Napoli. Al museo Archeologico nazionale torna la “Domenica al Museo”: ingresso gratuito con tanti eventi, dall’antico al contemporaneo. Giulierini: “Tornare a fare festa nei luoghi dell’arte significa riconquistare normalità”

Domenica al Museo, si riparte: dopo l’interruzione forzata dovuta all’emergenza Covid, dal 3 aprile 2022 torna un appuntamento tanto atteso da cittadini e turisti. Biglietto gratuito dunque il 3 aprile al museo Archeologico nazionale di Napoli: star della giornata, per chi non le avesse ancora visitate, saranno le tre importanti mostre archeologiche in programma. Da non perdere “Gladiatori”, con gli splendidi reperti che, nel salone della Meridiana, raccontano un mito di tutti i tempi: per i più piccoli (e non solo), consigliata la sosta nel Braccio Nuovo, che ospita la sezione didattica e tecnologica “Gladiatorimania”. Il Dantedì è passato, ma non l’amore, che condividiamo tutti, per il Sommo Poeta: nelle sale degli affreschi, è in calendario “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN”, che presenta cinquantasei reperti, in molti casi provenienti dai depositi, per raccontare la fortuna del mito classico nella letteratura. Sempre nelle sale degli affreschi, l’esposizione “Giocare a regola d’arte” crea parallelismi fra il divertimento dei piccoli romani e dei bimbi contemporanei: cinquanta preziosi manufatti, tra cui anche antichi giocattoli, sono in dialogo con pezzi da collezioni novecentesche. E in occasione della Domenica al Museo, è prevista l’apertura delle seguenti sezioni permanenti del Mann: collezione Farnese (escluse le Gemme per ragioni di sicurezza), Mosaici (escluso Gabinetto Segreto per ragioni di sicurezza), Affreschi, collezione oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, Villa dei Papiri, Sezione Preistoria e Protostoria.

“Diamo il bentornato alle domeniche gratuite nei musei statali”, commenta il direttore del museo, Paolo Giulierini, “un’iniziativa che in questi anni aveva contribuito al sempre più stretto legame tra gli istituti culturali italiani e il proprio territorio. Un legame che nel periodo dell’emergenza pandemica e, poi, nella lenta ripresa, si è confermato solido e di conforto per tutti, crediamo anche grazie al cammino fatto insieme. Tornare a fare festa nei luoghi d’arte è oggi uno splendido segnale della riconquistata normalità. Ad attendervi nell’atrio del Mann troverete la nostra Concordia con un simbolico messaggio di speranza per un’Europa che ritrovi presto la pace”.

Archeologia e non solo: l’arte contemporanea trova casa al Mann con diverse proposte. Due percorsi sono curati dal fotografo Luigi Spina: “Sing Sing. Il corpo di Pompei” raccoglie cinquanta scatti sui depositi, in coerenza con il progetto scientifico della direzione che prevede, in tempi brevi, di dare progressiva fruibilità ai tesori “nascosti” e custoditi nei sottotetti museali; ancora, l’esposizione “Confratelli” è un racconto fotografico del complesso museale di San Giuseppe dei Nudi, sito della rete Extramann. Ancora poche settimane, sino al 24 aprile, per visitare “Enrico Caruso. Da Napoli a New York”, omaggio targato Film Commission Regione Campania, Fondazione Campania dei Festival e Regione Campania per celebrare il tenore che unì due mondi. Nelle sale limitrofe alla Meridiana, ancora, focus sull’attualità della storia con il percorso fotografico che Antonietta De Lillo dedica al terremoto dell’Irpinia nel 1980. Per chi ama le divagazioni tra passato e presente, consigliata la personale ” E Adone non lo sa…” che l’artista Gaetano Di Riso dedica ad un capolavoro marmoreo del MANN; innovazione tra artigianato e design, ancora, nel percorso “Munera. Spirito Gladiatorio” di Antonio Lucio Correale, che crea monili ispirati agli antichi gladiatori. Nelle sale della stazione Neapolis, infine, gli appassionati di archeologia subacquea possono ritrovare, nell’allestimento “Aenaria”, la ricostruzione fotografica degli scavi nel porto di Ischia.
Napoli. “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”: lunedì presentazione in auditorium del libro di Paolo Giulierini su percorsi, progetti e visioni dell’Archeologico con contributi di firme autorevoli, e messaggio del ministro Franceschini. Il libro giovedì in allegato con “La Repubblica Napoli”

La copertina del libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli” di Paolo Giulierini con un’immagine di Mimmo Jodice dei corridori della Villa dei Papiri
Il Museo come custode di uno straordinario patrimonio archeologico, che si riflette non soltanto nelle celebri sezioni museali (dalla statuaria Farnese alla sezione Egizia, dai mosaici agli affreschi, dalla Collezione Magna Grecia alla Preistoria), ma anche nei nuovi allestimenti che saranno presto restituiti alla fruizione del pubblico (Campania romana, Sezione tecnologica, Antichità orientali, sezione del Mediterraneo); i progetti del Museo, con focus sulle strategie di promozione digitale dopo l’emergenza Covid; il quartiere della cultura, in cui l’Archeologico è centro simbolico di una rete virtuosa per promuovere il territorio. Simbolo dell’incessante lavoro di rilancio del Mann è, forse, uno dei tanti protagonisti dei capolavori del Museo: si racconta che Alessandro Magno, sino agli ultimi istanti della propria vita, abbia inseguito il miraggio della tigre blu che, alle soglie del terzo millennio, è un invito sempre valido a non tradire sogni e attese. Sono questi i tre sentieri tematici in cui si muove Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, nel libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, che fa parte della collana “Novanta-Venti”, nata in occasione dei trent’anni della redazione de “La Repubblica Napoli”: il libro, che verrà distribuito gratuitamente in edicola giovedì 31 marzo 2022 come supplemento al giornale, sarà presentato lunedì 28 marzo 2022, alle 17, all’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli.

Un’immagine di Riccardo Siano (La Repubblica) dal libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli” di Paolo Giulierini
Ѐ il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ad inaugurare, con il proprio messaggio, il viaggio culturale del libro: l’attenzione è rivolta non soltanto ai risultati dell’autonomia degli istituti culturali nel sistema museale nazionale, ma anche alla ricchezza delle collezioni del Mann. Il direttore de “La Repubblica”, Maurizio Molinari, dedica la prefazione alle caratteristiche ontologiche della collana “Novanta-Venti”, pubblicata da Guida editore: l’intelligenza divulgativa, tra archeologia e giornalismo, è il filo conduttore della narrazione sul Mann. Nella sua introduzione, ancora, il responsabile della redazione partenopea de “La Repubblica”, Ottavio Ragone, descrive il dialogo empatico che nasce tra i visitatori e i capolavori del Museo. Il libro “Mann, che storia” è corredato da un ricco apparato di immagini, scattate da Riccardo Siano (“La Repubblica”) o fornite dall’Archivio Fotografico del MANN; il volume è realizzato anche con il contributo di: università di Napoli Federico II, Metropolitana di Napoli SpA, Protom, Studio Trisorio, D’Orta, Sophia Loren Restaurant- Firenze e Milano.

