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Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, viaggio multisensoriale alla scoperta di una grande civiltà con reperti dai grandi musei del mondo e, per la prima volta, i calchi ottocenteschi dei rilievi assiri di Nimrud e Ninive conservati dal Mann e mai esposti prima

La scalinata che porta alla mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Al Mann la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” fino al 16 settembre 2019

Come salire su una ziggurat. La breve rampa che dalle scale monumentali dominate dalla grande statua di Ferdinando di Borbone, il padrone di casa, realizzata da Antonio Canova, porta alle quattro sale (dalla 90 alla 93) al secondo piano del museo Archeologico nazionale di Napoli ti prepara al suggestivo viaggio nella storia alla scoperta di una grande civiltà antica proposto dalla mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, in programma fino al 16 settembre 2019, focus sulla regione dell’Assiria, che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq. Su quel lembo di terra, dall’Ottocento in poi, si concentrarono le ricerche di intellettuali e antiquari, che gettarono le basi per la costituzione di una moderna koinè di studiosi internazionali: un modello sinergico riproposto dalla rete di collaborazioni che hanno portato alla realizzazione dell’esposizione “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”. Il progetto scientifico, promosso dal Mann e dall’università di Napoli “L’Orientale”, ha selezionato oltre quarantacinque reperti, provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del Mann e non esposti da molti anni. La mostra è stata realizzata con il contributo della Regione Campania (POC Campania 2014-2020) e dell’Ismeo (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente).

La prima sala della mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” al Mann (foto Graziano Tavan)

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

“L’impero assiro rivive al museo Archeologico di Napoli in tutto il suo splendore parlandoci di eredità profonde”, dichiara il direttore Paolo Giulierini. “Assiri all’ombra del Vesuvio” è una mostra preziosa, fortemente voluta dal Mann con il coordinamento dell’università di Napoli L’Orientale, per fare luce sul patrimonio di calchi di ortostati i cui originali sono ora conservati presso il British Museum. Ci furono tempi infatti in cui il nostro museo ambiva a rappresentare tutte le civiltà, come testimonia anche la presenza della collezione egizia. Oggi in un clima di rinnovato slancio internazionale, e in attesa del riallestimento definitivo, dal Mann emergono opere che ci parlano di storie apparentemente lontane nel tempo e nello spazio rivelandosi veicolo eccezionale di connessione tra i popoli in un mondo globalizzato”. E poi, una riflessione. Lavorare sulla storia dell’Assiria significa accendere un riflettore su un’area molto sensibile del Medio Oriente, la Siria, l’Iraq e l’Iran, Paesi che per la posizione strategica e la presenza di petrolio hanno subito guerre, devastazione di musei e distruzione di siti archeologici . Seguire con attenzione tutto quanto attiene il patrimonio culturale in pericolo, come già accaduto con la realizzazione del forum e del volume “Archeologia Ferita”, deve far parte della nostra missione.

Scena di corte: Assurnasirpal II, con attendenti e genio alato, compie l’aspersione rituale. Calco di rilievo da Nimrud, conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

In tre sale (in prossimità della Meridiana) i visitatori sono condotti a scoprire, in un iter circolare, i tre palazzi che furono il centro del potere e della cultura degli Assiri: si parte dalla ricostruzione del palazzo di Nimrud, in cui erano collocati i rilievi originari di cui il Mann presenta i calchi; si passa, poi, a Ninive, per affrontare i temi dell’imperialismo e della guerra contro gli Arabi e contro l’Elam; infine, si “entra”, simbolicamente, nelle sale del palazzo di Korsabad, dove viene presentata la testa di Sargon II, proveniente dai Musei Reali di Torino, per esaltare, appunto, il motivo del potere del sovrano.

La pianta del Palazzo Nord-Ovest di Assurnasirpal II a Nimrud (foto Graziano Tavan)

Nimrud e il palazzo di Assurnasirpal II. L’opera di Assurnasirpal II comincia con il trasferimento della capitale imperiale da Assur, dove è nata la dinastia assira e patria del dio eponimo, a Kalkhu (odierna Nimrud). Il Palazzo Nord-Ovest, situato sulla cittadella, fu il primo edificio monumentale eretto dal re. La concezione spaziale di questa imponente costruzione consiste nella realizzazione di vani a pianta rettangolare, sviluppati su due file attorno a una corte centrale, il bitanu (“il settore della casa”), e di una grande corte pubblica, il babanu (“il settore della porta”), dalla quale si accedeva alla sala del trono B. Gli ambienti erano decorati con lastre scolpite in calcare alabastrino che rivestivano le pareti delle sale di rappresentanza: il tema predominante dei rilievi del palazzo è di natura rituale e mitico-simbolica, mentre le lastre narrative a tema bellico e venatorio decoravano principalmente la sala del trono. Un aspetto fondamentale dell’esercizio della regalità è il coinvolgimento del sovrano nelle attività rituali e cultuali. L’importanza delle pratiche rituali si manifesta anche sui sigilli che raffigurano il re e i sacerdoti e nelle riproduzioni miniaturizzate di demoni e di esseri ibridi.

Modellino in resina di una ziggurat, l caratteristico tempio mesopotamico (foto Graziano Tavan)

La ziggurat è il caratteristico tempio mesopotamico costruito su sette terrazze quadrangolari sovrapposte, che dall’alto verso il basso aumentano progressivamente di dimensione. Il tempio vero e proprio si trova sull’ultima terrazza. La struttura è caratterizzata da nicchie e contrafforti. Ciascuna terrazza termina con una merlatura.

Tavoletta cuneiforme da Ninive, conservata al British Museum, con una lettera inviata ad Assurbanipal che annuncia disgrazia capitata al re dell’Elam (foto Graziano Tavan)

Assiria ed Elam. L’Elam (Iran sud-occidentale) è il confinante orientale dei popoli mesopotamici fin dal III millennio a.C. Una lettera scritta al re Asarhaddon da un alleato nel Paese del Mare (Mesopotamia meridionale) denuncia la politica aggressiva di Teumman, fratello del re elamita. Poco dopo Teumman sale al trono e Assurbanipal lo attacca. Secondo gli Annali assiri, l’esercito assedia le città reali tra cui Bit Bunaki. La battaglia campale è sulle rive del fiume Ulai (653 a.C.) tra Babilonia e Susa. Teumman è catturato e decapitato. La sua testa fa capolino tra le fronde del banchetto in giardino mentre Assurbanipal brinda alla vittoria, celebrata dalla propaganda anche in un’ottica religiosa: Assurbanipal ha saputo unificare l’Elam e stabilire gli assiri in regioni lontane, imponendo il proprio tributo. I rapporti furono anche di convivenza, come testimonia una lettera in elamico ritrovata a Ninive.

