Archivio tag | museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

#domenicalmuseo. Nella prima domenica di febbraio Roma conquista tutto il podio della classifica assoluta: al primo posto il Colosseo (14.120 ingressi), al secondo il Pantheon (12.423 ingressi) e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi)

Sono stati 220mila gli ingressi domenica 1° febbraio 2026, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di febbraio, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. A gennaio il podio della classifica è monopolizzato da Roma: al primo posto il Colosseo con 14.120 ingressi; al secondo posto troviamo il Pantheon (12.423 ingressi), e al terzo Foro Romano e Palatino (12.409 ingressi).

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.120 ingressi; Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 12.423; Foro Romano e Palatino 12.409; Area archeologica di Pompei 8.177; Terme di Diocleziano 3.651; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.600; Terme di Caracalla 3.007; Palazzo Massimo 2.204; Villa Adriana 1.825; museo e area archeologica di Paestum 1.724; museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.682; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.504; parco archeologico di Ercolano 1.470; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.052; museo Archeologico nazionale di Taranto 917; museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 860; museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico Grado 732; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 594; museo Archeologico nazionale di Firenze 592; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 551; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 547; parco archeologico di Cuma 541; Anfiteatro campano – Santa Maria Capua Vetere 450.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia speciale visita guidata “Gli Etruschi e la Memoria. L’antichità etrusca negli scrittori del Novecento” con Antonietta Simonelli (Etru) e Martina Piperno (UniRoma) nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria

Cosa c’entrano gli Etruschi con la “Memoria”? Giovedì 29 gennaio 2026, alle 17, nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della Memoria, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia vi proponiamo di attraversare le stanze espositive in una speciale visita guidata “Gli Etruschi e la memoria. L’antichità etrusca negli scrittori del Novecento” con questo quesito in mente. Un popolo, quello etrusco, è scomparso misteriosamente millenni fa dopo la conquista romana. Un popolo, quello ebraico, ha rischiato di scomparire improvvisamente nel Novecento, per mano della barbarie nazifascista, insieme ad altri “diversi”: rom, sinti, omosessuali, disabili e oppositori politici. Per quanto queste esperienze possano essere lontane e differenti, molti artisti e scrittori del Novecento, come l’italiano Giorgio Bassani e il rumeno Elie Wiesel, hanno provato a esprimere la loro angoscia per lo sterminio degli ebrei (la Shoah) facendo ricorso alla memoria collettiva della scomparsa degli Etruschi. La visita guidata “letteraria” è curata da Antonietta Simonelli, funzionario archeologo e responsabile dell’Archivio Fotografico del Museo, e da Martina Piperno, ricercatrice al dipartimento di Studi europei americani e interculturali di Sapienza università di Roma, con la partecipazione di studenti e studentesse del corso di Letteratura italiana contemporanea 2025-2026: Arianna Mancini, Chiara Manzi, Flavio Meloscia, Francesco Mosca, Melissa Navarretta, Miriam Pasquale, Federica Rocco, Valerio Rotondi, Martina Streppetti. La visita è gratuita compresa nel biglietto di ingresso al Museo. Prenotazione all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Max 25 posti.

 

Milano. Alla Fondazione Luigi Rovati la grande mostra “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni”, dedicata alla storia, ai protagonisti e ai valori dei giochi atletici, dall’antichità a oggi, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026

 

La mostra “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” alla fondazione Luigi Rovati di Milano (foto daniele portanome)

In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, la Fondazione Luigi Rovati promuove nella sede in corso Venezia a Milano, fino al 22 marzo 2026, una grande mostra “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni”, dedicata alla storia, ai protagonisti e ai valori dei giochi atletici, dall’antichità a oggi. Realizzata in coproduzione con il Museo Olimpico e il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire (entrambi situati in Svizzera, nella città di Losanna), la mostra è curata da Anne-Cécile Jaccard e Patricia Reymond (Museo Olimpico), Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati) e Lionel Pernet (Musée cantonal d’archéologie et d’histoire). La mostra è realizzata con il contributo della Regione Lombardia tramite il bando Olimpiadi della Cultura. Si inserisce, inoltre, nell’ambito della Cultural Olympiad di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026.