Il direttore Paolo Giulierini con un piccolo visitatore alla riapertura del Mann (foto giorgio albano)
Paolo Giulierini descrive il Museo che cambia, tra i la valorizzazione delle collezioni più celebri, i progetti di riallestimento delle sezioni e le iniziative di promozione del territorio. “Mann, che storia” contiene numerose finestre di approfondimento: Antonella Carlo (responsabile ufficio Comunicazione del Museo) descrive il metodo per valorizzare il patrimonio culturale, unendo tagli divulgativi diversi in un racconto armonico che non perde unità; Antonio Ferrara (giornalista de “La Repubblica”) seleziona alcuni capolavori dell’Archeologico, per un’analisi che parte dal valore emozionale dello sguardo e giunge alla storia delle opere e delle collezioni; Paolo De Luca (giornalista de La Repubblica) si sofferma sugli itinerari sperimentali del Mann, dal progetto sulla cromia delle statue antiche al videogame “Father and son”, dal lavoro di scavo nei depositi al riallestimento degli spazi aperti al pubblico, come la caffetteria.

I depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli fotografati da Riccardo Siano (La Repubblica) per il libro “Mann, che Storia. I tesori del Museo Archeologico Nazionale di Napoli” di Paolo Giulierini
Il Museo come patrimonio di tutti: il libro si chiude con le pagine di voci autorevoli che raccontano il “loro” Mann. Mimmo Jodice, che dona anche l’immagine di copertina del volume con un suggestivo ritratto fotografico di un corridore proveniente dalla Villa dei Papiri, esprime le emozioni per un luogo del cuore, motivo di appartenenza alla città e al suo patrimonio. Non può mancare il racconto di Alberto Angela, divulgatore d’eccellenza dei tesori dell’Archeologico e delle scoperte svelate dai depositi; storia e attualità si combinano nel ritratto dei Tirannicidi di Luciano Canfora, mentre Camila Raznovich e Mario Tozzi, che hanno raccontato il Museo nelle loro seguitissime trasmissioni, parlano rispettivamente di un istituto dai mille volti e di uno scrigno in cui scoprire la vita intima dei nostri antenati. Il Museo è guardato con la curiosità degli antropologi da Elisabetta Moro e Marino Niola, mentre Sara Bilotti, Lorenzo Marone, Maurizio Braucci, Alessandro Rak e Giuseppe Miale di Mauro privilegiano un taglio letterario per vivere, con le parole, le sale del Mann; Benedetta Craveri e Ippolita di Majo, ancora, dedicano un’attenzione privilegiata ad alcune opere-simbolo dell’Istituto; Marisa Laurito rappresenta l’Archeologico come spazio di riconoscimento dello spirito partenopeo e Matteo Lorito, infine, traccia un cammino di valorizzazione che parte dalle sinergie interistituzionali.
Dantedì. Speciale visita guidata al museo Archeologico nazionale di Napoli della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del Mann” con la curatrice Valentina Cosentino
“Perché Dante al museo Archeologico nazionale di Napoli? Il Sommo Poeta fu tra i primi che, nel Medioevo, fece una riflessione sulla cultura antica, basandosi sulle fonti letterarie, quando ancora non esisteva una ‘coscienza archeologica’. Come Maestro e accompagnatore, tra Inferno e Purgatorio, Dante scelse Virgilio che, peraltro, è fortemente legato alla città di Napoli: l’autore dell’Eneide ha ispirato anche numerose leggende, entrate nella nostra tradizione culturale. Il Mann, ancora, ha uno straordinario patrimonio che consente di allestire un vero e proprio repertorio di personaggi, reali e fantastici, che compaiono nel racconto della Divina Commedia”, così il direttore del Museo, Paolo Giulierini. Nel giorno del Dantedì, 25 marzo 2022, niente di meglio che, accompagnati dalla curatrice Valentina Cosentino, andare a visitare la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del Mann”, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 2 maggio 2022, nell’ambito delle celebrazioni di Dante700 promosse dal ministero della Cultura, e allestita in uno spazio non casuale del museo: le sale degli Affreschi.

Il ritratto di Dante Alighieri dipinto da Paolo Vetri nelle volte delle Sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
Tra le decorazioni delle volte, c’è anche un celebre ritratto dell’Alighieri (1888) firmato dal pittore Paolo Vetri (1855-1937). È questo sguardo che, dalla sala dei Culti Orientali del Museo, sembra quasi accompagnare il visitatore attraverso due sezioni espositive: i racconti del mito; i personaggi del mito e della storia. La mostra “Divina archeologia” lega il Sommo Poeta agli autori antichi che, con il linguaggio dell’arte, narrarono le figure leggendarie presenti nel poema dell’Alighieri. Come i suoi contemporanei, Dante conosceva la mitologia classica quasi esclusivamente attraverso le fonti letterarie: in un certo senso, i cinquantasei reperti dell’esposizione “Divina Archeologia” ci lasciano immaginare lo scrittore fiorentino accanto a vasi, statue, rilievi, monete, che egli certamente non vide con i suoi occhi, anche se, con la forza della parola, riuscì a ricrearne la suggestione visiva.

