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Altino (Ve). Marianna Bressan, dopo quattro anni e mezzo, chiude il suo incarico alla direzione del museo nazionale e dell’area archeologica. Nell’annunciarlo, traccia un breve bilancio, con qualche ricordo, qualche ringraziamento e qualche auspicio (il parco archeologico)

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Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale e dell’area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

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Il giardino del museo Archeologico nazionale di Altino: è l’rea dove è stato scoperto il santuario del dio Altino (foto drm-veneto)

“Quattro anni e mezzo di lavoro intenso e appassionante”: così Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino (Ve), sintetizza il suo mandato nell’annunciare la conclusione del suo incarico il 30 maggio 2023. “Nuove sfide mi impegnano altrove, ma un pezzetto di cuore resta ad Altino, città sepolta e paesaggio immobile, museo del passato e parco del futuro”. E traccia un breve bilancio, con qualche ricordo, qualche ringraziamento e qualche auspicio. “Dal 2019, sotto l’occhio severo degli Antenati Altinati, con una squadra di colleghi esigua di numero, ma forte nelle competenze e nella passione, e rafforzatasi strada facendo, abbiamo lavorato per riallacciare i fili allentati tra istituto nazionale e territorio, tra archeologia e paesaggio, tra patrimonio archeologico e persone” (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato).

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Nell’area del quartiere residenziale augusteo dell’area archeologica di Altino (Ve) scoperte tracce di strutture piro-tecnologiche (foto drm-veneto)

altino_archeologico_mostra-modus-vivendi_logo“Nei due anni di pandemia”, ricorda Bressan, “quando non si poteva aprire al pubblico, abbiamo approfittato per progettare e gettare le basi dei lavori, di cui oggi si vedono i primi frutti. Il progetto di allestimento della sezione della necropoli romana, scritto con De Paoli De Franceschi Baldan architetti, è concluso e i lavori avviati. Le aree archeologiche hanno conosciuto nuovi scavi (a cura di P.ET.R.A. società cooperativa) e i primi risultati sono esposti nella mostra “Modus vivendi” in collaborazione con il museo della Bonifica di San Donà di Piave e la Regione del Veneto (vedi Altino. Al museo nazionale e area archeologica “Modus vivendi”: giornata speciale per la Notte europea dei Musei. Visita allo scavo della cloaca, inaugurazione mostra sulla vita quotidiana nella città antica attraverso i reperti da poco scoperti, apertura serale straordinaria | archeologiavocidalpassato). Il nuovo deposito in Sala Colonne è allestito e operativo, mentre un profondo riordino è in corso nei depositi storici, grazie alla collaborazione della ditta Malvestio & C. snc con Giovanna Sandrini e Silva Bernardi. L’area della città antica è stata dichiarata di interesse archeologico e, in virtù del vincolo, alcuni terreni sono stati acquisiti alla proprietà demaniale e per altri si sono avviate le trattative. Abbiamo concesso in uso agrario i terreni privi di resti archeologici a vista, indicando in accordo con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna rigorose prescrizioni di tutela, e individuato come concessionario Anticamente – Pane coraggioso e farine combattenti, giovane azienda agricola del territorio che fa agri-cultura“.

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Rendering dello spazio riorganizzato davanti all’Altino Lab nel progetto dello Studio di Architettura ddba

“L’attenzione intorno al sito – continua la direttrice uscente – si è risvegliata, anche grazie al lavoro della nostra social media manager Eleonora Brunori, del nostro Ufficio Stampa Alice D’Este, dell’immagine coordinata curata da Mirko Visentin. Il ministero della Cultura, cui l’istituto altinate afferisce, ha investito per svilupparne le potenzialità culturali, sociali ed economiche e nel 2021 l’ha finanziato come cantiere della cultura. Grazie a questi fondi, nel giro di pochi mesi Altino diventerà più accessibile anche per le persone con disabilità in virtù dello studio di Francesca Farroni, nelle aree archeologiche si aggiorneranno percorsi e arredi, si costruirà un nuovo deposito, che – come la Sala Colonne – sarà un luogo aperto alla ricerca e al pubblico, e porterà nuova linfa al comparto novecentesco del museo, composto da AltinoLab, dai depositi storici e dal loro nesso con l’area archeologica (progetto De Paoli De Franceschi Baldan architetti). Stiamo lavorando al GIS di Altino con Archeozoom di Alessandro Pellegrini e al sistema informativo correlato con Sputnik”.