Allestimento della mostra “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” alla fondazione Luigi Rovati di Milano (foto fondazione rovati)

Il percorso espositivo intreccia mondo antico e contemporaneo per raccontare come l’ideale olimpico abbia attraversato i secoli restando fedele ai suoi valori fondanti. Dalla Grecia, dove i giochi celebravano la pace e l’unità tra le città, alla visione educativa di Pierre de Coubertin, padre delle Olimpiadi moderne, emergono i principi di pace, inclusione, eccellenza e rispetto che ancora oggi animano lo spirito olimpico. Organizzata in cinque sezioni tematiche, la mostra crea un’inusuale relazione tra reperti antichi e oggetti che appartengono ai moderni Giochi Olimpici, svelando i legami che uniscono sport, arte e spiritualità. Tra i prestiti più significativi figurano reperti greci, etruschi e romani provenienti dalla Fondazione Luigi Rovati, dal Musée cantonal d’archéologie et d’histoire (Losanna), dai musei Vaticani, dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e da altre importanti istituzioni italiane.

La Tomba delle Olimpiadi direttamente dal museo Archeologico nazionale di Tarquinia alla mostra “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” (foto fondazione rovati)

Per la prima volta in Italia viene presentata al pubblico fuori dal museo Archeologico nazionale di Tarquinia la Tomba delle Olimpiadi (530–520 a.C.), eccezionale testimonianza figurativa dei giochi atletici ed ippici etruschi, oggi di competenza del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia (PACT). Scoperta nel 1958, alla vigilia delle Olimpiadi di Roma del 1960, la tomba deve il suo nome alle scene sportive che ne decorano le pareti e offre un’occasione unica per ammirare da vicino le celebri pitture murali.

Medaglie olimpiche dal museo Olimpico di Losanna (foto fondazione rovati)

Dal Museo Olimpico (Losanna) provengono medaglie, attestati, fiaccole e attrezzi sportivi di grandi protagonisti della storia olimpica: dai guantoni da boxe di Pierre de Coubertin alla maglia di Usain Bolt (Beijing 2008) che per la prima volta uscirà dal Museo Olimpico per essere esposta a Milano. Un’attenzione particolare è dedicata al tema dell’inclusione, dai giochi antichi e moderni riservati a un’élite maschile di cittadini liberi fino alla parità di genere raggiunta a Parigi 2024, stabilita dal CIO, in un percorso che racconta l’evoluzione dei Giochi verso un ideale sempre più universale e condiviso.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione di libri di poesia a cura della professoressa Cecilia Bello Minciacchi (università di Roma La Sapienza)

Sabato 24 gennaio 2026, alle 17, in sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, presentazione di libri di poesia a cura della professoressa Cecilia Bello Minciacchi (università di Roma La Sapienza) con i poeti Vincenzo Frungillo, Carmen Gallo e Ivan Schiavone, editi nella collana Adamàs dell’editore La Vita Felice. Introduce l’incontro Antonietta Simonelli, funzionario archeologo museo ETRU. In dialogo con gli autori Cecilia Bello Minciacchi, professoressa di Letteratura Italiana contemporanea, Sapienza Università di Roma. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata all’indirizzo mail: mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Partendo da sguardi, forme e intenzioni poetiche differenti, i tre volumi condividono uno scopo comune: quello di rispecchiare la complessità del mondo contemporaneo. Nello specifico “La luce dell’eclissi” di Vincenzo Frungillo, attraverso un dispositivo filosofico e teatrale, mette in campo la tragedia della biografia sullo sfondo della violenza della storia; con “Stanze per una fuga” Carmen Gallo, tramite un’ironia straniata e a tratti perturbante, ci presenta una galleria di personaggi, per lo più femminili, in rotta con una realtà aggressiva e intimidatoria; le “Didascalie venatorie” di Ivan Schiavone, muovendosi tra mito, allegoria e fantascienza, commentano, in una prosa fortemente ritmica e visionaria, lo stato di crisi permanente che l’umanità si sta trovando ad affrontare.