Curata da Valentina Cosentino (archeologa/ Segreteria Scientifica del MANN), realizzata con il contributo della Regione Campania, la mostra si avvale della collaborazione scientifica e organizzativa del prof. Gennaro Ferrante e delle dott.sse Fara Autiero e Serena Picarelli (Illuminated Dante Project, Università degli Studi di Napoli “Federico II”). Grazie alla rete con l’Ateneo Federiciano, si è scelto di presentare in mostra le immagini fotografiche ad alta risoluzione delle miniature presenti in alcuni manoscritti medioevali del poema dantesco: i codici, che entrano nella banca dati internazionale dell’Illuminated Dante Project, permettono di confrontare i reperti con la rilettura trecentesca della cultura classica. Tramite QR code, posto accanto alle digitalizzazioni delle miniature, si può sfogliare l’intero testimone da cui è tratta la decorazione. Inoltre, a complemento del percorso espositivo, disponibile sempre tramite QR-code un video-racconto, a cura del prof. Ferrante e della dott.ssa Autiero, del viaggio di Dante nell’aldilà attraverso le più belle miniature medievali della Commedia.
Ad accogliere i visitatori ci sono le statue di due personaggi emblematici: Diomede, il compagno di Ulisse in tutte le sue fatiche (in marmo bianco, del I sec. d.C., dal cosiddetto Antro della Sibilla a Cuma) e Traiano, l’optimus princeps con la lorica (in marmo bianco, del II sec. d.C., da Minturno): “Da un lato quindi – spiega Cosentino – c’è un imperatore, Traiano, noto per la sua eccezionalità in vita, per essere l’eroe di tante guerre, durante il cui regno l’impero romano raggiunse la massima espansione- Dall’altro c’è Diomede, un eroe discutibile, che ha compiuto del bene. E in quanto eroe e quindi è sicuramente un uomo buono. Eppure per motivi sottili e a noi anche poco comprensibili, Dante ha scelto di delegare uno all’Inferno – Diomede – perché artefice di tanti inganni, e quindi ha messo l’accento sulla parte negativa della vita di Diomede; e uno in Paradiso – Traiano – pur essendo vissuto prima della nascita di Cristo”.
Prima sezione della mostra- i racconti del mito. “Divina Archeologia” parte da un focus sul mito nella cultura medioevale e nelle terzine della Commedia: il poema enciclopedico di Dante raramente ospita lunghe dissertazioni mitologiche; piuttosto, nel racconto, si aprono vere e proprie finestre narrative, in cui personaggi, anche minori, alludono con perifrasi agli eroi dell’antichità. Ancora lontano dal gusto emulativo della classicità in voga con l’Umanesimo, Dante non soltanto avvicina, nell’aldilà, i suoi contemporanei ai personaggi del passato, ma per la prima volta introduce nel mondo ultraterreno figure e ambientazioni derivanti dalla cultura classica. Alcuni esempi sono segni tangibili dell’osmosi culturale della Commedia: i poeti pagani Virgilio e Stazio sono al fianco di san Bernardo di Chiaravalle e Beatrice come guide oltremondane; i fiumi dell’Ade classico scorrono nell’Inferno cristiano; nel limbo dei teologi appaiono figure mitiche e storiche dell’antichità greco-romana; Caronte, Cerbero, Minosse, le Arpie, Gerione, i Giganti e Catone sono guardiani dei confini dell’aldilà; il Paradiso è rotazione armonica delle sfere celesti proprio come nel Sogno di Scipione. Dante, così, sfoggia curiosità filologica e spiccata inventiva, mescolando fonti cristiane, popolari, classiche e colte. Nella prima sezione del percorso espositivo del Mann, sono così narrati cinque personaggi: Achille, Ercole, Teseo, Enea, Ulisse.

Achille e Chirone, affresco del I sec. d.C. dalla cosiddetta Basilica di Ercolano, conservato al Mann (foto graziano tavan)
Achille, l’eroe dall’ineluttabile destino: nominato più volte nella Commedia, non ha, nei versi danteschi, una narrazione dedicata. Divagando dalla tradizione classica, che aveva celebrato il Pelide per le sue imprese e per la sua unica (e paradossale) vulnerabilità nel tallone, il poeta fiorentino scorge Achille nel girone dei lussuriosi, dove è condannato per i suoi molteplici amori (Deidamia, Briseide, Pentesiliea, Patroclo). In allestimento si completa quanto Dante lasciò sotteso al suo accenno letterario, legato all’aspetto più umano di Achille: possibile ammirare, in mostra, l’affresco di IV stile in cui l’eroe greco viene educato dal centauro Chirone; un’anfora (550-500 a.C.) con raffigurazione di Achille e del cugino Aiace mentre giocano a dadi, forse interrogando il destino; la pelike (vaso dall’imboccatura larga/375-350 a.C.- da Ruvo) con Achille che, in una grotta marina, incontra la madre Teti dopo la morte di Patroclo; la pelike (510-500 a.C.) in cui è rappresentata la contesa per l’attribuzione delle armi del Pelide.

Skyphos in argento del I sec. a.C. con le 12 fatiche di Ercole, dalla Casa del Menandro di Pompei, conservato al Mann (foto graziano tavan)
Eracle, l’invincibile: come Achille, anche Eracle è nominato più volte da Dante che ne cita, anche indirettamente, le dodici fatiche. I reperti raccontano ogni aspetto del mito e delle sue varianti: al proposito, sono noti oltre settanta schemi iconografici, che vanno dall’età arcaica alla tarda età romana. In allestimento, sono selezionati alcuni splendidi manufatti: tra questi, merita ricordare le due tazze in argento (dalla casa del Menadro di Pompei, seconda metà I sec. a.C.) con la rappresentazione di tutte le dodici fatiche; il cratere a figure rosse (490-480 a.C., già collezione Shelby White) con Ercole che indossa la pelle del leone Nemeo; le tre anfore a figure nere, databili tra 575 e 500 a.C., con Eracle e Gerione; l’hydria (530-510 a.C., attribuita al pittore di Priamo) con apoteosi di Eracle. In allestimento, grazie alle immagini di un manoscritto medioevale (secondo quarto del XIV sec.) conservato ad Amburgo, vi è la presentazione della miniatura en bas de page con l’approdo di Gerione sull’orlo delle Malebolge.

Teseo e il Minotauro su anfora del pittore di Pescia da Cuma, conservata al Mann (foto graziano tavan)
Teseo liberatore: Minosse, il re di Creta, costruisce un labirinto, rinchiudendovi il figlio, metà uomo e metà toro. Per nutrirlo il sovrano impone ad Atene un tributo di quattordici giovani, maschi e femmine. Teseo, stanco di questa angheria, giunge nell’isola; con uno stratagemma riesce a uccidere il Minotauro, uscendo dal labirinto. Da vincitore, parte da Creta e porta con sé l’innamorata Arianna, per poi abbandonarla a Nasso. Nella Commedia, più che le imprese dell’eroe, ricordate solo di sfuggita, acquisiscono maggior rilievo i personaggi a lui collegati: Minosse e il Minotauro. L’arte antica, al contrario, illustra quasi tutti i momenti del mito in una sorta di story board: così, la vita di Teseo, come un film, delinea le luci e le ombre del personaggio. In allestimento, da non perdere l’affresco in IV stile con Arianna che porge il filo a Teseo (il reperto appartiene alle collezioni del MANN e proviene dalla Casa della caccia antica a Pompei); le due anfore a figure nere, così come l’oinochoe, con Teseo e il Minotauro (i tre manufatti risalgono al 550-500 a.C.); il dipinto su marmo (inizi I sec. d.C.) che ritrae Teseo con un centauro (l’opera è parte del patrimonio del MANN e proviene da Ercolano). Il raffronto iconografico con i manoscritti medioevali è rappresentato dalle digitalizzazioni di due miniature: la prima con il Minotauro che si morde le mani all’arrivo di Dante e Virgilio e la seconda con i due poeti dinanzi a Minosse che giudica le anime. I testimoni che presentano queste splendide decorazioni provengono, rispettivamente, dalla Bodleian Library di Oxford e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Enea con Anchise e Ascanio: terracotta del I sec. d.C. da Pompei, conservata al Mann (foto graziano tavan)
Il “pio” Enea: personaggio minore nella narrazione omerica, Enea diventa immortale grazie all’elaborazione romana del mito. La pietas, la sua virtù principale, è per gli antichi non la compassione o la misericordia, ma la devozione religiosa, l’amore per i valori della patria e della famiglia. Ed è proprio la pietas che gli renderà possibile non solo la fondazione di Roma, ma anche la definizione di una nuova stirpe capace di cambiare il volto alla storia. In mostra, alcuni reperti raccontano il mito di Enea, intrecciando la rappresentazione figurativa ai versi di Dante: l’anfora a figure nere (510-490 a.C.) e la terracotta (prima metà I sec. d.C.) con Enea e Anchise, così come l’iscrizione onoraria con elogio di Enea (prima metà I sec. a.C.).

L’inganno del cavallo di Troia: affresco del I sec. d.C. da Pompei, conservato al Mann (foto graziano tavan)
Il multiforme ingegno di Ulisse: “Io sono Nessuno”. In questa celebre frase si può riassumere una delle principali caratteristiche di Ulisse, che non solo è l’eroe dai mille inganni, ma è soprattutto il guerriero risolutivo nel conflitto decennale contro Troia. Ulisse è quasi più simile al Loki disegnato dal Marvel Cinematic Universe che ad un valoroso eroe greco. Ma è solo questo? Ulisse parte da Itaca dove lascia moglie e figlio per combattere al fianco Agamennone a Troia. Le sue tante avventure comprendono episodi celebri come il furto del Palladio (la statua sacra di Atena) e lo smascheramento di Achille a Sciro; insieme a lui, vi è spesso il fido Diomede, che lo accompagna anche, come seconda lingua di un’unica fiamma, tra i consiglieri fraudolenti in Inferno, XXVI, secondo la revisione dantesca del mito. Una splendida miniatura, digitalizzata da un manoscritto conservato presso la Biblioteca del Castello di Chantilly, apre questo segmento della mostra dedicato all’eroe che superò le colonne d’Ercole: qui Francesco Traini e bottega raffigurano l’incontro di Dante e Virgilio con Ulisse e Diomede avvolti tra le fiamme. Non solo: da non perdere il disegno en bas de page che compare in un altro testimone medioevale, custodito presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. In questo caso, vi è la raffigurazione del naufragio di Ulisse al di fuori delle Colonne d’Ercole. Ricca, naturalmente, anche la scelta di reperti presentati al pubblico: tra questi, la celebre statua marmorea di Diomede (I sec. d.C.), che appartiene alle Collezioni del MANN e proviene da Cuma; l’intonaco dipinto in III stile con il cavallo di Troia (da Pompei, prima metà I sec. d.C., appartiene alle collezioni del Museo); l’anfora panatenaica con ratto di Palladio (450- 400 a.C.)
Seconda sezione della mostra – i personaggi del mito e della storia. Una galleria di ritratti, reali e immaginari: nel viaggio ultraterreno, Dante e Virgilio incontrano tantissimi personaggi, che riflettono la sapiente operazione di sincretismo culturale del Sommo Poeta. L’esposizione, così, segue un itinerario della fantasia, con incursioni nel presente di Dante, ripercorrendo volti e caratteristiche di mostri, dei, figure della storia antica, scrittori e poeti, che l’Alighieri scolpisce per sempre nel proprio racconto.

La Topografia dell’Inferno: digitalizzazione dell’antiporta miniata di un manoscritto conservato alla Bibliothèque Nationale de France della prima metà del XV sec. (foto graziano tavan)
Si parte, naturalmente, dall’aspetto più scenografico della narrazione e, dunque, dalle creature mostruose: la digitalizzazione dell’antiporta miniata di un manoscritto (Bibliothèque Nationale de France/prima metà del XV sec.), presenta al visitatore la topografia dell’Inferno. In una combinazione di linguaggi espressivi, i reperti del MANN offrono “evidenza visiva” ai celebri protagonisti dell’Inferno dantesco: ecco placche bronzee con Centauro e centauressa (I sec. d.C.), in dialogo sia con l’immagine di una miniatura tabellare che raffigura i centauri mentre minacciano Dante e Virgilio (il testimone proviene da Budapest e risale al quarto decennio del XIV sec.), sia con una miniatura dal soggetto analogo presente in un manoscritto della Biblioteca Medicea Laurenziana; da non perdere, ancora, l’intonaco dipinto ad affresco con testa di Medusa (il manufatto proviene dalla Villa dei Papiri di Ercolano e appartiene alle nostre collezioni), in raffronto con tema analogo in una miniatura en bas de page digitalizzata da un manoscritto conservato ad Amburgo.

Arpie alla corte di Fineo: kelpis a figure rosse del Pittore di Kleophrades del 480-470 a.C. già collezione Paul Getty Museum, conservata al Mann (foto graziano tavan)
Non manca un focus sulle Arpie, grazie al rimando tra una kalpis a figure rosse (480-470 a.C., pittore di Kleophrades) e la miniatura tratta da un testimone della Bodleian Library di Londra. Infine, la curiosità: sono esposte alcune monete greche e romane in bronzo (IV-II sec. a.C.), che provengono dalla Necropoli di Santa Teresa; nel rituale funerario greco-romano, non era insolito lasciare alcuni spiccioli accanto al corpo del defunto, per compensare Caronte del traghettaggio nell’aldilà. Questi reperti sono “accompagnati” da una miniatura tabellare di un manoscritto conservato presso la Bibliothèque Nationale de France: nella raffigurazione, Dante e Virgilio osservano l’arrivo di Caronte.

Fortuna stante: bronzo del I sec. d.C. dalla cosiddetta villa di Cneus Domizius Actus di Scafati, conservata al Mann (foto graziano tavan)
Dalle creature mostruose alle divinità: anche gli dei, “adattati” alla filosofia medioevale e in alcuni casi anticipatori del messaggio cristiano, trovano posto nella Commedia. Le divinità pagane, nel mondo dantesco, possono anche fungere da correlativo oggettivo delle passioni umane. In esposizione al MANN, possibile ammirare lo splendido Apollo in bronzo, che proviene dall’omonima domus di Pompei e appartiene alle Collezioni del Museo, messo in dialogo con il fregio miniato di Dante incoronato poeta da Apollo (la raffigurazione è digitalizzata da un manoscritto custodito presso l’Archivio Storico e Civico/ Bilbioteca Trivulziana); la Fortuna Stante in bronzo (I sec. d.C.) è legata alla miniatura tabellare con la Ruota della Fortuna in un codice medioevale custodito a Budapest. Ancora, presenti in allestimento focus tematici su Muse, Marte, Venere e, naturalmente, Ade, sempre con rimando alla fortuna medioevale dei personaggi danteschi nei manoscritti miniati della Commedia.

Moneta di Giulio Cesare (terzo quarto del I sec. a.C.), un solido di Costantino (IV sec. d.C. ) e uno solido di Giustiniano (VI sec. d.C.), conservati al Mann (foto graziano tavan)
Dal mito alla storia: i personaggi del passato sono inseriti da Dante in un disegno provvidenziale che collega l’Impero romano alla figura di Cristo. Le origini della società medioevale risalgono alla caduta di Troia: grazie alla distruzione della città, infatti, i discendenti di Enea fonderanno Roma, quel “centro del mondo” sotto il cui impero nascerà Cristo. In questa visione, risulta fondamentale la figura di Cesare. Nonostante nelle fonti di Dante il giudizio su Cesare era stato generalmente sfavorevole, il poeta associa la nascita di Cristo alla sua attività politica, consacrandolo come il primo vero imperatore e ponendolo nel “nobile castello” del limbo dove si trovano gli spiriti promotori di quella magnanimità e nobiltà d’animo che va oltre la divisione tra cristiani e pagani. I pagani possono trovare posto in paradiso: nel Cielo di Giove, all’interno dell’occhio dell’aquila formata dagli spiriti giusti, il poeta pone tra gli altri, oltre a Costantino, il pagano Traiano che, secondo una leggenda molto diffusa nel Medioevo, si salvò dalla dannazione grazie all’alto senso di giustizia da cui era mosso. Tra i reperti in esposizione, dunque, troviamo una moneta di Giulio Cesare (terzo quarto del I sec. a.C.), in dialogo con il trionfo di Cesare in una miniatura digitalizzata da un manoscritto della Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi; ancora, una statua loricata di Traiano (inizio II sec. d.C.) che si lega alla decorazione di un codice che proviene dalla Schulbibliothek des Christianeum di Amburgo; infine, un solido di Costantino ed uno di Giustiniano (il primo risale al IV, il secondo al VI sec. d.C.).

I busti marmorei di filosofi e poeti antichi chiudono la mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
La mostra si chiude con un omaggio al valore della filosofia e della poesia, come perenne trait d’union fra le arti: inseriti in allestimento i busti marmorei di Omero (II sec. d.C.), Socrate (I sec. d.C.), Pseudo-Seneca (I sec. d.C.), il busto bronzeo di Democrito (I sec. a.C.) e il celebre rilievo con Orfeo e Euridice (fine I sec. a.C./ inizi I sec. d.C.). La splendida miniatura con Dante nella schiera dei poeti, digitalizzata da un manoscritto (XIV sec.) della Biblioteca dei Girolamini, “canonizza” questo consesso di sapienza tra passato antico e cultura medioevale.
Dantedì al museo Archeologico nazionale di Napoli: presentazione della guida della mostra “Divina Archeologia” e itinerari per scoprire l’esposizione. Anteprima del docufilm “Napoli, l’aldilà di tutto”. Dal Mann a Palazzo Reale con le mostre ispirate alla Divina Commedia. Special edition Campania Artecard

Giornata “a tutto Dante” al museo Archeologico nazionale di Napoli per il 25 marzo 2022: alle 12.30, proprio tra gli splendidi reperti in mostra, il direttore Paolo Giulierini presenterà la guida breve (Naŭs editoria) della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN”; a fine incontro, la curatrice del percorso, Valentina Cosentino, dedicherà al pubblico itinerari di visita per conoscere le suggestioni dell’esposizione. Speciale Dantedì per i più giovani: dalle 14.30, lezione a tema con gli allievi di fotografia dei corsi di Grafica per l’Arte e Decorazione dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone. Gli studenti, guidati dal docente Mario Laporta, saranno accolti da Antonella Carlo (Responsabile Ufficio Comunicazione MANN) e Valentina Cosentino. A seguire (ore 16.30), ulteriori visite guidate con la curatrice Cosentino per raccontare la mostra su Dante grazie all’accompagnamento simbolico di alcuni episodi del Divina Archeologia Podcast, realizzato da Archeostorie e NW Factory Media con il contributo di Scabec.

Il tema dell’oltretomba sarà raccontato con uno sguardo alla tradizione culturale napoletana: alle 17, anteprima del docufilm “Napoli. L’aldilà di tutto” di Gualtiero Peirce, prodotto da Cyrano New Media e realizzato con il contributo del ministero della Cultura e il sostegno di Film Commission Regione Campania. Partendo dalle parole di Erri De Luca, il film ripercorre la vera a propria filosofia del culto dei morti nella nostra città. Alla proiezione, previsti gli interventi del regista e del direttore di Rai3, Franco Di Mare. Per partecipare, necessaria la prenotazione scrivendo a info@cyranonewmedia.it. In viaggio con il Sommo Poeta, non soltanto al MANN. Le istituzioni faranno rete per promuovere le attività realizzate in occasione del 700esimo anniversario dalla morte dell’Alighieri: si partirà, dunque, dal museo Archeologico nazionale di Napoli e da Palazzo Reale per scoprire le mostre ispirate alla Divina Commedia.

Sino al 25 marzo 2022, Scabec lancia la Campania>Dantecard con due opzioni dell’offerta: la tessera potrà avere la durata di tre giorni (costo 21 euro per adulti e 12 euro dai 18 ai 24 anni) e consentirà di visitare il MANN e Palazzo Reale per tre giorni dalla prima validazione; inclusi anche gli accessi ai principali siti partenopei (Capodimonte, Museo Madre, Castel Sant’Elmo) e i viaggi sui mezzi del circuito pubblico locale (tram, bus, metropolitane, funicolari). Con la Dantecard annuale, utilizzabile per 365 giorni dal primo ingresso in un istituto culturale partner, oltre alle opzioni già previste, il circuito delle attrazioni visitabili si estenderà a Pompei, Ercolano, Reggia di Caserta e Paestum: il costo sarà di 20 euro per adulti e 10 per ragazzi dai 18 ai 24 anni. Le tessere saranno acquistabili nei punti vendita fisici di Artecard e sui canali online (campaniartecard.it). Il catalogo dell’esposizione su Dante sarà donato, sino ad esaurimento scorte, a tutti i partecipanti agli eventi del Dantedì e ai titolari della Campania Artecard dedicata. E una visita digitale sarà promossa proprio da Scabec il 25 marzo 2022, alle 19: in tour, anche online, con la curatrice della mostra “Divina Archeologia” per vivere insieme la perenne attualità dell’opera dantesca.
Napoli. Nel giorno di San Giuseppe apre al museo Archeologico nazionale la mostra fotografica di Luigi Spina “Confratelli” che celebra i benefattori ritratti nel museo Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dell’opera di vestire i nudi