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Un animato laboratorio didattico al museo Archeologico nazionale di Altino (foto museo di Altino)

“Abbiamo cercato di metterci in sintonia con le persone”, sottolinea Bressan. “Bambine e bambini, persone con disabilità, persone interessate non specialiste, studiosi e studiose: abbiamo messo a disposizione professionisti di didattica museale per le esigenze di ciascuno (Studio D archeologia didattica museologia, Tramedistoria), attivato l’abbonamento al Museo, programmato il calendario degli eventi mese per mese. Ci siamo divertiti con l’archeologia sperimentale di Tramedistoria all’AltnoFest (vedi Al museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve) l’artigianato dei Veneti antichi prende vita ad Altino-fest, il primo festival di archeologia imitativa. Quattro laboratori aperti a tutti (argilla, ambra, lamina, tessitura) e due forni per la fusione del bronzo e la lavorazione del vetro | archeologiavocidalpassato), con la

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Danza e lirica tra i reperti al museo Archeologico nazionale di Altino con gli artisti di Fuoriclassico (foto drm-veneto)

danza di Fuoriclassico APS, con la mostra fotografica di associazione IRIS APS, con la performance visiva e sonora di Accademia di Belle arti di Venezia, come lo faremo il 17 giugno 2023 con l’oculus realizzato in collaborazione con BigRock e Fondazione di Venezia. Tutte le manifestazioni performative hanno sempre avuto un’unica direzione artistica: intrecciarsi sempre con il patrimonio archeologico altinate, rappresentare un linguaggio diverso, insolito, inaspettato per comunicarlo. Abbiamo camminato al fianco del Comune di Quarto d’Altino (vedi Altino. Si inaugura la pista ciclo-pedonale che porta al museo nazionale, step importante verso il parco archeologico | archeologiavocidalpassato), lavorato con tutte le scuole e in particolare con l’IC Roncalli di Quarto d’Altino, iniziato un percorso di sviluppo turistico grazie allo studio in corso a cura di Sophia Management”.

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Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

A Marianna Bressan rimane un sogno: “Per ora nel cassetto – ammette -, non ancora realizzato: trasformare l’istituto da museo nazionale e area archeologica di Altino a parco archeologico di Altino. L’istanza è depositata presso gli uffici preposti del ministero della Cultura, non resta che attendere la decisione in merito, con le dita incrociate (vedi Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo | archeologiavocidalpassato). Le persone che ho incontrato durante questi anni, colleghi e colleghe del Museo, professioniste e professionisti esterni all’ufficio, sono state decisive per raggiungere questi risultati. A ognuna di loro, una per una, va il mio più riconoscente ringraziamento, in particolare a quelle tra loro che hanno contribuito ogni giorno a creare e mantenere un clima sereno, che ci ha permesso di lavorare in armonia nonostante le difficoltà e i sovraccarichi”.

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

È il momento dei saluti. “Buon lavoro a chi verrà e buona Altino a tutte e tutti voi, visitatori e visitatrici, studiosi e appassionati, cittadini del territorio e del mondo. Questo patrimonio è di tutti e di ciascuno, e solo con la nostra cura quotidiana e costante si potrà dire veramente valorizzato nel presente e trasmesso alle generazioni future”.

Altino. Undicesima puntata della rubrica #archeoaltino: focus sul secondo santuario di Altino, quello del dio celtico Belatukadro. Al museo Archeologico nazionale un frammento di cornice d’altare con iscrizione ne prova l’esistenza

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso località Maraschere dove è stato individuato ilsantuario di Belatukadro (foto drm-veneto)

Undicesima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su Belatukadro: l’altro santuario. Ad Altino erano presenti due santuari: uno dedicato al dio Altino, dal quale la città prese il nome e al quale si accedeva arrivando da Sud, da vie d’acqua; l’altro, invece, si trovava a Nord ed era accessibile da vie di terra. Entrambi erano in posizione strategica rispetto alle rotte commerciali. Il santuario presente a Nord dell’abitato veneto di Altino, in località Maraschere, era dedicato al dio Belatukadro, divinità celtica guerriera.