Pianta del Palazzo Nord di Assurbanipal a Ninive (foto Graziano Tavan)

Ninive e il Palazzo di Assurbanipal. Nel I millennio la città di Ninive fu eletta nuova grande capitale dell’impero neoassiro da Sennacherib; non si tratta di una fondazione ex novo, bensì di un’imponente opera di ristrutturazione e riedificazione di un antico e sacro centro urbano d’Assiria. Sul lato settentrionale del tell anche Assurbanipal innalzò la sua residenza reale, il Palazzo Nord, da cui provengono le mirabili serie di rilievi narrativi che esaltano il tema della caccia, della guerra e del banchetto. Gli spazi residenziali e amministrativi del Palazzo Nord furono ideati secondo la tradizionale concezione palatina assira, con una serie di grandi corti a cielo aperto e ambienti di carattere pubblico che introducevano alla sala del trono, e i quartieri abitativi probabilmente situati al secondo piano del complesso, nell’area posta dietro la corte del bitanu.

Collana in lapislazzuli da Ur (XXVII-XXV sec. a.C..) conservata all’Ashmolean Museum (foto Graziano Tavan)

La corte del re. La vita di corte si svolgeva nel benessere dei palazzi e dei giardini, allietata da banchetti, prelibate leccornie servite in vasellame di lusso e intrattenimenti musicali come nella scena ritratta nel celebre rilievo di Assurbanipal. I sovrani neo-assiri profusero molte energie nella costruzione dei palazzi reali di cui si enfatizzava la monumentalità e il lusso. La ricchezza dei materiali esaltava infatti la natura interculturale dell’impero sotto l’egida del sovrano. I legni esotici e gli incensieri diffondevano fragranze di paesi lontani, mentre gli intarsi in avorio e pietre preziose e le decorazioni metalliche donavano agli ambienti luce e colore. Particolare attenzione era riservata al decoro personale. Tessuti speciali e accessori in oro arricchivano l’abbigliamento del sovrano e dei membri della corte, il cui gusto raffinato si esprimeva nella gioielleria e nell’uso di unguenti profumati, provenienti dalle periferie dell’impero e custoditi in preziose fiale di alabastro.

Scene di caccia reale dal palazzo di Assurbanipal di Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

La caccia reale è documentata in Mesopotamia fin dal IV millennio a.C. Si tratta di un atto fortemente simbolico che vuole rappresentare la lotta del sovrano contro le forze del caos. La caccia reale al leone raggiunge il suo apice a livello ideologico durante l’impero assiro ed è parte integrante della propaganda regia. L’attività venatoria, lungi dall’essere un semplice passatempo sportivo, è un privilegio reale e al contempo un dovere religioso imposto dalle divinità: nelle iscrizioni reali i racconti della caccia sono infatti sempre preceduti da un’invocazione religiosa. Questa pratica rituale veniva svolta all’interno dei parchi reali, condotta dal sovrano in piedi sul carro e armato di arco e frecce o di lancia.

Pianta del Palazzo di Sargon II a Khorsabad (foto Graziano Tavan)

Testa di Sargon II conservata ai musei Reali di Torino (foto Graziano Tavan)

Khorsabad e il Palazzo di Sargon II. Dur Sharrukin (“Fortezza di Sargon”, odierna Khorsabad) fu la nuova capitale fondata da Sargon II. La città fu edificata a Nord di Ninive tra il 717 e il 706 a.C. e abbandonata l’anno seguente perché ritenuta maledetta a seguito della morte prematura del re. La città era cinta da imponenti mura scandite da 157 torrioni che ne proteggevano il perimetro. Sette porte permettevano di entrare nella città da tutte le direzioni. La cittadella, con il palazzo reale, i templi e una ziggurat a sette piani, fu edificata su un mastodontico terrazzamento artificiale. Il palazzo comprendeva oltre 200 stanze ordinate intorno a corti interne ed era protetto da ulteriori mura. Al suo interno si accedeva mediante una maestosa porta ai cui stipiti erano scolpiti due monumentali lamassu, tori androcefali alati. Il palazzo era suddiviso in tre zone: l’area templare, il quartiere amministrativo e l’area palatina. Le sue pareti erano decorate da numerose sculture e rilievi.

Sigillo cilindrico con scena rituale dell’VIII-VII sec. a.C. (foto Graziano Tavan)

I sigilli, strumenti di potere. L’uso dei sigilli è documentato nel Vicino Oriente antico dal VII millennio a.C. al I millennio d.C. Fin dal primo apparire vennero impiegati come marchio di proprietà e garanzia. Il sigillo cilindrico è documentato per la prima volta a Uruk nell’Iraq meridionale, e a Susa nell’Iran sud-occidentale, alla metà del IV millennio a.C., da dove si diffonde in tutto il Vicino Oriente antico. Il repertorio iconografico dei sigilli illustra tematiche attinenti a ogni aspetto della vita materiale e spirituale: economia, potere, guerra, religione, mitologia.

Rilievo con leonessa morente dal Palazzo Nord i Assurbanipal a Ninive. Calco ottocentesco conservato al Mann (foto Graziano Tavan)

Ritratto di Alessandro Castellani (foto Graziano Tavan)

Nella mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” un approfondimento ad hoc è riservato, naturalmente, alla storia dei calchi ed alla loro inclusione nelle collezioni del Mann. I calchi furono realizzati da Domenico Brucciani per riprodurre i rilievi neoassiri, rinvenuti nei palazzi di Assurnasirpal II (883-859 a.C.) a Nimrud e di Assurbanipal (668-630 a.C.) a Ninive, e conservati oggi nell’Assyrian Basement del British Museum di Londra: qui è raccolta una vera e propria summa della cultura assira, perché i rilievi, databili dal IX al VII secolo a.C., decoravano i palazzi dei sovrani e costituivano la parte iconografica di un significativo fenomeno di propaganda politica ante litteram, volta a celebrare le gesta dei regnanti. Le riproduzioni delle grandi lastre in calcare giunsero al museo Archeologico nazionale grazie al dono di Alessandro Castellani: questo ambiguo e discusso esperto d’arte, in esilio a Napoli, ebbe il merito di comprare i calchi e di affidarli all’istituto allora diretto da Giuseppe Fiorelli, dove sono stati sempre custoditi, ricevendo adesso, grazie alla mostra, una nuova valorizzazione.

