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Bologna. Al museo Archeologico il 1° luglio aprono due mostre: la prima, su Archeologia e Divina Commedia, inaugura il nuovo spazio espositivo “Agorà Archeologia”; la seconda sulle foto di Nino Migliori raccoglie fondi per un Hospice

Museo civico Archeologico di Bologna: veduta di allestimento della Sala X (foto Matteo Monti / courtesy Istituzione Bologna Musei)

Ogni settimana, con “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna” i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici. La proposta di contenuti culturali che le ricchissime collezioni dell’Istituzione Bologna Musei offrono continua inoltre a proiettarsi nell’ambiente digitale come in una piazza nella quale incontrarsi, scambiarsi informazioni ed esperienze per vivere, giocare, imparare a conoscere. Due gli appuntamenti in programma al museo civico Archeologico che, come annunciato, è parzialmente chiuso dal 28 giugno 2021, entrambi il 1° luglio 2021, alle 15, con l’apertura di due mostre.

bologna_archeologico_agorà-archeologia_logoCon la prima mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”, a cura di Marinella Marchesi, il museo civico Archeologico si arricchisce di “Agorà Archeologia”, un nuovo spazio temporaneo pensato, come le antiche piazze delle città greche, per l’incontro e il confronto dei cittadini e di tutti i visitatori. Una piazza “archeologica” per mantenere e rinsaldare il legame tra la città e il suo patrimonio attraverso mostre, incontri, visite guidate, laboratori e uno spazio dedicato all’accessibilità. Il primo appuntamento espositivo (1° luglio – 1° novembre 2021) è – come detto – un omaggio a Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo poeta. Attraverso materiali di varie provenienze appartenenti al patrimonio del museo la mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”, a cura di Marinella Marchesi, analizza personaggi e tradizioni miti-storiche del mondo antico, riprese e rielaborate in chiave cristiana nella costruzione dell’Aldilà della Divina Commedia. La narrazione del viaggio che Dante intraprende il 25 marzo del 1300 attraverso i tre regni oltremondani è infatti un insieme perfetto di influssi e apporti culturali, filosofici, teologici e letterari che provengono non solo dal mondo classico – quelli sicuramente più evidenti – ma anche dalle aree orientali del bacino del Mediterraneo, filtrati dalle tradizioni ebraica, greco-romana e cristiana e dalle successive dottrine medievali. Ingresso: biglietto museo (6 euro intero / 4 euro ridotto). Info: www.museibologna.it/archeologico.

Una immagine di Nino Migliori per la mostra “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero” (foto fondazione Nino Migliori)

La seconda mostra apre, sempre alle 15, del 1° luglio: “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero”, con le fotografie di Nino Migliori. I volti umani sono monumenti irripetibili che contengono storie, esperienze, emozioni, paure, amori, dolori e gioie. Nino Migliori ha fotografato seicento volti di donne e uomini, alla luce di un fiammifero, come ha fatto con molte sculture e bassorilievi. Ci sono volti che qualcuno riconoscerà o altri che rimarranno sconosciuti. Sono amici, o amici di amici, che sono andati a trovarlo dal 2016 a oggi nel suo studio in via Elio Bernardi, 6 a Bologna. È da questo luogo che prende il titolo la mostra “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero”, a cura di Alessandra D’Innocenzo Fini Zarri, e promossa da DOUTDO e Fondazione Nino Migliori in collaborazione con Istituzione Bologna Musei e Fondazione Cineteca di Bologna. Dal 1° al 31 luglio 2021, oltre 600 ritratti in bianco/nero in formato 18 x 24 cm saranno esposti negli splendidi spazi della sala Mostre del museo civico Archeologico di Bologna. La mostra è parte di un più ampio progetto con finalità etico-sociale che prevede inoltre la pubblicazione di un importante catalogo di oltre 600 pagine e del libro d’artista in copia unica “Museum” contenente tutte le fotografie esposte, firmato da Nino Migliori e composto da 12 volumi e un contenitore interamente rilegati a mano. Il ricavato delle donazioni per le stampe, firmate, dei ritratti, per il catalogo e per l’assegnazione del libro d’artista “Museum”, contenitore della mostra, andrà interamente devoluto alla Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli, Bologna. Ingresso: gratuito. Info: www.museibologna.it/archeologico.

Bologna. Il museo civico Archeologico chiude parzialmente per lavori per 10 mesi. Selezione di reperti degli spazi preclusi al pubblico a rotazione nel nuovo percorso espositivo “Agorà archeologia”

Museo civico Archeologico di Bologna: veduta di allestimento della Sala X (foto Matteo Monti / courtesy Istituzione Bologna Musei)

A causa di un importante intervento di adeguamento normativo antincendio, dal 28 giugno 2021 il museo civico Archeologico di Bologna rimarrà parzialmente chiuso al pubblico. Saranno coinvolti dall’intervento soprattutto i locali e gli spazi espositivi situati al primo piano e, in misura minore, i locali e gli spazi espositivi al piano interrato e al piano terra. I lavori, commissionati dal Settore Manutenzione del Comune di Bologna, avranno una durata di circa 10 mesi. Dal 28 giugno non sarà quindi più possibile visitare le collezioni relative alla storia di Bologna (sezioni preistorica, etrusca, gallica e romana), le collezioni Etrusco Italica, Greca, Romana e la Gipsoteca. Rimarranno accessibili al pubblico il Lapidario al piano terra e la ricca collezione egizia nel piano interrato. Contemporaneamente alla parziale chiusura necessaria per consentire lo svolgimento dei lavori, il museo promuoverà un nuovo format in cui presentare mostre, incontri e appuntamenti. Dal 1° luglio 2021 sarà infatti parte integrante del percorso espositivo “AGORÀ ARCHEOLOGIA. La piazza vicino alla Piazza”, spazio polifunzionale al piano terra in cui, tra le altre iniziative, verrà esposta a rotazione una selezione dei reperti di maggiore pregio conservati al primo piano chiuso.

Bologna. Al museo Archeologico si presenta il progetto “OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano. Progetto per la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi, Museo della Città e delle Collezioni di Mantova”

Mummia della collezione di Pelagio Palagi, conservata al museo civico Archeologico di Bologna, interessata dal progetto di restauro “Oltre le bende” (foto istituzione bologna musei)

“OLTRE LE BENDE: storia di un antico egiziano. Progetto per la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi, Museo della Città e delle Collezioni di Mantova”: è il titolo del progetto di recupero, valorizzazione e divulgazione del patrimonio culturale, realizzato congiuntamente da Museo Civico Archeologico | Istituzione Bologna Musei e Musei Civici di Mantova, che sarà presentato ufficialmente martedì 15 giugno 2021 alle 11 al museo civico Archeologico di Bologna. Il progetto è realizzato in collaborazione e grazie al finanziamento del Comune di Mantova con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e Regione Lombardia e vede inoltre le preziose collaborazioni istituzionali con il Dipartimento di Radiologia dell’IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, l’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research di Bolzano e la rivista Mediterraneo Antico. Nella Sezione egiziana del museo civico Archeologico di Bologna sarà visibile al pubblico il restauro di una mummia umana di adulto conservata nei depositi del museo dal 1994, appartenente alla straordinaria collezione di antichità egizie, greche, etrusche e romane di Pelagio Palagi (Bologna, 1775 – Torino, 1860). L’intervento conservativo – affidato a Cinzia Oliva, fra i massimi esperti nel restauro dei tessuti antichi e consulente di importanti istituzioni museali – si svolgerà in tre tranche tra giugno e settembre 2021. Durante gli orari di apertura del museo e nel rispetto delle misure di sicurezza finalizzate al contenimento del rischio di contagio da Covid-19, i visitatori potranno osservare dal vivo quali siano le operazioni necessarie al complesso restauro tessile di una mummia egiziana dalla storia millenaria, in parte ancora inedita. Il trattamento conservativo rappresenta la premessa necessaria al trasferimento in sicurezza della mummia, che il museo di Bologna ha concesso in prestito ai Musei Civici di Mantova, unitamente a un prezioso gruppo di 11 bronzetti di divinità egiziane, per arricchire e integrare la Collezione egiziana di Giuseppe Acerbi nella sede di Palazzo San Sebastiano, nell’ambito di un accordo pluriennale di collaborazione scientifica per il piano di riordino complessivo delle collezioni civiche della città lombarda.

