Civitavecchia. Al museo Archeologico nazionale arriva l’Antico Egitto: pomeriggio alla scoperta della civiltà faraonica tra realtà storica, fantasia letteraria e danze orientali
L’antico Egitto a Civitavecchia! Domenica 28 gennaio 2024, alle 17, appuntamento al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia con un evento speciale dedicato all’Egitto e per scoprire la storia millenaria della civiltà faraonica, tra realtà storica, fantasia letteraria e danze orientali. Apre il pomeriggio, promosso dal Manc con la collaborazione di Maria Cristina Ciaffi per la Pro Loco Civitavecchia, l’egittologo Alfredo Luvino, autore del romanzo “Amenhotep e la setta del loto bianco”:

Copertina del libro “Amenhotep e la setta del loto bianco” di Alfredo Luvino (Kemet)
un thriller denso di colpi di scena, omicidi, rapimenti, con un ritmo incalzante e un rincorrersi di improvvise situazioni inquietanti. La vicenda si snoda sulle ali della fantasia in un palcoscenico dove gli attori si muovono spinti dalla sottile speranza di risolvere un enigma che li porterà a fare scoperte eclatanti. Un romanzo che si legge d’un fiato, denso di informazioni non solo archeologiche, che trasporterà il lettore a sognare di mondi che da sempre affascinano, avvolti in una trama fantastica, in una dimensione all’interno della quale tutto potrebbe accadere e tutto potrebbe essere solamente fantasia letteraria. Alfredo Aldo Carlo Luvino, egittologo, docente di Egittologia e Archeologia mesoamericana all’Università Popolare di Torino, già collaboratore scientifico del museo Egizio, esperantista, ha seguito anche progetti di Archeologia sperimentale. Luvino traccerà un cammino fra egittomania, fantasia e realtà legato alla cultura faraonica, allietato da intermezzi di danza con la ballerina Carmen, in arte “Sekhmet”, che evocherà l’atmosfera affascinante dell’Egitto. Seguirà una degustazione a tema “egizio” a cura di Patrizia Manunza (Dolce&Salato).
Torino. Al museo Egizio è sold out la prima iniziativa dell’anno di Club Silencio “Una notte al museo: speciale bicentenario”: con visita alla Galleria della Scrittura, musica e drink
La nuova stagione di Club Silencio riparte al museo Egizio di Torino in occasione del suo bicentenario e dell’apertura del terzo piano con la Galleria della Scrittura. L’appuntamento “Una notte al museo Egizio: speciale bicentenario” di venerdì 26 gennaio 2024, dalle 19 a mezzanotte, con musica, performance, drink e attività interattive, è già sold out. Sarà possibile visitare il terzo piano del Museo, che da dicembre 2023 ospita la Galleria della Scrittura, e vedere all’opera i curatori e restauratori del museo. E poi musica elettronica con lo showcase di Outcast e la presentazione del nuovo disco di Perdurabo, polistrumentista dei Marlene Kuntz che vanta collaborazioni con membri di Apparat e Placebo. Per gli ospiti anche il lounge bar, con i premium drink di GinTò, la selezione di vini e le craft beer di BrewDog, e le attività culturali a tema.
Torino. Al museo Egizio per “Dialoghi di Archeologia” Daniele Manacorda e Mirco Modolo dialogano con il direttore Christian Greco e Andrea Augenti sul loro libro “Le immagini del patrimonio culturale. Un’eredità condivisa?” (Pacini editore). In presenza e on line
Al museo Egizio di Torino nuovo appuntamento con la serie di incontri “Dialoghi di Archeologia”. Giovedì 18 gennaio 2024, alle 18, gli autori Daniele Manacorda e Mirco Modolo, insieme a Christian Greco, dialogheranno con Andrea Augenti sul loro libro “Le immagini del patrimonio culturale. Un’eredità condivisa?”, edito da Pacini Editore. L’evento si tiene nella sala Conferenze del Museo e l’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria su Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-le-immagini-del… L’incontro sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Durante la serata sarà possibile acquistare il volume oggetto dell’incontro. Le riforme del Codice dei beni culturali avviate nell’ultimo decennio hanno generato un ampio confronto, non solo fra gli addetti ai lavori. In particolare la liberalizzazione dell’uso delle immagini del patrimonio culturale pubblico per fini di studio, ricerca e libera manifestazione del pensiero, introdotta nel 2014 (c.d. Art bonus), ha suscitato una presa di coscienza dell’importanza della percezione della pubblicità del patrimonio da parte della popolazione italiana. Il dibattito si è quindi esteso a considerare l’ipotesi di libero riutilizzo delle riproduzioni di beni culturali, anche per quelle finalità commerciali rimaste sinora escluse dal regime di liberalizzazione. Al centro di questo libro, nel quale sono pubblicati gli atti dell’omonimo convegno promosso dalla Fondazione Aglaia (Firenze, 11/06/2022), si collocano interrogativi di stringente attualità: ha senso oggi porre limiti, in piena era digitale, alla diffusione delle immagini del patrimonio culturale pubblico? Come impedire l’uso di un bene immateriale che appartiene a tutti? E, soprattutto, perché?
