Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la nona tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali della Schola Praeconum, da poco riaperta al pubblico in alcuni periodi dell’anno

Pianta dell’edificio della Schola Praeconum sul Palatino (da Lugli G., Capitolium, 9, 1933, p. 442) (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo nono appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana e del Paedagogium, si sposta dalla sommità del colle ai suoi piedi, verso il Circo Massimo. Si trova qui, infatti, la Schola Praeconum, un complesso che si apre lungo via dei Cerchi, a Est della chiesa di Sant’Anastasia, da poco riaperto al pubblico in alcuni periodi dell’anno. “L’edificio fu realizzato in tecnica laterizia in epoca severiana”, spiegano gli archeologi del PArCo, “contestualmente alla generale ristrutturazione del versante meridionale del Palatino. La struttura presenta tre grandi ambienti coperti a volta, il maggiore in posizione centrale, gli altri disposti simmetricamente ai lati, aperti con grandi soglie verso un cortile porticato a pilastri, che metteva in comunicazione la struttura con l’asse viario antistante”.

Schola Praeconum sul Palatino: mosaico bianco-nero con raffigurazione di araldi in processione con vessilli, caducei e bastoni (foto Archivi PArCo)
“Il nome con cui viene convenzionalmente identificato – continuano gli esperti del PArCo – è dovuto all’iconografia del mosaico scoperto da Antonio Muñoz, e alle scene raffigurate sulle pitture dell’ambiente orientale. Il soggetto principale del mosaico è una processione di otto personaggi, divisi in due gruppi, che sfilano sulle pareti opposte dal fondo del vano verso la porta; si tratta di figure maschili vestite di corta tunica, con vessilli, caducei e bastoni, interpretate come araldi o aurighi (praecones) preposti a guidare le processioni circensi. Le tessere presentano dimensioni e taglio irregolare, che consentono di datare il mosaico in età tardo imperiale (III-IV secolo d.C.). Il soggetto e l’iconografia del mosaico non trovano confronti precisi tra le pavimentazioni musive, e potrebbero quindi essere stati creati appositamente per l’ambiente della schola, prendendo in parte spunto dalla decorazione pittorica che ugualmente raffigura una teoria di figure maschili e tenendo conto anche della funzione per il quale l’ambiente stesso veniva utilizzato”.

Schola Praeconum sul Palatino: restauro in corso del mosaico bianco-nero con araldi in processione (foto Archivi PArCo)
“Dal 2020 il mosaico è stato interessato da un intervento di restauro che ha previsto la rimozione dell’interro protettivo e delle piante superiori, il trattamento biocida, il consolidamento dei cordoli di contenimento costituiti da mattoni di taglio, il fissaggio delle tessere mobili, la pulizia con impacchi di acqua e di sali solubili di bicarbonato di ammonio. Infine – concludono – le lacune sono state integrate con breccia bianca aurora per le parti in bianco e con breccia in basalto per quelle in nero”.
Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Renata Picone dell’università di Napoli “Federico II” su “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 7aprile 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Renata Picone (università di Napoli “Federico II”, dipartimento di Architettura) che terrà una lezione dal titolo “Il Restauro come ‘cura’ da John Ruskin a Giacomo Boni”. Il tema della “cura” dei monumenti attraversa le teorie del restauro nascenti in Europa nella seconda metà del XVIII, trovando i suoi esiti operativi nell’attività e nelle sperimentazioni di architetti e archeologi attivi nel panorama italiano di fine secolo. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Renata Picone, architetto, è professore ordinario di restauro e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio all’università di Napoli “Federico II”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con l’ottava tappa si va alla scoperta dei mosaici pavimentali del Paedagogium, sulle pendici meridionali del Palatino

