Bologna. Al museo civico Archeologico per il ciclo “Visto, si stampi!” presentazione del libro “Pietre che parlano. Voci e storie da Bononia” (2026) di Valentina Uglietti, Lucia Romoli e A.A.M.A., pubblicato da Edizioni Espera
Sabato 11 aprile 2026, alle 17, al museo civico Archeologico di Bologna, per il ciclo “Visto, si stampi!”, Francesca Cenerini (professoressa di Storia romana ed Epigrafia romana all’università di Bologna) e Paola Giovetti (direttrice museo civico Archeologico di Bologna) presentano il libro “Pietre che parlano. Voci e storie da Bononia” (2026) di Valentina Uglietti, Lucia Romoli e A.A.M.A., pubblicato da Edizioni Espera. Il libro è una guida originale e coinvolgente al Lapidario del museo civico Archeologico di Bologna che unisce racconti, divulgazione scientifica e immaginazione per far scoprire l’antica Bologna romana. Pensato soprattutto per adolescenti ma adatto anche agli adulti, può essere letto sia all’interno del museo sia autonomamente. All’incontro seguirà una presentazione “animata” della pubblicazione con le archeologhe del museo Federica Guidi e Marinella Marchesi, insieme alle autrici. L’appuntamento rientra nel programma della nona edizione di “BOOM! Crescere nei libri”, il festival dei libri e dell’illustrazione per l’infanzia che anima Bologna e la Città metropolitana prima, durante e dopo la Bologna Children’s Book Fair, promosso da Comune di Bologna e Bologna Fiere, e curato dal Settore Biblioteche e Welfare culturale e da Hamelin nell’ambito del Patto per la lettura di Bologna.
Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione del libro “Il Medagliere si rivela”, secondo incontro di “Visto, si stampi”, e della mostra “Pasqua in nummis”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, ottavo appuntamento della rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela”
Secondo appuntamento di “Visto, si stampi”, il ciclo di quattro incontri a ingresso libero che presenta al pubblico le ultime pubblicazioni del museo: sabato 28 marzo 2026, alle 17, nella sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, in via dell’Archiginnasio 2, un pomeriggio all’insegna dell’arte numismatica, con la presentazione del libro “Il Medagliere si rivela” ma anche della mostra “Pasqua in nummis”. L’ingresso è libero, fino a esaurimento posti disponibili.
Il libro “Il Medagliere si rivela”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025: San Petronio “rifondatore” di Bologna (4 ottobre – 4 dicembre 2023); Natale in nummis (6 dicembre 2023 – 15 gennaio 2024); Le Due Torri (13 marzo – 16 settembre 2024); L’Antico Egitto (18 settembre 2024 – 3 marzo 2025); L’ingegno delle donne (5 marzo – 13 ottobre 2025) e Ritratto d’artista (15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026). Introdotto da un excursus sulla storia della collezione numismatica, il libro contiene una breve scheda per ognuna delle 125 medaglie e monete complessivamente esposte. La pubblicazione (pp. 100, euro 15,00) è in vendita presso il bookshop del museo.
Avviata nell’ottobre 2023, giunge al suo ottavo appuntamento la rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela” promossa dal museo civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100mila beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16mila medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri. All’interno di questo nucleo si distingue per completezza e ricchezza la raccolta delle medaglie papali, che fanno del Medagliere un imprescindibile punto di partenza per gli studiosi e appassionati del genere.
In occasione della Pasqua “Il Medagliere si rivela” presenta il focus espositivo “Pasqua in nummis”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, con una selezione di una ventina di pezzi, tra monete e medaglie, raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale. La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del museo dal 25 marzo al 6 luglio 2026. Le tematiche evangeliche dei giorni che precedettero la crocifissione e culminarono con essa sono centrali nella civiltà europea e la loro raffigurazione su monete e medaglie è assai frequente. Le motivazioni che portano alla scelta di un determinato tema iconografico sono spesso complesse e dettate dalla volontà di trasmettere messaggi non solo devozionali ma anche politici e culturali. Perciò la lettura di queste iconografie, oltre che partire dalla rievocazione cronologica degli episodi della vita di Cristo, permette di approfondire aspetti legati alle ragioni che portarono il committente a scegliere di raffigurare un determinato passo evangelico, alla propaganda affidata all’oggetto e alla tipologia di pubblico a cui si rivolgeva. Si delinea poi un altro aspetto legato all’ambito squisitamente artistico che consente, talvolta, di mettere in dialogo medaglie e monete con altre forme artistiche attraverso la traduzione di modelli e soluzioni compositive di opere molto note, adattate alle ristrette dimensioni dei tondelli metallici. È il caso di Giovanni Bernardi (Castel Bolognese, 1494 – Faenza, 1553), che traspose nella medaglia qui esposta la composizione della Crocifissione già incisa per uno dei nove medaglioni in cristallo di rocca commissionati dal cardinale Alessandro Farnese (Valenzano, 1520 – Roma, 1589), di cui parla anche Giorgio Vasari, oggi conservato alla Bibliothèque nationale de France a Parigi.

“Crocifissione” sul rovescio di una medaglia religiosa in bronzo dorato (1547) di Giovanni Bernardi conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
La medaglia papale è la principale tipologia di beni numismatici che attinge al repertorio evangelico: ogni pontefice scelse episodi della vita di Cristo molto spesso veicolando significati legati alla sua politica temporale e spirituale. Così Urbano VIII (papa dal 1623 al 1644) fece raffigurare per la sua medaglia d’elezione la scena della trasfigurazione di Cristo, suggerendo un sottile parallelismo tra la sua ascesa al soglio e quella di Cristo al cielo. La medaglia per Pio V (papa dal 1566 al 1572) raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio voleva ad esempio significare la volontà papale di riforma ed epurazione della Chiesa, proprio come Cristo aveva inteso fare, liberando dall’offesa del mercimonio la casa di Dio. Le medaglie raffiguranti la lavanda dei piedi ricordano il gesto d’umiltà e l’esempio che Cristo volle lasciare ai suoi discepoli in occasione dell’ultima cena, rievocato nella messa del giovedì santo celebrata prima della Pasqua. Questa iconografia si diffuse a partire dalla metà del XVI secolo, non solo a ricordo dell’episodio evangelico ma anche con l’intento di rafforzare e ribadire la centralità del rito nella liturgia post tridentina in opposizione alle critiche mosse dal Protestantesimo.

“Ecce Homo” sul rovescio di un doppio ducato d’oro (1529) di Papa Clemente VII, conervato al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Una delle più belle e rare monete del Rinascimento, il doppio ducato d’oro di Clemente VII (papa dal 1523-1534), fu incisa da Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – ivi, 1571) nel 1529 e raffigura l’Ecce Homo, il Cristo ferito dopo la fustigazione ed esposto alla folla. La moneta vuole fare riferimento ad un preciso momento autobiografico del pontefice: come il Cristo aveva subito un’ingiusta e ingiuriosa punizione, così il papa aveva dovuto sopportare la prigionia durante il sacco di Roma. Tra le monete più interessanti si espongono quelle della Zecca di Mantova che recano come raffigurazione la pisside contenente il prezioso sangue raccolto da Longino, il soldato romano che aveva ferito il costato di Cristo.

“Cristo al sepolcro attorniato dai simboli della passione” sul rovescio di una medaglia religiosa in bronzo (1577) di Anonimo della Scuola della Passione, Venezia, conservato al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Non particolarmente pregiate dal punto di vista artistico e per i metalli utilizzati, ma particolarmente interessanti, sono alcuni esemplari a carattere puramente devozionale, destinati a pellegrini e devoti. La funzione di tali oggetti era quella di consentire al fedele di portare su di sé un’immagine sacra per favorire la preghiera e la meditazione sugli episodi centrali della vita di Gesù. Sono medaglie e medagliette dotate di appiccagnolo per essere indossate al collo o forate per essere cucite su abiti e cappelli. L’aspetto è spesso consunto, detto lanato, per l’usura causata dallo sfregamento sugli abiti o dal ripetuto tocco del fedele. Questi esemplari avevano anche una funzione apotropaica, come nel caso della medaglia della Scuola della Passione di Venezia, dove compare al dritto la deposizione al sepolcro e al rovescio Cristo al sepolcro, raffigurato a mezzo busto mentre emerge da un sarcofago attorniato dagli strumenti della passione (spugna, lancia, verghe, borsa con i denari, bacio di Giuda, tunica etc.) L’iconografia, molto diffusa a partire dal Medioevo, era chiamata Arma Christi con l’evidente richiamo alla sua funzione di “arma difensiva” contro il demonio.
Bologna. Al museo civico Archeologico la conferenza “Oltre il visibile. Genesi ed evoluzione di un progetto sui sarcofagi gialli dell’Antico Egitto” con Stefania Maineri (università di Napoli “L’Orientale”)
Sabato 31 gennaio 2026, alle 17, nella sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, la conferenza “Oltre il visibile. Genesi ed evoluzione di un progetto sui sarcofagi gialli dell’Antico Egitto” di Stefania Maineri dell’università di Napoli “L’Orientale”. Sarò l’occasione per scoprire e sapere tutto sui sarcofagi gialli. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Bologna. Al museo civico Archeologico una speciale visita guidata in lingua cinese nell’ambito di “Le radici di tutti: storie antiche, nuove voci”, attività sperimentale di mediazione culturale ideata da Federica Guidi e Natasha Wong Yee Nei
“Le radici di tutti: storie antiche, nuove voci” è la nuova attività sperimentale di mediazione culturale promossa dal museo civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna: si inizia domenica 18 gennaio 2026, alle 11, con una speciale visita guidata in lingua cinese (mandarino e cantonese) per condividere la conoscenza del museo e delle storie che esso contiene con una delle comunità più attive e radicate nel territorio di Bologna. La visita guidata “Le radici di tutti: storie antiche, nuove voci” è realizzata da un’idea di Federica Guidi, archeologa e responsabile Comunicazione e Progetti speciali del museo civico Archeologico di Bologna e di Natasha Wong Yee Nei, con il supporto dell’Unità Operativa Educazione Mediazione, Accessibilità e Partecipazione del Settore Musei Civici. A condurre la visita guidata sarà Natasha Wong Yee Nei, che ha svolto un tirocinio al museo civico Archeologico di Bologna per la laurea magistrale “Applied critical archaeology and heritage” dell’università di Bologna, conferendo così all’attività la peculiarità di non essere filtrata da archeologi italiani, ma strutturata da una donna cinese colta e preparata dal punto di vista archeologico ed estranea agli schemi culturali e ai retaggi storici occidentali. La progettazione dell’attività è stata condivisa con alcune associazioni che frequentano il Centro Interculturale Zonarelli del Comune di Bologna per raccogliere contributi e diffondere l’opportunità. La partecipazione è gratuita fino ad esaurimento dei posti disponibili. Info e prenotazioni: federica.guidi@comune.bologna.it. Da domenica 18 gennaio 2026 presso la biglietteria sarà inoltre distribuito il pieghevole di presentazione del museo civico Archeologico in lingua cinese realizzato in occasione del progetto, un messaggio di benvenuto in più per il pubblico cinese. Un particolare ringraziamento va all’Asia Institute dell’università di Bologna e al collettivo Wuxu per il prezioso supporto e la collaborazione nella divulgazione dell’iniziativa.

Situla della Certosa (bronzo, prima metà del VI sec. a.C) proveniente dalla Tomba 68 del Sepolcreto della Certosa e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Testa maschile votiva (fine IV – inizi del III sec. a.C.) terracotta da Veio, parte della Collezione Universitaria, già Marsili, del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Sopra il grande portone in via dell’Archiginnasio 2 a Bologna campeggia l’iscrizione “Museo Civico”, a ricordare una verità fondamentale: il museo è patrimonio di tutta la cittadinanza, un bene da condividere. Ma che cosa significa “civico” in una città in continua trasformazione che dovrebbe appartenere a tutte e tutti? Il museo deve essere un luogo a disposizione di ogni persona, anche di quelle cittadine e di quei cittadini che, per lontananza linguistica o per diversità di abitudini, sono meno attratti o si sentono meno coinvolti nella partecipazione alle iniziative dei Musei Civici. Partendo da pochi, significativi, oggetti delle collezioni permanenti, si costruirà un ponte narrativo che attraverso le antiche tradizioni cinesi permetta di conoscere e comprendere situazioni, usi, costumi dell’antichità mediterranea.
Bologna. I carabinieri del TPC hanno restituito al museo civico Archeologico una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco parte di una refurtiva subita nel 1963, scovata negli USA

Cerimonia di consegna del bronzetto etrusco al museo civico Archeologico di Bologna: presenti Giorgia Boldrini, Federica Guidi, maggiore Carmelo Carraffa, Paola Giovetti, con militari del TPC (foto bologna musei)
Il 30 ottobre 1963 il museo civico Archeologico di Bologna denunciò un furto. A oltre sessant’anni di distanza una statuetta in bronzo raffigurante un guerriero etrusco, parte di quella refurtiva, ha fatto ritorno all’Archeologico di Bologna, consegnato alla direttrice Paola Giovetti dal Maggiore Carmelo Carraffa, comandate del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nel corso di una cerimonia ufficiale che si è tenuta il 19 dicembre 2025, presente Giorgia Boldrini, direttrice Settore Musei Civici di Bologna, e Federica Guidi, funzionaria archeologa del museo civico.

Il bronzetto etrusco restituito dai carabinieri del TPC al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Il recupero del prezioso e raro manufatto è avvenuto grazie alla consolidata cooperazione tra gli Uffici di Polizia esteri e i militari in servizio nelle sedi del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale dislocate sul territorio nazionale. Per il bronzetto etrusco l’attività è stata seguita congiuntamente con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York e la Homeland Security Investigations statunitense che hanno informato il Comando Carabinieri TPC dell’avvenuto recupero così da poter predisporre il rimpatrio per la restituzione all’Italia dei beni archeologici, provento di scavi illeciti, ricettazione ed esportazione illecita ai danni dello Stato italiano. Il sodalizio criminale ha avuto inizio con diversi soggetti italiani, già interessati da attività di indagine, che si affidavano a bande di tombaroli per saccheggiare siti archeologici nazionali accuratamente scelti e non sufficientemente sorvegliati. Dopo averli saccheggiati, i trafficanti facevano in modo che i reperti venissero puliti, restaurati e forniti di una falsa provenienza, prima di metterli in vendita presso case d’asta, istituzioni museali e gallerie di tutto il mondo. A conclusione delle complesse attività di riscontro eseguite dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, è stato possibile accertare la corrispondenza tra la statuetta in bronzo del guerriero etrusco, localizzata nel territorio degli Stati Uniti d’America, e quella oggetto del furto in danno del museo civico Archeologico di Bologna, consentendo in tal modo il recupero e la restituzione al Museo per la pubblica fruizione del manufatto.

Guerriero etrusco nell’atto di scagliare una lancia (o forse Marte in assalto), bronzo del V sec. a.C. restituito al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
Guerriero o Marte in assalto (V sec. a.C.), Collezione Etrusco Italica. Il bronzetto che rientra a fare parte delle collezioni permanenti del museo civico Archeologico di Bologna, dopo la restituzione operata nel 2023 dal Virginia Museum of Fine Arts di Richmond (USA) grazie all’Ufficio del Procuratore Distrettuale di New York, alla Homeland Security Investigations e al Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, si legge nella scheda curata da Federica Guidi, funzionaria archeologa del museo civico, rappresenta un guerriero nell’atto di scagliare una lancia, forse il dio Marte stesso, che gli Etruschi chiamavano Laran e che era particolarmente venerato in area umbra. La statuetta indossa una corta corazza che lascia scoperta la parte inferiore del corpo. Sul capo indossa un imponente elmo crestato. Si tratta di un dono votivo, deposto in un contesto sacro come un santuario o una stipe per sollecitarne il favore degli dei o come forma di ringraziamento per una grazia ricevuta (ex voto).

L’archeologa Federica Guidi illustra il bronzetto del guerriero etrusco restituito dal TPC al museo Archeologico di Bologna (foto bologna musei)
La statuetta schematica rientra nel gruppo dei bronzetti prodotti in ambiente etrusco-italico o più specificamente umbro settentrionale, secondo la definizione e la classificazione elaborate dall’etruscologo Giovanni Colonna già nel corso degli anni ‘60 e ‘70 del ‘900 (G. Colonna, Bronzi votivi umbro sabellici a figura umana. 1, Periodo arcaico, n.121 p.60, tav. XXX). La diffusione del tipo del guerriero in assalto è fiorente in ambito etrusco, umbro e centro-italico; è attestata da produzioni colte cui se ne affiancano di più schematiche e popolari, come nel caso del nostro esemplare, che appartiene ai reperti originariamente parte della Collezione Universitaria, poi confluiti nelle collezioni del museo civico Archeologico. Nei luoghi di culto di una vasta parte dell’Italia pre-romana – conclude Guidi – è frequente l’atto devozionale di offrire alla divinità un oggetto. Progressivamente tale pratica si struttura nell’offerta di precisi oggetti simbolici: rappresentazioni di vittime animali, vasi usati per presentare l’offerta, immagini delle parti del corpo risanate (ex voto anatomici), immagini dell’offerente stesso o della divinità venerata. A fronte di una copiosa richiesta di tali beni da donare agli dei, nasce quindi una produzione artigianale finalizzata al culto, spesso localizzata presso i santuari stessi.
Bologna. Al museo civico Archeologico la mostra “Ritratto d’artista” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, settimo appuntamento della rassegna “Il Medagliere si rivela” avviata nell’ottobre 2023