Tavola litografata del volume in folio dl 1853 con i bassorilievi assiri frutto della missione di Austen Henry Layard, volume conservato nelal biblioteca del Mann (foto Graziano Tavan)

All’Archeologico fu legato, soprattutto, Henry Austin Layard, autore delle fortunate campagne di scavo che portarono in Inghilterra, nel cuore dell’Ottocento, alcuni capolavori dei palazzi neoassiri: vicino, ancora una volta, a Giuseppe Fiorelli, anche per la condivisione degli ideali risorgimentali, Layard donò al Museo un frammento di rilievo assiro ed alcuni pregevoli libri, riproposti nel percorso espositivo per inquadrare le tappe più importanti della scoperta dell’Assiria. Accanto a un ritratto di Lady Layard affacciata sul Canal Grande, a documenti e litografie che ripropongono le campagne di scavo, un touch screen permette al pubblico di sfogliare, leggere ed ingrandire le pagine dei testi appartenuti all’archeologo inglese.

Modellino del Palazzo di Khorsabad per un’esperienza tattile (foto Graziano Tavan)

Peculiarità della mostra sugli Assiri è la presenza di un’innovativa dotazione tecnologica, il cui coordinamento progettuale è stato affidato al prof. Ludovico Solima (università della Campania

Effetto speciale a ricostruire le scene tratte dai rilievi assiri (foto Giorgio Albano)

“Luigi Vanvitelli”). Per la prima volta al Mann è stato creato, infatti, un ambiente immersivo, destinato successivamente a diventare uno spazio multimediale permanente del Museo: in questa stanza sono proiettati in successione tre diversi filmati, realizzati da Capware (regia: Marco Capasso/musiche originali: Antonio Fresa) per approfondire i contenuti scientifici della mostra sugli Assiri. Nei punti segnalati all’interno del percorso espositivo è inoltre possibile utilizzare occhiali multimediali dotati di lenti trasparenti (gli occhiali sono stati progettati dalla startup Ar tour srl), che consentono di fruire degli effetti suggestivi della cd. Realtà Aumentata; il servizio (che ha un costo aggiuntivo di 5 euro, con riduzioni a 3 euro, tra l’altro, per titolari di OpenMann ed Artecard) è basato su ricostruzioni 3D degli ambienti degli antichi palazzi Assiri e su animazioni in 3D che ripropongono dettagli dei bassorilievi in mostra. I dispositivi funzionano, così, come un “navigatore culturale”, grazie al quale vengono mostrati, in sovrapposizione alla realtà visiva, i punti d’interesse e le relative informazioni «aumentate»: testi, immagini, audio, video. L’intera mostra, inoltre, è concepita come percorso multisensoriale: la vista è messa in gioco non solo dall’osservazione delle opere presentate, ma anche dai filmati immersivi e dalle ricostruzioni realizzate con la tecnica del videomapping; l’udito è coinvolto dalle musiche composte da Antonio Fresa per l’ambiente immersivo; la percezione tattile è garantita dalla stampa di oggetti in 3D, a disposizione non solo degli utenti con disabilità visiva, ma di tutti i visitatori; l’olfatto è stimolato dai diffusori di fragranze che, nella terza sala del percorso espositivo, ricreano i profumi di un giardino assiro; il gusto, infine, è legato ai prodotti alla liquirizia, pianta che quel popolo usava a scopi medicinali (previste degustazioni in mostra).

Il museo Archeologico nazionale di Napoli firma a settembre una convenzione con il Comune di Piedimonte Matese per la tutela e la valorizzazione del museo Mucirama

Il Corridore del monte Cila, bronzetto sannitico scoperto nel 1927 a Piedimonte Matese

Gli ambienti dell’antico chiostro quattrocentesco di San Tommaso d’Aquino sede delmuseo Mucirama di Piedimonte Matese

Si dice Mucirama e sta per museo civico “Raffaele Marrocco” di Piedimonte Matese, nell’Alto Casertano, ai piedi di quel monte Cila, che ha restituito un importante sito di epoca sannitica. Ed è proprio qui che, tra la fine del 1927 e l’inizio del 1928, Laura e Simone Fantini, mentre eseguivano lavori agricoli nel loro uliveto ubicato sulle pendici del Monte Cila, poco distante dalla parte alta di Piedimonte Matese, scoprirono un bronzetto, databile intorno al 460 a.C., alto poco più di 11 cm, che raffigura un giovanetto completamente nudo nell’atto di avanzare col braccio destro sollevato in alto che regge un cinturone. È il cosiddetto Corridore del Monte Cila, ed è il reperto più famoso e importante del Mucirama. Ancora per poco. Perché a breve il bronzetto dovrebbe trasferirsi a Napoli, al museo Archeologico nazionale, per essere restaurato. In realtà per il Corridore del Monte Cila il viaggio a Napoli sarà un ritorno a casa. Dopo la sua scoperta, infatti, Raffaele Marrocco, al tempo direttore del museo Alifano (che oggi porta il suo nome) informò subito Amedeo Maiuri, regio soprintendente alle Antichità della Campania e del Molise, dell’eccezionale ritrovamento. Il Maiuri annunciò la scoperta con una pubblicazione scientifica basata sulle indicazioni di Marrocco e decise di affidare il reperto al museo Archeologico nazionale di Napoli. Quando nel 2013 fu inaugurato il Mucirama negli ambienti dell’antico chiostro quattrocentesco di San Tommaso d’Aquino, il Corridore del Monte Cila fu lasciato in deposito temporaneo a Piedimonte Matese. Ma il museo non è mai decollato veramente. Ma stavolta qualcosa è cambiato per la tutela e la valorizzazione del Mucirama.

Una sala del museo civico “Raffaele Marrocco” di Piedimonte Matese

Il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Comune di Piedimonte Matese stipuleranno entro il mese di settembre 2019 una convenzione per promuovere il locale museo Mucirama – museo civico “Raffaele Marrocco”. L’accordo sarà concentrato sugli ambiti della tutela e della valorizzazione: da un lato, infatti, sarà previsto un supporto da parte del personale scientifico del Mann per determinare le criticità in merito alla sicurezza e all’esposizione dei reperti; d’altra parte, saranno garantiti standard efficaci di didattica e comunicazione. In seconda battuta, saranno organizzate, con cadenza periodica, esposizioni temporanee per diffondere la conoscenza del patrimonio del museo di Piedimonte, soprattutto della fase sannitica, anche in riferimento alla riapertura della collezione Magna Grecia del Mann: il calendario culturale e di attività sarà presentato nel prossimo autunno. “La Città di Piedimonte e l’amministrazione tutta ringraziano il direttore Paolo Giulierini per la disponibilità e per aver preso a cuore, tra mille impegni, anche il rilancio e il rinnovo del nostro Mucirama. Siamo onorati di poter collaborare con il Mann per proporre anche nel Matese parte della sua ricchezza”, commenta il sindaco del Comune di Piedimonte Matese, Luigi di Lorenzo. E il direttore Giulierini: “Un grande portale culturale verso il Mezzogiorno. Questo vuole essere il Mann e in questa ottica siamo felici di poter collaborare alla valorizzazione dell’importante museo di Piedimonte Matese, città ricca di storia che, dai tempi di Amedeo Maiuri, ha avuto rapporti con l’Archeologico di Napoli”.