I musei civici di Bologna sono pet-friendly: i primi in Italia a offrire un servizio di intrattenimento dog-friendly per i propri visitatori. Accordo con Bauadvisor. Creati anche dei percorsi di visita a tema dove il cane è protagonista nelle opere esposte

Il cane protagonista in molte opere esposte nei musei civici di Bologna (foto bologna musei)

Tu visiti il museo in tranquillità mentre esperti dog-sitter si prenderanno cura dei tuoi amici a quattro zampe: i i musei civici di Bologna sono diventati pet-friendly grazie all’accordo siglato tra Istituzione Bologna Musei e Bauadvisor, nuovo portale di comunicazione e servizi globali e innovativi dedicato al mondo dei cani e dei loro proprietari pensato per vivere tutti i giorni 24 ore su 24 insieme. Le esigenze di accesso agli spazi museali e degli affetti a quattro zampe potranno conciliarsi in una nuova formula di reciproca soddisfazione grazie al servizio di dog-sitting Dogs & Museum, ideato da Bauadvisor, che consente ai proprietari di cani di godersi a pieno l’esperienza di visita, affidando con tranquillità a un dog sitter professionista la cura dei propri animali per l’intera durata della permanenza all’interno di un museo. Il servizio è disponibile su prenotazione attraverso il portale www.bauadvisor.it e l’app Bauadvisor. A prenotazione effettuata, gli esperti del team Bauadvisor saranno pronti per accogliere il visitatore davanti all’ingresso della sede museale indicata e prendere in consegna temporanea l’amico Fido, per farlo passeggiare e divertire nelle aree a verde vicine al museo, facendolo poi riabbracciare dal suo proprietario direttamente davanti al museo alla fine della sua visita. 

bauadvisor_logobologna-musei_logoL’Istituzione Bologna Musei è il primo sistema museale italiano a dotarsi di un servizio di intrattenimento dog-friendly per i propri visitatori. La sua estensione in tredici sedi espositive, per sei aree tematiche che spaziano all’archeologia alla musica, dall’arte antica a quella moderna e contemporanea, dal patrimonio industriale e cultura tecnica ai temi di storia e memoria, qualifica Bologna tra le prime città in Italia per turismo culturale a portata di zampa. L’offerta si propone di intercettare e rispondere a un’esigenza diffusa tra i proprietari e amanti dei cani, con l’obiettivo di favorire l’accessibilità del patrimonio museale verso più ampie fasce di pubblico. Si stima infatti che il 56% della popolazione italiana sia proprietaria di almeno un cane, una platea numerosissima di utenti per i quali la fruizione di servizi nel tempo libero può risultare difficile e problematica, al punto da costringere a limitazioni nello spostamento e nella partecipazione ad eventi. 

Presenza di cani in questa pittura della Tomba dei Vasi di Tarquinia riprodotto da Luigi Busi nell’Ottocento ed esposta al museo Archeologico di Bologna (foto Bologna musei)
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Cane accosciato che si gratta (prima metà XVI sec.) esposto al museo Medievale di Bologna (foto bologna musei)

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Diana cacciatrice di Pelagio Pelagi (1830 ca) esposta nelle collezioni d’Arte di Bologna (foto bologna musei)

Ma l’intesa con Bauadvisor per promuovere una sensibilità pet-friendly anche nella sfera dei consumi culturali non si ferma al dog-sitting: sono infatti stati sviluppati i primi percorsi tematici dedicati a proprietari e appassionati di cani che propongono una chiave insolita per conoscere il patrimonio museale civico attraverso l’effigie di questo animale, notoriamente tra i più rappresentati nella storia dell’arte. 

E sono proprio le arti figurative, con la loro straordinaria galleria di immagini prodotte dalle civiltà antiche fino alla contemporaneità, a rivelarci come il cane accompagni la vita dell’uomo da millenni, condividendone i sentimenti in una speciale vicinanza fatta di complicità e devozione. Studiati per illustrare la storia del rapporto tra l’uomo e il suo più fedele amico nel corso dei secoli, dall’antichità fino all’epoca moderna, tra raffigurazioni nelle situazioni più disparate e significati simbolici differenti, questi nuovi itinerari di visita propongono una narrazione ricca e articolata – tra archeologia, pittura e scultura – che attraversa le collezioni di nove musei: museo civico Archeologico, collezioni comunali d’Arte, museo civico Medievale, museo Davia Bargellini, museo internazionale e biblioteca della musica, museo civico del Risorgimento, museo del Patrimonio Industriale, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi. Le opere selezionate per i percorsi di visita dog-friendly saranno facilmente riconoscibili grazie alla presenza di vari supporti di comunicazione contrassegnati dall’icona di un cane ideata e disegnata da Maria Elena Canè, restauratrice del museo civico Archeologico. Vediamo allora i nuovi percorsi di visita dog-friendly nelle sedi dell’Istituzione Bologna Musei. 

Rhyton (boccale) apulo a testa di cane (III sec. a.C.) esposto al museo Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

bologna_Archeologico_pet-friendly_logoMuseo Civico Archeologico | via dell’Archiginnasio 2. Al museo civico Archeologico è stato creato un articolato percorso dedicato al più fedele amico dell’uomo dal titolo Una antica amicizia. Seguendo il filo conduttore della presenza canina raffigurata sui reperti archeologici, è possibile avventurarsi attraverso le collezioni e godere di una visita interamente incentrata sul ruolo che i nostri amici a quattro zampe ebbero nelle società greca, etrusca e romana. Il tutto con la guida del volumetto prodotto dal museo Una antica amicizia, disponibile gratuitamente per tutti i visitatori che ne faranno richiesta in biglietteria. Attraverso un percorso articolato in 20 punti, che a partire dal Lapidario giunge alle collezioni greca e romana, alla gipsoteca e soprattutto al grande salone decimo dove si dipana la storia di Bologna Etrusca, si incontreranno terrecotte figurate, sculture, vasellame e strumenti di bronzo, monete, medaglie e ceramiche attiche e magnogreche: tutti materiali che documentano come fino dall’antichità il cane costituisca per la vita dell’uomo non solo una presenza costante come compagno fidato, ma anche un prezioso aiuto per la guardia, la difesa del territorio, la pastorizia, la caccia e la guerra. Protagonista di vicende mitologiche accanto a dei ed eroi, il cane in culture diverse risulta associato anche all’oltretomba, assumendo la funzione di guardiano del regno ultraterreno e di guida delle anime dei defunti. www.museibologna.it/archeologico

Il cane Tago di Luigi Acquisti (1777) esposto nelle collezioni d’Arte di Bologna (foto bologna musei)

Collezioni Comunali d’Arte | Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6. Dai tempi remoti si è soliti associare il cane all’idea di fedeltà. Per questa ragione spesso nei ritratti di donne sposate, realizzati nel Cinque e Seicento, troviamo cani di piccola taglia, soprattutto il Papillon (o Spaniel nano continentale). Si certificava così che le stesse qualità del cane si potevano ritrovare anche nella padrona. I cani sono spesso presenti nei miti antichi. Tra i dipinti del museo troviamo raffigurato un bel border collie ai piedi del giovane pastore Paride, mentre Diana, dea della caccia, è accompagnata da un elegantissimo levriero. In entrambe le opere proprio la presenza devota di questi animali, la cui razza è ben riconoscibile, è un elemento importante per riconoscere l’identità del padrone. Il cane Tago è invece un personaggio storico realmente esistito. La scultura in terracotta che raffigura il Weimaraner (o Bracco di Weimar), visibile nell’ultima sala dell’Ala Rusconi del museo, è infatti un monumento alla memoria, che il marchese Tommaso de’ Buoi fece realizzare dopo l’improvvisa e accidentale morte del proprio animale, allo scopo di celebrarne il valore e la fedeltà. Alla vista del padrone di ritorno da un lungo viaggio, Tago non riuscì a trattenere la felicità e gli si lanciò incontro da una finestra del secondo piano del palazzo di residenza, rimanendone ucciso. Per oltre due secoli da quel davanzale è rimasta affacciata questa statua con il ritratto del cane in attesa di rivedere il proprio padrone. www.museibologna.it/arteantica