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Dettaglio frammento di cornice d’altare con iscrizione dal santuario di Belatukadro, conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

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Frammento di cornice d’altare con iscrizione dal santuario di Belatukadro, conservato al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Il principale reperto che testimonia la presenza di un santuario è un frammento di cornice di altare con iscrizione, il cui testo recita: ?] -KADRIAKOS KVERON oppure ?] -KADRIAKOS KVERON -]ONIO[ e che potrebbe fare riferimento ad un sacerdote o addetto al culto di Belatukadro, dio celtico della guerra, forse in seguito assimilato al dio Beleno.

Altino. Decima puntata della rubrica #archeoaltino: focus su i Celti ad Altino: da località Le Brustolade provengono sepolture celtiche a inumazione e incinerazione, ora al museo Archeologico nazionale

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso località Le Brustolade da cui provengono le sepolture celtiche (foto drm-veneto)

Decima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su i Celti ad Altino. La necropoli a Nord dell’antico abitato di Altino, oltre ad averci fornito molte informazioni preziose sulla fase veneta della città, ci ha dato interessanti testimonianze sulla mobilità dei popoli preromani: da località Le Brustolade, infatti, provengono anche alcune sepolture celtiche.

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Museo Archeologico nazionale: Tomba Brustolade 1, corredo funerario di una sepoltura maschile a inumazione, riferibile a un Celta (spada, fibula e olla con due coppe di produzione etrusco-padana), fine IV sec. a.C. (foto drm-veneto)

Da località Le Brustolade provengono infatti alcune sepolture databili tra il IV e l’inizio del III sec. a.C., caratterizzate dalla deposizione di armi e dall’inumazione: questi elementi sono del tutto estranei alla ritualità funeraria veneta, ma caratteristici delle popolazioni celtiche.

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Museo Archeologico nazionale: Tomba Brustolade 32, sepoltura maschile a incinerazione con deposizione di armi (una delle quali, una spada, ripiegata ritualmente) e coppe, II sec. a.C. (foto drm-veneto)

Sono state trovate anche sepolture con elementi “misti”: ad esempio corredi con presenza di armi, ma con l’uso dell’incinerazione al posto dell’inumazione.

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Museo Archeologico nazionale: ipotesi ricostruttiva di una tomba a inumazione celtica con panoplia e corredo (foto drm-veneto)

La presenza di piccoli nuclei di Celti della Altino preromana è spiegabile in base alla necessità di importare forza-lavoro, oppure alla presenza di mercenari; il fatto che questi individui siano stati sepolti con la panoplia (corredo di armi) e altri oggetti del corredo funerario nella necropoli settentrionale, la più prestigiosa dell’abitato, fa intuire che avessero raggiunto un buon livello di integrazione sociale e culturale.

Altino. Al museo nazionale e area archeologica “Modus vivendi”: giornata speciale per la Notte europea dei Musei. Visita allo scavo della cloaca, inaugurazione mostra sulla vita quotidiana nella città antica attraverso i reperti da poco scoperti, apertura serale straordinaria

altino_archeologico_eventi-13-maggio_locandinaLa Notte Europea dei Musei al museo nazionale e area archeologica di Altino si festeggia alla grande. Sabato 13 maggio 2023 è in programma una giornata ricca di eventi. Si inizia alle 17.30, con “Modus Vivendi – Lo scavo”: visita allo scavo della cloaca, scoperta durante le indagini archeologiche del 2022, a cura della direttrice Marianna Bressan. La visita, su prenotazione, è gratuita per gli abbonati e ha il costo di 1 euro per gli altri. Quindi alle 19, “Modus vivendi”: inaugurazione della mostra “Modus vivendi”, evocativo allestimento di una selezione di reperti provenienti dalla cloaca scoperta con gli scavi del 2022. La mostra è stata curata dal museo nazionale e area archeologica di Altino, in collaborazione con il museo della Bonifica di San Donà di Piave, Petra soc. coop. e co-finanziato dalla Regione Veneto (L.R. 17/2019 “Legge per la cultura” annualità 2022) e dal ministero della Cultura – Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali. Coordinamento scientifico e testi: Marianna Bressan. Collaborazione scientifica: Francesca Ballestrin, Leonardo Bernardi, Sara Campaner, Paolo Marcassa, con il contributo di Francesca Mombelli. L’evento è gratuito per gli abbonati e incluso nel biglietto d’ingresso per gli altri. Infine, dalle 19 alle 22, “Notte Europea dei Musei”: il museo di Altino festeggia la Notte Europea dei Musei con un’apertura serale straordinaria, con ingresso a 1 euro.