Napoli. Ferragosto d’arte e natura al Mann e al Museo e Real Bosco di Capodimonte: il 15 agosto aperti i due grandi musei della città per accogliere turisti e residenti

Il museo Archeologico nazionale di Napoli è ospitato in un palazzo borbonico che è stato sede dell’Università fino al 1777 e dal 1816 sede del Real Museo Borbonico

Al Mann la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” fino al 16 settembre 2019

L’arte non va in vacanza, nemmeno a Ferragosto. A Napoli il 15 agosto 2019 resteranno aperti i due grandi musei della città: il Mann e il Museo e Real Bosco di Capodimonte, entrambi custodi della preziosa collezione Farnese. Un’occasione importante, per turisti e residenti, per trovare refrigerio nei grandi capolavori dell’arte. Si potrà visitare il museo Archeologico nazionale di Napoli dalle 9 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 19); resteranno aperti tutta la giornata Atrio e Collezione Farnese, così come saranno sempre accessibili le mostre “MANN on the moon”, “Paideia. Giovani e sport nell’ antichità”, “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” (piano seminterrato) e “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” (secondo piano). Fruibili, sino alle 14, Mosaici, Gabinetto Segreto e collezione Magna Grecia, mentre Affreschi, Tempio di Iside e le esposizioni “Blub. L’ arte sa nuotare” e “Sotto mentite spoglie” di Luciano e Marco Pedicini si potranno ammirare in orario pomeridiano (dalle 14 sino alla chiusura). Aperte collezione Egizia ed Epigrafica. Il museo Archeologico nazionale di Napoli si prepara anche alle giornate gratuite previste nell’ambito della campagna ministeriale #IoVadoAlMuseo: prossime date domenica 18 e 25 agosto 2019.

La reggia borbonica di Capodimonte sede del museo che ospita parte della collezione farnese

La locandina con le mostre aperte a Ferragosto 2019 al museo di Capodimonte a Napoli

Al Museo e Real Bosco di Capodimonte – aperto dalle 8.30 fino alle 17 (chiusura biglietteria alle 16) sarà possibile visitare al primo piano la collezione Farnese e la Galleria delle cose rare e la piccola esposizione-focus Canova un restauro in mostra (fino al 30 settembre 2019), mentre al secondo piano (con apertura a partire dalle 9.30) sarà possibile ammirare le mostre Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere (fino al 30 settembre 2019) e Jan Fabre Oro Rosso. Sculture d’oro e corallo, disegni di sangue (fino al 15 settembre 2019). Il M° Rosario Ruggiero, al pianoforte, allieterà il pubblico con la sua musica nella sala dedicata alla pittura emiliana (sala 12), mentre nelle altre sale del museo gli attori della Compagnia Arcoscenico faranno la felicità dei più piccoli. Le attività sono offerte dall’associazione MusiCapodimonte. Inoltre, sarà possibile godere della frescura all’ombra degli alberi monumentali nel Parco dei Principi (il Canforo, il Taxodium e molti altri), godere del panorama sul Belvedere, fare una passeggiata lungo i viali, portare il proprio amico a quattro zampe nell’area cani o praticare sport lungo il nuovo “percorso vita”: 15 stazioni fitness per tenere allenato il corpo e liberare la mente dallo stress. E sabato 17 agosto 2019, dalle 19.30 alle 22.30, apertura serale straordinaria con ingresso al museo a 1 euro; chiusura biglietteria alle 21.30.

Il gruppo dei Tirannicidi, uno dei capolavori conservati al Mann di Napoli (foto Mann)

“La straordinaria Collezione Farnese, divisa tra il Mann e Capodimonte, aspetta i tanti turisti che amano l’arte a Ferragosto. I due musei sempre più vicini anche in vista delle celebrazioni di Parma 2020 dedicate, tra gli altri, ai Farnese”, dichiara il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Chi visita il Mann e Capodimonte può comprendere, in due soli musei, la grandezza della civiltà italiana, dai Greci ai Romani, dal Rinascimento al Barocco fino all’arte contemporanea”, afferma il direttore Sylvain Bellenger che consiglia anche una passeggiata all’ombra degli alberi secolari nei pressi della Manifattura delle porcellane.

Museo Archeologico nazionale di Napoli: alla presentazione dell’Annual Report 2018 il dg Musei del Mibac annuncia a sorpresa che il direttore Giulierini sarà confermato alla guida del Mann per il 2019-2023

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)

La copertina del voluminoso Annual Report 2018 del Mann

Antonio Lampis, direttore generale Musei del Mibac

L’appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli erano di quelli fondamentali nell’attività di un’istituzione pubblica: la presentazione dell’Annual Report 2018, il documento che registra, in ossequio al framework di medio termine definito dal Piano strategico 2016-2019, il livello di raggiungimento degli obiettivi operativi prefissati per l’anno solare appena trascorso. Ma la notizia non è stata quella che ci si aspettava, cioè che “il 2018, per il MANN, è stato un anno in cui i numeri hanno riflesso il successo di una nuova politica di valorizzazione, basata non soltanto sulla pianificazione strategica, ma anche sull’adesione agli standard qualitativi e quantitativi stabiliti dalla rete del Sistema Museale Nazionale”. E, come scrive nella prefazione lo stesso direttore Paolo Giulierini: “Il 2018 è stato infatti un anno molto intenso, ricco di eventi e attività che hanno contribuito a consolidare l’immagine del MANN, sempre più percepito come un istituto altamente dinamico, in grado di sviluppare una politica culturale a servizio dei propri visitatori, fisici e digitali, entrambi in forte crescita”. La notizia è arrivata, a sorpresa, da uno dei partecipanti all’evento, cui erano stati invitati Patrizia Boldoni, presidente del consiglio scientifico Arti e Cultura della Regione Campania; Ludovico Solima, università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ideatore e coordinatore del Piano Strategico 2016-2019 e dei relativi report annuali; e Antonio Lampis, direttore generale Musei del Mibac. Proprio il dott. Lampis, durante la conferenza stampa, ha annunciato l’avvio del procedimento amministrativo di conferma alla guida del Mann per il direttore Paolo Giulierini nel quadriennio 2019-2023: secondo il dg Musei, infatti, “Paolo Giulierini si è dimostrato al top della perfomance sia sul piano annuale che quadriennale e ciò giustifica pienamente la sua riconferma”. E il direttore Giulierini: “Sono onorato delle parole del direttore generale e per questo ringrazio, oltre a lui, il ministro e il dott. Panebianco. Lavorare per il Mann ed essere al servizio di Napoli è un privilegio che va onorato con tutte le forze. Dobbiamo finire un lavoro e lo condurremo a termine, riportando il Mann nel suo naturale status, quello di più grande museo archeologico del mondo dell’arte classica”.