Paedagogium, pianta dell’edificio (da Graffiti del Palatino. Raccolti ed editi sotto la direzione di Veikko Väänänen. I. Paedagogium, a cura di H. Solin e M. Itkonen-Kaila, Acta Instituti Romani Finlandiae III, Helsinki 1966, fig. 2 p. 2) (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo ottavo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana prosegue lungo le pendici meridionali del colle fino ad arrivare al Paedagogium, un tempo luogo di istruzione per i paggi imperiali ma anche per gli schiavi. Di età domizianea, come confermano i bolli laterizi qui rinvenuti, l’edificio si affaccia sul Circo Massimo. “L’edificio, disposto su due livelli che sfruttano la morfologia del pendio del colle”, spiegano gli archeologi del PArCo, “era costituito da due file di stanze separate da un cortile. All’ambiente principale, absidato, non disposto sull’asse centrale, si affiancano nove stanze minori. L’impianto di età flavia fu ampiamente rimaneggiato e alla fase di età severiana (quindi ai primi decenni del III secolo d.C.) appartengono i mosaici conservati in tre degli ambienti del complesso, tutti geometrici e con impiego di tessere bianche e nere”.

Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco con bordo in tessere nere, veduta d’insieme del pavimento (foto Archivi PArCo)
“Nel primo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico a tessere bianche disposte su file parallele, bordato da tessere nere. Le tessere, piuttosto grossolane, non presentano taglio regolare né identiche dimensioni, determinando una generale irregolarità dell’ordito, in particolare per quanto riguarda i margini del bordo”.

Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)
“Nel secondo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un mosaico con composizione di grandi ellissi tangenti che formano quadrati a lati concavi grandi e piccoli. Nel terzo ambiente da sinistra, ponendosi di fronte all’edificio, si riconosce un altro mosaico geometrico internamente decorato da grandi ellissi campite di tessere nere e quadrati a lati concavi intercalati tra i disegni delle ellissi. L’esiguità della parte conservata non consente di determinare in che modo i vari motivi decorativi si associassero e si alternassero”.

Palatino, Domus tardoantica di via di San Gregorio: disegno ricostruttivo dell’ambiente con mosaico bianco-nero decorato da una composizione di quadrilobi (St. Clair A., Late Antiquity transitions: a recently discovered room on the Palatine in the context of late Roman decoration, in MAAR, XLVII, 2002, fig. 4 p. 231) (foto PArCo)
“Il gusto geometrico dei mosaici del Paedagogium”, ricordano sempre gli archeologi del PArCo, “è quello tipico di età severiana, quando si assiste ad un’esplosione delle figure geometriche sui mosaici in bianco e nero, spesso di grandi dimensioni, come nel nostro caso. Un mosaico con composizione simile si conserva sempre presso il colle Palatino, ma lungo il suo versante orientale, presso la cosiddetta domus di via di San Gregorio”.

Paedagogium sul Palatino: mosaico bianco-nero con composizione di ellissi (foto Archivi PArCo)
“I mosaici, seppur lacunosi, si trovano in buono stato di conservazione, e dal 2020 – concludono – sono stati oggetto di un intervento di manutenzione che ha previsto, per i due tessellati geometrici, la predisposizione di graniglia lungo i bordi per impedire la ricrescita della vegetazione infestante e nello stesso tempo per colmare la lacuna con una soluzione cromaticamente affine al disegno originale”.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la settima tappa si va alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana

Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano. Veduta d’insieme del sacello dedicato al genius horreorum (foto Archivi PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo settimo appuntamento, la passeggiata virtuale lascia il Foro Romano alla scoperta degli straordinari rivestimenti pavimentali del Palatino partendo dagli Horrea Agrippiana, un complesso di magazzini edificati da Marco Vipsanio Agrippa che da lui prese il nome. “L’edificio, accessibile dal vicus Tuscus lungo il lato nord-occidentale del colle”, ricordano gli archeologi del PArCo, “era originariamente a tre piani con pianta rettangolare e presenta, lungo tutti e quattro i lati, tabernae affacciate su un cortile centrale. La prima fase degli Horrea è da comprendere tra il 33 e il 12 a.C., con ristrutturazioni successive documentabili alla fine del II d.C., epoca a cui risale la risistemazione del sacello centrale, e ancora fino al IV-V secolo d.C. Al centro della corte si imposta un’edicola centrale con il sacello dedicato al genius horreorum, come documenta l’iscrizione sul piedistallo che si è conservato. Il pavimento è in tessellato con raffigurazione del volto del dio Oceano”.

