Archivio tag | museo civico archeologico di Bologna

Bologna. Al museo civico Stefania Casini (civico museo Archeologico di Bergamo) in dialogo con Chiara Pizzirani (università di Bologna) su “La donna è mobile. Storie di donne tra Etruria padana e Italia settentrionale” secondo appuntamento del ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”

bologna_archeologico_ciclo-si-viaggiare_casini-pizzirani_locandinaGiovedì 3 aprile 2025 secondo appuntamento del ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, nell’ambito del progetto “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”: incontri durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Stefania Casini (civico museo Archeologico di Bergamo) e Chiara Pizzirani (università di Bologna) su “La donna è mobile. Storie di donne tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimo appuntamento: giovedì 10 aprile 2025.

Bologna. Al museo civico Archeologico Silvia Paltineri (università di Padova) in dialogo con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale” per il ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”

bologna_archeologico_sì-viaggiare_paltineri-govi_locandina“Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale” dopo Padova approda a Bologna. Giovedì 20 marzo 2025, si parte con il ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Silvia Paltineri (università di Padova) che dialoga con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimi appuntamenti: giovedì 3 e giovedì 10 aprile 2025.

Bologna. Al museo civico Archeologico per la Giornata della donna Laura Marchesini ripercorre la storia di figure femminili illustrando la vetrina “L’ingegno delle donne nelle medaglie del museo civico Archeologico di Bologna” nell’ambito de “Il Medagliere si rivela”

bologna_archeologico_il-medagliere-si-rivela_l-ingegno-delle-donne-nelle-medaglie-dell-archeologico_locandinaIl museo civico Archeologico del Settore musei civici Bologna – all’interno della rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela”, volta a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica di proprietà del Museo, presenta per il suo sesto appuntamento una vetrina tematica dal titolo “L’ingegno delle donne nelle medaglie del museo civico Archeologico di Bologna”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, dal 5 marzo al 13 ottobre 2025. In occasione della Giornata internazionale della donna, domenica 9 marzo 2025, alle 11, Laura Marchesini, co-curatrice della mostra, incontra il pubblico. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti disponibili (20 partecipanti). Attraverso una selezione di ventitré medaglie della collezione numismatica è possibile ripercorrere la storia di figure femminili, che dal Rinascimento all’Ottocento, si sono distinte nell’arte, nella musica, nella letteratura e in vari ambiti della cultura, della finanza e della politica. La narrazione si avvale del particolare codice figurativo della medaglistica che mostra al dritto il ritratto del personaggio femminile ad imperitura memoria, e al rovescio un’immagine emblematica, riferita alle virtù e all’eccezionalità della sua vita. L’esistenza di queste medaglie al femminile molto spesso testimonia il raggiungimento di un riscatto sociale di queste donne che, per prime, si affermarono in ambiti a loro proibiti, superando pregiudizi e arrivando a sfidare le convenzioni. Altre volte si assiste alla celebrazione postuma in medaglia che attesta la fascinazione che queste figure femminili continuarono ad esercitare sui posteri, e che pone in evidenza anche il cambiamento culturale che il loro esempio ha contribuito a realizzare.

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Medaglia di Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634) per Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1612) del 1611 (dritto), in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

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Medaglia di Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634) per Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1612) del 1611 (rovescio), in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Alla pittrice bolognese Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1614), una delle più celebri artiste del Rinascimento e considerata nella storia dell’arte occidentale la prima donna ad operare come artista professionista, è dedicata la medaglia realizzata nel 1611 dall’architetto e medaglista Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634). Educata alla bottega del padre Prospero, sposò nel 1577 il pittore Giovanni Antonio Zappi, con il quale ebbe undici figli. Questo non le impedì di affermarsi nella pittura, specializzandosi in uno dei pochi ambiti concessi alle donne, il ritratto. Richiestissima dalla nobiltà bolognese, fu la prima donna ad ottenere la commissione per una pala d’altare (Imola); diede un’impronta personale e femminile ai precetti della Controriforma in campo artistico e riuscì a tessere una rete di relazioni che la portarono a trasferirsi a Roma. Il marito amministrava per lei la bottega, facendole da manager, e si era specializzato nel dipingere i merletti delle sue tele. Grande fu il fascino esercitato sui contemporanei dalla sua vita da pittora, mito che lei per prima abilmente coltivò, nel segno delle artiste donne che a Bologna l’avevano preceduta (Santa Caterina de’ Vigri e Properzia de’ Rossi) e attraverso alcuni autoritratti ai quali affidò la sua immagine pubblica. La medaglia, che la ritrae al dritto come ieratica e virtuosa matrona castamente abbigliata, mostra al rovescio l’allegoria della pittura: una donna seduta davanti ad una tela su cavalletto in preda al furore dell’ispirazione che le anima i capelli che volano nell’aria. A terra gli strumenti del mestiere. La legenda PER TE STATO GIOIOSO MI MANTENE (Petrarca) allude al fatto che “rende degni di fama la gioia che si prova nel lavorare alla propria arte”.