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Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (foto graziano tavan)

Mostra “Modus vivendi”. Una tavola imbandita, una luce fioca e diverse persone vestite in modo elegante in attesa della cena. Tra i reperti emersi dalla cloaca scoperta nel 2022 nell’area archeologica di Altino non manca davvero nulla per immaginare quei momenti. La vita quotidiana si svela attraverso gli oggetti e racconta un mondo. Ci sono i profumi e gli unguenti per la cura del corpo, le perle in pasta di quarzo che ornavano collane e pendenti, le forcine per capelli dalle quali scendevano fili colorati ma anche le lucerne (piccole lampade portatili) decorate che servivano ad illuminare gli ambienti chiusi, diverso vasellame in ceramica o vetro, pettini di legno di bosso e perfino pedine, gocce di vetro blu e nero, per «giocare» nel tempo libero e un calamaio (probabilmente prodotto nel sud della Gallia). “Questa mostra è per noi il primo passo per condividere con i nostri visitatori quello che è emerso dagli scavi in corso”, spiega Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino, “si tratta di una selezione di reperti che ci permettono di raccontare la vita quotidiana altinate ma allo stesso tempo la rivoluzione che sta avvenendo al Museo. Grazie alle collaborazioni con gli enti istituzionali e privati l’accesso agli scavi sarà sempre più agile e la conoscenza delle scoperte sarà sempre più accessibile e approfondita in vista della nascita del Parco Archeologico”.

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Frammento di oggetto in vetro colorato dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

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Lucerna dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

I reperti. La mostra partirà proprio dagli oggetti di uso quotidiano, che in una sorta di istantanea del I secolo d.C. saranno in grado di raccontare la vita delle persone che frequentavano il quartiere. I reperti saranno esposti in un allestimento evocativo, pensato per mostrare al pubblico gli oggetti rinvenuti sul fondo della cloaca scoperta con gli scavi del 2022. Ci sono recipienti di vetro di colori vivaci, suppellettili di ceramica decorate che facevano parte dell’arredo della casa ma anche un raro balsamario blu con inserti in foglia d’oro che serviva a contenere profumi o unguenti per la cura del corpo. In tutto l’Impero romano se ne conoscono soltanto nove di simili, ma questo è l’unico che proviene con sicurezza da un contesto archeologico urbano datato con precisione. La mostra esporrà inoltre tre coppette decorate che vivacizzavano la tavola imbandita e le lucerne, piccole lampade portatili, qui in due esemplari decorati a rilievo. Non mancano gli oggetti “preziosi”. Le perle in pasta di quarzo, a forma di melone, che facevano parte di collane. L’ago, anch’esso di osso era una forcina per capelli: i fori potevano accogliere piccole spille di metallo o fili colorati, per impreziosire le acconciature femminili.

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Una perla dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La dieta e l’ambiente. I resti vegetali e animali che, insieme agli oggetti, si sono conservati sul fondo della cloaca grazie alle condizioni di forte umidità, sono, oggi, eloquenti testimoni del modo di vivere dei nostri antenati altinati. Ci sono ad esempio resti di suini in giovane età con tracce di macellazione su alcune mandibole che fanno intuire l’apprezzamento di tagli di carne particolari, come il “guanciale” ma la dieta includeva parecchi molluschi di mare: ostriche, murici, canestrelli. Questo possibilità di lettura del passato ha ispirato l’idea della collaborazione tra il museo nazionale e area archeologica di Altino e il MUB – Museo della Bonifica di San Donà di Piave: il primo custodisce la memoria degli abitanti dell’area altinate nel millennio a cavallo della nostra era, il secondo conserva le attestazioni delle tradizioni culturali e materiali di età moderna dei territori restituiti con le bonifiche ottocentesche; i due sono dunque legati da un filo sottile e resistente, che cuce tra loro manifestazioni lontane della vita umana, nelle somiglianze e nelle differenze.