Torino. Al museo Egizio incontro con Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, quinto appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei
Come possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea. Il protagonista del quinto incontro, il primo dell’anno, il 17 gennaio 2024, alle 18, sarà Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, in dialogo con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. L’evento si terrà nella sala conferenze del Museo, ingresso libero con prenotazione tramite Eventbrite: https://www.eventbrite.it/…/what-is-a-museums-con-taco… L’incontro sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano in sala e sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino.
Torino. Al museo Egizio l’archeologo Massimo Cultraro (Cnr- Ispc Catania) parla di “Da Micene al Nilo. Le ricerche di Heinrich Schliemann in Egitto (1886-1888)”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
Heinrich Schliemann (1822-1890), imprenditore tedesco diventato famoso per la scoperta di Troia e per l’esplorazione della civiltà micenea, fin dalle sue indagini in area egea ha sempre guardato con attenzione all’Egitto. Giovedì 11 gennaio 2024, alle18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, conferenza “Da Micene al Nilo. Le ricerche di Heinrich Schliemann in Egitto (1886-1888)” con Massimo Cultraro: nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’Associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, dove Massimo Cultraro ci parlerà delle ricerche di Heinrich Schliemann in Egitto. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. Ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite: : https://www.eventbrite.it/…/biglietti-da-micene-al-nilo…. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La scoperta a Micene di un gruppo di manufatti di produzione egizia risalenti al Nuovo Regno lo spinge a riflettere sull’origine della civiltà elladico-micenea, per la quale non escludeva un contributo dall’area nilotica. Nei continui viaggi compiuti in Italia entra in contatto con la grande scultura greco-romana nelle collezioni di Roma, mostrando uno spiccato interesse per la figura di Cleopatra. Solo a partire dal 1886, oramai celebre ma con una salute assai cagionevole, può avviare il sogno di esplorare l’Egitto, avviando le indagini ad Alessandria alla ricerca del palazzo di Cleopatra. I taccuini di viaggio permettono di ricostruire una pagina inedita e affascinante del lungo soggiorno di Schliemann in Egitto, facendo luce sulle scoperte archeologiche, pressoché sconosciute, e sulle preziose descrizioni di luoghi e costumi dell’Egitto nella seconda metà dell’Ottocento.

Massimo Cultraro, dirigente di ricerca dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale (Cnr-Ispc) (foto parco naxos)
Massimo Cultraro è archeologo, dirigente di ricerca al Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto delle scienze del Patrimonio Culturale, Catania. Insegna Archeologia egea e Preistoria del Mediterraneo nelle università di Palermo, Messina e Salerno. Visiting professor alla Brown University di Providence (USA), tiene corsi di archeologia egea nell’Università di Göttingen. Nel 2006-2011 ha diretto il progetto di ricostruzione del museo nazionale di Baghdad, promosso dal ministero degli Affari Esteri e CNR, progetto premiato al G8 degli Enti di Ricerca a Venezia nel 2008. Insignito del premio nazionale “Sabatino Moscati” per la divulgazione scientifica in campo archeologico, si occupa di mondo egeo-miceneo e di Preistoria euro-asiatica, dirigendo dal 2014 una missione di ricerca nel Caucaso. Autore di sei saggi scientifici, alcuni dei quali dedicati alla figura di H. Schliemann.