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Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.) per Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) (diritto) del 1685, in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

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Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.) per Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) (rovescio) del 1685, in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Tra le effigi femminili esposte in mostra si incontra anche quella di una donna italiana celebre e ammirata per un altro primato: Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684), la prima donna laureata al mondo. Nel 1678 ottenne dall’Università di Padova il titolo di magistra et doctrix in philosophia dopo il diniego, in quanto donna, a laurearla in Teologia, ambito nel quale eccelleva. L’agognato titolo era frutto di un acume eccezionale e di un’educazione accuratissima voluta dal padre, colto esponente di una nobile famiglia veneziana, che le fece studiare matematica, filosofia, teologia, astronomia, geografia, musica, lingue classiche e moderne. Elena fu esaminatrice per una laurea in filosofia, autrice di diversi testi letterari e fece parte di varie Accademie in tutta Europa. Rifiutò sempre il matrimonio, consacrando la sua vita agli studi, divenendo oblata benedettina e continuando a vivere liberamente nella sua casa. A un anno dalla sua scomparsa, nel 1685, il Collegio dei Filosofi e dei Medici decretò l’emissione di una medaglia a ricordo, realizzata in bronzo da Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.). Al dritto Elena Lucrezia è ritratta con il manto di ermellino, a indicare la dignità dottorale, e la corona d’alloro, simbolo del trionfo. Al rovescio l’emblema raffigura un’ostrica aperta che riceve gocce di rugiada, che poi si trasformano in perle, accompagnata dalla legenda NON SINE FŒNORE (non senza frutti). Alcuni studiosi interpretano la scena come simbolo di una vita casta ma generatrice di nuove essenze spirituali.

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Medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781) (diritto) del 1723, in bronzo, conservata nel museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

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Medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781) (rovescio) del 1723, in bronzo, conservata nel museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Da segnalare infine la medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per la cantante veneziana Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781), ritratta di profilo con acconciatura all’antica e abito riccamente decorato da gioielli. La medaglia, realizzata a Firenze durante il suo soggiorno, è il simbolo della fama e del riconoscimento pubblico del suo talento. La voce androgina le permetteva di attraversare i confini di genere, portandola a interpretare ruoli maschili, il che la rendeva davvero unica nel panorama musicale del suo tempo e per questo celebrata anche da pittori e disegnatori. Sul rovescio sono raffigurati Ulisse e i suoi compagni sulla prua di una nave: davanti a loro una sirena che emerge dal mare. La dedica di una medaglia ad una cantante suscitò clamore e controversie: se da un lato era ambìta da ammiratori e collezionisti, anche all’estero, dall’altra attirò le critiche feroci dei detrattori delle cantanti, molto spesso paragonate alle meretrici. Si racconta che il marchese G. P. Pepoli di Bologna, per mostrare lo sdegno verso questo omaggio alla Bordoni, fece riprodurre il disegno della medaglia, accompagnato da versi satirici, sopra ad una decina di pitali in ceramica. La storia raccontata da questa medaglia testimonia le tante difficoltà che le donne affrontarono per affermarsi negli ambiti professionali.