Cani molossi della Scuola di Giambologna (1475) esposti al museo Medievale di Bologna (foto bologna musei)

bologna_Arte_Antica_pet-friendly_logoMuseo Civico Medievale | via Manzoni 4. Fra fiaba cortese e allegoria: nella formella quattrocentesca un giovane elegantemente abbigliato si arresta durante il passatempo aristocratico della caccia per fare l’elemosina ad un vecchio indigente; un falco sul braccio e due cani svelano l’impegno appena interrotto. Il rilievo sembra restituire una scena di vita cortese, ma nasconde un contenuto allegorico di valenza morale e religiosa, di alto significato come può essere la Virtù teologale della Carità. L’antico come paradigma è invece il filo conduttore che accomuna alcuni piccoli bronzi della collezione del museo civico Medievale. Dalla statuaria antica pare infatti derivare il bronzo con il giovane cacciatore, Meleagro o forse Adone, che è ispirato all’invenzione del celebre marmo conservato presso il Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani, copia romana da un originale greco del IV secolo a.C.): nonostante la posizione “a riposo”, il padrone e il suo fedele compagno di caccia, affiancati, danno vita ad un effetto dinamico nella fluida e studiata contrapposizione dei moti. Un’energia potente sembra invece racchiusa nella massa muscolare e nella volumetria plastica dei due cani molossi, che riproducono in miniatura una coppia di sculture, nota in diversi esemplari di epoca romana, molto apprezzati nel Cinquecento italiano più sensibile alla cultura antiquaria (Musei Vaticani; Firenze, Vestibolo degli Uffizi). Risponde ad una logica diversa, più attenta al dato di un naturalismo tratto dal vivo, il cane accosciato che si gratta, non a caso di produzione tedesca. La realtà nei suoi aspetti meno celebrativi suggerisce temi anche per gli scultori specialisti nel genere delle figure di animali, che nel mondo oltremontano si dimostrano lontani da letture filtrate attraverso la lente del mito e dell’allegoria. www.museibologna.it/arteantica

Cacciatore di Luigi Crespi (1740) esposto nel museo Davia Bargellini di Bologna (foto bologna musei)

Museo Davia Bargellini | strada Maggiore 44. Il mito antico è frequente fonte di ispirazione nella scelta di soggetti in cui il cane compare come compagno di avventure. È il caso del cacciatore Endimione, perso nel suo sonno senza fine, ma fedelmente vegliato dal proprio cane, accucciato ai suoi piedi e forse intimorito dinanzi alla luminosa comparsa di Diana, nel rilievo in terracotta di Giuseppe Maria Mazza (1695 circa). La medesima rievocazione arcadica offre lo spunto per il dipinto di Marcantonio Franceschini (1712), in cui Adone, bellissimo giovane amato da Afrodite, ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia, è accompagnato da uno snello bracco, affettuosamente appoggiato con le zampe alle sue ginocchia. Con le pitture di Luigi Crespi l’ambientazione conduce fuori dal mito, nella vita reale: vestito di tutto punto, con il fucile a tracolla, nuova arma da fuoco che ha soppiantato le antiche frecce, un cacciatore viene festosamente salutato dal suo segugio, mentre esibisce orgogliosamente la preda catturata, una lepre (anni Trenta del Settecento). È un carlino invece il secondo protagonista del “doppio ritratto”, che restituisce la spumeggiante atmosfera di un salotto del Secolo dei Lumi (anni Quaranta del Settecento): accanto al “viso aperto e intelligente” della dama, l’altrettanto vivace espressione del suo cagnolino completa la briosa mondanità che doveva animare le occasioni sociali della “civiltà della conversazione”. www.museibologna.it/arteantica

Libro primo d’Intavolatura di Lauto (1611) di Johannes Hieronymus Kapsperger esposto al museo della Musica di Bologna (foto bologna musei)

bologna_biblioteca-Musica_pet-friendly_logoMuseo internazionale e biblioteca della musica | strada Maggiore 34. Il periodo barocco pose una grande attenzione alla capacità di imitare nel modo più fedele possibile i fenomeni del mondo. E uno degli esperimenti preferiti era proprio l’imitazione in musica dei versi degli animali. Ce ne dà una prova il monaco bolognese Adriano Banchieri, uno dei compositori più inventivi, bizzarri e multiformi della storia della musica, nel meraviglioso frontespizio del divertente trattatello La nobiltà dell’Asino di Attabalippa dal Perù in cui vengono messe alla berlina le pretenziose compagnie e le accademie che all’epoca regolavano le attività degli artisti. Nelle due splendide raffigurazioni di Giovanni Luca Confort e di Marin Mersenne, l’Apollo citaredo è tipicamente attorniato da un circolo di prede e predatori (in cui un cane è quasi sempre presente) ritratti uno accanto all’altro in serena e pacifica convivenza poiché ammansiti dallo strumento suonato dal dio. Il Libro primo d’intavolatura di lauto del veneziano Johannes Hieronymus Kapsperger, visibile in sala 5 all’interno della vetrina dei liuti, è oggi aperto su una composizione che presenta una curiosa immagine di un cane che rincorre una lepre: altro non è che la rappresentazione grafica del brano musicale che presenta l’artifizio contrappuntistico denominato “caccia”, in cui per tutto il pezzo una voce (simboleggiata dal cane) “caccia” (ovvero insegue) l’altra (la lepre). Infine si segnala il dipinto, purtroppo estremamente frammentario, con il Ritratto di Carlo Broschi detto Farinelli, noto come “ritratto di Farinelli con i cani bolognesi”. Una fotografia in bianco e nero scattata nel 1936 ha consentito di ricostruire l’immagine originale e di attribuirne la paternità al noto ritrattista dell’aristocrazia bolognese Luigi Crespi. www.museibologna.it/musica

Uniforme da colonnello del Battaglione Bignami (1849) di Faustino Joli, olio su carboncino esposto al museo del Risorgimento di Bologna (foto bologna musei)

bologna_Risorgimento_pet-friendly-logoMuseo civico del Risorgimento | piazza Carducci 5. Nella collezione del museo civico del Risorgimento sono esposte quattro opere che presentano la figura di un cane, all’interno dei diversi contesti di relazione con il mondo degli umani (L’avventura della caccia, Il piacere della compagnia, La fedeltà della guardia e Il mondo militare). Quattro codici QR consentono il collegamento a schede di approfondimento presenti sul sito Storia e Memoria di Bologna, fornendo l’immagine di ciascun oggetto per aiutare il visitatore nella ricerca, in una sorta di caccia al tesoro tra le sale museali. Si segnala il coltello da caccia appartenuto a Gioacchino Murat, che presenta il fornimento a croce, con guardia in bronzo dorato terminante con testa di levriero da una parte e con testa di cavallo dall’altra. Il dipinto Ugo Bassi sui gradini di San Petronio di Napoleone Angiolini raffigura una delle tante prediche tenute dal padre barnabita per lanciare sottoscrizioni per finanziare i volontari in partenza per le Guerre di Indipendenza. In primo piano viene rappresentato un momento della raccolta di offerte e gioielli promossa per l’occasione. In basso a destra, in mezzo alla folla è raffigurato un bambino che trattiene al guinzaglio, con un certo sforzo, un cane di piccola taglia. Nella oleografia di anonimo Il plebiscito romano è raffigurato il plebiscito che nel 1870 sancì l’annessione di Roma al Regno d’Italia. In primo piano, sulla sinistra, Garibaldi e Vittorio Emanuele II; sulla destra un prete in tonaca e cappello si rammarica e tenta di trattenere con la mano un popolano il quale però, del tutto incurante di lui, si unisce all’entusiasmo comune; i due personaggi sono fronteggiati da un cane che, coi suoi latrati, sembra al tempo stesso partecipare alla festa del secondo e “tenere a bada” il primo. Nell’olio su cartoncino di Faustino Joli con l’uniforme da Colonnello del Battaglione Bignami è raffigurato anche un cane con il collare che corre accanto al cavallo. www.museibologna.it/risorgimento 