Torino. Il Concerto di Capodanno in piazza Castello dà il benvenuto al 2024 e apre ufficialmente i festeggiamenti per il bicentenario del museo Egizio (1824 – 2024) con un programma legato in modo particolare al tema dell’Egitto. Diretta tv su Sky Classica HD
“Tieni il tempo!”: un grande concerto all’aperto, nel cuore della città, per dare il benvenuto al nuovo anno, accompagnato da installazioni video che apriranno simbolicamente i festeggiamenti di quello che sarà uno degli eventi culturali di punta del 2024, il bicentenario del museo Egizio di Torino (1824-2024). Il programma del concerto sarà infatti legato in modo particolare al tema dell’Egitto, spaziando tra l’ouverture, le arie e i duetti più celebri del Flauto Magico di Mozart, ambientato in un Egitto immaginario, e dell’Aida di Verdi, il cui soggetto tanto ha contribuito alla creazione dell’immaginario dell’antico Egitto. Sul palco si alterneranno voci di spicco del panorama nazionale e internazionale: Daniela Cappiello, Marta Torbidoni, Franco Vassallo, Angelo Villari. Appuntamento lunedì 1° gennaio 2024, alle 16.30, sul palco di piazza Castello con l’orchestra filarmonica di Torino diretta da Giampaolo Pretto, che eseguirà alcune composizioni di Mozart, Paganini, Rossini, Verdi e Massenet. L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva su Sky Classica HD, diretto da Paolo Marenghi (vedi il promo https://fb.watch/pfHdOZPPyN/), e sarà presentato da Paolo Gavazzeni, direttore artistico del canale, insieme alla conduttrice torinese Alba Parietti. L’evento è a ingresso gratuito fino ad esaurimento posti (solo posti in piedi) senza prenotazione. Il concerto del primo gennaio è un progetto della Città di Torino, realizzato con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e il contributo di Fondazione CRT e Iren. Una menzione a parte merita poi la presenza del giovane violinista Vikram Francesco Sedona. Al suo archetto saranno affidate le due pagine estremamente virtuosistiche delle variazioni di Paganini sul tema della preghiera “Dal tuo stellato soglio” dal Mosè in Egitto di Rossini e la celeberrima “Méditation da Thais” di Massenet. Di assoluto rilievo anche la collaborazione con il collettivo di ballerini spagnoli Kor’sia, che ha ideato e realizzato le coreografie che accompagneranno in video i momenti più intensi del programma musicale, registrate proprio nei suggestivi spazi del museo Egizio di Torino. L’inizio dell’anno a Torino sarà dunque all’insegna dell’armonia e della dolcezza, con la cioccolata calda offerta gratuitamente ai tutti i partecipanti. L’iniziativa, nata da un’idea dell’assessora alla Cultura Rosanna Purchia, ha subito trovato l’appoggio dell’assessorato al Commercio, delle associazioni dei commercianti e di Iren, main partner del concerto.
Torino. Al museo Egizio da oggi apre la Galleria della Scrittura, percorso permanente di mille metri quadrati che ospitano 248 reperti, un viaggio in 10 sezioni all’origine delle scritture dell’antico Egitto, a ritroso nel tempo di 4000 anni. L’intervento del direttore Greco per “archeologiavocidalpassato”

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del Pyramidion di Ramose (foto graziano tavan)
La mostra “Il dono di Thot”, dal 7 dicembre 2022 al 7 settembre 2023, 500 metri quadrati, distribuiti tra piano terreno e ipogeo del museo Egizio di Torino per narrare la scrittura dell’Antico Egitto dal geroglifico al copto, dallo ieratico al demotico, è stata la prova generale, la preparazione di quello che da oggi, 22 dicembre 2023, è il nuovo allestimento permanente: la Galleria della Scrittura, aperta al terzo piano del museo, dopo lavori di consolidamento e restauro, negli spazi finora dedicati alle mostre temporanee le quali, nei progetti di riorganizzazione dell’Egizio per il bicentenario della sua fondazione (1824-2024), troveranno posto al piano terra.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: Paolo Marini. Federico Poole e Susanne Toepfer curatori del progetto espositivo (foto graziano tavan)