 

Bologna. Al museo civico Archeologico il direttore del museo Egizio, Christian Greco, presenta “La memoria è il nostro futuro”, pubblicazione ufficiale del bicentenario, in dialogo con Daniela Picchi, responsabile della sezione Egizia

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Copertina del libro “La memoria è il nostro futuro. 200 anni di Museo Egizio” a cura di Christian Greco

L’Antico Egitto al museo civico Archeologico di Bologna. Appuntamento giovedì 13 febbraio 2025, alle 18, nella sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, con il direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, che racconterà l’Egizio presentando il libro “La Memoria è il nostro futuro”, la pubblicazione ufficiale del bicentenario del museo Egizio, edito da Franco Cosimo Panini Editore. Introduce Paola Giovetti, direttrice del museo civico Archeologico. Dialoga con Greco Daniela Picchi, responsabile della sezione Egizia del museo civico Archeologico di Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

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Il direttore Christian Greco, il presidente Sergio Mattarella e il ministro Alessandro Giuli nella Galleria dei Re del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La memoria è il nostro futuro. 200 anni di Museo Egizio. Questo libro, curato dal direttore Christian Greco, rappresenta la pubblicazione ufficiale del bicentenario e offre uno sguardo senza precedenti su tutto ciò che ruota attorno al museo Egizio, non limitandosi a una semplice ricostruzione della storia dell’istituzione torinese, delle sue collezioni o della sua fortuna; attraverso una struttura a più voci ogni aspetto della vita del museo Egizio è presentato all’interno del più ampio contesto in cui si trova a esistere. Nelle pagine si alternano gli interventi di curatori del museo Egizio e docenti, ricercatori e curatori provenienti da altre istituzioni nazionali e internazionali, talvolta in dialogo tra loro. I contributi diventano così laboratori nei quali si confrontano idee, visioni e proposte inerenti a un ampio ventaglio di temi: il ruolo del Museo nello sviluppo dell’egittologia, e a sua volta l’impatto che l’evoluzione della disciplina ha avuto e ha ancora ancora oggi sulle sue scelte; l’importanza dell’integrazione tra discipline umanistiche e scientifiche; i rapporti con altre istituzioni museali, con gli studiosi e con il pubblico; l’Egitto immaginato dell’ “egittomania” e quello reale che rivendica una voce nel raccontare la propria storia. Il risultato è un volume che dimostra come futuro e memoria siano strettamente intrecciati.

Bologna. Al museo civico Archeologico la conferenza “Da Capo Nord all’Egitto. Il viaggiatore e diplomatico Giuseppe Acerbi” dell’archeologa Daniela Picchi in occasione della mostra “ARTICO Viaggio interattivo al Polo Nord”

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Ritratto del viaggiatore e diplomatico Giuseppe Acerbi (foto bologna musei)

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Cosa unisce l’Egitto a Capo Nord e a Mantova? Lo racconta l’archeologa Daniela Picchi in occasione della mostra “ARTICO Viaggio interattivo al Polo Nord” (visitabile fino al 2 marzo 2025) nella conferenza “Da Capo Nord all’Egitto. Il viaggiatore e diplomatico Giuseppe Acerbi”. Appuntamento sabato 25 gennaio 2025, alle 17, al museo civico Archeologico di Bologna. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Un appuntamento alla scoperta della poliedrica figura di Giuseppe Acerbi, esploratore, diplomatico, naturalista, collezionista, il cui lascito di antichità egiziane è tuttora conservato al museo MACA (Mantova Collezioni Antiche) di Mantova.

Bologna. Al museo civico Archeologico apre la mostra “Il Medagliere si rivela. Guglielmo Marconi nelle collezioni numismatiche del Museo Civico Archeologico di Bologna” nell’ambito delle Celebrazioni del 150° anniversario dalla nascita di Guglielmo Marconi

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Medaglia di Arturo Colombarini per Guglielmo Marconi, 1903, in bronzo, 69 mm: sul dritto ritratto di Guglielmo Marconi con giaccia e cravatta, conservata nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