“Mann on the moon”: il museo Archeologico di Napoli celebra i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna con una mostra tra archeologia e scienza

“Selene ed Endimione” in un affresco proveniente dalla Casa dei Dioscuri di Pompei, e oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

20 luglio 1969: l’uomo mette il piede sulla Luna. È passato mezzo secolo, un anniversario troppo importante perché passasse inosservato anche a un’istituzione come il museo Archeologico nazionale di Napoli, apparentemente lontana anni luce dall’evento. Il Mann ha deciso di celebrare i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna con il raffinato percorso espositivo “MANN on the moon”, tra archeologia e scienza per declinare un mito senza tempo, in programma nell’Atrio del Museo da giovedì 18 luglio 2019 (presentazione alle 17, in occasione dell’apertura al pubblico del MANNCaffé) al prossimo 30 settembre. Sempre giovedì 18 luglio 2019, dalle 20 alle 21, la prof. Alessandra Pagliano risponderà, per il ciclo “Curatori in mostra”, alle curiosità dei visitatori; alle 21, sempre nell’ambito della rassegna “Le sere del MANN”, Dj Arnold legherà le sue scelte musicali alla Luna, cui sono state dedicate le canzoni di tutti i tempi. L’esposizione “MANN on the moon” è inserita nelle attività di valorizzazione promosse anche nell’ambito del progetto universitario Obvia- Out of boundaries viral art dissemination.

Il Menologium Rusticum Colotianum della collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto da archipendolo.wordpress.com)

“Anche al Mann è tempo di Luna!”, dichiara il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. “Con questa originale e ingegnosa mostra non solo celebriamo insieme a tutto il mondo l’anniversario di una tappa importante nel cammino dell’umanità. Con la valorizzazione di pezzi unici del nostro patrimonio, come il Menologium rusticum della collezione Farnese, vogliamo fornire, infatti, anche una piccola e preziosa anticipazione della costituenda sezione tecnologica. Ideale prosecuzione de Le ore del Sole, il percorso scientificamente rigoroso di “Mann on the Moon” è arricchito di stimoli e suggestioni per incantare tutti i visitatori, naturalmente nel segno di Selene”. I Menologia rustica (almanacchi agricoli) erano un tipo di calendario romano che forniva su base mensile informazioni sulle condizioni e sulle attività agricole. Quello conservato al Mann è il cosiddetto Menologium Rusticum Colotianum dal nome del possessore, il vescovo umanista Angelo Colocci, segretario pontificio nella Roma rinascimentale, che lo aveva nella sua collezione di antichità latine. Il Colatianum è articolato sui quattro lati di una base d’altare in marmo, iscritto in dodici colonne (una per mese). Ogni colonna contiene: un segno zodiacale; il nome del mese; il numero di giorni in tale mese; la data in cui cadevano le nonae (il quinto o il settimo giorno a seconda del mese); il numero di ore di luce e di oscurità nei giorni di quel mese; la casa astrologica attraversata dal Sole; la divinità tutelare del mese; le attività da svolgere in agricoltura; le festività religiose che un agricoltore era tenuto ad osservare.

L’invito al vernissage della mostra “Mann on the moon” al museo Archeologico nazionale di Napoli

All’inaugurazione sarà presente il console generale Usa, Mary Ellen Countryman, che anticipa: “Lo sbarco sulla Luna ha rappresentato la più importante conquista aerospaziale del secolo scorso e ha riscritto la storia millenaria del genere umano. La mostra “MANN on the Moon” celebra un anniversario molto speciale per gli Stati Uniti e per il Consolato, che segue con grande attenzione le tematiche scientifiche e tecnologiche, e sostiene con orgoglio eventi e iniziative in questi settori”. E Marcella Marconi, direttrice dell’INAF- Osservatorio Astronomico di Capodimonte, pure presente al vernissage, aggiunge: “Un’iniziativa di grande rilievo per ricordare un evento che ha segnato la storia dell’uomo e ha posto le basi delle future esplorazioni spaziali. La Luna sarà l’obiettivo di nuove missioni, trampolino di lancio per arrivare oltre, probabilmente su Marte nel giro di pochi decenni; la Luna rappresenta anche un oggetto di grande suggestione, capace di attrarre l’attenzione non solo di chi studia il cielo, ma anche di artisti, letterati e musicisti”.

Selene in una scultura in marmo al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

La mostra, a cura di Laura Forte e Maria Lucia Giacco, funzionari archeologi del Mann, e di Alessandra Pagliano (docente Diarc-Dipartimento di Architettura dell’Ateneo federiciano), parte dal racconto dell’iconografia lunare nell’antichità classica: venti reperti, in molti casi provenienti dai ricchi depositi del Mann, ripercorrono, in un iter colto e suggestivo, le diverse raffigurazioni di Artemide e Selene. Risaltano, nell’allestimento, un imponente sarcofago, un cratere apulo a mascheroni, alcune statuette d’argento da larario, i marmi raffiguranti Artemide e Selene, le lucerne di terracotta e gli affreschi dedicati ad Endimione e Selene. In dialogo con i reperti antichi, vi sono anche preziosi acquerelli e tempere di Giuseppe Abbate e Giuseppe Marsigli: queste opere ottocentesche, appartenenti all’Archivio Disegni del Mann, ripropongono l’iconografia degli affreschi pompeiani inseriti nella mostra. Nel mondo antico la Luna era anche uno strumento naturale per misurare il trascorrere del tempo; così, in “MANN on the moon”, i visitatori potranno ammirare due straordinari esemplari di antichi calendari in marmo: il Menologium rusticum, un particolarissimo parallelepipedo del I sec. d.C. (appartenente alla Collezione Farnese), che riportava, per ogni mese, il numero dei giorni, definendo la durata delle ore di luce e della notte, le fasi lunari, l’elenco delle divinità celebrate, le feste religiose; ancora, l’Index Nundinarius, tavola in cui erano fornite le date di svolgimento delle nundinae, i mercati cittadini.

Tali reperti sono accompagnati da un ricco apparato esplicativo, che viene approfondito anche dai video in mostra: se, nel percorso multimediale “Il cielo sopra il MANN”, realizzato da Alessandra Pagliano con il suo staff di ricerca, è riprodotto il susseguirsi delle fasi lunari, un altro filmato illustra, anche grazie alle suggestioni delle musiche originali di Antonio Fresa, come scienza e leggenda si siano intrecciate, nel corso della storia, per rappresentare la natura polisemantica ed inafferrabile della Luna. L’incursione nella storia contemporanea e nella straordinaria impresa di Collins, Armstrong ed Aldrin conclude questo viaggio fra terra e cielo: le foto ed i filmati originali dell’Archivio NASA, la storica trasmissione della RAI con il commento di Tito Stagno e le foto dell’Archivio Riccardo Carbone scandiscono le tappe di un racconto che viene calato anche nella realtà napoletana. A scorrere, naturalmente, sono le immagini del lancio del Saturn V, delle prime impronte umane e della bandiera americana sulla superficie lunare.