bologna_Museo_Patrimonio_Industriale_pet-friendly-logoMuseo del Patrimonio Industriale | via della Beverara 123. A partire dal XIII secolo, si ha notizia in Italia di un cane detto bolognese, amato particolarmente dalla nobiltà femminile per le sue spiccate doti di affezione e compagnia. Nel Cinquecento le grandi famiglie italiane come i De Medici, i Gonzaga, gli Este allevano cani bolognesi per i propri familiari ma anche a scopo diplomatico: il piccolo cane diventa un biglietto da visita, un prezioso “prodotto” da donare alle corti di tutta Europa in occasione di trattati e di contratti matrimoniali. Al piacere tattile del pelo soffice e bianchissimo si uniscono i tratti caratteriali di un animale dolce, intelligente e particolarmente affezionato alla famiglia; doti molto gradite che contribuiscono a rendere l’allevamento del bolognese particolarmente redditizio. Infatti, sino agli inizi del XIX secolo, i viaggiatori stranieri, di passaggio a Bologna durante il Grand Tour, indicano l’allevamento dei cagnolini bolognesi come importante voce di esportazione, seconda solo alla vendita di veli e tessuti di seta e di mortadelle. www.museibologna.it/patrimonioindustriale

Scudo con fontana (1996) di Mimmo Paladino esposto al MAMbo (foto bologna musei)

bologna_MAMbo_pet-friendly_logoMAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | via Don Minzoni 14. I visitatori con cani, prima o dopo la visita al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, potranno passeggiare nel Giardino del Cavaticcio sul retro del museo, far giocare i propri amici a quattro zampe nel verde e poi fermarsi a osservare insieme l’opera Scudo con fontana (1987/1993) di Mimmo Paladino. Nella sua attività di pittore e di scultore l’artista attinge a un repertorio iconografico e a lessici stilistici che affondano le proprie radici in culture arcaiche, le cui forme, sedimentate e continuamente rigenerate nel tempo, abitano ancora il nostro immaginario. Nella scultura collocata all’interno della grande vasca che richiama il canale del Cavaticcio, una composta figura maschile dai tratti essenziali si affianca, aderendovi, a un grande disco provvisto di una testa animale, verosimilmente un canide, forse un lupo o un cane, dalla cui bocca sgorga uno zampillo dell’acqua sulla quale la scultura sembra galleggiare. La retta verticale della figura si fonde con la rotondità dello scudo, in un insieme che si apre verso le due direzioni divergenti indicate dagli sguardi dell’uomo e dell’animale.  www.mambo-bologna.org

bologna_Museo_e_Casa_Morandi_pet-friendly_logoMuseo Morandi | via Don Minzoni 14. Casa Morandi | via Fondazza 36. Il museo Morandi, attraverso la più ampia e rilevante collezione pubblica dedicata a Giorgio Morandi, costituisce un’occasione unica di conoscenza del percorso dell’artista, declinato in tutte le tecniche e illustrato in ogni suo momento e sfumatura poetica. Il museo propone frequentemente mostre e focus espositivi di approfondimento, anche dedicati ad artisti contemporanei che in Morandi hanno trovato un riferimento, e si arricchisce con frequenza di prestiti provenienti da collezioni private, concessi in deposito temporaneo, offrendo al visitatore la possibilità di scoprire anche opere inedite. Una preziosa occasione di conoscenza della biografia di Giorgio Morandi è offerta inoltre da Casa Morandi: in via Fondazza 36, si trova l’abitazione in cui l’artista visse e lavorò per quasi tutta la vita e in cui è possibile vedere la ricostruzione del suo studio negli ambienti originali, con gli oggetti protagonisti delle nature morte, i pennelli, il cavalletto e i materiali di lavoro. Proprio nei pressi di tale abitazione si svolse un episodio che coinvolse Morandi e il suo cane, indicativo della personalità dell’artista. Ce lo racconta Carlo Zucchini, garante della donazione Morandi al Comune di Bologna: “Morandi dava del lei a tutti, anche al suo cane. L’ho sentito dirgli, sotto i portici della Fondazza, Lei stia attento a non andare tra le gambe dei passanti” (Carlo Zucchini, in Una straordinaria normalità. Cucina e ricette in casa Morandi, di Carlo Zucchini e Simone Sbarbati, Corraini Edizioni, 2017). www.mambo-bologna.org/museomorandi

Bologna. All’Archeologico visita guidata “La donna nell’antichità”: la voce delle donne dal mondo antico osservando gli oggetti conservati nelle sale del museo e leggendo antiche fonti

Una donna seduta ed un’ancella che impugna la lira e la doppia tibia rappresentate nel tondo centrale della coppa (kylix) attica a figure rosse del Pittore del Louvre G456, metà del V sec. a.C. conservata all’Archeologico (foto Bologna Musei)

“La donna nell’antichità”: domenica 16 maggio 2021, alle 16 e alle 17, al museo civico Archeologico di Bologna visita guidata a cura di Carlotta Trevisanello, archeologa di ASTER. Sono rare le occasioni in cui è giunta fino a noi la voce delle donne dal mondo antico, ma osservando gli oggetti conservati nelle sale del museo e leggendo antiche fonti, possiamo conoscere molti aspetti delle loro vite. I visitatori scopriranno come vivevano, cosa facevano, come si vestivano e come erano considerate le donne nell’antichità: dal mondo greco, famoso per la sua misoginia e nel quale la donna era subordinata e priva di diritti, alle “scostumate donne etrusche” – almeno secondo il greco Teopompo – fino ai Romani, per i quali il matrimonio era un patto con finalità sociale e politica. Info, prenotazioni e modalità di pagamento: www.museibologna.it/archeologico. Con la riclassificazione della Regione Emilia-Romagna in fascia gialla tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei sono aperti al pubblico in giorni e orari differenziati. L’apertura è assicurata anche nel fine settimana, offrendo così maggiori possibilità al pubblico di tornare a visitare e di riappropriarsi del patrimonio museale cittadino in tutta la sua varietà, dall’archeologia all’arte antica, moderna e contemporanea, alla musica, alla storia, alla memoria fino al patrimonio industriale e alla cultura tecnica. Per il sabato, la domenica e gli altri festivi la prenotazione è sempre obbligatoria e va effettuata entro il giorno precedente la visita.

Bologna. Con la Regione in arancione, musei chiusi. All’Archeologico incontro on line con l’archeologa Laura Minarini su “I Celti a Bologna”, tra la Felsina etrusca e la Bononia romana

Fino al permanere della Regione Emilia-Romagna in zona arancione tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei rimarranno chiusi, salvo ulteriori disposizioni governative, in ottemperanza al Dpcm del 14 gennaio 2021 e all’Ordinanza del ministro della Salute del 19 febbraio 2021. Sono inoltre sospesi anche gli eventi programmati negli stessi musei, mentre proseguono le attività fruibili online. Intanto si possono sostenere le attività dell’Istituzione Bologna Musei effettuando una donazione mediante bonifico bancario sul seguente conto corrente: codice IBAN: IT 32 J 02008 02435 000102464044 intestato a: Istituzione Bologna Musei. Il bonifico dovrà riportare la causale “Donazione per la valorizzazione e la tutela del patrimonio museale IBM”. Il ricavato della raccolta fondi sarà reimpiegato in attività di valorizzazione e tutela del patrimonio museale cittadino e nella diffusione della conoscenza del patrimonio stesso. La donazione non rientra tra gli oneri deducibili previsti dall’art.10 del Tuir.