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Lucerna dalla cloaca scoperta nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

La cloaca. La cloaca scoperta nel 2022 è un’infrastruttura sotterranea del quartiere urbano conservato nell’area archeologica del decumano. Questo quartiere fu uno dei primi a essere scoperto dell’Altino romana, negli anni Sessanta; successivamente fu interessato da scavi a più riprese, fino ai primi anni Novanta, senza che ne venissero esaurite le potenzialità archeologiche. Nel 2022, nell’ambito del progetto tutt’ora in corso, che mira a qualificare Altino come parco archeologico, si è presentata l’occasione di riprendere a scavare. Ad occuparsi degli scavi è stata la società P.ET.R.A. soc. coop (direzione lavori Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna). Da lì le sorprese inaspettate. Quello che all’inizio sembrava un residuo di muretti mal conservati si è rivelato il corpo di un imponente manufatto funzionale allo smaltimento idrico che ha permesso e oggi di raccontare i dettagli della vita quotidiana degli abitanti della zona.

Altino. Nona puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un reperto di eccezionale importanza: la stele sepolcrale “di Ostiala”, proveniente dalla necropoli settentrionale di Altino

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Mappa del sito archeologico di Altino: nel cerchietto rosso l’area da cui proviene la stele sepolcrale di Ostiala (foto drm-veneto)

Nona puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un reperto di eccezionale importanza: la stele sepolcrale “di Ostiala”, proveniente dalle sepolture della necropoli settentrionale di Altino.

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La stele sepolcrale di Ostiala proveniente dalla necropoli settentrionale e conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

La zona a Nord dell’antico abitato di Altino, il “sepolcreto settentrionale”, ha restituito molte interessanti testimonianze della fase veneta della città. Tra queste la stele sepolcrale di Ostiala. Si tratta di un monumento funerario in trachite, databile tra la fine del V sec. a.C. e il III sec. a.C.: la stele reca un’iscrizione a spirale che in origine doveva correre lungo tutta la cornice, ma che ci è giunta danneggiata e frammentaria. L’iscrizione era dedicata a due donne: una si chiamava Ostiala, dell’altra non ci è giunto il nome; entrambe, però, avevano come nome anche Fremaist[ : forse un patronimico? Se questa ipotesi fosse vera, le due donne sarebbero sorelle. Un’altra parola molto importante che compare nel testo è “ekvopetars”: in questo caso il termine venetico può significare “oggetto pertinente alla classe dei cavalieri” (pet- = “signore”, ekvo- = “cavallo”; quindi ekvopetars = “cavaliere”). L’epitaffio può essere ricostruito così: “monumento funebre per Ostiala A… e per … …-na, (figlia/e di) Fremaist[ “.

Altino. Ottava puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un particolare aspetto dell’acqua strumento di malefici, tra fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana

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Il canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (defixio) (foto drm-veneto)

Ottava puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un particolare aspetto del rapporto di Altino con l’acqua. Ad Altino l’acqua è sempre stato infatti un elemento di centrale importanza, vitale nel suo fornire la possibilità di pescare, navigare, fare commerci e scambi con tutto il Mediterraneo. Tuttavia, l’acqua è stato anche strumento per… malefici. Nel canale antistante il molo meridionale di Altino fu ritrovata una lamina in piombo (oggi esposta al museo Archeologico nazionale di Altino), che originariamente doveva essere stata ripiegata e trafitta da un chiodo prima di essere gettata in acqua: la pratica del trafiggere con un chiodo, che in latino si chiama defixio, nell’antichità identificava anche quelli che noi chiameremmo malefici.

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Laminetta – defixio in piombo incisa a sgraffio (metà del I sec. a.C.) conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Sulla lamina, incisa a sgraffio, erano scritti i nomi di una ventina di persone (sia di condizione libera che liberti e schiavi) verso i quali era diretta la maledizione attraverso l’intermediazione di una divinità, il cui nome è andato perduto. Anche del personaggio che lanciò la maledizione non sappiamo nulla, nemmeno il nome; i destinatari del maleficio erano forse la ciurma di una nave, una famiglia oppure i lavoratori di un’impresa commerciale. La laminetta è interessante perché attesta la presenza di fattucchiere e pratiche magiche illecite della Altino di età romana.