Napoli, le sere del MANN: al via i giovedì del Museo, tra dischi e drink. Sperimentazioni musicali del dj Arnold ed aperitivi al MANNcafé. Focus sulle esposizioni temporanee con i curatori in mostra. Si apre con l’apertura della collezione Magna Grecia

Dall’11 luglio al 1° agosto 2019 “Le sere al Mann”

Un cocktail di divertimento e cultura, un modo diverso per vivere la città durante la stagione estiva: al via l’edizione 2019 de “Le sere del Mann”, rassegna che proporrà, tutti i giovedì dall’11 luglio al 1° agosto 2019, un ricco calendario di eventi al museo Archeologico nazionale di Napoli. In occasione delle aperture del giovedì (dalle 20 alle 23, con ticket acquistabile sino alle 22 in biglietteria al prezzo di 2 euro), il pubblico di napoletani e turisti non soltanto potrà ammirare collezioni permanenti ed esposizioni in calendario, ma anche vivere il Museo come luogo di incontro: così il Giardino delle Fontane, a partire dalle 21, diverrà la cornice ideale per ascoltare musica di qualità, degustando gli aperitivi preparati dal MANNcafé (le consumazioni non saranno incluse nel ticket d’ingresso al Museo). La rassegna, organizzata dai Servizi Educativi dell’Archeologico (ideazione e coordinamento: Lucia Emilio ed Angela Vocciante), si concentrerà su due punti di forza: la presenza dei “Curatori in mostra” (ogni giovedì, dalle 20 alle 21) per rispondere alle curiosità dei visitatori sulle peculiarità dei diversi percorsi espositivi; la programmazione (alle 21) del ciclo musicale a tema intitolato “L’archeologia del vinile”, a cura del dj Arnold.

L’invito per l’anteprima della collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli

Evento inaugurale, l’11 luglio 2019 alle 17, è, naturalmente, l’apertura al pubblico della collezione “Magna Grecia” che ripresenterà, dopo oltre venti anni, più di quattrocento reperti provenienti dai grandi centri culturali dell’Italia meridionale magno greca. Chiusa dal 1996, la collezione, per ricchezza ed antichità del patrimonio archeologico (i reperti, dal Settecento ai primi decenni del Novecento, furono convogliati nell’allora Real Museo Borbonico tramite acquisti e donazioni) rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale: oltre 400 opere, infatti, testimoniano le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso ed artistico nella Campania di epoca preromana. Diversi nuclei tematici, dunque, con un significativo filo conduttore: la complessità della coesistenza tra le comunità radicate nel Sud della penisola. Il progetto di nuova apertura della collezione Magna Grecia è accompagnato da una guida-catalogo (edita da Electa), a cura di Paolo Giulierini e Marialucia Giacco.

Il dj Arnold protagonista delle “Sere al Mann”

A seguire (alle 21) primo appuntamento con “Dj Arnold e l’archeologia del vinile” sulla black music dalle work song al pop. Ospite di festival di rilievo internazionale, Dj Arnold ha iniziato la propria carriera concentrandosi su tutto ciò che di groove esista nelle sonorità black e tropicali; fra i maggiori collezionisti di vinili al mondo, Arnold, attualmente curatore artistico per la radio dell’etichetta Blind Faith Records di Luca Sapio, è un crate digger, appassionato dei vecchi dischi che rappresentano, con l’avvento del digitale, quasi dei reperti “archeologici musical”: il MANN, così, presenterà una ricerca melodica raffinata, che troverà, nell’attitudine colta ed orgogliosamente retrò di Arnold, la propria cifra distintiva.

Cinquant’anni fa l’uomo è sceso sulla Luna

Per giovedì 18 luglio 2019, ancora tanti eventi al Museo: dalle 17, apertura al pubblico del MANNcafé; alle 19, vernissage dell’esposizione “MANN on the moon. È tempo di luna: 1969-2019”; dalle 20 alle 21 “Curatori in mostra” (Simonetta Graziani racconterà “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, Alina di Comicon entrerà nel mondo di “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, Alessandra Pagliano svelerà il fascino di “MANN on the Moon”). Conclusione dell’intensa giornata nel Giardino delle Fontane, dove Dj Arnold effettuerà un omaggio musicale tra terra e cielo, dedicando le selezioni musicali allo sbarco sulla luna del 1969.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a.C.) con soggetto sportivo nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Un nuovo focus sulle esposizioni estive del MANN sarà in calendario giovedì 25 luglio 2019: alle 19, Michele Iodice converserà con il pubblico, soffermandosi sulla sperimentazione creativa di Juliana Cerqueira Leite, autrice della personale “Orogenesi”, in programma al MANN sino al 23 settembre; dalle 20 alle 21 “Curatori in mostra” (saranno presenti Rita Di Maria per “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, Luciano e Marco Pedicini per il percorso fotografico “Sotto mentite spoglie”, ispirato a Canova, Maria Lucia Giacco per “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”). Alle 21, Dj Arnold dedicherà la sua perfomance alle contaminationes ritmiche ed ai “generi musicali oltre i confini”.

Il ritratto di Saffo da Pompei visto in versione subacquea da Blub

Ultima serata giovedì 1° agosto 2019: alle 19, visita guidata, con Maria Lucia Giacco, alla collezione “Magna Grecia”; dalle 20 alle 21, “Curatori in mostra” (Marta Iommelli per “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” e Maria Paternostro per lo street artist Blub); alle 21, DJ Arnold attenderà il pubblico per un suggestivo viaggio nella musica partenopea, dalle origini alla contemporaneità. L’11 luglio e il 1° agosto, date di inizio e conclusione della rassegna “Le sere del MANN”, nella Sala dei Tirannici, dalle 20 alle 22, i visitatori saranno accolti dai suoni ancestrali delle campane tibetane.