Reperti dei Celti in una vetrina del museo civico Archeologico di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Domenica 28 febbraio 2021, alle 17.30, incontro online sulla piattaforma Google Meet “I Celti a Bologna”. Il museo civico Archeologico propone un incontro online per il pubblico adulto a cura di Laura Minarini, archeologa del museo. Tra gli splendori di Felsina etrusca e lo stanziamento di Bononia romana, c’è una lunga parentesi della storia di Bologna che vede protagonisti i Celti, formidabili guerrieri d’Oltralpe. Le loro armi temibili e tecnologicamente avanzate misero in seria difficoltà anche gli eserciti più organizzati dell’antichità. Durante l’incontro si andrà alla scoperta di questo popolo e delle sue abitudini con l’archeologa del museo Laura Minarini. L’incontro si terrà tramite la piattaforma Google Meet. Prenotazione obbligatoria solo online (entro le 14 di venerdì 26 febbraio) al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfPpOkMZyLRg5mexOa_kuinbqK_yf-XeZbtKVMk9t3OsgxGWw/viewform. Per permettere uno svolgimento ottimale dell’incontro dopo le ore 17.40 non saranno ammessi partecipanti. Info: www.museibologna.it/archeologico.

Emilia-Romagna in zona arancione. Dal 22 febbraio 2021 a Bologna chiudono il museo civico Archeologico e i musei di Arte antica e a Ravenna il museo Classis nel giorno della sua programmata apertura

In ottemperanza al Dpcm del 14 gennaio 2021 e all’Ordinanza del ministro della Salute del 19 febbraio 2021, dal 22 febbraio 2021 e fino al permanere della Regione Emilia-Romagna in zona arancione tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei, tra cui il museo civico Archeologico e i musei civici di Arte antica, rimarranno chiusi, salvo ulteriori disposizioni governative. Sono inoltre sospesi anche gli eventi programmati negli stessi musei. Per ulteriori informazioni e aggiornamenti, si prega di consultare il sito www.museibologna.it.

Classis Ravenna, il museo della Città e del Territorio, aperto nell’ex Zuccherificio

Ma il cambio di colore della Regione Emilia Romagna è stato particolarmente penalizzante per Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio. Praticamente l’annuncio da parte della fondazione RavennAntica della riapertura, dopo un lungo periodo, del Classis Ravenna è coinciso con la decisione da parte del ministero della Salute di far passare la regione da giallo ad arancione. Così nel giorno programmato per la riapertura, è scattata lo stop dei musei. La riapertura – fa sapere RavennAntica – è rimandata a nuova comunicazione.

Bologna. Al museo civico Archeologico sabato incontro on line su “Gusto e alimentazione nell’antica Bononia” e laboratorio per ragazzi su “Una vita di profilo” i segreti nell’arte dell’Antico Egitto

Brocche, bicchieri, piatti di epoca romana conservati al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna musei)
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Stele dell’antica Bononia al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna musei)

Sabato il museo civico Archeologico di Bologna è chiuso, come tutti i musei, nel rispetto delle disposizioni governative per l’emergenza sanitaria. Ma per i suoi follower  il museo Archeologico propone un incontro online per il pubblico adulto a cura di ASTER. Appuntamento sabato 13 febbraio 2021, alle 17.30, “Gusto e alimentazione nell’antica Bononia”. Le abitudini alimentari e i momenti conviviali nel periodo romano saranno illustrate attraverso i reperti della collezione romana e le opere di scrittori e poeti. “Chiacchierando”, spiegano le esperte di Aster, “proveremo a preparare una semplice ricetta tramandata dalle fonti romane giunte fino ad oggi”. Questi gli ingredienti e gli strumenti necessari per partecipare all’attività: 2550 gr di ricotta (meglio se di pecora); 120 gr di farina; 1 uovo; sale fino; olio di oliva; 10-20 foglie di alloro; 1 ciotola; 1 forchetta; teglia o placca da forno; possibilità di cuocere in forno. L’incontro si terrà tramite la piattaforma Zoom accedendo alla data e ora prefissati tramite questo link: https://zoom.us/j/92799713787?pwd=ZFJjWklSN1ZkNlN4MU9NNnNGSnMvQT09 ID riunione: 927 9971 3787 Passcode: 159247 1 Info: www.museibologna.it/archeologico. Al fine di sostenere le attività dell’Istituzione Bologna Musei è possibile effettuare una donazione mediante bonifico bancario sul seguente conto corrente: codice IBAN: IT 32 J 02008 02435 000102464044 intestato a: Istituzione Bologna Musei. Il bonifico dovrà riportare la causale “Donazione per la valorizzazione e la tutela del patrimonio museale IBM”. Il ricavato della raccolta fondi sarà reimpiegato in attività di valorizzazione e tutela del patrimonio museale cittadino e nella diffusione della conoscenza del patrimonio stesso. La donazione non rientra tra gli oneri deducibili previsti dall’art.10 del Tuir.

 

Una cassetta in legno decorata della collezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna musei)

Ma sabato 13 febbraio 2021 ci sarà spazio anche per i più giovani. Alle 16, il museo Archeologico propone il laboratorio gratuito online “Una vita di profilo” per ragazzi da 8 a 11 anni a cura di ASTER. La guida farà conoscere ai ragazzi i segreti dell’arte nell’antico Egitto, portandoli a scoprire le tecniche utilizzate per decorare templi e tombe. “Pronti a realizzare un’opera d’arte in stile egizio?” Elenco dei materiali necessari per il laboratorio: foglio di carta bianco A4; matita, gomma; righello di almeno 22 cm; pastelli, pennarelli, colori a cera o a tempera a piacere. Prenotazione obbligatoria esclusivamente online: http://www.museibologna.it/archeologico/eventi/47655/date/2021-01-26/date_from/2021-01- 26/offset/5/id/103888. Il laboratorio si terrà tramite la piattaforma Zoom. Info: www.museibologna.it/archeologico.

Bologna. Dal 2 febbraio riaperti i musei civici con nuovi orari diversificati, tra lunedì e venerdì. Illustrata l’attività in lockdown: ricerca, manutenzione, restauri, riallestimenti. Ecco le novità all’Archeologico e ai musei di Arte antica. Non si fermano le iniziative on line. La polemica: “Assurdo chiudere nei week end quando possono accedere solo i residenti”

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Roberto Grandi, presidente di Istituzione Bologna Musei

Il contatto con il pubblico a casa non verrà meno, l’esperienza di questo mesi ha confermato quanto sia stato apprezzato. Ma finalmente si apre! Con la riclassificazione della Regione Emilia-Romagna in fascia gialla a partire dal 1° febbraio 2021, l’Istituzione Bologna Musei ha ripristinare il servizio di apertura al pubblico nel rispetto delle misure di sicurezza vigenti a partire da martedì 2 febbraio 2021. In ottemperanza al Decreto del Presidente dei Ministri 14 gennaio 2021, l’apertura è assicurata dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni di sabato, domenica e festivi. E oggi, 2 febbraio, nel giorno della riapertura, è stato fatto il punto a più voci, dal presidente Roberto Grandi ai responsabili d’area, su quanto fatto nelle settimane di chiusura al pubblico e delle novità che si possono scoprire alla riapertura. “Perché la chiusura al pubblico non ha mai voluto dire stop alle attività”, ha sottolineato Grandi cui hanno fatto eco tutti i colleghi. “Ricerca, manutenzione, restauri, riallestimenti o progettazioni, non si sono mai fermate, come le attività on line, non per sostituire il museo ma per tenere un contatto con il pubblico, un dialogo aperto in attesa di rivederci tra le sale del museo preferito”. Ma con una critica diretta all’ultimo Dpcm. “Che senso ha far riaprire i musei da lunedì a venerdì e tenerli chiusi nel week end quando sappiamo che in fascia gialla si può contare solo sui residenti, e non sui turisti? Chiedere a chi vive in città di venire al museo nei feriali quando normalmente si lavora, è chiedere un sacrificio in più”. Per assicurare una maggiore fruibilità di mostre temporanee e collezioni nei giorni feriali, il consiglio di amministrazione dell’Istituzione Bologna Musei ha perciò approvato un nuovo piano orario di apertura per un totale complessivo di 208 ore alla settimana. Per favorire l’accesso diverse sedi come MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna, museo Morandi, Casa Morandi, museo per la Memoria di Ustica, museo civico Archeologico, museo civico Medievale, Collezioni comunali d’Arte, museo civico d’Arte Industriale e galleria Davia Bargellini hanno infatti previsto una o più giornate di apertura pomeridiana prolungata fino alle 19, in modo da poter accogliere i visitatori al termine della giornata lavorativa. Rimangono confermate tutte le misure di sicurezza già adottate dall’Istituzione tra maggio e ottobre 2020: acquisto on line dei biglietti, ingresso per slot numerici in base alla capienza degli spazi, misurazione della temperatura con termo-scanner, distanziamento interpersonale, obbligo di mascherina, disponibilità di gel igienizzanti.