Horrea Agrippiana sul Palatino: mosaico con raffigurazione del dio Oceano, particolare in una foto d’Archivio. Da notare le corna e le chele sulla sommità del capo e la barba terminante con due teste a forma di pesce (foto Archivi PArCo, 30 FR-HA-asf015459)
“Il mosaico a tessere bianche e nere dell’edicola centrale”, continuano gli archeologi del PArCo, “raffigura una maschera maschile inserita entro un ottagono curvilineo i cui vertici sono generati da sei candelabri filiformi e due vasi panciuti. I candelabri a loro volta si sviluppano a partire da elementi vegetalizzati che danno all’insieme un effetto arabescante. Il punto focale del disegno è il volto maschile al centro della composizione: spiccano le corna e le chele sulla sommità del capo e la folta barba terminante con due teste a forma di pesce. Gli attributi caratterizzano inequivocabilmente il volto come quello del dio Oceano, presentato frontalmente e con fattezze piuttosto giovani. È importante sottolineare che la rappresentazione del dio non ha alcuna relazione con il decoro vegetale del pavimento ma ha sola funzione decorativa e di riempimento dell’intero disegno”.

Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme: mosaico con raffigurazione del dio Oceano tra pesci ed uccelli acquatici (foto da Cercone G., Mosaico da via delle Mura Portuensi, in Museo Nazionale Romano. Palazzo Massimo alle Terme. I mosaici, a cura di R. Paris e M.T. Di Sarcina, Milano 2012, n. 26 p. 289)
“Il soggetto non è diffusissimo e compare solo a partire dall’età adrianeo-antonina (seconda metà del II secolo d.C.), sia nella versione in bianco e nero, attestata qui negli Horrea Agrippiana e in un mosaico di via delle Mura Portuensi a Roma, sia nella versione policroma, come nel celebre esempio della villa di Baccano. Tutti i confronti citati sono conservati presso il museo nazionale Romano nella sede di Palazzo Massimo. L’iconografia – concludono – conosce ampia attestazione nel corso del III secolo d.C., soprattutto in ambito nord-africano e la sua presenza all’interno del complesso degli Horrea può essere riconducibile al legame con il mare e genericamente con il commercio, anche se non sono mancate altre interpretazioni”.
Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Attilio Mastrocinque dell’università di Verona su “La profezia di Mithra”

Nuovo appuntamento del ciclo “Dialoghi in Curia” in presenza e on line: giovedì 24 marzo 2022, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza di Attilio Mastrocinque, professore di Storia romana all’università di Verona, sul tema “La profezia di Mitra”, che approfondisce il culto di Mitra tra testimonianze materiali e fonti letterarie. Attilio Mastrocinque dirige le indagini archeologiche nell’area della “Domus del Mitreo” di Tarquinia. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Firmico Materno conosceva un testo attribuito a un profeta del Mitraismo e ne cita qualche frase. Le scene raffigurate sui pannelli a sinistra nei rilievi mitraici ricordano la Gigantomachia, Saturno, la nascita di Mitra e la mietitura del grano, i pannelli superiori mostrano il miracolo del miele che sgorga dalla roccia, la nave, gli dei, un bovino in riposo, capre, pecore e un pastore. Tutti questi elementi ritornano nella profezia della IV Ecloga di Virgilio, che doveva avere ispirato il profeta di Mitra. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti (max 100) su www.eventbrite.it. Ingresso da Largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella sesta tappa il pavimento in opus sectile della Curia Iulia

Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile marmoreo policromo, particolare della decorazione geometrica in porfido verde greco, porfido rosso e pavonazzetto. Ai lati del quadrato con disco centrale e decorazione vegetalizzata si sviluppa nei rettangoli un motivo “a cornucopia” (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo sesto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna, e una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, e prima di salutare il Foro Romano e orientare la visita virtuale alla scoperta dei mosaici e dei pavimenti marmorei in direzione del colle Palatino, viene dedicata una tappa importante al pavimento della Curia Iulia. “Questo edificio”, spiegano gli archeologi del PArCo, “deve il suo nome alle assemblee dei “curiati” che si svolgevano nel Comizio; qui si affacciava la prima curia dell’Urbe, la Curia Hostilia, edificata secondo la tradizione da Tullo Ostilio, terzo re di Roma”.

Esterno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta della chiesa di Sant’Adriano al Foro in una foto d’archivio (foto PArCo, ASF, 36 FR-C-LS-asf013118)
“Dopo essere stata danneggiata da un incendio nel 52 a.C.”, continuano, “venne restaurata, ma poco dopo Giulio Cesare iniziò i lavori di realizzazione del suo Foro che interessarono tutta l’area ad essa limitrofa. L’edificio che prese infine il nome di Curia Iulia fu quindi terminato e inaugurato da Augusto il 28 agosto del 29 a.C.; restaurato sotto Domiziano nel 94, subì ulteriori interventi sotto Diocleziano e nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, fu trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant’Adriano al Foro. La chiesa venne decorata con affreschi bizantini, ancora in parte visibili, e dotata di campanile, per essere successivamente restaurata in stile barocco. Tra il 1930 e il 1936 si decise di riportare l’importante edificio al suo aspetto originario: la chiesa venne sconsacrata e l’edificio spogliato di tutte le aggiunte successive all’epoca dioclezianea”.

Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati (foto PArCo)
Il grande pavimento su cui si soffermano gli archeologi del PArCo risale al rifacimento generale della Curia da parte dell’imperatore Diocleziano a seguito dell’incendio del 283 d.C. “Il disegno geometrico, redatto con marmi bianchi e policromi, mostra un sistema a schema reticolare con motivi complessi di elementi vegetalizzati in porfido verde greco contenenti al loro interno dischi in porfido rosso alternati a dischi in porfido verde, con foglioline a tre petali presso i quattro angoli. Nei rettangoli dello schema reticolare si sviluppano quadrati di porfido rosso delimitato da una fascia ondulata in pavonazzetto seguita da una fascia in porfido verde. Ai due lati del quadrato si sviluppa un motivo “a cornucopia” in porfido rosso, con foglioline e dettagli in porfido verde. Il pavimento è uno splendido esemplare di opus sectile di III secolo d.C. e la sua particolarità nella redazione lo rende praticamente un unicum”.

Interno della Curia Iulia nel Foro Romano: opus sectile in marmi policromi, veduta del pavimento in una foto d’Archivio (foto PArCo, ASF, 1 FR-C-PA-asf013411)
“A seguito degli interventi di ripristino della Curia negli anni Trenta, anche il pavimento è stato oggetto di restauro e ampiamente reintegrato. Presso l’Archivio Fotografico del PArCo – concludono gli archeologi – sono reperibili numerose fotografie antecedenti il restauro, che mostrano il pavimento lacunoso e conservato per un tratto decisamente più breve rispetto a quello odierno e corrispondente alla schola cantorum della chiesa di Sant’Adriano, che a partire dal VI secolo si insedia nel Senato romano”.
Roma. Per “Dialoghi in Curia”, conferenza in presenza e on line di Giandomenico Spinola e Claudia Valeri su “Augusto e Livia, la propaganda nelle immagini”

Per il ciclo “Dialoghi in Curia” la Curia Iulia ospita giovedì 17 marzo 2022 la conferenza in presenza e on line di Giandomenico Spinola e Claudia Valeri “Augusto e Livia: la propaganda nelle immagini”. La rivoluzione politica, amministrativa e culturale del principato augusteo è tangibile attraverso il processo di costruzione dell’immagine dei suoi protagonisti. I modelli iconografici elaborati per il princeps e la sua sposa costituirono un punto di riferimento imprescindibile per i successori. Conferenza a cura di Giandomenico Spinola responsabile delle collezioni archeologiche dei musei Vaticani e Claudia Valeri curatrice della collezione di antichità greca e romana dei musei Vaticani. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://www.eventbrite.it/e/276689875867. Ingresso da Largo della Salara Vecchia n.5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo.
Roma. “Dialoghi in Curia”, per le Idi di Marzo il parco archeologico del Colosseo propone un doppio appuntamento, in presenza e on line: un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel e la presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta

“Tu quoque!”: quante volte lo abbiamo sentito pronunciare per sottolineare la delusione o l’amarezza di fronte al comportamento di un amico dal quale ci sentiamo in qualche modo traditi. In realtà quell’espressione ha duemila anni di storia ed è la contrazione della frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), espressione latina attribuita a Giulio Cesare. Secondo la tradizione – ma non ci sono certezze a riguardo – infatti sarebbero state queste le ultime parole pronunciate da Cesare quando, in punto di morte (alle Idi di Marzo del 44 a.C.), sotto i colpi delle coltellate dei congiurati nella Curia di Pompeo, avrebbe riconosciuto fra i volti dei suoi assassini quello di una persona a lui cara come un figlio, Decimo Bruto Albino. Martedì 15 marzo 2022, in occasione delle Idi di Marzo, il parco archeologico del Colosseo, propone un doppio appuntamento in presenza in Curia Iulia e on line, per il ciclo “Dialoghi in Curia”: alle 15.30, un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel, e alle 17 presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta.

Concerto di arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel per le Idi di Marzo 2022. In occasione delle Idi di Marzo, martedì 15 marzo 2022, alle 15.30, la Curia Iulia ospita un concerto dell’ensemble degli allievi del maestro Stella Parenti che eseguiranno arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel. Con la partecipazione di Marco Ciardo (tenore), Yan Jiayi (soprano), Sara Tiburzi (mezzosoprano), Valeria De Carolis (flauto traverso) e Daniele Perri (pianoforte). Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Presentazione del volume “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta. Per il ciclo “Dialoghi in Curia”, martedì 15 marzo 2022, alle 17, Silvia Costa, commissario governativo, intervista in Curia Iulia Marisa Ranieri Panetta, autrice del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” (Bolis Edizioni). Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Sarà presente l’Autrice. La presentazione del libro sarà accompagnata da un concerto degli allievi di Stella Parenti, insegnante di Canto Lirico al Conservatorio di Santa Cecilia. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posi (max 100) su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Copertina del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta
Il volume di Marisa Ranieri Panetta passa al microscopio il 15 marzo 44 a.C.: uno dei giorni memorabili della storia qui rivive in tutta la sua drammaticità. Giulio Cesare, dittatore a vita, è all’apice del successo e del potere; ma, tra coloro che hanno ottenuto da lui incarichi e benefici, si annidano nemici implacabili, che ne decretano la morte. Cesare è stato ucciso per la sua brama di cingere una corona regale, come hanno sostenuto coloro che l’hanno pugnalato? O i motivi vanno ricercati nelle loro ambizioni e avidità? In questo saggio, che appassiona come le pagine di un romanzo, la congiura guidata da Bruto e Cassio è seguita dalla nascita alla realizzazione, in un’analisi storica e psicologica dei principali protagonisti, tra i quali Marco Antonio e Cicerone. Nel grande affresco degli ultimi anni della repubblica, emergono anche figure femminili come Cleopatra, regina d’Egitto, Porcia, moglie di Bruto, nonché Servilia, la donna che Cesare ha amato di più. Nel contempo, scorro – no davanti ai nostri occhi le immagini di Roma con le trasformazioni urbanistiche in atto, la magnificenza degli Horti aristocratici, le scene di trionfo. E Cesare domina ogni scena: nei suoi eccessi e nei suoi gesti di clemenza, in un insieme di contraddizioni che non sminuiscono l’eccezionalità dell’uomo. Il cui progetto politico fu forse accelerato, anziché frenato, dalla congiura delle Idi di marzo.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella quinta tappa i mosaici di una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia

Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi che presenta al centro un riquadro con cerchi intersecantisi affiancati da pannelli quadrati e rettangolari, campiti da decorazioni geometriche (foto PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quinto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna il percorso entra in una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, che chiudono la piazza del Foro lungo il lato settentrionale. “La Basilica Emilia – ricordano gli archeologi del PArCo – venne fatta costruire nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido sui resti di un edificio precedente. Fino al V sec. d.C. la Basilica subì numerosi restauri e rifacimenti, l’ultimo dei quali risale alla prima metà del V secolo d.C. resosi necessario a causa dei notevoli danni subiti dalle devastazioni del sacco di Roma del 410 d.C. La taberna, antistante la Basilica, faceva parte in epoca repubblicana del cuore pulsante del Foro Romano, e in un momento successivo, verso il VI secolo d.C., venne rivestita da una elegante pavimentazione in opus sectile marmoreo realizzato con marmi di reimpiego, sia bianchi, venati e scritti, sia colorati, tra i quali il porfido verde greco, il porfido rosso e il giallo antico”.

Foro Romani, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della parte centrale del pavimento, bordata da una scacchiera di rombi, e della decorazione di uno dei pannelli laterali, con scacchiera di quadrati alternativamente semplici e con un quadrato inscritto diagonalmente (foto PArCo)
“Il rivestimento è stato, in via ipotetica, connesso alla presenza di un insediamento cristiano nel portico antistante la Basilica Emilia – spiegano gli archeologi del PArCo – e in origine doveva rivestire una superficie di ca. 7,50×5,20 m, di cui se ne conservano quasi i due terzi. Esso presenta al centro un riquadro centrale, campito da un motivo a cerchi intersecantisi, da cui risultano esagoni. Il motivo è bordato da una cornice con scacchiera di rombi di giallo antico e porfido verde greco. Ai lati del riquadro centrale si sviluppano due coppie di pannelli, ognuno dei quali contiene una scacchiera di quadrati di marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco, questi ultimi con un quadrato di marmo bianco o giallo antico inscritto diagonalmente. La fascia centrale è racchiusa sui lati anteriore e posteriore da cinque pannelli. I due estremi, agli angoli dell’ambiente, sono rettangolari e si compongono di una lastra in giallo antico circondata da lastrine quadrate e rettangolari in marmi bianchi e venati. Tra i pannelli angolari sono compresi tre riquadri rettangolari, il maggiore dei quali è lungo quanto gli altri due e si affianca ad essi; essi contengono il motivo degli ottagoni affiancati, con quadrati di risulta in porfido verde greco”.

Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della scacchiera di quadrati in marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco (foto PArCo)
“Questo tipo di pavimento in opus sectile – continuano – è completamente diverso da quello visto nel tablino della Casa delle Vestali, di prima età imperiale. Completamente diversa è la dimensione delle formelle: in epoca tardo antica e poi medievale, infatti, i pavimenti marmorei venivano realizzati recuperando i sectilia pavimenta di epoche precedenti, le cui lastre, fratturate e sconnesse dall’usura e dal tempo, venivano parzialmente riutilizzate e rimodulate in dimensioni più piccole, a ricomporre gli schemi geometrici di epoca imperiale”.

Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, integrazione delle parti mancanti con mattonelle laterizie effettuata nel corso dei restauri da parte di Giacomo Boni agli inizi del XX secolo (foto PArCo)
“Il complesso disegno geometrico del pavimento è stato restaurato all’inizio del 1900 da Giacomo Boni con un sistema all’avanguardia che ripropone le parti mancanti con l’uso di mattonelle laterizie di almeno due diverse tonalità cromatiche per riproporre il disegno originario. A partire dal 2020 – concludono – il pavimento, che nel secolo precedente era stato coperto da un interro protettivo, è stato riportato interamente alla luce ed oggetto di un esteso intervento di manutenzione straordinaria. L’intervento riguarda l’intera superficie dell’ambiente, sia quella restaurata dal Boni, sia quella originale. Entrambe le zone sono interessate da difetti di adesione degli elementi che compongono la decorazione dalle malte preparatorie. È stato dunque necessario eseguire la rimozione delle lastre dal letto di posa, l’incollaggio degli elementi fratturati, e successivamente il loro riposizionamento. Al termine delle operazioni di ricollocazione, nelle loro posizioni originarie, le lastre sono state pulite e stuccate in superficie. Le aree di lacuna sono state reintegrate con malte idrauliche idonee per granulometria e colorazione”.




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