Altino. Settima puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un santuario del I sec. a.C. in località Fornasotti, vicino all’accesso della Via Annia ad Altinum

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Mappa dell’antico abitato di Altino: nel cerchietto rosso la posizione del santuario trovato in località Fornasotti (foto drm-veneto)

Settima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un santuario che con grande probabilità sorgeva nel I sec. a.C. in località Fornasotti, in prossimità dell’accesso della Via Annia ad Altinum, lungo la sponda attrezzata del canale meridionale. Di questo edificio sacro rimangono alcune graziose decorazioni fittili, oggi esposte al museo Archeologico nazionale di Altino.

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Lastra-gocciolatoio a testa di animale dal santuario in località Fornasotti conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Dal santuario in località Fornasotti proviene una lastra di rivestimento in terracotta con gocciolatoio a forma di animale e decorazione a motivi vegetali, ovoli e astragali.

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Antefissa in terracotta con la Potnia Theron dal santuario di località Fornasotti oggi al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

In museo esposta anche una bella antefissa in terracotta con figura femminile attorniata da due animali rampanti che rappresenta la Potnia Theròn o Signora degli animali, divinità connessa alla natura e agli animali, sui quali esercitava il potere. Questo esemplare trova confronti con altre rappresentazioni presenti in edifici templari in Italia settentrionale all’inizio del I sec. a.C., periodo al quale si data anche questa antefissa.

Altino. Si inaugura la pista ciclo-pedonale che porta al museo nazionale, step importante verso il parco archeologico

altino_archeologico_inaugurazione-pista-ciclo-pedonale_locandinaSabato 8 aprile 2023 è in programma un evento importante per il territorio altinate: si inaugura la pista ciclabile che congiunge la Greenway del Sile alle aree archeologiche di Altino e, con il nuovo attraversamento stradale davanti ad AltinoLab, al tratto già presente che dalle aree conduce al Museo. L’appuntamento è appunto sabato 8 aprile 2023, alle 10, nel parcheggio di via Marconi 45 (ex ICM) o alle 10.30 nel parcheggio di borgo Trepalade. Come? In bicicletta. Con un traguardo: le aree archeologiche e il museo nazionale di Altino. E per chi non desiderasse fare tutto il percorso, il ritrovo è alle 10.45 ai piedi del nuovo ponte di Altino per il taglio del nastro alla presenza delle autorità. Qui per il parcheggio si può usufruire la vicina piazza di Sant’Eliodoro. All’inaugurazione della pista ciclo-pedonale di Altino seguirà un brindisi nella barchessa del museo Archeologico nazionale. È questo un altro step per concretizzare l’idea del parco archeologico di Altino: patrimonio culturale, paesaggio, miglioramento della qualità della vita locale, offerta turistica all’insegna della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente.

Altino. Sesta puntata della rubrica #archeoaltino: focus sui ritrovamenti dall’area sepolcrale lungo la Via Annia che collegava Altinum ad Aquileia

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La mappa dell’antica Altinum con il tracciato della Via Annia (foto drm-veneto)

Sesta puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su una delle principali aree sepolcrali della città che si trovava lungo la via Annia, strada che correva lungo la costa veneta e collegava Altinum ad Aquileia, in accordo con la tradizione romana di prevedere i sepolcreti lungo i principali assi viari di accesso agli abitati. Dal tracciato altinate dell’antica via Annia, quindi, provengono molti monumenti sepolcrali, cippi e iscrizioni: alcuni di questi sono esposti nel giardino della vecchia sede del Museo, altri si trovano esposti al Museo.

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Elementi architettonici da un grande mausoleo, nel giardino dell’ex museo di Altino (foto drm-veneto)

Nel giardino dell’ex museo troviamo alcuni elementi architettonici in calcare d’Aurisina (architrave decorato con foglie e girali d’acanto, cornice con mensole a volute e cassettoni, capitelli corinzi e colonne) provenienti da un grande mausoleo a edicola circolare dalla necropoli nord-orientale della Via Annia.