bologna_musei-civici-logoNuovi orari di apertura in vigore dal 2 febbraio 2021. Ecco il dettaglio degli orari di apertura nei musei aperti da martedì 2 febbraio 2021: MAMbo – museo d’Arte Moderna di Bologna e museo Morandi, via Don Minzoni 14 aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, h 14-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; Casa Morandi, via Fondazza 36 aperto: giovedì e venerdì, h 14-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì e festivi; museo per la Memoria di Ustica, via di Saliceto 3/22 aperto: giovedì e venerdì, h 14-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì e festivi; museo civico Archeologico, via dell’Archiginnasio aperto: lunedì e mercoledì h 10-14, giovedì h 14-19, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, martedì e festivi; museo civico Medievale, via Manzoni 4 aperto: martedì, mercoledì, giovedì h 10-18.30, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; Collezioni comunali d’Arte – Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore 6 aperto: martedì, mercoledì, giovedì h 10-18.30, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; museo civico d’Arte Industriale e Galleria “Davia Bargellini”, strada Maggiore 44 aperto: martedì, mercoledì, giovedì h 9-14, venerdì h 10-19, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; museo internazionale e biblioteca della Musica, strada Maggiore 34 aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, h 11-13.30 / 14.30-18.30, chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi; museo del Patrimonio Industriale, via della Beverara 123 aperto: lunedì, venerdì, h 10-18, chiuso: sabato, domenica, martedì, mercoledì, giovedì e festivi; museo civico del Risorgimento, piazza Carducci 5 aperto: martedì, giovedì h 14-18, venerdì h 10-14, chiuso: sabato, domenica, lunedì, mercoledì e festivi.

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Attività di ricerca e studio dei materiali della sezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

Le attività svolte a porte chiuse e le novità a disposizione del pubblico. Nel servizio di apertura al pubblico si esplica una delle condizioni fondamentali e intrinseche al concetto stesso di museo, come riconosciuto nella definizione approvata da ICOM – International Council of Museums. Tuttavia l’inedita esperienza di chiusura, cui i musei sono stati costretti a più riprese nel corso dell’ultimo anno a causa della pandemia, non li ha resi luoghi fermi e inerti. Oltre a mantenere attivo il dialogo con il pubblico attraverso le numerose attività proposte nella sfera digitale, le istituzioni museali sono rimaste sempre attive e dinamiche, ripartendo innanzitutto da quella che è loro principale vocazione: prendersi cura delle collezioni. Ecco le principali attività che le sei aree disciplinari dell’Istituzione Bologna Musei hanno portato avanti durante gli ultimi due mesi in vari ambiti: conservazione del patrimonio, riallestimenti delle collezioni, interventi di riqualificazione degli spazi espositivi, ricerca, pubblicazioni di studio, iniziative didattico-educative, con importanti novità che, in alcuni casi, i visitatori potranno trovare già dalla riapertura di martedì 2 febbraio 2021.

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Copertina del catalogo Electa della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna”

Museo civico Archeologico. I visitatori non troveranno una nuova mostra, ma l’eco della grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” è ancora forte. “Abbiamo cercato di prorogarla”, ha ricordato Paola Giovetti, responsabile Area Archeologia, “ma non si poteva andare oltre il 30 novembre, perché i grandi musei prestatori non concedono un reperto oltre un anno. E così, a malincuore, abbiamo dovuto arrenderci a chiudere il 5 novembre 2020. Nelle settimane di chiusura, poi, abbiamo dovuto gestire – spesso da remoto – la restituzione in sicurezza dei 1500 reperti esposti, che oggi sono tutti tornati a casa”. Ma della mostra rimangono gli esiti scientifici nel bookshop arricchito e rinnovato. “Accanto ai consueti materiali didattici, alle pubblicazioni scientifiche sulle collezioni del museo e agli amatissimi gadget a tema archeo-storico”, ha continuato Giovetti, “i visitatori troveranno due novità. Il merchandising e il catalogo (Electa) della mostra Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna resteranno disponibili in via permanente mentre nuovi prodotti ispirati alla collezione egizia saranno proposti grazie alla collaborazione con il Banco Artigiano delle Arti e Mestieri, nato dalla cooperativa sociale Arti e 5 Mestieri che si occupa di riabilitazione e inserimento lavorativo di persone affette da disturbi mentali. La cooperativa produce e commercializza oggetti regalo fatti interamente a mano, originali e personalizzati, realizzati da persone svantaggiate”.

La sala del ripostiglio di San Francesco nel suo allestimento originario ottocentesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)
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Paola Giovetti, responsabile del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

Ma i visitatori dell’Archeologico troveranno anche una bella novità. La sala del ripostiglio di San Francesco, una delle sale della collezione etrusca più amate dal pubblico e di grande importanza scientifica, avrà presto un nuovo aspetto grazie a una revisione dell’impianto illuminotecnico ed espositivo. “L’intervento di riqualificazione, finanziato dall’ex Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna”, ha sottolineato Giovetti, “prevede il recupero delle vetrine ottocentesche, in linea con la tradizione museografica del museo, rese più funzionali secondo gli attuali standard espositivi seppure intatte nel loro fascino originario. L’illuminazione interna, ora assente, consentirà una migliore fruizione delle migliaia di oggetti che compongono questo eccezionale complesso archeologico datato all’età del ferro (fine VIII – inizi VII sec. a.C.)”. Rinvenuto da Antonio Zannoni nel gennaio 1877 presso l’omonima basilica, il ripostiglio è composto da circa 15mila oggetti di bronzo deposti all’interno di un grande vaso di terracotta, per un peso complessivo di oltre 14 quintali. Si tratta di oggetti rotti destinati alla rifusione, non finiti, scarti di lavorazione, pani di metallo, che hanno portato a interpretare questo ritrovamento come il deposito di un fonditore. “I materiali offrono una preziosa documentazione della vita quotidiana di Bologna etrusca. L’allestimento, pur mantenendo l’originario criterio tipologico, sarà arricchito da nuovi apparati espositivi e multimediali”.

“Vi aspettiamo a casa vostra”, iniziativa on line del museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)

“Riapriamo, ma non interrompiamo gli appuntamenti digitali: #Archeopillole #aportechiuse e Vi aspettiamo a casa vostra sui canali social del museo”, ha assicurato Giovetti, “con #Archeopillole #aportechiuse, le pillole cariche di informazioni curiose per vivere l’archeologia come un racconto e non come mere informazioni tecniche. Oltre a far rivivere sotto una luce brillante ed insolita gli antichi reperti, questi appuntamenti danno conto anche delle attività scientifiche condotte dal museo, come nel caso del Digital Greek and Latin Epigraphy Workshop organizzato tra il 26 e il 29 gennaio 2021 dal dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’università di Bologna, che ha utilizzato le pietre del Lapidario del museo per permettere agli studenti stranieri di cimentarsi con l’epigrafia antica. L’offerta digitale rivolta ad adulti e ragazzi continua inoltre con la serie Vi aspettiamo a casa vostra a cura di Aster e delle archeologhe del museo. Una possibilità di conoscere storie anche a distanza e di cimentarsi in attività laboratoriali”.