 

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi” con Laura Maria Michetti (Sapienza università), primo incontro del ciclo “Chi (ri)cerca trova” che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico

Venerdì 23 gennaio 2026, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, la conferenza “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi” con Laura Maria Michetti, primo incontro 2026 con “Chi (Ri)cerca Trova”, il ciclo di conferenze che presenta la ricerca scientifica e i progetti di studio che coinvolgono il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, a cura dei Servizi Educativi del Museo. Appuntamento alle 16 in sala della Fortuna. Ingresso gratuito. Prenotazioni all’indirizzo mail: mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Tra i grandi santuari dell’Italia preromana, quello di Portonaccio a Veio rappresenta un caso particolarmente rilevante per la straordinaria decorazione del tempio tuscanico sul cui tetto – caso unico in Etruria – “gli dei camminano”. Ma volendo guardare “oltre Apollo”, che costituisce una delle opere iconiche del Museo di Villa Giulia e dell’arte etrusca in generale, le caratteristiche di eccezionalità del contesto emergono per molti altri aspetti: l’antichità del culto e la continuità di frequentazione dell’area, il ricchissimo corpus di iscrizioni di dono, la quantità e qualità del materiale votivo. Nonostante i grandi ritrovamenti, ancora c’è molto da lavorare… È a questo scopo che nel 2025, nel quadro di un progetto condiviso tra Museo e dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e grazie a un finanziamento del MiC, si è svolta una nuova campagna di scavo con la direzione scientifica di Luana Toniolo e Laura M. Michetti. Dei primi risultati di questi scavi, delle ricerche in corso e delle prospettive future si darà voce in questa conferenza.

L’etruscologa Laura Maria Michetti (uniroma)

Laura M. Michetti è professoressa ordinaria di Etruscologia e Antichità italiche alla Sapienza università di Roma, coordinatrice del curriculum di Etruscologia del Dottorato in Archeologia e direttrice del museo delle Antichità etrusche e italiche. Membro ordinario dell’Istituto nazionale di Studi etruschi ed italici, dal 2016 dirige la missione di scavo presso il porto e il santuario etrusco di Pyrgi. La sua attività di ricerca è incentrata sull’archeologia del sacro, sul rapporto tra città e territorio in Etruria, sulle produzioni artigianali e i rituali funerari nell’Italia preromana.

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”: presentata a Roma al ministero della Cultura la grande mostra con oltre 700 reperti, alcuni inediti, che aprirà al Palazzo Ducale di Venezia: un confronto inedito e peculiare, un’indagine sul rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo. Gli interventi di Giuli, Squarcina, Forlanelli, Gribaudi e Brugnaro

Testa di Thesan / Leucotea dal Tempio A di Pyrgi (350 a.C. ca.) conservata al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Gambe di donna con iscrizione alle Ninfe dallo scavo del Bagno Grande di San Casciano dei Bani (foto sabap-si)

Sarà la Testa di Leucothea da Pyrgi, immagine potente e liminare, legata al mare e alla protezione dei naviganti, straordinario prestito del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ad aprire il percorso attraverso le 12 stanze dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Venezia, ad aprire il percorso della mostra “Etruschi e Veneti. Acque culti e santuari”, in programma dal 6 marzo al 29 settembre 2026: oltre 700 reperti, alcuni inediti come i 58 bronzi etruschi da San Casciano dei Bagni (Si) mai esposti prima, creano un racconto intorno al complesso e affascinante mondo delle pratiche religiose antiche, in cui l’acqua assume un valore generativo, terapeutico e identitario.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: da sinistra, Giovanna Forlanelli Rovati, Alfonsina Russo, Alessandro Giuli, Luigi Brugnaro, Mariacristina Gribaudi, Chiara Squarcina (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