Il progetto espositivo della Galleria della Scrittura è stato firmato da tre curatori del Museo: Paolo Marini, Federico Poole e Susanne Toepfer, quest’ultima responsabile della Papiroteca del Museo, che ospita una delle più significative collezioni di papiri al mondo. La Papiroteca dell’Egizio, infatti, è uno scrigno di più di 800 manoscritti, interi o riassemblati, e oltre 23mila frammenti di papiro, che documentano più di 3000 anni di cultura materiale scritta in sette scritture e otto lingue ed è crocevia di progetti internazionali di restauro e digitalizzazione. I papiri non furono l’unico supporto che ha condotto fino a noi i testi antichi, raccontati nella Galleria della Scrittura anche da postazioni multimediali, alcune delle quali interattive, realizzate grazie al sostegno della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: l’ingresso (foto graziano tavan)

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
“Proiettati verso il bicentenario nel 2024”, interviene la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, “tagliamo il traguardo a fine anno del milione di visitatori e riapriamo al pubblico il terzo piano del Museo. Un nuovo tassello arricchisce il percorso espositivo dell’Egizio, che cambierà ancora volto. Grazie al mecenatismo attento di Consulta, con la Galleria della Scrittura proponiamo una sorta di museo nel museo, con cui intendiamo riannodare le fila del racconto di una delle innovazioni che non ha mai smesso di avere un’influenza sull’umanità. Potrebbe infatti esistere l’intelligenza artificiale, senza la scrittura?”.
La Galleria della Scrittura occupa mille metri quadrati che ospitano 248 reperti, un viaggio in 10 sezioni all’origine delle scritture dell’antico Egitto, a ritroso nel tempo di 4000 anni. Sotto i riflettori non solo i geroglifici e l’avventura che nei secoli portò alla loro decifrazione e alla nascita dell’Egittologia, ma anche lo ieratico, il demotico e poi il copto. Raccontare la storia della scrittura antica, nelle sue varianti ed evoluzioni significa anche descrivere la società, le articolazioni dello stato e in ultimo la figura dello scriba, custode della memoria storica dell’antica civiltà egizia e depositario di un saper fare, che affonda le sue origini nel mito ed è avvolto da un’aura quasi sacra.
È proprio il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, a introdurre i lettori di archeologiavocidalpassato.com alla Galleria della Scrittura. “Oggi facciamo un bel regalo di Natale ai nostri visitatori: 1000 mq che offriamo ai nostri visitatori”, spiega Greco. “È un percorso permanente che ci permette di fare un viaggio dall’inizio della scrittura, dai primi testi di senso compiuto, circa il XXVII secolo a.C., per arrivare ai papiri in lingua araba del IX-X secolo d.C. È una galleria che ci permette di capire quale fosse il supporto, che significato avessero i geroglifici, e soprattutto che fa parlare i documenti. Questa galleria che diventa permanente – continua -, rispetto alla mostra temporanea “Il dono di Thot” aggiunge tutta la parte dei soppalchi dove vediamo oggetti monumentali, come il pyramidion di Ramose, che ci fa capire quali fossero i diversi livelli della tomba, e soprattutto ci sembra quasi di entrare nel per hank, nella biblioteca del tempio, e di vedere i vari testi che vi erano contenuti:

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala dei papiri (foto graziano tavan)
40 metri di papiri, 32 documenti, che suddivisi tra documenti biografici, amministrativi, mitologici, religiosi e rituali, che ci permettono davvero di entrare nella vita dell’Antico Egitto, e poi concludiamo con una parte anch’essa nuova e molto importante sulla valenza, sulla potenza della parola, e in questa ultima sala il pezzo importante è il sarcofago di Puia, dove facciamo vedere per la prima volta i tenoni che sono iscritti con i nomi delle divinità che devono proteggere le diverse parti del corpo. Ecco quindi come la parola sia davvero la parola degli dei, sia questo dono importantissimo dato agli uomini che – conclude – permette agli uomini di sistematizzare il cosmo e di vivere all’interno di esso. E quindi di dare vita alle strutture fondamentali come la burocrazia, la sistemazione dello Stato, i rituali, e al contempo, tramite i testi rituali, di permettere anche che l’Egitto continui a vivere”.

Il cartiglio in calcare dal tempio dell’Aten a Karnak datato al regno di Akhenaten (1353-1336 a.C.) parte della Collezione Drovetti, apre la Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
Fin dagli esordi la scrittura egizia ebbe una forte componente figurativa e il geroglifico, a cavallo tra tecnica e arte, è giunto a noi prima che sui papiri, su etichette di vasi, o scolpito sulle pareti di templi o su tombe o su statue, assumendo così connotati monumentali e celebrativi. È il caso del Cartiglio in calcare, datato tra il 1353 e il 1336 a.C., che apre la Galleria della Scrittura. Scolpiti su un gigantesco blocco, i geroglifici assumono una valenza quasi sacra e il nome della divinità Aten, riportato nel cartiglio, attraversa i millenni per arrivare intatto fino ai giorni nostri. In esposizione anche una delle prime frasi di senso compiuto conosciuta, contenuta sul frammento di un Monumento del faraone Djoser, datata tra il 2592 e il 2566 a.C. e venuta alla luce a Eliopoli nel secolo scorso.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del sarcofago di Puia (foto graziano tavan)
“Il pensiero egizio oscillava continuamente fra razionalità ed empirismo”, spiega ancora Greco. “Forse nulla come il geroglifico dà ragione di questa tensione, che vogliamo far scoprire al visitatore. Rivestendo contemporaneamente il ruolo di grafema e simbolo, il geroglifico ci restituisce un doppio significato fonologico ed iconografico e si trova quindi ad assumere due funzioni distinte: quella linguistica e quella semiotica. Testo ed immagine sono reciprocamente complementari e ci permettono di avvicinarci alla comprensione di 4000 anni di storia dell’Antico Egitto. Come e perché si è sviluppata la scrittura, che ruolo ha avuto nella formazione dello Stato in tutte le sue articolazioni e nello sviluppo del discorso religioso e della complessa cosmografia funeraria? Sono alcuni degli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta, con rigore scientifico e allo stesso tempo cercando di interessare e appassionare visitatori di tutte le età, anche attraverso supporti multimediali e interattivi”.
Torino. Al museo Egizio “La maledizione del faraone: leggenda e realtà”: conferenza, in presenza e on line, dell’egittologo Federico Poole, curatore al museo
Il 4 novembre del 1922 Howard Carter scopre la tomba di Tutankhamon. Pochi mesi dopo il suo finanziatore, Lord George Carnarvon, che aveva presenziato all’apertura della sepoltura in febbraio, muore di polmonite al Cairo. È solo l’inizio di una serie di decessi di visitatori della tomba o persone connesse a Carnarvon. I giornali dell’epoca speculano sulla “maledizione del faraone”. Il tema della “maledizione del faraone” verrà approfondito dall’egittologo Federico Poole nell’incontro “La maledizione del faraone: leggenda e realtà”. Appuntamento nella sala conferenze del museo Egizio di Torino martedì 19 dicembre 2023, alle 18. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria su Eventibrite https://www.eventbrite.it/…/biglietti-la-maledizione…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. La “maledizione” non è una semplice invenzione: nell’antico Egitto era infatti pratica comune quella di proteggere le tombe o le stele funerarie con formule che promettevano morte, torture o un processo nell’Aldilà a chi osasse profanarle. Il conferenziere approfondirà il tema e risponderà, a modo suo, alla domanda “esiste la maledizione del faraone?”.

L’egittologo Federico Poole, curatore del museo Egizio di Torino
Federico Poole è curatore al museo Egizio. Tra i suoi compiti principali vi sono la cura di allestimenti permanenti e mostre temporanee e la supervisione delle pubblicazioni di ricerca del museo. Ha curato le mostre “Il Nilo a Pompei” (2016, con Alessia Fassone), “Una statua sonora” (2021), “Il dono di Thot” (2022, con Paolo Marini e Susanne Töpfer) e “Un falso autentico: la statua di Neshor” (con Maxence Garde e Matteo Lombardi). È direttore della Rivista del Museo Egizio. Tra i suoi interessi di studio vi sono i rapporti di lavoro e di classe nell’antico Egitto, l’ideologia funeraria, l’arte egizia, le statuette funerarie (ushebti) e la ricezione di elementi culturali egizi nella Campania antica. Dal 2021 è titolare dell’insegnamento di Antichità egizie all’università di Torino.
Torino. Al museo Egizio l’egittologo Nozomu Kawai parla di “Tutankhamun’s reign: what new evidence reveals”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
“Tutankhamun’s reign: what new evidence reveals”: appuntamento lunedì 18 dicembre 2023, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino per la nuova, importante, conferenza scientifica del prof. Nozomu Kawai che sulla base delle più recenti ricerche può affermare che, diversamente da quanto ritenuto per molto tempo, Tutankhamun va considerato un faraone importante. La conferenza, organizzata in collaborazione con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio, sarà in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). L’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/biglietti-nozomu-kawai…. L’evento sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Nonostante la tomba di Tutankhamon, scavata 101 anni fa, sia considerata la tomba reale più ricca scoperta in Egitto, il suo regno è stato oscurato a causa della cancellazione della sua memoria da parte dei faraoni successivi e della mancanza di testimonianze concrete. Per lungo tempo è stato considerato un re poco importante e la sua sovranità largamente trascurata a causa della sua breve durata, inferiore ai dieci anni. Tuttavia, attualmente sono disponibili considerevoli documentazioni che dimostrano il contrario grazie ai recenti scavi archeologici, agli studi epigrafici nei templi e nelle tombe e alla meticolosa ricerca nei musei di tutto il mondo. La conferenza aggiornerà la nostra comprensione di Tutankhamon e del suo periodo utilizzando nuove testimonianze sul faraone e sui suoi funzionari di corte.

Nozomu Kawai, egittologo all’università di Kanazawa
Nozomu Kawai è un professore di Egittologia e direttore dell’Istituto per lo Studio delle Civiltà antiche e delle Risorse culturali all’università di Kanazawa in Giappone, nonché direttore della missione giapponese-egiziana nel nord di Saqqara. Ha conseguito la laurea triennale e magistrale in Archeologia all’università di Waseda e ha completato il dottorato in egittologia alla Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, nel 2006. La sua tesi di dottorato si intitola “Studi sul Regno di Tutankhamon” ed è stata supervisionata dalla dott.ssa Betsy M. Bryan. Ha anche insegnato presso l’Università di Waseda ed è stato Professore Visitante di Egittologia presso l’American University in Cairo con la borsa di studio William Kelly Simpson. Si specializza nella storia, nell’arte e nell’archeologia del Nuovo Regno in Egitto, con particolare enfasi sul periodo che va dalla fine della XVIII dinastia alla XIX dinastia.



Per celebrare il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon, il museo Egizio ha invitato un’artista contemporanea, Sara Sallam, per riflettere ancora una volta sull’etica dell’esposizione dei resti umani. Il Museo ha quindi ospitato fino a fine febbraio 2023 una piccola esposizione di arte contemporanea: “Attraverso gli occhi di Tutankhamon”. Un’istallazione video ha condotto i visitatori nella tomba di Tutankhamon, al momento della sua scoperta, mostrando però il punto di vista del faraone (vedi 
L’Egizio si è poi confermato crocevia di studi e ricerche internazionali, con l’obiettivo di ripensare il ruolo dei musei all’epoca della globalizzazione e della digitalizzazione. In particolare, in questo solco si è inserito “What is a Museum?”, un ciclo di dieci incontri, ideato dal direttore, Christian Greco, per riflettere sul futuro dei musei e per accompagnare l’Egizio in un percorso di trasformazione fisica e di innovazione, in vista del bicentenario, che verrà celebrato nell’autunno del 2024 (vedi 
A luglio il simposio internazionale “The Mensa Isiaca under review. Technical study and new interpretations”, organizzato dal Museo, in collaborazione col J. Paul Getty Museum e col Getty Conservation Institute ha riunito a Torino egittologi, archeologi ed esperti provenienti da tutto il mondo. Proprio grazie alla collaborazione tra il museo Egizio, il J. Paul Getty Museum e il Getty Conservation Institute, un gruppo di conservatori e di scienziati, alla luce delle nuove tecnologie, ha sottoposto il reperto a nuove analisi per studiare tutti i dettagli, di cui la Mensa è ricchissima, è stato fatto un approfondito esame con microscopia ottica assistita (vedi 
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