A Napoli c’è un gioiello storico-artistico che dal Settecento napoletano ad oggi svela tante anime: è il museo Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe dell’opera di vestire i nudi, suggestiva dimensione della memoria racchiusa tra archivio storico, sala dei fondatori, oratorio dei confratelli, sagrestia e giardino. Da un progetto di studio e documentazione nasce un percorso fotografico che racconta il museo Real Monte ed Arciconfraternita di San Giuseppe, partner della rete Extramann: è la mostra “Confratelli” di Luigi Spina (MANN, 19 marzo- 30 giugno, un viaggio simbolico dal museo Archeologico nazionale di Napoli alle eccellenze della città. La mostra sarà inaugurata al museo Archeologico nazionale di Napoli nella giornata di San Giuseppe (sabato 19 marzo 2022, alle 11), alla presenza di Paolo Giulierini (direttore del MANN), Gaetano Manfredi (sindaco di Napoli), Ugo de Flaviis (presidente della Fondazione Arciconfraternita San Giuseppe dei Nudi), Almerinda Di Benedetto (storica dell’arte e co-autrice del progetto scientifico della mostra) e Luigi Spina (fotografo).

L’artista Luigi Spina, nominato da Artribune miglior fotografo italiano senior del 2020, si sofferma in particolare, con il proprio obiettivo, sui ritratti pittorici realizzati nella sala dell’ex governo fra metà del XVIII e inizi del XX secolo: nelle trenta tele selezionate da Luigi Spina sono celebrati i “confratelli”, benefattori che sostennero il complesso monumentale con opere caritatevoli. Nobili, uomini di legge, intellettuali e religiosi rivelano, su tela, come le storie di singoli personaggi intreccino la Storia di un monumento di culto: alla fotografia spetta il compito di andare oltre la fissa altezzosità del ritratto, individuando crepe, distonie, emozioni spesso non leggibili a occhio nudo. Tra le figure immortalate da Spina, non può mancare Michele Arditi, che ad inizio Ottocento curò il primo allestimento dell’allora Real Museo Borbonico: il volto di Arditi, rappresentato in pittura e oggi riletto con la fotografia, è immagine guida dell’esposizione, come trait d’union reale fra luoghi diversi e uniti dalla storia.

L’allestimento, presentato all’ingresso della sezione Preistoria e Protostoria del MANN, è costruito in uno spazio circolare, che valorizza le fotografie (90X134cm) esposte, tutte realizzate a colori e disposte su un cerchio di ferro zincato. Gli scatti sono presentati in un raffinato volume pubblicato da 5 Continents editions: nel libro, presente un approfondimento su tutti i ritratti presenti nel complesso monumentale, inclusa la raffigurazione di Carlo III di Borbone.
Napoli. All’auditorium del museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del MANN” presentazione del libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” del filosofo Filippo Cannizzo
Mercoledì 16 marzo 2022, alle 17, all’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, (Piazza Museo 18/19), nell’ambito dell’iniziative previste dal ministero della Cultura per la Giornata nazionale del Paesaggio, sarà ospite d’eccezione della manifestazione “Lo scaffale del MANN” il filosofo Filippo Cannizzo, per la presentazione del libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese”. Modera la giornalista Carmine Ciniglia. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, intervengono con l’autore Antonio Carannante, Giovanna D’Elia, Davide D’Errico, Antonello De Nicola, Mariano Di Palma, Claudio Bozzaotra, Emiliana Mellone, Bruno Ciniglia.

Il filosofo Filippo Cannizzo
Filippo Cannizzo è un filosofo e ricercatore universitario. Ha insegnato a Bologna, Napoli, Roma e, dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. Tra i promotori dell’evento internazionale “The Economy of Francesco”, è stato tutor presso la “XIII UNESCO Creative Cities Conference Fabriano 2019” e ha coordinato le iniziative di ResiliArt Italy: Bellezza di Unesco. Cannizzo, promotore di una legge per la bellezza nel Bel Paese, ideatore del Festival di Filosofia in Ciociaria e direttore scientifico del convegno “Sulle tracce della bellezza” per la Regione Lazione, per il best seller “Briciole di Bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” ha ricevuto il premio nazionale “Per la Filosofia” 2018, il premio internazionale “SCRIPTURA” 2019. E’ “EU Ambassador Beauty&Gentletude” 2021-2022.

La copertina del libro libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese”
“Briciole di bellezza”. “È una storia d’amore. La storia d’amore per il Bel Paese. Questo è un viaggio attraverso la fragilità della bellezza dell’Italia, fra difficoltà e possibili soluzioni, alla ricerca di una speranza per il futuro”. Con queste parole, l’autore introduce un saggio animato dalla volontà di non rassegnarsi di fronte ai molti problemi che avviluppano la penisola. Il volume, in cui lo stile scientifico si fonde al racconto, si propone di indicare una strada possibile da percorrere per dare un futuro al Bel Paese, la via tracciata dalla bellezza della penisola italiana. Bellezza intesa come un elemento vivo, diffuso, presente in Italia. Bellezza come condivisione, cura dell’arte e della cultura, sostenibilità ambientale. Bellezza come possibilità di progresso, di crescita e di lavoro per il paese. Perciò, per ciascuna delle questioni affrontate nello sviluppo della narrazione (dissesto idrogeologico, scuola, università, lavoro, trasporti, violenza contro le donne, sanità, paesaggio) vengono proposte delle possibili soluzioni, concrete e suffragate da studi specifici sui singoli temi. Questo libro è una dichiarazione d’amore per l’Italia, uno stimolo a non arrendersi davanti ai tentativi di deturpare il profilo e l’anima del Bel Paese. Un libro dedicato a chi non vuole rinunciare all’impegno per cambiare questo paese, perché solamente dalla bellezza (forse) un giorno nascerà il futuro.
Cortona. Due libri per raccontare il mondo antico: “Stupor mundi” di Paolo Giulierini e “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli
Due libri per raccontare il mondo antico: sabato 5 marzo 2022, alle 16.30, nel Salone Mediceo di Palazzo Casali a Cortona, si presentano “Stupor mundi” di Paolo Giulierini e “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli. Il giornalista Massimo Pucci modera l’incontro.