La mostra, a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, frutto di una rete virtuosa tra istituzioni, università, musei e professionisti, che proseguirà con un secondo momento espositivo a Milano nell’autunno 2026, è stata presentata a Roma, nella Sala Spadolini del ministero della Cultura, mercoledì 14 gennaio 2026, presenti il ministro della Cultura, Alessandro Giuli; il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro; la presidente della Fondazione musei civici di Venezia, Mariacristina Gribaudi; la presidente della Fondazione Luigi Rovati, Giovanna Forlanelli Rovati; e la co-curatrice della mostra e direttrice scientifica della Fondazione musei civici di Venezia, Chiara Squarcina; dei quali proponiamo gli interventi integrali, anche se l’audio non è dei migliori. Ha moderato Alfonsina Russo, capo dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: il ministro Alessandro Giuli (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli, “non è soltanto la sintesi e l’esposizione di reperti, ma è il racconto di un contesto, di una storia, di una stratificazione, che riporta l’archeologia nella sua dimensione più autentica. È una riflessione capace di mettere in relazione il tempo lungo del passato con le emergenze del presente e le domande sul futuro. Una mostra ha senso se “antichizza” il presente e, al tempo stesso, rende presente l’antico nel suo dialogo con la nostra contemporaneità. Le testimonianze di questa esposizione che giungono da epoche remote e lontane non sono mai frammenti muti e passivamente osservati da studiosi, appassionati e visitatori, ma sono il punto di riferimento di uno sguardo ben preciso, di un’attitudine, di una volontà che, attraverso oggetti, luoghi e contesti culturali, si ricollega con le radici di antiche comunità di cui noi siamo i discendenti. Questa mostra sceglie la prospettiva della relazione: non è soltanto il racconto su un popolo o su una civiltà isolata, ma si propone di far dialogare ciò che già anticamente era in dialogo: il mondo degli Etruschi e quello dei Veneti. Unendo il versante tirrenico con quello adriatico della nostra penisola, gli Etruschi e i Veneti sono due idealtipi di un modo di abitare l’antico, il viaggio, il mare, il mondo, in una dimensione di apertura che necessariamente la geografia della nostra penisola impone, induce e incoraggia fin dalle origini”.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: la co-curatrice Chiara Squarcina (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

“La mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari trae origine dalla volontà di affrontare un tema finora inedito”, ha spiegato la co-curatrice Chiara Squarcina, “non tanto quello relativo al confronto tra la civiltà etrusca e quella veneta, già oggetto di riflessione scientifica e di aggiornamento delle conoscenze, bensì quello volto ad indagare il rapporto con la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco affinità e specificità. Il panorama che ne deriva risulta popolato da molteplici divinità, preposte chi alle acque salutifere, chi al guado di un grande fiume, chi ancora agli approdi marittimi, insediati ciascuna all’interno di scenari particolari, siano essi sorgenti sananti o porti ospitali, di cui l’elemento-acqua costituiva il fulcro oltre che talora anche il potenziale oggetto di culto”.

Coppia di orecchini in oro con testa di Acheloo dalla Tomba 148A, conservati nel museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-em-rom)

Bronzetto di Paride arciere conservato al museo Archeologico Nazionale di Altino (foro parco archeologico altino)

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” è un progetto di grande respiro scientifico e divulgativo, in cui a emergere è il dialogo tra due civiltà differenti per geografie e radici culturali, tra cui sono fioriti scambi e relazioni lungo quel confine nella ‘terra tra i due fiumi’, tra il basso corso dell’Adige e l’antico corso orientale del Po. Uno scambio di materie prime, reso possibile con l’apertura di nuove vie commerciali, ma anche di idee, culture, saperi. Fiumi, mari e acque sono l’emblema del movimento costante, come quello delle persone, unendosi e conducendo a forme di reciproca conoscenza di uomini e di donne. Sarà un confronto inedito e peculiare, un’indagine comparata sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e per lo sviluppo delle società in due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C.: mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino, spazi di guarigione, ma anche luoghi per la crescita della collettività, mete per il transito e per lo scambio culturale. L’esposizione riunisce reperti archeologici di straordinario valore, molti dei quali inediti e provenienti da scavi recenti, grazie a prestiti di eccezionale prestigio concessi da importanti istituzioni museali italiane. La mostra si configura così come un momento di sintesi avanzata della ricerca archeologica, volta a coniugare rigore scientifico e forte impatto mediatico.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: la presidente della fondazione Rovati Giovanna Forlanelli (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

“Questa iniziativa”, ha ribadito la presidente Giovanna Forlanelli, “conferma l’apertura della nostra Fondazione alla collaborazione con le Istituzioni pubbliche in una prospettiva condivisa di valorizzazione del nostro grande patrimonio artistico-culturale”. Proprio la Fondazione Luigi Rovati di Milano ospiterà infatti un secondo momento espositivo nell’autunno del 2026 (14 ottobre – 10 gennaio 2027) rafforzando una collaborazione virtuosa tra istituzioni e territori, fondata sulla ricerca archeologica e sulla valorizzazione del patrimonio nazionale.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: Mariacristina Gribaudi (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

“Questo progetto espositivo”, ha sottolineato la presidente Mariacristina Gribaudi, “racconta, una volta di più, la capacità dei Musei civici veneziani di saper raccogliere intuizioni e proposte di grande valore scientifico, di fare rete con studiosi, con istituzioni, rendendosi protagonisti e coordinatori di ricerche, indagini e dialoghi inediti. E lo fa parlando a tutti: specialisti, curiosi, visitatori, cittadini e pubblico internazionale, per arricchire la visione, la crescita, la curiosità di tutti e di ciascuno”.