Mostra “Ritratto d’artista”: medaglia in bronzo di Gérard Léonard Hérard (1630-1675) per Leonardo da Vinci (1452-1519) (foto bologna musei)
Al via al museo civico Archeologico di Bologna la mostra “Il Medagliere si rivela. Ritratto d’artista” a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, settimo appuntamento della rassegna “Il Medagliere si rivela” – avviata nell’ottobre 2023 – promossa dal museo civico Archeologico del settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio rilevante patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100mila beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16mila medaglie che copre un arco cronologico che va dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri. Il settimo appuntamento dal titolo “Ritratto d’artista”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, è un omaggio a Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze, 1574), liberamente visitabile nell’atrio del museo dal 15 ottobre 2025 al 2 febbraio 2026. La collezione numismatica del museo civico Archeologico conserva numerose medaglie dedicate ad artisti. Tra queste, ne sono state selezionate venti, realizzate tra il XVI e il XIX secolo, che ritraggono maestri attivi tra il Quattrocento e il Cinquecento, raccontati da Giorgio Vasari nella sua celebre opera Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, pubblicata nel 1568. Le medaglie esposte sono messe a confronto con i ritratti realizzati in xilografia (tecnica incisoria per mezzo di matrici di legno intagliate), che precedono ogni biografia nelle Vite, creando un dialogo affascinante tra arte, storia e memoria. Per raccontare il progetto espositivo, la curatrice Laura Marchesini incontra il pubblico giovedì 23 ottobre 2025 alle 17 e giovedì 11 dicembre 2025 alle 17. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti (max 20 partecipanti). Non è richiesta la prenotazione.

Mostra “Ritratto d’artista”: medaglia uniface in bronzo di Leone Leoni (1509-1590) per Giorgio Vasari (1511-1574) (foto bologna musei)
Le Vite: arte e storia. Considerate il primo libro di storia dell’arte italiana, Le Vite raccolgono oltre un centinaio di biografie di artisti, da Cimabue a Michelangelo. L’opera mirava a storicizzare l’arte, valorizzandone la funzione culturale e documentaria, attraverso le narrazioni biografiche degli artisti e i loro ritratti. Il ritratto come memoria e le fonti del Vasari. Dal Cinquecento, in tutta Europa, si diffuse l’uso di illustrare attraverso i ritratti le vite dei grandi personaggi della cultura e della storia con intento educativo e morale. Le immagini dovevano rispondere ad un criterio di verosimiglianza fisiognomica, l’unico che avrebbe consentito a quei ritratti di essere autentici esempi di virtù per i posteri. Da qui nasce la complessa ricerca del Vasari delle vere effigi degli artisti, ricorrendo a dipinti, autoritratti e disegni raccolti durante i suoi viaggi. Curiosamente tra le sue fonti non rientrano le medaglie, seppur da lui molto apprezzate e citate più volte nel testo. Al contrario, la medaglistica attinge precocemente al prezioso repertorio di Vasari ancor oggi considerato molto autorevole.

Mostra “Ritratto d’artista”: medaglia in bronzo di anonimo per Francesco Primaticcio detto il Bologna (1504 -1571) (foto bologna musei)
Artista e identità visiva. La pubblicazione delle Vite e dei ritratti rafforzava la nuova visione della figura dell’artista, che con l’Umanesimo aveva acquisito uno status intellettuale e sociale nuovo. Cresceva l’interesse degli artisti per l’autoritratto e la diffusione della propria immagine, a scopo encomiastico e promozionale, anche attraverso le medaglie: un mezzo economico, riproducibile e altamente simbolico. Dal Seicento in poi, nascono raccolte di medaglie di artisti famosi, parallele a quelle pittoriche, tra le quali la più nota è quella voluta da Leopoldo de’ Medici, oggi conservata nella collezione degli autoritratti alle Gallerie degli Uffizi. Le medaglie della collezione del museo civico Archeologico di Bologna offrono uno sguardo affascinante su questo dialogo tra le arti, rivelando come le fonti visive vasariane abbiano influenzato a lungo la rappresentazione degli artisti anche nella medaglistica, trasformandoli in icone riconoscibili della nostra storia culturale.
Il museo civico Archeologico ha recentemente pubblicato il libro “Il Medagliere si rivela”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, che documenta sei dei sette percorsi tematici presentati dal 2023 al 2025: San Petronio “rifondatore” di Bologna (4 ottobre – 4 dicembre 2023) sulla rappresentazione del santo patrono di Bologna; Natale in Nummis (6 dicembre 2023 – 15 gennaio 2024) dedicato alle raffigurazioni della Natività e dei principali temi evangelici e liturgici ad essa connessi; Le Due Torri (13 marzo – 16 settembre 2024) sulle torri più celebri – Asinelli e Garisenda – emblema del panorama urbanistico cittadino; L’Antico Egitto (18 settembre 2024 – 3 marzo 2025), argomento che lega il patrimonio numismatico alla ricca collezione egizia del Museo; L’ingegno delle donne (5 marzo – 13 ottobre 2025), un omaggio alle donne di ingegno, note e meno note, che hanno caratterizzato nei secoli il mondo dello spettacolo, delle arti, delle scienze, delle lettere e dell’imprenditoria; Ritratto d’artista (15 ottobre 2025 – 2 febbraio 2026) incentrata sui ritratti di artisti in medaglia, in relazione a quelli xilografici pubblicati nell’opera Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari. Introdotto da un excursus sulla storia della collezione numismatica, il volume contiene una breve scheda per ognuna delle 125 medaglie e monete complessivamente esposte. La pubblicazione (pp. 100, euro 15) è in vendita presso il bookshop del museo.
Bologna. Al museo civico Archeologico, dove torna dopo 8 mesi di intervento, si presenta il restauro dello sgabello in avorio (forse una “sella curulis” di un magistrato), scoperto nella necropoli dei Giardini Margherita, nell’ambito del progetto “Nelle terre dei Rasna” a cura scientifica di Federica Guidi e Marinella Marchesi

Lo sgabello in avorio (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, dopo il restauro (foto bologna musei)
È giunto a conclusione “Nelle terre dei Rasna”, il progetto per la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio prezioso e unico appartenente alle collezioni del museo civico Archeologico del Settore Musei civici di Bologna: uno sgabello in avorio datato alla fine del VI secolo a.C., raro esempio di manufatto con funzioni di rappresentanza nell’ambito della società etrusca. Dopo 8 mesi lo sgabello in avorio torna così al museo civico Archeologico con un nuovo look, un nuovo supporto e un nuovo apparato multimediale accessibile che illustra la struttura e il contesto rinvenimento, come parte del ricco corredo della tomba 173 nella necropoli etrusca dei Giardini Margherita di Bologna. Le attività di restauro, indagine e realizzazione di un ambiente digitale interattivo saranno presentate mercoledì 4 giugno 2025, alle 11, al museo civico Archeologico, in via dell’Archiginnasio 2 a Bologna. L’iniziativa – a cura scientifica di Federica Guidi e Marinella Marchesi, archeologhe del museo felsineo diretto da Paola Giovetti – è stata avviata nell’ottobre 2024 in stretta collaborazione culturale con il Rotary Club Bologna Est in occasione del 60° anniversario dalla sua fondazione.

Lo sgabello in avorio (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, prima del restauro (foto bologna musei)
Lo sgabello (fine VI sec. a.C.), proveniente dalla Tomba dello Sgabello della necropoli dei Giardini Margherita di Bologna, è formato da due coppie di gambe incrociate, fissate fra loro con perno metallico e raccordate nella parte superiore da due traverse, cui doveva essere fissata la seduta, purtroppo non conservata. Mentre sono piuttosto frequenti le attestazioni in epoca etrusca di piccoli mobili in legno come sedili o tavolini, la scelta dell’avorio come materiale di costruzione rende questo elemento un repertorio di eccezionale rilevanza nel panorama non solo dell’area bolognese ma dell’Etruria in generale. La manifattura particolarmente preziosa ha indotto a formulare la suggestiva ipotesi che si tratti di una sella curulis, il sedile pieghevole su cui sedevano i magistrati nell’esercizio delle loro funzioni. L’oggetto potrebbe dunque essere stato deposto nella sepoltura funebre per ricordare una carica magistratuale ricoperta dal defunto all’interno della comunità civica bolognese.
Bologna. Al museo civico Stefania Casini (civico museo Archeologico di Bergamo) in dialogo con Chiara Pizzirani (università di Bologna) su “La donna è mobile. Storie di donne tra Etruria padana e Italia settentrionale” secondo appuntamento del ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”
Giovedì 3 aprile 2025 secondo appuntamento del ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, nell’ambito del progetto “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”: incontri durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Stefania Casini (civico museo Archeologico di Bergamo) e Chiara Pizzirani (università di Bologna) su “La donna è mobile. Storie di donne tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimo appuntamento: giovedì 10 aprile 2025.
Bologna. Al museo civico Archeologico Silvia Paltineri (università di Padova) in dialogo con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale” per il ciclo “Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale”
“Sì, viaggiare… identità e mobilità culturale in Etruria Padana e in Italia settentrionale” dopo Padova approda a Bologna. Giovedì 20 marzo 2025, si parte con il ciclo di incontri “Sì, viaggiare…”, organizzato in collaborazione con la sezione Etruria padana e Italia settentrionale dell’Istituto nazionale di Studi etruschi e Italici, durante i quali due studiosi si confronteranno su argomenti riconducibili al tema dell’identità nell’Italia antica, in una sorta di “botta e risposta” tra Etruschi di area padana e popolazioni delle regioni settentrionali. Appuntamento in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, alle 16.30, con Silvia Paltineri (università di Padova) che dialoga con Elisabetta Govi (università di Bologna) su “Venuti da molto lontano. Stranieri e straniere tra Etruria padana e Italia settentrionale”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Prossimi appuntamenti: giovedì 3 e giovedì 10 aprile 2025.
Bologna. Al museo civico Archeologico per la Giornata della donna Laura Marchesini ripercorre la storia di figure femminili illustrando la vetrina “L’ingegno delle donne nelle medaglie del museo civico Archeologico di Bologna” nell’ambito de “Il Medagliere si rivela”
Il museo civico Archeologico del Settore musei civici Bologna – all’interno della rassegna espositiva “Il Medagliere si rivela”, volta a far conoscere al grande pubblico la ricchissima raccolta numismatica di proprietà del Museo, presenta per il suo sesto appuntamento una vetrina tematica dal titolo “L’ingegno delle donne nelle medaglie del museo civico Archeologico di Bologna”, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, dal 5 marzo al 13 ottobre 2025. In occasione della Giornata internazionale della donna, domenica 9 marzo 2025, alle 11, Laura Marchesini, co-curatrice della mostra, incontra il pubblico. La partecipazione è gratuita, fino a esaurimento posti disponibili (20 partecipanti). Attraverso una selezione di ventitré medaglie della collezione numismatica è possibile ripercorrere la storia di figure femminili, che dal Rinascimento all’Ottocento, si sono distinte nell’arte, nella musica, nella letteratura e in vari ambiti della cultura, della finanza e della politica. La narrazione si avvale del particolare codice figurativo della medaglistica che mostra al dritto il ritratto del personaggio femminile ad imperitura memoria, e al rovescio un’immagine emblematica, riferita alle virtù e all’eccezionalità della sua vita. L’esistenza di queste medaglie al femminile molto spesso testimonia il raggiungimento di un riscatto sociale di queste donne che, per prime, si affermarono in ambiti a loro proibiti, superando pregiudizi e arrivando a sfidare le convenzioni. Altre volte si assiste alla celebrazione postuma in medaglia che attesta la fascinazione che queste figure femminili continuarono ad esercitare sui posteri, e che pone in evidenza anche il cambiamento culturale che il loro esempio ha contribuito a realizzare.

Medaglia di Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634) per Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1612) del 1611 (dritto), in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Medaglia di Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634) per Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1612) del 1611 (rovescio), in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)
Alla pittrice bolognese Lavinia Fontana (Bologna, 1552 – Roma, 1614), una delle più celebri artiste del Rinascimento e considerata nella storia dell’arte occidentale la prima donna ad operare come artista professionista, è dedicata la medaglia realizzata nel 1611 dall’architetto e medaglista Felice Antonio Casoni (Ancona, 1559 – Roma, 1634). Educata alla bottega del padre Prospero, sposò nel 1577 il pittore Giovanni Antonio Zappi, con il quale ebbe undici figli. Questo non le impedì di affermarsi nella pittura, specializzandosi in uno dei pochi ambiti concessi alle donne, il ritratto. Richiestissima dalla nobiltà bolognese, fu la prima donna ad ottenere la commissione per una pala d’altare (Imola); diede un’impronta personale e femminile ai precetti della Controriforma in campo artistico e riuscì a tessere una rete di relazioni che la portarono a trasferirsi a Roma. Il marito amministrava per lei la bottega, facendole da manager, e si era specializzato nel dipingere i merletti delle sue tele. Grande fu il fascino esercitato sui contemporanei dalla sua vita da pittora, mito che lei per prima abilmente coltivò, nel segno delle artiste donne che a Bologna l’avevano preceduta (Santa Caterina de’ Vigri e Properzia de’ Rossi) e attraverso alcuni autoritratti ai quali affidò la sua immagine pubblica. La medaglia, che la ritrae al dritto come ieratica e virtuosa matrona castamente abbigliata, mostra al rovescio l’allegoria della pittura: una donna seduta davanti ad una tela su cavalletto in preda al furore dell’ispirazione che le anima i capelli che volano nell’aria. A terra gli strumenti del mestiere. La legenda PER TE STATO GIOIOSO MI MANTENE (Petrarca) allude al fatto che “rende degni di fama la gioia che si prova nel lavorare alla propria arte”.

Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.) per Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) (diritto) del 1685, in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.) per Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684) (rovescio) del 1685, in bronzo, conservata nel medagliere del museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)
Tra le effigi femminili esposte in mostra si incontra anche quella di una donna italiana celebre e ammirata per un altro primato: Elena Lucrezia Corner Piscopia (Venezia, 1646 – Padova, 1684), la prima donna laureata al mondo. Nel 1678 ottenne dall’Università di Padova il titolo di magistra et doctrix in philosophia dopo il diniego, in quanto donna, a laurearla in Teologia, ambito nel quale eccelleva. L’agognato titolo era frutto di un acume eccezionale e di un’educazione accuratissima voluta dal padre, colto esponente di una nobile famiglia veneziana, che le fece studiare matematica, filosofia, teologia, astronomia, geografia, musica, lingue classiche e moderne. Elena fu esaminatrice per una laurea in filosofia, autrice di diversi testi letterari e fece parte di varie Accademie in tutta Europa. Rifiutò sempre il matrimonio, consacrando la sua vita agli studi, divenendo oblata benedettina e continuando a vivere liberamente nella sua casa. A un anno dalla sua scomparsa, nel 1685, il Collegio dei Filosofi e dei Medici decretò l’emissione di una medaglia a ricordo, realizzata in bronzo da Giovanni Francesco Neidinger (attivo a Venezia fra il 1685 e il 1714 ca.). Al dritto Elena Lucrezia è ritratta con il manto di ermellino, a indicare la dignità dottorale, e la corona d’alloro, simbolo del trionfo. Al rovescio l’emblema raffigura un’ostrica aperta che riceve gocce di rugiada, che poi si trasformano in perle, accompagnata dalla legenda NON SINE FŒNORE (non senza frutti). Alcuni studiosi interpretano la scena come simbolo di una vita casta ma generatrice di nuove essenze spirituali.

Medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781) (diritto) del 1723, in bronzo, conservata nel museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)

Medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781) (rovescio) del 1723, in bronzo, conservata nel museo civico Archeologico di Bologna (foto musei bologna)
Da segnalare infine la medaglia di Giuseppe Broccetti (Firenze, 1684 – ivi, 1733) per la cantante veneziana Faustina Bordoni (Venezia, 1700 – ivi, 1781), ritratta di profilo con acconciatura all’antica e abito riccamente decorato da gioielli. La medaglia, realizzata a Firenze durante il suo soggiorno, è il simbolo della fama e del riconoscimento pubblico del suo talento. La voce androgina le permetteva di attraversare i confini di genere, portandola a interpretare ruoli maschili, il che la rendeva davvero unica nel panorama musicale del suo tempo e per questo celebrata anche da pittori e disegnatori. Sul rovescio sono raffigurati Ulisse e i suoi compagni sulla prua di una nave: davanti a loro una sirena che emerge dal mare. La dedica di una medaglia ad una cantante suscitò clamore e controversie: se da un lato era ambìta da ammiratori e collezionisti, anche all’estero, dall’altra attirò le critiche feroci dei detrattori delle cantanti, molto spesso paragonate alle meretrici. Si racconta che il marchese G. P. Pepoli di Bologna, per mostrare lo sdegno verso questo omaggio alla Bordoni, fece riprodurre il disegno della medaglia, accompagnato da versi satirici, sopra ad una decina di pitali in ceramica. La storia raccontata da questa medaglia testimonia le tante difficoltà che le donne affrontarono per affermarsi negli ambiti professionali.







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