La mostra “Le Plaisir du Vivre” al museo civico “Davia Bargellini” di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Di Arte antica, che comprende il museo civico Medievale, le collezioni comunale d’Arte di Palazzo d’Accursio e il museo Davia Bargellini, ha parlato il responsabile Massimo Medica. A cominciare dalla mostra “Le plaisir de vivre. Arte e Moda del Settecento veneziano”, inaugurata proprio oggi, 2 febbraio 2021, al museo Davia Bargellini per celebrarne il centenario fino al 12 settembre 2021, in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia. “Grazie alla serie di 14 video-clip realizzati da 8cento Media”, ha spiegato Medica, “si prolunga online con una serie di 14 video-clip sulla pagina Facebook dei musei civici d’Arte Antica, in cui rievocatori e figuranti in costume danno vita a una suggestiva rievocazione del Settecento attraverso momenti di racconto, danza e lettura. Nelle sale del museo si animano così brevi scene di vita quotidiana con accessori d’epoca, come dei quadri del Longhi, accompagnate da spiegazioni di dipinti e curiosità sui numerosi passatempi settecenteschi. Ogni video è incentrato su un aspetto specifico: il gioco, la vestizione, il trucco, il ventaglio e il suo linguaggio, la musica e i momenti della giornata, oltre a note introduttive sulle ragioni della mostra e le particolarità del museo”.

Laboratori on line per bambini e famiglie: l mondo di Harry Potter ai musei civici d’Arte Antica (foto Bologna Musei)

Laboratori online per bambini e famiglie ispirati al mondo di Harry Potter. “Sarà un sabato pomeriggio nel mondo di Harry Potter”. Ai bambini da 6 a 11 anni e alle loro famiglie si rivolge il ciclo di 7 incontri online in corso fino ad aprile, dedicati ai 7 libri della scrittrice J. K. Rowling con protagonista il maghetto più famoso del mondo. A partire da alcuni brani tratti dalla celebre saga si esplorano le opere più belle e significative dei musei civici d’Arte Antica, come per esempio il Ritratto di Gonfaloniere di Artemisia Gentileschi e le storie mitologiche illustrate da Donato Creti alle Collezioni comunali d’Arte, il calice Barovier e la lastra di Filippo dei Desideri al museo civico Medievale e, ancora, i simboli, gli animali fantastici e mitologici che ricorrono negli stemmi delle antiche casate bolognesi al museo “Davia Bargellini”. I laboratori sono progettati in modo da consentire un facile reperimento dei materiali necessari per realizzare, sotto la guida degli operatori educativi, un semplice oggetto dopo avere osservato le opere e ascoltato la lettura dei brani.

Collezione di vetri Cappagli-Serretti del museo “Davia Bargellini” di Bologna (foto Roberto Serra / Iguana)

Donazioni, schedature, campagne fotografiche, revisione impianti di illuminazione. In seguito alla recente donazione all’Istituzione Bologna Musei della preziosa collezione Cappagli-Serretti di 117 vetri risalenti dal XVI al XX secolo, nell’autunno 2021 verrà presentata al pubblico la raccolta dei beni acquisiti in una mostra temporanea allestita presso il museo civico Medievale. Al termine dell’esposizione, le sedi individuate per garantirne la fruizione pubblica sono il museo civico Medievale e il museo “Davia Bargellini”. In vista della futura esposizione al pubblico tutti i pezzi sono stati di recente fotografati e catalogati. Contemporaneamente anche altri significativi nuclei collezionistici sono stati oggetto di una nuova campagna fotografica finalizzata all’aggiornamento della schedatura delle opere, come nel caso del museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi” di Villa Spada, grazie al contributo dell’ex Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna. Sul piano delle condizioni di accoglienza, è stato inoltre operato un sensibile intervento migliorativo grazie a un intervento di revisione dell’impianto di illuminazione, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, che ha interessato gli spazi espositivi al piano terra del museo civico Medievale e in alcune vetrine del museo “Davia Bargellini”.

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Copertina del libro “Di non vulgare artifizio” (BUP – Bononia University Press)

“Di non vulgare artifizio. Il collezionismo storico della ceramica a Bologna e le raccolte dei musei civici d’Arte Antica”, a cura di Silvia Battistini, Sandra Costa, Mark Gregory D’Apuzzo, Irene Di Pietro, Massimo Medica e Michela Tessari e recentemente dato alle stampe da Bononia University Press (BUP), è frutto del progetto di collaborazione attivato nel corso dell’anno accademico 2019-2020 con la Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell’università di Bologna (corso di Museologia e collezionismo). “L’esperienza ha voluto elaborare un programma didattico di valorizzazione del patrimonio museale civico in cui dare spazio alla ricerca di giovani studiosi. Il volume, incentrato sulle collezioni ceramiche di museo civico Medievale, collezioni comunali d’Arte e museo “Davia Bargellini” riporta infatti i risultati di una ricerca compiuta da vari specializzandi, affiancati dai conservatori dei rispettivi musei. La pubblicazione è introdotta da uno dei massimi esperti in materia, Françoise Barbe (Conservateur en chef al Département des Objets d’Art del Musée du Louvre)”.

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Il piviale di papa Benedetto XI, manifattura inglese, del primo quarto del sec. XIV (foto Bologna Musei)

La pubblicazione di studio sul piviale di papa Benedetto XI al museo civico Medievale. Per il 2021 è prevista la pubblicazione di un altro progetto editoriale di respiro internazionale: il primo volume monografico dedicato al piviale conservato nelle collezioni del museo civico Medievale, considerato uno dei capolavori assoluti dell’opus anglicanum, particolare tecnica del ricamo inglese che ebbe grande fortuna in tutta Europa a partire dal Medioevo. “Questo sontuoso paramento – ha ricordato Medica – fu probabilmente donato dal re di Inghilterra Edoardo I al pontefice Benedetto XI (1303-1304) che lo lasciò in seguito alla chiesa bolognese di San Domenico, da dove proviene. Il volume, curato da Michael Michael, docente all’università di Glasgow, si avvale della collaborazione diretta dei musei civici d’Arte Antica e vede coinvolti Massimo Medica, Giancarlo Benevolo e Silvia Battistini come autori di alcuni dei saggi, volti ad approfondire gli aspetti storici e artistici del prezioso manufatto, oggetto nel 2016 di un restauro realizzato in collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra”.

“L’élite della metropoli a Felsina-Bologna”: è il tema sviluppato dal progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con le iscrizioni etrusche su reperti del museo civico Archeologico di Bologna

La Stele Ducati 10 dal sepolcreto dei Giardini Margherita a Bologna, con iscrizione etrusca, è conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto Bologna Musei)
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La copertina dello studio dedicato a Bologna nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna”

“L’élite della metropoli a Felsina-Bologna” è il tema sviluppato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna studiando i reperti conservati al museo civico Archeologico di Bologna con iscrizioni etrusche nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. I cinque approfondimenti proposti sono articolati con grafiche e scritti disponibili anche in podcast audio. Autori: Alice Bassu, Maria Luisa Conforti, Giulia Lucia De Grazia, Ilaria Lonegro (podcast https://anchor.fm/andrea-gaucci/episodes/La-scrittura-nella-metropoli-padana-egv4l4).