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La stele di Titus Poblicius conservata nel museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Nel museo Archeologico nazionale è conservata la stele sepolcrale di Titus Poblicius, che attesta le prime fasi di contatti e assimilazioni culturali tra Veneti e Romani: T. Publicius (questo il nome originale del personaggio, che aveva origini latine) trasferitosi ad Altino, assimilò la cultura locale, tanto da far scrivere sulla sua stele sepolcrale il proprio nome con la modalità di scrittura propria del venetico e la particolare pronuncia locale (Poblicius al posto di Publicius, scrittura retrograda da destra a sinistra). La stele, che identificava il terreno in cui Publicius fece costruire il sepolcro per sé e per la propria famiglia, proviene dalla Via Annia.

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La collezione epigrafica esposta nel chiostro dell’ex museo di Altino (foto drm-veneto)

La collezione epigrafica del Museo di Altino è esposta nel chiostro dell’ex Museo dove, in particolare, si trovano iscrizioni e cippi recanti le misure dei recinti sepolcrali, cioè le dimensioni dei lotti di terreno che accoglievano sepolture e monumenti funerari.

Altino. Riapre al pubblico l’area archeologica: la porta approdo “si svela” senza copertura, nuova cartellonistica. Riprendono gli scavi. E al museo c’è “Altino a puntate”. La direttrice Bressan: “Primi passi verso il parco archeologico”

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La porta d’approdo, senza la tensostruttura per la visione al pubblico, nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)

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Nuova cartellonistica all’ex museo Archeologico di Altino (foto drm-veneto)

Riapre al pubblico, sabato 1° aprile 2023, l’area archeologica di Altino (Ve) che si mostrerà “rimessa a nuovo”. In queste settimane infatti alla sostituzione delle balaustre in legno e della scalinata dell’area archeologica del decumano ma ad accogliere i visitatori ci sarà una nuova cartellonistica con la grafica del museo: si vedranno le antiche pavimentazioni e la porta approdo finalmente liberata della tensostruttura che ne rendeva complicata la visita ma anche la già conosciutissima Casa della Pantera e presto anche la cloaca di recente scoperta. “Si vedono i primi passi di un percorso a lungo termine di quello che sarà il parco archeologico di Altino”, dice Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (direzione regionale Musei Veneto): “le aree archeologiche stanno cambiando pelle e questo è solo l’inizio di un percorso di cambiamento che sarà ancora a medio termine e rivoluzionerà la fruizione degli spazi”.

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Visite guidate nel cantiere aperto dell’area residenziale di Altino con l’iniziativa “Scavi Aperti” (foto drm-veneto)

Contestualmente alla riapertura ricominceranno gli scavi in vista della creazione di un allestimento ad hoc della parte della cloaca pensato per lasciarla a vista per la pubblica fruizione. Scoperta negli scavi più recenti la cloaca è un’infrastruttura a volta (di cui sono rimasti alcuni mattoni d’attacco) con spallette, anche quelle in mattoni alte un metro e mezzo ben visibili e una pavimentazione di lastroni di trachite. Sul fondo, durante gli scavi, sono emersi oggetti di uso quotidiano, pettini, oggetti in osso per la cura del corpo, vasellame da mensa e piccole lucerne decorate, oggetti in osso per la cura del corpo, frammenti in vetro, piccoli strumenti in bronzo, pezzi di attrezzi da artigiani (come ad esempio un manico di mannaia) finiti nella fognatura attraverso gli ampi tombini dell’epoca.

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“Altino a puntate”: visite guidate al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

Intanto anche nella sede del Museo continuano le novità: mentre gli esterni sono stati impreziositi con nuovi reperti lapidei (la stele di Axia, la base di statua onoraria di Carminio) è cambiato anche l’approccio al pubblico. Tra le altre iniziative è partita infatti una nuova modalità di visita, “Altino a puntate” organizzata come una sorta di serie tv: ad episodi. “Offriamo una visita al mese a cura del personale del museo e un’altra con me nei depositi o in scavo”, spiega Bressan. “Questo ha avuto l’effetto immediato di fidelizzare le persone, che si sono abbonate per seguire gli appuntamenti fissi”. La fidelizzazione insomma sta funzionando, anche a giudicare dai dati degli abbonamenti raddoppiati rispetto al 2023. I lavori sono nati nell’ambito del Grande Progetto Beni Culturali con il quale il ministero della Cultura ha finanziato le attività necessarie a trasformare Altino in un parco archeologico, sono stati affidati alla ditta PETRA di Padova con la direzione lavori di Massimo Dadà della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna.