 23 persone. Si raccomanda di presentarsi all’ingresso con scarpe comode e con adeguato abbigliamento dal momento che l’escursione termica all’interno del monumento è notevole (la temperatura è di circa 10 gradi). Punto di ritrovo: viale della Domus Aurea n. 1.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: in questa tappa i mosaici della Fonte di Giuturna

Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: veduta d’insieme del corridoio e dei lacerti musivi superstiti. Mosaico a tessere bianche e nere con scena marina (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quarto appuntamento, l’itinerario digitale chiude il percorso all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti. Dopo aver ammirato i pavimenti in mosaico e a lastre di marmo policromo della Casa delle Vestali, il percorso prosegue verso Ovest, in direzione del Campidoglio. Volgendo lo sguardo al di là della transenna metallica accanto al Tempio di Vesta, si nota un lungo corridoio, che in antico serviva alcune tabernae. L’ambiente fa parte del complesso della Fonte di Giuturna, un nucleo di strutture e ambienti gravitanti attorno alla fonte sacra dedicata alla ninfa Giuturna, ubicati tra il Tempio di Vesta e il Tempio dei Castori.

Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: mosaico con scena marina, porzione musiva raffigurante un personaggio maschile su piroga con rete da pesca (foto PArCo)
Le strutture sono state riportate alla luce nel 1900-1901 da Giacomo Boni e successivamente interessate da saggi di scavo da parte dell’Institutum Romanum Finlandiae tra il 1982 e il 1985. “Alla fase finale di utilizzo del complesso, di epoca tardoantica e successiva al trasferimento della statio aquarum dal Campo Marzio al Foro Romano”, spiegano gli archeologi del PArCo, “risale la risistemazione del corridoio che viene per l’occasione pavimentato da un tessellato bicromo con scena marina. Il pavimento si conserva in due porzioni entrambe con immagini figurate. Nella prima porzione – continuano – si riconosce presso un angolo una roccia, da cui sembrano sporgere porzioni di piante lacustri. Al centro compare un personaggio maschile con copricapo, che stringe nelle mani probabilmente il timone della piroga su cui si trova. Il mare è definito da linee diritte di tessere nere, e si riconosce una rete da pesca, al cui interno si intravede il profilo di un pesce. Davanti al personaggio maschile è parte di una stella, forse la cima di una palma”.

Fonte di Giuturna, nel Foro Romano: mosaico con scena marina, porzione musiva raffigurante un personaggio maschile su piroga intento a remare, circondato da pesci e volatili (foto PArCo)
“Nella seconda porzione si conserva una scena marina in cui si distingue il profilo di una roccia, presso cui sta un pesce rivolto verso l’angolo opposto (oppure le fauci spalancate di un ippopotamo che affiora dall’acqua: voi che ne pensate?). Presso l’angolo opposto nuota un pesce di grandi proporzioni. Al centro, su una piroga, si vede una figura maschile, priva della testa, con corporatura atletica, munita di reme. Presso l’angolo chiude la scena la figura di un volatile. Dalla documentazione custodita presso gli Archivi – concludono – il pavimento risulta distaccato nel 1982 per essere poi ricollocato in situ. È attualmente oggetto di interventi di manutenzione”.
Il ministero della Cultura lancia la campagna social “La cultura unisce il mondo” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina: ecco una carrellata di musei e parchi archeologici che hanno aderito all’iniziativa

Al via la campagna social con le opere del patrimonio culturale italiano per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Il ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini, con la campagna digitale “la cultura unisce il mondo”, che coinvolge musei, biblioteche, archivi e istituti culturali statali, ricorda che l’Italia ripudia la guerra ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina. Con gli hashtag #cultureunitestheworld e #museumsagainstwar il sistema museale nazionale e la rete degli archivi e delle biblioteche stanno condividendo immagini significative riguardanti il dolore e la sofferenza della guerra o, al contrario, l’armonia e la prosperità del tempo di pace. Tante le realtà museali che hanno già aderito: dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con la decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi raffigurante la lotta bestiale degli alleati Tideo e Capaneo sotto le mura di Tebe, al museo Archeologico nazionale di Orvieto, con una testa equina lapidea che ricorda la stravolta espressione del cavallo del Guernica, dal museo Egizio di Torino, con l’amuleto ankh di lunga vita e protezione, al museo di Capodimonte, con l’Allegoria della Giustizia di Giorgio Vasari, dalle statue di Villa Adriana a Tivoli, fino alle opere della Galleria Borghese, del museo nazionale Romano, del museo Omero di Ancona, di Palazzo Grimani a Venezia e di Palazzo Reale di Genova. La campagna è iniziata nei giorni scorsi con l’illuminazione con i colori della bandiera dell’Ucraina del Colosseo.

Dettaglio del frontone dell’antico santuario portuale di Pyrgi conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. La decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi, sul Tirreno a pochi chilometri da Cerveteri. La scena è densamente popolata di figure e copriva la testata posteriore della trave di colmo del tetto del tempio A; quest’ultimo costruito intorno al 470 a. C. era dedicato a Thesan, dea etrusca dell’aurora. L’artista con uno sforzo di estrema sintesi e originalità riesce a raccontare le storie di due personaggi del mito, Tideo e Capaneo, di cui bisogna conoscere l’antefatto. Siamo sotto le mura della città di Tebe, dove Eteocle e Polinice, i due figli maledetti di Edipo, lottano per il potere: Eteocle, che allo scadere del suo turno di regno non ha voluto cedere il trono al fratello come pattuito, è asserragliato con i Tebani nella città, mentre fuori i guerrieri provenienti da Argo, chiamati in aiuto da Polinice, ne tentano l’assalto. Come sempre gli dei assistono allo scontro ed intervengono. E infatti al centro della scena Zeus adirato scaglia il suo fulmine contro Capaneo che ha bestemmiato gli dei, mentre sulla sinistra alla vista di Tideo, che pur ferito a morte azzanna il cranio di Melanippo, la dea Atena si allontana disgustata con la pozione che avrebbe dato l’immortalità al suo protetto. La nudità di Tideo e Capaneo sottolinea la bestialità dei loro atti e la loro punizione è la punizione di ogni comportamento improntato al disprezzo degli dei e delle leggi degli uomini (hybris), in chiave politica è una condanna della tirannide e un monito a non violare mai i valori della civiltà per lasciarsi prendere da brutalità e barbarie.

Dettaglio scodella in sigillata da Taranto conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
Il museo Archeologico nazionale di Taranto si schiera contro ogni guerra e contro ogni violenza condividendo un reperto, decorato con colombe, simbolo e augurio di Pace, esposta nella Sala XXV, vetrina 73. Si tratta di una scodella in sigillata africana D da Taranto rinvenuta nell’ipogeo funerario di Palazzo Delli Ponti, 1990. All’interno croce gemmata, marginata e decorata con una serie di cerchi concentrici, ai lati tre colombe. Prima metà del VI sec. d.C.

Amuleto ankh conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Il museo Egizio di Torino è contro ogni forma di guerra, violenza e discriminazione. L’amuleto ankh aveva lo scopo di conferire protezione e lunga vita. Condividiamo questa immagine per ricordare la bellezza della vita, l’importanza della pace e del dialogo tra i popoli.

Rython a testa d’asino del museo Archeologico nazionale di Orvieto (foto drm-umbria)

Testa di cavallo impazzito: dettaglio di “Guernica” (1937) di Pablo Picasso (foto da Flikr, licenza Creative Commons)
Il museo Archeologico nazionale di Orvieto propone un’associazione di idee tra un rhytòn configurato a testa d’asino (ca. 460 a.C.) da Campo della Fiera, Tempio C, e un particolare di Guernica dipinto da Pablo Picasso nel 1937. Il richiamo di questa testa con la stravolta espressione del cavallo del Guernica non è nulla di più che una suggestione derivata dal nostro substrato culturale. Ma rende con efficacia l’atmosfera dei giorni che stiamo vivendo.

I Bronzi di Riace messaggeri di pace dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria aderisce alla campagna digitale promossa dal ministero della Cultura per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Su tutti i social del MArRC, infatti, saranno pubblicate le immagini dei reperti del museo accompagnati dagli hashtag ufficiali #laculturaunisceilmondo e #museumagainstwar, per esprimere la condanna dell’invasione russa e piena e incondizionata solidarietà al popolo ucraino. “Abbiamo deciso di avviare la campagna social con i Bronzi di Riace che esprimono, in tutto il pianeta, il valore identitario della Calabria”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Possano le due statue assumere, nel cinquantesimo anno dalla loro scoperta, il valore di simboli della pace e dell’unione tra i popoli. Quanto sta accadendo in questi giorni in Ucraina ci lascia sgomenti – aggiunge Malacrino -. Oggi più che mai siamo qui per ribadire che l’umanità non ha bisogno di guerre. Ci auguriamo che le tristi immagini che i media ci stanno sottoponendo in queste ore, possano essere sostituite da quelle della speranza. Il Museo e i reperti d’arte che custodisce, possano, attraverso la bellezza, ricordarci sempre i valori dell’unità e della fratellanza”.

La statua della Concordia dall’Edificio di Eumachia in Pompei lancia un messaggio di pace dall’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)
Nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli, alta e imponente, attende i visitatori. È la statua della Concordia Augusta che è stata installata proprio all’ingresso del Mann. Un gesto simbolico, voluto dal direttore Paolo Giulierini per accompagnare queste drammatiche giornate di negoziati e guerra fra Russia e Ucraina. Ancora una volta, dall’arte antica proviene un messaggio di perenne attualità: la scultura marmorea della Concordia (dall’edificio di Eumachia, Pompei, I sec. d. C.) venne realizzata per celebrare la pace e la stabilità, che si candidavano a essere valori guida del principato augusteo dopo un periodo doloroso di guerre civili. Un messaggio che, scolpito nella pietra, ci parla soprattutto oggi. Lo spostamento della statua in Atrio è raccontato sui social del Mann con l’hashtag #Museumsagainstwar, lanciato dal ministero della Cultura quando è stata invasa l’Ucraina.

La de Minerva, dettaglio del Salone delle Scienze, al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto muciv)
Al museo delle Civiltà a Roma, nel salone delle Scienze “Mario Tozzi” che presenta elementi decorativi relativi alla scienza. Al centro campeggia la figura di Minerva, dea protettrice delle scienze. I suoi più consueti attributi (l’elmo, la lancia, lo scudo) sono abbandonati da una parte: un chiaro messaggio di pace e di speranza in tempo di guerra.

Il messaggio social “La cultura unisce il mondo” dal museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)
Anche il museo Archeologico nazionale di Verona aderisce alla campagna contro la guerra. A pochi giorni dall’inaugurazione nell’ex caserma asburgica San Tomaso lancia sui social lo slogan “La cultura unisce il mondo”.

Dal parco archeologico del Colosseo il messaggio “La cultura unisce il mondo” (foto alessandro serranò)
Il parco archeologico del Colosseo aderisce alla campagna lanciata dal ministero della Cultura “La Cultura Unisce il Mondo – L’Italia ripudia la guerra” illuminando il Colosseo con i colori della bandiera dell’Ucraina.

Aiace Telamonio porta sulle spalle il corpo di Achille: dettaglio della raffigurazione del Vaso François al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Il museo Archeologico nazionale di Firenze per “La cultura unisce il mondo” propone la scena più drammatica dipinta sul Vaso François, raffigurata simmetricamente su entrambe le anse, con sapienti variazioni. Il lato più crudo e vero della guerra! L’imponente Aiace Telamonio, cugino e fedele compagno di Achille, ed uno dei più valorosi eroi greci, trasporta il corpo inerte dell’eroe caduto in battaglia. L’enorme guerriero senza vita ha le braccia e le gambe distese nell’abbandono della morte e la lunghissima chioma aristocratica pende quasi fino al suolo. Questo resta di Achille, che a una vita lunga e serena ne preferì una breve ma gloriosa…la guerra non ha risparmiato neppure lui!

Il tempio di Nettuno nel parco archeologico di Paestum con i colori della bandiera dell’Ucraina (foto pa-paeve)
Il parco archeologico di Paestum e Velia aderisce alla campagna “L’Italia ripudia la guerra” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina, Paese colpito nella propria legittima sovranità. Così il Tempio di Nettuno si colora di blu e giallo in segno di vicinanza.
Roma. Forum Pass SUPER, riapre il percorso di visita unitario per Foro Romano/Palatino e Fori Imperiali: dal 1° marzo di nuovo attivo il biglietto unico per la visita integrata all’area archeologica centrale di Roma

Il parco archeologico del Colosseo visto dalla colonna Traiana (foto PArCo)
Dal 1° marzo 2022 torna il Forum Pass SUPER, il biglietto unico che consente – tutti i giorni, dal lunedì alla domenica – la visita integrata delle aree archeologiche dei Fori Imperiali, del Foro Romano e del Palatino, incluse le mostre in corso. “Ritornano oggi nuovamente fruibili in un unico percorso di visita il Palatino, il Foro Romano e i Fori Imperiali”, dichiara il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “ricostituendo un unico racconto lungo 3000 anni. Si riconferma la collaborazione tra il ministero della Cultura e Roma Capitale con un unico obiettivo condiviso: restituire ai romani il cuore pulsante della città, quale luogo da vivere e non solo come spazio musealizzato”. “La possibilità di poter di nuovo acquistare, grazie alla collaborazione con il Ministero della Cultura, un biglietto unico con il quale poter visitare il cuore archeologico della Roma classica”, prosegue l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor, “è una notizia bellissima, un segno tangibile del fatto che il cammino verso una fruibilità nuova del nostro immenso patrimonio storico e artistico è ricominciato. È un primo passo del grande lavoro che abbiamo in mente di portare avanti in quest’area della città e non solo”. Dopo una prova a Capodanno 2016 (vedi Capodanno speciale a Roma: fori senza confini. Aperti gratuitamente i fori imperiali (del Comune) e il foro romano (dello Stato) in un’unica passeggiata grazie a un accordo tra sovrintendenza capitolina e soprintendenza ministeriale. Prova generale per il futuro? | archeologiavocidalpassato), il Forum Pass SUPER è nato nel 2019 dalla collaborazione tra ministero della Cultura e Roma Capitale, attraverso un importante protocollo d’intesa siglato tra la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (che gestisce l’area dei Fori Imperiali) e il parco archeologico del Colosseo (che ricomprende tra l’altro anche il Foro Romano e il Palatino), ma è stato successivamente sospeso a causa dell’emergenza sanitaria. Da oggi, 1° marzo 2022, il biglietto unico è dunque riattivato: con un solo ticket da 16 euro (12 euro per i possessori di MIC Card) valido per l’intera giornata, si potrà accedere nuovamente al percorso che, in circa due ore, consente di visitare il cuore archeologico di Roma.

Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali
Il percorso di visita nei Fori Imperiali, seguendo la passerella presente nel sito, è privo di barriere architettoniche. Attraversa una parte del Foro di Traiano, passa sotto via dei Fori Imperiali percorrendo le cantine delle antiche abitazioni del Quartiere Alessandrino e, dopo aver attraversato il Foro di Cesare per la sua intera estensione, in prossimità del Foro di Nerva raggiunge la Curia Iulia nel parco archeologico del Colosseo, per entrare nel Foro Romano. L’accesso all’area è consentito anche dai varchi della via Sacra/Arco di Tito, via di S. Gregorio e, a breve, via del Tulliano, di fronte al Carcere Mamertino: in questo caso il percorso terminerà alla biglietteria della Colonna Traiana in piazza della Madonna di Loreto.

La “Stanza delle Maschere” nella Casa di Augusto sul Palatino, con decorazione pittorica in tardo secondo stile, che evoca la facciata di una scena teatrale (foto PArCo)
Inclusa nel biglietto anche la visita dei siti SUPER nel Foro Romano e sul Palatino, luoghi unici al mondo la cui visita speciale permette di entrare nel vivo dell’arte e della civiltà romana, anche attraverso tecnologie immersive e narrazioni virtuali. Così il visitatore sarà condotto alla scoperta della pittura antica dall’età augustea, con la casa di Augusto (dal martedì alla domenica), a quella tardo antica e alto medievale, con il Tempio di Romolo, Santa Maria Antiqua e l’oratorio dei Quaranta Martiri. Sabato, domenica e lunedì sarà anche possibile accedere alla Curia Iulia, l’antica sede del Senato Romano.

Veduta generale dell’area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo
Gli accessi ai siti SUPER sono contingentati, in quanto conservano preziose pitture che potrebbero risentire dell’eccessivo affollamento. Fino al 30 aprile 2022 sarà aperta al pubblico anche la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” che include anche la sezione permanente ospitata nella sede di Santa Maria Nova. Il biglietto può essere acquistato sia nella biglietteria presso la Colonna Traiana sia online su https://parcocolosseo.it e www.coopculture.it. Per i giovani sono previste particolari agevolazioni: ingresso gratuito per i cittadini dell’Unione Europea fino ai 18 anni e biglietto a 2 euro dai 18 ai 25 anni. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura e Electa – CoopCulture. Maggiori informazioni ai numeri 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19) e 06 39967700 (tutti i giorni dalle 10 alle 15).
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: quarta e ultima tappa nella Casa delle Vestali con i mosaici a tessere disposte a stuoia

Foro Romano, Casa delle Vestali, rampa metallica lungo il lato ovest dell’abitazione: mosaico a tessere bianche disposte a stuoia intervallate da inserti marmorei policromi (foto archivio PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quarto appuntamento, l’itinerario digitale chiude il percorso all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti. Dopo aver passeggiato attorno al cortile della Casa delle Vestali, aver visitato la nuova esposizione permanente ospitata presso gli ambienti che si aprono lungo il versante meridionale dell’abitazione, aver proseguito in direzione del braccio occidentale, si giunge all’uscita del percorso interno alla Casa delle Vestali. Proseguendo lungo la rampa metallica che supera il dislivello con il tempio rotondo nel lato ovest, guardando proprio sotto la rampa è possibile notare un piccolo ma prezioso frammento di mosaico che risale ad una delle prime sistemazioni della Casa, databile ad epoca tardo-repubblicana.

Foro Romano, Casa delle Vestali, rampa metallica lungo il lato ovest dell’abitazione: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti marmorei policromi, particolare (foto archivio PArCo)
“Il mosaico – spiegano gli archeologi del PArCo – è completamente diverso da quelli che abbiamo visto all’interno della Casa e che abbiamo datato alla piena età imperiale: è un tessellato bianco, realizzato con tessere di forma quadrangolare e rettangolare, queste ultime disposte a creare il motivo di una stuoia o di una intelaiatura a canestro. La superficie è impreziosita da inserti di marmi policromi tra i quali si riconoscono l’africano, il cipollino, il porfido verde, il greco scritto. Rinvenuto nel corso degli scavi realizzati da Giacomo Boni agli inizi del Novecento, venne delimitato da mattoni disposti a coltello e le parti mancanti sono state integrate con una malta cementizia rossa”.

Palatino, Casa dei Grifi, piano superiore: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti policromi, particolare (foto archivio PArCo)
“Il motivo delle tessere rettangolari disposte a formare una stuoia impreziosita da frammenti di marmi colorati – continuano gli archeologi del PArCo – è tipico dell’età tardo-repubblicana e dal II-I secolo a.C. si ritrova sul Palatino all’interno della Casa dei Grifi e nella cosiddetta Casa repubblicana accanto alla Scalae Caci, di cui vi mostriamo in foto alcuni interessantissimi particolari”.

Palatino, Casa repubblicana accanto alle Scalae Caci: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti policromi, particolare (foto archivio PArCo)
“A testimonianza di come anche nell’antichità il gusto fosse assai mutevole, questo tipo di mosaico sparisce completamente già a partire dal I secolo d.C.: la moda cambia, e il mosaico verrà soppiantato da pavimentazioni marmoree, spesso disposte a formare combinazioni geometriche, come quella che abbiamo visto nella sala di rappresentanza della Casa delle Vestali (i cosiddetti sectilia pavimenta). Questo dato – concludono – è molto importante perché consente agli specialisti di datare in maniera abbastanza puntuale i mosaici con tessere cosiddette a stuoia“.
Roma. Per il ciclo “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo presentazione, in presenza e on line, del volume “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”, a cura di Patrizia Fortini e Krupali Krusche sulla collaborazione DHARMA/PArCo per il rilevamento architettonico delle realtà monumentali del Foro Romano


Locandina della mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” al Foro Romano e al Palatino dal 15 dicembre 2021 al 30 aprile 2022
Nuovo appuntamento promosso dal parco archeologico del Colosseo per il ciclo “Dialoghi in Curia”. Giovedì 24 febbraio 2022, alle 16.30, in concomitanza con la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità”, presentazione, in presenza e on line, del volume “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”, a cura di Patrizia Fortini e Krupali Krusche, edito da L’Erma di Bretschneider. Presentano Irina Bokova, già direttore generale dell’UNESCO, e Daniele Manacorda, già professore di Archeologia nelle università di Siena e Roma Tre. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono le curatrici del volume. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://www.eventbrite.it/e/265122668037. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il Super Green Pass e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Copertina del libro “From Pen to Pixel. Studies of the Roman Forum and the Digital Future of World Heritage”
Il volume raccoglie la lunga esperienza di collaborazione scientifica con la University of Notre Dame (Indiana, USA), in particolare con l’istituto DHARMA – Digital Historic Architectural Research and Material Analysis Lab dell’università di Notre Dame diretto dalla prof.ssa Ing. Krupali Krusche, per eseguire il rilevamento architettonico delle realtà monumentali del Foro Romano, tramite l’uso della tecnologia laser scanner e la fotografia ad altissima risoluzione. Il lavoro ha costituito un momento di formazione per gli studenti di architetture dell’University of Notre Dame, supervisionati dalla dott.ssa Patrizia Fortini del parco archeologico del Colosseo, che hanno potuto prendere visione della documentazione della complessa articolazione topografica del Foro Romano con piante, foto, sezioni e disegni risalenti agli scavi e alle pionieristiche esplorazioni di Giacomo Boni. Parte di tale importante documentazione grafica, mai pubblicata in precedenza, costituisce l’apparato illustrativo a corredo dei saggi scientifici e consta di una serie completa di piante, prospetti e viste panoramiche in formato nuvola di punti 3D, fotografie Gigapan, disegni al tratto e acquerelli. L’introduzione di Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO negli anni di svolgimento del progetto, sottolinea l’impegno profuso dall’organizzazione internazionale per la conservazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, anche attraverso gli strumenti digitali, già a partire dal 1992 con il varo del programma Memory of the World. La partnership Parco archeologico del Colosseo / Università di Notre Dame si inserisce appieno tra gli obiettivi di lungo termine UNESCO quale nuova sinergia per la ricerca, la sperimentazione e l’utilizzo di tecniche non distruttive per la documentazione e la valutazione dello stato di conservazione dei monumenti.
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