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Nell’ambito delle manifestazioni organizzate sotto l’egida del comitato nazionale per il 150° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi per valorizzare la figura di Guglielmo Marconi (Bologna, 1874 – Roma, 1937) durante il triennio 2024-2026, apre al museo civico Archeologico di Bologna la mostra “Il Medagliere si rivela. Guglielmo Marconi nelle collezioni numismatiche del Museo Civico Archeologico di Bologna”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, è liberamente fruibile nell’atrio del museo dal 16 gennaio al 2 marzo 2025. Il museo civico Archeologico di Bologna del Settore civici musei Bologna dedica allo scienziato – padre del wireless e della radio, premio Nobel per la Fisica nel 1909 – il quinto appuntamento espositivo della rassegna “Il Medagliere si rivela”, volta a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica conservata nelle proprie collezioni, presentando una vetrina che raccoglie una decina di beni numismatici consacrati a questo italiano tra i più illustri, in Italia e all’estero. L’esposizione si ricollega idealmente alla sezione intitolata “Ruolo della radio nella esplorazione e scienza polare” visibile all’interno della mostra “Artico. Viaggio interattivo al Polo Nord”, ideata e curata dal Consiglio nazionale delle Ricerche, che si svolge in contemporanea, dal 16 gennaio al 2 marzo 2025, nella Sala Mostre dello stesso museo civico Archeologico di Bologna.

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Medaglia per il primo centenario della nascita di Guglielmo Marconi, 1974, in argento, 60 mm, conservata nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

La medaglia più antica tra quelle esposte risale al 1903 ed è stata ideata dallo scultore bolognese Arturo Colombarini (Bologna, 1871 – ivi, 1940) e conferita dalla città di Bologna a Guglielmo Marconi. Di particolare pregio artistico è il ritratto al dritto di Marconi, di tre quarti, mentre sul rovescio compare un genio che stringe il nastro della stazione ricevente con macchina decodificatrice Morse, usata dallo scienziato durante gli esperimenti sulla telegrafia senza fili. Nel 1974, per il centenario dalla nascita di Marconi, diverse istituzioni hanno voluto tributargli omaggio attraverso la numismatica. Tra queste, la Fondazione Guglielmo Marconi emise una medaglia in argento riutilizzando il conio dell’esemplare voluto nel 1926 dalla città di Bologna, dalla Regia Università e dalla Regia Scuola d’Ingegneria, consegnata a Marconi come onorificenza.

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La vetrinetta con le medaglie dedicate a Guglielmo Marconi e conservate nel Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Nel medesimo anno anche la Zecca di Stato decise di emettere ben due monete celebrative: una moneta da 100 lire in acciaio, con il volto di Marconi al dritto e al rovescio un’antenna trasmittente per segnali in onde medie da lui inventata. Di questa moneta furono immessi in circolazione ben 50 milioni di esemplari. La seconda fu realizzata in argento, con il valore di 500 lire, e fu la prima emissione della Zecca italiana ideata esclusivamente per l’ambito del collezionismo numismatico e quindi non destinata alla circolazione ordinaria. Al dritto è raffigurato lo scienziato ritratto di profilo; al rovescio le onde, che si propagano a cerchi concentrici sovrastando la penisola italiana, a simboleggiare la possibilità di comunicare a distanza grazie alla radio. A partire dal 1990 la Zecca diede corso ad una banconota da 2000 lire dedicata a Guglielmo Marconi. Ancora una volta al ritratto, al dritto, si accompagna al rovescio la raffigurazione di alcuni strumenti che utilizzò per i suoi studi e le sue ricerche.

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La consegna della medaglia su Guglielmo Marconi commissionata dal Lions Club Bologna col patrocinio della Fondazione Marconi e donata nel 2024 al museo Archeologico di Bologna: al centro, Paola Giovetti, Marco Marchesini e Laura Marchesini (foto lions bologna)

La medaglia più recente, esposta in vetrina, è stata commissionata nel 2024 dal Lions club Bologna Guglielmo Marconi allo scultore Marco Marchesini (Bologna, 1942), con il patrocinio della Fondazione Guglielmo Marconi. I Lions Club Bologna Guglielmo Marconi hanno una lunga tradizione nella celebrazione dello scienziato bolognese di cui portano il nome. A loro si deve anche la commissione, nel 1980, della statua dello scienziato realizzata sempre dal maestro Marchesini, donata all’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna e attualmente esposta nell’atrio. Grazie alla generosità del Lions club Bologna Guglielmo Marconi la medaglia realizzata nel 2024 è entrata a far parte della collezione numismatica del museo. A questo prezioso dono se ne affianca un altro altrettanto importante: Marco Marchesini ha infatti deciso di cedere i prototipi in terracotta da lui realizzati per la creazione della medaglia commissionata dal Lions Club Bologna Guglielmo Marconi nel 2024. Si tratta di due opere molto importanti non solo per l’alto valore artistico ma anche perché testimoniano la fase creativa della realizzazione dell’arte medaglistica contemporanea. Queste recenti acquisizioni seguono il donativo che il Maestro fece nel 2022 di alcune sue medaglie realizzate per la città di Bologna e dimostrano l’affetto, l’attenzione e la generosità che i bolognesi hanno per il Medagliere del museo civico Archeologico di Bologna che, grazie a queste donazioni, arricchisce e aggiorna il suo patrimonio.

Bologna. L’incontro con Marinella Marchesi del museo Archeologico su “Dalla sala al web. Il lapidario del Museo Civico Archeologico” alla biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi” nuovo appuntamento della rassegna “BiblioMuse. Dalle biblioteche ai musei”: nel Lapidario oltre 400 reperti raccontano le storie degli antichi cittadini di Bononia

bologna_biblioteca-borgo-panigale_dalla-sala-al-web-il-lapidario-del-museo-archeologico_marchesi_locandinaPer la rassegna Bibliomuse Dalle biblioteche ai musei,

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L’archeologa Marinella Marchesi del museo civico Archeologico di Bologna (foto Fb)

martedì 17 dicembre 2024, alle 14.30, alla Biblioteca Borgo Panigale “Miriam Ridolfi” in via Legnano 2 a Bologna, la conferenza “Dalla sala al web. Il lapidario del Museo Civico Archeologico” con l’archeologa del museo civico Archeologico Marinella Marchesi pronta a narrare le più affascinati storie dei cittadini dell’antica Bononia riemerse dalle acque del Reno al Pontelungo ben 130 anni fa. Cittadini, liberti, artigiani, soldati e matrone sono pronti a fare udire la loro voce dopo 2000 anni.

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Il chiostro del museo civico Archeologico di Bologna dove è organizzato il lapidario (foto bologna musei)

Il vasto patrimonio di lapidi romane conservato nel Lapidario del museo civico Archeologico, composto da oltre 400 reperti, offre al pubblico del Museo la possibilità di “incontrare” un’umanità variegata e operosa fatta di donne e uomini, artigiani e magistrati, liberi e liberti, indigeni e stranieri che ha voluto lasciare traccia di sé attraverso iscrizioni soprattutto di ambito funerario. Sono gli antichi cittadini di Bononia, le cui storie vengono raccontate prevalentemente dai monumenti recuperati nel cosiddetto “Muro del Reno”, un’opera di consolidamento costruita nell’alveo del fiume in età tardo antica (IV secolo d.C.), nella zona dell’attuale Pontelungo, da cui furono recuperate oltre 200 lapidi provenienti da un vicino sepolcreto di età romana (I sec. a.C. – I sec. d.C.). La lettura di queste storie non è certo facile e accessibile a tutti al giorno d’oggi, complice la lingua utilizzata – il latino – e la profonda diversità di codici di comunicazione. Proprio per cercare di ridare voce a questi nostri concittadini di 2000 anni fa, è stato creato lo scenario tematico del portale civico web “Storia e Memoriadi Bologna” dedicato al Lapidario romano dove sono raccontati 137 monumenti esposti in Museo. Una pubblicazione online rivolta al pubblico non specialistico, dove trovare tanti spunti sulla vita cittadina, sulla cultura e sulla società della città al tempo dei Romani.