Presentazione della mostra “Etruschi e Veneti” al MIC: il sindacp di Venezia, Luigi Brugnaro (foto di E. A. Minerva e A. Sbaffi – MIC)

Cratere a volute attico a figure rosse, Pittore di Kleophon Lato A: processione ad Apollo delfico, dalla Tomba 57C, conservato al museo Archeologico nazionale di Ferrara (foto drm-em-rom)

“Questa mostra è il risultato di un lavoro lungo e condiviso”, ha concluso il sindaco Luigi Brugnaro, “costruito con serietà scientifica e grande collaborazione istituzionale, anche dai privati. Desidero per questo ringraziare il ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutta la struttura del Ministero, insieme alla Fondazione Musei Civici di Venezia, ai curatori, ai musei prestatori, alle università e a tutti i professionisti che hanno reso possibile il progetto. Venezia, città di scambi e di incontri, è il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni: l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità, e un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni. La cultura serve a questo: a capire, a costruire cittadinanza, a dare un senso di unità al Paese rispettando le identità dei territori. Creare legami è sempre più difficile che dividere, ma è l’unica strada che genera conoscenza, rispetto e futuro. Questa mostra, non è soltanto esposizione, ma anche ricerca e convegnistica a tema. È un invito a ritrovare, attraverso la storia, il valore di ciò che ci unisce. L’invito è di venire a vedere questa mostra con curiosità e con calma, magari più di una volta, tornando dopo aver visitato anche i diversi siti coinvolti e i musei prestatori”.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia apre la mostra “Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea”, un progetto di Dana & Stéphane Maitec su uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania

Dal 16 gennaio al 28 febbraio 2026, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita la mostra “Il tesoro ricamato delle Regine. Una prospettiva fotografica contemporanea”, un progetto di Dana & Stéphane Maitec che porta a Roma uno dei patrimoni più raffinati e simbolici dell’identità culturale romena: i costumi tradizionali appartenuti alle Regine della Romania, oggi conservati nella collezione della Famiglia Reale Romena. La mostra si svolge nel contesto dell’Anno Culturale Romania – Italia 2026, programma strategico bilaterale svolto sotto l’alto patrocinio del Presidente della Romania, S.E. Nicușor Dan, e del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e propone uno sguardo inedito su questi abiti storici attraverso la fotografia contemporanea di Dana & Stéphane Maitec.  “Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è lieto di ospitare questo progetto espositivo che si inserisce in un programma di cooperazione culturale di alto profilo, volto a valorizzare e intrecciare storia, arte e identità culturale in un dialogo profondo tra Romania e Italia”, afferma la direttrice del Museo, Luana Toniolo. “Siamo certi che questa proposta culturale inviterà il pubblico a riscoprire il valore universale del patrimonio tessile e artigianale attraverso lo sguardo contemporaneo della fotografia e rinnovando la vocazione del Museo come luogo di incontro tra civiltà e linguaggi artistici, ben oltre i confini geografici e temporali”. E l’Ambasciatrice di Romania in Italia, Gabriela Dancau: “Le camicie delle Regine ci narrano un momento essenziale della storia della Romania moderna, in cui l’abito tradizionale è stato elevato al rango di simbolo di Stato, di strumento diplomatico e di espressione di un’identità preservata con dignità e lucidità. Il fatto che questa mostra venga presentata nella programmazione dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, in un museo dedicato a una delle più antiche civiltà d’Europa, conferisce all’iniziativa un ulteriore significato: quello di un incontro simbolico tra strati di storia e forme diverse di memoria culturale, accomunati dalla medesima aspirazione alla durata, al senso e alla bellezza. Riaffermiamo in questo modo l’impegno comune della Romania e dell’Italia a porre la cultura al centro della relazione bilaterale, quale strumento di diplomazia, spazio di riflessione e fondamento del nostro futuro europeo condiviso”. La mostra è compresa nel biglietto di ingresso al Museo