La mappa del territorio di Bologna con i luoghi dei ritrovamenti con iscrizioni etrusche (foto Unibo)

La scrittura nella metropoli. Bologna, la Felsina etrusca, si sviluppa già a partire dal IX secolo a.C. in un’area pianeggiante ai piedi dell’Appennino, in una posizione strategica tra le vie di comunicazione verso l’Etruria propria da un lato, la Pianura Padana e il mondo transalpino dall’altro. Allo scorcio dell’VIII secolo a.C., si assiste all’emergere di un ristretto gruppo aristocratico, i principes, e il processo formativo della città è ultimato. È proprio in questa temperie culturale che si data la precoce acquisizione della scrittura, parallelamente a quanto si verifica in Etruria propria. Questa si manifesta dapprima sotto forma di elementare conoscenza dei segni alfabetici – largamente utilizzati per siglare manufatti di bronzo, ceramica e lingotti di metallo – e poi con la scrittura vera e propria che raggiunge rapidamente livelli di complessità notevoli, divenendo presto lo strumento di affermazione del potere da parte delle élite locali, come testimoniato dalla pratica del dono. Se per il VI secolo a.C. le testimonianze epigrafiche sono quasi nulle, poco rappresentato è anche l’arco cronologico compreso tra il V e gli inizi del IV secolo a.C. Nonostante le migliaia di tombe individuate infatti, solo alcune iscrizioni sono note dai corredi. Mentre rispetto alle quasi 200 unità totali, solo una ventina sono le stele funerarie – denominate Stele Felsinee – che presentano un’iscrizione. Tuttavia, proprio tali Stele offrono uno strumento d’eccellenza per la conoscenza della società di Felsina di V secolo a.C. Questi segnacoli funerari possono infatti esibire, oltre alla decorazione, anche il nome personale del defunto – il prenome –, quello della famiglia aristocratica a cui apparteneva – il gentilizio – e, talora, la carica politica che aveva ricoperto in vita, a conferma del fatto che i segnacoli con epigrafe funeraria sono prerogativa esclusiva dell’élite cittadina.

L’iscrizione etrusca sull’anforetta Melenzani proveniente dall’omonimo sepolcreto e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto Unibo)

L’orgoglio dei principi. L’anforetta Melenzani, proveniente dall’omonimo sepolcreto ed è databile attorno al 600 a.C. Si caratterizza per la presenza di una lunga iscrizione di dono incisa a crudo, cioè prima della cottura del vaso, e redatta secondo le norme ortografiche dell’Etruria Settentrionale. Le circa 30 parole, talora intervallate dalla cosiddetta interpunzione verbale, ne fanno l’iscrizione più lunga di tutta l’Etruria padana. Nell’iscrizione, che procede da destra verso sinistra e presenta un andamento a spirale, sono ben identificabili il nome del vaso – zavenuza, cioè anforetta – il nome del destinatario del dono – Venu, indicato come possessore – e quello di una figura femminile, presumibilmente la moglie, che è associata nella donazione al marito. Seguono una serie di nomi lacunosi legati al verbo turuke, cioè donare, qui in una delle sue più antiche attestazioni. Il testo si chiude con la firma dell’artigiano che ha redatto l’iscrizione e plasmato il vaso: si tratta del primo di area padana di cui si conosca il nome, cioè Ana. L’anforetta Melenzani, di produzione tipicamente locale, con la sua iscrizione, costituisce uno straordinario documento dell’alto livello culturale raggiunto da Felsina allo scorcio del VII secolo a.C. Significativo è il contenuto stesso dell’iscrizione, nel quale si avverte chiaramente l’orgoglio dell’appartenenza ad una ristretta élite di principi, che doveva essere fortemente imperniata sul sistema maritale e indubbiamente l’unica in grado di commissionare un testo così lungo.

Frammento metallico con iscrizione etrusca dal ripostiglio di San Francesco a Bologna (foto Unibo)

L’ombra di un artigiano. Il ritrovamento di un deposito di metalli presso la chiesa di San Francesco, avvenuto da parte di Antonio Zannoni nel 1877, testimonia la conoscenza dell’alfabeto etrusco in area padana in un periodo coevo a quello dell’Etruria propria. Infatti la chiusura del deposito è datata agli inizi del VII secolo a.C. Il materiale del ripostiglio testimonia la vastità delle rotte commerciali utilizzate, che comprendono la Sardegna, l’Europa continentale e l’Etruria. Erano presenti 14838 frammenti di bronzo e 3 di ferro, deposti all’interno di un massiccio dolio, probabilmente per essere fusi. La cronologia dei reperti è molto varia, i più antichi, infatti, risalgono all’Età del Bronzo, i più recenti al VII secolo a.C. Su oltre 150 pezzi sono stati individuati dei segni graffiti e alcune epigrafi evocano o esercizi di scrittura o l’alfabeto stesso, reso attraverso la prima e l’ultima lettera della sequenza, alpha e chi. Queste, forse, erano funzionali alle fasi di lavorazione e al conteggio dei lotti di materiale. Solo due colpiscono per dei testi del tutto unici. Il più lungo conserva la parola aie, riconducibile a un nome divino latino, Aius Locutius, che potrebbe designare un individuo di origine italica. L’uomo, appartenente a un rango sociale elevato, fungerebbe da garante per il peso o per la qualità dell’oggetto. Ma potrebbe riferirsi, anche, al nome italico del bronzo, ajos, da cui deriverebbe il latino aes. L’altro testo è composto dalle lettere ai, interpretate come l’abbreviazione di aie, e significherebbe “bronzo monetato” oppure “bronzo di una determinata qualità”.

La Stele Ducati 12, o di Rakvi Satlnei, con iscrizione etrusca, ritrovata nella necropoli dei Giardini Margherita e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto Unibo)

Una donna dalla stirpe eroica. La stele Ducati 12, o di Rakvi Satlnei, è stata ritrovata presso la necropoli dei Giardini Margherita, collocata a ovest della città antica, ed è datata attorno al 400 a.C. Un lato della stele mostra la tipica rappresentazione della donna nobile sposata che solleva una mano verso una foglia di edera, la quale esce dalla cornice decorata con triangoli alterni. Questa è una pianta legata al culto del dio Dioniso, l’etrusco Fufluns. Si sottolinea così lo status sociale della defunta e la sua adesione ai culti dionisiaci. Le metope del tamburo illustrano figure del mito, come la maga Circe e Dedalo, riconducibili al mondo della trasformazione e del passaggio, quale allusione al transito della defunta nell’Aldilà. Anche l’altro lato è occupato dal tema del passaggio di status, cioè la morte, resa attraverso l’espediente del viaggio su carro della defunta. Sotto è raffigurato un personaggio maschile nudo che si getta su una spada, riconosciuto come l’eroe omerico Aiace Telamonio. Sulla stele è presente un’iscrizione che, in alcuni punti, è di difficile lettura. Si riesce a distinguere il prenome, Rakvi, e il gentilizio, Satlnei, della donna. È importante sottolineare che si tratterebbe dell’unico caso attestato in tutta Bologna. La seconda parte è molto dibattuta dalla critica ma sembra collegarsi alla raffigurazione di Aiace Telamonio. Infatti, le lettere leggibili sembrano comporre le parole aivas telmuns. Attraverso le informazioni grammaticali in nostro possesso, si è pensato che venga evocato un rapporto genealogico della defunta con l’eroe.

La Stele Ducati 10, o “stele della nave”, con iscrizione etrusca, trovata nella necropoli Giardini Margherita e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto Unibo)

Una nave verso l’aldilà. La stele Ducati 10 del sepolcreto dei Giardini Margherita, collocato a ovest della città antica, è nota anche come “stele della nave” ed è datata agli ultimi decenni del V secolo a.C. Sul lato principale, la decorazione è disposta su quattro registri. Si notano il viaggio verso l’aldilà del defunto su una quadriga trainata da cavalli alati e scene di giochi atletici. Sull’altra faccia, invece, campeggia una grande imbarcazione in mare. Il parallelismo tra le due parti rafforza il concetto del tragitto verso un mondo altro, svolto sia per mare che per terra. L’iscrizione [mi] suthi veluś [k]aiknaś, riportata a rilievo, è tradotta come “io sono la tomba di Vel Kaikna”, il verbo è sottinteso. Si trattava di una delle più importanti famiglie di Felsina. Studi recenti fanno pensare che fosse originaria di Volterra, i Kaikna o Ceicna, sono i Cæcinadi epoca romana. Questa stele era associata a un ulteriore segnacolo, che si data attorno al 400 a.C., su cui è riportata l’epigrafe veluś kaiknaś arnthrusla, ovvero “di Vel Kaikna, quello di Arnth” dove il nome del padre lo distingue dall’omonimo seppellito nelle immediate vicinanze. Si è supposta così l’esistenza di un recinto funerario familiare.