Bologna. L’incontro con Federica Guidi del museo Archeologico su “Dalla sala al web. Il lapidario del Museo Civico Archeologico” apre alla biblioteca Scandellara il ciclo di appuntamenti “BiblioMuse. Dalle biblioteche ai musei”: nel Lapidario oltre 400 reperti raccontano le storie degli antichi cittadini di Bononia

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Il chiostro del museo civico Archeologico di Bologna dove è organizzato il lapidario (foto bologna musei)

Hai sempre pensato che le antiche pietre trasmettano serietà, silenzio (e anche un po’ di noia!)? In realtà le pietre dell’Archeologico non stanno zitte un attimo! Comincia così l’annuncio da parte del museo civico Archeologico di Bologna del primo incontro del nuovo ciclo di “BIBLIOMUSE Dalle biblioteche ai musei”, sabato 23 novembre 2024, alle 12, alla biblioteca Scandellara – Mirella Bortolotti in via Scandellara 50 a Bologna, dove l’archeologa del Museo Federica Guidi condividerà con i partecipanti i segreti dei più antichi feed della storia di Bologna nella conferenza “Dalla sala al web. Il lapidario del Museo Civico Archeologico”. bologna_bibliomuse_logoIl Settore Biblioteche e Welfare Culturale e il Settore Musei Civici Bologna ripartono dunque con “BiblioMuse. Dalle biblioteche ai musei”, ciclo di appuntamenti nelle biblioteche comunali per conoscere le collezioni permanenti e le attività espositive dei musei del Comune di Bologna. I partecipanti si possono confrontare con curatrici e curatori, studiose e studiosi, per approfondire temi che spazieranno dall’Archeologia alla Storia, dalla Storia dell’Arte antica, moderna e contemporanea alla Musica, fino al Patrimonio industriale e alla Cultura tecnica, a costruire insieme i percorsi di visita ai musei e a esplorare le risorse correlate presenti in biblioteca. Gli appuntamenti si susseguiranno tra novembre 2024 e febbraio 2025.

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Lapidario del museo civico Archeologico di Bologna: lo schema della parete 1 (foto bologna musei)

“Dalla sala al web. Il lapidario del Museo Civico Archeologico”, sabato 23 novembre 2024, alle 12, incontro con Federica Guidi del museo civico Archeologico di Bologna alla biblioteca Scandellara. Ingresso libero fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione: 0512194301, bibliotecascandellara@comune.bologna.it.

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Federica Guidi, archeologa del museo civico Archeologico di Bologna (foto da FB)

Il vasto patrimonio di lapidi romane conservato nel Lapidario del museo civico Archeologico, composto da oltre 400 reperti, offre al pubblico del Museo la possibilità di “incontrare” un’umanità variegata e operosa fatta di donne e uomini, artigiani e magistrati, liberi e liberti, indigeni e stranieri che ha voluto lasciare traccia di sé attraverso iscrizioni soprattutto di ambito funerario. Sono gli antichi cittadini di Bononia, le cui storie vengono raccontate prevalentemente dai monumenti recuperati nel cosiddetto “Muro del Reno”, un’opera di consolidamento costruita nell’alveo del fiume in età tardo antica (IV secolo d.C.), nella zona dell’attuale Pontelungo, da cui furono recuperate oltre 200 lapidi provenienti da un vicino sepolcreto di età romana (I sec. a.C. – I sec. d.C.). La lettura di queste storie non è certo facile e accessibile a tutti al giorno d’oggi, complice la lingua utilizzata – il latino – e la profonda diversità di codici di comunicazione. Proprio per cercare di ridare voce a questi nostri concittadini di 2000 anni fa è stato creato lo scenario tematico del portale civico web “Storia e Memoria di Bologna” dedicato al Lapidario romano dove sono “raccontati” in maniera divulgativa 137 monumenti esposti in Museo. Una pubblicazione online rivolta al pubblico non specialistico, dove trovare tanti spunti sulla vita cittadina, sulla cultura e sulla società della città al tempo dei Romani.

Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione del libro “Il mio Socrate” di Andrea Maggi (Giunti editore)

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Copertina del libro “Il mio Socrate” di Andrea Maggi (Giunti editore)

Un giorno una ragazza arrabbiata con il mondo conosce per caso un “boomer” un po’ strano di nome Socrate, con cui inizia a discutere di questioni molto importanti come e il bene e il male, l’amore, la giustizia, l’ingiustizia, il sapere, la verità… Ne parla il libro “Il mio Socrate” (Giunti editore) di Andrea Maggi che lo presenta sabato 12 ottobre, alle 17, in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, dando il suo punto di vista sull’importanza della filosofia per i giovani e per gli adulti. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili. L’incontro, in collaborazione con Giunti editore, rientra nel ciclo 𝘕𝘦𝘰 𝘜𝘮𝘢𝘯𝘦𝘴𝘪𝘮𝘰 𝘑𝘶𝘯𝘪𝘰𝘳 curato da Accademia Drosselmeier.