Napoli. Record di visitatori per Canova al Mann: oltre 300mila visitatori in tre mesi. E nel 2020 arriva un altro grande del Neoclassicismo: Berthel Thorvaldsen

Tanto pubblico attorno alle “Tre Grazie” uno dei capolavori di Antonio Canova esposti nella mostra al Mann

Il manifesto della mostra “Canova e l’Antico” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Canova lascia il Mann battendo ogni record di visitatori e prepara la strada a un altro grande artista del Neoclassicismo, Berthel Thorvaldsen. Si è conclusa il 1° luglio 2019 al museo Archeologico nazionale di Napoli, la mostra “Canova e l’antico”, promossa con il museo statele Ermitage di San Pietroburgo e con la collaborazione di Ermitage Italia: l’esposizione, che è stata organizzata insieme a Villaggio Globale International e ha raccolto nell’atrio e nel Salone della Meridiana del Mann oltre 110 capolavori del Maestro di Possagno, è stata accompagnata da un’ottima risposta di pubblico e critica. I numeri confermano il feeling, ed è già record: in poco più di tre mesi di programmazione, dal 28 marzo al 1° luglio 2019, oltre 300mila visitatori sono stati al MANN, segnando un trend in crescita di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini (foto Graziano Tavan)

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, e l’ambasciatore d’Italia a Copenaghen, Luigi Ferrari

“Mentre salutiamo i capolavori di Canova tracciando l’entusiasmante bilancio di una mostra che resterà nella storia recente della città”, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “annunciamo come in un simbolico passaggio di consegne la prossima esposizione dedicata al Neoclassicismo: nel novembre del 2020, in virtù dei recenti accordi con il museo Thorvaldsen di Copenaghen, il Mann ospiterà una importante mostra dedicata all’artista danese che visse e lavorò a Roma, dopo un breve passaggio per Napoli, ispirato dalle antichità classiche e da Canova”.

Napoli, al Mann tre giorni di eventi: dopo “Paideia” e il passaggio della fiaccola della Universiade, apre la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” con preziosi reperti dall’estero e i calchi ottocenteschi dei rilievi di Ninive e Nimrud

Vaso attico a figure nere (VI sec. a.C.) con soggetto sportivo nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli protagonista di un’intensa tre giorni nella vita del capoluogo partenopeo. Lunedì primo luglio 2019, in omaggio alla 30.ma universiade Napoli 2019 (dal 3 al 14 luglio 2019) il commissario Gianluca Basile inaugura la mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, in programma fino al 4 novembre 2019: durante il vernissage esibizione in un’antica danza greca delle coreute ufficiali di Olimpia, ospiti dell’associazione Amarthea – Isolimpìa, cui è affidato tradizionalmente il compito dell’accensione della fiaccola olimpica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/06/29/benvenuta-universiade-napoli-torna-a-essere-olimpica-e-il-mann-dove-dormira-la-torcia-delle-universiadi-partecipa-con-la-mostra-paideia-giovani-e-sport-nella/). Dopo l’ultimo passaggio napoletano (2 luglio 2019) della Torcia, mercoledì 3 luglio 2019 (alle 11) la fiaccola sarà nella Sala dei Tirannicidi, nel percorso espositivo di “Paideia”, prima di essere consegnata, dal direttore del Mann Paolo Giulierini, al Comitato organizzatore Universiade Napoli 2019.

Ma non è finita. Mercoledì 3 luglio, alle 17.30, apre la mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio”, che punterà simbolicamente i riflettori sulla regione dell’Assiria, che rappresentava la fascia territoriale dell’alto Tigri in corrispondenza della parte settentrionale dell’odierno Iraq. Il progetto scientifico, promosso dal Mann e dall’università di Napoli “L’Orientale”, ha selezionato reperti provenienti, tra l’altro, da British Museum, Ashmolean Museum, Musei Vaticani, Museo Barracco, Musei Civici di Como e Musei Reali di Torino: fulcro dell’allestimento, i calchi ottocenteschi, appartenenti alle collezioni del MANN e non esposti da molti anni, che riproducono i rilievi originari rinvenuti a Ninive e Nimrud. Peculiarità dell’esposizione sarà l’allestimento di una ricca sezione tecnologica, per approfondire contenuti scientifici e coinvolgere il visitatore in un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo.

“Benvenuta, Universiade!”: Napoli torna a essere olimpica, e il Mann (dove dormirà la Torcia delle Universiadi) partecipa con la mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità” con reperti ‘invisibili’ da tempo, dai vasi figurati ai mosaici. Alla vernice spettacolo dell’ambassador Patrizio Oliva

Il logo di Napoli 2019, 30.ma universiade estiva: dal 3 al 14 luglio 2019

L’iscrizione rinvenuta in via Duomo a Napoli durante i lavori della metropolitana con riferimenti ai giochi Isolimpici (foto Roma Consorzio)

“Benvenuta, Universiade!”. Napoli per gran parte del mese di luglio 2019 sarà una “novella Olimpia”: Napoli 2019 – 30.ma universiade estiva. E non sembra una scelta fuori luogo. Proprio Napoli (Neapolis), unica città d’Occidente, la città più greca dell’Occidente, ebbe il privilegio di essere assunta a città olimpica e celebrare i giochi olimpici in onore di Roma e di Augusto, quando questi erano vietati in Occidente. I giochi Isolimpici (cioè equiparati a quelli che si svolgevano a Olimpia, a cadenza quinquennale) o Italikà Romaia Sebastà Isolympia, furono istituiti a Napoli presumibilmente nel 2 d.C. in onore dell’imperatore Augusto, come ringraziamento per essere accorso in aiuto della città dopo un terremoto. L’unica differenza, rispetto a Olimpia, è che nei giochi napoletani erano previste anche gare di recitazione e di canto. Proprio da un’iscrizione scoperta recentemente a Napoli, in occasione dei lavori in via Duomo per la metropolitana, sappiamo che le specialità atletiche comprendevano lo stadio (200 m), il diaulo (400 m), il dolico (da 1,5 a 5 chilometri), l’oplitodromia o corsa armata, l’apobates (salto e risalita armati da un carro in corsa), il pentathlon (corsa, salto in lungo, giavellotto, disco, lotta), la lotta, il pugilato e il pancrazio (misto di lotta e pugilato).

La locandina della mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, al Mann dal 1° luglio al 4 novembre 2019

E il museo Archeologico nazionale di Napoli, testimonianza tangibile – con le sue preziose collezioni – della cultura classica che permea il mito di Olimpia, non poteva non partecipare al grande evento che porterà nel capoluogo partenopeo la miglior gioventù del mondo. Sappiamo infatti come l’attività sportiva nella cultura classica fosse sinonimo di “aretè”, della virtù da spendere nella vita e, soprattutto, nell’ambito militare: dopo 2500 anni lo sport è, forse più di ieri, un modo per sviluppare valori e condividerli con gli altri. In questo senso il Mann entrerà a far parte della programmazione culturale dell’Universiade Napoli 2019 grazie all’esposizione “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, in programma dal 1° luglio 2019 – vernissage alle 17 – sino al 4 novembre 2019: nella Sala dei Tirannicidi saranno presentati al pubblico venticinque reperti, provenienti, in particolare, dai ricchissimi depositi del Museo e non esposti da oltre vent’anni, insieme ad alcune opere del Getty Museum di Los Angeles. E per vivere a pieno il legame tra sport e cultura, visitando le collezioni museali e l’esposizione “Paideia”, dal 1° al 20 luglio 2019 il museo Archeologico nazionale di Napoli garantirà ingresso gratuito agli accreditati (delegati, atleti, giornalisti) e volontari Universiade; i possessori di un ticket della manifestazione avranno accesso al Mann a un costo simbolico di 2 euro.