Le fotografie attraversano una pluralità di capi e frammenti – camicie ricamate (ii), fote, catrințe, oprege, brâuri – restituendo la complessità di un sistema tessile in cui ogni motivo possiede una forte valenza simbolica. Rombi, croci stilizzate, segni vegetali e geometrie parlano di fertilità, protezione, ciclicità e relazione con il cosmo, rivelando la ricchezza semantica dell’ornamento tradizionale. Accanto alle immagini fotografiche, la mostra include installazioni tridimensionali – un arco di trionfo, una colonna, un paravento – che traducono il linguaggio del ricamo in forme spaziali, sottolineandone la dimensione scultorea e architettonica. Il filo diventa struttura, il punto cucito si fa ritmo, e l’ornamento si trasforma in spazio attraversabile. Il tesoro ricamato delle Regine non propone una lettura nostalgica della tradizione, ma una sua riattivazione contemporanea. Attraverso la monumentalizzazione del dettaglio, Dana & Stéphane Maitec restituiscono al ricamo la sua forza originaria, trasformandolo in un linguaggio visivo autonomo, capace di dialogare con il presente e con un pubblico internazionale, nel cuore di Roma.

Lontani da un approccio documentario tradizionale, gli artisti rileggono i costumi reali mediante la fotografia di dettaglio, isolando e ingrandendo ricami, trame e motivi ornamentali fino a trasformarli in vere e proprie architetture visive. Il dettaglio, normalmente percepito come elemento decorativo marginale, diventa protagonista assoluto: superficie, materia e spazio si fondono in un’esperienza visiva immersiva che invita il visitatore a un’osservazione lenta e contemplativa. Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, le Regine e le Principesse della Romania hanno svolto un ruolo decisivo nella valorizzazione del costume popolare, trasformandolo da abito contadino in elemento centrale del guardaroba reale. La Regina Elisabetta (1843 – 1916) fu la prima a riconoscerne il valore identitario, mentre con la Regina Maria (1875 – 1938) il costume tradizionale divenne un autentico linguaggio politico e culturale, simbolo della Romania moderna e strumento di rappresentanza internazionale. In questo dialogo tra mondo rurale e spazio monarchico prende forma uno stile reale romeno, colto e profondamente radicato nella tradizione.

Roma. Al via al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la quarta edizione del ciclo di incontri “Chi (ri)cerca trova” che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Ecco il programma

Con il nuovo anno riparte “CHI (RI)CERCA TROVA”, il ciclo di incontri a cura dei Servizi Educativi che apre il mondo della ricerca alla conoscenza e alla fruizione del grande pubblico. Un ciclo di appuntamenti di approfondimento sugli studi condotti intorno al Museo di Villa Giulia: ci occuperemo di Veio, Cerveteri, Satricum, di analisi sui colori delle pitture etrusche, di novità epigrafiche e di molto altro ancora. Da gennaio a dicembre 2026, 10 conferenze con esperti e studiosi di diverse discipline che presentano la loro ricerca scientifica e i progetti di studio che vedono il Museo e Villa Giulia grandi protagonisti. Esperienze, indagini, approfondimenti che rendono la ricerca condivisa, partecipata, quindi utile, a beneficio del pubblico di curiosi, studenti e specialisti. La parola passa ai professionisti del mondo dell’archeologia, della storia dell’arte e del restauro per diffondere la conoscenza dei loro studi, raccontare esiti e condividere ipotesi, offrendo nuovi spunti di lettura sulla Storia. Appuntamento in Sala Fortuna con ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it.

CALENDARIO 2026. Venerdì 23 gennaio 2026, ore 16: LAURA MARIA MICHETTI, “Oltre Apollo. Il santuario di Portonaccio a Veio tra vecchi e nuovi scavi”; venerdì 20 febbraio, ore 16: VALENTINA BELFIORE, ENRICO BENELLI, “Un peso per Ercole. Nuova luce su un testo etrusco a trenta anni dalla prima edizione”; venerdì 20 marzo, ore 16: GLORIA ADINOLFI, RODOLFO CARMAGNOLA, “Oltre il visibile. Il blu egizio e altre storie dalla pittura etrusca”; venerdì 17 aprile, ore 16: MARIJKE GNADE, “Sulle orme di Raniero Mengarelli. Le ricerche olandesi a Satricum”; venerdì 15 maggio, ore 16: UGO FUSCO, “Ciò che non ti aspetti” e il difficile percorso dell’interpretazione archeologica: alcuni esempi dal sito di Campetti SO a Veio”; venerdì 12 giugno, ore 16: SIMONE GROSSO, “Caere prima di Caere: nuovi dati da vecchi scavi”; venerdì 25 settembre, ore 16: ANTONIETTA SIMONELLI, MIRIAM LAMONACA, LUCA TORTORA, VALERIO GRAZIANI, “Il restauro del Trono Barberini da Palestrina: dalla ricerca scientifica alla restituzione di un capolavoro”; venerdì 16 ottobre, ore 16: MARIA CRISTINA BIELLA, “Il tassello mancante: l’artigianato del legno nell’Italia preromana”; venerdì 20 novembre, ore 16: FRANCESCA BOITANI, ORLANDO CERASUOLO, “La tomba principesca di Oliveto Grande a Veio”; venerdì 18 dicembre, ore 16: CECILIA PREDIAN, “La necropoli di Casale del Fosso come caso di studio del passaggio a Veio dal periodo Villanoviano all’età Orientalizzante”.

#domenicalmuseo. Nella prima domenica di gennaio al primo posto troviamo per la prima volta il Pantheon (15mila ingressi), seguito dal Colosseo (13.892 ingressi), e dalle Gallerie degli Uffizi (11.361 ingressi)

Sono stati oltre 213mila gli ingressi domenica 4 gennaio 2026, giornata di apertura gratuita in occasione della #domenicalmuseo di gennaio, l’iniziativa del ministero della Cultura che prevede l’accesso libero nei luoghi della cultura statali nella prima domenica del mese. Nell’ultima prima domenica dell’anno una classifica assoluta nuova: al primo posto per la prima volta il Pantheon (15mila ingressi). Al secondo posto troviamo il Colosseo (13.892 ingressi), e al terzo si confermano le Gallerie degli Uffizi (11.361 ingressi).

Migliaia di visitatori al Colosseo nella prima domenica del mese (foto PArCo)

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Pantheon – Basilica di Santa Maria ad Martyres 15mila ingressi; Colosseo. Anfiteatro Flavio 13.892; area archeologica di Pompei 10.612; Foro Romano e Palatino 8.368; museo Archeologico nazionale di Napoli 5.750; Terme di Diocleziano 3.331; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 2.250; Palazzo Massimo 2.019; parco archeologico di Ercolano 1.933; Palazzo Altemps 1.769; museo e area archeologica di Paestum 1.720; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.401; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.398; museo Archeologico nazionale di Aquileia 1.250; museo Archeologico nazionale di Taranto 1.190; Terme di Caracalla 1.183; museo delle Civiltà 1.177; museo nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico a Grado 806; museo Archeologico nazionale “Mario Torelli” e parco archeologico di Venosa 567; area archeologica di Ostia antica 520.

Roma. Aperture straordinarie gratuite al parco archeologico di Veio tra dicembre e marzo

Il santuario di Apollo o del Portonaccio nel parco archeologico di Veio (Roma) (foto mic)

Aperture straordinarie del parco archeologico di Veio (Roma) promosse dal museo nazionale etrusco di Villa Giulia tra dicembre 2025 e marzo 2026: 21 dicembre 2025, 4 e 18 gennaio, 1 e 15 febbraio, 1, 15 e 29 marzo 2026, dalle 10 alle 16. Il parco archeologico di Veio è situato ai confini settentrionali della città metropolitana di Roma, all’interno dell’area naturale protetta del Parco Regionale di Veio. Tra le evidenze archeologiche che si riferiscono all’insediamento dell’antica Veio, il Santuario etrusco dell’Apollo (o santuario di Portonaccio, dal nome della località), rappresenta per visitatori ed escursionisti il tradizionale punto di accesso ai percorsi che attraversano la parte sud del Parco regionale e si trova tutt’oggi immerso in un contesto paesaggistico di forte suggestione, connotato dagli elementi naturali che anche in antico caratterizzavano il luogo. Ingresso gratuito, senza prenotazione. Informazioni all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it