La copertina del libro “Stupor mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti” di Paolo Giulierini
Stupor mundi. Storia del Mediterraneo in trenta oggetti (Rizzoli, 2021). Dalle popolazioni preistoriche agli etruschi, dai romani ai bizantini, dai greci ai normanni, e ancora arabi, cinesi, indiani: nel corso dei secoli il Mediterraneo è stato luogo e strumento d’incontro – o di scontro – tra civiltà diverse e distanti, che ne hanno solcato le acque per commerciare e depredare, per condividere e conquistare. Quella del Mare Nostrum è dunque una storia che ci parla tanto di noi italiani quanto del nostro rapporto con gli “altri”; un rapporto testimoniato dalle cronache e dai documenti, ma soprattutto dagli oggetti che hanno attraversato i flutti del tempo. Perché gli oggetti persistono, resistono, superano le nostre esistenze e si presentano secoli dopo come testimoni di un tempo che fu. A raccontare la loro storia a chi è capace di farli parlare. Paolo Giulierini, archeologo e direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, ha scelto dall’imponente collezione del museo trenta di questi oggetti emblematici, per raccontarci come nasce la grande bellezza italiana. Un percorso tra statue, affreschi, collane, vasellame, maschere, bronzi resti di esistenze passate capaci di farci viaggiare da Troia a Samarcanda, dall’Egitto a Cartagine, da Pompei a Creta; attraverso il mito e attraverso la storia, da Achille a Medea, da Alessandro Magno ad Augusto e Tiberio. L’obiettivo, come dice Giulierini, è tornare a «stupirsi di quanto, dietro alle apparenti diversità, ci sia un’umanità accomunata dalla voglia di crescere, di migliorarsi». E così riscoprire qualcosa di noi e della nostra cultura, già globale quando ancora non poteva nemmeno dirsi «italiana», per provare a capire dove stiamo andando.

Copertina del libro “Il destino di Velia” di Eleonora Sandrelli
Il destino di Velia (Castelvecchi, 2021). Fine del terzo secolo prima della nostra era. Superate le Alpi, sconfitti i Romani sul Ticino e sulla Trebbia, Annibale vuole portare la guerra a Roma. Per farlo, deve necessariamente passare in Etruria. Terra grandiosa ma di civiltà al tramonto, ancora libera ma sempre più romanizzata. Al fanum Voltumnae, il santuario per ora scampato alla devastazione dei legionari, i principes Rasna discutono in gran fretta le sorti di un intero popolo. Appoggiare Roma o Cartagine? Nell’intreccio di intrighi e interessi dei potenti, la giovanissima sacerdotessa di Uni Velia è la prescelta che leggerà nei fulmini la volontà degli dèi, e deciderà le sorti politiche delle città-Stato etrusche. Divisa tra la dedizione alla propria missione sacra e le passioni sentimentali e politiche, Velia andrà incontro al proprio destino. Dovrà seguire, inesorabile, quello della sua città e del suo popolo?
Il ministero della Cultura lancia la campagna social “La cultura unisce il mondo” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina: ecco una carrellata di musei e parchi archeologici che hanno aderito all’iniziativa

Al via la campagna social con le opere del patrimonio culturale italiano per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Il ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini, con la campagna digitale “la cultura unisce il mondo”, che coinvolge musei, biblioteche, archivi e istituti culturali statali, ricorda che l’Italia ripudia la guerra ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina. Con gli hashtag #cultureunitestheworld e #museumsagainstwar il sistema museale nazionale e la rete degli archivi e delle biblioteche stanno condividendo immagini significative riguardanti il dolore e la sofferenza della guerra o, al contrario, l’armonia e la prosperità del tempo di pace. Tante le realtà museali che hanno già aderito: dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con la decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi raffigurante la lotta bestiale degli alleati Tideo e Capaneo sotto le mura di Tebe, al museo Archeologico nazionale di Orvieto, con una testa equina lapidea che ricorda la stravolta espressione del cavallo del Guernica, dal museo Egizio di Torino, con l’amuleto ankh di lunga vita e protezione, al museo di Capodimonte, con l’Allegoria della Giustizia di Giorgio Vasari, dalle statue di Villa Adriana a Tivoli, fino alle opere della Galleria Borghese, del museo nazionale Romano, del museo Omero di Ancona, di Palazzo Grimani a Venezia e di Palazzo Reale di Genova. La campagna è iniziata nei giorni scorsi con l’illuminazione con i colori della bandiera dell’Ucraina del Colosseo.

Dettaglio del frontone dell’antico santuario portuale di Pyrgi conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)
Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. La decorazione del frontone di un tempio che sorgeva nell’antico santuario portuale di Pyrgi, sul Tirreno a pochi chilometri da Cerveteri. La scena è densamente popolata di figure e copriva la testata posteriore della trave di colmo del tetto del tempio A; quest’ultimo costruito intorno al 470 a. C. era dedicato a Thesan, dea etrusca dell’aurora. L’artista con uno sforzo di estrema sintesi e originalità riesce a raccontare le storie di due personaggi del mito, Tideo e Capaneo, di cui bisogna conoscere l’antefatto. Siamo sotto le mura della città di Tebe, dove Eteocle e Polinice, i due figli maledetti di Edipo, lottano per il potere: Eteocle, che allo scadere del suo turno di regno non ha voluto cedere il trono al fratello come pattuito, è asserragliato con i Tebani nella città, mentre fuori i guerrieri provenienti da Argo, chiamati in aiuto da Polinice, ne tentano l’assalto. Come sempre gli dei assistono allo scontro ed intervengono. E infatti al centro della scena Zeus adirato scaglia il suo fulmine contro Capaneo che ha bestemmiato gli dei, mentre sulla sinistra alla vista di Tideo, che pur ferito a morte azzanna il cranio di Melanippo, la dea Atena si allontana disgustata con la pozione che avrebbe dato l’immortalità al suo protetto. La nudità di Tideo e Capaneo sottolinea la bestialità dei loro atti e la loro punizione è la punizione di ogni comportamento improntato al disprezzo degli dei e delle leggi degli uomini (hybris), in chiave politica è una condanna della tirannide e un monito a non violare mai i valori della civiltà per lasciarsi prendere da brutalità e barbarie.

Dettaglio scodella in sigillata da Taranto conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)
Il museo Archeologico nazionale di Taranto si schiera contro ogni guerra e contro ogni violenza condividendo un reperto, decorato con colombe, simbolo e augurio di Pace, esposta nella Sala XXV, vetrina 73. Si tratta di una scodella in sigillata africana D da Taranto rinvenuta nell’ipogeo funerario di Palazzo Delli Ponti, 1990. All’interno croce gemmata, marginata e decorata con una serie di cerchi concentrici, ai lati tre colombe. Prima metà del VI sec. d.C.

Amuleto ankh conservato al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Il museo Egizio di Torino è contro ogni forma di guerra, violenza e discriminazione. L’amuleto ankh aveva lo scopo di conferire protezione e lunga vita. Condividiamo questa immagine per ricordare la bellezza della vita, l’importanza della pace e del dialogo tra i popoli.

Rython a testa d’asino del museo Archeologico nazionale di Orvieto (foto drm-umbria)

Testa di cavallo impazzito: dettaglio di “Guernica” (1937) di Pablo Picasso (foto da Flikr, licenza Creative Commons)
Il museo Archeologico nazionale di Orvieto propone un’associazione di idee tra un rhytòn configurato a testa d’asino (ca. 460 a.C.) da Campo della Fiera, Tempio C, e un particolare di Guernica dipinto da Pablo Picasso nel 1937. Il richiamo di questa testa con la stravolta espressione del cavallo del Guernica non è nulla di più che una suggestione derivata dal nostro substrato culturale. Ma rende con efficacia l’atmosfera dei giorni che stiamo vivendo.

I Bronzi di Riace messaggeri di pace dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria aderisce alla campagna digitale promossa dal ministero della Cultura per ricordare il dolore della guerra e il valore della pace. Su tutti i social del MArRC, infatti, saranno pubblicate le immagini dei reperti del museo accompagnati dagli hashtag ufficiali #laculturaunisceilmondo e #museumagainstwar, per esprimere la condanna dell’invasione russa e piena e incondizionata solidarietà al popolo ucraino. “Abbiamo deciso di avviare la campagna social con i Bronzi di Riace che esprimono, in tutto il pianeta, il valore identitario della Calabria”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Possano le due statue assumere, nel cinquantesimo anno dalla loro scoperta, il valore di simboli della pace e dell’unione tra i popoli. Quanto sta accadendo in questi giorni in Ucraina ci lascia sgomenti – aggiunge Malacrino -. Oggi più che mai siamo qui per ribadire che l’umanità non ha bisogno di guerre. Ci auguriamo che le tristi immagini che i media ci stanno sottoponendo in queste ore, possano essere sostituite da quelle della speranza. Il Museo e i reperti d’arte che custodisce, possano, attraverso la bellezza, ricordarci sempre i valori dell’unità e della fratellanza”.

La statua della Concordia dall’Edificio di Eumachia in Pompei lancia un messaggio di pace dall’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)
Nell’atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli, alta e imponente, attende i visitatori. È la statua della Concordia Augusta che è stata installata proprio all’ingresso del Mann. Un gesto simbolico, voluto dal direttore Paolo Giulierini per accompagnare queste drammatiche giornate di negoziati e guerra fra Russia e Ucraina. Ancora una volta, dall’arte antica proviene un messaggio di perenne attualità: la scultura marmorea della Concordia (dall’edificio di Eumachia, Pompei, I sec. d. C.) venne realizzata per celebrare la pace e la stabilità, che si candidavano a essere valori guida del principato augusteo dopo un periodo doloroso di guerre civili. Un messaggio che, scolpito nella pietra, ci parla soprattutto oggi. Lo spostamento della statua in Atrio è raccontato sui social del Mann con l’hashtag #Museumsagainstwar, lanciato dal ministero della Cultura quando è stata invasa l’Ucraina.

La de Minerva, dettaglio del Salone delle Scienze, al museo delle Civiltà a Roma-Eur (foto muciv)
Al museo delle Civiltà a Roma, nel salone delle Scienze “Mario Tozzi” che presenta elementi decorativi relativi alla scienza. Al centro campeggia la figura di Minerva, dea protettrice delle scienze. I suoi più consueti attributi (l’elmo, la lancia, lo scudo) sono abbandonati da una parte: un chiaro messaggio di pace e di speranza in tempo di guerra.

Il messaggio social “La cultura unisce il mondo” dal museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)
Anche il museo Archeologico nazionale di Verona aderisce alla campagna contro la guerra. A pochi giorni dall’inaugurazione nell’ex caserma asburgica San Tomaso lancia sui social lo slogan “La cultura unisce il mondo”.

Dal parco archeologico del Colosseo il messaggio “La cultura unisce il mondo” (foto alessandro serranò)
Il parco archeologico del Colosseo aderisce alla campagna lanciata dal ministero della Cultura “La Cultura Unisce il Mondo – L’Italia ripudia la guerra” illuminando il Colosseo con i colori della bandiera dell’Ucraina.

Aiace Telamonio porta sulle spalle il corpo di Achille: dettaglio della raffigurazione del Vaso François al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)
Il museo Archeologico nazionale di Firenze per “La cultura unisce il mondo” propone la scena più drammatica dipinta sul Vaso François, raffigurata simmetricamente su entrambe le anse, con sapienti variazioni. Il lato più crudo e vero della guerra! L’imponente Aiace Telamonio, cugino e fedele compagno di Achille, ed uno dei più valorosi eroi greci, trasporta il corpo inerte dell’eroe caduto in battaglia. L’enorme guerriero senza vita ha le braccia e le gambe distese nell’abbandono della morte e la lunghissima chioma aristocratica pende quasi fino al suolo. Questo resta di Achille, che a una vita lunga e serena ne preferì una breve ma gloriosa…la guerra non ha risparmiato neppure lui!

Il tempio di Nettuno nel parco archeologico di Paestum con i colori della bandiera dell’Ucraina (foto pa-paeve)
Il parco archeologico di Paestum e Velia aderisce alla campagna “L’Italia ripudia la guerra” ed esprime la piena e incondizionata solidarietà all’Ucraina, Paese colpito nella propria legittima sovranità. Così il Tempio di Nettuno si colora di blu e giallo in segno di vicinanza.



“La decisione di sostenere l’intervento di recupero e ripristino delle fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli risponde alla volontà di rappresentare, anche attraverso operazioni-simbolo, la centralità dei temi della preservazione, della conservazione e della efficiente gestione della risorsa idrica in un’epoca contrassegnata dalla scarsità della risorsa primaria, e dalla necessità di un ripensamento dei modelli di governo del servizio idrico, soprattutto nel Mezzogiorno”, commenta Franco Cristini, amministratore delegato di Acqua Campania SpA. “L’acqua non è classificabile solo come una utility; l’acqua è anche un bene culturale. E come tale ha diritto a uno statuto e a una governance che ne garantiscano la tutela e la riproducibilità per le generazioni future. In questi mesi, la nostra Società – nella qualità di concessionario della Regione Campania – ha portato a buon fine il progetto per la potabilizzazione delle risorse idriche accumulate nell’invaso di Campolattaro. L’opera, inserita tra le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), concorrerà all’autosufficienza di approvvigionamento della Regione, e – a regime – permetterà di irrigare oltre 15mila ettari di suolo agricolo destinato a produzioni pregiate. È un’opera concepita secondo principi di unitarietà e completezza. Ne beneficeranno non solo gli uomini, ma anche la terra. Con il nostro contributo intendiamo sostenere concretamente il rilancio di una della più grandi istituzioni culturali del Paese, unica per la ricchezza del suo patrimonio, e diventata sempre più motivo di attrazione e valorizzazione di Napoli e della Campania. Intendiamo in questo modo proseguire ad affiancare, concretamente, il movimento di rinascita e rilancio dell’offerta culturale della città e della Regione, promuovendo la funzione sociale dell’ impresa Acqua Campania, che non può esaurire il proprio impegno entro i confini della sua attività, ma deve estendere la sua missione ad un più ampio contesto di riferimento”.






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