Il mio Socrate. Veronica ha 14 anni e vive da sola con la madre. Si sente forte, in apparenza, e non pensa di dover rendere conto a nessuno. Si fa molte domande, ma non sempre trova le risposte. Almeno finché non trova Socrate, un signore che si chiama proprio come il grande filosofo – di cui lei sa poco e niente – e che è in grado di ascoltarla davvero. Nel frattempo, la sua vita sembra andare a rotoli, tra il padre che ricompare misteriosamente, la madre sempre più invadente e lei che sprofonda sempre più in un giro che non le lascia vie d’uscita… Divertente, drammatico, profondo e leggero, un libro da leggere in più direzioni.

Bologna. All’Archiginnasio l’incontro “Gli Etruschi a Bologna e nella Valle del Po” con Giulierini e Sassatelli in occasione della pubblicazione di due libri: “Gli Etruschi nella Valle del Po”, atti del convegno e “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli

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Copertina del “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli (Editore Bologna University Press)

Il 25 settembre 2024, dalle 17.30 alle 19, alla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, Sala dello Stabat Mater, in piazza Galvani 1 a Bologna, si terrà l’incontro “Gli Etruschi a Bologna e nella Valle del Po” in occasione della recente pubblicazione dei due libri: “Gli Etruschi nella Valle del Po”, atti del convegno (Editore Giorgio Bretschneider) e “Bologna etrusca. La città invisibile” di Giuseppe Sassatelli (Editore Bologna University Press). In collaborazione col museo civico Archeologico di Bologna. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti a sedere disponibili. Intervengono Mauro Felicori, assessore alla Cultura e al Paesaggio, Regione Emilia-Romagna; Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Giuseppe Sassatelli, presidente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici.

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Copertina del libro “Gli Etruschi nella Valle del Po”, atti del convegno (Editore Giorgio Bretschneider)

Nell’immaginario collettivo gli Etruschi sono il popolo dell’Etruria antica, una regione che corrisponde all’odierna Toscana e al Lazio settentrionale. Sono gli Etruschi di Veio, Tarquinia, Cerveteri e Populonia (e di altre città di questo territorio) che tutti conoscono e identificano agevolmente. In realtà la loro presenza consolidata e molto lunga nel tempo è un dato ormai pienamente acquisito anche per la pianura padana dove tra X e IV secolo a.C. essi furono protagonisti di una formidabile organizzazione del territorio, valorizzandone assai precocemente le straordinarie potenzialità agricole, anche attraverso innovazioni importanti come la rotazione delle colture che ancora oggi viene praticata; impostandone la funzione commerciale, con un sistema di città di cui furono gli inventori e che erano tra loro politicamente confederate. Tra queste città un ruolo speciale va attribuito alla Bologna etrusca che, al contrario delle ”città invisibili” di Italo Calvino le quali esistevano solo nella fantasia di Marco Polo e nella credulità del Kublai Kan, oggi non ha tracce visibili sul terreno, ma è reale e concreta nella sua documentazione archeologica che gli scavi, specie degli ultimi decenni, hanno individuato: un abitato di straordinaria estensione tra i fiumi Aposa e Ravone; diversi luoghi di sepoltura, dislocati attorno all’abitato, che sono lo specchio fedele della società dei vivi e dei cittadini; una solida economia agricola con il controllo e lo sfruttamento della fertile pianura padana; una ricca e variegata dimensione produttiva; un importante ruolo di intermediazione commerciale tra il Mediterraneo e l’Europa dei Celti. Per la prima e unica volta nella sua storia, grazie agli Etruschi, Bologna è stata una grande capitale. Di tutto questo si parlerà nell’incontro narrando in particolare una storia, lunga e complessa, che in assenza di racconti scritti da parte degli storici antichi, quasi del tutto assenti, può basarsi essenzialmente sulla documentazione archeologica.