La statua del Diadumenos di Napoli Antica (I sec. d.C.) nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Lunedì 1° luglio 2019, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli sarà inaugurata la mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, alla presenza del commissario dell’Universiade Napoli 2019. Ad accogliere Gianluca Basile ci sarà, naturalmente, il direttore del Museo, Paolo Giulierini, che conferma il gemellaggio simbolico con la manifestazione sportiva internazionale: “Benvenuta Universiade! Il museo Archeologico nazionale si appresta a vivere da protagonista un evento indimenticabile per Napoli e per l’Italia”, dichiara Giulierini. “Negli ultimi mesi abbiamo lavorato in grande sinergia con l’organizzazione di Napoli 2019-Summer Universiade e con la Regione Campania, e oggi siamo orgogliosi ed emozionati: custodiremo la fiaccola, qui nel cuore della città che fu dei giochi Isolimpici, dove da sempre lo sport fa parte della vita. E apriremo le nostre porte ai giovani atleti di 170 paesi, certi che si sentiranno a casa. In omaggio ai valori dell’Universiade abbiamo pensato a ‘Paideia’, una mostra preziosa, con reperti ‘invisibili’ da tempo, dai vasi figurati ai mosaici, e prestiti importanti. Ma come è noto sono tante le testimonianze dello sport nell’antichità nelle nostre collezioni che a luglio si arricchiranno con la “Magna Grecia”. Vi aspettiamo, il mondo è invitato”.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a.C.) con soggetto sportivo nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Tra i reperti inseriti nella mostra vi saranno anfore panatenaiche (nell’antica Grecia erano offerte come premio ai vincitori delle gare e, generalmente, contenevano olio), vasi con raffigurazioni delle diverse discipline sportive, affreschi delle città vesuviane con rappresentazioni di lotte e corse con bighe, sculture in marmo di atleti ed iscrizioni provenienti da Napoli antica. Disseminati all’interno del Museo ed in dialogo con i capolavori delle collezioni permanenti, vi saranno dei pannelli che approfondiranno alcune tematiche legate allo sport nell’antichità: il ruolo sociale dell’atleta, le discipline più praticate (tra queste, lotta e pugilato, corsa con fiaccole tipica della Napoli antica, corsa con cani, atletica), il mondo femminile nello sport (le donne, solitamente, gareggiavano nell’ambito di cerimonie religiose ed in santuari dedicati alle divinità femminili).

Lo spettacolo “Patrizio Vs Oliva” con Rossella Pugliese e Patrizio Oliva (foto Salvatore Pastore)

Si ricollegherà alla tradizione mitologica classica e, in particolare, alla figura sacra di Ananke (per i Greci era la Dea pre-olimpica del Fato), lo spettacolo “Patrizio VS Oliva”, che sarà in calendario il 1° luglio, alle 18, al museo Archeologico nazionale in occasione del vernissage di “Paideia”: il famoso campione olimpico e mondiale di pugilato, Ambassador dell’Universiade, sarà in scena con Rossella Pugliese per raccontare la bellezza e la complessità del ring della vita; la pièce, tratta dalla biografia “Sparviero – la mia storia” di Patrizio e Fabio Rocco Oliva, avrà la regia di Alfonso Postiglione.

Il presidente del Cusi Lorenzo Lentini e il governatore della Campania Vincenzo De Luca presentano la Fiaccola delle Universiadi 2019

Momento simbolico del gemellaggio con la grande manifestazione sportiva internazionale, sarà infine il passaggio al Mann della Torcia dell’Universiade: la Torcia, icona di pace, unione e fratellanza, giungerà al museo Archeologico nazionale nella serata di martedì 2 luglio 2019, per “dormire” (è questo il termine utilizzato, quasi per indicare la personificazione ed il valore affettivo della fiaccola) al Mann dopo un lungo viaggio nella penisola, le cui tappe emblematiche sono state la partenza torinese e la benedizione in piazza San Pietro da parte di Papa Francesco.

Napoli. Dopo più di vent’anni al museo Archeologico nazionale riapre, con un nuovo allestimento, la collezione Magna Grecia, con oltre 400 reperti una delle più antiche e ricche raccolte al mondo di antichità

L’invito per l’anteprima della collezione Magna Grecia al museo Archeologico nazionale di Napoli

La copertina del catalogo Electa sulla Collezione Magna Grecia al Mann

Ci siamo. Dopo molti annunci, e qualche rinvio tecnico, stavolta la notizia è ufficiale: giovedì 11 luglio 2019 al museo Archeologico nazionale aprirà la sezione con la collezione Magna Grecia. Chiusa da più di vent’anni – il suo ultimo allestimento risale al 1996 -, la collezione Magna Grecia rappresenta uno dei nuclei storici del museo Archeologico nazionale di Napoli, e una delle più antiche e ricche raccolte al mondo di antichità della Magna Grecia, che a partire dalla fine del Settecento – e almeno fino ai primi decenni del Novecento – cominciarono a confluire tramite acquisti e donazioni nell’allora Real Museo Borbonico. Il nuovo percorso espositivo, progettato dall’archeologo Enzo Lippolis, scomparso prematuramente l’anno scorso, cui è dedicata la prima sala della nuova sezione del museo, sarà incentrato sul tema delle culture, per spiegare la complessità delle coesistenza e dei sistemi di relazioni tra le diverse comunità dell’Italia meridionale prima della Romanizzazione. La raccolta conta oltre 400 reperti, preziose testimonianze delle forme di popolamento, delle strutture sociopolitiche, dei sistemi di relazioni tra le comunità e del patrimonio religioso, artistico e culturale dell’Italia meridionale e della Campania in epoca preromana. Tra i maggiori nuclei esposti risalta la presenza del materiale votivo da Locri, in particolare quello proveniente dal santuario in contrada Parapezza, dedicato a Demetra. Questo complesso votivo permette di rappresentare in maniera esemplare l’importanza del rituale religioso nell’organizzazione sociale e politica delle società magno greche. Così, nell’originaria sede espositiva, i visitatori potranno ripercorrere il “mondo” della Magna Grecia attraverso alcuni grandi itinerari tematici (ad esempio, la religione, l’architettura, la pratica del banchetto e le forme di interrelazione tra le diverse popolazioni dell’Italia meridionale dal VI alla fine del III sec. a.C.). Il progetto di nuova apertura della collezione Magna Grecia è accompagnato da una guida-catalogo, a cura di Paolo Giulierini e Marialucia Giacco, edita da Electa.